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venerdì 21 maggio 2010
venerdì 30 aprile 2010
Lodo costituzionale e intercettazioni: il senato frena tutto
In piazza Navona la protesta dei giornalisti contro il disegno di legge sulle intercettazioni, di là dalla strada, nella commissione giustizia e nei corridoi del senato della Repubblica, un doppio stop ai provvedimenti sulla giustizia in cima alla lista dei desideri di Silvio Berlusconi. La legge sulle intercettazioni slitta di una settimana perché anche nella maggioranza ci si rende conto che qualche correzione è indispensabile. E la versione costituzionale del Lodo Alfano, prevista dalla legge sul legittimo impedimento, annunciata dal ministro della giustizia e già firmata dal capogruppo Gasparri e dal suo vice Quagliariello, resta nei cassetti per una verifica supplementare con gli alleati della Lega.
Una giornata con la marcia indietro a palazzo Madama. L’emendamento «D’Addario», quello che aveva introdotto nella legge sulle intercettazioni il
carcere fino a quattro anni per chi registra senza autorizzazione una conversazione, era già stato accantonato dal relatore. Ma il senatore Centaro ieri ha spiegato di non aver cambiato completamente idea: «Il principio non si tocca». Eppure era stata la stessa commissione affari costituzionali, con il voto della maggioranza di centrodestra, a giudicare eccessiva la pena prevista. I senatori della prima commissione avevano evidenziato anche un altro problema, più difficile da risolvere per il Pdl: nella legge sulle intercettazioni la competenza a decidere sulle intercettazioni è del tribunale in composizione collegiale e non più del gip. Una previsione che stravolge l’ordinamento generale: nel codice di procedura penale, infatti, all’articolo 328 (lo hanno fatto notare i senatori di opposizione Casson e Li Gotti, ma anche il senatore di maggioranza Valentini) c’è scritto che tutti gli atti del pm sono di competenza esclusiva del gip. Un impiccio, giustificato secondo Centaro dall’esigenza di «mettere una certa distanza, anche psicologica, fra il pubblico ministero richiedente e il giudice che autorizza». L’impasse ha costretto il presidente
della commissione giustizia Berselli a rinviare l’esame del disegno di legge a martedì: la motivazione ufficiale è che manca il parere della commissione bilancio (la legge prevede un tetto di spesa per le intercettazioni), il testo sarà modificato, la maggioranza spera di passare all’aula entro metà maggio.
Il lodo «costituzionale», invece, dovrebbe essere composto di tre articoli che tengono finalmente conto delle osservazioni della Consulta, che ha già bocciato due «lodi», quello Schifani nel 2004 e quello Alfano l’anno scorso. Si tratta di una legge studiata per sostituire in corsa il legittimo impedimento, di cui è probabile una dichiarazione di incostituzionalità, e infatti il nuovo lodo si riferisce solo al capo dello stato e al governo, non ai presidenti di camera e senato (che, aveva notato la Consulta, non possono godere di uno status diverso da quello dei parlamentari).
La legge non introdurrebbe uno stop automatico dei processi, piuttosto la possibilità per il parlamento, entro 90 giorni dalla comunicazione di avvio del processo, di disporre la sospensione fino al termine del mandato. Qualcosa di simile a un’autorizzazione a procedere che l’opposizione non ha bocciato subito nel merito (eccezion fatta per Di Pietro). La capogruppo Pd al senato Finocchiaro ha solo messo in evidenza come «questa è la prima riforma che interessa al presidente del consiglio». Qualche problema più serio per il Pdl c’è stato nel rapporto con gli alleati della Lega che non erano stati informati e probabilmente con gli stessi avvocati del premier. E anche il lodo è stato rimandato.
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lunedì 8 marzo 2010
Mokbel: invento un partito poi facciamo quello che ci pare- Mambro e Fioravanti tra i consiglieri "politici"
di: Fulvio Milone
ROMA
La politica, che passione. A patto che sia «nera». Dagli atti dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex senatore Di Girolamo e di Gennaro Mokbel, il capo dell’organizzazione, emerge uno spaccato inquietante del «Mokbel
pensiero» in materia, appunto, di politica. La sintesi può essere affidata a una frase pronunciata dall’«ideologo» durante una telefonata intercettata dai carabinieri: «Me devo inventa’ un partito... poi ci facciamo quello che c... ci pare». Opinione evidentemente condivisa dal senatore Di Girolamo che in un’altra telefonata si lascia scappare la sua opinione sul Parlamento Europeo: «Una macchina da guerra... con la quale si possono fare operazioni con aziende e quant’altro».
Consiglieri in nero
Non è un mistero che Mokbel sia amico degli ex terroristi neri Valerio
«Giusva» Fioravanti e Francesca Mambro. Fra le carte dell’inchiesta emerge che i due rivestono il ruolo di consiglieri di Mokbel alle prese con la nascita di «Alleanza Federalista» e poi del «Partito federalista italiano» in vista delle elezioni del 2008. Il 30 giugno 2007, ad esempio, Giusva chiama Giorgia Ricci, moglie di Mokbel, per avvertirla che il giornalista Oliviero Beha ha annunciato in tv l’intenzione di fondare una «lista civica» a livello nazionale. Attenti, ammonisce Fioravanti, perché «Oliviero Beha ha il vantaggio di scrivere per più giornali e quindi ha più visibilità». La Mambro non è da meno. Se Giusva, il marito, invita Giorgia Ricci a dire «a Gennaro di prendere una rubrica fissa su un giornale vero, tipo l’Opinione, anche se piccolo, perché le cose devono uscire anche per iscritto», lei si dilunga con la moglie di Mokbel su un articolo da scrivere sul nuovo partito. La Ricci le dice di sottolineare il carattere federalista del movimento, ma la Mambro la stoppa: «Io non lo faccio il discorso sul federalismo perché se tu gli cominci a parlare del federalismo subito fanno un discorso... federalismo uguale Bossi».
Lega, amore e odio
In realtà la «Alleanza federalista» è legata a filo doppio proprio alla Lega. Almeno fino all’ottobre 2008, quando Mokbel sbatte la porta e se ne va dal movimento per tentare la carta di un’altra formazione, il «Partito federalista italiano». Ma nel 2007 c’è sintonia con gli uomini di Bossi. Il segretario nazionale dell’«Alleanza», utile alla Lega che vuole essere presente anche nel Centro-Sud, è il deputato Giacomo Chiappori. Il quale, il 17 giugno 2007, parla con Mokbel delle nomine da fare nel partito. A cominciare da quella di presidente: «...professori e la numero tre dell’Inps, quella che ti dicevo... Che tra l’altro il presidente dell’Inps è della Lega, io non lo sapevo...»,dice Mokbel che è alla ricerca di un nome importante. «Sì, l’abbiamo messo noi», risponde Chiappori che è entusiasta del progetto: «Saremo noi l’organo di controllo di quella Casa delle libertà... perché lì (nel Centro-Sud, ndr) la Lega non c’è, ci siamo noi».
Castelli e il gen. Speciale
Il 5 giugno 2007 Mokbel riceve la telefonata di un certo Enrico Pau che gli dice: «Abbiamo una piccola emergenza... Ci ha chiamato Castelli e... sai che domani ci sono le votazioni per il generale della Finanza (Roberto Speciale, destituito dal governo Prodi dalla carica di comandante generale, ndr)? Ecco, vorrebbe fare davanti al Senato un gruppo più possibile numeroso... Se avete maglie della Lega...». La manifestazione si tiene, e Mokbel è contento perché i suoi sono andati in piazza davanti alle telecamere con le bandiere dell’Alleanza. Ci tiene molto a sottolineare la sua «affiliazione» alla Lega, quando spiega che per «Alleanza Federalista» è inopportuno partecipare a una conferenza stampa di «Gianni» («Verosimilmente Alemanno», scrivono i
carabinieri in una loro informativa): «A noi a Roma ci conoscono tutti, e il primo pensiero che si fanno è... questi sono una piccola struttura di An e non della Lega»
Diversi uomini della Finanza, della Dia e dell’Arma in rapporti con l'imprenditore
Di: GUIDO RUOTOLO
ROMA
E a un certo punto Gennaro Mokbel confessa papale papale ad un amico: «Tu calcola che ne pago 80 su Roma... delle forze dell’ordine». Ottanta divise del disonore sul libro paga del boss del riciclaggio che ha rapporti con la 'ndrangheta e la destra.
Maggiore iscariota
La talpa più pagata è certamente il maggiore della Finanza Luca Berriola «che avrebbe ricevuto, dalla Broker Management S.A. di Augusto Murri, la somma di circa 1,5 milioni di euro». Nell’informativa finale del Ros sono diversi gli uomini della Finanza, della Dia, dell’Arma stessa in rapporto con Mokbel e gli altri della banda di riciclatori. Le carte della inchiesta Telecom Italia Sparkle e Fastweb: colpisce che Mokbel e soci sapevano in tempo reale delle indagini in corso, di essere intercettati, di avere microspie ovunque eppure continuavano a parlare a telefono o tra di loro senza filtri. Ma nonostante gli «accorgimenti», sono poi tutti finiti in carcere.
Di Girolamo muto è
Pensate, nel giorno dell’interrogatorio davanti al gip, l’ex senatore Nicola Di Girolamo (difeso dall’avvocato Carlo Taormina) che in lacrime, strappando applausi dai suoi ex colleghi, promise solennemente a Palazzo Madama di voler chiarire ogni cosa con la magistratura, ebbene nel giorno dell’interrogatorio di garanzia, Di Girolamo si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip, in attesa di chiarire tutto ai pm. Mica fesso, Di Girolamo. Che aveva respirato l’aria di imminenti retate, troppo imminenti evidentemente. Il giorno della grande retata si trovava a Lugano, magari per tentare di prosciugare suoi conti correnti, che però erano già stati sequestrati.
Il vendicativo
Ma è con Gennaro Mokbel che le sorprese sono davvero tante. «Grigi», «neri», «asparagi», «brutti». Sinonimi per dire Guardia di finanza, carabinieri, pubblici ufficiali. Mokbel: «Lasciamo quel foglio per fa’ beve (per far arrestare, ndr) eventualmente tutti i grigi (i finanzieri, ndr)». Obietta l’interlocutore: «Anche grazie a quel foglio so’ arrivati a tutti noi...». E a proposito dei soldi versati alle divise del disonore, Mokbel confessa: «Salvato... quello ha preso mille e due, Zotti mille e quattro, gli asparagi si so’ presi circa tre... tre o quattro milioni... i soldi ‘ndo i ripijamo?».
Lo stralciato
Una «talpa» della Dia, gli investigatori antimafia, incontra Massimo Massoli, «il gioielliere» della banda, in via Cola di Rienzo, a pochi passi dagli uffici della Dia. Dopo l’incontro, Massoli riferisce a Mokbel: «A me m’hanno stralciato, m’ha detto...». Mokbel: «Ti hanno stralciato?». «Si, sì, dall’indagine mi hanno stralciato, ha mandato il fax che dice... gli ho detto “tu sei un bugiardo, mi metti l’ansia, fai la guardia, sei bugiardo” e lui dice “ah, no, io volevo dirti solo questo, perché ieri alla Dia dodici e dieci l’hanno stralciato..”».
Lo chiamano «l’inquilino», Fabrizio Magi, la talpa della Dia: «Vado al Valutario... capito? C’ho un appuntamento con un collega», dice Magi a Massoli. Ipotizzano il Ros: «Al Valutario c’è un maresciallo della Finanza, Rino Di Carlo, coinvolto in una inchiesta per riciclaggio a Catania insieme a Magi...».
Asparagi austriaci
Gennaro Mokbel è inviperito contro il sodale Fabio Arigoni: «Sai, sono dodici giorni esattamente che sono andati in Austria e se so presi tutto... gli asparagi (gli inquirenti, ndr).. ce sei?... le rogatorie sono andate tutte bene, gliel’hanno accettate tutte... per cui in Spagna hanno preso tutto, all’Isola (Inghilterra, ndr) hanno preso tutto,... e stai tranquillo che prima o poi vengono pure la dove stai te (Panama, ndr).. hanno trovato il biglietto, hai capito di chi?».
Da La Stampa
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Di: GUIDO RUOTOLO
ROMA
E a un certo punto Gennaro Mokbel confessa papale papale ad un amico: «Tu calcola che ne pago 80 su Roma... delle forze dell’ordine». Ottanta divise del disonore sul libro paga del boss del riciclaggio che ha rapporti con la 'ndrangheta e la destra.
Maggiore iscariota
La talpa più pagata è certamente il maggiore della Finanza Luca Berriola «che avrebbe ricevuto, dalla Broker Management S.A. di Augusto Murri, la somma di circa 1,5 milioni di euro». Nell’informativa finale del Ros sono diversi gli uomini della Finanza, della Dia, dell’Arma stessa in rapporto con Mokbel e gli altri della banda di riciclatori. Le carte della inchiesta Telecom Italia Sparkle e Fastweb: colpisce che Mokbel e soci sapevano in tempo reale delle indagini in corso, di essere intercettati, di avere microspie ovunque eppure continuavano a parlare a telefono o tra di loro senza filtri. Ma nonostante gli «accorgimenti», sono poi tutti finiti in carcere.
Di Girolamo muto è
Pensate, nel giorno dell’interrogatorio davanti al gip, l’ex senatore Nicola Di Girolamo (difeso dall’avvocato Carlo Taormina) che in lacrime, strappando applausi dai suoi ex colleghi, promise solennemente a Palazzo Madama di voler chiarire ogni cosa con la magistratura, ebbene nel giorno dell’interrogatorio di garanzia, Di Girolamo si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip, in attesa di chiarire tutto ai pm. Mica fesso, Di Girolamo. Che aveva respirato l’aria di imminenti retate, troppo imminenti evidentemente. Il giorno della grande retata si trovava a Lugano, magari per tentare di prosciugare suoi conti correnti, che però erano già stati sequestrati.
Il vendicativo
Ma è con Gennaro Mokbel che le sorprese sono davvero tante. «Grigi», «neri», «asparagi», «brutti». Sinonimi per dire Guardia di finanza, carabinieri, pubblici ufficiali. Mokbel: «Lasciamo quel foglio per fa’ beve (per far arrestare, ndr) eventualmente tutti i grigi (i finanzieri, ndr)». Obietta l’interlocutore: «Anche grazie a quel foglio so’ arrivati a tutti noi...». E a proposito dei soldi versati alle divise del disonore, Mokbel confessa: «Salvato... quello ha preso mille e due, Zotti mille e quattro, gli asparagi si so’ presi circa tre... tre o quattro milioni... i soldi ‘ndo i ripijamo?».
Lo stralciato
Una «talpa» della Dia, gli investigatori antimafia, incontra Massimo Massoli, «il gioielliere» della banda, in via Cola di Rienzo, a pochi passi dagli uffici della Dia. Dopo l’incontro, Massoli riferisce a Mokbel: «A me m’hanno stralciato, m’ha detto...». Mokbel: «Ti hanno stralciato?». «Si, sì, dall’indagine mi hanno stralciato, ha mandato il fax che dice... gli ho detto “tu sei un bugiardo, mi metti l’ansia, fai la guardia, sei bugiardo” e lui dice “ah, no, io volevo dirti solo questo, perché ieri alla Dia dodici e dieci l’hanno stralciato..”».
Lo chiamano «l’inquilino», Fabrizio Magi, la talpa della Dia: «Vado al Valutario... capito? C’ho un appuntamento con un collega», dice Magi a Massoli. Ipotizzano il Ros: «Al Valutario c’è un maresciallo della Finanza, Rino Di Carlo, coinvolto in una inchiesta per riciclaggio a Catania insieme a Magi...».
Asparagi austriaci
Gennaro Mokbel è inviperito contro il sodale Fabio Arigoni: «Sai, sono dodici giorni esattamente che sono andati in Austria e se so presi tutto... gli asparagi (gli inquirenti, ndr).. ce sei?... le rogatorie sono andate tutte bene, gliel’hanno accettate tutte... per cui in Spagna hanno preso tutto, all’Isola (Inghilterra, ndr) hanno preso tutto,... e stai tranquillo che prima o poi vengono pure la dove stai te (Panama, ndr).. hanno trovato il biglietto, hai capito di chi?».
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