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domenica 4 aprile 2010

LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETA' ALL'AQUILA


Quando mi chiamano dal nazionale per dirmi se dovevamo dare una mano ero già in viaggio verso l'Aquila. Pensavo mentre ero in autostrada che potevamo prendere i prodotti dei generi di prima necessità che distribuivamo per i Gruppi di acquisto Popolari contro il carovita ed arrivare direttamente sul posto. Una cosa del genere l'avevo vista da piccolo quando ci fu il terremoto dell'Irpinia e la sezione del PCI passò dal mulino popolare del mio paese per caricare generi alimentari nei camion. Arrivato a Roma con altri compagni carichiamo una 4 fuochi su un furgone e partiamo per l'Aquila. Quando arriviamo a Centicolella parliamo con un rappresentante della protezione civile che ci dice di aspettare, non siamo accreditati nella struttura e quindi non potremmo dare una mano. Per qualche strano motivo dopo una notte passata in macchina ci viene detto di andare a Tempera. Nel giro di poche ore montiamo la cucina "Carlo Giuliani". Per una settimana forniamo cibo ininterrottamente a 1500 persone, cuciniamo anche la notte per dare un piatto di pasta ai pompieri che scavano tra le macerie. Gli unici sciacalli che vediamo sono i giornalisti che intervistano gente sotto shock, lacrime e nodi in gola, abbracci, caffè caldi, terra che trema. Chi è stato in quei giorni sul campo avrà il cuore tatuato a vita. In quei giorni non si guarda in faccia a nessuno, si fa solidarietà attiva, quando un furgone di Casa Pound entra nel nostro campo gli occhi che s'incrociano si abbassano presto da ambo le parti. Poi Rifondazione riesce a tirar fuori da sotto terra la sua parte migliore, arrivano compagni e compagne generose da tutta Italia, con i furgoni, con i soldi, con la militanza. Nel giro di una settimana tra lo stupore di tutti, con una logistica inesistente, utilizzando Facebook e cellulari riusciamo a fornire pasti anche in altri paesi dell'aquilano montando cucine o fornendo materiali. Tempera, Camarda, Aragno, Filetto, mentre passo per un campo sento un ragazzo della protezione civile che parlando con un'altro si dice preoccupato perchè ci stiamo “espandendo”. Arriva troppa roba, l'Italia è generosa in quei giorni, decidiamo di fare lo Spaccio popolare “Giuseppe Di Vittorio”, lo montiamo in una mattinanata, in quel tendone distribuiremo in qualche mese 200 camion e furgoni di generi alimentari e vestiti. Facciamo la Volante Rossa che rifornisce le case sparse dell'Aquila, portiamo cartoni di roba ad anziani che non vogliono lasciare la propria casa ed a tutti quelli non inseriti nei campi. Vediamo i funerali di stato in tv, le promesse sopra i morti di Berlusconi ci fanno capire che sull'Aquila si aprirà lo Show. La logica dell'emergenza pervade l'intervento, dopo pochi giorni dal sisma viene arrestata una badante rumena, accusata di sciacallaggio, processata per direttissima viene assolta, ma tanto basta per creare un clima di paura sociale, noi lo respiriamo insieme alla gente che ci chiede di fare le ronde. Per cominciare a chiudere i campi e difenderli dal nemico, come per i quartieri non c'è niente di meglio di qualche sciacallo virtuale in assenza di “stranieri”. All'Aquila si è acutizzata la logica dell'emergenza con la quale da venti anni governano il nostro paese, trasportando le questioni sociali in penali con la retorica dell'emergenza. Nelle nostre cucine non mettiamo i pass, nelle nostre cucine mangiano tutti/e, l'accaparramento se c'è si evita parlando con le persone, siamo dentro l'emergenza ma fuori dalla sua logica. Nello spaccio popolare mettiamo una frase di Marx “Da ciascuno secondo le sue capacità e a ognuno secondo i suoi bisogni” dal popolo per il popolo, nei campi dove siamo noi si fanno assemblee e si discute, negli altri non si danno nemmeno volantini. La diffidenza iniziale degli abitanti nei nostri confronti viene cancellata a piattate di pasta, la nostra cucina montata in una giornata dal “Fiorentini” che l'ha portata giù dalla festa di Liberazione della Toscana diventa la migliore dei campi, la chiameranno Grande Hotl San Biagio, in sette mesi nessuna dissenteria, due primi e due secondi, facciamo pure l'inchiesta tra gli abitanti per dire come si mangia. A San Biagio in Tempera quando ancora la protezione civile è indietro, oltre la cucina montiamo uno spaccio, un tendone sociale dove si terrà spesso la messa, alla fine riusciremo anche a costruire bagni personalizzati per vecchi e bambini, fino a portare i barbieri comunisti. Quando Berlusconi e Bertolaso decidono di fare il G8 all'Aquila ci prende un colpo. Dobbiamo gestire un campo mentre contestiamo i padroni della terra, non sarà semplice, ma alla fine nonostante una volta al giorno l'elicottero della Polizia ci gira sopra la testa facendoci tornare in mente Via Tolemaide va tutto liscio. A differenza di molte di quelle associazioni di promozione sociale che non erano né a contestare né a dare una mano effettiva noi abbiamo fatto l'opposto, dimostrando che si possono fare entrambi le cose. Gente strana i comunisti, merce rara in questi tempi di pentimenti e opportunismi, alle brigate della solidarietà attiva in 7 mesi arrivano persone di tutti i tipi, ultras e antifascisti senza bandiere, cattolici, anarchici... Se l'inverno spacca le ossa l'estate sotto le tende toglie il fiato, gli aquilani sono stati divisi, nessuno ha dato loro il tempo e i modi per capire cosa gli sarebbe capitato di lì a poco. Fin dall'inizio abbiamo detto che il progetto C.A.S.E era uno scempio, nessuno ci ha dato retta, manifestazioni sempre in pochi, sempre gli stessi. Se Berlusconi e Bertolaso hanno resposabilità oggettive non meno ne ha il sindaco della città Cialente ed il Vescovo. Invece di requisire le case hanno concordato con il gatto e la volpe la requisizione dell'anima della loro città, il resto è la logica conseguenza. Sarebbe bastato vedere l'esperienza dell'Umbria e del Friuli, si è voluto fare lo spot finito il quale si vede tutto un altro film. Oggi ad un'anno dal sisma, il popolo delle carriole sta riscoprendo sotto le macerie del centro storico l'anima sociale della città, continueremo a dare una mano. Oramai in fin dei conti siamo diventati tutti/e Aquilani.

Piobbichi Francesco

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sabato 16 gennaio 2010

APPELLO BRIGATA VOLONTARIA per HAITI


 
Solidarietà subito!

Non c'e un minuto da perdere!

La Brigata Volontaria ha attivato una serie di strumenti per raccogliere fondi e aiuti umanitari in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti:

Per sottoscrizione con bonifico bancario:

PROVIC ARCI ROMA PER HAITI

codice IBAN IT73 E031 2703 2010 0000 0001 049


per contatti e info mail brigatavolontariaroma@procivarci.it
 
Il sito della brigata volontaria:
 
 

giovedì 14 gennaio 2010

Un'aranciata vi seppellirà



Riceviamo e pubblichiamo- 

Di Francesco Piobbichi
Nella crisi le persone danno il peggio ed il meglio di sé. Chi ha avuto modo d'intervenire in questi mesi nelle situazioni di crisi si sarà accorto della difficoltà a sostenere le lotte, e di quanto queste siano attraversate da diffidenza, frammentazione, da forme di delega alla politica che sommergono la partecipazione ed il conflitto. Una poltiglia indistinta sulla quale i partiti parlamentari ci sommergono di dichiarazioni in cui spesso si perde il senso di chi sia l'avversario contro cui lottare.
Così la crisi non è data dalla modalità del sistema finanziario e produttivo ma diventa una sorta di temporale naturale, in cui i responsabili principali la fanno talmente franca da dirci quale nuvolone passerà e quale ombrello comperare per uscire di casa aspettando che questa passi.
Senza il vaccino della lotta di classe, senza un avversario con cui prendersela, il virus della guerra tra poveri diffuso in tv, muta nel si salvi chi può nel mare della disperazione. Così si sgomita tra lavoratori migranti ed autoctoni, tra chi ha il posto fisso e quello flessibile, tra chi è in Cig e chi lavora in nero, tra stabilimenti che si salvano e quelli che si chiudono. Una volta perso il lavoro poi, il meccanismo che si attiva non è quello della rivendicazione di un diritto negato, ma la vergogna vissuta solitariamente, il senso di colpa nel non aver sfruttato a pieno le possibilità che questo sistema offre, il tutto vissuto sempre più spesso come rivalsa tra singolo e datore di lavoro sul piano giuridico. Lo dimostra il fatto di quanti affidano il proprio destino ad un avvocato anziché ai sindacati: nella vicenda Eutelia ad esempio, i lavoratori che si sono affidati a singoli avvocati sono circa il 25 - 30%.
In poche parole, la dismissione del nostro apparato produttivo e la sua delocalizzazione in altri paesi spesso a favore di processi speculativi, la perdita di lavoro per centinaia di migliaia di lavoratori che ne deriva, la precarietà, l'evasione legalizzata, l'attacco di governo e Confindustria sui diritti del lavoro e sul contratto nazionale, non determinano di per sé un'aumento della lotta e della consapevolezza di quello che sta accadendo.
Da più parti ritorna l'appello alla responsabilità nazionale, alle riforme, come se l'evasore legalizzato che ha usufruito dello scudo fiscale per qualche centinaia di migliaia di euro condivida lo stesso destino del precario che porta a casa i 1000 euro tassati fino all'ultimo centesimo dell'ultimo stipendio.
I comunisti possono anche perdere le loro battaglie, ma due cose non devono mai fare, nascondere la verità e perdere la speranza. Pertanto se dobbiamo dire le cose come stanno, altrettanto dobbiamo dire che queste possono cambiare, e che è una nostra priorità assoluta la costruzione immediata, concreta, dell'uscita dal capitalismo in crisi attraverso una proposta concreta.

A questo popolo sconfitto insomma dobbiamo saper offrire un'alternativa complessiva che vada oltre la giustissima cacciata del governo Berlusconi, in questo senso condivido molto l'articolo di Brancaccio uscito recentemente su "Liberazione".
Se penso infatti ai lavoratori della Innse, dell'Eutelia, dell'Ispra, e dei tanti presidi, tetti, occupazioni, vedo che nel buio profondo di questa Italia sempre più Messico d'Europa per quanto riguarda i salari medi dei lavoratori dipendenti, c'è ancora una dignità, voglia di partecipazione e lotta, voglia di ricostruire un punto di vista differente dall'ottimismo retorico dei media di regime che raccontano un altro paese da quello reale. Del resto anche il lavoro che stiamo facendo con l'aggregatore delle notizie sulla crisi (www.controlacrisi.org) va in questa direzione.
In questi mesi siamo stati dentro a moltissime lotte e vertenze, organizzando banchi alimentari, casse di resistenza, borse della solidarietà, cucine nei presidi in lotta, lo abbiamo fatto incontrando di fatto un processo materiale di resistenza sociale che si muove a macchia di leopardo rispetto ai morsi della crisi, un processo fatto da chi purtroppo la crisi non l'ha provocata ma la sta pagando.

L'ultima di queste nostre esperienze di solidarietà che ci ha permesso d'incontrare queste vertenze è quella di Arancia Metalmeccanica, ovvero la vendita di arance di qualità acquistate in Sicilia a sostegno delle casse di resistenza delle realtà in lotta. Ritengo che questa esperienza debba essere rilanciata come campagna nazionale con un'obbiettivo semplice, dare vitamina alla lotta di classe, ricostruire un punto di vista critico, identificare il nostro avversario nel senso comune. Tutto questo facendo sì che ad animare questo processo non sia soltanto il nostro partito ma il protagonismo e l'autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici in lotta, e l'adesione di intellettuali che ci possono dare una mano nel percorso avviato. Occorre pertanto, partendo proprio da questo elemento che il supporto che stiamo dando per la costruzione della casse di resistenza sia vissuto come un elemento di partecipazione di tutto il territorio e di discussione pubblica rispetto alla fase che la crisi ha aperto.
L'organizzazione delle casse di resistenza stesse, una loro federazione su base territoriale simile alle prime camere del lavoro, che davano sostegno diretto alle leghe operaie nei primi del 900, può alludere ad un processo di ricomposizione dei lavoratori che il neoliberismo ha frammentato in questi anni, una sperimentazione sulla quale sarebbe utile investire anche in termini teorici oltre che pratici. Sarà un lavoro lungo, ma non solo dobbiamo rompere la sfiducia che in molti hanno nell'investire la propria energia nelle forme dell'agire collettivo, non solo dobbiamo far capire che la solidarietà quando ti licenziano è molto più concreta della solitudine, ma soprattutto dobbiamo evitare che le lotte, anche dal punto di vista simbolico siano "confinate" nelle zone industriali delle città e separate da esse.
In poche parole penso che noi le lotte le dobbiamo portare al centro del dibattito fisicamente oltre che teoricamente: fare un banchetto nella piazza principale della città a sostegno di una vertenza, vuol dire dare ad essa visibilità e pieno riconoscimento nello spazio pubblico, vuol dire ri-costruire la comunità del lavoro e della solidarietà contro la comunità dell'egoismo e del privilegio.
Fino ad ora pensiamo di aver distribuito a sostegno delle lotte circa 30mila kg di arance solidali, poche o tante che siano sono qualcosa di tangibile. Da qui all'estate l'obiettivo che vogliamo darci è di portare in ogni vertenza questa modalità di solidarietà attiva. A tutti quelli che dopo aver provocato la crisi vogliono anche farcela pagare, lo diciamo forte e chiaro: sarà un'aranciata che vi seppellirà!


domenica 20 dicembre 2009

Le Brigate di solidarietà: la struttura e le campagne



Riceviamo e pubblichiamo:
Oggi 19 dicembre 2009, l’assemblea degli attivisti e delle attiviste della Brigata della Solidarietà Attiva, ha deciso la costituzione associativa della struttura, che si articolerà in tutta Italia in maniera non gerarchica,con base territoriale. La BSA si svilupperà a rete, con un coordinamento centrale che avrà il solo compito di mettere in comune le pratiche e le campagne. Esse si struttureranno a rete sia come associazioni riconosciute giuridicamente che come gruppi informali in sinergia tra loro.
In questa fase di costruzione delle BSA, l’assemblea ha deciso la costituzione di un sito web e di tre gruppi di lavoro, sullo statuto, sulle campagne, sull’approfondimento della “deriva” aziendalista della protezione civile in S.P.A, criticata in maniera radicale da tutte le realtà presenti, anche in rapporto all’uso strumentale che sta facendo questo governo dell’emergenze ambientali per la costruzione di una forma di neopopulismo anticostituzionale.
Le campagne sulle quali saranno attivate le BSA nei prossimi mesi saranno;
• Il sostegno attivo alle lotte e alle rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici, attraverso il sostegno delle casse di resistenza con la vendita delle arance come prevede la campagna Arancia Metalmeccanica, e il supporto attivo con tutte le nostre cucine e strutture ai presidi ed alle occupazioni.
• La futura partecipazione delle BSA alla campagna di sensibilizzazione della questione palestinese portata avanti da alcune associazioni con le quali stiamo sviluppando un progetto comune per la prossima primavera.
• La costruzione di un progetto d’intervento - ricerca contro il lavoro nero in Puglia per la prossima estate, per dare visibilità e voce ai lavoratori migranti attraverso la costruzione di cucine da campo ed iniziative di sensibilizzazione sul tema.

La prima assemblea delle Brigate della Solidarietà Attiva.
Chieti, 19 dicenbre 2009

LA SOLIDARIETA’ E’ LA NOSTRA BANDIERA,
AVANTI BRIGATE!


lunedì 16 novembre 2009

Documento approvato all' unanimità dall' Assemblea delle Brigate della Toscana il 15.11.2009



Di Jan Vecoli -

- Brigata di Solidarietà Attiva Toscana -


“La gentilezza a parole crea confidenza,
La gentilezza nei pensieri crea profondità,
La gentilezza nel dare crea amore.”
Mao Tse -Tung



Noi siamo la Brigata e ci portiamo dentro un bagaglio di esperienza e sensazioni importante, con tutto quello che l’agire pratico ci ha fatto provare a livello di emozioni nella solidarietà in chi, come noi, ha deciso di intraprendere questo viaggio in Abruzzo iniziato grazie alla disponibilità di Rifondazione Comunista e della grande mobilitazione di tutte le Federazioni del Partito d’Italia, già dal 7 Aprile. Perché tutto parte da lì, e da lì abbiamo cominciato a fare un’analisi sulla possibilità di essere ancora uniti e condividere non solo un’esperienza contingente ma anche e soprattutto non sprecare le forme di aiuto che abbiamo messo in atto condividendo un ideale di vero mutualismo, con un “fare”che permetta di ricominciare a far politica dal basso e di sostenere le lotte.In basso a sinistra.
Si tratta in pratica di non disperdere quell’immenso patrimonio umano ed organizzativo messo in piedi per la gestione delle attività abruzzesi ed andare verso la creazione di una rete che permetta di condividere, conoscere e far crescere le realtà territoriali di mutua assistenza (e non solo) che nasceranno sui territori.
Si tratta di far sì che le giornate di oggi e di domani, con assemblee che si svolgono in tutta Italia, siano un punto di partenza.
E’ su questa onda che abbiamo ragionato e riflettuto su quello che possiamo fare e quali possano essere i nostri obiettivi, e le domande che ci siamo posti in primis sono chiare e semplici:

CHI? COME? DOVE e PERCHE’?

CHI

La Brigata di Solidarietà Attiva Toscana, le persone che hanno contribuito in maniera diretta ed indiretta all’esperienza vissuta in Abruzzo, coloro che intendono sostenere tale linea di pensiero e abbiano voglia di crescere e condividere idee ed esperienze con noi. Il principale modo per andare in una direzione comune è non disperderci, restare in contatto e per questo avere una coordinazione, aperta e democratica al fine di uniformare le azioni e le questioni che porremmo in essere.

COME

Sviluppare il nostro pensiero di come poter andare nella direzione di un cambiamento della società in cui viviamo è l’obiettivo fondamentale che ci poniamo.
Crediamo che, oltre agli aiuti e alla solidarietà che facciamo e creiamo, sia indispensabile lavorare ed agire bene sui nostri territori, e per farlo è necessario costituirsi in un collettivo organizzato che basi le proprie fondamenta nel concetto del mutuo aiuto.
Non intendiamo fare un partito, abbiamo intenzione di scardinare i meccanismi che condizionano il mercato e il pubblico servizio, in un’ottica scevra dal concetto del profitto.
Questo vuol essere un chiaro messaggio di estrema autonomia organizzativa e statuaria che ci permetterà di mantenere una libertà politico - culturale ed organizzativa che vada al di sopra di ogni tipo di personalismo.
La finalità ultima è quella di riunire tutte le piccole e grandi realtà presenti sul territorio regionale e di indirizzarci unitamente con strategie comuni per affrontare problemi reali (ad esempio: i GAP, e la loro utilità contro i prezzi non calmierati. Sarà giusto incentivare, aiutare e sostenere coloro che intendono istituire un GAP).
Ciò che possiamo fare sta nel promuovere, condividere, integrare, sostenere e quindi aumentare i punti sociali direttamente operativi con la popolazione abitante attraverso la creazione di:

· scuole popolari,
· palestre popolari,
· Gap,
· librerie,
· circoli ricreativi,
· web radio e tv,
· bocciofile,
· reclutamento professionisti (medici, avvocati,..),
· sostegno concreto al conflitto sociale (cominciano ad essere numerose le esperienze di appoggio logistico alle occupazioni delle fabbriche, con la creazione di cucine e dormitori autogestiti dagli stessi operai ma sostenuti dalle strutture e da* compagn*)
· tutto quello che sia utile per creare autorganizzazione popolare.

Questo non escluderà la possibilità di fare azioni di protezione civile (così come in Abruzzo), organizzare cene sociali, creare luoghi e spazi importanti e sempre più presenti.


DOVE

Ovunque ci siano le condizioni per creare un’esperienza politica di mutua assistenza e di cambiamento dello stato di cose esistente.
Riguardo alla sede regionale, la brigata 2 Maggio 1920 – Viareggio dispone di locali utilizzabili a tale scopo.

PERCHE’

Fino a quando le strategie dei partiti ruoteranno sempre e solo intorno al voto senza poi agire in modo tale da cambiare lo stato di cose, crediamo che sia abbastanza difficile dare un segnale di diversità e una minima speranza.
Questo vuol essere un modo per fare politica magari da aggiustare, migliorare o accrescere, ma pur sempre una voglia di ricominciare, non solo attorno a un tavolo, ma sulla e per la “strada”.
Ovviamente l’obiettivo deve essere quello di ampliare la creazione di nuove esperienze sui territori, facendo politica nel senso più nobile del termine e creando i presupposti affinché mettendo a disposizione un modello, si arrivi alla creazione di realtà auto organizzate che operino nei territori, nei luoghi di lavoro, e anche , perché no, nei luoghi di svago e di aggregazione.
La messa in rete delle esperienze che vengono fatte sui territori è l’unico modo di monitorare l’azione, confrontare le attività e valutarne i risultati.

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