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giovedì 20 maggio 2010
giovedì 22 aprile 2010
Emergency: Come è scattata la trappola
Arrivano stamane in Italia gli operatori umanitari di Emergency arrestati dieci giorni fa e liberati domenica dalle autorità afgane. Si lasciano alle spalle un ospedale chiuso a Lashkargah e un futuro incerto di cui darà conto l'organizzazione oggi in una conferenza stampa convocata a Milano, sede nazionale della Ong. Ma lasciano alle spalle soprattutto il lungo racconto della trappola ordita alle loro spalle e raccontato in esclusiva in un video apparso ieri sera sul sito di Peacerporter.
Quella mattina comincia male - spiega Marco Garatti - perché il suo volo per Kabul risulta cancellato. Torna a casa e poi in ospedale. «All'una circa Matteo Pagani - dice - ha ricevuto una telefonata in cui si diceva che il personale internazionale doveva allontanarsi dall'ospedale e rifugiarsi a casa», perché un gruppo di terroristi, inseguiti dalla polizia, aveva intenzione di entrare nel nosocomio. «Cinque minuti dopo - continua il racconto di Garatti - la stessa persona ci informa che la situazione è tranquilla e che avremmo potuto tornare in ospedale. Un minuto dopo, un medico dell'ospedale ci chiama dicendo che la polizia, le forze speciali, l'esercito stavano entrando armati. Ci siamo subito mossi». Ma appena si muovono vengono arrestati «...c'erano uomini armati ovunque, e non si riusciva a capire la motivazione dell'arresto». Li conducono all'Investigation department e da lì all'ospedale, dove restano un'altra mezz'ora seduti davanti al pronto soccorso, mentre militari e forze speciali afghane, armati, girano per la struttura. «Poi io e Marco siamo stati portati via, mentre Pagani è rimasto in ospedale. Nei nostri centri non sono mai entrate persone con armi, vederlo è forse stato uno dei momenti più brutti». Poi lo portano nella sala del pronto soccorso e in seguito in un posto dove c'erano molti militari e dei pacchi...poi fuori dall'ospedale. Infine in carcere dove rivede Matteo e Marco. È all'uscita del pronto soccorso che vede i britannici. Il resto è galera, senza sapere le accuse e in celle separate. Il primo interrogatorio due giorni dopo l'arrivo in carcere. «A me - dice Dell'Aira - è stato anche presentato un elenco dettagliato di quello che avevano trovato, e io prima di firmarlo ho scritto in inglese che non sapevo nulla di quel ritrovamento». «Ci è stato detto - dice Garatti - che, secondo la procedura, siamo al 90% liberi, ma è possibile che i giudici afgani possano volerci interrogare». Oggi lo faranno invece i magistrati italiani. A fronte di un quadro sempre più confuso sulla vicenda di Emergency, torna invece il sereno nelle relazioni tra Washington e Kabul. Dopo un periodo di acque agitate, per usare le parole dell'inviato speciale della Casa bianca per la regione, Richard Holbrooke, i rapporti sono così migliorati che viene ormai dato per sicuro il viaggio di Karzai a Washington, dove incontrerà Obama, tra il 10 e il 14 maggio. Il segretario di stato Hillary Clinton inoltre parteciperà alla Conferenza internazionale che si svolgerà in luglio a Kabul dove stanno intanto iniziando le operazioni preparatorie per le elezioni del 18 settembre che dovranno eleggere il nuovo parlamento e che già sono state rinviate di quattro mesi.
È infatti ufficialmente iniziato il processo di registrazione dei candidati una settimana dopo che Karzai ha sostituito il vertice della Commissione elettorale-Iec (Fazel Ahmad Manawi al posto di Azizullah Lodin, agnello sacrificale della bufera seguita alle presidenziali di agosto) mentre resta comunque aperto il problema della composizione della Ecc, la commissione elettorale di monitoraggio, su cui Karzai ha tentato per ora invano di accaparrarsi il diritto di scelta della leadership.
La guerra intanto continua: quattro studenti sono stati uccisi ieri nelle provincia di Khost vittime del tiro incrociato tra truppe Isaf e guerriglia e, sempre ieri, i taleban hanno freddato il vice sindaco di Kandahar, Azizollah Yarmal, mentre era in preghiera in una moschea dell'ex capitale dell'emirato taleban, città ora controllata da Kabul ma praticamente circondata dalla guerriglia. È inoltre nell'area in cui si attende il prossimo operativo militare in grande stile della Nato.
*Lettera22
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lunedì 19 aprile 2010
Liberati i tre di Emergency
Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dall’Aira sono liberi. I tre italiani di Emergency arrestati una settimana fa in Afghanistan sono stati rilasciati a Kabul in quanto “non colpevoli”. “Sono su di morale, forte, sto
bene e vi saluto tutti”: queste le parole dette al telefono da Matteo Dell’Aira alla compagna, secondo quanto riferisce l’Ansa.
“Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afghane e la coalizione internazionale”. Questo il commento del ministro degli Esteri Franco Frattini. Secondo Frattini “l’Isaf non aveva avuto né una richiesta preventiva né una informativa preventiva” sull’operazione delle autorita’ afghane il 10 aprile nell’ospedale di Emergency a Laskar-Gah. Gli inglesi avrebbero inviato degli artificieri “su richiesta” dei servizi afghani, dopo il rinvenimento di armi e munizioni nella struttura ospedaliera.
“Qualcuno ha cercato di screditare Emergency e il tentativo è fallito”: questo il giudizio di Gino Strada, fondatore di Emergency, poco dopo la liberazione dei tre sanitari. “Non è chiaro perché sono stati arrestati – ha detto Strada -, perché l’ospedale è stato aggredito. Non è chiaro perché e non è chiaro chi l’ha orchestrato. Bisogna capire bene chi c’è dietro questa macchinazione”. “O qualcuno dello staff afghano è stato corrotto o forzato o da altri afghani, o da altri in uniforme di cui non so neanche la nazionalità. Una risposta non l’abbiamo”. Secondo Strada, è certo però che “qualcuno non vuole Emergency”.
bene e vi saluto tutti”: queste le parole dette al telefono da Matteo Dell’Aira alla compagna, secondo quanto riferisce l’Ansa.
“Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afghane e la coalizione internazionale”. Questo il commento del ministro degli Esteri Franco Frattini. Secondo Frattini “l’Isaf non aveva avuto né una richiesta preventiva né una informativa preventiva” sull’operazione delle autorita’ afghane il 10 aprile nell’ospedale di Emergency a Laskar-Gah. Gli inglesi avrebbero inviato degli artificieri “su richiesta” dei servizi afghani, dopo il rinvenimento di armi e munizioni nella struttura ospedaliera.
“Qualcuno ha cercato di screditare Emergency e il tentativo è fallito”: questo il giudizio di Gino Strada, fondatore di Emergency, poco dopo la liberazione dei tre sanitari. “Non è chiaro perché sono stati arrestati – ha detto Strada -, perché l’ospedale è stato aggredito. Non è chiaro perché e non è chiaro chi l’ha orchestrato. Bisogna capire bene chi c’è dietro questa macchinazione”. “O qualcuno dello staff afghano è stato corrotto o forzato o da altri afghani, o da altri in uniforme di cui non so neanche la nazionalità. Una risposta non l’abbiamo”. Secondo Strada, è certo però che “qualcuno non vuole Emergency”.
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Emergency torna libera
Sul palco, enorme, una scritta: «io sto con Emergency». E' il pensiero condiviso di tutte le persone presenti, tutte militanti della pace. Così quando Niccolò Fabi, nel gridare la sua indignazione contro la guerra e cantare «quando dire amore diventa sottinteso», lancia un nuovo verso: «sto con Emergency e batto un po' le mani», tutta la piazza lo segue, con le mani in alto, non in segno di resa, ma di applauso, per amore di pace, un amore mai tradito. Sui lati del palco i ritratti di Marco Garatti, Matteo Pagani e Matteo dell'Aira i tre nostri connazionali sequestrati, insieme ai sei operatori sanitari afghani («o forse otto!», come avverte, preoccupato, Gino Strada) all'ospedale di Lashkar Gah. Il rapporto dei tre con i sei e con altre centinaia di uomini e donne di Kabul, dell'Helmand, del Panshir è fatto di formazione, amicizia, lavoro comune. Deve essere un legame davvero forte, come lo si racconta in molte comunicazioni - dal microfono in Piazza S. Giovanni e dal telefono o dal ponte radio con Kabul di Radio popolare. Emergency cura, aggiusta, allevia le ferite, ma non solo; Emergency insegna anche a curare, aggiustare, alleviare le ferite della guerra. Raccontano, a noi ascoltatori e militanti della grande piazza, di come le donne afghane, famose per i loro burqa, li abbandonino in uno spogliatoio all'entrata dell'ospedale. Lì ultra velate non si entra. C'è chi ha fatto una guerra di sette anni per insegnare agli afghani come fare la democrazia e rinunciare ai veli femminili eccessivi. I governi italiani si sono attribuiti il compito di insegnare agli afghani il diritto, prerogativa di Roma, nei secoli dei secoli. Diritto e polizia, con un esercito in armi di migliaia di soldati. Ecco che noi della piazza veniamo messi di fronte a un fatto inusitato. E si scopre, in questa occasione un po' speciale di discussione pubblica sul sequestro di un ospedale con i medici e tutto, che è più utile insegnare la pace, piuttosto che la guerra e serve più di più, per cambiare veramente le cose, fare un corso pratico, in corsia, per ostetriche e infermiere, piuttosto che insegnare a marciare e a sparare (ciò che sembra gli afghani sappiano benissimo da sé da qualche secolo). Di ostetriche e infermiere parla Michele, pediatra nell'unico ospedale, Emergency, della valle del Panshir. Racconta che quando Gino Strada aveva qualche dubbio su come escludere il burqa all'interno dell'ospedale, fu tranquillizzato da una fragoroso «finalmente!» proprio del comandante Massud. Poi riferisce alcuni dati sul ruolo di Emergency: a fronte di una mortalità neonatale (primi 28 giorni di vita) di 300, su mille nati in Afghanistan, cento volte maggiore di quella italiana, all'ospedale di Emergency in Panshir si era arrivati a 19 su mille, con la sicurazza di migliorare ancora.
Le prime parole di Gino Strada sono coperte da lunghi applausi. «Ripudiamo la guerra, lo abbiamo detto chiaramente... noi facciamo sul serio la pace, curiamo le vittime della guerra» e poi in un crescendo, ecco l'equazione: «la guerra è più devastante del terrorismo, il terrorismo è più devastante della guerra; non stiamo da nessuna parte, né con i talebani né con gli antitalebani, né con Obama né con Osama». Curiamo tutti in Afghanistan, tutti quelli che si presentano feriti da noi. E rivendica gli 11 anni di presenza nel paese e la solidarietà, raccolta con migliaia di firme, difficili, pericolose spesso, diverse da un messaggino con il cellulare. E parla dei suoi tre colleghi, due dei quali hanno girato il mondo delle guerre negli ospedali di Emergency. E insiste sulla profonda inciviltà di chi chiude un ospedale perché dà fastidio, perché parla. «Non smetteremo di dire cose sensate. La guerra è il problema, bisogna porsi il problema di farla sparire».
Poi tocca a Vauro. Questi è stato a lungo e in varie occasioni a lavorare in Afghanistan.«Sono un testimone d'accusa contro Emergency. Si è parlato di armi. In tutti gli ospedali ci sono armi. Arrivano nelle carni di donne e bambini. Certo che vi si infiltrano talebani. Li ho visti io. C'era un talebano con un proiettile alla tempia e nel letto vicino un soldato di Karzai colpito al ventre. Poi Abdullah, seduto sulla brandina con una gamba attaccata solo con un brandello di pelle. Non piangeva Abdullah, anche se aveva solo quattro anni. Oggi forse sarebbe un talebano. Emergency è colpevole di averlo curato. E poi quel chirurgo, Garatti... Come se non avessi visto cento volte quel tipo con le mani imbrattate di sangue....».
E' finita. Proprio alla fine c'è Fiorella Mannoia che canta Manu Chao, per dire Emergency.
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Uomini, mezzi uomini e ...
L’affaire Emergency, scatenato da una trappola tanto ridicola quanto ignobile, ha provocato il montare di una marea di solidarietà per l’associazione fondata da Gino Strada nella parte civile del nostro paese e contestualmente un ripugnante rigurgito reazionario dal sapore nauseante da parte di certi politici, di «esperti» e dei soliti gazzettieri. A me è tornata in mente la categorizzazione dei tipi umani del memorabile capo mafioso interpretato dal grande Lee J. Cobb nel film di Damiani Il giorno della civetta: «ci sono uomini, mezzi uomini, ominichi, pigliainculo e quaquaraquà». Proviamo a sostituire ai valori specifici del mafioso quelli dell’umanesimo dei diritti e della dignità e limitiamoci ai due tipi estremi. Una tradizione mistica ebraica sostiene che il mondo può esistere grazie all’opera di 36 giusti, i lamedvavnik. Essi non sono angeli assessuati fatti di una sostanza immateriale, sono uomini in tutto e per tutto anche con vizi caratteriali e debolezze, ma sono dediti al prossimo, alla pace e ai diritti. Riconoscono se stessi nell’altro, in particolare nel debole, nel vessato, nel martoriato perché sanno che la fragilità è la verità ultima dell’essere umano. Io ho avuto il privilegio di conoscerne due: Teresa e Gino Strada, loro e la gente di Emergency sono per me un costante punto di riferimento e ammaestramento. Il loro opposto sono i quaquaraquà. Il loro magistero consiste nello starnazzare per la difesa del privilegio, del potere e dei prepotenti in cambio di laute mance. Li riconoscete, hanno sempre espressioni ingrugnate, gonfie di disprezzo, mai il bagliore della bonomia o della cura per il dolore degli umili. La loro passione è il minuzioso frugare nei recessi fognari per scovare una calunnia per infangare i veri uomini. Non arriveranno mai a capire che il giusto risplende proprio perché ha debolezze
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sabato 17 aprile 2010
Rifondazione Comunista di Perugia aderisce e partecipa alla manifestazione di domani di Emergency
Tra questi ci sono , come è noto, tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani. "Questa operazione - ricorda Flamini - ha costretto il personale dell’associazione umanitaria a lasciare l’ospedale, la sola struttura sanitaria nel territorio, che dal 2004 cura le vittime della guerra e delle mine antiuomo e dove più di un terzo dei pazienti ricoverati ha meno di 14 anni".
"Consideriamo inaccettabile - si dice nella nota - che questa struttura e il suo personale non vengano difesi come meritano dal governo italiano. Da parte nostra invitiamo tutti i cittadini a manifestare la propria solidarietà ad Emergency, che in 15 anni di attività ha curato più di 3 milioni di persone vittime della guerra e della povertà e che ha sensibilmente contribuito nel nostro paese a tutte le campagne contro la guerra".
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feed
venerdì 16 aprile 2010
E' una vergogna per l'italia
«Il sequestro dei nostri colleghi è una vergogna per il nostro paese, è un fatto di una gravità inaudita». L'arte della diplomazia è un dovere per il ministro degli esteri Frattini, ma Gino Strada sa cos'è l'Afghanistan e in queste ore molto delicate ritiene utile continuare ad alzare la voce per denunciare «questo scandalo internazionale». Perché è preoccupato, molto preoccupato.
Si sa qualcosa dei tre colleghi sequestrati?
Noi non abbiamo ancora notizie certe dei nostri tre colleghi e questa è una cosa gravissima e molto preoccupante. Non solo noi, ma tutti gli italiani hanno diritto di sapere dove sono e come stanno. Emergency ha appena nominato gli avvocati difensori per contestare le assurde accuse di terrorismo, ma come possono incontrarli se ancora nessuno sa dove siano esattamente? Questo è uno scandalo internazionale. Mi chiedo se il governo inglese, francese o tedesco si fossero trovati in queste condizioni, con tre loro cittadini sequestrati da uno stato straniero, quanti minuti ci avrebbero messo a risolvere la situazione. Forse dieci minuti... Io mi domando come si permettono questi signori di trattare in questo modo il governo italiano, dopo che gli eserciti di mezzo mondo spendono un miliardo di euro l'anno per mantenerli al potere. Per risolvere la situazione basterebbe una sola telefonata, basterebbe dire liberate immediatamente i nostri cittadini o noi ce ne andiamo da questo paese.
Il ministro Frattini ieri ha detto che i vostri colleghi stanno bene e che la prossima settimana saranno trasferiti a Kabul, e che forse uno dei tre, qualora non ci fossero addebiti nei suoi confronti, sarà presto liberato. Non sono buone notizie?
Che stanno bene è una notizia che risale a domenica scorsa, perché li ha visti l'ambasciatore, solo che nei giorni successivi ha chiesto di poterli rivedere nuovamente e gli è stato sempre detto di no. Inoltre, spero che gli addebiti dell'uno siano validi anche per gli altri, sarebbe bello.
La tua è un'accusa al nostro governo che non ha fatto abbastanza?
Il nostro governo aveva e ha il dovere di alzare la voce per sapere immediatamente dove sono e come stanno i nostri colleghi e invece non lo ha fatto. E' incredibile che non siano nemmeno capaci di avere notizie certe dai governanti di un paese sotto occupazione militare, non basta prendere contatti con dei cialtroni inaffidabili come hanno fatto fino ad ora per venirci a dire che si stanno intavolando delle trattative. Li devono rilasciare immediatamente, c'è poco altro da trattare. E' vergognoso l'atteggiamento del governo italiano.
Siete stati costretti ad abbandonare l'ospedale di Lashkar Gah, significa che Emergency potrebbe anche decidere di lasciare l'Afghanistan?
In queste ore non abbiamo pensato a nient'altro che alla sorte dei nostri tre amici, affronteremo questo problema non appena li avranno liberati. Quella degli ospedali di Emergency in Afghanistan adesso è una situazione molto complessa.
Come si organizza in poche ore una manifestazione così importante come quella di sabato a Roma in piazza Navona?
Sono convinto che sarà una grande manifestazione di testimonianza, credo proprio che parteciperanno molte persone. Non solo perché l'appello pubblicato sul nostro sito, che in queste ore è spesso impallato, ha già raccolto oltre 275 mila adesioni, ma perché sono convinto che gli italiani saranno pronti a schierarsi con chi sta con gli ospedali e non con chi attacca gli ospedali.
Dopo anni di avvilente silenzio si torna a parlare di guerra e di Afghanistan, che impressione ti fa questo spiacevole ritorno sulla ribalta?
La situazione in questo paese è disperante, della guerra non frega niente a nessuno, ma credo proprio che questa volta si sia passato il segno, che qualcuno abbia commesso un passo falso. Siamo di fronte a un fatto di una gravità inaudita. Il sequestro dei nostri colleghi è una vergogna per il nostro paese, si tratta né più né meno della cancellazione dello stato di diritto. Per l'Italia questa è una sconfitta, il nostro paese viene umiliato nonostante abbia più volte dato prova di servilismo - con questo e con i passati governi - e nonostante continui a spendere centinaia di milioni di euro per fare la guerra mentre in Italia migliaia di persone perdono il lavoro per la crisi.
Berlusconi ha scritto al presidente Karzai, se tutto finirà bene probabilmente se ne attribuirà il merito...
Se davvero il capo del governo li tirerà fuori da dove sono, allora il merito glielo darò anche io.
Adesso, più che sconcertato, sembri molto preoccupato.
Sì, lo sono. Non è un buon segnale non avere avuto ancora notizie certe e inequivocabili sulle loro condizioni. Spero solo che nessuno si permetta di alzare un dito. Altrimenti davanti a tutti dovranno risponderne il governo dell'Italia, dell'Afghanistan e dell'Inghilterra. Lo ripeto: basterebbe fare una telefonata al presidente Karzai per liberarli immediatamente.
Che ruolo hanno avuto gli inglesi in questa faccenda?
Agli inglesi è stata assegnata quell'area dell'Afghanistan, è in quelle zone che stanno preparando la campagna di primavera, cioé stanno semplicemente pianificando altri assassini nel silenzio più totale. E noi stiamo perdendo la nostra dignità nazionale
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giovedì 15 aprile 2010
Dall'afghanistan non ce ne andremo
Sabato a Roma, a piazza Navona, alle ore 14,30 ci sarà una manifestazione per chiedere la liberazione degli operatori umanitari di Emergency - tre medici italiani e sei volontari afghani - arrestati sabato scorso e di cui non si sa più nulla. Ne parliamo con Milly Moratti, presidente della Fondazione Emergency.
Cosa chiedete con la manifestazione di Roma?
Abbiamo dato appuntamento sperando naturalmente che qualcosa di buona succeda prima. Nel frattempo giudichiamo incredibile il fatto che non vengano rispettati i diritti umani con i volontari arrestati, come essere interrogati davanti a un giudice piuttosto che avere l'assistenza di un avvocato. A Roma chiederemo la loro liberazione, sempre che non sia già avvenuta. E' un appuntamento che abbiamo lanciato per mettere insieme la gente intorno a valori e diritti che sono patrimonio di tutta una civiltà. Al di la della situazione contingente che riguarda Emergency, rintengo assurdo che ci sia stato un sopruso del genere e che non ci siamo subito curati di difendere questi nostri concittadini.
Il ministro degli esteri Frattini ha preso le distanze da Emergency, salvo poi fare una tardiva marcia indietro. Come giudica questo episodio?
Ho trovato incredibile che il ministro abbia privilegiato una notizia che aveva ampi margini di dubbio, come si è poi confermato. Il primo compito di un governo è difendere i suoi connazionali all'estero. Ed è un fatto ancora più grave che tutto questo accada in una situazione in cui il governo, con una visione che personalmente non condivido, appoggia il governo afghano per aiutarlo a portare nel paese una riforma più democratica, come sostiene. E pensare che il governo afghano si era impegnato con un altro nostro governo, di centrosinistra, proprio sulla riforma della giustizia.
Che clima sente intorno a Emergency?
Ho sentito in questi giorni un risveglio di coscienza. La gente è tornata a distinguere fra i valori veri e questo magma in cui sembra che il paese si sia assopito, nonostante fatti gravi come corruzione e malcostume. Sembrava ci fosse un'assuefazione a tutto e invece ora c'è un clima diverso. Mi fermano delle persone, persone che non sono assolutamente di parte, per parlarmi di valori importanti, come lo sono quelli di Emergency, una organizzazione che lavora per curare gratis la gente. E' un risveglio per il quale però si paga un prezzo troppo alto, perché in questo momento sono in pericolo degli operatori.
Può avere effetti questa vicenda sulla permanenza di Emergency in Afghanistan?
Nessuno, per adesso. E nessuno sta pensando di abbandonare il paese per troppa pericolosità. Si è lasciato l'ospedale di Lashkar-gah soltanto perché non si poteva fare altrimenti, per motivi di sicurezza. Vedremo come si evolveranno le cose.
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martedì 13 aprile 2010
IO STO CON EMERGENCY - 17 APRILE -ROMA
SABATO 17 - ore 14,30 - Appuntamento in piazza Navona ROMA
Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.
Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.
IO STO CON EMERGENCY
- Firma l'appello
- Tra gli altri hanno aderito
- Il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah
- Photogallery del Centro
- Testimonianze
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Emergency sotto arresto
Emergency sotto arresto
È ancora una brutta storia quella che proietta Emergency sulla linea del fronte afghano. E c'è ancora una volta la polizia segreta di Karzai a coinvolgere la Ong italiana in una polemica che ha molto a che vedere con le ragioni della guerra.
Tre operatori italiani dell'ospedale di Lashkargah, nella provincia meridionale di Helmand, sono stati arrestati ieri dalle forze di sicurezza afghane con l'accusa di essere coinvolti in un complotto per organizzare attentati suicidi e per assassinare il governatore locale, Gulab Mangal. Assieme a loro sono stati fermati altri sei dipendenti afghani dell'ospedale. All'inizio sembra che si tratti di un'operazione congiunta con Isaf Nato ma poi l'Alleanza smentisce anche se Emergency non molla e insiste: anche la Nato c'entra con l'operazione che ha alla base quell'accusa infamante e che deriverebbe dal fatto che le forze di sicurezza che hanno fatto irruzione nell'ospedale di Emergency avrebbero trovato nel magazzino dell'ospedale due giubbotti esplosivi, granate e armi da fuoco che sarebbero serviti a preparare gli attentati. Terrorismo dunque. Fiancheggiamento dei talebani.
A Milano, dove si trova il quartier generale dell'organizzazione sono esterrefatti. Ma non riescono a parlare coi loro uomini in Afghanistan. Al telefono dell'ospedale, dicono ad Emergency, ha risposto un soldato che si è qualificato come di Isaf e ha riattaccato. Non è chiaro dunque se i militari Nato abbiano o meno partecipato o se, come parrebbe secondo altre fonti, c'erano ma si sono limitati a stare fuori dal centro. A tarda sera comunque ancora non si sa dove siano gli arrestati e cosa sarà di loro.
Ci si aspetta un intervento del governo italiano. Lo chiedono anche alcuni esponenti della sinistra (da destra silenzio totale). Frattini assicura che la Farnesina sta seguendo la cosa ma, incredibilmente, preferisce comunque ribadire «la linea di assoluto rigore del governo italiano contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo in Afghanistan, così come altrove». E ancora che «i medici italiani in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile né direttamente né indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana». Una presa di distanza incredibile in questo clima di tensione.
Che alle autorità afghane Emergency non sia mai piaciuta non è una novità. E che anche alla Nato (e probabilmente al governo italiano) sia indigesta appare altrettanto vero. Gli americani la detestano cordialmente e il motivo è semplice. Emergency ha sempre scelto in Afghanistan non solo di stare dalla parte delle vittime (come impone, senza distinzione l'imperativo umanitario) ma di denunciare costantemente i bombardamenti chiedendo il ritiro dei soldati. Una posizione che non piace e che durante l'Operazione Moshtarak, iniziata dalla Nato in febbraio, fa molto rumore quando Emergency denuncia (qualcuno dice esagerando) che non esistono sufficienti corridoi umanitari e che le vittime dell'offensiva di Isaf o dei talebani non riescono a raggiungere i centri di salute. Ma la ruggine è antica. Bisogna tornare a tre anni fa.
Nell'aprile del 2007 lo staff internazionale di Emergency a Kabul decide di lasciare il paese e nemmeno due settimane dopo la Ong annuncia che si ritira dall'Afghanistan. Non ci sono, dice Strada, le garanzie per il personale umanitario. Tutto è stato originato dalla brutta vicenda di Ramatullah Hanefi, l'uomo di Emergency a Lashkargah che ha avuto un ruolo chiave nella liberazione dell'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sequestrato dalla guerriglia. Hanefi infatti è stato arrestato dalla sicurezza afgana, ossia dagli stessi uomini che ora hanno messo sotto chiave lo staff di Laskargah. E con la stessa infamante accusa: connivenza col nemico. Un'accusa che, ieri come oggi, passa dal personale locale o impegnato in loco all'organizzazione stessa. Uno scontro che, allora, si risolverà dopo due mesi col proscioglimento di Ramatullah e la sua partenza per la Germania.
Intanto però le cose tra Emergency e Kabul si sono molto deteriorate: corrono voci che la sanità pubblica afghana voglia mettere le mani sul suo «tesoretto»: le cliniche di Anabah, Kabul e Lashkargah, il centro di maternità e medicina in Panjshir, una trentina di centri di salute. Lo scontro è aperto ma poi rientra.
Adesso l'intera vicenda sembra riproporsi lasciando aperti dubbi e sospetti. Tutto si può dire di Emergency ma non si può negare il fatto che le armi non hanno accesso nei suoi locali. La consegna è rigidissima come è rigidissimo l'impegno a curare chiunque è ferito: talebano, civile, soldato Nato o afghano. Il momento in Afghanistan è difficile. Karzai, che si sente sotto tiro, alza la posta ogni giorno. Gli americani, che lo hanno prima messo in un angolo e che adesso però se ne stanno pentendo, non sanno che fare. E in questa situazione ogni variabile può aggiungersi e impazzire.
*Lettera22
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lunedì 12 aprile 2010
AFGHANISTAN: FRATTINI ESIGA RILASCIO IMMEDIATO DEI MEDICI ITALIANI DI EMERGENCY
“Non solo le forze Nato conducono in Afganistan una guerra che provoca quotidianamente distruzioni e vittime tra le popolazioni i civili, ma adesso concorrono anche all’arresto dei medici impegnati con Emergency nello sforzo di alleviare le sofferenze provocate da un conflitto senza fine – continua Ferrero – Sono inaccettabili le parole attraverso cui il ministro Frattini marca le distanze da Emergency, limitandosi a dire che la Farnesina ‘segue’ la vicenda dei nostri connazionali. Frattini e il governo non possono stare alla finestra: è loro preciso dovere politico e civile intervenire tempestivamente, attivando tutti i canali diplomatici nei riguardi delle autorità afghane e alleate, per esigere l’immediato rilascio dei tre cittadini italiani e di tutto il personale di Emergency. Verso cui rinnoviamo la nostra più sentita solidarietà e vicinanza”.
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Italiani di Emergency arrestati a Kabul, Strada: «Rapiti dal governo Karzai»
Le autorità di Helmand esultano: gli arrestati hanno confessato. Emergency ribatte: è una bufala. Le «due verità» si scontrano in una vicenda che si tinge sempre più di giallo. Tutte le nove persone fermate l’altro ieri nell'ospedale di Emergency a Lashkar-Gah, fra cui tre italiani, hanno confessato la loro partecipazione ad un complotto per uccidere il governatore della provincia afghana di Helmand, Gulab Mangal, dichiara una fonte ufficiale provinciale. Negli interrogatori - afferma Wahidhullah, consigliere del governatore di Helmand - i contorni del complotto sono emersi con chiarezza, così come è emerso il fatto che per realizzarlo un italiano, Marco Garatti, avrebbe ricevuto denaro dai talebani». Secondo la Cnn, i tre sarebbero anche accusati di aver assassinato l'interprete di Daniele Mastrogiacomo, Adjmal Nashkbandi, rapito con il giornalista e l’autista nel 2007.
Quanto al complotto attuale, il responsabile provinciale ha spiegato che il gruppo aveva mimetizzato armamenti, quattro bombe e mano e due giubbetti da kamikaze come materiale medico in una delle stanze dell'ospedale. «Il governatore - ha infine detto - di solito si intrattiene con le vittime del conflitto nell'ospedale di Emergency per portare assistenza e denaro. Era previsto che in una delle prossime visite, dopo aver lasciato le sue guardie del corpo all'esterno dell'ospedale, Mangal avrebbe trovato a sorpresa nella sala, dove erano ricoverati i feriti, i talebani armati per ucciderlo» Immediata la risposta dell’organizzazione fondata da Gino Strada. «È una bufala - dicono a Emergency -. A noi non risulta niente di tutto ciò che è stato scritto. Siamo fermi alle notizie che questa mattina (ieri per chi legge, ndr) ci ha fornito l'ambasciatore italiano in Afghanistan». Le «due verità» si scontrano frontalmente. I fermati «hanno ammesso il loro crimine e hanno confessato: hanno ammesso che esisteva un piano per effettuare degli attentati suicidi contro dei mercati affollati e la sede del governatorato, e che volevano uccidere il governatore» quando questi si fosse recato in ospedale per visitare i feriti», insiste il portavoce del governatorato di Helmand, Daoud Ahmadi, sottolineando come i detenuti fossero legati alla Quetta Shura (la dirigenza talebana in esilio) e fossero stati pagati 500mila dollari per portare a termine gli attentati.
CONTRATTACCO Le dichiarazioni del portavoce del governatore di Helmand «non hanno alcuna credibilità», esattamente «come le cose già dette», ribatte il portavoce di Emergency, Maso Notarianni. «Quello che ci dicono dall'Afghanistan dopo aver visto i nostri medici - aggiunge Notarianni - è che le cose stanno in tutt'altro modo. E le stesse dichiarazioni del ministro dell'Interno afghano confermano le nostre tesi». Gino Strada non ha dubbi: l'arresto dei tre operatori dell'ospedale di Lashkar-Gah, è un'operazione di «guerra preventiva» contro «un testimone scomodo» come Emergency. «I nostri medici sono stati rapiti dalla polizia del governo Karzai, quel governo difeso dalla coalizione internazionale della quale fa parte anche l'Italia. C'è un video che mostra come nell'ospedale fossero presenti anche i soldati della coalizione», denuncia il fondatore di Emergency.«Prego veramente da italiano che non ci sia nessun italiano che abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego davvero di tutto cuore, perché sarebbe una vergogna per Italia», dichiara il ministro degli Esteri Franco Frattini ai microfoni di Sky Tg24. Quelle contro i tre italiani operatori di Emergency in Afghanistan «sono accuse gravi, la polizia e gli investigatori stanno lavorando. Noi vogliamo la verità che sarà il risultato delle indagini», aggiunge il titolare della Farnesina al Tg1. Chi ha già pronunciato la sentenza (di colpevolezza) è Maurizio Gasparri. - «Strada ha poco da fare lo spiritoso. Siamo in tanti ad avere espresso molti dubbi sui suoi rapporti in giro nel mondo», proclama il presidente dei senatori Pdl. «Non è pensabile che un parlamentare della Repubblica possa dire cose simili - replica Strada e aggiunge -. Avete preso un abbaglio. Quello che ha parlato non è Gasparri ma Neri Marcorè».
Quanto al complotto attuale, il responsabile provinciale ha spiegato che il gruppo aveva mimetizzato armamenti, quattro bombe e mano e due giubbetti da kamikaze come materiale medico in una delle stanze dell'ospedale. «Il governatore - ha infine detto - di solito si intrattiene con le vittime del conflitto nell'ospedale di Emergency per portare assistenza e denaro. Era previsto che in una delle prossime visite, dopo aver lasciato le sue guardie del corpo all'esterno dell'ospedale, Mangal avrebbe trovato a sorpresa nella sala, dove erano ricoverati i feriti, i talebani armati per ucciderlo» Immediata la risposta dell’organizzazione fondata da Gino Strada. «È una bufala - dicono a Emergency -. A noi non risulta niente di tutto ciò che è stato scritto. Siamo fermi alle notizie che questa mattina (ieri per chi legge, ndr) ci ha fornito l'ambasciatore italiano in Afghanistan». Le «due verità» si scontrano frontalmente. I fermati «hanno ammesso il loro crimine e hanno confessato: hanno ammesso che esisteva un piano per effettuare degli attentati suicidi contro dei mercati affollati e la sede del governatorato, e che volevano uccidere il governatore» quando questi si fosse recato in ospedale per visitare i feriti», insiste il portavoce del governatorato di Helmand, Daoud Ahmadi, sottolineando come i detenuti fossero legati alla Quetta Shura (la dirigenza talebana in esilio) e fossero stati pagati 500mila dollari per portare a termine gli attentati.
CONTRATTACCO Le dichiarazioni del portavoce del governatore di Helmand «non hanno alcuna credibilità», esattamente «come le cose già dette», ribatte il portavoce di Emergency, Maso Notarianni. «Quello che ci dicono dall'Afghanistan dopo aver visto i nostri medici - aggiunge Notarianni - è che le cose stanno in tutt'altro modo. E le stesse dichiarazioni del ministro dell'Interno afghano confermano le nostre tesi». Gino Strada non ha dubbi: l'arresto dei tre operatori dell'ospedale di Lashkar-Gah, è un'operazione di «guerra preventiva» contro «un testimone scomodo» come Emergency. «I nostri medici sono stati rapiti dalla polizia del governo Karzai, quel governo difeso dalla coalizione internazionale della quale fa parte anche l'Italia. C'è un video che mostra come nell'ospedale fossero presenti anche i soldati della coalizione», denuncia il fondatore di Emergency.«Prego veramente da italiano che non ci sia nessun italiano che abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego davvero di tutto cuore, perché sarebbe una vergogna per Italia», dichiara il ministro degli Esteri Franco Frattini ai microfoni di Sky Tg24. Quelle contro i tre italiani operatori di Emergency in Afghanistan «sono accuse gravi, la polizia e gli investigatori stanno lavorando. Noi vogliamo la verità che sarà il risultato delle indagini», aggiunge il titolare della Farnesina al Tg1. Chi ha già pronunciato la sentenza (di colpevolezza) è Maurizio Gasparri. - «Strada ha poco da fare lo spiritoso. Siamo in tanti ad avere espresso molti dubbi sui suoi rapporti in giro nel mondo», proclama il presidente dei senatori Pdl. «Non è pensabile che un parlamentare della Repubblica possa dire cose simili - replica Strada e aggiunge -. Avete preso un abbaglio. Quello che ha parlato non è Gasparri ma Neri Marcorè».
domenica 11 aprile 2010
Afghanistan/ Diliberto: Situazione è marcia,poco limpidi i servizi
Frattini non sia ipocrita, sostegno a Emergnecy è doveroso
Roma, 10 apr. (Apcom) - "Conosco bene Emergency e so quale contributo porti da anni ed anni, instancabilmente, alla causa della pace. Che tre dei suoi medici siano stati arrestati per un complotto teso ad uccidere il governatore della provincia di Helmand mi riempie di incredulità". Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario del Pdci-Federazione della Sinistra.
"La situazione in Afghanistan è marcia, il ruolo dei servizi segreti afgani e pakistani non ha nulla di limpido. Per questo la mia solidarietà ad Emergency non ha bisogno di aspettare alcuna verità "legale". L'unica verità che conosco è l'opera quotidiana di Emergency per salvare vite umane distrutte dalla guerra. Il ministro Frattini mette le mani avanti affermando che nessun tipo di terrorismo sarà dal governo italiano sostenuto. Quanta ipocrisia! Il governo italiano ha il dovere di essere vicino ad Emergency, comunque stiano le cose, e di esercitare de affermare , come priorità assoluta, la massima solidarietà ai suoi uomini ed alle sue donne. Che invece, dalle notizie che abbiamo, sono isolati e senza notizie".
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Emercency: La testimonianza di Maso Notarianni
«Membri della National security (Nsa) insieme a soldati della Nato-Isaf si sono presentati all'ospedale di Lashkar Gah, hanno cordonato l'ospedale e membri della Nsa hanno effettuato una perquisizione perché sospettavano la presenza di esplosivi». Secondo Notarianni, «sono stati portati via almeno tre italiani» e non è chiaro se anche alcuni membri del personale afgano.
«Inutile dire che il fatto che i nostri medici possano essere sospettati di ordire un complotto contro il governatore è assolutamente ridicolo», ha detto Notarianni riferendosi alle notizie date da un portavoce dell'amministrazione provinciale e riferite dalla Associated Press.
«L'Isaf», ha sottolineato Notarianni, «sta seguendo queste operazioni». Secondo il responsabile di Emergency, «dalle 16 ora afgana (le 13.30 ora italiana) non siamo più in grado di parlare con il nostro personale internazionale: al cellulare di uno dei nostri medici ha risposto un soldato britannico, probabilmente un ufficiale, che non si è identificato».
da www.unita.it
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Generale Mini (ex comandante di stato maggiore Nato) : Su Emergency la mannaia del sospetto
Emergency è diventata, soprattutto dopo il sequestro di Daniele Mastrogiacomo, un'organizzazione «scomoda e sgradita a molti» in Afghanistan. «Anche in ambito Isaf aleggia il sospetto che l'associazione di Gino Strada dia manforte ai talebani», ha spiegato il generale Mini, «da tempo sull'organizzazione è calata la mannaia del sospetto».
Per il generale Fabio Mini, ex comandante della forza multinazionale Nato in Kosovo (Kfor), l'irruzione nell'ospedale di Emergency a Lashkar Gah dei servizi afghani e dell'Isaf per prelevare quattro medici - tra cui tre italiani - può avere due chiavi di lettura. «O si tratta di un controllo che l'Isaf sta facendo su tutte le organizzazioni non governative», ha spiegato il generale Mini, «e allora si potrebbe parlare quasi di routine, anche se in questo tipo di operazioni mai si arresta o preleva qualcuno; oppure sono i servizi segreti afghani che, a causa dei vecchi sospetti di collusione di Emergency con i talebani e probabilmente disponendo di informazioni mirate, vogliono dare un giro di vite contro l'azione sgradita di chi cura i feriti senza chiedere la carta d'identità e senza schierarsi».
Secondo Mini si tratta comunque di «un'intimidazione». Emergency, ha sottolineato l'ex comandante di Stato maggiore delle forze Nato del sud Europa, «è scomodissima: è il 'cattivo' modello di quello che può funzionare quando parli con il nemico, e in Afghanistan queste cose non si possono sentir dire, nonostante le aperture di Obama»
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Kabul, arrestati tre medici italiani di Emergency
La Farnesina fa sapere che il ministro Frattini sta seguendo gli sviluppi della vicenda in stretto raccordo con l'Ambasciata di Italia a Kabul e le autorità locali. In attesa di poter conoscere la dinamica dell'episodio e le motivazioni dei fermi, il governo italiano ribadisce la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo, sia in Afghanistan così come altrove. La Farnesina ribadisce inoltre che riconferma il suo più alto riconoscimento al personale civile e militare italiano impegnato per le attività di pace in Afghanistan.
Poco dopo, fonti del ministero degli esteri fanno sapere che dagli ultimi accertamenti esperiti in loco in raccordo con l'ambasciata italiana a Kabul e le autorità locali è emerso che i medici italiani in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile nè direttamente nè indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana.
L'accusa L'aver partecipato a un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand. Lo ha reso noto un portavoce dell'amministrazione provinciale.
L'Ong: "Frattini li faccia rilasciare" «Dal ministro Frattini ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e si esiga che la situazione torni alla normalità», ha detto a CNRmedia Maso Notarianni, responsabile comunicazione di Emergency e direttore del sito Peacereporter. «L'accusa di un qualsiasi complotto o del favoreggiamento di qualsiasi azione violenta è assolutamente ridicola. Chiunque, qualsiasi afghano medio, ridirebbe del fatto che qualsiasi membro delo staff di Emergency possa complottare alcunchè. L'ospedale di Lashkar Gah opera in una situazione difficile, nella provincia di Helmand dove è in corso da settimane una operazione militare che ha colpito molti civili che spesso non potevano ricevere alcun soccorso», ha concluso Notarianni.
I fermati Sono nove in totale, tra cui tre medici italiani, i dipendenti di Emergency fermati dalla Nato dopo il ritrovamento di due cinture esplosive e diversi ordigni esplosivi in uno sgabuzzino nell'ospedale di Lashkar Gah, nella provincia meridionale di Helmand, dell'organizzazione di Gino Strada. «Stavano progettando a Lashkar Gah e l'obiettivo numero numero ero io stesso», ha spiegato il governatore, Gulab Mangal, secondo cui l'azione era stata finanziata dai talebani afghani rifugiatisi in Pakistan. Tra le armi rinvenute anche nove granate e cinque pistole. Il portavoce del governatore Daud Ahmadi ha raccontato che la polizia sorvegliava l'ospedale dallo scorso mese e che gli agenti hanno fatto irruzione oggi subito dopo che «il materiale» esplosivo è stato portato nella struttura.
L'Isaf non c'entra con gli arresti di Emergency Non sono stati gli uomini di Isaf, la missione internazionale della Nato in Afghanistan, ad arrestare i tre medici di Emergency in servizio all'ospedale di Lashkar Gah, nel sud del paese. Lo si apprende da fonti qualificate dello stesso comando Nato in Afghanistan le quali confermano invece che l'operazione è stata condotto dai militari della National security afghana.
L'Ong: "Frattini li faccia rilasciare" «Dal ministro Frattini ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e si esiga che la situazione torni alla normalità», ha detto a CNRmedia Maso Notarianni, responsabile comunicazione di Emergency e direttore del sito Peacereporter. «L'accusa di un qualsiasi complotto o del favoreggiamento di qualsiasi azione violenta è assolutamente ridicola. Chiunque, qualsiasi afghano medio, ridirebbe del fatto che qualsiasi membro delo staff di Emergency possa complottare alcunchè. L'ospedale di Lashkar Gah opera in una situazione difficile, nella provincia di Helmand dove è in corso da settimane una operazione militare che ha colpito molti civili che spesso non potevano ricevere alcun soccorso», ha concluso Notarianni
Da www.unita.it
AFGHANISTAN: STRADA, VOGLIONO LIBERARSI DI EMERGENCY
Gino Strada non ha dubbi sul significato dell'arresto dei tre medici italiani dell'ospedale di Emergency a Lashkar Gah, nella provincia di Helmand. 'Un ulteriore tentativo di mandare via Emergency da quella zona, messo in atto dagli uomini del governo afghano e dalle forze di occupazione che lo sostengono', ha detto il medico fondatore dell'organizzazione umanitaria, il quale ha definito 'assurda' l'accusa di complotto per uccidere il governatore di Helmand mossa agli arrestati .
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