Visualizzazione post con etichetta manifestazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta manifestazione. Mostra tutti i post

giovedì 15 aprile 2010

Dall'afghanistan non ce ne andremo


Sabato a Roma, a piazza Navona, alle ore 14,30 ci sarà una manifestazione per chiedere la liberazione degli operatori umanitari di Emergency - tre medici italiani e sei volontari afghani - arrestati sabato scorso e di cui non si sa più nulla. Ne parliamo con Milly Moratti, presidente della Fondazione Emergency.

Cosa chiedete con la manifestazione di Roma?
Abbiamo dato appuntamento sperando naturalmente che qualcosa di buona succeda prima. Nel frattempo giudichiamo incredibile il fatto che non vengano rispettati i diritti umani con i volontari arrestati, come essere interrogati davanti a un giudice piuttosto che avere l'assistenza di un avvocato. A Roma chiederemo la loro liberazione, sempre che non sia già avvenuta. E' un appuntamento che abbiamo lanciato per mettere insieme la gente intorno a valori e diritti che sono patrimonio di tutta una civiltà. Al di la della situazione contingente che riguarda Emergency, rintengo assurdo che ci sia stato un sopruso del genere e che non ci siamo subito curati di difendere questi nostri concittadini.
Il ministro degli esteri Frattini ha preso le distanze da Emergency, salvo poi fare una tardiva marcia indietro. Come giudica questo episodio?
Ho trovato incredibile che il ministro abbia privilegiato una notizia che aveva ampi margini di dubbio, come si è poi confermato. Il primo compito di un governo è difendere i suoi connazionali all'estero. Ed è un fatto ancora più grave che tutto questo accada in una situazione in cui il governo, con una visione che personalmente non condivido, appoggia il governo afghano per aiutarlo a portare nel paese una riforma più democratica, come sostiene. E pensare che il governo afghano si era impegnato con un altro nostro governo, di centrosinistra, proprio sulla riforma della giustizia.
Che clima sente intorno a Emergency?
Ho sentito in questi giorni un risveglio di coscienza. La gente è tornata a distinguere fra i valori veri e questo magma in cui sembra che il paese si sia assopito, nonostante fatti gravi come corruzione e malcostume. Sembrava ci fosse un'assuefazione a tutto e invece ora c'è un clima diverso. Mi fermano delle persone, persone che non sono assolutamente di parte, per parlarmi di valori importanti, come lo sono quelli di Emergency, una organizzazione che lavora per curare gratis la gente. E' un risveglio per il quale però si paga un prezzo troppo alto, perché in questo momento sono in pericolo degli operatori.
Può avere effetti questa vicenda sulla permanenza di Emergency in Afghanistan?
Nessuno, per adesso. E nessuno sta pensando di abbandonare il paese per troppa pericolosità. Si è lasciato l'ospedale di Lashkar-gah soltanto perché non si poteva fare altrimenti, per motivi di sicurezza. Vedremo come si evolveranno le cose.
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

mercoledì 14 aprile 2010

Sit in per Cuba 28 aprile 2010


Il 28 aprile 2010 dalle ore 13,30 alle 16,30 sit in di fronte al parlamento europeo a bruxelles al fianco di Cuba e contro la risoluzione dell ’11 marzo

L’ennesimo, violento, attacco a Cuba è un’aggressione contro l’autodeterminazione di un paese democratico e indipendente dal 1959. La guerra che gli Usa gli hanno da sempre dichiarato, e che sostengono con qualsiasi mezzo, compreso il terrorismo, è un’offesa al diritto internazionale e alla pace.

Cuba è ancora sotto attacco anche da parte del Parlamento Europeo. Parlamento che invece di sostenere e proteggere i reali interessi dei popoli europei dalla crisi sistemica del capitalismo in atto, si preoccupa di eseguire scioccamente gli ordini di Washington. Cuba ha insegnato, senza armi ma con la forza del suo esempio, a milioni di esseri umani in America Latina, e non solo, il valore della libertà, della solidarietà, dell’autodeterminazione, della democrazia e della giustizia sociale.

La morte di Zapata Tamayo, un delinquente detenuto per reati comuni e poi arruolato a suon di dollari dalla cosiddetta “dissidenza” di Miami al soldo degli Usa, è una tragedia umana, che rispettiamo, ma che niente ha a che fare con le libertà fondamentali che a Cuba sono pienamente rispettate e garantite.

Noi condanniamo fermamente la risoluzione dell’11 marzo 2010, in relazione a quella morte, che il Parlamento Europeo ha votato contro Cuba, perché infarcita di evidenti falsità per perseguire il fine di abbattere il processo rivoluzionario cubano. Ringraziamo sentitamente gli europarlamentari che vi si sono opposti.

Condanniamo, altresì, la violenta e strumentale campagna mediatica contro lo stato sovrano di Cuba in relazione a presunte e inesistenti violazioni dei diritti umani.

Cuba è sottoposta a un feroce blocco totale degli Usa che è stato condannato 18 volte dalle Nazioni Unite senza nessuna risposta da parte statunitense, se non il loro arrogante disprezzo per la legalità internazionale. Un blocco che viola i diritti umani del popolo cubano.

Cuba è stata attaccata dal terrorismo, ed ha avuto circa 3478 morti, e paga la sua autonomia e indipendenza con la detenzione di Cinque suoi agenti dell’antiterrorismo incarcerati illegalmente da oltre 11 anni negli Stati Uniti, con gravissime violazioni dei loro diritti umani, solo perché difendevano il loro paese dagli attacchi del terrorismo proveniente dagli Stati Uniti.

In questo 2010 si celebra il 65° anniversario della Liberazione dell’Europa dal nazi-fascismo e noi vorremmo che questo anniversario segnasse anche, finalmente, la fine degli attacchi strumentali e vergognosi che il Parlamento Europeo continua ad effettuare da anni contro il popolo cubano e la sua rivoluzione .

Oggi noi chiediamo, in nome dei popoli europei, che il Parlamento continentale realizzi politiche solidali ed eque con il governo e il popolo cubano rispettando la sua autodeterminazione e la sua sovranità nazionale.

Gli Organizzatori:

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Nuestra America (membro della Rete delle Reti in Difesa dell’Umanità)
Associazione La Villetta per Cuba

Prime adesioni:
Rete dei Comunisti, Pdci, Comitato Fabio di Celmo, Tele Ambiente, Radio Città Aperta, Puntocritico, El Moncada, Laboratorio europeo di Critica Sociale, Contropiano, Centro studi Cestes-Proteo, Amicuba online, Natura Avventura edizioni



Con questa iniziativa parte una mobilitazione a sostegno di Cuba dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Nuestra America e La Villetta per Cuba che proseguirà nel mese di maggio con due manifestazioni di fronte alla sede del Parlamento Europeo di Roma e alla Rai Tv di Milano. Queste due manifestazioni unitarie verranno organizzate, nei modi e nelle forme, nelle prossime settimane.
Facciamo, inoltre, appello a tutte le organizzazioni, comitati e associazioni della solidarietà europea con Cuba di attivare campagne in tutti i paesi europei a sostegno di Cuba.

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

Roma: Manifestazione cittadina della scuola pubblica

 
La politica non ci ascolta, sembra che nessuno sappia darci le risposte che da tempo aspettiamo. A quando la restituzione dei soldi alle scuole? A quando i nuovi fondi? A quando una nuova politica sulle strutture scolastiche? Per far vedere ancora una volta a TUTTI che non siamo numeri, non siamo pedine di cui vantarsi in campagna elettorale, ma persone che necessitano e pretendono RISPETTO!
No alla PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA!
Vogliamo essere presi in considerazione, vogliamo i fondi per i problemi più basilari di finanziamento, non vogliamo più mettere un euro di tasca nostra nei bilanci della scuola Pubblica, vogliamo scuole sicure!
La nostra protesta non si ferma, con proposte, idee, tanta voglia di costruire, scendiamo in piazza!





La manifestazione è organizzata dal Coordinamento Permanente Scuole di Roma e aderiranno le seguenti scuole, coordinamenti, associazioni ed organizzazioni sindacali:
49° Circolo Didattico, 92° Circolo Didattico, 1° Circolo Didattico, Dalla Chiesa, Pasteur, Talete, D´Antona Biagi, De Chirico, Russel, Poggiali, Fabrizio de Andrè, Crispi, L. da Vinci Maccarese, VII Montessori, Guareschi, Montezemolo, S. Benedetto, Vittoria Colonna, Quartararo, Gullace, Socrate, Aristotele, Keplero, Cavour, M. Grazia Cutuli, Iqbal Masih, Troisi, Coordinamento Scuole Secondarie, Coordinamento XIII Municipio, Coordinamento IV Municipio, Coordinamento Precari Scuola, Popolo Viola Roma,Rete degli Studenti, Studenti Viola Napoli, Comitato Insegnanti ATA Precari Roma, CGD, Scuola popolare Pietro Bruno, Centro sociale La Strada, Per una Scuola della Repubblica,Unione degli Studenti Roma e Lazio,Libera Cittadinanza, Collettivo Senza Tregua, COBAS, RDB CUB Scuola, USI, FLC CGIL, UNICOBAS
 
Sabato 17 aprile 2010 ore 14,30-17,00 
Colosseo - Campo dei Fiori

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

martedì 13 aprile 2010

IO STO CON EMERGENCY - 17 APRILE -ROMA


SABATO 17 - ore 14,30 - Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.
Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.
IO STO CON EMERGENCY
Entra nel sito di Emergency
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

lunedì 22 marzo 2010

Francesca Fornario infiltrata alla manifestazione del PDL a Roma in piazza S.Giovanni 20-03-2010


Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

Assemblea e festa dei pirati. La rete prova ad autodifendersi

Cinquecento persone che si riuniscono per una manifestazione in un teatro, non fanno notizia. Tanto più di questi tempi, in piena campagna elettorale, tanto più quando è la destra a tentare la prova di forza in piazza. Insomma, di manifestazioni che ce n'è più di una al giorno. E spesso passano senza lasciare traccia. Stavolta è diverso però, un po' diverso. Perché casualmente in contemporanea con l'adunata del Popolo delle Liberà, a Roma si riuniscono i "pirati". I pirati telematici. Le loro associazioni, in testa il Partito Pirata - che in Italia è un movimento non una forza organizzata, non un partito tradizionale, insomma, nonostante il nome -; le loro associazioni, si diceva, hanno organizzato per sabato 20 una giornata per incontrarsi, discutere, suonare, ascoltare musica. Musica libera. Per divertirsi. Una giornata per informarsi su come sia possibile sottrarsi al Grande Controllo della rete e continuare a "navigare" in totale anonimato. Per capire: alla Festa dei Pirati (la seconda, dopo quella organizzata l'anno scorso a Garbatella), saranno presentati e diffusi anche nuovi software che consentono l'accesso in rete, senza possibilità di essere "tracciati". Si spiegherà come si fa.

Ed una festa di pirati, si sa, già da sola dovrebbe catturare l'attenzione. Ma stavolta c'è molto, molto di più. C'è la scelta simbolica del luogo: si svolgerà al cinema Capranica, per tutta la giornata. A venti metri metri da piazza Montecitorio, a due passi dalla sede del Palazzo. Ma soprattutto a renderla rilevante c'è quel che sta "fuori". Fuori dal cinema Capranica, nello spazio della Politica. A renderla rilevante, insomma, c'è lo sfondo, c'è l'attacco alla libertà della rete.
Che, naturalmente, non comincia dall'Italia. La vicenda è proprio di questi giorni. Pochissimo tempo fa, s'è tenuta - in modo riservatissimo - l'ennesima sessione delle trattative Acta, l' Anti-Counterfeiting Trade Agreement. Una sorta di mega accordo internazionale fra i potenti della terra. Che all'origine avrebbe dovuto occuparsi della lotta alla contraffazione: come impedire, insomma, che sui mercati arrivino prodotti "taroccati". I giocattoli, i capi di vestiario, ecetera. Ben presto, come tutti temevano, però questa sorta di summit dell'economia mondiale ha cominciato a discutere di come provare a mettere in riga la rete. Naturalmente con la scusa della lotta alla pirateria telematica, hanno cominciato a discutere di quali dovrebbero essere i contenuti leciti su Internet e quali no, chi debba "governare" il Web e chi limitarsi a sfogliarne le pagine. I loro progetti, i progetti dei potenti, sono stati resi pubblici grazie ad una "talpa" che ha messo on line tutto ciò di cui si era discusso.
Al punto che i parlamenti nazionali e quello europeo hanno chiesto spiegazioni. Fino ad ora senza ottenerle. Anzi: davanti ad una richiesta della Ue, uno dei paesi dell'Acta, il Canada ha risposto opponendo "il segreto militare". Per loro, insomma, il governo della rete equivale ad una nuova guerra.
Non tutto parte dall'Italia, allora. Ma l'Italia – quest’Italia – ci mette del suo, sempre in quella direzione. Due settimane fa, per raccontare l'ultima, è scaduto il termine per presentare gli emendamenti al pessimo disegno di legge Romani. Ne ha presentati tre l'opposizione parlamentare, nessuno le forze di maggioranza. Che pure avevano promesso di farlo. E così, a breve, andrà in votazione quel progetto che equipara i blog e i siti informatici alla carta stampata. Imponendo loro l'obbligo di rettifica entro breve tempo. E sia chiaro: non si sta parlando dei siti giornalistici, che sono già regolati dalla legge. Si sta parlando delle pagine Web personali, dei blog, dei mini-blog su twitter. Se in quelle pagine qualcuno scrive una cosa, un giudizio che "disturba" qualcun altro, il sito è obbligato a rettificarlo immediatamente. Pena pesantissime sanzioni. Il che significa che solo i siti commerciali, che potranno pagare - naturalmente con contratti precari - qualche dipendente potranno arrangiarsi. Gli altri saranno costretti a chiudere. Una rete chiusa "per rettifica", come già si dice nelle discussione on line.
Di più: il disegno di legge, così come il recente decreto Romani (in parte corretto dopo un'enorme e nuova per l'Italia mobilitazione telematica), così come il vecchio progetto di legge D'Elia, Udc, o come quello di attori e attrici approdati alla Camera, sempre fra le fila della destra, rivela in realtà un'unica "filosofia". Quella per cui, la rete non può restare neutrale. Deve essere indirizzata. Controllata. Da chi? In Francia si è arrivati al punto che il controllo viene affidato a privati, ad agenzie messe in piedi dalle major del'intrattanimento. In Italia si pensa a trasformare i provider, le aziende che forniscono gli acessi, in poliziotti. In cani da guardia della rete.
Resta da chiedersi, allora, chi siano davvero i fuori legge. I pirati o gli altri? Resta da domandarselo anche leggendo una dichiarazione di un personaggio rilevante della cultura italiana (o che tale dovrebbe essere). Leggendo una dichiarazione di Tullio Camiglieri, coordinatore del Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori. Ad un sito d'informazione - ad un sito dichiaratamente di parte: borsaitaliana.it - dice d'essere allibito per la manifestazione dei "pirati". "Stupisce - sostiene - che ad aderire ci siano anche deputati. Sarebbe più utile se questi rappresentanti pensassero a tutelare responsabilmente l'industria italiana saccheggiata quotidianamente dalla pirateria". Chi ha letto qualche romanzo sa che sono quasi - sostantivo più, sostantivo meno - le stesse parole che utilizzavano gli ammiragli dei galeoni spagnoli quando andavano a depredare le ricchezze del Sud America e temevano qualche assalto in mare. Allora, chi sono davvero i fuori legge? Chi crede che il diritto alla condivisione debba entrare nel dibattito politico o chi crede che il profitto delle major debba diventare un valore anche per la rete?
Stefano Bocconetti  
 

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

domenica 21 marzo 2010

Gli impagabili inondano la capitale

E’ terra, è acqua, è democrazia. Sono i beni comuni, quell’insieme di diritti naturali e essenziali, che compongono il nostro quotidiano. Qualcosa che hanno già capito le grandi aziende multiutility: «Gestiamo l’essenziale della vita», recita, non a caso, lo slogan della francese Suez. Sabato i beni comuni avevano duecentomila volti, differenti tra loro, ma con storie e lotte che riproducevano l’intero paese. In prima fila il grande popolo dell’acqua pubblica, raccolto dietro la sigla del Forum nazionale, che da quattro anni ha iniziato una rivoluzione silenziosa ma terribilmente efficace. E poi, a seguire, le tantissime vertenze sull’ambiente, sui territori divenuti terre di conquista per le ecomafie, sui veleni industriali e sociali che stanno intaccando il quotidiano, la stessa aria da respirare e la stessa acqua da bere.
Comitati contro le discariche della Campania, i No Tav scesi dalla Val di Susa, i gruppi nati intorno alla lotta contro la base Dal Molin, i comitati calabresi con ancora negli occhi le manifestazioni contro la costruzione del ponte e per la verità sulle navi dei veleni. Storie che si incrociavano, mentre il corteo scendeva - imponente - lunga via Cavour, entrando nei Fori imperiali, sfiorando il Campidoglio, dove la giunta Alemanno sta preparando l’atto finale della storia centenaria di Acea, affidandola definitivamente ai privati.
E’ festa, è entusiasmo ed è voglia di riprendersi la vita. Gli slogan cercano di riprodurre in qualche modo questo strano mondo del movimento dei beni comuni. «Terra vuol dire democrazia», grida un gruppo che vuole unirsi idealmente alla lotta dei palestinesi, poi non così lontana dal movimento per l’acqua pubblica. O ancora «più società e meno spa», tanto per far capire quale sia l’alternativa alla gestione privata dell’acqua, dei rifiuti, del quotidiano. La
questione, da queste parti, è chiara e semplice: non possono essere i consigli di amministrazione a gestire i nostri territori. Si deve ritornare ai consigli comunali e poi alla gestione partecipata, ricordava ieri Marco Bersani del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Ed è questo il percorso di quattro anni che è sfociato nella manifestazione romana. Lo ricorda Patrizia, dell’Abruzzo social
forum: «Il consiglio comunale de L’Aquila ha votato tre mesi fa la dichiarazione dell’acqua come bene senza rilevanza economica». Ovvero un passaggio che sottrae - simbolicamente e politicamente - le risorse idriche dal decreto Ronchi, la legge che consegna la gestione dell’acqua alle multinazionali.
Il corteo era aperto da un unico striscione del Forum, seguito immediatamente dai gonfaloni dei comuni. Perché è dai consigli comunali, da quella parte di istituzioni più vicine al quotidiano e ai beni comuni, che sta ripartendo nel paese la vera resistenza alle privatizzazioni, ai veri interessi della destra al governo. Sono duecento cinquanta i comuni che già hanno cambiato lo statuto, inserendo il principio della non rilevanza economica dell’acqua. Comuni come quello di Napoli, in prima fila nella manifes-t-azione di ieri. O come quello di Bassiano, mille e seicento abitanti e una resistenza strenua contro Acqualatina, che si è presa gli acquedotti usando commissari di governo, per vincere con la
forza la resistenza dei sindaco e dei consiglieri. O ancora, come quello di Lanuvio, paesino della provincia di Roma, dove l’acqua da tre anni è gestita da Acea.
L’altra parte del vasto movimento sono i lavoratori. I dipendenti di Hera - il gestore multiutility emiliano, da poco quotato in borsa - hanno ben chiaro qual è l’impatto della privatizzazione anche per chi lavora nelle spa. «Da quando siamo diventati a tutti gli effetti una società privata - racconta un delegato di Hera - c’è stata una riduzione del personale del 30%, con l’esternalizzazione di molti servizi operativi». Come quello, poco redditizio per i privati, della gestione dei depuratori nella zona appenninica. Gestioni che incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali, che ora si trovano davanti bollette stratosferiche per poter garantire il profitto dove prima esisteva il servizio pubblico. «E noi lavoratori sappiamo - continuano i dipendenti di Hera - che ora è peggiorata la qualità del servizio per gli utenti». Qualità che nella gestione
dell’acqua e dei rifiuti ha un impatto diretto sulla vita.
Enti locali, cittadini e lavoratori, tre pezzi di un movimento intenso, che riesce a tenere da parte - senza escluderli però - i partiti della sinistra. Questo era il volto del corteo dei duecentomila militanti per i beni comuni, che ha messo in prima fila il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, lasciando in coda i pezzi dei partiti politici. C’era Sel, c’era Rifondazione, Sinistra critica, i Verdi di
Bonelli, l’Italia dei valori e altre sigle della sinistra. Non da protagonisti per una volta, lasciando il ruolo di primo piano alle centinaia di comitati locali. E anche le sigle storiche e nazionali dell’ambientalismo - come il Wwf e Legambiente - pur facendo parte a pieno titolo del Forum, hanno accompagnato il corteo con una presenza in secondo piano. «Vedi quello che ci unisce al movimento dell’acqua -
spiega Giovanni del comitato contro la discarica di Caiano e Marano, in Campania - sono persone come Alex Zanotelli, che sul territorio ci fanno conoscere, ci mettono in contatto». Una rete diffusa, che si è presentata a Roma, con tutta la sua forza.
E forse anche per questo, anche per questa differenza che spiazza, i media mainstream hanno quasi ignorato il lungo corteo, puntando le telecamere solo su Berlusconi. «A noi non ci paga nessuno», dicevano tantissimi cartelli portati dal popolo dell’acqua. L’unico riferimento, pieno di orgoglio, all’altra manifestazione. Pochi, pochissimi erano gli slogan verso Berlusconi, molto meglio, per chi difende i beni comuni, proporre l’altro mondo possibile. E chissà forse proprio questa piazza ha decretato la fine inesorabile del cavaliere.


Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

Oggi a Milano perché Cosa nostra non ha confini


Siamo stati in tanti a Milano a camminare insieme ai numerosi familiari italiani e stranieri di vittime di mafie. Non è stato un corteo, un evento, ma un grande abbraccio, vero e sincero, a quelle centinaia di familiari delle vittime che sfilano per le vie della città, insieme ai giovani provenienti da 30 paesi europei e anche da 5 dell’America Latina. Per ricordarci che il problema delle mafie è trasversale, non ha confini. Per la XV giornata della memoria e dell’impegno abbiamo scelto Milano. La Milano cuore economico del Paese, crocevia di interessi, appalti e investimenti enormi e che affronta in tal senso sfide cruciali.
Con la nostra presenza vogliamo sostenere la Milano non indifferente, la Milano che reagisce, resiste, tutela la democrazia e il bene comune. Una Milano, una Lombardia che non abbassa la guardia fatta di tanti bravi ed onesti amministratori, del mondo del volontariato, del sindacato e delle associazioni. Di una Chiesa attenta alla storia delle persone e pronta, per voce del suo
vescovo, a denunciare la deriva dal sociale al «penale», richiamare una sicurezza che sappia coniugare regole e accoglienza.
E dal palco abbiamo ascoltato in silenzio la lettura degli oltre 900 nomi di vittime innocenti della criminalità organizzata. Un nome, un volto, una storia. Memoria che si è trasformata in impegno. Ed in nome di questo impegno tanti familiari vanno durante l’anno nelle carceri minorili per stimolare i giovani a
una presa di coscienza, far crescere in loro la voglia di cambiamento e di riscatto. Un impegno che dura 365 giorni, quotidiano, costante.
Ricordare i nomi, i volti, le storie di chi è morto per la giustizia non significa limitarsi a celebrare quelle persone, appiccicare loro una patente di eroismo che sarebbero state le prime a rifiutare. Non è questo che ci chiedono le tante vittime innocenti delle mafie, ma di prendere su di noi il peso di quella responsabilità che loro hanno vissuto fino in fondo.
A chi è a Milano chiedo di guardare i loro occhi e di osservare i loro volti. Tutti noi abbiamo una grande responsabilità e il primo codice da seguire è quello della nostra coscienza. Sabato a Milano ma domenica 21 marzo, primo giorno di primavera, che da quindici anni celebra la giornata della memoria, in tante
parti d’Italia, in tante piazze, dal nord al sud, si leggeranno i nomi delle vittime. E ricordare che il 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno è un patrimonio delle tante associazioni piccole e grandi che camminano insieme, delle migliaia di scuole che hanno adottato una vittima di mafia, delle tante università che hanno avviato percorsi di educazione alla responsabilità. Ma
soprattutto è patrimonio dei familiari che da 15 anni, giorno dopo giorno vivono e testimoniano la legalità. In una primavera di impegno e di corresponsabilità.
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

giovedì 18 marzo 2010

ACQUA PUBBLICA: IL 20 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA


Sono donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, che hanno contrastato i processi di privatizzazione della gestione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Hanno raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre quel testo giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, il Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, provvedimenti che consegnano il servizio idrico ai privati e alle multinazionali.
E’ per questo che il 20 marzo oltre 100 realtà organizzate e migliaia di cittadine e cittadini lanceranno da Roma con una manifestazione nazionale il percorso che li porterà a raccogliere le firme necessarie per realizzare il Referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
E’ urgente intervenire subito. Le privatizzazioni in corso, infatti, hanno portato ad un aumento delle tariffe del 61,4% tra il 1997 e il 2006, a fronte di un’inflazione cumulata che nello stesso periodo è cresciuta di poco più di un terzo (25%). Ma è tra il 2002 e il 2008 che hanno subito il balzo più forte: +30,5% a fronte di un’inflazione cumulata nello stesso periodo del 16,2%. Questo prelievo forzato dalle nostre tasche non ha portato, come pure qualcuno afferma, a un aumento degli investimenti nella rete e nel servizio: tra il 1990 e il 2000, infatti, sono crollati di oltre il 70%, da circa 2 miliardi di euro a 600 milioni.
Come per le battaglie sull’acqua, negli ultimi anni e in moltissimi territori, sono in corso grandi mobilitazioni popolari in difesa dei beni comuni, contrastando, nel segno della democrazia partecipata, la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti che è diventata un business, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Scenderemo in piazza a Roma per chiedere
*il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
*la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
* un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.
INFORMAZIONI LOGISTICHE:
Ore 14:00 concentramento a Piazza della Repubblica
Il corteo seguirà il seguente percorso:
Piazza Repubblica, Via delle Terme di Diocleziano, Via G. Amendola, Via Cavour, Largo Visconti Venosta, Via Cavour, Largo Corrado Ricci, Via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, Via di San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza di San Pantaleo, Via della Cuccagna, Piazza Navona
Ore 18:00 circa arrivo a Piazza Navona
Ore 18:00-19:30 circa interventi delle realtà aderenti alla manifestazione
Informazioni per permessi e sosta pullman:
I pullman potranno sostare nei seguenti parcheggi di scambio:
Ponte Mammolo: 13 stalli (uscita 14 del Grande Raccordo Anulare)
Laurentina: 12 stalli (uscita 25 del Grande Raccordo Anulare)
Anagnina: 45 stalli (uscita 22 del Grande Raccordo Anulare)
I bus dovranno essere muniti del contrassegno di tipo A, che oltre alla sosta nei suddetti parcheggi, consente la circolazione nella ZTL2 (ovvero Roma dalle Mura Aureliane e il G.R.A).
Per poter prenotare il suddetto permesso, il sistema si avvale delle seguenti modalità:
1. fidelizzazione: per gli utenti che prestano garanzia fideiussoria (o deposito notarile) è possibile usufruire del servizio on line che consente di prenotare e stampare i suddetti permessi entro le 19,00 del giorno precedente al servizio. In tal caso il costo del permesso A è di € 10,00;
2. prenotazione on line: per gli utenti che effettuano il pagamento con carta di credito entro le 15.00 del giorno precedente il servizio, è possibile prenotare e stampare i permessi, con un risparmio sul costo d’acquisto ed evitando il passaggio ai check point. In tal caso il costo del permesso A è di € 13,00;
3. acquisto direttamente al check point al momento dell’arrivo del gruppo. In tal caso il costo del permesso A è di € 20,00.
Si ricorda che i nostri check point, situati sul Grande Raccordo Anulare, osservano il seguente orario:
1. Aurelia: (uscita 1 del G.R.A), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30;
2. Laurentina: (uscita 25 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 24.00;
3. Ponte Mammolo: (uscita 14 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30.
Qualora i bus vorranno avvicinarsi il più possibile a Piazza Navona, luogo di conclusione della manifestazione, potranno acquistare un permesso di tipo D, per la risalita dei passeggeri presso l’area di Lungo Tevere dei Tebaldi o Lungo Tevere Marzio. Il costo del permesso D è di € 144,00 con validità giornaliera; € 115 con validità pomeridiana (ovvero dalle ore 13,30). Con il suddetto permesso i bus potranno sostare presso le aree di parcheggio sopraindicate.
Per ulteriori informazioni invitiamo a consultare il sito internet www.atac.roma.it oppure a contattare il Contact Center, tel.06/57003, attivo tutti i giorni (festivi inclusi) dalle 8.00 alle 20.00.

per info: 
ambiente.prc@rifondazione.it o davide.pappalardo@rifondazione.it     0644182239


Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

ACQUA: SABATO IN 100MILA A ROMA A CORTEO FORUM DEI MOVIMENTI MANIFESTAZIONE PARTIRA' ALLE 14 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA

Dovrebbero essere circa 100 mila, secondo gli organizzatori, i manifestanti che da tutta Italia parteciperanno sabato prossimo, 20 marzo, al corteo promosso dal Forum dei Movimenti per l'Acqua, che dalle 14 si snoderà per le vie di Roma da Piazza della Repubblica fino a Piazza Navona, dove si concluderà con gli interventi dei promotori. 


La manifestazione, il cui slogan principale è 'L'acqua è un diritto non una merce!', presenta per diretta ammissione dei promotori uno schieramento tanto numeroso quanto trasversale. Al corteo parteciperanno infatti organizzazioni degli enti locali, del mondo ambientalista (tra cui Legambiente e Wwf), di quello cattolico (tra gli altri, Acli, Pax Christi e Federazione delle Chiese evangeliche in Italia), consumatori (Adusbef,Fedeconsumatori e Movimento consumatori), sindacati (Cgil e sindacati di base), Ong e i Comitati territoriali per l'acqua pubblica. Sfileranno inoltre anche organizzazioni di difesa del territorio (tra cui 'No Tav', 'No Dal Molin'e 'No Ponte') e rappresentanti di partiti e movimenti politici (Partito della Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi, Sinistra Democratica, Partito dei Comunisti Italiani e Partito Comunista dei Lavoratori).(ANSA).

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

mercoledì 17 marzo 2010

Rifondazione Comunista al fianco dei lavoratori Sirti: stop a solidarietà di facciata

Continua la protesta degli operari della Sirti: dopo aver trascorso la notte sul traliccio della Telecom, sul quale erano saliti ieri mattina, i lavoratori sono ancora in Via Flora dove è attivo un presidio. Intanto, la Federazione provinciale di Rifondazione Comunista, il Centro Sociale Depistaggio,le Brigate della Solidarietà Attiva e il Comitato insegnanti Precari Sanniti, in una nota congiunta, intervengono sulle vertenze lavorative che in questi giorni occupano le cronache del Sannio.

“Basta - si legge in una nota - con la solidarietà di facciata, è ora che gli amministratori locali prendano una posizione chiara e netta e trovino soluzioni immediate per un sostegno concreto ai lavoratori della provincia di Benevento. Quello di ieri alla Rocca dei Rettori è stato l'ennesimo spot elettorale inscenato per l'occasione, un incontro durato ore per sancire un nulla di fatto.

Il nostro sostegno va ai lavoratori della Sirti che hanno scelto dignitosamente la via del conflitto sociale e della lotta, unico strumento che può portare alla risoluzione del problema. Abbiamo attivato un presidio permanente sotto la sede Telecom per dare un sostegno attivo alla lotta, portando ai lavoratori coperte e sacchi a pelo. Da stamattina sarà presente la Brigata della Solidarietà attiva per fornire i pasti ai lavoratori in lotta. Presso il presidio è attiva la campagna dell'Arancia Metalmeccanica, la vendita di arance di Sicilia il cui ricavato verrà consegnato ai lavoratori che stanno affrontando vertenze sul nostro territorio. Bisogna uscire allo scoperto e avere la capacità di unire le lotte, le vertenze lavorative generate dalla crisi, bisogna unirsi in un fornte compatto altrimenti si corre soltanto il rischio di cadere in balia delle promesse elettorali. 

Rifondazione Comunista propone ai lavoratori, alle organizzazioni sindacali uno sciopero cittadino, un momento di convergenza di tutte le lotte e le vertenze territoriali, dai lavoratori della Sirti ai lavoratori dei consorzi dei rifiuti, ai cassaintegrati di Agusta e Imeva.Invitiamo la cittadinanza a portare la propria solidarietà attiva al presidio sotto la Telecom e sostenere la lotta dei lavoratori".
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

domenica 14 marzo 2010

Manifestazione nazionale per l'acqua pubblica e la difesa dei beni comuni


Il 20 Marzo un appuntamento FONDAMENTALE per Tutti 

Un momento di partecipazione collettiva, che vedrà Enti Locali, Comitati Territoriali, reti associative ed organizzazioni sindacali, forze politiche e sociali, normali Cittadini in campo per dare un forte segnale contro la privatizzazione dell’Acqua e dei Beni Comuni, per contrastare le leggi approvate, per sostenere la Legge d’Iniziativa Popolare, per irrompere sui contenuti della campagna elettorale con il tema dell’Acqua e dei Beni Comuni. La data cade a due giorni dalla Giornata Mondiale dell'Acqua e ad una settimana dalle elezioni regionali. 



Scenderemo in piazza a Roma per chiedere
*il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
*la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
* un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.

Abbiamo deciso la Manifestazione del 20 Marzo 2010 il giorno 18 Novembre 2009, il giorno dell’approvazione, con voto di fiducia del DL voluto dai ministri Ronchi-Fitto, approvazione avvenuta fra l’indignazione generale, perchè questo ha costituito un gravissimo attacco alla Democrazia, alla Volontà Popolare alle Autonomie Locali. La Manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, mette al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’Acqua e dei Beni Comuni, del Territorio e dell’Energia, della Salute e del benessere sociale per contrastare la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.

Il 6 Marzo a Roma i Comuni hanno costituito il Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la tutela dell’Acqua Pubblica e di tutti i Beni Comuni nella loro prima Assemblea Nazionale.

Da due anni la Legge di Iniziativa Popolare proposta dal Popolo dell’Acqua con oltre 400.000 firme giace colpevolmente nei cassetti delle commissioni parlamentari, come tutte le altre dalla proclamazione della Repubblica ad oggi. 

Le lotte per la ripubblicizzazione si sono estese in tutti i territori, sono ormai duecento i Comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l’Acqua ‘Bene Comune e diritto umano universale ’ ed il servizio idrico come ‘privo di rilevanza economica, sottraendosi in questo modo alla incostituzionale normativa nazionale. 

Le realtà che hanno aderito vengono da gran parte del mondo cattolico, alle associazioni ambientaliste, alle associazioni dei consumatori, alle organizzazione della cooperazione internazionale, alle organizzazioni sindacali, numerosi quotidiani e riviste per giungere alle numerose e variegate realtà sociali e culturali 

20 MARZO A ROMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER ACQUA E BENI COMUNI 

iniziativa del FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA per ribadire il NO alla Privatizzazione 

Si scrive Acqua ma si legge Democrazia.
____________________________________
Manifestazione Nazionale Acqua e Beni Comuni www.acquabenecomune.org 
Per adesioni: adesioni@acquabenecomune.org
Info Stampa: Andreina Albano +39 3483419402 - Monica Di Sisto + 39 3358426752 
Segreteria: Paolo Carsetti +39 333 6876990

è stato registrato uno spot per promuovere la manifestazione nazionale del 20 marzo. Potete trovarlo al seguente link (http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7280).

Diffondetelo e inviatelo alle radio del vostro territorio e a tutte
quelle con cui siete in contatto.


Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

In piazza del popolo tutti i colori del centrosinistra contro le malversazioni di Berlusconi


Roma, 13 mar. 2010 – “Il problema è di fare uscire dalla manifestazione di oggi un movimento di massa contro Berlusconi”. Questo afferma il segretario di Rifondazione Comunista e portavoce nazionale della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, parlando dal palco della manifestazione del centrosinistra a piazza del Popolo. “Dobbiamo spiegare le porcherie che il governo sta facendo su tutti i piani e rafforzare questo movimento di massa che vuole cacciare Berlusconi – aggiunge Ferrero – Il problema va oltre le regionali e questa indignazione, questo orgoglio vanno resi quotidiani in tutte le città del Paese. Dovrebbe poi partire una campagna referendaria contro le leggi vergogna, da quelle sull’acqua al nucleare e all’attacco al lavoro”.
La Federazione della sinsitra propone insomma di dare seguito alla manifestazione di piazza del popolo, trasformandola in un movimento di massa per sconfiggere il centrodestra e cancellare le leggi vergogna, a cominciare da quella che cancella di fatto l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per continuare con il nucleare e l’acqua.
Su questo, del resto, la Federazione ha una posizione definita ormai da tempo. Costruire cioè un fronte per sconfiggere la destra e per realizzare una nuova legge elettorale sulla base del sistema tedesco. Ma questo non deve intendersi come la possibilità di un’alleanza organica con il centrosinistra sul piano elettorale e sopratutto sul piano programmatico e di governo.
Una posizione che sicuramente ha qualche differenza rispetto all’umore che si registrava in piazza del popolo non solo da parte dei manifestanti, ma anche degli esponenti politici. Per la prima volta dopo molti mesi si sono visti sopra e dietro lo stesso palco molti politici che nel corso degli ultimi tempi hanno intrapreso strade differenti, fino alle prossime regionali dove, per esempio in Lombardia, Penati ha posto in modo inamovibile e arrogante una pregiuziale anticomunista contro la Federazione della sinistra.
Da Diliberto a Ferrero, da Veltroni a Craxi, da D’Alema a Vendola, da Bonelli, Bersani, a Franceschini, Di Pietro, Orlando, Epifani,Nencini, Cossutta, Bertinotti e via dicendo. I più nell’area riservata del retropalco; tanti altri, dirigenti locali e nazionali, che hanno preferito rimanere in piazza tra la gente che agitava “tutti i colori del centrosinistra”: in prevalenza bandiere del Pd, che ha fatto intenzionalmente lo sforzo organizzativo e di presenza maggiore, e poi della Federazione della sinistra, dell’Italia dei Valori, dei Verdi, di Sel, del Popol Viola.
Piazza del popolo è stata effettivamente una piazza nostalgica di Unione. Ma è stata anche una piazza che segna uno spartiacque nella ripresa della battagli aunitaria contro la destra. Anche sel’intenzione egemonica da parte del Partito democratico di Pierluigi Bersani è stata palapabile, da sopra e sotto il palco. E non sarà facile farci in conti anche per quell’obiettivo minimo di democrazia che è il cambiamento della legge elettorale, affinchè la democrazia non sia ulteriormente esautorata da questo bipolarismo malato e omologante e riapra i propri spazi alla rappresentanza e alla presenza della sinistra.


Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

GRECIA: AVANZANO I COMUNISTI, MA PAPANDREOU REGGE


Il premier socialista greco Giorgio Papandreou resta saldo in sella alla guida del paese, di fronte ad una crescente flessione del principale partito di opposizione Nuova Democrazia (ND, centrodestra). Ma, secondo un sondaggio pubblicato oggi, avanzano i comunisti, che guidano la rivolta contro il piano di austerita'. 
Il Barometro di Public Issue per il mese di marzo diffuso dalla tv greca Skai, rivela che il Pasok, con il 47,5% delle intenzioni di voto (contro il 43,9% alle ultime elezioni) aumenta il divario con ND, che è ad appena il 30,5% (gia' 33,4%).
Il Partito comunista (Kke) rimane al 7,5% delle intenzioni di voto (stessa percentuale alle passate elezioni), ma aumenta di tre punti percentuali la sua popolarita', mentre tutti gli altri sono in flessione, con il Pasok che perde sette punti e ND nove.
La popolarita' di Papandreou, malgrado le opinioni negative su gran parte delle misure di austerita' rivelate da altre inchieste, si mantiene alta (66%), ma perde 6 punti rispetto al precedente Barometro.
Il leader di ND Antonis Samaras subisce una flessione assai più severa, pari a 13 punti,e l'unica dirigente politica che migliora è la leader comunista Aleka Papariga.
Aumenta peraltro la insoddisfazione generale per i due principali partiti, con il 48% degli intervistati che non li considera una buona scelta di governo, anche se il Pasok resta in testa con il 38% delle preferenze, contro appena il 6% di ND.

tratto da Clandestinoweb
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

Tutti in piazza per dire basta


Tutti in piazza per vincere e per convincere un popolo deluso dalla sinistra e stremato dal corpo a corpo con un avversario che rovescia il tavolo delle regole e imbavaglia l'informazione. Tutti i leader del centrosinistra sono saliti oggi pomeriggio sul grande palco di piazza del Popolo, già gremita prima che iniziassero gli intervento dei leader politici. Ad ascoltarli una folla che reclama il ritorno alla democrazia disegnata dalla Costituzione, contro le regole fai-da-te del governo Berlusconi. Convocata subito dopo l'ultimo sfregio berlusconiano, il decreto salva-liste, la manifestazione si è riempita delle parole e dei temi di un'agenda non solo elettorale.
Difficile attraversare la foresta di bandiere che ondeggiava sotto un filo di vento, in un clima caldo non solo per le avvisaglie della primavera. Gli organizzatori parlano di duecentomila persone, e sicuramente l'atmosfera era di partecipazione e di ottimismo. Alimentata dalla rabbia e dalla voglia di vivere in un altro paese, ma anche dall'ironia degli slogan (uno per tutti: "vota Ali Baba, almeno sei sicuro che i ladroni sono solo 40").
Il lavoro e l'ambiente, la trasparenza e l'onestà, la democrazia e la partecipazione hanno attraversato gli interventi degli esponenti politici (Bonino e Vendola, Bersani e Di Pietro, Ferrero e Bonelli) ascoltati e applauditi da una piazza già gremita, con un flusso ininterrotto di persone che non riuscivano ad entrare nella piazza. Il popolo viola e i lavoratori delle fabbriche in crisi, ragazzi e vecchi militanti si sono ritrovati per un appuntamento che nelle intenzioni dovrebbe segnare l'inizio di una lunga marcia verso la ricostruzione di una sinistra capace di mandare a casa il governo. "Una rivoluzione gentile rispetto a un governo che ha legalizzato l'illegalità", per riprendere il verde Bonelli. Una riscossa che sarebbe splendido festeggiare a cominciare dalla vittoria nel Lazio, cassaforte dei voti del centrodestra.


Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

giovedì 11 marzo 2010

C'è Berlusconi a San Giovanni e l'altro corteo cambia percorso (deve)


Cambia il percorso della manifestazione del Forum dei movimento per l'acqua
"Ci avevano detto che in via dei Fori Imperiali non si poteva passare". Poi la retromarcia

ROMA - Questa è una storia di annunci dati e poi smentiti. Di manifestazioni e percorsi che cambiano all'ultimo momento. Una storia che comincia ieri. In piena bagarre sulle firme Silvio Berlusconi chiama all'adunata i suoi: "In piazza il 20 marzo a Roma". Squlli di tromba, fino a che qualcuno si accorge che, quel sabato, il centro di Roma, sarà attraversato dal corteo del Forum dei movimenti contro la privatizzazione dell'acqua. Un vasto arcipelago di sigle che raccoglie sindacati, associazioni del mondo cattolico, ambientalista, partiti e movimenti della sinistra e associazioni dei consumatori.

Qualcuno, nell'entourage del premier, si accorge del problema e ipotizza uno spostamento della data alla domenica. Sembra la quadratura del cerchio e invece no. Il 21 a roma c'è la maratona, appuntamento che richiama migliaia di appassionati.

Di rinunciare non se ne parla, ragionano in casa Pdl. E allora la richiesta alla questura di Roma parte ugualmente, con data 20 marzo. A questo punto la vicenda assume contorni paradossali. "Noi avevamo chiesto l'autorizzazione per un percorso che partiva da piazza della Repubblica e passando per via dei Fori Imperiali e piazza Venezia si chiudeva a piazza Navona - dice Paolo Corsetti, segretario del Forum - la Questura ci chiese di fare un giro più largo, passando a lato di piazza san Giovanni". Motivo? : "Ci spiegarono che via dei Fori Imperiali era occupata dalle gru che dovevano costruire i palchi per la maratona del giorno dopo". Una modifica di cui il Forum prese atto. Poi, la bufera delle liste e l'annuncio della manifestazione del Pdl. A questo punto qualcosa cambia. "La Questura ci ha telefonato ieri per dire che potevamo passare da via dei Fori Imperiali". E le gru? "Mah..a nostra domanda precisa ci hanno risposto che era stata chiesta l'autorizzazione del Pdl per piazza San Giovanni". E i lavori per le strutture della maratona? Mistero.


Una situazione singolare su cui si innesta il famoso protocollo fortemente voluto dalla giunta Alemanno per regolare le manifestazioni nella capitale. "Occorre dare limiti - disse il sindaco - non è possibile che la città sprofondi nel caos". Il protocollo, fortemente voluto dal Comune, venne firmato nel marzo del 2009. Chi era a quel tavolo racconta di un sindaco particolarmente deciso a mettere rigidissimi paletti alla possibilità di scendere in piazza. Una rigidità che trovò argine, tra gli altri, nella risposta delle organizzazioni sindacali. Il testo, però non riguarda le manifestazioni a carattere nazionale. Come quella del centrodestra e quella del Forum. E così oggi Alemanno si spende per l'adunata a piazza San Giovanni che "non è un'occasione di protesta ma un momento in cui il presidente del Consiglio firmerà un patto programmatico con i 13 candidati governatori".

Difficile fare previsioni sui numeri. Raccontano che Berlusconi, temendo il flop, avrebbe preferito la più piccola piazza del Popolo che, però, sarà occupata dal popolo viola. Dalle parti Forum, invece, si respira ottimismo: "Puntiamo a 100mila persone". Che si dovranno districare tra gru e transenne

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

APPELLO DI GIOVANNI IMPASTATO PER LA COSTRUZIONE DEL 32° ANNIVERSARIO DELL’ASSASSASSINIO MAFIOSO Di PEPPINO

APPELLO PER IL 32° ANNIVERSARIO DELL’ASSASSASSINIO MAFIOSO DI MIO FRATELLO PEPPINO IMPASTATO.


Anche quest’anno il 9 maggio a Cinisi rappresenterà una fondamentale occasione per scambiarci dati, informazioni, forze, passioni, per fermarci e riflettere, per raccogliere la nostra memoria e assumerci l’impegno di continuare la lotta per la giustizia sociale nel nostro paese e nel mondo.

Occorrerà concentrare le energie e continuare il cammino, partendo dalla memoria di chi come Peppino ha saputo lottare senza remore, senza compromessi, pensando solo al bene della collettività. 
Valori e ideali, i nostri, che vengono giornalmente calpestati: è stato pericolosamente abbattuto un limite per la conservazione della democrazia, che è quello della legalizzazione dell’illegalità, della legittimazione legislativa dei peggiori crimini sociali (sfruttamento, ladrocinio, riciclaggio illecito dei rifiuti tossici, devastazione ambientale) per difendere i privilegi della classe dominante.
Non dobbiamo isolarci, sfilacciare o disperdere le nostre energie ma trovare punti di comune accordo, questioni fondanti per le quali è necessario impegnarsi tutti a fondo, evitando rotture e discussioni infertili che scaturiscono dalla cura di interessi personali e dall’incapacità di confronto.
La presenza di tutte le realtà impegnate nel sociale il 9 maggio a Cinisi sarà decisiva per continuare il nostro percorso comune e, quindi, invito a partecipare chi non ha ancora vissuto questa esperienza in ricordo di Peppino, così come invito a ritornare coloro che ci hanno già incoraggiato negli anni precedenti con la loro presenza e il loro entusiasmo.
Quest’anno assaporeremo il gusto di una importante vittoria restituendo alla collettività la famosa casa dei ‘’cento passi’’, una volta proprietà del grande capo”Tano Seduto’’ Gaetano Badalamenti e oggi finalmente confiscata. Con ogni probabilità questo bene verrà assegnato all' Associazione “casa memoria Impastato” e diventerà per noi il punto di partenza e il nodo nevralgico per la strutturazione di un nuovo percorso di lotta, un’occasione in più per sottrarre terreno alla cultura mafiosa e al potere della criminalità organizzata e della politica collusa. Coloreremo l’impegno sociale con i toni forti della gioia e dell’allegria, proprio come faceva Peppino nei momenti più felici della sua vita, sostituendo i toni spenti della rassegnazione e della paura. La riappropriazione della casa di Badalamenti è una grande conquista sociale: nessuno 32 anni fa avrebbe mai immaginato potesse accadere una cosa del genere, nonostante noi lo sognassimo e nutrissimo questa speranza come un desiderio segreto. 
Aprire la casa del boss, che è stato condannato all’ergastolo per l’assassinio di mio fratello Peppino, sarà un evento storico, una dimostrazione di come, con tutti i sacrifici del caso e nonostante l’assenza e i boicottaggi istituzionali, si possano ottenere risultati nella lotta alla mafia, riconquistare anche spazi di libertà nella difesa della democrazia, compiere piccoli passi che siano incoraggianti per continuare, con le idee e il coraggio di Peppino, verso la meta di un altro futuro possibile.
E' necessario superare le proprie frustrazioni, le proprie paure, le proprie insicurezze, scendere dal piedistallo dell’autoreferenzialità e ascoltare la gente, aiutarla a riappropriarsi dei bisogni reali, quelli legati ai diritti fondamentali, ragionare con onestà e voglia di fare su tematiche come la povertà, la precarietà e la disoccupazione, l’accoglienza dei migranti e l’integrazione, la riconquista pubblica del territorio, dei beni e dei servizi. E' necessario dialogare con le nuove generazioni, restituire loro la speranza, provocarle, dimostrare come stiano rubando loro la libertà e l’autodeterminazione. È importante suscitare in loro la riflessione sul vero concetto di legalità e su un’idea nobile della politica non limitata alle sole campagne elettorali e alla raccolta dei voti come punti premio per l’immunità. In questo senso vogliamo promuovere una concezione alta dell’impegno pubblico che non si riduca alla prassi miope e opaca delle manovre subdole, agli inciuci, ai compromessi ai quali si ha la spregiudicatezza di non attribuire più nemmeno la giustificazione della ragion di stato. La politica deve invece essere sociale e partecipata, avere un confronto dialettico con i movimenti, partire dalla diffusione della consapevolezza e dalla possibilità di azione autogestita. La politica dei movimenti allo stesso tempo deve saper essere non solo oppositiva, ma propositiva, con la costruzione e la messa in pratica di modelli alternativi (soprattutto economici) che con la loro efficacia conquistino il consenso della gente e sappiano sostituirsi a quelli imposti dall’alto.
Gli stessi principi valgono anche per l’impegno antimafia. Da tempo denuncio che anche fra coloro che promuovono la cultura della legalità sopravvive una certo timore nell' opporsi ad un potere politico che oggi più che mai si sovrappone agli interessi della criminalità organizzata con una coincidenza di nomi, volti, fatti, strategie. Combattere la mafia oggi vuol dire opporsi al sistema, evitare di concedere attenuanti o coperture ai vergognosi sotterfugi che infangano la nostra Italia, cambiare dalle fondamenta lo stato di cose attuale e non tapparne i buchi.
Combattere la mafia oggi vuol dire disobbedire alle leggi che calpestano i diritti umani e la civiltà, scegliere in alcuni casi l”illegalità” pur di non sostenere la finta legalità degli illeciti. In fondo è lo stesso potere a volere questo paradosso. Del resto, è quello che è sempre accaduto nelle pagine più oscure della storia mondiale quando il sistema legale ha giustificato genocidi, stragi, dominazioni.
Sulla stessa riga oggi non sentiamo altro che parlare di leggi, decreti, norme, provvedimenti economici emanati ciecamente e senza considerare gli effetti sociali, ma solo per salvaguardare gli interessi di una classe imprenditoriale incapace che deve la sua sopravvivenza agli incentivi statali,
o delle banche che nell’attuale sistema sono il perno attorno a cui ruota un'economia sempre più lontana dai bisogni reali della popolazione mondiale. E nello scarto prodotto da questa macchina micidiale si collocano milioni di persone, le loro vite, il loro lavoro (solo in Italia si contano due milioni di disoccupati, 20 milioni in tutta Europa, che hanno persino rinunciato alla ricerca di un impiego). Se si guarda ai vertici politici del nostro paese il quadro si fa ancora più fosco: ci “vantiamo” di avere un Presidente del Consiglio con un patrimonio familiare valutato intorno ai 10 miliardi di euro. Un uomo che si è fatto imprenditore con il denaro della mafia e politico con le connivenze criminali.

Da una analisi della situazione socio-politica italiana verrebbe quasi da gettare la spugna! 
Eppure l’unico bene che avremo fin quando saremo in vita e che non possono sottrarci è la fiducia nei nostri ideali, che animano le forze del cambiamento e tutti coloro che ancora credono nella possibilità di costruire un “altro mondo possibile”. 
Non mancano segnali positivi, che sono emersi dalle grandi mobilitazioni di piazza alle quale ci siamo sentiti in dovere di partecipare, come le manifestazioni finalizzate alla difesa del diritto di espressione e di libera stampa, dei diritti delle donne e dei migranti.
Un’importante occasione in cui la parte migliore d’Italia ha fatto sentire la sua presenza e la sua pressione si è presentata il 26 settembre a Ponteranica quando circa diecimila persone hanno risposto con un lungo corteo alla vergognosa decisione con la quale il sindaco leghista aveva tentato di delegittimare la figura di Peppino cancellando il suo nome dalla Biblioteca comunale, adducendo deliranti motivazioni di carattere “regionalistico”.
Il vero motivo di questo atto odioso sta invece nell' accurato revisionismo storico che vorrebbe trascinare nell’oblio intere pagine di storia recente, come la resistenza partigiana e gli orrori della dominazione nazifascista.
L'equazione che abbiamo più volte sottolineato nei documenti del forum sociale antimafia tra resistenza alla barbarie mafiosa e resistenza Partigiana antifascista evidentemente fa molta paura! 
Il partito della Lega, che costituisce una delle più pericolose manifestazioni della deriva sociale e politica italiana, utilizza impunemente forme brutali di violenza istituzionalizzata e col pretesto della pubblica sicurezza reprime qualsiasi tipo di protesta civile e democratica. Questo allo scopo di proteggere e di coprire con una coltre di fumo gli sporchi affari condotti dalla classe dirigente politico-mafiosa. Tutto questo fa il paio con la presenza violenta della criminalità organizzata e garantisce a Nord come a Sud il controllo totale del territorio con il clientelismo, il terrorismo e l’intimidazione.
Il clima ormai è caldo, le idee e il coraggio non mancano, il lavoro è stato iniziato! Adesso bisogna coalizzarsi e partire: “scarpe rotte eppur bisogna andar”.
Il” forum sociale antimafia Felicia e Peppino Impastato” , formato da tutte le realtà antagoniste attive in Sicilia e in Italia, si riunisce a Cinisi con cadenza settimanale per preparare il manifesto politico per gli incontri di Maggio: con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo!


IL MIO APPELLO VA ALLA LIBERA INFORMAZIONE, a quella che rimane, che si è sottratta al controllo del potere che trasforma il nostro in uno stato per nulla democratico: sosteneteci, fate sì che la gente possa conoscere, capire e che possa svegliarsi dall’immobilismo. 

Il MIO APPELLO VA AI MOVIMENTI e ai suoi componenti, a quelli che hanno resistito ai numerosi tentativi di disgregazione seguiti alla grande mobilitazione del forum sociale mondiale che aveva non poco spaventato i nostri dominatori. 

IL MIO APPELLO VA AI SINGOLI CITTADINI, invito tutti loro a guardarsi dentro e liberarsi dalla morsa della manipolazione televisiva. 

IL MIO APPELLO VA A QUEI POCHI APPARATI ISTITUZIONALI ED ENTI che hanno il coraggio e la determinazione di andare contro corrente perché ancora credono nella loro natura democratica.


Il 9 maggio vi aspettiamo a Cinisi per sfilare in corteo nelle strade del paese, numerosi come sempre, per essere presenti, vivi, reattivi, ribelli. 

Un abbraccio fraterno,
Giovanni Impastato


Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

Ultime Notizie

Ultime News

Notizie di Politica

Roba Comunista