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lunedì 24 maggio 2010
lunedì 12 aprile 2010
CUNEO/ Sabato 17 attivo provinciale di Rifondazione comunista-Federazione della sinistra per il referendum sull’acqua pubblica
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. “Terminata la fase elettorale, il risultato preoccupante con l’evidente stabilizzazione a destra dell’opinione pubblica, ci sollecita a riprendere un’attività politica che modifichi l’immaginario collettivo e i rapporti tra le persone. Si sta avviando la campagna referendaria con al centro la difesa dei beni comuni, del lavoro e dell’ambiente. Il Partito della Rifondazione comunista da sempre si batte a favore dell’acqua come bene comune e contro ogni tentativo di privatizzazione. All’interno della Federazione della Sinistra, è parte diretta nel sostegno alla campagna referendaria e nella raccolta delle firme necessarie ad affermare i referendum e per il raggiungimento del quorum referendario. La raccolta firme non è cosa semplice, richiede autenticatori riconosciuti, materiale informativo, presenze ai banchetti, validazione delle firme presso i Comuni di provenienza dei firmatari e tanto altro. È pertanto fondamentale stabilire i contatti con i Comitati locali (laddove esistono) e creare un coordinamento considerando che la campagna di raccolta inizierà il 24 aprile prossimo. Tutti gli interessati sono caldamenti invitati a partecipare a questo attivo provinciale convocato per sabato 17 aprile alle 15 presso la Federazione Provinciale di Cuneo via Saluzzo 28.” Fabio Panero – segretario provinciale Rifondazione comunista
martedì 23 marzo 2010
Piemonte, Prc: "Troppi scivolamenti verso l’Udc ma siamo stati responsabili"
«Un fronte democratico contro una destra eversiva, che in Piemonte ha il volto di Cota». Così Armando Petrini, segretario regionale di Rifondazone comunista, spiega l’accordo tecnico della Federazione della Sinistra con la candidata a presidente Mercedes Bresso: «Non abbiamo condiviso lo scivolamento dei contenuti al centro, nato dall’accordo tra Pd e Udc, ma per un senso di responsabilità, di fronte a una destra che disprezza le regole e i diritti dei lavoratori, abbiamo deciso un’alleanza».Petrini, ma in sostanza in cosa consiste il vostro accordo con Bresso?
Abbiamo due programmi differenti, non abbiamo sottoscritto quello del centrosinistra. Non saremo impegnati in giunta e i nostri consiglieri avranno mani libere. L’intesa prevede che nel listino Bresso sia candidato Vincenzo Chieppa (consigliere regionale, segretario Pdci, ndr). Ci battiamo sui temi a noi più cari: una legge contro le delocalizzazioni, che il Pd insieme al Pdl hanno affossato in Regione, il reddito minimo sociale, un rafforzamento della sanità pubblica, un no al nucleare, condiviso dalla presidente Bresso, e un no alla Tav.
Ecco la Tav, nonostante un totale dissenso con il centrosinistra, avete trovato un’intesa tecnica.
Sul no alla Tav non abbiamo mai mollato, anche di fronte a un sì bipartisan. Ma, ripeto, ci troviamo di fronte a un’emergenza democratica.
E perché sì all’alleanza in Piemonte e no a quella in Campania? Anche lì la situazione è molto delicata.
De Luca è un candidato impresentabile, rappresenta una delle due destre in campo. In Piemonte la situazione è diversa, al di là delle critiche alla Bresso e all’alleanza con l’Udc, non mi sfugge la differenza tra la figura della presidente in carica e quella di Cota, che rappresenta la peggior destra.
Come sono stati i cinque anni di governo Bresso?
Tra luci e ombre, ma con diversi aspetti positivi. Si poteva fare di più, ma si è fatto molto. E non lo rinneghiamo. Nel sociale e nella sanità, per esempio l’investimento al reddito o la difesa dei servizi pubblici.
Cosa vi spaventa dell’Udc?
Che venga messa in discussione l’ultima politica sanitaria. Quella che, con gli assessori Mario Valpreda ed Eleonora Artesio, ha combattuto l’avanzata dei privati. Inoltre, l’Udc non ha una posizione chiara sul nucleare.
Il centrodestra vi ha attaccato per gli sprechi, 100 milioni, soprattutto nella sanità.
Dovrebbero avere il buon senso di tacere, quando hanno governato hanno lasciato un buco di bilancio enorme. Scandali e corruzione, non presunta. Accertata.
Le vere emergenze del Piemonte?
Il lavoro, prima di tutto, per questo è necessaria la costruzione di una politica industriale. E poi una inversione nelle scelte infrastrutturali: basta investire risorse ed energie nella Tav e nelle grandi opere, dobbiamo invece rafforzare il trasporto locale.
Lunedì 29 quale sarà l’esito?
Mi auguro che aver costruito un fronte ampio possa portare a un risultato positivo. Anche se, con un programma condiviso e di sinistra avremmo tolto ogni incertezza. Sono soddisfatto che la Federazione della sinistra, seppur in una fase transitoria, stia suscitando un crescente interesse.(m.rav.)
sabato 20 marzo 2010
GC Torino 2.0 - E' tornato Garibaldi
| Di: | Andrea Salutari |
|---|
http://rifondazionenichelino.blogspot.com/2010/03/gc-torino-20-e-tornato-garibaldi.html
E' tornato Garibaldi e dietro con sé si è portato il nuovo corso della nostra organizzazione giovanile denominata GC Torino 2.0.
Posso annunciarvi che un nuovo CLN ha liberato l'organizzazione giovanile del partito e che si ritorna a lavorare a testa alta, ma soprattutto a pugni chiusi , usiamoli bene.
Chi si aspettava una totale rottura con la fallimentare gestione precedente non rimarrà deluso. Non saremo un'anonima setta universitaria a-comunista, ma una vera organizzazione radicata nelle lotte e nei territori, fieri delle nostre idee e delle nostre progettualità
Le macerie sono sotto i nostri piedi, sono evidenti e le ereditiamo dagli illuminati che ci hanno preceduto.
Ma queste caratteristiche rendono la sfida più stimolante, più motivante.
Partiamo da zero, proprio per questo mi piace sottolineare il nuovo corso GC Torino 2.0.
Con ambizione posso affermare che il nostro sarà un laboratorio politico che guarderà al socialismo del XXI secolo, una realtà che sposa il motto del partito sociale "prima fare, poi parlare".
Il CLN in realtà è stato un attivo provinciale per nulla chiassoso, dove le poche divergenze si sono risolte con una discussione rivoluzionaria nei contenuti, ma pacata nel metodo.
Sia il coordinamento, sia il portavoce sono stati eletti senza la necessità di una votazione e già questo di per sé mostra una chiara volontà di unità d'azione, lasciando le indolori critiche a quegli illuminati che tutt'ora sono iscritti alla nostra giovanile senza dare un minimo contributo.
Insomma, alle loro sterili chiacchiere, rispondiamo con i nostri fatti, concreti e ben visibili.
Ufficialmente l'organizzazione è nata per la seconda volta dopo il primo semi-aborto.
Lavoreremo a contatto sia col mondo del precariato, sia col mondo della scuola; saremo immersi nella mai doma lotta No Tav e con gli altri movimenti. La lotta più dura sarà però quella culturale, dentro e fuori il nostro partito. Scardinare i luoghi comuni di una sinistra e dei comunisti che hanno prodotto questi risultati e che non sanno più cosa vogliono essere e dove vogliono andare. Usare la Biblioteca Popolare Karl Marx di Nichelino per studiare e creare seminari, serate e idee che guardino al socialismo del XXI secolo fuori dai soliti preconcetti nostrani. Ebbene sì, anch'io come tanti altri amo sollevare problemi esistenti, ma a differenza di altri adoro anche risolverli, non sono uno che nasconde tutto sotto il tappeto chiamato "partito!
La rottura col passato è stato il comune denominatore della nostra rinascita, per evidenziare ulteriormente questa lacerazione ho preferito uscire pubblicamente con un nuovo logo della nostra organizzazione provinciale
La scelta di Garibaldi è culturale, storica e lungimirante, dalla sua figura prendiamo la forza della nostra lotta.
Onoriamo la sua lotta per l'Unità d'Italia, come onoriamo le brigate garibaldine per la loro lotta per la liberazione d'Italia.
Ora noi dobbiamo renderci eredi delle loro lotte per liberare la nostra nazione dal cancro della nostra società: il capitalismo.
Per questo dico: "E' tornato Garibaldi e la nuova impresa tocca a noi".
Non augurateci buon lavoro, rimboccatevi le maniche e venite a lavorare con noi.
Membri del nuovo coordinamento provinciale:
Salutari Andrea (Coordinatore, Partito Sociale, Lavoro, Web Designer)
Cossavella Andrea (Università)
Cavallaro Matteo (Rapporti con PdCI ed esterno)
Moffa Davide (Seminari, Formazione, Comunicazioni)
Jallà Leonardo (Studenti medi, Internazionale)
Granata Michelangelo (Tesoriere)
Sommario Andrea (Movimenti)
Salutari Andrea
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino
E' tornato Garibaldi e dietro con sé si è portato il nuovo corso della nostra organizzazione giovanile denominata GC Torino 2.0.
Posso annunciarvi che un nuovo CLN ha liberato l'organizzazione giovanile del partito e che si ritorna a lavorare a testa alta, ma soprattutto a pugni chiusi , usiamoli bene.
Chi si aspettava una totale rottura con la fallimentare gestione precedente non rimarrà deluso. Non saremo un'anonima setta universitaria a-comunista, ma una vera organizzazione radicata nelle lotte e nei territori, fieri delle nostre idee e delle nostre progettualità
Le macerie sono sotto i nostri piedi, sono evidenti e le ereditiamo dagli illuminati che ci hanno preceduto.
Ma queste caratteristiche rendono la sfida più stimolante, più motivante.
Partiamo da zero, proprio per questo mi piace sottolineare il nuovo corso GC Torino 2.0.
Con ambizione posso affermare che il nostro sarà un laboratorio politico che guarderà al socialismo del XXI secolo, una realtà che sposa il motto del partito sociale "prima fare, poi parlare".
Il CLN in realtà è stato un attivo provinciale per nulla chiassoso, dove le poche divergenze si sono risolte con una discussione rivoluzionaria nei contenuti, ma pacata nel metodo.
Sia il coordinamento, sia il portavoce sono stati eletti senza la necessità di una votazione e già questo di per sé mostra una chiara volontà di unità d'azione, lasciando le indolori critiche a quegli illuminati che tutt'ora sono iscritti alla nostra giovanile senza dare un minimo contributo.
Insomma, alle loro sterili chiacchiere, rispondiamo con i nostri fatti, concreti e ben visibili.
Ufficialmente l'organizzazione è nata per la seconda volta dopo il primo semi-aborto.
Lavoreremo a contatto sia col mondo del precariato, sia col mondo della scuola; saremo immersi nella mai doma lotta No Tav e con gli altri movimenti. La lotta più dura sarà però quella culturale, dentro e fuori il nostro partito. Scardinare i luoghi comuni di una sinistra e dei comunisti che hanno prodotto questi risultati e che non sanno più cosa vogliono essere e dove vogliono andare. Usare la Biblioteca Popolare Karl Marx di Nichelino per studiare e creare seminari, serate e idee che guardino al socialismo del XXI secolo fuori dai soliti preconcetti nostrani. Ebbene sì, anch'io come tanti altri amo sollevare problemi esistenti, ma a differenza di altri adoro anche risolverli, non sono uno che nasconde tutto sotto il tappeto chiamato "partito!
La rottura col passato è stato il comune denominatore della nostra rinascita, per evidenziare ulteriormente questa lacerazione ho preferito uscire pubblicamente con un nuovo logo della nostra organizzazione provinciale
La scelta di Garibaldi è culturale, storica e lungimirante, dalla sua figura prendiamo la forza della nostra lotta.
Onoriamo la sua lotta per l'Unità d'Italia, come onoriamo le brigate garibaldine per la loro lotta per la liberazione d'Italia.
Ora noi dobbiamo renderci eredi delle loro lotte per liberare la nostra nazione dal cancro della nostra società: il capitalismo.
Per questo dico: "E' tornato Garibaldi e la nuova impresa tocca a noi".
Non augurateci buon lavoro, rimboccatevi le maniche e venite a lavorare con noi.
Membri del nuovo coordinamento provinciale:
Salutari Andrea (Coordinatore, Partito Sociale, Lavoro, Web Designer)
Cossavella Andrea (Università)
Cavallaro Matteo (Rapporti con PdCI ed esterno)
Moffa Davide (Seminari, Formazione, Comunicazioni)
Jallà Leonardo (Studenti medi, Internazionale)
Granata Michelangelo (Tesoriere)
Sommario Andrea (Movimenti)
Salutari Andrea
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino
venerdì 19 marzo 2010
A Torino ricercatori giù dalla cattedra
Per la prima volta nella storia dell’università di Torino, i ricercatori della facoltà di Scienze hanno annunciato un’astensione dalle attività didattiche a partire dal prossimo anno accademico. Il documento che ha reso nota questa decisione senza precedenti è stato sottoscritto da 140 sui 180 ricercatori presenti nella facoltà. A questa schiacciante maggioranza si sono aggiunti i 30 ricercatori della facoltà di matematica, che hanno controfirmato un altro documento insieme ai loro docenti, i 30 (su 37) di Psicologia e i due terzi dei ricercatori di Agraria. Nella stessa direzione stanno andando i ricercatori di Fisica, ai quali potrebbero aggiungersi quelli di Medicina e del Politecnico dove nei prossimi giorni saranno convocate alcune assemblee per decidere le forme di protesta contro il disegno di legge Gelmini che prevede la scomparsa della figura del ricercatore a tempo indeterminato.
Una protesta che segue quella già adottata dai ricercatori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II di Napoli dove dall’8 marzo scorso 110 ricercatori si astengono dagli insegnamenti previsti nel secondo semestre, limitandosi a fare didattica di sostegno e non quella «frontale» come prevede la legge del 1980 che ha istituito questa figura centrale, ma disconosciuta, nell’università italiana. Forme analoghe di protesta si stanno registrando a Cagliari, mentre i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna hanno sottoscritto nel febbraio scorso un documento consegnato al Rettore in cui si chiede di adottare soluzioni per scongiurare una simile ipotesi.
I documenti che stanno circolando nell’università del capoluogo torinese denunciano i tagli operati dal governo al Fondo di finanziamento ordinario per l’università e del nuovo sistema di reclutamento prospettato nel Ddl che «portano gli atenei sull’orlo della bancarotta e strozzano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori estromettendoli dalle commissioni di concorso». Ma le polemiche più aspre si registrano sulla nuova figura del ricercatore a tempo determinato previsto nella riforma Gelmini.
Un contratto di massimo sei anni che si aggiunge all’attuale moltitudine di assegni, borse e contratti, estende la durata del precariato fino a 10 anni senza alcuna certezza di assunzione e rischia di aprire con i ricercatori confermati una «guerra tra poveri» sui concorsi da associato. I ricercatori torinesi sono convinti che l’introduzione di questa figura non risolverà il problema dell’enorme precariato esistente ma lo aggraverà.
La loro decisione minaccia di bloccare un terzo degli insegnamenti delle facoltà scientifiche. I presidi saranno costretti a chiedere l’affidamento delle cattedre mancanti all’esterno ricorrendo a docenti a contratto a titolo gratuito, visto che i tagli hanno ridotto il budget della sola facoltà di Scienze da circa 900 mila euro a poco più di 300 mila. Facile immaginare che non ci sarà la fila per coprire questi ruoli. C’è però anche una soluzione alternativa. Che i corsi vengano affidati ai docenti di ruolo. I ricercatori chiedono ai docenti di limitare la loro didattica sostitutiva ad un numero minimo di ore, da 90 a 120. Una richiesta che, secondo Lorenza Operti, vicepreside di Scienze, sarà valutata con attenzione, visto che già nel documento dei ricercatori di matematica discusso a febbraio «c’era una frase sulla solidarietà dei docenti che sottintendeva la richiesta ai docenti di non farsi carico della didattica lasciata dai ricercatori rendendo in questo caso inutile la loro astensione».
Una decisione verrà comunque presa il prossimo 25 marzo quando, in un consiglio di facoltà, i ricercatori proporranno che lo «sciopero bianco» venga esteso all’intera facoltà. Negli incontri che si sono succeduti negli ultimi giorni nelle commissioni didattiche è emersa la possibilità che anche i professori – gli associati e gli ordinari - solidarizzino con la protesta. «Sono molto d’accordo con le motivazioni dei ricercatori – afferma Lorenza Operti – meno sulle modalità.
Ritengo che l’astensione dalla didattica sia qualcosa che va troppo in là nel tempo. Dovrebbe essere un’azione un po' più immediata. Penso alle lezioni in piazza, al volantinaggio, azioni forse un po' più soft, ma di effetto immediato».
Azioni che non vengono del resto escluse dagli stessi ricercatori che stanno riflettendo sulle conseguenze di una situazione inedita nella storia dell’università italiana. Per valutarne l’impatto, il loro orientamento è di convocare dopo il 25 una commissione paritetica composta da ordinari, associati, ricercatori e studenti che esaminino tutte le questioni legali che nasceranno. L’obiettivo è di presentare un documento al consiglio di facoltà del prossimo mese ed assumere una linea comune.
Il Ddl Gelmini è la goccia che ha scosso le ultime, residue, certezze dei ricercatori che vivono la condizione paradossale in cui la didattica è un obbligo e la ricerca è volontariato, quando invece dovrebbe essere il contrario. «I tagli bloccano la ricerca. Le macchine diventano nel frattempo obsolete, non ci sono soldi per comprare le riviste, assistiamo alla demoralizzazione di un’intera categoria – afferma Davide Levy, ricercatore in Scienze mineralogiche - La nostra è una protesta per fare capire che il mondo universitario si è stancato di questa situazione, i governi di destra e di sinistra devono capire che l’università è un valore culturale e morale di questo paese».
A differenza di un’immagine consolidata che attribuisce agli umanisti il primato della politica nell’università, da molti anni ormai il testimone è passato agli scienziati. Alessandro Ferretti, ricercatore in Fisica, spiega questo protagonismo con il fatto che «nelle nostre facoltà i ricercatori sono pressoché indispensabili per il funzionamento della didattica, oltre che della ricerca. Sono persone che hanno indipendenza di giudizio, abituate a confrontarsi a livello internazionale». Un’immagine confermata da Davide Levy per il quale «siamo meno legati ad una situazione baronale. Il rapporto con il professore ordinario è quasi paritetico. Nelle nostre facoltà riceviamo un grosso sostegno da parte dei professori e questo ci stimola a portare avanti la protesta».
La protesta dei ricercatori torinesi ha assunto il profilo di un’assunzione collettiva di responsabilità verso le generazioni future che non si rassegnano a fuggire all’estero a causa della guerra contro l’intelligenza che da più di vent’anni si sta conducendo in Italia. Ma è anche la ricerca di una soluzione per i 3 mila precari – età media 35 anni - che quest’anno, solo a Torino, non vedranno rinnovati i loro contratti a causa dei tagli incombenti. Ferretti conferma l’intenzione di formare un coordinamento congiunto tra ricercatori di ruolo e i precari per affrontare un’emergenza sociale di grandi dimensioni. Per Valentina Barrera, rappresentante dei precari della Flc-Cgil, «è urgente affrontare questo problema legato al transitorio. Dopo la chiusura del tavolo di ateneo con i soggetti colpiti dai tagli, chiederemo di riconvocare un tavolo a livello regionale. La nostra prospettiva resta la difesa del contratto da ricercatore a tempo indeterminato».
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sabato 13 marzo 2010
Denunciati tre compagni del Collettivo Stella Rossa
Ieri sera, giovedì 11 marzo, circa alle 22:00 tre compagni del collettivo Stella Rossa di Biella, mentre erano intenti ad attacchinare manifesti per il presidio contro la repressione indetto per il giorno successivo, sono stati fermati da due poliziotti in borghese che, a seguito dell’identificazione, hanno contattato la DIGOS che ha deciso di portare i tre compagni in questura. Sono stati trattenuti per diverse ore senza che venisse formalizzata alcuna accusa mentre l’intera DIGOS di Biella, capitanata dall’ispettor Fois, gli sfilava davanti minacciando i compagni con frasi del tipo “o firmate questo verbale o finisce male”. I compagni si sono decisamente rifiutati di firmare e alle 3 di notte, vista anche l’immediata mobilitazione di alcuni compagni fuori dalla questura ele telefonate di protesta, tra cui quella del segretario di Rifondazione Comunista di Biella e del circolo di Cossato, la DIGOS si è vista costretta a rilasciare i compagni commutandogli una multa di circa 100 euro a testa per attacchinaggio abusivo.
Questa ennesima operazione degna della peggiore polizia fascista si inserisce in una campagna intimidatoria che ormai da mesi va avanti contro il Collettivo Stella Rossa, con continui fermi, perquisizioni arbitrarie personali e delle autovetture, culminati con le denuncie di qualche giorno fa nei confronti di Umberto e Valentina colpevoli, secondo i cani da guardia della borghesia, di aver guidato una manifestazione studentesca non autorizzata.
Solo la lotta può spezzare questi attacchi e ritorcerli contro chi li fa. Perché, come dimostrato anche dalla scarcerazione degli antirazzisti torinesi, la mobilitazione può fermare la repressione e costringere i pezzi più o meno sinceramente democratici dei funzionari dello stato, a prendere una posizione chiara a difesa dei diritti sanciti dalla Costituzione e continuamente difesi dalla mobilitazione delle masse popolari, come ad esempio quello della libertà di espressione inserito nella Costituzione per mezzo dell’articolo 21.
Questa campagna intimidatoria, che la DIGOS di Biella sta mettendo in piedi con tutte le sue forze, anche violando le stesse loro regole, denota chiaramente come la borghesia abbia paura dei comunisti quando si organizzano e iniziano a lottare per la ricostruzione del partito della classe operaia, il partito comunista, e la creazione di un sistema senza più sfruttati ne sfruttatori.
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feed
martedì 9 marzo 2010
Bandiere a mezz'asta, Pertini al posto di Napolitano: la protesta dei sindaci parte dal Canavese
di Federico Bona
Strambinello e Vistrorio: due paesi che, assieme, non fanno nemmeno ottocento abitanti, ma dai quali è nata, poche ore fa, una protesta che potrebbe estendersi a macchia d’olio in tutto il paese: bandiere a mezz’asta, in Municipio, e listate a lutto, per la morte della democrazia, sancita dal decreto “salvaliste” firmato la notte scorsa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E’ stata la battagliera Sindachessa di Strambinello, Eralda Caserio, la prima ad avere l’idea. Detto e fatto: un colpo di telefono all’altrettanto energico primo cittadino di Vistrorio, Federico Steffenina e l’idea è diventata un progetto.
Federico Steffenina
«Ho subito aderito alla proposta della mia collega – dice Steffenina – perché sono d’accordo con lei sul fatto che non si possa rimanere in silenzio, a subire ancora una volta. A volte sembra che in Italia non esista più il sentimento dell’indignazione. Con questo gesto vogliamo dimostrare che c’è ancora chi si indigna e non ha paura di farlo vedere».
Eralda Caserio, dopo la telefonata a Steffenina, si è messa in moto per coinvolgere quanti più colleghi possibile: «Basta con le sterili lamentele! Per dire “Basta!” c’è bisogno di prese di posizione. Noi abbiamo fatto qualcosa, anche se siamo piccoli comuni. Speriamo che il nostro esempio sia seguito da altri, che ci sia chi ha il coraggio di dirsi contrario a questo stato di cose che va oltre ogni regola, oltre il buon senso. Sono anni che siamo disgustati, tante volte ci è sembrato di aver toccato il fondo, ma ogni volta ci mettiamo a scavare…».
Eralda Caserio
Da qualche tempo, nell’ufficio del Sindaco di Strambinello, il ritratto di napolitano non c’è più: lo ha rimosso Eralda Caserio, per sostituirlo con quello di Pertini. Lei è sicura: «Con Pertini o con Scalfaro un decreto come questo non sarebbe stato firmato. Non siamo di fronte a un evento grave, ma a un vero disastro. Ora ne parlerò anche con il nostro parroco, sono certa che anche lui avrà qualcosa da dire domani, durante la Messa».
Steffenina, su Facebook, aggiunge: «Il Canavese e le nostra zona, sono ormai piegate da anni dalla crisi economica, lavoratori che non percepiscono lo stipendio da mesi pur lavorando, aziende in difficoltà sull'orlo del fallimento… e il Consiglio dei Ministri, invece di lavorare per risolvere i problemi veri si ritrova nottetempo per risolvere le coglionate dei loro galoppini a livello locale. Eì vergognoso, oltre ogni limite».
I due primi cittadini concludono con un appello: Passate la voce agli amministratori che conoscete, ai sindaci, diamo un segno concreto ma soprattutto istituzionale del nostro sdegno. Anche il cittadino comune potrebbe aderire, basterebbe esporre la bandiera italiana listata a lutto, il lutto per la democrazia Italiana che oggi ha subito un altro duro colpo».
La bandiera listata a lutto sul Municipio di Strambinello
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domenica 28 febbraio 2010
Sondaggio Regionali Piemonte: Bresso-Cota all'ultimo voto
tratto da ScenariPolitici.com
Voto di Lista
(var. rispetto al 11 febbraio 2010)CENTRO DESTRA: 49,5% (INV)
- POPOLO DELLA LIBERTA': 27,0% (-0,5%)
- LEGA NORD: 19,0% (INV)
- LA DESTRA, F.TRIC: 1,5% (INV)
- Altri CDX (Al centro con Scanderebech, Pens., NDC, Civiche): 2,0% (+0,5%)
CENTRO SINISTRA + UDC: 47,5% (-0,5%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 25,5% (+1,0%)
- ITALIA DEI VALORI: 7,0% (+0,5%)- Lista UNIONE DI CENTRO-API: 4,5% (-1,5%)
- COMUNISTI (RC, PDCI): 2,5% (INV)
- Lista Civica del presidente Bresso: 2,0% (INV)
- SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA': 2,0% (INV)
- RADICALI: 1,5% (-0,5%)
- VERDI: 1,5% (INV)
- POPOLO DELLA LIBERTA': 27,0% (-0,5%)
- LEGA NORD: 19,0% (INV)
- LA DESTRA, F.TRIC: 1,5% (INV)
- Altri CDX (Al centro con Scanderebech, Pens., NDC, Civiche): 2,0% (+0,5%)
CENTRO SINISTRA + UDC: 47,5% (-0,5%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 25,5% (+1,0%)
- ITALIA DEI VALORI: 7,0% (+0,5%)- Lista UNIONE DI CENTRO-API: 4,5% (-1,5%)
- COMUNISTI (RC, PDCI): 2,5% (INV)
- Lista Civica del presidente Bresso: 2,0% (INV)
- SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA': 2,0% (INV)
- RADICALI: 1,5% (-0,5%)
- VERDI: 1,5% (INV)
- Altri (moderati, pensionati, socialisti): 1,0% (INV)
MOV. 5 STELLE : 1,5% (+0,5%)
LEGA PADANA PIEMONT - NO EURO: 1,5% (+0,5%)
Commento Partiti: La Lega e Scanderebech trainano un pò il CDXche sembra recuperare qualcosina, e si porta sopra del 2% sul CSX. Forte flessione dell’ UDC, che cede consensi al transfuga ed ancor di piu’ al PD, che ottiene una bella performance ed arriva ad insidiare il primato al PDL. Riprende leggermente quota l’IDV e guadagna qualcosa la LEGA PADANA PIEMONT ed il MOV. 5 STELLE.
Candidati Presidente:
Cota (CDX) 49,0% (INV)
Bresso (CSX+UDC): 48,0% (-0,5%)
Bono (M5S): 1,5% (INV)
Rabellino (LPP-NE): 1,5% (+0,5%)
MOV. 5 STELLE : 1,5% (+0,5%)
LEGA PADANA PIEMONT - NO EURO: 1,5% (+0,5%)
Commento Partiti: La Lega e Scanderebech trainano un pò il CDXche sembra recuperare qualcosina, e si porta sopra del 2% sul CSX. Forte flessione dell’ UDC, che cede consensi al transfuga ed ancor di piu’ al PD, che ottiene una bella performance ed arriva ad insidiare il primato al PDL. Riprende leggermente quota l’IDV e guadagna qualcosa la LEGA PADANA PIEMONT ed il MOV. 5 STELLE.
Candidati Presidente:
Cota (CDX) 49,0% (INV)
Bresso (CSX+UDC): 48,0% (-0,5%)
Bono (M5S): 1,5% (INV)
Rabellino (LPP-NE): 1,5% (+0,5%)
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venerdì 26 febbraio 2010
Lettera minatoria al leader del movimento No tav
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mercoledì 24 febbraio 2010
CUNEO/ Panero, segretario provinciale di Rifondazione comunista: “Caro Rabino, ci dovevi pensare prima”
| fabio panero |
tratto da cuneocronaca - RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. “Leggo sulla vostra testata che l'accordo tra la Bresso e l'Udc che prevede la vicepresidenza a Delfino non piace al consigliere albese Mariano Rabino, vicesegretario regionale del Pd: il PD ha "scaricato" la Sinistra (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani) con cui ha governato per 5 anni a favore di un accordo politico con l'UDC (partito noto per la coerenza politica visto che a seconda delle Regioni si allea con chi offre di più). Caro Rabino adesso è un pò tardi per ricredersi. Il 24 aprile 2006 a Cuneo si tenne (come ogni anno) la fiaccolata che ricorda la Liberazione. All ’ingresso del cinema Monviso, Teresio Delfino, da poco rieletto parlamentare UDC, è sommerso da fischi e imprecazioni. Tutti/e gli chiedono perché ha partecipato alla manifestazione antifascista. Il fatto è che, pochi giorni prima, alle elezioni politiche, vinte per un soffio dal centro- sinistra di Prodi, Forza Italia, Alleanza nazionale e l’UDC si sono alleate con tutta l’estrema destra fascista, nazista, razzista, negazionista. Oggi Delfino è candidato alla vicepresidenza dell’amministrazione regionale con quello che un tempo era chiamato centro- sinistra, alleanza che probabilmente raccoglierà altri gruppi e consiglieri che vengono dalla destra. La parola d’ordine è “discontinuità” rispetto ad una maggioranza che ha avuto un assessorato (Valpreda, poi Artesio) di Rifondazione, oggi sostituita dall’UDC di Delfino.”
“E’ coerente tutto questo? Dov'era Rabino in questi mesi? Dimenticavo: Parigi val bene una messa. Noi, coerentemente, abbiamo siglato un accordo tecnico-elettorale con la presidente Bresso per contrastare il pericolo maggiore: quello della destra che governa a livello nazionale. Avremo programma e contenuti autonomi. In caso di vittoria, non otterremo assessorati e incarichi esecutivi, ma autonomia sui temi a noi cari.”
Fabrio Panero, segretario provinciale Rifondazione Comunista
martedì 23 febbraio 2010
TORINO 23 FEBBRAIO 2010. OPERAZIONE DI POLIZIA CONTRO L’ANTIRAZZISMO E LA SOLIDARIETÀ
Questa mattina, 23 febbraio 2010, la Digos di Torino, su ordine del PM Padalino, ha effettuato decine di perquisizioni in città e in altre località del Nord Italia. Sei compagni sono stati tratti agli arresti (tre in carcere e tre ai domiciliari) e altre decine hanno visto irrompere all’alba agenti in divisa che hanno portato via computer, telefoni, volantini, e scatoloni di materiale cartaceo. L’accusa alla base di questa mega-operazione di polizia è, come al solito, un reato associativo, che consente così arresti e obblighi cautelari per compagni accusati di nient’altro che del loro … IMPEGNO ANTIRAZZISTA!
Già, proprio così, perché a leggere gli stessi atti dell’indagine i reati contestati non sono nient’altro che iniziative pubbliche, presidi, azioni di strada e di piazza, volantinaggi, che negli ultimi mesi hanno cercato di rompere il silenzio attorno al dilagante razzismo e delirio sicuritario che sta trasfigurando il volto alle nostre città.
Per chi ancora non se ne fosse accorto, infatti, nelle nostre città incombono campi di concentramento, in cui si rinchiudono uomini e donne il cui unico reato è esser riusciti a fuggire dalle loro terre senza affogare nel Mediterraneo come centinaia di loro fratelli. Ogni giorno rastrellamenti e deportazioni costringono gli abitanti dei quartieri poveri alla clandestinità e, soprattutto, alla rassegnazione, ad accettare condizioni di vita e di lavoro sempre più miserabili. Gli “italiani”, dal canto loro, sembrano non far altro che aggrapparsi ai miseri privilegi che un capitalismo in agonia non ha ancora strappato loro, rincoglioniti dalla propaganda razzista che giorno dopo giorno soffia sul fuoco della guerra tra poveri e della paura.
Questa operazione di polizia non è che l’ennesimo tentativo, questa volta in grande stile, di mettere a tacere chi non si è rassegnato alla paura, chi ha ancora il coraggio di praticare la solidarietà tra sfruttati e di urlarlo, a testa alta, nel silenzio… I capi d’accusa, infatti, non parlano d’altro che di solidarietà, quella che gli indagati sono incolpati di aver dato agli immigrati in lotta, una lotta accanita nei CIE di tutt’Italia e, nello specifico, nel lager di corso Brunelleschi.
Non è un caso, quindi, che nell’ambito di questa indagine, stamattina, la polizia ha fatto irruzione anche nella sede di Radio Black out (105.250 fm), l’unica radio libera dell’etere torinese, dai cui microfoni erano soliti parlare diversi degli antirazzisti arrestati e che, negli ultimi mesi in particolare, si è fatta voce per le tante battaglie che nonostante tutto insidiano la passività torinese, dagli immigrati agli studenti, dai lavoratori ai notav, ecc. Non stupisce dunque il fastidio e la paura dei potenti torinesi e dei loro sgherri, che di fronte ai rumori di battaglia cercano di colpire chi non ha mai fatto segreto di voler soffiare sul fuoco, per alimentare i pochi, sparuti ma orgogliosi, segnali di vita in una città morente …
… NON SARÀ CERTO UN MISERABILE PUBBLICO MINISTERO E LA SUA CRICCA A FERMARE LA SOLIDARIETÀ, L’ANTIRAZZISMO E LA VOGLIA DI DARE BATTAGLIA …
venerdì 19 febbraio 2010
Conferenza stampa del movimento no tav
Dopo l'agitata serata di ieri, dentro la quale alla cieca violenza delle forze dell'ordine capitanate dal "ridivivo e promosso reduce" delle violenze della scuola Diaz di Genova (Spartaco Mortola) il movimento No Tav ha risposto resistendo e non arrendendosi, questa mattina alle ore 11:30 si è tenuta la conferenza stampa del movimento dal presidio all'autoporto di Susa.
I No Tav hanno ripreso la parola per denunciare quanto successo, menzionando delle violenza poliziesca così come di quel che ciò ha comportato (2 feriti gravi), per respingere al mittente la propaganda del governo e dell'osservatorio Virano... oggi il loro bluff è quantomai evidente!
Dinnanzi alla militarizzazione della Valle e alle prepotenti trivellazioni i valsusini hanno contraccambiato con la loro resistenza attiva, la loro contestazione infaticabile. Dicendo ciò il movimento No Tav ha sottolineato come tutti debbano prendersi le proprie responsabilità per quanto accaduto, senza lagnarsi ma mettendo il tutto al proprio posto, nel corretto ordine: ieri sera il movimento No Tav ha fatto quello che ha praticato puntualmente da un mese a questa parte, marce e blocchi contro il sito della trivellazione; le forze dell'ordine hanno risposto alla protesta popolare con la violenza delle cariche furiose e del lancio di lacrimogeni, rompendo la strategia di contenimento latente che aveva contraddistinto la prima fase sondaggistica... come si era già avuto avvisaglia con le cariche sull'autostrada dell'altra settimana!
Gli scontri di ieri sono la dimostrazione di come possano tentare di spacciare quanto vogliono sondaggi fatti nel deserto, ben diversa è la realtà che trovano altrove... nei siti che non possono eludere (a guardare il tracciato ipotetico del Tav) debbono fare i conti su ben altri livelli e altra intensità con il movimento contro l'alta velocità! A sarà dura, sempre di più, per loro!
Ma questa mattina si è tenuta anche un'altra iniziativa in seguito a quanto successo ieri sera in Valle: a Torino, sotto la sede Rai, in via Verdi, almeno 150 persone hanno tenuto un presidio di denuncia della violenza della polizia e di rilancio di quanto emerso dalla conferenza stampa di Susa, in riferimento all'iniziativa di domani sera a Susa, fiaccolata No Tav con partenza dal presidio all'autoporto alle ore 18.
I No Tav hanno ripreso la parola per denunciare quanto successo, menzionando delle violenza poliziesca così come di quel che ciò ha comportato (2 feriti gravi), per respingere al mittente la propaganda del governo e dell'osservatorio Virano... oggi il loro bluff è quantomai evidente!
Dinnanzi alla militarizzazione della Valle e alle prepotenti trivellazioni i valsusini hanno contraccambiato con la loro resistenza attiva, la loro contestazione infaticabile. Dicendo ciò il movimento No Tav ha sottolineato come tutti debbano prendersi le proprie responsabilità per quanto accaduto, senza lagnarsi ma mettendo il tutto al proprio posto, nel corretto ordine: ieri sera il movimento No Tav ha fatto quello che ha praticato puntualmente da un mese a questa parte, marce e blocchi contro il sito della trivellazione; le forze dell'ordine hanno risposto alla protesta popolare con la violenza delle cariche furiose e del lancio di lacrimogeni, rompendo la strategia di contenimento latente che aveva contraddistinto la prima fase sondaggistica... come si era già avuto avvisaglia con le cariche sull'autostrada dell'altra settimana!
Gli scontri di ieri sono la dimostrazione di come possano tentare di spacciare quanto vogliono sondaggi fatti nel deserto, ben diversa è la realtà che trovano altrove... nei siti che non possono eludere (a guardare il tracciato ipotetico del Tav) debbono fare i conti su ben altri livelli e altra intensità con il movimento contro l'alta velocità! A sarà dura, sempre di più, per loro!
Ma questa mattina si è tenuta anche un'altra iniziativa in seguito a quanto successo ieri sera in Valle: a Torino, sotto la sede Rai, in via Verdi, almeno 150 persone hanno tenuto un presidio di denuncia della violenza della polizia e di rilancio di quanto emerso dalla conferenza stampa di Susa, in riferimento all'iniziativa di domani sera a Susa, fiaccolata No Tav con partenza dal presidio all'autoporto alle ore 18.
- Ascolta la conferenza stampa del movimento No Tav a Susa
- Ascolta la diretta dal presidio di Torino con Luca
- Audio andati in onda su Radio BlackOut
il comunicato del movimento No Tav dopo i fatti di ieri sera
E' FINITO IL BLUFF DI VIRANO
Oggi 17 febbraio 2010 le forze della polizia del signor Virano sono venute nuovamente di notte per scortare una trivella per i sondaggi propedeutici alla nuove linea ad alta velocità/capacità Torino-Lyon in località Coldimosso di Susa.
Alla fine della giornata, che ha visto un numero sempre crescente di cittadini della Valle di Susa presidiare il sito della trivella, ci sono state numerose cariche delle cosiddette forze dell'ordine con questo bilancio tra i cittadini: due feriti ricoverati all'ospedale di Susa e un ragazzo portato in prognosi riservata alle Molinette di Torino con un grave trauma cranico.
TUTTI I FERITI SONO STATI COLPITI RIPETUTTAMENTE ALLA SCHIENA E IN TESTA MENTRE ERANO PER TERRA.
E' questa la democrazia e il coinvolgimento della popolazione che il faccendiere Virano sbandiera ai quattro venti, con l'appoggio della Bresso e di Cota, uniti nel voler distruggere quello che resta ancora di intatto nella valle di Susa!?
Ma questa volta ha sbagliato i calcoli: oggi è cominciata la visita di alcuni parlamentari europei invitati in valle dal movimento NOTAV, che si protrarrà per alcuni giorni. Oggi è stata la volta di Luigi de Magistris, presidente della commissione europea per i controllo del bilancio comunitario (e quindi interessata ad indagare sulla truffa TAV), nel fine settimana arriverà il parlamentare irlandese Joe Higgins, che terrà un'assemblea sabato sera a Bussoleno.
Queste persone sicuramente porteranno nel Parlamento Europeo foto e documentazione su come gli abitanti della valle di Susa e i loro amministratori si oppongono fermamente al TAV, contrariamente a quanto asserito dalle menzogne di Virano e dei suoi compari in affare.
I comitati NO TAV della Valle di Susa, Val Sangone, Torino e cintura
Da Infoaut
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giovedì 18 febbraio 2010
No Tav il resoconto: ANTAGONISTI, MANGANELLATORI E STRANEZZE VARIE- L'informazione si fa così!
C'è qualcosa di strano nell'attacco dei militi stasera contro i manifestanti nei pressi di Susa.
Innanzi tutto chiariamo un fatto: I telegiornali hanno già parlato di "antagonisti".
Erano Valsusini. Perchè chi difende la valle è un Valsusino e rispetta le regole dei valsusini..
Da settimane i No TAV e la polizia si affrontavano di fronte alle trivelle che portavano avanti la "farsa Virano" dei sondaggi... un modo per ottenere qualche spicciolo da una sbadata UE, propensa a credere alle panzane circa "il tutto va bene in valle di Susa, adesso si dialoga".
Sembrava che prefetto e politica avessero intenzione di tenere un "livello basso" ovvero piazzare le trivelle di notte, senza farsi notare, evitare lo scontro diretto con gli oppositori, che peraltro si limitavano a fare baccano e sberleffi, ma non hanno mai ecceduto in animosità.
Invece stasera è successo qualcosa di strano, come se fosse scattato un ordine superiore, un ordine che se c'è stato, può avere un'implicazione politica o una spiegazione economica. Magari non è stata neppure estranea alla cosa la visita di De Magistris, oggi, al presidio di Rivoli (non dimentichiamo che l'ex magistrato si occupa di bilanci e contributi UE).
L'implicazione dipende dal fatto che le elezioni si avvicinano ed il comportamento dei militi può anche spostare voti da uno schieramento all'altro...
Se è vero che la differenza di voti tra i 2 schieramenti è di poche migliaia, le botte cattive, esagerate, che hanno mandato all'ospedale 3 persone, di cui una molto grave, sono probabilmente in grado di spostarne più e meglio di uno SPOT elettorale, e senza nessuna "Par Condicio".
La spiegazione economica può anche legarsi con l'implicazione di cui sopra, ma non necessariamente.
Si tratta della difficoltà dichiarata da Scajola recentemente circa il reperimento delle risorse necessarie a realizzare tutte le "Grandi Opere". Se dovessero abbandonare la Torino Lyon, almeno momentaneamente, dovrebbero avere un alibi migliore... magari dare la colpa ai valsusini,
teste dure, che rischiano di creare problemi di ordine pubblico. Sì, questo potrebbe essere un alibi migliore! Falso, ma migliore. Anche di fronte ai francesi, che potrebbero richiedere le penali, sarebbe un buon alibi. E poi resta il fatto che nessuno ha ancora dimostrato che l'opera in questione sia tecnicamente realizzabile.
Certo, l'ideale per questi signori sarebbe prendere i 670 milioni di Euro, darne 1/3 alla Francia come da contratto, e chiudere la questione delle penali con i cugini, e magari contemporaneamente non dover restituire nulla all'Europa anche se non si parte, perchè "l'opera viene solo rimandata" a tempi migliori... Forse per ottenere ciò bisognerà ancora fare un piccolo passo... cominciare il tunnel geognostico di Chiomonte, che poi un buco, se resta incompiuto, si sa sempre come riempirlo con un adeguato ritorno economico...
Insomma. c'è un solo problema... l'Europa a Bruxelles sarebbe meglio che non venisse a sapere degli scontri, dei feriti, e se ci sono sono stati sono solo degli squatters, autonomi, gente che vagabondava, cattivi Blak Blok con il passamontagna nero calato fin sugli scarponi, infatti non li abbiamo manganellati, sono inciampati nel passamontagna... Oppure troveranno un'altra scusa. A pensarci bene Virano potrebbe dire ai commissari che è stato uno spiacevole incidente, un manganello sfuggito ad un poliziotto sprovveduto mentre girava la polenta insieme ai manifestanti. Una sorta di incidente durante un happening tipico delle ospitali popolazioni valsusine, che si offendono se non mangi la polenta con loro. Forse alla UE lo prenderanno ancora una volta sul serio e tutto bene ciò che finisce bene. Ditelo anche ai manganellati ed al ragazzo in ospedale...
Tanti auguri ai feriti, speriamo bene, e per quello che riguarda le "forze dell'ordine", mentre tornate a Torino, fate un giro nei paesi, prendete a manganellate qualche ladro, qualche deficiente che viaggia ubriaco, qualche spacciatore, così almeno visto che Vi paghiamo noi e non Virano, fate anche un pò del lavoro che "state lasciando indietro" a causa delle amate trivelle della compagnia VCBS (Virano-Chiampa-Bresso-Sai
E dire che tutto era cominciato così: Video e commento
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NO-TAV - Comunicato stampa del 17 febbraio
Questa volta è mancato poco. Molto poco, e il cantiere della trivella veniva occupato dai NO TAV. Pensavano di nascondersi come sempre tra il buio della notte, il luogo improbabile dell'ennesimo sondaggio truffa (sotto il cavalcavia autostradale) e il blitz a sorpresa a lampeggianti spenti.
Invece l'allarme parte in anticipo e già alle 23.30 il popolo valsusino è mobilitato.
Alle 24.00 si individua la trivella appena posizionata ma ancora da montare. Il luogo è Coldimosso, tra Bussoleno e Susa, il sondaggio è l'S72.
Dai presidi di S.Antonino e Susa partono decine di macchine che convergono sul luogo. Le forze dell'ordine sono prese alla sprovvista, sono ancora poche e mal posizionate, il primo posto di blocco sulla statale viene aggirato facilmente passando per i prati ghiacciati. Un attimo e un centinaio di
persone si ritrovano con la trivella a meno di 10 metri e un unico cordone di poliziotti. A quel punto ecco che entra di scena il sanguinario vicequestore Spartaco Mortola (per sapere bene chi è, cosa ha fatto e che faccia ha, digitare su google il suo nome e cognome) che "a freddo" ordina ai suoi uomini di
caricare. Per fortuna solo qualche contuso e tanta rabbia. Ma serve a poco, la gente non si sposta, rimane a far pressione e a vagare intorno al cantiere, mettendo in continua apprensione le forze dell'ordine.
Intanto, vista la situazione difficile in cui si trovano, chiudono completamente la SS24 e l'autostrada con più blocchi sia per le auto sia per chi arriva a piedi, impedendo così a molte persone di raggiungere il luogo della trivella.
Partono presidi volanti davanti ai posti di blocco. I loro rinforzi invece arrivano e sono come sempre in numero spropositato. Ma, nonostante questo, per poter garantire una via di fuga a loro, alla trivella e agli operai GeoMont, non possono far altro che mettersi a tagliare con il cannello il guard-rail
che dà sull'autostrada, anch'essa bloccata, e con la ruspa costruire sul momento uno svincolo "volante" contiguo al cantiere appena installato.
Bloccano le strade di mezza Valle di Susa, impediscono alle persone di muoversi liberamente, distruggono un guard-rail dell'autostrada e si fanno uno svincolo tutto per loro. Il tutto per fare un sondaggio farsa di 30 metri, in una zona già stratigraficamente conosciuta.
E questi vogliono fare un opera con cantieri che durerebbero 20 anni...
...a sarà dura...ma sempre per loro!
Comitato no tav Spinta dal Bass - Spazio Sociale libertario Takuma
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No Tav, nuove tensioni in Val Susa Un ferito grave, bloccata l'A32
Un uomo ricoverato all'ospedale Molinette di Torino: ematoma cerebrale
TORINO - Ancora tensione, questa sera in Val Susa, per i sondaggi della Torino-Lione. Numerosi manifestanti, circa trecento, hanno assediato la trivella che dalla mattina stava scavando in località Coldimosso. Ci sono stati scontri tra i No Tav, tra cui un centinaio di antagonisti, e le forze dell'ordine, che hanno caricato.
Negli scontri sono rimasti feriti due poliziotti e due manifestanti, un uomo e una donna. A preoccupare sono soprattutto le condizioni di Simone P., un giovane che nei tafferugli ha riportato un ematoma cerebrale post-traumatico. Dopo le prime cure all'ospedale di Susa, è stato trasferito in prognosi riservata alle Molinette di Torino.
Meno grave, invece, l'altra manifestante ferita, una donna di Villarfocchiardo di circa 40 anni. I sanitari dell'ospedale di Susa, dove è stata ricoverata nel reparto di chirurgia, parlano di traumi multipli alla testa e al naso.
Quelli di stasera sono stati i primi scontri di una certa gravità, tra forze dell'ordine e No Tav, da quando nel mese di gennaio sono iniziate le trivellazioni genognostiche propedeutiche alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.
La tensione è salita dopo le 19, quando i manifestanti hanno lasciato il loro presidio permanente di Susa per raggiungere il cantiere di sondaggio S72, in località Coldimosso, tra Susa e Bussoleno. I dimostranti hanno cercato di forzare lo sbarramento delle forze dell'ordine, poste a protezione della trivella, che li hanno dispersi con alcune cariche e il lancio di lacrimogeni a mano.
La trivella ha così terminato in modo regolare lo scavo, mentre i No Tav si riunivano prima a Susa e poi a Chianocco, dove hanno bloccato l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, in direzione Torino, impedendo il passaggio ad alcuni mezzi delle forze dell'ordine.
La protesta - interrotta solo per far passare l'ambulanza con a bordo il manifestante ferito - si è poi estesa alle statali 24 e 25, che ancora risultano bloccate dai manifestanti come l'autostrada. La Val Susa, di fatto, è isolata. E per domani mattina i manifestanti hanno indetto un presidio davanti alla Rai di via Verdi
Negli scontri sono rimasti feriti due poliziotti e due manifestanti, un uomo e una donna. A preoccupare sono soprattutto le condizioni di Simone P., un giovane che nei tafferugli ha riportato un ematoma cerebrale post-traumatico. Dopo le prime cure all'ospedale di Susa, è stato trasferito in prognosi riservata alle Molinette di Torino.
Meno grave, invece, l'altra manifestante ferita, una donna di Villarfocchiardo di circa 40 anni. I sanitari dell'ospedale di Susa, dove è stata ricoverata nel reparto di chirurgia, parlano di traumi multipli alla testa e al naso.
Quelli di stasera sono stati i primi scontri di una certa gravità, tra forze dell'ordine e No Tav, da quando nel mese di gennaio sono iniziate le trivellazioni genognostiche propedeutiche alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.
La tensione è salita dopo le 19, quando i manifestanti hanno lasciato il loro presidio permanente di Susa per raggiungere il cantiere di sondaggio S72, in località Coldimosso, tra Susa e Bussoleno. I dimostranti hanno cercato di forzare lo sbarramento delle forze dell'ordine, poste a protezione della trivella, che li hanno dispersi con alcune cariche e il lancio di lacrimogeni a mano.
La trivella ha così terminato in modo regolare lo scavo, mentre i No Tav si riunivano prima a Susa e poi a Chianocco, dove hanno bloccato l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, in direzione Torino, impedendo il passaggio ad alcuni mezzi delle forze dell'ordine.
La protesta - interrotta solo per far passare l'ambulanza con a bordo il manifestante ferito - si è poi estesa alle statali 24 e 25, che ancora risultano bloccate dai manifestanti come l'autostrada. La Val Susa, di fatto, è isolata. E per domani mattina i manifestanti hanno indetto un presidio davanti alla Rai di via Verdi
Piove tantissimo in questo momento in Val Susa, è buio e fa freddo. Renato Patrito, segretario del prc di Torino, è con i manifestanti, ci dice al telefono che la statale 25 è sotto blocco dai no tav all'altezza di Chianocco, mentre dall'altra parte della valle, la statale 24 è bloccata dalla polizia. L'autostrada che attraversa la valle centralmente è libera solo su una corsia, mentre è chiusa in direzione Bardonecchia Torino dalla polizia. La Val Susa è di fatto bloccata da circa 400 poliziotti che difendono la trivella e si danno il cambio ogni 4 ore. I no tav si stanno radunando e stanno per bloccare l'autostrada in segno di protesta. La situazione dopo gli incidenti di oggi, nei quali si è registrato un ferito grave, è estremamente tesa. Renato Patrito del PRC chiede di sospendere immediatamente i lavori della trivella prima che la situazione degeneri durante la notte.
controlacrisi.org aggiornerà per tutta la notte la situazione, è importantissimo far girare su fb questo messaggio per non far calare l'attenzione sulla vicenda.
da controlacrisi
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domenica 14 febbraio 2010
Proposta di legge n. 495 “Norme in materia di delocalizzazioni"
tratto da Prc NICHELINO - Intervento del Consigliere Juri BOSSUTO in aula, sedutadi Consiglio Regionale del 2 febbraio 2010.
Oggetto:Proposta di legge n. 495 “Norme in materia di delocalizzazioni,incentivi alle imprese e sviluppo dell’autoimprenditorialità collettiva”
Ho ascoltato con attenzione gli interventidei colleghi di maggioranza ed opposizione.Ho ascoltato prese di posizione nettamentediverse tra di loro che, di fatto, hanno scardinato ogni logica di schieramentoe di appartenenza.Ma ciò che più mi turba è la mutazionegenetica che probabilmente il ruolo istituzionale, che forse troppo lontani citiene dalla gente vera in carne ed ossa, quella fuori dal palazzo, può a lungoandare colpire tutti noi.
Mi rivolgo alla Presidente BRESSO che inprima persona, in un convegno sul tema da noi organizzato a marzo dell’annoscorso, prese l’impegno di affrontare il problema delocalizzazioni.Stiamo ancora aspettando Presidente.Mi rivolgo al Consigliere Larizza, con ilquale pure ho condiviso battaglie dalla parte giusta, dalla parte dei piùdeboli.
Il suo percorso di vita ha segnato un’appartenenza diretta al mondo dellavoro e al sindacato, un’appartenenza vera dimostrata dalla sua storia edefinita dalla sua pratica, a quella storia va la mia stima ed il mio assolutorispetto.Non posso però non vedere che quella“mutazione genetica” di cui parlavo pocanzi può colpire chiunque.
Il suo intervento a rappresentanza del gruppodel Partito Democratico, segna una profonda ferita tra la politica ed il mondodel lavoro. Assume in se quell’equidistanza tra aziende e lavoratori che, perovvie ragioni di rapporti di forza, vede questi ultimi condannati allosfruttamento e alla sconfitta.Un’equidistanza che diventa servilismo nelmomento in cui si dice che le imprese vanno sostenute con soldi deicontribuenti senza però chiedere nulla in cambio, senza che all’esborsopubblico corrisponda l’impegno all’assunzione di una nitida responsabilitàsociale e valorizzazione del nostro territorio.
Un impegno a garantire modalità di occupazionedignitosa e duratura senza che i lavoratori, come merce, vengano messi inconcorrenza sul prezzo, in competizione con altra forza lavoro di altre partidel mondo, dove un livello di sfruttamento, che spesso rasenta la schiavitù,raccoglie e soddisfa appetiti feroci di rapido e facile arricchimento per molteimprese.Mi rivolgo al consigliere Laus, anch’esso delPD, che “candidamente” martedì scorso mi chiedeva per quale motivo avessimoinsistito a discutere questa proposta di legge visto che “tanto non c’era unaaccordo in maggioranza” lasciando intendere l’assoluto cinismo con cui siaffrontano problemi che ogni giorno rovinano la vita di migliaia di persone.La risposta è semplice consigliere Laus: lebattaglie giuste si combattono fino in fondo e fino infondo bisogna metterci lafaccia!Abbiate il coraggio di affossare l’unicaproposta di legge utile a fermare la delocalizzazione delle imprese nellanostra regione!Avete invece per ora avuto il coraggio dicontraddirvi davanti al vostro stesso elettorato, definendo tale proposta“bizzarra”, facendo finta di dimenticare che una stessa maggioranza nelleMarche ha avuto il buonsenso di approvare una legge simile.
La verità è che nonvolete nei fatti affrontare la questione a causa della vostra subalternità auna CONFINDUSTRIA sempre più arrogante che, di fatto, detta l’agenda politica.Certo, in questi anni di cose utili neabbiamo fatte, ma molto spesso ci siamo ritrovati a rincorrere crisi cheavremmo potuto fermare se solo ci fosse stato il coraggio di riformarestrutturalmente il rapporto con le imprese.
La EATON, la DANFOSS, l’AZIMUT, la CABIND, laINDESIT e molte altre… alcuni casi di totale sconfitta altri risoltiparzialmente grazie alla lotta dei lavoratori e comunque ancora assolutamenteesposti al germe della delocalizzazione…Presidente Gariglio, mi permetto di leggerein aula, una lettera che un lavoratore della Johnson Electric di Moncalieri,azienda delocalizzata in Cina e Ungheria meno di un anno fa, Le ha inviato inquesti giorni, che mi ha girato per conoscenza, e che Lei in questa sede non haritenuto evidentemente opportuno citare:“Egregio Presidente del consiglio Regionale,Le invio questa mail in riferimento alla proposta di LEGGE n.495 CONTRO LEDELOCALIZZAZIONI PRODUTTIVE,esortandola a prendere con la massimaconsiderazione tale proposta e caldeggiarla vivamente alla prossima seduta delconsiglio Regionale.Questa mia volontà è motivata dal fatto che lo scrivente insieme a 113 compagnidi lavoro ha subito una cessata attività della Johnson Electric (di seguitodenominata JEM) di Moncalieri, avvenuta il 21/04/2009 ma di fatto unadelocalizzazione dell’azienda in Cina e in Ungheria, questo è avvenutononostante un piano industriale stilato e presentato dal sottoscritto in sedeRegionale, presenti la Dott. Migliasso,funzionari Regionali, funzionari dellaProvincia di Torino, funzionari del Comune di Moncalieri, RSU, e naturalmentela direzione JEM ,e nonostante un nuovo progetto realizzato e commercializzatorelativo a impianti per vetture Ibride (doppia alimentazione elettrico/benzina)e per vetture elettriche che a detta di tutti è il futuro per l’abbattimentodel’inquinamento e nello specifico delle polveri sottili, la società JEMproprio a fronte di mancanza di una normativa legislativa di riferimento ove sipotesse arginare la chiusura procedeva di fatto allo smantellamento dellostabilimento abbandonando i lavoratori al proprio destino.
Questa situazione che purtroppo nel nostro territorio non è la sola enonostante qualcuno ci dica che “LA CRISI E’ ALLE SPALLE” ha bisogno di unaregola che tuteli con forza la nostre aziende sane ed innovative, poiché neifatti oggi ricollocarsi è un’impresa impossibile, vi è anche da sfatare quelloche molti scrivono sui giornali o che ci raccontano per TV, che noi Italianinon vogliamo fare i lavori definiti “umili” è FALSO! Lo scrivente nonostantel’elevata professionalità maturata in 35 anni di lavoro in questi mesi si èproposto per lavori molto al di sotto di tale soglia, ma non vi è stata risposta,la mancanza di risposta è dovuta essenzialmente dal fatto che sono troppo“vecchio” per un nuovo lavoro e troppo giovane per andare in pensione!Larealtà dei fatti è che dal 1 Aprile vi sarà la mobilità per tutti i dipendentiex JEM, nessuno riuscirà ad avere un’alternativa di lavoro e nessuno potrà maipiù accedere ad una pensione prima di aver compiuto 65 anni!Per questo motivo,per evitare ulteriori drammi famigliari, per tutelare altrilavoratori, si metta una mano sul cuore e con coscienza prenda inconsiderazione tale legge, quando a fine mese Lei prenderà la sua indennità peril ruolo che ricopre che è 10 volte superiore allo stipendio di un operaio/a,si rammenti che oggi quell’operaio/a devono vivere con un sostegno al redditoche supera di poco i 700 euro mensili in una Regione ove il costo della vita èil più alto d’Italia…
Ringraziandola per La sua cortese attenzione rimango in attesa di un riscontro,sono sempre e comunque a disposizione per qualunque ed ulteriore chiarimento inmerito.Cordialità(segue firma)Credo colleghi che null’altro si possaaggiungere a queste parole che meglio di qualunque nostro discorso raccontanola realtà dei fatti.Che ci siano ad monito per le nostreimmediate e future scelte.
ABBIATE IL CORAGGIO DI FARLO VOSTRO. ABBIATEIL CORAGGIO DI DARE UN SENSO ALTO E PROFONDO AL VOSTRO OPERATO AFFINCHE’ QUESTOENNESIMO GRIDO DI DOLORE NON CADA NEL VUOTO!Sappiate in ogni caso che se si compiesse labocciatura di questo provvedimento, il “legittimo voto” e gli interventi diogni singolo consigliere oggi presente in quest’aula, sarà diffuso con ognimezzo tra i lavoratori, nelle fabbriche, nei quartieri, mercati e territoridelle nostre Province perché, se pensate che una bocciatura in aula possafermare questa sacrosanta battaglia avete fatto male i vostri conti.
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