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venerdì 16 aprile 2010

Vendola: "Io, gay e cattolico: più facile dirlo ai preti che al partito"


«Sono sempre stato cattolico e omosessuale, non l’ho mai nascosto. E dichiararsi non è pettegolezzo. E’ carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza. Sono sempre stato anche cattolico e comunista, come la mia famiglia. Ed è stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito». Nichi Vendola, eletto per due volte a sorpresa presidente di una grande Regione del Sud, si dichiarò nel 1978, quando aveva vent’anni e da sei era nella Federazione giovanile comunista, con un articolo su un giornale da lui fondato, «In/contro». Titolo: «Le farfalle non volano nel ghetto». «Era un verso che avevo trovato in una raccolta di poesie scritte nel ghetto di Varsavia. E ho avuto tutte le difficoltà che potevo avere, nel partito, al Sud, al paese», Terlizzi, periferia di Molfetta, terra di braccianti. «Mi ha sempre affascinato il pensiero religioso. Ero uno di quei comunisti per cui il libro più importante è la Bibbia. Ma ha contato molto per me anche il pessimismo di Sergio Quinzio, ho amato i libri del cardinal Martini, e sono stato discepolo del vescovo di Molfetta, il mio vescovo, Tonino Bello».
«Ho parlato della mia omosessualità con molti preti, con uomini e anche con donnedi Chiesa — racconta Vendola —. Non mi sono mai sentito rifiutato. Sono state anzi interlocuzioni belle, profonde. La Chiesa è un universo ricchissimo e complicato, non riducibile a nessuna delle categorie politiche che usa la cronaca. Nella Chiesa ci sono molte sensibilità, molte cose; e qualcuna crea dolore e tristezza, quando evoca stereotipi pseudomorali che non hanno solo l’effetto di indicare identità ideologiche, ma anche di ferire la vita delle persone». E’ di Vendola la prefazione agli scritti di monsignor Bello, «Teologia degli oppressi». Comincia così: «Io ero sull’altra riva, quindi ero un rivale». «Tutta la teologia di Bello è una teologia della differenza— sostiene oggi il presidente della Puglia —. Come quando spiega il dogma della Trinità con la metafora della convivialità delle differenze: la presenza di tre differenze in un’unità ci insegna la bellezza della convivenza, che è qualcosa di più della tolleranza». Dice Vendola di non aver mai rinunciato alla fede, di credere più che alla rivoluzione alla conversione permanente, di confidare che Dio saprà capire anche quelli come lui, perché «Dio non è un tribunale islamico». Dice di non amare il coté «pirotecnico, esibizionista». Per questo in passato non app r e z z ò le confessioni di bisessualità rese da altri politici, «una dichiarazione che si faceva a 18 anni per fiutare un po’ l’aria. Anch’io sono stato bisex, e avevo fidanzate bellissime. Sono stato sul punto di sposarmi due volte. Ma non ho mai raccontato bugie, ho sempre vissuto quei rapporti da omosessuale». Storie lontane, «ho avuto molti amori, ho molto sofferto. Non mi sono mai arreso però, non ho mai permesso a nessuno di chiudere la mia storia dentro uno spigolo di rancore. Anche se mi hanno fatto di tutto».
Tempo fa raccontò di quando «un dirigente nazionale di An venne a fare campagna elettorale nel ‘94 e tentò di stroncarmi accusandomi di andare con i ragazzini, peraltro pagati per dirlo. Andò via con le pive nel sacco, mentre io ricevevo migliaia di lettere di ragazzi che mi dicevano grazie per avergli dato coraggio». Anche questa è una storia lontana, «oggi ho disimparato l’odio». Spiega il presidente della Puglia di essere rammaricato per aver fatto soffrire la madre; a sua volta rammaricata per aver sofferto. Mamma Antonetta, casalinga e donna all’antica di Terlizzi, ha ricordato il giorno in cui una nipote le aprì gli occhi sul terzo dei suoi quattro figli: «Ci siamo pentiti di averne patito e oggi siamo orgogliosi, anche se di sesso parliamo per accenni e per sottintesi». Nichi le portava in casa le fidanzate: «Ne ricordo una, Aurelia. Era bellissima. Ed è vissuta in casa con noi e con mio figlio per più di un mese». Una volta, nel comitato centrale del Pci, l’autorevole compagna Marisa Rodano disse rivolgendosi indirettamente a lui: «Se uno di questi mettesse le mani su uno dei miei nipotini gli darei subito una sberla». Si dibatteva dei diritti degli omosessuali, dei carcerati, di tutte le minoranze e Vendola, che stava già nell’Arcigay, predicava la liberazione dei «soggetti smarriti» che è il titolo del suo primo libro. Prima aveva scritto la tesi di laurea sul Pasolini degli Anni 50, cacciato dal Pci per indegnità morale. Pasolini: anch’egli cattolico, comunista, omosessuale. «Ma lo si può amare senza essere come lui— dice Vendola —. Pasolini, come Testori e in fondo anche Fassbinder, ha avuto il grande merito di tirare la sua condizione di omosessuale fuori dall’oscurità; ma l’ha illuminata con le fiamme dell’inferno. L’omosessualità di Pasolini è molto segnata dal suo cattolicesimo. Lui si percepisce come il Cristo della diversità: una condizione vocata al martirio, a causa del senso di colpa. Il peccato e l’espiazione del peccato, per cui la sua letteratura diventa premonizione della sua stessa morte. La diversità come impossibilità dell’amore, un’identità che si afferma negandosi, come la Jeanne Moreau che canta "Ogni uomo uccide come ama”. Io amo Pasolini come amo Testori e Fassbinder, ma mi rifiuto di accettare questa visione. Ho sempre cercato di trascenderla, e questo mi ha aiutato a essere una persona serena, a uscire dal tunnel senza fine del senso di colpa».
Tempo fa, Vendola fece discutere quando disse: «Non vorrei morire senza aver vissuto l’esperienza della paternità». «Non intendevo annunciare che sarei diventato padre, o che avrei fatto un’adozione che peraltro la legge mi vieta — spiega oggi —. Ma mi sento di ribad i r e i l mio d e s i d e r i o d i genitorialità. Sento molto la tutela della vita, la difesa del vivente. Sono contro la mercificazione e la privatizzazione della vita. Il tema fondativo del futuro è la costruzione della vita nelle forme di comunità. Il sangue non c’entra: per me la paternità non è un dato fisiologico, limitato al proprio seme. Allevare un figlio significa accudirlo, conoscerlo, ascoltarlo; amarlo. Dev’essere una cosa bellissima. Per questo, ogni volta che leggo di un neonato abbandonato, provo una stretta al cuore».


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martedì 9 febbraio 2010

Omofobia, aggredito assessore Pizza ad Udine


Enrico Pizza, assessore alla mobilità del Comune di Udine, nonché fondatore del circolo Arcigay locale, è stato vittima di un'intimidazione nel centro della città. Mentre passeggiava col compagno, infatti, «un gruppo di tre uomini - racconta Pizza -, tra i quali ho riconosciuto un noto esponente dell’estrema destra udinese, si è avvicinato a noi con fare minaccioso.»
«Uno dei tre ha iniziato ad insultarmi - continua il racconto -, rivolgendomi epiteti inequivocabili. Mentre ci stavamo allontanando lo stesso individuo ha continuato a seguirci, sempre con atteggiamento minaccioso. Una persona di mia conoscenza, che ha assistito all’aggressione verbale è allora intervenuta per sedare gli animi, evitando che le cose degenerassero». L’assessore ha incassato «la solidarietà e l'impegno a sostenermi del sindaco Honsell, della giunta, di numerose associazioni e sindacati e moltissimi cittadini. Nonché dell'europarlamentare Debora Serracchiani che mi ha manifestato la solidarietà sua personale e del partito democratico per future iniziative»
 
Dopo l'aggressione le scritte sui muri
Questa mattina sono state ritrovate al parco del Cormor di Udine delle scritte omofobe e di insulto verso il sindaco, Furio Honsell, e l'assessore comunale alla Mobilità nonché fondatore del circolo locale Arcigay, Enrico Pizza, già vittima di un episodio di omofobia sabato. «Essendo molto probabile che queste scritte si colleghino con l'aggressione omofoba subita da Pizza sabato sera - ha commentato Honsell - stavolta non vogliamo soprassedere. Episodi di intolleranza come questi devono essere condannati con fermezza e all'origine proprio per evitare delle pericolose derive. Ecco perché - continua il primo cittadino - abbiamo sporto denuncia contro ignoti in merito alle scritte trovate al parco del Cormor. Udine ha una forte tradizione di accoglienza, pluralità e tolleranza. Questi sono i valori e lo spirito della nostra città e del nostro Friuli - conclude - e non possiamo permettere che vengano infangati da singole persone che non rappresentano assolutamente l'intera collettività». Appresa la notizia del ritrovamento delle scritte, anche l'assessore Pizza ha commentato l'episodio. «La Polizia Munipale - ha spiegato - mi ha confermato che le scritte sono apparse nella nottata tra domenica e oggi. È chiaro, quindi, che sia una reazione alla denuncia sporta ieri mattina. Ad ogni modo - prosegue - non nascondo la mia preoccupazione per il clima omofobo a cui stiamo assistendo, anche se non ci faremo certo intimidire». «Non sono tranquillo né per me, né per gli omosessuali che possono essere colpiti a causa di questo desiderio di vendetta». Le scritte, che riportano simboli di estrema destra, sono state fatte sul muro del bar del parco. In corso indagini della Digos, anche sull'aggressione verbale di sabato scorso 
da gay.it

giovedì 21 gennaio 2010

Case popolari, graduatorie aperte alle coppie di fatto



Il consiglio comunale accoglie una proposta di Rc. Punti anche a chi denuncia affitti in nero

VENEZIA - Accogliendo una proposta di Rifondazione Comunista il consiglio comunale di Venezia ha stabilito di aprire le graduatorie delle case popolari anche alle coppie di fatto, omosessuali compresi. «Le migliorie apportate grazie a Rc - specifica Sebastiano Bonzio, capogruppo di Rifondazione nell’assemblea comunale veneziana - sono socialmente rilevanti anche sul piano della giustizia civile. Si equiparano cioè le famiglie unite da vincolo di matrimonio e le cosiddette coppie di fatto che, come per le "famiglie vere" riceveranno punti in graduatoria esibendo la certificazione dell’anagrafe comunale che attesti che l’avvio della loro coabitazione».
Soddisfatto Bonzio anche sulla decisione di assegnare punti a coloro che denunceranno affitti in nero: «Non si aspira a dar vita ad una società di delatori - dice il consigliere - ma è ferma intenzione stimolare nei proprietari, armando la mano dell’inquilino con questa nuova possibilità, comportamenti virtuosi, rispettosi dei diritti degli inquilini e della fiscalità generale».

sabato 9 gennaio 2010

Dal cattolicissimo Portogallo, il Sì ai Matrimoni gay



(ANSA) LISBONA - Il cattolicissimo Portogallo attualmente a guida socialista ha compiuto il primo passo per legalizzare i matrimoni gay, come già avvenuto sotto varie forme in diversi altri paesi europei. Col dichiarato intento di compensare la comunità omosessuale per i "decenni di ingiustizie" patite, il parlamento portoghese ha approvato in prima lettura una legge in loro favore ma ha respinto un'apertura sulle adozioni di bambini da parte di coppie dello stesso sesso.
Il disegno di legge dell'esecutivo è stato perorato in aula dal premier, il socialista José Socrates, ed è stato poi approvato coi voti di tutti i partiti della maggioranza di sinistra nonostante i 'no' delle formazioni di destra. Socrates ha spiegato di voler "porre rimedio a decenni d'ingiustizie perpetrate ai danni degli omosessuali": e a questo proposito il premier ha ricordato che "fino al 1982", quindi ancora ben dopo la fine della cinquantennale dittatura militare terminata nel 1974, "il Portogallo viveva nella situazione assurda e ributtante di considerare l'omosessualità un reato perseguito per legge".
In Portogallo una legge riconosce dal 2001 le unioni di fatto, indipendentemente dal loro sesso. E sebbene la strada pare segnata, a Lisbona ci vorranno però altri tre passaggi istituzionali prima che il Portogallo entri nel novero dei paesi che sotto varie forme riconoscono i matrimoni gay e lesbici (fra gli altri, in diversa misura, Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Svezia, la confinante e cattolicissima Spagna, ma anche Canada e alcuni Stati degli Usa). Il testo infatti deve essere sottoposto ancora ad un vaglio in commissione, ad un voto definitivo del parlamento e alla sofferta promulgazione da parte del capo dello Stato, il cattolico ed esponente di destra Anibal Cavaco Silva.
Questo primo sì del parlamento era un atto dovuto visto che la legalizzazione del matrimonio omosessuale era inserita nel programma elettorale del partito socialista, vincitore delle legislative del settembre scorso. Senza appoggio del partito erano invece le proposte avanzate dall'estrema sinistra e dai Verdi in favore delle adozioni da parte di coppie gay ma bocciate oggi dall'assemblea. Si tratta di una "questione differente" rispetto al matrimonio, ha sottolineato Socrates nel respingerle: "l'adozione non è un diritto della coppia, è un diritto del bambino". Il voto odierno è stato comunque accolto con urla di gioia da diverse decine di omosessuali radunatisi sulla piazza del parlamento stappando bottiglie di spumante e affettando una torta nuziale.

sabato 19 dicembre 2009

Slovenia, via libera ai matrimoni tra gay


 

Approvato dal governo il nuovo diritto di famiglia

Omosessuali e lesbiche potranno anche adottare bambini. Dura la reazione della Chiesa che ha bocciato il disegno di legge del governo di centrosinistra guidato da Borut Pahor. L’opposizione sta già pensando a indire un referendum abrogativo della legge se questa venisse approvata dal Parlamento
di Mauro Manzin
TRIESTE Il governo sloveno ha sottoposto al Parlamento un nuovo disegno di legge sulla famiglia che tra l'altro definisce quale "unione familiare" le convivenze registrate di coppie omosessuali riconoscendo loro anche il diritto all'adozione dei bambini.

"Non intendiamo creare nuove forme di famiglia, ma riconoscere quello che nella realtà già esiste e la famiglia tradizionale godrà anche in futuro del pieno appoggio e della protezione dello Stato", ha dichiarato il ministro della famiglia e della previdenza sociale Ivan Svetlik.

La proposta di legge è stata accolta dopo un lungo dibattito pubblico, gode dell'appoggio dell'intero governo che intende difenderlo nonostante il netto dissenso espresso dall'opposizione di centro-destra e della Chiesa cattolica che hanno annunciato, nel caso venisse approvato, iniziative referendarie per la sua abrogazione.

Secondo Svetlik un terzo delle unioni in Slovenia sono 'atipiche', ovvero forme di famiglia non tradizionali e tutte verranno equiparate alla famiglia tradizionale. L'obbligo di riconoscere alle coppie gay e lesbiche la definizione di 'unione familiare' e il diritto di adozione deriva dalla decisione, secondo Svetlik, della Corte costituzionale che ha definito discriminatoria l'attuale legge sulle coppie omosessuali. Il ministro fa riferimento anche alla legislazione europea e sulle sentenze applicate da diversi tribunali in Slovenia. "Vogliamo semplicemente rendere legale la nuova prasi che negli ultimi 35 anni è sorta nelle famiglie slovene - precisa ancora il ministro - con la nascita di gruppi famigliari atipici che hanno raggiunto la ragguardevole cifra di un terzo delle unioni famigliari".

Pronta e dura la reazione della Chiesa che ha nettamente bocciato il disegno di legge approvato dal governo di centrosinistra guidato da Borut Pahor. Pesanti anche le reazioni dell’opposizione che sta già pensando a indire un referendum abrogativo della legge se questa venisse approvata (si parla della prossima primavera) dal Parlamento. Infatti, in questo caso non occorrerebbe raccogliere le 40mila firme previste per la consultazione popolare. Basterebbe la firma di dieci parlamentari e la maggioranza semplice in Parlamento, oppure la firma di 30 deputati senza alcun passaggio parlamentare.

"Sono rattristato - commenta il deputato del Partito democratico dell’ex premier Jansa (centrodestra), France Cukjati - che di fronte a un argomento così delicato il governo si ostina ad andare contro quello che è il consenso sociale e antepone il diritto delle coppie omosessuali al diritto dei bambini. In Parlamento - conclude - presenteremo molti emendamenti, ma se ciò non basterà allora daremo battaglia con il referendum".
(18 dicembre 2009)

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