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sabato 24 aprile 2010

Grecia, sindacati annunciano nuove mobilitazioni


ATENE - I sindacati greci hanno annunciato "un'escalation delle proteste" dopo la decisione del governo di ricorrere agli aiuti Ue-Fmi, mentre la stampa, citando le parole di ieri del premier Giorgio Papandreou, scrive della "Nuova Odissea" che aspetta il paese. La confederazione del settore pubblico, Adedy, dopo lo sciopero del 22 aprile insieme al sindacato comunista Pame, il quarto contro i tagli alla spesa pubblica, ha annunciato una manifestazione per il 27 aprile "contro il nuovo barbaro attacco ai diritti dei lavoratori" e "le impopolari misure imposte dal governo, dall'Ue e dal Fmi".
Anche il grande sindacato del settore privato, Gsee, che non aveva aderito all'ultimo sciopero, definisce "estremamente negativa e dolorosa" la decisione del governo di chiedere l'intervento del Fmi ed esprime l'intenzione di "difendere i diritti dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati" su cui pende la nuova minaccia "neoliberista". Gsee, secondo fonti vicine al sindacato, sarebbe intenzionato a dichiarare uno sciopero all'inizio di maggio qualora i prossimi negoziati con il governo non andassero in porto. Protesta cui potrebbe aderire anche Adedy trasformandola in un altro sciopero generale dopo quello dell'11 marzo. "La paura dei lavoratori e dei pensionati" di fronte all'entrata in campo del Fmi, viene sbandierata stamane dalla stampa di destra secondo cui il ricorso al meccanismo di sostegno è "una resa incondizionata".
Il quotidiano conservatore Kathimerini parla di "atterraggio forzato" da parte del premier Giorgio Papandreou, rimasto solo ma deciso al timone del paese avendo contro tutta l'opposizione oltre ai sindacati, senza contare malumori nel suo stesso partito. Il quotidiano del partito comunista Rizospastis parla di "rovina e sacrifici senza fine", mentre la stampa socialista non lesina qualche dubbio sui risultati concreti della richiesta di aiuti e, citando il premier titola "La Nuova Odissea dei Greci".


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mercoledì 21 aprile 2010

Crisi. via a scioperi in Grecia, oggi colloqui con Ue e Fmi


Scatta oggi lo sciopero di 48 ore contro il piano di austerità del Governo, indetto dal sindacato comunista Pame e a cui si sono aggiunti i medici che si asterranno dal lavoro anche domani contestando una riduzione dei fondi agli ospedali pubblici. Aderendo allo sciopero convocato dal Pame, operatori portuali e tecnici bloccano stamani gli accessi al porto del Pireo impedendo l'attività commerciale. I lavoratori sfidano così la decisione di un tribunale che ha dichiarato illegale la protesta.
Hanno invece sospeso la loro astensione di 48 ore gli assistenti di volo per non creare ulteriori disagi nei trasporti già compromessi dalle ceneri vulcaniche.
Alle proteste di oggi si aggiungerà domani quella di 24 ore dei dipendenti pubblici affiliati al sindacato Adedy, che non si trasformerà però in sciopero generale in quanto l'altra grande confederazione del settore privato, Gsee, non vi ha aderito malgrado gli inviti. Gsee, che pure critica le misure di austerità, ha chiesto una riunione al governo, tra il 23 e il 26 aprile, facendo dipendere da questa un eventuale sciopero.
Le proteste coincidono con i colloqui, rinviati a causa dell'emergenza islandese e che dovrebbero partire oggi, della missione Ue-Fmi con cui Atene vuol definire le condizioni finanziarie ed economiche per un eventuale aiuto. Ieri il ministro delle Finanze, Giorgio Papaconstantinou, ha avvertito che «non necessariamente le trattative culmineranno con un accordo», e ha detto che il governo non introdurrà nuove misure di austerity nel 2010.


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mercoledì 7 aprile 2010

Crisi: in Grecia sindacato comunista convoca una nuova protesta


Il sindacato comunista Pame e quello della Sinistra Radicale hanno convocato manifestazioni giovedì prossimo contro le "barbare" misure di austerità che "saccheggiano" i redditi dei lavoratori. In un comunicato il Pame invita a partecipare a una manifestazione davanti al Parlamento per la sera di giovedì, mentre il sindacato della Sinistra Radicale ha convocato una manifestazione poco prima in un altro punto della capitale. Dalle manifestazioni sono assenti i due principali sindacati, Adedy, dei dipendenti pubblici, e Gsee del settore privato che, parallelamente al Pame, hanno organizzato uno sciopero generale l'11 marzo scorso contro il piano di austerità.

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domenica 14 marzo 2010

GRECIA: AVANZANO I COMUNISTI, MA PAPANDREOU REGGE


Il premier socialista greco Giorgio Papandreou resta saldo in sella alla guida del paese, di fronte ad una crescente flessione del principale partito di opposizione Nuova Democrazia (ND, centrodestra). Ma, secondo un sondaggio pubblicato oggi, avanzano i comunisti, che guidano la rivolta contro il piano di austerita'. 
Il Barometro di Public Issue per il mese di marzo diffuso dalla tv greca Skai, rivela che il Pasok, con il 47,5% delle intenzioni di voto (contro il 43,9% alle ultime elezioni) aumenta il divario con ND, che è ad appena il 30,5% (gia' 33,4%).
Il Partito comunista (Kke) rimane al 7,5% delle intenzioni di voto (stessa percentuale alle passate elezioni), ma aumenta di tre punti percentuali la sua popolarita', mentre tutti gli altri sono in flessione, con il Pasok che perde sette punti e ND nove.
La popolarita' di Papandreou, malgrado le opinioni negative su gran parte delle misure di austerita' rivelate da altre inchieste, si mantiene alta (66%), ma perde 6 punti rispetto al precedente Barometro.
Il leader di ND Antonis Samaras subisce una flessione assai più severa, pari a 13 punti,e l'unica dirigente politica che migliora è la leader comunista Aleka Papariga.
Aumenta peraltro la insoddisfazione generale per i due principali partiti, con il 48% degli intervistati che non li considera una buona scelta di governo, anche se il Pasok resta in testa con il 38% delle preferenze, contro appena il 6% di ND.

tratto da Clandestinoweb
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mercoledì 10 marzo 2010

Una Guernica economica per la Grecia


Una via di Guernica dopo il bombardamento fascista del 26 aprile 1937
Nei confronti della Grecia si sta scatenando una vera e propria Guernica economica, un massacro di fronte al quale la sinistra europea mostra un'imperdonabile passività. Ciò che viene imposto ad Atene è un esempio, per incutere terrore alla Spagna, al Portogallo e anche all'Italia. Ma perfino la Francia, di fronte alle direttive tedesche, è crollata in una nuova Sedan, anch'essa economica.
L'estate scorsa Angela Merkel aveva lasciato correre il deficit di Berlino, temperando il fanatismo protestante dell'allora ministro socialdemocratico alla finanze. Ora con Schäuble in quel dicastero siamo di nuovo in piena maledizione biblica.
Secondo i sondaggi l'opinione pubblica europea tende ad accettare la giustificazione che a spese in deficit si rimedia con drastici tagli. Ciò equivale a equiparare lo Stato a una famiglia che spende più di quanto guadagna è che poi è costretta a ridurre il proprio livello di vita. Lo Stato si troverebbe forse in questa situazione se ci fosse la piena occupazione come tendenza naturale. Esclusa tale chimera, il deficit è sempre finanziabile, purché l'autorità che lo emette abbia il controllo tanto della politica monetaria che di quella fiscale, cosa che nell'ambito dell'Euro è impossibile.
Ma all'interno dell'euro vengono definiti i rapporti capitalistici intraeuropei per cui c'è chi può e chi non può. Oltre che dal fanatismo ideologico, il rapido rientro di Berlino nell'ortodossia finanziaria scaturisce da una visione molto semplice. Noi, dicono quelli di Berlino, non diamo un euro all'Europa (nella fattispecie alla Grecia e alla penisola iberica) perché intanto il nostro capitalismo uscirà dalla crisi grazie alle esportazioni nette. Il congelamento dei salari indotto dalla disoccupazione ci fa comodo mentre i nostri meccanismi interni di sussidi, sia a livello federale che statale, aiutano le ristrutturazioni. Queste e la deflazione salariale aumenteranno la competitività intercapitalistica della Germania.
Nei confronti della Grecia e degli iberici lo sola preoccupazione consiste nel proteggere i valori finanziari delle banche tedesche e francesi che detengono titoli pubblici di quei paesi. I vaghi accenni a eventuali prestiti alla Grecia sono infatti diretti solo in tal senso. I tagli imposti ad Atene devono tranquillizzare i mercati, come infatti è grosso modo successo, malgrado lo sconquasso che ciò sta producendo nell'economia del paese. Si è creata pertanto un'intesa strettissima tra Parigi, Berlino, Francoforte (sede della Bundesbank e della connessa Bce) e le società di rating, che valutano la solvibilità di chi emette i titoli, che fino a pochi mesi fa sia la Francia che la Germania additavano tra i principali colpevoli della crisi finanziaria.
I «mercati» organizzano lo strozzinaggio della Grecia col pieno appoggio di chi prima li criticava. Il 2008 non è mai successo direbbe il compianto Jean Baudrillard. Il populismo antifinanziario della Merkel, della Lagarde e di Sarkozy (e di Tremonti) ha mostrato di che stoffa è fatto. Nato estemporaneamente, esso si confonde con la miopia del capitalismo tanto tedesco quanto francese. Affondando la Grecia e obbligando Spagna e Portogallo a seguire a ruota, Berlino, Francoforte e Parigi colpiscono un gruppo di paesi che allo scoppio della crisi, fino al 2008, rappresentava oltre il 9% dell'export italiano, oltre il 10% di quello francese, nonché il 6% % di quello tedesco.
E con la crisi oggi di nuovi sbocchi all'orizzonte non se ne vedono, perché la Cina in crescita è esportatrice netta verso l'Europa. Nel frattempo la Grecia continua a essere un'area di riciclaggio dell'industria militare tedesca: l'acquisto di 150 carri armati Leopard stipulato lo scorso ottobre non è stato sospeso, nemmeno mentre vengono tagliate pensioni e stipendi.



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sabato 6 marzo 2010

GRECIA: 300 SINDACALISTI COMUNISTI OCCUPANO MINISTERO DELLE FINANZE


(ASCA-Afp) - Atene, 4 mar - Circa 300 membri del sindacato comunista (Pame) hanno occupato il ministero della finanze greco per protestare contro le misure di austerita' varate ieri dall'esecutivo ellenico. La manovra sui conti pubblici (4,8 miliardi di euro) prevede tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici e aumenti dell'Iva. Il sindacato Pame e' espressione del partito comunista greco (Kke) e del piccolo raggruppamento radicale di sinistra Syriza.



Nel frattempo il sindacato dei funzionari pubblici (Adedy) ha proclamato uno sciopero generale di 24 ore per il prossimo 16 marzo, si tratta del terzo sciopero dell'inizio dell'anno.


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venerdì 5 marzo 2010

Grecia: piazze piene contro l'austerity


Atene, 4 mar. (Apcom) - Alcune migliaia di manifestanti, comunisti e della sinistra estrema, si sono dati appuntamento questa sera nel centro di Atene per protestare contro le misure di "austerity" decise ieri dal governo socialista greco. I dimostranti, radunati davanti al parlamento su appello del Fronte di Lotta sindacale (Pame), espressione ultraortodossa del partito comunista (Kke), sventolano striscioni nei quali si invita a fare "guerra alla guerra dei capitalisti" e denunciano le "misure anti-popolari del governo". Per terra un mare di volantini che invitano i manifestanti a scioperare domani, giorno in cui il parlamento dovrà votare la serie di misure destinate a far risparmiare 4,8 miliardi di euro alla Grecia. Diverse migliaia di altri manifestanti si trovano davanti all'Università di Atene su appello dei sindacati e di gruppi della sinistra radicale parlamentare, che gridano slogan come "Lavoro ai disoccupati" e cartelli che recitano "Volete la guerra, l'avrete!". Questi manifestanti avevano in programma di sfilare fino al Parlamento. I trasporti aerei e urbani subiranno probabilmente forti disagi domani in Grecia per l'adesione di diversi sindacati del settore a uno sciopero convocato dai grandi sindacati del privato e del pubblico. Questa mattina circa trecento manifestanti comunisti del Pame avevano occupato il ministero delle Finanze ad Atene per protestare contro le misure di "austerity". I sindacalisti rossi erano riusciti a entrare nel ministero e a salire sul tetto dell'edificio, dove hanno srotolato uno striscione che invitava a scioperare contro la stretta del governo. Ieri il governo socialista greco ha annunciato un pacchetto di misure di austerity straordinario, con l'obiettivo di risparmiare 4,8 miliardi di euro per far fronte alla grave situazione delle finanze pubbliche. (fonte Afp)



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mercoledì 24 febbraio 2010

Grecia, scontri fra polizia e manifestanti

Ad Atene, a Salonicco ed in altre città della penisola ellenica sono state organizzate numerose manifestazione di protesta contro il piano di austerità varato dal governo per far fronte alla crisi. Molte le persone che hanno aderito alla sciopero generale, soprattutto i giovani che hanno sfilato per le strade al grido di: “Non pagheremo noi per questa crisi”. Ma lo scontro è avvenuto quando un gruppo di giovani ha distrutto le vetrine di alcune banche e di supermercati nel centro di Atene. La polizia è intervenuta con i gas lacrimogeni ai quali i manifestanti hanno risposto con il lancio di pietre. Una persona è stata leggermente ferita e sgomberata, un giovane è stato arrestato dalla polizia.

Intanto l’intera nazione ha incrociato le braccia aderendo allo sciopero indetto dal sindacato del settore privati Gsee e ha trovato anche l’adesione della confederazione dei dipendenti pubblici Adedy e del sindacato comunista Pame. Fermi aerei, treni, navi, scuole, uffici, banche, ospedali, tribunali e anche i giornalisti. A dare man forte alle proteste è soprattutto il partito comunista che combatte contro il potere del presidente Giorgio Papandreou invocando “una grande rivolta contro le barbare misure del governo”.


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martedì 23 febbraio 2010

Grecia: il Sindacato comunista blocca la borsa


Atene, 23 feb. (Apcom) - Militanti del Pame, principale sindacato comunista greco, hanno bloccato la Borsa di Atene per protestare contro le misure di austerità varate dal governo socialista per appianare il debito pubblico.
I militanti hanno annunciato di voler mantenere il blocco per tutta la giornata e fino ad ora la polizia non è intervenuta per mettere fine alla protesta, che avviene alla vigilia dello sciopero generale di 24 ore proclamato dai sindacati.

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