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domenica 28 marzo 2010

L’augurio di Bologna


Ci siamo ripresi dal blackout, abbiamo respirato, ci siamo anche divertiti. Bastava vedere cos’era Bologna l’altra sera, dentro e fuori il Paladozza. Agli ascolti (ogni strumento usato per trasmettere ha moltiplicato la propria
audience), va aggiunta la forza della partecipazione nelle piazze. Prevedibile, ma non nelle dimensioni che l’hanno accompagnata. Un botto di fine campagna elettorale che non si misura con lo share. Se ce ne fosse bisogno, le risposte rabbiose di Berlusconi e dei suoi boys sono la prova più efficace del successo di Santoro.
L’impresa «obbrobriosa, incivile e barbara» è riuscita, la sfida è stata vinta, non solo dal punto di vista organizzativo, di questi tempi niente affatto secondario. Il significato politico più prezioso che arriva da Bologna è aver dimostrato di saper rispondere all’avversario sul terreno di scontro a lui più noto e favorevole: bucare con un contro-evento lo scudo che ancora protegge quel che resta (il peggio) del berlusconismo.
Ora comincia un lungo, difficile secondo tempo sui cui sviluppi naturalmente
molto influirà l’esito elettorale. Perché non basta contarsi, riconoscersi (si rischia l’autoreferenzialità), né a questo punto della deriva democratica è più sufficiente difendere la propria trincea, lasciando che nella maggioranza della società si perpetuino i medesimi meccanismi di formazione del consenso. C’è un altro servizio pubblico da mettere in campo al posto di una Rai «obbrobriosa, incivile e barbara» che precipita il paese nell’inferno dell’ignoranza. Una macchina nemmeno governata dai partiti ma, dopo l’ultima deprimente esperienza di centrosinistra, dopo la legge Gasparri, fino alla chiusura di alcuni programmi, solo bottino di gruppi di potere organizzati per bande. Un sistema di disinformazione, generale e costante, con alcuni programmi fiore all’occhiello. La via per tornare a un pluralismo effettivo dell’informazione non sarà ristabilire lo stesso assetto e tirare avanti.
Il presidente del consiglio non si trattiene, invoca nuovi interventi dell’Autorità, ma intanto non si stacca dalle telecamere di tutte le televisioni del regno sapendo che solo così può recuperare indecisi, neutralizzare una buona fetta di astensionismo e provare se non a vincere, almeno a strappare qualche importante risultato regionale. Ma se vince o se perde, il campo di battaglia decisivo resta lo stesso. Per cambiare il senso comune, per ristabilire un contatto con chi non sa, non legge, non ha altro riferimento che Berlusconi,bisogna entrare nella grande periferia della tv, tra la società più debole, che non merita la condanna a subire la violenza di un populista che la degrada e la incita alla retorica del capo e della plebe. Sempre che la sinistra sia capace di giocarsi una partita di queste dimensioni. A cominciare dal voto di domani.


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venerdì 26 marzo 2010

Raiperunanotte - L'intervento di Emilio Fede






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Raiperunanotte - Il secondo editoriale di Travaglio- Milioni story






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Raiperunanotte - Ghedini Belpietro Sallusti, i tre cavalieri dell'apocalisse: astinenza pestilenza e carestia - Antonio Cornacchione






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Raiperunanotte - l'editoriale di Marco Travaglio






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Raiperunanotte - Siamo sull'orlo di una sconfitta civile- Milena Gabanelli





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Raiperunanotte - L'Italia è nella terza fase l'orgasmo da sottomissione - Daniele Luttazzi











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Raiperunanotte - CI VORREBBE LA RIVOLUZIONE - Mario Monicelli





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Raiperunanotte - le vignette di Vauro





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Raiperunanotte - Inizio. Benito Mussolini vs. Silvio Berlusconi - Lettera a Napolitano




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Le cento piazze di Anno Zero


Le cento piazze di Annozero
L'appello è da ieri sul sito del Popolo Viola, in alto nello status: "Ovunque, giovedì si terranno proiezioni pubbliche di Annozero: nelle piazze, nei condomini, negli alberghi, nei garage e nei sottoscala" - leggiamo. "Volevano censurare? Questa è la risposta. Qualcuno informi quei cavernicoli che oggi esiste la Rete!". In effetti, il lungo elenco delle proiezioni in piazza di Raiperunanotte – scrupolosamente segnalate sul sito del programma - sono la sorpresa di questi giorni. E così l'evento che promette un matrimonio politico mai visto tra il web e la televisione generalista censurata, avrà un altro motivo di interesse. Per nulla virtuale. Le piazze. Quasi una manifestazione, uno "sciopero bianco degli abbonati Rai" come va ripetendo Santoro. E ancora, un'evocazione lontana di quelle "telepiazze" che proprio all'inizio degli anni '90, in piena Tangentopoli, furono per Santoro la prima invenzione che gli attirò le ire della politica.
Proprio il Popolo Viola è stato l'organizzatore del primo maxischermo, quello fuori dal Paladozza di Bologna che consentirà di seguire la trasmissione a chi non ha trovato i biglietti per entrare. A Roma l'appuntamento è in piazza Navona, a Milano alle Colonne di San Lorenzo, a Torino in piazza San Carlo, a Napoli in piazza del Gesù, per citare soltanto le grandi città. A queste si aggiungono piazze, club e associazioni che trasmetteranno Raiperunanotte in centri piccoli e perfino piccolissimi. "Continuate a organizzare punti d’ascolto collettivi piccoli o grandi ovunque sia possibile", invita Santoro nel messaggio comparso ieri sulla hompage del sito. Dove si può anche leggere che 50.000 sottoscrittori hanno contribuito in pochi giorni a coprire i costi della trasmissione: "Sono felice e vi abbraccio tutti!" - conclude il conduttore. "Da questo momento vi chiedo di non versare più denaro riservandolo per le prossime iniziative".
Raiperunanotte sarà con ogni mezzo: via satellite (Skytg24, Current, e se tutto va bene Rainews24), attraverso il digitale terrestre di Repubblicatv, attraverso piccole e grandi tv locali, e infine attraverso lo streaming web. E ancora a proposito di telepiazze: "Se mettessimo in onda una trasmissione del '94, quella di oggi sembrerebbe melassa – ha detto ieri Santoro a in un'intervista a Rainews24 – Con questa iniziativa e grazie alle nuove tecnologie, invertiamo le tendenze". Nella stessa intervista ha ricordato la lontanissima esperienza di Radio Partinico Libera, con la quale Danilo Dolci esattamente il 25 marzo di 40 anni fa diede la parola ai "poveri Cristi" buttati dallo Stato nelle baracche del Belice, e per questo fu chiuso con solerzia dalla polizia. Anche lo spirito di quella radio della "nuova resistenza", "terremotata" - in sorprendente sintonia col terremoto abruzzese - antenata di tutte le radio libere che vennero di lì a poco in Italia, aleggerà sul Paladozza.
Tra i commenti a Raiperunanotte va segnalato quello di Vittorio Feltri, che l'altro giorno ha sbeffeggiato il "vecchio" Santoro in apertura del suo Giornale, ma non ha mancato di criticare la "scarsa avvedutezza" dei vertici Rai omaggiando il conduttore ieri a margine di un premio giornalistico: "Penso che faccia benissimo a fare questa cosa. Il giornalismo puoi buttarlo fuori dalla porta, ma rientra dalla finestra". Il commento più gentile del centrodestra a proposito di Raiperunanotte è quello che dà a Santoro dell'"agitatore politico". E mentre Libero caldeggia il suo licenziamento dalla Rai per aver violato il contratto d'esclusiva, Stradacquanio se la prende con lo sponsor Fastweb, coinvolto nella ben nota inchiesta. Pure Bruno Vespa non manca di scagliare il suo anatema: "La decisione del cda Rai di privare gli spettatori dell'approfondimento è gravissima – scrive su Oggi – Ma non esiste Paese al mondo in cui vadano in onda trasmissioni come Annozero che attaccano una sola parte politica". Dopo l'uscita dal programma di Filippo Rossi della Fondazione Farefuturo, l'elenco degli ospiti annuncia in ogni caso in scaletta un'intervista registrata a Emilio Fede.
Da ieri gira su youtube una parte del contributo di Roberto Benigni alla trasmissione. Girato due giorni fa a Roma, con delle turiste del'Est ignare protagoniste. "Macedonia paese della libertà, 40 milioni di abitanti secondo Verdini, 8 secondo la questura", saluta Benigni una di queste. E scherza con l'altra: "Conosce Santoro, un personaggio fazioso, molto brutto? Può dire chiudete Santoro in russo?". L'elenco degli ospiti di Raiperunanotte non annuncia altre variazioni. Dal vivo o attraverso contributi registrati sono annunciati dunque questa sera al Paladozza: Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.
"E' bene che i politici facciano un passo indietro". Lo ha confermato ieri Antonio Di Pietro.

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mercoledì 24 marzo 2010

ACCADE A BRUXELLES – OPERAZIONE CONTRO ROJ TV – VIDEO


Il 4 marzo, alle cinque del mattino, gli studi di RojTv, la televisione satellitare kurda, nei pressi di Bruxelles, sono stati perquisiti e devastati. L’operazione di polizia era indirizzata a un presunto ‘reclutamento’ di giovani da inviare in Kurdistan a combattere da parte del PKK.
Una ventina di persone, tra cui molti giornalisti, sono stati arrestati e portati in questura. Per otto persone, tra cui i leader del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) è stato confermato l’arresto. L’operazione è stata condotta dalla polizia belga con l’aiuto di agenti turchi. E da quanto sta cominciando a emergere quella del 4 marzo potrebbe essere  la prima operazione ‘ordinata’ dalla triade, il nuovo organismo creato da Turchia, Stati Uniti e Iraq. Una sorta di alleanza che ha come obiettivo l’annientamento del movimento di liberazione kurdo. Tutto questo mentre il PKK continua a osservare il cessate il fuoco unilaterale proclamato a marzo del 2009 e a proporre il dialogo come unica soluzione al conflitto in atto dal 1984.
In questo video, che non ha bisogno di commenti, l’operazione contro RojTv








da pacipossibili
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lunedì 22 marzo 2010

Assemblea e festa dei pirati. La rete prova ad autodifendersi

Cinquecento persone che si riuniscono per una manifestazione in un teatro, non fanno notizia. Tanto più di questi tempi, in piena campagna elettorale, tanto più quando è la destra a tentare la prova di forza in piazza. Insomma, di manifestazioni che ce n'è più di una al giorno. E spesso passano senza lasciare traccia. Stavolta è diverso però, un po' diverso. Perché casualmente in contemporanea con l'adunata del Popolo delle Liberà, a Roma si riuniscono i "pirati". I pirati telematici. Le loro associazioni, in testa il Partito Pirata - che in Italia è un movimento non una forza organizzata, non un partito tradizionale, insomma, nonostante il nome -; le loro associazioni, si diceva, hanno organizzato per sabato 20 una giornata per incontrarsi, discutere, suonare, ascoltare musica. Musica libera. Per divertirsi. Una giornata per informarsi su come sia possibile sottrarsi al Grande Controllo della rete e continuare a "navigare" in totale anonimato. Per capire: alla Festa dei Pirati (la seconda, dopo quella organizzata l'anno scorso a Garbatella), saranno presentati e diffusi anche nuovi software che consentono l'accesso in rete, senza possibilità di essere "tracciati". Si spiegherà come si fa.

Ed una festa di pirati, si sa, già da sola dovrebbe catturare l'attenzione. Ma stavolta c'è molto, molto di più. C'è la scelta simbolica del luogo: si svolgerà al cinema Capranica, per tutta la giornata. A venti metri metri da piazza Montecitorio, a due passi dalla sede del Palazzo. Ma soprattutto a renderla rilevante c'è quel che sta "fuori". Fuori dal cinema Capranica, nello spazio della Politica. A renderla rilevante, insomma, c'è lo sfondo, c'è l'attacco alla libertà della rete.
Che, naturalmente, non comincia dall'Italia. La vicenda è proprio di questi giorni. Pochissimo tempo fa, s'è tenuta - in modo riservatissimo - l'ennesima sessione delle trattative Acta, l' Anti-Counterfeiting Trade Agreement. Una sorta di mega accordo internazionale fra i potenti della terra. Che all'origine avrebbe dovuto occuparsi della lotta alla contraffazione: come impedire, insomma, che sui mercati arrivino prodotti "taroccati". I giocattoli, i capi di vestiario, ecetera. Ben presto, come tutti temevano, però questa sorta di summit dell'economia mondiale ha cominciato a discutere di come provare a mettere in riga la rete. Naturalmente con la scusa della lotta alla pirateria telematica, hanno cominciato a discutere di quali dovrebbero essere i contenuti leciti su Internet e quali no, chi debba "governare" il Web e chi limitarsi a sfogliarne le pagine. I loro progetti, i progetti dei potenti, sono stati resi pubblici grazie ad una "talpa" che ha messo on line tutto ciò di cui si era discusso.
Al punto che i parlamenti nazionali e quello europeo hanno chiesto spiegazioni. Fino ad ora senza ottenerle. Anzi: davanti ad una richiesta della Ue, uno dei paesi dell'Acta, il Canada ha risposto opponendo "il segreto militare". Per loro, insomma, il governo della rete equivale ad una nuova guerra.
Non tutto parte dall'Italia, allora. Ma l'Italia – quest’Italia – ci mette del suo, sempre in quella direzione. Due settimane fa, per raccontare l'ultima, è scaduto il termine per presentare gli emendamenti al pessimo disegno di legge Romani. Ne ha presentati tre l'opposizione parlamentare, nessuno le forze di maggioranza. Che pure avevano promesso di farlo. E così, a breve, andrà in votazione quel progetto che equipara i blog e i siti informatici alla carta stampata. Imponendo loro l'obbligo di rettifica entro breve tempo. E sia chiaro: non si sta parlando dei siti giornalistici, che sono già regolati dalla legge. Si sta parlando delle pagine Web personali, dei blog, dei mini-blog su twitter. Se in quelle pagine qualcuno scrive una cosa, un giudizio che "disturba" qualcun altro, il sito è obbligato a rettificarlo immediatamente. Pena pesantissime sanzioni. Il che significa che solo i siti commerciali, che potranno pagare - naturalmente con contratti precari - qualche dipendente potranno arrangiarsi. Gli altri saranno costretti a chiudere. Una rete chiusa "per rettifica", come già si dice nelle discussione on line.
Di più: il disegno di legge, così come il recente decreto Romani (in parte corretto dopo un'enorme e nuova per l'Italia mobilitazione telematica), così come il vecchio progetto di legge D'Elia, Udc, o come quello di attori e attrici approdati alla Camera, sempre fra le fila della destra, rivela in realtà un'unica "filosofia". Quella per cui, la rete non può restare neutrale. Deve essere indirizzata. Controllata. Da chi? In Francia si è arrivati al punto che il controllo viene affidato a privati, ad agenzie messe in piedi dalle major del'intrattanimento. In Italia si pensa a trasformare i provider, le aziende che forniscono gli acessi, in poliziotti. In cani da guardia della rete.
Resta da chiedersi, allora, chi siano davvero i fuori legge. I pirati o gli altri? Resta da domandarselo anche leggendo una dichiarazione di un personaggio rilevante della cultura italiana (o che tale dovrebbe essere). Leggendo una dichiarazione di Tullio Camiglieri, coordinatore del Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori. Ad un sito d'informazione - ad un sito dichiaratamente di parte: borsaitaliana.it - dice d'essere allibito per la manifestazione dei "pirati". "Stupisce - sostiene - che ad aderire ci siano anche deputati. Sarebbe più utile se questi rappresentanti pensassero a tutelare responsabilmente l'industria italiana saccheggiata quotidianamente dalla pirateria". Chi ha letto qualche romanzo sa che sono quasi - sostantivo più, sostantivo meno - le stesse parole che utilizzavano gli ammiragli dei galeoni spagnoli quando andavano a depredare le ricchezze del Sud America e temevano qualche assalto in mare. Allora, chi sono davvero i fuori legge? Chi crede che il diritto alla condivisione debba entrare nel dibattito politico o chi crede che il profitto delle major debba diventare un valore anche per la rete?
Stefano Bocconetti  
 

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25 marzo, tutti trasmettano “Rai per una notte”. Appello di MicroMega alle testate web e alle tv



Pubblichiamo il testo dell'appello promosso da MicroMega – sottoscritto da un gruppo di intellettuali, docenti, giornalisti, fisici, sindacalisti, uomini e donne dello spettacolo – per chiedere alle testate web e alle televisioni di diffondere in diretta "Rai per una notte", la manifestazione/trasmissione promossa dalla FNSI in difesa della libertà di stampa, che Michele Santoro condurrà
giovedì 25 marzo dal Paladozza di Bologna. Un'iniziativa che vedrà protagonisti Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

E' ormai provato al di là di ogni ragionevole dubbio il carattere assolutamente pretestuoso della decisione Rai di interrompere Annozero, decisione che risponde unicamente ad un "ukase" di Berlusconi comprovato da numerose intercettazioni telefoniche.
Di fronte a questa ennesima violenza contro la libertà d'informazione, riteniamo dovere di ogni testata democratica dare un appoggio pieno e incondizionato alla trasmissione extra-Rai che Santoro realizzerà a Bologna la sera di giovedì 25 marzo.
Chiediamo perciò a tutte le testate web (e in primo luogo a quelle dei grandi quotidiani) e a tutte le televisioni che trasmettono in digitale terrestre, dal satellite, su frequenze locali, di collegarsi il 25 marzo alle ore 21 per diffondere in diretta tale iniziativa, quali che siano le divergenze o critiche di tali testate nei confronti di "Annozero" e di Santoro, come forma elementare e doverosa di testimonianza a difesa della libertà di stampa e dei diritti costituzionali ogni giorno vieppiù calpestati dal governo di Berlusconi.

Paolo Flores d'Arcais, Margherita Hack, Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Fiorella Mannoia, Salvatore Borsellino, Lorenza Carlassare, Sabina Guzzanti, Wu Ming 1, Moni Ovadia, Luciano Gallino, Stefano Benni, Carlo Freccero, Piergiorgio Odifreddi, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Franco Grillini, Marco Revelli, Giorgio Cremaschi, Carlo Bernardini, Ferruccio Pinotti, Orlando Franceschelli, Mauro Barberis, Roberto Morrione, Roberto Escobar

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martedì 16 marzo 2010

Berlusconi indagato per minacce e concussione - Il Cavaliere: "Quell'inchiesta è uno scandalo"


Il presidente del Consiglio aveva chiesto alla Procura se il suo nome compariva tra gli indagati
"Ci sono violazioni dl legge". Ghedini: "I fatti sono irrilevanti. Servono sanzioni per fuga notizie"
Berlusconi indagato per minacce e concussione - Il Cavaliere: "Quell'inchiesta è uno scandalo"Aperta un'indagine anche sul direttore del Tg1, Minzolini e sul commissario Agcom Innocenzi - I consiglieri del Csm vogliono avere chiarimenti sull'ispezione disposta dal Guardasigilli a Trani ROMA -  Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1, Augusto Minzolini e il commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi sono formalmente indagati  nell'inchiesta Rai-Agcom. La conferma - sia pure in tono ufficioso - arriva dalla procura di Trani proprio nel giorno in cui i consiglieri del Csm polemizzano sull'arrivo degli ispettori ministeriali chiedendo l'apertura di una istruttoria.

La risposta era stata comunque fornita dalla Procura all'istanza presentata stamani dai legali del premier che chiedevano se il presidente del Consiglio  fosse indagato. "Alla richiesta del premier abbiamo già risposto", si era limitato a dire il procuratore della Repubblica di Trani, Carlo Maria Capristo. Ma anche se non per via ufficiale si poi appreso che l'ipotesi di reato dovrebbe essere quella di concussione e minacce per le presunte pressioni fatte dal premier per fermare Annozero. I legali di Berlusconi, comunque, negano di aver ricevuto comunicazioni. 

Le accuse. Fonti vicine alle indagini fanno sapere che Berlusconi è indagato per concussione e per 'violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario' (articoli 317 e 338 del Codice penale), reati compiuti ai danni dell'istituzione del Garante per le Comunicazioni. Nei confronti del commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi, la procura ipotizza il reato di favoreggiamento personale (art.378 del Codice penale), in relazione alle dichiarazioni fatte nel corso di un'audizione dinanzi agli investigatori in cui avrebbe negato di aver ricevuto pressioni da Berlusconi per chiudere Annozero. Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini è indagato per violazione dell'articolo 379 bis del Codice penale: "Rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale". Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell'interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell'ambito delle indagini sulle carte di credito American Express.


Gli attacchi del Cavaliere. Il premier, intervistato dal Gr1, non ha lesinato gli attacchi: "Sono scandalizzato e ci sono anche palesi violazioni della legge. Quella di Trani è una iniziativa grottesca - continua il premier - che non mi preoccupa affatto: è un diritto del presidente del consiglio di parlare al telefono con chiunque senza essere intercettato anche surrettiziamente come avvenuto qui". Contro il clima "avvelenato" il Cavaliere rilancia la piazza di sabato prossimo a Roma per "difendere la democrazia" contro "il gioco sempre più scoperto e pericoloso che vede alleati la sinistra, i suoi giornali e i magistrati politicizzati della sinistra". Inevitabile l'affondo contro la sinistra "antitaliana" che vuole solo mettere le tasse e che "ha armato le procure contro di noi e usa le intercettazioni e la giustizia ad orologeria per la sua campagna di insulti". Nessun timore per le prossime Regionali: "Gli italiani andranno a votare, non ci sarà astensionismo come in Spagna. Nel Lazio ci hanno negato il diritto a presentare la lista del Pdl a Roma e provincia ma io penso che vinceremo ugualmente". E a Massimo D'Alema che lo accusa di cercare "la rissa", il premier replica secco: "Non tiene vergogna, le immagini della sinistra nella manifestazione di sabato scorso con i suoi slogan violenti e i suoi manifesti contro di me erano la fotografia di questo clima avvelenato che va avanti da mesi".
Un concetto ripetuto dall'avvocato di Berlusconi. Ghedini sottolinea "la reiterata e continua violazione del segreto di indagine. Tutto è nelle mani della Procura e degli investigatori e, guarda caso, a pochi giorni dalle elezioni, si leggono i contenuti delle intercettazioni. Tutto ciò - conclude Ghedini - è in palese e conclamata violazione di legge, anche perché la competenza territoriale non può che essere Roma".

Ispettori a Trani, altolà del Csm.
Slitta a domattina l'inizio formale dell'ispezione disposta dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, alla Procura della Repubblica di Trani. "Sono sereno, io sono sempre sereno - dice il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo - nell'inchiesta per la fuga di notizie prometto il massimo impegno: chi conosce la mia storia, e non chi si diverte a gettare schizzi di fango su di me, sa che farò ogni sforzo per capire chi è l'autore di questa fuga di notizie". Agli ispettori, comunque, i pm potrebbero opporre il segreto. Al Csm, però, questa ispezione piace poco. Per questo la maggioranza dei consiglieri chiede al comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli che venga messa "sotto la lente di ingrandimento" per accertare se vi siano interferenze nelle indagini in corso che riguardano "personaggi politici di rilievo nazionale". Al documento mancano solo le firme di gruppi del Pdl e dell'Udc. Il testo è stato sottoscritto anche da Cosimo Ferri, il consigliere che secondo indiscrezioni di stampa avrebbe dato consulenze legali al commissario di Agcom Innocenzi per intervenire su "Annozero".

Alfano.
"A Trani sono state fatte intercettazioni a strascico, in una logica quasi da catena di Sant'Antonio; viene violato l'articolo 15 della Costituzione e probabilmente anche le leggi che regolano già attualmente, prima ancora della entrata in vigore della nostra riforma, l'uso delle intercettazioni come strumento di indagine" commenta Alfano. Che precisa: "'Gli ispettori non devono, non possono e non vogliono interferire nella inchiesta'.

Ferri.
Sarà esaminato con tutta probabilità domani dal comitato di presidenza del Csm il caso che ha investito Cosimo Maria Ferri. La riunione del Comitato era già stata convocata nella scorsa settimana, ma la questione è destinata a finire all'ordine del giorno. "Spero che siano pubblicate tutte le intercettazioni delle mie telefonate con Innocenzi perché non ho nulla da nascondere" commenta Ferri.

Agcom. Inchiesta di Trani e intercettazioni che hanno coinvolto anche l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il suo componente Giancarlo Innocenzi in particolare. Ci sarà questo al centro della riunione del consiglio dell'Agcom che - a quanto si apprende - è stata convocata con questo ordine del giorno per la mattina di giovedì 18 marzo.

Di Pietro. "Via Santoro, via Floris, via Dandini e via Di Pietro dalle televisioni pubbliche", e i sicari dell'informazione, Innocenzi, Minzolini e chissà quanti altri, eseguono in perfetto stile mafioso". E' quanto scrive, sul suo blog, Antonio Di Pietro. ''L'altro giorno ho detto che Berlusconi e' un disco rotto, ora dico che è un Cd rotto, così mi faccio capire anche dai giovani'' ironizza il segretario del Pd Pierluigi Bersani.
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Quelli che in fondo in fondo...

di Alessandro Robecchi - 
È bene immaginare l’ansia odierna dei cosiddetti terzisti. Galleggiatori professionisti, gente abile nel giustificare l’ingiustificabile a colpi di «ma» e «però» e «d’altrocanto», conformisti supremi che accusano di conformismo gli altri. Gente che davanti alle leggi razziali avrebbe scritto «tutto sommato…»,
che davanti al rogo dei libri avrebbe detto «in ultima analisi…». Gente che del regime accetta tutto, con l’accortezza di inserire una riga di dubbio da giocarsi poi in un’eventuale Norimberga. Ce li troveremo – finito il regime berlusconiano – a cantare nel nuovo coro, con le stimmate dell’intellettuale coraggioso.
Vulgata odierna di questo manipolo di arditi col ditino alzato («anche la sinistra, però…»): è grave che il capo del governo dia ordini a un’autorità di garanzia,
ma non dovevamo saperlo dalla magistratura! Traduco in italiano: lo scandalo non è il dittatore che dà ordini, ma la magistratura che se ne occupa. Oggi
questi campioni del collaborazionismo sentono un brividino nella schiena. Perché dove un tempo bastava spalleggiare ora serve militare, dove bastava
strizzare l’occhio ora bisogna applaudire. Eri sodale, poi ti hanno chiesto di diventare complice. Poi complice non bastava più, dovevi diventare cameriere.
Poi cameriere sembrava troppo dignitoso, ti si chiedeva di diventare servo. Da servo parevi troppo libero e ti si chiedeva di essere schiavo. Sistemati i nemici, si passerà ai non troppo amici, poi agli amici che non sono amicissimi, poi agli amicissimi poco convinti nell’inchino.
Essi giustificano le censure di oggi con i loro «ma», i «però», i «d’altrocanto», ma già tremano per se stessi. Fingono di non sapere della inguaribile bulimia
del Conducator, che più mangia e più ha fame, che più schiaccia e più schiaccerà, servono il potere senza conoscerne la voracità. Verranno mangiati
anche loro, e qualcuno scriverà sulla lapide: «Però, in fondo in fondo…».

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lunedì 15 marzo 2010

La Rai non "libera" i talk show il cda conferma la sospensione


ROMA - Il consiglio d'amministrazione della Rai non sblocca i talk show politici. L'organo di governo della tv pubblica ha approvato a maggioranza (cinque voti favorevoli e quattro contrari) una delibera che conferma quella del 1° marzo, che sospendeva la messa in onda di Annozero, Porta a porta, Ballarò e Ultima parola. La decisione è stata presa al termine della riunione convocata per esaminare la sentenza del Tar che, venerdì scorso, ha accolto il ricorso di Sky e La7 contro il regolamento dell'Autorità di garanzia nel periodo della campagna elettorale.

La linea, si diceva, è stata confermata a maggioranza con cinque voti a favore e quattro contrari. Ma il cda dà mandato al direttore generale della Rai, Mauro Masi, di rappresentare alla commissione parlamentare di Vigilanza la situazione che si è creata in seguito alla bocciatura del regolamento dell'Agcom per le tv private e per acquisire le valutazioni dell'organismo parlamentare.

Come si legge nel comunicato ufficiale, "alla luce delle ordinanze del Tar in relazione alla regolamentazione in materia di informazione e comunicazione politica in periodo elettorale, il consiglio di amministrazione della Rai, dopo un ampio dibattito, ha approvato a maggioranza la delibera con la quale ha dato mandato al direttore generale di acquisire al più presto dalla commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi  le valutazioni di competenza, cui la rai dovrà adeguarsi".

I consiglieri di amministrazione del centrosinistra hanno diffuso a loro volta una dichiarazione sulla decisione della maggioranza del cda: "Esprimiamo il nostro voto contrario - dicono Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - perché si tratta di una decisione dilatoria che non sana la forzatura di interpretazione del regolamento compiuta  quando a maggioranza fu decisa la sospensione di quattro trasmissioni di approfondimento".

"L'ordinanza del Tar sulla delibera dell'Agcom e l'invito della stessa Autorità di garanzia a riconsiderare la delibera assunta dal cda avrebbero dovuto indurre la Rai - osservano i tre rappresentanti di minoranza - a ricollocare in palinsesto da subito gli approfondimenti informativi. Siamo tra l'altro convinti che la conferma della sospensione rende concreto il rischio per l'azienda di sanzioni".

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domenica 14 marzo 2010

Tg1? Obbedisco

Direttore a comando. Spatuzza contro il Cavaliere? “Se a Palermo fanno qualche scherzo intervengo io”.

Com’era “tondo” il servizio su Berlusconi del Tg1 del 10 dicembre 2009. A dire il vero era “tondo” anche l’oggetto del discorso del premier: le palle, per l’esattezza, le sue palle. E non sarà un caso allora che quella sera, prima della messa in onda del Tg1, il titolare di cotanti zebedei si metteva d’accordo con il suo direttore Minzolini chiedendogli esplicitamente di dare quella cosa “in tondo”. Il premier si riferiva alle sue dichiarazioni. Quel giorno era andato in Germania e - durante un consesso del Ppe - aveva straparlato più del solito. Rendere commestibile quella macedonia di accuse oltraggiose a tutte le istituzioni di garanzia era davvero una missione impossibile, anche per il direttore del Tg1. Eppure Superminzo riuscì nell’impresa: il Tg1 della sera era davvero un esempio da incorniciare di perfetto funzionamento del regime mediatico. La vetrina era tutta per il premier.

Il primo servizio riportava l’avvio pedagogico e pacato del suo discorso ai colleghi popolari (“desidero spiegarvi la situazione in Italia”) e poi lasciava spazio - senza alcuna increspatura - alle parole devastanti del premier: “La sovranità in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici”.
Ancora infuriato per l’esito negativo della Consulta sul Lodo Alfano Berlusconi aveva accusato davanti all’Europa, la magistratura, la Corte costituzionale e i tre ultimi presidenti della Repubblica “di sinistra”, di avere ribaltato la volontà popolare con una sorta di golpe del cavillo. Ma il clou era la frase finale: “Comunque gli italiani sono con me, perché si dicono: dove lo troviamo uno con le palle come Berlusconi’”. Frase riportata così, senza commento, come fosse un dato statistico da riferire con freddezza. Più “tonda” di così era davvero difficile farla la rappresentazione di quel pomeriggio di follia.

Persino Berlusconi si era reso conto di averla fatta grossa. Aveva cercato subito Minzolini ma quello, senza nemmeno che il capo chiedesse nulla, aveva sfoderato la lingua approvando tutto con entusiasmo. Al diavolo gli osservatori allibiti per l’uso improprio di un consesso internazionale per mettere in piazza le vergogne nostrane. Era proprio la scelta dello scenario estero il vero colpo di genio del Cavaliere. Perché - spiegava Minzo entusiasta quel giorno - mentre in Italia ormai questi messaggi (anche grazie al suo Tg) sono passati, all’estero - per colpa dell’esistenza di quella brutta razza dei giornalisti stranieri che si ostinano a fare una mediazione mediatica alle bufale del Cavaliere - qualcuno ancora la pensa diversamente da lui. Comunque il direttore del Tg1 coglieva l’occasione per sottolineare la sua disponibilità. Bastava un cenno del premier e lui era lì, pronto. Ovviamente il Cavaliere non se lo faceva ripetere due volte e - da quello che risulta al Fatto - chiedeva al fido “direttorissimo”, che subito accettava entusiasta, di dare la notizia “in tondo”.

Poche ore dopo manteneva la parola. Il titolo di apertura era: “Berlusconi: i magistrati si sono sostitui al Parlamento”. La conduttrice Susanna Petruni spiegava: “Berlusconi da Bonn torna sul rapporto tra politica e giustizia” e l’inviata Sonia Sarno con voce pacata dava spazio alle sparate di Berlusconi. Quel giorno il presidente della Repubblica, Napolitano, e quello della Camera, Fini, erano intervenuti contro il premier. Napolitano era relegato in un servizio freddo di Andrea Montanari mentre Fini scompariva nel mazzo degli oppositori, schiacciato nel panino tra Governo e maggioranza. Dopo un paio di dichiarazioni di Bersani e Di Pietro ecco ritornare i vari Bonaiuti, Cota e Cicchitto vari. Missione compiuta? No. Minzolini non è un uomo che si limita a eseguire gli ordini. Li anticipa. La sera del 10 dicembre promette di essere pronto a intervenire in prima persona se da Palermo arriveranno strani scherzi il giorno dopo dalla deposizione dei boss Giuseppe e Filippo Graviano. E puntualmente mantiene la promessa. Alle 20 dell’11 dicembre eccolo comparire in video con un editoriale che rappresenta la pagine più nere della storia del tg1. Minzo parte dalla (scontata) mancata conferma delle dichiarazioni di Spatuzza da parte di Graviano per sostenere che “è un fatto che la giustizia in Italia non funzioni”. Ergo, ha ragione Berlusconi quando invoca la riforma. Pochi minuti dopo la fine dell’editoriale, arriva l’acclamazione degli scherani del premier. Grande Minzo. Un direttore con le palle per un premier con le palle.

Augusto Minzolini (illustrazione)


da Il Fatto Quotidiano del 13 marzo 2010
 
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