Visualizzazione post con etichetta claudio grassi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta claudio grassi. Mostra tutti i post

venerdì 23 aprile 2010

Dal Blog di Claudio Grassi (PRC) Piattaforme comuni

Dopo le elezioni regionali si sono sviluppate molte riflessioni e si sono svolti importanti appuntamenti congressuali (Fiom e Arci).
Anche in questo blog la discussione è stata molto intensa. Ho letto tutti i commenti molto attentamente e sono molto soddisfatto dei contributi che sono arrivati: fanno riflettere. Per quanto mi riguarda la loro lettura non è meno importante e stimolante di una riunione di un organismo di Partito. Chiederei solo, come ho già fatto in passato, due cose. Evitare l’anonimato. Perché si deve aver paura di associare il proprio nome a ciò che si pensa e si scrive? Inoltre, ma su questo vi è stato un netto miglioramento, chiederei di tenere il confronto, anche aspro, senza scadere nell’insulto e nello stravolgimento delle posizioni altrui.
Detto questo, l’intensità della discussione conferma la straordinaria opportunità che ci è data dalla “rete” per dibattere, partecipare, organizzare. Se una critica dobbiamo farci è che usiamo ancora troppo poco questi strumenti, lasciando ad altri – Beppe Grillo, “Popolo Viola”, lo stesso Di Pietro -  uno spazio che dovremmo occupare noi per primi.
Alla fine di questo post troverete i seguenti documenti:
- il documento approvato dal cpn di Rifondazione;
- la lettera aperta di Diliberto;
- il resoconto della riunione nazionale di Sel scritto da Elettra Deiana;
- il documento dell’esecutivo nazionale di Sinistra Critica;
- la relazione di Gianni Rinaldini al congresso della Fiom;
- la relazione di Paolo Beni al congresso dell’Arci.
Vi inviterei a leggere attentamente questi testi poiché rappresentano posizioni politiche ed esperienze di lotta e di aggregazione di pezzi importanti della sinistra di classe. Sono convinto che senza una convergenza tra queste forze sia difficile, in questa fase, costruire una piattaforma di lotta credibile e in grado di incidere.
Per fare il punto della situazione partirei dalla discussione che si è svolta nel Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista. E’ stata una riunione importante per due motivi.
Il primo è che, a differenza di quanto avvenne all’indomani delle elezioni europee, il consenso raccolto dal documento proposto dalla segreteria nazionale è stato molto ampio. Il secondo è che, attraverso un emendamento che proponeva di togliere dal documento qualsiasi riferimento al congresso della Federazione della Sinistra, si è manifestata esplicitamente una posizione che vuole rallentare e rivedere il processo di costruzione della Federazione stessa.
Il documento approvato è positivo, fa una analisi onesta del voto e avanza proposte concrete di lavoro sia per quanto riguarda i rapporti a sinistra e con il centro sinistra, sia per quanto riguarda il lavoro nella società. Viceversa se l’emendamento proposto fosse stato approvato avrebbe fatto “saltare” la Federazione, con conseguenze politiche disastrose. Mi chiedo come si faccia a non valutare, con un consenso elettorale come Federazione che si è attestato al 2,8%, le conseguenze che si produrrebbero se ognuno dei soggetti che hanno dato vita a questo processo unitario, in particolare il Prc e il Pdci, tornassero a “casa propria”. Sarebbe la frantumazione dell’atomo e la fine di qualsiasi residuo di credibilità di cui ancora godiamo e di quella che potremmo conquistare.
Per quanto riguarda la lettera di Diliberto. Anch’essa contiene molte cose condivisibili. In particolare è giusto l’allarme che viene lanciato sul pericolo di ulteriori attacchi alla Costituzione, all’indipendenza della magistratura, ad una torsione autoritaria che la vittoria dell’asse Berlusconi Bossi potrebbe mettere in campo. Molte riflessioni su questo argomento e su come costruire alleanze a sinistra sono simili a quelle contenute nel documento di Rifondazione. Vi sono due punti che, invece, meritano un approfondimento.  Approfondimento che, per quanto mi riguarda, va fatto senza che per questo si metta in discussione il processo unitario avviato tra di noi ormai da due anni che, anzi, deve procedere con ancora maggiore forza.
Il primo riguarda l’unità tra Prc e Pdci (è importante che Diliberto usi questa declinazione che almeno rende un po’ più chiara la proposta di unità dei comunisti che, in quanto tale, a mio parere non ha alcun senso). Ho già espresso in altre sedi la mia opinione su questo, ma vorrei precisare. Credo sia assurdo che in Italia esista un partito comunista che raccoglie il due per cento e un altro che ne raccoglie l’uno. Quando ci chiediamo come mai non siamo credibili, il problema è anche questo. Un processo di ricomposizione, quindi, non solo è giusto, ma è auspicabile. Il punto non è il se, ma il come fare l’unità. E il come non può essere un accordo di vertice, ma deve maturare nei territori e nelle pratiche di lotta comuni. Deve avvenire processualmente in una condivisione reciproca di entrambi i partiti, poiché la cosa peggiore che si potrebbe fare sarebbe quella di battere la grancassa dell’unità e, contemporaneamente,  scassare i partiti coinvolti. Per questo ritengo che il processo di costruzione della Federazione della Sinistra non sia un ripiego, ma il luogo più avanzato, quello oggi concretamente fattibile, dove si sperimentano le forme di unità possibili.
Il secondo punto da approfondire riguarda la valutazione delle forze comuniste e di sinistra di alternativa sullo scacchiere europeo. Intanto vorrei dire a Diliberto che anche Rifondazione, e non solo il Pdci, lotta per il superamento del capitalismo. A parte questo, darei un giudizio più problematico e articolato sulle forze comuniste europee che Diliberto cita poiché, se è vero che in Grecia, in Portogallo e a Cipro i comunisti hanno mantenuto un consenso importante, è altrettanto vero che parliamo di Paesi che per dimensione e livello di sviluppo non sono paragonabili all’Italia. Viceversa le esperienze francese e tedesca del Front de Gauche e della Linke, esperienze che considero positive, afferiscono a Paesi più simili al nostro. Ovviamente non ci sono modelli. Credo però che queste esperienze vadano studiate con grande attenzione e che da esse ci possano giungere spunti interessanti che possono aiutarci nel processo di costruzione della Federazione della Sinistra.
In conclusione, leggendo anche gli altri documenti – quello di Sinistra Ecologia e libertà, Sinistra Critica, ma anche le relazioni di Gianni Rinaldini della Fiom e di Paolo Beni dell’Arci che qui sono allegate, credo che si possano fare alcune semplici considerazioni.
Queste forze, che rappresentano una parte importante della sinistra italiana, pur nella loro diversità, su alcuni punti importanti possono convergere. Parliamo di obiettivi importantissimi:
- difesa dei diritti del lavoro e lotta alla precarietà;
- lotta a qualsiasi forma di razzismo, di discriminazione sessuale, per i diritti civili;
- difesa dei beni comuni a partire dall’acqua;
- difesa della Costituzione, dell’indipendenza della magistratura, contro il presidenzialismo;
- no alla guerra, ritiro delle truppe dall’Afghanistan;
- libertà di informazione.
Occorre quindi trovare la modalità attraverso la quale queste forze si uniscono per sviluppare, su questi obiettivi, lotte comuni. Occorre dare vita ad un Fronte della Sinistra che, lasciando ad ogni soggetto la propria autonomia, costruisca un polo a sinistra del Pd capace di incidere, di spostare rapporti di forza, di fare massa critica. Una prima iniziativa concreta sono i referendum sull’acqua sui quali tutte queste forze possono unirsi.
Contemporaneamente a questo va portato a compimento il processo di costruzione della Federazione della Sinistra che non deve essere dilazionato. La cosa peggiore, infatti, è rimanere troppo a lungo in una situazione di transizione. Da questo punto di vista occorre subito creare nelle Regioni dove abbiamo eletto consiglieri i gruppi della Federazione e in ogni città i coordinamenti politici composti non solo dai “soci fondatori” ma da tutti i soggetti attivi sul territorio interessati a portare il loro contributo.

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

giovedì 1 aprile 2010

Claudio Grassi (prc) Dopo le elezioni riflessioni e proposte



Avevamo riposto molte speranze in queste elezioni regionali. Nelle ultime settimane il centro destra appariva in crisi: gli scandali a ripetizione che coinvolgevano direttamente il Presidente del Consiglio, il contrasto continuo tra Berlusconi e Fini, l’incapacità di presentare regolarmente le liste in Lazio e Lombardia, il flop della manifestazione a Piazza San Giovanni, la situazione economica del Paese con l’aumento della disoccupazione. Dall’altra parte avevamo registrato la buona partecipazione alla manifestazione di piazza del popolo contro il decreto salvaliste e il decreto che abolisce l’articolo 18, lo sciopero pienamente riuscito della Cgil, una buona reazione alla decisione di sopprimere le trasmissioni “scomode” come Annozero e, più in generale, un “clima”, forse indotto anche dai risultati francesi, che dava la sensazione di una ripresa delle forze di sinistra e di centro sinistra.
Purtroppo non è stato così. Al di là del numero di Regioni vinte dal centro destra o dal centro sinistra, è del tutto evidente che queste elezioni sono state vinte da Berlusconi e dalla Lega Nord.
Le ha vinte Berlusconi perché, come dicevo prima, nel momento di massima difficoltà e insidiato anche all’interno del suo schieramento, è riuscito ad ottenere un risultato positivo giacché il centrodestra vince, oltre nelle due Regioni che già governava (Lombardia e Veneto), anche in Piemonte, Lazio, Campania e Calabria. E le ha vinte la Lega Nord (consolidando, quindi, l’asse Berlusconi – Bossi), poiché va oltre il già straordinario dato delle europee, passando dall’11,3 al 12,2 per cento.
L’affermazione della destra è negativa in sé, ma è negativa anche perché un esito opposto poteva accelerare i contrasti interni alla coalizione di governo e produrre una crisi con eventuali elezioni anticipate. Questo scenario, purtroppo, con questi risultati, si allontana. Dobbiamo quindi ipotizzare altri tre anni di governo Berlusconi con tutto quello che ne consegue di ipotizzate riforme istituzionali (presidenzialismo) e di attacco al lavoro e ai diritti sociali e civili.
Un altro dato importante di questa tornata elettorale riguarda l’astensionismo. Un fenomeno che da vent’anni continua a crescere e che deve indurci ad una riflessione. Occorrerebbe un approfondimento specifico, ma non è questa la sede. Mi limito a evidenziare due aspetti che, a mio parere, lo hanno fatto crescere. Il primo riguarda il cambiamento delle leggi elettorali. E’ sorprendente che nessuno riconosca questa elementare verità: si è superato il proporzionale e introdotto il maggioritario con l’argomento che bisognava avvicinare i cittadini alla politica e consentire loro di scegliere direttamente gli eletti. La realtà che si è concretamente prodotta è che proprio con l’introduzione del maggioritario, con la dinamica del “voto utile”, e con la riduzione della scelta a due schieramenti (penso ai ballottaggi delle elezioni comunali) la partecipazione si è drasticamente ridotta. Inoltre l’abolizione della preferenza alle elezioni politiche ha consegnato, di fatto, ai gruppi dirigenti dei partiti il potere di decidere la composizione del Parlamento: alla faccia della “partecipazione”! Il secondo aspetto riguarda noi, forze comuniste e della sinistra che, con i nostri errori e i nostri comportamenti, abbiamo alimentato un astensionismo di “sinistra”. Il primo limite è stato quello della poca coerenza. Pensiamo alla nascita di Rifondazione Comunista. Centinaia di migliaia di compagne e compagni di base hanno creduto in quel progetto, vi hanno dedicato energie, passione, entusiasmo. Si sono riconosciuti in quella impresa e in un gruppo dirigente che aveva detto che occorreva contrastare la cancellazione di una presenza comunista in Italia. Dopo pochi anni quasi tutto quel gruppo dirigente ha fatto scelte di collocazione politica in netto contrasto con quanto aveva detto. Diversi di loro – infatti – hanno aderito a forze politiche che non c’entrano nulla col comunismo. Oltre a ciò è stata avviata una stagione di scissioni e costruzioni di microformazioni politiche che hanno portato alla delusione e
all’allontanamento dalla vita politica attiva e dal voto centinaia di migliaia di compagne e compagni. Il mio segretario di Circolo, con me in Rifondazione fin dall’inizio, abituato a fare politica nelle piazze, nei bar e in mezzo alla gente, in poche parole, mi ha rappresentato la situazione in modo molto efficace: “abbiamo difeso le scelte dei nostri dirigenti, e loro se ne sono andati in altri partiti. Ci siamo impegnati per ricostruire un Partito comunista e il gruppo dirigente ogni due anni si è diviso, con il risultato pratico che più cresce il numero dei partiti comunisti e meno i comunisti contano”. In conclusione: se si riuscisse a reintrodurre il proporzionale e ad essere un po’ più coerenti, daremmo certamente un contributo importante alla riduzione dell’astensionismo.

Per quanto riguarda il risultato della Federazione della Sinistra penso si possano fare le seguenti considerazioni. E’ stata una campagna elettorale non facile, fatta con pochi mezzi. Siamo stati totalmente oscurati dai media. Nonostante questo, in tutte le regioni di Italia ad eccezione della circoscrizione di Matera della Basilicata, abbiamo presentato le nostre liste e abbiamo svolto, grazie al lavoro straordinario e volontario di centinaia e centinaia di compagne e compagni, una impegnativa campagna elettorale. Questo ci ha consentito di portare ovunque le posizioni e le proposte della Federazione della Sinistra, di raccogliere consensi e di eleggere consiglieri. Il risultato è noto: 2.74%. Eleggiamo complessivamente 17 consiglieri (di cui uno dei Verdi in Toscana dove abbiamo fatto con loro una bicicletta) ed avremo 5 assessori. Abbiamo eletti in tutte le regioni tranne in Lombardia, Campania, Puglia e Basilicata. Una presenza importante.
Detto questo ritengo che, complessivamente, il nostro risultato non sia soddisfacente.
Rispetto il dato delle europee, che già valutammo come insufficiente, arretriamo sensibilmente (era del 3.5%), subiamo quindi una erosione preoccupante alla quale dobbiamo porre rimedio.
Come si vede dai dati il risultato è diversificato Regione per Regione e questo ci aiuta a fare una prima riflessione. La penalizzazione più grande la subiamo dove andiamo da soli, in particolare in Campania. Siccome nella discussione che abbiamo avuto nella fase precedente alle elezioni questo delle alleanze è stato il tema più dibattuto, vorrei che ne parlassimo anche adesso, risultati alla mano. Rivendico la battaglia che ho fatto contro elementi di chiusura e di settarismo che, se fossero prevalsi, avrebbero prodotto un risultato complessivo della lista drammaticamente negativo. Penso alla Toscana o alla Liguria, per fare solo due esempi, dove abbiamo avuto due tra i migliori risultati, e dove, a stando alle argomentazioni dei contrari, in pochissimi ci avrebbero seguito. E’ successo esattamente il contrario, sarà il caso di tenerne conto. Un’altra riflessione importante ci viene dalla esperienza delle Marche. Anche qui ci presentiamo in alternativa al centrosinistra, ma va molto meglio della Campania e della Lombardia. Ciò avviene, a mio parere, perché non siamo soli e riusciamo a costruire una coalizione con Sinistra e Libertà. Anche di questo sarà il caso di tenerne conto. Infine c’è una Regione, l’unica, dove la Federazione supera il dato delle europee, parlo dell’Umbria che passa dal 6.2 al 6.9. Non sarebbe male andare a vedere lì come si è lavorato, forse c’è qualcosa da imparare. A cominciare dal comune di Gubbio dove la Federazione raccoglie il 25% e il compagno Goracci raccoglie 2600 preferenze!

Una valutazione anche sul risultato di Sinistra Ecologia Libertà. Il loro risultato è leggermente superiore al nostro, 3%, ma è concentrato sostanzialmente nel centro Sud, in particolare in Puglia.
In sostanza sono riusciti a vincere in Puglia e questo ha dato una enorme visibilità a Nichi Vendola, ma ciò non è stato sufficiente a trainare un consenso significativo nel resto del Paese per la forza politica di cui è portavoce. I dati di Sinistra Ecologia Libertà in tutto il centro Nord, ad eccezione del Lazio, sono infatti inferiori a quelli della Federazione della Sinistra. Credo che al loro interno si aprirà ora una discussione sulla prospettiva. Puntare tutto sulla figura di Vendola per giocarlo come futuro leader del centrosinistra costruendo un percorso di ingresso nel Partito Democratico, oppure cercare di costruire una sinistra esterna al Pd che, come avvenuto nelle Marche, costruisce una relazione con la Federazione della Sinistra? Vedremo. Di sicuro la Federazione della Sinistra non deve commettere l’errore di sottovalutare questa presenza e, pur nella distinzione dei progetti, deve cercare di lavorare per costruire un rapporto unitario.

Alla luce di queste considerazioni penso che si debbano individuare i terreni sui quali muoverci con determinazione. Avanzo alcune proposte.
Il primo è accelerare il processo di costruzione della Federazione della Sinistra. Prima delle elezioni abbiamo deciso di tenere il congresso costituivo entro l’anno. Credo sia necessario, se possibile, accelerare i tempi. Sappiamo tutti delle difficoltà e dei problemi che abbiamo riscontrato, ma sarebbe esiziale tornare indietro oppure continuare a rimanere in un limbo dove non sono chiari gli ambiti nei quali si assumono le decisioni. Tutto questo va chiarito al più presto, anche per mettere a valore quanto, purtroppo, non siamo ancora riusciti a fare e cioè che con la costruzione della Federazione, dopo tanti anni di scissioni, si mette in moto un processo di unità.
Il secondo elemento, come dicevo prima, è quello di lanciare una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia Libertà. Nessuna riedizione dell’Arcobaleno. I progetti sono, per il momento, diversi, ma il consenso elettorale di cui disponiamo, preso singolarmente, è debole, messo assieme è significativo e può incidere su alcune battaglie comuni: perché non provare a farlo?
Terzo elemento: avviare quella campagna referendaria che non siamo riusciti ad avviare in campagna elettorale: acqua, nucleare, legge 30. Contemporaneamente va rafforzata l’iniziativa sociale, soprattutto al fianco del mondo del lavoro generalmente inteso, che deve diventare sempre di più il nostro campo di intervento prioritario.
Ultimo elemento: va confermata con forza la nostra disponibilità alla costruzione di una alleanza con le altre forze del centro sinistra che, attorno ad una proposta di salvaguardia della democrazia e della Costituzione, si impegni fin da oggi a battere Berlusconi alle prossime elezioni politiche



Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

mercoledì 24 febbraio 2010

Dal Blog di Claudio Grassi (PrC): profondi cambiamenti

Con il comitato regionale dell’Umbria che si è tenuto il 22 febbraio si è conclusa la fase in cui  la Federazione della Sinistra ha discusso le forme attraverso cui presentarsi  alle elezioni regionali. Il Cpr umbro ha votato all’unanimità la proposta di accordo programmatico e, quindi, la partecipazione alla coalizione di centro-sinistra che, in quella regione, comprende Pd, Fds, Idv, Sel. L’Udc corre da sola. L’accordo raggiunto è positivo. Potete leggerlo alla fine di questo post. Il merito è del gruppo dirigente del Prc che, di fronte alle tentazioni del Pd di allargare la coalizione all’Udc, non ha esitato a presentare un candidato alternativo (il compagno Goracci, sindaco di Gubbio) e un programma.
Credo sia importante il fatto che la Federazione della Sinistra, alla prima impegnativa prova elettorale, sia riuscita a presentarsi unita in tutte e tredici le regioni. Non è stato facile, ma ci siamo riusciti. E’ un importante passo avanti rispetto al giugno dello scorso anno quando in concomitanza delle elezioni europee si svolse una importante tornata amministrativa e, come ricorderete, in molti comuni e province la lista comunista e anticapitalista si presentò divisa. Questo risultato va messo a valore anche nella campagna elettorale: si tratta di una prima inversione di tendenza dopo tante scissioni e divisioni che hanno caratterizzato la sinistra e i comunisti in questi anni. Così come è importante che la Federazione della Sinistra abbia costruito simboli comuni, in Toscana e in Puglia, con forze ambientaliste, che nelle Marche a contrastare la svolta a destra del centro sinistra ci sia una coalizione che comprende anche Sinistra ecologia e libertà e che in Lombardia siano entrati nelle nostre liste personaggi conosciuti come Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi… Dispiace che in Campania, nonostante gli impegni solenni della vigilia, sia Idv che Sel si siano acconciati a sostenere De Luca.
In molti commenti del precedente post è stata criticata la scelta fatta in Calabria di sostenere la candidatura di Loiero. Come sapete, già sulla decisione maturata più di un anno fa da parte del Prc calabrese di rientrare in giunta, si era manifestata una divergenza con la segreteria nazionale che non aveva condiviso quella scelta. La collocazione del Prc nella maggioranza di Loiero ha reso anche più difficile la realizzazione di un percorso che potesse portare alla costruzione di un polo di sinistra alternativo capace di spingere il Pd a proporre una candidatura diversa e anche  di coinvolgere l’Idv, il cui sostegno è indispensabile per battere la destra. Ritengo che questo sia stato un errore che il gruppo dirigente del Prc regionale ha compiuto nei mesi scorsi. Va anche detto che l’Idv senza discuterne con nessuno ha messo subito in campo una propria candidatura, Callipo, che per il proprio profilo politico (provenienza An-centrodestra) e programmatico (presidente Confindustria)  non poteva certo rappresentare una alternativa per noi accettabile. Infine, bisogna aggiungere  che il Pdci ha manifestato fin da subito la propria indisponibilità a qualsiasi opzione che non fosse la riconferma di Loiero. In ogni caso, in queste condizioni, la vittoria del centro sinistra è praticamente impossibile e dopo le elezioni si potrà fare un bilancio di tutta questa vicenda. Adesso tutto il partito calabrese, indipendentemente dalle posizioni diverse che  sono state espresse su questa vicenda, deve impegnarsi per far conseguire alla Federazione della Sinistra il miglior risultato, tenendo presente che in Calabria per eleggere occorre superare lo sbarramento del quattro per cento.
In conclusione, su queste elezioni regionali, pur in presenza di alcuni limiti, mi pare si possa dire che Rifondazione Comunista torna ad essere quella di alcuni anni fa quando gli accordi non si facevano a prescindere, ma a partire dai contenuti. È una scelta che dobbiamo valorizzare, tutti assieme. A sinistra, in questa competizione elettorale, non c’è nessun’altra forza politica che possa vantare la nostra coerenza di comportamento, poiché sia Idv sia Sel hanno stretto accordi di governo ovunque senza porre condizioni né programmatiche né sui confini della  coalizione.
In numerosi commenti al precedente post, in particolare in quello di Ramon Mantovani, si ripropone il tema del partito. In particolare del rapporto tra partito e istituzioni e di episodi degenerativi della nostra vita interna. Anche su questo aspetto viene tirata in ballo, spesso, la Calabria. Io ho un punto di vista diverso. Non perché in Calabria questi problemi non siano presenti. Come ho detto prima e nel precedente post non condivido le scelte politiche e le modalità di gestione che il gruppo dirigente ha praticato in questi anni in quella regione. Ma, avendo girato molto per il partito, soprattutto al Sud, posso testimoniare che gli stessi problemi li ho visti in quasi tutte le altre regioni del Mezzogiorno. Se parliamo di svolgimento dei congressi con centinaia di votanti che comparivano solo al momento di votare la mozione per poi scomparire fino al successivo congresso, tutti sappiamo che questa modalità è stata applicata in modo diffuso oltre che in Calabria, in Puglia, in Campania, in Sardegna e nel Lazio. Così come il condizionamento esercitato nel partito dai rappresentanti istituzionali, grazie ai mezzi che hanno a disposizione, ha coinvolto più di una regione. Aggiungo anche che questi fenomeni non sono stati sempre presenti nella vita interna di Rifondazione Comunista. Si sono diffusi verso la fine degli anni ‘90 in concomitanza con un forte incremento del tesseramento al Sud e con l’inizio di una gestione del partito che, rifiutando la sintesi, ha trasformato i congressi in conte interne. Proprio in quegli anni nei regolamenti congressuali venne introdotta la clausola, alla quale mi opposi sempre, ma sempre  in minoranza, secondo la quale ai congressi non votavano i presenti, quelli che avevano partecipato al dibattito: con una apposita norma nel regolamento si consentiva che, alla fine del congresso, per parecchie ore, si potesse andare a votare. Ed ecco allora il prodursi di scene incredibili, con congressi ai quali al dibattito partecipavano 10 persone e votavano in 300. Io penso che per avviare una qualsiasi riforma del partito questa sia la prima modalità da sopprimere. Siamo d’accordo?
Ma il problema è più profondo e complesso: il nostro partito ha bisogno di profondi cambiamenti.
Non che non sia stato fatto nulla, sia in termini di analisi politica sia in termini di proposte pratiche.
Io penso che la conferenza di Carrara abbia dato, da questo punto di vista, un contributo importante.
Il problema è che quasi tutto quanto lì deciso è rimasto lettera morta. Così come il regolamento che noi abbiamo approvato dopo Chianciano va nella giusta direzione e la conferenza di Caserta ha messo i riflettori sulla crisi della forma partito e avanzato alcune proposte che ora dobbiamo provare a praticare. La mia proposta, che già avevo avanzato a Caserta, è che dopo le elezioni si svolga una conferenza d’organizzazione per vedere quali cambiamenti introdurre.
Nel frattempo occorrerebbe fare qualche passo in avanti nel superamento del sistema correntizio interno. Forse può sembrare poco credibile che lo dica chi ha coordinato per parecchi anni la componente di minoranza più grande di Rifondazione. Non è così. C’è una bella differenza tra un gruppo dirigente e un segretario che teorizza e pratica la gestione maggioritaria (Bertinotti) e un gruppo dirigente che teorizza la sintesi (Ferrero). Bisogna però passare dalla teoria alla pratica. Penso che oggi ci siano le condizioni per farlo. Mi riservo di rifletterci sopra e di proporre un contributo compiuto su questo. Intanto non sarebbe male che dal gruppo dirigente al più alto livello si cominciasse a fare qualche atto. Per esempio penso che sarebbe opportuno evitare che chi sta in segreteria nazionale o ha importanti incarichi di partito coordini una componente. Cosi come sarebbe opportuno che questi compagni non tenessero più centralmente o nei territori riunioni di area. Inoltre non sarebbe male che venissero abolite le riunioni nazionali che tutte le aree tengono, ormai da tempo, prima delle riunioni dei comitati politici nazionali, determinando il disinteresse e lo svuotamento di fatto del Cpn stesso. Sono solo pensieri abbozzati.  Dobbiamo parlarne.

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feed.

martedì 2 febbraio 2010

"Settarismo" di Claudio Grassi





Una delle malattie più gravi della sinistra è il settarismo. I grandi dirigenti comunisti lo hanno sempre contrastato duramente. Basti pensare alla lotta intrapresa da Gramsci contro Bordiga, nei primi anni di vita del Partito Comunista d’Italia. La vittoria di Gramsci – che produsse quel documento straordinario per l’epoca che furono “le Tesi di Lione” – fu decisiva per portare i comunisti su una linea che si rivelò fondamentale per sconfiggere il fascismo e per costruire un grande Partito comunista.
Il settarismo lo contrastò anche Togliatti che nel 1943, con la svolta di Salerno, costruì una vasta alleanza senza la quale non si sarebbe sconfitto il fascismo e non si sarebbero cacciati i nazisti. Senza quelle scelte l’Italia non avrebbe avuto la Costituzione, firmata, appunto, anche da Umberto Terracini.
Si potrebbero fare molti altri esempi, ma non mi sembra necessario.
Perché ho deciso di scrivere questo post sul settarismo? Perché credo sia il peggior nemico, oggi, per la ricostruzione di un Partito comunista con basi di massa e per ricostruire una sinistra che non sia un semplice “sfogatoio” o un ritrovo di reduci.




So che scrivendo queste cose vado contro il pensiero di molti compagni e compagne, come si vede leggendo anche i commenti ai miei post. Ma voglio dire quel che penso poiché ritengo che l’errore più grave che possa fare un dirigente sia lisciare il pelo a certe posizioni per non rendersi impopolari.

Per esempio sono rimasto colpito dal fatto che in Puglia Rifondazione Comunista abbia dovuto sudare sette camicie prima di decidere che alle primarie era del tutto logico appoggiare Nichi Vendola. Per non parlare di alcuni settori della sinistra più “ortodossa” che, pur di non votare Vendola, hanno votato Boccia.
Come si spiega un atteggiamento del genere? Ha una logica politica? Certamente no. Nonostante tutte le critiche che giustamente abbiamo mosso e muoviamo a Vendola, non possiamo non riconoscere che le sue posizioni sono sicuramente più di sinistra rispetto a quelle di Boccia. Non è un caso che, se avesse vinto Boccia, l’Udc sarebbe entrata nella coalizione, e che, avendo invece vinto Vendola, ne resta fuori.
Perché allora queste resistenze? Perché prevale, appunto, il settarismo. Che ti fa vedere come nemico principale quello che ti sta più vicino, magari quello con cui hai condiviso, fino a poco tempo prima, la militanza nello stesso partito.
La stessa cosa avvenne anche nel 1998, quando i Comunisti Italiani se ne andarono da Rifondazione.
Ricordo che per parecchi anni era proibito anche solo nominarli, mentre oggi, giustamente, si sta facendo assieme uno sforzo sia per riunificare le forze comuniste, sia per dare vita alla Federazione. Ci abbiamo messo 12 anni! Dobbiamo aspettarne altrettanti per dialogare con Sinistra, Ecologia e Libertà?
Anche il dibattito sulle alleanze elettorali, a mio giudizio, è fortemente segnato da questa impronta settaria. La discussione, infatti, spesso si astrae dal contesto concreto, dai rapporti di forza, dalle leggi elettorali, da quello che pensa la maggior parte delle persone.
Si parte dall’assunto che siccome le altre forze della sinistra hanno fatto cose che non condividiamo allora non dobbiamo fare alleanze con loro. Come se andando da soli il problema si risolvesse e la nostra azione politica diventasse più efficace!
Come ho già avuto modo di dire, nell’ultima tornata amministrativa dello scorso anno Rifondazione Comunista in molte realtà è andata da sola, ma questo non ha affatto comportato un aumento dei consensi, che anzi in genere sono diminuiti in rapporto alle realtà dove ci siamo coalizzati.
Inoltre, con gli sbarramenti che ormai sono ovunque, questo comporterebbe non avere alcuna rappresentanza nelle istituzioni locali e questo è molto grave. Non perché, come si usa dire, “abbiamo bisogno delle poltrone”, ma perché i ceti sociali più deboli hanno bisogno che le loro lotte trovino sostegno anche nelle istituzioni!
L’impostazione settaria di rifiutare qualsiasi forma di alleanza è l’altra faccia della medaglia di chi le alleanze le vuole fare a prescindere. Entrambe rinunciano alla lotta e si sostanziano in due forme di subalternità.
La Lega Nord è alleata ovunque con Berlusconi: qualcuno può dire che per questo ha perso il suo profilo, la sua identità, la sua autonomia? E’ vero il contrario. Un progetto forte, una politica di alleanze che le consente di incidere e quindi di rendere credibile la sua proposta politica: questo sta alla base del successo della Lega.
Io credo che il nostro limite, di Rifondazione Comunista e delle Federazione della Sinistra, non siano le alleanze, ma la mancanza di credibilità (dilapidata con infinite scissioni e con le scelte compiute al tempo del governo Prodi) e di un organico e convincente progetto di società.
Quindi, anziché dedicare tutte le nostre energie al contrasto interno, dovremmo procedere con impegno nella costruzione dell’unità tra le forze comuniste e anticapitaliste (la Federazione) e nella individuazione di alcuni punti di programma (“le bandiere fissate nella testa della gente”), che sappiano indicare una via d’uscita concreta dal disastro in cui ci ha portato il capitalismo.


p.s.
Vorrei assicurare i compagni che nei loro post si chiedono se io legga le cose che vengono scritte. Li leggo tutti con grande attenzione. E non solo io, visto il numero elevato di contatti che ci sono ogni giorno. Tutti i commenti, anche quelli più critici, li accetto volentieri. Infine, siccome in diversi commenti ci sono state proposte molto precise e dettagliate, le ho girate ai dipartimenti interessati. Continuate a scrivere, continuiamo a discutere, so che il blog non sostituisce altre sedi di dibattito, come le assemblee pubbliche, di partito e quant’altro che faccio quasi tutte le sere, ma è una occasione in più che sarebbe un peccato non sfruttare!


Dal blog di Claudio Grassi, dove la discussione sta avendo luogo

venerdì 22 gennaio 2010

Le fatiche di rifondazione


Accade a sinistra     Pubblichiamo l'intervento di Grassi alla riunione della Direzione nazionale del Prc del 20 gennaio. Iniziativa politica, elezioni regionali e referendum: "Se a sinistra del Pd non si apre un processo ricompositivo e unitario il rischio di scomparsa della sinistra, in tutte le sue varianti, è molto concreto"



Come sempre quando affrontiamo una tornata elettorale amministrativa, c'è nelle nostre discussioni una tensione esagerata. Dovremmo avere invece imparato che i passaggi elettorali amministrativi sono importanti ma non hanno mai determinato, nella storia di Rifondazione Comunista, stravolgimenti significativi. Abbiamo realtà in cui siamo andati da soli e il partito ha un forte radicamento e viceversa realtà in cui siamo da sempre in coalizione e avviene la stessa cosa. La collocazione elettorale di per sé non sconvolge la nostra base elettorale e il nostro popolo di riferimento.
Il gruppo dirigente deve allora sapere affrontare in modo maturo questi passaggi per evitare che la discussione nei circoli precipiti sempre in discussioni "di vita o di morte": in alcuni circoli si è arrivati a minacciare di non fare la campagna elettorale qualora si arrivasse ad accordi, anche solo elettorali, con il centrosinistra. Questa è una posizione immatura e politicista, magari sostenuta proprio da coloro che vogliono un partito soltanto sociale. Dovremmo invece, lo ripeto, essere su questo più razionali.
Vorrei mettere invece in evidenza un secondo elemento: da alcuni mesi registriamo un significativo miglioramento dell'iniziativa del partito, anche dal punto di vista organizzativo. Il dato del tesseramento dimostra un recupero significativo e quindi un riscontro positivo. Dopo le elezioni regionali dobbiamo allora discutere di un fatto che stiamo sottovalutando: stiamo ricostruendo un partito massacrato da ripetute scissioni e da scelte politiche sbagliate e contemporaneamente però non riusciamo a frenare la nostra scomparsa e dunque la nostra ininfluenza nell'immaginario collettivo e a livello popolare. Ciò è in larga parte dovuto dalla nostra scomparsa dai media. Bisogna vedere come fare per rompere questo muro.
Contestualmente, i sondaggi confermano un trend positivo per l'Idv e negativo per il Pd. Noi e tutta la sinistra, rischiamo di non esserci più.
Se a sinistra del Pd non si apre un processo ricompositivo e unitario il rischio di scomparsa della sinistra, in tutte le sue varianti, è molto concreto. Non sono d'accordo con chi ha sostenuto che avremmo dovuto stabilire mesi fa la linea degli accordi tecnici ed elettorali ovunque. Sarebbe stato un errore madornale: un partito che ancora prima di iniziare a discutere si tira fuori, non ha alcuna chance per avere un minimo di credibilità. Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto. Siamo in questa condizione perché le difficoltà concrete, per una forza che è fuori da tutto, sono tantissime. Il contesto è cambiato: facciamo fatica, arranchiamo, altri hanno il pallino in mano. Non penso che avremmo potuto fare cose molto diverse rispetto a quello che abbiamo fatto, e cioè giocare la nostra proposta politica a partire da alcuni punti programmatici qualificanti. Dove questi sono passati stiamo chiudendo un accordo programmatico, dove questi non passano si fanno accordi elettorali, dove anche questo ci è impedito metteremo in campo una opzione autonoma e alternativa (ma sapendo che anche questo è difficile, perché sono pochissime le forze disponibili con noi ad alleanze d'alternativa).
Il quadro che si sta definendo è, per questo motivo, articolato. E quando si critica, vorrei che ci fossero proposte alternative. Cosa dovevamo fare in Puglia? Potevamo essere indifferenti alla candidatura di Vendola all'interno del centrosinistra? Abbiamo provato ad aprire contraddizioni e a portare a casa risultati.
Infine sui referendum. Non considero positivo andare in campagna elettorale con solo un quesito referendario, e da soli, senza altre forze politiche e sociali. Ma bisogna fare di necessità virtù e quindi è giusto comunque raccogliere le firme sulla Legge 30 per caratterizzarci su una battaglia politica forte. Chiedo di lavorare per far entrare nella campagna elettorale anche gli altri due temi, acqua come bene comune e centrali nucleari, per non lasciarli in mano all'Idv.
Nelle Regioni il quadro è ancora in movimento, quindi considero un errore stabilire una posizione valida per tutte le realtà. In politica ci sono le contraddizioni che vanno colte e poi la quadra la si chiude con la Federazione della sinistra, non solo qui nella direzione del Prc. Dovremo tenere conto delle richieste che avanzano le altre forze con cui abbiamo deciso di federarci.
Nel Lazio il passaggio è molto delicato per il significato simbolico della Bonino: certamente dobbiamo prestare grande attenzione alle nostre compagne e ai nostri compagni, perché qualsiasi accordo si dovesse fare va spiegato molto molto bene perché la reazione nel corpo militante è molto forte. Certamente sarebbe possibile valutare una posizione autonoma dalla Bonino solo a condizione di non essere solo noi di Rifondazione Comunista a praticare questa scelta, ma farlo insieme - almeno - alle altre soggettività della Federazione.
*Responsabile organizzazione Prc

 

mercoledì 23 dicembre 2009

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA. FINALMENTE, SI PARTE!




Dopo la riuscita manifestazione al Brancaccio del 5 dicembre scorso, dove si è dato l’avvio alla fase costituente, la Federazione della Sinistra, muove i primi passi.
Nei giorni scorsi, infatti, si sono tenute le prime due riunioni degli organismi che ci guideranno fino al congresso costitutivo che si terrà alla fine del 2010: il Consiglio Nazionale e il Coordinamento Nazionale. Qui a fianco potete leggere i nomi dei compagni e delle compagne che ne fanno parte. Per il Portavoce nazionale, come è noto, si è deciso, fino al congresso, di fare una rotazione tra i quattro soggetti promotori della Federazione stessa (Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Associazione Lavoro e Solidarietà), a partire da Rifondazione Comunista con il compagno Paolo Ferrero. Quali sono le prime decisioni prese?
Intanto, come bussola politica e organizzativa, occorre partire dai due testi che la Federazione ha assunto: il Manifesto politico e lo Statuto provvisorio. Sono scaricabili dal sito di Rifondazione Comunista (www.rifondazione.it) e sono stati inviati a tutte le Federazioni del Partito.

  
Per quanto riguarda l’iniziativa politica, le proposte che avanziamo sono le seguenti:

- organizzare in ogni Provincia e Comune iniziative di presentazione della Federazione coinvolgendo, oltre alle quattro forze promotrici, anche soggetti politici, movimenti o personalità; promuovere nei territori attivi di iscritti e simpatizzanti. Particolare attenzione deve essere prestata alle vertenze di lotta contro i licenziamenti, per la difesa della scuola pubblica e i beni comuni a partire dall’acqua: tutte le nostre iniziative devono dare voce a queste mobilitazioni.
- a livello nazionale si sta approntando, con il coinvolgimento anche di altre forze politiche, comitati e movimenti, una importante campagna referendaria che partirà verso la fine di gennaio. I temi sui quali raccoglieremo le firme sono: no al ritorno del nucleare, no alla privatizzazione dell’acqua, abrogazione della legge 30.
- per quanto riguarda le elezioni regionali l’impegno che si assume, a prescindere dalla collocazione che la Federazione della Sinistra sceglierà – se fare o meno l’accordo con il centro sinistra –, è quello di presentarci assieme ovunque, dunque in tutte e 13 le regioni dove si vota.
Per quanto riguarda l’organizzazione le proposte che avanziamo sono le seguenti:
- a livello nazionale si costituiscono quattro gruppi di lavoro della Federazione: organizzazione, comunicazione, enti locali, campagne di massa.
- entro gennaio sarà a disposizione sui territori la tessera della Federazione della Sinistra. Sulle tessere dei partiti promotori della Federazione che, come è noto, danno diritto di far parte automaticamente alla Federazione stessa, oltre al simbolo della rispettiva forza politica ci sarà il simbolo della Federazione.
- entro gennaio si dà l’indicazione affinché in tutti i capoluoghi di Provincia, a partire da quelli di Regione, si costituiscano, come fatto a livello nazionale, il Consiglio, il Coordinamento e il/la portavoce.
- entro la prima metà di gennaio sarà attivo il sito della Federazione della Sinistra.

Si parte, dunque. I segnali che abbiamo dai territori sono incoraggianti, lo abbiamo visto con la straordinaria partecipazione del 5 dicembre, lo vediamo in tutte le iniziative locali dove la Federazione si presenta. Ce la faremo anche stavolta perché il nostro Partito è sempre riuscito, anche nei momenti più difficili a rialzare la testa e a ripartire!
Buon lavoro a tutti noi!


Claudio Grassi
Liberazione, 23 dicembre 2009

venerdì 11 dicembre 2009

Marx21°



 Leggendo la risposta di Francesco Francescaglia (resp. Esteri PdCI) alla proposta di Jacopo Venier (Resp. Comunicazione PdCI) "Il semplice difficile a farsi", ci siamo imbattuti in una frase: "con l’associazione Marx21° che nascerà il prossimo 19 dicembre"
In redazione ci siamo chiesti cosa fosse e ci siamo informati.
Bene, pare che il famoso laboratorio di idee e di ricerca di stampo marxista, nominato dal segretario Oliviero Diliberto (PdCI) in varie occasioni, comprese le assemblee di luglio e del 5 dicembre ultimo scorso, vedrà la luce.
Pertanto, nasce in Italia, Marx21°, un'associazione di studio,  ricerca, innovazione ed elaborazione di idee, che vedrà al suo interno, intellettuali, studiosi e politici di area, tra cui compagni del PdCI e del PRC Ernesto e area Grassi, nonché di nomi del calibro di Vladimiro Giacché.
Altro non abbiamo saputo, qualcos'altro l'abbiamo trovato, ma nel dubbio aspettiamo insieme le novità.

venerdì 27 novembre 2009

Claudio Grassi: "Ce la possiamo fare"



di Claudio Grassi - L'assemblea sul partito che abbiamo tenuto a Caserta il 7 e 8 novembre scorsi è stata un momento importante di riflessione sullo stato della nostra organizzazione. Si è trattato di un primo momento di bilancio del lavoro svolto dopo il congresso di Chianciano. Il quadro che è emerso, sia dalle relazioni, sia dagli interventi di compagne e compagni giunti numerosi da tutta Italia, è quello di un Partito che comincia a reagire




Certamente il lavoro organizzativo da svolgere, dopo l'ennesima scissione, è quello della ricostruzione, del recupero degli iscritti, dell'insediamento dei circoli nei territori e nei luoghi di lavoro. Come si sa, infatti, il danno delle scissioni non consiste solo nel fatto che degli iscritti si spostano da una organizzazione ad un'altra, ma nella tentazione di farsi da parte che rischia di conquistare parecchi compagni. Proprio per questo, il lavoro di rilancio organizzativo per essere efficace deve andare di pari passo con una forte proposta politica in grado di suscitare nuova passione.
Da questo punto di vista possiamo dire che qualche passo avanti positivo è stato fatto. Basta ricordare che quando tutto il gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, nel 2007, si presentò davanti ai cancelli della Fiat Mirafiori, toccò con mano un clima di forte ostilità. Oggi possiamo dire che il nostro Partito non solo è presente in tutte le vertenze contro le chiusure di fabbriche e le delocalizzazioni, ma, in generale, viene accolto positivamente e gli viene chiesto di intensificare questo lavoro. Dalla Innse alla Lamse, da Pomigliano a Termini Imerese, per citare solo i casi più conosciuti, non vi è stata vertenza di lotta dove Rifondazione non abbia marcato una presenza. Con la costruzione di una cassa di resistenza, partecipando direttamente ai presidi, organizzando la vendita di prodotti a prezzi calmierati a partire dal pane, portando nei consigli comunali, provinciali o regionali le ragioni di quella lotta.

L'altra sera ero ad Anagni, in provincia di Frosinone, ad una iniziativa promossa dal circolo di Rifondazione Comunista sulla grave situazione occupazionale che sta determinando, in quel territorio, la chiusura di fabbriche e il ricorso alla cassa integrazione e alla mobilità per migliaia di lavoratori. Un circolo appena ricostruito dopo la scissione, alla sua prima iniziativa pubblica. Ebbene, non solo la sala era piena, ma al dibattito sono intervenuti i rappresentanti di quelle fabbriche in lotta, Fiom e sindacati di base, comitati per la difesa dell'ambiente e rappresentanti politici della Federazione della Sinistra che anche lì si sta costruendo.

Il tutto in un clima nient'affatto rassegnato, anzi di volontà di reagire. Ho richiamato questo piccolo esempio per dire che non solo si possono ricostruire un intervento e una presenza del nostro Partito, ma che su questi temi lo spazio è grande e noi dobbiamo lavorarci con impegno.
Un lavoratore nel suo intervento ha detto: "Non sappiamo che farcene di una sinistra che per mesi ci parla delle escort di Berlusconi. Chi di noi ha ancora la fortuna di lavorare non arriva a fine mese e chi è in cassa integrazione o sta perdendo il posto di lavoro è nella disperazione più nera! Ma chi si occupa di tutto questo? Chi ne parla? E poi non sappiamo che farcene di una sinistra che si divide continuamente!". 
Penso che da queste parole si possa ricavare il senso del nostro lavoro.
A Caserta abbiamo ragionato dei nostri limiti e di cosa fare per cercare di superarli. Il rischio che la situazione politica nel campo del centrosinistra si stabilizzi, con da una parte il Pd di Bersani che, pur guardando al centro, recupera un proprio insediamento popolare e dall'altra Di Pietro, che con una sorta di populismo di sinistra, occupa gran parte del nostro spazio, è reale.
Sta anche in questo l'importanza, direi l'urgenza, assieme alla ricostruzione del nostro Partito, di fare avanzare rapidamente un processo unitario a sinistra che possa subito produrre una massa critica credibile per milioni di persone che oggi non trovano più una propria rappresentanza.
La proposta della Federazione della Sinistra costituisce il primo positivo passo che va in questa direzione e, quindi, l'appuntamento del 5 Dicembre al Brancaccio deve vedere la mobilitazione di tutto il Partito.
Ma a Caserta abbiamo messo in cantiere anche parecchie proposte di lavoro, sulle quali i vari dipartimenti stanno lavorando.


Qui mi preme richiamarne una poiché ha una valenza generalizzata e nazionale. Si tratta di una settimana di mobilitazione dal 7 al 13 Dicembre nel corso della quale faremo un ultimo sforzo per il tesseramento al Partito. In particolare, dopo che nei prossimi giorni verrà inviata una lettera del segretario nazionale a tutti i vecchi iscritti a Rifondazione, proponiamo che tutti i circoli si mobilitino per contattarli singolarmente e per chiedere loro l'adesione al Partito.
In quella settimana in tutti i circoli vorremmo che venisse messa in calendario un'assemblea pubblica per illustrare la nostra proposta politica. In particolare nelle grandi città il 12 e 13 Dicembre si organizzeranno iniziative con la presenza del gruppo dirigente nazionale.
Da Caserta parte quindi un messaggio di speranza che non è solo "Su la testa! Si riparte!", ma: "Ce la possiamo fare, la ripartenza è già iniziata!".


*segreteria nazionale Prc - resp. Organizzazione
articolo pubblicato su Liberazione del 24/11/200

venerdì 20 novembre 2009

Claudio Grassi sulla Federazione della Sinistra


Poichè sono arrivate molte domande riguardanti la Federazione, ho pensato di scrivere questo post, a maggior ragione dopo i lavori della Direzione di ieri, che ha fornito degli elementi di chiarezza e fissato delle regole che rendono questo percorso sempre più concreto.

La Direzione nazionale di Rifondazione Comunista si è riunita giovedì 19 novembre, in discussione la Federazione della Sinistra, in particolare il manifesto politico e lo statuto provvisorio.
Valuto molto positivamente le decisioni che sono state assunte e l’ampia maggioranza che le ha condivise. Hanno espresso voto contrario soltanto Bellotti e Giardiello e si sono astenuti Acerbo, Forenza e Pegolo. Già questo è un primo fatto di grande rilievo: in continuità con quanto avvenuto nel Comitato politico nazionale di settembre si sta consolidando nel partito una ampia maggioranza politica. Considero questa condizione un “bene primario” da salvaguardare e consolidare.
E’ impensabile, infatti, cercare di rilanciare Rifondazione Comunista dopo i colpi durissimi subiti in questi anni – sia politici che organizzativi – e costruire una Federazione senza una larga unità del partito.
Dunque la Federazione della Sinistra comincia a muovere i primi passi e si cominciano a delineare il suo progetto politico e le sue forme organizzative.
Quali sono le cose più importanti contenute nel manifesto e nello statuto provvisorio?
Cerco di riassumere le principali. La Federazione della Sinistra è promossa da quattro forze organizzate (Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà), ma è un soggetto aperto a tutte le associazioni, soggetti politici, comitati, movimenti – locali o nazionali – che vogliono impegnarsi per il superamento del capitalismo e del patriarcato.
Questo è un primo punto fondamentale: il processo è aperto, ma non è indistinto. Nessun nuovo Arcobaleno all’orizzonte o cartelli elettorali come Sinistra e Libertà (che di fronte alle difficoltà politiche si sciolgono come neve al sole), ma una aggregazione con un programma politico comune.
L’obiettivo del superamento del capitalismo del patriarcato collocano la Federazione non su una posizione genericamente di sinistra e di alternanza, ma su quella della trasformazione, del conflitto e della alternativa di società. Infatti nel manifesto si legge che la Federazione opera nella “piena indipendenza politica e culturale dal centro sinistra”. Sono parole molto chiare. Questo significa che con il centro sinistra si possono fare degli accordi su base programmatica, ma senza nessuna subalternità e senza nessun automatismo.
Un altro punto politico importante riguarda la guerra. Essa viene giustamente collocata nel “nuovo ordine mondiale fondato sul dominio neocolonialista e neoimperialista dei paesi ricchi” ed è determinata principalmente da “l’accaparramento delle materie prime e dal controllo delle aree strategiche”. Fa piacere leggere queste parole chiare dopo che, per parecchi anni, siamo stati sommersi da teorie confuse e sbagliate quali quella della “spirale guerra terrorismo” o del superamento di concetto di imperialismo.
Per quanto riguarda poi le proposte organizzative siamo di fronte a passaggi altrettanto importanti e impegnativi.
Cerchiamo di vedere come si svilupperà la costruzione della Federazione.
Il primo appuntamento è il 5 dicembre al teatro Brancaccio alle 9.30. Dobbiamo essere tantissimi, approfittando anche del fatto che nel pomeriggio saremo tutti a Roma a manifestare contro Berlusconi. In quella assemble si avvierà la “fase costituente della Federazione della Sinistra”. Verrà costituito un consiglio politico nazionale (ampio), un coordinamento politico nazionale (ristretto) e verrà nominato un o una portavoce nazionale. Per il primo anno il portavoce sarà a rotazione tra le quattro forze politiche promotrici. Subito dopo questa assemblea partirà anche il tesseramento alla Federazione della Sinistra. Come funzionerà? Per quanto riguarda i soggetti organizzati, i loro iscritti saranno automaticamente iscritti alla Federazione, per chi invece non è iscritto a nessun partito potrà iscriversi direttamente alla Federazione. Il congresso costitutivo si terrà dopo un anno dall’avvio del tesseramento, quindi alla fine del 2010. La Federazione si organizzera in circoli territoriali o di luoghi di lavoro, in federazioni provinciali e regionali. La scelta dei circoli territoriali è stata una molto discussa, ma, io credo, giusta. Infatti se non vogliamo costruire un Federazione che sia solo cartello elettotale e un accordo statico tra quattro soggetti politici organizzati è necessario attivare la più ampia partecipazione. Questa non può che partire dal coinvolgimento di tutti gli iscritti in un processo democratico che parta dal basso a partire dal concetto una testa un voto.
Io penso che la costruzione della Federazione colga bene due necessità che oggi abbiamo.
La prima è quella di dare un segnale di unità alla nostra gente, di marcare una inversione di tendenza rispetto le continue scissioni e divisioni che si sono manifestate in questi anni. La seconda è quella di non fare pasticci, né nella direzione di un nuovo Arcobaleno, né nella forzatura di un partito unico rispetto il quale le condizioni non sono ancora mature.
Rifondazione quindi resta con la sua piena autonomia, ma dal 5 dicembre sarà impegnata in un importante progetto di unità e di rilancio della sinistra comunista di alternativa del nostro paese!
Le iniziative che sono state fatte in queste settimane sui territori ( da Milano a Bologna, da Roma al Veneto e tante altre) ci fanno ben sperare perché la partecipazione è buona e va al di là dei soggetti promotori: promuoviamo ovunque assemblee aperte della Federazione della Sinistra!

giovedì 12 novembre 2009

ANAGNI, 20 NOVEMBRE: INIZIATIVA CON CLAUDIO GRASSI


Venerdì 20 novembre, presso l’Hotel Città dei Papi (100 mt circa sulla destra dopo l’uscita dal casello direzione Anagni/Fiuggi) alle 17 iniziativa “CRISI ECONOMICA E LOTTE DEI LAVORATORI PER UN NUOVO SVILUPPO ECOCOMPATIBILE”.  Interverrà il compagno Claudio Grassi, responsabile nazionale organizzazione, membro della Segreteria Nazionale. Interventi dei lavoratori di aziende in crisi, dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste, del segretario del circolo PRC di Anagni compagno Sebastiano Salis, del segretario provinciale compagno Giuseppe Sacco e di chiunque vorrà dare il proprio contributo. SONO INVITATI I CITTADINI, I LAVORATORI, LE FORZE POLITICHE, SINDACALI E SOCIALI.

Ultime Notizie

Ultime News

Notizie di Politica

Roba Comunista