martedì 30 marzo 2010

Elezioni 2010: non è morto nessuno.

Scritto da Francesco Fumarola
Martedì 30 Marzo 2010 20:31

La prima cosa che balza agli occhi, all'indomani delle Regionali 2010, è che nell'Italia di “Amici” e “compari” di Elezioni non si muore (di lavoro sì) e, tranne la solita e stantia dittatura del capitale, siamo ancora liberi di sceglierci il padrone andandolo a votare. Qualcuno però si astiene e, forse confidando nel buon senso del prossimo, si piglia quello che capita. Succede quindi che, in pieno regime democratico borghese, ben 26 milioni di persone, senza alcuna sofferenza fisica ma assai probabilmente con un' inequivocabile deformazione della realtà dovuta ad inebetimento collettivo, si siano recate alle urne: c'è chi ha votato per il centrosinistra, chi per il centrodestra. Legittimamente l'elettore del PdL Lazio, lista esclusa per vizio di forma dovuta a troppo trangugio, ha riversato la preferenza sulla lista civica della Polverini, che ha poi concluso vittoriosa la lunga cavalcata e, portata in spalla dai suoi destri gladiatori, come facevano gli schiavi con Cleopatra ai tempi di Marc'Antonio, ha chiesto di non sfidare "mai più" la ggente!
Probabilmente ha perso un po' di smalto la vecchia e mai troppo cara (per quello che ci costa a noi lavoratrici/lavoratori) democrazia formale di stampo liberale, che ha privato non soltanto l'elettore sfigato della sua solita listarella da zero-virgola ma pure l'elettore del Partito di maggioranza relativa nel paese, costretto a votare una lista “di riserva”. Molto probabilmente con più senso civico liberal-bourgeois e meno isteria collettiva, il centrosinistra avrebbe pure evitato questa ennesima figura di merda: essere sconfitti nel Lazio dall'avversario fantasma! Quanto alla censura: c'era de jure prima della scelta del vecchietto che si accompagna a minorenni, poi c'è stata de facto, ora c'è di nuovo de jure. In breve, prima-durante e dopo, con o senza Santoro-Travaglio e Floris (l'impresario della Polverini), niente spazio per chi non ha potere. Forse è giunta l'ora di sedersi intorno ad un tavolo per creare un circuito informativo parallelo: è piuttosto demenziale tifare per il ritorno in video di chi accusa le/i compagne/i di avere “preconcetti ideologici” o no? Evidentemente non di Golpe si tratta, né di deriva fascistoide, ma semplicemente di egemonia culturale frammista a malcostume italico. Qulcuno ne avave già parlato a suo tempo: non è grave rileggerlo! Ma arriviamo alla ciccia del discorso e qui ci facciamo irreparabilmente seri.

Alcune note a margine del voto
Se si confrontano le Regionali 2010 con quelle del 2005 (il famoso cappotto 12 a 2 per il centrosinistra) si può indubbiamente concludere che la macrocoalizione di centrodestra ha raddrizzato di molto il tiro (sette a sei; sette a sette se nel conteggio si considera l'Abruzzo che, cinque anni fa, votò insieme alle altre 13). Si direbbe che sia proprio la logica dell'alternanza, le decisioni prese e sganciate dai cosiddetti “pregiudizi ideologici” a far pendere di volta in volta l'ago della bilancia a favore ora dell'uno ora dell'altro schieramento e che ciò che sta bene oggi potrebbe stare male domani. In realtà le cose non sono così semplici e per dimostrarlo scegliamo di ritornare per un attimo alle elezioni regionali del 2000, estremamente somiglianti nel risultato macroscopico a quelle appena passate: muro di centrodestra al nord (Piemonte, Lombardia, Veneto), arrocco del centrosinistra al centro (Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Toscana), Lazio e Calabria ora come allora al centrodestra, Puglia e Campania che si scambiano vicendevolmente di collocazione (laddove stava Fitto ora c'è Vendola, laddove c'era Bassolino ora c'è Caldoro). Addirittura, con la Liguria strappata al centrodestra, che si salda al blocco mediano e oppone resistenza al Nord Leghista, sembra quasi che la situazione attuale sia leggermente migliore di quella del 2000. Ma solo in apparenza. Se infatti si esamina alla lente di ingrandimento la situazione politica, al netto dell'astensionismo di cui bisogna ad ogni modo tenere conto, la morfologia del potere è cambiata e non di poco. Nella Liguria di Sandro Biasotti (centrodestra) la Lega era al 4,3%. Dieci anni dopo, sotto Claudio Burlando, la Lega é al 10,2%. In Piemonte la Lega é balzata dal 7,6% del 2000 al 16,7% attuale; in Lombardia dal 15.4% al 26,2%; addirittura dal 12% ad uno spaventoso 35,2% nel Veneto. E nelle roccaforti di centrosinistra? In Toscana la Lega nel 2000 raccoglieva lo 0,6% dei voti, nel 2010 è al 6.5%; in Emilia-Romagna è passata dal 3.3% al 13.7%; in Umbria nel 2000 era inesistente (0.3%), oggi invece la Lega prende il 4.3%; nelle Marche il Partito di Umberto Bossi è passato dal nulla (0.3%) del 2000 al 6,3%. Ossia, tenendo presente che per la Lega il limite geografico inferiore si è spostato dall'Emilia-Romagna all'Umbria, si vede chiaramente come Bossi straripa laddove il PdL vince ma moltiplica i voti perfino laddove il PdL perde. La Lega ha operato un capolavoro strategico e sta bucando lentamente al centro. Non ha fretta: si radica e morde mentre l'altra ala, quella sinistra, è zoppa.

Infatti la Federazione della Sinistra oscilla mediamente intorno ad uno strettissimo 2.74% anche se, per avere un dato per quanto possibile omogeneo, è utile sommare ad esso il 3.03% ricavato su base nazionale da Sinistra e Libertà (SeL), nata per scissione da Rifondazione (totale, 5.77%). 5.77% in soldoni significa un arretramento di circa due punti e mezzo rispetto a cinque anni fa (8.2%) e di circa due rispetto a dieci anni fa (7.92%). Rispetto alla soglia mediana di 5.77% ed a tutta quella gamma di soluzioni che SeL e la Federazione hanno deciso di praticare per l'ultima tornata elettorale (accordo tecnico ma non politico, accordo politico, lista autonoma, lista autonoma per uno ed accordo tecnico per un altro) gli effetti in percentuale sembrano non avere alcun filo conduttore: dove c'è l'accordo Federazione della Sinistra e SeL quasi bissano come in Umbria (10.24%) e in Toscana (9.08%); in Liguria invece ci stanno sopra bene (6.36%), in Basilicata (6.14%) ed in Calabria (7.77%, ma c'è qui da registrare l'accordo di Vendola con i socialisti che altera leggermente il dato). In Puglia è un successone(13% secco, con il 9,74% di Vendola); nel Lazio si sta sopra ma si sta stretti (5.88%). E dove non c'è l'accordo con il PD? Pure si sta sopra: (6.51%, con SeL e la Federazione che presentano un loro candidato indipendente) ma anche sotto come in Campania (5.08%, dove l'accordo è “a metà”, con Ferrero che si presenta capolista e prende l'1.56% e SeL che appoggia De Luca), molto sotto in Lombardia (3.42%, qui con SeL che appoggia Penati e la Federazione che porta Agnoletto). Ma si sta sotto in Emilia-Romagna (4.5%) ed in Piemonte (4.07%) dove l'accordo c'era, completamente sprofondati in Veneto (2.78%; qui Sel è presente con i socialisti per cui la percentuale netta si discosta leggermente) dove l'accordo non c'era. Tuttavia se si tenta un confronto con quanto detto prima sulla Lega, si possono già verificare alcune cose:

1- Federazione e SeL mantengono percentuali da piccolo-medio taglio solo in coda agli exploit del centrosinistra (sia in accordo con esso, come in Toscana; sia senza, come nelle Marche): è sano per un Partito sperare nel successo del PD e dell'IdV per avere qualche punto percentuale in più?

2- Comunque la mettiamo, stiamo comunque ragionando in termini di cifre percentuali che la Lega aveva consolidato ben prima del 2000, successivamente puntellate per preparare un'espansione: la lezione della Lega è che un lavoro politico ben fatto deve essere costante, intrinsecamente coerente e paziente nel raggiungimento dei risultati. In politica non si improvvisa nulla; mentre l'espansione della Lega sta avvenendo a valanga, da monte a valle, secondo una ben precisa strategia su cui si sono consumati fiumi di inchiostro, con la Federazione e SeL si procede in scelte troppo speso divergenti tra loro e questo incide sulla credibilità agli occhi dell'elettorato;

3- mentre la Lega moltiplica i consensi anche laddove il centrodestra perde (Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Umbria), non vale la stessa cosa per la Federazione e SeL (con l'eccezione della Calabria dove Federazione e SeL hanno preso solo un po' meno della metà dei voti del PD): bisognerebbe chiedersi come mai.

Molto probabilmente la svolta (nel bene e nel male) si avrà soltanto se si decide una volta per sempre se morire codisti dappertutto o non morirci affatto.

Francesco Fumarola




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