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martedì 9 febbraio 2010

I tranelli del permesso a punti

Associazione Habeshia 
Cari amici immigrati residenti in Italia, la politica italiana non trova di meglio che prenderci in giro e giocare con le nostre vite, ne è la prova questa nuova proposta di permesso di soggiorno a punti. In una nazione dove siamo costretti ad attendere un anno per il rinnovo di permesso se l’iter burocratico non si blocca, se per disgrazia ce qualche errore diventano tempi biblici, quindi con la nuova ipotesi di permesso a punti abbiamo solo che da perdere.
Il ministro Maroni, copia male il sistema di altri paesi, “Un rospo che vuole essere elefante” non basta gonfiarsi, ma bisogna avere una struttura corporea che ti permette di esserlo, quindi l’Italia se vuole assomigliare a paesi come il Canada, in vece di copiare solo la piccola parte del sistema, per altro una parte finale di un sistema, perché prima bisogna mettere in atto una serie di politiche sociali, di assistenza con strutture di accoglienza e di accompagnamento del migrante che si vuole integrare, fondi necessari per attuare tale progetto. Cose che in Italia non ci sono. Si vuole avere come si dice “la botte piena con la moglie ubriaca” Italia cerca un immigrato già integrato prima di arrivare, senza un costo alla nazione, o con minor sforzo per lo stato pagando il più alto prezzo sulla propria pelle l’immigrato deve integrarsi, come premio finale avrà un permesso di soggiorno per due anni, non la cittadinanza. Tutto questo con un sistema di una paese in politica migratoria e tra i paesi più arretrati dell’Europa. In un paese che ce un clima di intolleranza verso il migrante spesso fomentato dalla politica, la stessa che pretende un rapido integrazione dello migrante che viene denigrato sotto ogni profilo. La politica italiana si diverte a vederci soffrire!
  • I requisiti:
    1.l’iscrizione al servizio sanitario? Si, ma serve il permesso di soggiorno e il codice fiscale.
    2. La conoscenza della lingua italiana? Serve una scuola, con un programma adeguato, con mediatori culturali.
    3. La casa con contratto regolare? Servono soldi, permesso di soggiorno, e un proprietario di casa onesto.
    4. La conoscenza della Costituzione? Impariamola insieme a tanti italiani, e a certi parlamentari.
    5. Mandare figli a scuola? Si, le quote stabilite dalla legge Gelmini permettendo, tutti vogliamo che i nostri figli vadano a scuola.
di angelo mastrandrea su IlManifesto

lunedì 1 febbraio 2010

Toscana: PRC e SeL contrarie a nuovi Cie

Dopo le recenti affermazioni di Maroni, che annuncia un centro identificazione espulsione in ogni regione entro il 2010, si è aperto un dibattito nella sinistra toscana sul tema della resistenza alle decisioni del governo. In questo senso sia Sinistra, Ecologia e Libertà sia Rifondazione si sono dette contrarie all'istituzione di un Cie nella nostra regione. Contro le prese di posizione di Sel e Rc si è subito schierato il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi. In veste di presidente dell'Anci Toscana, Cosimi ha dichiarato il suo assenso alla costruzione del Cie nella nostra regione purchè "funzionale". Il concetto di funzionalità di Cosimi è presto spiegato: appalti, oneri di urbanizzazione commesse per le cooperative amiche. Non esiste altra funzionalità che questa per i Cie che in tutta Europa si sono rivelati luoghi di violazione dei più elementari diritti umani. Amnesty International ha definito i Cie italiani istituzioni dove si praticano " abusi di matrice razzista, aggressioni fisiche e uso eccessivo della forza da parte degli agenti di pubblica sicurezza". I Cie sono stati istituiti in origine, nel 1998 sotto il nome di Cpt, dal centrosinistra tramite la legge Turco-Napolitano (quest'ultimo può così vantare pure la paternità di questa legge nel curriculum dell'ascesa alla presidenza). Già allora si trattava del primo istituto nel nostro paese dove si prevedeva la detenzione per un semplice reato amministrativo come la mancanza di documenti. Da allora lunga è stata la storia di una istituzione che ha creato tragedie a non finire. Adesso, con l'istituzione del reato di clandestinità e l'allungamento della permanenza nei Cie a 18 mesi, lobby del cemento e lobby della sicurezza si sono adoperate per costruire nuovi luoghi di negazione dei diritti umani. Ma, si sa, Cosimi ha visto prima gli appalti per un'opera del genere e poi ha pensato al tipo di retorica con il quale giustificarli. Ci domandiamo poi se Cosimi abbia parlato per difendere il suo principale alleato nella vicenda del nuovo ospedale, il probabile presidente di regione Rossi, oppure se abbia pensato ad una collocazione livornese del nuovo Cie.
Infatti le dichiarazioni di Maroni sulla localizzazione dei Cie che dovranno "essere lontani dai centri abitati, vicini ad aeroporti e con la presenza di strutture demaniali da riutilizzare"

http://www.asca.it/regioni-IMMIGRATI__MARONI__ENTRO_2010_OPERATIVI_NUOVI_CIE_IN_OGNI_REGIONE-465244-bolzano-3.html

fanno pensare magari a strutture in territorio livornese non lontane dall'aeroporto di Pisa. Il nodo di queste ipotesi si scioglierà presto: Maroni intende incontrare il presidenti di regione eletti subito dopo le elezioni di marzo e procedere velocemente ad identificazione di luoghi e costruzione delle strutture.
Nel frattempo un'ottima occasione per le sinistre di questo territorio: protestare contro le inaccettabili dichiarazioni di Cosimi e rifiutare fermamente qualsiasi ipotesi di localizzazione dei Cie nelle nostre zone. Dando così il buon esempio a tutta la Toscana rendendo impossibile di fatto localizzazione e costruzione dei lager del XXI secolo nella nostra regione.
Vedremo se, oltre alle sinistre, l'associazionismo locale mostrerà per questa storia un sussulto di dignità.

per Senza Soste, Bill Shankly
31 gennaio 2010

mercoledì 13 gennaio 2010

Diliberto (federazione della Sinistra): Maroni dimettiti (video)







Da PdCITV

Rosarno, arriva la protesta dell'Egitto



Il ministro degli Esteri si rivolge all'Italia: “E' una campagna di aggressione, tutelare immigrati e minoranze musulmane”. Bruciata auto di un ghanese. Roma, oggi manifestazione a Piazza Navona. Maroni riferisce al Senato. E resta l'ombra della mafia
A Rosarno è in atto una “campagna di aggressione”, bisogna tutelare “gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia”. Sono le parole che arrivano oggi (12 gennaio) dal ministro degli Esteri egiziano, Aboul Gheit, che rivolge un avvertimento al nostro paese. Al governo chiede di “prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze”, annunciando che la questione sarà sollevata nell’incontro diplomatico di sabato 16 gennaio con il titolare della Farnesina, Franco Frattini.

Bruciata auto di un ghanese. Il Comune calabrese sta riprendendo la vita normale dopo gli incidenti e le tensioni dei giorni scorsi, riferiscono fonti di agenzia, ma polizia e carabinieri continuano a presidiare tutta la zona con finalità preventive. Un nuovo episodio violento si è verificato stanotte: è stata incendiata l'automobile di un immigrato ghanese, bracciante agricolo con regolare permesso di soggiorno che vive in affitto nel centro del paese. Secondo l’autorità, però, l'incendio sarebbe legato a un fatto occasionale, scollegato dagli incidenti, ma è comunque in corso di accertamento.

Manifestazione a Piazza Navona. Nel pomeriggio andrà in scena una manifestazione di protesta a Roma: le organizzazione antirazziste e delle comunità migranti si ritroveranno a Piazza Navona, per esprimere solidarietà agli stranieri di Rosarno. In contemporanea il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, interverrà al Senato per riferire sulla rivolta degli immigrati.

Crotone, 4 chiedono asilo politico. Tra gli immigrati trasferiti da Rosarno al Centro d'accoglienza - Cara di Crotonese, solo in 4 hanno richiesto asilo politico e sono quindi rimasti all'interno della struttura. Tutti gli altri, in possesso di regolare permesso di soggiorno, sono partiti alla ricerca di lavoro e amici in altre città.  Solo in 20 saranno trasferiti in giornata nei Cie di Lamezia e Bari. Sono attualmente 682 gli ospiti presenti nel Centro di S.Anna, in prevalenza di nazionalità irachena, afgana e turca. A breve è prevista la visita di Medici senza frontiere: l’organizzazione umanitaria vigilerà sulle condizioni della struttura.

Arrestato membro della ‘ndrangheta. Sugli scontri resta l’ombra della criminalità organizzata. Tra gli italiani arrestati a Rosarno, infatti, c'è anche un nipote di un boss della 'ndrangheta. Antonio Bellocco, 29 anni, è stato fermato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Al giovane è stata notificata in carcere questa mattina un'ordinanza di custodia cautelare. L’uomo è figlio Giuseppe già detenuto e nipote del boss Carmelo Bellocco.

Epifani, può scoppiare altra rivolta. Secondo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, "non è la clandestinità a favorire l'illegalità, semmai il contrario". Il leader ribadisce che "se non si affronta per tempo il problema di come governare il mercato del lavoro stagionale in agricoltura, con queste forze di lavoro migranti, se non lo si mette al riparo dalla malavita, se non la si fa finita col fatto che un lavoratore che guadagna 20 euro deve darne 5 a un caporale, se non la si fa finita di pensare che migliaia di persone debbano vivere in quelle condizioni fatiscenti, è chiaro che il problema riscoppierà".

sabato 9 gennaio 2010

Rosarno- Gli immigrati vanno via




Centinaia di immigrati lasciano la città tra gli applausi degli abitanti. Un uomo ferito a colpi d’arma da fuoco. Un altro “sprangato”. Il bilancio: quasi 70 persone ferite, due immigrati in condizioni gravi. Ipotesi: la 'ndrangheta dietro gli scontri

A Rosarno, in Calabria, dopo due giorni di guerriglia tra immigrati e popolazione locale la tensione non si allenta. Gli scontri non sono finiti del tutto. Le agenzie continuano a battere notizie di immigrati feriti. Questa mattina (9 gennaio) un uomo è stato ferito nelle campagne di Gioia Tauro, a pochi chilometri da Rosarno, con colpi di fucile caricato a pallini. Le sue condizioni non sarebbero gravi. Un altro immigrato è stato aggredito e “sprangato” a Rosarno.


Il bilancio dei feriti, secondo fonti investigative, sarebbe di 66 persone, tra immigrati (30), cittadini (17) e forze di polizia (19). Due i feriti gravi, anche se stabili.


Eppure gli immigrati stanno abbandonando la cittadina calabrese e i negozi hanno ricominciato ad aprire. Nel corso della notte 320 immigrati sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto, a Crotone. Il viaggio è avvenuto su sette pullman scortati dalle forze dell’ordine e accompagnati dagli applausi degli abitanti di Rosarno.


Un altro centro, l’ex fabbrica Opera Sila, si va svuotando in queste ore. Cento immigrati l’hanno abbandonato volontariamente nel corso della notte, lasciando Rosarno in treno o con mezzi propri. Altri 300 sono in corso di trasferimento, seguiti e convinti a lasciare la città dalle Forze dell’ordine, dai sacerdoti di Libera, dai volontari di Medici Senza Frontiere e da altre associazioni.


Un sacerdote di Libera, don Pino Demasi, ha ricostruito i fatti degli ultimi giorni parlando con i giornalisti durante lo sgombero dell'ex Opera Sila. “La reazione violenta degli immigrati di giovedì sera – ha detto il rappresentante di Libera - è stata provocata da una voce diffusa tra di loro secondo cui quattro loro connazionali erano stati uccisi”. Voce che “ha scatenato il panico tra gli immigrati e una reazione consequenziale. Non so dire chi e perché abbia sparso questa voce. Fatto sta che da lì si è scatenato l'inferno”.


Gli scontri di Rosarno potrebbero essere statati cavalcati dalle cosche della 'ndrangheta. Il procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, ha affermato che "allo stato ogni ipotesi è plausibile". Un'ipotesi però confermata dall'arresto del 29enne Antonio Bellocco con l'accusa di resistenza, minacce e violenza a pubblico ufficiale. Il padre di Bellocco sarebbe imparentato col capo cosca di un clan molto noto nella Piana di Gioia Tauro.


venerdì 1 gennaio 2010

In 300 digiunano per il permesso di soggiorno


Ad essere illegale questa volta è proprio il ministero degli Interni, che però non sembra preoccuparsi più di tanto di non rispettare quelle regole che lui stesso dovrebbe garantire. E così, per ripristinare la legalità (come dovrebbe dire Maroni) ma soprattutto per far rispettare un loro diritto, da 18 giorni hanno messo in atto uno sciopero della fame. Sono ormai 300 gli immigrati che hanno aderito all'iniziativa lanciata il 13 dicembre scorso da Gaousoou Ouattara, esponente del Partito radicale, per protestare contro i ritardi con cui agli stranieri regolari presenti nel nostro paese viene rinnovato il permesso di soggiorno. «Il testo unico sull’immigrazione prevede che il permesso sia rilasciato entro venti giorni dalla domanda - ha spiegato ieri Ouattara, insieme al segretario del Pr Marco Staderini e alla parlamentare Rita Bernardini -. Oggi invece si devono aspettare dai 7 ai 13 mesi». Una situazione che riguarderebbe almeno 500 mila persone e per risolvere la quale i radicali hanno chiesto di poter incontrare Maroni e promosso un sit-in per il 1° gennaio, alle ore 15 in piazza della Repubblica a Roma. Allo stesso tempo hanno anche invitato avvocati volontari ad assistere quanti hanno presentato richieste di risarcimento danni, in deroga alla legge.
Non si tratta, naturalmente, di una semplice questione burocratica. Il ritardo di mesi con cui vengono rinnovati i permessi di soggiorno provoca infatti dei veri terremoti nella vita di tutti i giorni degli immigrati. Senza permesso di soggiorno, infatti, oltre a non poter lasciare l’Italia, diventa impossibile firmare un contratto di lavoro, ma anche affittare una casa o semplicemente iscrivere i propri figli a scuola. E poco importa se una circolare emessa dal precedente governo Prodi riconosca come valido il cedolino che certifica l’avvenuta presentazione della domanda di rinnovo del permesso. «Si tratta di un’informazione che non conosce nessuno, e quindi la vita di queste persone si blocca», spiega Staderini. «Come se non bastasse, spesso il nuovo permesso di soggiorno arriva talmente in ritardo da essere praticamente scaduto di nuovo, così per l’immigrato oltre al danno si aggiunge la beffa di dover pagare di nuovo 75 euro per il rinnovo».
Uno degli effetti di questa situazione si è avuto lo scorso Natale. Molte delle badanti interessate dalla recente regolarizzazione non sono tornate a casa perché per la prima volta il governo non ha emesso una circolare transitoria che garantisse loro il rientro in Italia». «Vogliamo gridare al mondo la nostra rabbia che è carica di speranza - ha detto Ouattara. Questo è il paese in cui abbiamo scelto di vivere. Qui sono nati i nostri figli, al terra dei Balotelli. Vogliamo vivere nella legalità».
Per mettere fine a questo stato di cose, i radicali chiedono a Maroni tre cose: «Come intende mettersi in regola facendo rispettare i tempi per la concessione del permesso di soggiorno - prosegue Staderini -. Ma anche cosa pensa di fare per smaltire tutte le domande arretrate e, infine, di mettere in campo una campagna informativa per far sapere agli italiani che gli immigrati hanno dei diritti che vanno rispettati, anche se sono in una fase di rinnovo del permesso di soggiorno. Una questione nella quale Marco Pannella tira dentro anche il ministro della Funzione pubblica. «Non vorrei che il compagno Brunetta proprio sui diritti degli immigrati facesse il fannullone - ha detto il leader radicale -. Chiediamo un incontro per comprendere come superare questa inaccettabile situazione».
Solidarietà agli immigrati in sciopero della fame è stata espressa da Livia Turco: «La loro è una battaglia di civiltà - ha detto al capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera - ed è inammissibile che alle soglie del 2010 in Italia si debba arrivare a non mangiare e bere per chiedere il rispetto di un diritto previsto dalla legge».

martedì 22 dicembre 2009

Web, Maroni: non ci sarà più disegno di legge ma autoregolamentazione




ROMA - Non ci sarà un disegno di legge per prevenire la commissione di reati gravi su internet ma si procederà alla realizzazione di un codice di autoregolamentazione tra tutti i soggetti coinvolti. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni al termine dell'incontro al Viminale con i gestori delle reti internet e i rappresentanti dei social network, che erano stati convocati dopo che, in seguito all'aggressione a Berlusconi, erano proliferati sulla rete gruppi e siti che istigavano alla violenza o facevano apologia di reato.
"Ci siamo impegnati - ha detto Maroni - ad elaborare delle proposte e a costituire un tavolo con tutti i soggetti che sono intervenuti, che sarà riconvocato a metà gennaio, per discutere le nostre proposte e valutare la possibilità di trovare una soluzione e cioé un codice di autoregolamentazione piuttosto che una norma di legge".
Il governo sembra dunque intenzionato a rivedere la decisione di intervenire per legge su una materia che, come ha detto lo stesso Maroni, è molto delicata perché va a incidere sulla libertà di espressione dei cittadini. La strada da seguire - ha sottolineato infatti il ministro dell'Interno - è quella di cercare un accordo tra tutti, definendo un codice di autoregolamentazione che coinvolga tutti i soggetti interessati, evitando interventi d'autorità ma ottenendo ugualmente il risultato". Un codice, aggiunge il ministro che dovrà essere approvato "in tempi rapidi, per combattere il proliferare di gruppi che inneggiano all'omicidio, al terrorismo e alla mafia". Se, alla fine, un'intesa si troverà, prosegue Maroni, si tratterà di "un grande accordo di responsabilità fra tutti gli operatori e sarebbe il primo caso al mondo" di trovare una sorta di compromesso tra la necessità di tutelare "la libertà di espressione del pensiero e quella di rimuovere contenuti che integrino gravi reati".
L'obiettivo dei tecnici è, in sostanza, quello di trovare delle procedure chiare che consentano un intervento rapido nel momento in cui viene segnalato un sito o un gruppo i cui contenuti inneggiano alla violenza o istigano alla commissione di un reato. All'incontro al Viminale erano presenti, tra gli altri, il vice ministro delle Comunicazioni Paolo Romani, il capo della polizia Antonio Manganelli, il consigliere ministeriale con delega alla sicurezza informatica Domenico Vulpiani, il capo della polizia postale Antonio Apruzzese, il responsabile europeo di Facebook, Richard Allan e rappresentanti del ministero delle Politiche Giovanili, Confindustria, Assotelecomunicazioni, Associazione italiana internet provider, British Telecom, Fastweb, H3g, Vodafone, Wind, Telecom, Google e Microsoft.

lunedì 14 dicembre 2009

Maroni: Misure per il Web e altre dichiarazioni



BERLUSCONI: MARONI, A CDM GIOVEDI' PROPORRO' MISURE PER WEB
(ANSA) - MILANO, 14 DIC - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che nel corso della conferenza stampa di oggi ha annunciato lo studio per poter intervenire contro i siti che inneggiano alla violenza, ha precisato che gia' nel consiglio dei ministri di giovedi' potrebbe illustrare alcune proposte.
'Stiamo valutando - ha spiegato Maroni - e se sara' il caso gia' nel consiglio dei ministri di giovedi' proporro' delle misure che consentano di intervenire per porre fine a questo scempio'. (ANSA).
 
da corriere
MILANO - «La gestione dell'ordine pubblico è stata fatta secondo le regole». Dopo il vertice di lunedì mattina in Prefettura a Milano con il prefetto e con i vertici delle Forze dell’ordine, il ministro Roberto Maroni ha voluto sgomberare subito il campo da qualsiasi dubbio o polemica sull'operato delle forze delle forze dell'ordine domenica in Piazza Duomo, quando il premier Berlusconi è stato colpito al volto da un oggetto
che lo ha ferito. «Non ho rivolto nessun rilevo o nessuna censura ai responsabili dell'ordine pubblico, anzi sono stati svolti controlli accurati, che hanno anche consentito di evitare manifestazioni organizzate e azioni dei contestatori sotto il palco», ha detto il ministro. E sul pericolo corso dal premier: «Silvio Berlusconi ha rischiato di essere ferito gravemente, di essere ucciso». «INFILTRATI CON BANDIERE PDL» - A quanto riferito da Maroni, al comizio di domenica pomeriggio c'erano alcuni infiltrati con le bandiere del Pdl, che sono stati allontanati da sotto il palco. «I controlli preventivi da parte delle Forze dell'Ordine hanno consentito di evitare una manifestazione di protesta organizzata sotto il palco da gente infiltrata con bandiere del Pdl. Questa gente, una volta sotto, avrebbe dovuto esporre uno striscione violento contro il presidente del Consiglio Berlusconi». Mentre Berlusconi parlava dal palco, alcune decine di dimostranti avevano cercato di interromperlo, redarguiti dallo stesso presidente del Consiglio, prima di venire allontanati di alcune decine di metri dalla polizia. «Sull'aggressione - ha aggiunto il ministro - martedì riferirò alla Camera». Il vertice interforze è stato convocato dopo che domenica l'entourage del premier aveva criticato la gestione della forza pubblica per il comizio, al termine del quale è avvenuta l'aggressione. Il ministro Maroni ha anche annunciato che verranno valutate misure di sicurezza personali per Berlusconi.
«EPISODIO GRAVISSIMO» - «Si tratta di un episodio gravissimo» ha detto il responsabile del Viminale, «legato al clima di contrapposizione violenta degli ultimi tempi. Alcune parole dette - ha proseguito Maroni - e una dialettica politica non più nei confini della normalità può ingenerare in persone come l’aggressore di domenica reazioni così». Maroni ha sottolineato che Massimo Tartaglia, il 42enne arrestato in piazza del Duomo, non ha alcun precedente e pertanto era «impossibile» individuarlo nella folla di sostenitori del premier. Il ministro dell’Interno ha infine detto di condividere l’appello del Quirinale a una rasserenazione del clima politico, ma ha ribadito - per ben dieci volte nel corso della conferenza stampa - che non ci sono collegamenti tra l’aggressione e le responsabilità di chi gestisce l’ordine pubblico. E a proposito dei gruppi subito nati su Facebook, Maroni ha detto che sta valutando di «oscurare i siti Internet che incitano alla violenza». Il responsabile del Viminale, che parla di «apologia di reato» e «istigazione alla violenza» attraverso la Rete, potrebbe già portare nel Consiglio dei ministri di giovedì «delle misure che ci consentano di intervenire per porre fine a questo scempio». 
[...]

 

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