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venerdì 4 giugno 2010
sabato 24 aprile 2010
il tempo pieno
| di | marcello mapellim |
|---|---|
L'assurdo di quanto stiamo vivendo è la schizzofrenia delle analisi. La cecità nasce dal non riconoscersi più . Per primo vi è uno specchio ,poi l'individualismo e poi l'individuo. e così l'individualismo porta sempre l'individuo davanti allo specchio ma a furia di guardarsi da soli non ci si riconosce più. Per riconoscerci bisogna guardarsi negli occhi altrui. Ecco per me cosa significa comunismo, è una unione di persone che condivide il piacere dell'esperienza unica che è l'individuo. Ecco perchè dopo alcuni forti dubbi ,penso che la federazione possa essere l'unica e ultima possibilità aldilà del voto; di emancipazione e il superamento delle classi e delle corporazioni. E' se ci crediamo "a tempo pieno" una immensa possibilità altrimenti non rimarranno che delle isole distanti. Sicuramente dovrà risultare credibile certo ma non ai vertici o alle correnti ma alla base ai federati. Prima i singoli federati poi le associazioni. Idue grossi partiti debbono devono azzerare il loro peso politico se non addirittura sciogliersi per dare credibilità alla federazione togliendo ogni fonte di dubbio in primis e per far ciò bisogna creare dei circoli a statuto federale e sopratutto disponibili aperti non con canoni da uffici ma da casa del popolo, a tempo pieno, per dar la possibilità a chi lavora chi studia o chi è pensionato di lasciare lo specchio a casa.Oltre chi ci ha votato deve essere coinvolto non andandolo a cercare per le elezioni ma farsi invitare a condividere il pane. Strappare le persone dal cinismo e dalla solitudine è prioritario e per far ciò non si può inibirli con il manuale del comunista perfetto per arrivare alla conversione ma alla dialettica per arrivare consapevolenzza di una esistenza votata alla felicità di tutti. w la federazione w la bandiera rossa.
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venerdì 23 aprile 2010
La libertà nasce dalla Resistenza
| Di: | Marica Guazzora |
|---|---|
Siamo le Falci Rosse – Comuniste unite del PdCI-Fds di Torino, per chi non ci conosce ancora, siamo quelle che sfilano nei cortei sui diritti delle donne con lo striscione "Comuniste/i contro le violenza sulle donne" e abbiamo anche creato un gruppo su facebook.
Abbiamo pensato di sottolineare i valori della Resistenza preparando un copione e, improvvisandoci lettrici, diamo voce ai condannati a morte della Resistenza, ma non solo.
Ci presentiamo nel quartiere di San Salvario in Piazza Madama Cristina il 25 aprile alle ore 16 con "Ancora fischia il vento! Letture e musica della Resistenza."
Abbiamo scelto questo quartiere non a caso: questo non è considerato uno dei "salotti buoni" di Torino perché è un quartiere dove il macro-fenomeno delle migrazioni è più evidente, e noi che stiamo dalla parte degli ultimi, il giorno della Festa della Liberazione vogliamo stare con loro.
Ricordare e resistere sarà parlare di coloro che ogni giorno resistono con i propri corpi alla violenza, alle guerre, alle privazioni, alla negazione di libertà e delle diverse forme di esistenze, al razzismo e ad ogni intolleranza.
Per tutte le donne Resistenti .
Marica Guazzora
Abbiamo pensato di sottolineare i valori della Resistenza preparando un copione e, improvvisandoci lettrici, diamo voce ai condannati a morte della Resistenza, ma non solo.
Ci presentiamo nel quartiere di San Salvario in Piazza Madama Cristina il 25 aprile alle ore 16 con "Ancora fischia il vento! Letture e musica della Resistenza."
Abbiamo scelto questo quartiere non a caso: questo non è considerato uno dei "salotti buoni" di Torino perché è un quartiere dove il macro-fenomeno delle migrazioni è più evidente, e noi che stiamo dalla parte degli ultimi, il giorno della Festa della Liberazione vogliamo stare con loro.
Ricordare e resistere sarà parlare di coloro che ogni giorno resistono con i propri corpi alla violenza, alle guerre, alle privazioni, alla negazione di libertà e delle diverse forme di esistenze, al razzismo e ad ogni intolleranza.
Per tutte le donne Resistenti .
Marica Guazzora
mercoledì 21 aprile 2010
Vizio di forma... riapplicate le misure cautelari agli attivisti di Chiaiano!
| Di: | Barbara Maffione |
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Era la sera del 23 maggio 2008, il Presidio Permanente di Chiaiano, composto da giovani, tante donne, ma soprattutto intere famiglie, con bambini e anziani al seguito, che da lungo tempo si opponeva all'apertura di una discarica in un luogo non idoneo, venne duramente caricato dalla polizia. Durante le cariche, nel tentativo di resistere, a un manifestante venne in mente di utilizzare la sua vecchia auto per fare una barricata e si fece aiutare da tre ragazzi del presidio...Questa la sorte, sin qui, di quei tre ragazzi. Solidarietà a Pietro, Davide ed Egidio e alla loro lotta!!
Posto, di seguito, il Comunicato Stampa del Presidio Permanente contro la discarica di Marano e Chiaiano.
per Pietro un giorno e mezzo di libertà...
Comunicato Stampa : Vizio di forma... riapplicate le misure cautelari agli attivisti di Chiaiano!
Sembra una vicenda assurda, magari raccontata in qualche libro noir ed invece è quello che sta avvenendo agli attivisti del Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano. Lunedi' 19 aprile presso il Tribunale del riesame si teneva l'udienza per decidere sulla scarcerazione dagli arresti domiciliari per Pietro Spaccaforno e per la cessazione dell'obbligo di firma quotidiano per gli altri attivisti tra cui Davide Brignola ed Egidio Giordano. Nella serata di lunedi' 19 aprile il commissariato di polizia di Secondigliano scarcerava Spaccaforno dopo l'arrivo della decisione del riesame. Stessa sorte toccava anche a Davide Brignola presso un altro commissariato di polizia presso il quale quotidianamente lo stesso andava ad ottemperare agli obblighi di firma. La sentenza del riesame ridimensiona pesantemente tutto l'impianto accusatorio. Vengono di fatto cancellate le contestazioni dei reati di "furto" (per il quale un attivista era già stato processato e assolto!) ed i "incendio" (smentito dagli stessi verbali dei carabinieri, oltre che dalle immagini) in merito agli episodi del 23 maggio 2008 in cui migliaia di cittadini furono attaccati dalle forze dell'ordine presso il Presidio in rotonda Titanic. Due capi d'accusa cancellati ! Resta in piedi solo l'interruzione di pubblico servizio e la violenza privata per la contestazione di aver bloccato il pullman nella rotonda del Presidio. Accuse che a due anni di distanza dai fatti non giustificherebbero in alcun modo delle misure di restrizione della libertà. Neanche è stato affrontata ovviamente la questione dei riferimenti alla camorra, poichè nelle carte giudiziarie non c'è davvero niente, nessun indizio, nessuna contestazione, che vada in quella direzione. Ed invece due giorni dopo la sentenza il Tribunale del Riesame torna indietro, parlando di cattiva interpretazione dell'ordinanza emessa. Oggi Pietro Spaccaforno è stato rimesso nuovamente agli arresti domiciliari e gli altri attivisti sono tornati all'obbligo di firma ! Due giorni dopo una sentenza che di fatto smantella le principali accuse. Non c'e' stato nessun furto e nessun incendio di autobus secondo il riesame, ciononostante il tribunale ha deciso di confermare lo stesso le misure cautelari per i capi d'imputazione minori ovvero l'interruzione di pubblico servizio, questo a due anni di distanza dai fatti e senza alcun oggettivo pericolo di reiterazione del presunto reato ! Ancora una volta poniamo la domanda oggettivamente più legittima : Se non è persecuzione allora cos'e' ? Nei fatti si conferma una linea punitiva verso le lotte sociali anche oltre il merito delle questioni giuridiche (quante persone a distanza di due anni vengoo messe ai domiciliari a Napoli per reati del genere!?) e vengono deluse le aspettative dei cittadini di Chiaiano e Marano. Decine di cittadini avevano atteso lunedi' mattina sotto il Tribunale la decisione del riesame esponendo una bilancia della giustizia in cui su un piatto c'erano le foto del 23 maggio del 2008 e su un altro le immagini di Guido Bertolaso e della Protezione Civile a testimoniare come la giustizia continui ad essere forte coi deboli e debole coi forti. Una persecuzione che mette in pericolo la tenuta del diritto al dissenso nella nostra città. Una persecuzione che si applica attraverso mezzi incredibili mettendo in libertà delle persone e riarrestandole due giorni dopo ! Centinaia di personaggi della cultura, della politica, delle scienze avevano firmato l'a ppello in solidarietà e sostegno agli attivisti colpiti dalle misure di restrizione della libertà, ed è a tutti loro, oltre che alle migliaia di persone che si mobiliteranno il 1°Maggio prossimo a Chiaiano che qualcuno dovrà spiegare come viene garantito il diritto al dissenso in questa città ! Il prossimo 1° Maggio i movimenti napoletani scenderanno in piazza a Chiaiano a difesa di tutte le lotte sociali per ribadire che nessuna intimidazione e nessuna repressione potrà impedire che in questa città si sviluppino forme di nuova democrazia come la lotta di Chiaiano ha dimostrato di essere. Decine di artisti suoneranno al concerto che si terrà dopo la manifestazione dai 99 Posse ai Zezi per una manifestazione popolare che reclamerà a gran voce il diritto al dissenso a Napoli e nel paese. Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano
Il 25 aprile e la Costituzione tradita
| Di: | Lucio Garofalo |
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Il 25 aprile e la Costituzione tradita
In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un'ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.
Personalmente sono convinto che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, e tantomeno abolita, come insinuano i suoi detrattori, ma deve essere semplicemente e finalmente applicata. Solo concretizzando i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il Paese, sarà possibile promuovere un'effettiva emancipazione in senso espansivo e progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili e culturali, etiche e spirituali in essa presenti, ma anche le forze produttive imprigionate ed umiliate nell'attuale fase storica di regressione e di imbarbarimento politico, morale e culturale.
Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista. In primo luogo perché temo che la nostra bellissima Costituzione sia in qualche misura eversiva e inapplicabile nell'attuale ordinamento economico, politico e sociale, segnato da profonde e insanabili contraddizioni, che si possono eliminare solo abbattendo e superando il sistema capitalistico che le ha generate e che contribuisce a perpetuarle.
In secondo luogo, con il quadro parlamentare e governativo uscito rafforzato dalle recenti elezioni regionali, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulle effettive possibilità di applicare finalmente il dettato costituzionale. Invece, mi pare più facile immaginare e prevedere un'iniziativa per stravolgere il testo costituzionale mediante una sorta di "grande inciucio", ossia un'ampia intesa parlamentare di stampo neoconsociativo sul tema delle cosiddette "riforme costituzionali" (ma sarebbe più corretto definirle "controriforme"), tanto attese e invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.
Occorre ricordare la matrice sovversiva e criminale della banda filo-berlusconiana giunta stabilmente al governo, che sta sfasciando le istituzioni, i diritti e le garanzie costituzionali. Il pericolo costituito dal nuovo fascismo, dalle forze che governano l'Italia, è persino più grave del passato, considerando il mix di populismo, razzismo e affarismo sfrenato che ispira il blocco politico e sociale che fa capo al bandito di Arcore.
Dunque, in Italia incombe una vera emergenza democratica. Persino in Parlamento è stata eliminata ogni forma di dissenso e libera opposizione. Tranne forse Di Pietro, resta in campo la finta ed evanescente "opposizione" di D'Alema, Bersani e soci, dietro cui si annida una pratica neoconsociativa. Suggerirei di riflettere su quanto scriveva Antonio Gramsci a proposito del "sovversivismo delle classi dirigenti". Inoltre, 35 anni fa Pasolini aveva preconizzato l'avvento di un nuovo fascismo, a condizione che questo si auto-proclami "democratico" e si ripari sotto le mentite spoglie dell'"antifascismo". Mi pare che ciò rispecchi esattamente il quadro storico in cui si è compiuta la "metamorfosi" della destra neofascista (ex MSI) per accedere al governo del Paese, sdoganata e traghettata verso il PDL dal populismo berlusconiano. Ma la citazione di Pasolini si adatta anche per inquadrare la "metamorfosi" degli eredi del PCI, in primo luogo il PD.
Il sottoscritto si schiera tra quanti sono convinti che non esista alcuna differenza tra PD e PDL, eccetto la "L" in più nella sigla del partito di plastica di Berlusconi. Per il resto conviene stendere un velo pietoso. Non a caso fu coniata la formula "Veltrusconismo" per designare la funzionalità di entrambi (PD e PDL) ad un progetto neogolpista attuato in forme apparentemente soffici e indolori, un disegno di stabilizzazione neocentrista e neoconservatrice che fa capo ai due soggetti "protagonisti e antagonisti" della scena politica nazionale, destinati a governare insieme la fase della "Terza Repubblica".
Tuttavia, al di là di queste note pessimistiche, faccio prevalere ciò che Gramsci definiva "l'ottimismo della volontà". Per cui, non solo in veste di cittadino, ma altresì di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione, di cui bisogna far conoscere ed apprezzare la bellezza poetica. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale parteciparono le migliori menti politiche e letterarie dell'epoca: su tutti cito la straordinaria figura di Piero Calamandrei.
La Costituzione è la madre della democrazia italiana, indubbiamente scalcagnata e malandata per varie ragioni storiche e politiche. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio valoriale, perciò leggerla è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.
Pertanto, approfitto per denunciare una grave mistificazione ideologica che si perpetua da anni nel nostro sciagurato Paese. Quella di occultare le origini della democrazia italiana, benché istituita solo sulla carta. E' opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella Resistenza contro l'occupazione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Mussolini è nata la Costituzione ed è risorta la civiltà democratica del popolo italiano.
Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, cioè di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una "festa di tutti", una sorta di ricorrenza "neutrale", equivale a snaturare e azzerare il valore simbolico e politico di quella che è la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana e antifascista. Infatti, il 25 aprile si festeggia, ovvero si dovrebbe rievocare e, in qualche misura, rinnovare la vittoria della Resistenza popolare partigiana contro l'invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono l'Italia per un tragico ventennio, conducendo il Paese verso la rovina, costringendo il nostro popolo alla catastrofe della seconda guerra mondiale, in cui intere generazioni di giovani proletari furono sfruttati come carne da macello per arricchire e ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.
Da quella Liberazione nacque la Costituzione del 1948, scritta non tanto con la penna, quanto con il sangue di tante donne e uomini che sacrificarono la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati "partigiani" proprio perché schierati e militanti da una parte precisa, contro il fascismo, l'imperialismo e la guerra.
Il carattere apertamente antifascista e partigiano, egualitario, democratico e pluralista, pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all'avanguardia, addirittura rivoluzionario sul piano internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è invisa, temuta e osteggiata nei settori più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è negata e disattesa nella realtà concreta. E' superfluo elencare gli articoli della Costituzione reiteratamente violati e traditi, a cominciare dall'art. 11, in cui emerge lo spirito pacifista e internazionalista della Costituzione del 1948: "l'Italia ripudia la guerra (…)", è l'incipit dell'articolo.
Questa è una preziosa lezione della storia che oggi, in tempi bui, dominati dall'indifferenza, dal fatalismo, dall'apatia e antipatia politica, si tenta di mettere in discussione e addirittura negare alle giovani generazioni. Questo "fatalismo", assai diffuso tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, in quanto induce a pensare che nulla possa cambiare e tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, una forza trascendente contro cui i miserabili sarebbero impotenti, ma così non è.
In materia di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio Gramsci, "Odio gli indifferenti", in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire "Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia (...) Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti". Questo è il miglior messaggio che si possa trasmettere ai giovani, una sorta di inno che esprime in forma lirica e nel contempo in modo inequivocabile, l'amore per la vita e la libertà, tradotte in termini di partecipazione attiva alle decisioni che riguardano il destino della collettività umana.
Sempre in tema di assenteismo e non partecipazione alla vita politica, rammento un celebre brano di Bertolt Brecht: "Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico". Non c'è nulla di più vero e più saggio. Brecht sostiene che l'analfabeta politico "non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell'affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche. L'analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa, l'imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.". Ed io vorrei aggiungere: "delle imprese locali".
Nella circostanza odierna mi preme rilanciare l'idea della Politica in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell'animo umano, che si concretizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali, ovviamente diverse sul versante spirituale e culturale. Inoltre, la Politica dovrebbe essere un mezzo di aggregazione e partecipazione sociale, uno strumento diretto e corale per intervenire concretamente sui processi decisionali che investono l'intera comunità, una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana. Del resto, l'antica etimologia del termine, dal greco "Polis" (città), indica il senso della più nobile attività dell'uomo, denota la somma manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell'essere umano in quanto "animale politico". Tale capacità dell'uomo si es trinseca nella Politica come organizzazione dell'autogoverno della Città.
Il senso originario della Politica si è svuotato ed è degenerato nella più ignobile "professione", nell'esercizio del potere fine a se stesso, riservato agli "addetti ai lavori", ai carrieristi e affaristi della politica. Quella che un tempo era una "nobile arte", la suprema occupazione dell'uomo, oggi è percepita e praticata come mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse territoriali, una squallida carriera per mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico comunale. Un bene che, invece, dovrebbe appartenere a tutti ed essere gestito dalla comunità dei cittadini.
La nuova Resistenza è l'opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere come appannaggio di un'esigua minoranza di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e combattuta con fermezza, perché il soggetto che si organizza in comitato o partito politico, convenzionalmente definito "ceto politico dirigente", non appena conquista il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa del bene comune per occuparsi dei loschi affari della casta, o dei singoli individui. Questo stato di corruzione della politica, che non coincide con un'esperienza di autogoverno dei cittadini, ma risponde agli interessi egoistici e corporativi di una cerchia elitaria e circoscritta, è la causa principale che genera un sentimento di indifferenza e disaffezione dei cittadini verso la politica, cioè il governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi privati di pochi affaristi, nella misura in cui tali vicende sono recepite come estranee agli interessi della gente.
Pertanto, occorre rilanciare l'idea dell'autogestione e dell'autogoverno dei cittadini, sperimentando nelle comunità locali l'idea della politica come rifiuto radicale del potere scisso dalla collettività, come partecipazione diretta della popolazione ai processi decisionali, ai canali di controllo e gestione del bilancio economico comunale.
L'utopia della democrazia diretta non è solo possibile e praticabile localmente, ma è necessaria di fronte all'avvento di un fenomeno autoritario globale che minaccia quel poco di sovranità democratica vigente in alcuni Stati nazionali. I quali sono soppiantati da organismi economici sovranazionali che dirigono le dinamiche dell'economia e dei suoi assetti bancari e finanziari. Questo fenomeno di globo-colonizzazione ha favorito l'ascesa dei gruppi finanziari più forti e delle corporation multinazionali, con danni irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema produttivo, la cui condizione si fa sempre più precaria e ricattabile.
Lucio Garofalo
In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un'ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.
Personalmente sono convinto che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, e tantomeno abolita, come insinuano i suoi detrattori, ma deve essere semplicemente e finalmente applicata. Solo concretizzando i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il Paese, sarà possibile promuovere un'effettiva emancipazione in senso espansivo e progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili e culturali, etiche e spirituali in essa presenti, ma anche le forze produttive imprigionate ed umiliate nell'attuale fase storica di regressione e di imbarbarimento politico, morale e culturale.
Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista. In primo luogo perché temo che la nostra bellissima Costituzione sia in qualche misura eversiva e inapplicabile nell'attuale ordinamento economico, politico e sociale, segnato da profonde e insanabili contraddizioni, che si possono eliminare solo abbattendo e superando il sistema capitalistico che le ha generate e che contribuisce a perpetuarle.
In secondo luogo, con il quadro parlamentare e governativo uscito rafforzato dalle recenti elezioni regionali, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulle effettive possibilità di applicare finalmente il dettato costituzionale. Invece, mi pare più facile immaginare e prevedere un'iniziativa per stravolgere il testo costituzionale mediante una sorta di "grande inciucio", ossia un'ampia intesa parlamentare di stampo neoconsociativo sul tema delle cosiddette "riforme costituzionali" (ma sarebbe più corretto definirle "controriforme"), tanto attese e invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.
Occorre ricordare la matrice sovversiva e criminale della banda filo-berlusconiana giunta stabilmente al governo, che sta sfasciando le istituzioni, i diritti e le garanzie costituzionali. Il pericolo costituito dal nuovo fascismo, dalle forze che governano l'Italia, è persino più grave del passato, considerando il mix di populismo, razzismo e affarismo sfrenato che ispira il blocco politico e sociale che fa capo al bandito di Arcore.
Dunque, in Italia incombe una vera emergenza democratica. Persino in Parlamento è stata eliminata ogni forma di dissenso e libera opposizione. Tranne forse Di Pietro, resta in campo la finta ed evanescente "opposizione" di D'Alema, Bersani e soci, dietro cui si annida una pratica neoconsociativa. Suggerirei di riflettere su quanto scriveva Antonio Gramsci a proposito del "sovversivismo delle classi dirigenti". Inoltre, 35 anni fa Pasolini aveva preconizzato l'avvento di un nuovo fascismo, a condizione che questo si auto-proclami "democratico" e si ripari sotto le mentite spoglie dell'"antifascismo". Mi pare che ciò rispecchi esattamente il quadro storico in cui si è compiuta la "metamorfosi" della destra neofascista (ex MSI) per accedere al governo del Paese, sdoganata e traghettata verso il PDL dal populismo berlusconiano. Ma la citazione di Pasolini si adatta anche per inquadrare la "metamorfosi" degli eredi del PCI, in primo luogo il PD.
Il sottoscritto si schiera tra quanti sono convinti che non esista alcuna differenza tra PD e PDL, eccetto la "L" in più nella sigla del partito di plastica di Berlusconi. Per il resto conviene stendere un velo pietoso. Non a caso fu coniata la formula "Veltrusconismo" per designare la funzionalità di entrambi (PD e PDL) ad un progetto neogolpista attuato in forme apparentemente soffici e indolori, un disegno di stabilizzazione neocentrista e neoconservatrice che fa capo ai due soggetti "protagonisti e antagonisti" della scena politica nazionale, destinati a governare insieme la fase della "Terza Repubblica".
Tuttavia, al di là di queste note pessimistiche, faccio prevalere ciò che Gramsci definiva "l'ottimismo della volontà". Per cui, non solo in veste di cittadino, ma altresì di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione, di cui bisogna far conoscere ed apprezzare la bellezza poetica. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale parteciparono le migliori menti politiche e letterarie dell'epoca: su tutti cito la straordinaria figura di Piero Calamandrei.
La Costituzione è la madre della democrazia italiana, indubbiamente scalcagnata e malandata per varie ragioni storiche e politiche. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio valoriale, perciò leggerla è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.
Pertanto, approfitto per denunciare una grave mistificazione ideologica che si perpetua da anni nel nostro sciagurato Paese. Quella di occultare le origini della democrazia italiana, benché istituita solo sulla carta. E' opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella Resistenza contro l'occupazione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Mussolini è nata la Costituzione ed è risorta la civiltà democratica del popolo italiano.
Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, cioè di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una "festa di tutti", una sorta di ricorrenza "neutrale", equivale a snaturare e azzerare il valore simbolico e politico di quella che è la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana e antifascista. Infatti, il 25 aprile si festeggia, ovvero si dovrebbe rievocare e, in qualche misura, rinnovare la vittoria della Resistenza popolare partigiana contro l'invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono l'Italia per un tragico ventennio, conducendo il Paese verso la rovina, costringendo il nostro popolo alla catastrofe della seconda guerra mondiale, in cui intere generazioni di giovani proletari furono sfruttati come carne da macello per arricchire e ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.
Da quella Liberazione nacque la Costituzione del 1948, scritta non tanto con la penna, quanto con il sangue di tante donne e uomini che sacrificarono la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati "partigiani" proprio perché schierati e militanti da una parte precisa, contro il fascismo, l'imperialismo e la guerra.
Il carattere apertamente antifascista e partigiano, egualitario, democratico e pluralista, pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all'avanguardia, addirittura rivoluzionario sul piano internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è invisa, temuta e osteggiata nei settori più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è negata e disattesa nella realtà concreta. E' superfluo elencare gli articoli della Costituzione reiteratamente violati e traditi, a cominciare dall'art. 11, in cui emerge lo spirito pacifista e internazionalista della Costituzione del 1948: "l'Italia ripudia la guerra (…)", è l'incipit dell'articolo.
Questa è una preziosa lezione della storia che oggi, in tempi bui, dominati dall'indifferenza, dal fatalismo, dall'apatia e antipatia politica, si tenta di mettere in discussione e addirittura negare alle giovani generazioni. Questo "fatalismo", assai diffuso tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, in quanto induce a pensare che nulla possa cambiare e tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, una forza trascendente contro cui i miserabili sarebbero impotenti, ma così non è.
In materia di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio Gramsci, "Odio gli indifferenti", in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire "Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia (...) Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti". Questo è il miglior messaggio che si possa trasmettere ai giovani, una sorta di inno che esprime in forma lirica e nel contempo in modo inequivocabile, l'amore per la vita e la libertà, tradotte in termini di partecipazione attiva alle decisioni che riguardano il destino della collettività umana.
Sempre in tema di assenteismo e non partecipazione alla vita politica, rammento un celebre brano di Bertolt Brecht: "Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico". Non c'è nulla di più vero e più saggio. Brecht sostiene che l'analfabeta politico "non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell'affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche. L'analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa, l'imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.". Ed io vorrei aggiungere: "delle imprese locali".
Nella circostanza odierna mi preme rilanciare l'idea della Politica in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell'animo umano, che si concretizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali, ovviamente diverse sul versante spirituale e culturale. Inoltre, la Politica dovrebbe essere un mezzo di aggregazione e partecipazione sociale, uno strumento diretto e corale per intervenire concretamente sui processi decisionali che investono l'intera comunità, una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana. Del resto, l'antica etimologia del termine, dal greco "Polis" (città), indica il senso della più nobile attività dell'uomo, denota la somma manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell'essere umano in quanto "animale politico". Tale capacità dell'uomo si es trinseca nella Politica come organizzazione dell'autogoverno della Città.
Il senso originario della Politica si è svuotato ed è degenerato nella più ignobile "professione", nell'esercizio del potere fine a se stesso, riservato agli "addetti ai lavori", ai carrieristi e affaristi della politica. Quella che un tempo era una "nobile arte", la suprema occupazione dell'uomo, oggi è percepita e praticata come mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse territoriali, una squallida carriera per mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico comunale. Un bene che, invece, dovrebbe appartenere a tutti ed essere gestito dalla comunità dei cittadini.
La nuova Resistenza è l'opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere come appannaggio di un'esigua minoranza di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e combattuta con fermezza, perché il soggetto che si organizza in comitato o partito politico, convenzionalmente definito "ceto politico dirigente", non appena conquista il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa del bene comune per occuparsi dei loschi affari della casta, o dei singoli individui. Questo stato di corruzione della politica, che non coincide con un'esperienza di autogoverno dei cittadini, ma risponde agli interessi egoistici e corporativi di una cerchia elitaria e circoscritta, è la causa principale che genera un sentimento di indifferenza e disaffezione dei cittadini verso la politica, cioè il governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi privati di pochi affaristi, nella misura in cui tali vicende sono recepite come estranee agli interessi della gente.
Pertanto, occorre rilanciare l'idea dell'autogestione e dell'autogoverno dei cittadini, sperimentando nelle comunità locali l'idea della politica come rifiuto radicale del potere scisso dalla collettività, come partecipazione diretta della popolazione ai processi decisionali, ai canali di controllo e gestione del bilancio economico comunale.
L'utopia della democrazia diretta non è solo possibile e praticabile localmente, ma è necessaria di fronte all'avvento di un fenomeno autoritario globale che minaccia quel poco di sovranità democratica vigente in alcuni Stati nazionali. I quali sono soppiantati da organismi economici sovranazionali che dirigono le dinamiche dell'economia e dei suoi assetti bancari e finanziari. Questo fenomeno di globo-colonizzazione ha favorito l'ascesa dei gruppi finanziari più forti e delle corporation multinazionali, con danni irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema produttivo, la cui condizione si fa sempre più precaria e ricattabile.
Lucio Garofalo
lunedì 19 aprile 2010
La sostanza della nostra democrazia viene dalla Resistenza: difendiamo il vero 25 aprile!
| Nome | Alessandro Squizzato |
|---|
da http://fgciveneto.wordpress.com
In questi giorni è tornato a distrarre il dibattito politico nazionale il mantra delle riforme istituzionali, un po' a coprire i problemi del paese, un po' a condizionare la resa dei conti all'interno di PD e PDL.
Un mantra che annebbia ogni contenuto di sostanza e che cela nel profondo la voglia di presidenzialismo del PDL, con il beneplacito di parte del PD.
Questo, combinato al malinteso federalismo leghista, che più propriamente consisterebbe nella creazione di nuovi centralismi regionali, ha come obiettivo primario marcare con maggiore decisione la frattura tra "casta" politica - in questo caso propriamente detta - e coinvolgimento popolare nella gestione della cosa pubblica. Un percorso già intrapreso dal progressivo svuotamento di funzioni del Parlamento e dall'attacco feroce alla separazione dei poteri.
Quanto di più stridente con il valore della Costituzione e con la sua funzione di programma democratico.
Anni di revisionismo storico, di svuotamento valoriale della "liturgia laica" legata alla Liberazione (le denigrazioni del 25 aprile, l'istituzione del "giorno del ricordo", le medaglie d'oro ai parenti degli squadristi, il fango sui partigiani) hanno portato anche ad un definitivo prosciugamento della coscienza collettiva faticosamente creata in 60 anni di Repubblica che nelle intenzioni dei costituenti doveva fare da vaccino civile a nuove pulsioni autoritarie.
La posta in gioco è alta e la presenza della sinistra e dei comunisti nelle celebrazioni del 25 aprile di quest'anno dovrebbe servire anche a lanciare un chiaro messaggio: la difesa del suo significato e quindi della sua funzione originale, contro il presidenzialismo e per la democrazia.
Perché se la memoria della Resistenza non serve a portarne avanti i valori, allora non serve più a niente.
La sparata di Berlusconi dell'anno scorso, sfacciata oltre i limiti della stoltezza, sulla volontà di trasformare il "Giorno della Liberazione" in "Giorno della libertà" è un esempio molto chiaro: mentre la "libertà" è un contenuto quanto mai vago e manipolato, la Liberazione avviene "da qualcosa", individua due fazioni, che si distinguono in base a dei contenuti; nel caso specifico ci si libera dal fascismo, dall'autoritarismo, dalla dittatura.
Il 25 aprile "pacificato" che piace tanto alle massime cariche dello Stato in questi ultimi anni non è una ricorrenza "di tutti": è una ricorrenza innocua, disarmata.
Il 25 aprile non celebra "tutti" gli italiani, celebra i moltissimi, la maggior parte, che si sono opposti al fascismo, che l'hanno odiato, che aderendo alla Costituzione ne hanno abbracciato i valori oltre a coloro che armi in pungo hanno liberato il paese.
Allo stesso tempo si contrappone a quelli che hanno sostenuto la dittatura o, facendone parte, hanno gettato il paese nella miseria, nella guerra, nel dispotismo per poi venderlo al Reich nazista.
Ogni equiparazione tra queste due parti totalmente inconciliabili, ogni attenuazione della lotta senza quartiere tra giustizia e oppressione, non è altro che un vile e pericoloso tradimento dei valori fondanti la Repubblica e non c'entra nulla con il 25 aprile.
Per questo credo che ancora oggi abbia senso la nostra presenza a commemorazioni o celebrazioni che a qualcuno possono sembrare ingessate e impolverate – e a volte lo sono – come è ancora importante la difesa dei luoghi simbolo, della toponomastica, dell'insegnamento storico di tutto ciò che riguarda la Resistenza. Non si tratta solo di un'opera di conservazione storica (di per sé importante) ma prima di tutto di una azione politica volta al presente e al futuro.
Questo 25 aprile, in ogni piazza, ricordiamo che il senso della democrazia si fonda anche su principi tecnici come la centralità del Parlamento, la separazione dei poteri e il proporzionale, ricordiamo che "autoritarismo" e libertà sono due cose che non possono convivere, ricordiamo che l'uguaglianza è un valore fondante della nostra Costituzione, ricordiamo che Resistenza significa anche antirazzismo e odio verso il segregazionismo perpetrato dalla Lega Nord.
È per questi valori, molti e allo stesso tempo semplici e legati assieme, che hanno combattuto i partigiani, qualsiasi bella canzone o targa commemorativa che non serva a portare avanti tutto ciò, per il nostro futuro e per la loro memoria, non vale più di una messa cantata.
Questo 25 aprile come ogni anno, come ogni giorno nella nostra militanza antifascista, ricordiamo a tutti che siamo ancora partigiani!
Alessandro Squizzato
resp. naz. Antifascismo FGCI
In questi giorni è tornato a distrarre il dibattito politico nazionale il mantra delle riforme istituzionali, un po' a coprire i problemi del paese, un po' a condizionare la resa dei conti all'interno di PD e PDL.
Un mantra che annebbia ogni contenuto di sostanza e che cela nel profondo la voglia di presidenzialismo del PDL, con il beneplacito di parte del PD.
Questo, combinato al malinteso federalismo leghista, che più propriamente consisterebbe nella creazione di nuovi centralismi regionali, ha come obiettivo primario marcare con maggiore decisione la frattura tra "casta" politica - in questo caso propriamente detta - e coinvolgimento popolare nella gestione della cosa pubblica. Un percorso già intrapreso dal progressivo svuotamento di funzioni del Parlamento e dall'attacco feroce alla separazione dei poteri.
Quanto di più stridente con il valore della Costituzione e con la sua funzione di programma democratico.
Anni di revisionismo storico, di svuotamento valoriale della "liturgia laica" legata alla Liberazione (le denigrazioni del 25 aprile, l'istituzione del "giorno del ricordo", le medaglie d'oro ai parenti degli squadristi, il fango sui partigiani) hanno portato anche ad un definitivo prosciugamento della coscienza collettiva faticosamente creata in 60 anni di Repubblica che nelle intenzioni dei costituenti doveva fare da vaccino civile a nuove pulsioni autoritarie.
La posta in gioco è alta e la presenza della sinistra e dei comunisti nelle celebrazioni del 25 aprile di quest'anno dovrebbe servire anche a lanciare un chiaro messaggio: la difesa del suo significato e quindi della sua funzione originale, contro il presidenzialismo e per la democrazia.
Perché se la memoria della Resistenza non serve a portarne avanti i valori, allora non serve più a niente.
La sparata di Berlusconi dell'anno scorso, sfacciata oltre i limiti della stoltezza, sulla volontà di trasformare il "Giorno della Liberazione" in "Giorno della libertà" è un esempio molto chiaro: mentre la "libertà" è un contenuto quanto mai vago e manipolato, la Liberazione avviene "da qualcosa", individua due fazioni, che si distinguono in base a dei contenuti; nel caso specifico ci si libera dal fascismo, dall'autoritarismo, dalla dittatura.
Il 25 aprile "pacificato" che piace tanto alle massime cariche dello Stato in questi ultimi anni non è una ricorrenza "di tutti": è una ricorrenza innocua, disarmata.
Il 25 aprile non celebra "tutti" gli italiani, celebra i moltissimi, la maggior parte, che si sono opposti al fascismo, che l'hanno odiato, che aderendo alla Costituzione ne hanno abbracciato i valori oltre a coloro che armi in pungo hanno liberato il paese.
Allo stesso tempo si contrappone a quelli che hanno sostenuto la dittatura o, facendone parte, hanno gettato il paese nella miseria, nella guerra, nel dispotismo per poi venderlo al Reich nazista.
Ogni equiparazione tra queste due parti totalmente inconciliabili, ogni attenuazione della lotta senza quartiere tra giustizia e oppressione, non è altro che un vile e pericoloso tradimento dei valori fondanti la Repubblica e non c'entra nulla con il 25 aprile.
Per questo credo che ancora oggi abbia senso la nostra presenza a commemorazioni o celebrazioni che a qualcuno possono sembrare ingessate e impolverate – e a volte lo sono – come è ancora importante la difesa dei luoghi simbolo, della toponomastica, dell'insegnamento storico di tutto ciò che riguarda la Resistenza. Non si tratta solo di un'opera di conservazione storica (di per sé importante) ma prima di tutto di una azione politica volta al presente e al futuro.
Questo 25 aprile, in ogni piazza, ricordiamo che il senso della democrazia si fonda anche su principi tecnici come la centralità del Parlamento, la separazione dei poteri e il proporzionale, ricordiamo che "autoritarismo" e libertà sono due cose che non possono convivere, ricordiamo che l'uguaglianza è un valore fondante della nostra Costituzione, ricordiamo che Resistenza significa anche antirazzismo e odio verso il segregazionismo perpetrato dalla Lega Nord.
È per questi valori, molti e allo stesso tempo semplici e legati assieme, che hanno combattuto i partigiani, qualsiasi bella canzone o targa commemorativa che non serva a portare avanti tutto ciò, per il nostro futuro e per la loro memoria, non vale più di una messa cantata.
Questo 25 aprile come ogni anno, come ogni giorno nella nostra militanza antifascista, ricordiamo a tutti che siamo ancora partigiani!
Alessandro Squizzato
resp. naz. Antifascismo FGCI
Comunisti che fare? - per il comunista quotidiano-
| Nome | Pino De Luca |
|---|
Mi sono impegnato con Laura Jurevic a dire qualcosa e provo a farlo, nel mio piccolo anch'io sono un po' inkazzato.
Le riflessioni di Oliviero sullo stato del paese, della politica, della sinistra e dei comunisti propongono, al di là dei contenuti, una metodologia che mi è molto familiare oltre che, ovviamente condivisa: La matrioska.
Del tutto evidente che vi sono due modi per ragionare secondo questo metodo: la cipolla e Dante all'Inferno.
La Cipolla s'ingrossa per accrescimenti ed espansioni successive dal nucleo verso l'esterno, Dante parte dalla Selva Oscura e ripercorre tutte le umane tragedie fino al baratro più profondo, e solo alla fine giunge a riveder le stelle.
Ora a me pare che la prima ipotesi, quella di coltivar la cipolla, non abbia terreno abbastanza fermo e tempo abbastanza lungo per poter crescere ed acclimatarsi.
Del XXI – secolo, in occidente, son già trascorsi due lustri, e se il XX-esimo è stato il secolo breve, questo rischia d'essere il secolo brevissimo.
Propendo quindi per la scalata degl'inferi non fosse altro che gran parte dei gironi li abbiamo visti e, temo, siamo a qualche cm di Belzebù. Almeno in Italia e almeno noi sappiamo bene vedere Giuda, Bruto e Cassio, e se non li sappiamo riconoscere ancora non è di politica che dobbiamo discutere ma di psichiatria.
Ed eccomi quindi, sotto la spinta di Laura Jurevic, meravigliosa rompicoglioni, a ragionare a grandi tratti di “Lo duca e io per quel cammino ascoso/ intrammo a ritornar nel chiaro mondo;/ e sanza cura aver d'alcun riposo,/ salimmo sù, el primo e io secondo,/ tanto ch'i' vidi de le cose belle/ che porta 'l ciel, per un pertugio tondo./ E quindi uscimmo a riveder le stelle.”
Dal cerchio più esterno parto, dal mondo e dagli umani che popolano questo pianeta. Non basta, è insufficiente e inadeguata l'analisi marxista della società per leggere le relazioni fra le classi e per cercare gli strumenti per modificarle. Troppo eurocentrica e impregnata di filosofia europea è quella analisi, troppo legata ad una ipotesi di “risorse infinite sul pianeta” e troppo protesa verso meccanicismi economistici. Troppo legata al suo antagonista, a quello che chiamiamo capitalismo con esso intendendo la finanziarizzazione dell'economia. Il capitalismo è al gas, finito anche lui semplicemente perché non funziona, non è in grado di regolare i rapporti fra esseri umani né in piccola e nemmeno in grande scala. L'unico metodo che gli è rimasto, l'unica opzione è la forza. Il capitalismo sa fare solo guerre e produrre tecnologie di guerra. Ovviamente le tecnologie hanno reso le guerre sempre più distruttive e distrutto sempre più risorse. Il capitalismo-locusta sta distruggendo il pianeta e sé medesimo, fondare la propria azione politica sull'anti-capitalismo è privo di sbocchi, è come schierarsi contro Ramsete o contro Kublai Kan.
Abbiamo la necessità di avere una nuova idea di mondo, un mondo nel quale le risorse naturali siano controllate e a disposizione di tutti: la gestione dell'acqua come bene pubblico essenziale è molto più rivoluzionaria della contrattazione nei Mac Donald.
In Europa, nella vecchia Europa sottoposta al rinculo del colonialismo, all'invecchiamento della popolazione e alla incapacità di condivisione di valori vi è una ondata pericolosissima di controriforma che investe molto più i diritti civili e sociali che le relazioni economiche. In ogni paese vi è una politica sempre più legata a personaggi carismatici e piegata più alla sensazione che alla ragione. Le democrazie scelgono il peggio, da qualche decennio, le paure hanno preso il sopravvento e a fronte di aree urbane sempre più cosmopolite si sviluppano aree periferiche e della campagna sempre più xenofobe e chiuse. In particolare tra i ceti più popolari, molto spesso inclusi ampiamente nello sviluppo tecnologico e tagliati fuori dalla crescita culturale. L'Europa deve ridiventare il luogo delle idee laiche e del rispetto di ogni essere umano. In Europa ha più importanza appoggiare la proposta francese (di destra) per l'abolizione del concetto di omosessualità come reato piuttosto che incastrarsi sul differenziale salariale tra gli operai italiani e quelli polacchi. In Europa occorre spiegare che vi è spazio per tutte le religioni e per tutte le culture praticando una politica dell'accoglienza e della tolleranza, ma occorre che la sinistra, e soprattutto i comunisti, rammentino a tutti che la religione è l'oppio dei popoli e che sono intollerabili alcuni usi religiosi che producono comportamenti che non rispettano pienamente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Gli amici che praticano la religione devono capire che la distinzione sessuale non può generare distinzione sociale e questo vale per i cattolici, gli ebrei, i musulmani e chiunque altro. Su questo bisogna essere solari, non possiamo confondere Comunista con Komeinista.
Nella nostra amata Italia convergono tutte le contraddizioni che ho citato con alcune aggravanti. Una pletora di soggetti diventati classe dirigente per meriti altrui ha praticato e continua a praticare terreni che traguardano più alla conservazione di privilegi per sé stesi e per la propria banda piuttosto che alla crescita dell'intera comunità. Creano situazioni a loro favorevoli e poi cercano i nomi per farle diventare condivise. La parola più abusata si chiama federalismo, parola chiave del Senatùr che, da solo, con un diploma della scuola radio elettra, ha messo in ginocchio un paese e, come tutti, cerca di forgiarlo a sua immagine e somiglianza promuovendo il familismo peggiore.
Ha avuto dalla sua la spregiudicatezza, l'accoglimento di istanze di ribellione, la formazione di una organizzazione potente, un progetto che se ne frega delle convenzioni. Si è imposto sulla differenza non sulla marmellata. Noi dobbiamo avere un progetto per l'Italia, per l'Italia intera, da Pantelleria al Cervino. Di Repubblica che sia democratica, una e indivisibile. Ritengo che il federalismo sia una grande sciocchezza e che si cerca di spartire le spoglie di un paese depredato e violentato fra bande di jene. La Lega si è assicurati i pezzi pregiati tenendo sotto scacco un leader ricattabile e ricattato, tenuto con un piede sul gabbio, che combatte come un leone per non mettere il secondo piede dietro le sbarre. Un grassatore simpatico che la Lega dei duri e puri fece cadere nel 1994 in cambio di alcune promesse che non furono mantenute e che, successivamente, ha compreso di poter utilizzare ai suoi fini. Ti do una mano a non finire i tuoi giorni in gattabuia e tu fai quello che dico io.
Di fronte elemosinieri balbettanti incapaci di darsi una linea politica che non sia quella di piegarsi sulle ginocchia o peggio, soggetti la cui credibilità è scesa a livelli di guardia che inventano una ricetta al giorno per tornare a vincere e ogni volta perdono consenso, all'inizio verso l'altra parte, da qualche tempo lo perdono e basta.
Noi dobbiamo avere una idea di Italia, un'Italia che deve applicare la Costituzione Repubblicana dal primo all'ultimo articolo. Nella quale introdurre per davvero l'efficienza, nella quale non ci si schieri indistintamente con questa o quella casta. Io non sto con la magistratura, io sto con i magistrati che fanno il loro dovere di magistrati. E questo vale per medici e insegnanti, militari e giardinieri, operai e poliziotti. Bisogna smetterla di agire per categorie, la responsabilità deve tornare ad essere personale. Vogliamo cominciare a dire che certi stipendi sono esagerati? Vogliamo cominciare a spiegare che se uno sguattero guadagna 1000 Euro al mese allo Chef possono bastare 5000?
Vogliamo spiegare che i dividendi delle azioni si pagano solo dopo aver pagato tutti i dipendenti?
Vogliamo porre il problema di banche che mandano le persone per strada e hanno direttori che incamerano 50000 Euro al mese?
Io sono per lo Stato e per il regionalismo previsto dalla costituzione, non per andare oltre … assegnare potere costituzionale al presidente di una provincia nata per clientela mi sembra davvero una grande sciocchezza. Vogliamo dire che questa storia dei partiti leggeri è una scemenza?
Vogliamo domandare se in Italia c'è maggiore democrazia oggi o trent'anni or sono? Vogliamo domandare qualche operaio, di quelli che lavorano in fabbrica e che hanno cinquant'anni, se pensa che il suo potere d'acquisto di oggi sia maggiore o minore di quando ha iniziato a lavorare?
L'ho fatta lunga e non ho nemmeno finito, ma se finisce che dibattito è?
Pino De Luca (ormonalmente comunista).
Del tutto evidente che vi sono due modi per ragionare secondo questo metodo: la cipolla e Dante all'Inferno.
La Cipolla s'ingrossa per accrescimenti ed espansioni successive dal nucleo verso l'esterno, Dante parte dalla Selva Oscura e ripercorre tutte le umane tragedie fino al baratro più profondo, e solo alla fine giunge a riveder le stelle.
Ora a me pare che la prima ipotesi, quella di coltivar la cipolla, non abbia terreno abbastanza fermo e tempo abbastanza lungo per poter crescere ed acclimatarsi.
Del XXI – secolo, in occidente, son già trascorsi due lustri, e se il XX-esimo è stato il secolo breve, questo rischia d'essere il secolo brevissimo.
Propendo quindi per la scalata degl'inferi non fosse altro che gran parte dei gironi li abbiamo visti e, temo, siamo a qualche cm di Belzebù. Almeno in Italia e almeno noi sappiamo bene vedere Giuda, Bruto e Cassio, e se non li sappiamo riconoscere ancora non è di politica che dobbiamo discutere ma di psichiatria.
Ed eccomi quindi, sotto la spinta di Laura Jurevic, meravigliosa rompicoglioni, a ragionare a grandi tratti di “Lo duca e io per quel cammino ascoso/ intrammo a ritornar nel chiaro mondo;/ e sanza cura aver d'alcun riposo,/ salimmo sù, el primo e io secondo,/ tanto ch'i' vidi de le cose belle/ che porta 'l ciel, per un pertugio tondo./ E quindi uscimmo a riveder le stelle.”
Dal cerchio più esterno parto, dal mondo e dagli umani che popolano questo pianeta. Non basta, è insufficiente e inadeguata l'analisi marxista della società per leggere le relazioni fra le classi e per cercare gli strumenti per modificarle. Troppo eurocentrica e impregnata di filosofia europea è quella analisi, troppo legata ad una ipotesi di “risorse infinite sul pianeta” e troppo protesa verso meccanicismi economistici. Troppo legata al suo antagonista, a quello che chiamiamo capitalismo con esso intendendo la finanziarizzazione dell'economia. Il capitalismo è al gas, finito anche lui semplicemente perché non funziona, non è in grado di regolare i rapporti fra esseri umani né in piccola e nemmeno in grande scala. L'unico metodo che gli è rimasto, l'unica opzione è la forza. Il capitalismo sa fare solo guerre e produrre tecnologie di guerra. Ovviamente le tecnologie hanno reso le guerre sempre più distruttive e distrutto sempre più risorse. Il capitalismo-locusta sta distruggendo il pianeta e sé medesimo, fondare la propria azione politica sull'anti-capitalismo è privo di sbocchi, è come schierarsi contro Ramsete o contro Kublai Kan.
Abbiamo la necessità di avere una nuova idea di mondo, un mondo nel quale le risorse naturali siano controllate e a disposizione di tutti: la gestione dell'acqua come bene pubblico essenziale è molto più rivoluzionaria della contrattazione nei Mac Donald.
In Europa, nella vecchia Europa sottoposta al rinculo del colonialismo, all'invecchiamento della popolazione e alla incapacità di condivisione di valori vi è una ondata pericolosissima di controriforma che investe molto più i diritti civili e sociali che le relazioni economiche. In ogni paese vi è una politica sempre più legata a personaggi carismatici e piegata più alla sensazione che alla ragione. Le democrazie scelgono il peggio, da qualche decennio, le paure hanno preso il sopravvento e a fronte di aree urbane sempre più cosmopolite si sviluppano aree periferiche e della campagna sempre più xenofobe e chiuse. In particolare tra i ceti più popolari, molto spesso inclusi ampiamente nello sviluppo tecnologico e tagliati fuori dalla crescita culturale. L'Europa deve ridiventare il luogo delle idee laiche e del rispetto di ogni essere umano. In Europa ha più importanza appoggiare la proposta francese (di destra) per l'abolizione del concetto di omosessualità come reato piuttosto che incastrarsi sul differenziale salariale tra gli operai italiani e quelli polacchi. In Europa occorre spiegare che vi è spazio per tutte le religioni e per tutte le culture praticando una politica dell'accoglienza e della tolleranza, ma occorre che la sinistra, e soprattutto i comunisti, rammentino a tutti che la religione è l'oppio dei popoli e che sono intollerabili alcuni usi religiosi che producono comportamenti che non rispettano pienamente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Gli amici che praticano la religione devono capire che la distinzione sessuale non può generare distinzione sociale e questo vale per i cattolici, gli ebrei, i musulmani e chiunque altro. Su questo bisogna essere solari, non possiamo confondere Comunista con Komeinista.
Nella nostra amata Italia convergono tutte le contraddizioni che ho citato con alcune aggravanti. Una pletora di soggetti diventati classe dirigente per meriti altrui ha praticato e continua a praticare terreni che traguardano più alla conservazione di privilegi per sé stesi e per la propria banda piuttosto che alla crescita dell'intera comunità. Creano situazioni a loro favorevoli e poi cercano i nomi per farle diventare condivise. La parola più abusata si chiama federalismo, parola chiave del Senatùr che, da solo, con un diploma della scuola radio elettra, ha messo in ginocchio un paese e, come tutti, cerca di forgiarlo a sua immagine e somiglianza promuovendo il familismo peggiore.
Ha avuto dalla sua la spregiudicatezza, l'accoglimento di istanze di ribellione, la formazione di una organizzazione potente, un progetto che se ne frega delle convenzioni. Si è imposto sulla differenza non sulla marmellata. Noi dobbiamo avere un progetto per l'Italia, per l'Italia intera, da Pantelleria al Cervino. Di Repubblica che sia democratica, una e indivisibile. Ritengo che il federalismo sia una grande sciocchezza e che si cerca di spartire le spoglie di un paese depredato e violentato fra bande di jene. La Lega si è assicurati i pezzi pregiati tenendo sotto scacco un leader ricattabile e ricattato, tenuto con un piede sul gabbio, che combatte come un leone per non mettere il secondo piede dietro le sbarre. Un grassatore simpatico che la Lega dei duri e puri fece cadere nel 1994 in cambio di alcune promesse che non furono mantenute e che, successivamente, ha compreso di poter utilizzare ai suoi fini. Ti do una mano a non finire i tuoi giorni in gattabuia e tu fai quello che dico io.
Di fronte elemosinieri balbettanti incapaci di darsi una linea politica che non sia quella di piegarsi sulle ginocchia o peggio, soggetti la cui credibilità è scesa a livelli di guardia che inventano una ricetta al giorno per tornare a vincere e ogni volta perdono consenso, all'inizio verso l'altra parte, da qualche tempo lo perdono e basta.
Noi dobbiamo avere una idea di Italia, un'Italia che deve applicare la Costituzione Repubblicana dal primo all'ultimo articolo. Nella quale introdurre per davvero l'efficienza, nella quale non ci si schieri indistintamente con questa o quella casta. Io non sto con la magistratura, io sto con i magistrati che fanno il loro dovere di magistrati. E questo vale per medici e insegnanti, militari e giardinieri, operai e poliziotti. Bisogna smetterla di agire per categorie, la responsabilità deve tornare ad essere personale. Vogliamo cominciare a dire che certi stipendi sono esagerati? Vogliamo cominciare a spiegare che se uno sguattero guadagna 1000 Euro al mese allo Chef possono bastare 5000?
Vogliamo spiegare che i dividendi delle azioni si pagano solo dopo aver pagato tutti i dipendenti?
Vogliamo porre il problema di banche che mandano le persone per strada e hanno direttori che incamerano 50000 Euro al mese?
Io sono per lo Stato e per il regionalismo previsto dalla costituzione, non per andare oltre … assegnare potere costituzionale al presidente di una provincia nata per clientela mi sembra davvero una grande sciocchezza. Vogliamo dire che questa storia dei partiti leggeri è una scemenza?
Vogliamo domandare se in Italia c'è maggiore democrazia oggi o trent'anni or sono? Vogliamo domandare qualche operaio, di quelli che lavorano in fabbrica e che hanno cinquant'anni, se pensa che il suo potere d'acquisto di oggi sia maggiore o minore di quando ha iniziato a lavorare?
L'ho fatta lunga e non ho nemmeno finito, ma se finisce che dibattito è?
Pino De Luca (ormonalmente comunista).
venerdì 16 aprile 2010
Che fare?
Il comunista quotidiano è un po' un osservatore esterno di quello che succede nel "mondo comunista" ed ha una linea editoriale semplice per quanto chiara: "Si riporta quel che succede nel mondo comunista, che abbia una fonte valida, anche se è contro le stesse idee dei redattori" In più dà la possibilità ai comunisti di inserire i loro articoli, in modo da dare la sicurezza che non esista una linea editoriale pro questo o pro quell'altro.
Ora chi vi scrive si trova davanti ad un limite. Avere sotto mano una ventina di note, articoli o link di dirigenti che dicono tutti la stessa cosa e avere sott'occhio una base che borbotta, dove il termine borbotta è un eufemismo. Il comunista quotidiano è nato dalla base come strumento per informare e per dar voce alla base ed in più è nato e vive ogni giorno come un esperimento. Davanti al limite accennato io ne proporrei uno nuovo, di esperimento. Se funzionerà sarà una gran momento di partecipazione dibattito e condivisione, se non funzionerà, non cambierà nulla. L'esperimento sta tutto in mano a voi. Si sarebbe potuto fare un sondaggio, ma il sondaggio in queste situazioni di confusione e complessità risulta troppo schematico, rischia di essere poco utile alla causa ed è difficile porre le domande in modo totalmente neutrale. L'idea qual è? Invece di farci pubblicare gli interventi o le interviste" dei dirigenti sulla linea politica di domani, unità dei comunisti, no all'unità ma rafforzamento, apertura a SeL apertura all'idv, abbiamo tenuto, abbiamo perso, ci metteremmo la firma, contenitori, contenuti, Marx sì, Marx no, Marx chi?... noi, aspettiamo i vostri.
Non serve esser bravi a redigere documenti tanto meno parlare il politichese, siamo un quotidiano fatto in casa che non dà retta alla forma ma ai contenuti, l'importante è che la base dica ciò che vuole o la sua idea di percorso. Possono essere 20 righe o 35000 non ci interessa, 3 minuti o un'ora, avete carta bianca. Un minicongresso volontario del comunista quotidiano aperto a chi vota o milita nei partiti comunisti o a chi si astiene. Ai comunisti, insomma. Nome e cognome non ci interessano, basta anche un nick. Avete una platea di circa 4000 compagni dirgenza compresa e non paghiamo nemmeno la sala.
L'unica cosa che vi chiediamo, se vi firmate con il nick e l'intervento dovesse essere fortemente polemico di confezionare la cosa in modo da evitarci la grana di qualche querela (visti i mal di pancia che girano, non si sa mai)
Aspettiamo fiduciosi, basta cliccare il link e partire, lo spazio c'è, le cose da scrivere, siamo sicuri, anche.
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sabato 10 aprile 2010
La moderna personalità democratica come malattia (per un'analisi del discorso di Mario Tronti)
| Di: | Enzo Castaldi |
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Oggettivamente mi par difficile trovare tra gli intellettuali di spicco in auge, uno che possa leggere la realtà politica contemporanea meglio di Mario Tronti. Altrettanto oggettivamente mi sovviene impossibile trovare qualcuno più adatto del filosofo, nell'opera di decantare le gesta di un eroe del novecento quale Pietro Ingrao, nel giorno del suo novantacinquesimo compleanno, guarda caso con un discorso che più politico non si può. Tronti è in forma come non mai, e ci tiene a dimostrarlo, ci tiene a dimostrarlo alla platea che l'ascolta, e si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Qualcuno sarà uscito dalla sala felice, qualche altro con il volto scuro, qualche altro ancora con la voglia di contestare l'incontestabile.
Nel discorso di Tronti, trova ampio spazio il rapporto tra politica ed individuo, tra politica ed apparati di potere, come suo solito egli tende a sopraelevare il discorso conducendolo all'estremo, toccando punti metafisici, cosicché il politico spesso si trova a convergere ancora una volta, con la teologia.
Lo si denota appena ci si addentra nell'ascolto: alcuni uomini del novecento vengono catapultati con forza nella politica non da interessi personalistici come spesso accade ai nostri tempi, bensì dalla storia. Questa espressione richiama immancabilmente ad una filosofia dell'esistenza in quanto persona e politica sono dimensioni che si collocano tra esistenza e storia. Il novecento è stato capace di portare, secondo il teorico operaista, alle condizioni del vissuto più alte, ma più basse; tutto questo con una tale forza ed in un processo storico così breve che ha finito col compromettere gli equilibri, facendo sì che il tragico entrasse nel politico. Solo quando la finestra della grande storia si apre dirompente sull'esistenza dei singoli e dei popoli, solo allora l'individuo è portato ad implicarsi con il mondo secondo il principio della responsabilità; solo allora si trascende, e la politica diventa scelta di vita, legata al tragico della storia. Ma qual è il compito del politico come professione, weberianamente parlando, o meglio, del politico come vocazione? "Ho visto Dio faccia a faccia, eppur la mia vita è rimasta salva" diceva Giacobbe (Genesi 32), ebbene come egli, la politica ha l'immane compito di tenere insieme gli individui nella società, eppure rimanere viva. Le difficoltà sono notevoli, l'individuo moderno ha imparato dalla modernità a voler essere ognuno un mondo a sé, ed allora, come può coincidere lo scontro con l'abbraccio? Come la politica con la società? Come mediare tra il liberismo dei mercati e le relazioni dentro lo Stato? Il novecento ha tirato la corda di questo problema fino a spezzarla, fino ad addentrarsi in uno Stato d'eccezione, eppure, l'ultima volta che lo ha trattato è affare passato. Tronti qui è illuminante: "Se lo stato d'eccezione continuo che è il novecento, ha generato una reazione anti-novecentesca diventata senso comune intellettuale di massa, questa rimozio ne del passato generata dalla reazione, è alla radice di tutti gli incubi del presente".
Man mano che il secolo declinava la sua volontà di potenza, lì si è compiuto il passaggio dalla persona alla personalità; i due esperimenti contrapposti di nazionalizzazione delle masse da un lato e socializzazione delle masse dall'altro, hanno generato un figlio unico: la personalità autoritaria di cui ci hanno parlato aggiungerei, con grande enfasi e chiarezza, i francofortisti Adorno, Horkheimer e Marcuse, ebbene, guardando al presente, i due schieramenti opposti costruiti secondo un perfetto modello bipolare entrato ormai nell'immaginario comune dell'italiano, finiscono col produrre quell'effetto comune che è la personalità democratica. Ma non ci si lasci fuorviare, essa è malata allo stesso modo! La linea guida, aggiungerei, della democrazia contemporanea, si basa su frammenti populistico – personalistici, che si incuneano come frammenti di scorie radioattive all'interno degli individui comuni, impedendo loro di pensare, di ragionare. Sicchè il pericolo non è più l'autoritarismo, il pericolo anche maggiore è la semplificazione tecnica della complessità sociale. I marchingegni elettorali sono un esempio di semplificazione tecnica della politica, e ciò che ha generato questo meccanismo, il suo figlio, è la personalizzazione della politica che si pone come derivato malato dell'attuale condizione. In conclusione, si è passati dal culto della persona proprio dei regimi totalitari, alla personalità forte dei politici post seconda guerra mondiale, alla costruzione della politica a sua immagine e somiglianza. E se ciò che la modernità ci porta ad immettere sul palcoscenico della vita quotidiana, come diceva Goffman, è solo una maschera, essa sarà bella a vedersi, ma spesso senza cervello e soprattutto figlia dell'individualismo moderno, metafora forzata della privatizzazione dello spazio pubblico.
Enzo Castaldi
Nel discorso di Tronti, trova ampio spazio il rapporto tra politica ed individuo, tra politica ed apparati di potere, come suo solito egli tende a sopraelevare il discorso conducendolo all'estremo, toccando punti metafisici, cosicché il politico spesso si trova a convergere ancora una volta, con la teologia.
Lo si denota appena ci si addentra nell'ascolto: alcuni uomini del novecento vengono catapultati con forza nella politica non da interessi personalistici come spesso accade ai nostri tempi, bensì dalla storia. Questa espressione richiama immancabilmente ad una filosofia dell'esistenza in quanto persona e politica sono dimensioni che si collocano tra esistenza e storia. Il novecento è stato capace di portare, secondo il teorico operaista, alle condizioni del vissuto più alte, ma più basse; tutto questo con una tale forza ed in un processo storico così breve che ha finito col compromettere gli equilibri, facendo sì che il tragico entrasse nel politico. Solo quando la finestra della grande storia si apre dirompente sull'esistenza dei singoli e dei popoli, solo allora l'individuo è portato ad implicarsi con il mondo secondo il principio della responsabilità; solo allora si trascende, e la politica diventa scelta di vita, legata al tragico della storia. Ma qual è il compito del politico come professione, weberianamente parlando, o meglio, del politico come vocazione? "Ho visto Dio faccia a faccia, eppur la mia vita è rimasta salva" diceva Giacobbe (Genesi 32), ebbene come egli, la politica ha l'immane compito di tenere insieme gli individui nella società, eppure rimanere viva. Le difficoltà sono notevoli, l'individuo moderno ha imparato dalla modernità a voler essere ognuno un mondo a sé, ed allora, come può coincidere lo scontro con l'abbraccio? Come la politica con la società? Come mediare tra il liberismo dei mercati e le relazioni dentro lo Stato? Il novecento ha tirato la corda di questo problema fino a spezzarla, fino ad addentrarsi in uno Stato d'eccezione, eppure, l'ultima volta che lo ha trattato è affare passato. Tronti qui è illuminante: "Se lo stato d'eccezione continuo che è il novecento, ha generato una reazione anti-novecentesca diventata senso comune intellettuale di massa, questa rimozio ne del passato generata dalla reazione, è alla radice di tutti gli incubi del presente".
Man mano che il secolo declinava la sua volontà di potenza, lì si è compiuto il passaggio dalla persona alla personalità; i due esperimenti contrapposti di nazionalizzazione delle masse da un lato e socializzazione delle masse dall'altro, hanno generato un figlio unico: la personalità autoritaria di cui ci hanno parlato aggiungerei, con grande enfasi e chiarezza, i francofortisti Adorno, Horkheimer e Marcuse, ebbene, guardando al presente, i due schieramenti opposti costruiti secondo un perfetto modello bipolare entrato ormai nell'immaginario comune dell'italiano, finiscono col produrre quell'effetto comune che è la personalità democratica. Ma non ci si lasci fuorviare, essa è malata allo stesso modo! La linea guida, aggiungerei, della democrazia contemporanea, si basa su frammenti populistico – personalistici, che si incuneano come frammenti di scorie radioattive all'interno degli individui comuni, impedendo loro di pensare, di ragionare. Sicchè il pericolo non è più l'autoritarismo, il pericolo anche maggiore è la semplificazione tecnica della complessità sociale. I marchingegni elettorali sono un esempio di semplificazione tecnica della politica, e ciò che ha generato questo meccanismo, il suo figlio, è la personalizzazione della politica che si pone come derivato malato dell'attuale condizione. In conclusione, si è passati dal culto della persona proprio dei regimi totalitari, alla personalità forte dei politici post seconda guerra mondiale, alla costruzione della politica a sua immagine e somiglianza. E se ciò che la modernità ci porta ad immettere sul palcoscenico della vita quotidiana, come diceva Goffman, è solo una maschera, essa sarà bella a vedersi, ma spesso senza cervello e soprattutto figlia dell'individualismo moderno, metafora forzata della privatizzazione dello spazio pubblico.
Enzo Castaldi
domenica 4 aprile 2010
Lega e potere: il grande balzo indietro
| Di | Alessandro Squizzato |
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Lega Nord e potere, una dinamica che spaventava prima del voto e che solo a pochi giorni dalla manbassa del partito di Bossi si sta già rivelando nei suoi tratti più inquietanti.
Intendiamoci, la Lega il potere lo amministra già da anni, nelle province e nei comuni, con dei risvolti molto differenziati tra realtà e realtà.
Un partito che sa incarnare varie anime e ruoli della società veneta, dalle istanze dei padroncini della piccola impresa al ribellismo individualista e anarcoide così radicato nella pancia della campagna veneta.
I padroncini e i lavoratori, in una ideologia che li accomuna falsamente, giocando su individualismo e paternalismo padronale.
La Lega del "salto di qualità", del governo delle regioni fino ad avere quasi il timone del governo nazionale poteva scegliere di presentarsi con la sua faccia amministrativa, localista, efficientista con cui governa molti comuni – a volte meglio della vecchia DC, va detto – e con la quale copre le sue argomentazioni a favore del federalismo.
Invece ha scelto il cappuccio bianco e gli stendardi medievali del Ku Klux Klan. L'uscita,preparata, ben curata di Cota e Zaia sulla Ru486 unisce un richiamo ostentato all'estremismo religioso e una concezione totalitaria della gestione del potere. Con i loro capi alla guida dei palazzi della Regione i leghisti vogliono bivaccarci e ostentare il bottino, far capire a tutti che ora "si fa come dicono loro", che gli altri si devono adeguare. Una concezione del "senso comune", che tra proclami religiosi, "natale bianco" e corsi di dialetto per immigrati, fa pensare proprio al segregazionismo protestante bianco del sud degli Stati Uniti.
Stupirsi non è lecito certo, non stiamo parlando di un evento improvviso, la Lega la conosciamo da tempo eppure questa esplosione elettorale ha caratteristiche originali.
In parte è figlia di un partito che indubbiamente sa radicarsi, con qualità quasi "leniniste" dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto è figlia dei tempi.
Molte volte abbiamo ripetuto tra di noi a sinistra che la risposta sociale alla crisi sul piano politico poteva essere di destra o di sinistra. Ebbene ancora in piena crisi al Nord questa risposta è stata decisamente di destra – anche a causa dell'assenza di una sinistra vera e credibile.
La risposta all'insicurezza sociale, alla sfiducia verso le classi dirigenti e verso la politica, alla precarietà del futuro è stata l'adozione da parte di grandi masse di popolazione delle risposte segregazioniste della Lega, la sua idea di conflitto orizzontale (tra povero e povero, disoccupato e disoccupato, italiano e immigrato), la sua concezione totalitaria della gestione del potere: risiede in questo il "grande balzo indietro". Nel vedere nella Lega il "cambiamento" e nel riconoscere che il cambiamento si fatta così.
Un balzo indietro nel livello di "civiltà" sociale e nel modo di intendere la politica.
Se persino un leghista "moderato" come Zaia assume questi panni la situazione è davvero seria.
Deve esserci una risposta; non solo sulla Ru486 e non solo delle donne ma che unisca a tutto ciò il contrasto dell'idea reazionaria di società della Lega e dell'ultieriore cristianizzazione forzata del welfare.
Una risposta non solo di laicità, ma di civiltà del Veneto che non sta con Zaia ma dalla parte dei diritti, del progresso e dell'integrazione.
Purtroppo ancora una volta si tratta di una battaglia di trincea, in difesa, per proteggere diritti – ancora incompleti - e un livello di civiltà raggiunto negli anni passati e ora sotto attacco.
Il fronte sia ampio, come un CLN, ma che la risposta sia altrettanto chiara, verso Zaia, la Lega ma anche verso le ingerenze del Vaticano e le patenti di legittimità di monsignor Fisichella e affini.
Al di là delle convenienze e degli opportunismi politici, in che società vogliamo vivere? In che direzione vogliamo andare, sulla linea del progresso, è tempo che tutti rispondano con chiarezza
Tornare in fabbrica
| Di: | Pino De Luca |
|---|---|
| Testo Articolo |
Alea Iacta est.
I risultati elettorali sono noti e leggibili a tutti.
La lettura che di quei risultati si dà ha molte versioni, in generale confuse e spesso false come banconote da dodici Euro.
Come sempre hanno vinto in molti per propri meriti e i pochi che hanno perso si esercitano ad attribuire le colpe della sconfitta a congiunzioni astrali o misteriosi filtri magici.
Ci sono però almeno due cose indiscutibili: al Nord ha vinto la Lega e in Puglia ha vinto Vendola. Continua a leggere
I risultati elettorali sono noti e leggibili a tutti.
La lettura che di quei risultati si dà ha molte versioni, in generale confuse e spesso false come banconote da dodici Euro.
Come sempre hanno vinto in molti per propri meriti e i pochi che hanno perso si esercitano ad attribuire le colpe della sconfitta a congiunzioni astrali o misteriosi filtri magici.
Ci sono però almeno due cose indiscutibili: al Nord ha vinto la Lega e in Puglia ha vinto Vendola. Continua a leggere
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venerdì 2 aprile 2010
Ingiustizia all'Italiana
Riceviamo e pubblichiamo
Sono venuto a conoscenza di questa storia di ordinaria "giustizia" del nostro paese che ha visto per protagonista
il signor Angelo Funiciello (tra poco saprete molto di lui...).
Si tratta di un nuovo ed emblematico episodio di conflitto tra il cittadino e il mondo giudiziario che non riesce a dare risposte efficaci e tempestive ai problemi più grandi.
Un'inefficienza che spesso finisce col ripercuotersi sulla stessa tenuta fisica e morale delle persone che la vivono sulla propria pelle.
Qui terminano le mie parole. Di seguito pubblico volentieri la testimonianza che ho ricevuto direttamente dal protagonista, il signor Funiciello.
VI INVITO a COPIA-INCOLLARE questa STORIA sui vostri BLOG e di chiedere ai vostri amici di dare altrettanto.
AIUTIAMO il Sig.FUNICELLO ad ottenere GIUSTIZIA cercando di FAR CONOSCERE la SUA STORIA, CENSURATA dai MEDIA!!
il signor Angelo Funiciello (tra poco saprete molto di lui...).
Si tratta di un nuovo ed emblematico episodio di conflitto tra il cittadino e il mondo giudiziario che non riesce a dare risposte efficaci e tempestive ai problemi più grandi.
Un'inefficienza che spesso finisce col ripercuotersi sulla stessa tenuta fisica e morale delle persone che la vivono sulla propria pelle.
Qui terminano le mie parole. Di seguito pubblico volentieri la testimonianza che ho ricevuto direttamente dal protagonista, il signor Funiciello.
VI INVITO a COPIA-INCOLLARE questa STORIA sui vostri BLOG e di chiedere ai vostri amici di dare altrettanto.
AIUTIAMO il Sig.FUNICELLO ad ottenere GIUSTIZIA cercando di FAR CONOSCERE la SUA STORIA, CENSURATA dai MEDIA!!
Sono Angelo Funiciello, un ex-imprenditore vittima di estorsione e predazione d'azienda ad opera della "mafia dei colletti bianchi". La dura esperienza che ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia - la truffa ad opera della Ford nei confronti dei suoi concessionari -, portando alla morte di mia moglie per il forte stress causato da anni di tribolazioni ed angosce, mi ha persuaso ad attivarmi per diffondere il più possibile la mia vicenda per avere giustizia e per sollecitare un’informazione chiara e un dibattito sul problema delle mafie sommerse, che affliggono il Nord del Paese turbando la libertà di iniziativa economica.
Ho quindi dato vita all’iniziativa culturale FuniGiglio, a cui ho dedicato il sito-blog www.funigiglio.net; mi sono attivato con i media tradizionali, con scarsi risultati (solo Stefano Salvi ha rivolto nel 2006 un’inchiesta al tema), e ad oggi sono convinto che il web sia lo strumento grazie al quale più efficacemente è possibile far sentire la propria voce raggiungendo il maggior numero di persone.
Sintetizzo brevemente la mia storia.
Nel 1968 sono diventato concessionario Ford e fino al 2001 ho lavorato con successo, con un ottimo fatturato e senza difficoltà di tipo economico.
Dal 1997 la Ford Italia, volendo ridurre il numero dei concessionari, chiudendo o riunendo i più piccoli, richiede a tutti i suoi Concessionari di organizzarsi e di fare grossi investimenti, al fine di costituire, in tutto il territorio nazionale, un numero ristretto di Consumer Marketing Area (CMA) molto ben dotate.
Le due Concessionarie facenti capo alla mia famiglia, Fidauto e Padana Motor, corrispondono subito alle richieste della Ford Italia, investendo somme considerevoli, con notevoli indebitamenti bancari coperti dalle firme di fideiussione personali, dando vita ad una CMA ottimale, di dimensione più che doppia della media prevista dalla Ford.
Nel settembre del 1999 il Presidente della Ford Italia, Dott. Andrea Formica, richiede perentoriamente a me e a mia moglie l’acquisto del controllo (maggioranza delle quote societarie) delle due Concessionarie, Fidauto e Padana Motor, da parte della stessa Ford Italia S.p.a. ma inizialmente (per un paio d’anni) tramite tale Sig. Lorenzo Busetti produttore di colle e gelatine con nessuna esperienza nel campo degli autoveicoli, né nel commercio né, tantomeno, nell’assistenza tecnica.
Nel pieno della trattativa, verso la fine di aprile 2000 mi viene recapitato un preavviso di recesso della Ford Italia S.p.a. dal rapporto di Concessione (2 anni di preavviso).
Nel marzo 2002 la Ford Italia inizia presso il Tribunale di Roma un’azione legale civile verso la Fidauto ed una verso la Padana Motor per chiedere conferma della legittimità delle sue azioni di recesso. Subito dopo la Fidauto avanza, sempre al Tribunale di Roma, la sua azione legale civile contro la Ford Italia, Lorenzo Busetti, l’Autobergamo (Bluberg), la Wictor (azienda di proprietà del sig. Busetti), l’Astra Motor, contestando la legalità di quanto ha dovuto subire. Considerati i tempi biblici della giustizia (o meglio “non giustizia”) italiana, le due cause, riunite in una, sono ancora aperte, addirittura in fase istruttoria.
Nei primi mesi del 2002 ho tentato di stipulare altri contratti di concessione con altre case automobilistiche, senza alcun risultato; così come ho fatto il disperato tentativo di svolgere un’attività multimarche senza rapporti di concessione. Nel frattempo ricevevo fantomatiche proposte da parte di alcuni grossi concessionari (nuovi “Gruppi”) in Bergamo, di importanti marchi automobilistici, a “fare qualcosa insieme”, ma l’organizzazione generale del settore mi era ormai chiara.
In aprile e maggio 2002 perfeziono tutte le procedure per far entrare la Fidauto in Concordato Preventivo Fallimentare, che viene concesso dal Tribunale solo in quanto è stata compiuta la Cessio Bonorum da parte di mia moglie, intestataria della casa di abitazione della famiglia. La Padana Motor entra poi in liquidazione. Alcuni beni mobili della Padana Motor vengono ceduti, per cifra irrisoria, alla nuova società Autobergamo S.p.a. di Lorenzo Busetti, avente nome commerciale “Bluberg” a Bergamo ed anche “Padana Motor” a Treviglio. La nuova azienda impiega praticamente tutti gli ex-venditori Fidauto. Attualmente, marzo 2010, è manifestamente in condizioni fallimentari.
Nel periodo 2003 - 2004 muoiono diversi Ex – Concessionari Ford, per evento repentino patologico e successivamente per tumori di rapida evoluzione.
Si è verificata anche una morte violenta per arma da fuoco in strada a Concesio (BS): Giovanni Fioletti (11 giugno 2003); nel completo silenzio dei giornali e delle televisioni.
Il 22 novembre 2004 inoltriamo alla Procura della Repubblica di Bergamo (che poi ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma) una Denuncia – Querela avverso la società Ford Italia S.p.a. e la società Ford Credit Europe Bank plc, per Truffa Aggravata e Diffamazione Economico-finanziaria. Denuncia in riferimento alle fatture degli autoveicoli anticipate (mediamente di diversi mesi) da parte della Ford con relativo addebito ai Concessionari di forti interessi non dovuti (negli anni per diversi miliardi di Lire).
Il tutto avviene nel completo disinteresse della Ford America, a cui ci siamo in più occasioni rivolti.
Il Concordato Fidauto realizza la vendita dei beni immobili e mobili della Fidauto S.a.s., come è usuale in questi casi, a prezzi estremamente inferiori al valore intrinseco reale. Lo stesso accade alla casa di famiglia, che viene venduta all’asta giudiziaria con due soli offerenti, dopo due lanci andati deserti, con drastici abbattimenti di valore. Nel novembre del 2005, in circa 15 gg. siamo costretti a liberare la casa di proprietà e residenza da quasi 30 anni, e la mia famiglia si disperde in 3 appartamenti in affitto.
Il 9 febbraio 2005 inoltriamo alla procura della Repubblica di Roma un Esposto – Denuncia con il quale chiediamo il“…procedersi nei confronti di coloro che dovranno ritenersi responsabili dei delitti previsti e puniti dagli artt. 416 bis c.p. (associazione di tipo mafioso) ovvero 416 c.p. (associazione per delinquere); 629 c.p.(estorsione); 610 c.p. (violenza privata); 513 c.p. (turbata libertà dell’industria o del commercio); 513 bis c.p. (illecita concorrenza con minaccia o violenza); 595 c.p. (diffamazione); 2628 c.c. (manovre fraudolente sui titoli della società); 640 c.p. (truffa); 482 c.p. (falsità materiale commessa dal privato); e/o per qualsivoglia altro reato che la S.V. dovesse ravvisare nei fatti qui di seguito descritti”.
La Procura della Repubblica di Roma non ha dato il minimo riscontro e nemmeno avanzato richieste di ulteriori notizie, documentazioni o prove.
Mia moglie ed io, dopo tanti anni di tribolazioni e angosce, siamo provati nella salute e nell’animo ma continuiamo a batterci in tutti i modi per difenderci, sia nei Tribunali e nelle Procure che nei mass-media, chiedendo solo giustizia e legalità. Le vie giudiziarie presentano difficoltà enormi fin dall’inizio e non arrivano a niente se non ad aumentare le tensioni e la percezione di essere veramente soli ed aggrediti da tutti.
Tra il 2007 e il 2008 decidiamo di inviare diverse lettere aperte di denuncia, alla Consob, alla Banca d’Italia, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, al Presidente della Repubblica. Il 2 aprile 2008 inoltro Denuncia alla Procura della Repubblica di Bergamo e alla Direzione Nazionale Antimafia, senza ricevere ad oggi assolutamente niente.
Mia moglie, aggredita nel 2007 da un serio tumore ad organi interni (clinicamente attribuito ad eccessi di attacchi da stress), nonostante le cure ed i drastici interventi chirurgici, arriva a morire il 6 aprile 2009.
Ora chiedo sempre giustizia e legalità, ma con ancora maggiore impegno e con la forza procuratami da 40 anni di matrimonio troncati in tal modo.
Chiedo sempre più giustizia e legalità anche come Cittadino Italiano, vittima per il continuo reiterato inganno–truffa che si verifica ogni giorno di più a causa dell’evidente sostanziale inefficienza della Giustizia riguardo ai crimini più gravi, rovinosi ed eversivi e per i silenzi “assordanti” delle Istituzioni.
NON possiamo star FERMI e ZITTI di fronte a questa NON GIUSTIZIA che è il massimo problema per l’Italia! Dobbiamo manifestare tutta la nostra indignazione!! Dobbiamo sollecitare e chiedere ai media, giornali e tv, di informarci chiaramente e di dibattere adeguatamente su questi problemi inerenti la “borghesia mafiosa”, con l’enorme riciclaggio di denaro sporco criminale, che il Procuratore Capo Gian Carlo Caselli ha definito “il problema dei problemi”, che chiaramente condiziona negativamente e totalmente il mondo del lavoro!
La nostra forza è il passaparola, in contrapposizione all’OMERTA’ GENERALE.
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martedì 30 marzo 2010
Elezioni 2010: non è morto nessuno.
Scritto da Francesco Fumarola
Martedì 30 Marzo 2010 20:31
La prima cosa che balza agli occhi, all'indomani delle Regionali 2010, è che nell'Italia di “Amici” e “compari” di Elezioni non si muore (di lavoro sì) e, tranne la solita e stantia dittatura del capitale, siamo ancora liberi di sceglierci il padrone andandolo a votare. Qualcuno però si astiene e, forse confidando nel buon senso del prossimo, si piglia quello che capita. Succede quindi che, in pieno regime democratico borghese, ben 26 milioni di persone, senza alcuna sofferenza fisica ma assai probabilmente con un' inequivocabile deformazione della realtà dovuta ad inebetimento collettivo, si siano recate alle urne: c'è chi ha votato per il centrosinistra, chi per il centrodestra. Legittimamente l'elettore del PdL Lazio, lista esclusa per vizio di forma dovuta a troppo trangugio, ha riversato la preferenza sulla lista civica della Polverini, che ha poi concluso vittoriosa la lunga cavalcata e, portata in spalla dai suoi destri gladiatori, come facevano gli schiavi con Cleopatra ai tempi di Marc'Antonio, ha chiesto di non sfidare "mai più" la ggente!
Probabilmente ha perso un po' di smalto la vecchia e mai troppo cara (per quello che ci costa a noi lavoratrici/lavoratori) democrazia formale di stampo liberale, che ha privato non soltanto l'elettore sfigato della sua solita listarella da zero-virgola ma pure l'elettore del Partito di maggioranza relativa nel paese, costretto a votare una lista “di riserva”. Molto probabilmente con più senso civico liberal-bourgeois e meno isteria collettiva, il centrosinistra avrebbe pure evitato questa ennesima figura di merda: essere sconfitti nel Lazio dall'avversario fantasma! Quanto alla censura: c'era de jure prima della scelta del vecchietto che si accompagna a minorenni, poi c'è stata de facto, ora c'è di nuovo de jure. In breve, prima-durante e dopo, con o senza Santoro-Travaglio e Floris (l'impresario della Polverini), niente spazio per chi non ha potere. Forse è giunta l'ora di sedersi intorno ad un tavolo per creare un circuito informativo parallelo: è piuttosto demenziale tifare per il ritorno in video di chi accusa le/i compagne/i di avere “preconcetti ideologici” o no? Evidentemente non di Golpe si tratta, né di deriva fascistoide, ma semplicemente di egemonia culturale frammista a malcostume italico. Qulcuno ne avave già parlato a suo tempo: non è grave rileggerlo! Ma arriviamo alla ciccia del discorso e qui ci facciamo irreparabilmente seri.
Alcune note a margine del voto
Se si confrontano le Regionali 2010 con quelle del 2005 (il famoso cappotto 12 a 2 per il centrosinistra) si può indubbiamente concludere che la macrocoalizione di centrodestra ha raddrizzato di molto il tiro (sette a sei; sette a sette se nel conteggio si considera l'Abruzzo che, cinque anni fa, votò insieme alle altre 13). Si direbbe che sia proprio la logica dell'alternanza, le decisioni prese e sganciate dai cosiddetti “pregiudizi ideologici” a far pendere di volta in volta l'ago della bilancia a favore ora dell'uno ora dell'altro schieramento e che ciò che sta bene oggi potrebbe stare male domani. In realtà le cose non sono così semplici e per dimostrarlo scegliamo di ritornare per un attimo alle elezioni regionali del 2000, estremamente somiglianti nel risultato macroscopico a quelle appena passate: muro di centrodestra al nord (Piemonte, Lombardia, Veneto), arrocco del centrosinistra al centro (Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Toscana), Lazio e Calabria ora come allora al centrodestra, Puglia e Campania che si scambiano vicendevolmente di collocazione (laddove stava Fitto ora c'è Vendola, laddove c'era Bassolino ora c'è Caldoro). Addirittura, con la Liguria strappata al centrodestra, che si salda al blocco mediano e oppone resistenza al Nord Leghista, sembra quasi che la situazione attuale sia leggermente migliore di quella del 2000. Ma solo in apparenza. Se infatti si esamina alla lente di ingrandimento la situazione politica, al netto dell'astensionismo di cui bisogna ad ogni modo tenere conto, la morfologia del potere è cambiata e non di poco. Nella Liguria di Sandro Biasotti (centrodestra) la Lega era al 4,3%. Dieci anni dopo, sotto Claudio Burlando, la Lega é al 10,2%. In Piemonte la Lega é balzata dal 7,6% del 2000 al 16,7% attuale; in Lombardia dal 15.4% al 26,2%; addirittura dal 12% ad uno spaventoso 35,2% nel Veneto. E nelle roccaforti di centrosinistra? In Toscana la Lega nel 2000 raccoglieva lo 0,6% dei voti, nel 2010 è al 6.5%; in Emilia-Romagna è passata dal 3.3% al 13.7%; in Umbria nel 2000 era inesistente (0.3%), oggi invece la Lega prende il 4.3%; nelle Marche il Partito di Umberto Bossi è passato dal nulla (0.3%) del 2000 al 6,3%. Ossia, tenendo presente che per la Lega il limite geografico inferiore si è spostato dall'Emilia-Romagna all'Umbria, si vede chiaramente come Bossi straripa laddove il PdL vince ma moltiplica i voti perfino laddove il PdL perde. La Lega ha operato un capolavoro strategico e sta bucando lentamente al centro. Non ha fretta: si radica e morde mentre l'altra ala, quella sinistra, è zoppa.
Infatti la Federazione della Sinistra oscilla mediamente intorno ad uno strettissimo 2.74% anche se, per avere un dato per quanto possibile omogeneo, è utile sommare ad esso il 3.03% ricavato su base nazionale da Sinistra e Libertà (SeL), nata per scissione da Rifondazione (totale, 5.77%). 5.77% in soldoni significa un arretramento di circa due punti e mezzo rispetto a cinque anni fa (8.2%) e di circa due rispetto a dieci anni fa (7.92%). Rispetto alla soglia mediana di 5.77% ed a tutta quella gamma di soluzioni che SeL e la Federazione hanno deciso di praticare per l'ultima tornata elettorale (accordo tecnico ma non politico, accordo politico, lista autonoma, lista autonoma per uno ed accordo tecnico per un altro) gli effetti in percentuale sembrano non avere alcun filo conduttore: dove c'è l'accordo Federazione della Sinistra e SeL quasi bissano come in Umbria (10.24%) e in Toscana (9.08%); in Liguria invece ci stanno sopra bene (6.36%), in Basilicata (6.14%) ed in Calabria (7.77%, ma c'è qui da registrare l'accordo di Vendola con i socialisti che altera leggermente il dato). In Puglia è un successone(13% secco, con il 9,74% di Vendola); nel Lazio si sta sopra ma si sta stretti (5.88%). E dove non c'è l'accordo con il PD? Pure si sta sopra: (6.51%, con SeL e la Federazione che presentano un loro candidato indipendente) ma anche sotto come in Campania (5.08%, dove l'accordo è “a metà”, con Ferrero che si presenta capolista e prende l'1.56% e SeL che appoggia De Luca), molto sotto in Lombardia (3.42%, qui con SeL che appoggia Penati e la Federazione che porta Agnoletto). Ma si sta sotto in Emilia-Romagna (4.5%) ed in Piemonte (4.07%) dove l'accordo c'era, completamente sprofondati in Veneto (2.78%; qui Sel è presente con i socialisti per cui la percentuale netta si discosta leggermente) dove l'accordo non c'era. Tuttavia se si tenta un confronto con quanto detto prima sulla Lega, si possono già verificare alcune cose:
1- Federazione e SeL mantengono percentuali da piccolo-medio taglio solo in coda agli exploit del centrosinistra (sia in accordo con esso, come in Toscana; sia senza, come nelle Marche): è sano per un Partito sperare nel successo del PD e dell'IdV per avere qualche punto percentuale in più?
2- Comunque la mettiamo, stiamo comunque ragionando in termini di cifre percentuali che la Lega aveva consolidato ben prima del 2000, successivamente puntellate per preparare un'espansione: la lezione della Lega è che un lavoro politico ben fatto deve essere costante, intrinsecamente coerente e paziente nel raggiungimento dei risultati. In politica non si improvvisa nulla; mentre l'espansione della Lega sta avvenendo a valanga, da monte a valle, secondo una ben precisa strategia su cui si sono consumati fiumi di inchiostro, con la Federazione e SeL si procede in scelte troppo speso divergenti tra loro e questo incide sulla credibilità agli occhi dell'elettorato;
3- mentre la Lega moltiplica i consensi anche laddove il centrodestra perde (Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Umbria), non vale la stessa cosa per la Federazione e SeL (con l'eccezione della Calabria dove Federazione e SeL hanno preso solo un po' meno della metà dei voti del PD): bisognerebbe chiedersi come mai.
Molto probabilmente la svolta (nel bene e nel male) si avrà soltanto se si decide una volta per sempre se morire codisti dappertutto o non morirci affatto.
Francesco Fumarola
venerdì 26 marzo 2010
Elezioni: il disperato bisogno che vada bene
La situazione dei comunisti è quella che è, sono stata forse la prima ad incazzarmi (ed era il 5 dicembre a Roma) quando c'erano già voci sulle alleanze. Non metto pezze e non racconto balle. La situazione non ci piace e siamo tutti (quasi, diciamo il 98%) delusi, depressi ed incazzati.
In più, per una sorta di osmosi con alcuni politici, ci siamo intossicati il sangue e oggi, non esistono più i compagni, esistono i rifondaroli, i piddiccini la corente A e la corrente B. Non ci si fida e ci si guarda le spalle. E la squadra, malconcia, con la rosa ridotta, se anche potesse funzionare 10 funziona 3. Solo per questo. ma io al divide et impera, che vorrebbe qualcuno non ci sto.
Domenica posso stare a casa. La Bonino non mi piace.Non mi piace l'alleanza, seppur tecnica. Non mi piace nemmeno come è stata gestita la cosa. Non mi piacciono anche altre trenta stronzate sentite, nemmeno il sistema di informativa mi piace. Perchè devo andarci alle urne?
Perchè ci serve come il pane.
Non ai candidati, non alla Bonino, nemmeno ai dirigenti.
Serve a me, a roberto, ad elena, ad andrea, a riccardo, a stefano, a manuela e a tutti noi, con lo sguardo incupito, perplesso e incazzato. A noi che come sentiamo regionali ci viene il fiato corto, a noi che vorremmo urlare ma non sappiamo nemmeno bene se sia giusto urlare ora. Perchè ci facciamo anche venire i sensi di colpa. A noi che questa volta vaghiamo tra il "non ce la faremo mai" al "eh no cazzo non gliela do' vinta, un comunista non molla"
Possiamo dire che non ce ne frega niente delle elezioni, ed è anche vero. Ma lunedi... lunedì, sapere che quella percentuale è un uno o è un due o è un quattro, quella lunedì ci cambia l'umore. Ci cambia l'umore per tutto quello che da comunisti dovremo fare e faremo dopo le elezioni.
Non sono le elezioni che fanno i comunisti e questo noi lo sappiamo bene, ma domenica sera saremo tutti con il cuore in palla. Anche chi è incazzato, anche chi a votare non c'è andato magari, perchè si tratterà di qualcosa di nostro. Dei comunisti. E no, non ce ne frega un beneamato ciufolo della bonino o della bresso, ci stanno anche sui coglioni, ma di noi si. Guarderemo tutti quel simbolo, il nostro simbolo. Ci domanderemo: ci siamo? Non ci siamo?
E il ci siamo, lo intenderemo come squadra, e bisogna esserci come squadra. Perché quella squadra dopo le elezioni dovrà anche decidere di muoversi bene e compatta in modo che certe situazioni, paradossali, assurde,ridicole non ricapitino. E questa è e sarà responsabilità tutta nostra. Oppure potremo continuare a fare i "noi" "voi" e staremo punto e daccapo perché sarà una massa dimezzata.
L'altra scelta è stare a casa. E poi? Pensateci.
Sentire il mondo che dice che il comunismo in italia non esiste? Ascoltare che i comunisti non ci sono più ed il comunismo è stato cancellato dalla storia? Sentire un pd che tesse le lodi del riformismo (clericale)? Sentire sinistra e libertà che tornerà a dire che certi simboli sono inutili? Pensateci, immaginate i visi e le parole e la via libera che si darà ad uno spostamento ancora più al centro. Perchè se chi vota falce e martello sarà troppo irrilevante, compagni sarà la scusa per dire "era tutto sbagliato dal'900 ad oggi" sappiamo che lo diranno e lo sappiamo che non è così.
La nostra responsabilità domenica non è quella di far vincere tizio o caio (e tra di noi, non gliene frega a nessuno, nè di tizio nè di caio, anzi), il nostro voto non sarà una scelta per premiare il lavoro di qualcuno, il nostro voto non sarà il confermare una linea politica (e questo lo sanno) la nostra responsabilità (purtroppo e con tutti i mal di stomaco) è di tenere botta e di difendere un' idea, un simbolo ed una bandiera. Tenere i piedi in quel poco di posto che abbiamo. Dire questa è comunque casa mia. Macerie, ma di casa mia e ho intenzione di ricostruirla. Ma per ricostruirla dobbiamo far si che non ci freghino almeno il terreno. Dobbiamo difendere un centimetro, un centimetro contro i chilometri che abbiamo perso, ma è il nostro centimetro, forse l'ultimo. Il vero fondo del barile. Ma siamo abbastanza incazzati per voler dare una svolta e siamo abbastanza comunisti da non mollare. Non mollare lasciando il posto a chi in questa situazione c'ha portato, contare per dire "senza di noi dove cazzo andavate'", contare per darci quel coraggio per ripartire, ma non a parole e con le inaugurazioni, ma con i fatti.
Ripartire tutti, come squadra.
Quella ultima in campionato che comunque gioca dignitosamente e tenta disperatamente di portare a casa il risultato. Quella squadra che in fatto di dignità, orgoglio e sacrificio non è seconda a nessuno. La squadra che la testa non la alza, perchè la testa, non l'ha mai abbassata.
Chi vuole stare a casa, ci stia, io il mio simbolo, la mia appartenenza, la mia bandiera la dichiaro e la faccio contare UNO. E per forza di cose verrà conteggiata. Una comunista in Italia sarà presente. Spero che ci siate anche voi a tenere la bandiera rossa con me.
ladytux
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