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lunedì 12 aprile 2010

Video: Lavoratori della Bpw Italia manifestano in piazza Brà

Lavoratori della Bpw Italia manifestano in piazza Brà, il salotto buono di Verona, per sensibilizzare le istituzioni locali contro il trasferimento della produzione in Ungheria.

             

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domenica 4 aprile 2010

Battaglie in fabbrica e feste di paese Così Rifondazione raddoppia i voti


RECOARO TERME - E’ rimasta l’ultima roccaforte «rossa» della provincia di Vicenza. Dopo che anche una città col cuore a sinistra come Schio si è svegliata lunedì con la Lega Nord primo partito e la sinistra ai minimi storici, il risultato di Recoaro Terme, nel suo piccolo, fa storia: qui la Federazione della sinistra (che unisce Rifondazione e Comunisti italiani) raggiunge l’8,63 per cento. La sinistra fieramente comunista raccoglie 303 voti, ed è il quarto partito dopo Lega, Partito democratico e Pdl. Altro che partiti «leggeri», «liquidi» o «mediatici »: confrontando le urne di oggi con quelle di cinque anni fa, i voti sono sempre gli stessi, saldi e sicuri. E sono quasi il doppio delle Europee dell’anno scorso. Un fortino granitico che sta in piedi - nel mezzo di un Veneto un tempo bianco e ora verde, sempre moderato - grazie a una formula antica: un’idea del partito come organizzazione radicata, una sede in piazza dove discutere guardandosi negli occhi, tanti giovani iscritti, mille occhi nelle fabbriche e poi feste di paese, bandiere e volantinaggi al mercato. «Qui abbiamo mantenuto credibilità perché abbiamo lavorato come lavorava il vecchio Pci, come partito di massa e non di opinione. Abbiamo ottenuto un risultato lusinghiero del 13 per cento con la nostra lista civica alle comunali del 2009, e oggi ci confermiamo con una percentuale toscana più che veneta» dice Giuliano Ezzelini Storti, unico consigliere comunale di Rifondazione comunista in tutta la provincia. Nato il 24 gennaio del 1982, operaio magazziniere alla Valentino Fashion group di Valdagno, è stato eletto lo scorso anno in opposizione alla anomala alleanza (vincente) fra Lega e Pd. A soli 28 anni, Storti ha raccolto, alle regionali di domenica e lunedì, 244 preferenze a Recoaro e 424 nella provincia, risultando il più votato nella sua lista e, in paese, secondo solo a miss preferenze, Elena Donazzan. Ed è lui che, con i compagni, ha voluto spostare in centro a Recoaro il circolo della Federazione della sinistra, intitolato al partigiano Clemente Lampioni.
E’ l’unica sezione di partito del comune, nemmeno la Lega ne ha una. «Siamo l’unico circolo della provincia che organizza ancora la festa di Liberazione, ogni anno a Ferragosto, proprio dove il vecchio Pci faceva la festa dell’Unità, nelle scuole del centro - dice Ezzelini Storti -. Continuiamo a fare assemblee pubbliche e ad essere visibili sulla stampa ». A vincere è anche quel radicamento operaio che non si è interrotto. «Abbiamo un rappresentante sindacale di riferimento per ogni grande fabbrica dove lavorano i recoaresi: allo stabilimento dell’acqua minerale, alla Marzotto, alla ex Raumer, alla Valentino Fashion group. Un punto di riferimento per raccogliere le istanze dei lavoratori, che poi portiamo dentro le istituzioni. Un esempio? La crisi della Gds di Cornedo Vicentino, entrata prepotentemente nelle istituzioni grazie alle nostre interrogazioni: nei Comuni della Valle dell’Agno, in Provincia, in Regione». Non è un caso, forse, che Ezzelini Storti sia il responsabile regionale per gli enti locali della Federazione. «Stasera in consiglio comunale porterò quattro proposte su lavoro, ambiente, scuola e giovani - racconta -. Per il lavoro, vogliamo creare un fondo sociale che aiuti direttamente i lavoratori in cassa integrazione o mobilità, una delibera che stiamo facendo votare in tutti i comuni del Veneto. Un fondo aperto a tutti i residenti, anche agli immigrati». Già, perché, a quanto racconta il giovane consigliere, fra i monti di Recoaro la retorica leghista anti- immigrati non sembra attaccare più di tanto. «Recoaro è un modello dell’integrazione» dice Storti, citando il caso della «Chiamata di marzo», la sfilata festosa che ogni due anni, l’ultima domenica di febbraio, invade le strade con carri e figuranti in costume d’epoca.
Un’antichissima tradizione contadina cimbra che saluta l’arrivo della primavera e che ha contagiato anche i cittadini extracomunitari. «Qui l’integrazione è talmente avanti che vedi persone di colore partecipare alla sfilata, vestiti da figuranti. E’ impossibile che qui attecchisca la xenofobia e infatti la Lega cerca piuttosto di competere con noi sui temi sociali» prosegue il consigliere comunista con la barba e un nome altisonante («Ma sono un nobile senza portafoglio » scherza). Può sorprendere che, in un paese di quasi settemila abitanti dal glorioso passato fra le montagne vicentine, il partito con la falce e il martello possa contare su trenta giovani comunisti iscritti e su un segretario, Davide Marchi, di 21 anni. Ma stupisce ancora di più la fermezza di Ezzelini Storti quando gli si chiede il numero totale degli iscritti. «Quello non si dice, è segreto. I giovani sono una buona parte, ma il partito è molto più consistente » risponde. Fedele anche in questo alla vecchia scuola del Pci.
tratto da corriereveneto.it Giulio Todescan


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Lega e potere: il grande balzo indietro

Di

Alessandro Squizzato



Lega Nord e potere, una dinamica che spaventava prima del voto e che solo a pochi giorni dalla manbassa del partito di Bossi si sta già rivelando nei suoi tratti più inquietanti.

Intendiamoci, la Lega il potere lo amministra già da anni, nelle province e nei comuni, con dei risvolti molto differenziati tra realtà e realtà.

Un partito che sa incarnare varie anime e ruoli della società veneta, dalle istanze dei padroncini della piccola impresa al ribellismo individualista e anarcoide così radicato nella pancia della campagna veneta.

I padroncini e i lavoratori, in una ideologia che li accomuna falsamente, giocando su individualismo e paternalismo padronale.

La Lega del "salto di qualità", del governo delle regioni fino ad avere quasi il timone del governo nazionale poteva scegliere di presentarsi con la sua faccia amministrativa, localista, efficientista con cui governa molti comuni – a volte meglio della vecchia DC, va detto – e con la quale copre le sue argomentazioni a favore del federalismo.

Invece ha scelto il cappuccio bianco e gli stendardi medievali del Ku Klux Klan. L'uscita,preparata, ben curata di Cota e Zaia sulla Ru486 unisce un richiamo ostentato all'estremismo religioso e una concezione totalitaria della gestione del potere. Con i loro capi alla guida dei palazzi della Regione i leghisti vogliono bivaccarci e ostentare il bottino, far capire a tutti che ora "si fa come dicono loro", che gli altri si devono adeguare. Una concezione del "senso comune", che tra proclami religiosi, "natale bianco" e corsi di dialetto per immigrati, fa pensare proprio al segregazionismo protestante bianco del sud degli Stati Uniti.

Stupirsi non è lecito certo, non stiamo parlando di un evento improvviso, la Lega la conosciamo da tempo eppure questa esplosione elettorale ha caratteristiche originali.

In parte è figlia di un partito che indubbiamente sa radicarsi, con qualità quasi "leniniste" dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto è figlia dei tempi.

Molte volte abbiamo ripetuto tra di noi a sinistra che la risposta sociale alla crisi sul piano politico poteva essere di destra o di sinistra. Ebbene ancora in piena crisi al Nord questa risposta è stata decisamente di destra – anche a causa dell'assenza di una sinistra vera e credibile.

La risposta all'insicurezza sociale, alla sfiducia verso le classi dirigenti e verso la politica, alla precarietà del futuro è stata l'adozione da parte di grandi masse di popolazione delle risposte segregazioniste della Lega, la sua idea di conflitto orizzontale (tra povero e povero, disoccupato e disoccupato, italiano e immigrato), la sua concezione totalitaria della gestione del potere: risiede in questo il "grande balzo indietro". Nel vedere nella Lega il "cambiamento" e nel riconoscere che il cambiamento si fatta così.

Un balzo indietro nel livello di "civiltà" sociale e nel modo di intendere la politica.



Se persino un leghista "moderato" come Zaia assume questi panni la situazione è davvero seria.

Deve esserci una risposta; non solo sulla Ru486 e non solo delle donne ma che unisca a tutto ciò il contrasto dell'idea reazionaria di società della Lega e dell'ultieriore cristianizzazione forzata del welfare.

Una risposta non solo di laicità, ma di civiltà del Veneto che non sta con Zaia ma dalla parte dei diritti, del progresso e dell'integrazione.

Purtroppo ancora una volta si tratta di una battaglia di trincea, in difesa, per proteggere diritti – ancora incompleti - e un livello di civiltà raggiunto negli anni passati e ora sotto attacco.

Il fronte sia ampio, come un CLN, ma che la risposta sia altrettanto chiara, verso Zaia, la Lega ma anche verso le ingerenze del Vaticano e le patenti di legittimità di monsignor Fisichella e affini.

Al di là delle convenienze e degli opportunismi politici, in che società vogliamo vivere? In che direzione vogliamo andare, sulla linea del progresso, è tempo che tutti rispondano con chiarezza

martedì 30 marzo 2010

Veneto, l'evasione è fai-da-te


Torna a galla il peggior Veneto fai-da-te. Lo specchio pubblico riflette l'anima nera privata: un imprenditore di successo evasore totale; Guardia di finanza «infiltrata» come ai tempi di Tangentopoli; affari che vanno di pari passo con mazzette ed escort.
È il «sistema» che funzionava ad Arzignano, centro della provincia votato tradizionalmente alle concerie. Il procuratore della Repubblica Ivano Nelson Salvarani l'ha clamorosamente scoperto nell'indagine Dirty Leather. Tra gli atti (parzialmente secretati) emergono i dettagli di un apparato criminale capillare e trasversale; quanto normalmente accettato dai titolari di 150 aziende del distretto delle pelli. Salta fuori la complicità diffusa degli imprenditori della concia, che non si accontentano di evadere milioni di euro di Iva. E soprattutto l'inquietante connivenza di ispettori tributari utilizzati come estorsori. Il numero di indagati di questa nuova Tangentopoli vicentina è impressionante: 190 tra industriali, funzionari pubblici, finanzieri, iscritti nel registro degli indagati in meno di un anno.
Da queste parti è normale la contabilità «in nero» con la partita doppia a favore di chi dovrebbe effettuare i controlli. Si conciano le pelli, come si ammorbidiscono i controllori e si bilanciano le cifre. È così che si intraprende la moltiplicazione del proprio conto corrente, fino a diventare simboli da imitare. Basta girare mazzette alle fiamme gialle o ai dirigenti dell'Agenzia delle entrate. Serve la consulenza criminosa di un piccolo esercito di commercialisti e contabili (pubblici) assoldati per evadere il fisco. In cambio, ecco gli immancabili festini a base di escort, veline, modelle e ragazze immagine. Con le telecamere del «re delle pelli» di Arzignano pronte a riprendere ogni amplesso della «cricca» dei conciatori.
Un «sistema» che ha clonato illegalità, collusione, omertà e rapina dietro l'immagine virtuale del successo. Ora i protagonisti sfilano davanti agli inquirenti, che li hanno messi spalle al muro. Così quasi tutti ammettono, confermano, confessano. La Procura ha già «torchiato» i titolari della Marigraf di Chiampo, i dirigenti della Armando Pellizzari Srl e i manager del gruppo Mastrotto (azienda leader nel settore della concia: 2.100 dipendenti, 500 milioni di fatturato) che avrebbero ammesso 260 mila euro di tangenti.
Il 21 marzo la Guardia di finanza ha disposto la perquisizione degli uffici dell'Agenzia delle entrate Vicenza 2. E così, si è aperto anche il fascicolo di Roberto Soraci, 59 anni, responsabile della sede di via Mercato nuovo. I magistrati lo accusano di corruzione aggravata e continuata. Secondo quanto emerge dall'indagine in corso, Soraci sarebbe stato uno dei gestori del mercato delle tangenti «con il doppio incarico di quantificare l'entità del "pizzo" e saldare le indispensabili prestazioni degli ispettori deviati». Controlli addomesticati e abbondanti sconti sulle innumerevoli irregolarità fiscali delle aziende delle pelli. In cambio, avrebbe incassato tangenti per 200 mila euro.
Prima di lui, a febbraio, avevano confessato i colleghi Claudio De Monte e Filiberto Segantini, che da pensionato si stava godendo 150 mila euro guadagnati allo stesso modo. Il resto lo ha raccontato Marcello Sedda, commercialista di fiducia del gruppo Mastrotto che vantava rapporti «speciali» con i dirigenti dell'Agenzia delle entrate.
Luigi Giovine, 63 anni, ex comandante della tenenza della Finanza di Arzignano (arrestato per aver incassato 230 mila euro) è molto meno loquace. Forse perché grazie a lui i pm vicentini sono arrivati a incastrare Andrea Ghiotto, classe 1972, il «re delle pelli» di Arzignano e il presidentissimo del Grifo, società di calcio a 5 di serie A.
Gli ultimi sviluppi dell'indagine confermano il suo ruolo di «collettore» del sistema. Ma con il sequestro dei files contenuti nel suo computer potrebbero venire a galla responsabilità più pesanti. Prima di finire al carcere San Pio X nel dicembre scorso, Ghiotto alloggiava nella suite dell'hotel Principe ad Arzignano. L'aveva trasformata in uno studio di registrazione delle prestazioni sessuali «offerte» agli imprenditori, ora coperti dagli omissis nelle pagine dell'inchiesta Dirty Leather. I finanzieri hanno trovato un efficace sistema di telecamere nascoste che riprendeva gli incontri sessuali da diverse angolazioni.
«Erano filmati ad uso esclusivamente personale» giura Ghiotto. Ma il «re delle pelli» ha dovuto ammettere di aver ingaggiato decine di «ragazze» fin dall'estate 2008. «Mi sono costate più di 20 mila euro» ha precisato il 28 dicembre scorso ai magistrati. Adesso il database nel suo hard disk è stato affidato ai consulenti informatici. Il procuratore Salvarani spera di riuscire a identificare, uno per uno, gli «attori» delle orge riprese nella stanza del quartier generale di Ghiotto.


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mercoledì 24 marzo 2010

Vicenza, pane e acqua in mensa: i genitori non hanno pagato la retta

Solo pane e acqua per i figli dei genitori 'inadempienti' nella scuola materna ed elementare del Comune di
Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Mamma e papa' non pagano la retta della mensa, la prole non mangia. A denunciare il caso sono Il Corriere Veneto e il Corriere della Sera. In tutto sono nove le famiglie morose, sette straniere e due italiane. Dal suo insediamento la giunta di centrodestra (Lega e Pdl) ha scoperto un ammanco di 150.000 euro nella gestione della mensa scolastica. Al 10 marzo erano ben 52 le famiglie 'morose', diventate poi 9. Cosi' parte la sospensione del cibo per nove bambini iniziata ieri: pane ed acqua per loro, pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta per gli altri. Una sorpresa per i bambini, anche per quelli piu' 'fortunati'. Grazie all'aiuto dei compagni disposti a dividere il pranzo, comunque, qualcuno e' comunque riuscito a mangiare. "Ho invitato gli insegnanti- spiega la dirigente Anna Maria Lucantoni al Corriere Veneto- a far condividere il pasto ai bambini che hanno solo pane, spesso c'e' chi non mangia tutto". La giunta ha avvisato piu' volte del problema, appendendo anche cartelli in piu' lingue, visto l'alto tasso degli stranieri in Comune. «Abbiamo richiesto i pagamenti arretrati e la consegna dei moduli in molti modi- specifica l'assessore all'Istruzione di Montecchio Barbara Venturi al Corriere Veneto- e abbiamo anche posticipato i tempi, da settembre al 15 marzo. Prima abbiamo contattato gli inadempienti al telefono e poi sono andati direttamente i vigili a consegnare a mano una raccomandata di sollecito". La stessa preside Lucantoni non sembra essere d'accordo con l'iniziativa del Comune: "E' inutile che facciamo cittadinanza attiva, noi abbiamo un progetto di riciclo di pane e frutta gia' in atto per educare al consumo consapevole. Trovo che dare un pezzo di pane sia dispregiativo, avrei preferito che venisse detto di arrangiarsi e avremmo raccolto noi qualcosa". Critico e' anche Davide Del Sale, genitore membro del consiglio d'istituto del comprensivo 2, nonche' segretario locale del Pd: "Si potrebbe risalire a chi non paga senza dover infierire sui ragazzini, prima dei vigili si potrebbe mandare a casa l'assistente sociale. Il problema e' capire perche' non vengono dati i soldi, per esempio se e' per motivi economici". (Dire)

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domenica 21 marzo 2010

Castelfranco: requisire gli appartamenti tenuti sfitti da troppi anni? Si può fare

Di:
Alessandro Squizzato

Da http://castelfrancoasinistra.wordpress.com/
Tra le nostre proposte per queste elezioni comunali una suona particolarmente forte: la requisizione degli appartamenti sfitti da troppi anni e il loro utilizzo da parte del comune ad affitti popolari.
Estremisti? Pericolosi bolscevichi? Non direi proprio, visto chi ci ha preceduto.
Partiamo dai fatti: a Castelfranco il costo medio dell'affitto e della casa sono altissimi e da tempo molti giovani fuggono dalla città natale per rifugiarsi nei comuni vicini.
Questo produce un fenomeno che a Castelfranco va avanti da molti anni ed è l'altissima concentrazione di appartamenti tenuti sfitti, difficili da quantificare ma che sono sicuramente superiori al migliaio.
Perché il costo della casa, nonostante ci sia richiesta e a maggior ragione durante un peridodo di forte crisi economica, non si abbassa?
La casistica dice che in Italia spesso gli appartamenti tenuti sfitti da troppi anni senza alcun intervento nascondono speculazioni edilizie o puro e semplice congelamento di capitali. Una attività che danneggia tutta la città quando comporta lo svuotamento da parte dei giovani e l'alterazione dei prezzi di mercato.
Il fatto è che Castelfranco ha bisogno di case a basso prezzo oltre alle tradizionali case popolari: alloggi che dei giovani (e non solo i giovani) che devono affrontare il mercato del lavoro di oggi, con bassi salari e precarietà, possano permettersi. Questa situazione sta danneggiando tutti noi.
Requisire gli appartamenti sfitti non significa per forza "esproprio" ma semplicemente sbloccarli e destinarli all'uso sociale.
Impossibile? Assolutamente no, anzi già fatto da altre amministrazioni.
Il caso più significativo è quello del X Municipio di Roma, in cui nel 2006 il presidente Sandro Medici aveva requisito 15 appartamenti sfitti per assegnarlo a delle famiglie senza casa, oltretutto durante una "emergenza sfratti".
Un provvedimento che aveva procurato non poche ire, fino ad essere portato in tribunale.
Ebbene nel settembre 2007 la Cassazione ha sentneziato: le amministrazioni locali hanno la piena legittimità di requisire le case sfitte (qui un articolo in merito).
Tra i precedenti "illustri" ecco la sorpresa, il sindaco di Firenze democristiano (di ferro) Giorgio La Pira negli anni '60 affrontò la cosa in modo anche più deciso, requisendo numerosi appartamenti di privati per darli a famiglie sfrattate.
A Castelfranco l'emergenza casa esiste, sta causando problemi a tutta la crescita della città e il rapporto oscuro tra cementificazione selvaggia e crescita-zero (e anzi diminuzione) dei cittadini è una questione che non si può lasciare inevasa: abbiamo bisogno di questo provvedimento.

Alessandro Squizzato

sabato 20 marzo 2010

Atalmi (PdCI): Senza guerra in Afghanistan ci sarebbero 41 milioni di euro per i veneti che stanno perdendo lavoro

Di: Nicola Atalmi

Tra crisi economica e patto di stabilità la scusa che sentiamo ripetere continuamente da amministratori e consiglieri di maggioranza per buona parte dei problemi è che non ci sono soldi.

I comuni sono strozzati dal patto di stabilità, la Regione ha problemi di bilancio, ma intanto centinaia di migliaia di veneti, soprattutto giovani e lavoratori, stanno affrontando il costo della crisi da soli.

In una situazione normale, quando una comunità affronta una calamità tutte le risorse vengono indirizzate per fronteggiarla.

Invece mentre i cittadini sono nella morsa della crisi, i lavoratori perdono il posto o finiscono in cassa integrazione, i precari vengono lasciati a casa senza ammortizzatori, i giovani non trovano lavoro nemmeno al nord...l'Italia spende 500 milioni di euro nella guerra in Afghanistan. Un conflitto senza speranza, in cui noi non abbiamo alcun interesse e che sta danneggiando tutti coloro che ci si sono imbarcati, per primi gli Stati Uniti. Perché siamo lì? Non lo sa spiegare più nessuno.

Abbiamo fatto due conti: i 500 milioni all'anno spesi per questo scempio divisi per la popolazione italiana e redistribuiti proporzionalmente alle regioni frutterebbero circa 41 milioni di euro all'anno per i cittadini veneti. 41 milioni da poter destinare a fronteggiare i danni sociali della crisi.

Il PDL e i leghisti che qui parlano tanto di difendere i veneti, quando vanno a Roma ci sottraggono decine di milioni di euro per buttarli nelle guerre di Berlusconi.
La vera guerra che sta affrontando la gente normale è quella della crisi economica, le risorse del nostro paese vadano ad aiutare cittadini e lavoratori.




 

martedì 9 marzo 2010

Margherita Hack e Nicola Atalmi sul dl salvaliste


Da una iniziativa a Padova in sostegno della Federazione della Sinistra e del consigliere regionale veneto Nicola Atalmi, Margherita Hack parla del decreto salvaliste, di Napolitano e di "scodinzolini"


Da Alessandro Squizzato

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mercoledì 24 febbraio 2010

Sondaggio Amministrative: Venezia è persa, la FdS c'è


SONDAGGIO ELEZIONI COMUNALI VENEZIA
QUESITO n.1
Domanda : Se domani si andasse a votare per le elezioni comunali e Lei dovesse fare una previsione, direbbe che vincerà……? .
Risposta: Sicuramente il Centrosinistra 4,6%; Probabilmente il Centrosinistra 29,2% - Totale Centrosinistra 33,8; Sicuramente il Centrodestra 11,2%; Probabilmente il Centrodestra 45,2% - Totale Centrodestra 56,5 Non sa/Non risponde 9,8%
QUESITO n.2
Domanda : In una possibile sfida elettorale tra i seguenti candidati a confronto chi avrebbe votato?. .
Risposta: Renato Brunetta 52,0 - 54,0%; Giorgio Orsoni 42,0 - 44,0% Altri 4,0 - 2,0% Indecisi 25,2%
QUESITO n.3
Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni per eleggere il Sindaco del Comune di Venezia per quale tra i seguenti partiti avrebbe votato votato? .
Risposta: PDl 25,0%; Lega Nord 16,5% Pensionati 1,5% Amici Popolari 0,5%; ADC - Alleanza di Centro 0,5%; Lista Brunetta 5,0%; PD 31,0%; UDC 4,5%; IDV 5,5%; PRC+PDCI 4,0%; Sinistra Ecologia e Libertà 0,5%; Versi 2,0%; Socialisti 0,5%; 


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lunedì 25 gennaio 2010

Risultati Primarie Venezia. Vince Orsoni, sconfitto Bettin

VENEZIA - Giorgio Orsoni, ha vinto le primarie con il 46% dei voti, ed è il candidato sindaco di Venezia per il centrosinistra. Ha battuto Gianfranco Bettin (35,37%) e Laura Fincato (18,62%).




ORSONI, LAVORO PER ALLEANZA DA UDC A PRC  - "Obiettivo centrato. Bisogna mettersi al lavoro perché l'avversario non è certo da sottovalutare. L'ho sempre detto e lo ripeto, io punto ad una coalizione che va dall'Udc a Rifondazione". E' la prima dichiarazione, a urne ancora 'calde', dell'avvocato Giorgio Orsoni, appena ricevuta dalle primarie del centrosinistra l'investitura a candidato sindaco di Venezia contro il ministro Renato Brunetta. Proposto da Cacciari e sostenuto da buona parte del Pd proprio nella prospettiva di un'intesa con l'Udc, Orsoni è partito favorito alle primarie, e fin dal novembre scorso, al momento della sua discesa in campo ufficiale aveva dichiarato che era proprio la possibilità di allargare l'area del consenso del centrosinistra una delle ragioni a spingerlo a candidarsi. E questa sera ripete che il suo obiettivo è "allargare l'alleanza senza escludere nessuno del centrosinistra". "I contatti che ho avuto con l'Udc davano la cosa per sicura in caso della mia candidatura. Avevo parlato con Ugo Bergamo e lo stesso Casini. Cominceremo a rinsaldare i legami". Quanto al suo avversario Brunetta, Orsoni attacca le dichiarazioni del ministro e candidato sindaco nella conferenza stampa di ieri: "Sparate da prendere con le pinze, come quella del trasferimento della sede del Comune a Palazzo Ducale - polemizza - che significa far crollare tutto il sistema dei Musei civici, il quale trae gran parte dei finanziamenti proprio da Palazzo Ducale. O come quella di 25 miliardi di investimenti, che, come ministro, Brunetta avrebbe potuto dare da tempo a Venezia" "Il nostro programma sarà improntato alla concretezza e non agli annunci", assicura Orsoni.

venerdì 22 gennaio 2010

Sondaggio elezioni comunali Venezia 2010

sondaggio tratto da Il Liberale





VENEZIA

Candidati Sindaco

Brunetta (CDX): 53,0%
Bettin (CSX): 43,0%
Cand.UDC: 2,5%
Altri: 1,5%

Il commento di GPGVoto ai Candidati: Vola Brunetta al 53%, 10 punti più avanti di Bettin, il candidato di CSX più noto e che ha speranze serie di vincere le primarie.


Voto di Lista

CENTRO DESTRA: 50%
POPOLO DELLA LIBERTA': 20%
Lista Civica Brunetta: 14%
LEGA NORD: 13%
LA DESTRA, F.TRIC, Mov. X l'Italia: 1%
Altri CDX (Pens., NDC, NPSI): 2%

CENTRO SINISTRA: 45%
PARTITO DEMOCRATICO: 25%
ITALIA DEI VALORI: 8%
COMUNISTI (RC, PDCI): 4%
ALLEANZA X L'ITALIA: 2%
SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA': 2%
VERDI: 2%
SOCIALISTI: 1%
RADICALI: 1%

UNIONE DI CENTRO: 3%
ALTRI: 2%

Il commento di GPG - Voto di Lista: Le liste di CDX al 50% in città; alle regionali sono sotto il 45% ma il traino del candidato e la presenza obbligata di una Lista Brunetta (che prenderebbe il 14%, oltre metà da LN e PDL, il resto da UDC CSX) aiutano parecchio. L'UDC verrebbe prosciugato. Parrebbe scongiurato il rischio di un CSXcon liste sopra il 50% e Brunetta vincente, che creerebbe problemi.

Valdastico sud (VI) Rifondazione esposto sui cantieri "Uno scempio in corso"



VALDASTICO SUD (Vicenza) - Il consigliere regionale veneto Pietrangelo Pettenò (Rc) presenterà alla procura della repubblica di Vicenza un nuovo esposto sulla legittimità dei lavori di realizzazione della Valdastico sud. Ne dà notizia lo stesso consigliere, che terrà una conferenza stampa all’esterno della Procura insieme ad una rappresentanza dei cittadini dei comuni interessati dall’infrastruttura, per spiegare i motivi di presunta illegittimità dell’opera.
«Nonostante il parere negativo del Ministero dei beni e le attività culturali, le numerose proteste da parte dei cittadini, le due interrogazioni presente da Rifondazione Comunista in Regione e l’esposto presentato alla Procura di Vicenza - rileva Pettenò - sino ad oggi nessuno ha verificato la legittimità delle opere in corso di realizzazione da parte della società autostrade Brescia-Padova ad Albettone (Vicenza) e nei comuni limitrofi». «I lavori continuano inesorabilmente - spiega - e stanno compromettendo dal punto di vista paesaggistico una zona protetta dall’Unesco per la presenza di ville palladiane e di importanti testimonianze archeologiche».

giovedì 21 gennaio 2010

Case popolari, graduatorie aperte alle coppie di fatto



Il consiglio comunale accoglie una proposta di Rc. Punti anche a chi denuncia affitti in nero

VENEZIA - Accogliendo una proposta di Rifondazione Comunista il consiglio comunale di Venezia ha stabilito di aprire le graduatorie delle case popolari anche alle coppie di fatto, omosessuali compresi. «Le migliorie apportate grazie a Rc - specifica Sebastiano Bonzio, capogruppo di Rifondazione nell’assemblea comunale veneziana - sono socialmente rilevanti anche sul piano della giustizia civile. Si equiparano cioè le famiglie unite da vincolo di matrimonio e le cosiddette coppie di fatto che, come per le "famiglie vere" riceveranno punti in graduatoria esibendo la certificazione dell’anagrafe comunale che attesti che l’avvio della loro coabitazione».
Soddisfatto Bonzio anche sulla decisione di assegnare punti a coloro che denunceranno affitti in nero: «Non si aspira a dar vita ad una società di delatori - dice il consigliere - ma è ferma intenzione stimolare nei proprietari, armando la mano dell’inquilino con questa nuova possibilità, comportamenti virtuosi, rispettosi dei diritti degli inquilini e della fiscalità generale».

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