Bologna, Brescia, Asti. L’emergenza abitativa, ormai, colpisce ovunque. Nelle ultime ore, in queste tre città si è assistito a una dura protesta contro enti locali e governi da parte di sindacati e attivisti. A Bologna, da sei giorni, è stata allestita una tendopoli sotto la sede del Comune, in piazza Liber Paradisus, dove, ogni notte, trovano rifugio decine di nuclei familiari sfrattati o senza casa. Il tutto, nell’indifferenza più totale di istituzioni ed organi di stampa. Per questo, «dopo l’ennesima giornata trascorsa senza nemmeno un giornalista a fare il proprio dovere di cronaca» spiega Lidia Triossi, di Asia Rdb, è stata organizzata una conferenza stampa sotto la sede della Rai di Bologna durante la quale è stato spiegato ai (pochi) giornalisti accorsi che «di fronte a centinaia di famiglie di lavoratori entrati in emergenza abitativa a causa della crisi, le amministrazioni comunali e regionali non stanno intervenendo». Ieri mattina, invece, a Brescia la Camera del Lavoro e il Sunia hanno suonato l’allarme sfratti per morosità. Lo hanno fatto nel corso dell’incontro con il prefetto Narcisa Brassesco Pace durante il quale Ida Arici, segretaria della Camera del Lavoro,e Adriano Papa del Sunia hanno illustrato al responsabile della sicurezza di Brescia la drammatica situazione degli sfratti dovuta al mancato pagamento del canone di affitto. Nel bresciano, i dati parlano di 1275 famiglie sfrattate nel 2008, delle quali 1191 per morosità. Un dato, questo, in crescita del 20% rispetto al 2007 e del 50% al 2006. Nel 2009 i dati non ancora definitivi parlano di un costante incremento degli sfratti: nella sola Brescia, le famiglie buttate fuori casa sono state ben 565 sui 1400 totali di tutta la Provincia. «E in questi primi mesi del 2010» spiega Adriano Papa «la situazione sta ulteriormente peggiorando: da gennaio a marzo le udienze di sfratto sono state 767». Per questo «è necessario» propone Ida Arici «istituire presso la Prefettura un tavolo-osservatorio intorno al quale riunire i principali comuni coinvolti e le parti sociali». Infine, Asti: sabato scorso oltre trecento persone, organizzate dal Coordinamento cittadino di lotta per la casa, hanno manifestato per le vie del comune piemontese per denunciare come in una città di circa 70mila abitanti sono oltre 600 le famiglie in attesa di un alloggio e 40 i nuclei sotto sfratto. Un’iniziativa per chiedere «al Comune e alla Regione» spiegano dal Coordinamento «di reperire gli alloggi necessari per affrontare questa emergenza visto che la causa del problema abitativo di queste famiglie è dovuto alla perdita del posto di lavoro e alla cassa integrazione».
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martedì 13 aprile 2010
domenica 21 marzo 2010
Castelfranco: requisire gli appartamenti tenuti sfitti da troppi anni? Si può fare
| Di: | Alessandro Squizzato |
|---|
Da http://castelfrancoasinistra.wordpress.com/
Tra le nostre proposte per queste elezioni comunali una suona particolarmente forte: la requisizione degli appartamenti sfitti da troppi anni e il loro utilizzo da parte del comune ad affitti popolari.
Estremisti? Pericolosi bolscevichi? Non direi proprio, visto chi ci ha preceduto.
Partiamo dai fatti: a Castelfranco il costo medio dell'affitto e della casa sono altissimi e da tempo molti giovani fuggono dalla città natale per rifugiarsi nei comuni vicini.
Questo produce un fenomeno che a Castelfranco va avanti da molti anni ed è l'altissima concentrazione di appartamenti tenuti sfitti, difficili da quantificare ma che sono sicuramente superiori al migliaio.
Perché il costo della casa, nonostante ci sia richiesta e a maggior ragione durante un peridodo di forte crisi economica, non si abbassa?
La casistica dice che in Italia spesso gli appartamenti tenuti sfitti da troppi anni senza alcun intervento nascondono speculazioni edilizie o puro e semplice congelamento di capitali. Una attività che danneggia tutta la città quando comporta lo svuotamento da parte dei giovani e l'alterazione dei prezzi di mercato.
Il fatto è che Castelfranco ha bisogno di case a basso prezzo oltre alle tradizionali case popolari: alloggi che dei giovani (e non solo i giovani) che devono affrontare il mercato del lavoro di oggi, con bassi salari e precarietà, possano permettersi. Questa situazione sta danneggiando tutti noi.
Requisire gli appartamenti sfitti non significa per forza "esproprio" ma semplicemente sbloccarli e destinarli all'uso sociale.
Impossibile? Assolutamente no, anzi già fatto da altre amministrazioni.
Il caso più significativo è quello del X Municipio di Roma, in cui nel 2006 il presidente Sandro Medici aveva requisito 15 appartamenti sfitti per assegnarlo a delle famiglie senza casa, oltretutto durante una "emergenza sfratti".
Un provvedimento che aveva procurato non poche ire, fino ad essere portato in tribunale.
Ebbene nel settembre 2007 la Cassazione ha sentneziato: le amministrazioni locali hanno la piena legittimità di requisire le case sfitte (qui un articolo in merito).
Tra i precedenti "illustri" ecco la sorpresa, il sindaco di Firenze democristiano (di ferro) Giorgio La Pira negli anni '60 affrontò la cosa in modo anche più deciso, requisendo numerosi appartamenti di privati per darli a famiglie sfrattate.
A Castelfranco l'emergenza casa esiste, sta causando problemi a tutta la crescita della città e il rapporto oscuro tra cementificazione selvaggia e crescita-zero (e anzi diminuzione) dei cittadini è una questione che non si può lasciare inevasa: abbiamo bisogno di questo provvedimento.
Alessandro Squizzato
Tra le nostre proposte per queste elezioni comunali una suona particolarmente forte: la requisizione degli appartamenti sfitti da troppi anni e il loro utilizzo da parte del comune ad affitti popolari.
Estremisti? Pericolosi bolscevichi? Non direi proprio, visto chi ci ha preceduto.
Partiamo dai fatti: a Castelfranco il costo medio dell'affitto e della casa sono altissimi e da tempo molti giovani fuggono dalla città natale per rifugiarsi nei comuni vicini.
Questo produce un fenomeno che a Castelfranco va avanti da molti anni ed è l'altissima concentrazione di appartamenti tenuti sfitti, difficili da quantificare ma che sono sicuramente superiori al migliaio.
Perché il costo della casa, nonostante ci sia richiesta e a maggior ragione durante un peridodo di forte crisi economica, non si abbassa?
La casistica dice che in Italia spesso gli appartamenti tenuti sfitti da troppi anni senza alcun intervento nascondono speculazioni edilizie o puro e semplice congelamento di capitali. Una attività che danneggia tutta la città quando comporta lo svuotamento da parte dei giovani e l'alterazione dei prezzi di mercato.
Il fatto è che Castelfranco ha bisogno di case a basso prezzo oltre alle tradizionali case popolari: alloggi che dei giovani (e non solo i giovani) che devono affrontare il mercato del lavoro di oggi, con bassi salari e precarietà, possano permettersi. Questa situazione sta danneggiando tutti noi.
Requisire gli appartamenti sfitti non significa per forza "esproprio" ma semplicemente sbloccarli e destinarli all'uso sociale.
Impossibile? Assolutamente no, anzi già fatto da altre amministrazioni.
Il caso più significativo è quello del X Municipio di Roma, in cui nel 2006 il presidente Sandro Medici aveva requisito 15 appartamenti sfitti per assegnarlo a delle famiglie senza casa, oltretutto durante una "emergenza sfratti".
Un provvedimento che aveva procurato non poche ire, fino ad essere portato in tribunale.
Ebbene nel settembre 2007 la Cassazione ha sentneziato: le amministrazioni locali hanno la piena legittimità di requisire le case sfitte (qui un articolo in merito).
Tra i precedenti "illustri" ecco la sorpresa, il sindaco di Firenze democristiano (di ferro) Giorgio La Pira negli anni '60 affrontò la cosa in modo anche più deciso, requisendo numerosi appartamenti di privati per darli a famiglie sfrattate.
A Castelfranco l'emergenza casa esiste, sta causando problemi a tutta la crescita della città e il rapporto oscuro tra cementificazione selvaggia e crescita-zero (e anzi diminuzione) dei cittadini è una questione che non si può lasciare inevasa: abbiamo bisogno di questo provvedimento.
Alessandro Squizzato
mercoledì 24 febbraio 2010
Rifondazione attacca Zanone: siamo coi prenotatari non con chi vende fumo
tratto da il quaderno.it - Polemica risposta della Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista a Giovanni Zanone, segretario del Sindacato provinciale degli inquilini Sicet. Questi ieri aveva criticato coloro che, come gli altri sindacati suoi omologhi, Sunia e Apu, l'anno scorso s'erano molto messi in mostra quando Comune di Benevento e Iacp ipotizzarono la costruzione di 300 alloggi a a Capodimonte, mentre, oggi, censurano i due enti con forza.
A criticare questi due, però, oltre a Sunia e Apu, sono stati anche PDL e PRC ed ecco perché i comunisti ora sono intervenuti, contro Zanone e il sostegno da lui espresso alle tesi del presidente facente funzioni dell 'Istituto Vincenzo Nicolella ("l'Iacp non ha mai illuso i prenotatari, dicendo sempre con chiarezza le cose").
Ora il PRC scrive che "Suona strano che un sindacato degli inquilini, che dovrebbe tutelare gli interessi degli stessi e di coloro che vedono negato un fondamentale diritto, difenda invece la posizione dello Iacp responsabile insieme al Comune di Benevento di quanto accaduto. Di certo Rifondazione Comunista non accetta lezioni da nessuno in merito alle politiche per la casa soprattutto da parte di chi è impegnato sul fronte della difesa del diritto alla casa solo a parole!".
"Ho avuto il piacere di conoscere il signor Zanone soltanto durante le riunioni dell'Osservatorio della Casao quando si discute nelle commissioni specifiche a Palazzo Mosti, nelle stanze dei palazzi appunto, mi farebbe piacere vederlo e incontralo ai picchetti antisfratto a difendere materialmente i diritti dei cittadini e probabilmente di qualche suo iscritto", ha affermato polemicamente il segretario cittadino dei comunisti Pasquale Basile.
"Ricordiamo al signor Zanone - continua la nota del PRC - che nell'amministrazione della cosa pubblica contano non tanto le buone intenzioni, gli stimoli, le chiacchiere e gli aiuti all'interpretazioni delle parole dette, valgono invece le buone azioni amministrative, i fatti e i buoni risultati che si portano a casa. Il signor Zanone dimentica le 360 cartelline che furono consegnate alle famiglie che fecero manifestazione di interesse le quali illustravano il progetto a Capodimonte. Di cosa si trattava? Che cosa hanno oggi i cittadini che anticiparono i 5000 euro e che il signor Zanone, forse per il ruolo che ricopre, dovrebbe difendere? Stimoli, interpretazioni e incoraggiamenti ovvero fumo negli occhi!
Rifondazione Comunista resta dalla parte di chi è stato leso dei propri diritti e esige una soluzione immediata. Solo loro ci interessa difendere".
sabato 23 gennaio 2010
Parma: sfratti, occupano il duc, la poliza li sgombera
Blitz contro gli sfratti della rete Diritti in casa e della società di riappropriazione urbana. Volevano parlare con un rappresentante del Comune perchè rispondesse alle richieste di una famiglia senza un tetto. Gli assessori rifiutano il dialogo e la polizia interviene incontrando solo resistenza passiva
di Marco Severo
Gli attivisti della rete Diritti in casa e della Società di riappropriazione urbana, protagonisti di numerose occupazioni nelle ultime settimane, sono entrati al pian terreno del Duc per manifestare contro gli sfratti. Alle cinque gli uffici del direzionale hanno chiuso, ma gli attivisti non hanno voluto saperne di lasciare l'immobile. Sul posto sono arrivati cinque agenti della Digos e quattro vigili urbani. Poi, quando il Comune si è rifiutato di incontrare i manifestanti e di parlargli, anche solo telefonicamente, la polizia è stata costretta a sgomberare l'edificio. Un'azione pacifica a cui gli attivisti hanno opposto solo resistenza passiva. LE FOTO
L'occupazione è cominciata attorno alle sedici: una cinquantina di ragazzi, preso possesso del pian terreno del Duc, dopo avere srotolato uno striscione che chiedeva il blocco degli sfratti, hanno chiesto a gran voce di incontrare un rappresentante del Comune. Volevano precise garanzie sul futuro di una delle ultime famiglie ad avere ricevuto uno sfratto esecutivo: una giovane coppia con due figli e un nonno, con problemi di salute, a proprio carico. Una famiglia che tra pochi giorni sarà sulla strada e che ha rifiutato la proposta del Comune per una situazione d'emergenza. La donna, i due bambini e l'anziano sarebbero, infatti, stati alloggiati in un residence. Per il marito un posto nel dormitorio pubblico, almeno in attesa di una sistemazione vera per tutto il nucleo famigliare.
Di divisione, però, i diretti interessati non vogliono sentire parlare. E in questo trovano il sostegno della rete Diritti in casa e della Sru che proprio per ribadire "l'unità della famiglia" anche in tempi di forte crisi, hanno occupato il Duc: "Ci sembra singolare che una Amministrazione che punta così tanto, almeno a parole, sulle famiglie poi alla prova dei fatti non trovi altra soluzione che quella di dividere i membri di uno stesso nucleo".
L'occupazione è cominciata attorno alle sedici: una cinquantina di ragazzi, preso possesso del pian terreno del Duc, dopo avere srotolato uno striscione che chiedeva il blocco degli sfratti, hanno chiesto a gran voce di incontrare un rappresentante del Comune. Volevano precise garanzie sul futuro di una delle ultime famiglie ad avere ricevuto uno sfratto esecutivo: una giovane coppia con due figli e un nonno, con problemi di salute, a proprio carico. Una famiglia che tra pochi giorni sarà sulla strada e che ha rifiutato la proposta del Comune per una situazione d'emergenza. La donna, i due bambini e l'anziano sarebbero, infatti, stati alloggiati in un residence. Per il marito un posto nel dormitorio pubblico, almeno in attesa di una sistemazione vera per tutto il nucleo famigliare.
Di divisione, però, i diretti interessati non vogliono sentire parlare. E in questo trovano il sostegno della rete Diritti in casa e della Sru che proprio per ribadire "l'unità della famiglia" anche in tempi di forte crisi, hanno occupato il Duc: "Ci sembra singolare che una Amministrazione che punta così tanto, almeno a parole, sulle famiglie poi alla prova dei fatti non trovi altra soluzione che quella di dividere i membri di uno stesso nucleo".
Nessun assessore si è reso disponibile a un incontro di persona e gli attivisti sono passati al contrattacco proponendo una mediazione: hanno chiesto di parlare con il vicesindaco Buzzi al telefono, volevano leggergli una lettera della donna con lo sfratto, presente alla manifestazione insieme a uno dei figli, una bimba di 16 mesi. Hanno chiesto che i giornalisti fossero testimoni della telefonata, ma anche questa proposta è andata in fumo. Nè Buzzi, nè gli altri membri della Giunta si sono resi disponibili al confronto, sia pur telefonico, ribadendo senza parole quello che dall'inizio dell'ondata di occupazioni è la linea del Comune: "Nessun dialogo con chi fa azioni illegali".
A quel punto la polizia, pur riconoscendo il carattere pacifico dell'occupazione, non ha avuto altra scelta che decidere per lo sgombero forzato: ha avvisato i manifestanti che hanno garantito una resistenza solo passiva, facendosi sì buttare fuori con la forza, ma senza reagire. Sul posto sono quindi arrivate altre volanti della polizia e della municipale, una ventina di agenti in tutto, compreso il comandante dei vigili e il capo della squadra mobile.
Come annunciato sono entrati al Duc, hanno sollevato di peso i manifestanti che si sono fatti portare fuori senza muovere un dito, come precedentemente assicurato, trascinati dagli agenti tra i flash dei fotografi. In serata il Comune ha dato la sua disponibilità, tramite il vicesindaco Buzzi, a incontrare la famiglia con lo sfratto esecutivo: "Solo la famiglia, che tra l'altro ha già rifiutato la nostra prima proposta di ospitalità, non gli attivisti".
A quel punto la polizia, pur riconoscendo il carattere pacifico dell'occupazione, non ha avuto altra scelta che decidere per lo sgombero forzato: ha avvisato i manifestanti che hanno garantito una resistenza solo passiva, facendosi sì buttare fuori con la forza, ma senza reagire. Sul posto sono quindi arrivate altre volanti della polizia e della municipale, una ventina di agenti in tutto, compreso il comandante dei vigili e il capo della squadra mobile.
Come annunciato sono entrati al Duc, hanno sollevato di peso i manifestanti che si sono fatti portare fuori senza muovere un dito, come precedentemente assicurato, trascinati dagli agenti tra i flash dei fotografi. In serata il Comune ha dato la sua disponibilità, tramite il vicesindaco Buzzi, a incontrare la famiglia con lo sfratto esecutivo: "Solo la famiglia, che tra l'altro ha già rifiutato la nostra prima proposta di ospitalità, non gli attivisti".
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giovedì 21 gennaio 2010
Case popolari, graduatorie aperte alle coppie di fatto
Il consiglio comunale accoglie una proposta di Rc. Punti anche a chi denuncia affitti in nero
VENEZIA - Accogliendo una proposta di Rifondazione Comunista il consiglio comunale di Venezia ha stabilito di aprire le graduatorie delle case popolari anche alle coppie di fatto, omosessuali compresi. «Le migliorie apportate grazie a Rc - specifica Sebastiano Bonzio, capogruppo di Rifondazione nell’assemblea comunale veneziana - sono socialmente rilevanti anche sul piano della giustizia civile. Si equiparano cioè le famiglie unite da vincolo di matrimonio e le cosiddette coppie di fatto che, come per le "famiglie vere" riceveranno punti in graduatoria esibendo la certificazione dell’anagrafe comunale che attesti che l’avvio della loro coabitazione».
Soddisfatto Bonzio anche sulla decisione di assegnare punti a coloro che denunceranno affitti in nero: «Non si aspira a dar vita ad una società di delatori - dice il consigliere - ma è ferma intenzione stimolare nei proprietari, armando la mano dell’inquilino con questa nuova possibilità, comportamenti virtuosi, rispettosi dei diritti degli inquilini e della fiscalità generale».
da il corriere
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