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lunedì 19 aprile 2010

Liberati i tre di Emergency

Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dall’Aira sono liberi. I tre italiani di Emergency arrestati una settimana fa in Afghanistan sono stati rilasciati a Kabul in quanto “non colpevoli”. “Sono su di morale, forte, sto
bene e vi saluto tutti”: queste le parole dette al telefono da Matteo Dell’Aira alla compagna, secondo quanto riferisce l’Ansa.

“Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afghane e la coalizione internazionale”. Questo il commento del ministro degli Esteri Franco Frattini. Secondo Frattini “l’Isaf non aveva avuto né una richiesta preventiva né una informativa preventiva” sull’operazione delle autorita’ afghane il 10 aprile nell’ospedale di Emergency a Laskar-Gah. Gli inglesi avrebbero inviato degli artificieri “su richiesta” dei servizi afghani, dopo il rinvenimento di armi e munizioni nella struttura ospedaliera.

“Qualcuno ha cercato di screditare Emergency e il tentativo è fallito”: questo il giudizio di Gino Strada, fondatore di Emergency, poco dopo la liberazione dei tre sanitari. “Non è chiaro perché sono stati arrestati – ha detto Strada -, perché l’ospedale è stato aggredito. Non è chiaro perché e non è chiaro chi l’ha orchestrato. Bisogna capire bene chi c’è dietro questa macchinazione”. “O qualcuno dello staff afghano è stato corrotto o forzato o da altri afghani, o da altri in uniforme di cui non so neanche la nazionalità. Una risposta non l’abbiamo”. Secondo Strada, è certo però che “qualcuno non vuole Emergency”. 
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Emergency torna libera


Sul palco, enorme, una scritta: «io sto con Emergency». E' il pensiero condiviso di tutte le persone presenti, tutte militanti della pace. Così quando Niccolò Fabi, nel gridare la sua indignazione contro la guerra e cantare «quando dire amore diventa sottinteso», lancia un nuovo verso: «sto con Emergency e batto un po' le mani», tutta la piazza lo segue, con le mani in alto, non in segno di resa, ma di applauso, per amore di pace, un amore mai tradito. Sui lati del palco i ritratti di Marco Garatti, Matteo Pagani e Matteo dell'Aira i tre nostri connazionali sequestrati, insieme ai sei operatori sanitari afghani («o forse otto!», come avverte, preoccupato, Gino Strada) all'ospedale di Lashkar Gah. Il rapporto dei tre con i sei e con altre centinaia di uomini e donne di Kabul, dell'Helmand, del Panshir è fatto di formazione, amicizia, lavoro comune. Deve essere un legame davvero forte, come lo si racconta in molte comunicazioni - dal microfono in Piazza S. Giovanni e dal telefono o dal ponte radio con Kabul di Radio popolare. Emergency cura, aggiusta, allevia le ferite, ma non solo; Emergency insegna anche a curare, aggiustare, alleviare le ferite della guerra. Raccontano, a noi ascoltatori e militanti della grande piazza, di come le donne afghane, famose per i loro burqa, li abbandonino in uno spogliatoio all'entrata dell'ospedale. Lì ultra velate non si entra. C'è chi ha fatto una guerra di sette anni per insegnare agli afghani come fare la democrazia e rinunciare ai veli femminili eccessivi. I governi italiani si sono attribuiti il compito di insegnare agli afghani il diritto, prerogativa di Roma, nei secoli dei secoli. Diritto e polizia, con un esercito in armi di migliaia di soldati. Ecco che noi della piazza veniamo messi di fronte a un fatto inusitato. E si scopre, in questa occasione un po' speciale di discussione pubblica sul sequestro di un ospedale con i medici e tutto, che è più utile insegnare la pace, piuttosto che la guerra e serve più di più, per cambiare veramente le cose, fare un corso pratico, in corsia, per ostetriche e infermiere, piuttosto che insegnare a marciare e a sparare (ciò che sembra gli afghani sappiano benissimo da sé da qualche secolo). Di ostetriche e infermiere parla Michele, pediatra nell'unico ospedale, Emergency, della valle del Panshir. Racconta che quando Gino Strada aveva qualche dubbio su come escludere il burqa all'interno dell'ospedale, fu tranquillizzato da una fragoroso «finalmente!» proprio del comandante Massud. Poi riferisce alcuni dati sul ruolo di Emergency: a fronte di una mortalità neonatale (primi 28 giorni di vita) di 300, su mille nati in Afghanistan, cento volte maggiore di quella italiana, all'ospedale di Emergency in Panshir si era arrivati a 19 su mille, con la sicurazza di migliorare ancora.
Le prime parole di Gino Strada sono coperte da lunghi applausi. «Ripudiamo la guerra, lo abbiamo detto chiaramente... noi facciamo sul serio la pace, curiamo le vittime della guerra» e poi in un crescendo, ecco l'equazione: «la guerra è più devastante del terrorismo, il terrorismo è più devastante della guerra; non stiamo da nessuna parte, né con i talebani né con gli antitalebani, né con Obama né con Osama». Curiamo tutti in Afghanistan, tutti quelli che si presentano feriti da noi. E rivendica gli 11 anni di presenza nel paese e la solidarietà, raccolta con migliaia di firme, difficili, pericolose spesso, diverse da un messaggino con il cellulare. E parla dei suoi tre colleghi, due dei quali hanno girato il mondo delle guerre negli ospedali di Emergency. E insiste sulla profonda inciviltà di chi chiude un ospedale perché dà fastidio, perché parla. «Non smetteremo di dire cose sensate. La guerra è il problema, bisogna porsi il problema di farla sparire».
Poi tocca a Vauro. Questi è stato a lungo e in varie occasioni a lavorare in Afghanistan.«Sono un testimone d'accusa contro Emergency. Si è parlato di armi. In tutti gli ospedali ci sono armi. Arrivano nelle carni di donne e bambini. Certo che vi si infiltrano talebani. Li ho visti io. C'era un talebano con un proiettile alla tempia e nel letto vicino un soldato di Karzai colpito al ventre. Poi Abdullah, seduto sulla brandina con una gamba attaccata solo con un brandello di pelle. Non piangeva Abdullah, anche se aveva solo quattro anni. Oggi forse sarebbe un talebano. Emergency è colpevole di averlo curato. E poi quel chirurgo, Garatti... Come se non avessi visto cento volte quel tipo con le mani imbrattate di sangue....».
E' finita. Proprio alla fine c'è Fiorella Mannoia che canta Manu Chao, per dire Emergency.

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venerdì 16 aprile 2010

E' una vergogna per l'italia


«Il sequestro dei nostri colleghi è una vergogna per il nostro paese, è un fatto di una gravità inaudita». L'arte della diplomazia è un dovere per il ministro degli esteri Frattini, ma Gino Strada sa cos'è l'Afghanistan e in queste ore molto delicate ritiene utile continuare ad alzare la voce per denunciare «questo scandalo internazionale». Perché è preoccupato, molto preoccupato.
Si sa qualcosa dei tre colleghi sequestrati?
Noi non abbiamo ancora notizie certe dei nostri tre colleghi e questa è una cosa gravissima e molto preoccupante. Non solo noi, ma tutti gli italiani hanno diritto di sapere dove sono e come stanno. Emergency ha appena nominato gli avvocati difensori per contestare le assurde accuse di terrorismo, ma come possono incontrarli se ancora nessuno sa dove siano esattamente? Questo è uno scandalo internazionale. Mi chiedo se il governo inglese, francese o tedesco si fossero trovati in queste condizioni, con tre loro cittadini sequestrati da uno stato straniero, quanti minuti ci avrebbero messo a risolvere la situazione. Forse dieci minuti... Io mi domando come si permettono questi signori di trattare in questo modo il governo italiano, dopo che gli eserciti di mezzo mondo spendono un miliardo di euro l'anno per mantenerli al potere. Per risolvere la situazione basterebbe una sola telefonata, basterebbe dire liberate immediatamente i nostri cittadini o noi ce ne andiamo da questo paese.
Il ministro Frattini ieri ha detto che i vostri colleghi stanno bene e che la prossima settimana saranno trasferiti a Kabul, e che forse uno dei tre, qualora non ci fossero addebiti nei suoi confronti, sarà presto liberato. Non sono buone notizie?
Che stanno bene è una notizia che risale a domenica scorsa, perché li ha visti l'ambasciatore, solo che nei giorni successivi ha chiesto di poterli rivedere nuovamente e gli è stato sempre detto di no. Inoltre, spero che gli addebiti dell'uno siano validi anche per gli altri, sarebbe bello.
La tua è un'accusa al nostro governo che non ha fatto abbastanza?
Il nostro governo aveva e ha il dovere di alzare la voce per sapere immediatamente dove sono e come stanno i nostri colleghi e invece non lo ha fatto. E' incredibile che non siano nemmeno capaci di avere notizie certe dai governanti di un paese sotto occupazione militare, non basta prendere contatti con dei cialtroni inaffidabili come hanno fatto fino ad ora per venirci a dire che si stanno intavolando delle trattative. Li devono rilasciare immediatamente, c'è poco altro da trattare. E' vergognoso l'atteggiamento del governo italiano.
Siete stati costretti ad abbandonare l'ospedale di Lashkar Gah, significa che Emergency potrebbe anche decidere di lasciare l'Afghanistan?
In queste ore non abbiamo pensato a nient'altro che alla sorte dei nostri tre amici, affronteremo questo problema non appena li avranno liberati. Quella degli ospedali di Emergency in Afghanistan adesso è una situazione molto complessa.
Come si organizza in poche ore una manifestazione così importante come quella di sabato a Roma in piazza Navona?
Sono convinto che sarà una grande manifestazione di testimonianza, credo proprio che parteciperanno molte persone. Non solo perché l'appello pubblicato sul nostro sito, che in queste ore è spesso impallato, ha già raccolto oltre 275 mila adesioni, ma perché sono convinto che gli italiani saranno pronti a schierarsi con chi sta con gli ospedali e non con chi attacca gli ospedali.
Dopo anni di avvilente silenzio si torna a parlare di guerra e di Afghanistan, che impressione ti fa questo spiacevole ritorno sulla ribalta?
La situazione in questo paese è disperante, della guerra non frega niente a nessuno, ma credo proprio che questa volta si sia passato il segno, che qualcuno abbia commesso un passo falso. Siamo di fronte a un fatto di una gravità inaudita. Il sequestro dei nostri colleghi è una vergogna per il nostro paese, si tratta né più né meno della cancellazione dello stato di diritto. Per l'Italia questa è una sconfitta, il nostro paese viene umiliato nonostante abbia più volte dato prova di servilismo - con questo e con i passati governi - e nonostante continui a spendere centinaia di milioni di euro per fare la guerra mentre in Italia migliaia di persone perdono il lavoro per la crisi.
Berlusconi ha scritto al presidente Karzai, se tutto finirà bene probabilmente se ne attribuirà il merito...
Se davvero il capo del governo li tirerà fuori da dove sono, allora il merito glielo darò anche io.
Adesso, più che sconcertato, sembri molto preoccupato.
Sì, lo sono. Non è un buon segnale non avere avuto ancora notizie certe e inequivocabili sulle loro condizioni. Spero solo che nessuno si permetta di alzare un dito. Altrimenti davanti a tutti dovranno risponderne il governo dell'Italia, dell'Afghanistan e dell'Inghilterra. Lo ripeto: basterebbe fare una telefonata al presidente Karzai per liberarli immediatamente.
Che ruolo hanno avuto gli inglesi in questa faccenda?
Agli inglesi è stata assegnata quell'area dell'Afghanistan, è in quelle zone che stanno preparando la campagna di primavera, cioé stanno semplicemente pianificando altri assassini nel silenzio più totale. E noi stiamo perdendo la nostra dignità nazionale

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domenica 11 aprile 2010

Emercency: La testimonianza di Maso Notarianni

«Membri della National security (Nsa) insieme a soldati della Nato-Isaf si sono presentati all'ospedale di Lashkar Gah, hanno cordonato l'ospedale e membri della Nsa hanno effettuato una perquisizione perché sospettavano la presenza di esplosivi». Secondo Notarianni, «sono stati portati via almeno tre italiani» e non è chiaro se anche alcuni membri del personale afgano.

«Inutile dire che il fatto che i nostri medici possano essere sospettati di ordire un complotto contro il governatore è assolutamente ridicolo», ha detto Notarianni riferendosi alle notizie date da un portavoce dell'amministrazione provinciale e riferite dalla Associated Press.

«L'Isaf», ha sottolineato Notarianni, «sta seguendo queste operazioni». Secondo il responsabile di Emergency, «dalle 16 ora afgana (le 13.30 ora italiana) non siamo più in grado di parlare con il nostro personale internazionale: al cellulare di uno dei nostri medici ha risposto un soldato britannico, probabilmente un ufficiale, che non si è identificato».


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Generale Mini (ex comandante di stato maggiore Nato) : Su Emergency la mannaia del sospetto


Emergency è diventata, soprattutto dopo il sequestro di Daniele Mastrogiacomo, un'organizzazione «scomoda e sgradita a molti» in Afghanistan. «Anche in ambito Isaf aleggia il sospetto che l'associazione di Gino Strada dia manforte ai talebani», ha spiegato il generale Mini, «da tempo sull'organizzazione è calata la mannaia del sospetto».

Per il generale Fabio Mini, ex comandante della forza multinazionale Nato in Kosovo (Kfor), l'irruzione nell'ospedale di Emergency a Lashkar Gah dei servizi afghani e dell'Isaf per prelevare quattro medici - tra cui tre italiani - può avere due chiavi di lettura. «O si tratta di un controllo che l'Isaf sta facendo su tutte le organizzazioni non governative», ha spiegato il generale Mini, «e allora si potrebbe parlare quasi di routine, anche se in questo tipo di operazioni mai si arresta o preleva qualcuno; oppure sono i servizi segreti afghani che, a causa dei vecchi sospetti di collusione di Emergency con i talebani e probabilmente disponendo di informazioni mirate, vogliono dare un giro di vite contro l'azione sgradita di chi cura i feriti senza chiedere la carta d'identità e senza schierarsi».

Secondo Mini si tratta comunque di «un'intimidazione». Emergency, ha sottolineato l'ex comandante di Stato maggiore delle forze Nato del sud Europa, «è scomodissima: è il 'cattivo' modello di quello che può funzionare quando parli con il nemico, e in Afghanistan queste cose non si possono sentir dire, nonostante le aperture di Obama»

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Kabul, arrestati tre medici italiani di Emergency

Tre medici italiani di Emergency sono stati arrestati a Lashkar Gah, nel sud dell'Afghanistan. «Uomini dei servizi segreti afghani e soldati dell'Isaf sono entrati nell'ospedale di Emergency e hanno prelevato quattro persone, tra le quali tre medici italiani - ha spiegato Maso Notarianni, responsabile della comunicazione per l'organizzazione di Gino Strada e direttore di Peacereporter - quando li abbiamo chiamati al cellulare, ha risposto un ufficiale inglese che non ha voluto dare spiegazioni di quanto accaduto. Per quanto ci riguarda, i medici sono stati sequestrati dall'Isaf». L'ong italiana in prima linea nel curare i malati e i feriti nel paese asiatico sconvolto dalla guerra, respinge conforza l'accusa di complotto.

La Farnesina fa sapere che il ministro Frattini sta seguendo gli sviluppi della vicenda in stretto raccordo con l'Ambasciata di Italia a Kabul e le autorità locali. In attesa di poter conoscere la dinamica dell'episodio e le motivazioni dei fermi, il governo italiano ribadisce la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo, sia in Afghanistan così come altrove. La Farnesina ribadisce inoltre che riconferma il suo più alto riconoscimento al personale civile e militare italiano impegnato per le attività di pace in Afghanistan.

Poco dopo, fonti del ministero degli esteri fanno sapere che dagli ultimi accertamenti esperiti in loco in raccordo con l'ambasciata italiana a Kabul e le autorità locali è emerso che i medici italiani in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile nè direttamente nè indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana.

L'accusa L'aver partecipato a un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand. Lo ha reso noto un portavoce dell'amministrazione provinciale.

L'Ong: "Frattini li faccia rilasciare" «Dal ministro Frattini ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e si esiga che la situazione torni alla normalità», ha detto a CNRmedia Maso Notarianni, responsabile comunicazione di Emergency e direttore del sito Peacereporter. «L'accusa di un qualsiasi complotto o del favoreggiamento di qualsiasi azione violenta è assolutamente ridicola. Chiunque, qualsiasi afghano medio, ridirebbe del fatto che qualsiasi membro delo staff di Emergency possa complottare alcunchè. L'ospedale di Lashkar Gah opera in una situazione difficile, nella provincia di Helmand dove è in corso da settimane una operazione militare che ha colpito molti civili che spesso non potevano ricevere alcun soccorso», ha concluso Notarianni.

I fermati Sono nove in totale, tra cui tre medici italiani, i dipendenti di Emergency fermati dalla Nato dopo il ritrovamento di due cinture esplosive e diversi ordigni esplosivi in uno sgabuzzino nell'ospedale di Lashkar Gah, nella provincia meridionale di Helmand, dell'organizzazione di Gino Strada. «Stavano progettando a Lashkar Gah e l'obiettivo numero numero ero io stesso», ha spiegato il governatore, Gulab Mangal, secondo cui l'azione era stata finanziata dai talebani afghani rifugiatisi in Pakistan. Tra le armi rinvenute anche nove granate e cinque pistole. Il portavoce del governatore Daud Ahmadi ha raccontato che la polizia sorvegliava l'ospedale dallo scorso mese e che gli agenti hanno fatto irruzione oggi subito dopo che «il materiale» esplosivo è stato portato nella struttura.

L'Isaf non c'entra con gli arresti di Emergency Non sono stati gli uomini di Isaf, la missione internazionale della Nato in Afghanistan, ad arrestare i tre medici di Emergency in servizio all'ospedale di Lashkar Gah, nel sud del paese. Lo si apprende da fonti qualificate dello stesso comando Nato in Afghanistan le quali confermano invece che l'operazione è stata condotto dai militari della National security afghana.

L'Ong: "Frattini li faccia rilasciare" «Dal ministro Frattini ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e si esiga che la situazione torni alla normalità», ha detto a CNRmedia Maso Notarianni, responsabile comunicazione di Emergency e direttore del sito Peacereporter. «L'accusa di un qualsiasi complotto o del favoreggiamento di qualsiasi azione violenta è assolutamente ridicola. Chiunque, qualsiasi afghano medio, ridirebbe del fatto che qualsiasi membro delo staff di Emergency possa complottare alcunchè. L'ospedale di Lashkar Gah opera in una situazione difficile, nella provincia di Helmand dove è in corso da settimane una operazione militare che ha colpito molti civili che spesso non potevano ricevere alcun soccorso», ha concluso Notarianni

AFGHANISTAN: STRADA, VOGLIONO LIBERARSI DI EMERGENCY
Gino Strada non ha dubbi sul significato dell'arresto dei tre medici italiani dell'ospedale di Emergency a Lashkar Gah, nella provincia di Helmand. 'Un ulteriore tentativo di mandare via Emergency da quella zona, messo in atto dagli uomini del governo afghano e dalle forze di occupazione che lo sostengono', ha detto il medico fondatore dell'organizzazione umanitaria, il quale ha definito 'assurda' l'accusa di complotto per uccidere il governatore di Helmand mossa agli arrestati .





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