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mercoledì 24 marzo 2010

Vicenza, pane e acqua in mensa: i genitori non hanno pagato la retta

Solo pane e acqua per i figli dei genitori 'inadempienti' nella scuola materna ed elementare del Comune di
Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Mamma e papa' non pagano la retta della mensa, la prole non mangia. A denunciare il caso sono Il Corriere Veneto e il Corriere della Sera. In tutto sono nove le famiglie morose, sette straniere e due italiane. Dal suo insediamento la giunta di centrodestra (Lega e Pdl) ha scoperto un ammanco di 150.000 euro nella gestione della mensa scolastica. Al 10 marzo erano ben 52 le famiglie 'morose', diventate poi 9. Cosi' parte la sospensione del cibo per nove bambini iniziata ieri: pane ed acqua per loro, pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta per gli altri. Una sorpresa per i bambini, anche per quelli piu' 'fortunati'. Grazie all'aiuto dei compagni disposti a dividere il pranzo, comunque, qualcuno e' comunque riuscito a mangiare. "Ho invitato gli insegnanti- spiega la dirigente Anna Maria Lucantoni al Corriere Veneto- a far condividere il pasto ai bambini che hanno solo pane, spesso c'e' chi non mangia tutto". La giunta ha avvisato piu' volte del problema, appendendo anche cartelli in piu' lingue, visto l'alto tasso degli stranieri in Comune. «Abbiamo richiesto i pagamenti arretrati e la consegna dei moduli in molti modi- specifica l'assessore all'Istruzione di Montecchio Barbara Venturi al Corriere Veneto- e abbiamo anche posticipato i tempi, da settembre al 15 marzo. Prima abbiamo contattato gli inadempienti al telefono e poi sono andati direttamente i vigili a consegnare a mano una raccomandata di sollecito". La stessa preside Lucantoni non sembra essere d'accordo con l'iniziativa del Comune: "E' inutile che facciamo cittadinanza attiva, noi abbiamo un progetto di riciclo di pane e frutta gia' in atto per educare al consumo consapevole. Trovo che dare un pezzo di pane sia dispregiativo, avrei preferito che venisse detto di arrangiarsi e avremmo raccolto noi qualcosa". Critico e' anche Davide Del Sale, genitore membro del consiglio d'istituto del comprensivo 2, nonche' segretario locale del Pd: "Si potrebbe risalire a chi non paga senza dover infierire sui ragazzini, prima dei vigili si potrebbe mandare a casa l'assistente sociale. Il problema e' capire perche' non vengono dati i soldi, per esempio se e' per motivi economici". (Dire)

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lunedì 15 marzo 2010

Milano. Morire a tredici anni in una baracca che brucia

MILANO -Estrema periferia della città, una lunga strada, via Novara,, in fondo alla quale, in una piccola area verde, via Caio Gracco, un campo nomadi, uno dei dodici autorizzati. Una baracca prende fuoco:un bambino di 13 anni, Enea Emil, muore. Sono circa le  le 2:50, quando si sviluppa l'incendio.Nel rogo altre due persone rimangono ustionate. Vengono ricoverate all'ospedale Niguarda dai sanitari del 118.

Si tratta di una donna di 21 anni e un uomo di età imprecisata, mentre un altro ventenne ha rifiutato le cure. Le loro condizioni non sono gravi. Nella  baracca il ragazzo viveva con i parenti.

A causare l'incendio sarebbe stata una stufa a legna da cui ,stante alle prime indagini dei vigili del fuoco, si sarebbero propagate le fiamme. L'insediamento, in condizioni precarie, così come gli altri campi, non   ha allacciamenti. Il padre del ragazzo si è prodigato per mettere in salvo i componenti della sua numerosa  famiglia che stavano dormendo. Quando si è accorto che mancava Enea ormai era troppo tardi. Racconta un parente della vittima: “ Siamo venti famiglie. Mio cugino era dentro la baracca che è andata a fuoco. I suoi familiari non sapevano che fosse dentro anche lui. Alla fine quando hanno capito che non era in giro ma stava anche lui dormendo, i due fratelli hanno cercato disperatamente di rientrare per prenderlo, ma ormai era tutto avvolto dalle fiamme... E' bruciato vivo", ha detto uno dei tanti parenti di Enea Emil. "La sua famiglia infatti aveva due baracche - raccontano nel campo - In una vivevano i due genitori, nell'altra i tre figli, i due fratelli di 13 e 20 anni, e la sorella di 21 -. Ma quando è bruciato tutto e sono scappati credevano che lui non ci fosse". Questo nuovo, tragico episodio, porta ancora in primo piano, a Milano, le condizioni in cui si vive nei campi autorizzati dal Comune. Immediata sono state le reazioni di associazioni che si battono perché si creino condizioni di vita possibili e i campi siano dotati delle necessarie attrezzature.

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giovedì 18 febbraio 2010

La crisi ribalta le certezze: marocchino ospita italiano disoccupato



Bergamo, 17 febbraio 2010 - Questa storia di amicizia vera, raccontata dal sito www.bergamonews.it e da Videobergamo, storica tv bergamasca, è la dimostrazione che la solidarietà non ha solo la cittadinanza italiana.
Alfredo Russo è un operaio a cui non è rimasto più nulla: prima la famiglia, poi il lavoro se ne sono andati in pochi mesi. Napoletano, operaio per una azienda bergamasca, il signor Russo aveva dato le dimissioni dopo aver deciso di seguire la compagna in Romania con la promessa di un’occupazione. Le cose però erano andate in ben altro modo, così Alfredo, che nel frattempo era stato lasciato dalla compagna, ha dovuto fare ritorno a Bergamo. Oggi quest’uomo di 62 anni, non ha più un lavoro, non ha più un soldo, non ha un tetto sotto il quale stare.
L’ultima persona che pensava potesse dargli una mano è Idrissa, un suo ex collega marocchino. Anche lui come molti metalmeccanici deve fare i conti con la crisi: nella fabbrica in cui è assunto il lavoro scarseggia e il futuro è un’incognita. Con una famiglia da mantenere non resta che chinare il capo e continuare a sperare che la situazione migliori. Le difficoltà però non hanno scalfito il cuore di Idrissa che ha deciso di aiutare l’amico italiano ospitandolo a casa sua, a Villa d’Almé, in attesa che qualcuno si faccia avanti per proporgli un lavoro.
Si sono dati una settimana di tempo, anche perché Alfredo non vuole approfittare della generosità dell’amico. Per questo motivo l’operaio lancia un appello per cercare di trovare un nuovo posto di lavoro. Visti i tempi, non sarà una battaglia facile. Ma Alfredo e Idrissa hanno già vinto una battaglia: quella dell’altruismo e della solidarietà.

 
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mercoledì 25 novembre 2009

I grandi del mondo diventano7 nani


 

ROMA - C'è Barack Obama «dotto», Angela Merkel «pisolo» e Silvio Berlusconi «cucciolo»: C-Gap, coalizione italiana contro la povertà, ha portato mercoledì mattina in piazza del Popolo i leader del G7 in versione «7 nani» di Biancaneve.




IL MESSAGGIO - Un'azione dimostrativa animata per smascherare la «bassa» statura politica dei 7 Paesi più industrializzati del mondo che non riescono a mantenere gli impegni presi per la sviluppo e la cooperazione nel sud del mondo.
Sullo sfondo uno gigante «O,7%» in polistirolo, la percentuale del Pil che entro il 2015 i leader del G-7 si sono impegnati a destinare allo sviluppo.

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