Condividiamo la proposta avanzata il 26 agosto da Bersani di dar vita ad una alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi. Non si tratta solo di cacciare un governo mefitico, ma di ricostruire il quadro democratico del paese. Questa alleanza deve porsi l’obiettivo di uscire da questa sciagurata seconda repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale. Noi avanziamo da tempo questa proposta - lo abbiamo fatto anche alla manifestazione unitaria delle opposizioni del 13 marzo scorso - e la presa di posizione di Bersani costituisce un passaggio importantissimo. Si tratta dell’unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Si tratta di una scelta importante perché mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire con grande visibilità sui mass media.
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venerdì 27 agosto 2010
Ferrero: "Condividiamo la Proposta di Bersani per il Nuovo Ulivo"
di Paolo Ferrero
Condividiamo la proposta avanzata il 26 agosto da Bersani di dar vita ad una alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi. Non si tratta solo di cacciare un governo mefitico, ma di ricostruire il quadro democratico del paese. Questa alleanza deve porsi l’obiettivo di uscire da questa sciagurata seconda repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale. Noi avanziamo da tempo questa proposta - lo abbiamo fatto anche alla manifestazione unitaria delle opposizioni del 13 marzo scorso - e la presa di posizione di Bersani costituisce un passaggio importantissimo. Si tratta dell’unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Si tratta di una scelta importante perché mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire con grande visibilità sui mass media.
Condividiamo la proposta avanzata il 26 agosto da Bersani di dar vita ad una alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi. Non si tratta solo di cacciare un governo mefitico, ma di ricostruire il quadro democratico del paese. Questa alleanza deve porsi l’obiettivo di uscire da questa sciagurata seconda repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale. Noi avanziamo da tempo questa proposta - lo abbiamo fatto anche alla manifestazione unitaria delle opposizioni del 13 marzo scorso - e la presa di posizione di Bersani costituisce un passaggio importantissimo. Si tratta dell’unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Si tratta di una scelta importante perché mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire con grande visibilità sui mass media.
martedì 25 maggio 2010
venerdì 21 maggio 2010
venerdì 16 aprile 2010
Scappellamento a destra - Marco Travaglio
Siore e siori, sempre più difficile! Pur di non opporsi, l’opposizione all’italiana chiamata Pd s’è prodotta ieri in un triplo salto mortale carpiato con avvitamento e scappellamento a destra, un numero mai riuscito né provato prima d'ora. Ricordate il decreto salva-liste che sanava ex post le illegalità nella presentazione delle liste Pdl a Milano e Roma? Bene, era
illegale, incostituzionale e inutile. Illegale perché una legge del 1988 vieta i decreti in materia elettorale (onde evitare il rischio che si voti con una regola e poi, se il decreto non viene convertito in legge, quella regola
decada dopo il voto e si debba tornare alle urne).
Incostituzionale perché sanava solo le irregolarità di alcune liste e non di altre e perché cambiava le regole del gioco a partita iniziata. Inutile perché modificava per via parlamentare una legge regionale. Incuranti di questi
dettagliucci, i presidenti del Consiglio e della Repubblica lo firmarono a piè fermo. Il Pd gridò allo scandalo (ma solo per la firma di Berlusconi: quella di Napolitano era ottima e abbondante), annunciò la fine del “dialogo sulle rifor me”, portò la gente in piazza del Popolo a protestare
contro l’atto eversivo. Motivazione ufficiale, fremente di sdegno: “Se il governo indossa gli anfibi e scende in piazza con attacchi violenti contro le istituzioni, noi non restiamo certo in pantofole”. Qualcuno, chiedendo scusa alle signore, parlò financo di regime. Non contenti, due giorni fa i piddini organizzarono un’imboscata per affossare il decreto alla Camera, bocciandone la conversione in legge grazie alle consuete assenze nella
maggioranza e alle inconsuete presenze nell’opposizione. Un miracolo mai accaduto prima: l’opposizione più stracciacula della storia dell’umanità
riesce a mandar sotto il governo, senza sopperire con le proprie assenze – come invece era accaduto sulla mozione anti-Cosentino e sullo scudo fiscale – a quelle endemiche del centrodestra. Ma niente paura: l’illusione
di un’opposizione che si oppone è durata l’espace d’un matin. Ieri il Pd, sgomento per l’inatteso e involontario successo, s’è subito pentito. Ha riposto gli anfibi, ha recuperato le pantofole di peluche ed è tornato al suo
passatempo preferito: l’inciucio. Tenetevi forte, perché la notizia è grandiosa: onde evitare di invalidare le elezioni regionali appena tenute in base al decreto ormai defunto, la maggioranza più comica della storia ha presentato in fretta e furia una leggina per salvare gli effetti del decreto
medesimo, ribattezzata dai magliari di Palazzo Chigi “legge salva-effetti”, e sbrogliare il gran casino creato dal Banana con la partecipazione straordinaria di Napolitano.
Così il decreto, cacciato dalla porta, è rientrato dalla finestra in meno di 24 ore. A quel punto qualunque persona sana di mente avrebbe mantenuto le posizioni di partenza: la maggioranza pro-decreto avrebbe detto sì alla salva-effetti, l’opposizione anti-decreto avrebbe detto no. E infatti l’Idv ha detto no e perfino l’Api di Rutelli s’è astenuta. Indovinate come ha votato il Pd? A favore (a parte Furio Colombo e poche altre persone serie), a braccetto col Pdl e la Lega. Ne saranno felici le migliaia di persone che si erano fatte convincere a calzare gli anfibi e a scendere in piazza del Popolo contro “l’attacco violento alle istituzioni”. Era tutto uno scherzo. Il Pd era contro il decreto, ma non contro i suoi effetti. Tant’è che ieri ha contribuito a ripescarli. Un voto del tutto inutile, vista la maggioranza bulgara Pdl-Lega, ma comunque indicativo dell’amorevole trepidazione con cui i diversamente concordi del Pd seguono le porcate del Banana. Lui li insulta e loro lo salvano anche se lui non vuole. Per questo sbaglia il capogruppo dell’Idv Massimo Donadi quando afferma che non si tratta comunque di inciucio “perché il Pd non ha avuto nulla in cambio”. Gli inciuci dei centrosinistri col Banana sono sempre a senso unico: lui ci guadagna, quelli ci perdono. E’ un do ut des senza des. Ma quelli continuano. Si divertono così
Da IlFattoQuotidiano
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giovedì 15 aprile 2010
Persa anche Mantova ai ballottaggi, Bersani parla di "correzioni".
Nel fumoso studio di Andrea Camilleri oggi si parla del Pd un po’ in cenere. "Io non appartengo al Pd. Posso, quando sono disperato davanti alla scheda, al massimo votarlo. Come si dice a Firenze: il Pd tiene l’anima coi denti. È più di là che di qua. Dalla parte avversa invece c’è molta aggressività. Come la polizia quando si mette lo scudo antisommossa, abbassa le visiere e attacca alla cieca. Da quest’altra parte non c’è che una flebile resistenza. Chi sta appena dietro la prima linea, sembra dire: trovate un accordo, invece che farvi menare".
Accordo tra chi e chi?
L’accordo si fa in Parlamento. Lo sostiene Bersani e pure la Costituzione. Ma noi non siamo nei termini costituzionali, siamo dentro una democrazia finta. La maggioranza in Parlamento va avanti a voti di fiducia e decreti, mettendo a tacere l’opposizione.
L’opposizione parlamentare è un’utopia?
Sì. L’unica possibilità è che l’opposizione si faccia anche fuori. Esattamente come la Lega.
Politica sul territorio?
L’astrazione in politica non esiste. In politica esiste questa casa, questa via, la casa accanto e la via accanto. Una volta c’erano le sezioni con gli attivisti. Eravamo sfottuti noi del Pci che avevamo sezioni e agit-prop. Era quello che teneva in piedi il partito. Il mio amico Leonardo Sciascia disse una volta che c’erano due parrocchie: quella del Pci e quella vera. Ecco, una ha continuato a esistere. L’altra è scomparsa. A Raiperunanotte hanno parlato i centenari, Dorfles e Monicelli. E le cose più giuste, che hanno atterrito i cinquantenni, le ha dette Monicelli parlando di rivoluzione. E sconvolgendo Giovanni Floris che ha cercato subito di metterci una pezza.
Cosa vuol dire rivoluzione?
Nessuno di noi è così cretino da pensare che sia 'bandiera rossa e scendiamo tutti in piazza'. Monicelli vuol dire che se non si hanno idee rivoluzionarie rispetto al contesto politico attuale, con questa gente non andiamo da nessuna parte. Come disse un altro regista. In politica non si può essere un uomo buono per tutte le stagioni. Ci sono stagioni buone per ogni uomo politico.
Parliamo di D’Alema?
D’Alema è come il fantasma dell’opera: non si sa mai che fa nel sottopalco. Si è detto che Bersani è una creatura di D’Alema. Magari.
E invece che cos’è?
Uno che non tiene conto delle sollecitazioni che gli arrivano. Dai 49 senatori, da Prodi. E allora? Il marxismo prendeva atto della realtà e agiva di conseguenza. Oggi nessuno è marxista perché è un marchio d’infamia e nessuno tiene conto della realtà.
Se Bersani fosse un personaggio letterario?
Sarebbe Rubè di Peppe Antonio Borgese: non sapendo che cosa fare, a un certo punto viene travolto dai cavalli della polizia tentando di mediare tra destra e sinistra. Non gli auguro certo questo destino.
Soluzioni, allora.
Ci vuole uno slancio di utopia. Finché questi - come diceva Guicciardini - restano ancorati al particulare, alle poltrone, si muore soffocati. Stanno dentro un pallone, non sono più sulla terra. Non sanno, anche se lo dicono, cosa sono i problemi reali. Ma proclamarlo non basta, perché dall’altra parte c’è un muro. Allora devi trovare i modi per vincere e poi occuparti delle cose vere.
Ecco, il lessico del Pd sembra un po’ altrove. Bersani dal Messaggero: "È possibile rafforzare sia gli elementi di pluralità che i presidi dell’unità". Ma che vuol dire?
È un segno, sono bloccati nel tempo. 'Ce l’ho duro' è un modo di comunicare. Volgare, populista, ma se la gente vuole questo non puoi parlare con 'i presidi dell’unità'.
Bersani ha brindato al risultato delle Regionali.
Quando ero piccolo si studiavano i detti di Fra Galdino. Me ne ricordo uno. Due contadini zappano, ad un certo punto uno si china e s’inzecca un ramo nell’occhio. E dice: meno male. E l’altro: perché meno male? Perché se il ramo era forcelluto, di occhi me ne cavava due. Per favore, lo racconti a Bersani.
Cosa pensa delle "riforme condivise"?
Vizio antico. La Bicamerale mica l’ho inventata io. Però un pregio ce l’ha avuto: ha sdoganato Fini.
È una fortuna?
Gesù mio, sì. A me non frega niente se le sue posizioni sono frutto di una tattica. Ci fa vedere una destra europea che si può rispettare. Davanti a un guastatore continuo della Costituzione come Berlusconi, chi difende i principi ha la mia solidarietà. Anche se oscilla.
A proposito di baluardi: e Napolitano?
È lui che dovrebbe reclamare più potere, non Berlusconi. Se gli capita una legge che non gli va giù gliela possono rimandare così com’è e lui la deve firmare.
Il rinvio, in alcuni casi, avrebbe potuto essere un messaggio politico.
Io avrei fatto come lui: Napolitano sa che se ora piove, tra poco grandinerà.
Hanno fatto la Padania. Cosa ne pensa un siciliano?
Sono segni di scricchiolamento della nazione Italia. La crisi ha accelerato il processo di padanizzazione. Hanno pensato: qui c’è la ricchezza, teniamocela, pensiamo ai cazzi nostri. Vedo lo spettro di un Sud sempre più povero.
Il Pd ha fatto passi falsi anche a Sud. Come la candidatura di De Luca.
Quelli del Pd sono come i lemuri che a un certo punto dell’anno s’inquadrano tutti e si buttano a mare. Ma dico: fatevi visitare. Mettetevi in analisi.
A Enna si parla di una candidatura di Crisafulli, che fu coinvolto in un’inchiesta di mafia.
Sì, lì vince. Però...
Però cosa?
Se Berlusconi lo si combatte su questo campo, a criminale criminale e mezzo, noi siamo perdenti perché non ce l’abbiamo una disponibilità umana così importante. Per uno di loro ne dovremmo trovare uno e mezzo. Ma con tutta la buona volontà noi possiamo avere cose da poco e comunque perdiamo.
Si è prospettata, con Saviano, una soluzione “esterna alla politica” per il Pd. Cosa ne pensa?
Non si può andare avanti con la politica tradizionale se dall’altra parte vince chi fa una politica non tradizionale. Allora chi ci metti davanti? Un Papa straniero? Catone il censore rispondeva sempre a tutto delenda Carthago. Se politicamente non si elimina Berlusconi, io dico sempre delenda Carthago. La soluzione giudiziaria mi fa paura come quello che gli tira la statuetta.
Quale soluzione giudiziaria? Se ci sono reati vanno perseguiti.
Così il premier diventa un martire. La magistratura oggi fa il suo mestiere. Fino a Mani pulite, era un pilastro del governo. Ora che la magistratura ha trovato una sua autonomia, l’hanno buttata in politica. Come se prima non lo fosse. Mi piace di più sapere che da qui a tre anni Berlusconi avrà perso altri milioni di voti. Perché se li perde non li perde per "colpa" della sinistra, li perde perché la gente si sta rendendo conto.
Si renderanno conto che fino ad oggi si è occupato di materie che lo interessano, come la giustizia?
Certo. Ma quando mai si è occupato del Paese? Il 99 per cento delle leggi sono pro domo sua.
La patente a punti è stata una cosa buona.
Mussolini fece la battaglia contro le mosche.
Travaglio ha scritto sul Fatto di ieri ‘La legge è uguale per gli altri’.
Perfetto. È La fattoria degli animali. Nel momento in cui uno dice ‘non mi rompete le scatole, non mi processate adesso, ne parliamo tra un anno’ cade qualunque impalcatura. Propongo di levare il cartello ‘La legge è uguale per tutti’ dai tribunali: ci facciamo ridere dietro.
Ci crede al regime?
Sono stato uno dei primi a parlare di regime, nel ‘94 con Bobbio e Sylos Labini. Fui sputtanato e sbeffeggiato da tutti. Toh, c’è aria di regime. Ma davvero?
A cosa andiamo incontro?
Al sogno di Calderoli. Nel 2013 avrete un capo del governo leghi-sta e Berlusconi presidente della Repubblica. Io a settembre faccio 85 anni. Auguri a voi.
Da: Antefatto
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mercoledì 14 aprile 2010
Il Pd "federale" cresce in Sicilia
Il Pd federale, quello che piace a Prodi, in Sicilia è più di un progetto. Da mesi, a partire dalle primarie per la scelta del segretario regionale, il gruppo dirigente dell'isola non segue le indicazioni dei vertici romani e si muove in maniera autonoma, anche se scomposta. Quanto sta avvenendo rispetto ai rapporti col governo di Raffaele Lombardo ne è la prova evidente. Anzi. Come spesso avviene, la Sicilia è un passo avanti. L'inchiesta per concorso in associazione mafiosa a carico del presidente della regione, indagato dalla procura di Catania, ha scoperto i nervi del Pd, portando alla luce contrasti, antipatie, lobbies e faide. La missione di Maurizio Migliavacca, inviato a Palermo da Bersani per imporre la linea in merito alla questione Lombardo, è fallita.
Migliavacca è tornato a Roma dopo una riunione di routine, segnata da scarsa partecipazione e poca convinzione. Tant'è che linea del «no» all'ingresso nella giunta regionale con la conferma dell'appoggio esterno alle riforme è stata sconfessata il giorno dopo dai dirigenti ex Margherita che fanno riferimento all'ex ministro Salvatore Cardinale e all'ex segretario regionale, l'imprenditore dello Stretto Francantonio Genovese. I due, riuniti nella nuova associazione Innovazione, hanno manifestato apertamente il proprio sostegno a Lombardo, schiacciando l'occhio al partito del Sud e aprendo le braccia a Miccichè e Dell'Utri. Posizione agli antipodi rispetto a quella espressa da altri dirigenti, sempre di area ex Margherita, che fanno capo all'ex ministro Enzo Bianco e al parlamentare Giovanni Burtone, nettamente contrari a Lombardo. In mezzo c'è l'area rappresentata dal senatore Beppe Lumia e dal capogruppo all'Ars Antonello Cracolici, gli unici che già prima delle primarie, si erano schierati per il sostegno alle riforme e che hanno contribuito in modo deciso alla nuova norma sugli rifiuti che cancella i termovalorizzatori su cui Totò Cuffaro stava costruendo un business milionario. In questo quadro è molto debole la leadership di Giuseppe Lupo, il segretario che ha vinto le primarie col sostegno dell'area Franceschini. Il suo «no» a Lombardo s'è trasformato in un «ni» alle riforme, per poi tornare un «no» subito dopo l'inchiesta della procura sul governatore. Lupo è stato eletto anche grazie ai voti di Cardinale e Genovese, i quali durante le primarie facevano parte del partito del «no» a Lombardo, oggi invece ne sono i principali alleati. Rita Borsellino, con i suoi cantieri, alterna toni duri ad aperture. Domani, dopo che Lombardo riferirà all'Ars sull'inchiesta di Catania, si capirà quale ruolo giocherà il Pd.
Il caos totale che regna nel partito trova conferma se si analizza quanto sta accadendo a Enna e Gela, i due comuni più grossi che andranno al voto il 30 e 31 maggio. A Enna il senatore Vladimiro Crisafulli ha vinto per 700 voti le primarie, ma la sua candidatura a sindaco sarà boicottata dai fedelissimi di Beppe Lumia, «nemico» storico del collega parlamentare, accusato di fare una politica vecchia e clientelare. Crisafulli sarà sostenuto in campagna elettorale da una parte dei dirigenti dell'area Bersani; gli ex Margherita, invece, sosterranno il sindaco uscente Rino Agnello che si è autocandidato senza passare al vaglio delle primarie. Anche a Gela, la situazione è sfuggita di mano. Le primarie sono state vinte da Angelo Fasulo, che ha superato per 22 voti Lillo Speziale, presidente della commissione regionale antimafia. Speziale ha però impugnato il risultato, contestando un centinaio di schede, a suo favore, che non sarebbero state inserite nel computo. Il ricorso è finito a tarallucci e vino. Sia Fasulo sia Speziale, contro cui si è schierato l'ex sindaco Rosario Crocetta, sono candidati.
martedì 13 aprile 2010
Inciucio-sanità nel Lazio
Alemanno e Gramazio mangiano mortadella...
La linea ufficiale Pd è non votare Domenico Gramazio - uno dei protagonisti della stagione più nera della sanità laziale, quella di Francesco Storace - all'Asp, l'agenzia della sanità regionale del Lazio. Ma il presidente uscente, ex dc, non ci sta. E fa capire che domani, alla riunione del cda dell'ente, se non si trova «un altro raffinato éscamotage giuridico» che eviti il commissariamento, non si adeguerà. Anche se contro di lui ormai mezzo partito invoca l'espulsione.
La prima nomina alla sanità laziale da parte della neopresidente Renata Polverini si trasforma nel segnale della resa dei conti nel Pd post-voto. Lucio D'Ubaldo, presidente in carica dell'ente di programmazione della sanità (strumento delicato a disposizione dell'assessore, che occupa 200 persone), all'indomani della sconfitta del centrosinistra, «per correttezza» si dimette. Al suo posto Polverini designa l'eminenza ex Msi. Cui però, per essere eletto, serve un voto dell'attuale maggioranza Pd. D'Ubaldo (che con Gramazio ha una storia di cortesie) si dichiara disponibile, per evitare il caos dell'ente.
Nel Pd scatta il sospetto di inciucio e la rivolta contro il centrista, che è anche senatore e nella geografia interna al Pd è braccio destro di Beppe Fioroni e sodale di Franco Marini: purissima dc. Lui oppone che nel merito una linea del partito non c'è, e se c'è non è far commissariare l'ente. Ieri il segretario bersaniano Alessandro Mazzoli batte finalmente un colpo: no «netto» all'ipotesi di favorire l'elezione dell'ex braccio destro storaciano, «inaccettabile ritorno agli anni in cui il centrodestra ha provocato un debito da 10 miliardi nella sanità».
Ma nel Pd laziale volano stracci da prima del voto. Come a livello nazionale, nell'esplosione dell'opposizione interna anche qui gli ex dc hanno preso le distanze da veltroniani e franceschiniani, e dato una mano alla traballante maggioranza bersaniana. Così alcuni di loro (Riccardo Milana, lo stesso D'Ubaldo) sono stati nominati nel comitato Bonino. E ora sono accusati dell'immobilismo del Pd in campagna elettorale.
E non è un problema locale. Dietro di esso c'è il malessere di parte del centro cattolico. Nel Lazio ha appoggiato Bonino e perso a valanga (a Viterbo, feudo di Fioroni, il Pd è crollato). Ieri D'Ubaldo, con un'arzigogolata nota sul Velino, solleva il problema politico di 'quale opposizione' deve fare il Pd: «Se astio e impotenza diventano i cardini dell'agire, vuol dire che le cataratte di una sinistra invecchiata velano lo sguardo di una nuova generazione di democratici». Tradotto in greve: intransigenti o consociativi? Dice Lazio, pensa al parlamento nazionale. Dove appunto D'Ubaldo siede. Difficile pensare che Fioroni e Marini non siano d'accordo con lui. Domani l'elezione di Gramazio. Uno degli artefici della stagione più nera della sanità laziale potrebbe tornare in sella con un voto Pd. E pure in nome «di una nuova generazione di democratici»
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domenica 4 aprile 2010
Orsù compagni della capitale
Non è una consolazione, semmai un conforto. Rilevare che nella sconfitta di Emma Bonino nel Lazio il voto romano si stagli nella sua nitidezza algebrica, è la conferma di ciò che tutti sanno, Alemanno compreso: in città c'è una sensibile prevalenza democratica, ostile se non antagonista alla destra che la governa. Un dato politico che restituisce al centrosinistra, ancora una volta, la responsabilità dei suoi errori. Ora che Rutelli gira al largo, Veltroni è in castigo e Bertinotti studia, chi è rimasto a Roma a battersi e dannarsi ha una ragione in più per prendersela con chi ha consegnato il Campidoglio a un sindaco con la croce celtica al collo.
Quel che agevolmente ha ottenuto la candidata radicale, staccare di nove punti Renata Polverini in città, e che, in minor misura, riuscì anche a Nicola Zingaretti, dà la misura di quanto scellerata sia stata la scelta politica del centrosinistra alle elezioni comunali di due anni fa. Due anni che sembrano trascorsi invano, se siamo qui a commentare un'altra sconfitta. Dove tuttavia si segnalano non tanto i limiti di una candidatura improvvisata ma accolta in assenza di alternative, quanto la rovinosa disgregazione dell'assetto territoriale dei partiti. Un assetto sempre più rarefatto via via che ci si allontana dalla città, e che non riesce più a dialogare con un elettorato culturalmente e geograficamente periferico. La Regione Lazio è andata perduta proprio qui, in questa vistosa divaricazione. Tra una città che ancora si segnala per tenuta sociale e cultura civile e una provincia che la politica non sa più presidiare, sempre più disancorata e lasciata ai margini, incollerita e rancorosa, oppure indifesa e dunque incline a semplificare. Una contraddizione antica che oggi prepotentemente si ripropone nella sua avvilente modernità, come notava Michele Serra ieri su Repubblica. A Roma, ma anche a Torino e perfino a Napoli: la metropoli tradita dai territori.
Non è l'unica ragione della sconfitta, ma certo la quantità di voti di destra a Frosinone o a Viterbo o nei Castelli romani è impressionante, assolutamente inedita. E stride con l'alto numero di preferenze di alcuni candidati del perdente Pd: a testimoniare quanto questo partito (e gli altri) sia soltanto un insieme di consociazioni che si occupano di convogliare voti individuali e non più di proporsi come un ambito collettivo che si connota per la sua offerta politica. E sull'inconsistenza del Pd, sulle sue ormai croniche divisioni, si concentra il risentimento critico della Bonino. A cui non è mai sfuggita la freddezza con cui in settori del partito sia stata accettata la sua candidatura. Ce l'ha in particolare con D'Alema che pur di allearsi con l'Udc sarebbe stato disposto ad affossare Vendola in Puglia, oltreché sperare che il Lazio andasse a Renata Polverini, appunto per dimostrare la necessità di quell'alleanza. Sarà anche cinicamente così, e non ci si stupirebbe. Ma in questa vicenda, più dei sospetti e dei veleni, è illuminante l'entusiasmo con cui Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha salutato la vittoria della destra nel Lazio. Più di D'Alema e più di Casini, a spostare voti e risultato finale c'è riuscito forse monsignor Bagnasco con il suo richiamo a non votare chi sostiene l'aborto.
Forse è per questo che Emma Bonino ha perso elettoralmente ma ha vinto politicamente. Con il suo incedere schivo e misurato, con quel rifuggire da una campagna elettorale comiziante ed esibita, ha raccolto consenso e considerazione indicando la strada su cui transitare per recuperare credibilità politica. È successo soprattutto a Roma, dove è riuscita a raccogliere quella domanda politica che i partiti non sono più in grado di intercettare, ad accogliere quel sentimento appassionato e critico, quell'insieme di intelligenze sociali: tutto ciò che sarà necessario per rimuovere Alemanno dal Campidoglio. Ma questo patrimonio non è sempre disponibile: ha bisogno di riconoscersi in un progetto innanzitutto liberato dal politicismo. In cui si intreccino proposte politiche e pratiche sociali, si valorizzino le esperienze locali e i modelli di governo territoriali.
Lo capiranno i partiti del centrosinistra romano? Capiranno che le confraternite di oligarchie in permanente e reciproco contrasto diventano impedienti di ogni possibile sviluppo positivo. Capiranno che devono mettersi finalmente in discussione e smetterla con le loro grottesche liturgie autoconservatrici? A occhio, non sembra: continuano in queste ore a cincischiare con le loro guerricciole.
Forse qualcuno dovrebbe dirgli che i partiti hanno sì bisogno della politica, ma la politica non sempre ha bisogno dei partiti.
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venerdì 2 aprile 2010
Travaglio: stiamo confondendo il moderatismo del pd con il rigor mortis
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mercoledì 31 marzo 2010
Almeno un sussulto
Di Valentino Parlato -
Tutto il nord dell'Italia e buona parte del sud è in mano alla destra e consolarsi con possibili eventuali conflitti tra la Lega e il Pdl è del tutto illusorio: il territorio e la televisione marciano insieme.
Queste elezioni provano che non si batte Berlusconi con gli scandali e i processi. Il paese è cambiato, viviamo in una società largamente berlusconizzata, privatizzata, e senza più fiducia nella politica, come prova la forte crescita dell'astensionismo: a destra e anche a sinistra.
Ai tempi della mia giovinezza, quando c'era il Pci si facevano convegni e aspre discussioni sullo stato del capitalismo nel paese, sui suoi mutamenti. Oggi il Pd è un partito separato dal territorio (con i lavoratori ha più contatti la Lega di Bossi), con poche e incerte idee sulla società italiana e sulla crisi che la investe, molto dura, anche per chi ha la casa di proprietà o la pensione. La popolazione giovanile è diminuita in seguito alla denatalità, e la denatalità ha a che fare con questioni molto concrete, materialissime come l'impossibilità di progettare un futuro e dunque dei figli.
Il guaio è che il Pd oggi fa politica (o crede di far politica) senza sapere dove sta. Una volta la stampa del Pci faceva inchiesta sui territori di nuova industrializzazione (ricordo di averci lavorato con Luca Pavolini), oggi si fa più attenzione alle intercettazioni telefoniche. Qualcuno, giustamente, finisce in galera, ma nulla si mette in movimento nella società. E ancora, il Pd non è neppure un partito, ma una sommatoria eteroclita di pubblici incarichi. La Lega - va detto - è oggi l'unico vero partito che ci sia in Italia.
Ma allora che fare per non lasciare che il Belpaese si avviti in questa melma, mettendo in gioco anche l'unità nazionale, proprio alla vigilia dei festeggiamenti per il suo centocinquantenario?
Dal Partito democratico ci si aspetta una mossa, un sussulto di presa di coscienza della gravità della situazione e dei pericoli che sono davanti a noi. O si pensa di cavarsela prendendosela con Grillo o accusando i NoTav della Val di Susa che l'hanno votato di aver consegnato il Piemonte alla Lega? Ma non si tratta solo del Pd (dal quale, devo dirlo, c'è poco da aspettarsi) ma anche di tutti i soggetti democratici che ancora ci sono e, aggiungerei, anche di questo nostro manifesto, che è nato da un preveggente scontro con il Partito comunista e che da quasi quarant'anni sostiene che questa società si deve e si può cambiare.
E poi, non per consolarci, in questi mesi abbiamo visto piazza piene e animate, di lavoratori in sciopero, o per denunciare il cappio sul collo dell'informazione, o per difendere l'acqua pubblica e i beni comuni. Anche la sfida di Michele Santoro ha avuto successo. Insomma, questo paese non sta tanto bene, ma è ancora vivo. Forse più di quella politica che dovrebbe rappresentarlo.
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martedì 23 marzo 2010
Consociativismo in Umbria. All’opposizione vanno le briciole
di Armando Vignaroli
Come vanno i rapporti con il PD ?
“In questo momento sono pessimi. Se il Partito Democratico ritiene che il candidato alla Regione sia una scelta che esclude la consultazione del PRC e mantiene un atteggiamento di autosufficienza, noi faremo le nostre considerazioni di fronte al ‘prendere o lasciare ‘.”
Quando finirà il ping-pong della discordia?
“Certamente quando i notabili dei maggiori schieramenti raggiungeranno un accordo. Comunque le primarie non si faranno. Noi avevamo richiesto le primarie di coalizione ma sono state impedite.
“Tra i cavalli di razza rimasti in gara chi avrà i maggiori consensi ?
“Mi sottraggo al toto-presidente fatto di faccioni senza programmi. Penso invece che il candidato a Sindaco, a presidente della Provincia o della Regione debba incarnare un progetto politico. Serve un candidato che dica almeno cosa vuol fare di fronte ai 20.000 nuovi disoccupati, ai 200 milioni di monte salari perduti. Dovrebbe dire cosa pensa di fare per il lavoro che manca, per il reddito che cala. Occorre sostituire la cassa integrazione con il reddito sociale per inoccupati, disoccupati, precari. Nel 2009 in Umbria si sono chiuse 235 aziende, va salvato l’apparato produttivo. Senza progetto politico è inutile indicare questo o quel nominativo”.
La Federazione della Sinistra, nel territorio umbro, si è costituita?
Ormai è in atto. Per ora nefanno parte il PRC, i Comunisti Italiani dell’Umbria, i Socialisti 2000 di Cesare Salvi ed altri entreranno a breve. Con l’occasione lancio un appello di partecipazione a quelli del movimento di Vendola affinchè si ricostituisca un polo della sinistra vera”.
“In merito alla carenza delle infrastrutture e il sensibile calo dei turisti, cosa si dovrebbe fare?
” L’Umbria, praticamente, non ha un sistema ferroviario; è come uno Stato del Messico. Quindi, priorità alla realizzazione della Perugia-Ancona, e Fano-Grosseto. Contemporaneamente messa in sicurezza della E/45. Se facessimo conoscere al mondo le bellezze della nostra Regione utilizzando la potenzialità dei mezzi di informazione di questo secolo, avremmo una capacità di attrazione ben diversa dall’attuale.Va aggiunto che l’Umbria, insieme all’Emilia/Romagna, Toscana, Lazio e Marche, dovrebbe ragionare come Italia Mediana e far parte di una relazione istituzionale oltre regione”.
Visti i risultati ottenuti alle Amministrative, Il PDL costituisce un pericolo alle Regionali?
“Pori cocchi; hanno carenza politica, scarsità di personaggi e di idee, non hanno proposte alternative. Ho la sensazione che il PDL fa di tutto pur di non vincere le elezioni. Al posto loro non avrei avuto un candidato? Ma certo che l’avrei avuto e già da due mesi avrei fatto campagna elettorale, città per città, via per via. Sono terrorizzati. Forse, quelli del PDL, non provano a vincere perchè a loro conviene più accettare il consociativismo fatto di briciole che gli lascia il PD piuttosto che rischiare di assumersi la responsabilità di governare in prima persona. E’ evidente!” Pane al pane e vino al vino, viva l’Italia.
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sabato 20 marzo 2010
Politica penosa per problemi penici penalmente perseguibili
Di Pino De Luca
Politica penosa per problemi penici penalmente perseguibili
Come il meteorismo dopo la pasta e fagioli, all'arresto di Lea Cosentino è succeduto quello di Sandro Frisullo. Nessuna cronaca né abiti del fustigatore nei confronti di una persona con la quale ci conoscevamo quando eravamo nella FGCI e nel PCI e che ha smesso di conoscermi quando, cambiata la bandiera, è assurto a ruoli istituzionali ben retribuiti.
Perché Frisullo e Valente, alla pari della Cosentino e degli altri improbabili “individui di potere” all'interno di questa vicenda e all'interno di vicende simili in altre regioni d'Italia, sono delle vittime più che dei colpevoli. Vittime di una mediocrità intrinseca, della coscienza della impalpabilità del proprio carattere e della inutilità della propria esistenza. Cialtroni che per esistere hanno bisogno di sapere che “contano”. E nel ventennio del trionfo del populismo, contare significa essenzialmente fottersene delle leggi, aggirarle e far vedere che si ha il potere di farlo.
In sostanza tutti si vogliono sentire Sultani come Lui, il cavaliere mai condannato, colui..... leggitutto su Pino De Luca
Perché Frisullo e Valente, alla pari della Cosentino e degli altri improbabili “individui di potere” all'interno di questa vicenda e all'interno di vicende simili in altre regioni d'Italia, sono delle vittime più che dei colpevoli. Vittime di una mediocrità intrinseca, della coscienza della impalpabilità del proprio carattere e della inutilità della propria esistenza. Cialtroni che per esistere hanno bisogno di sapere che “contano”. E nel ventennio del trionfo del populismo, contare significa essenzialmente fottersene delle leggi, aggirarle e far vedere che si ha il potere di farlo.
In sostanza tutti si vogliono sentire Sultani come Lui, il cavaliere mai condannato, colui..... leggitutto su Pino De Luca
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domenica 14 marzo 2010
Tutti in piazza per dire basta
Tutti in piazza per vincere e per convincere un popolo deluso dalla sinistra e stremato dal corpo a corpo con un avversario che rovescia il tavolo delle regole e imbavaglia l'informazione. Tutti i leader del centrosinistra sono saliti oggi pomeriggio sul grande palco di piazza del Popolo, già gremita prima che iniziassero gli intervento dei leader politici. Ad ascoltarli una folla che reclama il ritorno alla democrazia disegnata dalla Costituzione, contro le regole fai-da-te del governo Berlusconi. Convocata subito dopo l'ultimo sfregio berlusconiano, il decreto salva-liste, la manifestazione si è riempita delle parole e dei temi di un'agenda non solo elettorale.
Difficile attraversare la foresta di bandiere che ondeggiava sotto un filo di vento, in un clima caldo non solo per le avvisaglie della primavera. Gli organizzatori parlano di duecentomila persone, e sicuramente l'atmosfera era di partecipazione e di ottimismo. Alimentata dalla rabbia e dalla voglia di vivere in un altro paese, ma anche dall'ironia degli slogan (uno per tutti: "vota Ali Baba, almeno sei sicuro che i ladroni sono solo 40").
Il lavoro e l'ambiente, la trasparenza e l'onestà, la democrazia e la partecipazione hanno attraversato gli interventi degli esponenti politici (Bonino e Vendola, Bersani e Di Pietro, Ferrero e Bonelli) ascoltati e applauditi da una piazza già gremita, con un flusso ininterrotto di persone che non riuscivano ad entrare nella piazza. Il popolo viola e i lavoratori delle fabbriche in crisi, ragazzi e vecchi militanti si sono ritrovati per un appuntamento che nelle intenzioni dovrebbe segnare l'inizio di una lunga marcia verso la ricostruzione di una sinistra capace di mandare a casa il governo. "Una rivoluzione gentile rispetto a un governo che ha legalizzato l'illegalità", per riprendere il verde Bonelli. Una riscossa che sarebbe splendido festeggiare a cominciare dalla vittoria nel Lazio, cassaforte dei voti del centrodestra.
lunedì 1 marzo 2010
L’Italia ringrazierà per sempre i suoi 57 italianuzzi (+ 7 furbi astenuti e/o assenti) che a Strasburgo hanno votato a favore della suppostina nucleare “nascosta” nella risoluzione europea sui cambiamenti climatici
Nella seconda votazione, quella che conta, perché ci si esprime sull’intero testo della risoluzione, ci sono stati ben 516 voti favorevoli e appena 92 no (oltre a 70 astenuti, 29assenti e 27 deputati che non hanno votato).
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sabato 27 febbraio 2010
D'Alema alla London School of Economics: la legge sul conflitto d'interessi non avrebbe fermato Berlusconi
Era venuto alla prestigiosa London School of Economics per parlare della sinistra europea di fronte alle sfide del nuovo millennio ma gli studenti volevano sapere dell'Italia. Così, dopo un discorso d'una decina di cartelle sull'eredità dei valori socialdemocratici, Massimo D'alema s'è rimboccato le maniche e ha risposto una ad una alle domande provocatorie della platea per niente intimidita dal personaggio: l'opposizione latitante a Berlusconi, la gerontocrazia del partito democratico, la legge sul conflitto d'interessi mancata dal governo Prodi. Tra gli studenti di economia e scienze politiche s'erano mescolati, agguerritissimi, diversi militanti del Popolo Viola armati di volantini e telecamere per filmare e su postare YouTube lo sperato imbarazzo dell'avversario.
"Chi pensa che la legge sul conflitto d'interessi non sia stata approvata a causa della Bicamerale sbaglia" sibila D'Alema in inglese, ricordando quella volta che il Financial Times sottolineò maliziosamente le sue carenze nella lingua di Shakespeare. Inerzia? Tutt'altro: "Nell’aprile 1998 nel pieno dei lavori della Commissione la Camera approvò la legge ma poi, a causa dell’ostruzionismo dell'opposizione e dei problemi del passaggio al Senato, la leadership del centrosinistra decise che c’erano altre priorità». Il giorno precedente agli iscritti del PD Londra radunati all'University Women's Club per un meeting a porte chiuse aveva raccontato qualche retroscena: "Un giorno chiesi a Letta cosa avrebbero fatto se avessimo approvato la legge e lui rispose che erano pronti, un minuto dopo Berlusconi sarebbe andato in tv annunciando che donava le sue televisioni ai figli perchè i comunisti l'avevano espropriato". Insomma, sarebbe cambiato poco: "Berlusconi avrebbe vinto le elezioni con un milioni di voti in più".
D'Alema risponde quasi a tutti, seccato ma puntuale, anche quando il tono degli interlocutori si fa aggressivo. Una ragazza con i capelli mori e ricci gli chiede conto della sua carriera politica "fallimentare" e lamenta la mancanza di spazio per i giovani nella politica italiana controllata dai "vecchi". Lui sorride senza divertirsi: "Non sono venuto a discutere della mia carriera, abbiamo vinto due elezioni e sono stato primo ministro, mi sembra un discreto successo". La questione anagrafica, quella sì lo solletica: "In politica ci sono giovani e vecchi, io comunque ho sei anni meno di Gordon Brown". E pazienza che il premier inglese sia nato nel 1951, due anni dopo di lui: tra lo charme immortale di D'Alema e la caduta libera del tartassato Brown il paragone è pressoché impossibile.
Alla fine le polemiche si perdono negli applausi, almeno fin quando non rimbalzeranno su internet. D'ALema avrebbe voluto parlare d'Europa ma va bene così. Duri i ragazzi della London School of Economics, onorevole? "Mah..."
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mercoledì 24 febbraio 2010
Novantamila euro di bollette porno. Chiesto il giudizio per candidato Pdl
Parma, 90mila euro di telefonate porno, chiesto rinvio a giudizio per candidato Pdl
Gerardo Lavagetto, ex assessore alla scuola e alle politiche dell'infanzia utilizzava il cellulare in dotazione dal comune per collegarsi a siti osé. Ora corre per la Regione
La richiesta è stata depositata dal Procuratore capo del tribunale di Parma Gerardo Laguardia. L'accusa è di peculato: si sarebbe collegato tramite il cellulare del Comune, che aveva in servizio quando era assessore alla Scuola e alle Politiche per l'infanzia a Parma, a numerosi siti pornografici, tutti per adulti. Il procuratore, analizzando i tabulati, ha infatti esplicitamente dichiarato che si escludono collegamenti a siti pedopornografici. Stando all'accertamento campione sarebbero centinaia di migliaia gli accessi alla rete eseguiti dall'ex assessore non tutti indirizzati a siti pornografici.
Lavagetto era stato indagato nel settembre del 2008 in relazione all'utilizzo improprio del suo cellulare di servizio avendo totalizzato nell'arco di pochi mesi (da novembre a febbraio del 2009) importi per circa 90 mila euro in telefonate e connessioni a internet. Per quanto riguarda la fattura da 90mila euro, il Comune di Parma ha ottenuto da Telecom la cancellazione dell'importo a seguito di una transazione. La società che gestisce i contratti di telefonia mobile del Comune di Parma ha accettato di convertire la tipologia contrattuale originaria con una più vantaggiosa riducendo enormemente le proprie pretese economiche che a tutt'oggi sono quantificabili in 408 euro. L'ipotesi di reato nei confronti dell'ex assessore comunque resta in piedi.
Lavagetto è attualmente consigliere provinciale del Pdl ed è candidato al consiglio regionale. La vicenda era esplosa quando l'ex assessore si era candidato alla presidenza della Provincia un anno fa.
Chiesto il rinvio a giudizio anche per il sindaco di Salso Massimo Tedeschi (già deputato Ds) e per il capo della Pm Terre Verdiane Malavasi: i vigili avrebbero accompagnato il primo cittadino in un'officina di Modena scortando la sua auto di proprietà. Un viaggio, quindi, non di servizio. E anche in questo caso l'accusa è di peculato.
(24 febbraio 2010)
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martedì 23 febbraio 2010
Capo corrotto, nazione infetta
Un fiume di fango corre per l'Italia. Le sue acque sono alimentate soprattutto dal corpaccio immenso e immensamente ramificato dal centrodestra; ma il suo corso è talmente possente e impetuoso che, come suole, ha rotto gli argini e invaso i territori circostanti, quelli del centrosinistra, dai quali, a loro volta, provengono al fiume principale rivoli, ruscelli, scarichi obbrobriosi e maleodoranti (Bologna, Firenze, Abruzzo, Roma, Napoli....). Altro che Tangentopoli! Quello era - o sembrava - un fenomeno circostanziato e dunque particolare di corruzione di una frazione del ceto politico, fronteggiato da un forte schieramento delle forze politiche e della società civile. Oggi il fenomeno tende a generalizzarsi, abbatte i confini fra società politica e società civile, non incontra ostacoli altrettanto significativi di allora, si configura dunque come un carattere speciale, peculiare, della società nazionale italiana in questa fase storica.
La corruzione, a dir la verità, è sempre stata un connotato molto peculiare del modo d'essere nazionale italiano. Un paese dalle strutture politiche e civili estremamente fragili e dall'arrendevole senso etico-politico non poteva non coltivare la corruzione come un indispensabile e incostituibile strumento di sopravvivenza. La dominante cattolica ha fatto il resto: nulla è impossibile o illecito in un paese in cui qualsiasi colpa, qualsiasi peccato, purché confessati a chi di dovere, diventano redimibili (lo spiega benissimo non un qualsiasi miscredente arrabbiato ma Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, nei quali, beninteso, contrappone la sua ricetta, fatta, oltre che di fede in Dio, di rigore e di osservanza dei principi, più protestante, a dir la verità, che cattolica, ma tant'è). In certi momenti speciali la corruzione esplode (perché la corruzione esplode, esplode sempre; bisogna vedere quel che succede poi). Ricordate Pirandello, le pagine impressionanti de I vecchi e i giovani, che a distanza più o meno d'un secolo sembrano scritte esattamente per il nostro oggi? «Dai cieli d'Italia in questi giorni piove fango, ecco, e a palle di fango si gioca; e il fango s'appiastra da per tutto, su le facce pallide e violente sia degli assaliti sia degli assalitori... Diluvia il fango; e pare che tutte le cloache della città si siano scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma debba affogare in questa torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia» (Pirandello dimostra fra l'altro che, per disegno e deprecazione della corruzione d'impronta democratica, in certe condizioni storiche si poteva anche diventare fascisti). Poi, scaricata provvisoriamente l'incontenibile soppurazione, l'infezione lenta e inesorabile riprende.
Perché Lui è popolare
Di nuovo oggi c'è che, forse per la prima volta nella nostra storia, si sono verificate una mirabile saldatura e una prodigiosa coerenza tra le forme, lo spirito e l'etica del potere e le forme, lo spirito e l'etica della società circostante. Anzi, alla domanda che spesso ci è stata burbanzosamente rivolta, com'è possibile che quest'Uomo riscuota tanto consenso, considerando la gravità e il numero delle colpe di cui viene accusato, forse una risposta sul piano storico comincia a delinearsi. Quest'Uomo è così popolare non nonostante le sue colpe ma in virtù di quelle. Una parte non piccola del popolo lo ama perché Lui lo interpreta, ne lusinga tutte le tentazioni di corruttibilità e di un radicato, anzi congenito indifferentismo morale, gli spiega che le leggi esistono per essere aggirate, contraddette, ignorate, nega oltraggiosamente il potere della giustizia, attacca i magistrati, fa capire che se ne potrebbe senza difficoltà fare a meno, mostra con l'esempio lampante della propria vita e del proprio cursus honorum che bisogna sempre e senza eccezioni farsi gli affari propri, evidenzia coram populo e senza alcuna vergogna che esistono una coerenza rigorosa e un'inarrestabile osmosi fra vizi privati e pubbliche nefandezze. Insomma, a capo corrotto nazione infetta, e, ovviamente, viceversa. Tutte queste cose, poi, in un paese come l'Italia, dove esistono tre fra le più potenti organizzazioni criminali al mondo (camorra, 'ndrangheta, mafia) - le quali a loro volta, com'è ovvio, traggono alimento anch'esse sia da quel diffuso bisogno di sopravvivenza sia dalla risposta corrotta intorno dominante - piacciono almeno a una parte abbastanza consistente dei cittadini da garantirgli una sicura maggioranza in Parlamento: quella maggioranza che a sua volta assicura che l'impunità continui e anzi si rafforzi, in un perfetto circolo vizioso che effettivamente ha pochi eguali al mondo, e che proprio perciò qualcuno altrove potrebbe essere tentato d'imitare.
Il ceto politico corrotto
E intorno? Intorno, a cerchi concentrici s'allarga la serie variegata delle risposte. La corruzione, come sistema di potere e forma di vita, stinge solo poco a poco, molto lentamente. Nei cerchi più vicini, sebbene formalmente non suoi, l'esempio e l'insegnamento dell'Uomo hanno attecchito e continuano a essere ben presenti. Voglio precisare una cosa: è della politica che parlo, non delle stravaganti esibizioni da parte di qualche transessuale brasiliano (fango, certo, sempre fango, ma della specie più miserabile e bassa). Da questo punto di vista è corrotta in nuce ogni politica che agisca sulla base d'interessi personali o di gruppo: è corruzione, nel suo senso più alto e significativo, l'autoreferenzialità spinta della politica, il suo preoccuparsi pressoché esclusivamente della preservazione e perpetuazione del ceto politico (di destra o di sinistra, non importa), che la rappresenta e gestisce. Questo è il varco, apparentemente innocuo, da cui penetra ogni ulteriore nefandezza, bisognerebbe tenerne più conto.
Da questo punto di vista (continuo il ragionamento), si salva davvero poco oggi in Italia. Dopo la recente, peraltro prevedibilissima, virata dell'astuto Tonino, il quadro si è ulteriormente semplificato. La galassia della sinistra radicale si sforza più o meno di sopravvivere indenne sul filo dell'onda fangosa che tutto travolge: anche lei, in fondo, pensa soprattutto a non sparire. Si riorganizza unitariamente, magari con ambiziosi programmi di rinnovamento, solo là dove viene spinta a calcinculo fuori dalla rappresentanza che conta: altrove s'adatta o collude.
Ma c'è chi resiste
E allora? In questa sommaria ricostruzione storica sarebbe sbagliato - e ingiusto - non rammentare che alcune istituzioni costruite nei decenni precedenti resistono. Resiste la magistratura. Resistono le forze dell'ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza. Basta pensarci un momento: se non ci fossero né l'una né le altre, saremmo in piena dittatura sudamericana. Resiste una parte del sindacato. Resistono, come ho avuto modo di dire più volte, meritandomene in cambio sberleffi e dileggio, la scuola. E resistono milioni di italiani, che stanno fuori di ogni sistema della corruzione e ragionano e operano sulla base di principi e valori e non d'interessi e affermazioni personali, ma non sono politicamente rappresentati, oppure, se lo sono o credono di esserlo, avvertono con disagio crescente di esserlo in forma imperfetta e sempre più compromissoria.
In Italia le grandi crisi, anche quelle indotte da un eccesso intollerabile di corruzione, sono sempre state affrontate e risolte dall'esterno. Anche la prima Tangentopoli è stata affrontata e risolta dall'esterno, anche se era un esterno che veniva dall'interno, la magistratura italiana: la politica già allora non ci sarebbe mai riuscita da sé. Oggi al contrario è la magistratura che da sola non può farcela, perché il sistema della corruzione è troppo coeso e potente, va dall'alto in basso e dal basso in alto, senza smagliatura alcuna (le dimissioni in questo paese non esistono più neanche di fronte all'evidenza più disgustosa: infatti, se una sola fosse data o una sola accettata, tutto il castello di carte verrebbe giù d'un colpo solo). Siccome è lecito dubitare che le armate anglo-americane siano in procinto di scendere nella penisola per aiutare i resistenti indigeni a restituire al paese libertà, verità, onestà e giustizia, l'ipotesi più probabile è che i cerchi meno compromessi con il sistema della corruzione si mettano d'accordo fra loro per salvare il salvabile, affidandone il compito a uno di questi uomini slavati e impenetrabili, privi di ogni carattere ma passabilmente astuti, abituati da una vita a danzare sul filo, e che precisamente il sistema della corruzione ha consentito salissero così in alto nonostante la loro mediocrità così palese.
Si cercherà cioè di affrontare il male maggiore con il male minore, in attesa che il giro ricominci. Desolante. Ma anche molto, molto italiano.
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sabato 20 febbraio 2010
Bussoleno, h 18 - "Fiaccolata per la dignità" del popolo No Tav
19.02.2010
Bussoleno, h 18 - "Fiaccolata per la dignità" del popolo No Tav
|Appuntamento in piazza del mercato| La valle torna in piazza, mentre emergono altri particolari sui pestaggi della notte tra il 17 e il 18 febbraio a Coldimosso.
La Val di Susa non ha paura! L'aveva già detto un mese fa mentre gli squallidi signorotti dei vari palazzi vantavano grandi risultati per l'installazione di qualche trivella, resa possibile sola con una scorta di mercenari degna di truppe d'occupazione.
'La Valle' - come viene affettuosamente chiamata dai tanti torinesi che da anni fanno parte del movimento NoTav - continua ad essere territorio indomito e barbarico per chi vuole imporvi la propria pax romana (o torinese che sia!). Strani barbari questi valligiani: uomini e donne di ogni età, estrazione sociale (ma ben pochi sono gli 'sgnur'), provenienza politica, storie personali e retroterra culturale. Hanno una colpa: non arrendersi e non accettare un destino già scritto da altri per loro. E non sembrano proprio essere in vendita, non c'è soldo che li compri. Quand'è così, se non funziona la carota... ben vengano i manganelli!
E' quello che devono aver pensato i dirigenti dell' "ordine pubblico" che l'altra sera hanno ordinato una carica contro i 300 notav che ancora una volta, indefessi, assediavano la trivella, colpevoli del gran crimine di tirare qualche scherzosa palla di neve e gavettoni. Un plotone di Carabinieri parte in esecuzione sommaria, lasciando a terra, letteralmente massacrati, un ragazzo trentenne di Torino e una valligiana di 45 anni. I due, senza troppo vittimismo, hanno mandato al coordinamento dei comitati riunito ieri sera in riunione a Condove, un messaggio che dice tutto di questo movimento.
Marinella Alotto: «Quello che è successo è triste. Ma dà più forza alle nostre convinzioni». E ancora: «Quando si lotta, sono cose che possono succedere»!
Simone, dalla sua, ringrazia il movimento per la vicinanza, fa sapere di star meglio e commenta: «Non era certo la prima volte che prendevo manganellate ma mai così forte come quella notte»!
Interessanti retroscena
A due giorni dai fatti emergono intanto ulteriori dettagli sulla notte tra 17 e 18. Il movimento ha sottolineato il differente comportamento rispettivamente tenuto dall'ospedale di Susa e di quello delle Molinette a Torino. Mentre il personale del primo ha avuto un profilo "eccezionale", rifiutandosi di consegnare dati dei ricoverati e allontanando fisicamente vari esponenti delle forze dell'ordine in divisa e in borghese un po' troppo curiosi, i dottori delle Molinette hanno invece autorizzato lo scorrazzare impunito di agenti della digos per i corridori dell'ospedale. solo l'intervento di molti amici e amiche che li hanno allontanati, prima con le buone, poi con qualche spintone.
Racconta Simone che nella 1a giornata di degenza ospedaliera ha avuto pure l'onore di ricevere la poco gradita visita del vice-questore Sanna in persona (accompagnato da un energumeno), preoccupato per le sue gravi e incerte condizioni di salute... Il ferito NoTav ha avuto la prontezza di declinare qualsiasi offerta e di non aver bisogno di niente, precisando che anche se non lo conosceva di persona (il vice), lo conosceva di fama (il vice-questore era alla guida della ruspa che nel 2005 "sgomberò" Venaus, senza particolare attenzione per il materiale umano che si frapponeva tra lui ed il suo obiettivo).
PD: Partito Disastro
Su tutti brilla però per squallore e pratica delatoria il Pd torinese che non perde occasione per ribadire la propria assoluta ed incondizionata solidarietà di rito alle forze dell'ordine.
Nel documentino firmato dagli "onorevoli" Esposito e Portas, (esponenti di quel disastro politico che dalla propria fondazione riesce solo ad accumulare sconfitte e cali di consenso) vengono additati quali responsabili dei "disordini", "i capi di Askatasuna ed altri esponenti dell’anarchismo". Segue la solita tiritera sull'infiltrazione di "cattivi" dentro un movimento ingenuamente buono quanto poco consapevole delle sorti magnifiche e progressive del super-treno.
La risposta migliore a queste ormai stanche insinuazioni è quella data dagli "estremisti" di Ambiente Valsusa:
«Innanzi tutto chiariamo un fatto: I telegiornali hanno già parlato di "antagonisti". Erano Valsusini. Perchè chi difende la valle è un Valsusino e rispetta le regole dei valsusini...»
(3 feriti, uno molto grave, dopo gli scontri "più strani" della storia No TAV)
Qualche parola in più meritano però gli estensori di questo tristo appello e il Partito che rappresentano. Con queste leccate di culo a "tutori dell'ordine", collaborazionisti di ogni risma e poteri forti Esposito (e dietro di lui, il suo tirapiedi) pensa forse d'iniziare a farsi strada come possibile successore al vuoto politico che presto lascerà l'uscente Chiamparino.
Quanto al suo partito, che dire...? Può ancora chiamarsi così un'impresa fallimentare mantenuta coi soldi pubblici? Un partito neanche più in grado di portare avanti una sola delle sue attività "militanti" senza ricorrere a cooperative di lavoro precario e sottopagato (speso migrante): attacchinaggio, servizio d'ordine... pure il semplice servizio di base ad una sempre più impresentabile Festa dell'Unità !?!
Come ha sottolineato molto bene Marco Revelli nell'editoriale di oggi sul Manifesto, "quanto è accaduto in Val di Susa nella notte tra mercoledì e giovedì è terribilmente significativo dell'Italia di oggi". Da un lato il disastro di un regime da belle èpoque declinante, tra orge di ricchi e speculazione politico-economica sui disastri e sui deboli, dall'altra forze di polizia che massacrano 300 cittadini colpevoli di difendere il proprio territorio. Il movimento NoTav sa bene da che parte della barricata sta il Partito "Democratico".
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Bussoleno, h 18 - "Fiaccolata per la dignità" del popolo No Tav
|Appuntamento in piazza del mercato| La valle torna in piazza, mentre emergono altri particolari sui pestaggi della notte tra il 17 e il 18 febbraio a Coldimosso.
La Val di Susa non ha paura! L'aveva già detto un mese fa mentre gli squallidi signorotti dei vari palazzi vantavano grandi risultati per l'installazione di qualche trivella, resa possibile sola con una scorta di mercenari degna di truppe d'occupazione.
'La Valle' - come viene affettuosamente chiamata dai tanti torinesi che da anni fanno parte del movimento NoTav - continua ad essere territorio indomito e barbarico per chi vuole imporvi la propria pax romana (o torinese che sia!). Strani barbari questi valligiani: uomini e donne di ogni età, estrazione sociale (ma ben pochi sono gli 'sgnur'), provenienza politica, storie personali e retroterra culturale. Hanno una colpa: non arrendersi e non accettare un destino già scritto da altri per loro. E non sembrano proprio essere in vendita, non c'è soldo che li compri. Quand'è così, se non funziona la carota... ben vengano i manganelli!
E' quello che devono aver pensato i dirigenti dell' "ordine pubblico" che l'altra sera hanno ordinato una carica contro i 300 notav che ancora una volta, indefessi, assediavano la trivella, colpevoli del gran crimine di tirare qualche scherzosa palla di neve e gavettoni. Un plotone di Carabinieri parte in esecuzione sommaria, lasciando a terra, letteralmente massacrati, un ragazzo trentenne di Torino e una valligiana di 45 anni. I due, senza troppo vittimismo, hanno mandato al coordinamento dei comitati riunito ieri sera in riunione a Condove, un messaggio che dice tutto di questo movimento.
Marinella Alotto: «Quello che è successo è triste. Ma dà più forza alle nostre convinzioni». E ancora: «Quando si lotta, sono cose che possono succedere»!
Simone, dalla sua, ringrazia il movimento per la vicinanza, fa sapere di star meglio e commenta: «Non era certo la prima volte che prendevo manganellate ma mai così forte come quella notte»!
Interessanti retroscena
A due giorni dai fatti emergono intanto ulteriori dettagli sulla notte tra 17 e 18. Il movimento ha sottolineato il differente comportamento rispettivamente tenuto dall'ospedale di Susa e di quello delle Molinette a Torino. Mentre il personale del primo ha avuto un profilo "eccezionale", rifiutandosi di consegnare dati dei ricoverati e allontanando fisicamente vari esponenti delle forze dell'ordine in divisa e in borghese un po' troppo curiosi, i dottori delle Molinette hanno invece autorizzato lo scorrazzare impunito di agenti della digos per i corridori dell'ospedale. solo l'intervento di molti amici e amiche che li hanno allontanati, prima con le buone, poi con qualche spintone.
Racconta Simone che nella 1a giornata di degenza ospedaliera ha avuto pure l'onore di ricevere la poco gradita visita del vice-questore Sanna in persona (accompagnato da un energumeno), preoccupato per le sue gravi e incerte condizioni di salute... Il ferito NoTav ha avuto la prontezza di declinare qualsiasi offerta e di non aver bisogno di niente, precisando che anche se non lo conosceva di persona (il vice), lo conosceva di fama (il vice-questore era alla guida della ruspa che nel 2005 "sgomberò" Venaus, senza particolare attenzione per il materiale umano che si frapponeva tra lui ed il suo obiettivo).
PD: Partito Disastro
Su tutti brilla però per squallore e pratica delatoria il Pd torinese che non perde occasione per ribadire la propria assoluta ed incondizionata solidarietà di rito alle forze dell'ordine.
Nel documentino firmato dagli "onorevoli" Esposito e Portas, (esponenti di quel disastro politico che dalla propria fondazione riesce solo ad accumulare sconfitte e cali di consenso) vengono additati quali responsabili dei "disordini", "i capi di Askatasuna ed altri esponenti dell’anarchismo". Segue la solita tiritera sull'infiltrazione di "cattivi" dentro un movimento ingenuamente buono quanto poco consapevole delle sorti magnifiche e progressive del super-treno.
La risposta migliore a queste ormai stanche insinuazioni è quella data dagli "estremisti" di Ambiente Valsusa:
«Innanzi tutto chiariamo un fatto: I telegiornali hanno già parlato di "antagonisti". Erano Valsusini. Perchè chi difende la valle è un Valsusino e rispetta le regole dei valsusini...»
(3 feriti, uno molto grave, dopo gli scontri "più strani" della storia No TAV)
Qualche parola in più meritano però gli estensori di questo tristo appello e il Partito che rappresentano. Con queste leccate di culo a "tutori dell'ordine", collaborazionisti di ogni risma e poteri forti Esposito (e dietro di lui, il suo tirapiedi) pensa forse d'iniziare a farsi strada come possibile successore al vuoto politico che presto lascerà l'uscente Chiamparino.
Quanto al suo partito, che dire...? Può ancora chiamarsi così un'impresa fallimentare mantenuta coi soldi pubblici? Un partito neanche più in grado di portare avanti una sola delle sue attività "militanti" senza ricorrere a cooperative di lavoro precario e sottopagato (speso migrante): attacchinaggio, servizio d'ordine... pure il semplice servizio di base ad una sempre più impresentabile Festa dell'Unità !?!
Come ha sottolineato molto bene Marco Revelli nell'editoriale di oggi sul Manifesto, "quanto è accaduto in Val di Susa nella notte tra mercoledì e giovedì è terribilmente significativo dell'Italia di oggi". Da un lato il disastro di un regime da belle èpoque declinante, tra orge di ricchi e speculazione politico-economica sui disastri e sui deboli, dall'altra forze di polizia che massacrano 300 cittadini colpevoli di difendere il proprio territorio. Il movimento NoTav sa bene da che parte della barricata sta il Partito "Democratico".
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giovedì 18 febbraio 2010
Scuola: meno 8 miliardi. Armi: più 4 miliardi.
di Mila Spicola
Anche questa è l’Italia.
Italia: 2009, una Finanziaria armata
Italia: 2009, una Finanziaria armata
Non mi attirerò le benevolenze di nessuno, nè dei nemici di destra e nemmeno dei miei di centrosinistra, perchè ce n’è anche per loro. Soprattutto per loro direi. Vista la spocchia moralista.
Ma tant’è: persi per persi, meglio avere la schiena dritta.
La legge finanziaria 2009, approvata il 19 dicembre scorso dal Parlamento Italiano stanzia almeno 4 miliardi per gli investimenti nel settore della Difesa, il 6% in meno del governo Prodi, ma pur sempre 4 miliardi di investimenti, laddove alla scuola ne sono stati tolti 8.
Sembrerebbe di avere un nemico alle porte, un ‘invasione armata dalle parti della Svizzera, o della Francia.
E invece no.
Ma come dicevano gli antichi: si vis pacem para bellum. E quindi pariamo il colpo, noi che di scuola ci perdiamo la salute…
I manager dell’industria bellica non possono lamentarsi: sono previsti minori finanziamenti complessivi rispetto a quelli stanziati dal precedente Governo Prodi, ma la legge non li penalizza poi più di tanto.
La Difesa ha superato solo con un meno 6% le sforbiciate di Tremonti, che hanno tagliato 8 miliardi di euro alla scuola nel prossimo triennio.
Puniti sono soprattutto i militari (comprese forze armate e forze di polizia). Non l’industria: quella no, affatto. Anzi..
Vista la scarsa trasparenza in materia è un’operazione difficile quantificare con previsione la spesa di investimenti militare.
Mi è parso di capire, dopo aver studiato qualche sito qua e là e aver chiesto, che essa è divisa in diversi fondi, per lo più del ministero per lo sviluppo economico, che finanzia la parte dei programmi di ammodernamento più importanti.
La Finanziaria del nostro Tremonti, sempre quella che ci ha dissanguato le scuole e ci impedisce di pagare i supplenti e ci obbliga a dividere i ragazzi nelle altre classi, a spegnere i riscaldamenti tre giorni sì e tre giorni no..insomma..quella finanziaria medesima prevede un incremento di un miliardo per ciascuno degli anni 2010 e 2011 per il Fondo realizzazione programmi investimento pluriennali nell’industria nazionale ad alto contenuto tecnologico. Tale fondo istituito da Prodi nel 2008 ammontava a 1,2 miliardi e nel 2009 è stato ridotto da Tremonti a 1,017 milioni.
Poca roba se pensiamo che li hanno tolti agli straordinari delle forze dell’ordine e non certo alla produzione e all’acquisto di armi. Settore che non ha conosciuto la crisi. Anzi. Cresce cresce. Consiglierei ai precari della scuola di investire in una bella fabbrichetta di polvere da sparo piuttosto che in master e specializzazioni. E vedi sopra: si vis pacem para bellum..più guerra di così: la scuola l’hanno decimata.
Leggo anche di Finmeccanica: per il programma di coproduzione italo francese per le fregate navali militari Fremm è prevista una rimodulazione della spesa, con un incremento dello stanziamento di 239 milioni di euro, e la previsione di ulteriori stanziamenti di 305 milioni sia nel 2010 che nel 2011. Anche i programmi aeronautici sono stati incrementati: per l’Eurofighter stanziati 500 milioni a carico del ministero per lo sviluppo economico. A queste sono da aggiungere le spese per le missioni militari all’estero, pari a un miliardo l’anno.
Ma tant’è: persi per persi, meglio avere la schiena dritta.
La legge finanziaria 2009, approvata il 19 dicembre scorso dal Parlamento Italiano stanzia almeno 4 miliardi per gli investimenti nel settore della Difesa, il 6% in meno del governo Prodi, ma pur sempre 4 miliardi di investimenti, laddove alla scuola ne sono stati tolti 8.
Sembrerebbe di avere un nemico alle porte, un ‘invasione armata dalle parti della Svizzera, o della Francia.
E invece no.
Ma come dicevano gli antichi: si vis pacem para bellum. E quindi pariamo il colpo, noi che di scuola ci perdiamo la salute…
I manager dell’industria bellica non possono lamentarsi: sono previsti minori finanziamenti complessivi rispetto a quelli stanziati dal precedente Governo Prodi, ma la legge non li penalizza poi più di tanto.
La Difesa ha superato solo con un meno 6% le sforbiciate di Tremonti, che hanno tagliato 8 miliardi di euro alla scuola nel prossimo triennio.
Puniti sono soprattutto i militari (comprese forze armate e forze di polizia). Non l’industria: quella no, affatto. Anzi..
Vista la scarsa trasparenza in materia è un’operazione difficile quantificare con previsione la spesa di investimenti militare.
Mi è parso di capire, dopo aver studiato qualche sito qua e là e aver chiesto, che essa è divisa in diversi fondi, per lo più del ministero per lo sviluppo economico, che finanzia la parte dei programmi di ammodernamento più importanti.
La Finanziaria del nostro Tremonti, sempre quella che ci ha dissanguato le scuole e ci impedisce di pagare i supplenti e ci obbliga a dividere i ragazzi nelle altre classi, a spegnere i riscaldamenti tre giorni sì e tre giorni no..insomma..quella finanziaria medesima prevede un incremento di un miliardo per ciascuno degli anni 2010 e 2011 per il Fondo realizzazione programmi investimento pluriennali nell’industria nazionale ad alto contenuto tecnologico. Tale fondo istituito da Prodi nel 2008 ammontava a 1,2 miliardi e nel 2009 è stato ridotto da Tremonti a 1,017 milioni.
Poca roba se pensiamo che li hanno tolti agli straordinari delle forze dell’ordine e non certo alla produzione e all’acquisto di armi. Settore che non ha conosciuto la crisi. Anzi. Cresce cresce. Consiglierei ai precari della scuola di investire in una bella fabbrichetta di polvere da sparo piuttosto che in master e specializzazioni. E vedi sopra: si vis pacem para bellum..più guerra di così: la scuola l’hanno decimata.
Leggo anche di Finmeccanica: per il programma di coproduzione italo francese per le fregate navali militari Fremm è prevista una rimodulazione della spesa, con un incremento dello stanziamento di 239 milioni di euro, e la previsione di ulteriori stanziamenti di 305 milioni sia nel 2010 che nel 2011. Anche i programmi aeronautici sono stati incrementati: per l’Eurofighter stanziati 500 milioni a carico del ministero per lo sviluppo economico. A queste sono da aggiungere le spese per le missioni militari all’estero, pari a un miliardo l’anno.
Nello stesso tempo è da rilevare che la Finanziaria ha anche cancellato lo stanziamento di due milioni di euro previsto per lo sminamento, cioè la bonifica dei territori dove sono presenti le mine antipersona, che in passato l’Italia, maggiore produttrice di questi allegri aggeggi, ha venduto a numerosi paesi in guerra. E sempre la finanziaria 2009 riduce inoltre drasticamente i finanziamenti alla cooperazione allo sviluppo. A nulla sono serviti gli appelli lanciati nei mesi scorsi : la cooperazione quest’anno dovrà tirare drammaticamente le cinghia, a rischio anche il servizio civile.
Il Governo Berlusconi sembra voler considerare l’industria militare come una sorta di volano: la ripresa economica sarà sostenuta dalle spese per le armi.
Hai capito?
Non la scuola, non la ricerca, non l’innovazione. Come sembrerebbe logico, e come è logico in ogni paese occidentale. Bensi : armi. Come in un paese in guerra dell’oriente islamico o in uno devastato dalla guerriglia terroristica. In effetti c’è da dire: guerra alla crisi. E con quali armi migliori se non la produzione di armi, avrà pensato il nostro solerte ministro?
Un tempo ci distinguevamo per la cappella Sistina oggi per la Beretta 46.
Durante l’iter della legge finanziaria nessun onorevole o senatore (nè di centrodestra nè di centrosinistra) ha proposto di ridurre le spese per gli armamenti. Le spese militari sono uscite dalla discussione dell’agenda politica, in perfetto stile bipartisan, anzi Pdl e Pd hanno fatto a gara nell’affermare gli insufficienti stanziamenti per le forze armate.
Hai capito?
Non la scuola, non la ricerca, non l’innovazione. Come sembrerebbe logico, e come è logico in ogni paese occidentale. Bensi : armi. Come in un paese in guerra dell’oriente islamico o in uno devastato dalla guerriglia terroristica. In effetti c’è da dire: guerra alla crisi. E con quali armi migliori se non la produzione di armi, avrà pensato il nostro solerte ministro?
Un tempo ci distinguevamo per la cappella Sistina oggi per la Beretta 46.
Durante l’iter della legge finanziaria nessun onorevole o senatore (nè di centrodestra nè di centrosinistra) ha proposto di ridurre le spese per gli armamenti. Le spese militari sono uscite dalla discussione dell’agenda politica, in perfetto stile bipartisan, anzi Pdl e Pd hanno fatto a gara nell’affermare gli insufficienti stanziamenti per le forze armate.
Eppure in tempi così difficili riducendo le spese per le armi si potrebbero, ad esempio, ne dico una tra le prime che mi vengono in mente, trovare le risorse per investire nella scuola e nell’università.
A voi i commenti.
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