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domenica 2 maggio 2010

Samuele (PRC)Primo maggio: Lega nord di parma? Hanno la faccia come il culo


Primo maggio, giorno di memoria e di lotta Francesco Samuele, responsabile provinciale dipartimento lavoro di Rifondazione Comunista replica alla Lega Nord di Parma: "Hanno la faccia come il .... Non ci sono altre parole"
Chiarisco subito che questo intervento è, nello stile, un intervento del tutto personale, anche se so, nel mio intimo, che nel merito è, senz’altro, condiviso dal mio Partito.
Non è nel mio stile il generare polemiche, soprattutto se sterili. Ma in questo caso, non posso esimermi dal rispondere allo squallido comunicato della segreteria provinciale della Lega e dire, in modo netto e chiaro, che la Lega Nord di Parma ha la faccia come il culo. Non ci sono altre parole.
Noto, infatti, che anche il partito di Bossi ha imparato a dire enormi bugie, come il suo padrone Presidente del Consiglio.
Ripeto: la faccia come il culo. Il dire, infatti, che la Lega sia stata il partito (lo scrivo volutamente con la minuscola) che, negli ultimi due decenni, ha difeso di più i lavoratori, è una enorme menzogna: lo dimostrano i fatti.
Chi era, infatti, ministro quando è stata approvata la legge 30, legge che ha reso il lavoro sempre più incerto e precario? Roberto Maroni. Chi ha impedito che lo stillicidio di morti sul lavoro continui ad essere, ogni anno, una strage, senza che nulla si faccia? Il governo Berlusconi, su sollecitazione dei ministri della Lega, che ha svuotato di significato la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, introdotta dal governo precedente. E chi, in questi giorni, sta mettendo mano allo Statuto dei Lavoratori, frutto delle lotte, quelle si vere, dei nostri padri lavoratori, unico baluardo al principio costituzionale del diritto al lavoro, introducendo l’arbitrato ed annullando, dunque, la possibilità che un lavoratore ingiustamente licenziato possa ottenere giustizia da un Magistrato? Il governo Berlusconi, con il sostegno leale della Lega.
Vedi, caro Zorandi, non si può dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, perché prima o poi le menzogne, tue e dei tuoi padroni, verranno svelate. Come nel ventennio di Mussolini: i lavoratori prenderanno coscienza e si ribelleranno, seppellendo te e gli accoliti della Lega sotto una valanga di insulti.
Ricordiamo, caro Zorandi, quale sia il vero significato del Primo Maggio. Non quello che hai espresso tu, con un misto di gretto propagandismo (quando parli dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi) e di rozza ignoranza (quando definisci il Primo Maggio una festa americana).
Ti ricordo che il primo maggio è il ricordo delle manifestazioni soppresse nel sangue dei lavoratori di Chicago del 1886, tra i quali, certo non lo saprai, vi erano lavoratori provenienti da tutto il mondo. Anche dal Nord Italia.
Il primo maggio è l’idea della Seconda internazionale di Parigi del 20 luglio del 1889 di una grande manifestazione unitaria da tenersi in tutto il mondo da tutti i lavoratori del mondo contemporaneamente.
Il primo maggio in Italia è il 1947 con la strage di Portella della Ginestra, in cui gli uomini di Salvatore Giuliano, pagati dai mafiosi collusi con la DC, sparano sulla folla durante il comizio.
Il primo maggio è il ricordo dei morti di Reggio Emilia, e di tutte le manifestazioni in difesa della dignità del lavoro.
Il primo maggio è stato lacrime e sangue di tutti i lavoratori. Il primo maggio è stato lotta per le 8 ore lavorative, condizioni ed un salario migliori. Il primo maggio è stato sacrificio e consapevolezza di combattere per propri diritti e per quelli delle generazioni a venire. Il primo maggio è stato unità di tutti i lavoratori del mondo.
Oggi il primo maggio si festeggia per onorare questi lavoratori che hanno lottato e perso la vita per i nostri diritti. Si dovrebbe anche festeggiare per ricordare quanto è dura la lotta che porta a conquistarsi la propria dignità, il proprio futuro, la propria vita. E spero che presto, i lavoratori italiani, assieme a tutti gli immigrati che stanno onorando il nostro mondo del lavoro con il loro continuo sacrificio e a tutti coloro che sudano ore ed ore per un tozzo di pane o poco più, riprendano consapevolezza e dignità e tornino a festeggiare il Primo Maggio per quello che è: una giornata di Memoria e di Lotta, per un futuro diverso.

Francesco Samuele (nella foto)
Responsabile Lavoro-Welfare-Economia
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Parma

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sabato 23 gennaio 2010

Parma: sfratti, occupano il duc, la poliza li sgombera




 
Blitz contro gli sfratti della rete Diritti in casa e della società di riappropriazione urbana. Volevano parlare con un rappresentante del Comune perchè rispondesse alle richieste di una famiglia senza un tetto. Gli assessori rifiutano il dialogo e la polizia interviene incontrando solo resistenza passiva
di Marco Severo
Gli attivisti della rete Diritti in casa e della Società di riappropriazione urbana, protagonisti di numerose occupazioni nelle ultime settimane, sono entrati al pian terreno del Duc per manifestare contro gli sfratti. Alle cinque gli uffici del direzionale hanno chiuso, ma gli attivisti non hanno voluto saperne di lasciare l'immobile. Sul posto sono arrivati cinque agenti della Digos e quattro vigili urbani. Poi, quando il Comune si è rifiutato di incontrare i manifestanti e di parlargli, anche solo telefonicamente, la polizia è stata costretta a sgomberare l'edificio. Un'azione pacifica a cui gli attivisti hanno opposto solo resistenza passiva. LE FOTO

L'occupazione è cominciata attorno alle sedici: una cinquantina di ragazzi, preso possesso del pian terreno del Duc, dopo avere srotolato uno striscione che chiedeva il blocco degli sfratti, hanno chiesto a gran voce di incontrare un rappresentante del Comune. Volevano precise garanzie sul futuro di una delle ultime famiglie ad avere ricevuto uno sfratto esecutivo: una giovane coppia con due figli e un nonno, con problemi di salute, a proprio carico. Una famiglia che tra pochi giorni sarà sulla strada e che ha rifiutato la proposta del Comune per una situazione d'emergenza. La donna, i due bambini e l'anziano sarebbero, infatti, stati alloggiati in un residence. Per il marito un posto nel dormitorio pubblico, almeno in attesa di una sistemazione vera per tutto il nucleo famigliare.

Di divisione, però, i diretti interessati non vogliono sentire parlare. E in questo trovano il sostegno della rete Diritti in casa  e della Sru che proprio per ribadire "l'unità della famiglia" anche in tempi di forte crisi, hanno occupato il Duc: "Ci sembra singolare che una Amministrazione che punta così tanto, almeno a parole, sulle famiglie poi alla prova dei fatti non trovi altra soluzione che quella di dividere i membri di uno stesso nucleo".


Nessun assessore si è reso disponibile a un incontro di persona e gli attivisti sono passati al contrattacco proponendo una mediazione: hanno chiesto di parlare con il vicesindaco Buzzi al telefono, volevano leggergli una lettera della donna con lo sfratto, presente alla manifestazione insieme a uno dei figli, una bimba di 16 mesi. Hanno chiesto che i giornalisti fossero testimoni della telefonata, ma anche questa proposta è andata in fumo. Nè Buzzi, nè gli altri membri della Giunta si sono resi disponibili al confronto, sia pur telefonico, ribadendo senza parole quello che dall'inizio dell'ondata di occupazioni è la linea del Comune: "Nessun dialogo con chi fa azioni illegali".

A quel punto la polizia, pur riconoscendo il carattere pacifico dell'occupazione, non ha avuto altra scelta che decidere per lo sgombero forzato: ha avvisato i manifestanti che hanno garantito una resistenza solo passiva, facendosi sì buttare fuori con la forza, ma senza reagire. Sul posto sono quindi arrivate altre volanti della polizia e della municipale, una ventina di agenti in tutto, compreso il comandante dei vigili e il capo della squadra mobile.

Come annunciato sono entrati al Duc, hanno sollevato di peso i manifestanti che si sono fatti portare fuori senza muovere un dito, come precedentemente assicurato, trascinati dagli agenti tra i flash dei fotografi. In serata il Comune ha dato la sua disponibilità, tramite il vicesindaco Buzzi, a incontrare la famiglia con lo sfratto esecutivo: "Solo la famiglia, che tra l'altro ha già rifiutato la nostra prima proposta di ospitalità, non gli attivisti".
 

venerdì 22 gennaio 2010

Deborah Pezzani nuova coordinatrice per i Giovani Comunisti di Parma

I Giovani Comunisti della provincia di Parma hanno svolto la loro Conferenza lo scorso sabato 16 gennaio ed hanno eletto la nuova coordinatrice provinciale, Deborah Pezzani, studentessa universitaria di Economia, componente del comitato regionale e provinciale del Partito della Rifondazione Comunista. 
E’ stato inoltre discusso l’indirizzo politico dell’organizzazione e l’agenda delle future campagne e iniziative politiche che vedranno impegnati i Giovani Comunisti su più fronti: l’antifascismo, la lotta contro la precarietà e i licenziamenti, la difesa dell’istruzione pubblica, la difesa dell’ambiente, l’affermazione della laicità e dei diritti civili nello sforzo di contribuire a costruire un’alternativa al peggioramento delle condizioni di vita che la crisi di questo sistema prospetta ai lavoratori e alle giovani generazioni.

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