In questi giorni ha trovato molto spazio sui quotidiani italiani la notizia del presunto pestaggio ad opera della polizia cubana della blogger Yoani Sanchez.
Il tutto parte da un articolo della stessa Sanchez sul proprio blog, Generazione Y, in cui racconta, in modo alquanto fantasioso la presunta aggressione che lei ed i suoi amici avrebbero subito.
Cito testualmente: “(…)ci hanno riempito di botte e spintoni, mi hanno caricato con la testa verso il basso e hanno tentato di infilarmi nell’auto. Ho afferrato la porta, ricevendo colpi sulle mani, sono riuscita a togliere un foglio che uno di loro portava in tasca e me lo sono messo in bocca. Mi sono presa un’altra scarica di botte perché restituissi il documento.
Orlando era già dentro l’auto, immobilizzato da una mossa di karate che lo faceva stare con la testa verso il pavimento. Uno ha messo le sue ginocchia sul mio petto e l’altro, dal sedile anteriore mi colpiva nella zona dei reni e sulla testa per farmi aprire la bocca e liberare il documento. Per un istante, ho temuto che non sarei più uscita da quell’auto. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di fare pagliacciate”, ha detto quello che era seduto accanto all’autista e che mi tirava i capelli (…)”.
Da notare che la stessa afferma di essere stata “riempita di botte” e di avere ricevuto “colpi sulla testa e sulle mani”. Sarà utile in seguito.
Ancora più fantasiosa la presunta fuga dai “terribili poliziotti” inviati dal regime per farla tacere per sempre: “(…) In un gesto di disperazione sono riuscita ad afferrare, dai pantaloni, i testicoli di questo personaggio. Ho affondato le mie unghie, supponendo che lui avrebbe continuato a schiacciare il mio petto fino all’ultimo respiro. “Uccidimi adesso”, gli ho gridato, con il fiato che mi restava, ma quello che stava nei sedili anteriori ha detto al più giovane: “Lasciala respirare” (…)”.
Innanzitutto non si comprende come sia conciliabile la presunta mancanza di libertà di espressione che la Sanchez denuncia con il fatto che essa possa liberamente gestire un blog apertamente anti-castrista proprio da Cuba. Tra l’altro, sempre da Cuba, la stessa ha rilasciato proprio in questi giorni un’intervista al corrispondente della Bbc Fernando Ravsberg che, trovandola in perfette condizioni di salute (la foto dell’articolo è quella fatta dalla Bbc), giustamente le chiede come mai non abbia mostrato nessuna foto dei lividi causati dalle percosse che sostiene di aver ricevuto (nel post sul suo blog è inserito un video in cui vi sono una decina di ragazzi con dei cartelli e nessun pestaggio, nemmeno l’ombra della polizia).
Tutta da leggere la risposta: “Ho diverse contusioni, in particolare sui glutei, purtroppo non posso mostrarli. Per tutto il weekend ho avuto gli zigomi e il sopracciglio gonfi. E soprattutto ho avuto molto mal di schiena. Ho perso molti capelli però avendo una capigliatura molto folta non si nota”.
La domanda è: i lividi sono realmente sul culo oppure è lei che vorrebbe prenderci tutti per il culo?
E quei quotidiani come “Il Fatto Quotidiano” che, senza verificare la veridicità della notizia, si sono subito affrettati in una raccolta firme per esprimere solidarietà alla Sanchez, sono da considerasi vittime della presa per il culo oppure corresponsabili?