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domenica 2 maggio 2010

TERREMOTO: CARRIOLE; CARTELLI CON DOMANDE SU RICOSTRUZIONE

L'AQUILA, 2 MAG - «Sai quanti cittadini non hanno più il lavoro dopo il sisma?», oppure «Quanti soldi ha speso lo Stato italiano per L'Aquila post-sisma, escludendo fondi Ue e donazioni?», ma anche «Sai che i tuoi nipoti potrebbero non avere neanche un'idea di quella che era la tua città?». Sono solo alcune delle domande che si leggono sui cartelli portati in giro per le vie della zona rossa sulle carriole.
I cittadini, circa 200, si sono ritrovati alle 9.30 alla Fontana Luminosa, per far partire una «processione di domande». Una serie di quesiti spontanei su quelle che sono le priorità della ricostruzione, ma anche della rinascita socio-economica dell'Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Dal futuro dei più piccoli: «549 bambini nati all'Aquila quest'anno potranno partecipare?» - come recita una scritta, portata a spasso dalla carriola più piccola del gruppo - si arriva al destino degli anziani ancora sfollati sulla costa. Poi i dubbi e le perplessità degli interventi sulla ricostruzione, dai controlli sulle imprese al ruolo di Fintecna, per arrivare alla rimozione delle macerie.
Significativo, a tal proposito, il sopralluogo a piazza San Domenico, riempita dalle macerie dopo un recente intervento di demolizione. «Io abitavo qui - ha spiegato Patrizia Tocci - nella chiesa c'era un organo magnifico, ora questa piazza è tutta distrutta. Abbiamo bisogno di trasparenza per gli interventi di demolizione e rimozione delle macerie, a partire dalle ditte che sono state impiegate. Qui in questo palazzo è stato distrutto un portale».
Poi tutti in piazza Duomo per l'assemblea cittadina, che ha visto l'adesione di centinaia di persone. (ANSA).
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mercoledì 7 aprile 2010

L'aquila: la sagra dell'edilizia incontrollata


Se un anno dopo il centro storico dell'Aquila giace ammutolito nella sua gabbia di puntelli e tubi innocenti, distante e inchiodato nel tempo, le tumultuose trasformazioni di cui sono oggetto i dintorni del capoluogo restituiscono invece la vera dimensione, l'ipertrofia baldanzosa di un «fare frenetico, affannato, che tutto travolge e tutto consente. Il verde brillante dei pascoli, i mandorli fioriti e le montagne incappucciate di neve sono le stesse di un anno fa, ma la punteggiatura dei nuovi insediamenti, monofamiliari o condominiali, privati o istituzionali che siano, si è fatta via via più densa e insistente. Le campagne, se ancora si possono definire tali, si presentano oggi tempestate di casette e casone nuove fiammanti. In muratura o di legno, dal formato scatola di fiammiferi allo chalet alpino, essenziali come capanne o eclettiche come castelli, spaparanzate su terreni un tempo agricoli che l'emergenza, la corsa all'autonoma sistemazione, la paura di una lunga transumanza e una certa cultura del condono preventivo, ha reso facilmente edificabili. Cantieri piccoli e grandi, abitazioni di tutte le fogge come in una sagra dell'edilizia incontrollata, color limone acceso o verde petrolio aggressivo come la nuova scuola apparsa ai piedi di Fossa. Per non dire del piano C.a.s.e, 18 nuovi «quartieri» dal profilo massiccio e un grigiore senza cuore che nessuna tinta pastello potrà mai ingentilire. O i successivi M.a.p., moduli apparentemente più leggiadri ma nella sostanza altrettanto irremovibili, aggiunti in fretta e furia quando è diventato chiaro che un tetto per tutti proprio non c'era. A Santa Rufina guardano sprezzanti le rovine della chiesa dedicata ai santi Nicandro e Marciano dopo aver preso lo stesso posto che fu delle tende. Non lontano invece, a Colle di Roio, il campo è rimasto nudo, una chiazza bianca di brecciolino ingombra di rifiuti che il vento adesso fa volteggiare in aria, intorno a una segnaletica che non indica più nulla. Si tratterà prima o poi di collegare tra loro i singoli pezzi, l'«esploso» del nuovo assetto urbanistico, e il destino dei terreni ancora sgombri tra un compound e l'altro verrà probabilmente asfaltato. Un modo rapido per condannare a morte i centri storici che ieri, complice forse il giorno di festa o forse il giorno di lutto, sembravano ancora più inerti e spettrali del solito. E tormentare tutto il resto con il cemento fresco. Bisognerà implementare i servizi e allargare le strade, perché le macchine che un anno fa erano diventate una cuccia semovibile ora sono rientrate nei ranghi, incolonnate in una viabilità da incubo, raggrumate intorno alle nuove rotatorie, intrappolate in una rete viaria che non aveva previsto tutto questo.
Anche per questo fa quasi tenerezza la manciata di podisti che nel pomeriggio lasciano Tornimparte, sovrastati da un cielo plumbeo e preceduti da un auto dei vigili urbani, dando così il via a un programma che porterà in serata tanti drappelli simili nel cuore del capoluogo ferito. Sentimenti meno delicati suscitano invece le frotte di visitatori calati ieri su Onna, sempre più sacrario ufficiale del cratere sismico, coi padri che indicano ai figli i segni più vistosi della distruzione. C'è anche chi è stanco di rovine e comincia a fotografare le nuove casette a schiera.
Guarda il trailer del documentario Comando e Controllo scritto e diretto da Alberto Puliafito - l'autore di Yes We Camp - sulla deriva autoritaria della gestione del potere in Italia attraverso le emergenze e sulle trasformazioni avvenute negli ultimi anni nel Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, partendo dalla gestione del dopo terremoto all'Aquila, dalla mancata ricostruzione (a quasi un anno dal sisma) e della costruzione (immediata) da zero delle controverse C.A.S.E. di Berlusconi.
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domenica 4 aprile 2010

LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETA' ALL'AQUILA


Quando mi chiamano dal nazionale per dirmi se dovevamo dare una mano ero già in viaggio verso l'Aquila. Pensavo mentre ero in autostrada che potevamo prendere i prodotti dei generi di prima necessità che distribuivamo per i Gruppi di acquisto Popolari contro il carovita ed arrivare direttamente sul posto. Una cosa del genere l'avevo vista da piccolo quando ci fu il terremoto dell'Irpinia e la sezione del PCI passò dal mulino popolare del mio paese per caricare generi alimentari nei camion. Arrivato a Roma con altri compagni carichiamo una 4 fuochi su un furgone e partiamo per l'Aquila. Quando arriviamo a Centicolella parliamo con un rappresentante della protezione civile che ci dice di aspettare, non siamo accreditati nella struttura e quindi non potremmo dare una mano. Per qualche strano motivo dopo una notte passata in macchina ci viene detto di andare a Tempera. Nel giro di poche ore montiamo la cucina "Carlo Giuliani". Per una settimana forniamo cibo ininterrottamente a 1500 persone, cuciniamo anche la notte per dare un piatto di pasta ai pompieri che scavano tra le macerie. Gli unici sciacalli che vediamo sono i giornalisti che intervistano gente sotto shock, lacrime e nodi in gola, abbracci, caffè caldi, terra che trema. Chi è stato in quei giorni sul campo avrà il cuore tatuato a vita. In quei giorni non si guarda in faccia a nessuno, si fa solidarietà attiva, quando un furgone di Casa Pound entra nel nostro campo gli occhi che s'incrociano si abbassano presto da ambo le parti. Poi Rifondazione riesce a tirar fuori da sotto terra la sua parte migliore, arrivano compagni e compagne generose da tutta Italia, con i furgoni, con i soldi, con la militanza. Nel giro di una settimana tra lo stupore di tutti, con una logistica inesistente, utilizzando Facebook e cellulari riusciamo a fornire pasti anche in altri paesi dell'aquilano montando cucine o fornendo materiali. Tempera, Camarda, Aragno, Filetto, mentre passo per un campo sento un ragazzo della protezione civile che parlando con un'altro si dice preoccupato perchè ci stiamo “espandendo”. Arriva troppa roba, l'Italia è generosa in quei giorni, decidiamo di fare lo Spaccio popolare “Giuseppe Di Vittorio”, lo montiamo in una mattinanata, in quel tendone distribuiremo in qualche mese 200 camion e furgoni di generi alimentari e vestiti. Facciamo la Volante Rossa che rifornisce le case sparse dell'Aquila, portiamo cartoni di roba ad anziani che non vogliono lasciare la propria casa ed a tutti quelli non inseriti nei campi. Vediamo i funerali di stato in tv, le promesse sopra i morti di Berlusconi ci fanno capire che sull'Aquila si aprirà lo Show. La logica dell'emergenza pervade l'intervento, dopo pochi giorni dal sisma viene arrestata una badante rumena, accusata di sciacallaggio, processata per direttissima viene assolta, ma tanto basta per creare un clima di paura sociale, noi lo respiriamo insieme alla gente che ci chiede di fare le ronde. Per cominciare a chiudere i campi e difenderli dal nemico, come per i quartieri non c'è niente di meglio di qualche sciacallo virtuale in assenza di “stranieri”. All'Aquila si è acutizzata la logica dell'emergenza con la quale da venti anni governano il nostro paese, trasportando le questioni sociali in penali con la retorica dell'emergenza. Nelle nostre cucine non mettiamo i pass, nelle nostre cucine mangiano tutti/e, l'accaparramento se c'è si evita parlando con le persone, siamo dentro l'emergenza ma fuori dalla sua logica. Nello spaccio popolare mettiamo una frase di Marx “Da ciascuno secondo le sue capacità e a ognuno secondo i suoi bisogni” dal popolo per il popolo, nei campi dove siamo noi si fanno assemblee e si discute, negli altri non si danno nemmeno volantini. La diffidenza iniziale degli abitanti nei nostri confronti viene cancellata a piattate di pasta, la nostra cucina montata in una giornata dal “Fiorentini” che l'ha portata giù dalla festa di Liberazione della Toscana diventa la migliore dei campi, la chiameranno Grande Hotl San Biagio, in sette mesi nessuna dissenteria, due primi e due secondi, facciamo pure l'inchiesta tra gli abitanti per dire come si mangia. A San Biagio in Tempera quando ancora la protezione civile è indietro, oltre la cucina montiamo uno spaccio, un tendone sociale dove si terrà spesso la messa, alla fine riusciremo anche a costruire bagni personalizzati per vecchi e bambini, fino a portare i barbieri comunisti. Quando Berlusconi e Bertolaso decidono di fare il G8 all'Aquila ci prende un colpo. Dobbiamo gestire un campo mentre contestiamo i padroni della terra, non sarà semplice, ma alla fine nonostante una volta al giorno l'elicottero della Polizia ci gira sopra la testa facendoci tornare in mente Via Tolemaide va tutto liscio. A differenza di molte di quelle associazioni di promozione sociale che non erano né a contestare né a dare una mano effettiva noi abbiamo fatto l'opposto, dimostrando che si possono fare entrambi le cose. Gente strana i comunisti, merce rara in questi tempi di pentimenti e opportunismi, alle brigate della solidarietà attiva in 7 mesi arrivano persone di tutti i tipi, ultras e antifascisti senza bandiere, cattolici, anarchici... Se l'inverno spacca le ossa l'estate sotto le tende toglie il fiato, gli aquilani sono stati divisi, nessuno ha dato loro il tempo e i modi per capire cosa gli sarebbe capitato di lì a poco. Fin dall'inizio abbiamo detto che il progetto C.A.S.E era uno scempio, nessuno ci ha dato retta, manifestazioni sempre in pochi, sempre gli stessi. Se Berlusconi e Bertolaso hanno resposabilità oggettive non meno ne ha il sindaco della città Cialente ed il Vescovo. Invece di requisire le case hanno concordato con il gatto e la volpe la requisizione dell'anima della loro città, il resto è la logica conseguenza. Sarebbe bastato vedere l'esperienza dell'Umbria e del Friuli, si è voluto fare lo spot finito il quale si vede tutto un altro film. Oggi ad un'anno dal sisma, il popolo delle carriole sta riscoprendo sotto le macerie del centro storico l'anima sociale della città, continueremo a dare una mano. Oramai in fin dei conti siamo diventati tutti/e Aquilani.

Piobbichi Francesco

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domenica 28 marzo 2010

L'Aquila, la Digos contro "le carriole" E gli abruzzesi beffano la polizia

Erano circa duecento persone, ma ad accoglierle all'ingresso della via principale hanno trovato gli uomini della Digos. Stamattina come già annunciato dai comitati cittadini, il 'popolo della carriole' è tornato nel centro storico dell'Aquila. E' arrivato nonostante il divieto della prefettura motivato dal silenzio elettorale.

Il sequestro della carriole da parte delle forze dell'ordine è stato immediato. Una è stata tolta perfino dalle mani di un bambino dieci anni, Andrea. In tutto, gli uomini della Digos ne hanno sequestrate un quindicina per metterle dentro i furgoni. Venti carriole sono state solo respinte, non ammesse, e sono restate fuori dal centro storico.

Era un'eventualità attesa e gli organizzatori hanno attuato una strategia diversiva. Sono entrati lo stesso al centro storico come normali cittadini, e una volta entrati hanno preso alcune carriole che avevano nascosto precentemente dentro un tendone a piazza Duomo.

Poi hanno formato un corteo sulla via principale che si è diretto verso piazza Nove Martiri. La Digos è rimasta a guardare, ma ha provveduto a identificare tutti i manifestanti. La piazza è invasa dalle macerie e il popolo della carriole si è messo al lavoro sotto la lente di decine di telecamere prima di riunirsi in assemblea. Anche questa, vietata

da: L'altranotizia
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domenica 28 febbraio 2010

L’Aquila, è meglio la casa ecologica

Marco Boccitto, inviato a L’Aquila
«A forza di stendere l’intonaco mi è venuta la tendinite». Piero, che di mestiere coltiva la terra e cerca i tartufi, lamenta il classico braccio dolente del muratore
fai-da-te ma sotto i baffi si gode la vista dell’esito quasi finale. La differenza tra il costruttore e l’autocostruttore passa anche di qui. Una linea molto più netta di quella che separa l’architetto dal carpentiere, nel frastuono di un piccolo cantiere che accelera il ritmo in vista del traguardo.
A Pescomaggiore si consegnano le prime due case ultimate nell’ambito del progetto E.v.a. – Eco villaggio autocostruito. E una delle due è la Casa di Piero, gli spetta di diritto. Un giorno di festa con pranzo sociale in cantiere e via, l’altro lato della ricostruzione post-sisma in Abruzzo da utopia può diventare realtà. Quel che poteva essere anche altrove e invece non è stato. Un fatto a suo modo inaudito, quello che accade in questo piccolo borgo di montagna sulle
pendici del Gran Sasso, 15 chilometri appena dal martoriato centro storico aquilano, perché estraneo al sistema, ai modi spesso brutali applicati dalla Protezione civile per il dopo-emergenza.
L’idea qui sembra essere piuttosto quella di un’architettura partecipativa, un ripartire dalla vita delle persone sommato alle ultime intuizioni della bioedilizia.
E certo alla necessità di muoversi in economia, senza aspettare tempi e modalità imposte dall’alto. Tra piccole donazioni, contributi personali, terreni in comodato, forniture a prezzi equo-solidali e il lavoro dei volontari, il mini-
villaggio ha preso pian piano forma. «Mancano ancora parecchi soldi per completare le altre case previste», ricorda il direttore dei lavori Paolo Robazza. Ma l’ottimismo regna sovrano nel Comitato per la rinascita di Pescomaggiore,
dal giorno in cui la voglia di divincolarsi dall’abbraccio di Bertolaso ed evitare la morte del paese ha incontrato il B.a.g. - Beyond Architecture Group e la voglia di fare di tre giovani architetti «oltre l’architettura».
Padovano sceso in Abruzzo ai primi di giugno per dare una mano in veste di tecnico, Robazza non aveva fatto i conti con la burocrazia dei Com e cominciava a disperare di potersi rendere utile. «Abbiamo conosciuto i ragazzi di Pescomaggiore per caso, girando tra le riunioni dei vari comitati. Loro cercavano delle risposte ai loro desideri ed erano disposti a ascoltare le nostre soluzioni.
Abbiano unito gli sforzi, anche contro quella tendenza a rinchiudersi e al deterioramento delle relazioni sociali che certi frangenti rischiano di imporre».
Il progetto E.v.a., come ha potuto verificare con compiacimento anche un documentario andato in onda sull’emittente giapponese B6, persegue il minimo impatto ambientale e ottiene la massima efficienza termica grazie alle performance isolanti della paglia di cui sono imbottite le pareti. Ha il fotovoltaico, la fitodepurazione e perché no, parte dal rispetto per la vita della gente in relazione al territorio. «Il terremoto per le persone di qui è stato un trauma tremendo». Rimandandomi a un sito per i dettagli tecnici, Robazza si sofferma su questo aspetto del suo lavoro e «sfida» è la parola che ricorre
di più: «Questa è stata un po' l’occasione di riprendere in mano la propria vita, al di là del discorso casa. In certi momenti gettarsi a capofitto in un progetto così ti può salvare. La gente è coinvolta a ogni livello, dalla scelta dei materiali
al resto. Cominciamo con un ciclo d’interviste, un’indagine che chiamiamo outreach. Poi si passa alla discussione di gruppo, con proposte creative e bilanciamento delle competenze. Tutti possono avanzare suggerimenti concreti, ma senza esprimere giudizi sulle idee degli altri. Alla fine si tenta di fare interagire i vari punti di vista, in un clima di collaborazione che è di per sé garanzia di un lavoro di qualità, dove ci sia corrispondenza tra i bisogni espressi e i risultati ottenuti. L’importante è che ognuno possa soddisfare il suo diritto ad avere una casa a misura e di sapere che non gli crollerà sulla testa.
Poi può far piacere essere consapevoli che in case come queste non si pagheranno mai le bollette di luce e riscaldamento, sono delle classi A passive».
Il film si fa interessante: balle di paglia contro quelle che un giorno si sarebbero rivelate essere balle spaziali. Anche in termini di costi, se è vero che per queste
abitazioni all’avanguardia, eco-tutto, pulite, utili e persino belle a vedersi, si è speso al metro quadro sui 500 euro, cioè un quinto rispetto al progetto C.a.s.e. «L’abbattimento sulla manodopera e sul prezzo dei materiali credo sia stato decisivo», sembra volersi giustificare Robazza, sottolineando forse che il lavoro l’hanno svolto tutto i volontari con i futuri abitanti fai-da-te. La sensazione però è che anche aggiungendo prezzi di mercato, infissi di alto livello e pure un tv al plasma, il paragone resterebbe impietoso. «E al confronto parliamo di bungalow, una 500 contro una Ferrari – si inorgoglisce l’architetto – Però
siamo consapevoli come questo, che noi consideriamo un modello ideale, fosse forse impossibile da applicare ai numeri di tutto il cratere. Qualcosa di più in questa direzione però si poteva fare. Le balle di paglia sono friendly – insiste – veloci, autocostruibili, sono economiche perché te le portano a casa per circa 2 euro l’una e con 300 ci tiri su 70 metri di casa. Inoltre isolano cinque volte di più rispetto a una parete tradizionale e sono un prodotto praticamente a km 0, ottenuto dagli scarti dei cereali che qui in zona coltivano in abbondanza».
La ricerca della coibentazione perfetta che incontra l’antropologia dello spazio. Guardare oltre vuol dire anche pensare a quando, una volta riaggiustato il centro storico, le casette in questione, per come e per dove sono state
costruite, potrebbero essere destinate a forme di turismo sostenibile.
Qui non ci sarà la banda e neanche il set televisivo con gli applausi pre-registrati che ha accolto Berlusconi a Bazzano. Non ci sarà Berlusconi. A differenza di Piero che adesso si aggira febbrile negli spazi vuoti, nell’imminenza del lieto evento, con tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione del progetto fin qui. La piccola utopia di Pescomaggiore ha preso volume e profuma di intonaco fresco.


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L'AQUILA: il mio cuore abruzzese "e il losco piano dei sciacalli"

Di:

silvano fantilli

L'AQUILA: il mio cuore abruzzese "e il losco piano dei sciacalli"

In Italia non abbiamo più un governo, una classe dirigente ma solo un gruppo di faccendieri che guardano i suoi interessi e perseguono il loro progetti per fare soldi, usando la cosa pubblica. Calpestando tutti e tutto e invischiandosene dei dolori e drammi altrui.
Voglio ripercorrere non d' abruzzese ma da italiano e da uomo per quando mi è possibile di mettermi al disopra senza farmi coinvolgere emotivamente, anche se mi perdonerete qualche scivolone emotivo e di cuore verso questa terra, e verso i miei fratelli aquilani. Nella mia mente ricorrono ancora le prime immagini televisive di quel lunedì nero di aprile, in cui mettevano in evidenza l' immune tragedia di un intero popolo, e la natura che si ritorceva contro l'essere umano di un territorio già abbastanza ingrato verso di chi lo abita come tutti i territori dell'entroterra, abbandonati da dio e dagli uomini, mentre le ore passavano e la tragedia assumeva sempre più aspetti catastrofiche e cominciano ad arrivare le prime interviste di gente che si lamentavano che era mesi che la terra continuava a tremare ma nessuno, degli organi  competenti si decidevano a intervenire, è stato inutile l'urlo nel deserto del povero Giuliani che avvisava la sua gente della tragedia   che si stava abbattendo su l'aquila e dintorni, ma non solo schernito, minacciato, dato per pazzo e inascoltato anche dopo che la tragedia chi si era consumata, dentro di me ingiustificata ma se guardiamo col senno di poi  viene sicuramente in mente di dire era tutto pianificato.
Certamente le inchieste giudiziarie devono fare il suo corso e dimostrare le responsabilità oggettive dei singoli protagonisti, ma sicuramente si può tranquillamente affermare che non è stato fatto niente, nonostante le avvisaglie nei giorni precedenti alla tragedia, quasi si stava aspettando l' immane tragedia per rimboccarsi le maniche dei faccendieri del mattone, come dopo puntualmente è successo,  questa è un' affermazione ancora più persuasiva e veritiera di tutte le chiacchiere vuote  ma al solo fine d' interessi, che circolavano nelle consumate frequentazioni di quei giorni dei nostri politici, e ancora più veritiera  come è stata gestita la ricostruzione, se cosi si può chiamare, lo scavalcamento metodico e raffinato di tutti gli assetti locali era la strada per condurli dritti nel cuore dei faccendieri del mattone, senza tenere in considerazione il territorio in cui stavano operando. Un totale scollamento tra territorio realtà e ricostruzione aggravan  do sempre di più quel martoriato scorcio di pianeta dove la terra è diventato un inferno, ma tutto questo nulla importava basta perseguire sempre e comunque i fini di lucro.
Io mi chiedo se questa gente che rideva quella notte pensa di essere in un altro pianeta, e pensa che ha una marcia in più per essere titolati per rimanere su questa terra, io penso che sono ancora più inesistenti dell'ultimo dell'ultimo e adesso devono dimostrare se hanno veramente coraggio, la stessa faccia di quel giorno dei funerali in quella maledetta ordinata distesa di bare bianche, se sono veramente uomini e guardare dritto nel profondo degli occhi  quei genitori abruzzesi, aquilani,  che quel giorno hanno perso quelle anime innocenti.
Ribadendo quelle stesse parole:"che le costruzioni erano fatte di sabbia di mare, difficilmente ci saranno responsabili di origini dolosi", nulla di più falso e ingannevole!!!
Questo sempre per coprire le malefatte di loro stessi, non ci vuole dei tecnici specializzati per capire che se manca un pilastro come è stato verificato, la struttura crolla, o ancora la "sabbia di mare", ma chi vogliono prendere per i fondelli?
L'Aquila dista 80 km dal mare con strada tutta in salita!!
Ancora una volta chi né poteva approfittare tramite tutti i decreti che il governo a messo in opera? Le banche che si volevano ricomprare gl'immobili a prezzi stracciati oppure concedere mutui,  da tener presente che in molti già avevano un mutuo cosi ne sommavano due,il tutto senza lavoro perchè l'intera zona era/è disastrata e il mondo lavorativo era/è in ginocchio e queste sarebbero le politiche d' aiuto verso un popolo disastrato da una furia umana e naturale.
Al povero bisognava levargli anche quel poco che gli era rimasto l'orgoglio di essere uomini.
Ma tenete presente che nelle zone interne sono abituati a essere emarginati e per questo sono gente tosta e non si spaventano di questi quattro poveracci che sanno approfittarne nei momenti di difficoltà. 

Fantilli Silvano




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sabato 27 febbraio 2010

Appelli sul web e volantini nei bar "Pronti alla rivolta delle carriole"

L'Aquila, si prepara la manifestazione di domani. La polizia avvisa
"Bloccheremo l'ingresso nel centro storico". Prevista un'alta partecipazione

Dopo l'inchiesta di Repubblica Tv la Protezione civile indaga sull'uso degli alloggidi GIUSEPPE CAPORALE

L'AQUILA - Carriole e secchi, guanti e mascherine. Continuano a raccogliere adesioni e materiale gli organizzatori della manifestazione di domani, gli stessi che una settimana fa hanno invaso il centro storico. Ieri a L'Aquila, sotto il tendone di piazza Duomo c'è stata la verifica del materiale raccolto e un summit per mettere a punto una manifestazione che - secondo gli organizzatori - supererà tutte le attese. "Andremo in piazza con le carriole per rimuovere le macerie", annunciano gli organizzatori che continuano a raccogliere adesioni con appelli su Facebook e distribuendo volantini nelle piazze e nei bar. L'appuntamento è fissato per domani mattina alle 10 in piazza Duomo.

Il questore dell'Aquila, Stefano Cecere ha convocato i fondatori di due gruppi nati su Facebook, che sfiorano i 7 mila iscritti. Un incontro per avvisare tutti: la polizia bloccherà l'accesso a piazza Palazzo dove si era svolta la prima protesta. Racconta Alessandro Tettamanti, del comitato 3 e 32: "Solo ora scoprono che il centro è a rischio crolli. La verità è che ci temono, sanno che saremo tanti". "Stiamo pensando a soluzioni alternative - spiega Mattia Lolli, un altro esponente del comitato - potremmo occupare un'altra zona a sorpresa. Di macerie da rimuovere ce ne sono tante".

In attesa della protesta di domani, quattrocento sfollati ospiti della caserma di Capomizzi dell'Aquila, sono stati sgomberati. Devono liberare i posti che saranno messi a disposizione degli studenti dell'università. Un atto che non piace neanche agli stessi studenti: "Non vogliamo venire qui - spiega Maria Del Conte, studentessa - se vuol dire cacciare delle famiglie aquilane". Intanto, ieri dopo l'inchiesta di Repubblica.tv sugli appartamenti assegnati ma non occupati, la Protezione civile ha spiegato: "Da dicembre abbiamo avviato un'indagine per accertare l'effettivo utilizzo degli appartamenti da parte degli assegnatari".


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martedì 23 febbraio 2010

Terremoto - PDCI: "Contestazione a Tg1? Informazione Minzolini è faziosa"

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"La contestazione subita all'Aquila da una troupe del Tg1, al grido di 'Scodinzolini', testimonia lo scarso gradimento che l'informazione del Tg della rete ammiraglia, diretto da Augusto Minzolini, ha da parte dei diretti interessati, che la tragedia del terremoto la vivono quotidianamente sulla loro pelle".
E' quanto afferma il coordinatore della segreteria nazionale del PdCI Federazione della sinistra, Alessandro Pignatiello.
"Le stesse parole della giornalista Maria Luisa Busi sulla realtà aquilana - testualmente: 'migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita' - sono emblematiche. E' evidente che sul Tg1 di Minzolini finora è andata in onda un'informazione lontana dalla realtà, compiacente solo ai voleri del padrone di turno e poco aderente ai problemi veri dei cittadini aquilani"
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domenica 21 febbraio 2010

Le accuse e la difesa: i primi dieci giorni dello scandalo appalti

Protezione civile - I protagonisti
Le accuse e la difesa: i primi dieci giorni dello scandalo appalti
Nomi, legami, telefonate: radiografia dell’inchiesta. Oltre 20 mila pagine di atti giudiziari

Angelo Balducci (Ansa)
Angelo Balducci (Ansa)
Tre alti funzionari e un imprenditore in carcere per corruzione, ventisette persone indagate per lo stesso reato, una schiera di alti funzionari, politici intercettati indirettamente, dipendenti pubblici che al telefono mostrano dimestichezza con questo scambio tra appalti e favori che ha travolto la Protezione Civile. C’è tutto questo nelle oltre 20 mila pagine di atti giudiziari - dove le presunte violazioni penali si intrecciano con episodi di malcostume - che la procura di Perugia (che ha ereditato per competenza gli atti) sta adesso esaminando in attesa di decidere le prossime mosse. Un’attività parallela a quella dei magistrati fiorentini che attendono la decisione del giudice sulla richiesta di altre ordinanze presentata già da qualche settimana. A dieci giorni dagli arresti, si delineano le posizioni di accusa e difesa, e ci si prepara all’evoluzione di un’indagine che potrebbe avere a breve nuovi sviluppi.
GLI ARRESTATI
Angelo Balducci

Funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e poi presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici è accusato di aver concesso appalti a imprenditori amici - con un’attenzione particolare per il gruppo che fa capo a Diego Anemone - in cambio di numerosi benefit. In particolare: telefoni cellulari, viaggi in idrovolante e aerei privati, automobili, lavori di manutenzione delle sue case, arredi, assunzione del figlio e della nuora, pagamento dello stipendio ai domestici. I magistrati gli contestano anche di essere in società con Anemone visto che le mogli di entrambi detengono il 75 per cento della società Erretifilm che si occupa di produzioni cinematografiche. Al giudice ha detto che si è equivocato sulle parole pronunciate al telefono anche perché si trattava di conversazioni tra amici. Poi ha consegnato i contratti con le aziende che prevedono la concessione ai «controllori » di auto e cellulari.
Fabio De Santis (Epa)
Fabio De Santis (Epa)
Fabio De Santis

Funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e poi provveditore ai lavori Pubblici in Toscana avrebbe anche lui aiutato alcuni imprenditori - in particolare il gruppo Anemone - a ottenere gli appalti del G8 a La Maddalena, quelli per i Mondiali di nuoto a Roma e alcuni per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia. In cambio: cellulari, autovetture, arredi e alcune prestazioni sessuali in alberghi di Roma e Venezia messi a disposizione da Diego Anemone. Non ha risposto alle domande del giudice. Il suo avvocato Remo Pannain ha dichiarato che «potrà chiarire tutto perché i benefit erano previsti dal contratto e il resto riguarda soltanto la sfera privata».
Mauro Della Giovampaola
Funzionario delegato al controllo del G8 a La Maddalena avrebbe favorito l’imprenditore Anemone ricevendo in cambio l’uso di un immobile, arredi e prestazioni sessuali. Davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Guido Bertolaso (Eidon)
Guido Bertolaso (Eidon)
Diego Anemone

A 39 anni è riuscito a far aggiudicare al suo gruppo una serie di appalti da milioni di euro: lo stadio del tennis e il nuovo museo di Tor Vergata, l’aeroporto di Perugia, tre lotti a La Maddalena. E gli contestano di averli ottenuti dopo aver elargito «favori e altre utilità» ai funzionari pubblici, compreso il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Anche lui non ha deciso finora di non rispondere al giudice.
GLI INDAGATI
Guido Bertolaso

Il capo della Protezione Civile è accusato di corruzione: avrebbe accettato da Anemone «soldi contanti e prestazioni sessuali». Bertolaso ha negato in maniera categorica qualsiasi illecito, ma non è stato ancora interrogato. Nell’ordinanza del giudice sono riportate intercettazioni telefoniche dell’imprenditore arrestato che - in vista di un appuntamento con Bertolaso - chiede a un amico se può procurargli denaro contante. «Gli investigatori ritengono che abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna delle somme», scrive il giudice che evidentemente non vuole assumersi la paternità di questo sospetto. E in effetti al momento negli atti non si rintraccia riscontro alla dazione. Lo stesso magistrato ritiene invece «comprovata» la prestazione sessuale di una brasiliana di nome Monica all’interno del centro benessere del Salaria Sport Village (circolo sportivo di Anemone inserito nel circuito dei mondiali di nuoto) avvenuta il 14 dicembre e la ritiene una «contropartita».
Denis Verdini (Lapresse)
Denis Verdini (Lapresse)
Denis Verdini

Il coordinatore del Pdl è sospettato di aver favorito illecitamente la nomina di De Santis a provveditore della Toscana. Agli atti sono allegate numerose sue conversazioni, in particolare con Riccardo Fusi, patron dell’azienda toscana Btp, che gli chiede aiuto per ottenere gli appalti. Verdini dice più volte di essere a disposizione e utilizza per alcuni suoi spostamenti anche un elicottero messo a disposizione dall’imprenditore. Dopo aver appreso del suo coinvolgimento nell’inchiesta il parlamentare si è presentato ai pubblici ministeri. E ha dichiarato: «Fusi è un mio amico e gli ho presentato il mondo, ma certamente non per soldi. C’è un sistema, però non è illegale».
Riccardo Fusi
Sono decine le telefonate intercettate nelle quali l’imprenditore - con l’amministratore delegato Vincenzo Di Nardo - si attiva per ottenere i lavori. E riesce a essere inserito nel sistema. La ditta riesce ad aggiudicarsi la ricostruzione di una scuola a L’Aquila dopo il terremoto.
Antonio Di Nardo
Dipendente del ministero delle Infrastrutture, è uno degli uomini che mostra di poter gestire gli affari anche grazie ad alcune società nelle quali, secondo l’accusa, risulta essere gestore occulto. Ha rapporti diretti con i funzionari responsabili dei Grandi Eventi e segnala le ditte per gli appalti. I magistrati stanno anche valutando «i suoi rapporti con la criminalità organizzata campana e in particolare con soggetti vicini al clan camorristico dei Casalesi». Negli allegati ci sono sue conversazioni con Denis Verdini e con l’attuale presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro.
Francesco De Vito
È l’imprenditore che la notte del terremoto «ridevo nel letto». Lui ha negato di aver mai pronunciato quella frase, attribuendola al cognato. Mostra grande attivismo per procurarsi appalti e riesce a ottenere alcuni lavori per i mondiali di nuoto. I magistrati stanno verificando se abbia ottenuto altre commesse, lui ha negato di aver mai goduto di favoritismi.
Mario Sancetta
Presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti della Campania è in continuo contatto con imprenditori e funzionari del ministero delle Infrastrutture e dopo il terremoto de L’Aquila sollecita i suoi amici imprenditori ad attivarsi insieme a lui per farsi aggiudicare gli appalti. Dalle telefonate si capisce che a settembre 2008 ha chiesto l’intervento di Di Nardo, attraverso il coordinatore del Pdl Denis Verdini, per farsi nominare capo di gabinetto dal presidente del Senato Renato Schifani.
Altero Matteoli (Lapresse)
Altero Matteoli (Lapresse)
I POLITICI
Altero Matteol
i
Denis Verdini assicura a Riccardo Fusi di averlo contattato per risolvere una questione legata all’appalto della Scuola dei marescialli ed è stata intercettata anche una telefonata diretta tra il ministro delle Infrastrutture e lo stesso imprenditore che gli chiede aiuto, ma Matteoli lo informa che sta andando in ferie. Pubblicamente il ministro ha dichiarato «con serenità, e con una punta d’orgoglio, che i miei comportamenti e la mia azione alla guida del Dicastero sono stati e saranno sempre e solo improntati al rispetto delle leggi, delle regole e della massima trasparenza».
Guido Viceconte e Mario Pepe
Entrambi «sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all’imprenditore Guido Ballari», ma nell’ordinanza viene anche sottolineato come «fino al dicembre 2003 Ballari e Pepe comparivano (il primo amministratore unico e il secondo socio) nella Eurogruppo servizi». In una telefonata Pepe parla pure di «far scorrere una graduatoria» con riferimento alla nomina di De Santis. Viceconte dice di aver fatto «solo un favore a un amico, basta questo per finire alla gogna?». Pepe afferma invece di aver soltanto comunicato al funzionario dei Grandi Eventi «che era stato fottuto. E per il resto posso dire che Ballari è mio amico dai tempi dell’università».
I COMPRIMARI
Giuseppe Tesauro

Il giudice della Corte Costituzionale viene intercettato più volte mentre parla con Antonio Di Nardo e lo aiuta a risolvere un contenzioso con il ministero delle Infrastrutture legato alla sua doppia veste di dipendente pubblico e imprenditore. I due si vedono più volte. Tesauro è socio, insieme a Di Nardo e al giudice della Consulta Sancetta, di una società chiamata «Il Paese del Sole Immobiliare, srl». Ma si difende: «È stato mio cliente quarant’anni fa e si è rifatto vivo da poco. La società? Era un piccolo investimento in Sardegna, l’avevo dimenticato».
Giancarlo Leone
Dirigente della Rai, nelle telefonate intercettate mostra di essere buon amico di Angelo Balducci e di Diego Anemone. Con quest’ultimo parla spesso anche della ristrutturazione del suo appartamento del quale l’imprenditore si sta occupando. E si interessa di far inserire in una fiction della televisione di Stato il figlio attore di Balducci. Lui stesso assicura di aver provveduto anche a risolvere un problema che rischiava di farlo estromettere dalla produzione.
Gaetano Blandini
Direttore cinema del ministero dei Bene Culturali ha rapporti con Balducci e Anemone. L’indagine mira a verificare se li abbia agevolati la società delle loro mogli nell’erogazione dei fondi per le produzioni di film. Sarebbe riuscito a far assumere una persona di sua fiducia al dipartimento Grandi Eventi. 
Gli architetti e la sinistra
Nelle conversazioni intercettate alcuni professionisti si lamentano perché «il sistema Veltroni» ha condizionato il sindaco di Firenze Domenici nella gestione degli appalti. Altri sostengono che «Balducci è uomo di Rutelli». Entrambi gli uomini politici del centrosinistra hanno smentito di essersi mai occupati di questo tipo di lavori.
Fiorenza Sarzanini
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venerdì 19 febbraio 2010

no Bertolaso Day: Ghedini e Italia dei Valori contestati

Niccolò Ghedini, parlamentare PdL nonché ormai notissimo avvocato di Silvio Berlusconi, è stato contestato oggi mentre stava cercando di entrare a Montecitorio, dovendo così ripiegare in una vicina libreria per “fuggire” dalle urla dei manifestanti.
In Piazza Colonna, infatti, era in corso il “No Bertolaso Day”, come è stato ribattezzato dalla rete, indetto a inizio gennaio da diversi movimenti, associazioni e partiti per chiedere il ritiro totale del disegno di legge sulla privatizzazione della Protezione Civile, sventata in parte dagli avvenimenti degli ultimi giorni, lo scandalo legato alle indagini della Procura di Firenze e la gestione della ricostruzione dell’Aquila.
Erano presenti il Comitato aquilano 3 e 32, il presidio permanente del Popolo Viola di Roma, le Brigate di Solidarietà Attiva, i vigili del fuoco della Rdb, la rete No Ponte, i movimenti di Chiaiano, la Federazione della Sinistra, con la presenza in piazza del portavoce Paolo Ferrero (Prc).
Nel pomeriggio si è tenuta alla Sapienza un’assemblea riguardante proprio la Protezione Civile e il futuro delle grandi opere del nostro Paese.
Su “Repubblica” si può vedere il video dell’assedio a Ghedini che, arrivato nei pressi del Palazzo, viene riconosciuto da una terremotata aquilana che gli urla “maiali, siete una banda di maiali, a casa”.
I manifestanti si concentrano subito fuori dalla libreria in cui si rifugia Ghedini. “Servi dei servi dei servi”, “ladri”, “legittimo un c….”, “3 e 32 io non ridevo”, “rispettiamo solo i pompieri”, “processo, processo, processo” fra gli slogan intonati.
I vigili del fuoco presenti in piazza hanno poi raccontato le ore della notte del terremoto, denunciando la mancanza di un preallarme, legato alle scosse dei giorni precedenti, e l’arretratezza dei mezzi di comunicazione interni che “nell’era di internet e dei palmari avvengono ancora via fax”.
I terremotati hanno denunciato la mancanza di trasparenza nel percorso di ricostruzione della città, da cui i cittadini sono stati completamente esclusi, insieme agli enti locali, lasciando tutte le decisioni nelle mani dei massimi vertici della Protezione Civile.
I manifestanti presenti hanno poi contestato un parlamentare dell’Italia dei Valori sceso da Montecitorio, contro la scelta di appoggiare De Luca, definito “un incenetorista” che vuole “prendere a calci gli immigrati” e governare “contro i cittadini della Campania”.
“Dobbiamo – ha urlato un uomo di Chiaiano all’esponente dell’IdV – morire di camorra o di inceneritori?”
Mattia Nesti



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Pompieri contro la Protezione civile


Saranno a Roma, in piazza Montecitorio oggi giovedì 18 febbraio, accanto a quelli che hanno definito gli “angeli del terremoto”, i vigili del fuoco, gli aquilani del comitato 3:32 e altri cittadini aquilani che dicono “No” a un potere non democratico della protezione civile.
La manifestazione organizzata dalle sigle sindacali dei vigili del fuoco e sostenuta a livello nazionale da comitati, presidi e cittadini aderenti, nasce ben prima della pubblicazione delle intercettazioni e dell’arresto di alcuni nomi al vertice del Dipartimento e imprenditori impegnati nei vari appalti; nelle intenzioni doveva essere un “No” alla Protezione civile Spa. Dopo l’eliminazione della trasformazione in Spa dai testi in discussione alla Camera, non si ferma comunque la protesta.
Nel comunicato diffuso, il comitato aquilano 3:32 ha spiegato che scenderà comunque in piazza perché “questo sistema di Protezione civile, anche senza la trasformazione in SpA, è pericoloso per la democrazia e per la legalità” potendo contare su un “sistema di malaffare non democratico” ed essendo una macchina che permette “speculazioni sulle emergenze”. Ma gli aquilani ci saranno anche “per essere al fianco dei Vigili del fuoco, emarginati ed umiliati, che invece dovrebbero essere il fulcro delle attività di protezione civile. Loro sempre accanto a noi, noi un giorno accanto a loro!”, scrivono nel comunicato.
Dopo il sit in davanti a Montecitorio, i manifestanti si sposteranno presso la facoltà di Scienze politiche dell’università La Sapienza che ospiterà un momento di confronto fra tutta la rete di territori, associazioni, volontari, sindacati su quale protezione civile serva al Paese e ai cittadini: “Una protezione civile che invece di gestire appalti per i grandi eventi o le grandi opere dovrebbe prima di tutto occuparsi di prevenzione e di auto-protezione, in maniera democratica e diffusa”.
Molto duri i toni usati anche dal Coordinamento nazionale delle Rappresentanze sindacali di base Pubblico impiego, che, con le sue strutture dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, dell’Ambiente, della Ricerca, della Croce rossa, chiede che tutto il decreto 195 venga rivisto e che Bertolaso dia le dimissioni. “Ammesso che l’articolo sulla protezione civile S.p.A. venga definitivamente espunto dal decreto 195, il 18 febbraio saremo comunque davanti al Parlamento, per riaffermare con forza che, anche così com’è stata fino ad oggi, questa Protezione Civile non ci piace, perché non corrisponde alle esigenze del Paese e rappresenta un sistema opaco di gestione di ingentissime risorse pubbliche al di fuori del controllo democratico. Infatti, mentre l’Italia letteralmente si sbriciola, come purtroppo testimoniano le frane di Vibo Valentia e di Messina, la Protezione civile si occupa dei più disparati grandi eventi che nulla hanno a che vedere con la necessaria prevenzione e le risposte alle calamità naturali e al dissesto idrogeologico del Paese”.
Mentre i manifestanti occuperanno piazza Montecitorio, alla Camera sarà in discussione il testo del Dl 195. “La manifestazione ci sarà comunque – confermano gli organizzatori – anche se il testo dovesse essere approvato con l’ennesimo voto di fiducia. Il 195 è, anche senza l’articolo 16, è pieno di criticità e questioni dubbie”. (Elisa Cerasoli). Per noi una cronaca audio della giornata di Alessandro Tettamanti, giornalista, mediattivista, collaboratore del presidio stampa 3:32 dell'Aquila

da Liberazione.it


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mercoledì 17 febbraio 2010

Macché terremoto, zittite i ricercatori


È diventato un eroe con il terremoto dell'Aquila. Eppure, fino ai giorni immediatamente precedenti al terremoto, il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso zittiva con qualche fastidio ogni allarme. Nelle carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto del suo ex braccio destro Angelo Balducci (oggi alla presidenza del consiglio superiore dei lavori pubblici) e che li vede entrambi indagati per corruzione, ci sono le telefonate che gli uomini della sua squadra gli facevano prima del terremoto.
Il 12 marzo 2009, tre settimane prima della devastante scossa del 6 aprile, Fabrizio Curcio chiama Bertolaso: «C'è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire ... che stanotte ci sarà il terremoto devastante». Lo «scemo» in questione è Giuliani, il ricercatore che aveva annunciato l'arrivo di uno sciame di scosse in Abruzzo. Immediatamente denunciato per procurato allarme. Fabrizio Curcio annuncia a Bertolaso che l'istituto di geologia Ingv è a disposizione E può smentire Giulinani: «Allora noi stiamo cercando con Mauro di far fare un comunicato all'Ingv». Bertolaso si arrabbia parecchio e minaccia la denuncia: «Ma che stai dicendo?!Lo denuncio per procurato allarme e viene, viene massacrato». L'alternativa è far fare all'Istituto che dovrebbe monitorare i terremoti un comunicato «concordato» in cui si dica che è tutto a posto. E che non c'è pericolo: «Fai ...fare a Ingv se no fai fare un comunicato che quello lì domani verrà denunciato per procurato allarme e saranno denunciato con lui quegl'organi di stampa che riportano queste notizie che sono notoriamente false ...okay?».
Il 17 marzo una scossa c'è. Curcio avverte il capo con un sms: «Stanotte 3.6 in prov. Di aquila. Avvertito. Un pò di apprensione tra la popolazione ma niente danni». Ma il piano non cambia.
Il 31 marzo, l'ex capo della protezione civile, Franco Barberi, chiama Bertolaso. Risponde agli ordini e annuncia di aver fatto un comunicato distensivo: «Mi sembra che quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto ... compreso quello di dare qualche parola chiara sulla impossibilità di previsione Quindi sul fatto che questi messaggi che arrivano sono totalmente privi di credibilità e poi anche una valutazione». Bertolaso è soddisfatto. A quel che appare dalle intercettazioni, non è per nulla preoccupato all'idea che l'allarme continui: «Okay .. molto bene... d'accordo», dice solo. Nei giorni scorsi - ma questo nelle intercettazioni non risulta - è venuto fuori che il giorno prima, il 30 marzo, la protezione civile ebbe un incontro con l'Ingv a proposito dello sciame sismico. Riunione chiusa dopo mezz'ora col vice di Bertolaso che annunciava ai ricercatori (ormai preoccupati): «Dite agli aquilani di bersi un buon bicchiere di Rosso di Montalcino». Con una certa eloquenza, però, l'informativa dei carabinieri fiorentini allegata all'ordinanza di arresto si chiude con le telefonate concitate di Bertolaso. Che il 6 aprile, dopo il terremoto, organizza la centrale operativa della protezione civile.
Oltre agli allarmi ignorati sul terremoto, nel ginepraio saltato fuori dall'inchiesta di Firenze, c'è un gran coinvolgimento di politici di ogni razza. Che in qualche modo entrano in contatto col sistema «gelatinoso» descritto nell'ordinanza di custodia cautelare contro gli imprenditori legati a Balducci e Bertolaso. Non si salva neppure Francesco Rutelli, amico di Bertolaso e Balducci dall'epoca del giubileo (a Balducci fu affidata la gestione dell'evento). Nell'aprile del 2008, quando le elezioni sono ormai alle porte e Rutelli si augura di tornare sindaco della capitale, un po' di tempo lo dedica anche agli imprenditori oggi al centro dell'inchiesta.
Il 9 aprile, scrivono i Carabinieri di Firenze in una informativa, Balducci informa Anemone che tra breve dovrà incontrare Paolo «indicato criticamente come il cognato» e che poi verrà identificato come Paolo Palombelli, cognato di Rutelli. Quindi i due fanno pure riferimento a «quell'altro cognato di Guido (Bertolaso ndr) e «In relazione a quest'ultimo cognato, Balducci accenna alla necessità di un suo impiego in altra località «Noi ... lo stiamo utilizzando lì ... invece lui lo vorrebbe in qualche modo». «Senti Roberto, guarda è complicato. Io poi probabilmente, visto Paolo dopo devo raggiungere il cognato ... l'altro. Allora se tu lo dici a Bentivoglio. Io però ecco appena ho parlato con Paolo mi devo sentire con Bentivoglio perché può darsi che io debba andare da Rutelli per quel progetto quello di Roma». Dopo l'incontro, Palombelli contatta Anemone (il giovane imprenditore socio in affari di Balducci) e gli propone prima «se è interessato a rilevare un ramo d'azienda di una società» e poi, il 22 aprile «informa Diego Anemone di aver due contratti da fargli vedere». La cosa interessante è che il giro di contatti avviene tutto a metà delle elezioni amministrative nella capitale, tra il primo turno del 14 aprile, che vedeva Rutelli in vantaggio, e quelle del 28. Con la vittoria di Alemanno: una doccia fredda.
Nel sistema di appalti, c'è appunto anche un altro cognato. Quello di Guido Bertolaso. Impiegato nel cantiere del G8 della Maddalena ma evidentemente poco soddisfatto dell'incarico ricevuto. «Il cognato ...l'altro, a cui Balducci fa riferimento, è stato successivamente individuato in Piermarini Francesco, cognato del dr. Guido Bertolaso e impiegato, come ingegnere sui cantieri della Maddalena (vertice G8)». Come nota il Ros «nel corso dell'attività di intercettazione, Piermarini Francecso e Palombelli Paolo sono risultati in rapporti tra loro»


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sabato 6 febbraio 2010

Bertolaso se ne va dall'Abruzzo, ma i conti non tornano

di Davide Pelanda
Dal 1° febbraio "santo" Bertolaso, "patrono del terremoto aquilano" se ne va. Probabilmente, come appreso dal suo scopritore Silvio Berlusconi, andrà a guidare un ministero. Lui, l'uomo che da dieci mesi gestisce l' "emergenza" e la costruzione di interi quartieri, lui il plenipotenziario (soprattutto grazie anche alla legge che istituisce la Protezione Civile S.p.A) che fa e disfa a suo piacimento perché pensa e dice che «in situazioni di emergenza il comando deve essere assunto da una sola persona. In emergenza la democrazia non esiste», e per questo è l'uomo che non deve chiedere mai, è stato promosso sul campo prendendo i galloni di non si sa quale dicastero romano.
Guido Bertolaso voleva esportare il "sistema Aquila" ad Haiti (con poteri assoluti conferitigli direttamene da Berlusconi per la gestione degli aiuti haitiani), con cittadini "deportati" in massa in hotel sulla costa contro la loro volontà, che ha creato campi-tenda con clown, giocolerie e karaoke al seguito, tutti protetti e ovattati, con coprifuoco alla sera, dove i giornalisti vengono scortati dalle forze dell'ordine per parlare con la gente; ma fortunatamente è stato fermato per tempo dalla signora Clinton e bollato come colui che parla a sproposito con le sue chiacchiere da bar.
Eppure il capo della Protezione Civile S.p.A è stato promosso per aver assicurato a Berlusconi ed al suo Governo nella "passerella" aquilana un enorme bacino di voti per i loro successi elettorali e del presidente della Regione Abruzzo.
Non solo, ma lo stesso Bertolaso dopo la magra figura internazionale haitiana, è volato immediatamente di nuovo a L'Aquila per annunciare che, entro il 6 aprile 2010, i frati minori avranno una nuova chiesa, un nuovo convento, una nuova mensa per i poveri ed una foresteria, il tutto finanziato con circa un milione e ottocento mila euro raccolti dal quotidiano locale "Il Centro", assieme ai fondi raccolti dalla stessa Protezione Civile pari a un milione e mezzo di euro. Il tutto verrà realizzato da una ditta comasca scelta direttamente dal "superman de noantri" sempre Guido Bertolaso! Senza gare d'appalto pubblica.
Ora però Bertolaso non c'è più. Ed ha passato la palla al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi. Mentre il Comune de L'Aquila è allo sbando per ciò che concerne i servizi da fornire ai cittadini. Tanto da far dichiarare al sindaco Cialente il 20 gennaio scorso che: «La mancanza di fondi per la ripresa economica è il vero buco nero di questo terremoto. Non riusciamo a comprendere le ragioni per le quali L'Aquila non ha avuto neppure un centesimo dei fondi, già stanziati, per il rilancio delle attività produttive ormai al collasso.
Vogliamo almeno una quota parte dei fondi già stanziati, 300 milioni di euro in questa fase potrebbero bastare, perché è assolutamente necessario far partire il piano che abbiamo messo a punto. Sulla gestione dell' emergenza non si può dire nulla, ma registriamo un fallimento totale per quel che riguarda le iniziative volte a sostenere la ripresa dell'economia. Una situazione che non è frutto di incapacità, bensì di una assoluta mancanza di interventi.
Rappresento il disagio e la sofferenza in cui si trovano moltissimi nostri concittadini rimasti senza lavoro. Tra loro c'è chi, pur avendo avuto un alloggio, ci chiede di poter rimanere ancora sotto il regime dell'autonoma sistemazione, perché solo così riesce almeno a sopravvivere.
La ristrutturazione delle abitazioni in fascia B e C (case con danni non strutturali) sta procedendo con troppa lentezza. A luglio i proprietari di tali case non potranno restare negli alberghi o in alloggi privati a spese dello Stato. Voglio ricordare a tutti che per alberghi e residence si stanno spendendo ancora circa 580 mila euro al giorno».
I DATI
Sfollati assistiti al 22 gennaio 2010/situazione con dati della Protezione Civile:
Alloggi in Autonoma Sistemazione = 30.636;
C.A.S.E = 12.059;
M.A.P. = 2.362;
In alberghi/caserme = 10.128;
In albergo fuori provincia = 6.195;
In affitto concordato = 2.241;
Dati del Comune de L'Aquila a metà gennaio circa: 2.200 sono gli aquilani nelle case in affitto concordato e pagato dalla Protezione Civile, 11.300 quelli entrati nell'acronimo C.A.S.E., 170 nei moduli provvisori, 9.400 gli ospiti in hotel della provincia, 30.636 non assistiti dalla Protezione Civile ma in autonoma sistemazione.
Intanto però i conti non tornano, come si può facilmente capire dai dati pubblicati in questa pagina, quelli della Protezione Civile e del Comune de L'Aquila. I numeri dati della popolazione aquilana sfollata e disgregata. E quindi, facendo la somma dei dati del primo ente citato, quello guidato da Bertolaso, e quello guidato dal sindaco, c'è una differenza di 9915 unità e sicuramente anche altri ancora che risultano invisibili, come dei fantasmi.
Chiamala se vuoi, efficienza!!

lunedì 21 dicembre 2009

L'aquila: Zona franca ennesima beffa





(ASCA) - L'Aquila, 21 dic - ''La notizia che nel decreto 'millefregature' il Governo cancella la zona franca di Pescara e non inserisce quella dell'Aquila appare l'ennesima beffa ai danni degli abruzzesi. La cosa non ci stupisce vista la sudditanza finora dimostrata dalla classe dirigente di centrodestra abruzzese nell'interlocuzione con il Governo''.

A parlare e' il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale d'Abruzzo, Maurizio Acerbo.

''Per non parlare - aggiunge - dell'assoluta invisibilita' dei parlamentari abruzzesi, eccezion fatta per le vicende giudiziarie e i subappalti nella ricostruzione''. E ancora: ''Dopo la figuraccia di Chiodi sulle tasse arriva ora la doccia fredda sullo strumento che avrebbe dovuto fare da volano al rilancio economico post-terremoto. Per quanto riguarda Pescara poi va segnalato che con una giunta di centrodestra la citta' ha finora perso i finanziamenti di 20 milioni di euro per il 150* anniversario dell'Unita' d'Italia e ora la zona franca''.

''L'aver dato copertura all'operazione mediatica di Berlusconi e Bertolaso sul terremoto - conclude Acerbo - ora consente a Tremonti di dire che l'Abruzzo ha gia' avuto troppo. Checche' ne dica Chiodi e' indispensabile rilanciare la mobilitazione della societa' aquilana e abruzzese per richiedere al Governo di mantenere gli impegni. Questo e' un Governo che pensa soltanto al Nord e se non si alza la voce si rimane a bocca asciutta''.

iso/gc/ss

giovedì 10 dicembre 2009

L'Aquila: consiglio comunale tra le macerie, per il tg5 una festa


Nell'edizione delle 13 del 9 dicembre, il Tg5 parla dell'Aquila e del dopo terremoto.
Ecco come viene presentato da Simona Bianchetti il servizio di Guido Del Turco dal centro storico del capoluogo abruzzese: "Andiamo all'Aquila, che festeggia oggi un giorno importante perché riaprono, infatti, molti negozi del centro storico e simbolicamente, per festeggiare proprio questa giornata, oggi il consiglio comunale si è tenuto all'aperto".
Ci sono due verità nell'annuncio: il Consiglio Comunale all'aperto e la riapertura di alcuni negozi del centro storico.
Il rapporto fra i due eventi, invece, è ricostruito in maniera del tutto arbitraria e non rispondente al vero. Lo sanno bene rappresentanti delle istituzioni, cittadini e osservatori presenti: il Consiglio Comunale di oggi non aveva alcun intento celebrativo o di festa. E' stato convocato in Piazza Palazzo, in zona rossa, di fronte alla sede inagibile del Comune, per "mostrare all'Italia e al mondo" qual è la vera condizione dell'Aquila (sono le parole del sindaco Massimo Cialente, del presidente del consiglio comunale, Carlo Benedetti e della presidente della provincia, Stefania Pezzopane).
Il valzer di interessi politici e mediatici intorno all'Aquila si balla su una piazza circondata da palazzi inagibili e colma di macerie: il Tg5 si dimentica anche di dire che, per convocare il Consiglio Comunale di oggi, il Sindaco ha dovuto firmare un'ordinanza speciale che autorizzasse l'ingresso in Piazza Palazzo, una piazza che è l'emblema di quell'Aquila che non viene mai mostrata in televisione.
Quanto alla notizia che in Finanziaria fosse già prevista la sospensione delle tasse dei terremotati per il 2010 - come annunciato mesi fa da Bertolaso -, il sindaco dell'Aquila ha dichiarato che si tratta di una notizia non vera. Anche questo, nel servizio di Del Turco, non si diceva. Si mantiene, dunque, l'annunciata mobilitazione per domani, 10 dicembre, di fronte a Montecitorio. Come ne parlerà, il Tg5?

«Bertolaso non convince: domani tutti a Roma contro la finanziaria»


Da Il Manifesto
Oggi il capo della Protezione civile torna a L'Aquila per cercare di fermare la protesta. E annuncia la nuova passerella di Natale
Guido Bertolaso non li ha ancora convinti tutti. E l'idea che sia pure solo qualche centinaio di terremotati abruzzesi possano accerchiare domani Montecitorio, proprio mentre la Camera si appresterà a votare la manovra finanziaria che taglia le ali agli aquilani - oltre che al manifesto - tormenta non poco il capo della Protezione civile, che già prepara il red carpet per la sua trionfante uscita di scena. Tra 22 giorni. Per questo oggi, non ancora soddisfatto della risonanza mediatica ottenuta ieri sui giornali locali e nazionali, subito dopo il consiglio comunale aperto che per protesta violerà la zona rossa della città, Bertolaso torna all'Aquila per annunciare con una conferenza stampa nella scuola della Guardia di finanza di Coppito la sua promessa ai terremotati di inserire in un nuovo Decreto legge governativo la proroga per il 2010 della sospensione del pagamento delle tasse. E per annunciare che a Natale la città si trasformerà di nuovo in una grande passerella per tutta la maggioranza di governo, splendida vetrina per la retorica dei buoni sentimenti.
«Ora basta: si procede di promessa in promessa. Non so se anche lo stesso Bertolaso sia stato un po' ingannato, come noi»: il sindaco aquilano Massimo Cialente, del Pd, è di nuovo sul piede di guerra. Dopo aver tentato inutilmente di ingraziarsi l'esecutivo per rompere l'isolamento, cercando alleati nel centrodestra per un governo istituzionale della città con l'unico risultato di aver convinto Rifondazione comunista ad abbandonare la giunta, e dopo aver minacciato a luglio di riconsegnare la fascia tricolore al capo dello Stato, adesso preme sull'acceleratore della mobilitazione. Esattamente come fa la presidente della Provincia Stefania Pezzopane che è tra le promotrici della manifestazione di domani a Roma in piazza Montecitorio. «Ci avevano promesso che la proroga sarebbe stata inserita in finanziaria e ora rinviano ad un nuovo decreto legge. Finché non vedremo la proroga pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, continueremo la protesta», assicura Cialente che invita i cittadini a partecipare al consiglio comunale aperto che si terrà questa mattina a Piazza Palazzo, davanti la sede comunale inagibile, nel cuore della zona rossa completamente off limits dal 6 aprile. «Non io - continua il sindaco - ma il Censis ha definito L'Aquila "una città fantasma". Se invece si crede che tutto sia stato risolto, allora mi aspetto che annullino anche lo stato d'emergenza che invece finirà a dicembre 2010». Cialente lamenta un trattamento di serie B per gli abruzzesi: «In Umbria e nelle Marche le tasse sono state sospese per 18 mesi, e restituito il 40% del dovuto in 120 rate; a noi invece si chiede di pagare tutti gli arretrati dopo soli otto mesi, cosicché nel 2010 saremo il territorio che paga più tasse in Italia».
Nel frattempo il Pd ha messo a punto una decina di emendamenti da presentare in Aula, «non solo sulle tasse, ma anche per ripristinare l'aiuto ai lavoratori autonomi che hanno perso l'attività e i diritti dei proprietari delle seconde case - racconta il deputato aquilano Giovanni Lolli - c'è un emendamento per la ricostruzione dei centri storici simile a quello di Marche e Umbria e un altro per chiedere di equiparare le vittime del sisma a quelle sul lavoro, come è avvenuta per tutti i terremoti; chiediamo l'indennità notturna e festiva per i vigili del fuoco come per altri corpi dello Stato». La proroga della cassa integrazione in deroga che scade il 31 dicembre, invece, sarà quasi sicuramente inserita nel Milleproroghe. Ovviamente non c'è alcuna speranza di veder modificare la manovra che probabilmente passerà con un voto di fiducia. Per questo movimenti, istituzioni e forze produttive aquilane confermano la manifestazione di domani a Roma preceduta oggi dall'atto ufficiale di dissenso del consiglio comunale. Perché, come dice Cialente, «se niente cambia, l'avevo detto a luglio e lo farò: riconsegno la fascia. Ma mica mi dimetto!».

domenica 15 novembre 2009

Da Viareggio a Messina, notizie che scompaiono.


di ladytux

Italia: 7 mesi, 4 stragi costellate da  più incidenti che fortunatamente non hanno fatto vittime ma ugualmente gravi. Ma se non siamo coinvolti direttamente, alla fine ci scivolano e vanno nel dimenticatoio. Ma questo non ci permette di dire che "non siamo lo stesso coinvolti".

Abruzzo:
Dov'eravate il 6 aprile 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora?
E ieri?
Oggi la condizione degli abitanti abruzzesi non fa notizia, se non negli show bufala pro propaganda messi su ad arte. A sentire i telegiornali si penserebbe che è tutto a posto, gli abruzzesi hanno delle case, i bambini vanno a scuola e tutti vivono una vita normale. Non è così.  Almeno 4000 cittadini in tenda, gli altri  deportati e poche casette consegnate in pompa magna dal premier . Casette realizzate dalla Croce Rossa o dagli Alpini e non dal Governo. In Abruzzo la giustizia si è messa in moto, e aspettiamo i risultati.



La voce delle istituzioni:

«Se ci sono persone ancora nelle tende non è per colpa nostra ma per la loro volontà di restare vicino alla loro abitazione»  Silvio Berlusconi.

Viareggio:
Dov'eravate il 29 giugno 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?

Oggi non se ne parla più, notizia archiviata con la parolina "fatalità", strage che di fatalità ha solo il nome del luogo del disastro. 31 i decessi, indagati nessuno. Famiglie in attesa di una sistemazione, tante.
Risarcimenti zero e trenitalia non ha nemmeno attivato un'asicurazione, "non ci si ritiene responsabili". Nel frattempo i binari di tutt'Italia continuano a vedere deragliamenti ed incidenti fino al più famoso treno che vola in un giardino di un palazzo di Milano. I telegiornali non danno nemmeno più le notizie, treno più, treno meno... Invece si gongola per l'alta velocità che risolverà i problemi dell'italica gente..sempre che non si trovi a passare in una stazione dove il personale ferroviario sia stato mandato a casa e sostituito con un congegno meccanico.
Personale ferroviario, che invece a Viareggio, ed è bene ricordarlo visto che non lo fa nessuno, ha evitato e fermato l'arrivo di un treno passeggeri in stazione. Ma non importa e non conta a quanto pare. 

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Aggiornamento da ilmanifesto del 25/11: la società GATX, proprietaria del convoglio  «ha comunicato a FS di essere pronta a procedere di concerto con gli assicuratori e i periti dei due gruppi alla liquidazione dei gravi danni sofferti a causa dell'incidente dalle vittime, dai loro familiari e dalla popolazione di Viareggio, con l'obiettivo di pervenire in tempi molto brevi a offerte di risarcimento congiunte».
Oltre ad appurare le modalità e la fattività dei risarcimenti si attende ancora VERITA' e GIUSTIZIA.
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La voce delle istituzioni:

“Nel pomeriggio vado a prendere in mano la situazione.” Silvio Berlusconi

Messina:
Dov'eravate l'1 ottobre 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
28 vittime, nessun colpevole. Non se ne parla più. Una denuncia contro ignoti che sta lì. Era successo due anni prima, ma lavori di contenimento non ne sono stati fatti. Pare mancassero fondi. Il 2 ottobre l'annuncio, il ponte di Messina si farà. Il commento lo lascio a voi.
Indagati, nessuno che si sappia.



La voce delle istituzioni:
"Ho sempre rispetto per le parole del Capo dello Stato. Siamo di fronte ad un'altra tragedia immane ma il denaro per mettere in sicurezza tutto il territorio non c'é'". Altero Matteoli

"Il Ponte non è in discussione" Altero Matteoli


Ischia:
Dov'eravate l'10/11/2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
Una vittima. Innocente anche lei.
Stessa storia, stessa incuria, stessa notizia sepolta senza approfondimenti.
Rischio idrogeologico, il 70 % dei comuni italiani è a rischio. Che si fa? Nulla. Di che si parla? Di tutt'altro.

Due le parole chiave che hanno in comune queste orride storie, il profitto e la sicurezza.
Il primo esclude qualsivoglia controllo e garanzia sulla seconda.
Sicurezza, parola che vien fuori dai politici ogni 5 minuti, sicurezza.. "non c'è sicurezza nelle strade e nelle città" per colpa del singolo chissà chi, possibilmente straniero.


Dopo 7 mesi possiamo dire che i politici hanno ragione, sicurezza non c'è, dal nord al sud, nelle strade, nei posti di lavoro (altra strage che si consuma TUTTI I GIORNI) non c'è nelle case, nel proprio letto. Ma per colpa di un sistema e di uno Stato che avalla queste scelte. Per colpa di uno Stato colpevole e di un sistema informativo che non denuncia e non tiene alte queste storie, ma che si adopera a fare titoloni o plastici sul singolo criminale. Per alzare toni e polveroni su chiunque non sia parte di un sistema, corrotto, marcio e disumano. Colpa di un sistema informativo che si occupa di queste cose unicamente per fare uno show mediatico senza andare al nocciolo delle questioni. Senza avere il coraggio di dire le cose come stanno, per poi infilare queste stragi in archivio. FATALITA'. L'unica fatalità, sono le coordinate geografiche, poteva succedere ad ognuno di noi, ad ognuno, di noi. Per il resto erano tutte PREVEDIBILI e EVITABILI. Da linciaggio in pubblica piazza.
Ma  si fa presto, le notizie, queste, vengono scavalcate di volta in volta da altro, non necessariamente importante. Notizie passate alla storia. Storia di uno, quattro o sei mesi fa. 



Se chi è colpito direttamente ha anche il diritto di cercare di dimenticare, questo diritto non lo ha il resto del paese, Noi, che proprio in questo momento dovremmo aiutare chi non ha più forza e insistere per loro... per noi. 

Insistere nel cercare dei responsabili, nel superare una volta per tutte la logica macabra del puro profitto, nel tenere accesi i riflettori sugli eventi. Tenere i riflettori sugli omicidi di stato. 

Lo Stato ha colpa, il sistema informativo anche, ma per quanto ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti.

Ed ora uno speciale in 27 puntate sul crocifisso nelle scuole e sulle dichiarazioni dell'Onorevole Mussolini. Buona visione.


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