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mercoledì 17 febbraio 2010

Macché terremoto, zittite i ricercatori


È diventato un eroe con il terremoto dell'Aquila. Eppure, fino ai giorni immediatamente precedenti al terremoto, il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso zittiva con qualche fastidio ogni allarme. Nelle carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto del suo ex braccio destro Angelo Balducci (oggi alla presidenza del consiglio superiore dei lavori pubblici) e che li vede entrambi indagati per corruzione, ci sono le telefonate che gli uomini della sua squadra gli facevano prima del terremoto.
Il 12 marzo 2009, tre settimane prima della devastante scossa del 6 aprile, Fabrizio Curcio chiama Bertolaso: «C'è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire ... che stanotte ci sarà il terremoto devastante». Lo «scemo» in questione è Giuliani, il ricercatore che aveva annunciato l'arrivo di uno sciame di scosse in Abruzzo. Immediatamente denunciato per procurato allarme. Fabrizio Curcio annuncia a Bertolaso che l'istituto di geologia Ingv è a disposizione E può smentire Giulinani: «Allora noi stiamo cercando con Mauro di far fare un comunicato all'Ingv». Bertolaso si arrabbia parecchio e minaccia la denuncia: «Ma che stai dicendo?!Lo denuncio per procurato allarme e viene, viene massacrato». L'alternativa è far fare all'Istituto che dovrebbe monitorare i terremoti un comunicato «concordato» in cui si dica che è tutto a posto. E che non c'è pericolo: «Fai ...fare a Ingv se no fai fare un comunicato che quello lì domani verrà denunciato per procurato allarme e saranno denunciato con lui quegl'organi di stampa che riportano queste notizie che sono notoriamente false ...okay?».
Il 17 marzo una scossa c'è. Curcio avverte il capo con un sms: «Stanotte 3.6 in prov. Di aquila. Avvertito. Un pò di apprensione tra la popolazione ma niente danni». Ma il piano non cambia.
Il 31 marzo, l'ex capo della protezione civile, Franco Barberi, chiama Bertolaso. Risponde agli ordini e annuncia di aver fatto un comunicato distensivo: «Mi sembra che quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto ... compreso quello di dare qualche parola chiara sulla impossibilità di previsione Quindi sul fatto che questi messaggi che arrivano sono totalmente privi di credibilità e poi anche una valutazione». Bertolaso è soddisfatto. A quel che appare dalle intercettazioni, non è per nulla preoccupato all'idea che l'allarme continui: «Okay .. molto bene... d'accordo», dice solo. Nei giorni scorsi - ma questo nelle intercettazioni non risulta - è venuto fuori che il giorno prima, il 30 marzo, la protezione civile ebbe un incontro con l'Ingv a proposito dello sciame sismico. Riunione chiusa dopo mezz'ora col vice di Bertolaso che annunciava ai ricercatori (ormai preoccupati): «Dite agli aquilani di bersi un buon bicchiere di Rosso di Montalcino». Con una certa eloquenza, però, l'informativa dei carabinieri fiorentini allegata all'ordinanza di arresto si chiude con le telefonate concitate di Bertolaso. Che il 6 aprile, dopo il terremoto, organizza la centrale operativa della protezione civile.
Oltre agli allarmi ignorati sul terremoto, nel ginepraio saltato fuori dall'inchiesta di Firenze, c'è un gran coinvolgimento di politici di ogni razza. Che in qualche modo entrano in contatto col sistema «gelatinoso» descritto nell'ordinanza di custodia cautelare contro gli imprenditori legati a Balducci e Bertolaso. Non si salva neppure Francesco Rutelli, amico di Bertolaso e Balducci dall'epoca del giubileo (a Balducci fu affidata la gestione dell'evento). Nell'aprile del 2008, quando le elezioni sono ormai alle porte e Rutelli si augura di tornare sindaco della capitale, un po' di tempo lo dedica anche agli imprenditori oggi al centro dell'inchiesta.
Il 9 aprile, scrivono i Carabinieri di Firenze in una informativa, Balducci informa Anemone che tra breve dovrà incontrare Paolo «indicato criticamente come il cognato» e che poi verrà identificato come Paolo Palombelli, cognato di Rutelli. Quindi i due fanno pure riferimento a «quell'altro cognato di Guido (Bertolaso ndr) e «In relazione a quest'ultimo cognato, Balducci accenna alla necessità di un suo impiego in altra località «Noi ... lo stiamo utilizzando lì ... invece lui lo vorrebbe in qualche modo». «Senti Roberto, guarda è complicato. Io poi probabilmente, visto Paolo dopo devo raggiungere il cognato ... l'altro. Allora se tu lo dici a Bentivoglio. Io però ecco appena ho parlato con Paolo mi devo sentire con Bentivoglio perché può darsi che io debba andare da Rutelli per quel progetto quello di Roma». Dopo l'incontro, Palombelli contatta Anemone (il giovane imprenditore socio in affari di Balducci) e gli propone prima «se è interessato a rilevare un ramo d'azienda di una società» e poi, il 22 aprile «informa Diego Anemone di aver due contratti da fargli vedere». La cosa interessante è che il giro di contatti avviene tutto a metà delle elezioni amministrative nella capitale, tra il primo turno del 14 aprile, che vedeva Rutelli in vantaggio, e quelle del 28. Con la vittoria di Alemanno: una doccia fredda.
Nel sistema di appalti, c'è appunto anche un altro cognato. Quello di Guido Bertolaso. Impiegato nel cantiere del G8 della Maddalena ma evidentemente poco soddisfatto dell'incarico ricevuto. «Il cognato ...l'altro, a cui Balducci fa riferimento, è stato successivamente individuato in Piermarini Francesco, cognato del dr. Guido Bertolaso e impiegato, come ingegnere sui cantieri della Maddalena (vertice G8)». Come nota il Ros «nel corso dell'attività di intercettazione, Piermarini Francecso e Palombelli Paolo sono risultati in rapporti tra loro»


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mercoledì 11 novembre 2009

"Alleanza per l'Italia" il nuovo movimento di Rutelli.



ROMA - "Alleanza per l'Italia" è il nome del partito lanciato da Francesco Rutelli insieme ad altri esponenti politici come Bruno Tabacci, Lorenzo Dellai e altri esponenti della società. Il movimento celebrerà la sua prima convention a Parma i prossimi 11 e 12 dicembre. 




lunedì 9 novembre 2009

Nuovo Centro: Veltroni al gruppo misto?

da aprileonline.info di Ida Rotano |    La corsa al centro sconquassa il partito democratico ma anche l'Udc. Da quando Rutelli ha lanciato il suo "manifesto per il buongoverno" non v'è giorno che passi senza la conta di chi salpa verso un nuovo lido: il gruppo misto della camera, improvvisamente sotto i riflettori. Oggi è stata la volta di Bruno Tabacci (Udc) e Gianni Vernetti (Pd). Ma si fa anche il nome di Veltroni




E già, perché proprio da questo spicchio di parlamento ci si appresta a scardinare definitivamente il bipartitismo per dar vita ad un nuovo raggruppamento politico. Un partito con l'ambizione di diventare l'ago della bilancia nel futuro politico del paese. Così, oggi è stata la volta di Bruno Tabacci: apprezzato anche dalla sinistra per il suo senso dello stato e delle istituzioni e, soprattutto, per le prese di distanza irrevocabili dalla politica del Pdl. Nel suo blog, l'ex esponente dell'Udc spiega che la sua scelta nasce dal fatto che Casini si "è riavvicinato a Berlusconi" , un "riavvicinamento tattico e non strategico", ma che configge con chi, come lui stesso scrive, con Arcore non intende avere "nulla a che fare". Il sogno di Tabacci è quello di dar vita ad "un centro distante e alternativo al populismo del Cavaliere e della Lega". 
In un'intervista al Corsera, Tabacci rimprovera a Casini di aver "tergiversato" mentre era all'opposizione invece di "accelerare la costruzione di un nuovo partito superando l'Udc e gli sforzi sia pure apprezzabili per la costituente di centro" ma non escludere di poter più avanti trovare un punto d'incontro con il leader dell'Udc anche perché si dice che convinto che Casini "ad Arcore non caverà un ragno dal buco".
Tabacci ha poi definito "ineccepibile la scelta di Rutelli" di lasciare il Pd dopo la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie di ottobre. Nel gruppo misto chiederà l'iscrizione "incrociando alcuni colleghi che sono già là: penso a Giuseppe Giulietti (eletto nelle fila dell'IdV e portavoce dell'Associazione Articolo 21), e alle rappresentanze regionali, come quelle di Raffaele Lombardo" ha detto l'esponente di centro che sottolinea: "A giorni si vedrà lo spazio per un'iniziativa politica e parlamentare adeguata, con Rutelli e Dellai, la cui traccia potrebbe essere il Manifesto per il cambiamento ed il buongoverno sottoscritto nei giorni scorsi".


Nel versante democratico si registra oggi l'abbandono di Gianni Vernetti, parlamentare che ha mantenuto i rapporti con i Democratici americani e con il Congresso del Parlamento Indiano, considerato vicino al senatore Achille Serra, ex prefetto della capitale. 
"Credo che il Partito Democratico sia qualcosa di molto diverso da ciò che avevamo pensato. I 4 milioni di voti persi fra il 2008 e il 2009 sono stati il primo campanello d'allarme, peraltro ampiamente sottovalutato" - spiega Vernetti in una nota diramata alla stampa -. "Oggi il PD occupa uno spazio politico angusto, raccoglie non più di un quarto del voto degli italiani e non riesce ad essere convincente per settori enormi della nostra società: giovani, lavoro autonomo, piccola e media impresa, commercio e artigianato, partite IVA, ceti urbani produttivi. Il voto della Margherita è praticamente sfumato. In più, non ha uno schema credibile di alleanze".
"Alla luce di ciò è sempre più urgente tentare, dunque, di costruire una nuova offerta politica innovativa in grado di recuperare tutti i voti persi che furono della Margherita e anche molto di più- sottolinea il deputato -. C'è un grande disagio in entrambe le coalizioni e credo che i tempi siano maturi per riprendere un cammino innovativo, lavorando assiduamente per costruire un bipolarismo più maturo ed europeo di quello odierno. C'è molto da fare per affermare nella politica italiana i valori e le idee democratiche e liberali che hanno ispirato la mia azione in questi anni".


Ma a far discutere è un altro nome eccellente: circola da qualche tempo, ma è la Velina rossa di Pasquale Laurito a metterlo nero su bianco: Walter Veltroni sarebbe in procinto di dire addio al Partito democratico. 
"E' vero che si è cercato di salvare la coesione e di non provocare eventuali scissioni - scrive Laurito - perciò bisogna prendere subito atto che l'onorevole Rutelli ha comunque aperto questa breccia nelle mura del Pd e insistentemente si mormora a Montecitorio che questa strada sarà seguita dall'onorevole Veltroni, se non prima, al massimo dopo le elezioni regionali".
Laurito osserva che una tale eventuale scelta dimostrerebbe "incoerenza" da parte dell'ex sindaco di Roma e inoltre "di fronte all'opinione pubblica sarebbe una ripicca, e quando si scelgono queste strade gli uomini politici rimangono sempre soli, andando incontro a disistima da parte dell'opinione pubblica".

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