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mercoledì 17 marzo 2010

Polemica Olivieri (Prc) attacca Casini


Liguria. Scintille tra alleati alle prossime elezioni regionali. Il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Sergio Olivieri, attacca infatti il leader dell’Udc.
“Questa mattina, mentre l’onorevole Casini era in Liguria per la campagna elettorale, alla Camera si è votato sulla pregiudiziale di costituzionalità del decreto salva liste promosso dal Governo Berlusconi. Il provvedimento è stato respinto con 13 voti di differenza” tuona il numero uno del Prc ligure, sottolineando poi: “Se Casini, il segretario Cesa ed altri quindici deputati dell”Udc fossero stati presenti, il Governo sarebbe stato sonoramente battuto”.
“Casini – prosegue ancora Olivieri – sarebbe stato coerente con quello che dice, visto che non fa altro che ripetere che l’opposizione si fa in parlamento e non nelle piazze. Insomma, un’occasione perduta. E Silvio ringrazia”.


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venerdì 26 febbraio 2010

La Conferenza Nazionale delle/dei Giovani Comuniste/i dice NO a qualsiasi tipo di accordo con l'UDC


Le/i Giovani Comuniste/i respingono qualsiasi ipotesi di collaborazione istituzionale o alleanza elettorale con l’Udc, partito che in Sicilia, come nel resto d’Italia, rappresenta uno dei fronti più avanzati dell’internità del potere mafioso nella politica e nell’amministrazione della cosa pubblica.



Riteniamo inoltre incompatibile con le battaglie promosse dai GC per difendere la libertà di orientamento sessuale, i diritti delle coppie di fatto, la legalizzazione delle droghe leggere e per contrastare la dilagante violenza ai danni di Gay, lesbiche e trans, qualsiasi accordo con un partito espressione dell’integralismo cattolico, omofobico e liberticida. Nel rispetto delle lotte dei GC a fianco del movimento Glbt, della lunga tradizione di antimafia sociale e dell’impegno quotidiano delle /dei compagne/i per contrastare il potere politico mafioso in Sicilia, esprimiamo quindi la più ferma opposizione ad ogni proposta di accordo con il partito di Cuffaro.

Riteniamo infatti, una simile scelta incompatibile con l’appartenenza a Rifondazione Comunista, con la sua storia e con una coerente battaglia antimafia.


Favorevoli 110 delegati, contrari 104, 24 astenuti.


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mercoledì 10 febbraio 2010

Il Pd s'allea all'Udc. Rossi: «L'hanno combinata grossa»


Assieme a loro anche Idv e Verdi, ma Sinistra e Libertà e Rifondazione Comunista non ci stanno. Mentrasti: «Abbiamo scritto a Spacca, aspettiamo ancora, ma la responsabilità è di Ucchielli». L'ex presidente piceno: «Adesso costruiamo una alternativa a questo sistema»

ANCONA - Partito Democratico, Udc, Italia dei Valori, Verdi, civiche e qualche cespuglio: è stata firmata ad Ancona l'intesa tra le forze politiche di sostegno al presidente in carica Gian Mario Spacca, dai rappresentanti dei partiti Ucchielli, Pettinari, Borghesi, Carrabs. Porte aperte anche al neo-movimento rutelliano Alleanza per l'Italia e anche, da parte di Ucchielli del Pd, a Sinistra Ecologia e Libertà. Che però risponde picche e, affiancata daRifondazione Comunista, prepara il terreno per la clamorosa scissione del centrosinistra marchigiano dopo 15 anni continui di governo.

Ma andiamo per ordine: Edoardo Mentrasti, coordinatore regionale di SeL, non ci tiene a passare per colui che rifiuta l'offerta di Ucchielli: «Domenica abbiamo avuto una assemblea regionale e due erano i punti fermi: il primo, che il programma fosse quello da noi accettato il 4 febbraio e in precedenza il 21 dicembre, quindi non poniamo veti alla presenza dell'Udc nella coalizione. Tuttavia oggi l'intesa sottoscritta presenta alcuni passi indietro proprio rispetto a quel programma. Secondo punto, non accettiamo veti o preclusioni a nessuna delle forze politiche che fanno attualmente parte della maggioranza e che governano assieme da 15 anni». Così comunque non sarebbe, visto che Ucchielli cercava di raggiungere un equilibrio con il bilancino di incarichi tra giunta e consiglio. Rifondazione e Pdci, in qualche modo, sarebbero ritenuti dalla stessa Udc incompatibili nella nuova coalizione definibile come "centrista".

Mentrasti però tende la mano: «Abbiamo scritto al presidente Spacca come estremo appello affinché questa rottura non avvenga, e attendiamo una risposta anche perché si sappia che non noi, ma altri hanno portato a questo strappo. Questo lo devono sapere tutti i marchigiani per assegnare le loro responsabilità. Qualcuno dice che la situazione è irrecuperabile ma per noi basterebbe quel poco. Sia chiaro, siamo alternativi all'Udc ma era il Pd a chiederci questo passo che noi siamo disposti ad accettare per senso di responsabilità».

Scendi di cento chilometri più a sud e Massimo Rossi, ex presidente della provincia picena, non sembra troppo dispiaciuto per quanto sta avvenendo: «Credo che dobbiamo creare una nuova prospettiva, un punto di vista diverso rispetto a chi la politica la considera tatticismo. Io ci credo». Ci crede a tal punto da non porre limiti ad una sua eventuale candidatura alla presidenza regionale (Mentrasti giudica questa ipotesi ancora prematura: domani Sel riunisce il proprio coordinamento e prenderà delle decisioni in merito alla risposta di Spacca): «Sono a disposizione per qualsiasi ipotesi risultassi utile».

Quindi è dietro l'angolo un tridente di candidature: Marinelli a destra, Spacca al centro, Rossi a sinistra: «Non possiamo rinunciare al nostro punto di vista critico di fronte ad un Pd sempre più ondivago - afferma quest'ultimo - Purtroppo l'hanno fatta grossa e la sinistra non può essere soggetta al ricatto del voto utile né alla possibilità di creare una propria prospettiva perché soggetta ai veti stavolta dell'Udc».

«Dobbiamo ripartire» indica Rossi. Ma ha senso una candidatura che, numeri alla mano, può essere rappresentativa ma non ancora forte da proporsi come governo regionale? «Innanzitutto possiamo raccogliere un vasto nucleo di delusi, che può catalizzarsi attorno alle nostre proposte - continua - Se pensiamo che un anno fa non ha votato il 26% degli elettori, capiamo quanta possibilità di recupero abbiamo. I sondaggi ci danno in recupero (e inoltre un anno fa la sinistra era al 7,4%, l'Udc al 7,2: che cosa ci guadagna il Pd?). A chi contesta questa posizione, possiamo ricordare che tantissimi movimenti politici, primo fra tutti il Partito Comunista Italiano, hanno ottenuto tante vittorie pur essendo stati esclusi dal governo per decenni. Noi possiamo mediare sui contenuti, ma non per le poltrone. Sono allergico a questi discorsi, questa è una politica triste».

Insomma, Mentrasti e Rossi da una parte, Ucchielli e Spacca dall'altra?

domenica 3 gennaio 2010

Piemonte: sinistra e pd sempre più lontani?




"Quali sono le colpe di Rifondazione Comunista e della Federazione della sinistra, secondo il PD?" Sulla scia di questo interrogativo, il cuneese Sergio Dalmasso, Consigliere regionale del PRC interviene sui movimenti ed i colloqui che scandiscono il pre campagna elettorale in vista delle regionali di marzo 2010. Inutile dire che il 'niet' pronunciato dal portavoce dell’UDC Michele Vietti nei confronti di una coalizione allargata anche alla cosiddetta ‘sinistra radicale’ ha aperto il dibattito. Ecco allora che Dalmasso individua nella TAV, nel nucleare, nel lavoro e nella sanità i principali punti di ‘attrito’ con le forze politiche che potrebbero dare vita ad una coalizione di centrosinistra. “La TAV è un punto fondamentale per lo sviluppo del Piemonte e crea lavoro, quindi no a chi non la pensa così. Non entriamo nel merito, ma: - questa è una dichiarazione per tranquillizzare le grandi forze economiche? – si chiede Dalmasso per poi proseguire: Siamo, ovviamente conservatori e quindi contrari al nucleare di nuova generazione e alla ricerca scientifica sul tema. Dovremmo cancellare tutto quanto detto, pensato, fatto per oltre 30 anni? Dovremmo cancellare il risultato del referendum del 1987, quando, per noi, il no al nucleare si accompagnava al forte sviluppo delle energie alternative, dolci? – si chiede ancora Dalmasso.

Chiamando in causa il segretario regionale del P.D Morgando aggiunge: “Sul lavoro eravamo fieri di due nostre proposte di legge: quella sulla delocalizzazione e quella per il reddito minimo garantito. Per Morgando, la prima è una bizzarra fantasia, la seconda è questione nazionale e non regionale, oltre che, anch’essa, una bizzarria. Se la seconda osservazione può avere una motivazione, la prima è molto preoccupante.” Venendo alla sanità Dalmasso afferma: "Pensavamo che il lavoro dei nostri assessori (Valpreda, poi Artesio) fosse stato positivo. Invece, Morgando sostiene che per noi, oltre alla piccola questione sanità privata/pubblica, il giudizio sul sistema sanitario deve essere dato non in base alla sua efficienza, ma in base alla dimensione organizzativa e finanziaria delle strutture. Più soldi e più personale sono per Rifondazione e PdCI la soluzione di tutti i problemi. Potremmo ricordare il Piano sanitario regionale, le nostre posizioni sulle nomine e sulla costruzione di mega strutture spesso clientelari. Il giudizio del PD, che sa bene queste cose, è però sconcertante e preoccupante.

Denunciando la proposta di assegnare un posto nel listino della candidata alla Presidenza della Regione in cambio di una rinuncia a presentare una lista ‘di sinistra’ Dalmasso conclude: “Come si pensa di difendere alcuni principi e alcune pratiche (ambiente, lavoro, democrazia sindacale, temi sociali, migrazione, diritti…) in una alleanza politica che parte da queste basi? E la laicità è ancora un valore?Sono questioni che non riguardano solamente noi e le vicende dei nostri partiti. Ognuno/a dovrebbe tornare a scandalizzarsi e a pensare, organizzarsi, agire di conseguenza.
da Targatocn

mercoledì 30 dicembre 2009

Viterbo - Alleanza con l'UdC? Boh...

- Un'alleanza con l'Udc? Sì, no, forse.

Mario Ricci, segretario provinciale di Rifondazione comunista, non ha ancora le idee chiare sullo schieramento del partito in vista delle elezioni provinciali. "Analizzeremo bene i programmi elettorali e poi prenderemo una decisione precisa - spiega Ricci - comunque credo sia difficile che Rifondazione e Udc possano arrivare ad un clima di condivisione totale".
Mario Ricci elogia la giunta Mazzoli, ma anche no.
“L'attuale maggioranza di Palazzo Gentili ha lavorato bene. Alle prossime elezioni saremo con loro. O meglio, siamo disposti a un confronto serio e costruttivo per portare avanti le tematiche già affrontate in questi cinque anni di governo dalla Provincia”.
“La maggioranza della Provincia di Viterbo – spiega Ricci – ha fatto scelte importanti. Ha puntato sulla politica ambientale, sulla raccolta differenziata e ha cercato di tamponare al meglio le conseguenze della crisi economica. Penso ad esempio all'anticipazione della cassa integrazione ai dipendenti di Civita Castellana. Sono stati passi decisivi e intelligenti”.
I passi falsi comunque non sono mancati e Rifondazione ci tiene a metterli in evidenza. “Non abbiamo affatto gradito la scelta di istituire la figura del direttore generale – aggiunge Francesco Lombardi, responsabile del collegio di Viterbo del partito – soprattutto in un momento in cui non si possono e non si devono sprecare soldi. La politica deve mettersi al servizio della gente. Deve pensare ai fatti, agli obiettivi e, magari, rispettare una morale di fondo”.
Ma i problemi di Palazzo Gentili secondo Ricci e Lombardi vengono da lontano. “C'è da tener presente – precisa Ricci – che Mazzoli ha dovuto fare i conti con la cattiva gestione della maggioranza precedente. Finché Viterbo si affiderà al centrodestra non ci si può aspettare di meglio. Basta guardare quello che succede in Comune. Almeno la giunta provinciale qualcosa di buono l'ha fatto”.
Il lavoro e la battaglia contro il precariato prima di tutto. “Picchiarelli è stato un ottimo assessore – dice Ricci -. Ha gestito i corsi di formazioni in totale trasparenza e ha garantito sbocchi positivi nel mondo occupazionale. Abbiamo apprezzato molto anche l'organizzazione del sistema di raccolta differenziata che deve essere potenziato, ma almeno è partito. Poi vorremmo vedere maggiore attenzione alle eccellenze del nostro territorio”.
Un contatto costruttivo con l'università, il potenziamento dei collegamenti Viterbo-Roma e una politica ambientale più incisiva. Questi sono i nodi fondamentali su cui Rifondazione vuole puntare. E per farlo Rifondazione intende appoggiarsi agli altri partiti di sinistra. “A livello nazionale c'è l'intenzione di formare una federazione di partiti – spiega Ricci -. I Comunisti italiani, il sindacato Lavoro e società, Socialismo 2000 sono tutte realtà simili alla nostra che potrebbero costituire un polo della sinistra alternativa”.
Questo infatti è uno dei problemi che preoccupa di più Rifondazione comunista.
Va poi registrata una mancanza di dialogo e di appoggio con il partito di sinistra maggiore, il Pd. “Solo una piccola parte del Partito democratico – conclude Ricci con amarezza – è di sinistra. Il resto, purtroppo, è troppo lontano dai nostri principi”.

lunedì 21 dicembre 2009

“Berlusconi minaccia la democrazia. Siamo al golpismo strisciante”

Il segretario di Rifondazione Ferrero disponibile ad un “fronte comune” con Pd, Udc, e Idv

“Pronti ad accettare Casini premier pur di battere la destra di Berlusconi”

“Sono pronto ad allearmi anche con il diavolo, a questo punto.” Il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, è preoccupato. Dopo la caduta del governo Prodi e la “corsa” solitaria alle ultime elezioni, mette sul tavolo la disponibilità a organizzare una nuova alleanza per battere il Cavaliere. E’ pronto perfino ad accettare che sia Pier Ferdinando Casini il candidato alla premiership. “Berlusconi minaccia la democrazia - avverte - . Siamo al golpismo strisciante”.
Il Pdl la accuserà di seminare l’odio.
“Io sono un non violento, ma non mi faccio imbavagliare. Che un mattacchione sia arrivato in piazza Duomo con una statuetta, non dimostra alcun complotto. E’ il nostro paese a rischio con questo premier.”
Che cosa pensate di fare?
“Da segretario della Federazione della sinistra, oltre che di Rifondazione, lancio una proposta a chi ci sta. Un fronte comune per liberarci di berlusconi, una coalizione di difesa della Costituzione.”
COmpresi Casini e Di Pietro oltre al Pd?
“Tutte le forze disponibili. Casini ha già parlato, sostanzialmente, di un nuovo Cln anti-Berlusconi. SOno d’accordo con lui.”
Un fronte comune che si presenti insieme in caso di elezioni anticipate?
“Certamente. Con al centro due questioni-chiave. Primo: difesa della democrazia e legge sul conflitto di interessi. Secondo: una futura legge elettorale, sul modello tedesco, per chiudere con la sventurata stagione del bipolarismo.”
RIfondazione non aveva rotto per sempre con i governi di centrosinistra?
“Infatti noi non entreremmo a far parte di un eventuale esecutivo, se la coalizione dovesse vincere le elezioni. Si faccia un “accordo di governo” all’interno del fronte comune, fra le forze che lo condividono. La sinistra ne resterà fuori, non ripeteremo l’esperienza del governo Prodi.”
Senza metter becco nella scelta del leader, dovesse essere anche Casini o un uomo del centro?
“Senza mettere becco sul candidato premier, è una questione che riguarderebbe i partiti che hanno firmato l’accordo di governo.”
Una specie di neo-desistenza politica fra Rifondazione e il centrosinistra.
“Io la chiamo una somma di voti per l’emergenza democratica.”
E poi il Prc ricomincerebbe come al solito a far ballare in Parlamento la coalizione.
“Con l’attuale legge lettorale, il premio di maggioranza è tale da assicurare pieni margini di manovra all’accordo di governo”.
Insomma, i parlamentari eletti della sinistra stavolta non avrebbero i numeri per far saltare il centrosinistra. Franceschini, però, ha appena detto di no al modello tedesco.
“Dentro il Pd altri dicono si, e lo dice anche Casini. Vedano un po’ nel Partito democratico, se è proprio il caso di andare avanti con la sciagurata teoria veltroniana dell’autosufficienza, e lasciare cos’ il paese nelle mani del Presidente del Consiglio. Che può ridurre uno come Fini a sua appendice proprio grazie alla legge che c’è.Un meccanismo infernale che mette insieme persone che non hanno nulla in comune, un Pisanu con tipi alla Borghezio”.
Ci risiamo? Ha pure paragonato Berlusconi al Mostro di Marcinelle?
“Non ho affatto detto che il premier è un mostro, ma che mettere nelle sue mani le riforme è come affidare un asilo al violentatore di Marcinelle”.
E alle regionali, segretario?
“Non mettiamo veti, ma confronto sui contenuti. Come la nostra campagna referendaria contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Pronti a sostenere Vendola in Puglia ma a SInistra e Libertà chiediamo di difenderci in Lombardia dai diktat Pd di Penati”.



domenica 20 dicembre 2009

Casini tende la mano al Cavaliere: sì al legittimo impedimento








Roma, 19 dicembre 2009 - Pier Ferdinando Casini parte all'attacco della Lega, ma nel contempo offre la mano a Berlusconi sulle riforme. “Abbiamo visto con preoccupazione il metodo di governo di questo anno e mezzo, imperniato sull’amplificazione delle paure - dice il leader Udc all’Assemblea nazionale delle regioni - E’ stato instillato veleno nella società, lo dico con fraternità a Berlusconi: non pensa che anche questa modalità di amplificare le tensioni sud-nord, italiano-extracomunitario, cioè il tentativo sempre e comunque di lacerare il paese e non guidarlo con la serenità necessaria non abbia finito per amplificare anche quel dissennato e vergognoso episodio che ha colpito lui stesso?”.

“L’odio genera altro odio - ha aggiunto - dal male può nascere la consapevolezza ma quando si costruisce sul male inevitabilmente si produce altro male: abbiamo sentito per troppo tempo il linguaggio delle divisioni del paese”. “Abbiamo sentito per troppo tempo - ha detto Casini - il linguaggio delle divisioni del paese: parole come ronde, medici spia, white christams, caccia all’extracomunitario, insulti a Tettamanzi, i 100mila fucili padani di Bossi: questo fa parte dell’armamentario ideologico del passato che genera odio e dà alibi a chi vuole seminare odio”.

“Il nostro - ha proseguito - è un partito che non ha mai confuso l’avversario politico col nemico. C’è troppo veleno da parte della classe dirigente che guida il paese”. Per Casini Berlusconi deve inaugurare una stagione che “non preveda la distribuzione di odio, l’accanimento contro gli avversari ma una fase contrassegnata dal rispetto reciproco. Sta a lui scegliere quale strada vorrà intraprendere: noi non siamo esperti di ammucchiate, siamo gli unici che non hanno esperienze di ammucchiate perché siamo gli unici che sono stati all’opposizione sia con Prodi che con Berlusconi. Le spallate non servono, le scorciatoie nemmeno, noi lavoriamo per una democrazia normale, vogliamo a fine legislatura chiedere a Berlusconi cosa che avrà realizzato”.

D’ALEMA HA RAGIONE: TORNARE A COMPROMESSI
Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, condivide la posizione di Massimo D’Alema sulla necessità in alcuni momenti di realizzare degli “inciuci” in politica, in particolare, secondo l’ex presidente della Camera, sul tema della giustizia: “Vorremmo che la tematica del disarmo sulla giustizia non fosse affidata agli avvocati di Berlusconi perché il Parlamento non è la sede dello scontro tra magistrati e avvocati di Berlusconi ma è una sede politica, e in politica, ha ragione D’Alema, a volte bisogna tornare a qualche compromesso”.

In questo senso Casini
ha rivendicato la decisione dell’Udc di contribuire alla stesura di un testo sul legittimo impedimento che salvi il premier dai processi: “La sinistra non può fare finta di essere Alice nel paese delle meraviglie: il problema giudiziario di Berlusconi non può essere derubricato a un suo problema privato. Non è facile per una forza di opposizione come noi che contrasta Berlusconi proporre una legge che finisce per essere una legge per lui: ma siamo fieri di averlo fatto, i sacrifici sono grandi investimenti per il futuro”.

Tuttavia, Casini ribadisce
che l’Udc è disposta a votare il legittimo impedimento “solo se il governo spazzerà via le norme vegogna sul processo breve: saranno loro a decidere cosa fare, il nostro voto c’è perché vogliamo svelenire il clima, se vogliono parte dei voti dell’opposizione, spazzino via il processo breve”.

NON SVENDIAMO IL NORD ALLA LEGA
“La Lega è una presenza ingombrante: noi non staremo in coalizioni con la Lega, noi non svendiamo il Nord alla Lega per l’ignavia del Pdl”. Lo ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, dal palco dell’Assemblea nazionale delle Regioni. “Non accettiamo la decapitazione di Galan e del prefetto di Venezia”, ha aggiunto.

GRANDI RIFORME O ALTRO ODIO
  “La strada di questa legislatura è tracciata: o si fanno grandi riforme o restiamo in questo clima da grande galleggiamento. E questo galleggiamento porterà con sé un bagaglio di odio e rancore - continua Casini - Basta con la caccia alle streghe e ai colpevoli - ha aggiunto - ciascuno tolga le ali ai propri falchi, ce ne sono tanti in giro, non solo rappresentato dall’odio fazioso del dipietrismo, ma anche dall’odio militante di tanti squadristi giornalistici”.

DI PIETRO: CONTENTO CHE CASINI CONDIVIDA MIA ANALISI

  “L’analisi del giorno dopo è quella dell’ipocrisia e del finto perbenismo - è pronto a sottolineare Antonio Di Pietro - Questo vale sia per le affermazioni fatte oggi da Casini, sia per quelle rilasciate nei giorni scorsi da Bindi. Stupisce che, quando sono io a dire che le politiche del governo Berlusconi hanno creato un clima di forte tensione sociale, i soloni della politica gridino allo scandalo, additandomi come mandante morale, invece, quando lo dicono gli altri va bene e non desta scalpore”. Secondo il leader Idv secondo “è la fiera dell’ipocrisia alla quale l’Italia dei Valori è totalmente estranea. Sono comunque contento che Casini condivida la mia analisi”

giovedì 26 novembre 2009

No all'arresto e Cosentino si salva



La Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta di arresto avanzata dai magistrati campani per il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. I voti contrari alla richiesa di custodia cautelare sono stati 11, 6 quelli favorevoli, una astensione.

La maggioranza ha votato compatta, mentre nell'opposizione ci sono stati alcuni distinguo. Il Pd ha votato a favore della richiesta di custodia catuelare, ad eccezione dell'esponente radicale Maurizio Turco che si è astenuto e che presenterà una relazione di minoranza in aula.

Si è detto contrario alla richiesta di arresto per Cosentino, ma con motivizoni diverse da quelle di Pdl e Lega. Nell'Udc un voto a favore dell'arresto, quello di Pierluigi Mantini, mentre contrario è dichiarato in sede di voto il suo collega di partito Domenico Zinzi. Alla votazione ha partecipato anche il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti, favorevole alla richiesta avanzata dai magistrati campani. La proposta della Giunta sarà al vaglio dell'assemblea di Motecitorio e dovrebbe approdare in aula entro il 10 dicembre prossimo. Oltre a quella di Maurizio Turco, saranno tre le relazioni di minoranza, che si affiancheranno a quella di maggioranza: una rappresenterà l'esponente dell'Italia dei valori Federico Palomba, la seconda sarà quella dell'Udc Mantini, la terza quella della componente del Pd della Giunta, Marilena Samperi.

«Abbiamo votato per l'autorizzazione agli arresti dell'onorevole Cosentino e presenteremo in Aula una puntuale relazione di minoranza perchè abbiamo ritenuto che i gravi elementi circostanziati e riscontrati nell'ordinanza del Tribunale di Napoli escludano il fumus persecutionis», spiega, la capogruppo del Pd nella Giunta per le autorizzazione a procedere della Camera, Marilena Samperi: «L'accertamento della responsabilità penale spetta alla magistratura competente. Noi ci auguriamo un corso rapido della giustizia nel rispetto delle garanzie costituzionali».

Del caso è stato investito anche il Senato, chiamato a votare due mozioni presentate dall'opposizione che chiedevano le dimissioni di Cosentino. Entrambe sono state respinte. La mozione del Pd, che aveva come primo firmatario il vicecapogruppo Luigi Zanda, ha ottenuto 116 voti favorevoli, 165 contrari e 2 astenuti. Quella di Italia dei Valori, primo firmatario Felice Belisario, ha avuto 95 sì, 170 no e 17 astenuti. Non hanno partecipato alla votazione i due senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca e il senatore del Pd Pietro Marcenaro.

"Oggi i senatori col loro voto possono far capire al Paese d'aver coscienza della misura e dei limiti del loro potere e dimostrare senso di responsabilità nei confronti delle istituzioni. Oggi il Senato col suo voto può restituire ai cittadini un pò di rispetto per il Parlamento". Così, intervenendo nell'Aula del Senato, il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda, primo firmatario della mozione del Pd che impegna il governo ad 'invitare l'onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.

'Il Gruppo del Pd chiede che la votazione non avvenga a voto segreto. Lo chiede perchè la mozione non riguarda la colpevolezza o l'innocenza dell'onorevole Cosentino, ma riguarda l'onore, la dignità e il decoro del Governo. Ed è bene che i cittadini italiani e l'opinione pubblica internazionale possano conoscere il nome e il cognome dei parlamentari che hanno difeso l'onore e il decoro del Governo italiano. 'Chi siede in Senato - continua Zanda - sente il peso dell'ampio giudizio negativo dell'opinione pubblica sui privilegi veri o presunti della politica e sugli eccessi dei comportamenti di tanti uomini politici. Noi non possiamo rimuovere la protesta della gente, non considerare le nostre responsabilità nella pericolosa, ma purtroppo comprensibile diffusione nel nostro Paese di sentimenti di antipolitica e di sfiducia nelle istituzioni.

Due giorni fa - aggiunge il vicepresidente dei senatori del Pd - l'onorevole Granata ha detto che chi crede nella legalità,
nell'antimafia, nella giustizia, chi ha senso dello Stato, viene guardato come un appestato. Nella società italiana c'è oggi un visibile, chiarissimo, quasi palpabile precipitare della tenuta morale, c'è un diffuso rifiuto di ogni senso del limite, c'è un'ostentata volgarità nell'uso del potere che sta danneggiando la nostra credibilità e riducendo il nostro Paese a zimbello della comunità internazionale. Oggi il Senato può fare un gesto per fermare questa derivà.

'Il Senato deve riconoscere all'onorevole Cosentino, come a tutti i cittadini, il diritto di essere considerato non colpevole sino alla condanna definitiva. Ma, contemporaneamente, deve solennemente affermare il fondamentale principio di etica politica che vieta a un cittadino nei cui confronti la magistratura ha emesso un ordine di custodia cautelare per rapporti con la criminalità organizzata di far parte del Governo. Il Senato - conclude Zanda - ha il dovere di chiedere al Governo che su nessuno dei suoi membri resti l'ombra di possibili rapporti con la camorra

lunedì 9 novembre 2009

Nuovo Centro: Veltroni al gruppo misto?

da aprileonline.info di Ida Rotano |    La corsa al centro sconquassa il partito democratico ma anche l'Udc. Da quando Rutelli ha lanciato il suo "manifesto per il buongoverno" non v'è giorno che passi senza la conta di chi salpa verso un nuovo lido: il gruppo misto della camera, improvvisamente sotto i riflettori. Oggi è stata la volta di Bruno Tabacci (Udc) e Gianni Vernetti (Pd). Ma si fa anche il nome di Veltroni




E già, perché proprio da questo spicchio di parlamento ci si appresta a scardinare definitivamente il bipartitismo per dar vita ad un nuovo raggruppamento politico. Un partito con l'ambizione di diventare l'ago della bilancia nel futuro politico del paese. Così, oggi è stata la volta di Bruno Tabacci: apprezzato anche dalla sinistra per il suo senso dello stato e delle istituzioni e, soprattutto, per le prese di distanza irrevocabili dalla politica del Pdl. Nel suo blog, l'ex esponente dell'Udc spiega che la sua scelta nasce dal fatto che Casini si "è riavvicinato a Berlusconi" , un "riavvicinamento tattico e non strategico", ma che configge con chi, come lui stesso scrive, con Arcore non intende avere "nulla a che fare". Il sogno di Tabacci è quello di dar vita ad "un centro distante e alternativo al populismo del Cavaliere e della Lega". 
In un'intervista al Corsera, Tabacci rimprovera a Casini di aver "tergiversato" mentre era all'opposizione invece di "accelerare la costruzione di un nuovo partito superando l'Udc e gli sforzi sia pure apprezzabili per la costituente di centro" ma non escludere di poter più avanti trovare un punto d'incontro con il leader dell'Udc anche perché si dice che convinto che Casini "ad Arcore non caverà un ragno dal buco".
Tabacci ha poi definito "ineccepibile la scelta di Rutelli" di lasciare il Pd dopo la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie di ottobre. Nel gruppo misto chiederà l'iscrizione "incrociando alcuni colleghi che sono già là: penso a Giuseppe Giulietti (eletto nelle fila dell'IdV e portavoce dell'Associazione Articolo 21), e alle rappresentanze regionali, come quelle di Raffaele Lombardo" ha detto l'esponente di centro che sottolinea: "A giorni si vedrà lo spazio per un'iniziativa politica e parlamentare adeguata, con Rutelli e Dellai, la cui traccia potrebbe essere il Manifesto per il cambiamento ed il buongoverno sottoscritto nei giorni scorsi".


Nel versante democratico si registra oggi l'abbandono di Gianni Vernetti, parlamentare che ha mantenuto i rapporti con i Democratici americani e con il Congresso del Parlamento Indiano, considerato vicino al senatore Achille Serra, ex prefetto della capitale. 
"Credo che il Partito Democratico sia qualcosa di molto diverso da ciò che avevamo pensato. I 4 milioni di voti persi fra il 2008 e il 2009 sono stati il primo campanello d'allarme, peraltro ampiamente sottovalutato" - spiega Vernetti in una nota diramata alla stampa -. "Oggi il PD occupa uno spazio politico angusto, raccoglie non più di un quarto del voto degli italiani e non riesce ad essere convincente per settori enormi della nostra società: giovani, lavoro autonomo, piccola e media impresa, commercio e artigianato, partite IVA, ceti urbani produttivi. Il voto della Margherita è praticamente sfumato. In più, non ha uno schema credibile di alleanze".
"Alla luce di ciò è sempre più urgente tentare, dunque, di costruire una nuova offerta politica innovativa in grado di recuperare tutti i voti persi che furono della Margherita e anche molto di più- sottolinea il deputato -. C'è un grande disagio in entrambe le coalizioni e credo che i tempi siano maturi per riprendere un cammino innovativo, lavorando assiduamente per costruire un bipolarismo più maturo ed europeo di quello odierno. C'è molto da fare per affermare nella politica italiana i valori e le idee democratiche e liberali che hanno ispirato la mia azione in questi anni".


Ma a far discutere è un altro nome eccellente: circola da qualche tempo, ma è la Velina rossa di Pasquale Laurito a metterlo nero su bianco: Walter Veltroni sarebbe in procinto di dire addio al Partito democratico. 
"E' vero che si è cercato di salvare la coesione e di non provocare eventuali scissioni - scrive Laurito - perciò bisogna prendere subito atto che l'onorevole Rutelli ha comunque aperto questa breccia nelle mura del Pd e insistentemente si mormora a Montecitorio che questa strada sarà seguita dall'onorevole Veltroni, se non prima, al massimo dopo le elezioni regionali".
Laurito osserva che una tale eventuale scelta dimostrerebbe "incoerenza" da parte dell'ex sindaco di Roma e inoltre "di fronte all'opinione pubblica sarebbe una ripicca, e quando si scelgono queste strade gli uomini politici rimangono sempre soli, andando incontro a disistima da parte dell'opinione pubblica".

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