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venerdì 30 aprile 2010

FERMO: Collettivo antifascista cacciato dall'ANPI per questo volantino.

Il 25 aprile di quest'anno si presenta denso di significati per gli antifascisti e le antifasciste di questa città. Non si tratta di una semplice ricorrenza, né di una celebrazione che fa riferimento al passato.
L'insegnamento lasciatoci dai vecchi Partigiani/e risulta quanto mai utile ed attuale in questo clima segnato da deriva autoritaria, populismo mediatico, razzismo istituzionale e squadrismo fascista.
Intendiamo perciò festeggiarlo con lo spirito di coloro che sono stati protagonisti della Resistenza prima e della Liberazione dopo, e non di quelli che si sono auto-eletti capi della Resistenza e che in seguito sono stati protagonisti di epurazioni, saccheggi della cosa pubblica o di becere attività clientelari. Ci domandiamo cosa c'entrino con la Liberazione dal Nazifascismo le messe solenni, le associazioni combattentistiche e di reduci, i saluti di un sindaco nostalgico del fascismo come Di Ruscio; ci chiediamo perché l'Anpi della neo provincia di Fermo si ostini a partecipare a retoriche celebrazioni che vedono come co-protagonisti simili individui e associazioni e perché sia di moda proprio in questo momento la difesa della Costituzione, mentre in passato, quando la coppia Berlusconi - D'Alema era in procinto di modificarla sostanzialmente, non si sia alzato nemmeno un dito. Dinanzi al tradimento dei valori della Resistenza da parte di partiti come il PD e difronte all’amnesia storica che sembra aver colpito la maggior parte degli italiani, per noi la Resistenza non è solo memoria, tutt’altro; significa fronteggiare quotidianamente gli attacchi che questo governo repressivo, neoliberista, clericale ed omofobo lancia ai lavoratori e alle lavoratrici tutte, come ai migranti rinchiusi nei Cie, ai precari di questo paese come agli studenti, alle donne e agli omosessuali, etc.
A Fermo, territorio aristocratico e clericale per eccellenza, assistiamo alla presenza/invadenza dei neofascisti di Aries, ai quali il sindaco ha persino concesso uno spazio, alle gang di quartiere che si autoproclamano controllori del territorio; questi schifosi personaggi non sono altro che manifestazioni della progressiva fascistizzazione a cui sta andando incontro la società italiana. Le attuali forze politiche, infatti, hanno eletto a valori fondanti il tessuto sociale la sicurezza, la difesa della razza e della famiglia patriarcale, il lavoro inteso non più come diritto, ma come asservimento ad un padrone; inoltre, gestendo la crisi economica e finanziaria degli ultimi tempi in senso autoritario ed indicando al contempo la popolazione migrante come capro espiatorio, hanno provveduto a ridurre il conflitto sociale a problema di ordine pubblico.
Come si vede si tratta di temi strettamente legati al concetto di “fascismo”. Ma NOI NON CI STIAMO! La nuova resistenza parte da qui, dalla nostra capacità di connettere le lotte sociali dentro percorsi di liberazione condivisi.
Oggi vogliamo “esercitare” la nostra Resistenza civile e il nostro Antifascismo, scegliendo di parlare e di far parlare LE DONNE. Queste, partecipando alla Resistenza con ruoli diversi e con una diversa consapevolezza, hanno tutte avuto come comun denominatore la lotta all'omologazione, all'indolenza, alla passività, al fascismo e alla paura, ma soprattutto ad una storia che non poteva essere solo subita, ma determinata dalla propria volontà...dentro percorsi di liberazione condivisi, appunto.
Per questo abbiamo scelto di festeggiare il 25 Aprile con chi ha raccolto le loro testimonianze e le ha intervistate, contestando l'ipocrita deposizione di una corona o l'utilizzo di uno sbiadito tricolore che evocano piuttosto un uso strumentale di questa importante ricorrenza civile.

“Soltanto a noi che fummo gli unici protagonisti di quei giorni sul colle S. Marco spetta il diritto e il dovere di giudicare, perché noi ci trovammo sul campo di battaglia, faccia a faccia con i tedeschi e non coloro che credono di sapere la verità quando questa è una sola: REAZIONE, MONARCHIA, FASCISMO, queste sono le ragioni egregio signor sindaco...” Ten. Spartaco Perini


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Lettera aperta di un iscritto ANPI "contro le false celebrazioni istituzionali"

Pubblico una lettera tratta dal sito livornese di "Senza Soste" in cui si fotografa molto bene la situazione dell'ANPI, che ormai devia apertamente non tanto dalla retorica della difesa della Resistenza e della Costituzione, quanto dall'offensiva antifascista contro chi della Costituzione e dei diritti sociali (senza i quali quelli politici non valgono nulla, se non a tenere buoni milioni di sprovveduti) ha fato carta straccia.
Diceva Mao che l' "Imperialismo è una tigre carta": anche il neofascismo italiano, che sta assumendo il carattere di un regime bipolare con monopolio esclusivo dell'informazione da parte dei due grandi partiti della borghesia nostrana, è una tigre di carta, forte solamente perché le forze veramente antifasciste sono messe alla berlina da coloro che, a parola, si fanno belli con le parole "resistenza", "costituzione", "democrazia".
Ecco allora che anche a Fermo l'Anpi provinciale ha preso la decisione di espellere dalla sua sede il Collettivo Antifascista di Fermo solamente perché questo dichiarava, giustamente a mio avviso, che l''ANPI stava tradendo i valori della Resistenza con la liturgia delle messi solenni, delle celebrazioni con le associazioni di reduci e combattenti, facendo parlare un rappresentante del neofascismo italiano al potere e spalleggiatore dei gruppi esplicitamente fascisti che infestano il territorio fermano.

Trovo inoltre disagio nei confronti di forze che, in maniera assolutamente antistorica, ci rappresentano la Resistenza come un momento di compattezza della nazione italiana: a parte che la guerra di resistenza fu sia guerra di liberazione, che guerra civile e di classe, una simile lettura patriottarda isola la Resistenza dal continuum storico: cosa fecero cioè molti di coloro che vi parteciparono fino all'8settembre 1943? Erano tutti antifascisti? O non lo furono solo dopo perché si apprestavano, vigliaccamente, ad abbandanare il carro perdente per il grande capitale? E dopo la liberazione, che fecero? Le condanne contro i partigiani e le amnistie scandalose chi le perpetrò nella seconda parte degli anni '40? E le stragi che hanno insanguinato l'Italia, chi ne fu orditore occulto?
Tutte domande che mi spingono a festeggiare la Resistenza da marxista e non in chiave patriottica.

Non mi dilungo oltre.
Vi lascio con una domanda: non ha tradito i valori della Resistenza chi sostiene che un negazionista come Faurisson e un neofascista come il sindaco PDL di Fermo debbano parlare, mentre a persone solidamente antifasciste viene impedito di riunirsi nella sede dell'Anpi?
(Giorgio Raccichini)


da http://www.senzasoste.it/anti-fascismo/lettera-aperta-di-un-iscritto-anpi-contro-le-false-celebrazioni-istituzionali
Pubblichiamo la lettera aperta di un iscritto Anpi livornese che ben fotografa quello che è stato il 25 aprile 2010 in Italia. Un 25 aprile pieno di tensioni e di ipocrisie, pieno di retorica istituzionale ma che non riesce a dare nessuna risposta e nessuna riflessione utile per situazioni presenti, gravi e reali. Ci sono stati momenti di tensione sia a Milano che a Roma (foto e video), raccontati poi dalle televisioni e dai giornali come un intervento dei soliti intolleranti dei centri sociali. Non è stato così, infatti le motivazioni di quelle contestazioni erano ben ancorate a episodi gravi che hanno visto le istituzioni stesse come protagoniste o complici.
A Milano infatti un Consiglio di quartiere aveva dato autorizzazione (anche con i voti del Pd) ad una due giorni di dibattiti e concerti a gruppi neonazisti proprio il 24 e il 25 aprile in un parco milanese. Dopo le proteste e lo scandalo politico sollevato dagli antifascisti, il Consiglio di quartiere ha tolto il patrocinio all'inziativa che tuittavia si svolgerà il 1 e il 2 maggio sempre a Milano nel parco Ramelli. A Roma invece appariva chiara da subito la presenza strumentale di gente come Alemanno o la Polverini ad una simile celebrazione. Entrambi sono legati infatti ad un passato fascista e al legame con gruppi neofascisti che a Roma godono di appoggi e impunità. Basti vedere la presenza della Polverini sulla balaustra della curva laziale in campagna elettorale ed i festeggiementi a braccio teso con i propri camerati del Comitato elettorale . (Vedi foto)
Insomma, in un'Italia sempre più fascista e razzista queste contestazioni hanno portato sulla terra chi, come il Pd e le varie associazioni di combattenti, vive queste celebrazioni come una cerimonia staccata dalla realtà e non come un evento di popolo. A Livorno infatti quando alcuni militanti del  Csa Godzilla e del Collettivo anarchico hanno intonato "Bella Ciao", il sindaco e molti partecipanti se ne sono andati in fretta e furia quasi disturbati da questo fuori programma.
 
red 26 aprile 2010  
 


***

La lettera dell'iscritto all'Anpi

Partendo dall'immensa gratitudine per chi 65 anni fa prese armi e coraggio per combattere il fascismo dobbiamo oggi (2010) rammaricarci per le posizioni che L'Associazione Nazionale Partigiani (alla quale sono iscritto da molti anni) sta portando avanti.
Roma e Milano sono state solo le gocce che hanno fatto traboccare il vaso. Non possiamo vedere commemorare il 25 aprile da chi faceva il saluto romano (Polverini) o da chi concede spazi pubblici ai gruppi fascisti per le loro ridicole parate.

Purtroppo sempre più spesso l'ANPI preferisce accompagnarsi alle istituzioni piuttosto che ai giovani che quotidianamente si impegnano e lottano contro ogni forma di fascismo, razzismo e discriminazione, d'altro canto, sempre più spesso, vediamo l'associazione "tirata per la giacca" dal PD.
Smuraglia (presidente dell'ANPI) crede di non essere più solo nella battaglia antifascista perchè sindaci , presidente di regione e di province di destra salgono sul palco per un vuoto cerimoniale. Se l'ANPI non è più sola lo deve SOPRATTUTTO agli antifascisti di oggi.
No caro Smuraglia, no cara ANPI, il 25 aprile non è SOLO una festa e non lo può essere nel nostro paese.
Non lo può essere perchè l'eredità della resistenza è stata tradita dalle stesse istituzioni politiche che considerano la lotta quotidiana fascisti/antifascisti come una guerra per bande e che sempre più spesso lasciano immensi spazi pubblici all'avanzare dei fascisti del terzo millennio, che poi ci si appelli al voto lo ritengo addirittura ridicolo.
Gruppi di estrema destra continuano a moltiplicarsi nel nostro paese coperti dalla destra "istituzionale" la quale non disdegna (vedi Salerno) di attaccare la Resistenza appena possibile.
Per tornare all'oggi, l'ANPI doveva scandalizzare non per la contestazione ma per le prese di posizione della CGIL che chiedeva "l'intervento delle forze dell'ordine" contro quei ragazzi che contestavano chi concede agibilità politica ai fascisti, doveva scandalizzarsi per la presenza della Polverini che qualche settimana fa era circondata dai fascisti della curva laziale sempre pronti ad esporre croci celtiche e immagini del duce.
Purtroppo l'ANPI deve decidere, in una società come quella Italiana dove tutto può essere messo in discussione, non si può sempre appoggiarsi alle istituzioni per portare avanti la battaglia antifascista, perchè le istituzioni stesse hanno dimostrato, se governate dalla destra, ma sempre troppo spesso anche dalla sinistra, di essere partecipi del rifiorire di gruppi fascisti.
L'antifascismo è un VALORE che non tutti hanno fatto proprio e credo che ormai spetti alle nuove generazioni il compito di portarlo avanti. Quella generazione di antifascisti era in piazza a Milano e Roma ed è sempre mobilitata, senza riguardo per quelle istituzioni che non si siano dimostrate sinceramente antifasciste.

L'ANPI deve prendere atto di questo evitando di ascoltare gli amici PD per cui il 25 aprile non è altro che una cerimonia a cui si partecipa con il doppiopetto.

Alessandro Giusti
Tesserato ANPI n 087005

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mercoledì 28 aprile 2010

25 aprile Mogliano - lettera al gazzettino


Caro Nello Duprè,
Ho letto, nella rassegna stampa del Comune, il resoconto della celebrazione della Liberazione.
Ebbene, DOMENICA 25 Aprile ero in piazza a MOGLIANO ed ho contestato  il Sindaco ex- compagno, ora camerata.
In piazza non ho visto rappresentanti dei Centri Sociali e la bandiera del “CHE” era solo la mia. La innalzavo con una lunga canna da pesca. Il signor Azzolini (padre) mi ha chiesto che c’entra il “CHE”. Il “CHE” c’entra sempre quando c’è da dimostrare coerenza, abnegazione e fede in alti ideali, tre “valori” del tutto sconosciuti al nostro sindaco, che inoltre ignora la storia: il 25 aprile è del ’45, mentre il 24 maggio è del ’18.
La Resistenza è stata combattuta dai partigiani in maggioranza “rossi”, e te lo dice un figlio di partigiano che, dopo la morte del padre, si è iscritto all’ANPI per tener alto il valore dell’ANTIFASCISMO. Mio padre è stato un partigiano della prima ora (8 settembre ’43), che nell’estate del ’44 è stato catturato mentre tornava a casa dal lavoro, su spiata di un fascista. I Tedeschi l’hanno torturato (2 unghie di una mano gli crescevano più corte), ma fortunatamente ha resistito ed il comandante tedesco, che non si fidava dei fascisti, nel dubbio, invece di fucilarlo l’ha spedito nel campo di concentramento di Chemnitz. Qui, mio padre  si è fatto 10 mesi prima di essere liberato dai Russi. Anni fa è stato insignito della croce al valore.
Ho notato, e mi dispiace ti sia sfuggito, che nel corteo, dietro la banda, c’erano le associazioni d’arma (a proposito ti sembrerà strano, ma io sono un Ufficiale di Marina) e poi in fondo, a chiudere, i partigiani. Ovviamente ho fatto notare al sindaco ed ai presenti che il 25 aprile non è il 24 maggio e nemmeno il 4 novembre.(data in cui si festeggiano le forze armate). A proposito, ti risulta che il nostro sindaco abbia fatto il servizio militare? (sai, è una curiosità)
cordiali saluti,
Orazio Dalla Tor
comunista, figlio di partigiano comunista e che, oltre a “Bella Ciao”, ha cantato anche l’  ”Inno di Mameli”
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martedì 27 aprile 2010

memoria condivisa? Un cavolo

Oggi si è andato in scena un altro oltraggio alla nostra storia, uno dei tanti messi in atto in questi anni da questa maggioranza che si regge sull'appoggio di fascisti vecchi e nuovi. Quanta ipocrisia, quante parole inutili e offensive, quanti discorsi privi di significato se non quello di distruggere la storia della resistenza che ha portato alla Liberazione. Già questa fantomatica parola che è spartita dai discorsi ufficiali a partire da quello del dittatore di Arcore. Un presidente del consiglio che nemmena si degna di presenziare a nessuna cerimonia ufficiale per commemorare una data così importante per il paese, la dice lunga sulla reale considerazione della Resistenza da parte di un uomo che ha riportato al governo proprio quegli uomini e quelle ideologie contro le quali i protagonisti della resistenza hanno combattuto. Nel suo discorso il cavaliere ha poi commesso una gaffe, voluta e non casuale, sulla quale nessun giornalista si è soffermato: ha definito il 25 aprile festa della libertà e non della liberazione. Un vero e proprio oltraggio per ciò che questa data rappresenta. Ha poi scomodato i padri costituenti affermando che ora il suo compito è andare oltre "il compromesso dei costituenti", peccato che il suo andare oltre significhi modificare radicalmente i principi della costituzione per mettere nella mani di un solo uomo, lui naturalmente, un potere assoluto e senza nessun controllo democratico. Ma le parole dell'aspirante dittatore non sono state le uniche ad offendere questa festa nazionale. Gli ha hatto degna eco il ministro della guerra La Russa che ha tracciato un parallelo fra la Resistenza, i partigiani e la missione di guerra dei nostri soldati in Afghanistan. Un confronto veramente offensivo per coloro che hanno dato la vita in nome della democrazia e della libertà dell'Italia, rispetto a coloro che hanno invaso una nazione straniera nel nome della difesa di interessi globali. Purtroppo un'associazione che ha fatto anche il Presidente Napolitano, che spero dopo il suo discorso, sia andato a vomitare per la sciempiaggine che anche lui ha detto forse non coscientemente. Tutta gente senza ritegno degnamente rappresentata dalla neo-governatrice del Lazio, la Polverini, che ha avuto la faccia tosta di presentarsi sul palco delle celbrazioni a Roma dopo aver fatto il saluto romano durante la campagna elettorale. E pretendeva anche di non essere presa ad uova marce in faccia. Meno male che in questo paese c'e' ancora gente che non ha subito il lavaggio del cervello dalle televisioni del dittatore di Arcore e quindi sa ancora riconoscere il valore storico di una giornata come il 25 aprile e pretende che certa gente se ne stia rinchiusa in casa in questo giorno piuttosto che mostrare la propria ipocrisia. Altro che memoria condivisa, come qualche ministro fascista ha dichiarato, sul 25 aprile non c'e' proprio niente da condividere con questa gentaccia che pretende non solo di cancellare costituzione, democrazia e libertà ma anche di riscrivere la storia che ha portato queste conquiste grazie al sacrificio di molte vite umane. Per il momento la storia non si riscrive, prima dovrete lobotomizzare tutto il paese se ne siete in grado.


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Comunisti Uniti: Comunicato sui fatti del 25 aprile a Roma

“Vergognosa strumentalizzazione politica di una importante giornata di memoria e di lotta antifascista”

Comunisti Uniti Lazio: “il gruppo di provocatori in piazza” va ricercato nella presenza di Renata Polverini, decisamente non gradita alla festa della Liberazione di Roma, alleata dei tanti fascisti che l'hanno sostenuta e festeggiata con il braccio alzato all'indomani della vittoria elettorale, così come era già scandalosamente accaduto in Campidoglio dopo l’elezione del sindaco Alemanno.
La cacciata a furor di popolo della presidente della Regione Lazio dal palco ufficiale non è stato un atto di pochi ma di gran parte dei presenti, così come si è visto dai filmati, ed ha rappresentato la conseguenza naturale della non condivisione dei tanti antifasciste e antifascisti alla insensata decisione di invitarla in nome di una “pacificazione” impossibile tra oppressori e oppressi. In realtà questo è stato un grave errore, che ha rischiato di strumentalizzare e di mettere in difficoltà persino le Associazioni di ex-partigiani, di ex-combattenti e familiari dei deportati ai quali è stata scippata la propria giornata di memoria e di lotta per sacrificarla sull’altare della piccola politica imposta da un sistema bipolare, che pretende di governare con una pacificazione forzata e con due soli modelli di alternanza complementari tra di loro.
Anche noi con il nostro striscione “Riconciliazione MAI, Partigiani SEMPRE” abbiamo manifestato tutto il nostro dissenso verso Renata Polverini, per la sua vicinanza a Casa Pound e alla destra neofascista romana e per il suo ruolo sindacale come segretaria UGL al servizio dei padroni contro gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici (sua la firma anche sui pessimi accordi di gennaio 2008).
Dal canto nostro ribadiamo, quindi, che sono stati pienamente legittime le proteste, i fischi e gli slogan della maggior parte della piazza che hanno impedito alla Polverini e a chi ce l’ha portata di infangare questa importante giornata. Riteniamo però sia stato decisamente inopportuno e fuori luogo il lancio di un
fumogeno sul palco vicino alla banda musicale e agli altri ospiti dell'ANPI. Così come andava evitato un lancio di uova che seppure isolato ha rischiato, tra l'altro, involontariamente di coinvolgere Massimo Rendina e altri autorevoli rappresentanti dell'ANPI a cui vanno tutto il nostro rispetto e sostegno nella loro instancabile attività di valorizzazione della memoria storica resistente del nostro paese.

Dal canto suo la presidente della Regione Lazio invece di speculare sugli effetti della sua provocazione farebbe bene, se volesse sinceramente adeguarsi allo spirito del 25 Aprile e della dignità di tutto il popolo romano, ad impedire la manifestazione e la relativa marcetta fascista del prossimo 7 maggio, questa sì organizzata da un manipolo di provocatori e mascalzoni quali Casa Pound e Blocco Studentesco.
Roma, 26 aprile 2010
Comunisti Uniti Lazio
www.comunistiuniti.it
comunistiunitilazio@gmail.
com

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25 aprile, liberazione dal NaziFASCISMO maancheno (pd docet)


Torno a freddo su quello che è "successo" a Porta S. Paolo, o meglio sulla visione completamente artefatta che s'è voluta far passare. Purtroppo (per loro) a Roma non c'erano solo i "giornalisti" o i personaggi istituzionali che hanno dato notizia e testimonianza.
Ovvio che esiste il limone o le uova, certo che sono stati lanciati ma è tutto il resto a cui s'è voluto non dare cittadinanza nelle notizie che fa porre domande. Più dell'uovo o della frutta.

Zingaretti nella "sua" versione dice che c'erano 4 mascalzoni, l'informazione (da sky a tg3 a tutti i giornali) riportano che "la Polverini è stata contestata da un gruppetto". Beh, a questo punto va stabilito il termine gruppetto perchè la contestazione, a suon di fischi, vai via, bella ciao, comunisti della capitale per passare a tutto il repertorio degli anni 70 è stata opera di compagni, assolutamente uniti, idivvini, e anche di quei pochi piddini presenti. 
Una contestazione dei "centri sociali". Forse.
Stabiliamo il termine centri sociali, perchè la contestazione (come si vede nei video "amatoriali") era assolutamente intergenerazionale. Che i "centri sociali" siano anche quelli per gli anziani?
Insomma, Partendo da zingaretti finendo ai giornalisti, passando per qualche responsabile dell'anpi, si è voluta COSCIENTEMENTE seppellire la contestazione di tutta la piazza. Perchè? Perchè si cerca l'unità nazionale, si cerca la riconciliazione, si cerca l'asse politico. Pertanto la Polverini deve essere difesa, anche se fa il saluto romano, anche se votata da casapound, anche se fascista. Mi si dirà "ma si è condannato il lancio di oggetti". bene. Allora perchè coscientemente dire che la polverini è stata contestata da 4 ed evitare (su tutti i servizi) che sia stata contestata da tutti? Il lancio di oggetti, ohhhhhhh i fascisti a roma prendono a sprangate e manganellate i compagni e qui ci si lamenta di un uovo o di un limone. Ma seppur volessimo dire che hanno tirato "anche delle pericolose monetine" come mai quelle lanciate a Craxi tanto senso non v'hanno fatto? Quello era un ladro e va bè, questa è fascista, sinceramente è meno pericoloso un ladro. Ma Craxi, che esce da un albergo per cazzi suoi sì e a una fascista a Porta s. paolo, che ribadisco è una provocazione grossa, ma grossa, beh NON SI FA, no no!

Certo, perchè v'hanno detto "eh bisogna stigmatizzare" L'hanno detto anche a me solo che prima di "stigmatizzare" un pericolosissimo limone e un occhio nero, guardo tutto e non solo il dito. Per cui le uova non si lanciano? Certo è "maleducazione" ma se uno mi taglia la strada in macchina, io non sono educata per niente per cui non stigmatizzo nemmeno un limone davanti ad una PROVOCAZIONE gravissima.
A porta S. Paolo si invita una, beccata più volte a fare il saluto romano e votata felicemente da casapound? E salutata da "braccia tese" mentre lei se la rideva? Ma stiamo scherzando? Certo il limone non andava tirato, ma una fascista non dovrebbe essere (per legge) a capo di un'istituzione. E' più indecente il limone?

"La contestazione era organizzata" Forse.
Se organizzata significa sapere che come ogni anno i fascisti tentano di sdoganarsi tramite il 25 aprile e grazie a qualche imbecille che in nome della "democrazia" glielo permette (quando è reato esserlo proprio per la Democrazia) pertanto il 25 aprile SI VA a roma (o milano) per farli stare zitti e non fare altro revisionismo ed offendere la memoria, i sacrifici e la storia, sì, era organizzata. Dai sentimenti degli antifascisti, assolutamente comuni e senza il bisogno della "chiamata alla difesa". E' normale ed ovvio che ci si vada e si vada a difendere la piazza la memoria e LA DIGNITA'.
Domenica è stato tutt'uno, vederla e partire con i fischi. Non c'è stato mica nessuno che m'abbia detto ora si fischia o si grida. E' normale.

Ma qualcuno l'indignazione l'ha lasciata sotto i piedi, pertanto saliva gongolante sul palco sorridendo alla fascista. E non si è antifascisti a corrente alternata, o in base alle poltroncine. Si è antifascisti quando si rischia anche la vita, figuriamoci un "incidente istituzionale". Frega niente a noi degli incidenti istituzionali. Il tè con i biscottini se vuole li offra lui. Noi ci si mette il limone.

In più vi faccio riflettere su un'ultima cosa, visto che nessuno s'è scomposto, non vorrei che a forza di fissare l'uovo non aveste colto il punto.

Da quando il 25 Aprile da "liberazione dell'Italia dal NAZIFASCISMO" è diventata la festa dell'unità nazionale??? Quando la Resistenza e la Liberazione sono assolutamente il momento di distinzione tra due tipologie di pensiero nette. Sono esattamente la divisione del paese. riconciliazione? Non basteranno 70 anni di discorsi di zingaretti, di napolitano o di chicchessia, la riconciliazione con questa gente non si avrà mai. Ve lo potete anche scordare.

Ed è una linea che non solo passa a destra, non solo passa nel pd, ma sta passando anche nell'anpi. Visto che le visioni politiche (pd) stanno inquinando anche l'ultimo baluardo di memoria. Piddini, vendetevi, compratevi, inciuciate, fate i santarellini, ma i COMPAGNI non dimenticano e non si riconciliano. E la piazza di domenica l'ha dimostrato, anche se le tv (e i politici che "spero in una collaborazione con la Polverini") hanno provato a far sparire la contestazione unitaria e intergenerazionale)

Chissà cosa avrebbe detto Zingaretti di quei violenti dei partigiani se fa tutte ste storie per della verdura. Perfino mozart la digeriva in tranquillità a teatro.

Intanto a qualche centinaio di metri, 4000 manifesti inneggianti al Duce comparivano a Roma. Ma era troppo occupato a sgridare il limone per chiederne conto alla Polverini. Poi sarebbe saltato l'asse provincia-regione ed eventualmente quella Fini-Bersani. contro il "fascismo" ovviamente. Con i fascisti. Mi pare sensato no?

Ma abbiamo imparato una cosa, una fascista a Porta S.Paolo ha il diritto di esserci, ma un limone che vola è da denunciare. Una che fa il saluto romano può essere eletta, uno che lancia un limone va in galera. E la contestazione generale va (da parte del pd) sepolta. E voi continuate pure a guardare il limone. La Resistenza la facciamo noi senza strette di mano, sorrisetti e chiacchieratine con certa gente.

Gli antifascisti, caro Zingaretti non erano "4 mascalzioni" ma era una piazza sana e di tutte le età. La sinistra litiga, ma su certe cose non si scherza e si è compatti. Non abbiamo bisogno di voi e s'è vista la vostra ritirata.

"ora la destra dice che gli antifascisti sono violenti" Direi che siamo anche santi, visto che durante la Resistenza gli si sparò contro ed oggi a parte un uovo e un limone (nuove armi biologiche allo studio dei servizi segreti) gli si è solo urlato contro. O qualcuno pensa che la resistenza sia stata fatta a carte bollate e cene istituzionali? Buongiorno.

E visto che c'è ancora qualcuno che non capisce la gravità di quella presenza, pensasse e provasse una cosa molto più semplice, domani vestito da romanista, entrasse dicendo forza roma in una sede della lazio. Poi quando lo picchiano (perchè è il minimo) si lamentasse. Ecco nel caso del calcio non ci sono nè vite, nè libertà nè dignità, nè memoria da difendere...a Porta S. Paolo la questione è diecimila volte più seria e un fascista si presenta? Ma stiamo scherzando? E qualcuno la difende anche? Ma stiamo scherzando? Beh purtroppo no.

Vi lascio i due video, dove se guardate, vedrete i giovanotti dei centri sociali (i 4 mascalzoni) incazzati... si certo c'hanno cinquanta e sessant'anni ma se zingaretti e tutti i giornali dicono che erano 4 e dei centri sociali, zitti e buoni e bevetevela che poi saltano gli inciuci, comunisti "pensanti" che non siete altro! Al centro contro gli opposti estremisti e votate pd (o pdl tanto so' amici, s'è visto ieri se ci fosse stato qualche minimo dubbio)

Agli amici benpensanti del pd, se la violenza va stigmatizzata, come mai un souvenir che può uccidere si e un uovo (che si lancia anche a carnevale) no? Perchè la coerenza è la prima cosa per definirsi uomini... pensateci su

http://www.youtube.com/watch?v=o4OSn9MKbQo&feature=related
al secondo 20 e al secondo 33 vedrete i mascalzoni dei centrisociali (detti anche circoli anziani probabilmente) e che la contestazione è solo di 4. Definizione di zingaretti (probabilmente assunto al conteggio manifestanti dalla questura)

http://www.youtube.com/watch?v=TxOdwojFlwM
Anche qui, nei primi secondi, giovanottoni che si incazzano.... possono essere miei papà ma se i media dicono così.....

Aspettando gli ulteriori video di controinformazione che ve la faranno vedere la PIAZZA incazzata.
 
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lunedì 26 aprile 2010

Come è andata a Roma


Oggi 25 aprile 2010 ha preso parola la Roma antifascista, nel corso di una giornata che ha visto avvenimenti che stanno facendo parlare (e straparlare) organi di informazione ed esponenti politici.
La neo-presidente della Regione Lazio Renata Polverini si è presentata sul palco gestito dall’Anpi con l’intenzione di parlare. Da gran parte della piazza si è immediatamente levata una contestazione decisa fatta di grida, slogan, cori, canti di “Bella Ciao”. Visto il clima decisamente ostile animato da persone di tutte le età la Polverini si è allontanata rinunciando ad intervenire. A questo punto quella gran parte della piazza che aveva contestato la Polverini ha dato vita ad un corteo di almeno cinque mila persone che si è diretto come da programma verso Piazza Vittorio, corteo convocato con la parola d’ordine “Contro i fascisti vecchi e nuovi, in piazza le nuove Resistenze”.

Alcune considerazioni. La contestazione è partita in maniera assolutamente spontanea ed ha coinvolto la grande maggioranza delle persone presenti, al di là delle appartenenze, sia politiche che generazionali. La contestazione riguardava esclusivamente la presenza della neo governatrice senza coinvolgere i partigiani presenti. Dispiace che nella confusione possano averne fatto le spese persone universalmente stimate per il contributo da loro dato durante la Liberazione dal nazifascismo. Ci stupisce lo stupore e lo scandalo manifestato nelle dichiarazioni rilasciate subito dopo i fatti.
Che cosa ci si aspettava? Sono noti i rapporti della Polverini con la galassia del neo fascismo squadrista, protagonista negli ultimi anni a Roma di un’escalation di violenza ai danni delle persone da loro ritenute indegne di calpestare il sacro suolo dell’Italia, agitatrice di parole d’ordine improntate alla xenofobia e al razzismo, all’omofobia, all’antisemitismo, all’odio verso il diverso. Delle loro infamie sono piene le cronache. Ebbene la signora Polverini non si è forse recata allo stadio Olimpico a cercare i loro voti, ricevendo baci, abbracci e saluti romani dai settori fascisti della tifoseria? Non ha forse ricevuto grandi attestati di stima dai camerati di Casa Pound durante la festa per la sua elezione a Piazza Vittorio? Non sono forse pronti incarichi di responsabilità nella gestione della cosa pubblica all’interno della nuova giunta che si va formando in Regione affidati a personaggi impresentabili?

Queste cose la coscienza antifascista di Roma le conosce, nulla di più prevedibile di una contestazione decisa nei suoi riguardi in quella piazza simbolo di una città medaglia d’oro per la Resistenza. Ma c’è di più: la presenza della Polverini sul palco rappresentava il tentativo di derubricare il 25 aprile a mera celebrazione commemorativa, relegando nel passato i valori dell’antifascismo, gettando nello stesso calderone partigiani e repubblichini, vittime e aguzzini, fascisti e antifascisti.
Proprio ora che la deriva autoritaria in atto nel paese fa temere uno scivolamento verso fenomeni di fascismo conclamato, nel contesto di una grave crisi sociale, economica, culturale che vede il tentativo da parte di chi ci governa di espungere dalla società quelle dinamiche di conflitto che disturbano gli interessi dei potentati economici e finanziari. Revisionare il passato per governare il presente. Questo tentativo non è passato. La demarcazione netta tra fascismo ed antifascismo non è un retaggio del passato ma una delle chiavi di interpretazione del presente.
Siamo coscienti che la canea reazionaria (spesso animata da spirito bipartizan) prenderà la palla al balzo per criminalizzare una piazza intera che contestava, sminuendo, minimizzando, riducendo il tutto alle solite dinamiche fra opposti estremismi. Ma la coscienza antifascista di questa città ha le spalle larghe, “questa città ribelle e mai domata” non si tirerà indietro nell’affermare con sempre più forza i valori dell’uguaglianza, della solidarietà, della Liberazione dai fascisti vecchi e nuovi. Le nuove resistenze sono in marcia e per loro il 25 aprile dura tutto l’anno.
Rete Antifascista Metropolitana

E chi c'era, che le cose siano andate così e che la contestazione sia stata  spontanea e generale, lo sa, che sia dell'idv, che sia dei centri sociali o che sia del pd. Altro che 4 gatti. Giornalisti revisionisti per comodo, a parte.
ladytux


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Milano la contestazione a Podestà- testimonianza da chi c'era

 In risposta all'articolo apparso su Repubblica ieri.

Appena cominciata la manifestazione ha preso la parola tra i primi Podestà, ovviamente subissato da fischi e grida, anche perché il suo discorso era una vera e propria provocazione senza capo né coda, fatta apposta per infiammare la piazza. Giusto qualche esempio, ha detto che la Resistenza è stata fatta dalle forze alleate e dalle brigate ebraiche senza mai nominare i partigiani. Poi ha detto che le vittime delle fosse ardeatine sono idealmente la continuazione dei cristiani morti nelle catacombe per la fede, e ringraziando i deportati nei campi di concentramento, i morti nelle foibe e nei gulag. Stop. Mentre lui stava delirando è arrivato il camion dei centri sociali, si è piazzato nel mezzo e col megafono ha iniziato a urlare due soli slogan: Fuori Podestà dalla mia città e Milano Libera, seguito da TUTTA la piazza, anche i giovani  del Pd Quando un cassintegrato dal palco ha chiesto silenzio "ai compagni" per poter parlare anche lui, il megafono ha taciuto. Subito dopo hanno parlato il presidente dell'anpi e quello dei deportati, in un silenzio di tomba (anche dei centri sociali), i deportati erano davanti a me: nessuno gli ha detto nulla. Insomma, una falsità che neanche Feltri avrebbe potuto inventarsi. La Moratti non si è presentata.


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PIACENZA 25 APRILE 2010: BANDITO E’ CHI DISSENTE.

Cronaca di una giornata di follia. 
Le vicende sono ormai note: la sinistra di alternativa piacentina fischia l’intervento del presidente di centrodestra dell’Amministrazione Provinciale, un ragazzo di sedici anni appartenente al movimento dell’Onda viene fermato a fine comizio perché si ritrova in mano (pare) una bandiera con un’asta bella robusta, tanto da essere equiparata ad un’arma impropria.
Poiché  siamo stati testimoni oculari del fatto possiamo affermare che si è trattato di un atto intimidatorio agito dalla Digos nei confronti di una persona che si è comportata in modo assolutamente tranquillo per tutta la manifestazione nel corso della quale, peraltro, non si sono registrati particolari momenti di agitazione.
A conferma di una gestione “singolare” dell’ordine pubblico durante l’iniziativa segnaliamo il sequestro di uno striscione dell’Onda che a seguito di una nostra ferma protesta è stato poi riconsegnato ed esposto dalle ragazze e dai ragazzi; un fatto che leggiamo non solo come abuso di potere, ma anche come tentativo di creare tensioni.
Fino a qui il racconto di una consuetudine purtroppo affermatasi nei 25 aprile nostrani di questi ultimi anni e cioè di un atteggiamento arrogante ed aggressivo delle forze dell’ordine nei confronti delle/dei compagne/i e delle/degli antifasciste/i.
La cosa che desta però perplessità ed indignazione è la reazione di gran parte del ceto politico e dell’entourage del PD che, non solo non ha offerto alcuna solidarietà ad un ragazzo ingiustamente accusato (ed ovviamente già condannato dai Democratici), ma anche la violentissima campagna di criminalizzazione verso Rifondazione per la sua contestazione a Trespidi definita “atto idiota”, “atto infame”, azione “contraria ai valori del 25 aprile”.
Insomma il mostro da sbattere in prima pagina è ancora una volta chi non china il capo e manifesta dissenso a coloro che per 364 giorni all’anno tentano di fare a pezzi la nostra Costituzione.
Si badi bene, può anche starci che ad una commemorazione ufficiale si chiamino le autorità istituzionali e che tra queste ci sia pure il sindaco o il presidente di centrodestra, ma ci sta pure che la sinistra manifesti dissenso fischiando i passi del comizietto che non condivide.
Questi sono i fondamentali della democrazia che alcuni attivisti del PD non hanno ancora ben assimilato.
Siamo stati accusati di aver rotto quel clima di patto repubblicano a difesa dei valori resistenziali che in questa giornata si era creato tra centrosinistra e centrodestra.
E qui siamo alla follia, per non dire alla stupidità più sublime.
Si confonde la retorica ipocrita espressa per un momento da un esponente del PDL con una visione conservatrice, ma liberale, che costoro non hanno neppure nell’anticamera del cervello.
Non vogliamo fare riferimenti lontani dal nostro territorio, ma si ricordano quelli del PD chi è Trespidi? Si ricordano quali esponenti della destra estrema hanno sostenuto la sua candidatura? Lo sanno che governa con quella Lega Nord che considera i bambini rom e migranti bambini di serie B (per non parlare del resto)? Ed ancora che posizione ha assunto il nostro presidente provinciale sulla rimozione della targa di piazza XXV aprile di Pecorara solo pochi mesi fa?
Questa non è una destra moderata, repubblicana e costituzionale, questa è la destra che da Roma a Piacenza vuol far tabula rasa dei valori forgiati dalla Resistenza antifascista.
E allora il gioco della democrazia vuole che chi non condivide l’ipocrisia del lupo travestito da agnello lo disveli e noi questo lo abbiamo simbolicamente fatto fischiando in piazza.
Se i “nemici” del PD diveniamo noi non ne siamo contenti, affatto; non perché nutriamo particolare stima in questo partito, ma perché il principale soggetto politico dell’opposizione dimostra coi suoi tatticismi, col suo politicismo, col suo vuoto di valori di non essere in grado di reggere l’offensiva brutale ed autoritaria della destra, di aver vanificato anche il “voto utile”.
Tempi bui ci aspettano - ne siamo consapevoli - ma non c’è alternativa se non quella di ricostruire una larga opposizione sociale a Berlusconi e al berlusconismo, rispettando l’avversario, ma sapendolo individuare e contrastare con radicalità, poco importa poi se ci chiamano banditi perché come recita una vecchia canzone “i giornali dei padroni chiamavano assassini i partigiani”
                    Bob Montanari
                    Segretario provinciale P.R.C.
Piacenza, 25 aprile 2010



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domenica 25 aprile 2010

25 aprile - Vergognoso manifesto del duce a Roma

(ANSA) - ROMA, 25 APR - La foto di Benito Mussolini con il saluto romano mentre sorride: e' il manifesto comparso questa mattina in alcune vie della capitale. Sopra la foto una didascalia: '25 aprile. Un'idea e' al tramonto, quando piu' nessuno capace di difenderla...'. La frase reca in calce la firma autografa del Duce. Il manifesto, della dimensione di un metro per un metro e mezzo, non riporta la sigla di alcuna formazione politica. Tappezzata in particolare la via Laurentina.

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sabato 24 aprile 2010

25 aprile 2010: un paese in guerra contro i diversi e la speranza di poter vivere in una matura democrazia un giorno

Penso ai rom che un giorno sì e quell'altro pure sono scacciati dalle nostre città, danno noia anche nei posti lager dove li abbiamo relegati.
Penso ai migranti senza futuro e senza diritti deportati magari in Libia
e fotografati cadaveri nel deserto.
Penso ad una bambina musulmana morta a tre anni e che si vuole disotterrare da un cimitero italiano, dà noia pure sottoterra il migrante.
Penso ai migranti che cercano di lavorare sfruttati, derisi, umiliati, spesso schiavi.
E poi penso ai "diversi", ai tanti "diversi" italiani dipinti come malati o terroristi a seconda del caso, eversivi o che danno noia, quindi da ghettizzare, schiavizzare, umiliare e deridere come i migranti.
Penso alle vittime sepolte nei cimiteri senza verità e giustizia, perchè nella loro vita hanno fatto la resistenza.
Penso ai vivi senza futuro,denaro e diritti perchè il potere è impegnato a spartirsi le poltrone, a farsi la guerra per un po' più di potere che non basta mai come i milioni di euro.
Penso alla Chiesa e che anche lì s'è insediato il potere che per autodifendersi da indagini a livello penale ha strumentalizzato pure la messa di Pasqua.
Penso che il potere ubriacato di arroganza e pretesa di farla sempre franca ha distrutto o quasi lo stato di diritto. I poveri e i diversi senza futuro e senza diritti hanno sempre meno la possibilità almeno di provare a chiedere e ottenere verità e giustizia.
Penso alla nuova notizia che ci giunge dal potere che ci informa che gli americani sono i soli "liberatori" di questo paese.
A me che ho studiato pare che si stia realizzando quanto era proprio nei desideri della superpotenza Usa fin dal dopo seconda guerra mondiale, potenza Usa che ha sempre ritenuto che noi italiani dovessimo essere suoi servi e la maggioranza di noi l'ha accontentata.
Comunque bisogna andare avanti e ogni giorno dell'anno essere fedeli alla Costituzione del 1948 e fare il proprio percorso di vita e di resistenza alla mafia politicomilitare, alle mafie, al potere corrotto neo nazifascista e a chi dovrebbe opporsi e invece si svende ad esso per un po' di potere in più, non certo per una politica a servizio del popolo italiano.

Buon 25 aprile 2010 comunque, anche se il potere sta cercando di finire di uccidere questo paese, sperando di costruire un giorno una democrazia matura e indipendente dove poter vivere migranti e italiani insieme dove alle vittime si dà verità e giustizia e le bambine musulmane di 3 anni le si lascia riposare in pace e non danno noia, dove xenofobia e odio verso ogni diverso saranno solo un brutto ricordo.

Laura Picchi

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Salerno, Cirielli "cancella" la Resistenza "Liberi solo grazie agli americani"

SALERNO - Alla vigilia del 25 aprile scoppia il "caso Salerno". Il presidente della Provincia Edmondo Cirielli, l'ex deputato di An oggi Pdl e presidente della commissione Difesa della Camera, "cancella" dal manifesto celebrativo la Resistenza e la lotta di liberazione dall'occupazione nazifascista. A Salerno campeggiano i manifesti della Provincia ma su di essi non c'è nessun riferimento - come fanno notare esponenti locali del centrosinistra - alla Resistenza partigiana e alla lotta al nazifascismo, bensì un elogio all'esercito americano "per l'intervento nella nostra terra che ha sancito un'alleanza che ha garantito un luogo periodo di pace e di progresso economico e sociale senza precedenti e che ha salvato l'Italia, come l'Europa, dalla dittatura comunista". A stretto giro replica il centrosinistra. "Dimenticare il ruolo dei partigiani non è mai casuale, è una colpevole mancanza - afrferma Emanuele Fiano, deputato e responsabile Sicurezza del Pd - la cultura antifascista italiana non ha mai dimenticato lo straoprdinario sacrificio degli alleati", ma "non avremmo mai potuto camminare a testa alta se anche gli italiani stessi non si fossero ribellati e non avessero compiuto la lotta di Resistenza. Dimenticare i partigiani nel giorno della Liberazione è un tentativo di riscrivere la storia che va respinto".

"Polemiche costruite ad arte", si difende il diretto interessato. Che si difende dalle accuse di revisionismo: "La presa di distanza dalle conseguenze nefaste, per la democrazia, dell'esperienza fascista - spiega - è inequivocabilmente scritta nel testo: 'la festa del 25 aprile celebra la riconquista della libertà del popolo italiano e la difesa dei valori fondanti per la dignità dell'uomo e per la convivenza civile e democratica della nostra comunità nazionale. Il riconoscimento dell'impegno, del ruolo svolto dagli italiani che hanno sacrificato la loro vita a fianco degli alleati per la conquista della libertà è ugualmente presente in maniera centrale come fondativo della nostra nuova Italia". 

Cirielli punta il dito contro "una certa cultura antidemocratica per anni a servizio, a volte anche a pagamento, della Russia comunista", cultura che, a suo giudizio, vorrebbe "negare alle giovani generazioni la possibilità di conoscere una serie di verità storiche", come ad esempio quella che "senza l'intervento e il consequenziale sacrificio di centinaia di migliaia di giovani americani, l'Italia non sarebbe stata liberata e la coalizione non avrebbe sconfitto la germania nazista", che "la Resistenza era un movimento composito che intruppava anche persone che non combattevano per la libertà e per la democrazia, ma per instaurare una dittatura comunista in italia". Infine, che "se ci avesse liberato l'Armata Rossa, anziché gli americani, per 50 anni non saremmo stati un paese libero".


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venerdì 23 aprile 2010

Salerno: Revisionismo e falsità istituzionale


 ... ci auguriamo che l'Onorevole abbia tempo per leggersi un libro di storia. Per noi COMUNISTI, il fatto che a capo di un'istituzione repubblicana, ci sia qualcuno che ignori totalmente la storia (altrimenti ci sarebbe da sospettare la malafede) è fatto grave.  Ricordiamo che il suo ruolo e la sua libertà derivano e sono garantiti da una Costituzione repubblicana  nata grazie al sacrificio di tanti compagni contro il nazifascismo. Nazifascismo con valori sicuramente più vicini alle posizoni dell' Onorevole che alle nostre. Perennemente ed orgogliosamente antifascisti. Figli dei partigiani e dei costituzionalisti, comunisti, italiani. Si può provare a fare revisionismo, ma finchè uno di noi sarà in vita, difenderemo  la verità.
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La libertà nasce dalla Resistenza

Di: Marica Guazzora



Siamo le Falci Rosse – Comuniste unite del PdCI-Fds di Torino, per chi non ci conosce ancora, siamo quelle che sfilano nei cortei sui diritti delle donne con lo striscione "Comuniste/i contro le violenza sulle donne" e abbiamo anche creato un gruppo su facebook.
Abbiamo pensato di sottolineare i valori della Resistenza preparando un copione e, improvvisandoci lettrici, diamo voce ai condannati a morte della Resistenza, ma non solo.
Ci presentiamo nel quartiere di San Salvario in Piazza Madama Cristina il 25 aprile alle ore 16 con "Ancora fischia il vento! Letture e musica della Resistenza."
Abbiamo scelto questo quartiere non a caso: questo non è considerato uno dei "salotti buoni" di Torino perché è un quartiere dove il macro-fenomeno delle migrazioni è più evidente, e noi che stiamo dalla parte degli ultimi, il giorno della Festa della Liberazione vogliamo stare con loro.
Ricordare e resistere sarà parlare di coloro che ogni giorno resistono con i propri corpi alla violenza, alle guerre, alle privazioni, alla negazione di libertà e delle diverse forme di esistenze, al razzismo e ad ogni intolleranza.
Per tutte le donne Resistenti .
Marica Guazzora

mercoledì 21 aprile 2010

Il 25 aprile e la Costituzione tradita

Di: Lucio Garofalo

Il 25 aprile e la Costituzione tradita
In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un'ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.
Personalmente sono convinto che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, e tantomeno abolita, come insinuano i suoi detrattori, ma deve essere semplicemente e finalmente applicata. Solo concretizzando i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il Paese, sarà possibile promuovere un'effettiva emancipazione in senso espansivo e progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili e culturali, etiche e spirituali in essa presenti, ma anche le forze produttive imprigionate ed umiliate nell'attuale fase storica di regressione e di imbarbarimento politico, morale e culturale.
Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista. In primo luogo perché temo che la nostra bellissima Costituzione sia in qualche misura eversiva e inapplicabile nell'attuale ordinamento economico, politico e sociale, segnato da profonde e insanabili contraddizioni, che si possono eliminare solo abbattendo e superando il sistema capitalistico che le ha generate e che contribuisce a perpetuarle.
In secondo luogo, con il quadro parlamentare e governativo uscito rafforzato dalle recenti elezioni regionali, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulle effettive possibilità di applicare finalmente il dettato costituzionale. Invece, mi pare più facile immaginare e prevedere un'iniziativa per stravolgere il testo costituzionale mediante una sorta di "grande inciucio", ossia un'ampia intesa parlamentare di stampo neoconsociativo sul tema delle cosiddette "riforme costituzionali" (ma sarebbe più corretto definirle "controriforme"), tanto attese e invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.
Occorre ricordare la matrice sovversiva e criminale della banda filo-berlusconiana giunta stabilmente al governo, che sta sfasciando le istituzioni, i diritti e le garanzie costituzionali. Il pericolo costituito dal nuovo fascismo, dalle forze che governano l'Italia, è persino più grave del passato, considerando il mix di populismo, razzismo e affarismo sfrenato che ispira il blocco politico e sociale che fa capo al bandito di Arcore.
Dunque, in Italia incombe una vera emergenza democratica. Persino in Parlamento è stata eliminata ogni forma di dissenso e libera opposizione. Tranne forse Di Pietro, resta in campo la finta ed evanescente "opposizione" di D'Alema, Bersani e soci, dietro cui si annida una pratica neoconsociativa. Suggerirei di riflettere su quanto scriveva Antonio Gramsci a proposito del "sovversivismo delle classi dirigenti". Inoltre, 35 anni fa Pasolini aveva preconizzato l'avvento di un nuovo fascismo, a condizione che questo si auto-proclami "democratico" e si ripari sotto le mentite spoglie dell'"antifascismo". Mi pare che ciò rispecchi esattamente il quadro storico in cui si è compiuta la "metamorfosi" della destra neofascista (ex MSI) per accedere al governo del Paese, sdoganata e traghettata verso il PDL dal populismo berlusconiano. Ma la citazione di Pasolini si adatta anche per inquadrare la "metamorfosi" degli eredi del PCI, in primo luogo il PD.
Il sottoscritto si schiera tra quanti sono convinti che non esista alcuna differenza tra PD e PDL, eccetto la "L" in più nella sigla del partito di plastica di Berlusconi. Per il resto conviene stendere un velo pietoso. Non a caso fu coniata la formula "Veltrusconismo" per designare la funzionalità di entrambi (PD e PDL) ad un progetto neogolpista attuato in forme apparentemente soffici e indolori, un disegno di stabilizzazione neocentrista e neoconservatrice che fa capo ai due soggetti "protagonisti e antagonisti" della scena politica nazionale, destinati a governare insieme la fase della "Terza Repubblica".
Tuttavia, al di là di queste note pessimistiche, faccio prevalere ciò che Gramsci definiva "l'ottimismo della volontà". Per cui, non solo in veste di cittadino, ma altresì di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione, di cui bisogna far conoscere ed apprezzare la bellezza poetica. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale parteciparono le migliori menti politiche e letterarie dell'epoca: su tutti cito la straordinaria figura di Piero Calamandrei.
La Costituzione è la madre della democrazia italiana, indubbiamente scalcagnata e malandata per varie ragioni storiche e politiche. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio valoriale, perciò leggerla è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.
Pertanto, approfitto per denunciare una grave mistificazione ideologica che si perpetua da anni nel nostro sciagurato Paese. Quella di occultare le origini della democrazia italiana, benché istituita solo sulla carta. E' opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella Resistenza contro l'occupazione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Mussolini è nata la Costituzione ed è risorta la civiltà democratica del popolo italiano.
Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, cioè di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una "festa di tutti", una sorta di ricorrenza "neutrale", equivale a snaturare e azzerare il valore simbolico e politico di quella che è la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana e antifascista. Infatti, il 25 aprile si festeggia, ovvero si dovrebbe rievocare e, in qualche misura, rinnovare la vittoria della Resistenza popolare partigiana contro l'invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono l'Italia per un tragico ventennio, conducendo il Paese verso la rovina, costringendo il nostro popolo alla catastrofe della seconda guerra mondiale, in cui intere generazioni di giovani proletari furono sfruttati come carne da macello per arricchire e ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.
Da quella Liberazione nacque la Costituzione del 1948, scritta non tanto con la penna, quanto con il sangue di tante donne e uomini che sacrificarono la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati "partigiani" proprio perché schierati e militanti da una parte precisa, contro il fascismo, l'imperialismo e la guerra.
Il carattere apertamente antifascista e partigiano, egualitario, democratico e pluralista, pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all'avanguardia, addirittura rivoluzionario sul piano internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è invisa, temuta e osteggiata nei settori più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è negata e disattesa nella realtà concreta. E' superfluo elencare gli articoli della Costituzione reiteratamente violati e traditi, a cominciare dall'art. 11, in cui emerge lo spirito pacifista e internazionalista della Costituzione del 1948: "l'Italia ripudia la guerra (…)", è l'incipit dell'articolo.
Questa è una preziosa lezione della storia che oggi, in tempi bui, dominati dall'indifferenza, dal fatalismo, dall'apatia e antipatia politica, si tenta di mettere in discussione e addirittura negare alle giovani generazioni. Questo "fatalismo", assai diffuso tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, in quanto induce a pensare che nulla possa cambiare e tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, una forza trascendente contro cui i miserabili sarebbero impotenti, ma così non è.
In materia di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio Gramsci, "Odio gli indifferenti", in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire "Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia (...) Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti". Questo è il miglior messaggio che si possa trasmettere ai giovani, una sorta di inno che esprime in forma lirica e nel contempo in modo inequivocabile, l'amore per la vita e la libertà, tradotte in termini di partecipazione attiva alle decisioni che riguardano il destino della collettività umana.
Sempre in tema di assenteismo e non partecipazione alla vita politica, rammento un celebre brano di Bertolt Brecht: "Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico". Non c'è nulla di più vero e più saggio. Brecht sostiene che l'analfabeta politico "non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell'affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche. L'analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa, l'imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.". Ed io vorrei aggiungere: "delle imprese locali".
Nella circostanza odierna mi preme rilanciare l'idea della Politica in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell'animo umano, che si concretizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali, ovviamente diverse sul versante spirituale e culturale. Inoltre, la Politica dovrebbe essere un mezzo di aggregazione e partecipazione sociale, uno strumento diretto e corale per intervenire concretamente sui processi decisionali che investono l'intera comunità, una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana. Del resto, l'antica etimologia del termine, dal greco "Polis" (città), indica il senso della più nobile attività dell'uomo, denota la somma manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell'essere umano in quanto "animale politico". Tale capacità dell'uomo si es trinseca nella Politica come organizzazione dell'autogoverno della Città.
Il senso originario della Politica si è svuotato ed è degenerato nella più ignobile "professione", nell'esercizio del potere fine a se stesso, riservato agli "addetti ai lavori", ai carrieristi e affaristi della politica. Quella che un tempo era una "nobile arte", la suprema occupazione dell'uomo, oggi è percepita e praticata come mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse territoriali, una squallida carriera per mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico comunale. Un bene che, invece, dovrebbe appartenere a tutti ed essere gestito dalla comunità dei cittadini.
La nuova Resistenza è l'opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere come appannaggio di un'esigua minoranza di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e combattuta con fermezza, perché il soggetto che si organizza in comitato o partito politico, convenzionalmente definito "ceto politico dirigente", non appena conquista il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa del bene comune per occuparsi dei loschi affari della casta, o dei singoli individui. Questo stato di corruzione della politica, che non coincide con un'esperienza di autogoverno dei cittadini, ma risponde agli interessi egoistici e corporativi di una cerchia elitaria e circoscritta, è la causa principale che genera un sentimento di indifferenza e disaffezione dei cittadini verso la politica, cioè il governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi privati di pochi affaristi, nella misura in cui tali vicende sono recepite come estranee agli interessi della gente.
Pertanto, occorre rilanciare l'idea dell'autogestione e dell'autogoverno dei cittadini, sperimentando nelle comunità locali l'idea della politica come rifiuto radicale del potere scisso dalla collettività, come partecipazione diretta della popolazione ai processi decisionali, ai canali di controllo e gestione del bilancio economico comunale.
L'utopia della democrazia diretta non è solo possibile e praticabile localmente, ma è necessaria di fronte all'avvento di un fenomeno autoritario globale che minaccia quel poco di sovranità democratica vigente in alcuni Stati nazionali. I quali sono soppiantati da organismi economici sovranazionali che dirigono le dinamiche dell'economia e dei suoi assetti bancari e finanziari. Questo fenomeno di globo-colonizzazione ha favorito l'ascesa dei gruppi finanziari più forti e delle corporation multinazionali, con danni irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema produttivo, la cui condizione si fa sempre più precaria e ricattabile.
Lucio Garofalo

Il 25 aprile e la Costituzione tradita



di Lucio Garofalo 
In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un’ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.
Personalmente sono convinto che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, e tantomeno abolita, come insinuano i suoi detrattori, ma deve essere semplicemente e finalmente applicata. Solo concretizzando i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il Paese, sarà possibile promuovere un’effettiva emancipazione in senso espansivo e progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili e culturali, etiche e spirituali in essa presenti, ma anche le forze produttive imprigionate ed umiliate nell’attuale fase storica di regressione e di imbarbarimento politico, morale e culturale.
Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista. In primo luogo perché temo che la nostra bellissima Costituzione sia in qualche misura eversiva e inapplicabile nell’attuale ordinamento economico, politico e sociale, segnato da profonde e insanabili contraddizioni, che si possono eliminare solo abbattendo e superando il sistema capitalistico che le ha generate e che contribuisce a perpetuarle.
In secondo luogo, con il quadro parlamentare e governativo uscito rafforzato dalle recenti elezioni regionali, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulle effettive possibilità di applicare finalmente il dettato costituzionale. Invece, mi pare più facile immaginare e prevedere un’iniziativa per stravolgere il testo costituzionale mediante una sorta di “grande inciucio”, ossia un’ampia intesa parlamentare di stampo neoconsociativo sul tema delle cosiddette “riforme costituzionali” (ma sarebbe più corretto definirle “controriforme”), tanto attese e invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.
Occorre ricordare la matrice sovversiva e criminale della banda filo-berlusconiana giunta stabilmente al governo, che sta sfasciando le istituzioni, i diritti e le garanzie costituzionali. Il pericolo costituito dal nuovo fascismo, dalle forze che governano l'Italia, è persino più grave del passato, considerando il mix di populismo, razzismo e affarismo sfrenato che ispira il blocco politico e sociale che fa capo al bandito di Arcore.
Dunque, in Italia incombe una vera emergenza democratica. Persino in Parlamento è stata eliminata ogni forma di dissenso e libera opposizione. Tranne forse Di Pietro, resta in campo la finta ed evanescente"opposizione" di D’Alema, Bersani e soci, dietro cui si annida una pratica neoconsociativa. Suggerirei di riflettere su quanto scriveva Antonio Gramsci a proposito del “sovversivismo delle classi dirigenti”. Inoltre, 35 anni fa Pasolini aveva preconizzato l'avvento di un nuovo fascismo, a condizione che questo si auto-proclami“democratico” e si ripari sotto le mentite spoglie dell’"antifascismo". Mi pare che ciò rispecchi esattamente il quadro storico in cui si è compiuta la “metamorfosi” della destra neofascista (ex MSI) per accedere al governo del Paese, sdoganata e traghettata verso il PDL dal populismo berlusconiano. Ma la citazione di Pasolini si adatta anche per inquadrare la “metamorfosi” degli eredi del PCI, in primo luogo il PD.
Il sottoscritto si schiera tra quanti sono convinti che non esista alcuna differenza tra PD e PDL, eccetto la "L" in  più nella sigla del partito di plastica di Berlusconi. Per il resto conviene stendere un velo pietoso. Non a caso fu coniata la formula "Veltrusconismo" per designare la funzionalità di entrambi (PD e PDL) ad un progetto neogolpista attuato in forme apparentemente soffici e indolori, un disegno di stabilizzazione neocentrista e neoconservatrice che fa capo ai due soggetti "protagonisti e antagonisti" della scena politica nazionale, destinati a governare insieme la fase della “Terza Repubblica”.
Tuttavia, al di là di queste note pessimistiche, faccio prevalere ciò che Gramsci definiva “l’ottimismo della volontà”. Per cui, non solo in veste di cittadino, ma altresì di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione, di cui bisogna far conoscere ed apprezzare la bellezza poetica. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale parteciparono le migliori menti politiche e letterarie dell’epoca: su tutti cito la straordinaria figura di Piero Calamandrei.
La Costituzione è la madre della democrazia italiana, indubbiamente scalcagnata e malandata per varie ragioni storiche e politiche. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio valoriale, perciò leggerla è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.
Pertanto, approfitto per denunciare una grave mistificazione ideologica che si perpetua da anni nel nostro sciagurato Paese. Quella di occultare le origini della democrazia italiana, benché istituita solo sulla carta. E' opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Mussolini è nata la Costituzione ed è risorta la civiltà democratica del popolo italiano.
Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, cioè di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una "festa di tutti", una sorta di ricorrenza “neutrale”, equivale a snaturare e azzerare il valore simbolico e politico di quella che è la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana e antifascista. Infatti, il 25 aprile si festeggia, ovvero si dovrebbe rievocare e, in qualche misura, rinnovare la vittoria della Resistenza popolare partigiana contro l'invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono l’Italia per un tragico ventennio, conducendo il Paese verso la rovina, costringendo il nostro popolo alla catastrofe della seconda guerra mondiale, in cui intere generazioni di giovani proletari furono sfruttati come carne da macello per arricchire e ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.
Da quella Liberazione nacque la Costituzione del 1948, scritta non tanto con la penna, quanto con il sangue di tante donne e uomini che sacrificarono la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati "partigiani" proprio perché schierati e militanti da una parte precisa, contro il fascismo, l'imperialismo e la guerra.
Il carattere apertamente antifascista e partigiano, egualitario, democratico e pluralista, pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all’avanguardia, addirittura rivoluzionario sul piano internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è invisa, temuta e osteggiata nei settori più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è negata e disattesa nella realtà concreta. E’ superfluo elencare gli articoli della Costituzione reiteratamente violati e traditi, a cominciare dall’art. 11, in cui emerge lo spirito pacifista e internazionalista della Costituzione del 1948: “l’Italia ripudia la guerra (…)”, è l’incipit dell'articolo.
Questa è una preziosa lezione della storia che oggi, in tempi bui, dominati dall'indifferenza, dal fatalismo, dall'apatia e antipatia politica, si tenta di mettere in discussione e addirittura negare alle giovani generazioni. Questo "fatalismo", assai diffuso tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, in quanto induce a pensare che nulla possa cambiare e tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, una forza trascendente contro cui i miserabili sarebbero impotenti, ma così non è.
In materia di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio Gramsci, "Odio gli indifferenti", in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire "Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia (...)Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti". Questo è il miglior messaggio che si possa trasmettere ai giovani, una sorta di inno che esprime in forma lirica e nel contempo in modo inequivocabile, l'amore per la vita e la libertà, tradotte in termini di partecipazione attiva alle decisioni che riguardano il destino della collettività umana.
Sempre in tema di assenteismo e non partecipazione alla vita politica, rammento un celebre brano di Bertolt Brecht: "Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico". Non c'è nulla di più vero e più saggio. Brecht sostiene che l'analfabeta politico "non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell'affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche. L'analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa, l'imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.". Ed io vorrei aggiungere: "delle imprese locali".
Nella circostanza odierna mi preme rilanciare l’idea della Politica in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell’animo umano, che si concretizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali, ovviamente diverse sul versante spirituale e culturale. Inoltre, la Politica dovrebbe essere un mezzo di aggregazione e partecipazione sociale, uno strumento diretto e corale per intervenire concretamente sui processi decisionali che investono l’intera comunità, una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana. Del resto, l’antica etimologia del termine, dal greco “Polis” (città), indica il senso della più nobile attività dell’uomo, denota la somma manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell’essere umano in quanto “animale politico”. Tale capacità dell’uomo si estrinseca nella Politica come organizzazione dell'autogoverno della Città.
Il senso originario della Politica si è svuotato ed è degenerato nella più ignobile “professione”, nell’esercizio del potere fine a se stesso, riservato agli “addetti ai lavori”, ai carrieristi e affaristi della politica. Quella che un tempo era una “nobile arte”, la suprema occupazione dell’uomo, oggi è percepita e praticata come mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse territoriali, una squallida carriera per mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico comunale. Un bene che, invece, dovrebbe appartenere a tutti ed essere gestito dalla comunità dei cittadini.
La nuova Resistenza è l'opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere come appannaggio di un’esigua minoranza di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e combattuta con fermezza, perché il soggetto che si organizza in comitato o partito politico, convenzionalmente definito “ceto politico dirigente”, non appena conquista il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa del bene comune per occuparsi dei loschi affari della casta, o dei singoli individui. Questo stato di corruzione della politica, che non coincide con un’esperienza di autogoverno dei cittadini, ma risponde agli interessi egoistici e corporativi di una cerchia elitaria e circoscritta, è la causa principale che genera un sentimento di indifferenza e disaffezione dei cittadini verso la politica, cioè il governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi privati di pochi affaristi, nella misura in cui tali vicende sono recepite come estranee agli interessi della gente.
Pertanto, occorre rilanciare l’idea dell’autogestione e dell’autogoverno dei cittadini, sperimentando nelle comunità locali l’idea della politica come rifiuto radicale del potere scisso dalla collettività, come partecipazione diretta della popolazione ai processi decisionali, ai canali di controllo e gestione del bilancio economico comunale.
L’utopia della democrazia diretta non è solo possibile e praticabile localmente, ma è necessaria di fronte all’avvento di un fenomeno autoritario globale che minaccia quel poco di sovranità democratica vigente in alcuni Stati nazionali. I quali sono soppiantati da organismi economici sovranazionali che dirigono le dinamiche dell’economia e dei suoi assetti bancari e finanziari. Questo fenomeno di globo-colonizzazione ha favorito l’ascesa dei gruppi finanziari più forti e delle corporation multinazionali, con danni irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema produttivo, la cui condizione si fa sempre più precaria e ricattabile.

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