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venerdì 26 febbraio 2010

Spagna, governo Zapatero approva nuova legge sull'aborto

Il Senato spagnolo ha approvato con 132 voti favorevoli e 126 contrari più un astenuto, la nuova legge sull’aborto voluta dal governo socialista di Jose’ Luis Rodriguez Zapatero. La nuova disciplina, che depenalizza l’aborto, è stata duramente contestata dal Partido Popular. Il provvedimento introduce l’interruzione volontaria della gravidanza, una nozione finora inesistente nel diritto spagnolo. Le donne potranno abortire liberamente fino alla quattordicesima settimana e fino alla ventiduesima in caso di “rischio per la salute” della madre e/o “di gravi anomalie del feto”. Dal testo è stato tolto il passaggio più controverso, quello che stabiliva che le ragazze di 16 e 17 anni avrebbero potuto abortire senza informare preventivamente i genitori. Si tratta di un'importante svolta sul tema per la nazione iberica dato che oggi la pratica dell'aborto è molto diffusa, ma avviene quasi esclusivamente in strutture private comportando un grande dispendio di risorse economiche e il ricorso a soluzioni illegali per chi non può permetterselo. Con la nuova legge il servizio sarà erogato gratuitamente da tutte le strutture del sistema sanitario nazionale.

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venerdì 22 gennaio 2010

SPAGNA Il PCE chiede i conti del re



(ansa)MADRID, 21 GEN - Il partito comunista spagnolo ha fatto partire la campagna di firme per chiedere che vengano resi pubblici i conti della Casa reale.A Madrid con un tavolino posto sulla piazza Puerta del Sol sono state raccolte 300 firme solo durante la prima ora e molte persone non hanno fatto in tempo a firmare entro le due ore che la polizia aveva concesso agli organizzatori. La campagna continuera' in tutta la Spagna fino al 9 aprile. La finanziaria 2010 destina alla Casa reale piu' di 8 milioni.

lunedì 18 gennaio 2010

L'Eta fa sua l'iniziativa di pace della sinistra basca

“Il processo democratico non è la migliore opzione, bensì l’unica. Dobbiamo comprendere che la sua principale garanzia è il nostro popolo. Perché solo con la forza e la spinta del nostro popolo si potrà aprire, costruire e portare fino in fondo questo processo. […] Il processo democratico sarà il centro della lotta che la sinistra indipendentista dovrà sviluppare in futuro”. E’ con queste parole che l’Eta (l’organizzazione armata indipendentista basca) è entrata nel dibattito politico in corso in questi mesi nei Paesi Baschi.
Un comunicato pubblicato in euskera, la lingua basca, sul quotidiano Gara. Un comunicato nel quale Eta fa sua l’iniziativa della sinistra indipendentista basca. Che nonostante la repressione, gli arresti, l’illegalizzazione di ogni sua singola struttura (giovanile, culturale, partitica) ha continuato a lavorare per una soluzione democratica e pacifica del conflitto basco-spagnolo. La sinistra indipendentista (izquierda abertzale) ha presentato il suo documento, “un primo passo nella costruzione di un processo democratico” a Venezia (nella conferenza di pace promossa dall’amministrazione comunale della città) e nei Paesi Baschi il 14 novembre scorso.
In quella occasione avrebbe dovuto partecipare al dibattito anche Arnaldo Otegi, sostituito dalla sua avvocata, Jone Goirizelaia. Otegi infatti è stato arrestato poche settimane prima della conferenza.
Nel documento di novembre la sinistra sosteneva tra le altre cose “che lo strumento fondamentale per la nuova fase politica è il processo democratico e la sua messa in moto, una decisione unilaterale della sinistra abertzale. Per il suo sviluppo si cercheranno accordi bilaterali o multilaterali; con gli attori politici baschi, con la comunità internazionale e con gli stati per il superamento del conflitto. In definitiva il processo democratico è la scommessa strategica della sinistra abertzale per ottenere il cambiamento politico e sociale”. Eta nel suo comunicato fa sua l’iniziativa della sinistra indipendentista che definisce “il motore della lotta di questo popolo”. Eta aggiunge che “la sinistra ha parlato e noi facciamo nostre le sue parole”.
Eta non fa dichiarazioni di cessate il fuoco. I tempi non sono maturi, ma soprattutto, sottolinea l’organizzazione “una tregua di Eta non ha come conseguenza l’avvio di un processo democratico”. Perché per mettere in moto un processo democratico c’è bisogno anche “della collaborazione dello stato spagnolo”. Parole queste che ricordano molto quelle dell’Ira, l’esercito repubblicano irlandese, quando sottolineava nella sua dichiarazione di cessate il fuoco permanente unilaterale, il 31 agosto del 1994, che quella tregua nasceva dalla volontà di creare condizioni favorevoli a un dialogo. Ma per arrivare a quella decisione, anche il governo inglese (con quello irlandese) aveva dovuto compiere dei passi, dare dei segnali di disponibilità. Segnali che in questo momento nei Paesi Baschi non ci sono.
Il governo spagnolo di Zapatero non ha praticamente risposto alla proposta di novembre, presentata dalla sinistra indipendentista. Lo ha fatto il suo ministro degli interni, Alfredo Rubalcaba, dando voce a luttuosi presagi secondo cui Eta stava preparando un sequesto o un grosso attentato.
Il gioco delle parti comunque nei conflitti è una delle componenti. Oggi i giornali spagnoli preferiscono impostare i loro articoli sottolineando la frase del comunicato in cui Eta dice che una tregua non equivale all’avvio di un processo democratico, per ribadire che l’organizzazione indipendentista basca non ha alcuna intenzione di deporre le armi.
Ma è stato così anche in Irlanda del Nord. Per mesi si è discusso sulla parola ‘permanente’ utilizzata nel comunicato di tregua dell’Ira. Permanente, dicevano elementi dentro il governo inglese di Tony Blair e soprattutto i conservatori, non significa ‘definitivo’, cioè resa incondizionata, cioè consegna delle armi.
Da IlManifesto

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