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giovedì 3 giugno 2010
sabato 29 maggio 2010
domenica 23 maggio 2010
giovedì 20 maggio 2010
La mobilitazione degli studenti che restituisce dignità alla politica
Per una deformazione del dibattito pubblico ed un impoverimento del nostro vocabolario riconosciamo legittimo l’uso della parola “politica” solo quando descrive un fenomeno in cui è coinvolto un pezzo di ceto politico. L’impoverimento che la politica ha conosciuto negli ultimi decenni è anche frutto di questa confusione che ci ha impedito di riconoscere in ciò che avveniva fuori dal palazzo dei fenomeni “politici”, riguardanti cioè la definizione e la rimodulazione continua delle forme di convivenza in una comunità.
Sotto gli occhi di tutti a Bari sta accendendo un fenomeno di questo tipo, accompagnato dal silenzio della stampa: di fronte ad un previsto aumento delle tasse universitarie come soluzione agli sprechi delle autorità accademiche ed ai tagli del governo, gli studenti di Scienze politiche ormai quasi quindici giorni fa hanno occupato la loro Facoltà, seguiti a breve distanza dai loro colleghi di Matematica. Di richieste di generiche diminuzioni delle tasse ne abbiamo già sentito parlare, gli studenti però fanno ben altro: propongono una forma di tassazione progressiva che permetta di aumentare il gettito diminuendo le tasse per le fasce deboli, quelle degli studenti che non potendo accedere ad una formazione post-laurea di qualità, sarebbero i più immediatamente penalizzati da un impoverimento dell’offerta didattica dell’Università, loro unica fonte di formazione e, quindi, di occupazione. A fianco di queste rivendicazioni economico-fiscali, aggiungono l’assunzione di responsabilità di parte delle autorità accademiche attraverso le dimissioni dagli incarichi che ricoprono e l’inasprimento dell’applicazione del codice etico nei confronti delle parentopoli e delle inadempienze del corpo docente.
Questa mobilitazione, leggendo tra le righe, usa parole e propone una visione della convivenza civile che chiama i causa anche chi è fuori dalle mura delle facoltà. Enuncia infatti due principi in maniera inequivocabile: in un contesto di dissesto economico, chi ricopre ruoli di responsabilità e di governo della barca che affonda non può non pagarne le conseguenze, ancor più se si è reso responsabile di scelte discutibili. Inoltre risistemata la barca, è necessario ridiscuterne le modalità di governo;
Inoltre in una comunità che si ritrova a vivere una situazione di crisi, i sacrifici non vanno chiesti a chi versa già in condizioni di difficoltà e quindi è più vulnerabile e ricattabile, ma a chi sta meglio e forse dal dissesto non verrà neanche sfiorato.
Sono proposte attuali e che riguardano tutti perché contengono un’idea di governo e di uscita dalle crisi in controtendenza con le scelte operate dai governi europei con la crisi economica. Un’eventuale vittoria degli studenti in mobilitazione non sarebbe una vittoria corporativa, ma una vittoria politica: la riaffermazione di alcuni principi di civiltà che ci siamo abituati a veder calpestati, per i quali invece vale la pena lottare. Per questo non si può non guardare a ciò che sta accadendo dentro quelle facoltà con speranza.
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martedì 18 maggio 2010
martedì 30 marzo 2010
E la scuola va a rotoli!!! Assemblea Pubblica -7 aprile (RM)
… E LA SCUOLA VA A ROTOLI!!!
Bilanci in rosso in tutte le scuole!
Riduzione delle supplenze!!
Impoverimento dell’offerta formativa!
Finanziamenti alle scuole private!!
Aumento dei contributi volontari!!
Igiene e sicurezza non garantiti!!
Abolizione degli organi collegiali!
Edifici scolastici pericolanti e fatiscenti e aumento degli alunni per classe!!
Tagli del personale docente e tecnico-amministrativo!
STANNO RUBANDO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI CALPESTANDO IL DIRITTO ALLO STUDIO !!!
7 APRILE ore 17.00
Sala Agnini – Viale Adriatico, 136
ASSEMBLEA PUBBLICA
Alla quale invitiamo a partecipare tutte le scuole di zona per informare, discutere, organizzarci
(partendo dall’adesione al sit in al MIUR e alla manifestazione cittadina del 17 aprile)
CHIEDIAMO:
L’impegno immediato dello stato a pagare i debiti verso le scuole.
Il ritiro della controriforma Gelmini e del riordino delle superiori.
Il blocco dei tagli previsti dalla finanziaria 2008 per il triennio 2008-11.
Nomina in ruolo dei docenti precari e personale ATA su tutti i posti vacanti.
L’organico necessario alla formazione delle classi a tempo pieno e prolungato.
La messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici.
COORDINAMENTO SCUOLE 4 MUNICIPIO
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lunedì 22 marzo 2010
Treviso. Scuola sul lastrico: supplenti senza paga, il preside chiede un prestito
Il dirigente della media Grava di Conegliano va in banca per garantire di persona gli stipendi di alcuni docenti
di Giampiero Maset
di Giampiero Maset
TREVISO (21 marzo) - Supplenti che non sono pagati da gennaio e sono costretti a vivere nella più totale precarietà, e diverse attività consolidate, che ne qualificavano l’offerta formativa, sospese. Il dirigente Flavio Moro ha pensato addirittura, rischiando di persona, di chiedere alla banca di appoggio l’anticipazione di fondi che non si sa se arriveranno.
È la situazione che si sta vivendo alla scuola media Grava, di cui fanno parte anche le sedi Brustolon, Cima e Rua di Feletto, con un più di 1000 alunni. Il consiglio di istituto ha trasmesso al ministro Mariastella Gelmini la richiesta di “assegnazione di risorse per poter garantire il diritto all’istruzione e la continuità del servizio scolastico anche mediante la sostituzione del personale assente per tutti i motivi previsti dalla vigente normativa, in considerazione del fatto che la Grava ha da sempre seguito una politica di contenimento della spesa, procedendo alle nomine dei supplenti solo per i periodi strettamente necessari, attenendosi alle direttive del ministero”.
Si sottolinea che “per mettere in pratica tale politica e garantire il regolare svolgimento delle attività è stato necessario ricorrere all’istituto delle ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti, remunerate con anticipo di cassa nei limiti delle disponibilità finanziarie della scuola e di cui si attende l’erogazione dei fondi”.
All’inizio di quest’anno, per il pagamento delle ore eccedenti e delle supplenze brevi di docenti e personale Ata, la scuola aveva un residuo attivo di 41.437 euro e un sospeso da liquidare per le ore ecedenti da settembre a dicembre 2009 di 10.385 euro. Il 14 dicembre 2009 il Ministero ha comunicato che la Grava può fare affidamento per redigere il programma 2010 su una risorsa di 100.578 euro. Nella lettera al ministro Gelmini si sottolinea che “tolto da questo importo la somma di 78.311 euro, relativa agli incarichi specifici di docenti e funzioni strumentali Ata, restano 22.451 euro” e che “sottratte da questa somma le differenze stipendiali e le indennità per la dirigenza, il budget per il pagamento delle supplenze di docenti e Ata ammonta a 11.764 euro”.
Nel mese di gennaio la spese per le supplenze è stata di 8.135 euro. Con la loro liquidazione la scuola poteva disporre di 7.686 euro e il fabbisogno alla data del 12 febbraio per gli stipendi di tale mese era di 11.764 euro, con uno sforamento di 4.077 euro sull’ammontare assegnato per l’anno finanziario 2010”. E si evidenzia che “a seguito di astensioni facoltative per maternità di 3 docenti con orario di cattedra le supplenze si protrarranno fino al termine delle lezioni, senza che ci siano fondi per pagarle”
http://www.gazzettino.it/a rticolo.php?id=95436&sez=N ORDEST
È la situazione che si sta vivendo alla scuola media Grava, di cui fanno parte anche le sedi Brustolon, Cima e Rua di Feletto, con un più di 1000 alunni. Il consiglio di istituto ha trasmesso al ministro Mariastella Gelmini la richiesta di “assegnazione di risorse per poter garantire il diritto all’istruzione e la continuità del servizio scolastico anche mediante la sostituzione del personale assente per tutti i motivi previsti dalla vigente normativa, in considerazione del fatto che la Grava ha da sempre seguito una politica di contenimento della spesa, procedendo alle nomine dei supplenti solo per i periodi strettamente necessari, attenendosi alle direttive del ministero”.
Si sottolinea che “per mettere in pratica tale politica e garantire il regolare svolgimento delle attività è stato necessario ricorrere all’istituto delle ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti, remunerate con anticipo di cassa nei limiti delle disponibilità finanziarie della scuola e di cui si attende l’erogazione dei fondi”.
All’inizio di quest’anno, per il pagamento delle ore eccedenti e delle supplenze brevi di docenti e personale Ata, la scuola aveva un residuo attivo di 41.437 euro e un sospeso da liquidare per le ore ecedenti da settembre a dicembre 2009 di 10.385 euro. Il 14 dicembre 2009 il Ministero ha comunicato che la Grava può fare affidamento per redigere il programma 2010 su una risorsa di 100.578 euro. Nella lettera al ministro Gelmini si sottolinea che “tolto da questo importo la somma di 78.311 euro, relativa agli incarichi specifici di docenti e funzioni strumentali Ata, restano 22.451 euro” e che “sottratte da questa somma le differenze stipendiali e le indennità per la dirigenza, il budget per il pagamento delle supplenze di docenti e Ata ammonta a 11.764 euro”.
Nel mese di gennaio la spese per le supplenze è stata di 8.135 euro. Con la loro liquidazione la scuola poteva disporre di 7.686 euro e il fabbisogno alla data del 12 febbraio per gli stipendi di tale mese era di 11.764 euro, con uno sforamento di 4.077 euro sull’ammontare assegnato per l’anno finanziario 2010”. E si evidenzia che “a seguito di astensioni facoltative per maternità di 3 docenti con orario di cattedra le supplenze si protrarranno fino al termine delle lezioni, senza che ci siano fondi per pagarle”
http://www.gazzettino.it/a
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venerdì 19 marzo 2010
A Torino ricercatori giù dalla cattedra
Per la prima volta nella storia dell’università di Torino, i ricercatori della facoltà di Scienze hanno annunciato un’astensione dalle attività didattiche a partire dal prossimo anno accademico. Il documento che ha reso nota questa decisione senza precedenti è stato sottoscritto da 140 sui 180 ricercatori presenti nella facoltà. A questa schiacciante maggioranza si sono aggiunti i 30 ricercatori della facoltà di matematica, che hanno controfirmato un altro documento insieme ai loro docenti, i 30 (su 37) di Psicologia e i due terzi dei ricercatori di Agraria. Nella stessa direzione stanno andando i ricercatori di Fisica, ai quali potrebbero aggiungersi quelli di Medicina e del Politecnico dove nei prossimi giorni saranno convocate alcune assemblee per decidere le forme di protesta contro il disegno di legge Gelmini che prevede la scomparsa della figura del ricercatore a tempo indeterminato.
Una protesta che segue quella già adottata dai ricercatori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II di Napoli dove dall’8 marzo scorso 110 ricercatori si astengono dagli insegnamenti previsti nel secondo semestre, limitandosi a fare didattica di sostegno e non quella «frontale» come prevede la legge del 1980 che ha istituito questa figura centrale, ma disconosciuta, nell’università italiana. Forme analoghe di protesta si stanno registrando a Cagliari, mentre i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna hanno sottoscritto nel febbraio scorso un documento consegnato al Rettore in cui si chiede di adottare soluzioni per scongiurare una simile ipotesi.
I documenti che stanno circolando nell’università del capoluogo torinese denunciano i tagli operati dal governo al Fondo di finanziamento ordinario per l’università e del nuovo sistema di reclutamento prospettato nel Ddl che «portano gli atenei sull’orlo della bancarotta e strozzano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori estromettendoli dalle commissioni di concorso». Ma le polemiche più aspre si registrano sulla nuova figura del ricercatore a tempo determinato previsto nella riforma Gelmini.
Un contratto di massimo sei anni che si aggiunge all’attuale moltitudine di assegni, borse e contratti, estende la durata del precariato fino a 10 anni senza alcuna certezza di assunzione e rischia di aprire con i ricercatori confermati una «guerra tra poveri» sui concorsi da associato. I ricercatori torinesi sono convinti che l’introduzione di questa figura non risolverà il problema dell’enorme precariato esistente ma lo aggraverà.
La loro decisione minaccia di bloccare un terzo degli insegnamenti delle facoltà scientifiche. I presidi saranno costretti a chiedere l’affidamento delle cattedre mancanti all’esterno ricorrendo a docenti a contratto a titolo gratuito, visto che i tagli hanno ridotto il budget della sola facoltà di Scienze da circa 900 mila euro a poco più di 300 mila. Facile immaginare che non ci sarà la fila per coprire questi ruoli. C’è però anche una soluzione alternativa. Che i corsi vengano affidati ai docenti di ruolo. I ricercatori chiedono ai docenti di limitare la loro didattica sostitutiva ad un numero minimo di ore, da 90 a 120. Una richiesta che, secondo Lorenza Operti, vicepreside di Scienze, sarà valutata con attenzione, visto che già nel documento dei ricercatori di matematica discusso a febbraio «c’era una frase sulla solidarietà dei docenti che sottintendeva la richiesta ai docenti di non farsi carico della didattica lasciata dai ricercatori rendendo in questo caso inutile la loro astensione».
Una decisione verrà comunque presa il prossimo 25 marzo quando, in un consiglio di facoltà, i ricercatori proporranno che lo «sciopero bianco» venga esteso all’intera facoltà. Negli incontri che si sono succeduti negli ultimi giorni nelle commissioni didattiche è emersa la possibilità che anche i professori – gli associati e gli ordinari - solidarizzino con la protesta. «Sono molto d’accordo con le motivazioni dei ricercatori – afferma Lorenza Operti – meno sulle modalità.
Ritengo che l’astensione dalla didattica sia qualcosa che va troppo in là nel tempo. Dovrebbe essere un’azione un po' più immediata. Penso alle lezioni in piazza, al volantinaggio, azioni forse un po' più soft, ma di effetto immediato».
Azioni che non vengono del resto escluse dagli stessi ricercatori che stanno riflettendo sulle conseguenze di una situazione inedita nella storia dell’università italiana. Per valutarne l’impatto, il loro orientamento è di convocare dopo il 25 una commissione paritetica composta da ordinari, associati, ricercatori e studenti che esaminino tutte le questioni legali che nasceranno. L’obiettivo è di presentare un documento al consiglio di facoltà del prossimo mese ed assumere una linea comune.
Il Ddl Gelmini è la goccia che ha scosso le ultime, residue, certezze dei ricercatori che vivono la condizione paradossale in cui la didattica è un obbligo e la ricerca è volontariato, quando invece dovrebbe essere il contrario. «I tagli bloccano la ricerca. Le macchine diventano nel frattempo obsolete, non ci sono soldi per comprare le riviste, assistiamo alla demoralizzazione di un’intera categoria – afferma Davide Levy, ricercatore in Scienze mineralogiche - La nostra è una protesta per fare capire che il mondo universitario si è stancato di questa situazione, i governi di destra e di sinistra devono capire che l’università è un valore culturale e morale di questo paese».
A differenza di un’immagine consolidata che attribuisce agli umanisti il primato della politica nell’università, da molti anni ormai il testimone è passato agli scienziati. Alessandro Ferretti, ricercatore in Fisica, spiega questo protagonismo con il fatto che «nelle nostre facoltà i ricercatori sono pressoché indispensabili per il funzionamento della didattica, oltre che della ricerca. Sono persone che hanno indipendenza di giudizio, abituate a confrontarsi a livello internazionale». Un’immagine confermata da Davide Levy per il quale «siamo meno legati ad una situazione baronale. Il rapporto con il professore ordinario è quasi paritetico. Nelle nostre facoltà riceviamo un grosso sostegno da parte dei professori e questo ci stimola a portare avanti la protesta».
La protesta dei ricercatori torinesi ha assunto il profilo di un’assunzione collettiva di responsabilità verso le generazioni future che non si rassegnano a fuggire all’estero a causa della guerra contro l’intelligenza che da più di vent’anni si sta conducendo in Italia. Ma è anche la ricerca di una soluzione per i 3 mila precari – età media 35 anni - che quest’anno, solo a Torino, non vedranno rinnovati i loro contratti a causa dei tagli incombenti. Ferretti conferma l’intenzione di formare un coordinamento congiunto tra ricercatori di ruolo e i precari per affrontare un’emergenza sociale di grandi dimensioni. Per Valentina Barrera, rappresentante dei precari della Flc-Cgil, «è urgente affrontare questo problema legato al transitorio. Dopo la chiusura del tavolo di ateneo con i soggetti colpiti dai tagli, chiederemo di riconvocare un tavolo a livello regionale. La nostra prospettiva resta la difesa del contratto da ricercatore a tempo indeterminato».
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martedì 16 marzo 2010
La scuola va a rotoli: Tagli e ritagli gli effetti della Gelmini
SCUOLA PUBBLICA… LIQUIDAZIONE DI FINE STAGIONE
Mentre la maggior parte del Paese sembra non rendersi conto di quello che sta accadendo, proviamo a ricordare quello che ancora attende la scuola (provvedimenti di durata triennale previsti dall´art. 64 della Legge Finanziaria 133/2008 Tremonti e perfezionato dai regolamenti della Gelmini).
Per l´anno scolastico 2010/2011…
Ø Saranno tagliati 25.600 docenti, suddivisi tra i vari gradi d´istruzione (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15.000 alunni in più)
Ø Ci saranno 15.000 ATA in meno (e nel contempo si taglieranno del 25% gli appalti esterni per la pulizia delle scuole)
Ø Sarà eliminato il 40% (- 4.500) circa dei posti di lingua inglese nella sc. primaria (ma il Miur rassicura: sarà avviato per tempo (?) un piano straordinario di formazione e con 30 ore di corso si potrà insegnare nelle prime e nelle seconde classi!)
Ø Continuerà a calare progressivamente l´offerta di tempo scuola nella sc. primaria (nel 2010 meno ore per cl. prime e seconde)
Ø Sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l´altro, una riduzione corposa del tempo scuola.
Non solo le classi prime vedranno contrarsi l´orario settimanale: da settembre 2010 negli istituti tecnici anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l´orario settimanale da 36 a 32 ore.
Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla “valorizzazione del metodo laboratoriale”, con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.
Ø Proseguirà la politica di taglio delle risorse economiche
Si prefigura un altro anno di lacrime e sangue per la scuola pubblica.
E QUEST´ANNO COSA E´ GIA´ ACCADUTO ?
Sono state chiusi 322 istituti “sottodimensionati”, cioè formati da scuole con un numero di alunni complessivo inferiore a 500.
Sono stati tagliati 36.218 docenti e circa15.000 ata. Sono state eliminate 4.945 classi.
E mentre i territori perdevano le loro scuole e i loro insegnanti, la popolazione scolastica quest´anno ha registrato 37.876 alunni iscritti in più. E´ aumentato il numero di alunni per classe, soprattutto nella scuola superiore (fino a 32/33).
Nella scuola primaria si sono perse le compresenze, ore necessarie per portare i bambini nei laboratori, fare i progetti, uscire dalla scuola per le visite di istruzione, recuperare i bambini in difficoltà… Alle medie e alle superiori si sono perse le ore a disposizione ed è diventato impossibile sostituire un collega assente.
UNA SCUOLA SEMPRE PIU´ POVERA
I pochi finanziamenti, che arrivano sempre più in ritardo, costringono le scuole a chiedere contributi sempre più consistenti ai genitori per tirare avanti. Nel 2009 nessun finanziamento per il normale funzionamento è arrivato alle scuole e poche migliaia di euro arriveranno per le supplenze e le attività.
Ogni scuola vanta crediti cospicui nei confronti del Ministero: si va dai 70mila euro ai 150/200mila di finanziamenti promessi, ma mai arrivati, alle scuole che hanno così dovuto anticipare con la disponibilità di cassa (spesso i contributi dei genitori) le spese affrontate. Senza soldi non si riesce a pagare lo stipendio ai supplenti, perciò i dirigenti scolastici sono costretti, in caso di assenza di un insegnante, a suddividere gli alunni nelle altre classi.
Nel 2009, per l´ampliamento dell´offerta formativa sono stati tagliati 45 milioni (il 21,66% in meno dell´anno prima) e altri 40 milioni saranno tagliati nei prossimi due anni.
Per la formazione degli insegnanti nel 2009 è stato stanziato il 27,64% in meno rispetto allo scorso anno (l´83,07% rispetto al 2001). 500mila euro sono stati tagliati al fondo per l´handicap.
Tra l´altro questi fondi, relativi al 2009, a dicembre non erano ancora stati resi disponibili alle scuole!
In compenso le scuole private riceveranno 120 milioni di euro di risorse aggiuntive.
MENO SCUOLA PER TUTTI !
Tutti gli ordini di scuola hanno visto, o vedranno, la diminuzione del tempo scuola offerto alle famiglie. Ad esempio nella scuola primaria, nonostante nel febbraio 2009 il 56% delle famiglie avesse chiesto le 30 ore, l´organico per le classi prime è stato assegnato a tutte le scuole per 27 ore.
Ma meno scuola non è la risposta giusta all´emergenza educativa che si va sempre più delineando nel nostro Paese, dove la famiglia da cui provieni, la scuola che frequenti, il luogo dove nasci, contano di più dei talenti e delle capacità individuali.
Il recentissimo Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Agnelli mette in luce:
· le mancanze del nostro sistema scolastico impoverito: un ragazzo su 5 tra i 20 e i 24 anni non ha completato la scuola superiore.
· La frattura sempre più evidente tra nord e sud del Paese: il 30% degli allievi meridionali non raggiunge la soglia minima di competenza; il Trentino spende 9.900 euro per un alunno contro i 5.800 della Puglia; c´è un computer ogni 5 studenti a Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù; un quindicenne del sud ha una preparazione uguale ad un tredicenne del nord…..
* La disuguaglianza sociale (che i nuovi ordinamenti accentueranno): i figli dei ceti abbienti si iscrivono ai licei (dove la probabilità di laurearsi è del 50%), mentre gli altri si iscrivono ai tecnici (probabilità laurea 12%) o ai professionali (probabilità laurea 5%).
Per l´anno scolastico 2010/2011…
Ø Saranno tagliati 25.600 docenti, suddivisi tra i vari gradi d´istruzione (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15.000 alunni in più)
Ø Ci saranno 15.000 ATA in meno (e nel contempo si taglieranno del 25% gli appalti esterni per la pulizia delle scuole)
Ø Sarà eliminato il 40% (- 4.500) circa dei posti di lingua inglese nella sc. primaria (ma il Miur rassicura: sarà avviato per tempo (?) un piano straordinario di formazione e con 30 ore di corso si potrà insegnare nelle prime e nelle seconde classi!)
Ø Continuerà a calare progressivamente l´offerta di tempo scuola nella sc. primaria (nel 2010 meno ore per cl. prime e seconde)
Ø Sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l´altro, una riduzione corposa del tempo scuola.
Non solo le classi prime vedranno contrarsi l´orario settimanale: da settembre 2010 negli istituti tecnici anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l´orario settimanale da 36 a 32 ore.
Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla “valorizzazione del metodo laboratoriale”, con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.
Ø Proseguirà la politica di taglio delle risorse economiche
Si prefigura un altro anno di lacrime e sangue per la scuola pubblica.
E QUEST´ANNO COSA E´ GIA´ ACCADUTO ?
Sono state chiusi 322 istituti “sottodimensionati”, cioè formati da scuole con un numero di alunni complessivo inferiore a 500.
Sono stati tagliati 36.218 docenti e circa15.000 ata. Sono state eliminate 4.945 classi.
E mentre i territori perdevano le loro scuole e i loro insegnanti, la popolazione scolastica quest´anno ha registrato 37.876 alunni iscritti in più. E´ aumentato il numero di alunni per classe, soprattutto nella scuola superiore (fino a 32/33).
Nella scuola primaria si sono perse le compresenze, ore necessarie per portare i bambini nei laboratori, fare i progetti, uscire dalla scuola per le visite di istruzione, recuperare i bambini in difficoltà… Alle medie e alle superiori si sono perse le ore a disposizione ed è diventato impossibile sostituire un collega assente.
UNA SCUOLA SEMPRE PIU´ POVERA
I pochi finanziamenti, che arrivano sempre più in ritardo, costringono le scuole a chiedere contributi sempre più consistenti ai genitori per tirare avanti. Nel 2009 nessun finanziamento per il normale funzionamento è arrivato alle scuole e poche migliaia di euro arriveranno per le supplenze e le attività.
Ogni scuola vanta crediti cospicui nei confronti del Ministero: si va dai 70mila euro ai 150/200mila di finanziamenti promessi, ma mai arrivati, alle scuole che hanno così dovuto anticipare con la disponibilità di cassa (spesso i contributi dei genitori) le spese affrontate. Senza soldi non si riesce a pagare lo stipendio ai supplenti, perciò i dirigenti scolastici sono costretti, in caso di assenza di un insegnante, a suddividere gli alunni nelle altre classi.
Nel 2009, per l´ampliamento dell´offerta formativa sono stati tagliati 45 milioni (il 21,66% in meno dell´anno prima) e altri 40 milioni saranno tagliati nei prossimi due anni.
Per la formazione degli insegnanti nel 2009 è stato stanziato il 27,64% in meno rispetto allo scorso anno (l´83,07% rispetto al 2001). 500mila euro sono stati tagliati al fondo per l´handicap.
Tra l´altro questi fondi, relativi al 2009, a dicembre non erano ancora stati resi disponibili alle scuole!
In compenso le scuole private riceveranno 120 milioni di euro di risorse aggiuntive.
MENO SCUOLA PER TUTTI !
Tutti gli ordini di scuola hanno visto, o vedranno, la diminuzione del tempo scuola offerto alle famiglie. Ad esempio nella scuola primaria, nonostante nel febbraio 2009 il 56% delle famiglie avesse chiesto le 30 ore, l´organico per le classi prime è stato assegnato a tutte le scuole per 27 ore.
Ma meno scuola non è la risposta giusta all´emergenza educativa che si va sempre più delineando nel nostro Paese, dove la famiglia da cui provieni, la scuola che frequenti, il luogo dove nasci, contano di più dei talenti e delle capacità individuali.
Il recentissimo Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Agnelli mette in luce:
· le mancanze del nostro sistema scolastico impoverito: un ragazzo su 5 tra i 20 e i 24 anni non ha completato la scuola superiore.
· La frattura sempre più evidente tra nord e sud del Paese: il 30% degli allievi meridionali non raggiunge la soglia minima di competenza; il Trentino spende 9.900 euro per un alunno contro i 5.800 della Puglia; c´è un computer ogni 5 studenti a Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù; un quindicenne del sud ha una preparazione uguale ad un tredicenne del nord…..
* La disuguaglianza sociale (che i nuovi ordinamenti accentueranno): i figli dei ceti abbienti si iscrivono ai licei (dove la probabilità di laurearsi è del 50%), mentre gli altri si iscrivono ai tecnici (probabilità laurea 12%) o ai professionali (probabilità laurea 5%).
Intanto i fondi che il contratto nazionale della scuola destina agli insegnanti che lavorano in scuole situate nelle aree a forte processo immigratorio o a rischio di dispersione scolastica, e che sono gli unici finanziamenti di questo tipo, sono rimasti gli stessi dal 2001. Ma nel frattempo la presenza di alunni stranieri sul territorio è quasi quadruplicata e sono aumentate in modo preoccupante le situazioni di disagio scolastico e di abbandono. E la politica risponde permettendo ai 15enni di uscire prima dal percorso scolastico, barattando l´obbligo di istruzione con l´apprendistato in qualche fabbrichetta!
Una scuola impoverita e dequalificata diventa premessa di insuccesso scolastico e formativo, provoca disaffezione che poi diventa abbandono e dispersione scolastica. E pensare che la Costituzione assegna all´istruzione, e alla scuola pubblica, il compito fondamentale di promozione culturale e sociale di ogni cittadino, riconoscendola come strumento principale per rimuovere gli ostacoli che possono limitare “la libertà e l´uguaglianza dei cittadini” e che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese” !
Una scuola impoverita e dequalificata diventa premessa di insuccesso scolastico e formativo, provoca disaffezione che poi diventa abbandono e dispersione scolastica. E pensare che la Costituzione assegna all´istruzione, e alla scuola pubblica, il compito fondamentale di promozione culturale e sociale di ogni cittadino, riconoscendola come strumento principale per rimuovere gli ostacoli che possono limitare “la libertà e l´uguaglianza dei cittadini” e che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese” !
Quante cattedre perde la tua scuola?
- Superiori: quante cattedre perde la tua scuola con la riforma?
In tutta Italia l´introduzione della riforma delle superiori (che non è ancora legge dello Stato) causerà la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro (a regime tra 5 anni potrebbero essere 24.000).
Un Istituto Tecnico Industriale, (ad es. ITIS Volterra) che ha classi (attualmente) con due indirizzi elettrotecnico e informatico. Con la riforma tutte le classi avranno 32 ore settimanali.
Proviamo a fare il calcolo per la scuola prendendo in considerazione le ore settimanali complessive attuali e a riforma totalmente applicata.
La perdita totale è di 132 ore di cui 64 al biennio. 132 ore corrispondono a 7 cattedre e rotti. Poiché sono coinvolte diverse materie saranno diverse cattedre a perdere un po´ di ore e quindi più insegnanti a diventare soprannumerari.Classi N. Ore attuali Ore riforma Differenza Prime 9 x 36= 324 x 32 = 288 - 36 Seconde 7 x 36= 252 x 32 = 224 - 28 Terze 6 x 36= 216 x 32 = 192 - 24 Quarte 5 x 36= 180 x 32 = 160 - 20 Quinte 6 x 36= 216 x 32 = 192 - 24 Totale
- 132
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lunedì 15 marzo 2010
"Semplificazione" uguale tagli Come cambieranno i licei italiani
Dal Parini di Milano al Garibaldi di Palermo, passando per il Righi di Roma, ecco cosa cambia nei licei dell'era Gelmini. Dal prossimo anno, i corsi bilingue al classico e allo scientifico, così come quelli Pni (Piano nazionale informatica) allo scientifico, saranno un semplice ricordo: meno ore di lezione e meno materie da studiare. Sparirà quasi totalmente il latino dal liceo linguistico e la musica dal socio-psicopedagogico. E subiranno un ridimensionamento le materie di indirizzo del liceo artistico.
Per comprendere la portata della riforma che "semplifica" la scelta dei futuri liceali (sei indirizzi in tutto: classico, scientifico, delle scienze umane, linguistico, artistico e musicale/coreutico) basta dare un'occhiata ai Piani dell'offerta formativa (Pof) di alcuni prestigiosi licei italiani e confrontarli con i curricula gelminiani. In apparenza l'unico liceo che si salva dalle cesoie di Tremonti è il classico. Ma è davvero così? "Nel rispetto della formazione liceale ad indirizzo classico - si legge nel Pof del prestigioso liceo milanese - il liceo Parini attua da diversi anni modifiche al piano di studi tradizionale, storicamente legate alle sperimentazioni già approvate dal ministero".
In poche parole, lo studio della lingua straniera è stato esteso all'intero quinquennio e in alcuni corsi di lingue straniere se ne studiano addirittura due. C'è poi la sperimentazione Brocca che, oltre allo studio per l'intero quinquennio della lingua straniera, prevede anche il diritto, l'economia e più matematica. Mentre al Garibaldi di Palermo tutti i corsi hanno qualcosa in più dell'indirizzo tradizionale: storia dell'arte per tutti e cinque gli anni in 11 corsi su 13 e diversi corsi Pni. Ma dal prossimo mese di settembre, in tantissime classi del liceo classico si studierà di meno: 27 ore al biennio e 31 al triennio. Risultato: meno matematica, lingua straniera e storia dell'arte. Quando la riforma sarà a regime, del resto, saranno oltre 6.000 le ore di lezione che lo Stato erogherà nelle classi del liceo classico.
Stesso discorso al liceo scientifico, dove i corsi con matematica e fisica potenziate o bilingue sono la maggioranza. Da settembre, gli orari vengono uniformati: 27 ore al biennio e 30 negli anni a seguire. Confrontando i nuovi quadri-orario con quelli del Piano nazionale informatica ci si accorge che si studieranno meno matematica, fisica e latino. E' il caso, ad esempio, del Righi di Roma, dove sette corsi su dieci sono sperimentali. In futuro studiare due lingue straniere, così come frequentare la "nuovissima" opzione delle scienze applicate, sarà un autentico miraggio.
Artistico decisamente soft quello della Gelmini. Attualmente, quella più gettonata è la sperimentazione Michelangelo, con 40 ore a settimana a partire dal primo e 43 all'ultimo anno. Del resto, imparare a disegnare, dipingere o a dare forma alla creta richiede tantissime ore di esercitazione in laboratorio. Al Leon Battista Alberti di Firenze i sette corsi diurni sono tutti sperimentali. Ma da settembre i sei indirizzi disponibili (arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e multimedia; design; grafica; scenografia) dovranno farsi bastare 34 ore al biennio e 35 ore settimanali al triennio.
Il liceo linguistico, attualmente funzionante come sperimentazione (Brocca) presso gli ex istituti magistrali, è quello maggiormente penalizzato dalla riforma. Gli studenti del Tommaso Campanella di Napoli seguono in media 34 ore di lezioni alla settimana. Nella versione light sparirà quasi del tutto il latino e si ridurranno le ore di italiano. Ma non solo: spariranno la musica e il diritto e si studierà meno matematica. Stesso discorso per i licei delle Scienze umane, che sostituiscono gli ex magistrali (ora licei socio-psicopedagogici), dove sono proprio le materie scientifiche a pagare il prezzo più alto al "riordino" voluto dal governo Berlusconi.
Chiudono la rassegna dei nuovi licei i musicali e i coreutici, vera novità della riforma. Ma saranno davvero pochi gli studenti italiani che potranno frequentare le lezioni di strumento musicale e di danza. Delle 40 classi di liceo musicale ne saranno attivate soltanto 24, meno di una ogni quattro province. I coreutici, in Italia, si potranno contare sulle dita di una sola mano: saranno soltanto quattro e non si sa molto di coloro che insegneranno le discipline di indirizzo
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giovedì 11 marzo 2010
Prc - Cangemi, cresce in Sicilia la protesta contro la Gelmini
Il mondo della scuola siciliano è in rivolta contro il provvedimento della Gelmini che devasta la scuola superiore, il più recente episodio dell’ attacco del governo a ogni livello dell’istruzione pubblica” ha dichiarato il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Luca Cangemi. “In numerose scuole dal liceo classico “Garibaldi” di Palermo al liceo scientifico “Boggio Lera” di Catania si sono approvati inequivocabili documenti contro la cosiddetta riforma, la giornata di sciopero del 12 marzo sarà un’importante occasione di protesta”- continua Cangemi.“Di fronte ai fermenti e alle angoscie dell’istruzione siciliana, che tra qualche mese vedrà sparire altre migliaia di cattedre e azzerare il suo ruolo, spicca la complice passività del governo regionale, fresco reduce dalla colossale figuraccia del fallimento dei progetti per i precari della scuola, annunciati ad agosto e ancora fermi. Il “democratico” assessore Centorrino è stato finora troppo occupato a censurare la letteratura siciliana” conclude Luca Cangemi.
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feed
domenica 7 marzo 2010
Scuola: Coordinamento precari Catania, 22 marzo a Roma per sciopero
Catania 6 mar. - (Adnkronos) - ''Il prossimo 22 marzo parteciperemo al corteo nazionale di Roma per lo sciopero contro la riforma della scuola indetto dai Cobas del quale condividiamo la piattaforma. Siamo ormai convinti che, a causa dell'ostinata indifferenza del governo alle proteste che da mesi si levano dal mondo della scuola, le tradizionali forme di mobilitazione praticate da noi tutti finora, sciopero e manifestazioni di piazza, vadano oggi affiancate da forme di lotta piu' incisive". Lo annuncia in una nota il Coordinamento precari scuola di Catania. "Sempre il 12 marzo a Catania parteciperemo anche alla manifestazione provinciale della Cgil", aggiunge la nota del Coordinamento
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mercoledì 3 marzo 2010
LA TRUFFA DEL BUONO SCUOLA DI FORMIGONI
(video realizzato dal Circolo PRC di Bresso)
Nonostante la scuola pubblica, oggi più che mai, sia sottoposta a continui tagli che compromettono la ricerca e l’istruzione di base, il signor Formigoni regala soldi PUBBLICI a chi non ne avrebbe alcun bisogno, andando a finanziare una piccola lobby, oltre che gli interessi della clientela politica del capo di CL.
Questo filmato è tratto dall’VIII rapporto sul buono scuola a cura del gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista. Questi dati sono stati utilizzati anche nell’inchiesta di Presa Diretta. Nel rapporto sono documentati gli enormi sprechi di denaro pubblico a favore delle scuole private.
Lo sapevate che la regione Lombardia stanzia per le scuole private l’80% delle risorse per il diritto allo studio? Vi chiederete come sia possibile tutto ciò. Ebbene: grazie al BUONO SCUOLA introdotto nel 2001dal presidente Formigoni. Esso è un sistema molto particolare, in grado di aggirare la Costituzione (che vieta l’impiego di denaro pubblico per finanziare scuole private), che elargisce montagne di denaro a chi iscrive i propri figli alle scuole private sottoforma di “buono” (e non di finanziamento).
Oltre il 99,9% dei beneficiari sono iscritti alle scuole private e oltre 4.000 di questi dichiarano al fisco (ripetiamo. al fisco) tra i 100 e i 200 mila euro annui! Oltretutto il buono finisce pure nelle tasche di chi vive nelle zone più ricche della città (Galleria Vittorio Emanuele, Corso Venezia, Piazza San Babila,…).
Ah, non è tutto: questi dati non sono MAI stati contestati dalla giunta Formigoni, proprio perchè veri!
E’ possibile leggere e scaricare il Rapporto sul finaziamento pubblico alle scuole privaterealizzato dal Gruppo consiliare regionale del PRC in formato pdf QUI
lunedì 1 marzo 2010
la "riforma" che non c'è a differenza dei tagli pesantissimi alla scuola pubblica
Quelle che il Ministro Gelmini definisce riforme si traducono esclusivamente in tagli pesantissimi senza alcuna logica di cambiamento organizzativo, didattico e di programmi.
Si peggiora di giorno in giorno la qualità dell'apprendimento, negando alle nuove generazioni il diritto allo studio.
I Regolamenti sulla secondaria superiore, peraltro non ancora pubblicati in Gazzetta Ufficiale e quindi privi di qualsiasi efficacia, hanno come unica logica quella di ridurre le ore d'insegnamento e il numero delle materie, nonché la cancellazione di tutte le sperimentazioni.
Nella primaria, dopo avere demolito l'esperienza del modulo innovativo dei tre insegnanti sulle due classi, il prossimo anno ci sarà meno tempo pieno e, sopratutto, l'impossibilità di garantire il modulo delle 30 ore.
Si svuota di ogni contenuto culturale e didattico l'obbligo scolastico, le scuole sono senza soldi e molti edifici scolastici cadono a pezzi o sono insicuri.
Un vero e proprio disastro che determinerà nel prossimo anno 25.600 docenti e15.000 ATA in meno mentre il Ministro Gelmini intende dare soldi alle scuole private.
È ora di ribellarsi al massacro della scuola pubblica. Per queste ragioni attiveremo in tutte le scuole assemblee permanenti aperte a studenti, genitori, associazioni e precari.
Lo sciopero generale del 12 marzo sarà solo la prima importante tappa di una mobilitazione sempre più ampia con forme di lotta sempre più clamorose.
Roma, 25 febbraio 2010
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domenica 21 febbraio 2010
La controriforma della scuola
| Di: | Perla Conoscenza |
|---|---|
http://aurorainrete.org/wp/archives/93 | |
L'istruzione ci permette di capire la società nella quale viviamo, apprezzarne la cultura, comprendere le sue diseguaglianze e contraddizioni, di cambiarla a favore del popolo. Il miglioramento di una società è strettamente legato alla conoscenza e alla cultura.
In ogni parte del mondo e da sempre i comunisti hanno considerato l'istruzione come il principale strumento per affrancarsi dall'oppressione e via necessaria per condurre una vita degna e da uomini liberi. I comunisti si sono sempre battuti per una scuola di massa, obbligatoria, pubblica e gratuita, affinché il figlio del contadino, dell'operaio, del precario, abbiano la stessa cultura e gli stessi strumenti del figlio del professionista o del dirigente. Una scuola di massa è funzione strumentale all'interpretazione dei fenomeni e della realtà, alla condivisione e costruzione della coscienza e conoscenza, del ripensamento dei meccanismi sociali ed economici. In altre parole per una scuola che fornisce uguali opportunità alle nuove generazioni e contribuisce a superare le differenze di reddito e di classe.
Per noi, all'istruzione fornita dalla scuola si assegnano due funzioni strettamente connesse: fornire le basi per garantire lavoro e mobilità sociale; ma anche fornire i saperi per sviluppare una conoscenza del realtà e preparare a una partecipazione dialettica alla vita politica, sociale e culturale del paese.
Con la riforma della scuola secondaria imposta dal Governo Berlusconi, assistiamo alla sconfitta di queste speranze e di questi valori. Come rimarca il manifesto dei docenti italiani: "anni di ideocrazia e strategia di distrazione di massa, si sono tradotti per la cittadinanza in un allontanamento crescente dalle tematiche sociali, in disinformazione diffusa, in cancellazione della memoria recente, in superficialità delle conoscenze, in proposizione di modelli privi di qualsiasi spessore culturale". Ora questo degrado, viene esteso alla scuola, resa perfino peggiore della scuola della Riforma Gentile nel 1923, realizzata durante il fascismo.
La strutturazione rigida in Nuovi licei, Nuovi istituti tecnici e Nuovi istituti professionali, pone termine alle sperimentazioni didattiche attivate negli anni '90, e alle strutture democratiche di partecipazione, riduce materie, orari e anni di studio. Viene propagandata dal governo come un'opera di sfoltimento degli indirizzi, di avvicinamento della scuola al mondo del lavoro, di riduzione del carico di studio per gli studenti e dei costi per lo stato.
In realtà la Nuova scuola è una vecchia scuola di classe. Il governo ha di fatto separato in due il sistema scolastico: da una parte ci sono i licei, dall'altra i tecnici e i professionali. In seguito ad una scelta precoce (a 13 anni), si determina un percorso di studi, e di vita, difficilmente reversibile, che nega pari opportunità di educazione, di lavoro, di vita e partecipazione, alle future generazioni.
Osservando le modifiche curriculari, il disegno emerge chiaramente. In particolare gli indirizzi tecnici e professionali abdicano alla funzione di formare cittadini capaci di un'analisi e comprensione del mondo, focalizzandosi sulla preparazione al lavoro. Le materie ridotte o eliminate sono quelle necessarie a comprendere il contesto: Storia, Geografia, Discipline Economiche e Giuridiche.
La decisione di ridurre l'orario nella classi successive alla prima e nei soli istituti tecnici e professionali, accentua la separatezza tra i diversi segmenti, producendo nei fatti una divisione sociale grave e inaccettabile tra i giovani sulla base del censo e delle condizioni sociali e culturali di partenza.
In questi istituti le ore settimanali da 36 si riducono a 32.
Col nuovo disegno sul lavoro, si prevede che l'apprendistato possa valere a tutti gli effetti come assolvimento dell'obbligo di istruzione. Quindi con questo escamotage, gli studenti potrebbero uscire dalle aule scolastiche un anno prima dell'attuale obbligo scolastico, fissato a 16 anni. Già spontaneamente molti genitori poveri, invece di mandare i figli a scuola, li mandavano a lavorare in nero per portare a casa qualche euro in più. Questo sfruttamento, diventa legale e equivale a un titolo di studio, purché avvenga tra i 15 e i 16 anni di età.
L'ultimo anno di istruzione obbligatoria (il secondo anno delle superiori, in un percorso regolare) diviene, quindi, una forma di «contratto d'apprendistato».
Quali corsi sono assenti, eliminati o ridotti ? Storia, Geografia, Discipline Economiche e Giuridiche, Tecnologie dell'Informazione.
L'economia è stata bandita dalle scuole, lo stesso vale per il diritto (unica eccezione le discipline giuridiche ed economiche nel liceo delle scienze umane e l'economia nello specifico istituto tecnico di economia). Le scarse ore dedicate alla storia e alla geografia negli istituti tecnici e professionali vengono accorpate e ulteriormente ridotte, quando, invece, la formazione di un cittadino passa oggi attraverso queste materie, che non sono una nozionistica serie di formule e dati, ma scienze interdisciplinari sempre più utili a analizzare e comprendere la complessità dei fenomeni sociali, economici e politici. La Geografia inizialmente eliminata è stata parzialmente reintrodotta a seguito di una possente sollevazione popolare. Come fanno notare i promotori di tale sollevazione: "Fare geografia e storia a scuola vuol dire formare cittadini consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo cr eativo e sostenibile, guardando al futuro». E ancora: «I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza … in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo. Chi insegnerà ai nostri ragazzi la geopolitica del mondo contemporaneo? Chi insegnerà loro qualcosa come un'educazione civica globale, la capacità di situare in uno spazio-tempo planetario la questione dei diritti umani, o degli indici di sviluppo, o delle diseguaglianze fra Nord e Sud del mondo? ».
Anche la qualità dell'istruzione rivolta a esigenze puramente professionali viene ridotta. Ad esempio negli istituti tecnici, i laboratori sono fondamentali. Ma i laboratori, necessitano numerose ore di applicazione che verranno meno.
Di fronte alle occupazioni delle scuole e al disvelamento di questo disegno reazionario, nello stesso modo in cui vengono dispersi i risultati di anni di sperimentazione, viene chiusa ogni possibile voce critica (in attesa che la riforma della scuola impedisca il sorgere di cittadini critici). Occorre annientare la cultura e l'indipendenza dei docenti.
Si escludono i docenti dalla gestione della scuola: la riforma abolisce i Collegi dei Docenti, che vengono sostituiti dai Consigli di Amministrazione, in netto contrasto con la legge che riguarda l'autonomia scolastica. Senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione, si oscurano tutti i Forum "Conosci e commenta la Riforma" presenti sul sito istituzionale.
Il governo giustifica la smantellamento dell'insegnamento pubblico, con il taglio di risorse e le restrizioni di budget pubblico dovute alla crisi finanziaria.
Tagli personale tecnico e professionale, tagli dei fondi, regionalizzazione, tagli delle ore di insegnamento, accorpamento degli istituti e delle classi nelle superiori. Abolizione della gratuità dei libri nelle scuole elementari, maestro unico, abolizione del tempo prolungato nelle elementari. Si autorizzano classi di 31 alunni (quando spesso le aule obsolete riescono a contenerne a malapena 22), propone la riduzione delle ore di lezione e di conseguenza dell'offerta formativa e che comporta il licenziamento di migliaia di docenti. Il ritorno al maestro unico alle elementari, porterà un il taglio di circa 87.000 insegnanti in tre anni, mentre alle superiori, grazie alla riduzione di orario e dei corsi, si calcola che veranno eliminati 17.000 docenti.
Con la generale perdita di visione della classe politica che dirige (si fa per dire) l'Italia, perfino l'ex-comunista migliorista Napolitano, attualmente Presidente della Repubblica, concorda: "…è necessario ridurre a zero nei prossimi anni il deficit pubblico e per incidere sempre di più sul debito accumulato nel passato. Nessuna parte sociale e politica può sfuggire a questo imperativo. Ed esso comporta anche un contenimento della spesa per la scuola".
Ecco come preparare il futuro dei nuovi cittadini: riducendo le ore di insegnamento e tagliando le risorse. Un tempo, quando vi era una coscienza maggiore, l'investimento per l'istruzione era considerato l'investimento prioritario per permettere un futuro differente alle nuove generazioni. Un investimento fatto dai genitori a costo di pesanti sacrifici. Ci "si toglieva il pane di bocca" per mandare i figli a studiare.
La laurea, in termini puramente economici di resa salariale, è conveniente. In base ai calcoli OCSE un laureato può aspettarsi rispetto a un diplomato un vantaggio salariale durante la carriera lavorativa superiore a 400.000 euro.
Nel marzo 2000 il Consiglio europeo di Lisbona, conscio dell'evoluzione dei maggiori margini di profitto dell'economia capitalista verso settori legati alla conoscenza, ha fissato all'Unione Europea l'ambizioso obiettivo strategico di diventare entro il 2010 "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo". Considerava "imperativo categorico" l'investimento efficiente nell'istruzione e nella formazione. L'istruzione "fa la differenza" perché permette di aumentare il reddito individuale e la produttività generale del paese.
Allora qual'è il modello di società e di economia, disegnato da questa riforma? Quale è il posto dell'Italia nel prossimo capitalismo finanziario e cognitivo? Rimanere emarginata ?
Dobbiamo prepararci ad accogliere una nuova ondata di emigrazione, dove i più capaci e indipendenti, se potranno, lasceranno l'Italia per formarsi una cultura adeguata? Agli altri, a meno che non appartengano ad una ristretta elite privilegiata, spetta un futuro di bassi salari, lavoro nero, sottopagato e precario: in una sola parola di supersfruttamento. Al quale si aggiunge uno scenario di ignoranza, povertà culturale e passività.
A noi lottare insieme per cambiare questo scenario, prima che sia troppo tardi.
Nel prossimo post: le proposte e le battaglie dei comunisti
Vedi anche l'analisi di "Rinascita della Scuola" http://www.rinascitadellascuola.org/ a cura dei dipartimenti Scuola, Università e Ricerca del PdCI: "Lettera aperta del PdCI ai parlamentari dell'opposizione: diciamo no ai regolamenti della controriforma Gelmini" e scarica i "10 obiettivi per il diritto al sapere"
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mercoledì 3 febbraio 2010
Scuola: PdCI Tra sud e centro-nord un baratro. Governo smantella la scuola ed umilia il mezzogiorno
Fra la scuola elementare e media del Meridione d’Italia e quella del Centro-Nord rischia di aprirsi un baratro. E’ quanto rende noto l’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico. E il baratro diverrà incolmabile a fronte di politiche scolastiche del Governo tese a smantellare tutta la nostra scuola pubblica e che umiliano il Meridione d'Italia.
Basta constatare che nel 2009-‘10 su un taglio totale di circa 1.800 classi nella scuola elementare ben 1.200 sono al Sud e nelle Isole; su un taglio di circa 1.200 classi alle medie, oltre 800 sono nel Sud e nelle Isole; le nostre 10.500 istituzioni scolastiche sono state ridotte di circa 300 unità, ben 140 si trovano nel Sud e nelle Isole, circa 80 solo in Calabria; i “licenziamenti” di migliaia di docenti precari hanno colpito pesantemente tutto il Paese, in modo pesantissimo il Sud e le Isole”. E’ quanto dichiarano Piergiorgio Bergonzi e Michelangelo Tripodi, rispettivamente responsabile Scuola e Mezzogiorno del PdCI - Federazione della sinistra.
“E che dire della scuola a tempo pieno. Le statistiche - continuano Bergonzi e Tripodi - dicono che su 135.000 classi di scuola elementare circa 99.000 (73%) sono a tempo “normale” e 36.500 (27%) a tempo pieno. Salvo poi scoprire che nel Sud e nelle Isole il tempo pieno, praticamente, è inesistente e che quindi al Nord e al Centro la scuola elementare a tempo pieno si avvicina al 50% del totale, mentre al Sud è prossima allo zero”.
“Per “colmare il baratro” - dicono ancora Bergonzi e Tripodi - il Governo deve riconoscere a tutti i bambini e le bambine del nostro Paese gli stessi diritti. Deve cioè stanziare risorse, molte risorse, perché il tempo pieno si espanda nel Nord e nel Centro Italia e si realizzi pienamente nel Sud, deve investire risorse perché tutti possano studiare in strutture scolastiche decorose e non cadenti”.
“Avanziamo due proposte: - concludono Bergonzi e Tripodi - 1) si utilizzino le immense risorse che si vogliono sprecare per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina per realizzare un grande piano di ristrutturazione e costruzione di edilizia scolastica (dieci miliardi in tre anni), un piano che consenta a tutti i bambini e ragazzi del nostro paese di studiare in edifici decorosi e che impegnerà, per la sua realizzazione, decine di migliaia di lavoratori e centinaia di imprese; 2) questo governo reinvesta immediatamente nella scuola le risorse tagliate in termini di classi e insegnanti per espandere ovunque il tempo pieno e per far sì che i bambini e le bambine del meridione d’Italia possano fruirne al pari di tutti i loro coetanei. E’ l’esatto contrario di come questo sciagurato governo di destra sta operando contro il futuro dei nostri giovani”
da comunisti italiani
da comunisti italiani
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mercoledì 20 gennaio 2010
Scuola - Lettera aperta PDCI a parlamentari opposizione: "No ai regolamenti della controriforma Gelmini"
Il PdCI-Federazione della Sinistra, a firma di Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale Scuola del partito, ha inviato una lettera aperta ai parlamentari dei partiti di opposizione della VII Commissione del Senato e della Camera dei Deputati, che in questi giorni dovranno esprimere un parere sui “regolamenti” della scuola secondaria superiore.
Onorevoli parlamentari, in questi giorni le competenti Commissioni parlamentari sono chiamate ad esprimere un parere sui “regolamenti” della scuola secondaria superiore.
Mi permetto di rivolgervi un appello: opponetevi ad essi con la massima determinazione poichè tali “regolamenti” costituiscono una vera e propria controriforma della nostra scuola secondaria, inaccettabile, incostituzionale in quanto mette in gioco il diritto di istruzione delle giovani generazioni e, con esso, il futuro loro e dell’intero Paese.
Sono i fatti ed i numeri a dimostrare l’inconfutabilità di questa affermazione.
Viene ormai riconosciuto da tutte le forze sociali, economiche, politiche democratiche che il nostro Paese, per garantirsi il futuro, deve oggi fronteggiare un’esigenza prioritaria e inderogabile: quella di elevare il livello culturale e di istruzione di tutta la popolazione ovvero deve anzitutto assicurare ai giovani un grado qualificato di istruzione che consenta loro di essere cittadini a pieno titolo, di accedere ad un lavoro stabile. Tale grado di istruzione minimo viene oggi individuato nel conseguimento da parte di tutti i diciottenni del diploma della scuola secondaria superiore. Un obiettivo di civiltà che realizzi l’inclusione nella nostra scuola secondaria dei circa 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi. Il che comporta una conseguenza ovvia: un tale numero più elevato di studenti richiede più aule, più scuole, più ore di insegnamento, più docenti, più fondi per il diritto allo studio, maggiori risorse per attuare gli indispensabili atti di riforma finalizzati a mettere la nostra scuola in grado di accogliere e di dare a tutti un’istruzione qualificata almeno fino a diciotto anni di età.
Ebbene i “regolamenti” governativi si muovono nella direzione esattamente opposta essendo finalizzati esclusivamente a ridurre di diversi miliardi le risorse della scuola secondaria superiore. Il che comporta: migliaia di classi in meno che andranno ad aggiungersi alle 5000 già soppresse; meno scuole; circa 40.000 insegnanti in meno ( nella sola secondaria) che andranno a sommarsi ai 47.000 già tagliati quest’anno; meno ore di lezione; costi crescenti per le famiglie. Il tutto coniugato con un impianto culturale di stampo gentiliano concepito e riferito ad una società che non esiste più da decenni, che nulla ha a che fare con l’esigenza di cultura critica e il ruolo del sapere nella società contemporanea e che è solo funzionale ad una scuola classista della separazione e dell’esclusione.
Non è difficile prevedere che l’attuazione di detti “regolamenti” ancorchè non riportare nella scuola i 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi, produrrà, al contrario, forme di esclusione sempre più estese e massicce dal diritto di istruzione precludendo l’accesso al diploma della secondaria superiore a percentuali ben più elevate dell’attuale 20-25% di giovani che già oggi non lo conseguono.
L’approvazione e l’attuazione di questi “regolamenti” segnerà dunque un passaggio di straordinaria rilevanza ai fini dello storico progetto reazionario che la destra persegue: smantellare la scuola pubblica, estirpare il diritto inalienabile all’istruzione per tutti sancito dalla Costituzione italiana.
Su tutto ciò non vi può essere mediazione o compromesso di sorta da parte di chi ha a cuore il futuro del Paese, vuole salvaguardare e attuare il dettato costituzionale, intende trasformare nel senso della giustizia e dell’uguaglianza questa società.
Per questo credo sia indispensabile l’opposizione più intransigente. Ciò pur nella consapevolezza che neppure il pronunciamento negativo del Parlamento potrebbe essere sufficiente ad impedire alla destra di procedere su questa strada sciagurata: sono riusciti ad espropriare il Parlamento persino delle scelte decisive per il futuro di tutti noi. E tuttavia una forte, chiara voce di opposizione parlamentare costituirebbe un segnale importantissimo per mantenere accesa nel Paese la speranza, per riaprire nella scuola, nella società, nelle aule parlamentari una grande stagione di lotta capace di fermare questo disegno reazionario che, anche in presenza dell’eventuale approvazione dei “regolamenti”, può ancora e deve essere sconfitto.
Mi permetto di rivolgervi un appello: opponetevi ad essi con la massima determinazione poichè tali “regolamenti” costituiscono una vera e propria controriforma della nostra scuola secondaria, inaccettabile, incostituzionale in quanto mette in gioco il diritto di istruzione delle giovani generazioni e, con esso, il futuro loro e dell’intero Paese.
Sono i fatti ed i numeri a dimostrare l’inconfutabilità di questa affermazione.
Viene ormai riconosciuto da tutte le forze sociali, economiche, politiche democratiche che il nostro Paese, per garantirsi il futuro, deve oggi fronteggiare un’esigenza prioritaria e inderogabile: quella di elevare il livello culturale e di istruzione di tutta la popolazione ovvero deve anzitutto assicurare ai giovani un grado qualificato di istruzione che consenta loro di essere cittadini a pieno titolo, di accedere ad un lavoro stabile. Tale grado di istruzione minimo viene oggi individuato nel conseguimento da parte di tutti i diciottenni del diploma della scuola secondaria superiore. Un obiettivo di civiltà che realizzi l’inclusione nella nostra scuola secondaria dei circa 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi. Il che comporta una conseguenza ovvia: un tale numero più elevato di studenti richiede più aule, più scuole, più ore di insegnamento, più docenti, più fondi per il diritto allo studio, maggiori risorse per attuare gli indispensabili atti di riforma finalizzati a mettere la nostra scuola in grado di accogliere e di dare a tutti un’istruzione qualificata almeno fino a diciotto anni di età.
Ebbene i “regolamenti” governativi si muovono nella direzione esattamente opposta essendo finalizzati esclusivamente a ridurre di diversi miliardi le risorse della scuola secondaria superiore. Il che comporta: migliaia di classi in meno che andranno ad aggiungersi alle 5000 già soppresse; meno scuole; circa 40.000 insegnanti in meno ( nella sola secondaria) che andranno a sommarsi ai 47.000 già tagliati quest’anno; meno ore di lezione; costi crescenti per le famiglie. Il tutto coniugato con un impianto culturale di stampo gentiliano concepito e riferito ad una società che non esiste più da decenni, che nulla ha a che fare con l’esigenza di cultura critica e il ruolo del sapere nella società contemporanea e che è solo funzionale ad una scuola classista della separazione e dell’esclusione.
Non è difficile prevedere che l’attuazione di detti “regolamenti” ancorchè non riportare nella scuola i 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi, produrrà, al contrario, forme di esclusione sempre più estese e massicce dal diritto di istruzione precludendo l’accesso al diploma della secondaria superiore a percentuali ben più elevate dell’attuale 20-25% di giovani che già oggi non lo conseguono.
L’approvazione e l’attuazione di questi “regolamenti” segnerà dunque un passaggio di straordinaria rilevanza ai fini dello storico progetto reazionario che la destra persegue: smantellare la scuola pubblica, estirpare il diritto inalienabile all’istruzione per tutti sancito dalla Costituzione italiana.
Su tutto ciò non vi può essere mediazione o compromesso di sorta da parte di chi ha a cuore il futuro del Paese, vuole salvaguardare e attuare il dettato costituzionale, intende trasformare nel senso della giustizia e dell’uguaglianza questa società.
Per questo credo sia indispensabile l’opposizione più intransigente. Ciò pur nella consapevolezza che neppure il pronunciamento negativo del Parlamento potrebbe essere sufficiente ad impedire alla destra di procedere su questa strada sciagurata: sono riusciti ad espropriare il Parlamento persino delle scelte decisive per il futuro di tutti noi. E tuttavia una forte, chiara voce di opposizione parlamentare costituirebbe un segnale importantissimo per mantenere accesa nel Paese la speranza, per riaprire nella scuola, nella società, nelle aule parlamentari una grande stagione di lotta capace di fermare questo disegno reazionario che, anche in presenza dell’eventuale approvazione dei “regolamenti”, può ancora e deve essere sconfitto.
P. S. Infine mi rivolgo a voi perché anche in occasione di questa discussione parlamentare riportiate con forza il dramma che la quasi totalità delle 10.700 scuole pubbliche italiane stanno da troppo tempo vivendo: senza fondi per il loro funzionamento ordinario; senza risorse per assumere personale supplente; con l’invito di Direttori regionali alle scuole a svolgere la pulizia delle aule e dei servizi igienici a giorni alterni (!); nella generalità dei casi costrette a chiedere contributi alle famiglie per il loro quotidiano funzionamento (alla faccia della gratuità dell’istruzione sancita dalla Costituzione!).
Una situazione di emergenza voluta e determinata solo dalle inadempienze di un governo che rifiuta di trasferire alle scuole persino le risorse loro dovute!
Uno stato di emergenza che dura da troppo tempo e che sta mettendo a rischio la qualità e la semplice funzionalità della nostra scuola pubblica. A questa emergenza si deve porre subito fine. Basterebbe che il Governo restituisse alle scuole il miliardo di debiti che ha cumulato nei loro confronti, basterebbe lo stanziamento immediato e urgente di 300 milioni di euro aggiuntivi alle misere risorse promesse alle scuole. 300 milioni: nulla a fronte degli otto miliardi di tagli operati dal governo contro la scuola pubblica! 300 milioni: indispensabili per impedire la morte di una scuola pubblica qualificata che garantisce il diritto di istruzione. 300milioni: l’equivalente del costo di tre aerei militari Eurofighter di cui il governo ha ordinato ventuno esemplari l’estate scorsa e che ora sembra stia cercando di “rivendere” perché sarebbero troppo cari e perché non così necessari alla difesa del territorio nazionale!
Cordialmente
Piergiorgio Bergonzi (responsabile Scuola del Partito dei Comunisti Italiani)-Federazione della Sinistra
Roma 19. 01. 2010
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giovedì 14 gennaio 2010
Il preside: «Occupate la scuola? Farete meno vacanze a Carnevale»
MILANO - La voce gira da tempo. Fin da prima delle vacanze di Natale. «Il liceo classico Manzoni verrà occupato». Quando? «Non si è ancora capito», dicono i ragazzi. Prima si diceva che «sarebbe dovuta cominciare il 7 gennaio. Appena tornati. Ma non è successo nulla, vedremo». Torna così l’incubo, per presidi e professori, delle mobilitazioni. Nel mirino delle proteste si è aggiunta anche la quota per gli stranieri nelle classi. Luigi Barbarino, dirigente scolastico dell’istituto di via Orazio, spiega che «ci sarà una cogestione, quello è sicuro. È un bel momento per la scuola: ci sono tanti ospiti, collettivi, momenti di approfondimento. Senza contare che avviene tutti gli anni». Ma di occupazioni non vuole proprio sentire parlare.
«Sono quattro anni che non accade nulla di simile. Quindi non capisco perché dovrebbero cambiare idea proprio adesso. Non ci sono le motivazioni». E se per caso gli studenti volessero «seguire quella strada, stiano pur certi che per prima cosa saranno denunciati alla polizia. Come vuole la legge. Poi dovranno recuperare tutti i giorni della protesta». Nessuna deroga. Il problema è sempre quando. «Toccare le vacanze di Pasqua sarebbe un’ingiustizia nei confronti delle famiglie. Quindi è più probabile la settimana di Carnevale. Già in consiglio di istituto proporrò di recuperare il giorno perso a causa della neve proprio in quel periodo». Insomma, il calendario è di 200 giorni e «200 devono essere». Proprio per questo «l’anno prossimo stiamo pensando di metterne in preventivo 203, così da non dover più fare consigli d’istituto straordinari per ritagliare i recuperi dalle vacanze». E per di più se si parla di occupazioni.
Benedetta Argentieri
Da ilcorriere
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lunedì 11 gennaio 2010
PdCI- Tetto 30% Non è questione di quote ma di risorse per l'immigrazione
“La decisione del ministro Gelmini sul tetto del 30% di alunni stranieri nelle scuole italiane è irricevibile e costituisce una inaccettabile provocazione a tutta la scuola italiana. Con essa, infatti, la Gelmini strumentalizza irresponsabilmente un problema serio e reale, che le scuole stanno affrontando da sole e a mani nude, con una scelta che non può che peggiorare la qualità della scuola italiana e abbassarne i livelli di apprendimento; una proposta incostituzionale, concretamente inattuabile se non in una logica di discriminazione e segregazione”. E’ quanto afferma Piergiorgio Bergonzi, responsabile Scuola del PdCI – Federazione della sinistra.
“E’ una inaccettabile provocazione - continua - perché rivolta ad una scuola che la Gelmini sta privando delle risorse indispensabili per funzionare e quindi, a maggior ragione, per realizzare processi di integrazione: sono sostanzialmente inesistenti nelle scuole gli insegnanti-alfabetizzatori necessari per realizzare processi di integrazione; come è molto difficile realizzare l’integrazione in classi con più di trenta alunni, in scuole in cui non è possibile chiamare supplenti per mancanza di fondi. Il ministro restituisca alle scuole italiane tutte le risorse che ha loro sottratto per metterle in condizione di realizzare ciò di cui esse sono pienamente e autonomamente capaci: fare dell’integrazione un’occasione di arricchimento culturale e di crescita dei livelli di apprendimento per tutti”. “Tre – aggiunge Bergonzi – le proposte: 1) Far crescere nella scuola professionalità attinenti le tematiche dell’integrazione; dotare ogni scuola di un insegnante-alfabetizzatore ogni 10-15 alunni non parlanti la lingua italiana; 2) Si istituisca il tetto massimo di venti alunni per classe nelle scuole con elevata presenza di alunni non parlanti la lingua italiana; 3) Si formuli un’indicazione di indirizzo a tutte le scuole italiane perché la formazione delle classi (di cui le scuole, non il ministro, sono titolari!) siano improntate ad equilibrati criteri che valutino il livello e le provenienze culturali degli alunni. Questo è il nostro 30%”.
“Infine – conclude Bergonzi - una domanda al ministro: il suo 30% comprenderebbe anche i tantissimi alunni stranieri che parlano perfettamente l’italiano? Se così fosse, il dubbio di sconfinamento razzista diverrebbe certezza. Ma tant’è si viaggia sull’onda di Maroni che, di fronte alla tragedia di Rosarno, afferma: “Tutta colpa dell’immigrazione clandestina”. Ciò in presenza di una Rosarno ad alta intensità mafiosa; da anni è vigente una legge sull’immigrazione da Maroni voluta e sempre da Maroni, in qualità di minstro dell'Interno, e dunque dell'immigazione, applicata!”
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