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venerdì 30 aprile 2010

Acqua bene comune senza se e senza ma e l'intervento di Alex Zanotelli

Il forum italiano dei movimenti per l’acqua della Provincia di Frosinone a coronamento dell’eccellente risultato ottenuto il 25 aprile, primo giorno di raccolta firme per i tre referendum sull’acqua pubblica, (oltre 3000 persone hanno firmato) e per rafforzare maggiormente l’appello a firmare, ha invitato a Frosinone Padre Alex Zanotelli . Il Padre comboniano, che si è speso e si spende per la difesa dei beni comuni dalla mercificazione neoliberista e opera sempre affianco dei più poveri e degli esclusi, è intervenuto in modo impeccabile con argomentazioni forti e chiare senza se e senza ma. I video che di seguito pubblichiamo non hanno bisogno di ulteriori commenti. Ciò che invece abbiamo trovato stridente con l’intervento di Zanotelli e con le finalità generali dei referendum, è stata la cornice legata all’evento. A parte la proiezione di slide con le spiegazioni esaustive del presidente del forum sull’enorme entità dei profitti che le multinazionali realizzano con la mercificazione dell’acqua, e le puntuali informazioni di Severo Lutrario sull’andamento della prima giornata di raccolta firme, gli interventi del consigliere Pdl Dott. CarloGagliardi e del sindaco di Torrice D.ssa Alessia Savo, ci sono parsi fuori luogo. Precisiamo che nel merito quanto affermato dai due amministratori, era assolutamente condivisibile, scontato per certi versi, in linea con i temi del convegno. Ma la loro provenienza e storia politica ci lascia dubitare sul loro reale obbiettivo. Il Dott. Carlo Gagliardi dopo una militanza nell’Udc è inscritto ad un partito dove il “pubblico” non è previsto. Nel Pdl è tutta proprietà privata di un unico PADRONE, tale Berlusconi Silvio. Come è apparso chiaro negli ultimi giorni non è ammesso neanche il dissenso, o meglio tutte le opinioni sono legittime solo se piacciono al PADRONE. E’ dura per un Piddiellino pensare solo minimamente ad un qualcosa che debba appartenere a tutti, manca completamente la predisposizione culturale alla leggittimazione del valore “bene comune”. La d.ssa Savo invece , dopo aver iniziato la sua carriera politica nel Pdl oggi milita nei quadri dell’Udc. Anche in questo percorso è difficile individuare la difesa dei beni comuni come punto forte e imprescindibile di un eventuale programma politico . Nella fattispecie, poi, il leader dell’Udc Pieferdinando Casini è genero di quel Caltagirone azionista Suez che controlla ACEA quindi non propriamente a favore della publicizzazione dell’acqua . Non vorremmo istruire processi alle intenzioni ma proiettiamoci nel futuro. Qualora si dovesse andare a votare, cosa che auspichiamo e riteniamo fortemente probabile, qualora Pdl e Udc dessero indicazioni di voto contrarie all’acqua pubblica, cosa altrettanto probabile, siamo sicuri che Gagliardi e Savo contravverranno alle direttive dei loro dirigenti e si impegneranno a sostenere i referendum? Padre Zanotelli giustamente afferma che l’acqua non ha colore politico, ma neanche le multinazionali che ci vogliono lucrare sopra hanno colore politico, tanto che si sono impegnate a finanziare le campagne elettorali sia del centro sinistra che del, centrodestra. Per farla breve i due amministratori avranno il coraggio di impegnarsi come stanno facendo ora anche nella fase successiva, quella della votazione, sapendo di mettersi contro il proprio partito?
Saranno capaci di rimanere irremovibili anche di fronte ad un’eventuale minaccia di espulsione determinata dal loro comportmento? Probabilmente avranno questo coraggio, ma per essere credibili dovranno esternarlo pubblicamente. Mettere per iscritto che appoggeranno i 3 quesiti referendari per la pubblicizzazione dell’acqua anche se in aperto contrasto con i loro partiti. In mancanza di una tale presa di posizione a nostro giudizio il loro contributo sarà sempre sospetto. Siamo stanchi di essere accusati di essere attaccati all’ideologia. La difesa dei beni comuni è senza ombra di dubbio una delle principali declinazioni dell’ideologia anticapitalista nella vita reale. Difesa dei beni comuni, solidarietà e stato sociale, dignità del lavoro, redistribuzione del reddito sono elementi che si rifanno tutti ad UN’IDEOLOGIA o, per dirla in altri termini, ad un modo di
concepire una società non governata dal mercato . Battersi esclusivamente per un di questi elementi decontestualizzandolo dagli altri è poco credibile. Il forum italiano dei movimenti per l’acqua ha giustamente respinto l’offerta di collaborazione da parte dei fascisti di Forza Nuova e lo ha fatto proprio sulla base di un discorso ideologico affermando che “In merito al comunicato di adesione al Comitato Promotore del referendum per l’acqua pubblica, pervenuto da Forza Nuova, iI suddetto Comitato Promotore intende ribadire che la lotta per l´acqua come bene comune e diritto umano universale è parte di una concezione del mondo e della società che, pur nella diversità delle esperienze che la promuovono, nasce da valori comuni che fanno dell´antifascismo, dell´antirazzismo e della solidarietà fra i popoli e le persone il proprio elemento costituente. Non è pertanto possibile né auspicabile alcuna collaborazione con chi ha una storia politica che si distanzia in modo radicale dai suddetti principi, condivisi da tutte le realtà che compongono”. 
Domande: una cultura che difende l’accumulazione e il profitto è compatibile con i principi propri dei quesiti referendari? Inoltre Forza Nuova alle ultime elezioni non ha forse appoggiato quel Pdl a cui Gagliardi è inscritto?








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da AUT Frosinone

sabato 24 aprile 2010

25 aprile, Appello "il salto nel buio"

25 aprile - APPELLO "Il salto nel buio"
Stiamo per entrare dentro l’ennesima, torbida, fase di attacco alla Costituzione democratica e antifascista. Ma, a differenza delle precedenti fasi, in particolare dell’ultima, a cavallo tra il 2004 e il 2006 (qualcuno ricorderà i famosi “saggi di Lorenzago” dove i nuovi “padri Costituenti” della destra progettarono il cambiamento della Costituzione), l’attuale ha al suo interno molti maggiori elementi di pericolosità.
In primo luogo per la dispersione, da oltre 2 anni, di quell’ampio schieramento democratico e progressista che si era aggiudicato tutte le consultazioni elettorali, amministrative e politiche, succedutesi nell’arco temporale 2002-2006 (sebbene d’un soffio le politiche del 2006) e, soprattutto aveva vinto, nettamente, il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006.
E lì parve che la sconfitta della destra fosse avvenuta anche nella società, uscita provata e ulteriormente impoverita dall’illusionismo berlusconiano, ma ahimé, i fatti immediatamente successivi s’incaricarono di dimostrare che così non era. E in effetti, al contrario di quanto molti di noi pensavano o auspicavano che venisse posto in essere da parte dello schieramento progressista, cioè la valorizzazione e il consolidamento, politico e culturale, dell’eccezionale risultato referendario, e quindi la riaffermazione della Costituzione, venne imboccata, subito e scelleratamente tutt’altra strada: il rilancio nel campo della destra del tema delle “riforme costituzionali”!
Così facendo si dimostrava chiaramente – qualora non ci se ne fosse ancora adeguatamente convinti nel corso del tormentato quindicennio 1994-2008 – che gran parte delle nostre “classi dirigenti”, di fatto, avevano oramai assunto, nel profondo, assieme alle “coordinate” economico-sociali proprie della destra (il liberismo economico, l’assunzione, irriflessa e irrazionale, del tema del razzismo e conseguenti politiche securitarie…), anche la relativa e connessa “ideologia istituzionale” (accentuazione del momento decisorio di vertice – presidenzialismo nelle sue varie versioni, ridimensionamento della funzione delle assemblee elettive, centrali ma anche locali, dai propri compiti legislativo e di controllo, trasformazione radicale di quelle particolari associazioni di cittadini - i partiti politici, così come previsti dalla Costituzione all’art.49, che per tutta una lunga fase repubblicana avevano svolto un’importante funzione pedagogica per larghi strati della popolazione, quella “scuola gratuita di massa” secondo l’efficace definizione di Lelio Basso; il “ridimensionamento” dell’autonomia della magistratura..), dandone, tra l’altro, concreta prova nell’agire politico dell’ultimo quindicennio (modifica del Titolo V della Costituzione con i voti del solo centro-sinistra, aumento della precarietà del lavoro e connessa riduzione delle tutele, leggi elettorali restrittive della democrazia..).
Tutto ciò era avvenuto ben prima del tracollo elettorale del 2008, nel cui ciclo di emarginazione politica e sociale siamo tuttora immersi.
E adesso?
Il continuo degradarsi dello spirito pubblico e la connessa criminalizzazione del dissenso e della stessa agibilità democratica sono giunti a livelli quasi autoritari, sol che si pensi ai continui e quotidiani attacchi, rivolti da anni, dal capo del governo e dai suoi collaboratori, agli organi di informazione non ancora loro asserviti, e a tutti gli organi di garanzia e di autogoverno democratico e costituzionale.
Il Parlamento, di fatto ridotto ad organo di mera ratifica della volontà del capo e della sua coalizione di “bravi”; la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Presidente della Repubblica, continuamente sottoposti ad una pressione tipica di una “repubblica sudamericana anni ‘70”.
Ma è particolarmente nei confronti del Capo dello Stato, organo mediatamente politico e di garanzia costituzionale, che si sono realizzate, di fatto, le principali deformazioni, dal momento che la sua funzione costituzionale è stata subdolamente fatta apparire, e ovviamente “gradita”, non più come il garante supremo della Costituzione, la “viva vox constitutionis”, secondo la celebre formula di Calamandrei, bensì in quella, assai ridimensionata e volutamente ininfluente di notaio-certificatore, contro la Costituzione.
Il consolidamento della destra nelle sedi politiche ed istituzionali, nella società e nello stesso senso comune, rendono a nostro avviso concreto il realizzarsi, in questa legislatura, di quel cambiamento costituzionale in chiave autoritaria – cesarista, a cui mira, incessantemente da circa un trentennio (quantomeno a partire dal programma di rinascita democratica di Licio Gelli) la parte peggiore del paese.
Per questo riteniamo di trovarci dinanzi all’attacco finale e potenzialmente demolitore della nostra Carta Fondamentale, e insieme ad essa della repubblica democratica e antifascista così come concepite e volute dall’Antifascismo e dalla Resistenza liberatrice.
Senza timore di esagerazione, qualora ciò si avverasse vedremmo ulteriormente ridursi ed in maniera significativa il già degradato spazio politico e pubblico per le forze dell’alternativa, oltre che le sfere di libertà di ciascun soggetto, singolo e associato.
Siamo cioè consapevoli di trovarci dinanzi al serissimo e incombente scenario proprio di un cambiamento radicale di regime, connotato dal presidenzialismo del capo popolo e da un’autocrazia elettiva (maggioritaria) ad esso subalterna e connessa, al solo fine di cristallizzare, costituzionalmente, la sciagurata accoppiata data dalla deriva plebiscitaria-autoritaria del capo con il razzismo, ormai dilagante, della destra reazionaria e del leghismo.
Per questi motivi intendiamo invitare tutti i cittadini, singolarmente e nelle forme associative loro proprie, le forze politiche della sinistra e democratiche, le forze sociali e sindacali, ad incontrarsi nelle ricorrenze, del 25 Aprile, del 1° Maggio e del 2 Giugno, a Roma e in tutte le città italiane, rivolgendo loro un accorato e solenne invito ad unirsi per realizzare un Patto per la salvezza della Costituzione repubblicana e dello Stato democratico nati dalla Resistenza. Un ultimo, e ci auguriamo non tardivo, sussulto democratico al fine di scongiurare l’inevitabile baratro.
Pur consapevoli delle diversità politiche e culturali che esistono tra noi, riteniamo certamente prevalente la necessità di porre in essere, tutti insieme e da subito, ogni sforzo per la difesa attiva e intransigente della Costituzione e della democrazia del nostro paese.
Il senso della storia e dei suoi processi, e la relativa interpretazione dei fatti storici, così come tramandatici dai nostri Maggiori, sono ben vivi in tutti noi.
Per questo auspichiamo che questa consapevolezza storica possa nuovamente radicarsi nella coscienza civile del paese e, conseguentemente, nella riflessione politica e culturale in luogo della malapianta di una certa politologia e di un certo ingegnerismo istituzionale che, nella migliore delle ipotesi appaiono scevri del benché minimo connotato valoriale democratico-sociale, quando addirittura non assumono il ruolo di vero e proprio strumento ideologico al servizio dei potentati economici e dunque del liberismo contro la Costituzione e la democrazia sociale da essa prevista.
Riteniamo dunque strumentale e frutto di una logora “politica dello scambio”, uscita sconfitta dal referendum popolare del 2006, l’ennesima riproposizione del tema delle cosidette "riforme" costituzionali. Sappiamo che sono ben altre le urgenze del paese!
Consideriamo perciò irricevibile la proposta dell’attuale maggioranza, perché finalizzata unicamente al recepimento in Costituzione dei postulati politici e culturali del berlusconismo e del leghismo.
Qualsiasi “revisione” costituzionale nel contesto dato, considerando i rapporti di forza in campo e la squilibratissima possibilità di comunicazione, equivarrebbe ad un vero e proprio salto nel buio per la democrazia e la libertà, ed un’ulteriore perdita secca, in termini di diritti di libertà e diritti sociali, per i lavoratori e per i cittadini, già duramente colpiti da una crisi, il cui acme non è stato ancora raggiunto.
Con questa nostra Chiamata vogliamo, invece, recuperare quello slancio e quella linearità d’azione che hanno caratterizzato la battaglia referendaria per la salvaguardia della Costituzione del 2005-2006, in cui, la giustezza e la nettezza della Lotta per la Costituzione furono compresi dalla maggioranza dei cittadini italiani, e dove le forze di sinistra seppero uscire, dopo molti anni, dalla marginalità per tornare a parlare, da protagoniste, al paese!
E’ questo ciò che ci prefiggiamo. Sono terminati i tempi degli slogan, delle mezze parole dal sapore incomprensibile e tecnocratico, del politichese più o meno corretto.
Intendiamo tornare tra la nostra gente, tra i lavoratori per proporre, nell’immediato, un Patto per la salvezza della Costituzione fondata sul lavoro, che costituisca il primo passo da cui proiettarsi in direzione della effettiva e duratura riconquista democratica e costituzionale del paese, per l’attuazione del programma democratico–sociale della Carta, che significa non soltanto Governo ma qualità dell’azione politica sui temi fondamentali per il paese e i suoi cittadini (politiche redistributive e di pace, piena e buona occupazione, scuola e sanità pubbliche, beni e servizi pubblici e sociali, casa ecc..).
Siamo ben consci che il nostro Appello e la nostra Chiamata avvengono dopo che molte, troppe occasioni, funzionali al ristabilimento di una normale dialettica democratica, sono state sprecate.
Ne sono seguiti errori, gravi sottovalutazioni della pericolosità dell’avversario, si é manifestata all’interno del ceto politico e conseguentemente nella società una vera e propria subalternità culturale rispetto ai temi delle destre, vecchie e nuove, e lo specchio di ciò è rappresentato dal recepimento di un sistema elettorale antidemocratico, funzionale e omologante al mainstream capitalistico internazionale, formalmente bipartitico ma sostanzialemente monopartitico (il monopartitismo disgiunto), che costituisce una della cause principali del riduzionismo democratico in atto. Ed in più piccoli e insensati egoismi di partito. Soltanto se sapremo superare tali errori di prospettiva e di prassi politica, potremo risollevarci.
Siamo però persuasi che ciascun cittadino, ciascun lavoratore italiano, ogni soggetto collettivo destinatario del nostro Appello e della nostra Chiamata, nessuno escluso, sia in buona parte consapevole della drammaticità del momento che stiamo vivendo, e della grandissima responsabilità che questo implica per il futuro della nostra democrazia e della nostra libertà. Se non ora quando? La resistenza (costituzionale) continua.

Primi firmatari: Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Michelangelo Bovero, Emiliano Brancaccio, Maurizio Brotini, Alberto Burgio, Lorenza Carlassarre, Massimo Ceciarini, Antonello Ciervo, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Elisabetta Grande, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Donata Gottardi, Carlo Lucchesi, Maria Rosaria Marella, Giovanni Marini, Gerardo Marotta, Ugo Mattei, Corrado Mauceri,Giorgio Mele, Siliano Mollitti, Diego Novelli, Andrea Panaccione, Roberto Passini, Marcello Rossi, Cesare Salvi, Paolo Solimeno, Alessandro Somma, Massimo Torelli, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci

Per aderire all'appello: appelli(at)ilmanifesto.it

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giovedì 22 aprile 2010

APPELLO PER LA NON AMMISSIONE DI BLOCCO STUDENTESCO ALLE ELEZIONI UNIVERSITARIE

Pubblichiamo l'appello promosso da tutte le organizzazioni giovanili democratiche che chiede la non ammissione del Blocco studentesco (studenti di casa Pound) alla competizione elettorale universitaria. E' evidente che quest'appello non esaurisce né riassume la nostra militanza antifascista, che si realizza ogni giorno scuola per scuola, università per università, quartiere per quartiere. Tuttavia segnalo come un fatto estremamente positivo che la pressoché totalità delle forze politiche e studentesche democratiche abbiano deciso di chiedere l'esclusione del Blocco studentesco. Dovrebbe essere un fatto scontato, ma in quest'Italia purtroppo non lo è.

Flavio Arzarello

Appello a tutte la forze democratiche ed alle istituzioni accademiche

"Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica...
il fascismo è l'antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui."
(Sandro Pertini)
Esiste una grave emergenza democratica nelle università italiane, ovvero il tentativo di insediamento e acquisizione di legittimità politica da parte di gruppi che a diverso titolo si richiamano all’esperienza storica dei fascismi.
Il rispetto dei valori costituzionali impone quindi ad istituzioni, partiti e sindacati una severa vigilanza democratica in occasione della prossima consultazione elettorale degli studenti universitari italiani al fine di scongiurare la mortificazione e l’umiliazione dei valori civici della nostra comunità nazionale.
La pregiudiziale costituzionale antifascista, in ossequio alle leggi dello Stato n.645/1952 e n.205/1993, non può e non deve essere aggirata da quelle organizzazioni politiche che si propongono “di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio". (Associazione di promozione sociale Casa Pound Italia).
Il progressivo instaurarsi di un clima di violenza e intolleranza negli Atenei italiani va scongiurato isolando quelle componenti “politiche” che si ispirano ad una precisa strategia di insediamento attraverso l’uso e l'esaltazione della violenza quale strumento di lotta politica al fine di sviluppare forme di controllo della discussione politica tra gli studenti.
Non si può quindi banalizzare il discorso politico all’interno degli atenei italiani, attraverso la riduzione del confronto e della dialettica fra le parti alla dimensione dello scontro fisico per l’occupazione degli spazi, pena, specularmente, la legittimazione di fatto delle organizzazione universitarie che fanno esplicito uso di pratiche, elementi simbolici e discorsivi tratti dal corredo delle ideologie nazifasciste.
L’esponenziale aumento negli ultimi mesi di aggressioni e atti intimidatori di chiara matrice fascista all’interno degli atenei italiani, aventi ad oggetto oltre al corpo studentesco persino docenti e personale ATA, non può lasciare indifferenti le forze democratiche di questo Paese; il rischio di un pericoloso ritorno a tempi bui della nostra storia repubblicana va scongiurato attraverso una ferma e piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sociali al fine di garantire il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato.
Occorre peraltro respingere le tesi mistificatorie relative al presunto diritto di organizzazioni fasciste di compiere propaganda e apologia del fascismo. Si tratta, come noto, di un clamoroso strafalcione giuridico.
La libertà di manifestazione del pensiero infatti non va confusa con la propaganda e l’apologia del fascismo, costituente reato ai sensi dell’art. 4 della l. 645/1952 (c.d. “Legge Scelba”), e che sanziona chiunque “fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque "pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.
Ricordiamo ancora che la Legge Scelba, attuativa della XII° disposizione transitoria della Costituzione, individua quale reato penale l’apologia del fascismo, e che già la Corte Costituzionale si è più volte pronunciata (cfr. ss. n. 1/1957 e n. 74/1958) riconoscendo la piena conformità delle citate disposizioni di legge all’art. 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero.
E’ utile ricordare che la legge n. 205/1993 (c.d. “Legge Mancino”) oltre a prevedere la fattispecie penale della “Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” punisce anche, ai sensi dell’art. 2, “chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi” richiamanti il fascismo.
Si notino in questo senso le attività della già citata associazione di promozione sociale “Casa Pound Italia”, della relativa organizzazione universitaria “Blocco Studentesco”.
Qualora qualcuno volesse negare che l’attività di Casa Pound Italia e del Blocco Studentesco sia riconducibile alla fattispecie della propaganda e dell’apologia del fascismo, ci limitiamo a ricordare che l’associazione Casa Pound Italia si propone dichiaratamente di “sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio”. (
http://www.casapound.org/cp_italia.html)
Non può infine passare inosservata la sostanziale identità del simbolo di Blocco Studentesco con quello della British Union Fascist. (cfr.
http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Britannica_dei_Fascisti).
Il richiamo all’esperienza mussoliniana nelle sue declinazioni più violente, lo squadrismo dei primi anni Venti e la Repubblica Sociale Italiana, sono già stati oggetto di diverse interrogazioni parlamentari (vedasi ad es. da ultimo le interrogazioni parlamentari presentate al Senato il 22/12/2009, e alla Camera il 4/2/2010).
In tal senso sentiamo peraltro il dovere di formulare un appello a tutti i rettori ed i presidi di facoltà di atenei in cui si svolgono elezioni per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca, nonché al Ministro dell’Istruzione Università & Ricerca, a non ammettere liste direttamente od indirettamente collegate a queste organizzazioni fasciste.
Riteniamo, infatti, che la presentazione di tali liste presenti gravi profili penali integrando la citata fattispecie di cui all’art. 4 della l. 645/1952. A ciò si aggiunga il fatto che offrire “cittadinanza” a simili organizzazioni di chiaro stampo fascista all’interno delle università ha determinato un incremento esponenziale delle attività criminose compiute da questi gruppi, che confidando nell’impunità, sono portati al compimento di ulteriori e sempre più gravi atti di rilevanza penale.
E’ necessario, sul punto, ribadire che le autorità accademiche, in primis rettori e presidi, ai sensi di legge oltre che in base alle stesse norme ordinamentali d’ateneo, hanno l’obbligo giuridico (e non la mera facoltà) di impedire il compimento di qualsiasi violazione di legge (e quindi, a maggior ragione di violazioni della legge penale) all’interno o comunque nell’ambito dell’ateneo. Per tale ragione grava su di loro la responsabilità, ancor prima che sulla stessa autorità di pubblica sicurezza, di impedire il compimento di simili reati. Un’eventuale omissione di intervento da parte delle citate autorità accademiche sarà essa stessa censurabile sul piano disciplinare, civile e penale.
Non sono più sufficienti dichiarazioni o semplici condanne: le organizzazioni fasciste, così come durante le tornate elettorali politiche, vanno escluse dalle consultazioni universitarie, denunciate e perseguite in tutte le sedi legali.
Su questo punto ci attendiamo risposte chiare e nette dalle istituzioni competenti, in primo luogo da quelle accademiche.

Flavio Arzarello, Coordinatore nazionale FGCI
Luigi Iorio, Segretario nazionale FGS
Simone Oggionni, Portavoce nazionale GC
Giorgio Paterna, Coordinatore nazionale UdU
Fausto Raciti, Segretario nazionale GD

Per adesioni invia una e-mail a :
appelloesclusioneblocco@gmail
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giovedì 15 aprile 2010

Una storia di legalità punita


Riceviamo sottoscriviamo e pubblichiamo, con invito a firmare e far girare l'appello

Questa è una storia di legalità punita. La storia di datori di lavoro italiani e lavoratori immigrati presi in giro per aver avuto fiducia in una legge dello Stato, stabilizzato un lavoro sommerso, dichiarato la loro situazione a prefetture e questure, e per aver pensato infine che la legge fosse uguale per tutti.

Parliamo della “sanatoria” dei cittadini stranieri, anche se questo nome è improprio perché richiama alla mente condoni offerti ex post a chi, in un modo o nell’altro, ha fatto il furbo. Nel nostro caso, invece, non è di furbi che si tratta, ma di lavoratori onesti a cui è stata offerta la possibilità di vivere alla luce del sole. Non dimentichiamo nemmeno la natura discriminatoria del provvedimento, che ha sanato la posizione solo di chi lavorava nelle nostre case o assisteva i nostri anziani, lasciando costretti allo sfruttamento e alla clandestinità i dipendenti dell’industria e dell’agricoltura: l’ennesima bizzarria tutta italiana alla quale, purtroppo, ci siamo da tempo assuefatti.

            La regolarizzazione riguardava, come è ovvio, persone che erano prive del permesso di soggiorno prevedendo che non potessero regolarizzarsi  solo gli stranieri che erano stati espulsi per gravi ragioni di ordine pubblico e sicurezza e che avevano commesso reati penali di una certa rilevanza. Così, di fronte all'apertura di un percorso di legalità, lavoratori e datori di lavoro sono “emersi”, hanno riempito moduli e dichiarazioni, pagato quanto dovuto (nelle casse dello Stato sono entrati 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche da bollo), convinti di ristabilire così almeno una piccola fetta di legalità.

Alla fine della procedura, ovvero al momento di consentire allo straniero che aveva fatto la regolarizzazione di ottenere l'agognato permesso di soggiorno, ecco che, dopo diverse settimane di  grave confusione, con applicazioni della legge totalmente diverse tra le varie città,  interviene la novità, contenuta in una “circolare interpretativa” della polizia: è vero, vi si sostiene, che la sanatoria regolarizza i clandestini, purché però gli interessati non siano “troppo” clandestini; via libera alla regolarizzazione di coloro che hanno ricevuto un solo decreto di espulsione; niente da fare invece per coloro che di decreti di espulsione ne hanno ricevuto più di uno; anche se sono emersi, anche se  quanto dovuto è stato pagato, anche se hanno un lavoro, una casa, una identità. Secondo la citata interpretazione, la disobbedienza all'ordine di espulsione ripetuta più volte (considerata reato penale dalla legge sull’immigrazione) equivarrebbe, come gravità, a reati che la legge prevede come ostativi alla regolarizzazione quali ad esempio truffa, fabbricazione di esplosivi, furto aggravato, lesione personale etc.
           
L'interpretazione sopra proposta ci colpisce profondamente, perché riteniamo operi uno stravolgimento della legge determinando una situazione non rispettosa dei principi di uguaglianza, ragionevolezza e non discriminazione che sono alla base del nostro vivere civile e del nostro ordinamento costituzionale. Come persone che credono in uno stato di diritto siamo infatti allarmati se chi è rimasto a vivere nel nostro Paese senza un documento di soggiorno viene messo sullo stesso piano di consumati criminali.

            Riteniamo che si debba evitare di generare un autentico circolo vizioso, visto che lo scopo della norma era proprio quella di regolarizzare chi era rimasto senza documenti di soggiorno, e che non ha alcun senso distinguere tra coloro che erano stato espulsi (sulla carta) una sola volta da coloro che lo sono stati (sempre sulla carta) più volte.  Come possiamo non vedere che questa differenza tra situazioni identiche è del tutto casuale ed è legata alla maggiore visibilità di alcuni rispetto ad altri a causa del colore della pelle o alla povertà?

Come possiamo non notare che tutta questa vicenda ha il sapore di una beffa nei confronti di chi- lavoratori e datori di lavoro- ha creduto nella legalità, aderendo alla regolarizzazione? Come possiamo tacere, se il messaggio che emerge è che fidarsi delle autorità è sciocco, che conviene sempre rimanere invisibili, far lavorare in nero, non pagare le tasse, in nome della convinzione tutta italiana che sia l’illegalità a premiare?

Riteniamo che in questa storia sia possibile vedere uno dei tanti segni del degrado etico che sta investendo il nostro paese, sempre più forte con i deboli e sempre più debole con i forti. Constatiamo allarmati la diffusione di norme e prassi che, facendo leva sulla paura, riservano solo agli stranieri dei trattamenti di estrema durezza, mentre molte illegalità gravi e diffuse che scuotono il Paese vengono apertamente tollerate.

            Auspichiamo quindi che anche in questa piccola ma illuminante vicenda - che riguarda le persone che accudiscono i nostri anziani e puliscono le nostre case - alla fine prevalgano ragionevolezza e giustizia, ed è con questo spirito che ci rivolgiamo alle autorità e a tutti i cittadini e attendiamo fiduciosi le decisioni della Magistratura.

            Affinché non sia una storia di legalità  punita.
                          
             (Girare e firmare è importante per molte persone, Grazie)

PER FIRMARE L'APPELLO http://www.firmiamo.it/sanatoriatruffa2009/  

VIDEO DI MONO OVADIA




 
Le prime Firme:
-Sergia Adamo – ricercatrice Università di Trieste
-Daniela Antoni - Cobas Scuola Trieste
-Simona Baldanzi – scrittrice
-don Albino Bizzotto - Beati I Costruttori Di Pace
-Silva Bon – storica
-Maria Bonafede - moderatora della Chiesa Valdese – Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste in Italia.
-Giovanna Botteri - corrispondente Rai per il NordAmerica
-Antonella Bukovac – poetessa
-Alberto Burgio – docente Università di Bologna
-Paolo Cacciari – giornalista
-Fulvio Camerini – medico
-Gianfranco Carbone – avvocato
-Massimo Carlotto – scrittore
-Pierluigi Celli - direttore LUISS (libera università degli studi Guido Carli)
-Michel Charbonnier – pastore della Chiesa Valdese di Trieste
-don Luigi Ciotti - Gruppo Abele e Libera
-Massimo Cirri - autore teatrale, psicologo, conduttore della trasmissione radiofonica "Caterpillar"   Radio 2
-Walter Citti – responsabile sezione FVG ASGI-Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
-Roberta Colacino – attrice
-Daria Colombo – scrittrice
-Comunità Valdese di Trieste
-Coordinamento donne contro il razzismo della Casa internazionale delle donne di Roma
-Mauro Covacich – scrittore
-Alessandro Dal Lago – docente Università di Genova
-don Pierluigi Di Piazza - presidente Centro Balducci
-Valerio Evangelisti – scrittore
-Liliana Ferrari – docente Università di Trieste
-Dario Fo – attore, Premio Nobel per la letteratura
-Gianluca Gabrielli - storico del razzismo
-Fabrizio Gatti – giornalista
-Franco Giraldi - regista
-Vincenzo Guerrizio - giornalista televisivo RAI ("Presa diretta" – RAI3)
-Irma Guzman- mediatrice culturale
-Margherita Hack - astrofisica
-Veit Heinichen – scrittore
-Riccardo Iacona - giornalista televisivo RAI ("Presa diretta" – RAI3)
-Anna Illy – imprenditrice
-Roberto Lamacchia - presidente Associazione Giuristi democratici
-Domenico Lucano - Sindaco di Riace
-Claudio Magris – scrittore
-Maria Luisa Matero – avvocato
-Moreno Miorelli - organizzatore della Stazione di Topolò.
-Sabrina Morena - regista
-Grazia Naletto – ricercatrice, vicepresidente Associazione Lunaria
-Moni Ovadia - attore, cantante, compositore
-Boris Pahor – scrittore
-Bojana Pavicevic – mediatrice culturale
-Giorgio Pellis – medico
-Vincenza Perilli – ricercatrice
-Maurizio Pessato - amministratore delegato SWG spa
-Carmela Pignato - docente Università di Trieste
-Ugo Pierri – pittore
-Donatella Pini – docente Università di Padova
-Rosella Pisciotta – Teatro Miela/Bonawentura
-Giorgio Pressburger - scrittore e regista
-Franca Rame – attrice
-Melita Richter – mediatrice culturale, docente Università di Trieste
-Annamaria Rivera – antropologa, saggista, docente dell'Università di Bari
-PierAldo Rovatti – docente Università di Trieste
-Pino Roveredo – scrittore
-Paolo Rumiz – scrittore, giornalista
-padre Antonio Santini – Beati i Costruttori di Pace
-Chiara Sasso - coordinatrice Rete comuni solidali
-Gianfranco Schiavone – presidente ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà
-Filippo Solibello - autore, conduttore della trasmissione radiofonica "Caterpillar" Radio 2
-Marco Sofianopulo - compositore, direttore della Cappella Civica del comune di Trieste
-Marina Spaccini – medico
-Pierluigi Sullo – direttore della rivista CARTA
-Gino Strada – chirurgo, fondatore di Emergency
-Susanna Tamaro – scrittrice
-Giorgio Tambulini – medico
-Ciro Tarantino - ricercatore Università della Calabria
-Giuseppe Trebbi - docente Università di Trieste
-Lorenzo Trucco –  presidente nazionale ASGI-Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
-Edvino Ugolini – poeta
-Viviana Valente - giornalista
-Gabriella Valera – docente Università di Trieste
-don Mario Vatta – Comunità di S. Martino al Campo
-Claudio Venza – docente Università di Trieste
-Roberto Vecchioni – cantante
-Roberto Weber - presidente SWG spa
-Claudio Zaccaria – docente e direttore del CISEM Università di Trieste
-Maurizio Zacchigna – attore
-Alex Zanotelli – missionario comboniano
-Anna Zoppellari – docente Università di Trieste
-Nazarena Zorzella - vice presidente ASG

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mercoledì 14 aprile 2010

Sit in per Cuba 28 aprile 2010


Il 28 aprile 2010 dalle ore 13,30 alle 16,30 sit in di fronte al parlamento europeo a bruxelles al fianco di Cuba e contro la risoluzione dell ’11 marzo

L’ennesimo, violento, attacco a Cuba è un’aggressione contro l’autodeterminazione di un paese democratico e indipendente dal 1959. La guerra che gli Usa gli hanno da sempre dichiarato, e che sostengono con qualsiasi mezzo, compreso il terrorismo, è un’offesa al diritto internazionale e alla pace.

Cuba è ancora sotto attacco anche da parte del Parlamento Europeo. Parlamento che invece di sostenere e proteggere i reali interessi dei popoli europei dalla crisi sistemica del capitalismo in atto, si preoccupa di eseguire scioccamente gli ordini di Washington. Cuba ha insegnato, senza armi ma con la forza del suo esempio, a milioni di esseri umani in America Latina, e non solo, il valore della libertà, della solidarietà, dell’autodeterminazione, della democrazia e della giustizia sociale.

La morte di Zapata Tamayo, un delinquente detenuto per reati comuni e poi arruolato a suon di dollari dalla cosiddetta “dissidenza” di Miami al soldo degli Usa, è una tragedia umana, che rispettiamo, ma che niente ha a che fare con le libertà fondamentali che a Cuba sono pienamente rispettate e garantite.

Noi condanniamo fermamente la risoluzione dell’11 marzo 2010, in relazione a quella morte, che il Parlamento Europeo ha votato contro Cuba, perché infarcita di evidenti falsità per perseguire il fine di abbattere il processo rivoluzionario cubano. Ringraziamo sentitamente gli europarlamentari che vi si sono opposti.

Condanniamo, altresì, la violenta e strumentale campagna mediatica contro lo stato sovrano di Cuba in relazione a presunte e inesistenti violazioni dei diritti umani.

Cuba è sottoposta a un feroce blocco totale degli Usa che è stato condannato 18 volte dalle Nazioni Unite senza nessuna risposta da parte statunitense, se non il loro arrogante disprezzo per la legalità internazionale. Un blocco che viola i diritti umani del popolo cubano.

Cuba è stata attaccata dal terrorismo, ed ha avuto circa 3478 morti, e paga la sua autonomia e indipendenza con la detenzione di Cinque suoi agenti dell’antiterrorismo incarcerati illegalmente da oltre 11 anni negli Stati Uniti, con gravissime violazioni dei loro diritti umani, solo perché difendevano il loro paese dagli attacchi del terrorismo proveniente dagli Stati Uniti.

In questo 2010 si celebra il 65° anniversario della Liberazione dell’Europa dal nazi-fascismo e noi vorremmo che questo anniversario segnasse anche, finalmente, la fine degli attacchi strumentali e vergognosi che il Parlamento Europeo continua ad effettuare da anni contro il popolo cubano e la sua rivoluzione .

Oggi noi chiediamo, in nome dei popoli europei, che il Parlamento continentale realizzi politiche solidali ed eque con il governo e il popolo cubano rispettando la sua autodeterminazione e la sua sovranità nazionale.

Gli Organizzatori:

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Nuestra America (membro della Rete delle Reti in Difesa dell’Umanità)
Associazione La Villetta per Cuba

Prime adesioni:
Rete dei Comunisti, Pdci, Comitato Fabio di Celmo, Tele Ambiente, Radio Città Aperta, Puntocritico, El Moncada, Laboratorio europeo di Critica Sociale, Contropiano, Centro studi Cestes-Proteo, Amicuba online, Natura Avventura edizioni



Con questa iniziativa parte una mobilitazione a sostegno di Cuba dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Nuestra America e La Villetta per Cuba che proseguirà nel mese di maggio con due manifestazioni di fronte alla sede del Parlamento Europeo di Roma e alla Rai Tv di Milano. Queste due manifestazioni unitarie verranno organizzate, nei modi e nelle forme, nelle prossime settimane.
Facciamo, inoltre, appello a tutte le organizzazioni, comitati e associazioni della solidarietà europea con Cuba di attivare campagne in tutti i paesi europei a sostegno di Cuba.

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Roma: Manifestazione cittadina della scuola pubblica

 
La politica non ci ascolta, sembra che nessuno sappia darci le risposte che da tempo aspettiamo. A quando la restituzione dei soldi alle scuole? A quando i nuovi fondi? A quando una nuova politica sulle strutture scolastiche? Per far vedere ancora una volta a TUTTI che non siamo numeri, non siamo pedine di cui vantarsi in campagna elettorale, ma persone che necessitano e pretendono RISPETTO!
No alla PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA!
Vogliamo essere presi in considerazione, vogliamo i fondi per i problemi più basilari di finanziamento, non vogliamo più mettere un euro di tasca nostra nei bilanci della scuola Pubblica, vogliamo scuole sicure!
La nostra protesta non si ferma, con proposte, idee, tanta voglia di costruire, scendiamo in piazza!





La manifestazione è organizzata dal Coordinamento Permanente Scuole di Roma e aderiranno le seguenti scuole, coordinamenti, associazioni ed organizzazioni sindacali:
49° Circolo Didattico, 92° Circolo Didattico, 1° Circolo Didattico, Dalla Chiesa, Pasteur, Talete, D´Antona Biagi, De Chirico, Russel, Poggiali, Fabrizio de Andrè, Crispi, L. da Vinci Maccarese, VII Montessori, Guareschi, Montezemolo, S. Benedetto, Vittoria Colonna, Quartararo, Gullace, Socrate, Aristotele, Keplero, Cavour, M. Grazia Cutuli, Iqbal Masih, Troisi, Coordinamento Scuole Secondarie, Coordinamento XIII Municipio, Coordinamento IV Municipio, Coordinamento Precari Scuola, Popolo Viola Roma,Rete degli Studenti, Studenti Viola Napoli, Comitato Insegnanti ATA Precari Roma, CGD, Scuola popolare Pietro Bruno, Centro sociale La Strada, Per una Scuola della Repubblica,Unione degli Studenti Roma e Lazio,Libera Cittadinanza, Collettivo Senza Tregua, COBAS, RDB CUB Scuola, USI, FLC CGIL, UNICOBAS
 
Sabato 17 aprile 2010 ore 14,30-17,00 
Colosseo - Campo dei Fiori

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martedì 13 aprile 2010

IO STO CON EMERGENCY - 17 APRILE -ROMA


SABATO 17 - ore 14,30 - Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.
Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.
IO STO CON EMERGENCY
Entra nel sito di Emergency
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sabato 3 aprile 2010

A Chiaiano c'ero anch'io ! (Appello)


Ciò che sta avvenendo in questi giorni a Napoli ci riempie di preoccupazione ed indignazione. L'esperienza di lotta contro la devastazione ambientale che si è prodotta negli ultimi anni tra Chiaiano e Marano e in tante aree della regione viene messa pesantemente sotto attacco. Alcuni attivisti sono stati oggetto di misure di restrizione della libertà, per eventi accaduti addirittura due anni fa!
Il 23 Maggio del 2008 tutta l'Italia ha potuto vedere come il governo schierò contro cittadini inermi, che resistevano seduti in terra a mani alzate, centinaia di poliziotti e carabinieri. Se la Repubblica è il bene comune, se la democrazia è l'autogoverno delle persone, quel giorno è stato toccato un punto assai basso della democrazia nel nostro paese. A chi era lì, accanto a migliaia di cittadini che volevano difendere la loro terra, fu impedito di documentare, ai giornalisti furono sottratte le tele camere e fuorono oggetto di aggressione da parte della forze dell'ordine come denunciò anche la FNSI.
Lo Stato d'eccezione come metodo di governo, la perpetuazione dell'emergenza come ricatto alla democrazia, ai diritti dei cittadini e alla trasparenza: nell'esibizione muscolare di quei giorni a Chiaiano è precipitata la logica che da decenni tiene in ostaggio questa terra e crea il contesto opaco in cui prosperano i rapporti tra i poteri forti e le economie criminali. La voce delle donne e degli uomini che nella sua semplice chiarezza diffidava di una democrazia da subalterni, è invece un esempio di repubblica e di protagonismo sociale, che non può essere nuovamente diffamato da una narrazione reazionaria.
Il luogo comune che racconta la resistenza i n Campania contro l'avvelenamento della terra come un coagulo di "camorristi e plebaglia" è uno stanco e insopportabile refrain, un alibi perfetto per la falsa coscienza del potere. Oggi alcuni attivisti vengono messi sotto inchiesta per aver partecipato alla costruzione di quel percorso di democrazia e partecipazione civile che Chiaiano ha rappresentato e rappresenta, vengono colpiti nella loro libertà personale, mentre per lo scempio del territorio, di quel territorio, nessuno è perseguito. Per questo eravamo e saremo tutti a Chiaiano, perché il diritto al dissenso è un bene irrinunciabile e da difendere con i denti, oggi più che mai.
Prime adesioni:
Erri De Luca - scrittore
Margherita Hack, professore emerito università di trieste
Alex Zanotelli - padre comboniano
Luigi De Magistris - Europarlamentare
Don Viatliano Della Sala
Maurizio Braucci - scittore
Prof. Angelo Baracca, Dipartimento di Fisica, Univ. di Firenze
Prof. Sergio Ulgiati, Dipartimento Scienze per l'Ambiente, Univ. Parthenope
Luca Tornatore, Astofisico, Università di Trieste
Luca Casarini - scrittore
Stefano Vecchio - Direttore Dipartimento Farmacodipendenze Asl Napoli 1
Pierpaolo Leonardi - Portavoce nazionale Rdb/Cub
Corrado Gabriele - Consigliere Pd Regione Campania
Giulio Riccio - Assessore Politiche sociali Comune di Napoli
Rino Nasti - Assessore Ambiente Comune di Napoli
Salvatore Perrotta - Sindaco di Marano
Massimo Nuvoletti - Vicesindaco di Marano
Carmine Malinconico - Presidente VIII Municipalità Comune di Napoli
Francesco Minisci - Consigliere comunale indipendente Comune di Napoli
Francesco Nicodemo - Consigliere comunale Pd Comune di Napoli
Sandro Fucito - Consigliere comunale Federazione della sinistra Comune di Napoli
Raffaele Carotenuto - Capogruppo Fed. della sinistra Comune di Napoli
Franco Moxedano - Capogruppo Idv Comune di Napoli
Stefania Fanelli - Consigliere Comune Comune di Marano di Napoli
Gianfranco Bettin - Consigliere comunale indipendente Comune di Venezia
Beppe Caccia - Consigliere comunale indipendente Comune di Venezia
Paolo Ferrero - Portavoce Nazionale Federazione della Sinistra
Maurizio Acerbo - Consigliere regionale Prc Abruzzo
Francesco Caruso - Ricercatore, Università della Calabria
Franco Piperno - Fisico, Università della Calabria
Antonello Petrillo - Docente Sociologia, Università Suor Orsola Benincasa Napoli
Federico Di Traglia - Dottorando in Scienze della Terra Università di Pisa
99 Posse - musicisti
Salvatore Carrozza - Campione intercontinentale Wbf di pugilato
Emanuele Bonaccorsi - Giornalista, autore di "Potere Assoluto"
Daniele Nalbone - Giornalista , autore di "In prima persona"
Ylenia Sina - Giornalista
Alisa Del Re, Università di Padova
Gigi Rogero, Università di Bologna
Anna Curcio, Università della Calabria
Girolamo De Michele
Alessandra Gentili educatore professionale.
Adelino Zanini
Paolo Do, Dottorando Queen Mary, University of London
Michele Barbolini - Dottorando- dipartimento di italianistica- Università di Bologna.
Luca Cadioli, Dottorando Università di Siena
Giso Amendola , Università di Salerno
Alessandro Arienzo – Ricercatore Federico II Napoli
Sandro Mezzadra – Docente Università Bologna
Andrea Capocci, dip.to di Fisica "La Sapienza"
Fernando Maggio, dottorando Università La Sapienza
Ludovica Ioppolo, Dottoranda Sociologia La Sapienza
Simone Capra, dottorando Villard de Honnecourt
Danilo Di Genova -Geologo dell'Università degli studi Roma Tre.
Gianfranco Morosato - editore (ombre corte) Verona
Fabrizio Villeggia -Provincia di Roma - gruppo "Sinistra, Ecologia e Libertà"
Manuela Costa | Videomaker Officina Multimediale
OFFICINA MULTIMEDIALE - Associazione M'ArtE
Augusto Illuminati- Docente Università di Urbino
Stefano Lucarelli- Università di Bergamo
Andrea Alzetta, Consigliere indipendente Comune di Roma
Cristiana Cortesi, consigliere Municipio X Roma
Rino Fabiano, Consigliere Municipio III Roma
Gianluca Peciola, Consigliere Provinciale Roma
Carlo Vercellone
Christian Marazzi
Federico Chicchi
Spartaco Greppi - SUPSI-DSAS
Maurizio Gibertini – Officina Multimediale
Andrea Fumagalli - Università di Pavia
Avv. Giangi Giovannelli - Milano
Tiziana Terranova- Docente Università Orientale Napoli
Silvana Carotenuto- Docente Università Orientale Napoli
Francesco Raparelli, dottorando Università di Firenze
Francesco Brancaccio, dottorando Università di Roma La Sapienza
Maurizio Ricci, dottorando Università di Roma La Sapienza
Svez - musicista
Cosang

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7 MAGGIO 2010: FORZIAMO IL BLOCCO!


UN APPELLO ALLE FORZE DEMOCRATICHE E ANTIFASCISTE DELLA CAPITALE E D’ITALIA

Esattamente un anno fa, attraverso un infame disegno di legge l’”Ordine del Tricolore”, ambienti governativi cercavano di infliggere l’ennesimo fendente mortale alla storia repubblicana del Paese assimilando partigiani e repubblichini alla medesima visione mistificatrice e senza memoria del nostro passato.
Grazie alla mobilitazione spontanea e di massa dell’Italia antifascista l’aborrito proposito rientrava ma nei mesi successivi sistematicamente si continuava a perseguire, a più livelli, un preciso obiettivo: riscrivere, in spregio alla verità, la storia del passato per meglio controllare quella del futuro. Altrimenti non potrebbe essere in un Paese nel quale politicanti, trasformisti e avventurieri di ogni risma governano facendo e disfacendo leggi a loro piacimento e convenienza personale, sputando senza vergogna sulla Costituzione vergata col sangue di un’intera gioventù che seppe ribellarsi all’arbitrio e alla prevaricazione fatte sistema.
In questo quadro, dove a vincere sono sempre i furbetti potenti di turno, i prepotenti e gli uomini privi di etica, la Resistenza, simbolo reale e metastorico degli alti ideali di Giustizia sociale e Libertà rappresenta un precedente scomodo e ingombrante di cui sbarazzarsi frettolosamente.
Abbiamo così assistito al tentativo truffaldino di derubricare dai programmi scolastici i temi della Resistenza e della guerra di Liberazione, nella nostra città, medaglia d’oro alla Resistenza, al taglio dei fondi per le celebrazioni in onore dei caduti partigiani (Fosse Ardeatine, Quadraro). Tutto questo mentre ministri non hanno perso occasione di esaltare la “mai dimenticata X MAS”, noti imprenditori vicini al governo hanno sponsorizzato celebrazioni in ricordo delle SS italiane (vedi Nettuno), famigerati criminali neonazisti sono stati dislocati in posizioni strategiche dell’amministrazione comunale (vedi i recenti scandali comparsi sulle cronache cittadine).
Per il 7 maggio CasaPound e Blocco Studentesco, gli orgogliosi fascisti del III millennio, hanno indetto la loro piccola marcetta su Roma, una manifestazione nazionale che intende sfilare per le strade di Roma da piazza della Repubblica fino a piazza Venezia, in un evidente sussulto di nostalgia mussoliniana. In spregio al dettato costituzionale questo ennesimo tassello di una più articolata, rinnovata “mobilitazione reazionaria” si profila come particolarmente insidioso. La manifestazione, infatti, pur priva di una piattaforma rivendicativa intelligibile, reca con sè il fine strategico e oggettivo di far accreditare i fascisti che la organizzano come forza pienamente accettata e accettabile in una democrazia ferita e miope che ha perso le sue radici e le sue ali.
Un corteo di fascisti che fieramente inneggiano al traditore Mussolini (il guerrafondaio nemico dei popoli, collaborazionista dei criminali nazisti), un corteo di personaggi che puntutamente, da qualche anno a questa parte, rinverdiscono le vili gesta delle squadracce in camicia nera rendendosi responsabili in tutta Italia di vili aggressioni a studenti e studentesse (vedi i recenti fatti dell’Università di Tor Vergata). Un corteo di questo tipo sarebbe un’onta incancellabile per il cuore Libero e Generoso della nostra città.
Non possiamo tollerare che la memoria e la dignità delle migliaia di soldati, partigiani, uomini e donne che generosamente hanno sacrificato la loro vita nella lotta al nazifascismo per consegnarci una società più giusta vengano ancora una volta infangate complici l’oblio, la rassegnazione, l’indifferenza.
Intendiamo dare una risposta chiara e unitaria ai fascisti e ai loro padrini, per questo lanciamo un appello a tutte le forze dell’antifascismo romano e nazionale per bloccare sul nascere questa annunciata presenza in piazza dei nostalgici di Hitler e Mussolini.
Per questo chiediamo accoratamente alle associazioni partigiane, a quelle dei combattenti, ai movimenti, ai centri sociali, ai partiti, ai comitati di quartiere, ai singoli, ai comunisti, agli anarchici, agli antifascisti di ogni tendenza di sottoscrivere questo appello per creare insieme un ampio fronte che esiga la cancellazione del corteo.
Per adesioni, informazioni e quant’altro:  forziamoilblocco@yahoo.it
Patria Socialista, RASH Roma, Magazzini Popolari Casalbertone

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domenica 21 marzo 2010

“Impresa semplice”? No grazie! Fermiamo tutte le cessioni! IT: le polpette avvelenate di Telecom Italia - Partecipa e diffondi!


“Impresa semplice”? No grazie! Fermiamo tutte le cessioni!
IT: le polpetta avvelenate di Telecom Italia

Il 4 marzo 2010 Telecom Italia ha avviato le procedure per la cessione di IT Operations alla società del gruppo, la SSC s.r.l. con il bilancio in rosso, che coinvolgerà circa 2150 colleghi e colleghe. In data 11 marzo si è tenuto l’esame congiunto con le RSU e le OO.SS nel corso del quale, i rappresentanti aziendali hanno confermato la definizione della cessione di IT Operations dal 1 aprile (prospettando ulteriori cessioni di ramo d’azienda per altri settori come i customer, la rete,le vendite, …) e affermato che sia in SSC che in Telecom Italia sarà comunque necessario avviare percorsi di riduzione dei costi, i cosiddetti “efficientamenti” che, come sempre si concretizzeranno in mobilità, CIGS, contratti di solidarietà.

In sostanza, si sta delineando la nuova “architettura societaria”, “l’impresa semplice”, che il CdA intende realizzare nel prossimo futuro: una holding leggera, proprietaria però di tutta l’infrastruttura, e tante aziende satelliti attraverso le quali “governare” i singoli processi produttivi. Il “polpettone” Telecom Italia sarà spezzettato in tante polpette condite, al momento, dalla “bufala” che quest’ultime rimarranno nel perimetro del gruppo.

Si tratta, però, di polpette contaminate con il veleno più subdolo, quello che “ammazza” gradualmente e anche dopo diverso tempo dall’evento. Quanto tempo rimarranno le mini-aziende nel perimetro del gruppo?! Tramite il nuovo riassetto, il CdA vuole realizzare risparmi e profitti nel breve e medio termine per poter ridurre il famoso debito ma, lè bene ricordare a tutti e tutte che, le precedenti esperienze di cessioni di ramo hanno avuto, quasi tutte, lo stesso medesimo e tragico epilogo. Si parte con il peggioramento delle condizioni economiche e normative, si passa per la chiusura delle sedi territoriali, si arriva alla fine alla mancata retribuzione, ai licenziamenti, alla chiusura dell’azienda, come nei casi di Telemaco Immobiliare e TILS. Per non parlare del caso da “manuale” EUTELIA-AGILE-OMEGA che ha ben descritto come in poco tempo si possa passare dalle “stelle alle stalle” grazie al passaggio di mano in mano dei pacchetti azionari.

Questo è il futuro che ci attende, per questo crediamo che vada impedita questa cessione e qualsiasi ipotesi di spezzatino di Telecom Italia con la mobilitazione di TUTTA l’azienda.

Ancora una volta dobbiamo ribadire che non si risana il bilancio mettendo mano all’occupazione e ai diritti di chi lavora. Questa azienda ha sperperato e continua a sperperare ricorse economiche verso consulenze, appalti, favolose politiche premiali in favore dei dirigenti. Si dovrebbe operare in questa direzione se si volesse realmente fare gli interessi dell’azienda. L’Information Tecnology è un esempio eclatante. Quanto è stato speso fin d’ora per le consulenze e gli appalti nell’informatica?! Quanti progetti sono stati svolti da personale esterno (e lo sono tutt’ora), mettendo da parte il personale interno in grado di svolgere le stesse attività, con un enorme e ingiustificato aggravio di spesa?! I vertici aziendali continuano a non rispondere a queste banali osservazioni. Si dovrà forse attendere, ancora una volta, “la sirena delle fiamme gialle” per avere qualche spiegazione sul “carosello” di consulenze che ruota attorno all’informatica?!


Nonostante gli enormi profitti realizzati in questi anni, se il debito che grava sul bilancio di T.I. è ancora tutto lì a pesare sul nostro futuro, ciò è dovuto esclusivamente alla gestione scelleratamente “allegra” delle casse e del patrimonio aziendale messo in atto dai vertici aziendali i cui costi diretti ed indiretti, non certo per il costo del lavoro dipendente.

Per “onorare” quel debito, oggi vogliono definitivamente polverizzare l’azienda Telecom Italia e passare all’incasso con l’accaparramento della rete o dei clienti!!

FERMIAMOLI: TELECOM UNICA E PUBBLICA

- NO ALLO SPEZZATINO DI TELECOM ITALIA
- NO A NUOVI TAGLI DI PERSONALE
- TELECOM ITALIA DEVE FERMARE LA CESSIONE IN CORSO, RIUNIRE TUTTO IL SETTORE INFORMATICO ALL’INTERNO DELL’AZIENDA CON L’INCORPORAZIONE DI SSC, TAGLIARE GLI SPRECHI SU CONSULENZE, APPALTI E RETRIBUZIONI D’ORO DI MANAGER E DIRIGENTI.

Contro il piano di riassetto aziendale, la riduzione di personale, i contratti di solidarietà, il piano di dismissioni, l’appalto e la delocalizzazione delle attività i COBAS del Lavoro Privato e la FLMUNITI/CUB hanno indetto per

Martedì 23 marzo 2010
lo sciopero nazionale di tutti i lavoratori e lavoratrici di Telecom Italia
(esclusione della PROVINCIA DI UDINE – per disposizioni commissione di garanzia)
con le seguenti articolazioni:

• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia di Information Technology appartenente a Technology & Operations, sciopero intero turno lavorativo;

• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia dei restanti settori, 4 ore di sciopero a fine di ogni turno lavorativo (part-time in proporzione);

Nel corso dello sciopero invitiamo tutti e tutte a partecipare alle iniziative e i presidi che si terranno nei diversi territori.

ABBIAMO APERTO DEI GRUPPI DI DISCUSSIONE SU INTERNET:

BLOG: nospezzatinotelecom.blogspot.com

FACEBOOK: Telecom Italia UNICA e PUBBLICA
http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=401079108942&ref=ts

Partecipa e diffondi!!

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