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mercoledì 17 marzo 2010

Polemica Olivieri (Prc) attacca Casini


Liguria. Scintille tra alleati alle prossime elezioni regionali. Il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Sergio Olivieri, attacca infatti il leader dell’Udc.
“Questa mattina, mentre l’onorevole Casini era in Liguria per la campagna elettorale, alla Camera si è votato sulla pregiudiziale di costituzionalità del decreto salva liste promosso dal Governo Berlusconi. Il provvedimento è stato respinto con 13 voti di differenza” tuona il numero uno del Prc ligure, sottolineando poi: “Se Casini, il segretario Cesa ed altri quindici deputati dell”Udc fossero stati presenti, il Governo sarebbe stato sonoramente battuto”.
“Casini – prosegue ancora Olivieri – sarebbe stato coerente con quello che dice, visto che non fa altro che ripetere che l’opposizione si fa in parlamento e non nelle piazze. Insomma, un’occasione perduta. E Silvio ringrazia”.


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domenica 20 dicembre 2009

Casini tende la mano al Cavaliere: sì al legittimo impedimento








Roma, 19 dicembre 2009 - Pier Ferdinando Casini parte all'attacco della Lega, ma nel contempo offre la mano a Berlusconi sulle riforme. “Abbiamo visto con preoccupazione il metodo di governo di questo anno e mezzo, imperniato sull’amplificazione delle paure - dice il leader Udc all’Assemblea nazionale delle regioni - E’ stato instillato veleno nella società, lo dico con fraternità a Berlusconi: non pensa che anche questa modalità di amplificare le tensioni sud-nord, italiano-extracomunitario, cioè il tentativo sempre e comunque di lacerare il paese e non guidarlo con la serenità necessaria non abbia finito per amplificare anche quel dissennato e vergognoso episodio che ha colpito lui stesso?”.

“L’odio genera altro odio - ha aggiunto - dal male può nascere la consapevolezza ma quando si costruisce sul male inevitabilmente si produce altro male: abbiamo sentito per troppo tempo il linguaggio delle divisioni del paese”. “Abbiamo sentito per troppo tempo - ha detto Casini - il linguaggio delle divisioni del paese: parole come ronde, medici spia, white christams, caccia all’extracomunitario, insulti a Tettamanzi, i 100mila fucili padani di Bossi: questo fa parte dell’armamentario ideologico del passato che genera odio e dà alibi a chi vuole seminare odio”.

“Il nostro - ha proseguito - è un partito che non ha mai confuso l’avversario politico col nemico. C’è troppo veleno da parte della classe dirigente che guida il paese”. Per Casini Berlusconi deve inaugurare una stagione che “non preveda la distribuzione di odio, l’accanimento contro gli avversari ma una fase contrassegnata dal rispetto reciproco. Sta a lui scegliere quale strada vorrà intraprendere: noi non siamo esperti di ammucchiate, siamo gli unici che non hanno esperienze di ammucchiate perché siamo gli unici che sono stati all’opposizione sia con Prodi che con Berlusconi. Le spallate non servono, le scorciatoie nemmeno, noi lavoriamo per una democrazia normale, vogliamo a fine legislatura chiedere a Berlusconi cosa che avrà realizzato”.

D’ALEMA HA RAGIONE: TORNARE A COMPROMESSI
Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, condivide la posizione di Massimo D’Alema sulla necessità in alcuni momenti di realizzare degli “inciuci” in politica, in particolare, secondo l’ex presidente della Camera, sul tema della giustizia: “Vorremmo che la tematica del disarmo sulla giustizia non fosse affidata agli avvocati di Berlusconi perché il Parlamento non è la sede dello scontro tra magistrati e avvocati di Berlusconi ma è una sede politica, e in politica, ha ragione D’Alema, a volte bisogna tornare a qualche compromesso”.

In questo senso Casini
ha rivendicato la decisione dell’Udc di contribuire alla stesura di un testo sul legittimo impedimento che salvi il premier dai processi: “La sinistra non può fare finta di essere Alice nel paese delle meraviglie: il problema giudiziario di Berlusconi non può essere derubricato a un suo problema privato. Non è facile per una forza di opposizione come noi che contrasta Berlusconi proporre una legge che finisce per essere una legge per lui: ma siamo fieri di averlo fatto, i sacrifici sono grandi investimenti per il futuro”.

Tuttavia, Casini ribadisce
che l’Udc è disposta a votare il legittimo impedimento “solo se il governo spazzerà via le norme vegogna sul processo breve: saranno loro a decidere cosa fare, il nostro voto c’è perché vogliamo svelenire il clima, se vogliono parte dei voti dell’opposizione, spazzino via il processo breve”.

NON SVENDIAMO IL NORD ALLA LEGA
“La Lega è una presenza ingombrante: noi non staremo in coalizioni con la Lega, noi non svendiamo il Nord alla Lega per l’ignavia del Pdl”. Lo ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, dal palco dell’Assemblea nazionale delle Regioni. “Non accettiamo la decapitazione di Galan e del prefetto di Venezia”, ha aggiunto.

GRANDI RIFORME O ALTRO ODIO
  “La strada di questa legislatura è tracciata: o si fanno grandi riforme o restiamo in questo clima da grande galleggiamento. E questo galleggiamento porterà con sé un bagaglio di odio e rancore - continua Casini - Basta con la caccia alle streghe e ai colpevoli - ha aggiunto - ciascuno tolga le ali ai propri falchi, ce ne sono tanti in giro, non solo rappresentato dall’odio fazioso del dipietrismo, ma anche dall’odio militante di tanti squadristi giornalistici”.

DI PIETRO: CONTENTO CHE CASINI CONDIVIDA MIA ANALISI

  “L’analisi del giorno dopo è quella dell’ipocrisia e del finto perbenismo - è pronto a sottolineare Antonio Di Pietro - Questo vale sia per le affermazioni fatte oggi da Casini, sia per quelle rilasciate nei giorni scorsi da Bindi. Stupisce che, quando sono io a dire che le politiche del governo Berlusconi hanno creato un clima di forte tensione sociale, i soloni della politica gridino allo scandalo, additandomi come mandante morale, invece, quando lo dicono gli altri va bene e non desta scalpore”. Secondo il leader Idv secondo “è la fiera dell’ipocrisia alla quale l’Italia dei Valori è totalmente estranea. Sono comunque contento che Casini condivida la mia analisi”

domenica 22 novembre 2009

Regionali, Toscana - Casini: "Mai con Rifondazione"


"A volte e' meglio soli che male accompagnati. In Toscana vi e' una matrice ideologica forte dell'estrema sinistra. Per noi Rifondazione Comunista e' antitetica a cio' che rappresentiamo in questa regione". Lo ha detto il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, parlando con i giornalisti a margine degli stati generali del Centro, inaugurati a Firenze. "Ogni regione - ha proseguito Casini - ha la sua specificita' e qui in Toscana c'e' un'incompatibilita' ideologica radicale con rifondazione".

lunedì 9 novembre 2009

Nuovo Centro: Veltroni al gruppo misto?

da aprileonline.info di Ida Rotano |    La corsa al centro sconquassa il partito democratico ma anche l'Udc. Da quando Rutelli ha lanciato il suo "manifesto per il buongoverno" non v'è giorno che passi senza la conta di chi salpa verso un nuovo lido: il gruppo misto della camera, improvvisamente sotto i riflettori. Oggi è stata la volta di Bruno Tabacci (Udc) e Gianni Vernetti (Pd). Ma si fa anche il nome di Veltroni




E già, perché proprio da questo spicchio di parlamento ci si appresta a scardinare definitivamente il bipartitismo per dar vita ad un nuovo raggruppamento politico. Un partito con l'ambizione di diventare l'ago della bilancia nel futuro politico del paese. Così, oggi è stata la volta di Bruno Tabacci: apprezzato anche dalla sinistra per il suo senso dello stato e delle istituzioni e, soprattutto, per le prese di distanza irrevocabili dalla politica del Pdl. Nel suo blog, l'ex esponente dell'Udc spiega che la sua scelta nasce dal fatto che Casini si "è riavvicinato a Berlusconi" , un "riavvicinamento tattico e non strategico", ma che configge con chi, come lui stesso scrive, con Arcore non intende avere "nulla a che fare". Il sogno di Tabacci è quello di dar vita ad "un centro distante e alternativo al populismo del Cavaliere e della Lega". 
In un'intervista al Corsera, Tabacci rimprovera a Casini di aver "tergiversato" mentre era all'opposizione invece di "accelerare la costruzione di un nuovo partito superando l'Udc e gli sforzi sia pure apprezzabili per la costituente di centro" ma non escludere di poter più avanti trovare un punto d'incontro con il leader dell'Udc anche perché si dice che convinto che Casini "ad Arcore non caverà un ragno dal buco".
Tabacci ha poi definito "ineccepibile la scelta di Rutelli" di lasciare il Pd dopo la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie di ottobre. Nel gruppo misto chiederà l'iscrizione "incrociando alcuni colleghi che sono già là: penso a Giuseppe Giulietti (eletto nelle fila dell'IdV e portavoce dell'Associazione Articolo 21), e alle rappresentanze regionali, come quelle di Raffaele Lombardo" ha detto l'esponente di centro che sottolinea: "A giorni si vedrà lo spazio per un'iniziativa politica e parlamentare adeguata, con Rutelli e Dellai, la cui traccia potrebbe essere il Manifesto per il cambiamento ed il buongoverno sottoscritto nei giorni scorsi".


Nel versante democratico si registra oggi l'abbandono di Gianni Vernetti, parlamentare che ha mantenuto i rapporti con i Democratici americani e con il Congresso del Parlamento Indiano, considerato vicino al senatore Achille Serra, ex prefetto della capitale. 
"Credo che il Partito Democratico sia qualcosa di molto diverso da ciò che avevamo pensato. I 4 milioni di voti persi fra il 2008 e il 2009 sono stati il primo campanello d'allarme, peraltro ampiamente sottovalutato" - spiega Vernetti in una nota diramata alla stampa -. "Oggi il PD occupa uno spazio politico angusto, raccoglie non più di un quarto del voto degli italiani e non riesce ad essere convincente per settori enormi della nostra società: giovani, lavoro autonomo, piccola e media impresa, commercio e artigianato, partite IVA, ceti urbani produttivi. Il voto della Margherita è praticamente sfumato. In più, non ha uno schema credibile di alleanze".
"Alla luce di ciò è sempre più urgente tentare, dunque, di costruire una nuova offerta politica innovativa in grado di recuperare tutti i voti persi che furono della Margherita e anche molto di più- sottolinea il deputato -. C'è un grande disagio in entrambe le coalizioni e credo che i tempi siano maturi per riprendere un cammino innovativo, lavorando assiduamente per costruire un bipolarismo più maturo ed europeo di quello odierno. C'è molto da fare per affermare nella politica italiana i valori e le idee democratiche e liberali che hanno ispirato la mia azione in questi anni".


Ma a far discutere è un altro nome eccellente: circola da qualche tempo, ma è la Velina rossa di Pasquale Laurito a metterlo nero su bianco: Walter Veltroni sarebbe in procinto di dire addio al Partito democratico. 
"E' vero che si è cercato di salvare la coesione e di non provocare eventuali scissioni - scrive Laurito - perciò bisogna prendere subito atto che l'onorevole Rutelli ha comunque aperto questa breccia nelle mura del Pd e insistentemente si mormora a Montecitorio che questa strada sarà seguita dall'onorevole Veltroni, se non prima, al massimo dopo le elezioni regionali".
Laurito osserva che una tale eventuale scelta dimostrerebbe "incoerenza" da parte dell'ex sindaco di Roma e inoltre "di fronte all'opinione pubblica sarebbe una ripicca, e quando si scelgono queste strade gli uomini politici rimangono sempre soli, andando incontro a disistima da parte dell'opinione pubblica".

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