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lunedì 8 marzo 2010

Giovani della Fed, “il nostro futuro ha bisogno di noi”


Siamo una generazione che vive sulla propria pelle le conseguenze delle scelte liberiste degli ultimi venti anni. All’attacco al sistema delle tutele e dei diritti, è andata di pari passo un’offensiva culturale, che ha demolito qualunque idea di riscatto attraverso lotte collettive, affermando l’individualismo e l’egoismo sociale come unico mezzo per l’affermazione personale.
Questo Governo, espressione diretta dei peggiori poteri forti del nostro Paese, sta demolendo il presente ed il futuro di intere generazioni, colpendo due aspetti centrali per il nostro futuro: l’istruzione e il lavoro.
I tagli sistematici all’istruzione, l’ingresso dei privati nella scuola e nell’Università, l’idea di scuola e Università della Gelmini, rispondono ad un’idea di società ben precisa, che mette al primo posto il profitto e la logica di mercato, un’idea escludente, che annulla qualunque mobilità sociale, e priva di futuro l’intero mondo della ricerca, che viene in massa costretto a cercare fortuna lontano dall’Italia.
Sul fronte del lavoro, la precarietà si è impadronita in questi anni della nostra vita, una precarietà che si è estesa da modalità contrattuale all’intera esistenza: contratti di una settimana, di un giorno, a volte di qualche ora, introdotti attraverso la Legge 30 con l’aggettivo di atipici, sono ormai diventati la norma: la norma di una generazione che sarà la prima, dalla nascita della Repubblica, a stare peggio della precedente.
Questa crisi devastante, che ha evidenziato da un lato i limiti strutturali del capitalismo e dall’altro la totale inadeguatezza dell’esecutivo, ha riaperto il conflitto sociale.
Il nostro compito, non più rinviabile, è connettere le tante scintille esplose in quest’autunno, saldandole in una nuova e rinnovata idea di società: abbiamo proposto, tra i primi, il referendum abrogativo della Legge 30 proprio come terreno di lotta unificante delle tante solitudini che milioni di lavoratori stanno vivendo.
Il compito dei giovani nella Federazione della sinistra è dunque tornare in sintonia con i bisogni, le aspirazioni, i sogni di una generazione che chiede partecipazione e cambiamento.
Quanti giovani abbiamo incontrato nelle piazze degli scioperi studenteschi e dei lavoratori, quanti nelle manifestazioni per la libertà di stampa, quanti nella grande manifestazione del 5 dicembre contro le politiche del Governo?
Certamente un numero altissimo, che però non sempre sono impegnati direttamente nelle organizzazioni politiche. Riaffermare l’idea che si può esprimere la propria idealità, la propria voglia di lottare attraverso l’impegno in una forza politica di sinistra e comunista è la sfida che lanciamo. Anche a livello giovanile. Individuiamo da subito tre aspetti di mobilitazione immediata, nazionale e sui territori, sui quali chiedere a tutte le forze sociali, politiche e territoriali di lavorare con noi:
• lotta per il lavoro, per l’abrogazione della Legge 30, contro il lavoro nero, per una nuova scala mobile e per un salario degno.
• Difesa dei saperi, contro l’ingresso dei privati nella scuola e nelle Università, innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni.
• Una grande mobilitazione antirazzista e antifascista, per un nuovo approccio verso l’immigrazione, che chieda tutele e diritti per chi lavora nel nostro Paese.
Il nostro Paese ha bisogno delle lotte dei comunisti e della sinistra. La nostra generazione, il nostro futuro ha bisogno di noi.

Flavio Arzarello, coordinatore nazionale Fgci e Simone Oggionni, portavoce nazionale Gc


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giovedì 19 novembre 2009

Unità GC-FGCI, Arzarello: "strada lunga ma possibile"


Pubblichiamo la risposta di Flavio Arzarello, Coordinatore Nazionale della FGCI, tratta da la scintilla



“Care compagne e cari compagni,
ho letto con grande attenzione la vostra lettera: la trovo colma di stimoli per il nostro lavoro.
La fase che stiamo attraversando è davvero una delle più difficili nella storia dei comunisti nel nostro Paese.
Tuttavia, ci troviamo di fronte ad un fatto innegabile, la crisi economica  infatti  rivela con grandissima forza ed estrema chiarezza che il capitalismo inasprisce le disuguaglianze, rende i lavoratori e le lavoratrici sempre più poveri e priva noi giovani di qualunque prospettiva.
Il capitalismo, dopo 20 anni in cui quasi tutti ne hanno tessuto le lodi, ha fallito.
La discussione dunque, su come organizzare chi si pone il tema del superamento dell’attuale sistema è di assoluta e stringente attualità.
Risulta del tutto evidente che oggi, divisi, siamo largamente insufficienti per rappresentare e far avanzare le istanze per cui ci battiamo ogni giorno.
Per quanto ci compete, abbiamo detto chiaramente nella nostra Conferenza Nazionale di ottobre che intendiamo lavorare alla costruzione di un’organizzazione giovanile comunista unitaria, che  scelga strategicamente l’internità alle lotte e la costruzione di una società non più regolata dalle logiche del profitto, connessa e innervata alle realtà sociali che stiamo incrociando in quest’autunno.
Condivido dunque sino in fondo ciò che scrivete, anche in relazione ad una maggiore autonomia rispetto alla Federazione della sinistra, credo cioè che dobbiamo trovare il nostro modo di essere comuniste e comunisti in questo XXI secolo, anche a rischio di compiere qualche errore.
Troppo spesso infatti, almeno secondo me, abbiamo replicato e credo valga anche per i Giovani comunisti, in maniera sterile e forse un po’ caricaturale le discussione che avvenivano nel Partito.
Per costruire l’unità non dobbiamo tuttavia fermarci ai proclami, alle dichiarazioni di intenti, ma riempire questa parola di contenuti e di organizzazione: mettiamo a frutto l’esperienza dell’ultimo campeggio Alternativa Rebelde, un’esperienza che ci ha visti fianco a fianco per confrontarci su come organizzare la lotta.
Il terreno del lavoro, articolato in lotta alla precarietà, per un salario dignitoso, contro il lavoro nero e quello dei saperi, con la lotta contro la privatizzazione e aziendalizzazione delle nostre scuole e università, per una nuova edilizia scolastica  debbano essere quelli su cui piantare i semi del nostro lavoro unitario.
Chiedo quindi, a tutte e tutti noi, che siamo militanti e dirigenti a diversi livelli delle nostre organizzazioni di sederci e discutere, nei livelli e nelle modalità in cui è possibile, in maniera includente anche per altri soggetti sociali (gruppi di lavoratori, sindacati, organizzazioni studentesche), di come costruire insieme la lotta per riprenderci il futuro.

Saluti comunisti,
Flavio Arzarello
Coordinatore nazionale Fgci”

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