lunedì 19 aprile 2010

La sostanza della nostra democrazia viene dalla Resistenza: difendiamo il vero 25 aprile!

Nome Alessandro Squizzato

da http://fgciveneto.wordpress.com

In questi giorni è tornato a distrarre il dibattito politico nazionale il mantra delle riforme istituzionali, un po' a coprire i problemi del paese, un po' a condizionare la resa dei conti all'interno di PD e PDL.
Un mantra che annebbia ogni contenuto di sostanza e che cela nel profondo la voglia di presidenzialismo del PDL, con il beneplacito di parte del PD.
Questo, combinato al malinteso federalismo leghista, che più propriamente consisterebbe nella creazione di nuovi centralismi regionali, ha come obiettivo primario marcare con maggiore decisione la frattura tra "casta" politica - in questo caso propriamente detta - e coinvolgimento popolare nella gestione della cosa pubblica. Un percorso già intrapreso dal progressivo svuotamento di funzioni del Parlamento e dall'attacco feroce alla separazione dei poteri.
Quanto di più stridente con il valore della Costituzione e con la sua funzione di programma democratico.
Anni di revisionismo storico, di svuotamento valoriale della "liturgia laica" legata alla Liberazione (le denigrazioni del 25 aprile, l'istituzione del "giorno del ricordo", le medaglie d'oro ai parenti degli squadristi, il fango sui partigiani) hanno portato anche ad un definitivo prosciugamento della coscienza collettiva faticosamente creata in 60 anni di Repubblica che nelle intenzioni dei costituenti doveva fare da vaccino civile a nuove pulsioni autoritarie.
La posta in gioco è alta e la presenza della sinistra e dei comunisti nelle celebrazioni del 25 aprile di quest'anno dovrebbe servire anche a lanciare un chiaro messaggio: la difesa del suo significato e quindi della sua funzione originale, contro il presidenzialismo e per la democrazia.
Perché se la memoria della Resistenza non serve a portarne avanti i valori, allora non serve più a niente.
La sparata di Berlusconi dell'anno scorso, sfacciata oltre i limiti della stoltezza, sulla volontà di trasformare il "Giorno della Liberazione" in "Giorno della libertà" è un esempio molto chiaro: mentre la "libertà" è un contenuto quanto mai vago e manipolato, la Liberazione avviene "da qualcosa", individua due fazioni, che si distinguono in base a dei contenuti; nel caso specifico ci si libera dal fascismo, dall'autoritarismo, dalla dittatura.
Il 25 aprile "pacificato" che piace tanto alle massime cariche dello Stato in questi ultimi anni non è una ricorrenza "di tutti": è una ricorrenza innocua, disarmata.
Il 25 aprile non celebra "tutti" gli italiani, celebra i moltissimi, la maggior parte, che si sono opposti al fascismo, che l'hanno odiato, che aderendo alla Costituzione ne hanno abbracciato i valori oltre a coloro che armi in pungo hanno liberato il paese.
Allo stesso tempo si contrappone a quelli che hanno sostenuto la dittatura o, facendone parte, hanno gettato il paese nella miseria, nella guerra, nel dispotismo per poi venderlo al Reich nazista.
Ogni equiparazione tra queste due parti totalmente inconciliabili, ogni attenuazione della lotta senza quartiere tra giustizia e oppressione, non è altro che un vile e pericoloso tradimento dei valori fondanti la Repubblica e non c'entra nulla con il 25 aprile.
Per questo credo che ancora oggi abbia senso la nostra presenza a commemorazioni o celebrazioni che a qualcuno possono sembrare ingessate e impolverate – e a volte lo sono – come è ancora importante la difesa dei luoghi simbolo, della toponomastica, dell'insegnamento storico di tutto ciò che riguarda la Resistenza. Non si tratta solo di un'opera di conservazione storica (di per sé importante) ma prima di tutto di una azione politica volta al presente e al futuro.
Questo 25 aprile, in ogni piazza, ricordiamo che il senso della democrazia si fonda anche su principi tecnici come la centralità del Parlamento, la separazione dei poteri e il proporzionale, ricordiamo che "autoritarismo" e libertà sono due cose che non possono convivere, ricordiamo che l'uguaglianza è un valore fondante della nostra Costituzione, ricordiamo che Resistenza significa anche antirazzismo e odio verso il segregazionismo perpetrato dalla Lega Nord.
È per questi valori, molti e allo stesso tempo semplici e legati assieme, che hanno combattuto i partigiani, qualsiasi bella canzone o targa commemorativa che non serva a portare avanti tutto ciò, per il nostro futuro e per la loro memoria, non vale più di una messa cantata.
Questo 25 aprile come ogni anno, come ogni giorno nella nostra militanza antifascista, ricordiamo a tutti che siamo ancora partigiani!

Alessandro Squizzato
resp. naz. Antifascismo FGCI




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