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sabato 5 giugno 2010
mercoledì 19 maggio 2010
lunedì 22 marzo 2010
Treviso. Scuola sul lastrico: supplenti senza paga, il preside chiede un prestito
Il dirigente della media Grava di Conegliano va in banca per garantire di persona gli stipendi di alcuni docenti
di Giampiero Maset
di Giampiero Maset
TREVISO (21 marzo) - Supplenti che non sono pagati da gennaio e sono costretti a vivere nella più totale precarietà, e diverse attività consolidate, che ne qualificavano l’offerta formativa, sospese. Il dirigente Flavio Moro ha pensato addirittura, rischiando di persona, di chiedere alla banca di appoggio l’anticipazione di fondi che non si sa se arriveranno.
È la situazione che si sta vivendo alla scuola media Grava, di cui fanno parte anche le sedi Brustolon, Cima e Rua di Feletto, con un più di 1000 alunni. Il consiglio di istituto ha trasmesso al ministro Mariastella Gelmini la richiesta di “assegnazione di risorse per poter garantire il diritto all’istruzione e la continuità del servizio scolastico anche mediante la sostituzione del personale assente per tutti i motivi previsti dalla vigente normativa, in considerazione del fatto che la Grava ha da sempre seguito una politica di contenimento della spesa, procedendo alle nomine dei supplenti solo per i periodi strettamente necessari, attenendosi alle direttive del ministero”.
Si sottolinea che “per mettere in pratica tale politica e garantire il regolare svolgimento delle attività è stato necessario ricorrere all’istituto delle ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti, remunerate con anticipo di cassa nei limiti delle disponibilità finanziarie della scuola e di cui si attende l’erogazione dei fondi”.
All’inizio di quest’anno, per il pagamento delle ore eccedenti e delle supplenze brevi di docenti e personale Ata, la scuola aveva un residuo attivo di 41.437 euro e un sospeso da liquidare per le ore ecedenti da settembre a dicembre 2009 di 10.385 euro. Il 14 dicembre 2009 il Ministero ha comunicato che la Grava può fare affidamento per redigere il programma 2010 su una risorsa di 100.578 euro. Nella lettera al ministro Gelmini si sottolinea che “tolto da questo importo la somma di 78.311 euro, relativa agli incarichi specifici di docenti e funzioni strumentali Ata, restano 22.451 euro” e che “sottratte da questa somma le differenze stipendiali e le indennità per la dirigenza, il budget per il pagamento delle supplenze di docenti e Ata ammonta a 11.764 euro”.
Nel mese di gennaio la spese per le supplenze è stata di 8.135 euro. Con la loro liquidazione la scuola poteva disporre di 7.686 euro e il fabbisogno alla data del 12 febbraio per gli stipendi di tale mese era di 11.764 euro, con uno sforamento di 4.077 euro sull’ammontare assegnato per l’anno finanziario 2010”. E si evidenzia che “a seguito di astensioni facoltative per maternità di 3 docenti con orario di cattedra le supplenze si protrarranno fino al termine delle lezioni, senza che ci siano fondi per pagarle”
http://www.gazzettino.it/a rticolo.php?id=95436&sez=N ORDEST
È la situazione che si sta vivendo alla scuola media Grava, di cui fanno parte anche le sedi Brustolon, Cima e Rua di Feletto, con un più di 1000 alunni. Il consiglio di istituto ha trasmesso al ministro Mariastella Gelmini la richiesta di “assegnazione di risorse per poter garantire il diritto all’istruzione e la continuità del servizio scolastico anche mediante la sostituzione del personale assente per tutti i motivi previsti dalla vigente normativa, in considerazione del fatto che la Grava ha da sempre seguito una politica di contenimento della spesa, procedendo alle nomine dei supplenti solo per i periodi strettamente necessari, attenendosi alle direttive del ministero”.
Si sottolinea che “per mettere in pratica tale politica e garantire il regolare svolgimento delle attività è stato necessario ricorrere all’istituto delle ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti, remunerate con anticipo di cassa nei limiti delle disponibilità finanziarie della scuola e di cui si attende l’erogazione dei fondi”.
All’inizio di quest’anno, per il pagamento delle ore eccedenti e delle supplenze brevi di docenti e personale Ata, la scuola aveva un residuo attivo di 41.437 euro e un sospeso da liquidare per le ore ecedenti da settembre a dicembre 2009 di 10.385 euro. Il 14 dicembre 2009 il Ministero ha comunicato che la Grava può fare affidamento per redigere il programma 2010 su una risorsa di 100.578 euro. Nella lettera al ministro Gelmini si sottolinea che “tolto da questo importo la somma di 78.311 euro, relativa agli incarichi specifici di docenti e funzioni strumentali Ata, restano 22.451 euro” e che “sottratte da questa somma le differenze stipendiali e le indennità per la dirigenza, il budget per il pagamento delle supplenze di docenti e Ata ammonta a 11.764 euro”.
Nel mese di gennaio la spese per le supplenze è stata di 8.135 euro. Con la loro liquidazione la scuola poteva disporre di 7.686 euro e il fabbisogno alla data del 12 febbraio per gli stipendi di tale mese era di 11.764 euro, con uno sforamento di 4.077 euro sull’ammontare assegnato per l’anno finanziario 2010”. E si evidenzia che “a seguito di astensioni facoltative per maternità di 3 docenti con orario di cattedra le supplenze si protrarranno fino al termine delle lezioni, senza che ci siano fondi per pagarle”
http://www.gazzettino.it/a
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martedì 16 marzo 2010
La scuola va a rotoli: Tagli e ritagli gli effetti della Gelmini
SCUOLA PUBBLICA… LIQUIDAZIONE DI FINE STAGIONE
Mentre la maggior parte del Paese sembra non rendersi conto di quello che sta accadendo, proviamo a ricordare quello che ancora attende la scuola (provvedimenti di durata triennale previsti dall´art. 64 della Legge Finanziaria 133/2008 Tremonti e perfezionato dai regolamenti della Gelmini).
Per l´anno scolastico 2010/2011…
Ø Saranno tagliati 25.600 docenti, suddivisi tra i vari gradi d´istruzione (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15.000 alunni in più)
Ø Ci saranno 15.000 ATA in meno (e nel contempo si taglieranno del 25% gli appalti esterni per la pulizia delle scuole)
Ø Sarà eliminato il 40% (- 4.500) circa dei posti di lingua inglese nella sc. primaria (ma il Miur rassicura: sarà avviato per tempo (?) un piano straordinario di formazione e con 30 ore di corso si potrà insegnare nelle prime e nelle seconde classi!)
Ø Continuerà a calare progressivamente l´offerta di tempo scuola nella sc. primaria (nel 2010 meno ore per cl. prime e seconde)
Ø Sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l´altro, una riduzione corposa del tempo scuola.
Non solo le classi prime vedranno contrarsi l´orario settimanale: da settembre 2010 negli istituti tecnici anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l´orario settimanale da 36 a 32 ore.
Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla “valorizzazione del metodo laboratoriale”, con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.
Ø Proseguirà la politica di taglio delle risorse economiche
Si prefigura un altro anno di lacrime e sangue per la scuola pubblica.
E QUEST´ANNO COSA E´ GIA´ ACCADUTO ?
Sono state chiusi 322 istituti “sottodimensionati”, cioè formati da scuole con un numero di alunni complessivo inferiore a 500.
Sono stati tagliati 36.218 docenti e circa15.000 ata. Sono state eliminate 4.945 classi.
E mentre i territori perdevano le loro scuole e i loro insegnanti, la popolazione scolastica quest´anno ha registrato 37.876 alunni iscritti in più. E´ aumentato il numero di alunni per classe, soprattutto nella scuola superiore (fino a 32/33).
Nella scuola primaria si sono perse le compresenze, ore necessarie per portare i bambini nei laboratori, fare i progetti, uscire dalla scuola per le visite di istruzione, recuperare i bambini in difficoltà… Alle medie e alle superiori si sono perse le ore a disposizione ed è diventato impossibile sostituire un collega assente.
UNA SCUOLA SEMPRE PIU´ POVERA
I pochi finanziamenti, che arrivano sempre più in ritardo, costringono le scuole a chiedere contributi sempre più consistenti ai genitori per tirare avanti. Nel 2009 nessun finanziamento per il normale funzionamento è arrivato alle scuole e poche migliaia di euro arriveranno per le supplenze e le attività.
Ogni scuola vanta crediti cospicui nei confronti del Ministero: si va dai 70mila euro ai 150/200mila di finanziamenti promessi, ma mai arrivati, alle scuole che hanno così dovuto anticipare con la disponibilità di cassa (spesso i contributi dei genitori) le spese affrontate. Senza soldi non si riesce a pagare lo stipendio ai supplenti, perciò i dirigenti scolastici sono costretti, in caso di assenza di un insegnante, a suddividere gli alunni nelle altre classi.
Nel 2009, per l´ampliamento dell´offerta formativa sono stati tagliati 45 milioni (il 21,66% in meno dell´anno prima) e altri 40 milioni saranno tagliati nei prossimi due anni.
Per la formazione degli insegnanti nel 2009 è stato stanziato il 27,64% in meno rispetto allo scorso anno (l´83,07% rispetto al 2001). 500mila euro sono stati tagliati al fondo per l´handicap.
Tra l´altro questi fondi, relativi al 2009, a dicembre non erano ancora stati resi disponibili alle scuole!
In compenso le scuole private riceveranno 120 milioni di euro di risorse aggiuntive.
MENO SCUOLA PER TUTTI !
Tutti gli ordini di scuola hanno visto, o vedranno, la diminuzione del tempo scuola offerto alle famiglie. Ad esempio nella scuola primaria, nonostante nel febbraio 2009 il 56% delle famiglie avesse chiesto le 30 ore, l´organico per le classi prime è stato assegnato a tutte le scuole per 27 ore.
Ma meno scuola non è la risposta giusta all´emergenza educativa che si va sempre più delineando nel nostro Paese, dove la famiglia da cui provieni, la scuola che frequenti, il luogo dove nasci, contano di più dei talenti e delle capacità individuali.
Il recentissimo Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Agnelli mette in luce:
· le mancanze del nostro sistema scolastico impoverito: un ragazzo su 5 tra i 20 e i 24 anni non ha completato la scuola superiore.
· La frattura sempre più evidente tra nord e sud del Paese: il 30% degli allievi meridionali non raggiunge la soglia minima di competenza; il Trentino spende 9.900 euro per un alunno contro i 5.800 della Puglia; c´è un computer ogni 5 studenti a Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù; un quindicenne del sud ha una preparazione uguale ad un tredicenne del nord…..
* La disuguaglianza sociale (che i nuovi ordinamenti accentueranno): i figli dei ceti abbienti si iscrivono ai licei (dove la probabilità di laurearsi è del 50%), mentre gli altri si iscrivono ai tecnici (probabilità laurea 12%) o ai professionali (probabilità laurea 5%).
Per l´anno scolastico 2010/2011…
Ø Saranno tagliati 25.600 docenti, suddivisi tra i vari gradi d´istruzione (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15.000 alunni in più)
Ø Ci saranno 15.000 ATA in meno (e nel contempo si taglieranno del 25% gli appalti esterni per la pulizia delle scuole)
Ø Sarà eliminato il 40% (- 4.500) circa dei posti di lingua inglese nella sc. primaria (ma il Miur rassicura: sarà avviato per tempo (?) un piano straordinario di formazione e con 30 ore di corso si potrà insegnare nelle prime e nelle seconde classi!)
Ø Continuerà a calare progressivamente l´offerta di tempo scuola nella sc. primaria (nel 2010 meno ore per cl. prime e seconde)
Ø Sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l´altro, una riduzione corposa del tempo scuola.
Non solo le classi prime vedranno contrarsi l´orario settimanale: da settembre 2010 negli istituti tecnici anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l´orario settimanale da 36 a 32 ore.
Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla “valorizzazione del metodo laboratoriale”, con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.
Ø Proseguirà la politica di taglio delle risorse economiche
Si prefigura un altro anno di lacrime e sangue per la scuola pubblica.
E QUEST´ANNO COSA E´ GIA´ ACCADUTO ?
Sono state chiusi 322 istituti “sottodimensionati”, cioè formati da scuole con un numero di alunni complessivo inferiore a 500.
Sono stati tagliati 36.218 docenti e circa15.000 ata. Sono state eliminate 4.945 classi.
E mentre i territori perdevano le loro scuole e i loro insegnanti, la popolazione scolastica quest´anno ha registrato 37.876 alunni iscritti in più. E´ aumentato il numero di alunni per classe, soprattutto nella scuola superiore (fino a 32/33).
Nella scuola primaria si sono perse le compresenze, ore necessarie per portare i bambini nei laboratori, fare i progetti, uscire dalla scuola per le visite di istruzione, recuperare i bambini in difficoltà… Alle medie e alle superiori si sono perse le ore a disposizione ed è diventato impossibile sostituire un collega assente.
UNA SCUOLA SEMPRE PIU´ POVERA
I pochi finanziamenti, che arrivano sempre più in ritardo, costringono le scuole a chiedere contributi sempre più consistenti ai genitori per tirare avanti. Nel 2009 nessun finanziamento per il normale funzionamento è arrivato alle scuole e poche migliaia di euro arriveranno per le supplenze e le attività.
Ogni scuola vanta crediti cospicui nei confronti del Ministero: si va dai 70mila euro ai 150/200mila di finanziamenti promessi, ma mai arrivati, alle scuole che hanno così dovuto anticipare con la disponibilità di cassa (spesso i contributi dei genitori) le spese affrontate. Senza soldi non si riesce a pagare lo stipendio ai supplenti, perciò i dirigenti scolastici sono costretti, in caso di assenza di un insegnante, a suddividere gli alunni nelle altre classi.
Nel 2009, per l´ampliamento dell´offerta formativa sono stati tagliati 45 milioni (il 21,66% in meno dell´anno prima) e altri 40 milioni saranno tagliati nei prossimi due anni.
Per la formazione degli insegnanti nel 2009 è stato stanziato il 27,64% in meno rispetto allo scorso anno (l´83,07% rispetto al 2001). 500mila euro sono stati tagliati al fondo per l´handicap.
Tra l´altro questi fondi, relativi al 2009, a dicembre non erano ancora stati resi disponibili alle scuole!
In compenso le scuole private riceveranno 120 milioni di euro di risorse aggiuntive.
MENO SCUOLA PER TUTTI !
Tutti gli ordini di scuola hanno visto, o vedranno, la diminuzione del tempo scuola offerto alle famiglie. Ad esempio nella scuola primaria, nonostante nel febbraio 2009 il 56% delle famiglie avesse chiesto le 30 ore, l´organico per le classi prime è stato assegnato a tutte le scuole per 27 ore.
Ma meno scuola non è la risposta giusta all´emergenza educativa che si va sempre più delineando nel nostro Paese, dove la famiglia da cui provieni, la scuola che frequenti, il luogo dove nasci, contano di più dei talenti e delle capacità individuali.
Il recentissimo Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Agnelli mette in luce:
· le mancanze del nostro sistema scolastico impoverito: un ragazzo su 5 tra i 20 e i 24 anni non ha completato la scuola superiore.
· La frattura sempre più evidente tra nord e sud del Paese: il 30% degli allievi meridionali non raggiunge la soglia minima di competenza; il Trentino spende 9.900 euro per un alunno contro i 5.800 della Puglia; c´è un computer ogni 5 studenti a Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù; un quindicenne del sud ha una preparazione uguale ad un tredicenne del nord…..
* La disuguaglianza sociale (che i nuovi ordinamenti accentueranno): i figli dei ceti abbienti si iscrivono ai licei (dove la probabilità di laurearsi è del 50%), mentre gli altri si iscrivono ai tecnici (probabilità laurea 12%) o ai professionali (probabilità laurea 5%).
Intanto i fondi che il contratto nazionale della scuola destina agli insegnanti che lavorano in scuole situate nelle aree a forte processo immigratorio o a rischio di dispersione scolastica, e che sono gli unici finanziamenti di questo tipo, sono rimasti gli stessi dal 2001. Ma nel frattempo la presenza di alunni stranieri sul territorio è quasi quadruplicata e sono aumentate in modo preoccupante le situazioni di disagio scolastico e di abbandono. E la politica risponde permettendo ai 15enni di uscire prima dal percorso scolastico, barattando l´obbligo di istruzione con l´apprendistato in qualche fabbrichetta!
Una scuola impoverita e dequalificata diventa premessa di insuccesso scolastico e formativo, provoca disaffezione che poi diventa abbandono e dispersione scolastica. E pensare che la Costituzione assegna all´istruzione, e alla scuola pubblica, il compito fondamentale di promozione culturale e sociale di ogni cittadino, riconoscendola come strumento principale per rimuovere gli ostacoli che possono limitare “la libertà e l´uguaglianza dei cittadini” e che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese” !
Una scuola impoverita e dequalificata diventa premessa di insuccesso scolastico e formativo, provoca disaffezione che poi diventa abbandono e dispersione scolastica. E pensare che la Costituzione assegna all´istruzione, e alla scuola pubblica, il compito fondamentale di promozione culturale e sociale di ogni cittadino, riconoscendola come strumento principale per rimuovere gli ostacoli che possono limitare “la libertà e l´uguaglianza dei cittadini” e che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese” !
Quante cattedre perde la tua scuola?
- Superiori: quante cattedre perde la tua scuola con la riforma?
In tutta Italia l´introduzione della riforma delle superiori (che non è ancora legge dello Stato) causerà la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro (a regime tra 5 anni potrebbero essere 24.000).
Un Istituto Tecnico Industriale, (ad es. ITIS Volterra) che ha classi (attualmente) con due indirizzi elettrotecnico e informatico. Con la riforma tutte le classi avranno 32 ore settimanali.
Proviamo a fare il calcolo per la scuola prendendo in considerazione le ore settimanali complessive attuali e a riforma totalmente applicata.
La perdita totale è di 132 ore di cui 64 al biennio. 132 ore corrispondono a 7 cattedre e rotti. Poiché sono coinvolte diverse materie saranno diverse cattedre a perdere un po´ di ore e quindi più insegnanti a diventare soprannumerari.Classi N. Ore attuali Ore riforma Differenza Prime 9 x 36= 324 x 32 = 288 - 36 Seconde 7 x 36= 252 x 32 = 224 - 28 Terze 6 x 36= 216 x 32 = 192 - 24 Quarte 5 x 36= 180 x 32 = 160 - 20 Quinte 6 x 36= 216 x 32 = 192 - 24 Totale
- 132
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giovedì 18 febbraio 2010
Scuola: meno 8 miliardi. Armi: più 4 miliardi.
di Mila Spicola
Anche questa è l’Italia.
Italia: 2009, una Finanziaria armata
Italia: 2009, una Finanziaria armata
Non mi attirerò le benevolenze di nessuno, nè dei nemici di destra e nemmeno dei miei di centrosinistra, perchè ce n’è anche per loro. Soprattutto per loro direi. Vista la spocchia moralista.
Ma tant’è: persi per persi, meglio avere la schiena dritta.
La legge finanziaria 2009, approvata il 19 dicembre scorso dal Parlamento Italiano stanzia almeno 4 miliardi per gli investimenti nel settore della Difesa, il 6% in meno del governo Prodi, ma pur sempre 4 miliardi di investimenti, laddove alla scuola ne sono stati tolti 8.
Sembrerebbe di avere un nemico alle porte, un ‘invasione armata dalle parti della Svizzera, o della Francia.
E invece no.
Ma come dicevano gli antichi: si vis pacem para bellum. E quindi pariamo il colpo, noi che di scuola ci perdiamo la salute…
I manager dell’industria bellica non possono lamentarsi: sono previsti minori finanziamenti complessivi rispetto a quelli stanziati dal precedente Governo Prodi, ma la legge non li penalizza poi più di tanto.
La Difesa ha superato solo con un meno 6% le sforbiciate di Tremonti, che hanno tagliato 8 miliardi di euro alla scuola nel prossimo triennio.
Puniti sono soprattutto i militari (comprese forze armate e forze di polizia). Non l’industria: quella no, affatto. Anzi..
Vista la scarsa trasparenza in materia è un’operazione difficile quantificare con previsione la spesa di investimenti militare.
Mi è parso di capire, dopo aver studiato qualche sito qua e là e aver chiesto, che essa è divisa in diversi fondi, per lo più del ministero per lo sviluppo economico, che finanzia la parte dei programmi di ammodernamento più importanti.
La Finanziaria del nostro Tremonti, sempre quella che ci ha dissanguato le scuole e ci impedisce di pagare i supplenti e ci obbliga a dividere i ragazzi nelle altre classi, a spegnere i riscaldamenti tre giorni sì e tre giorni no..insomma..quella finanziaria medesima prevede un incremento di un miliardo per ciascuno degli anni 2010 e 2011 per il Fondo realizzazione programmi investimento pluriennali nell’industria nazionale ad alto contenuto tecnologico. Tale fondo istituito da Prodi nel 2008 ammontava a 1,2 miliardi e nel 2009 è stato ridotto da Tremonti a 1,017 milioni.
Poca roba se pensiamo che li hanno tolti agli straordinari delle forze dell’ordine e non certo alla produzione e all’acquisto di armi. Settore che non ha conosciuto la crisi. Anzi. Cresce cresce. Consiglierei ai precari della scuola di investire in una bella fabbrichetta di polvere da sparo piuttosto che in master e specializzazioni. E vedi sopra: si vis pacem para bellum..più guerra di così: la scuola l’hanno decimata.
Leggo anche di Finmeccanica: per il programma di coproduzione italo francese per le fregate navali militari Fremm è prevista una rimodulazione della spesa, con un incremento dello stanziamento di 239 milioni di euro, e la previsione di ulteriori stanziamenti di 305 milioni sia nel 2010 che nel 2011. Anche i programmi aeronautici sono stati incrementati: per l’Eurofighter stanziati 500 milioni a carico del ministero per lo sviluppo economico. A queste sono da aggiungere le spese per le missioni militari all’estero, pari a un miliardo l’anno.
Ma tant’è: persi per persi, meglio avere la schiena dritta.
La legge finanziaria 2009, approvata il 19 dicembre scorso dal Parlamento Italiano stanzia almeno 4 miliardi per gli investimenti nel settore della Difesa, il 6% in meno del governo Prodi, ma pur sempre 4 miliardi di investimenti, laddove alla scuola ne sono stati tolti 8.
Sembrerebbe di avere un nemico alle porte, un ‘invasione armata dalle parti della Svizzera, o della Francia.
E invece no.
Ma come dicevano gli antichi: si vis pacem para bellum. E quindi pariamo il colpo, noi che di scuola ci perdiamo la salute…
I manager dell’industria bellica non possono lamentarsi: sono previsti minori finanziamenti complessivi rispetto a quelli stanziati dal precedente Governo Prodi, ma la legge non li penalizza poi più di tanto.
La Difesa ha superato solo con un meno 6% le sforbiciate di Tremonti, che hanno tagliato 8 miliardi di euro alla scuola nel prossimo triennio.
Puniti sono soprattutto i militari (comprese forze armate e forze di polizia). Non l’industria: quella no, affatto. Anzi..
Vista la scarsa trasparenza in materia è un’operazione difficile quantificare con previsione la spesa di investimenti militare.
Mi è parso di capire, dopo aver studiato qualche sito qua e là e aver chiesto, che essa è divisa in diversi fondi, per lo più del ministero per lo sviluppo economico, che finanzia la parte dei programmi di ammodernamento più importanti.
La Finanziaria del nostro Tremonti, sempre quella che ci ha dissanguato le scuole e ci impedisce di pagare i supplenti e ci obbliga a dividere i ragazzi nelle altre classi, a spegnere i riscaldamenti tre giorni sì e tre giorni no..insomma..quella finanziaria medesima prevede un incremento di un miliardo per ciascuno degli anni 2010 e 2011 per il Fondo realizzazione programmi investimento pluriennali nell’industria nazionale ad alto contenuto tecnologico. Tale fondo istituito da Prodi nel 2008 ammontava a 1,2 miliardi e nel 2009 è stato ridotto da Tremonti a 1,017 milioni.
Poca roba se pensiamo che li hanno tolti agli straordinari delle forze dell’ordine e non certo alla produzione e all’acquisto di armi. Settore che non ha conosciuto la crisi. Anzi. Cresce cresce. Consiglierei ai precari della scuola di investire in una bella fabbrichetta di polvere da sparo piuttosto che in master e specializzazioni. E vedi sopra: si vis pacem para bellum..più guerra di così: la scuola l’hanno decimata.
Leggo anche di Finmeccanica: per il programma di coproduzione italo francese per le fregate navali militari Fremm è prevista una rimodulazione della spesa, con un incremento dello stanziamento di 239 milioni di euro, e la previsione di ulteriori stanziamenti di 305 milioni sia nel 2010 che nel 2011. Anche i programmi aeronautici sono stati incrementati: per l’Eurofighter stanziati 500 milioni a carico del ministero per lo sviluppo economico. A queste sono da aggiungere le spese per le missioni militari all’estero, pari a un miliardo l’anno.
Nello stesso tempo è da rilevare che la Finanziaria ha anche cancellato lo stanziamento di due milioni di euro previsto per lo sminamento, cioè la bonifica dei territori dove sono presenti le mine antipersona, che in passato l’Italia, maggiore produttrice di questi allegri aggeggi, ha venduto a numerosi paesi in guerra. E sempre la finanziaria 2009 riduce inoltre drasticamente i finanziamenti alla cooperazione allo sviluppo. A nulla sono serviti gli appelli lanciati nei mesi scorsi : la cooperazione quest’anno dovrà tirare drammaticamente le cinghia, a rischio anche il servizio civile.
Il Governo Berlusconi sembra voler considerare l’industria militare come una sorta di volano: la ripresa economica sarà sostenuta dalle spese per le armi.
Hai capito?
Non la scuola, non la ricerca, non l’innovazione. Come sembrerebbe logico, e come è logico in ogni paese occidentale. Bensi : armi. Come in un paese in guerra dell’oriente islamico o in uno devastato dalla guerriglia terroristica. In effetti c’è da dire: guerra alla crisi. E con quali armi migliori se non la produzione di armi, avrà pensato il nostro solerte ministro?
Un tempo ci distinguevamo per la cappella Sistina oggi per la Beretta 46.
Durante l’iter della legge finanziaria nessun onorevole o senatore (nè di centrodestra nè di centrosinistra) ha proposto di ridurre le spese per gli armamenti. Le spese militari sono uscite dalla discussione dell’agenda politica, in perfetto stile bipartisan, anzi Pdl e Pd hanno fatto a gara nell’affermare gli insufficienti stanziamenti per le forze armate.
Hai capito?
Non la scuola, non la ricerca, non l’innovazione. Come sembrerebbe logico, e come è logico in ogni paese occidentale. Bensi : armi. Come in un paese in guerra dell’oriente islamico o in uno devastato dalla guerriglia terroristica. In effetti c’è da dire: guerra alla crisi. E con quali armi migliori se non la produzione di armi, avrà pensato il nostro solerte ministro?
Un tempo ci distinguevamo per la cappella Sistina oggi per la Beretta 46.
Durante l’iter della legge finanziaria nessun onorevole o senatore (nè di centrodestra nè di centrosinistra) ha proposto di ridurre le spese per gli armamenti. Le spese militari sono uscite dalla discussione dell’agenda politica, in perfetto stile bipartisan, anzi Pdl e Pd hanno fatto a gara nell’affermare gli insufficienti stanziamenti per le forze armate.
Eppure in tempi così difficili riducendo le spese per le armi si potrebbero, ad esempio, ne dico una tra le prime che mi vengono in mente, trovare le risorse per investire nella scuola e nell’università.
A voi i commenti.
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mercoledì 3 febbraio 2010
Scuola: PdCI Tra sud e centro-nord un baratro. Governo smantella la scuola ed umilia il mezzogiorno
Fra la scuola elementare e media del Meridione d’Italia e quella del Centro-Nord rischia di aprirsi un baratro. E’ quanto rende noto l’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico. E il baratro diverrà incolmabile a fronte di politiche scolastiche del Governo tese a smantellare tutta la nostra scuola pubblica e che umiliano il Meridione d'Italia.
Basta constatare che nel 2009-‘10 su un taglio totale di circa 1.800 classi nella scuola elementare ben 1.200 sono al Sud e nelle Isole; su un taglio di circa 1.200 classi alle medie, oltre 800 sono nel Sud e nelle Isole; le nostre 10.500 istituzioni scolastiche sono state ridotte di circa 300 unità, ben 140 si trovano nel Sud e nelle Isole, circa 80 solo in Calabria; i “licenziamenti” di migliaia di docenti precari hanno colpito pesantemente tutto il Paese, in modo pesantissimo il Sud e le Isole”. E’ quanto dichiarano Piergiorgio Bergonzi e Michelangelo Tripodi, rispettivamente responsabile Scuola e Mezzogiorno del PdCI - Federazione della sinistra.
“E che dire della scuola a tempo pieno. Le statistiche - continuano Bergonzi e Tripodi - dicono che su 135.000 classi di scuola elementare circa 99.000 (73%) sono a tempo “normale” e 36.500 (27%) a tempo pieno. Salvo poi scoprire che nel Sud e nelle Isole il tempo pieno, praticamente, è inesistente e che quindi al Nord e al Centro la scuola elementare a tempo pieno si avvicina al 50% del totale, mentre al Sud è prossima allo zero”.
“Per “colmare il baratro” - dicono ancora Bergonzi e Tripodi - il Governo deve riconoscere a tutti i bambini e le bambine del nostro Paese gli stessi diritti. Deve cioè stanziare risorse, molte risorse, perché il tempo pieno si espanda nel Nord e nel Centro Italia e si realizzi pienamente nel Sud, deve investire risorse perché tutti possano studiare in strutture scolastiche decorose e non cadenti”.
“Avanziamo due proposte: - concludono Bergonzi e Tripodi - 1) si utilizzino le immense risorse che si vogliono sprecare per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina per realizzare un grande piano di ristrutturazione e costruzione di edilizia scolastica (dieci miliardi in tre anni), un piano che consenta a tutti i bambini e ragazzi del nostro paese di studiare in edifici decorosi e che impegnerà, per la sua realizzazione, decine di migliaia di lavoratori e centinaia di imprese; 2) questo governo reinvesta immediatamente nella scuola le risorse tagliate in termini di classi e insegnanti per espandere ovunque il tempo pieno e per far sì che i bambini e le bambine del meridione d’Italia possano fruirne al pari di tutti i loro coetanei. E’ l’esatto contrario di come questo sciagurato governo di destra sta operando contro il futuro dei nostri giovani”
da comunisti italiani
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mercoledì 27 gennaio 2010
Finanziaria 2010: Le alchimie del governo e lo scippo del TFR dei lavoratori
| Di | Carmine Calvanese |
|---|---|
La grande novità, oscurata da gran parte dei mezzi di comunicazione, è che con la manovra economica il governo Berlusconi/Tremonti/Bossi/Fini ha deciso di utilizzare il "Fondo TFR dei lavoratori" per la copertura delle spese correnti attribuendolo direttamente al Ministero dell'Economia e Finanza. La riforma "bipartisan" del Trattamento di Fine Rapporto", proposta dapprima dal duo Maroni-Tremonti con il governo Berlusconi e poi anticipata di un anno dal tandem Prodi-Padoa Schioppa, rappresenta una delle più becere imboscate ordite ai danni dei lavoratori italiani negli ultimi anni. L'avvio anticipato della previdenza complementare al 1° gennaio 2007, fortemente voluto dal prof. Prodi, ha imposto a tutte quelle aziende con oltre 49 dipendenti l'obbligo di destinare all'INPS la quota di Tfr maturata a decorrere dallo stesso anno e non destinata alle forme pensionistiche complementari. Il contributo dei lavoratori è così confluito mensilmente in un fondo gestito dall'INPS ed istituito presso la Tesoreria di Stato, con l'obiettivo di finanziare la realizzazione di opere infrastrutturali di interesse nazionale. La Legge 2007 prevedeva, inoltre, che entro i primi sei mesi del'anno, se il lavoratore non avesse chiaramente espresso il suo rifiuto ad aderire alla previdenza integrativa, sarebbe valsa irrevocabilmente la regola del silenzio-assenso. Un scelta allucinante e gradita esclusivamente al settore bancario a completo danno dei lavoratori. Gli anni sono passati e così ad inizio 2010 quel fondo è arrivato a toccare la bella cifra di 3,1 miliardi di euro. Un tale gruzzoletto non poteva passare inosservato e quindi, i "signori" al governo, per essere chiari gli stessi che non "aumentano le tasse", hanno pensato bene di metter mano direttamente nelle tasche dei lavoratori, ben consapevoli che le "opposizioni parlamentari" e i mass media nulla avrebbero riportato rispetto a un simile abuso. Questo atto, di per sé indegno nei confronti di tutti i lavoratori privati, nel prossimo futuro contribuirà a creare nuovo debito pubblico (3,1 miliari del TFR), che giocoforza sarà pagato dagli stessi lavoratori "scippati". Tutto ciò è avvenuto, mentre, con un altro provvedimento (scudo fiscale), il governo Berlusconi premiava i "bravi" cittadini, che avevano evaso "miserabilmente" e "arbitrariamente" le tasse ai danni dello Stato e degli onesti cittadini. Si è arrivati così al paradosso che i lavoratori dipendenti privati sono stati fregati per l'ennesima volta, infatti, non aderendo alla previdenza complementare hanno creduto bene di lasciare il loro TFR all'INPS, per essere sicuri e non rischiare nei mercati finanziari, ma la scelta oggi si rende vana visto che il governo se ne appropriato senza dover chiedere alcun consenso. Ma la truffa non finisce qui. Con il 2010 dovrebbero arrivare a tutti i lavoratori dipendenti delle missive, in cui verranno indicati gli importi presumibili delle loro future pensioni. Il fine di queste questa comunicazione è quello di impaurire i lavoratori e pilotarli verso i fondi pensione o altri prodotti assicurativi. Dare i propri soldi ai fondi pensione vuole dire correre due rischi che con il TFR non si corrono. Il primo rischio è che un crack di mercati finanziari faccia scendere di valore di quello che uno ha messo da parte. Non si tratta di fallimenti, i fondi pensione non falliscono, lo stesso vale per i fondi comuni, ma possono, tuttavia, perdere il 90% del loro valore. L'altro rischio è dato dalla ripresa dell'inflazione. Quello che è sicuro è che, di fronte questi due rischi, che magari possono anche sopraggiungere accoppiati, chi opta per il TFR è tranquillo, perché il valore del Fondo non dipende dai mercati finanziari e, in caso d'inflazione, segue in maniera eccellente l'aumento dei prezzi al consumo. Sulla questione, il governo ha più volte ribadito che "vi sarà un nuovo periodo di silenzio/assenso", cioè altri sei mesi in cui, automaticamente, in assenza di comunicazioni scritte, i soldi dei lavoratori andranno nei fondi pensione. Tutto ciò avviene perché il TFR va bene, chiaramente, per i lavoratori ed anche per le aziende, mentre non consente speculazioni ai banchieri, agli assicuratori e ai faccendieri vari, per essere chiari alle "caste" che "sostengono" il governo Berlusconi. In definitiva, con questo ennesimo provvedimento anti-lavoratori, il governo ha fatto capire da che parte sta, ora tocca ai lavoratori far capire da che parte essi vogliono stare. Le elezioni si avvicinano meditate gente, meditate. Carmine Calvanese | |
mercoledì 20 gennaio 2010
Scuola - Lettera aperta PDCI a parlamentari opposizione: "No ai regolamenti della controriforma Gelmini"
Il PdCI-Federazione della Sinistra, a firma di Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale Scuola del partito, ha inviato una lettera aperta ai parlamentari dei partiti di opposizione della VII Commissione del Senato e della Camera dei Deputati, che in questi giorni dovranno esprimere un parere sui “regolamenti” della scuola secondaria superiore.
Onorevoli parlamentari, in questi giorni le competenti Commissioni parlamentari sono chiamate ad esprimere un parere sui “regolamenti” della scuola secondaria superiore.
Mi permetto di rivolgervi un appello: opponetevi ad essi con la massima determinazione poichè tali “regolamenti” costituiscono una vera e propria controriforma della nostra scuola secondaria, inaccettabile, incostituzionale in quanto mette in gioco il diritto di istruzione delle giovani generazioni e, con esso, il futuro loro e dell’intero Paese.
Sono i fatti ed i numeri a dimostrare l’inconfutabilità di questa affermazione.
Viene ormai riconosciuto da tutte le forze sociali, economiche, politiche democratiche che il nostro Paese, per garantirsi il futuro, deve oggi fronteggiare un’esigenza prioritaria e inderogabile: quella di elevare il livello culturale e di istruzione di tutta la popolazione ovvero deve anzitutto assicurare ai giovani un grado qualificato di istruzione che consenta loro di essere cittadini a pieno titolo, di accedere ad un lavoro stabile. Tale grado di istruzione minimo viene oggi individuato nel conseguimento da parte di tutti i diciottenni del diploma della scuola secondaria superiore. Un obiettivo di civiltà che realizzi l’inclusione nella nostra scuola secondaria dei circa 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi. Il che comporta una conseguenza ovvia: un tale numero più elevato di studenti richiede più aule, più scuole, più ore di insegnamento, più docenti, più fondi per il diritto allo studio, maggiori risorse per attuare gli indispensabili atti di riforma finalizzati a mettere la nostra scuola in grado di accogliere e di dare a tutti un’istruzione qualificata almeno fino a diciotto anni di età.
Ebbene i “regolamenti” governativi si muovono nella direzione esattamente opposta essendo finalizzati esclusivamente a ridurre di diversi miliardi le risorse della scuola secondaria superiore. Il che comporta: migliaia di classi in meno che andranno ad aggiungersi alle 5000 già soppresse; meno scuole; circa 40.000 insegnanti in meno ( nella sola secondaria) che andranno a sommarsi ai 47.000 già tagliati quest’anno; meno ore di lezione; costi crescenti per le famiglie. Il tutto coniugato con un impianto culturale di stampo gentiliano concepito e riferito ad una società che non esiste più da decenni, che nulla ha a che fare con l’esigenza di cultura critica e il ruolo del sapere nella società contemporanea e che è solo funzionale ad una scuola classista della separazione e dell’esclusione.
Non è difficile prevedere che l’attuazione di detti “regolamenti” ancorchè non riportare nella scuola i 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi, produrrà, al contrario, forme di esclusione sempre più estese e massicce dal diritto di istruzione precludendo l’accesso al diploma della secondaria superiore a percentuali ben più elevate dell’attuale 20-25% di giovani che già oggi non lo conseguono.
L’approvazione e l’attuazione di questi “regolamenti” segnerà dunque un passaggio di straordinaria rilevanza ai fini dello storico progetto reazionario che la destra persegue: smantellare la scuola pubblica, estirpare il diritto inalienabile all’istruzione per tutti sancito dalla Costituzione italiana.
Su tutto ciò non vi può essere mediazione o compromesso di sorta da parte di chi ha a cuore il futuro del Paese, vuole salvaguardare e attuare il dettato costituzionale, intende trasformare nel senso della giustizia e dell’uguaglianza questa società.
Per questo credo sia indispensabile l’opposizione più intransigente. Ciò pur nella consapevolezza che neppure il pronunciamento negativo del Parlamento potrebbe essere sufficiente ad impedire alla destra di procedere su questa strada sciagurata: sono riusciti ad espropriare il Parlamento persino delle scelte decisive per il futuro di tutti noi. E tuttavia una forte, chiara voce di opposizione parlamentare costituirebbe un segnale importantissimo per mantenere accesa nel Paese la speranza, per riaprire nella scuola, nella società, nelle aule parlamentari una grande stagione di lotta capace di fermare questo disegno reazionario che, anche in presenza dell’eventuale approvazione dei “regolamenti”, può ancora e deve essere sconfitto.
Mi permetto di rivolgervi un appello: opponetevi ad essi con la massima determinazione poichè tali “regolamenti” costituiscono una vera e propria controriforma della nostra scuola secondaria, inaccettabile, incostituzionale in quanto mette in gioco il diritto di istruzione delle giovani generazioni e, con esso, il futuro loro e dell’intero Paese.
Sono i fatti ed i numeri a dimostrare l’inconfutabilità di questa affermazione.
Viene ormai riconosciuto da tutte le forze sociali, economiche, politiche democratiche che il nostro Paese, per garantirsi il futuro, deve oggi fronteggiare un’esigenza prioritaria e inderogabile: quella di elevare il livello culturale e di istruzione di tutta la popolazione ovvero deve anzitutto assicurare ai giovani un grado qualificato di istruzione che consenta loro di essere cittadini a pieno titolo, di accedere ad un lavoro stabile. Tale grado di istruzione minimo viene oggi individuato nel conseguimento da parte di tutti i diciottenni del diploma della scuola secondaria superiore. Un obiettivo di civiltà che realizzi l’inclusione nella nostra scuola secondaria dei circa 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi. Il che comporta una conseguenza ovvia: un tale numero più elevato di studenti richiede più aule, più scuole, più ore di insegnamento, più docenti, più fondi per il diritto allo studio, maggiori risorse per attuare gli indispensabili atti di riforma finalizzati a mettere la nostra scuola in grado di accogliere e di dare a tutti un’istruzione qualificata almeno fino a diciotto anni di età.
Ebbene i “regolamenti” governativi si muovono nella direzione esattamente opposta essendo finalizzati esclusivamente a ridurre di diversi miliardi le risorse della scuola secondaria superiore. Il che comporta: migliaia di classi in meno che andranno ad aggiungersi alle 5000 già soppresse; meno scuole; circa 40.000 insegnanti in meno ( nella sola secondaria) che andranno a sommarsi ai 47.000 già tagliati quest’anno; meno ore di lezione; costi crescenti per le famiglie. Il tutto coniugato con un impianto culturale di stampo gentiliano concepito e riferito ad una società che non esiste più da decenni, che nulla ha a che fare con l’esigenza di cultura critica e il ruolo del sapere nella società contemporanea e che è solo funzionale ad una scuola classista della separazione e dell’esclusione.
Non è difficile prevedere che l’attuazione di detti “regolamenti” ancorchè non riportare nella scuola i 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi, produrrà, al contrario, forme di esclusione sempre più estese e massicce dal diritto di istruzione precludendo l’accesso al diploma della secondaria superiore a percentuali ben più elevate dell’attuale 20-25% di giovani che già oggi non lo conseguono.
L’approvazione e l’attuazione di questi “regolamenti” segnerà dunque un passaggio di straordinaria rilevanza ai fini dello storico progetto reazionario che la destra persegue: smantellare la scuola pubblica, estirpare il diritto inalienabile all’istruzione per tutti sancito dalla Costituzione italiana.
Su tutto ciò non vi può essere mediazione o compromesso di sorta da parte di chi ha a cuore il futuro del Paese, vuole salvaguardare e attuare il dettato costituzionale, intende trasformare nel senso della giustizia e dell’uguaglianza questa società.
Per questo credo sia indispensabile l’opposizione più intransigente. Ciò pur nella consapevolezza che neppure il pronunciamento negativo del Parlamento potrebbe essere sufficiente ad impedire alla destra di procedere su questa strada sciagurata: sono riusciti ad espropriare il Parlamento persino delle scelte decisive per il futuro di tutti noi. E tuttavia una forte, chiara voce di opposizione parlamentare costituirebbe un segnale importantissimo per mantenere accesa nel Paese la speranza, per riaprire nella scuola, nella società, nelle aule parlamentari una grande stagione di lotta capace di fermare questo disegno reazionario che, anche in presenza dell’eventuale approvazione dei “regolamenti”, può ancora e deve essere sconfitto.
P. S. Infine mi rivolgo a voi perché anche in occasione di questa discussione parlamentare riportiate con forza il dramma che la quasi totalità delle 10.700 scuole pubbliche italiane stanno da troppo tempo vivendo: senza fondi per il loro funzionamento ordinario; senza risorse per assumere personale supplente; con l’invito di Direttori regionali alle scuole a svolgere la pulizia delle aule e dei servizi igienici a giorni alterni (!); nella generalità dei casi costrette a chiedere contributi alle famiglie per il loro quotidiano funzionamento (alla faccia della gratuità dell’istruzione sancita dalla Costituzione!).
Una situazione di emergenza voluta e determinata solo dalle inadempienze di un governo che rifiuta di trasferire alle scuole persino le risorse loro dovute!
Uno stato di emergenza che dura da troppo tempo e che sta mettendo a rischio la qualità e la semplice funzionalità della nostra scuola pubblica. A questa emergenza si deve porre subito fine. Basterebbe che il Governo restituisse alle scuole il miliardo di debiti che ha cumulato nei loro confronti, basterebbe lo stanziamento immediato e urgente di 300 milioni di euro aggiuntivi alle misere risorse promesse alle scuole. 300 milioni: nulla a fronte degli otto miliardi di tagli operati dal governo contro la scuola pubblica! 300 milioni: indispensabili per impedire la morte di una scuola pubblica qualificata che garantisce il diritto di istruzione. 300milioni: l’equivalente del costo di tre aerei militari Eurofighter di cui il governo ha ordinato ventuno esemplari l’estate scorsa e che ora sembra stia cercando di “rivendere” perché sarebbero troppo cari e perché non così necessari alla difesa del territorio nazionale!
Cordialmente
Piergiorgio Bergonzi (responsabile Scuola del Partito dei Comunisti Italiani)-Federazione della Sinistra
Roma 19. 01. 2010
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martedì 19 gennaio 2010
Bertolaso piglia tutto: ora la Protezione civile si occuperà anche delle carceri
Varato lo stato di emergenza annunciato dal ministro Alfano: costruzione veloce di nuovi padiglioni ma anche un piccolo indultino per smaltire le celle. E a gestire i circa 500 milioni che il governo ha deciso di stanziare spunta ancora una volta la potente struttura di Guido Bertolaso
Oltre alle mille incombenze che il governo Berlusconi le ha affidato la Protezione civile del nuovo corso, quella privatizzata che il governo sta preparando, potrebbe occuparsi anche delle carceri. Lo si capisce dalle parole che il ministro Alfano ha pronunciato nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha decretato lo stato di emergenza. Questo durerà almeno fino al « 31 dicembre di quest’anno». Anche perché la presenze nei vari penitenziari hanno raggiunto la cifra record di 64.640 detenuti» e anche i nuovi 1600 posti creato negli ultimi 18 mesi non sono stati sufficienti. Il governo pensa dunque alla costruzione immediata di 47 nuovi padiglioni adiacenti alle vecchie strutture carcerarie da costruire sul modello dell'Aquila cioè, come ha sottolineato Berlusconi, «con i tre turni di lavoro che consentono di fare in 20 giorni quello che in genere richiede due mesi». Dal 2011, invece, si partirà con la realizzazione di strutture nuove vere e proprie. Alfano ha voluto sottolineare che la strategia del governo intende prendere le distanze dal modello «delle amnistie e degli indulti» che ha caratterizzato tutta la storia repubblicana. Le destre al governo aumentano i reati perseguibili, aumentano le persone in carcere, spesso per condanne minori legate all'immigrazione e come rimedio intendono costruire nuove carceri. Eppure nemmeno il Popolo delle libertà può rinunciare a misure di alleviamento delle pene. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha deciso di presentare un ddl di due soli articoli che prevede gli arresti domiciliari per chi deve scontare ancora un anno di carcere e la messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni per i quali sono previsti lavori di pubblica utilità. Per questi il processo verrà sospeso. Quindi un indultino anche Alfano è costretto a farlo (e meno male, aggiungiamo noi).
Ma il punto inquietante è un altro e come dicevamo in apertura si tratta del ruolo della Protezione civile. Con la dichiarazione dello stato di emergenza nelle carceri italiane, infatti, il capo del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, diverrà Commissario delegato e potrà pertanto agire «in deroga alle ordinarie competenze, velocizzando procedure e semplificando le gare d'appalto». A sottolinearlo è lo stesso Ionta che, in una nota, fa sapere che il «braccio operativo» con cui gestirà l'emergenza carcere sarà la Protezione civile servizi Spa, la nuova società istituita per decreto la scorsa settimana e che fa capo al Dipartimento guidato da Bertolaso. Il riferimento normativo su cui si basa lo stato di emergenza delle carceri è - spiega Ionta - «la legge 225 del 24 febbraio 1992, una legge della protezione civile che consente di dichiarare lo stato di emergenza nazionale in presenza di situazioni che non siano riferite esclusivamente a episodi di calamità naturale, ma che si estende a situazioni emergenziali che determinano un allarme nazionale». La soluzione è stata proposta da Ionta e accolta «nella sua interezza» dal governo. Nei prossimi giorni, pertanto, il presidente del Consiglio emanerà un'ordinanza di nomina di Ionta a commissario delegato, «dotato di poteri straordinari per affrontare e risolvere il problema», che come suo «braccio operativo», appunto, avrà la Protezione civile servizi Spa. I 500milioni di euro stanziati nell'ultima finanziaria - aggiunge Ionta nella nota - costituiscono la «premessa per l'individuazione della consistenza numerica di nuovi padiglioni e nuove strutture, tenendo anche conto del presumibile utilizzo dei fondi di bilancio pari a circa 80.000.000 di euro e del finanziamento di talune opere con i fondi a disposizione di Cassa Ammende».
Ma il punto inquietante è un altro e come dicevamo in apertura si tratta del ruolo della Protezione civile. Con la dichiarazione dello stato di emergenza nelle carceri italiane, infatti, il capo del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, diverrà Commissario delegato e potrà pertanto agire «in deroga alle ordinarie competenze, velocizzando procedure e semplificando le gare d'appalto». A sottolinearlo è lo stesso Ionta che, in una nota, fa sapere che il «braccio operativo» con cui gestirà l'emergenza carcere sarà la Protezione civile servizi Spa, la nuova società istituita per decreto la scorsa settimana e che fa capo al Dipartimento guidato da Bertolaso. Il riferimento normativo su cui si basa lo stato di emergenza delle carceri è - spiega Ionta - «la legge 225 del 24 febbraio 1992, una legge della protezione civile che consente di dichiarare lo stato di emergenza nazionale in presenza di situazioni che non siano riferite esclusivamente a episodi di calamità naturale, ma che si estende a situazioni emergenziali che determinano un allarme nazionale». La soluzione è stata proposta da Ionta e accolta «nella sua interezza» dal governo. Nei prossimi giorni, pertanto, il presidente del Consiglio emanerà un'ordinanza di nomina di Ionta a commissario delegato, «dotato di poteri straordinari per affrontare e risolvere il problema», che come suo «braccio operativo», appunto, avrà la Protezione civile servizi Spa. I 500milioni di euro stanziati nell'ultima finanziaria - aggiunge Ionta nella nota - costituiscono la «premessa per l'individuazione della consistenza numerica di nuovi padiglioni e nuove strutture, tenendo anche conto del presumibile utilizzo dei fondi di bilancio pari a circa 80.000.000 di euro e del finanziamento di talune opere con i fondi a disposizione di Cassa Ammende».
tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it
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venerdì 15 gennaio 2010
co.co.pro: la beffa dell'una tantum
| Di | Samie theobserver |
|---|---|
Quando il ministro Sacconi ha presentato il pacchetto Welfare è sembrato piuttosto compiaciuto tanto da avere sottolineato l'evidente e significativo contenuto sociale della manovra finanziaria 2010. Ora, non è per fare polemica a tutti i costi, ma un legittimo dubbio sulla efficacia di certi provvedimenti li solleverei.
Uno degli emendamenti del governo nell'ambito del pacchetto Welfare prevede che l'assegno una tantum per i precari che perdono il posto di lavoro possa raddoppiare da 2.000 a 4.000 euro. Letta così, senza indagare ulteriormente, sembrerebbe un ottimo provvedimento volto al sostegno economico dei lavoratori a progetto. In realtà, trattasi di un sussidio di cui beneficeranno in pochi.
Le condizioni di accesso - Un'indennità pari al 30%... leggi tutto http://theobserver.splinder.com/
Uno degli emendamenti del governo nell'ambito del pacchetto Welfare prevede che l'assegno una tantum per i precari che perdono il posto di lavoro possa raddoppiare da 2.000 a 4.000 euro. Letta così, senza indagare ulteriormente, sembrerebbe un ottimo provvedimento volto al sostegno economico dei lavoratori a progetto. In realtà, trattasi di un sussidio di cui beneficeranno in pochi.
Le condizioni di accesso - Un'indennità pari al 30%... leggi tutto http://theobserver.splinder.com/
martedì 12 gennaio 2010
FERRERO (FEDERAZ SINISTRA): TASSE, ALTRO CHE DUE ALIQUOTE, NECESSARIO AUMENTARE TASSE AI RICCHI
Il drammatico calo del potere d’acquisto delle famiglie italiane registrato dall’Istat (-1,6% in un anno) non è solo indice della perdurante crisi economica che grava sul nostro Paese ma anche dell’inefficacia e degli effetti nefasti delle politiche economiche del governo Berlusconi.
Bisogna mettere in atto politiche economiche e sociali che siano l’esatto opposto di quelle del governo Berlusconi: bisogna tagliare le tasse a lavoratori e pensionati, aumentare le tasse ai ricchi, introdurre una vera tassa patrimoniale e colpire i grandi patrimoni e l’evasione fiscale.
Infine, la proposta Berlusconi di ridurre il sistema di tassazione italiano a sole due aliquote è profondamente sbagliata e ingiusta: favorirebbe solo i redditi più alti e, tra le tante conseguenze nefaste, vorrebbe anche dire la fine della sanità pubblica e l’introduzione della sanità a pagamento per tutti i cittadini italiani.
mercoledì 23 dicembre 2009
Fiat, 8 miliardi ma chiude Termini Imerese
Da rassegna.it
Marchionne incontra governo e sindacati: “Coniugare costi industriali a responsabilità sociale”. Pronti 8 mld in due anni, ma è scontro sul sito siciliano: confermato stop auto a fine 2011, no di Epifani e Scajola. Operai in presidio davanti Palazzo Chigi
Per i prossimi due anni la Fiat investirà in Italia 8 miliardi di euro, ma conferma lo stop auto per Termini Imerese a dicembre 2011. E’ quanto emerso dalla giornata di oggi (22 dicembre), dall’incontro tra l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, governo e sindacati a Palazzo Chigi. L’ad ha parlato mentre fuori, davanti all’edificio, i lavoratori di molti stabilimenti erano in presidio per criticare le scelte dell’azienda. All’interno, è stato illustrato il progetto industriale per il nostro paese. “Abbiamo un piano ambizioso per la Fiat, soprattutto in Italia – ha detto -, bisogna conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale”. A suo avviso, infatti, “il puro calcolo economico avrebbe conseguenze dolorose che nessuno vuole. Un’attenzione esclusiva al sociale condurrebbe tuttavia alla scomparsa dell'azienda”.
Marchionne ha parlato degli operai. “C’è una forte disparità dei livelli di utilizzo della manodopera tra gli stabilimenti auto di Fiat italiani ed esteri. Dobbiamo – ha sottolineato - affrontare il problema di petto, da quello che decideremo dipende il nostro futuro, se non ce la facciamo sarebbe una rovina”. Il contesto dell’auto “resta sfavorevole”, ma comunque nel 2010-2011 la Fiat produrrà undici nuovi modelli auto tra cui il nuovo Doblò, Giulietta, la nuova Panda e la nuova Y.
Termini Imerese, confermato stop auto dicembre 2011
La produzione di auto a Termini Imerese finirà a dicembre 2011. L’amministratore delegato lo ha confermato, parlando di “condizioni di svantaggio competitivo” e di difficoltà strutturali, perchè lo stabilimento “è in perdita”. La Fiat è pronta a discutere una “proposta di riconversione”, sia con la Regione Sicilia che con gruppi privati, ha assicurato, e proverà a trovare soluzioni al di fuori della produzione di automobili. “Siamo pronti a mettere a disposizione lo stabilimento”.
Pomigliano d’Arco “così non può reggere”. E' l'impianto più penalizzato per l'assenza di incentivi", secondo Marchionne, che ricorda come la Fiat abbia già investito 100 milioni di euro “ma non è servito a sanare la sovraproduzione”. Bisogna quindi destinare una nuova piattaforma, un’ipotesi di lavoro sarebbe di produrvi la futura Panda.
Confermata la produzione dei modelli attuali per il prossimo biennio per Mirafiori e Melfi, che “sta lavorando bene”, mentre a Cassino si aggiungerà la produzione della Giulietta.
Epifani, Termini Imerese è cuore del problema
Il cuore del problema Fiat è Termini Imerese. Lo ha affermato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, intervenendo a sua volta al tavolo. E’ necessario sciogliere il nodo di Termini “perchè se si perde un centro produttivo nel Mezzogiorno difficilmente lo si può sostituire”. Resta il problema dell'indotto: “Quest'area di produzione si è molto ristretta e, in questo senso, l'integrazione americana può determinare criticità”. Per Epifani “non ci può essere disparità con le politiche di altri paesi europei, che sostengono molto di più le produzioni nazionali”. La Cgil conferma invece il giudizio positivo sull’operazione Chrysler.
Scajola, non possiamo perdere quel polo
La criticità di Termini Imerese è stata ribadita anche dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che convocherà al più presto un tavolo tra Fiat e sindacati per approfondire la questione. “Non possiamo perdere quel polo industriale” ha detto a Palazzo Chigi, chiedendo uno “sforzo congiunto” di azienda, enti locali e governo. Abbiamo il tempo di mettere insieme le risorse per individuare un diverso sviluppo industriale” dello stabilimento che garantisca l'occupazione. “Già oggi dobbiamo prendere impegni”, ha aggiunto.
Presidio di protesta: "2.500 famiglie senza lavoro"
E i lavoratori hanno manifestato davanti Palazzo Chigi. Sono venuti a Roma da molti stabilimenti a rischio, in particolare Termini Imerese e Pomigliano. Dal primo pomeriggio, hanno mostrato striscioni nel fondo della piazza intonando canti e slogan di protesta. “Duemilacinquecento famiglie senza lavoro: non lo permetteremo”, recitava uno striscione dei lavoratori di Termini, che hanno spiegato: “Se oggi Marchionne è qui è grazie alla lotta che Termini ha fatto nel 2002”. Non è vero, hanno specificato, che le auto nello stabilimento siciliano costano mille euro in più. Un altro gruppo di lavoratori ha scandito lo slogan: “Pomigliano non si tocca”. Quando il presidio si è avvicinato a Palazzo Chigi gridando "Vergogna", è stato bloccato dai carabinieri in assoluta tranquillità. “Volevamo solo andare a conoscere Marchionne”, hanno detto.
» Termini, sciopera fabbrica e indotto
» Pomigliano, incatenati al municipio
Marchionne ha parlato degli operai. “C’è una forte disparità dei livelli di utilizzo della manodopera tra gli stabilimenti auto di Fiat italiani ed esteri. Dobbiamo – ha sottolineato - affrontare il problema di petto, da quello che decideremo dipende il nostro futuro, se non ce la facciamo sarebbe una rovina”. Il contesto dell’auto “resta sfavorevole”, ma comunque nel 2010-2011 la Fiat produrrà undici nuovi modelli auto tra cui il nuovo Doblò, Giulietta, la nuova Panda e la nuova Y.
Termini Imerese, confermato stop auto dicembre 2011
La produzione di auto a Termini Imerese finirà a dicembre 2011. L’amministratore delegato lo ha confermato, parlando di “condizioni di svantaggio competitivo” e di difficoltà strutturali, perchè lo stabilimento “è in perdita”. La Fiat è pronta a discutere una “proposta di riconversione”, sia con la Regione Sicilia che con gruppi privati, ha assicurato, e proverà a trovare soluzioni al di fuori della produzione di automobili. “Siamo pronti a mettere a disposizione lo stabilimento”.
Pomigliano d’Arco “così non può reggere”. E' l'impianto più penalizzato per l'assenza di incentivi", secondo Marchionne, che ricorda come la Fiat abbia già investito 100 milioni di euro “ma non è servito a sanare la sovraproduzione”. Bisogna quindi destinare una nuova piattaforma, un’ipotesi di lavoro sarebbe di produrvi la futura Panda.
Confermata la produzione dei modelli attuali per il prossimo biennio per Mirafiori e Melfi, che “sta lavorando bene”, mentre a Cassino si aggiungerà la produzione della Giulietta.
Epifani, Termini Imerese è cuore del problema
Il cuore del problema Fiat è Termini Imerese. Lo ha affermato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, intervenendo a sua volta al tavolo. E’ necessario sciogliere il nodo di Termini “perchè se si perde un centro produttivo nel Mezzogiorno difficilmente lo si può sostituire”. Resta il problema dell'indotto: “Quest'area di produzione si è molto ristretta e, in questo senso, l'integrazione americana può determinare criticità”. Per Epifani “non ci può essere disparità con le politiche di altri paesi europei, che sostengono molto di più le produzioni nazionali”. La Cgil conferma invece il giudizio positivo sull’operazione Chrysler.
Scajola, non possiamo perdere quel polo
La criticità di Termini Imerese è stata ribadita anche dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che convocherà al più presto un tavolo tra Fiat e sindacati per approfondire la questione. “Non possiamo perdere quel polo industriale” ha detto a Palazzo Chigi, chiedendo uno “sforzo congiunto” di azienda, enti locali e governo. Abbiamo il tempo di mettere insieme le risorse per individuare un diverso sviluppo industriale” dello stabilimento che garantisca l'occupazione. “Già oggi dobbiamo prendere impegni”, ha aggiunto.
Presidio di protesta: "2.500 famiglie senza lavoro"
E i lavoratori hanno manifestato davanti Palazzo Chigi. Sono venuti a Roma da molti stabilimenti a rischio, in particolare Termini Imerese e Pomigliano. Dal primo pomeriggio, hanno mostrato striscioni nel fondo della piazza intonando canti e slogan di protesta. “Duemilacinquecento famiglie senza lavoro: non lo permetteremo”, recitava uno striscione dei lavoratori di Termini, che hanno spiegato: “Se oggi Marchionne è qui è grazie alla lotta che Termini ha fatto nel 2002”. Non è vero, hanno specificato, che le auto nello stabilimento siciliano costano mille euro in più. Un altro gruppo di lavoratori ha scandito lo slogan: “Pomigliano non si tocca”. Quando il presidio si è avvicinato a Palazzo Chigi gridando "Vergogna", è stato bloccato dai carabinieri in assoluta tranquillità. “Volevamo solo andare a conoscere Marchionne”, hanno detto.
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martedì 22 dicembre 2009
Nucleare: Soldi per chi ospiterà le centrali.
Nel 2013 la costruzione del primo impianto nel luogo indicato dalle imprese interessate
ROMA - Nel 2013 inizierà la costruzione della prima centrale atomica italiana. Lo ha assicurato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che prevede la localizzazione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, di misure compensative e campagne informative. Un secondo decreto approvato riguarda il «riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche». I decreti andranno ora al vaglio delle commissioni parlamentari competenti prima di tornare al Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva.
SCAJOLA E LA RUSSA - «Con questo provvedimento abbiamo fissato i criteri per la localizzazione dei siti. L'obiettivo prioritario non è soltanto la sicurezza, ma anche la tutela della salute della popolazione e di protezione dell'ambiente», ha commentato Scajola. «Sulla base di tali criteri saranno poi le imprese interessate a proporre in quali zone intendono realizzare gli impianti nucleari». Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha invece assicurato che nel decreto «non c'è alcun riferimento ai siti militari. Non vuol dire che sono esclusi, nessun sito è escluso», ha precisato il ministro. «Ma non c'è un riferimento diretto ai siti militari».
SOLDI - Il decreto legislativo sull'energia nucleare prevede benefici, a carico delle imprese coinvolte nella costruzione e nell'esercizio delle centrali, pari a 3 mila euro al megaWatt sino a 1.600 megaWatt realizzati nel sito, maggiorati del 20% per potenze superiori. Inoltre «un beneficio su base trimestrale commisurato all'energia prodotta e immessa in rete e pari a 0,40 euro al megawattora». I soldi sono destinati per il 10% alle province interessate, per il 55% ai Comuni ospitanti, per il 35% ai Comuni nel raggio di 20 chilometri dalla centrale, o di 10 dall'impianto nel caso di sola produzione di combustibile. I benefici legati alla produzione di energia elettrica vanno per il 40% agli enti locali e per il 60% ai residenti e alle imprese circostanti la centrale nucleare «mediante la riduzione della spesa energetica, della Tarsu (tassa sui rifiuti, ndr), delle addizionali Irpef, Irpeg e dell'Ici». Il decreto prevede infine la realizzazione di un deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
PD - Molti i dubbi del Pd. «Il decreto prevede che, se una diversa maggioranza politica decidesse di abbandonare il programma nucleare, gli utenti pagherebbero comunque nelle bollette i costi sostenuti per avviare la realizzazione degli impianti», hanno chiarito i senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.
LEGAMBIENTE - Contrarie al decreto le associazioni ambientaliste, tra queste Legambiente. «Da dove arriverà questa montagna di soldi?», chiede il responsabile scientifico dell'organizzazione, Stefano Ciafani. «Il governo scopre le carte e svela la maxi stangata per il ritorno dell'atomo in Italia, con buona pace dell'alleggerimento delle bollette elettriche sbandierato finora. Spendendo non meno di 50 miliardi di euro per produrre il 25% dell'elettricità, distoglieremo tutte le risorse che potrebbero essere investite subito nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili». Secondo Scajola, invece, il programma nucleare consentirà di produrre «energia elettrica a prezzi inferiori almeno del 30%».
VERDI - Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, sostiene che «il governo va avanti con la truffa del nucleare e non dice due verità. Primo non dice dove verranno costruite le centrali per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni regionali», mentre «la seconda verità taciuta - secondo il presidente dei Verdi - è il costo di questa folle avventura antieconomica ed antiambientale e che verrà pagata tutta dai contribuenti». Per Bonelli, infatti, «il ritorno al nucleare costerà almeno 1000 euro ad ogni famiglia italiana».
IDV - «Questo decreto è il regalo di Natale del governo agli italiani di Monfalcone, della provincia di Gorizia, di Scanzano Jonico in Basilicata, di Palma in provincia di Agrigento, di Oristano, di Chioggia, di Caorso, di Trino Vercellese, di Montalto di Castro, di Termini Imerese e di Termoli», ha detto Paolo Brutti, responsabile Ambiente per Italia dei valori. «Quattro di queste località ospiteranno subito un impianto nucleare e un sito di stoccaggio. Le altre lo avranno dopo».
REFERENDUM - Paolo Cento, del coordinamento nazionale di Sinistra ecologia e libertà, ha detto che il partito «è pronto a promuovere un referendum per abrogare queste norme antieconomiche che producono danni ambientali al Paese». Secondo Claudio Saroufim, responsabile ambiente dei Comunisti italiani, «non potendo fare i nomi dei siti scelti, pena l'impopolarità a soli tre mesi dalle regionali, il governo fa finta di partorire i criteri di selezione».
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Forze armate S.p.A.
Le Forze Armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e diventano una società per azioni. Uno scherzo? Un golpe? No è una legge, che diventerà esecutiva nel giro di poche settimane. La rivoluzione è nascosta tra i cavilli della Finanziaria che marcia veloce a colpi di fiducia soffocando qualunque dibattito parlamentare. Cosi, in un assordante silenzio, tutte le spese della Difesa diventeranno un affare privato, nelle mani di un consiglio d’amministrazione e di dirigenti scelti soltanto dal ministro in carica, senza controllo del Parlarmento, senza trasparenza. La privatizzazione di un intero ministero passa inosservata mentre introduce un principio senza precedenti. Che pochi parlamentari dell’opposizione leggono chiaramente come la prova generale di un disegno molto più ampio. Lo smantellamento dello Stato. “Ora si comincia dalla Difesa, poi si potranno applicare le stesse regole alla Sanità, all’Istruzione, alla Giustizia: non saranno più amministrazione pubblica, ma società d’affari” chiosa il senatore pd Gianpiero Scanu.
Stiamo parlando di Difesa Servizi Spa, una creatura fortissimamente voluta da Ignazio La Russa e dal sottosegretario Guido Crosetto: una società per azioni, con le quote interamente in mano al ministero e otto consiglieri d’amministrazione scelti dal ministro, che avrà anche l’ultima parola sulla nomina dei dirigenti. Questa holding potrà spendere ogni anno tra i 3 e i 5 miliardi di euro senza rispondere al Parlamento o ad organismi neutrali. In più si metterà nel portatogli un patrimonio di immobili “da valorizzare” pari a 4 miliardi. Sono cifre imponenti, un fatturato da multinazionale che passa di colpo dalle regole della pubblica aniministrazione a quelle del mondo privato. Ma questa Spa avrà altre prerogative abbastanza singolari. Ed elettrizzanti. Potra costruire centrali energetiche d’ogni tipo sfuggendo alle autorizzazioni degli enti locali: dal nucleare ai terrnovalorizzatori, nelle basi e nelle caserme privatizzate sarà possibile piazzare di tutto. Bruciare spazzatura o installare reattori atomici. Signorsì! Segreto militare e interesse economico si sposeranno, cancellando ogni parere delle comunità e ogni ruolo degli enti locali. Comuni, Province e Regioni resteranno fuori dai reticolati con la scritta “zona militare”, utilizzati in futuro per difendere ricchi business. Infine, la Spa si occuperà di “sponsorizzazioni”. Altro termine vago. Si useranno caccia, incrociatori e carri armati per fare pubblicità? Qualunque ditta è pronta a investire per comparire sulle ali delle Frecce Tricolori, che finora hanno solo propagandato l’immagine della Nazione. Ma ci saranno consigli per gli acquisti anche sulle fiancate della nuova portaerei Cavour o sugli stendardi dei reparti che sfilano il 2 giugno in diretta tv?
Lo scippo
Quali saranno i reali poteri della Spa non è chiaro: le regole verranno stabilite da un decreto di La Russa. Perché dopo oltre un anno di dibattiti, il parto è avvenuto con un raid notturno che ha inserito cinque articoletti nella Finanziaria. “In diciotto mesi la maggioranza non ha mai voluto confrontarsi. Noi abbiamo tentato il dialogo fino all’ultimo, loro hanno fatto un blitz per imporre la riforma“, spiega Rosa Villecco Calipari, capogruppo Pd in commissione Difesa: “I tagli alla Difesa sono un data oggettivo, dovevano essere la premessa per cercare punti di convergenza. La tutela dello Stato non può avere differenze politiche, invece la destra ha tenuto una posizione di scontro fino a questo scippo inserito nella Finanziaria“. Non si capisce nemmeno quanti soldi verranno manovrati dalla holding. Difesa Servizi gestirà tutte le forniture tranne gli armamenti, che rimarranno nelle competenze degli Stati maggiori. Ma cosa si intende per armamenti? Di sicuro cannoni, missili, caccia e incrociatori. E gli elicotteri? E i camion? E i radar e i sistemi elettronici? Quest’ultima voce ormai rappresenta la fetta più consistente dei bilanci, perché anche il singolo paracadutista si porta addosso uni serie di congegni costosissimi. La definizione di questo confine permetterà anche di capire se questa privatizzazione può configurare un futuro ancora più inquietante: una sorta di duopolio bellico. Finmeccanica, holding a controllo statale che ingaggia legioni di ex generali, oggi vende circa il 60 per cento dei sistemi delle forze armate. E a comprarli sarà un’altra Spa: due entità alimentate con soldi pubblici che fanno affari privati. Con burattinai politici che ne scelgono gli amministratori. All’orizzonte sembra incarnarsi un mostro a due teste che resuscita gli slogan degli anni Settanta. Ricordate? “Imperialismo del complesso industriale-militare”. Un fantasma che improvvisamente si materializza nell’opera del governo Berlusconi.
Gli immobili
Questa Finanziaria in realtà realizza un altro dei sogni rivoluzionari: l’assalto alle caserme. E’ una corsa agli immobili della Difesa per fare cassa, sotto la protezione di una cortina fumogena. La vera battaglia è quella per espugnare un patrimonio sterminato: edifici che valgono oro nel centro di Roma, Milano, Bologna, Firenze, Torino, Venezia. Un’altra catena di fortezze, poligoni, torri e isole in località di grande fascino che va dalle Alpi alla Sicilia. Da dieci anni si cerca di trovare acquirenti, con scarsi risultati: dei 345 beni ex militari messi all’asta dal governo Prodi, il Demanio è riuscito a piazzarne solo otto. Adesso, dopo un lungo braccio di ferro tra la Russa e Tremonti, si sta per scatenare l’attacco finale. Con una sola certezza: i militari verranno sconfitti, mentre sono molti a pensare che a vincere sarà solo la speculazione. All’inizio Difesa Servizi doveva occuparsi anche della vendita degli edifici: la nascente Spa a giugno si è presentata alla Borsa immobiliare di Cannes con tanto di brochure per magnificare il suo catalogo. Qualche perla? L’isola di Palmaria, di fronte a Portovenere, gioiello del Golfo dei Poeti affacciato sulle scogliere delle Cinque Terre. L’arsenale di Venezia, con ampi volumi e architetture suggestive, e un castello circondato dalla laguna. La roccaforte nell’angolo più bello di Siracusa, pronta a diventare albergo e yacht club. La Macao, un complesso gigantesco con tanto di eliporto nel cuore di Roma, palazzi a Prati e ai piedi dei Parioli. Aree senza prezzo in via Monti incastonate nel centro di Milano. Ma il dicastero di Tremoni ha puntato i piedi: proprietà e vendita restano al Tesoro, che le affiderà a società esterne. Con un doppio benefit, secondo le valutazioni del Pd, per renderle ancora più appetibili. Chi compra, potrà aumentare la cubatura di un terzo. E avrà bisogno solo del permesso del Comune: Provincia e Regione vengono tagliate fuori, aprendo la strada a progetti lampo. Questo banchetto prevede che metà dell’incasso vada allo Stato; ai municipi andrà dal 20 al 30 per cento; il resto ai militari. Difesa Servizi però intanto può “valorizzare” i beni. Come? Non viene precisato. In attesa della cessione, potrà forse affittarli o darli in concessione come alberghi, uffici o parcheggi. Intanto però gli appetiti si stanno scatenando. E fette della torta finiscono in pasto alle amministrazioni amiche. Con giochi di finanza creativa. A Gianni Alemanno per Roma Capitale sono state concesse caserme per oltre mezzo miliardo di euro. O meglio, il loro valore cash: il Tesoro anticiperà i quattrini, da recuperare con la vendita degli scrigni di viale Angelico, Castro Pretorio, via Guido Reni e di un paio di fortezze ottocentesche ormai inglobate dalla metropoli. Qualcosa di simile potrebbe essere regalato a Letizia Moratti, per lenire il vuoto nelle casse dell’Expo: un bel pacco dono di camerate e magazzini con vista sul Duomo. “Cosi le logiche diventano altre: non c’é più tutela del bene pubblico ma l’esternalizzare fondi e beni pubblici attraverso norme privatistiche” dichiara Rosa Calipari Villecco, sottolineando l’assenza di magistrati della Corte dei conti o altre figure di garanzia nella nuova Spa.Un anno fa i militari avevano manifestato insofferenza per questa disfatta edizilia. Il capo di Stato maggiore Vincenzo Camporini aveva fatto presente che era stato ceduto un tesoro da un miliardo e mezzo di euro senza “adeguato contraccambio”. Oggi, come spiega l’onorevole Calipari, “non si sa nemmeno tra quanti anni le forze armate riceveranno i profitti delle vendite“. Eppure i generali tacciono. Una volta ai soldati veniva insegnato “Credere, obbedire, combattere”; adesso il motto della Difesa privatizzata è “economicità, efficienza, produttività”. La regola dell’obbedienza é rimasta però salda. E con i tagli al bilancio imposti da Tremonti – in un trennio oltre 2,5 miliardi in meno- anche gli spiccioli della nuova holding diventano vitali per tirare avanti e garantire l’efficienza di missioni ad alto rischio, Afghanistan in testa.
Di sicuro, Difesa Servizi Spa sfrutterà le royalties sui marchi delle forze armate. Un business ghiotto. Il brand di maggiore successo è quello dell’Aeronautica. Felpe, t-shirt, giubbotti e persino caschi con il simbolo delle Frecce Tricolori spopolano con un mercato che non conosce distinzioni d’età e di orientamento politico. Anche l’Esercito si è mosso sulla scia: sono stati aperti persino negozi monomarca, marina2con zaini e tute che sfoggiano i simboli dei corpi d’élite. Finora gli Stati maggiori barattavano l’uso degli stemmi con compensazioni in servizi: restauri di caserme, costruzione di palestre. D’ora in poi, invece, i loghi saranno venduti a vantaggio della Spa. Questo è l’unico punto chiaro della legge, che introduce sanzioni per le mimetiche senza licenza commerciale: anche 5 mila euro di multa. “La questione delle sponsorizzazioni è una foglia di fico per coprire altre vergogne. Tanto più che alla difesa vanno solo briciole“, taglia corto il senatore Scanu. E trasformare il prestigio delle bandiere in denaro, però, non richiedeva la privatizzazione. La Marina ha appena pubblicato sui giornali un bando per mettere all’asta lo sfruttamento della sua insegna: si parte da 150 mila euro l’anno. Con molta trasparenza e senza foraggiare il cda scelto dal ministro di turno.
Gianluca Di Feo per L’Espresso
21 dicembre 2009
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lunedì 21 dicembre 2009
L'aquila: Zona franca ennesima beffa
(ASCA) - L'Aquila, 21 dic - ''La notizia che nel decreto 'millefregature' il Governo cancella la zona franca di Pescara e non inserisce quella dell'Aquila appare l'ennesima beffa ai danni degli abruzzesi. La cosa non ci stupisce vista la sudditanza finora dimostrata dalla classe dirigente di centrodestra abruzzese nell'interlocuzione con il Governo''.
A parlare e' il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale d'Abruzzo, Maurizio Acerbo.
''Per non parlare - aggiunge - dell'assoluta invisibilita' dei parlamentari abruzzesi, eccezion fatta per le vicende giudiziarie e i subappalti nella ricostruzione''. E ancora: ''Dopo la figuraccia di Chiodi sulle tasse arriva ora la doccia fredda sullo strumento che avrebbe dovuto fare da volano al rilancio economico post-terremoto. Per quanto riguarda Pescara poi va segnalato che con una giunta di centrodestra la citta' ha finora perso i finanziamenti di 20 milioni di euro per il 150* anniversario dell'Unita' d'Italia e ora la zona franca''.
''L'aver dato copertura all'operazione mediatica di Berlusconi e Bertolaso sul terremoto - conclude Acerbo - ora consente a Tremonti di dire che l'Abruzzo ha gia' avuto troppo. Checche' ne dica Chiodi e' indispensabile rilanciare la mobilitazione della societa' aquilana e abruzzese per richiedere al Governo di mantenere gli impegni. Questo e' un Governo che pensa soltanto al Nord e se non si alza la voce si rimane a bocca asciutta''.
iso/gc/ss
A parlare e' il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale d'Abruzzo, Maurizio Acerbo.
''Per non parlare - aggiunge - dell'assoluta invisibilita' dei parlamentari abruzzesi, eccezion fatta per le vicende giudiziarie e i subappalti nella ricostruzione''. E ancora: ''Dopo la figuraccia di Chiodi sulle tasse arriva ora la doccia fredda sullo strumento che avrebbe dovuto fare da volano al rilancio economico post-terremoto. Per quanto riguarda Pescara poi va segnalato che con una giunta di centrodestra la citta' ha finora perso i finanziamenti di 20 milioni di euro per il 150* anniversario dell'Unita' d'Italia e ora la zona franca''.
''L'aver dato copertura all'operazione mediatica di Berlusconi e Bertolaso sul terremoto - conclude Acerbo - ora consente a Tremonti di dire che l'Abruzzo ha gia' avuto troppo. Checche' ne dica Chiodi e' indispensabile rilanciare la mobilitazione della societa' aquilana e abruzzese per richiedere al Governo di mantenere gli impegni. Questo e' un Governo che pensa soltanto al Nord e se non si alza la voce si rimane a bocca asciutta''.
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giovedì 10 dicembre 2009
«Bertolaso non convince: domani tutti a Roma contro la finanziaria»
Da Il Manifesto
Oggi il capo della Protezione civile torna a L'Aquila per cercare di fermare la protesta. E annuncia la nuova passerella di Natale
Guido Bertolaso non li ha ancora convinti tutti. E l'idea che sia pure solo qualche centinaio di terremotati abruzzesi possano accerchiare domani Montecitorio, proprio mentre la Camera si appresterà a votare la manovra finanziaria che taglia le ali agli aquilani - oltre che al manifesto - tormenta non poco il capo della Protezione civile, che già prepara il red carpet per la sua trionfante uscita di scena. Tra 22 giorni. Per questo oggi, non ancora soddisfatto della risonanza mediatica ottenuta ieri sui giornali locali e nazionali, subito dopo il consiglio comunale aperto che per protesta violerà la zona rossa della città, Bertolaso torna all'Aquila per annunciare con una conferenza stampa nella scuola della Guardia di finanza di Coppito la sua promessa ai terremotati di inserire in un nuovo Decreto legge governativo la proroga per il 2010 della sospensione del pagamento delle tasse. E per annunciare che a Natale la città si trasformerà di nuovo in una grande passerella per tutta la maggioranza di governo, splendida vetrina per la retorica dei buoni sentimenti.
«Ora basta: si procede di promessa in promessa. Non so se anche lo stesso Bertolaso sia stato un po' ingannato, come noi»: il sindaco aquilano Massimo Cialente, del Pd, è di nuovo sul piede di guerra. Dopo aver tentato inutilmente di ingraziarsi l'esecutivo per rompere l'isolamento, cercando alleati nel centrodestra per un governo istituzionale della città con l'unico risultato di aver convinto Rifondazione comunista ad abbandonare la giunta, e dopo aver minacciato a luglio di riconsegnare la fascia tricolore al capo dello Stato, adesso preme sull'acceleratore della mobilitazione. Esattamente come fa la presidente della Provincia Stefania Pezzopane che è tra le promotrici della manifestazione di domani a Roma in piazza Montecitorio. «Ci avevano promesso che la proroga sarebbe stata inserita in finanziaria e ora rinviano ad un nuovo decreto legge. Finché non vedremo la proroga pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, continueremo la protesta», assicura Cialente che invita i cittadini a partecipare al consiglio comunale aperto che si terrà questa mattina a Piazza Palazzo, davanti la sede comunale inagibile, nel cuore della zona rossa completamente off limits dal 6 aprile. «Non io - continua il sindaco - ma il Censis ha definito L'Aquila "una città fantasma". Se invece si crede che tutto sia stato risolto, allora mi aspetto che annullino anche lo stato d'emergenza che invece finirà a dicembre 2010». Cialente lamenta un trattamento di serie B per gli abruzzesi: «In Umbria e nelle Marche le tasse sono state sospese per 18 mesi, e restituito il 40% del dovuto in 120 rate; a noi invece si chiede di pagare tutti gli arretrati dopo soli otto mesi, cosicché nel 2010 saremo il territorio che paga più tasse in Italia».
Nel frattempo il Pd ha messo a punto una decina di emendamenti da presentare in Aula, «non solo sulle tasse, ma anche per ripristinare l'aiuto ai lavoratori autonomi che hanno perso l'attività e i diritti dei proprietari delle seconde case - racconta il deputato aquilano Giovanni Lolli - c'è un emendamento per la ricostruzione dei centri storici simile a quello di Marche e Umbria e un altro per chiedere di equiparare le vittime del sisma a quelle sul lavoro, come è avvenuta per tutti i terremoti; chiediamo l'indennità notturna e festiva per i vigili del fuoco come per altri corpi dello Stato». La proroga della cassa integrazione in deroga che scade il 31 dicembre, invece, sarà quasi sicuramente inserita nel Milleproroghe. Ovviamente non c'è alcuna speranza di veder modificare la manovra che probabilmente passerà con un voto di fiducia. Per questo movimenti, istituzioni e forze produttive aquilane confermano la manifestazione di domani a Roma preceduta oggi dall'atto ufficiale di dissenso del consiglio comunale. Perché, come dice Cialente, «se niente cambia, l'avevo detto a luglio e lo farò: riconsegno la fascia. Ma mica mi dimetto!».
Guido Bertolaso non li ha ancora convinti tutti. E l'idea che sia pure solo qualche centinaio di terremotati abruzzesi possano accerchiare domani Montecitorio, proprio mentre la Camera si appresterà a votare la manovra finanziaria che taglia le ali agli aquilani - oltre che al manifesto - tormenta non poco il capo della Protezione civile, che già prepara il red carpet per la sua trionfante uscita di scena. Tra 22 giorni. Per questo oggi, non ancora soddisfatto della risonanza mediatica ottenuta ieri sui giornali locali e nazionali, subito dopo il consiglio comunale aperto che per protesta violerà la zona rossa della città, Bertolaso torna all'Aquila per annunciare con una conferenza stampa nella scuola della Guardia di finanza di Coppito la sua promessa ai terremotati di inserire in un nuovo Decreto legge governativo la proroga per il 2010 della sospensione del pagamento delle tasse. E per annunciare che a Natale la città si trasformerà di nuovo in una grande passerella per tutta la maggioranza di governo, splendida vetrina per la retorica dei buoni sentimenti.
«Ora basta: si procede di promessa in promessa. Non so se anche lo stesso Bertolaso sia stato un po' ingannato, come noi»: il sindaco aquilano Massimo Cialente, del Pd, è di nuovo sul piede di guerra. Dopo aver tentato inutilmente di ingraziarsi l'esecutivo per rompere l'isolamento, cercando alleati nel centrodestra per un governo istituzionale della città con l'unico risultato di aver convinto Rifondazione comunista ad abbandonare la giunta, e dopo aver minacciato a luglio di riconsegnare la fascia tricolore al capo dello Stato, adesso preme sull'acceleratore della mobilitazione. Esattamente come fa la presidente della Provincia Stefania Pezzopane che è tra le promotrici della manifestazione di domani a Roma in piazza Montecitorio. «Ci avevano promesso che la proroga sarebbe stata inserita in finanziaria e ora rinviano ad un nuovo decreto legge. Finché non vedremo la proroga pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, continueremo la protesta», assicura Cialente che invita i cittadini a partecipare al consiglio comunale aperto che si terrà questa mattina a Piazza Palazzo, davanti la sede comunale inagibile, nel cuore della zona rossa completamente off limits dal 6 aprile. «Non io - continua il sindaco - ma il Censis ha definito L'Aquila "una città fantasma". Se invece si crede che tutto sia stato risolto, allora mi aspetto che annullino anche lo stato d'emergenza che invece finirà a dicembre 2010». Cialente lamenta un trattamento di serie B per gli abruzzesi: «In Umbria e nelle Marche le tasse sono state sospese per 18 mesi, e restituito il 40% del dovuto in 120 rate; a noi invece si chiede di pagare tutti gli arretrati dopo soli otto mesi, cosicché nel 2010 saremo il territorio che paga più tasse in Italia».
Nel frattempo il Pd ha messo a punto una decina di emendamenti da presentare in Aula, «non solo sulle tasse, ma anche per ripristinare l'aiuto ai lavoratori autonomi che hanno perso l'attività e i diritti dei proprietari delle seconde case - racconta il deputato aquilano Giovanni Lolli - c'è un emendamento per la ricostruzione dei centri storici simile a quello di Marche e Umbria e un altro per chiedere di equiparare le vittime del sisma a quelle sul lavoro, come è avvenuta per tutti i terremoti; chiediamo l'indennità notturna e festiva per i vigili del fuoco come per altri corpi dello Stato». La proroga della cassa integrazione in deroga che scade il 31 dicembre, invece, sarà quasi sicuramente inserita nel Milleproroghe. Ovviamente non c'è alcuna speranza di veder modificare la manovra che probabilmente passerà con un voto di fiducia. Per questo movimenti, istituzioni e forze produttive aquilane confermano la manifestazione di domani a Roma preceduta oggi dall'atto ufficiale di dissenso del consiglio comunale. Perché, come dice Cialente, «se niente cambia, l'avevo detto a luglio e lo farò: riconsegno la fascia. Ma mica mi dimetto!».
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Lo scippo del TFR
"Con questa Finanziaria il Governo deruba i lavoratori per ingrassare le pance degli evasori". E' il commento alla Finanziaria di Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra, che continua: "Se si permetteranno di mettere mano al Tfr siamo pronti alle barricate".
Da Repubblica
ROMA - La Finanziaria "blindata" corre a verso la fiducia nell'aula di Montecitorio, mentre la Cgil, a fianco di Pd e Italia dei valori, fa "muro" sull'utilizzo da parte dell'esecutivo del fondo Tfr, che per 3,1 miliardi, viene "girato" dall'Inps al Tesoro e posto a copertura di circa un terzo della manovra 2010. "Il governo si fermi e tenga giù le mani dalle liquidazioni: ha deciso di appropriarsi del Tfr senza chiedere il permesso a nessuno tanto meno ai lavoratori", ha dichiarato ieri segretario confederale del sindacato, Agostino Megale.
Alla voce della Cgil già nei giorni scorsi, quando tra le pieghe degli emendamenti spuntò la clamorosa partita di giro che pone un'ipoteca contabile sulle liquidazioni, si erano aggiunte le proteste dei Pd e dell'Italia dei valori che parlò di vero e proprio "scippo". La protesta della Cgil, che ha già proclamato uno sciopero degli statali per l'11 dicembre, si somma al malumore per la reintroduzione dello staff leasing e per l'aumento dei costi per le cause di lavoro sulle quali insiste l'ex ministro del Lavoro, il Pd Cesare Damiano.
La partita della Finanziaria, che oggi debutta in aula alla Camera dopo le contrastate nottate in Commissione Bilancio, si concluderà a Montecitorio con la fiducia: probabilmente nei primi giorni della prossima settimana. Ieri il viceministro Vegas non l'ha esclusa, ha giudicato il testo "equilibrato" e ha detto di "escludere modifiche". Più esplicito il relatore Corsaro (Pdl): "Il testo non cambia si va verso la fiducia", ha detto. Mentre il Pd si prepara a dare battaglia in aula dove la tensione resta. "Il relatore è stato un "sicario" del governo", ha dichiarato ieri Baretta del Pd.
Intanto la questione delle coperture riserva nuove sorprese. Si tratta dell'utilizzo acrobatico del gettito dello scudo fiscale, il cui consuntivo si potrà fare solo al 15 dicembre quando scadono i termini per le adesioni.
I circa 4 miliardi del presunto gettito dello scudo vengono usati due volte: una volta nel 2009 per finanziare taglio e rinvio dell'acconto Irpef del novembre scorso e l'altra per coprire una serie di spese a valere sul 2010 (un lungo elenco dai testi scolastici, all'Ici, all'autosufficienza: in pratica buona parte della Finanziaria). La manovra acrobatica è consentita dall'utilizzo di una sorta di un gigantesco "fondo-salvadanaio", il fondo "grandi eventi" presso Palazzo Chigi cui vengono attribuiti 3,7 miliardi di copertura (ma dove confluiranno anche i 3,1 del Tfr, il miliardo di Trento e Bolzano i 350 milioni di rivalutazione dei terreni, il Fas e altro fino a 8,8 miliardi).
Per ora è una sorta di scatola vuota che si riempirà solo a luglio del prossimo anno quando chi ha beneficiato dello sconto sull'acconto Irpef dovrà pagare il saldo. A quel punto le risorse dell'acconto affluiranno nel fondo-salvadanaio rimpiazzando quelle dello scudo e potranno liberamente coprire le spese della Finanziaria. Ma soprattutto il Fondo-salvadanaio sarà il rubinetto di Palazzo Chigi da cui dipenderà l'erogazione, fuori del controllo del Parlamento, di tutti gli 8,8 miliardi della Finanziaria 2010.
martedì 8 dicembre 2009
Finanziaria: verso la fiducia in aula
La Commissione Bilancio della Camera dà il via libera alla legge di bilancio in dieci minuti: maxiemendamento e bocciatura secca alle proposte di modifica presentate dall'opposizione, quasi sicura la fiducia in Aula. Protestano le minoranze, ma Fini assicura: "Il rispetto del regolamento è stato totale". Dal pacchetto welfare al patto della salute passando per i rimborsi Ici ai Comuni, sintesi di una manovra che muoverà quasi nove miliardi di euro
Avrebbe dovuto essere snellissima, essendo oltretutto forse l'ultima "Finanziaria". Dall'anno prossimo, con la riforma in via di approvazione, arriverà infatti la "Legge di stabilità". Ma la manovra 2010, dopo la cura in commissione Bilancio della Camera e l'approvazione dell'emendamento "mostre"del relatore che in un colpo solo ha accorpato gli articoli 2 e 3 e cassato le proposte (circa 150) delle opposizioni, è tutt'altro che light. L'emendamento riporta 250 commi e "muove" quasi 8,9 miliardi di euro, destinati a non proliferare ulteriormente, visto che a Montecitorio l'approvazione con il voto di fiducia sul testo della Commissione non viene nemmeno quotata, tanto è data per scontata. Il provvedimento contiene misure che vanno dal pacchetto Welfare alla stretta sugli enti locali, dai rimborsi Ici ai Comuni al Patto sulla Salute, dalla Banca del Sud al credito d'imposta per la ricerca, dalla vendita dei beni della mafia per destinare le entrate a Giustizia, Interni e Difesa alle risorse per Roma.
Non ci sono i tagli delle tasse per le imprese e le famiglie che erano stati sollecitati in sede parlamentare già dal primo passaggio in Senato, oggetto di uno scontro tra Tremonti e una parte del Pdl che ha visto avere la meglio il ministro dell'Economia. Non hanno trovato posto inoltre gli incentivi per le auto e per i mobili ed elettrodomestici che, secondo quanto si apprende, dovrebbero essere contenuti, insieme a sostegni per l'acquisto di computer, in un decreto legge che il governo dovrebbe varare a gennaio.
Per protesta tutti i gruppi di opposizione avevano abbandonato i lavori, dopo che già avevano ricevuto dal governo e dal relatore la risposta negativa sulla disponibilità a valutare qualche loro proposta. Gli emendamenti delle minoranze sono stati bocciati in blocco. In mattinata, prima della ripresa della seduta della Commissione, erano stati ricevuti dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha dato il via libera procedurale: "Il rispetto del Regolamento è stato totale". Il voto si è risolto per alzata di mano in soli dieci minuti.
Per il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani "'la maggioranza ha organizzato in modo blindato un mini assalto alla diligenza, fatto di misure totalmente irrilevanti per la situazione che abbiamo davanti, e l'ha fatto con arroganza chiudendoci la bocca e non discutendo con noi nemmeno in minima misura di ciò che abbiamo proposto". Il capogruppo democratico in commissione Bilancio, Pier Paolo Baretta, ha rilevato: "Di fatto c'e' stata una procedura di fiducia con un maxiemendamento blindato, e questo - ha rimarcato - rappresenta un vulnus pesante. Inoltre - ha aggiunto - nessun emendamento di nessun deputato, né di maggioranza né di opposizione, entra in Finanziaria. E questo è un precedente molto grave". Il capogruppo in commissione dell'Italia dei Valori, Antonio Borghesi, ha attaccato: "Questa Finanziaria non solo non risolve i problemi del Paese, ma mentre il presidente Berlusconi aveva garantito che con questa manovra era finito l'assalto alla diligenza, invece l'assalto alla diligenza c'è stato: se lo sono fatto loro su misura".
Il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione ha denunciato: "Governo e maggioranza hanno voluto strozzare il dibattito già in commissione. Noi però non ci stanchiamo di ribadire la necessità che la Finanziaria sia effettivamente discussa nell'aula parlamentare, con il contributo costruttivo di tutti. In particolare, rilanciamo il fatto che ci debba essere almeno un inizio di risposta alle domande e alle sofferenze delle famiglie italiane".
Queste le principali misure del maxiemendamento:
Il pacchetto welfare. Vale 975 milioni di euro e contiene, tra l'altro, il potenziamento dell'indennità dei precari che perdono il lavoro, la proroga della detassazione dei contratti di produttività, gli incentivi per le agenzie di lavoro che fanno assumere disoccupati, la stretta sui falsi invalidi, sostegni a chi assume over-50. Tra le misure anche la proroga al 2010 della cassa integrazione in deroga.
Il Patto salute. Costa 584 milioni di euro e prevede un aumento delle risorse per il Servizio sanitario nazionale. Le Regioni che sforano le soglie di indebitamento vengono commissariate, il governatore diventa commissario ad acta e deve predisporre un piano di rientro. Qualora il piano non venga rispettato, scatta automaticamente l'aumento delle aliquota fiscali regionali. Arrivano anche risorse per gli ospedali ma la spesa del personale dovrà calare dell'1,4% rispetto al 2004.
Stretta enti locali. Riduzione del contributo base di Comuni e Province: nel triennio 229 milioni in meno. Taglio del 20% del numero dei consiglieri comunali. Tetto al numero massimo di assessori comunali e provinciali. Obbligo per i Comuni di sopprimere difensori civici, circoscrizioni e consorzi per funzioni tra enti locali. Stop anche al finanziamento statale per le comunità montane.
Rimborsi Ici ai Comuni. Diventa strutturale dal 2009 il rimborso ai Comuni per le minori entrate derivanti dal taglio dell'Ici: da quest'anno ci saranno 760 milioni di euro in più rispetto a quanto già stanziato. Mentre per il 2008 è previsto solo un incremento di 156 milioni di euro.
Banca del Sud. In arrivo la Banca del Mezzogiorno. Tra le novità, le banche di credito cooperativo potranno emettere azioni di finanziamento solo se partecipano al capitale della Banca del Mezzogiorno.
Missioni internazionali. Lo stanziamento sale da 500 a 750 milioni di euro per il 2010.
Editoria. Dopo essere stata inserita nella manovra triennale nell'estate del 2008 e stoppata con un emendamento approvato in un successivo provvedimento (che ne rinviava l'entrata in vigore nei fatti al 2011), rispunta la norma che dispone un limite allo stanziamento dei contributi e delle provvidenze e cancella il diritto soggettivo ad ottenerli.
Cedolare affitti per l'Aquila. Parte a L'Aquila la sperimentazione della cedolare secca al 20% per gli affitti, che una parte del Pdl avrebbe voluto estesa a tutto il territorio nazionale. Autorizzata la spesa di 2 milioni di euro. Slitta a giugno il versamento delle imposte sospese del periodo 6 aprile -30 novembre 2009 e il debito dovrà essere restituito in 60 rate anziché 24.
Credito d'imposta per la ricerca. In arrivo 854 milioni di euro nel 2010 per il credito d'imposta alle imprese che fanno ricerca. Nel maxiemendamento c'è infatti un incremento della somma stanziata di 200 milioni di euro per il prossimo anno e di altri 200 milioni per il 2011.
Scuola e Università. In arrivo per le scuole paritarie 130 milioni di euro per il 2010. Per l'adeguamento sismico degli istituti scolastici ci sono 300 milioni di euro. Alle Università andranno 400 milioni di euro.
Comune di Roma. La capitale ottiene una anticipazione di tesoreria fino a 600 milioni di euro.
Prelazione esercito polizia sui beni della mafia. Il personale delle Forze armate e delle forze di polizia che costituiranno cooperative edilizie avranno il "diritto di opzione prioritaria" sull'acquisto dei beni immobili della mafia i cui proventi saranno venduti per destinare risorse alla Giustizia, all'Interno e alla Difesa.
Turn over. In arrivo le risorse per il turn over al 100% di polizia e vigili del fuoco.
Edilizia carceraria. Previsti 500 milioni per la creazione di nuove infrastrutture carcerarie o l'adeguamento di quelle esistenti.
Ambiente. Per i piani straordinari volti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico arriva 1 miliardo di euro.
Fondo non autosufficienze. Per il 2010 in arrivo 400 milioni di euro.
Cedolino unico. Dal novembre del 2010, i dipendenti pubblici riceveranno nella stessa 'busta paga' lo stipendio e le competenze accessorie.
Immobili pubblici. Ci sarà un Fondo unico destinato alle spese per canoni di locazione. L'Agenzia del Demanio è autorizzata ad alienare immobili statali con trattativa privata se i beni non superano il valore di 400mila euro. Al di sopra di questa soglia si fa un'asta pubblica e, se il bene non viene aggiudicato, scatta la trattativa privata.
Tassa processi. Diventa più caro il contributo da pagare per avviare un'azione giudiziaria di tipo economico. Inoltre, le società dovranno fornire gratuitamente i tabulati delle telefonate relative a processi e procedure giudiziarie.
Scudo fiscale. Dei 3,7 miliardi di euro dello scudo fiscale, 2,2 miliardi sono destinati ad alcune voci di spesa scelte dal governo. Tra queste ci sono: il 5 per mille (400 milioni), l'autotrasporto (400 milioni); aiuti agli enti locali danneggiati dal terremoto e per la funzionalità della giustizia (200 milioni); lavoratori socialmente utili (370 milioni); risorse per gli impegni dello Stato per la partecipazione e banche e fondi internazionali (130 milioni); libri scolastici nelle scuole elementari (103 milioni) e fondo di solidarietà per l'agricoltura (100 milioni). E l'elenco non finisce qui poiché nella voce "misure a particolare valenza sociale" (181 milioni di euro per il 2010) sono entrati i contributi per l'Unione italiana ciechi e per il Museo tattile 'Omero', per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, per gli esuli italiani dall'Istria, Fiume e Dalmazia, per la biblioteca italiana ciechi, per le associazioni dei combattenti, il terremoto del Belice, l'istituto mediterraneo di ematologie, il Policlinico San Matteo di Pavia, le popolazioni dell'Abruzzo, la giustizia.
Stretto Messina. Autorizzata la spesa di 470 milioni di euro per il 2012 quale contributo ad Anas per la sottoscrizione e l'esecuzione di aumenti di capitale della società Stretto di Messina.
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