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lunedì 1 febbraio 2010

domenica 24 gennaio 2010

Rifondazione Circolo Vella Palermo: Attività legale gratuita

Il circolo Vella, di rifondazione comunista, apre lo sportello legale, tutti i venerdì dalle 15,30 alle 17,30. Fornisce pareri e consulenze legali per questioni penali e civili, rapporti con la pubblica amministrazione, locazioni, famiglia, diritti civili e di cittadinanza, minori. Consulenza professionale e gratuita, perchè la solidarietà è importante, va data e va usata.  Ricordiamo anche che tutti i martedì dalle ore 15,30 potrete fare la spesa a prezzo politico grazie al Gap del circolo Vella (gruppo d'acquisto popolare) Rifondazione comunista, Circolo F.Vella Via dei Credenzieri 11, Palermo


venerdì 22 gennaio 2010

LABORATORIO ZETA DI PALERMO SOTTO SGOMBERO. CENTINAIA DI DIMOSTRANTI FRONTEGGIANO REPARTI DI CELERE E CC. COMMENTO di PAOLO FERRERO .



RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.
Da: renato franzitta
Inviato: mer 20/01/2010 1.47
Oggetto: sgombero dello zlab
Palermo, 19/20 gennaio 2010
LABORATORIO ZETA DI PALERMO SOTTO SGOMBERO CENTINAIA DI DIMOSTRANTI FRONTEGGIANO REPARTI di Polizia e Carabinieri
Martedì 19 gennaio con un ingente spiegamento di carabinieri e polizia le forze della repressione di Stato hanno
sgomberato il LaboratorioZETA di Palermo.
Dalle prime ore del mattino si è formato un presidio resistente con la chiara intenzione a non abbandonare il centro sociale che da nove anni è il centro di aggregazione e di produzione politica e sociale di questa città.
Dal Laboratorio ZETA sono partite moltissime mobilitazioni, dalla cacciata del presidente mafioso della Regione Siciliana Totò Cuffaro a quelle di solidarietà per la Palestina, alle iniziative per i senzacasa, solo per citare le più recenti. Ma non solo mobilitazioni, anche teatro, doposcuola, accoglienza, contro-informazione.
Il Laboratorio dal 2003 è anche una struttura di accoglienza abitativa per sudanesi con asilo politico e umanitario.
Il Laboratorio ZETA è una esperienza importantissima per Palermo, avendo rappresentato una casa per i dissidenti, i migranti, gli asilanti, gli antagonisti.
In questi 9 anni il Laboratorio ZETA ha avuto un ruolo cruciale nella città di Palermo.
Lo sgombero violento del Laboratorio Zeta è iniziato stamattina . Numerosi poliziotti e carabinieri corredati di scudi,
manganelli, caschi ed armi, hanno buttato fuori dal centro gli occupanti e trentuno asilanti sudanesi che da anni trovano accoglienza nel centro sociale.
In modo violento il Laboratorio è stato invaso e sono state murate porte e finestre.
Più di duecento palermitani (tra cui diversi precari della scuola e i senzacasa occupanti di via Guzzetta) si sono radunati in via Boito per difendere ZetaLab, fin dalla mattina, e tre di loro sono saliti sul tetto dell’edificio.
Alle 18,30, le forze della repressione di stato, senza nessun motivo palese, hanno più volte caricato violentemente i manifestanti respingendoli con la forza fino a via Leonardo da Vinci.
Nel corso della carica i questurini hanno picchiato duramente, senza alcun motivo se non quello di sfogare la loro aggressività, ferendo alcuni attivisti: il più grave, un professore universitario attivo nel movimento non-violento, colpevole come tutti gli altri di trovarsi lì a dare solidarietà agli sgomberati, è stato colpito in faccia ed è stato
ricoverato con altri due manifestanti all’ospedale di Villa Sofia.
Tre manifestanti sono stati fermati e successivamente il fermo è stato trasformato in arresto. Il processo per direttissima è previsto per questa mattina.
Il presidio sta continuando per tutta la notte: i sudanesi hanno impiantato una tendopoli davanti al portone dello Zlab e
altre tende sono state montate dai compagni dello Zeta con l’intenzione di non andarsene e di continuare il presidio..
La mobilitazione continua, appuntamento oggi mercoledì 20 alle 16,00 in via Boito
x i cobas
renato franzitta
LABORATORIO ZETA DI PALERMO SOTTO SGOMBERO. CENTINAIA DI DIMOSTRANTI FRONTEGGIANO REPARTI DI CELERE E CC
Palermo, 19 gennaio 2010
Un ingente spiegamento di carabinieri e celere sta eseguendo lo sgombero del Laboratorio Sociale Occupato ZETA di Palermo. Dalle prime ore del mattino si è formato un presidio resistente di compagni e solidali intenzionati a non abbandonare il centro sociale. La mobilitazione sta crescendo e attualmente (ore 12.00) almeno 200 persone hanno raggiunto il presidio in via Arrigo Boito, 7. Dentro il centro sociale i carabinieri impediscono ai migranti (per lo più sudanesi), che fin dal 2003 abitano nella struttura, di uscire mentre ai giornalisti è impedito di entrare e filmare le azioni di sgombero. I compagni hanno già resistito ad una carica della celere che voleva creare un varco per far passare i mezzi per murare gli ingressi del centro sociale. La situazione è dunque molto tesa e si temono ulteriori prove di forza da parte della questura. Il Laboratorio ZETA è una esperienza importantissima per Palermo, avendo rappresentato una casa per tutti i dissidenti, sovversivi, clandestini, antagonisti che ne abbiano avuto esigenza. Dal Laboratorio ZETA sono partite moltissime mobilitazioni, dalla cacciata del presidente mafioso della Regione Siciliana Totò Cuffaro a quelle di solidarietà per la Palestina, solo per citare le più recenti. Ma non solo mobilitazioni, anche teatro, doposcuola, accoglienza, contro-informazione. In questi 9 anni il Laboratorio ZETA ha avuto un ruolo cruciale nella città di Palermo. Per questo resistiamo e non ci arrendiamo!
Compagne e compagni solidali con lo zeta
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precedenti comunicati dello zeta utili per un quadro completo della situazione
Oggi, mercoledì 22 aprile, è stata comunicata al Laboratorio Zeta una ingiunzione di sgombero.
Lo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) proprietario dell’immobile, nel 2002, mentre era in corso una vertenza da parte del Laboratorio Zeta (poi interrotta dallo stesso Istituto), emana un bando per l’assegnazione dei locali. Il bando viene vinto da tale Associazione Aspasia che, venendo a conoscenza dello stato di occupazione di via Boito 7, denuncia alla magistratura lo IACP. Pochi giorni fa è arrivato un provvedimento di condanna dello IACP, e l’ ingiunzione di sgombero. Le operazioni si sono conclusa con la presa d’atto dell’impossibilità a procedere. Lo IACP si è impegnato a convocare un tavolo con tutte le parti coinvolte. Lo sgombero è stato rinviato al 22 giugno.
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APRI il LINK: ZETALAB

venerdì 15 gennaio 2010

lo Sciopero totale, mille operai a Palermo. «Intervenga il governo»


Gli operai di Termini Imerese sono decisi: si deve ribaltare la decisione di Sergio Marchionne - ormai definitiva, dal punto di vista della Fiat - ed evitare la chiusura dell'impianto siciliano. Così ieri a Palermo è stata una giornata di passione, con uno sciopero totale e almeno mille tute blu in piazza. I lavoratori, secondo quanto ha riferito la Fiom Cgil, hanno disertato del tutto la fabbrica, e molti pullman sono partiti dal paese alla volta del capoluogo. Lì si è svolta una manifestazione di fronte a Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana. Nel pomeriggio il parlamento della regione si è riunito in seduta straordinaria, mentre Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto alle istituzioni locali di fare il massimo per difendere lo stabilimento e l'occupazione.
Come gli operai della Fiat, si sono fermati anche quelli che lavorano per l'indotto, ancora più inguaiati, almeno in termini numerici: circa due terzi delle tute blu occupate direttamente dalla casa madre sarebbero infatti avviabili alla pensione, sempre che venisse concessa una mobilità lunga (ma i governi in genere la concedono sempre alla Fiat); al contrario, nelle aziende dell'ndotto l'età e l'anzianità medie sono basse, e dunque i dipendenti di imprese come Lear Corporation, Bienne Sud, ex Ergom sono ancora più preoccupati da un'eventuale chiusura.
Il «principe» della Fiat, l'amministratore delegato Marchionne aveva ribadito ancora lunedì, da Detroit, che la decisione su Termini è ormai presa: beninteso, la Fiat non parla mai di «chiusura», ma di fine della produzione di auto a partire dal 2012. Ma i dipendenti e le popolazioni locali fanno 2+2: la cosiddetta «riconversione», a maggior ragione se devono essere coinvolti soggetti come la Regione e il governo che finora hanno abbastanza «latitato», appare sempre più come una comoda ma inafferrabile chimera.
Oggi le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm faranno il punto sulla situazione e decideranno lo sciopero generale del gruppo: la proposta della Fiom è di bloccare tutti gli stabilimenti Fiat per 8 ore, la Uilm aveva proposto di farne soltanto 2. La Fim Cisl ieri si è detta d'accordo sulla necessità di coinvolgere tutti gli stabilimenti Fiat del Paese. «Con Fim e Uilm decideremo in modo unitario iniziative nazionali contro il piano industriale della Fiat e la chiusura di Termini Imerese - spiega Enzo Masini, responsabile auto Fiom sul vertice sindacale previsto oggi - Quella di Termini non è una vertenza locale perché la fine della fabbrica siciliana avrà gravi ripercussioni per gli impianti di Cassino, Pomigliano, Mirafiori e per chi produce i motori». «Il piano di Marchionne ha un impatto generale sul gruppo - aggiunge Masini - dunque l'interesse a difendere le diverse fabbriche, a cominciare da Termini Imerese, deve essere generale».
La Fiom siciliana chiede di bloccare gli incentivi alla Fiat, nel caso che l'ad Marchionne non cambi idea rispetto a Termini: «Per scongiurare una scelta drammatica per migliaia di lavoratori - dice la segretaria Giovanna Marano - oggi chiediamo alla politica siciliana di assumere una posizione di intransigenza con il governo nazionale perché venga bloccato il provvedimento per la rottamazione. Davanti all'assenza di soluzioni per Termini Imerese non si può concedere alcuna forma di incentivo statale».
All'unanimità, centrodestra e centrosinistra all'Assemblea regionale, hanno approvato un ordine del giorno che impegna il presidente Raffaele Lombardo a chiedere al consiglio dei ministri di affrontare la vicenda: alla presenza del governatore, come impone l'articolo 21 dello Statuto autonomistico quando si tratta di discutere materie che riguardano l'isola. «Porrò la questione al Cdm come mi è stato chiesto», ha detto Lombardo. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, «il governo è chiamato a riprendere il filo della matassa in mano perché dobbiamo trovare una soluzione»; «molto pesanti» le parole di Marchionne.

 da il Manifesto via Essere Comunisti

mercoledì 13 gennaio 2010

Il Prc sulla Crisi SiciliFiat




l’AD della FIAT Marchionne, come da notizie di stampa, considera ormai chiuso il capitolo Termini Imerese e, secondo le logiche “normali” del capitalismo e “tipiche” delle multinazionali (vedi ALCOA), abbandona al proprio destino le maestranze dello stabilimento e dell’indotto.
Dimentica. l’Amministratore delegato che la FIAT  ha goduto di generosi sostegni statali ogni qual volta si è profilata una crisi del settore.  Aiuti forniti (ecoincentivi docent!) con i denari dei cittadini italiani  al solo scopo di mantenere inalterati i livelli occupazionali.
Il mantenimento di decorosi livelli occupazionali, infatti, è l’unica e fondamentale contropartita che viene chiesta alla FIAT, in adempimento di un fondamentale obbligo di solidarietà sociale, da cui non possono essere esentate le imprese (per quanto grandi e multinazionali siano).
La FIAT avrebbe il dovere di onorare quest’obbligo, come chiedono i lavoratori di Termini, di Pomigliano, di Melfi.
Ma, invece, è ormai  chiaro che la decisione della FIAT è irrevocabile. E’altrettanto evidente che il governo centrale non ha finora avuto la capacità di far desistere l’azienda da questo proposito. In conseguenza, si aprono prospettive inquietanti non solo per Termini ma anche per gli altri insediamenti industriali del gruppo torinese in Italia.
Il “pallino” è nelle mani del governo regionale che dovrebbe, per un istante, accantonare i bizantinismi e le fumose alchimie che hanno condotto la Sicilia a questo livello di degrado e cercare di dare concrete soluzioni a questo dramma che coinvolge migliaia di persone, lavoratori e famiglie.
La FIAT, del resto, lasciando Termini, commetterà un atto che potrebbe rivelarsi un boomerang sia dal punto di vista dell’immagine che da quello imprenditoriale.
Certamente non avrà nulla da guadagnare nella considerazione di quei consumatori italiani ancora affezionati al marchio dell’italiana FIAT.
Marchionne ha la testa a Detroit e pensa da manager internazionale. Ma la storia insegna che se un’impresa non mantiene un buon livello di penetrazione nel mercato domestico - specialmente nelle fasi basse del ciclo economico  - è destinata a subire pesanti contraccolpi.
E Marchionne è così sicuro che una fabbrica come quella di Termini, in mano ad un concorrente che abbia la capacità e la volontà di impostare la produzione su basi tecnologicamente più avanzate, non sia in grado di conquistare proprio quei segmenti di mercato (medio-piccolo) che la FIAT ha sempre dominato?
E’ giunto il momento per il governo regionale di intervenire con decisione investendo direttamente pubblici capitali nella fabbrica, cercando partnership qualificate in grado di apportare know-how avanzati e avviando un programma di sviluppo delle infrastrutture (in primo luogo il porto di Termini).
A questo punto i lavoratori devono pretendere dalle autorità di governo regionali e nazionali interventi decisivi per riscattare il loro futuro dall’ipoteca del precariato e dallo spettro della disoccupazione.
La drammatica vertenza della FIAT a cui adesso si è aggiunta quella ITALTEL, senza dimenticare l’altra non meno grave dei Cantieri Navali di Palermo (purtroppo non episodiche nel panorama industriale italiano) conferma la giustezza delle idee di chi crede in un diverso un modello di sviluppo che possa far transitare la società, il mondo del lavoro - oppresso dal ricatto del capitalismo e dalle incertezze causate dalle sue sempre più gravi e ormai strutturali crisi - a un sistema che sappia gestire le risorse umane, tecniche e naturali in maniera socialmente ed ecologicamente sostenibile. E questa è ormai una necessità avvertita a livello planetario.
Pertanto è giunta l’ora - in questa fase di transizione - di tornare a politiche economiche che sappiano conciliare - in un articolato programma di sviluppo - l’iniziativa privata con l’intervento pubblico a cui peraltro deve competere in via esclusiva la gestione dei settori strategici come  le infrastrutture e i servizi di pubblico interesse: trasporti, acqua, telecomunicazioni, energia.
Rifondazione Comunista è - e resterà - al fianco dei lavoratori della FIAT, dei Cantieri Navali e della ITALTEL sostenendone fino in fondo le  rivendicazioni.
Palermo 12-1-10

mercoledì 16 dicembre 2009

PRC-Palermo: “Palermo soffoca sotto piramidi di immondizie”



Pubblichiamo il comunicato stampa ricevuto dalla Federazione di Palermo del Partito della Rifondazione Comunista.

La città soffoca da giorni sotto piramidi di immondizie. La sede stradale di molte vie è quasi ostruita da migliaia di sacchetti e le auto faticano a superare queste barricate che, nelle notti palermitane, vengono sconsideratamente incendiate, liberando nell’aria un micidiale cocktail di vapori tossici.

I cittadini di Palermo vivono da anni una intollerabile situazione di degrado igienico-ambientale, ma questo non basta – a quanto pare – per attirare l’attenzione dei media nazionali che pur a Napoli hanno stigmatizzato, con abbondanza di particolari, le inefficienze della municipalità napoletana e del governo regionale campano.

Si tratterà certamente di distrazione. Ma è un fatto che le principali reti televisive nazionali e le maggiori testate giornalistiche abbiano lasciato intendere – lanciando un messaggio qualunquistico dagli effetti dirompenti – che la Sinistra è corrotta e incapace di governare.

A Palermo però – mutuando “a contrario” l’ottimismo del Candidevoltairiano – abbiamo raggiunto la ragionevole certezza che l’attuale giunta municipale (di destra) è la peggiore delle giunte possibili. Le nostre considerazioni poggiano su basi solide.

Infatti, in altre più felici parti d’Italia, le consorelle dell’AMIA si avvalgono di efficienti sistemi di raccolta differenziata, di smaltimento e riciclo, producendo (persino!) utili.

L’AMIA invece a causa delle passate pesanti ingerenze politiche – che hanno premiato le appartenenze più che la professionalità e la competenza – si ritrova oggi con un “buco” di bilancio di dimensioni impressionanti.

Non basterebbero a coprirlo nemmeno gli amorevoli soccorsi che il governo di destra ha pur concesso ad altre amministrazioni “amiche” (come quella di Catania). La vicenda AMIA approderà a gennaio in Tribunale.

I politici di destra, in cerca disperata di vie di scampo per sfuggire all’ira (silenziosa) dei cittadini e a quella (molto più minacciosa) delle maestranze dell’AMIA che vedono in pericolo il posto di lavoro, starebbero – a quanto pare – valutando la possibilità di privatizzare l’Azienda aggrappandosi al salvagente del decreto Ronchi-Berlusconi.

Gestire i servizi di igiene ambientale, in una regione meridionale e particolarmente in Sicilia, significa disporre di una visione politica, amministrativa e industriale in grado di contrastare efficacemente gli appetiti della mafia, di assicurare una gestione trasparente ed efficiente del servizio, che deve essere erogato al minor costo possibile ma in sostanziale equilibrio tra costi e ricavi. In soccorso a siffatta impostazione rilevano le moderne tecniche di raccolta e di riutilizzo dei rifiuti.

Orbene, questi risultati sono conseguibili solo se si mantiene l’attuale regime di partecipazione pubblica. La privatizzazione dei servizi non può prescindere – come l’esperienza insegna – dall’esasperata massimizzazione degli utili comprimendo i costi (in primo luogo quello di lavoro), aumentando le tariffe e tagliando quella parte di domanda “sociale” che proviene dai ceti meno abbienti.

Singolare è poi osservare che la mentalità corrente della classe politica dominante oscilla tra pubblico e privato seguendo non precisi indirizzi programmatici, economici e culturali, ma in base a considerazioni contingenti, alle pressioni del momento e all’invincibile volontà di restare attaccati alla poltrona occupata.

Il prezzo peraltro è sempre pagato dai cittadini, che per quanto riguarda l’ambiente, ne subiscono passivamente il degrado con costi finanziari e di qualità della vita non proporzionati e insostenibili.

La situazione disastrosa dell’AMIA deve essere affrontata non svendendo il pubblico patrimonio, ma elaborando un piano industriale di transizione per un progressivo ripianamento del debito, riorganizzando l’Azienda e adottando modelli produttivi virtuosi.

Deve di conseguenza essere impedita ogni futura intromissione politico-clientelare nella gestione e si deve acquisire – una volta per tutte – il principio che le aziende pubbliche o “partecipate” non possono essere fabbriche di consenso elettorale. Una azienda come l’AMIA – ben gestita – potrebbe addirittura permettere, in aggiunta a quelli attuali, la creazione di nuovi posti di lavoro.

La vicenda AMIA rafforza il convincimento che amministrare la cosa pubblica e i pubblici servizi richiede non soltanto competenze tecniche, a dispetto di ogni concezione neutralistica, ma anche una forte motivazione orientata a realizzare il bene della collettività superando gli interessi “di parte”.

È necessario l’avvento di una classe politica interamente nuova, culturalmente all’altezza dei compiti, eticamente matura, mossa da sincero spirito di servizio verso la comunità.

Possiamo oggi affermare orgogliosamente, a dispetto delle difficoltà, che tra le nostre file crescono e si alimentano i germogli del cambiamento! E questo ci dà enorme fiducia nel futuro.

Mario Guarino (segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Palermo)

lunedì 30 novembre 2009

Palermo: il Pd e Lombardo a che gioco giocano?


«Lombardo archivi il centrodestra e presenti una proposta politica credibile»: ecco le condizioni del Pd per sostenere un governo di programma. Le espone in una nota Giuseppe Lupo, il neosegretario del partito democratico: e sono le stesse parole che Lupo ha adottato venerdì sera nel corso dell´incontro con il governatore. Un faccia a faccia a sorpresa, quello di Palazzo dei Normanni, preceduto da una telefonata in cui Lombardo aveva detto al giovane leader del Pd di voler rendergli visita per gli auguri di rito. Il contatto ha mandato in subbuglio gli ambienti della maggioranza, anche per la dinamica della visita: Lombardo è sbucato all´Ars alle otto della sera, ha sbagliato destinazione e si è recato negli ex locali dei Ds, dove ha incontrato il capogruppo Antonello Cracolici. Insieme, i due sono andati da Lupo.


Il tour in assemblea non è passato inosservato: un deputato dell´Udc ha avvertito i vertici dello scudocrociato e del Pdl «lealista» che hanno subito additato la prova dell´inciucio. «Nessuno ha preso impegni», si è affrettato a precisare dopo l´incontro il governatore. E, in realtà, il Pd attende Lombardo in aula: non ha chiesto l´azzeramento della giunta (che, in forza della riforma amministrativa, scade comunque a fine dicembre) ma vuole ascoltare chiare parole di rottura nei confronti della maggioranza che l´ha sostenuto. E un segnale nitido quale la revoca delle deleghe ad Armao.


Intanto, il Pdl Sicilia benedice il tentativo di Lombardo di andare avanti sulla strada dell´annunciato «governo di programma» aperto a forze politiche e singoli deputati disponibili. È il capogruppo Giulia Adamo a incoraggiare il governatore: «Il momento impone scelte decise e coerenti anche attraverso l´ipotesi di una ulteriore scomposizione delle rappresentanze politiche in parlamento». Una posizione che rispecchia l´opinione di quanti, nel suo gruppo, si preparano a una maggioranza senza i «lealisti» e l´Udc. Carmelo Briguglio, deputato finiano, chiama i vertici nazionali del partito alle proprie responsabilità: «La mancanza di iniziativa del Pdl nazionale in Sicilia è molto grave e mina la credibilità e la capacità di rappresentanza in una grande regione».




Ma il coordinatore siciliano del Pdl, Giuseppe Castiglione, insiste: «Non siamo interessati a geometrie variabili né ad appelli a singoli deputati. Puntiamo alla formazione di un nuovo governo con la coalizione che ha vinto le elezioni e quindi con il ritorno in giunta dell´Udc».
Duro il segretario dello scudocrociato Saverio Romano: «Lombardo, piuttosto che fare il giro delle sette chiese per raccattare qualche deputato - ha detto ad Acireale - farebbe bene ad azzerare la giunta e ripristinare la coalizione che ha vinto le elezioni.


In caso contrario si vada alle urne». Lombardo dice: «Mercoledì mi rivolgerò all´aula e se ci saranno numeri e volontà si andrà avanti, altrimenti nessuno è inchiodato alla poltrona. Abbiamo un patto forte con il Pdl Sicilia e dialoghi aperti con i tradizionali alleati con cui il rapporto non è dei migliori. Allentando questo vincolo possiamo parlare con l´intera assemblea». Il governatore ha annunciato ieri pomeriggio che, nell´elaborare il programma, martedì incontrerà i segretari regionali dei sindacati. Una richiesta, in questo senso, gli era stata fatta in mattinata da Lupo. Un altro indizio?
(29 novembre 2009)

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