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giovedì 14 gennaio 2010

Il preside: «Occupate la scuola? Farete meno vacanze a Carnevale»



MILANO - La voce gira da tempo. Fin da prima delle vacanze di Natale. «Il liceo classico Manzoni verrà occupato». Quando? «Non si è ancora capito», dicono i ragazzi. Prima si diceva che «sarebbe dovuta cominciare il 7 gennaio. Appena tornati. Ma non è successo nulla, vedremo». Torna così l’incubo, per presidi e professori, delle mobilitazioni. Nel mirino delle proteste si è aggiunta anche la quota per gli stranieri nelle classi. Luigi Barbarino, dirigente scolastico dell’istituto di via Orazio, spiega che «ci sarà una cogestione, quello è sicuro. È un bel momento per la scuola: ci sono tanti ospiti, collettivi, momenti di approfondimento. Senza contare che avviene tutti gli anni». Ma di occupazioni non vuole proprio sentire parlare.
«Sono quattro anni che non accade nulla di simile. Quindi non capisco perché dovrebbero cambiare idea proprio adesso. Non ci sono le motivazioni». E se per caso gli studenti volessero «seguire quella strada, stiano pur certi che per prima cosa saranno denunciati alla polizia. Come vuole la legge. Poi dovranno recuperare tutti i giorni della protesta». Nessuna deroga. Il problema è sempre quando. «Toccare le vacanze di Pasqua sarebbe un’ingiustizia nei confronti delle famiglie. Quindi è più probabile la settimana di Carnevale. Già in consiglio di istituto proporrò di recuperare il giorno perso a causa della neve proprio in quel periodo». Insomma, il calendario è di 200 giorni e «200 devono essere». Proprio per questo «l’anno prossimo stiamo pensando di metterne in preventivo 203, così da non dover più fare consigli d’istituto straordinari per ritagliare i recuperi dalle vacanze». E per di più se si parla di occupazioni.
Benedetta Argentieri

sabato 12 dicembre 2009

Manifestazioni studenti: Scontri a Roma e Torino



Il corteo degli studenti e dei precari di scuola e università ha lasciato piazzale Aldo Moro per raggiungere piazza della Repubblica dove, secondo il parziale divieto della Questura, dovrebbe limitarsi. Ma a piazza dei Cinquecento si sono verificati diversi scontri con le forze dell'ordine. La polizia ha bloccato, usando i manganelli, gli studenti dell'Onda che hanno cercato di forzare per due volte il cordone delle forze dell'ordine, fronteggiandolo a mani alzate. Nel corso delle cariche sono stati feriti due dirigenti di Rifondazione Comunista: il presidente del Collegio nazionale di Garanzia ed ex senatore Salvatore Bonadonna e il responsabile nazionale università Fabio De Nardis.
I manifestanti hanno raggiungento il ministero dell'Istruzione nonostante il divieto e a sorpresa, dopo essere arrivati in piazza della Repubblica, per evitare il blocco in via Nazionale, hanno cominciato a correre all'impazzata verso viale XX settembre, dove si trova il ministero dell'Economia, rincorsi dalla polizia. Dopo tafferugli e momenti di tensione alcune migliaia di studenti e precari sono riusciti ad arrivare davanti al ministero al grido: "Noi la crisi non la paghiamo".
Alla testa uno striscione che recita "Vogliono fare un deserto e chiamarlo futuro". Tra i vari striscioni, anche appesi su camioncini da cui altoparlanti mandano musica e i ragazzi recitano gli slogan, "Dieci anni + 3 riforme = Istruzione pubblica distrutta", firmato Atenei in rivolta. E ancora, "La scuola rende liberi il precariato no", e "Noi non moriremo precari".
Intanto gli studenti dei licei romani, partiti da Piramide, dopo una serie di contrattazioni con le forze dell'ordine, sono riusciti a raggiungere il ministero dell'Istruzione. Sono oltre 500 e urlano slogan contro il ministro Mariastella Gelmini. Davanti un grande striscione: "Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli. Bloccare la riforma, riprenderci il futuro".
Momenti di tensione anche nel centro di Torino per il corteIo organizzato dagli studenti contro la riforma del sistema scolastico del ministro Gelmini. Il corteo, partito in piazza Arbarello, avrebbe dovuto raggiungere Palazzo Nuovo, sede dell'università, in via Sant'Ottavio. Tuttavia, in via Micca angolo via Bertola, c'è stato un tentativo di deviazione da parte di un gruppo di manifestanti per dirigersi in piazza San Carlo. A quel punto gli studenti sono venuti a contatto con le forze dell'ordine, che hanno caricato il corteo.


giovedì 26 novembre 2009

L’ONDA DI PIACENZA AL FIANCO DELLE DUE VITTIME DELL’AGGRESIONE FASCISTA

Appello ufficiale Onda Anomala Piacenza per manifestazione di sabato 28 novembre:


«Sabato scorso 4 fascisti si sono recati davanti al punto di ritrovo del movimento piacentino, la CoopInfra, intonando canti provocatori all'indirizzo dei frequentatori. Uno dei provocatori ha successivamente accoltellato 2 ragazzi a viso e gola, rischiando di ucciderne uno e sfregiando a vita l'altro. 
Come movimento studentesco piacentino, che settimanalmente si riunisce in CoopInfra e che quotidianamente la vive e la anima rendendola elemento pulsante di un quartiere e di una città, riteniamo gravissimo ed intollerabile il tentato omicidio perpetrato da elementi riconducibili all´estrema destra cittadina, ancor più evidente nella sua ferocia perché le vittime sono due ragazzi frequentatori dei locali e non attivisti politici. 


Aderiamo all´appello promosso dalla CoopInfra per una mobilitazione che risponda all´ aggressione non solo di due ragazzi innocenti, ma di un luogo simbolo di una storia e di un movimento che nasce dalla resistenza al primo fascismo.


Allo stesso tempo, tuttavia, vogliamo sgombrare il campo da qualsiasi speculazione di chicchessia su questi tragici fatti. Anche se molti di noi sono iscritti ad un partito della sinistra extraparlamentare, abbiamo chiesto ed ottenuto che il ruolo dei partiti, dei sindacati, delle istituzioni sia secondario all´interno del corteo previsto per sabato 28 novembre (ritrovo ore 15,30 davanti alla stessa CoopInfra, via Alessandria). La testa del corteo, e con essa i contenuti, deve essere dei ragazzi che vivono questo spazio.
Molti di questi ragazzi non sono mai stati attivisti ed auspichiamo quindi, impegnandoci in prima persona, la partecipazione di tutte le persone fieramente antifasciste per trovare unità d´intenti e d´azione nel rifiuto della violenza fascista, nella rivendicazione schietta di un´ antifascismo puro e libero dalle polemiche che alcuni, a nostro avviso in modo controproducente, tendono a far emergere.
Lo diciamo chiaramente: da parte nostra non sarà tollerata alcuna provocazione al corteo. Sulla base di questa volontà auspichiamo la più ampia partecipazione della cittadinanza e di tutti coloro che, dalle città limitrofe e della nostra regione, vogliano scendere in piazza per esprimere il loro sdegno.»

di Andrea Tagliaferri

sabato 21 novembre 2009

Merito? Lei non può insegnarcelo.



“Non tagliateci le gambe. Salviamo la ricerca”. Lo slogan campeggia nell’aula A della facoltà di Scienze Politiche alla Sapienza di Roma. Tutta l’Onda è in assemblea contro il ddl Gelmini sulla governance degli Atenei con dentro il tema del merito, la valutazione e il prestito d’onore e l’ingresso dei privati nelle Università. Il microfono passa di mano in mano: studenti, ricercatori precari, dottorandi, responsabili nazionali dei coodinamenti della scuola e della Federazione dei lavoratori della Conoscenza (Cgil). E la Gelmini e la sua riforma ne escono con le gambe rotte.

Il movimento dell’Onda è tutt’altro che morto. Presto l’attività di tutti gli Atenei verrà bloccata e la mobilitazione sarà lunga, fino a primavera. E’ questo che è scritto nella mozione approvata da tutte le università d’Italia. Già certe le prime date: il 2 dicembre, manifestazioni in tutti i territori. Mentre l’11 anche l’Onda sarà allo sciopero generale della Cgil a Roma contro i tagli previsti dalla legge 133 “ma non per far da passarella ad Epifani”, sottolineano a Scienze politiche.

Andrea è arrivato da Cagliari. Studia Ingegneria e ai colleghi campani dice: “Se voi a Napoli avete i Casalesi, noi a Cagliari abbiamo il Pdl”. E la platea si scioglie in un lungo applauso. “Non dobbiamo permettere di parlare di merito ad un ministro che non ha merito. Combattiamola smontando la sua riforma”, è l’invito dello studente.

Francesco, del coordinamento precari scuola, chiede la solidarietà per gli studenti medi in occupazione e propone per l’11 dicembre di “assaltare” tutti insieme il ministero dell’Istruzione. Arrabbiatissima è anche Valentina, ricercatrice precaria di medicina a Torino: “Combattere la governance che regala gli Atenei alla Confindustria”. E Vanessa, studentessa della Sapienza, sottolinea: “Il ddl Gelmini è reazionario. Vogliono toglierci la scelta di poter studiare. Sono stati tagliati interi settori dell’offerta formativa, la ricerca di base è scomparsa. Agli Atenei sono rimaste le briciole. Ci vuole subito la guerriglia delle intelligenze”.

Claudio di Bari raccoglie la proposta e la rigira così: “Facciamo un attacco ben studiato: smascheriamo e disveliamo tutti gli obiettivi della riforma. Se chiediamo solo il ritiro dei tagli della legge 133 facciamo il loro gioco, mentre non esiste il merito senza un welfare universale. Non c’è merito senza reddito”.

Gli interventi si suggono fino a sera. Gli universatari e i ricercatori fuori sede si fermano a Roma per il week-end. In calendario la stesura di un documento-mozione condiviso. E’ più che un tam tam. La Gelmini è avvisata. L’Onda è in movimento e non s’arresta.

venerdì 6 novembre 2009

Piacenza - Studenti in piazza: "Bloccheremo la riforma Gelmini"




L’Onda non si arresta nemmeno a Piacenza: ieri mattina gli studenti si sono riversati nel centro cittadino per ribadire il loro «No» alla riforma Gelmini, nel giorno in cui questa viene discussa e rinviata al Senato. «Questa è una piccola vittoria, - afferma Carlo Pallavicini (capogruppo in Consiglio Comunale per Rifondazione Comunista) commentando il rinvio del decreto - ma la riforma serà riproposta in primavera e noi dovremo essere pronti a scendere di nuovo in piazza per bloccarla definitivamente».


Il corteo si snoda per le vie del centro tra cori, musica e bandiere rosse senza le previste tensioni ed intoppi fino alla sua conclusione; prima di sciogliere la protesta i giovani sono restati qualche minuto ancora sotto la pioggia, per commentare i risultati del corteo ed esporre i diversi problemi delle proprie scuole: ci sono scuole dove piove in aula o crolla il tetto in testa agli sudenti e anche istituti con tanti immigrati che faticano ad ambientarsi e che il Governo vorrebbe segregare nei ghetti delle classi ponte.



«Tagliano i fondi ad una scuola che ormai cade a pezzi», a parlare è Niccolò, portavoce degli studenti in lotta che continua ammettendo che «sì, la scuola è da rinnovare ma non togliendo i fondi. È una cosa inconcepibile, la riforma Gelmini danneggia il nostro futuro ed il nostro presente, per questo oggi siamo qua con coscienza di causa e non per saltare un giorno di scuola e per chiedere anche maggiore informazione su una riforma che mai è stata spiegata a docenti e studenti». Per i partecipanti alla manifestazione è incomprensibile come lo Stato italiano spenda oltre 15 miliardi di euro per le spese militari e poi non trovi i fondi necessari per l’istruzione. Uno spazio del dibattito infine è stato riservato anche al divieto della UE al crocefisso in aula: Carla afferma che «ora tutti vedono il crocifisso come un simbolo della cultura italiana, ma in realtà non è altro che un simbolo religioso invece, ed è oltretutto imposto solo a causa della presenza del Vaticano. Se fosse davvero un simbolo culturale perché non appendere anche il Decameron di Boccaccio?»


Molti ragazzi hanno desistito a causa della dura repressione in atto in queste settimane ma la voce degli irriducibili scesi in piazza si è alzata comunque forte verso Roma, dove veniva discussa la riforma; alla conclusione del corteo, tutti poi si sono detti di nuovo pronti a manifestare il prossimo 11 dicembre contro questo Governo che favorisce i ricchi e l’ignoranza.


Andrea Tagliaferri

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