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domenica 23 maggio 2010
sabato 22 maggio 2010
venerdì 30 aprile 2010
Acqua bene comune senza se e senza ma e l'intervento di Alex Zanotelli
Il forum italiano dei movimenti per l’acqua della Provincia di Frosinone a coronamento dell’eccellente risultato ottenuto il 25 aprile, primo giorno di raccolta firme per i tre referendum sull’acqua pubblica, (oltre 3000 persone hanno firmato) e per rafforzare maggiormente l’appello a firmare, ha invitato a Frosinone Padre Alex Zanotelli . Il Padre comboniano, che si è speso e si spende per la difesa dei beni comuni dalla mercificazione neoliberista e opera sempre affianco dei più poveri e degli esclusi, è intervenuto in modo impeccabile con argomentazioni forti e chiare senza se e senza ma. I video che di seguito pubblichiamo non hanno bisogno di ulteriori commenti. Ciò che invece abbiamo trovato stridente con l’intervento di Zanotelli e con le finalità generali dei referendum, è stata la cornice legata all’evento. A parte la proiezione di slide con le spiegazioni esaustive del presidente del forum sull’enorme entità dei profitti che le multinazionali realizzano con la mercificazione dell’acqua, e le puntuali informazioni di Severo Lutrario sull’andamento della prima giornata di raccolta firme, gli interventi del consigliere Pdl Dott. CarloGagliardi e del sindaco di Torrice D.ssa Alessia Savo, ci sono parsi fuori luogo. Precisiamo che nel merito quanto affermato dai due amministratori, era assolutamente condivisibile, scontato per certi versi, in linea con i temi del convegno. Ma la loro provenienza e storia politica ci lascia dubitare sul loro reale obbiettivo. Il Dott. Carlo Gagliardi dopo una militanza nell’Udc è inscritto ad un partito dove il “pubblico” non è previsto. Nel Pdl è tutta proprietà privata di un unico PADRONE, tale Berlusconi Silvio. Come è apparso chiaro negli ultimi giorni non è ammesso neanche il dissenso, o meglio tutte le opinioni sono legittime solo se piacciono al PADRONE. E’ dura per un Piddiellino pensare solo minimamente ad un qualcosa che debba appartenere a tutti, manca completamente la predisposizione culturale alla leggittimazione del valore “bene comune”. La d.ssa Savo invece , dopo aver iniziato la sua carriera politica nel Pdl oggi milita nei quadri dell’Udc. Anche in questo percorso è difficile individuare la difesa dei beni comuni come punto forte e imprescindibile di un eventuale programma politico . Nella fattispecie, poi, il leader dell’Udc Pieferdinando Casini è genero di quel Caltagirone azionista Suez che controlla ACEA quindi non propriamente a favore della publicizzazione dell’acqua . Non vorremmo istruire processi alle intenzioni ma proiettiamoci nel futuro. Qualora si dovesse andare a votare, cosa che auspichiamo e riteniamo fortemente probabile, qualora Pdl e Udc dessero indicazioni di voto contrarie all’acqua pubblica, cosa altrettanto probabile, siamo sicuri che Gagliardi e Savo contravverranno alle direttive dei loro dirigenti e si impegneranno a sostenere i referendum? Padre Zanotelli giustamente afferma che l’acqua non ha colore politico, ma neanche le multinazionali che ci vogliono lucrare sopra hanno colore politico, tanto che si sono impegnate a finanziare le campagne elettorali sia del centro sinistra che del, centrodestra. Per farla breve i due amministratori avranno il coraggio di impegnarsi come stanno facendo ora anche nella fase successiva, quella della votazione, sapendo di mettersi contro il proprio partito?
Saranno capaci di rimanere irremovibili anche di fronte ad un’eventuale minaccia di espulsione determinata dal loro comportmento? Probabilmente avranno questo coraggio, ma per essere credibili dovranno esternarlo pubblicamente. Mettere per iscritto che appoggeranno i 3 quesiti referendari per la pubblicizzazione dell’acqua anche se in aperto contrasto con i loro partiti. In mancanza di una tale presa di posizione a nostro giudizio il loro contributo sarà sempre sospetto. Siamo stanchi di essere accusati di essere attaccati all’ideologia. La difesa dei beni comuni è senza ombra di dubbio una delle principali declinazioni dell’ideologia anticapitalista nella vita reale. Difesa dei beni comuni, solidarietà e stato sociale, dignità del lavoro, redistribuzione del reddito sono elementi che si rifanno tutti ad UN’IDEOLOGIA o, per dirla in altri termini, ad un modo di
concepire una società non governata dal mercato . Battersi esclusivamente per un di questi elementi decontestualizzandolo dagli altri è poco credibile. Il forum italiano dei movimenti per l’acqua ha giustamente respinto l’offerta di collaborazione da parte dei fascisti di Forza Nuova e lo ha fatto proprio sulla base di un discorso ideologico affermando che “In merito al comunicato di adesione al Comitato Promotore del referendum per l’acqua pubblica, pervenuto da Forza Nuova, iI suddetto Comitato Promotore intende ribadire che la lotta per l´acqua come bene comune e diritto umano universale è parte di una concezione del mondo e della società che, pur nella diversità delle esperienze che la promuovono, nasce da valori comuni che fanno dell´antifascismo, dell´antirazzismo e della solidarietà fra i popoli e le persone il proprio elemento costituente. Non è pertanto possibile né auspicabile alcuna collaborazione con chi ha una storia politica che si distanzia in modo radicale dai suddetti principi, condivisi da tutte le realtà che compongono”.
Domande: una cultura che difende l’accumulazione e il profitto è compatibile con i principi propri dei quesiti referendari? Inoltre Forza Nuova alle ultime elezioni non ha forse appoggiato quel Pdl a cui Gagliardi è inscritto?
da AUT Frosinone
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mercoledì 14 aprile 2010
Roma: Manifestazione cittadina della scuola pubblica
La politica non ci ascolta, sembra che nessuno sappia darci le risposte che da tempo aspettiamo. A quando la restituzione dei soldi alle scuole? A quando i nuovi fondi? A quando una nuova politica sulle strutture scolastiche? Per far vedere ancora una volta a TUTTI che non siamo numeri, non siamo pedine di cui vantarsi in campagna elettorale, ma persone che necessitano e pretendono RISPETTO!
No alla PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA!
Vogliamo essere presi in considerazione, vogliamo i fondi per i problemi più basilari di finanziamento, non vogliamo più mettere un euro di tasca nostra nei bilanci della scuola Pubblica, vogliamo scuole sicure!
La nostra protesta non si ferma, con proposte, idee, tanta voglia di costruire, scendiamo in piazza!
No alla PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA!
Vogliamo essere presi in considerazione, vogliamo i fondi per i problemi più basilari di finanziamento, non vogliamo più mettere un euro di tasca nostra nei bilanci della scuola Pubblica, vogliamo scuole sicure!
La nostra protesta non si ferma, con proposte, idee, tanta voglia di costruire, scendiamo in piazza!
49° Circolo Didattico, 92° Circolo Didattico, 1° Circolo Didattico, Dalla Chiesa, Pasteur, Talete, D´Antona Biagi, De Chirico, Russel, Poggiali, Fabrizio de Andrè, Crispi, L. da Vinci Maccarese, VII Montessori, Guareschi, Montezemolo, S. Benedetto, Vittoria Colonna, Quartararo, Gullace, Socrate, Aristotele, Keplero, Cavour, M. Grazia Cutuli, Iqbal Masih, Troisi, Coordinamento Scuole Secondarie, Coordinamento XIII Municipio, Coordinamento IV Municipio, Coordinamento Precari Scuola, Popolo Viola Roma,Rete degli Studenti, Studenti Viola Napoli, Comitato Insegnanti ATA Precari Roma, CGD, Scuola popolare Pietro Bruno, Centro sociale La Strada, Per una Scuola della Repubblica,Unione degli Studenti Roma e Lazio,Libera Cittadinanza, Collettivo Senza Tregua, COBAS, RDB CUB Scuola, USI, FLC CGIL, UNICOBAS
Sabato 17 aprile 2010 ore 14,30-17,00
Colosseo - Campo dei Fiori
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domenica 11 aprile 2010
Aprilia, verso la ripublicizzazione dell'acqua
Da: Comitato Acqua Aprilia
E' stata convocata per giovedì 15 aprile la Commissione congiunta Aff.Generali, Urbanistica, Lav.Pubblici del Comune di Aprilia per riprendere la gestione degli impianti idrici con il seguente ordine del giorno:
1) Esame proposta di delibera C.C. relativa all’appello proposto da Giarruzzo ed altri per la riforma della sentenza n. 1774/2008 pronunciata dal Tribunale di Latina, avente ad oggetto: “Azione sostitutiva ai sensi dell’art. 20 Statuto comunale”;
(che è un ricorso fatto dal comitato difesa acqua pubblica per far dichiarare nullo l'atto costituivo di acqualatina, e per il quale abbiamo denunciato l'ex sindaco Santangelo per omissioni d'atti d'ufficio in quanto non nominò i legali pee agire in giudizio)
2) Esame proposta di deliberazione C.C. relativa all’esecuzione della sentenza C.d.S. n. 5501/09 del 26.06.2009 e azioni conseguenti per riconsegna impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.;
3) Varie ed eventuali.
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3214
Quindi bisogna ancora aspettare giovedì e poi il consiglio comunale per iniziare il percorso verso la ripubblicizzazione, comunque è un bel passo avanti che stavamo aspettando da dicembre ed è l'inizio del percorso che porterà alla ripubblicizzazione del servizio idrico.
Per altre info
Fonte: Il Messaggero
Tre commissioni per uscire da Acqualatina
di Giorgio Nardinocchi
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3213
Fonte: Latina Oggi
Diffida ad Acqualatina
di Giuseppe Zaccone
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3212
1) Esame proposta di delibera C.C. relativa all’appello proposto da Giarruzzo ed altri per la riforma della sentenza n. 1774/2008 pronunciata dal Tribunale di Latina, avente ad oggetto: “Azione sostitutiva ai sensi dell’art. 20 Statuto comunale”;
(che è un ricorso fatto dal comitato difesa acqua pubblica per far dichiarare nullo l'atto costituivo di acqualatina, e per il quale abbiamo denunciato l'ex sindaco Santangelo per omissioni d'atti d'ufficio in quanto non nominò i legali pee agire in giudizio)
2) Esame proposta di deliberazione C.C. relativa all’esecuzione della sentenza C.d.S. n. 5501/09 del 26.06.2009 e azioni conseguenti per riconsegna impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.;
3) Varie ed eventuali.
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3214
Quindi bisogna ancora aspettare giovedì e poi il consiglio comunale per iniziare il percorso verso la ripubblicizzazione, comunque è un bel passo avanti che stavamo aspettando da dicembre ed è l'inizio del percorso che porterà alla ripubblicizzazione del servizio idrico.
Per altre info
Fonte: Il Messaggero
Tre commissioni per uscire da Acqualatina
di Giorgio Nardinocchi
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3213
Fonte: Latina Oggi
Diffida ad Acqualatina
di Giuseppe Zaccone
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3212
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venerdì 9 aprile 2010
Acqua, Di Pietro va per la sua strada
Alla fine Antonio Di Pietro risponde al comitato promotore dei referendum per l'acqua pubblica, ma l'esito non è quello sperato. Se infatti le varie associazioni che compongono il Forum chiedevano all'Idv di convergere su un'unica piattaforma referendaria, Di Pietro risponde essenzialmente ponendo tre questioni: la prima è che l'incontro che il comitato richiede da tempo «è già avvenuto non molto tempo addietro proprio nella sede IDV, ed in quella occasione siete stati proprio voi - puntualizza Di Pietro - ad aver insistito nel non volere la presenza del partito Idv tra i firmatari in Cassazione del Comitato Promotore (tanto è vero che poi, al deposito dei vostri quesiti, non ci avete inserito tra i proponenti ed i firmatari); la seconda è che, sempre secondo il leader dell'Idv «il quesito referendario da noi proposto differisce su punti essenziali rispetto al vostro quesito» e quindi «saranno poi i cittadini a valutare la bontà dell’una o dell’altra proposta o, come ci auguriamo, di entrambi»; infine, il terzo problema è che «il vostro quesito, essendo esso ampiamente abrogativo di plurime disposizioni di legge, corre il concreto rischio di essere dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale per sopravvenuto vuoto legislativo». Una lettera, insomma, che è difficile definire di apertura verso le richieste del comitato. Il Forum infatti non tarda a replicare al leader dell'Idv: «Dobbiamo rilevare che non è una buona premessa di dialogo quella di rispondere ad una richiesta di incontro dicendo che ci siamo già visti, sapendo che da allora la situazione relativa all’indizione dei referendum per la gestione pubblica dell’acqua è già mutata. In secondo luogo - continua il Forum - la risposta ci appare confusa e contraddittoria, così come contraddittorio risulta l'atteggiamento dell'IdV nei confronti del percorso per la ripubblicizzazione del servizio idrico: da una parte si afferma che l'IdV nella giornata odierna deposita un suo quesito referendario, ma dall’altra si dice che questo non vuole essere un elemento “concorrenziale” nei confronti dei quesiti già depositati; si adombrano dubbi sui rischi di ammissibilità dei nostri quesiti referendari, ma si insiste nel presentare un quesito di debole efficacia giuridica e politica. In ultimo - si chiude la lettera - ci chiediamo come sia possibile che i medesimi quesiti referendari inizialmente condivisi, al punto di voler essere presenti come IdV al deposito degli stessi in Cassazione, vengano oggi messi in discussione». Il Forum torna quindi a chiedere un incontro urgente con l'Idv e pure all'interno dello stesso partito di Di Pietro non mancano le fibrillazioni: ieri sul suo blog il “delfino" De Magistris aveva invitato il leader a cercare un percorso comune con i movimenti per arrivare a un referendum condiviso e oggi Sonia Alfano appoggia l'invito dell'ex pm calabrese: «Non è più tempo di protagonismi e mediazioni, ci sono milioni di persone pronte a sostenere questa battaglia e che non vogliono seguire l'ennesima diatriba fra chi, a conti fatti, porta avanti le stesse idee. E' giunto il momento di chiudere in fretta e con responsabilità - sottolinea la senatrice Idv - da parte di tutti la questione relativa a quali siano i quesiti e passare alla vera campagna referendaria». Tutti d'accordo, ma chissà perché i quesiti sono ancora diversi e i personalismi lontani da essere abbandonati. Vero Di Pietro?
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domenica 21 marzo 2010
“Impresa semplice”? No grazie! Fermiamo tutte le cessioni! IT: le polpette avvelenate di Telecom Italia - Partecipa e diffondi!
“Impresa semplice”? No grazie! Fermiamo tutte le cessioni!
IT: le polpetta avvelenate di Telecom Italia
Il 4 marzo 2010 Telecom Italia ha avviato le procedure per la cessione di IT Operations alla società del gruppo, la SSC s.r.l. con il bilancio in rosso, che coinvolgerà circa 2150 colleghi e colleghe. In data 11 marzo si è tenuto l’esame congiunto con le RSU e le OO.SS nel corso del quale, i rappresentanti aziendali hanno confermato la definizione della cessione di IT Operations dal 1 aprile (prospettando ulteriori cessioni di ramo d’azienda per altri settori come i customer, la rete,le vendite, …) e affermato che sia in SSC che in Telecom Italia sarà comunque necessario avviare percorsi di riduzione dei costi, i cosiddetti “efficientamenti” che, come sempre si concretizzeranno in mobilità, CIGS, contratti di solidarietà.
In sostanza, si sta delineando la nuova “architettura societaria”, “l’impresa semplice”, che il CdA intende realizzare nel prossimo futuro: una holding leggera, proprietaria però di tutta l’infrastruttura, e tante aziende satelliti attraverso le quali “governare” i singoli processi produttivi. Il “polpettone” Telecom Italia sarà spezzettato in tante polpette condite, al momento, dalla “bufala” che quest’ultime rimarranno nel perimetro del gruppo.
Si tratta, però, di polpette contaminate con il veleno più subdolo, quello che “ammazza” gradualmente e anche dopo diverso tempo dall’evento. Quanto tempo rimarranno le mini-aziende nel perimetro del gruppo?! Tramite il nuovo riassetto, il CdA vuole realizzare risparmi e profitti nel breve e medio termine per poter ridurre il famoso debito ma, lè bene ricordare a tutti e tutte che, le precedenti esperienze di cessioni di ramo hanno avuto, quasi tutte, lo stesso medesimo e tragico epilogo. Si parte con il peggioramento delle condizioni economiche e normative, si passa per la chiusura delle sedi territoriali, si arriva alla fine alla mancata retribuzione, ai licenziamenti, alla chiusura dell’azienda, come nei casi di Telemaco Immobiliare e TILS. Per non parlare del caso da “manuale” EUTELIA-AGILE-OMEGA che ha ben descritto come in poco tempo si possa passare dalle “stelle alle stalle” grazie al passaggio di mano in mano dei pacchetti azionari.
Questo è il futuro che ci attende, per questo crediamo che vada impedita questa cessione e qualsiasi ipotesi di spezzatino di Telecom Italia con la mobilitazione di TUTTA l’azienda.
Ancora una volta dobbiamo ribadire che non si risana il bilancio mettendo mano all’occupazione e ai diritti di chi lavora. Questa azienda ha sperperato e continua a sperperare ricorse economiche verso consulenze, appalti, favolose politiche premiali in favore dei dirigenti. Si dovrebbe operare in questa direzione se si volesse realmente fare gli interessi dell’azienda. L’Information Tecnology è un esempio eclatante. Quanto è stato speso fin d’ora per le consulenze e gli appalti nell’informatica?! Quanti progetti sono stati svolti da personale esterno (e lo sono tutt’ora), mettendo da parte il personale interno in grado di svolgere le stesse attività, con un enorme e ingiustificato aggravio di spesa?! I vertici aziendali continuano a non rispondere a queste banali osservazioni. Si dovrà forse attendere, ancora una volta, “la sirena delle fiamme gialle” per avere qualche spiegazione sul “carosello” di consulenze che ruota attorno all’informatica?!
Nonostante gli enormi profitti realizzati in questi anni, se il debito che grava sul bilancio di T.I. è ancora tutto lì a pesare sul nostro futuro, ciò è dovuto esclusivamente alla gestione scelleratamente “allegra” delle casse e del patrimonio aziendale messo in atto dai vertici aziendali i cui costi diretti ed indiretti, non certo per il costo del lavoro dipendente.
Per “onorare” quel debito, oggi vogliono definitivamente polverizzare l’azienda Telecom Italia e passare all’incasso con l’accaparramento della rete o dei clienti!!
FERMIAMOLI: TELECOM UNICA E PUBBLICA
- NO ALLO SPEZZATINO DI TELECOM ITALIA
- NO A NUOVI TAGLI DI PERSONALE
- TELECOM ITALIA DEVE FERMARE LA CESSIONE IN CORSO, RIUNIRE TUTTO IL SETTORE INFORMATICO ALL’INTERNO DELL’AZIENDA CON L’INCORPORAZIONE DI SSC, TAGLIARE GLI SPRECHI SU CONSULENZE, APPALTI E RETRIBUZIONI D’ORO DI MANAGER E DIRIGENTI.
Contro il piano di riassetto aziendale, la riduzione di personale, i contratti di solidarietà, il piano di dismissioni, l’appalto e la delocalizzazione delle attività i COBAS del Lavoro Privato e la FLMUNITI/CUB hanno indetto per
Martedì 23 marzo 2010
lo sciopero nazionale di tutti i lavoratori e lavoratrici di Telecom Italia
(esclusione della PROVINCIA DI UDINE – per disposizioni commissione di garanzia)
con le seguenti articolazioni:
• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia di Information Technology appartenente a Technology & Operations, sciopero intero turno lavorativo;
• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia dei restanti settori, 4 ore di sciopero a fine di ogni turno lavorativo (part-time in proporzione);
Nel corso dello sciopero invitiamo tutti e tutte a partecipare alle iniziative e i presidi che si terranno nei diversi territori.
ABBIAMO APERTO DEI GRUPPI DI DISCUSSIONE SU INTERNET:
BLOG: nospezzatinotelecom.blogspot.com
FACEBOOK: Telecom Italia UNICA e PUBBLICA
http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=401079108942&ref=ts
Partecipa e diffondi!!
IT: le polpetta avvelenate di Telecom Italia
Il 4 marzo 2010 Telecom Italia ha avviato le procedure per la cessione di IT Operations alla società del gruppo, la SSC s.r.l. con il bilancio in rosso, che coinvolgerà circa 2150 colleghi e colleghe. In data 11 marzo si è tenuto l’esame congiunto con le RSU e le OO.SS nel corso del quale, i rappresentanti aziendali hanno confermato la definizione della cessione di IT Operations dal 1 aprile (prospettando ulteriori cessioni di ramo d’azienda per altri settori come i customer, la rete,le vendite, …) e affermato che sia in SSC che in Telecom Italia sarà comunque necessario avviare percorsi di riduzione dei costi, i cosiddetti “efficientamenti” che, come sempre si concretizzeranno in mobilità, CIGS, contratti di solidarietà.
In sostanza, si sta delineando la nuova “architettura societaria”, “l’impresa semplice”, che il CdA intende realizzare nel prossimo futuro: una holding leggera, proprietaria però di tutta l’infrastruttura, e tante aziende satelliti attraverso le quali “governare” i singoli processi produttivi. Il “polpettone” Telecom Italia sarà spezzettato in tante polpette condite, al momento, dalla “bufala” che quest’ultime rimarranno nel perimetro del gruppo.
Si tratta, però, di polpette contaminate con il veleno più subdolo, quello che “ammazza” gradualmente e anche dopo diverso tempo dall’evento. Quanto tempo rimarranno le mini-aziende nel perimetro del gruppo?! Tramite il nuovo riassetto, il CdA vuole realizzare risparmi e profitti nel breve e medio termine per poter ridurre il famoso debito ma, lè bene ricordare a tutti e tutte che, le precedenti esperienze di cessioni di ramo hanno avuto, quasi tutte, lo stesso medesimo e tragico epilogo. Si parte con il peggioramento delle condizioni economiche e normative, si passa per la chiusura delle sedi territoriali, si arriva alla fine alla mancata retribuzione, ai licenziamenti, alla chiusura dell’azienda, come nei casi di Telemaco Immobiliare e TILS. Per non parlare del caso da “manuale” EUTELIA-AGILE-OMEGA che ha ben descritto come in poco tempo si possa passare dalle “stelle alle stalle” grazie al passaggio di mano in mano dei pacchetti azionari.
Questo è il futuro che ci attende, per questo crediamo che vada impedita questa cessione e qualsiasi ipotesi di spezzatino di Telecom Italia con la mobilitazione di TUTTA l’azienda.
Ancora una volta dobbiamo ribadire che non si risana il bilancio mettendo mano all’occupazione e ai diritti di chi lavora. Questa azienda ha sperperato e continua a sperperare ricorse economiche verso consulenze, appalti, favolose politiche premiali in favore dei dirigenti. Si dovrebbe operare in questa direzione se si volesse realmente fare gli interessi dell’azienda. L’Information Tecnology è un esempio eclatante. Quanto è stato speso fin d’ora per le consulenze e gli appalti nell’informatica?! Quanti progetti sono stati svolti da personale esterno (e lo sono tutt’ora), mettendo da parte il personale interno in grado di svolgere le stesse attività, con un enorme e ingiustificato aggravio di spesa?! I vertici aziendali continuano a non rispondere a queste banali osservazioni. Si dovrà forse attendere, ancora una volta, “la sirena delle fiamme gialle” per avere qualche spiegazione sul “carosello” di consulenze che ruota attorno all’informatica?!
Nonostante gli enormi profitti realizzati in questi anni, se il debito che grava sul bilancio di T.I. è ancora tutto lì a pesare sul nostro futuro, ciò è dovuto esclusivamente alla gestione scelleratamente “allegra” delle casse e del patrimonio aziendale messo in atto dai vertici aziendali i cui costi diretti ed indiretti, non certo per il costo del lavoro dipendente.
Per “onorare” quel debito, oggi vogliono definitivamente polverizzare l’azienda Telecom Italia e passare all’incasso con l’accaparramento della rete o dei clienti!!
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Contro il piano di riassetto aziendale, la riduzione di personale, i contratti di solidarietà, il piano di dismissioni, l’appalto e la delocalizzazione delle attività i COBAS del Lavoro Privato e la FLMUNITI/CUB hanno indetto per
Martedì 23 marzo 2010
lo sciopero nazionale di tutti i lavoratori e lavoratrici di Telecom Italia
(esclusione della PROVINCIA DI UDINE – per disposizioni commissione di garanzia)
con le seguenti articolazioni:
• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia di Information Technology appartenente a Technology & Operations, sciopero intero turno lavorativo;
• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia dei restanti settori, 4 ore di sciopero a fine di ogni turno lavorativo (part-time in proporzione);
Nel corso dello sciopero invitiamo tutti e tutte a partecipare alle iniziative e i presidi che si terranno nei diversi territori.
ABBIAMO APERTO DEI GRUPPI DI DISCUSSIONE SU INTERNET:
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Gli impagabili inondano la capitale
E’ terra, è acqua, è democrazia. Sono i beni comuni, quell’insieme di diritti naturali e essenziali, che compongono il nostro quotidiano. Qualcosa che hanno già capito le grandi aziende multiutility: «Gestiamo l’essenziale della vita», recita, non a caso, lo slogan della francese Suez. Sabato i beni comuni avevano duecentomila volti, differenti tra loro, ma con storie e lotte che riproducevano l’intero paese. In prima fila il grande popolo dell’acqua pubblica, raccolto dietro la sigla del Forum nazionale, che da quattro anni ha iniziato una rivoluzione silenziosa ma terribilmente efficace. E poi, a seguire, le tantissime vertenze sull’ambiente, sui territori divenuti terre di conquista per le ecomafie, sui veleni industriali e sociali che stanno intaccando il quotidiano, la stessa aria da respirare e la stessa acqua da bere.
Comitati contro le discariche della Campania, i No Tav scesi dalla Val di Susa, i gruppi nati intorno alla lotta contro la base Dal Molin, i comitati calabresi con ancora negli occhi le manifestazioni contro la costruzione del ponte e per la verità sulle navi dei veleni. Storie che si incrociavano, mentre il corteo scendeva - imponente - lunga via Cavour, entrando nei Fori imperiali, sfiorando il Campidoglio, dove la giunta Alemanno sta preparando l’atto finale della storia centenaria di Acea, affidandola definitivamente ai privati.
E’ festa, è entusiasmo ed è voglia di riprendersi la vita. Gli slogan cercano di riprodurre in qualche modo questo strano mondo del movimento dei beni comuni. «Terra vuol dire democrazia», grida un gruppo che vuole unirsi idealmente alla lotta dei palestinesi, poi non così lontana dal movimento per l’acqua pubblica. O ancora «più società e meno spa», tanto per far capire quale sia l’alternativa alla gestione privata dell’acqua, dei rifiuti, del quotidiano. La
questione, da queste parti, è chiara e semplice: non possono essere i consigli di amministrazione a gestire i nostri territori. Si deve ritornare ai consigli comunali e poi alla gestione partecipata, ricordava ieri Marco Bersani del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Ed è questo il percorso di quattro anni che è sfociato nella manifestazione romana. Lo ricorda Patrizia, dell’Abruzzo social
forum: «Il consiglio comunale de L’Aquila ha votato tre mesi fa la dichiarazione dell’acqua come bene senza rilevanza economica». Ovvero un passaggio che sottrae - simbolicamente e politicamente - le risorse idriche dal decreto Ronchi, la legge che consegna la gestione dell’acqua alle multinazionali.
Il corteo era aperto da un unico striscione del Forum, seguito immediatamente dai gonfaloni dei comuni. Perché è dai consigli comunali, da quella parte di istituzioni più vicine al quotidiano e ai beni comuni, che sta ripartendo nel paese la vera resistenza alle privatizzazioni, ai veri interessi della destra al governo. Sono duecento cinquanta i comuni che già hanno cambiato lo statuto, inserendo il principio della non rilevanza economica dell’acqua. Comuni come quello di Napoli, in prima fila nella manifes-t-azione di ieri. O come quello di Bassiano, mille e seicento abitanti e una resistenza strenua contro Acqualatina, che si è presa gli acquedotti usando commissari di governo, per vincere con la
forza la resistenza dei sindaco e dei consiglieri. O ancora, come quello di Lanuvio, paesino della provincia di Roma, dove l’acqua da tre anni è gestita da Acea.
L’altra parte del vasto movimento sono i lavoratori. I dipendenti di Hera - il gestore multiutility emiliano, da poco quotato in borsa - hanno ben chiaro qual è l’impatto della privatizzazione anche per chi lavora nelle spa. «Da quando siamo diventati a tutti gli effetti una società privata - racconta un delegato di Hera - c’è stata una riduzione del personale del 30%, con l’esternalizzazione di molti servizi operativi». Come quello, poco redditizio per i privati, della gestione dei depuratori nella zona appenninica. Gestioni che incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali, che ora si trovano davanti bollette stratosferiche per poter garantire il profitto dove prima esisteva il servizio pubblico. «E noi lavoratori sappiamo - continuano i dipendenti di Hera - che ora è peggiorata la qualità del servizio per gli utenti». Qualità che nella gestione
dell’acqua e dei rifiuti ha un impatto diretto sulla vita.
Enti locali, cittadini e lavoratori, tre pezzi di un movimento intenso, che riesce a tenere da parte - senza escluderli però - i partiti della sinistra. Questo era il volto del corteo dei duecentomila militanti per i beni comuni, che ha messo in prima fila il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, lasciando in coda i pezzi dei partiti politici. C’era Sel, c’era Rifondazione, Sinistra critica, i Verdi di
Bonelli, l’Italia dei valori e altre sigle della sinistra. Non da protagonisti per una volta, lasciando il ruolo di primo piano alle centinaia di comitati locali. E anche le sigle storiche e nazionali dell’ambientalismo - come il Wwf e Legambiente - pur facendo parte a pieno titolo del Forum, hanno accompagnato il corteo con una presenza in secondo piano. «Vedi quello che ci unisce al movimento dell’acqua -
spiega Giovanni del comitato contro la discarica di Caiano e Marano, in Campania - sono persone come Alex Zanotelli, che sul territorio ci fanno conoscere, ci mettono in contatto». Una rete diffusa, che si è presentata a Roma, con tutta la sua forza.
E forse anche per questo, anche per questa differenza che spiazza, i media mainstream hanno quasi ignorato il lungo corteo, puntando le telecamere solo su Berlusconi. «A noi non ci paga nessuno», dicevano tantissimi cartelli portati dal popolo dell’acqua. L’unico riferimento, pieno di orgoglio, all’altra manifestazione. Pochi, pochissimi erano gli slogan verso Berlusconi, molto meglio, per chi difende i beni comuni, proporre l’altro mondo possibile. E chissà forse proprio questa piazza ha decretato la fine inesorabile del cavaliere.
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venerdì 19 marzo 2010
FERRERO (FED. SINISTRA): BOLKSTEIN, OGGI IL GOVERNO L’HA RECEPITA ANCHE IN ITALIA. CI BATTEREMO CONTRO ESSA
Roma, 19 marzo 2010.
Comunicato stampa.
Dichiarazione di Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra.
FERRERO (FED. SINISTRA): BOLKSTEIN, OGGI IL GOVERNO L’HA RECEPITA ANCHE IN ITALIA. CI BATTEREMO CONTRO ESSA
Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro competente per le Politiche Europee Ronchi, ha approvato oggi il decreto che recepisce la famigerata direttiva del Parlamento Europeo conosciuta come “direttiva Bolkestein”. Questa direttiva dà corso alla liberalizzazione dei servizi all’interno della Ue, enfatizzando i rischi di dumping sociale, cioè la possibilità che la bassa tutela del lavoro presente in alcuni Stati dell’unione eroda e svuoti gli equilibri socialmente più avanzati nel mercato del lavoro presenti in altri Stati Ue come l’Italia.
La Federazione della sinistra, coerentemente con la battaglia sostenuta sin qui nelle piazze e nelle istituzioni europee, continuerà a condurre una ferma opposizione a tale strumento di deregulation neoliberista.
Ufficio stampa Prc-SE
Comunicato stampa.
Dichiarazione di Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra.
FERRERO (FED. SINISTRA): BOLKSTEIN, OGGI IL GOVERNO L’HA RECEPITA ANCHE IN ITALIA. CI BATTEREMO CONTRO ESSA
Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro competente per le Politiche Europee Ronchi, ha approvato oggi il decreto che recepisce la famigerata direttiva del Parlamento Europeo conosciuta come “direttiva Bolkestein”. Questa direttiva dà corso alla liberalizzazione dei servizi all’interno della Ue, enfatizzando i rischi di dumping sociale, cioè la possibilità che la bassa tutela del lavoro presente in alcuni Stati dell’unione eroda e svuoti gli equilibri socialmente più avanzati nel mercato del lavoro presenti in altri Stati Ue come l’Italia.
La Federazione della sinistra, coerentemente con la battaglia sostenuta sin qui nelle piazze e nelle istituzioni europee, continuerà a condurre una ferma opposizione a tale strumento di deregulation neoliberista.
Ufficio stampa Prc-SE
giovedì 11 marzo 2010
C'è Berlusconi a San Giovanni e l'altro corteo cambia percorso (deve)
Cambia il percorso della manifestazione del Forum dei movimento per l'acqua
"Ci avevano detto che in via dei Fori Imperiali non si poteva passare". Poi la retromarcia
ROMA - Questa è una storia di annunci dati e poi smentiti. Di manifestazioni e percorsi che cambiano all'ultimo momento. Una storia che comincia ieri. In piena bagarre sulle firme Silvio Berlusconi chiama all'adunata i suoi: "In piazza il 20 marzo a Roma". Squlli di tromba, fino a che qualcuno si accorge che, quel sabato, il centro di Roma, sarà attraversato dal corteo del Forum dei movimenti contro la privatizzazione dell'acqua. Un vasto arcipelago di sigle che raccoglie sindacati, associazioni del mondo cattolico, ambientalista, partiti e movimenti della sinistra e associazioni dei consumatori.
Qualcuno, nell'entourage del premier, si accorge del problema e ipotizza uno spostamento della data alla domenica. Sembra la quadratura del cerchio e invece no. Il 21 a roma c'è la maratona, appuntamento che richiama migliaia di appassionati.
Di rinunciare non se ne parla, ragionano in casa Pdl. E allora la richiesta alla questura di Roma parte ugualmente, con data 20 marzo. A questo punto la vicenda assume contorni paradossali. "Noi avevamo chiesto l'autorizzazione per un percorso che partiva da piazza della Repubblica e passando per via dei Fori Imperiali e piazza Venezia si chiudeva a piazza Navona - dice Paolo Corsetti, segretario del Forum - la Questura ci chiese di fare un giro più largo, passando a lato di piazza san Giovanni". Motivo? : "Ci spiegarono che via dei Fori Imperiali era occupata dalle gru che dovevano costruire i palchi per la maratona del giorno dopo". Una modifica di cui il Forum prese atto. Poi, la bufera delle liste e l'annuncio della manifestazione del Pdl. A questo punto qualcosa cambia. "La Questura ci ha telefonato ieri per dire che potevamo passare da via dei Fori Imperiali". E le gru? "Mah..a nostra domanda precisa ci hanno risposto che era stata chiesta l'autorizzazione del Pdl per piazza San Giovanni". E i lavori per le strutture della maratona? Mistero.
Qualcuno, nell'entourage del premier, si accorge del problema e ipotizza uno spostamento della data alla domenica. Sembra la quadratura del cerchio e invece no. Il 21 a roma c'è la maratona, appuntamento che richiama migliaia di appassionati.
Di rinunciare non se ne parla, ragionano in casa Pdl. E allora la richiesta alla questura di Roma parte ugualmente, con data 20 marzo. A questo punto la vicenda assume contorni paradossali. "Noi avevamo chiesto l'autorizzazione per un percorso che partiva da piazza della Repubblica e passando per via dei Fori Imperiali e piazza Venezia si chiudeva a piazza Navona - dice Paolo Corsetti, segretario del Forum - la Questura ci chiese di fare un giro più largo, passando a lato di piazza san Giovanni". Motivo? : "Ci spiegarono che via dei Fori Imperiali era occupata dalle gru che dovevano costruire i palchi per la maratona del giorno dopo". Una modifica di cui il Forum prese atto. Poi, la bufera delle liste e l'annuncio della manifestazione del Pdl. A questo punto qualcosa cambia. "La Questura ci ha telefonato ieri per dire che potevamo passare da via dei Fori Imperiali". E le gru? "Mah..a nostra domanda precisa ci hanno risposto che era stata chiesta l'autorizzazione del Pdl per piazza San Giovanni". E i lavori per le strutture della maratona? Mistero.
Una situazione singolare su cui si innesta il famoso protocollo fortemente voluto dalla giunta Alemanno per regolare le manifestazioni nella capitale. "Occorre dare limiti - disse il sindaco - non è possibile che la città sprofondi nel caos". Il protocollo, fortemente voluto dal Comune, venne firmato nel marzo del 2009. Chi era a quel tavolo racconta di un sindaco particolarmente deciso a mettere rigidissimi paletti alla possibilità di scendere in piazza. Una rigidità che trovò argine, tra gli altri, nella risposta delle organizzazioni sindacali. Il testo, però non riguarda le manifestazioni a carattere nazionale. Come quella del centrodestra e quella del Forum. E così oggi Alemanno si spende per l'adunata a piazza San Giovanni che "non è un'occasione di protesta ma un momento in cui il presidente del Consiglio firmerà un patto programmatico con i 13 candidati governatori".
Difficile fare previsioni sui numeri. Raccontano che Berlusconi, temendo il flop, avrebbe preferito la più piccola piazza del Popolo che, però, sarà occupata dal popolo viola. Dalle parti Forum, invece, si respira ottimismo: "Puntiamo a 100mila persone". Che si dovranno districare tra gru e transenne
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lunedì 8 marzo 2010
Il governo chiude i rubinetti ai sindaci
Uno dopo l'altro i sindaci, uomini e donne, vanno al microfono e raccontano la loro storia sull'acqua. Siamo a Roma, nel palazzo della Provincia, nella sala dedicata a Don di Liegro, un eroe dei nostri tempi. Di fronte è in corso la manifestazione regionale sugli abusi ambientali, veramente troppi. I sindaci che arrivano da tutta Italia hanno deciso di incontrarsi tra loro per stabilire le basi di un'associazione che serva per raccogliere una grande forza per promuovere e vincere un referendum che sventi la privatizzazione dell'acqua che il governo porta avanti. Il governo, mai come in questo caso comitato d'affari della borghesia o dei poteri finanziari che l'hanno conquistata.
L'ultima è dell'altro ieri (ieri per la discussione). Nella ratifica del cosiddetto decreto Ronchi sugli enti locali alla Camera, si è infilato nel testo un emendamento che elimina con un tratto di penna gli Ato (ambiti territoriali ottimali) dell'acqua. L'iter della legge si concluderà al senato, ma l'esito è sicuro - un voto di fiducia, se serve - non si nega a nessuno. A portare all'assemblea dei sindaci questo ulteriore caso, un vero e proprio colpo di mano, è Corrado Oddi, che rappresenta il Forum dei movimenti. La fine degli Ato, spiega, porterà a un'ulteriore esclusione dei sindaci dai luoghi di decisione. Anche negli Ato i sindaci rappresentano la popolazione, il contropotere popolare. Si tratta di un altro passo verso la privatizzazione dell'acqua, la sua definitiva mercificazione. Le funzioni passeranno alle regioni. E le multinazionali convinceranno la politica che regioni tanto oberate dai debiti e strette dai patti di stabilità non potranno gestire un bene delicato come la rete di distribuzione. Diventerà ovvio, anzi gradito vendere al migliore offerente: le generose multinazionali dell'acqua, le società multifunzione emerse dalle fusioni tra le antiche, carissime, municipalizzate. Anche gli Ato, che nessuno considerava un baluardo del pubblico, lo diventano quando la legge parla in modo arrogante e chiaro. Nel giro di un anno «sono soppresse le autorità d'ambito territoriale... Decorso lo stesso termine ogni atto compiuto dalle Autorità d'ambito territoriale è da considerarsi nullo». Attraverso gli Ato, conclude Oddi, circa metà dell'acqua - 64 Ato - stanno per passare di mano. Tornare indietro sarà impossibile: nessuno mai avrà i soldi sufficienti per farlo.
Tutti i sindaci insistono sulla gestione democratica dell'acqua, sul fatto che l'acqua è di tutti, che occorre conoscerla e non sprecarla, non sporcarla. Intorno a un problema tanto sentito si organizza la società civile, si raggiungono le scuole, si preparano le future generazioni alla difesa dei beni comuni. E i sindaci siciliani insistono sul fatto di rappresentare ormai la volontà di 118 comuni nella sola provincia di Agrigento, un milione e centomila cittadini che oggi conoscono il problema per quello che veramente è.
Qualcuno osserva che «da loro» i politici locali sono latitanti e non solo quelli di destra. Neppure organizzando una manifestazione nei pressi della sede di Palazzo dei Normanni si sono fatti trovare. Parla il sindaco di Povegliano veronese, una giovane donna. Lega il tema dell'acqua ai problemi pratici. «Il patto di stabilità cui siamo sottoposti, essendo in settemila cittadini - il limite è cinquemila - ci impedisce di dare aule ai piccoli». Sarà difficile resistere, non cedere l'acqua e rinunciare al resto, pur così importante. Ma poi suggerisce a tutti i presenti un'altra riflessione, semplice, alta: «L'acqua è vita e la vita è uguale per tutti».
Parla Nichi Vendola in un video; non è una sorpresa che non sia presente. Tutti capiscono come siano giorni di fuoco per lui. Pure parla di acqua. «L'aquedotto pugliese, il più grande d'Europa, è un boccone preferito per il mondomarket» e intende il grande mercato un non luogo gigantesco, totale, nel quale tutto è merce, spesso merce inutile, come certe acque, ma è posta in vendita purché consenta un profitto. Non glielo lasceremo, promette. Difende l'acqua bene comune e altri beni comuni come la terra e la memoria. Tutti devono essere strappati alla «voracità», alla «volgarità» dell'attacco.
Non c'è una vera conclusione alla giornata dei sindaci dell'acqua. Hanno parlato in molti, si sono ritrovati e soprattutto conosciuti, hanno constatato di pensarla in un modo e di agire in modi magari differenti, seguendo esperienze e pratiche dei loro paesi e città. Bengasi Battisti, sindaco di Corchiano (Viterbo), fa il punto, verso la fine. «Il giorno 20 marzo, giornata mondiale dell'acqua, si svolgerà la manifestazione nazionale di Roma. Essa - aggiunge - servirà anche a lanciare la raccolta di firme per il referendum abrogativo delle norme che impongono la privatizzazione dell'acqua. Dovremo inoltre definire l'associazione che legherà i comuni, il forum dell'acqua, tutti insomma. E fondarla, ché viva, dal notaio».
lunedì 1 marzo 2010
20 marzo, manifestazione nazionale per l'acqua bene comune
Sono donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, che hanno contrastato i processi di privatizzazione della gestione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori. Hanno raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua. Mentre quel testo giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, il Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, provvedimenti che consegnano il servizio idrico ai privati e alle multinazionali. E’ per questo che il 20 marzo oltre 100 realtà organizzate e migliaia di cittadine e cittadini lanceranno da Roma con una manifestazione nazionale il percorso che li porterà a raccogliere le firme necessarie per realizzare il Referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
E’ urgente intervenire subito. Le privatizzazioni in corso, infatti, hanno portato ad un aumento delle tariffe del 61,4% tra il 1997 e il 2006, a fronte di un’inflazione cumulata che nello stesso periodo è cresciuta di poco più di un terzo (25%). Ma è tra il 2002 e il 2008 che hanno subito il balzo più forte: +30,5% a fronte di un’inflazione cumulata nello stesso periodo del 16,2%. Questo prelievo forzato dalle nostre tasche non ha portato, come pure qualcuno afferma, a un aumento degli investimenti nella rete e nel servizio: tra il 1990 e il 2000, infatti, sono crollati di oltre il 70%, da circa 2 miliardi di euro a 600 milioni.
Come per le battaglie sull’acqua, negli ultimi anni e in moltissimi territori, sono in corso grandi mobilitazioni popolari in difesa dei beni comuni, contrastando, nel segno della democrazia partecipata, la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti che è diventata un business, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
SCENDEREMO IN PIAZZA A ROMA PER CHIEDERE:
il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.
Per info: www.acquabenecomune.org
Per adesioni: adesioni@acquabenecomune.org
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martedì 9 febbraio 2010
Acqua pubblica: Approvata a Torino la delibera di iniziativa popolare in Consiglio Comunale!
Approvata la delibera di iniziativa popolare sull'inserimento nello Statuto del Comune di Torino del principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico!!!
Voti a favore 29: Calgaro (Api), Cassano (Prc), Cassiani (Pd), Centillo (Pd), Cerutti (Sd), Cugusi (Sd), Cuntrò (Pd), Cutuli (Pd), Ferrante (Prc), Galasso (Udc), Gallo Domenico (NST), Gallo Stefano (Pd), Gandolfo (Pd), Genisio (Pd), Gentile (Pd), Giorgis (Pd), Grimaldi, Lavolta (Pd), Levi Montalcini (Pd), Lo Russo (Pd), Olmeo (Api), Petrarulo (IdV), Castronovo (Prc), Rattazzi (Pd), Salinas (Sd), Silvestrini (Prc), Tedesco (Pd), Trombini (Pd), Zanolini (Pensionati e Invalidi).
Astenuti 2: Chiamparino, Lonero
Non partecipanti 2: Cantore, Tronzano.
Non posso fare a meno di notare che l'appprovazione di questa delibera non è bipartisan: è stata votata da Pd, Rifondazione, Sinistra Democratica, Italia dei Valori, Alleanza per l'Italia, Nuova Sinistra per Torino e da un consigliere dell'Udc.
Il Sindaco si è astenuto, insieme con Lonero, l'unico consigliere de La Destra.
I Moderati non erano presenti e i consiglieri di centro destra - Pdl, AN, Lega - non erano presenti o non hanno partecipato al voto.
Voti a favore 29: Calgaro (Api), Cassano (Prc), Cassiani (Pd), Centillo (Pd), Cerutti (Sd), Cugusi (Sd), Cuntrò (Pd), Cutuli (Pd), Ferrante (Prc), Galasso (Udc), Gallo Domenico (NST), Gallo Stefano (Pd), Gandolfo (Pd), Genisio (Pd), Gentile (Pd), Giorgis (Pd), Grimaldi, Lavolta (Pd), Levi Montalcini (Pd), Lo Russo (Pd), Olmeo (Api), Petrarulo (IdV), Castronovo (Prc), Rattazzi (Pd), Salinas (Sd), Silvestrini (Prc), Tedesco (Pd), Trombini (Pd), Zanolini (Pensionati e Invalidi).
Astenuti 2: Chiamparino, Lonero
Non partecipanti 2: Cantore, Tronzano.
Non posso fare a meno di notare che l'appprovazione di questa delibera non è bipartisan: è stata votata da Pd, Rifondazione, Sinistra Democratica, Italia dei Valori, Alleanza per l'Italia, Nuova Sinistra per Torino e da un consigliere dell'Udc.
Il Sindaco si è astenuto, insieme con Lonero, l'unico consigliere de La Destra.
I Moderati non erano presenti e i consiglieri di centro destra - Pdl, AN, Lega - non erano presenti o non hanno partecipato al voto.
Comunicato stampa su Acqua pubblica
Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione della delibera di iniziativa popolare che stabilisce l’inserimento nello Statuto della Città di Torino del principio che il servizio idrico integrato non ha scopo di lucro e deve essere gestito esclusivamente da soggetti pubblici. Questa è una garanzia per affermare nei fatti il diritto all'acqua come bene comune, proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita, non assoggettabile a leggi di mercato.
In tal modo la nostra Città si è inserita nella Campagna per la modifica degli Statuti Comunali, promossa dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, che si è diffusa in tutto il paese e ha prodotto risultati significativi in quanto già oltre cento Comuni hanno approvato delibere per la modifica degli Statuti. Anche a Torino la proposta della delibera è stata il frutto di un vastissimo processo di partecipazione, promosso dal Comitato Acqua Pubblica di Torino, che ha raccolto oltre 12.000 firme, e sicuramente interpreta la volontà e la sensibilità civica della maggior parte delle cittadine e dei cittadini torinesi.
Maria Teresa Silvestrini, Luca Cassano, Giuseppe Castronovo, Antonio Ferrante
Gruppo comunale Prc Torino
Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione della delibera di iniziativa popolare che stabilisce l’inserimento nello Statuto della Città di Torino del principio che il servizio idrico integrato non ha scopo di lucro e deve essere gestito esclusivamente da soggetti pubblici. Questa è una garanzia per affermare nei fatti il diritto all'acqua come bene comune, proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita, non assoggettabile a leggi di mercato.
In tal modo la nostra Città si è inserita nella Campagna per la modifica degli Statuti Comunali, promossa dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, che si è diffusa in tutto il paese e ha prodotto risultati significativi in quanto già oltre cento Comuni hanno approvato delibere per la modifica degli Statuti. Anche a Torino la proposta della delibera è stata il frutto di un vastissimo processo di partecipazione, promosso dal Comitato Acqua Pubblica di Torino, che ha raccolto oltre 12.000 firme, e sicuramente interpreta la volontà e la sensibilità civica della maggior parte delle cittadine e dei cittadini torinesi.
Maria Teresa Silvestrini, Luca Cassano, Giuseppe Castronovo, Antonio Ferrante
Gruppo comunale Prc Torino
(da un commento su Il Manifesto)
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mercoledì 3 febbraio 2010
Venier (pdci) Telecom, da governo via libera a sostanziale svendita
"La smentita di Palazzo Chigi in realtà è la conferma del via libera del Governo Berlusconi alla svendita a multinazionali straniere di un altro pilastro strategico della nostra economia. Dopo aver regalato Alitalia ad AirFrance ora si preparano a consegnare Telecom nelle mani degli spagnoli di Telefonica.L'Italia è diventata terra di conquista di quei settori strategici che un tempo erano nelle mani dello Stato e che garantivano l'autonomia economica e tecnologica del nostro Paese. Siamo di fronte al fallimento di quelle privatizzazioni che doveveno servire ai consumatori e che invece sono state solo lo strumento per enormi speculazioni con il benestare della politica. E' inutile abbaiare alla luna, servirebbe un piano per riportare lo Stato nel controllo reale dei settori economici fondamentali, a partire proprio da quello delle telecomunicazioni". E' quanto afferma Jacopo Venier, responsabile Comunicazione del PdCI - Federazione della sinistra.
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mercoledì 30 dicembre 2009
L'Abruzzo vota contro la privatizzazione dell'acqua
(ANSA)
PESCARA, 29 DIC - L'Abruzzo e' la prima regione amministrata dal centrodestra ad approvare una delibera ''contro la privatizzazione dell'acqua''. Lo fa notare Maurizio Acerbo, ex deputato di Rifondazione Comunista, che spiega come ''ieri sera il consiglio regionale ha approvato. a maggioranza, il Documento di Programmazione Economica-Finanziaria Regionale'' nel quale ''sono stati votati due emendamenti Idv-Prc che ''inseriscono l'impegno a non procedere alla privatizzazione dell'acqua
martedì 22 dicembre 2009
Forze armate S.p.A.
Le Forze Armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e diventano una società per azioni. Uno scherzo? Un golpe? No è una legge, che diventerà esecutiva nel giro di poche settimane. La rivoluzione è nascosta tra i cavilli della Finanziaria che marcia veloce a colpi di fiducia soffocando qualunque dibattito parlamentare. Cosi, in un assordante silenzio, tutte le spese della Difesa diventeranno un affare privato, nelle mani di un consiglio d’amministrazione e di dirigenti scelti soltanto dal ministro in carica, senza controllo del Parlarmento, senza trasparenza. La privatizzazione di un intero ministero passa inosservata mentre introduce un principio senza precedenti. Che pochi parlamentari dell’opposizione leggono chiaramente come la prova generale di un disegno molto più ampio. Lo smantellamento dello Stato. “Ora si comincia dalla Difesa, poi si potranno applicare le stesse regole alla Sanità, all’Istruzione, alla Giustizia: non saranno più amministrazione pubblica, ma società d’affari” chiosa il senatore pd Gianpiero Scanu.
Stiamo parlando di Difesa Servizi Spa, una creatura fortissimamente voluta da Ignazio La Russa e dal sottosegretario Guido Crosetto: una società per azioni, con le quote interamente in mano al ministero e otto consiglieri d’amministrazione scelti dal ministro, che avrà anche l’ultima parola sulla nomina dei dirigenti. Questa holding potrà spendere ogni anno tra i 3 e i 5 miliardi di euro senza rispondere al Parlamento o ad organismi neutrali. In più si metterà nel portatogli un patrimonio di immobili “da valorizzare” pari a 4 miliardi. Sono cifre imponenti, un fatturato da multinazionale che passa di colpo dalle regole della pubblica aniministrazione a quelle del mondo privato. Ma questa Spa avrà altre prerogative abbastanza singolari. Ed elettrizzanti. Potra costruire centrali energetiche d’ogni tipo sfuggendo alle autorizzazioni degli enti locali: dal nucleare ai terrnovalorizzatori, nelle basi e nelle caserme privatizzate sarà possibile piazzare di tutto. Bruciare spazzatura o installare reattori atomici. Signorsì! Segreto militare e interesse economico si sposeranno, cancellando ogni parere delle comunità e ogni ruolo degli enti locali. Comuni, Province e Regioni resteranno fuori dai reticolati con la scritta “zona militare”, utilizzati in futuro per difendere ricchi business. Infine, la Spa si occuperà di “sponsorizzazioni”. Altro termine vago. Si useranno caccia, incrociatori e carri armati per fare pubblicità? Qualunque ditta è pronta a investire per comparire sulle ali delle Frecce Tricolori, che finora hanno solo propagandato l’immagine della Nazione. Ma ci saranno consigli per gli acquisti anche sulle fiancate della nuova portaerei Cavour o sugli stendardi dei reparti che sfilano il 2 giugno in diretta tv?
Lo scippo
Quali saranno i reali poteri della Spa non è chiaro: le regole verranno stabilite da un decreto di La Russa. Perché dopo oltre un anno di dibattiti, il parto è avvenuto con un raid notturno che ha inserito cinque articoletti nella Finanziaria. “In diciotto mesi la maggioranza non ha mai voluto confrontarsi. Noi abbiamo tentato il dialogo fino all’ultimo, loro hanno fatto un blitz per imporre la riforma“, spiega Rosa Villecco Calipari, capogruppo Pd in commissione Difesa: “I tagli alla Difesa sono un data oggettivo, dovevano essere la premessa per cercare punti di convergenza. La tutela dello Stato non può avere differenze politiche, invece la destra ha tenuto una posizione di scontro fino a questo scippo inserito nella Finanziaria“. Non si capisce nemmeno quanti soldi verranno manovrati dalla holding. Difesa Servizi gestirà tutte le forniture tranne gli armamenti, che rimarranno nelle competenze degli Stati maggiori. Ma cosa si intende per armamenti? Di sicuro cannoni, missili, caccia e incrociatori. E gli elicotteri? E i camion? E i radar e i sistemi elettronici? Quest’ultima voce ormai rappresenta la fetta più consistente dei bilanci, perché anche il singolo paracadutista si porta addosso uni serie di congegni costosissimi. La definizione di questo confine permetterà anche di capire se questa privatizzazione può configurare un futuro ancora più inquietante: una sorta di duopolio bellico. Finmeccanica, holding a controllo statale che ingaggia legioni di ex generali, oggi vende circa il 60 per cento dei sistemi delle forze armate. E a comprarli sarà un’altra Spa: due entità alimentate con soldi pubblici che fanno affari privati. Con burattinai politici che ne scelgono gli amministratori. All’orizzonte sembra incarnarsi un mostro a due teste che resuscita gli slogan degli anni Settanta. Ricordate? “Imperialismo del complesso industriale-militare”. Un fantasma che improvvisamente si materializza nell’opera del governo Berlusconi.
Gli immobili
Questa Finanziaria in realtà realizza un altro dei sogni rivoluzionari: l’assalto alle caserme. E’ una corsa agli immobili della Difesa per fare cassa, sotto la protezione di una cortina fumogena. La vera battaglia è quella per espugnare un patrimonio sterminato: edifici che valgono oro nel centro di Roma, Milano, Bologna, Firenze, Torino, Venezia. Un’altra catena di fortezze, poligoni, torri e isole in località di grande fascino che va dalle Alpi alla Sicilia. Da dieci anni si cerca di trovare acquirenti, con scarsi risultati: dei 345 beni ex militari messi all’asta dal governo Prodi, il Demanio è riuscito a piazzarne solo otto. Adesso, dopo un lungo braccio di ferro tra la Russa e Tremonti, si sta per scatenare l’attacco finale. Con una sola certezza: i militari verranno sconfitti, mentre sono molti a pensare che a vincere sarà solo la speculazione. All’inizio Difesa Servizi doveva occuparsi anche della vendita degli edifici: la nascente Spa a giugno si è presentata alla Borsa immobiliare di Cannes con tanto di brochure per magnificare il suo catalogo. Qualche perla? L’isola di Palmaria, di fronte a Portovenere, gioiello del Golfo dei Poeti affacciato sulle scogliere delle Cinque Terre. L’arsenale di Venezia, con ampi volumi e architetture suggestive, e un castello circondato dalla laguna. La roccaforte nell’angolo più bello di Siracusa, pronta a diventare albergo e yacht club. La Macao, un complesso gigantesco con tanto di eliporto nel cuore di Roma, palazzi a Prati e ai piedi dei Parioli. Aree senza prezzo in via Monti incastonate nel centro di Milano. Ma il dicastero di Tremoni ha puntato i piedi: proprietà e vendita restano al Tesoro, che le affiderà a società esterne. Con un doppio benefit, secondo le valutazioni del Pd, per renderle ancora più appetibili. Chi compra, potrà aumentare la cubatura di un terzo. E avrà bisogno solo del permesso del Comune: Provincia e Regione vengono tagliate fuori, aprendo la strada a progetti lampo. Questo banchetto prevede che metà dell’incasso vada allo Stato; ai municipi andrà dal 20 al 30 per cento; il resto ai militari. Difesa Servizi però intanto può “valorizzare” i beni. Come? Non viene precisato. In attesa della cessione, potrà forse affittarli o darli in concessione come alberghi, uffici o parcheggi. Intanto però gli appetiti si stanno scatenando. E fette della torta finiscono in pasto alle amministrazioni amiche. Con giochi di finanza creativa. A Gianni Alemanno per Roma Capitale sono state concesse caserme per oltre mezzo miliardo di euro. O meglio, il loro valore cash: il Tesoro anticiperà i quattrini, da recuperare con la vendita degli scrigni di viale Angelico, Castro Pretorio, via Guido Reni e di un paio di fortezze ottocentesche ormai inglobate dalla metropoli. Qualcosa di simile potrebbe essere regalato a Letizia Moratti, per lenire il vuoto nelle casse dell’Expo: un bel pacco dono di camerate e magazzini con vista sul Duomo. “Cosi le logiche diventano altre: non c’é più tutela del bene pubblico ma l’esternalizzare fondi e beni pubblici attraverso norme privatistiche” dichiara Rosa Calipari Villecco, sottolineando l’assenza di magistrati della Corte dei conti o altre figure di garanzia nella nuova Spa.Un anno fa i militari avevano manifestato insofferenza per questa disfatta edizilia. Il capo di Stato maggiore Vincenzo Camporini aveva fatto presente che era stato ceduto un tesoro da un miliardo e mezzo di euro senza “adeguato contraccambio”. Oggi, come spiega l’onorevole Calipari, “non si sa nemmeno tra quanti anni le forze armate riceveranno i profitti delle vendite“. Eppure i generali tacciono. Una volta ai soldati veniva insegnato “Credere, obbedire, combattere”; adesso il motto della Difesa privatizzata è “economicità, efficienza, produttività”. La regola dell’obbedienza é rimasta però salda. E con i tagli al bilancio imposti da Tremonti – in un trennio oltre 2,5 miliardi in meno- anche gli spiccioli della nuova holding diventano vitali per tirare avanti e garantire l’efficienza di missioni ad alto rischio, Afghanistan in testa.
Di sicuro, Difesa Servizi Spa sfrutterà le royalties sui marchi delle forze armate. Un business ghiotto. Il brand di maggiore successo è quello dell’Aeronautica. Felpe, t-shirt, giubbotti e persino caschi con il simbolo delle Frecce Tricolori spopolano con un mercato che non conosce distinzioni d’età e di orientamento politico. Anche l’Esercito si è mosso sulla scia: sono stati aperti persino negozi monomarca, marina2con zaini e tute che sfoggiano i simboli dei corpi d’élite. Finora gli Stati maggiori barattavano l’uso degli stemmi con compensazioni in servizi: restauri di caserme, costruzione di palestre. D’ora in poi, invece, i loghi saranno venduti a vantaggio della Spa. Questo è l’unico punto chiaro della legge, che introduce sanzioni per le mimetiche senza licenza commerciale: anche 5 mila euro di multa. “La questione delle sponsorizzazioni è una foglia di fico per coprire altre vergogne. Tanto più che alla difesa vanno solo briciole“, taglia corto il senatore Scanu. E trasformare il prestigio delle bandiere in denaro, però, non richiedeva la privatizzazione. La Marina ha appena pubblicato sui giornali un bando per mettere all’asta lo sfruttamento della sua insegna: si parte da 150 mila euro l’anno. Con molta trasparenza e senza foraggiare il cda scelto dal ministro di turno.
Gianluca Di Feo per L’Espresso
21 dicembre 2009
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mercoledì 25 novembre 2009
Savona: Rifondazione scrive a Burlando contro la Privatizzazione dell'acqua
Rifondazione chiede che la Regione Liguria ricorra alla Corte Costituzionale contro la privatizzazione dell'acqua.
Caro Presidente,
le Camere hanno recentemente approvato il decreto legge 135 che prevede all'art 15 ulteriori e decisive spinte privatizzazione dei servizi pubblici locali e, tra questi, anche del servizio idrico.
Si traccia di una scelta scellerata che apre la via alle multinazionali dell'acqua che ovunque stanno cercando di mettere le mani sul servizio idrico. Il rischio è che un "bene comune" essenziale come l'acqua sia sottratto alla libera fruizione di tutti e sia assoggettato alle "regole del mercato", cioè alle speculazioni e alla logica del profitto.
Contro la privatizzazione dell'acqua sta crescendo nel Paese una forte mobilitazione che vede protagonisti anche tanti Enti Locali.
Noi di Rifondazione Comunista pensiamo che anche la Regione Liguria debba far sentire la propria voce in questa battaglia di civiltà ed apprezziamo la presa di posizione dell'assessore Zunino che ha dichiarato l'intenzione di verificare la possibilità che la Regione ricorra contro quanto previsto dal decreto legge approvato.
Pensiamo che un'iniziativa come quella prospettata, oltre che mettere in luce l'illegittimità giuridica del provvedimento, assuma un significato di grande rilevanza politica.
Per queste ragioni ti chiediamo di farti promotore, come ha già fatto la Regione Marche, di un ricorso alla Corte Costituzionale contro l'articolo 15 del decreto 135 - così come per altro la stessa Regione Liguria, giustamente, aveva fatto rispetto all'articolo 23 bis della Legge 133 del 6 agosto 2008 - che, oltre ad essere ingiusto, viola le prerogative delle Regioni.
Sergio Olivieri
Segretario regionale
Rifondazione comunista
domenica 22 novembre 2009
PRC - Termoli: Contro la privatizzazione dei servizi pubblici
L'acqua, bene universale e preziosissimo per la vita degli esseri umani, viene così consegnato alle speculazioni e ai profitti di privati e di multinazionali. Questo provvedimento, peraltro, non tiene in alcun modo conto della tutela di questa risorsa fondamentale e né degli interessi dei cittadini, comportando un ulteriore e indiscriminato aumento delle tariffe.
Il Prcdel Molise, da sempre in prima linea per la difesa dei Beni Comuni, che a suo tempo ha promosso e sostenuto il disegno di legge per la ripubblicizzazione dell'acqua, oggi fa appello e si dichiara disponibile a condividere con movimenti e cittadini qualsiasi concreta iniziativa finalizzata a contrastare quest'ultimo “regalo” del governo Berlusconi.
A tal proposito, il Prc molisano intende indire una conferenza stampa per dopodomani, lunedì 23 novembre, alle ore 12.30, presso la propria sede a Termoli, in Via XXIV maggio n. 51, per comunicare utili informazioni e formulare proposte in merito.
Auspichiamo la gradita presenza di tutti gli organi di informazione e di stampa alla conferenza stampa. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare".
Ad annunciarlo è il segretario regionale di Rifondazione comunista, Antonello Manocchio.
Con l'occasione interverrà alla conferenza il compagno Italo Di Sabato, attualmente Segretario Regionale Prc della Basilicata, estensore e promotore della proposta di legge regionale di gestione pubblica delle acque in Molise.
venerdì 20 novembre 2009
Fgci: Difendiamo l’acqua, presidiamo una fontana”
Da comunisti-italiani.ithttp://comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=6345&mode=thread&order=0&thold=0 -
“Difendiamo l’acqua, presidiamo una fontana”. E’ l’iniziativa che la Fgci, l’organizzazione giovanile del PdCI, organizza per sabato mattina in tutte le maggiori città, per protestare contro il Decreto Ronchi, che ha privatizzato l’acqua.“Ci appelliamo al Presidente della Repubblica – afferma Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci – affinché questa assurda decisione venga cancellata. Il Presidente della Repubblica non può accettare l’idea che un bene comune, universale, come l’acqua possa esere ridotto a una merce qualsiasi. Privatizzare l’acqua, che insieme all’aria rappresenta l’elemento più libero in natura, significa uccidere la stessa idea di democrazia”
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martedì 17 novembre 2009
FERRERO - PRC: ACQUA, GOVERNO BLINDA DECRETO. SAREMO IN PIAZZA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.
Il governo Berlusconi, sordo come era facile prevedere alle migliaia di proteste dei cittadini e della società civile arrivate in queste settimane contro il ddl Ronchi, che di fatto privatizza le acque pubbliche italiane, ha posto la questione di fiducia al Senato, blindando il decreto. Come Rifondazione comunista abbiamo aderito con convinzione all'appello lanciato dal Forum italliano dei movimenti per l'acqua che ha chiesto al Parlamento italiano di ritirare il decreto legge 135, decreto con il quale si privatizza l'acqua in tutt'Italia.
La difesa dell'acqua come bene comune è stata una delle battaglie caratterizzanti la storia di Rifondazione comunista. La scelta del Senato di privatizzare l'acqua oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza verso scelte che altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell'acqua, che oggi sono tornati sui propri passi e che stanno ripubblicizzando i servizi idrici-
Rifondazione comunista è stata e sarà presente in tutte le mobilitazioni in difesa dell'acqua pubblica e chiederà a tutti i propri eletti negli enti locali di impegnarsi a sostenere la difesa dell'acqua come bene comune e bene pubblico. Il Prc, infine, s'impegna a far diventare il tema dell'acqua pubblica uno dei temi forti della manifestazione del prossimo 5 dicembre, il No Berlusconi Day.
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