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sabato 27 marzo 2010

Lombardia: la CGIL per la Federazione e per Agnoletto


Il 28-29 marzo si vota anche in Lombardia, una regione significativa dove il Presidente Formigoni “regna” incontrastato da quindici anni e si ricandida con il sostegno del centrodestra, dopo il grottesco giuramento di fedeltà a Silvio Berlusconi.
Un periodo così lungo al vertice del potere produce inevitabilmente perversione nei rapporti tra politica, pubblica amministrazione e mondo degli affari.
La corruzione ha trovato conferma negli arresti di alcuni politici del centrodestra, la malasanità ci ha offerto l’orrore della clinica Santa Rita, il finanziamento pubblico alle scuole ha regalato il 90% delle risorse a chi frequenta le private, il territorio è stato abbandonato all’avidità degli speculatori, e con Expo 2015 sarà sempre peggio.
I segnali di infiltrazioni mafiose nel territorio lombardo vengono negati, e si dà corda al razzismo della Lega, che serve proprio ad occultare la crescita della criminalità organizzata alimentando, con la deriva securitaria e  la “paura dell’extracomunitario” , la regressione culturale.
Qui si sperimenta la società del libro bianco del Ministro Sacconi: più povera, più diseguale, più ingiusta e con meno diritti universali. Una società che lascia le persone da sole, e a soccombere sono i meno garantiti: giovani, precari e migranti.
Il “modello” Formigoni fondato sulla sussidiarietà, sull’assegnazione ai privati della funzione del sistema pubblico e sul familismo, oltre ad accrescere le disuguaglianze, evidenza l’incapacità ad affrontare e governare con politiche pubbliche mirate le conseguenze di una crisi che morde anche nella ricca Lombardia, dove aumentano disoccupazione, lavoro nero e precario, evasione contributiva e fiscale, e si allunga la lista delle aziende in ristrutturazione prossime alla chiusura, mentre resta alto il numero dei morti sul lavoro.
Per affrontare questa crisi dalle conseguenze gravi sull’occupazione e il tessuto sociale servono risorse politiche pubbliche indirizzate allo sviluppo dell’energia rinnovabile, capaci di difendere i posti di lavoro e di crearne di nuovi e buoni, riqualificando il sistema scolastico e formativo pubblico.
È in ragione di questo disegno politico e sociale che colloca ai margini dell’Europa la Lombardia, che sarebbe stata necessaria una “coalizione istituzionale” di opposizione capace di battere Formigoni e il suo progetto di governo.
Il nostro voto andrà al candidato Presidente Vittorio Agnoletto e alla lista che lo sostiene, la Federazione della Sinistra.
Ci sembra questa la formazione che coerentemente, a partire dall’affermazione dei valori e dei principi sanciti nella nostra Costituzione, si candida a rappresentare nel Consiglio regionale la difesa e le ragioni del lavoro, dell’ambiente, dei beni comuni e pubblici, dei diritti individuali e di cittadinanza, della libertà e dell’autodeterminazione delle donne. Quella della nuova Federazione dovrà essere un’opposizione intransigente e senza compromessi alle politiche liberiste, con un progetto alternativo di donne e  uomini attorno al quale ricostruire, nelle istituzioni e nel Paese, una forza politica di sinistra alternativa  che raccolga un consenso ampio e abbia come riferimento il lavoro.
Le/i  dirigenti  CGIL Lombardia
Giancarlo Albori, Antonio Amoroso, Federico Antonelli, Cesare Azzetti, Massimo Balzarini, Gloria Baraldi, Fausto Beltrami, Mirella Beneggi, Paola Bentivegna, Nerina Benuzzi, Gianfranco Besenzoni, Giulia Bonelli, Domenico Bonometti, Donatella Bosco, GiacintoBotti, Vieri Bursich, Donatella Cagno, Antonello Cappai, Ketty Caraffa, Carlo Carelli, Giorgio Carnicella, Giovanna Carrara, Lucia Cassina, Federica Cattaneo, Nicola Cavaliere, Tatiana Cazzaniga, Leo Ceglia, Ugo Cherubini, Angela Chinosi,  Ezio Dardanelli, GiuseppeDe Santis, Giuseppe Donghi, Francesco Elia, Lella Galli, Michele Giandinoto, RobertoGiudici, Paolo Grassi, Vincenzo Greco, Luciano Grimaldi, Sergio Iannaccone, RaffaelaLamberti, Antonio Lareno Faccini, Antonio Leandro, Paolo Lenna, Dora Maffezzoli, CorradoMandreoli, Matteo Mandressi, Mariano Manieri, Gianmarco Martignoni, Giovanni Martina, Claudia Miloni, Natale Minchillo, Ettore Montagna, Vincenzo Moriello, Agostino Motta, Emilia Natale, Ettore Onano, Fausto Ortelli, Giorgio Ortolani, Sandro Paolillo, LucianoPedrazzani, Antonella Poli, Massimiliano Preti, Simone Pulici, Dino Raspelli, MassimilianoRatti, Stefano Rizzi, Roberto Romano, Giorgio Roversi, Adriano Sgro, Giuseppe Severgnini, Davide Strazzullo, Walter Tanzi, Giovanni Tonelli, Franco Vanzati, Francesco Vazzana, LivioVilla


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venerdì 5 marzo 2010

Agnoletto (PRC-FdS) L'art.18 non si tocca. Il 12 tutti a Milano

 
Dichiarazione di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra

«Il governo, approfittando del fatto che l’attenzione dei media è concentrata sul caos elettorale provocato dal PdL, approva in Parlamento una norma che nei fatti azzera l’art.18., sperando che nessuno se ne accorga. Siamo di fronte ad un vero e proprio attentato contro la Statuto dei Lavoratori – dichiara Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra – , con un voto parlamentare vengono cancellate conquiste costate decenni di lotta ai lavoratori.

La nuova norma cancella il ruolo del giudice del lavoro ed espone i lavoratori al ricatto dell’impresa. Da oggi il licenziamento senza giusta causa è legge.
In una situazione di grave crisi economica, dove il potere di contrattazione dei lavoratori è già fortemente indebolito, il governo, anziché approvare misure finalizzate a difendere l’occupazione, liberalizza ogni tipo di licenziamento.

L’articolo 18 non si tocca, non si tocca lo statuto dei lavoratori! Per difendere queste conquiste invito tutti, anche a Milano, a scendere in piazza il 12 marzo e a partecipare allo sciopero indetto dalla CGIL».


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venerdì 29 gennaio 2010

Regionali Lombardia, Agnoletto: non sarò capolista. Scelta etica


"Non sarò capolista. La mia è una scelta etica. Mi metto a disposizione per far sì che la sinistra in Lombardia possa ancora esistere nelle istituzioni. Dobbiamo utilizzare le Regionali per costruire un polo non contrapposto al Pd ma autonomo culturalmente". Vittorio Agnoletto, candidato della Federazione della Sinistra al Pirellone, sceglie Affaritaliani.it  per presentare il suo programma: "Basta con la privatizzazione della sanità, impedire le infiltrazioni della mafia nell'Expo, stop ai fondi alle scuole private e massima attenzione alla questione del lavoro". Penati? "Cerca di trovare un accordo con Formigoni sul business dell'Expo".
Perché si candida alla presidenza della Lombardia?
"La Federazione della Sinistra ha insistito molto per la mia candidatura. Il motivo principale è molto semplice: mi metto a disposizione per far sì che la sinistra in Lombardia possa ancora esistere nelle istituzioni. Non è possibile che il variegato e spesso litigioso mondo della sinistra abbia come unica possibilità di scelta Penati che non rappresenta un'opposizione a Formigoni. Anzi Penati cerca di trovare un accordo con Formigoni sul business dell'Expo. E poi a mia è una scelta etica".
Sarebbe a dire?
"La mia candidatura è totalmente disinteressata visto che non sarò capolista. Sarò solo candidato presidente che in base alla legge regionale non ha possibilità di essere eletto in consiglio. Credo che la mia candidatura possa permettere al nostro capolista di arrivare in aula. Penso inoltre che non ci debba essere la politica di professione. Per questo scelgo di non passare dal Parlamento europeo al consiglio regionale. Continuerò a fare il mio lavoro e dal 4 al 13 febbraio sarò in Mozambico per un progetto finanziato dall'Ue per studiare l'impatto disastroso dell'Aids in quel Paese"
Che cosa cambierà con un consigliere della sinistra radicale in aula?
"Se ci sarà un consigliere in più o in meno del Pd non cambierà nulla. Cambierà invece se ci sarà un nostro consigliere: una sorta di vedetta che vigili per esempio sul rischio di infiltrazioni mafiose nell'Expo"
Quale obiettivo si prefigge in termini di voti?
"Da indipendente mi rivolgo non solo alla mia lista ma al popolo della sinistra che fa riferimento a Sinistra e libertà che non capisco come qui accetti la candidatura di Penati imposta da Roma e poi in Puglia sia nostra alleata per sostenere Vendola. Mi rivolgo all'Italia dei Valori: mi chiedo come faccia a votare Penati che vuole rivalutare Craxi. Insomma, dobbiamo utilizzare le Regionali per costruire un polo non contrapposto al Pd ma autonomo culturalmente. Mi rivolgo anche a quei tantissimi cittadini di sinistra schifati dalla politica e che non vanno più a votare"
Con quale programma si presenta?
"Con quattro punti fondamentali. Dico basta alla privatizzazione della sanità: eventi come quelli della Santa Rita non sono casuali, ci sono tantissime cliniche sotto inchiesta perché è mancato un qualunque ruolo di sorveglianza da parte della Regione che anzi ha facilitato il business privato. La sanità Lombardia va modificata"
Secondo punto?
"Non si possono chiudere scuole come il Ghandi e permettere che oltre il 90% dei fondi destinati alla scuola siano dati agli istituiti private indipendentemente dal censo delle famiglie"
Terzo?
"La questione del lavoro: siamo la Regione che ha avuto il calo dell'occupazione più grande degli ultimi 12 mesi. E per fronteggiarla ho sentito solo parole"
Ultimo punto?
"Attenzione all'Expo che porta al saccheggio di Milano: diminuiscono le aree verdi e aumentano quelle edificabili. E poi la politica combinata tra Comune e Regione facilita la penetrazione della mafia, in particolare della 'ndrangheta negli appalti".
Daniele Riosa

giovedì 28 gennaio 2010

Lombardia, tutti divisi Il Prc (fed. sin?) punta su Agnoletto -



Il patto d'acciaio Formigoni-Lega in Lombardia spappola le opposizioni. Dopo il divorzio consensuale con i radicali di Cappato e Bonino, il candidato per il «pirellone» di Pd, Idv e Sel Filippo Penati (che è anche il coordinatore della segreteria Bersani) insiste con il veto verso Rifondazione e la falce e martello. Che dal canto suo da un lato rafforza gli appelli a Sinistra e libertà per l'unità (vedi lettera di Ferrero a Vendola sul manifesto di ieri) dall'altro già si predispone a una corsa in solitaria sotto il nome dell'ex europarlamentare Vittorio Agnoletto. La questione è sul tappeto e ieri è stata affrontata dalla segreteria a via del Policlinico. Ferrero ha da tempo proposto al Pd una «desistenza» anche in Lombardia come ha già fatto in Piemonte con Mercedes Bresso. Un accordo tecnico e non politico anti-Formigoni che il braccio destro di Bersani - dopo le rotture del passato alla provincia di Milano - per ora non ha intenzione di concedere. Il Prc teme il quorum al 3 per cento previsto dalla legge regionale per le forze non coalizzate (soglia inesistente invece per le coalizioni, in cui si possono eleggere consiglieri anche con l'1,5%). E ha chiesto a Sinistra e libertà di resistere alle offerte del Pd come Rifondazione ha fatto in Puglia su Vendola fin dal primo momento.
«Un centrosinistra forte non esclude nessuno ma non si possono scaricare su Sinistra e libertà i problemi di Rifondazione con Penati», mette le mani avanti Tino Magni, coordinatore regionale di Sel (Sd ed ex Fiom). «Non ho nessuna preclusione verso nessuno - insiste Magni - ma non accetto chi dice che se il Prc non ci sta allora non deve esserci anche Sel. Noi stiamo lavorando da tempo a un programma alternativo a Formigoni, se altri vogliono fare la desistenza va bene ma noi non abbiamo nessuna responsabilità».
Certo è difficile immaginare la corsa in Lombardia come una lotta per vincere. Tuttavia è la prima regione italiana e l'anno prossimo si vota a Milano. E' in piena crisi industriale. Ed è qui che è nata la Compagnia delle opere, un gigante che in Italia e nel mondo nel nome della sussidiarietà fattura quasi 70 miliardi di euro (la Fiat ha chiuso il 2009 della crisi a quota 50). Di questi, ben 5 dipendono dalle scelte amministrative della giunta guidata da quindici anni da Roberto Formigoni. Anche l'Udc sbattuta fuori dal Carroccio, dopo tutto questo tempo deve decidere il da farsi. Il partito di Casini si riunirà a Roma giovedì ma è quasi inevitabile una corsa solitaria. I nomi più accreditati sono cattolici ultradoc come Savino Pezzotta e Buttiglione.
A sinistra la questione non è ancora chiusa ma lo sarà a giorni. Sull'argomento però già abbondano interpretazioni diverse. Tante che si può perfino ipotizzare il classico gioco del cerino che precede una «rottura». Una parte consistente di Rifondazione insiste non da oggi per la scelta solitaria fuori dal centrosinistra. Mentre le varie anime di Sinistra e libertà sul territorio non sempre concordano sul rapporto da tenere verso il Pd.
Tuttavia l'«effetto Nichi» galvanizza una lista-movimento azzoppata dalle europee e dalle uscite di Verdi e socialisti. A Bari è quasi scontato un simbolo «Sinistra per Vendola» che raccoglierà il meglio della primavera pugliese. Ed è impossibile, anche con lo sbarramento del 4 per cento in vigore da queste elezioni , che qui il Prc possa correre sotto il nome del leader uscito dopo il congresso. Il «polo rosso» vagheggiato nelle settimane scorse si è scongelato prima di nascere. Si ridurrà a qualche bicicletta rosso-verde dove la necessità impone: forse in Toscana, forse in Calabria.
Tuttavia proprio l'originalità delle primarie pugliesi dovrebbe far riflettere un po' tutti. Perché se è forte la tentazione di dipingere Vendola come «il Berlusconi rosso» (Repubblica) o lo stellone della sinistra italiana (Mussi sul manifesto di ieri), forse proiettare subito il leader di Sel sulla scena nazionale è un errore. Il presidente uscente ha (stra)vinto non tanto o non solo per la sua indubbia popolarità o per la sua campagna innovativa. Ha convinto soprattutto per alcune scelte chiare alla guida della regione e perché ha reso esplicite le contraddizioni del Pd. Locale e nazionale. E' dal travaglio democratico che rinasce la candidatura di Vendola. Uno scontro molto concreto e non solo su poltrone, assessori e strapuntini. Se si vuole replicare quel modello e quella vittoria, dunque, è bene che tutto ciò che si muove a sinistra del Pd mediti a fondo. Altrimenti anche i piccoli o grandi timonieri rischiano il piccolo cabotaggio.
da ilManifesto


Riportiamo l'articolo integralmente anche se crediamo che quel PRC sia riferito a tutta la federazione della sinistra. La confusione regna sovrana.



sabato 28 novembre 2009

Agnoletto: Federazione? Dopo i disastri il primo atto di unità.



di Cosimo Rossi (Liberazione del 28/11/2009)

Costruire “un progetto culturalmente, organizzativamente e politicamente autonomo dal Pd”, ma “sempre partendo dal fatto che uno strumento politico che si guardi allo specchio è semplicemente inutile”. Con queste due discriminanti Vittorio Agnoletto, ex eurodeputato di Sinistra europea, vede nel battesimo della Federazione di sinistra del 5 dicembre una novità non da poco, in quanto è “la prima inversione di tendenza dopo oltre un anno di scissioni e litigi a sinistra”.

Il dubbio, però, è se esiste ancora una base politica di sinistra pronta a rimettersi in cammino…
Pare inverosimile, ma con la nascita della federazione della sinistra, il 5 dicembre è la prima volta che si capovolge il corso delle cose e si avvia un percorso unitario. A maggior ragione l’avvio di questo percorso è più consapevole e responsabile, in quanto fa tesoro dei disastri compiuti dalla sinistra negli ultimi anni, perciò propone una federazione in cui diverse identità e percorsi non vengono cancellati e ridotti a uno, ma si lavora a un cantiere unitario fondato sul riconoscimento della pari dignità e delle diverse storie. Un ulteriore motivo di far tesoro del passato sta nel realizzare un’opera aperta, e che rimane tale fino in fondo. Anche far trascorrere un intero anno prima di un vero congresso della federazione è inteso a consentire l’aggregazione di quanti altri vorranno e fino all’ultimo con pari dignità. Quindi non c’è prendere o lasciare da parte di nessuno e verso nessuno: è una cosa, una casa da costruire insieme o che neanche s’incomincia.

A costo d’essere insultanti, non rischia però di diventare una casa di riposo dove un notabilato politico s’intrattiene con liturgie e giochi di ruolo trapassati? Non rischia di rimanere disabitata perché il popolo di sinistra non c’è più, non è interessato o non confida nella classe politica e le sue costruzioni?
La sinistra esiste ancora, diffusa e pure vasta. Io viaggio e ho occasione di vederla, riconoscerla, incontrarla nei luoghi e i modi più disparati. Vero è che la incontri soprattutto intorno a vertenze specifiche. E soprattutto che essa si vive come differente e distante dalle organizzazioni e le rappresentanze politiche.

Cioè che la frattura tra popolo e politica a sinistra c’è e rimane insanata. Com’è stata provocata e come si risolve?
Lo spartiacque, ormai lo abbiamo detto mille volte, è Genova. Ritrovare la sinistra intorno a questioni specifiche significa che oggi molti sono tornati a indossare gli abiti precedenti Genova. A Genova avevamo invece individuato un denominatore comune e lo avevamo trasformato in una grandissima istanza politica: in progetto e persino in pratiche. Quella domanda poi è rimasta drammaticamente inevasa, ma la sinistra c’è. E allora la proposta della federazione dev’essere intesa a ricoinvolgere questa sinistra diffusa. Sapendo che oggi non c’è nessuna corsa all’appartenenza o all’identità, sapendo che la sinistra la incontrerai solo nella prassi, nei conflitti, nei progetti: davanti ai luoghi i lavoro dove si combattono i licenziamenti, davanti agli acquedotti dove si rivendica un bene comune, davanti alle scuole e le università dove si difende il sapere pubblico, davanti ai Cpt dove si difende lo stato di diritto, insieme ai comitati contro il nucleare e per la difesa del territorio. Saranno il simbolismo e la condivisione delle lotte a restituire credibilità al progetto: quindi alla sinistra e alla federazione. Cercando la più ampia unità con tutti quanti si collocano alla sinistra del Pd. Con una discriminante, però…

Quale?
Quella che intendiamo realizzare un progetto culturalmente, organizzativamente e politicamente autonomo dal Pd. Penso che in quanto a politiche economiche e sociali il Pd e il Pdl siano pericolosamente contigui, sia in Italia che in Europa. Poi possono esservi passaggi tattici, a livello locale, per contrastare la destra: questo lo si valuta in loco. Ma non penso che si possa costruire un’alternativa insieme al Pd a meno di rimanere subalterni.

La negazione, però, è l’altra faccia della subalternità…
E’ evidente non possiamo ignorare l’esistenza del Pd all’opposizione. Ma occorrono rapporti di forza totalmente differenti da quelli attuali e occorre far presente che ci poniamo culturalmente fuori dallo schema bipolare, che non siamo riducibili dentro un polo. Anzi. La disponibilità a percorsi unitari deve partire dal fatto che oggi a sinistra ci sono grande smarrimento e sconcerto: in Sl, nell’ambientalismo, nel socialismo. Sono convinto che molti non intendano entrare nel Pd né starne al rimorchio. E non mi riferisco ai dirigenti, ma al popolo.

Quanto a sbandamento, ce n’è anche nel Prc e nel Pdci: uno sbandamento che tende a vedere e pesare tutto con la lente e la bilancia interne…
Assolutamente sì. Ci vorrebbe scatto in avanti; insieme verso l’alto, il basso e in fuori; uno scatto che si produce solo studiando e proponendo le risposte necessarie al paese anziché agli equilibri interni o di schieramento. Avendo la consapevolezza che stiamo costruendo un progetto che ha tempi lunghi, dal momento che le appartenenze politiche sono dissolte, e che deve avere come sfondo almeno la dimensione Europea. Sempre partendo dal fatto che uno strumento politico che si guarda allo specchio è semplicemente inutile.

Tra il battesimo della Fed di sinistra al mattino e il No B day del pomeriggio c’è una continuità politica? E di che tipo?
E’ una prova generale dell’altra opposizione rispetto all’inanità del Pd. Il giorno di una ripresa politica e culturale.

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