venerdì 26 marzo 2010

Elezioni: il disperato bisogno che vada bene


La situazione dei comunisti è quella che è, sono stata forse la prima ad incazzarmi (ed era il 5 dicembre a Roma) quando c'erano già voci sulle alleanze. Non metto pezze e non racconto balle. La situazione non ci piace e siamo tutti (quasi, diciamo il 98%) delusi, depressi ed incazzati.
In più, per una sorta di osmosi con alcuni politici, ci siamo intossicati il sangue e oggi, non esistono più i compagni, esistono i rifondaroli, i piddiccini la corente A e la corrente B. Non ci si fida e ci si guarda le spalle. E la squadra, malconcia, con la rosa ridotta, se anche potesse funzionare 10 funziona 3. Solo per questo. ma io al divide et impera, che vorrebbe qualcuno non ci sto.

Domenica posso stare a casa. La Bonino non mi piace.Non mi piace l'alleanza, seppur tecnica. Non mi piace nemmeno come è stata gestita la cosa. Non mi piacciono anche altre trenta stronzate sentite, nemmeno il sistema di informativa mi piace. Perchè devo andarci alle urne?

Perchè ci serve come il pane.

Non ai candidati, non alla Bonino, nemmeno ai dirigenti.
Serve a me, a roberto, ad elena, ad andrea, a riccardo, a stefano, a manuela e a tutti noi, con lo sguardo incupito, perplesso e incazzato. A noi che come sentiamo regionali ci viene il fiato corto, a noi che vorremmo urlare ma non sappiamo nemmeno bene se sia giusto urlare ora. Perchè ci facciamo anche venire i sensi di colpa. A noi che questa volta vaghiamo tra il "non ce la faremo mai" al "eh no cazzo non gliela do' vinta, un comunista non molla"

Possiamo dire che non ce ne frega niente delle elezioni, ed è anche vero. Ma lunedi... lunedì, sapere che quella percentuale è un uno o è un due o è un quattro, quella lunedì ci cambia l'umore. Ci cambia l'umore per tutto quello che da comunisti dovremo fare e faremo dopo le elezioni.

Non sono le elezioni che fanno i comunisti e questo noi lo sappiamo bene, ma domenica sera saremo tutti con il cuore in palla. Anche chi è incazzato, anche chi a votare non c'è andato magari, perchè si tratterà di qualcosa di nostro. Dei comunisti. E no, non ce ne frega un beneamato ciufolo della bonino o della bresso, ci stanno anche sui coglioni, ma di noi si. Guarderemo tutti quel simbolo, il nostro simbolo. Ci domanderemo: ci siamo? Non ci siamo? 
E il ci siamo, lo intenderemo come squadra, e bisogna esserci come squadra. Perché quella squadra dopo le elezioni dovrà anche decidere di muoversi bene e compatta in modo che certe situazioni, paradossali, assurde,ridicole non ricapitino. E questa è e sarà responsabilità tutta nostra. Oppure potremo continuare a fare i "noi" "voi" e staremo punto e daccapo perché sarà una massa dimezzata. 

L'altra scelta è stare a casa. E poi? Pensateci.

Sentire il mondo che dice che il comunismo in italia non esiste? Ascoltare che i comunisti non ci sono più ed il comunismo è stato cancellato dalla storia? Sentire un pd che tesse le lodi del riformismo (clericale)? Sentire sinistra e libertà che tornerà a dire che certi simboli sono inutili? Pensateci, immaginate i visi e le parole e la via libera che si darà ad uno spostamento ancora più al centro. Perchè se chi vota falce e martello sarà troppo irrilevante, compagni sarà la scusa per dire "era tutto sbagliato dal'900 ad oggi" sappiamo che lo diranno e lo sappiamo che non è così.

La nostra responsabilità domenica non è quella di far vincere tizio o caio (e tra di noi, non gliene frega a nessuno, nè di tizio nè di caio, anzi), il nostro voto non sarà una scelta per premiare il lavoro di qualcuno, il nostro voto non sarà il confermare una linea politica (e questo lo sanno) la nostra responsabilità (purtroppo e con tutti i mal di stomaco) è di tenere botta e di difendere un' idea, un simbolo ed una bandiera. Tenere i piedi in quel poco di posto che abbiamo. Dire questa è comunque casa mia. Macerie, ma di casa mia e ho intenzione di ricostruirla. Ma per ricostruirla dobbiamo far si che non ci freghino almeno il terreno. Dobbiamo difendere un centimetro, un centimetro contro i chilometri che abbiamo perso, ma è il nostro centimetro, forse l'ultimo. Il vero fondo del barile. Ma siamo abbastanza incazzati per voler dare una svolta e siamo abbastanza comunisti da non mollare. Non mollare lasciando il posto a chi in questa situazione c'ha portato, contare per dire "senza di noi dove cazzo andavate'", contare per darci quel coraggio per ripartire, ma non a parole e con le inaugurazioni, ma con i fatti. 

Ripartire tutti, come squadra. 

Quella ultima in campionato che comunque gioca dignitosamente e tenta disperatamente di portare a casa il risultato. Quella squadra che in fatto di dignità, orgoglio e sacrificio non è seconda a nessuno. La squadra che la testa non la alza, perchè la testa, non l'ha mai abbassata.

Chi vuole stare a casa, ci stia, io il mio simbolo, la mia appartenenza, la mia bandiera la dichiaro e la faccio contare UNO. E per forza di cose verrà conteggiata. Una comunista in Italia sarà presente. Spero che ci siate anche voi a tenere la bandiera rossa con me.



ladytux

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