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domenica 2 maggio 2010

TERREMOTO: CARRIOLE; CARTELLI CON DOMANDE SU RICOSTRUZIONE

L'AQUILA, 2 MAG - «Sai quanti cittadini non hanno più il lavoro dopo il sisma?», oppure «Quanti soldi ha speso lo Stato italiano per L'Aquila post-sisma, escludendo fondi Ue e donazioni?», ma anche «Sai che i tuoi nipoti potrebbero non avere neanche un'idea di quella che era la tua città?». Sono solo alcune delle domande che si leggono sui cartelli portati in giro per le vie della zona rossa sulle carriole.
I cittadini, circa 200, si sono ritrovati alle 9.30 alla Fontana Luminosa, per far partire una «processione di domande». Una serie di quesiti spontanei su quelle che sono le priorità della ricostruzione, ma anche della rinascita socio-economica dell'Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Dal futuro dei più piccoli: «549 bambini nati all'Aquila quest'anno potranno partecipare?» - come recita una scritta, portata a spasso dalla carriola più piccola del gruppo - si arriva al destino degli anziani ancora sfollati sulla costa. Poi i dubbi e le perplessità degli interventi sulla ricostruzione, dai controlli sulle imprese al ruolo di Fintecna, per arrivare alla rimozione delle macerie.
Significativo, a tal proposito, il sopralluogo a piazza San Domenico, riempita dalle macerie dopo un recente intervento di demolizione. «Io abitavo qui - ha spiegato Patrizia Tocci - nella chiesa c'era un organo magnifico, ora questa piazza è tutta distrutta. Abbiamo bisogno di trasparenza per gli interventi di demolizione e rimozione delle macerie, a partire dalle ditte che sono state impiegate. Qui in questo palazzo è stato distrutto un portale».
Poi tutti in piazza Duomo per l'assemblea cittadina, che ha visto l'adesione di centinaia di persone. (ANSA).
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CONFERENZA STAMPA SULLO SCIOPERO DEGLI SCRUTINI E CONVEGNO NAZIONALE CESP: CONFERENZA STAMPA NAZIONALE SULLO SCIOPERO DEGLI SCRUTINI E CONVEGNO NAZIONALE CESP

I precari cobas, dando seguito a quanto deciso nell'Assemblea Nazionale di Salerno, hanno previsto di convocare una Conferenza Stampa Nazionale a Roma alla quale far partecipare delegati da tutta Italia e nella quale rilanciare lo sciopero degli scrutini.
Per permettere a tutti e a tutte di essere presenti e per fare dell´incontro un´occasione di discussione in merito ai tanti problemi che agitano il mondo della scuola, si è pensato di convocare un Convegno Cesp per il 14 maggio al
quale far partecipare anche i Comitati che stanno attivamente promuovendo lo sciopero.
Durante il Convegno si terrà poi anche la Conferenza Stampa.
Invitiamo pertanto tutti i Comitati, i Coordinamenti, le Reti di precari che stanno lavorando per la riuscita dello sciopero degli scrutini non solo ad essere presenti e a farsi parte attiva nella conduzione del Convegno, ma anche a partecipare alla Conferenza Stampa Nazionale, in modo che si comprenda che tutto il mondo del precariato della scuola è in agitazione e che non è disposto a nessuna conciliazione sulla propria pelle.



Comitato Insegnanti e ATA precari Ancona
Comitato Insegnanti e ATA precari Cagliari

Comitato Insegnanti e ATA precari Latina

Collettivo precari Napoli
Comitato Insegnanti e ATA precari Roma

Comitato Insegnanti e ATA precari Salerno

Comitato Precari Scuola Trieste

Coordinamento Insegnanti Precari Scuola Siena

GAP-Gruppo di azione precaria-Genova

Precari autoconvocati Torino

Precari in lotta Palermo

Rete organizzata docenti e ata precari del Veneto
Rete precari della Scuola di Pisa


Riferimenti:
precaridisalernoinlotta@gmail.com

3492344625

http://retecomitatiprecariscuola.netsons.org/forum/

gruppo facebook: sciopero degli scrutini di fine anno

http://www.facebook.com/group.php?gid=293761837186&ref=mf

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venerdì 30 aprile 2010

Chi lo dice che gli invisibili non fanno ascolti?

Chi lo dice che gli invisibili non fanno ascolti? Ieri a Brontolo, di mattina, quasi 500mila telespettatori per la crisi del Polo Chimico di Terni e per la Videocon di Anagni. Più di 6500 lavoratori a casa


Giovedì mattina, ore 11,25, RaiTre. Comincia Brontolo, la trasmissione condotta da Oliviero Beha. La puntata è dedicata al Primo Maggio ma il titolo parla chiaro: "C'era una volta il primo maggio. Il lavoro rende occupati?" Nello studio 2 della DEAR c'è un pubblico particolare. Due rappresentanze dei lavori della Videocon di Anagni (1300 licenziamenti) e i rappresentanti della Basèll-Lyondell di Terni. Un'azienda chimica, quest'ultima.  Con loro un Giuslavorista, Giampiero Falasca, e un ospite che di I Maggio ne ha visti davvero tanti: Massimo Rendina, partigiano e Presidente dell'Anpi Roma e Lazio.
La situazione della Videocon è tragica. I dipendenti sono con Cassa integrazione in deroga ma da due mesi non prendono più lo stipendio. Hanno occupato strade ed autostrade ma non è servito a nulla. Per la Basèll - Lyondell, azienda non in crisi, si chiude per delocalizzare. La multinazionale proprietaria - americana - vuole chiudere l'impianto ternano nonostante l'ultimo anno abbia prodotto 8 milioni e mezzo di euro di utili. La chiusura della Basèll significa la morte del Polo Chimico di Terni.  A casa, tra diretto e indotto, 1400 persone. Insieme a loro le filiali Basèll di Ferrara e Brindisi, insieme al centro di ricerche di Milano. Complessivamente 5000 dipendenti. Brontolo fa un viaggio nella crisi, in un orario difficile, quello della mattina di un giovedì. Eppure arrivano i dati di ascolto il giorno dopo e si scopre che con il 7,91% la puntata viene vista da più di 420mila telespettatori. Solitamente, a quest'ora, anche in altre puntate di Brontolo, gli spettatori medi sono intorno ai 300mila.

Il lavoro che non c'è, la crisi evidente del nonstro Paese, le ragioni di chi perde il lavoro meritano di essere viste e conosciute. Per questo è importante dare visibilità agli invisibili. Serve a loro e serve anche al Paese.

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mercoledì 28 aprile 2010

25 aprile Mogliano - lettera al gazzettino


Caro Nello Duprè,
Ho letto, nella rassegna stampa del Comune, il resoconto della celebrazione della Liberazione.
Ebbene, DOMENICA 25 Aprile ero in piazza a MOGLIANO ed ho contestato  il Sindaco ex- compagno, ora camerata.
In piazza non ho visto rappresentanti dei Centri Sociali e la bandiera del “CHE” era solo la mia. La innalzavo con una lunga canna da pesca. Il signor Azzolini (padre) mi ha chiesto che c’entra il “CHE”. Il “CHE” c’entra sempre quando c’è da dimostrare coerenza, abnegazione e fede in alti ideali, tre “valori” del tutto sconosciuti al nostro sindaco, che inoltre ignora la storia: il 25 aprile è del ’45, mentre il 24 maggio è del ’18.
La Resistenza è stata combattuta dai partigiani in maggioranza “rossi”, e te lo dice un figlio di partigiano che, dopo la morte del padre, si è iscritto all’ANPI per tener alto il valore dell’ANTIFASCISMO. Mio padre è stato un partigiano della prima ora (8 settembre ’43), che nell’estate del ’44 è stato catturato mentre tornava a casa dal lavoro, su spiata di un fascista. I Tedeschi l’hanno torturato (2 unghie di una mano gli crescevano più corte), ma fortunatamente ha resistito ed il comandante tedesco, che non si fidava dei fascisti, nel dubbio, invece di fucilarlo l’ha spedito nel campo di concentramento di Chemnitz. Qui, mio padre  si è fatto 10 mesi prima di essere liberato dai Russi. Anni fa è stato insignito della croce al valore.
Ho notato, e mi dispiace ti sia sfuggito, che nel corteo, dietro la banda, c’erano le associazioni d’arma (a proposito ti sembrerà strano, ma io sono un Ufficiale di Marina) e poi in fondo, a chiudere, i partigiani. Ovviamente ho fatto notare al sindaco ed ai presenti che il 25 aprile non è il 24 maggio e nemmeno il 4 novembre.(data in cui si festeggiano le forze armate). A proposito, ti risulta che il nostro sindaco abbia fatto il servizio militare? (sai, è una curiosità)
cordiali saluti,
Orazio Dalla Tor
comunista, figlio di partigiano comunista e che, oltre a “Bella Ciao”, ha cantato anche l’  ”Inno di Mameli”
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martedì 27 aprile 2010

25 aprile, liberazione dal NaziFASCISMO maancheno (pd docet)


Torno a freddo su quello che è "successo" a Porta S. Paolo, o meglio sulla visione completamente artefatta che s'è voluta far passare. Purtroppo (per loro) a Roma non c'erano solo i "giornalisti" o i personaggi istituzionali che hanno dato notizia e testimonianza.
Ovvio che esiste il limone o le uova, certo che sono stati lanciati ma è tutto il resto a cui s'è voluto non dare cittadinanza nelle notizie che fa porre domande. Più dell'uovo o della frutta.

Zingaretti nella "sua" versione dice che c'erano 4 mascalzoni, l'informazione (da sky a tg3 a tutti i giornali) riportano che "la Polverini è stata contestata da un gruppetto". Beh, a questo punto va stabilito il termine gruppetto perchè la contestazione, a suon di fischi, vai via, bella ciao, comunisti della capitale per passare a tutto il repertorio degli anni 70 è stata opera di compagni, assolutamente uniti, idivvini, e anche di quei pochi piddini presenti. 
Una contestazione dei "centri sociali". Forse.
Stabiliamo il termine centri sociali, perchè la contestazione (come si vede nei video "amatoriali") era assolutamente intergenerazionale. Che i "centri sociali" siano anche quelli per gli anziani?
Insomma, Partendo da zingaretti finendo ai giornalisti, passando per qualche responsabile dell'anpi, si è voluta COSCIENTEMENTE seppellire la contestazione di tutta la piazza. Perchè? Perchè si cerca l'unità nazionale, si cerca la riconciliazione, si cerca l'asse politico. Pertanto la Polverini deve essere difesa, anche se fa il saluto romano, anche se votata da casapound, anche se fascista. Mi si dirà "ma si è condannato il lancio di oggetti". bene. Allora perchè coscientemente dire che la polverini è stata contestata da 4 ed evitare (su tutti i servizi) che sia stata contestata da tutti? Il lancio di oggetti, ohhhhhhh i fascisti a roma prendono a sprangate e manganellate i compagni e qui ci si lamenta di un uovo o di un limone. Ma seppur volessimo dire che hanno tirato "anche delle pericolose monetine" come mai quelle lanciate a Craxi tanto senso non v'hanno fatto? Quello era un ladro e va bè, questa è fascista, sinceramente è meno pericoloso un ladro. Ma Craxi, che esce da un albergo per cazzi suoi sì e a una fascista a Porta s. paolo, che ribadisco è una provocazione grossa, ma grossa, beh NON SI FA, no no!

Certo, perchè v'hanno detto "eh bisogna stigmatizzare" L'hanno detto anche a me solo che prima di "stigmatizzare" un pericolosissimo limone e un occhio nero, guardo tutto e non solo il dito. Per cui le uova non si lanciano? Certo è "maleducazione" ma se uno mi taglia la strada in macchina, io non sono educata per niente per cui non stigmatizzo nemmeno un limone davanti ad una PROVOCAZIONE gravissima.
A porta S. Paolo si invita una, beccata più volte a fare il saluto romano e votata felicemente da casapound? E salutata da "braccia tese" mentre lei se la rideva? Ma stiamo scherzando? Certo il limone non andava tirato, ma una fascista non dovrebbe essere (per legge) a capo di un'istituzione. E' più indecente il limone?

"La contestazione era organizzata" Forse.
Se organizzata significa sapere che come ogni anno i fascisti tentano di sdoganarsi tramite il 25 aprile e grazie a qualche imbecille che in nome della "democrazia" glielo permette (quando è reato esserlo proprio per la Democrazia) pertanto il 25 aprile SI VA a roma (o milano) per farli stare zitti e non fare altro revisionismo ed offendere la memoria, i sacrifici e la storia, sì, era organizzata. Dai sentimenti degli antifascisti, assolutamente comuni e senza il bisogno della "chiamata alla difesa". E' normale ed ovvio che ci si vada e si vada a difendere la piazza la memoria e LA DIGNITA'.
Domenica è stato tutt'uno, vederla e partire con i fischi. Non c'è stato mica nessuno che m'abbia detto ora si fischia o si grida. E' normale.

Ma qualcuno l'indignazione l'ha lasciata sotto i piedi, pertanto saliva gongolante sul palco sorridendo alla fascista. E non si è antifascisti a corrente alternata, o in base alle poltroncine. Si è antifascisti quando si rischia anche la vita, figuriamoci un "incidente istituzionale". Frega niente a noi degli incidenti istituzionali. Il tè con i biscottini se vuole li offra lui. Noi ci si mette il limone.

In più vi faccio riflettere su un'ultima cosa, visto che nessuno s'è scomposto, non vorrei che a forza di fissare l'uovo non aveste colto il punto.

Da quando il 25 Aprile da "liberazione dell'Italia dal NAZIFASCISMO" è diventata la festa dell'unità nazionale??? Quando la Resistenza e la Liberazione sono assolutamente il momento di distinzione tra due tipologie di pensiero nette. Sono esattamente la divisione del paese. riconciliazione? Non basteranno 70 anni di discorsi di zingaretti, di napolitano o di chicchessia, la riconciliazione con questa gente non si avrà mai. Ve lo potete anche scordare.

Ed è una linea che non solo passa a destra, non solo passa nel pd, ma sta passando anche nell'anpi. Visto che le visioni politiche (pd) stanno inquinando anche l'ultimo baluardo di memoria. Piddini, vendetevi, compratevi, inciuciate, fate i santarellini, ma i COMPAGNI non dimenticano e non si riconciliano. E la piazza di domenica l'ha dimostrato, anche se le tv (e i politici che "spero in una collaborazione con la Polverini") hanno provato a far sparire la contestazione unitaria e intergenerazionale)

Chissà cosa avrebbe detto Zingaretti di quei violenti dei partigiani se fa tutte ste storie per della verdura. Perfino mozart la digeriva in tranquillità a teatro.

Intanto a qualche centinaio di metri, 4000 manifesti inneggianti al Duce comparivano a Roma. Ma era troppo occupato a sgridare il limone per chiederne conto alla Polverini. Poi sarebbe saltato l'asse provincia-regione ed eventualmente quella Fini-Bersani. contro il "fascismo" ovviamente. Con i fascisti. Mi pare sensato no?

Ma abbiamo imparato una cosa, una fascista a Porta S.Paolo ha il diritto di esserci, ma un limone che vola è da denunciare. Una che fa il saluto romano può essere eletta, uno che lancia un limone va in galera. E la contestazione generale va (da parte del pd) sepolta. E voi continuate pure a guardare il limone. La Resistenza la facciamo noi senza strette di mano, sorrisetti e chiacchieratine con certa gente.

Gli antifascisti, caro Zingaretti non erano "4 mascalzioni" ma era una piazza sana e di tutte le età. La sinistra litiga, ma su certe cose non si scherza e si è compatti. Non abbiamo bisogno di voi e s'è vista la vostra ritirata.

"ora la destra dice che gli antifascisti sono violenti" Direi che siamo anche santi, visto che durante la Resistenza gli si sparò contro ed oggi a parte un uovo e un limone (nuove armi biologiche allo studio dei servizi segreti) gli si è solo urlato contro. O qualcuno pensa che la resistenza sia stata fatta a carte bollate e cene istituzionali? Buongiorno.

E visto che c'è ancora qualcuno che non capisce la gravità di quella presenza, pensasse e provasse una cosa molto più semplice, domani vestito da romanista, entrasse dicendo forza roma in una sede della lazio. Poi quando lo picchiano (perchè è il minimo) si lamentasse. Ecco nel caso del calcio non ci sono nè vite, nè libertà nè dignità, nè memoria da difendere...a Porta S. Paolo la questione è diecimila volte più seria e un fascista si presenta? Ma stiamo scherzando? E qualcuno la difende anche? Ma stiamo scherzando? Beh purtroppo no.

Vi lascio i due video, dove se guardate, vedrete i giovanotti dei centri sociali (i 4 mascalzoni) incazzati... si certo c'hanno cinquanta e sessant'anni ma se zingaretti e tutti i giornali dicono che erano 4 e dei centri sociali, zitti e buoni e bevetevela che poi saltano gli inciuci, comunisti "pensanti" che non siete altro! Al centro contro gli opposti estremisti e votate pd (o pdl tanto so' amici, s'è visto ieri se ci fosse stato qualche minimo dubbio)

Agli amici benpensanti del pd, se la violenza va stigmatizzata, come mai un souvenir che può uccidere si e un uovo (che si lancia anche a carnevale) no? Perchè la coerenza è la prima cosa per definirsi uomini... pensateci su

http://www.youtube.com/watch?v=o4OSn9MKbQo&feature=related
al secondo 20 e al secondo 33 vedrete i mascalzoni dei centrisociali (detti anche circoli anziani probabilmente) e che la contestazione è solo di 4. Definizione di zingaretti (probabilmente assunto al conteggio manifestanti dalla questura)

http://www.youtube.com/watch?v=TxOdwojFlwM
Anche qui, nei primi secondi, giovanottoni che si incazzano.... possono essere miei papà ma se i media dicono così.....

Aspettando gli ulteriori video di controinformazione che ve la faranno vedere la PIAZZA incazzata.
 
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lunedì 26 aprile 2010

Come è andata a Roma


Oggi 25 aprile 2010 ha preso parola la Roma antifascista, nel corso di una giornata che ha visto avvenimenti che stanno facendo parlare (e straparlare) organi di informazione ed esponenti politici.
La neo-presidente della Regione Lazio Renata Polverini si è presentata sul palco gestito dall’Anpi con l’intenzione di parlare. Da gran parte della piazza si è immediatamente levata una contestazione decisa fatta di grida, slogan, cori, canti di “Bella Ciao”. Visto il clima decisamente ostile animato da persone di tutte le età la Polverini si è allontanata rinunciando ad intervenire. A questo punto quella gran parte della piazza che aveva contestato la Polverini ha dato vita ad un corteo di almeno cinque mila persone che si è diretto come da programma verso Piazza Vittorio, corteo convocato con la parola d’ordine “Contro i fascisti vecchi e nuovi, in piazza le nuove Resistenze”.

Alcune considerazioni. La contestazione è partita in maniera assolutamente spontanea ed ha coinvolto la grande maggioranza delle persone presenti, al di là delle appartenenze, sia politiche che generazionali. La contestazione riguardava esclusivamente la presenza della neo governatrice senza coinvolgere i partigiani presenti. Dispiace che nella confusione possano averne fatto le spese persone universalmente stimate per il contributo da loro dato durante la Liberazione dal nazifascismo. Ci stupisce lo stupore e lo scandalo manifestato nelle dichiarazioni rilasciate subito dopo i fatti.
Che cosa ci si aspettava? Sono noti i rapporti della Polverini con la galassia del neo fascismo squadrista, protagonista negli ultimi anni a Roma di un’escalation di violenza ai danni delle persone da loro ritenute indegne di calpestare il sacro suolo dell’Italia, agitatrice di parole d’ordine improntate alla xenofobia e al razzismo, all’omofobia, all’antisemitismo, all’odio verso il diverso. Delle loro infamie sono piene le cronache. Ebbene la signora Polverini non si è forse recata allo stadio Olimpico a cercare i loro voti, ricevendo baci, abbracci e saluti romani dai settori fascisti della tifoseria? Non ha forse ricevuto grandi attestati di stima dai camerati di Casa Pound durante la festa per la sua elezione a Piazza Vittorio? Non sono forse pronti incarichi di responsabilità nella gestione della cosa pubblica all’interno della nuova giunta che si va formando in Regione affidati a personaggi impresentabili?

Queste cose la coscienza antifascista di Roma le conosce, nulla di più prevedibile di una contestazione decisa nei suoi riguardi in quella piazza simbolo di una città medaglia d’oro per la Resistenza. Ma c’è di più: la presenza della Polverini sul palco rappresentava il tentativo di derubricare il 25 aprile a mera celebrazione commemorativa, relegando nel passato i valori dell’antifascismo, gettando nello stesso calderone partigiani e repubblichini, vittime e aguzzini, fascisti e antifascisti.
Proprio ora che la deriva autoritaria in atto nel paese fa temere uno scivolamento verso fenomeni di fascismo conclamato, nel contesto di una grave crisi sociale, economica, culturale che vede il tentativo da parte di chi ci governa di espungere dalla società quelle dinamiche di conflitto che disturbano gli interessi dei potentati economici e finanziari. Revisionare il passato per governare il presente. Questo tentativo non è passato. La demarcazione netta tra fascismo ed antifascismo non è un retaggio del passato ma una delle chiavi di interpretazione del presente.
Siamo coscienti che la canea reazionaria (spesso animata da spirito bipartizan) prenderà la palla al balzo per criminalizzare una piazza intera che contestava, sminuendo, minimizzando, riducendo il tutto alle solite dinamiche fra opposti estremismi. Ma la coscienza antifascista di questa città ha le spalle larghe, “questa città ribelle e mai domata” non si tirerà indietro nell’affermare con sempre più forza i valori dell’uguaglianza, della solidarietà, della Liberazione dai fascisti vecchi e nuovi. Le nuove resistenze sono in marcia e per loro il 25 aprile dura tutto l’anno.
Rete Antifascista Metropolitana

E chi c'era, che le cose siano andate così e che la contestazione sia stata  spontanea e generale, lo sa, che sia dell'idv, che sia dei centri sociali o che sia del pd. Altro che 4 gatti. Giornalisti revisionisti per comodo, a parte.
ladytux


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25 aprile/ Fgci: Una provocazione la presenza della Polverini

foto Urbani (fgci Roma)

Apc-25 aprile/ Fgci: Una provocazione la presenza della Polverini


Roma, 25 apr. (Apcom) - "Chi semina vento raccoglie tempesta".
Così Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci, commenta la contestazione alla 'governatrice' del Lazio Renata Polverini, durante la cerimonia a Porta San Paolo per i 65 anni dalla Liberazione. "La stessa presenza della Polverini, militante di lunga data dell'Msi, a piazza di Porta San Paolo è stata una provocazione", sostiene.
"Come non ricordare - dice il leader dei giovani del Pdci - che la presidente si è fatta immortalare in campagna elettorale nella curva della Lazio mentre faceva il saluto romano e ha festeggiato nello stesso modo la sua elezione?".

Pasquali: Frange estremiste non conoscono linguaggio democrazia

Roma, 25 apr. (Apcom) - "E' evidente che una parte della della sinistra italiana non si riconosce nelle parole del Presidente Napolitano pronunciate soltanto ieri in occasione dell'anniversario della Liberazione". Lo dice Francesco Pasquali, coordinatore nazionale dei giovani del Pdl (Giovane Italia), replicando alla presa di posizione dei giovani della Fgci con la contestazione alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, durante la cerimonia per i 65 anni della Liberazione a Porta San Paolo.

Afferma Pasquali: "La grave contestazione di oggi alla presidente della Regione Lazio Renata Polverini, intervenendo alla cerimonia organizzata dall'Anpi, da parte di alcuni giovani comunisti, guidati dal coordinatore Arzarello, parla chiaro: ci sono frange estremiste che non conoscono il linguaggio della democrazia e della storia e colgono ogni pretesto per dare prova di violenza politica. Tutto ciò è ancora più grave se a strumentalizzare una Festa di unità nazionale sono proprio dei giovani impegnati in politica. Al Presidente Polverini esprimiamo tutta la nostra solidarietà".

Red/Pol

251501 apr 10

25 APRILE, ARZARELLO (FGCI) A PASQUALI (GIOVANI PDL): DRAMMA E' GOVERNO CHE CALPESTA COSTITUZIONE.
"Il problema non è certo qualche fischio alla Polverini in occasione del 25 aprile, ma un Governo che ogni giorno si dimostra sordo alla Costituzione repubblicana. Leggi ad personam, aumento delle spese militari, respingimenti disumani degli immigrati, smantellamento dello Statuto dei lavoratori, sono solo quattro dei numerosi esempi con cui il governo ha calpestato di fatto la Carta Costituzionale. A tutto questo si aggiungono i preoccupanti proclami odierni del premier che, fuori da qualunque consuetudine, calpestando il Parlamento, attraverso un messaggio televisivo come in una 'Repubblica telecratica', annuncia la volontà di stravolgere la seconda parte della Costituzione. Prima di avventurarsi in ricostruzioni fantasiose, Pasquali guardi in casa sua." E' quanto replica Flavio Arzarello, Coordinatore nazionale della FGCI, l'organizzazione giovanile del Pdci - Federazione della Sinistra .

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sabato 24 aprile 2010

25 aprile, Appello "il salto nel buio"

25 aprile - APPELLO "Il salto nel buio"
Stiamo per entrare dentro l’ennesima, torbida, fase di attacco alla Costituzione democratica e antifascista. Ma, a differenza delle precedenti fasi, in particolare dell’ultima, a cavallo tra il 2004 e il 2006 (qualcuno ricorderà i famosi “saggi di Lorenzago” dove i nuovi “padri Costituenti” della destra progettarono il cambiamento della Costituzione), l’attuale ha al suo interno molti maggiori elementi di pericolosità.
In primo luogo per la dispersione, da oltre 2 anni, di quell’ampio schieramento democratico e progressista che si era aggiudicato tutte le consultazioni elettorali, amministrative e politiche, succedutesi nell’arco temporale 2002-2006 (sebbene d’un soffio le politiche del 2006) e, soprattutto aveva vinto, nettamente, il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006.
E lì parve che la sconfitta della destra fosse avvenuta anche nella società, uscita provata e ulteriormente impoverita dall’illusionismo berlusconiano, ma ahimé, i fatti immediatamente successivi s’incaricarono di dimostrare che così non era. E in effetti, al contrario di quanto molti di noi pensavano o auspicavano che venisse posto in essere da parte dello schieramento progressista, cioè la valorizzazione e il consolidamento, politico e culturale, dell’eccezionale risultato referendario, e quindi la riaffermazione della Costituzione, venne imboccata, subito e scelleratamente tutt’altra strada: il rilancio nel campo della destra del tema delle “riforme costituzionali”!
Così facendo si dimostrava chiaramente – qualora non ci se ne fosse ancora adeguatamente convinti nel corso del tormentato quindicennio 1994-2008 – che gran parte delle nostre “classi dirigenti”, di fatto, avevano oramai assunto, nel profondo, assieme alle “coordinate” economico-sociali proprie della destra (il liberismo economico, l’assunzione, irriflessa e irrazionale, del tema del razzismo e conseguenti politiche securitarie…), anche la relativa e connessa “ideologia istituzionale” (accentuazione del momento decisorio di vertice – presidenzialismo nelle sue varie versioni, ridimensionamento della funzione delle assemblee elettive, centrali ma anche locali, dai propri compiti legislativo e di controllo, trasformazione radicale di quelle particolari associazioni di cittadini - i partiti politici, così come previsti dalla Costituzione all’art.49, che per tutta una lunga fase repubblicana avevano svolto un’importante funzione pedagogica per larghi strati della popolazione, quella “scuola gratuita di massa” secondo l’efficace definizione di Lelio Basso; il “ridimensionamento” dell’autonomia della magistratura..), dandone, tra l’altro, concreta prova nell’agire politico dell’ultimo quindicennio (modifica del Titolo V della Costituzione con i voti del solo centro-sinistra, aumento della precarietà del lavoro e connessa riduzione delle tutele, leggi elettorali restrittive della democrazia..).
Tutto ciò era avvenuto ben prima del tracollo elettorale del 2008, nel cui ciclo di emarginazione politica e sociale siamo tuttora immersi.
E adesso?
Il continuo degradarsi dello spirito pubblico e la connessa criminalizzazione del dissenso e della stessa agibilità democratica sono giunti a livelli quasi autoritari, sol che si pensi ai continui e quotidiani attacchi, rivolti da anni, dal capo del governo e dai suoi collaboratori, agli organi di informazione non ancora loro asserviti, e a tutti gli organi di garanzia e di autogoverno democratico e costituzionale.
Il Parlamento, di fatto ridotto ad organo di mera ratifica della volontà del capo e della sua coalizione di “bravi”; la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Presidente della Repubblica, continuamente sottoposti ad una pressione tipica di una “repubblica sudamericana anni ‘70”.
Ma è particolarmente nei confronti del Capo dello Stato, organo mediatamente politico e di garanzia costituzionale, che si sono realizzate, di fatto, le principali deformazioni, dal momento che la sua funzione costituzionale è stata subdolamente fatta apparire, e ovviamente “gradita”, non più come il garante supremo della Costituzione, la “viva vox constitutionis”, secondo la celebre formula di Calamandrei, bensì in quella, assai ridimensionata e volutamente ininfluente di notaio-certificatore, contro la Costituzione.
Il consolidamento della destra nelle sedi politiche ed istituzionali, nella società e nello stesso senso comune, rendono a nostro avviso concreto il realizzarsi, in questa legislatura, di quel cambiamento costituzionale in chiave autoritaria – cesarista, a cui mira, incessantemente da circa un trentennio (quantomeno a partire dal programma di rinascita democratica di Licio Gelli) la parte peggiore del paese.
Per questo riteniamo di trovarci dinanzi all’attacco finale e potenzialmente demolitore della nostra Carta Fondamentale, e insieme ad essa della repubblica democratica e antifascista così come concepite e volute dall’Antifascismo e dalla Resistenza liberatrice.
Senza timore di esagerazione, qualora ciò si avverasse vedremmo ulteriormente ridursi ed in maniera significativa il già degradato spazio politico e pubblico per le forze dell’alternativa, oltre che le sfere di libertà di ciascun soggetto, singolo e associato.
Siamo cioè consapevoli di trovarci dinanzi al serissimo e incombente scenario proprio di un cambiamento radicale di regime, connotato dal presidenzialismo del capo popolo e da un’autocrazia elettiva (maggioritaria) ad esso subalterna e connessa, al solo fine di cristallizzare, costituzionalmente, la sciagurata accoppiata data dalla deriva plebiscitaria-autoritaria del capo con il razzismo, ormai dilagante, della destra reazionaria e del leghismo.
Per questi motivi intendiamo invitare tutti i cittadini, singolarmente e nelle forme associative loro proprie, le forze politiche della sinistra e democratiche, le forze sociali e sindacali, ad incontrarsi nelle ricorrenze, del 25 Aprile, del 1° Maggio e del 2 Giugno, a Roma e in tutte le città italiane, rivolgendo loro un accorato e solenne invito ad unirsi per realizzare un Patto per la salvezza della Costituzione repubblicana e dello Stato democratico nati dalla Resistenza. Un ultimo, e ci auguriamo non tardivo, sussulto democratico al fine di scongiurare l’inevitabile baratro.
Pur consapevoli delle diversità politiche e culturali che esistono tra noi, riteniamo certamente prevalente la necessità di porre in essere, tutti insieme e da subito, ogni sforzo per la difesa attiva e intransigente della Costituzione e della democrazia del nostro paese.
Il senso della storia e dei suoi processi, e la relativa interpretazione dei fatti storici, così come tramandatici dai nostri Maggiori, sono ben vivi in tutti noi.
Per questo auspichiamo che questa consapevolezza storica possa nuovamente radicarsi nella coscienza civile del paese e, conseguentemente, nella riflessione politica e culturale in luogo della malapianta di una certa politologia e di un certo ingegnerismo istituzionale che, nella migliore delle ipotesi appaiono scevri del benché minimo connotato valoriale democratico-sociale, quando addirittura non assumono il ruolo di vero e proprio strumento ideologico al servizio dei potentati economici e dunque del liberismo contro la Costituzione e la democrazia sociale da essa prevista.
Riteniamo dunque strumentale e frutto di una logora “politica dello scambio”, uscita sconfitta dal referendum popolare del 2006, l’ennesima riproposizione del tema delle cosidette "riforme" costituzionali. Sappiamo che sono ben altre le urgenze del paese!
Consideriamo perciò irricevibile la proposta dell’attuale maggioranza, perché finalizzata unicamente al recepimento in Costituzione dei postulati politici e culturali del berlusconismo e del leghismo.
Qualsiasi “revisione” costituzionale nel contesto dato, considerando i rapporti di forza in campo e la squilibratissima possibilità di comunicazione, equivarrebbe ad un vero e proprio salto nel buio per la democrazia e la libertà, ed un’ulteriore perdita secca, in termini di diritti di libertà e diritti sociali, per i lavoratori e per i cittadini, già duramente colpiti da una crisi, il cui acme non è stato ancora raggiunto.
Con questa nostra Chiamata vogliamo, invece, recuperare quello slancio e quella linearità d’azione che hanno caratterizzato la battaglia referendaria per la salvaguardia della Costituzione del 2005-2006, in cui, la giustezza e la nettezza della Lotta per la Costituzione furono compresi dalla maggioranza dei cittadini italiani, e dove le forze di sinistra seppero uscire, dopo molti anni, dalla marginalità per tornare a parlare, da protagoniste, al paese!
E’ questo ciò che ci prefiggiamo. Sono terminati i tempi degli slogan, delle mezze parole dal sapore incomprensibile e tecnocratico, del politichese più o meno corretto.
Intendiamo tornare tra la nostra gente, tra i lavoratori per proporre, nell’immediato, un Patto per la salvezza della Costituzione fondata sul lavoro, che costituisca il primo passo da cui proiettarsi in direzione della effettiva e duratura riconquista democratica e costituzionale del paese, per l’attuazione del programma democratico–sociale della Carta, che significa non soltanto Governo ma qualità dell’azione politica sui temi fondamentali per il paese e i suoi cittadini (politiche redistributive e di pace, piena e buona occupazione, scuola e sanità pubbliche, beni e servizi pubblici e sociali, casa ecc..).
Siamo ben consci che il nostro Appello e la nostra Chiamata avvengono dopo che molte, troppe occasioni, funzionali al ristabilimento di una normale dialettica democratica, sono state sprecate.
Ne sono seguiti errori, gravi sottovalutazioni della pericolosità dell’avversario, si é manifestata all’interno del ceto politico e conseguentemente nella società una vera e propria subalternità culturale rispetto ai temi delle destre, vecchie e nuove, e lo specchio di ciò è rappresentato dal recepimento di un sistema elettorale antidemocratico, funzionale e omologante al mainstream capitalistico internazionale, formalmente bipartitico ma sostanzialemente monopartitico (il monopartitismo disgiunto), che costituisce una della cause principali del riduzionismo democratico in atto. Ed in più piccoli e insensati egoismi di partito. Soltanto se sapremo superare tali errori di prospettiva e di prassi politica, potremo risollevarci.
Siamo però persuasi che ciascun cittadino, ciascun lavoratore italiano, ogni soggetto collettivo destinatario del nostro Appello e della nostra Chiamata, nessuno escluso, sia in buona parte consapevole della drammaticità del momento che stiamo vivendo, e della grandissima responsabilità che questo implica per il futuro della nostra democrazia e della nostra libertà. Se non ora quando? La resistenza (costituzionale) continua.

Primi firmatari: Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Michelangelo Bovero, Emiliano Brancaccio, Maurizio Brotini, Alberto Burgio, Lorenza Carlassarre, Massimo Ceciarini, Antonello Ciervo, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Elisabetta Grande, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Donata Gottardi, Carlo Lucchesi, Maria Rosaria Marella, Giovanni Marini, Gerardo Marotta, Ugo Mattei, Corrado Mauceri,Giorgio Mele, Siliano Mollitti, Diego Novelli, Andrea Panaccione, Roberto Passini, Marcello Rossi, Cesare Salvi, Paolo Solimeno, Alessandro Somma, Massimo Torelli, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci

Per aderire all'appello: appelli(at)ilmanifesto.it

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venerdì 23 aprile 2010

Università alla paralisi

Arrivano giorni oscuri per l’università. Se i ricercatori si asterranno dalla didattica, verrà a mancare un buon terzo dell’offerta formativa (il che non è solo un problema quantitativo). Non ci sono i soldi per contratti sostitutivi, anche se sono pagati una miseria, ed è assai dubbio che i professori si sobbarchino la didattica fin qui assicurata dai ricercatori. Ma c’è un altro problema: verranno a mancare i requisiti minimi di legge per l’esistenza dei corsi di I e II livello. L’università potrebbe trovarsi, dal prossimo autunno, nella paralisi.
Ma è la situazione strutturale, di lungo periodo, a essere veramente preoccupante. La Corte dei conti ha rilevato il fallimento delle lauree brevi (moltiplicazione dei corsi, stabilità degli abbandoni, inevitabile declino della qualità, spesa assorbita in modo schiacciante dal personale).
A ciò si aggiunga la scarsa competitività (espressa dal bassissimo posto dei nostri atenei nelle classifiche internazionali), l’antica questione dei fuori corso (una specialità tutta italiana) e il sub-finanziamento della ricerca. Quello 0,8 del Pil speso in formazione superiore (e quasi tutto a carico del settore pubblico)
fotografa impietosamente la realtà italiana: noi spendiamo percentualmente il 40% in meno della media europea, il che vuol dire, anche tenendo conto della spesa per studente, la metà delle risorse impegnate dai paesi più sviluppati.
Ciò che la Corte non può valutare è il senso di sfascio e frustrazione che circola tra i docenti; ormai, i parametri imperanti in qualsiasi atto o iniziativa sono astrattamente quantitativi: limiti di bilancio, requisiti minimi, punti docente, restrizioni sull’uso del telefono e delle fotocopie…
E questa impotenza è sommersa da una coltre di decreti e regolamenti che
pretendono di fissare, in un linguaggio standard, ereditato dal burocratese
europeo tradotto in gergo italico-ministeriale, come valutare qualsiasi obiettivo culturale, scientifico o formativo. La verità è semplicemente questa: soldi per la ricerca non ce ne sono; e, quanto alla didattica, basti sapere che dei mille studenti che esamino ogni anno, ottocento non li vedrò mai, ombre che si materializzano in una tesina o in un compito in classe, un rito didattico vacuo che, in queste condizioni, umilia me e loro.
Rispetto a questa realtà, i contenuti del Ddl Gelmini non sono nemmeno acqua fresca, ma un sigillo finale messo a un’agonia iniziata all’epoca di Berlinguer, quando si sono gettate le basi per trasformare l’università in una specie di Cepu, con la mitologia vetero-aziendalistica dei debiti e dei crediti; quando si sono create le premesse per moltiplicare i corsi e le cattedre, senza intaccare in nulla, e anzi aumentando, il potere dei gruppi accademici nazionali di controllare il reclutamento. I bizzarri criteri di composizione delle commissioni di concorso inventati dall’attuale ministro (estrazione + votazione et similia) non mutano in niente la pratica secolare della cooptazione guidata.
La riforma della cosiddetta governance aumenta il potere dei rettori e dei consigli di amministrazione, facendo del senato accademico un comitato
di consulenza.
Mescola le carte, ingrandendo i dipartimenti e unificando le facoltà deboli in enti dai contorni vaghi (mentre le facoltà forti, come ingegneria e medicina, aumentano il loro peso specifico): così, il potere dei professori-manager si accresce, soprattutto in una fase in cui le risorse diminuiscono. Quanto ai privati nei consigli di amministrazione, si spalanca la strada all’ingresso incontrollato e, se i rettori vorranno, maggioritario di interessi estranei al fine dell’università, e in cambio di nulla. Marcegaglia docet.
Il Pd si è finalmente occupato di università. Ma a giudicare dal documento reso pubblico ieri, non si va al di là di richieste puramente rituali, e ovviamente inascoltate, come aumentare il finanziamento e portarlo alla media europea. Per il resto, bisognerebbe che l’attuale opposizione si interrogasse sul modo in cui ha gestito l’università quando governava. E quindi sull’idea liberista di università e ricerca che ha contribuito a imporre al paese.


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Attacco al Laboratorio Insurgencia di Napoli e Comunicato di solidarietà dell'ANPI

Di:

Barbara Maffione

Attacco al Laboratorio Insurgencia
Nella notte tra martedi' e mercoledi'


Due bottiglie incendiarie contro il laboratorio sociale Insurgencia! Questa l'amara scoperta fatta nella serata di ieri in occasione delle consuete attività di quartiere nel centro sociale: i chiarissimi segni neri di due vampate di fuoco sul muro e in terra i cocci di bottiglie di vetro con gli stoppini... (vedi foto allegate). Il fatto probabilmente risale alla notte precedente, visto che di giorno è impossibile che possa passare inosservato un gesto del genere su un luogo conosciuto e frequentato dagli attivisti, dagli studenti della limitrofa scuola Sbordone e dagli abitanti del quartiere.Un gesto facile e vigliacco, probabilmente da auto in corsa, che fortunatamente non ha prodotto nessun danno, perchè si è consumato contro il muro, ma non per questo è meno grave e vile contro chi quotidianamente lavora contro l'emarginazione e la mancanza di spazi di socialità e di autorganizzazione nei quartieri popolari.N on facciamo fatica nemmeno ad immaginare la matrice di qu esto attentato, che è sicuramente collocata in quella microgalassia di gruppetti neofascisti e xenofobi, che fortunatamente a Napoli non hanno la rappresentatività sociale per mobilitarsi in piazza e dopo aver tentato inutilmente di insediarsi a Materdei oggi sfogano la propria sottocultura in questo modo (e coerentemente con quello che avviene in tante parti d'Italia). Un problema di tutta la città, dopo la serie di aggressioni squadriste contro singole persone, dagli studenti del Margherita di Savoia al passante di piazza Dante... Questo gesto rappresenta un ulteriore escalation della loro regressione. La vicinanza con le manifestazioni pubbliche del 25 aprile è probabilmente un altro motivo stimolante per le teste bacate di questi piccoli fans della dittatura e dello squadrismo.
Propio venerdi alle 17.30 al laboratorio Insurgencia si presenta il liibro "Sia folgorante la fine" di Carla Verbano, mamma di Valerio, assassinato trent'anni fà dai neofascisti dei NAR e al quale è stata intitolata una strada dal Comune di Napoli quest'anno. Un'iniziativa che automaticamente diventa anche un'assemblea pubblica contro questo avvenimento.
Se qualcuno pensa di intimidirci rispetto alle nostre attività quotidiane al fianco dei soggetti sociali più deboli e sfruttati, davvero fa malissimo i suoi conti, ma dopo un'episodio del genere ci fanno ancora più rabbia le equiparazioni astratte (e incostituzionali) tra le reti antirazziste e antifasciste che a Napoli mobilitano migliaia di giovani (come il 30settembre contro Casapound o come il primo marzo contro le leggi xenofobe) e chi fa dello squadrismo la sua reale forma di esistenza. Come se la storia non avesse insegnato nulla su queste sottoculture autoritarie e razziste e sui loro tristissimi epigoni.

Altresì non possiamo non notare l'agibilità che viene concessa a questi squadristi che agiscono in queste forme vigliacche mentre invece la repressione aggredisce le lotte sociali, come testimoniano proprio ieri le misure cautelari confermate agli attivisti antidiscarica di Chiaiano. E aspettiamo di sapere cosa hanno da dire quei rappresentanti del Pdl e della Destra, da Schifone a Diodato a Florino, che coltivano pubblicamente relazioni e sostegno economico e politico a questi gruppetti xenofobi e neofascisti che sempre più, a dispetto della loro presunta carica "antisistema" , si caratterizzano come la gioventù nera di una parte del centrodestra. A dimostrazione di un progressivo slittamento del sistema di garanzie democratiche e costituzionali.
Per parte nostra rilanciamo ancora e lo faremo sempre, il piano della mobilitazione di massa come la manifestazione del 25 aprile lanciata dalla rete napoletana contro il neofascismo, il razzismo e il sessismo con la partecipazione dell'ANPI (ore 17.00 da piazza del Gesù) e l'appello ai movimenti per la manifestazione del primo maggio a Chiaiano!

Laboratorio Occupato Insurgencia



Comunicato solidarietà ANPI ad INSURGENCIA


L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia esprime la propria solidarietà per la gravissima aggressione subita a Napoli dai giovani attivisti del Laboratorio Occupato "Insurgencia" .
A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, nella notte fra il martedì ed il mercoledì scorsi, sono stati lanciati due ordigni incendiari contro uno degli ingressi della struttura occupata. L'intimidazione precede di pochi giorni un'iniziativa culturale che fa esplicito richiamo alla Resistenza ed all'antifascismo.
Questa aggressione, di evidente stampo intimidatorio, è segno del clima di tensione che si è innescato nel Paese all'ombra del governo Berlusconi che, con i propri attacchi contro le libertà collettive ed individuali e la limitazione del dissenso, ha sdoganato movimenti dichiaratamente neofascisti, che fanno esplicito richiamo ai metodi ed alle ideologie violente ed intolleranti del Ventennio.
I giovani attivisti del Laboratorio occupato "Insurgencia" , hanno il pieno sostegno politico della nostra Associazione, poichè impegnati da sempre in un contesto periferico dove la lotta al degrado, alla criminalità organizzata ed a nuove forme di intolleranza rappresenta la prosecuzione del cammino ideale della Resistenza antifascista.
Chiediamo altresì al Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, alla Giunta comunale, alle istituzioni cittadine ed alle Forze dell'Ordine di fare chiarezza sull'accaduto e di prendere seri provvedimenti per il contrasto dei gruppi di stampo anti-costituzionale , che spesso hanno contiguità con gli ambienti della camorra.
Riteniamo che per rispondere a questo clima intimidatorio, risulti ancora più importante la peina mobilitazione di tutte le forze democratiche per la riuscita delle mobilitazioni promosse dalla nostra Associazione nella giornata del 25 aprile.

Napoli, 22 aprile 2010 A.N.P.I. Campania 




Mezza canaja. Da prigione fascista a centro sociale

 «Mezza canaja», da prigione fascista a centro sociale
L’appuntamento è davanti alla stazione di Senigallia. Nicola Mancini, trent’anni, dottorando in scienze politiche all’Università di Catania, arriva in bicicletta, mezzo di trasporto assai usato da queste parti. Ma per andare nella nuova sede del centro sociale, a qualche chilometro di distanza, è preferibile usare l’auto. Il posto è verso la frazione di Scapezzano, bisogna inoltrarsi per circa un chilometro dalla statale. Una volta arrivati si può ammirare un panorama notevole, con il bleu del mare che si staglia all’orizzonte. Alle nostre spalle l’ex fabbrica Ragno, chiusa da venti anni, che cinque mesi fa i giovani del “Mezza Canaja” hanno individuato come la sede delle loro iniziative. Siamo alla terza occupazione in sei anni. Una vicenda nata proprio di questi tempi. Il nome del centro sociale si rifà a un detto popolare molto noto nelle Marche: «Sinigaglia, mezzo ebreo e mezza canaglia», battuta ben conosciuta da chi scrive per motivi evidenti. Nicola è il leader “storico” del centro, la cui storia ci sembra interessante soprattutto per chi a sinistra, in particolare dopo le ultime elezioni, ripete che «bisogna ripartire dai territori». E, in questo senso, l’esperienza del “Mezza Canaja” è particolarmente istruttiva. Una vicenda che affonda le radici negli anni prima e dopo le manifestazioni al G8 di Genova.
Il social forum e l’occupazione
«Anche qui – racconta Nicola – è nato un social forum, subito dopo i fatti del luglio 2001. Poi sulle sue ceneri la componente giovanile ha dato vita al collettivo “Il pane e le rose”». La nuova realtà incentra la sua attività su temi generali, verità e giustizia su Genova, l’opposizione al conflitto militare, prime riflessioni sulla questioni del reddito, ecc. «Ad un certo punto chiediamo al Comune uno spazio e ci viene risposto di metterci in fila. Lo facciamo per un anno ma, visto che non accade nulla, decidiamo di passare all’azione». L’opportunità la danno i carabinieri, naturalmente non volendo. Infatti Senigallia, nell’aprile del 2004, viene scelta come sede per la festa nazionale dell’Arma. È prevista la presenza delle massime cariche dello Stato, dal Presidente della Repubblica al ministro della Difesa. Quale migliore occasione per inaugurare un percorso di conflitto e partecipazione? «Decidemmo – continua Mancini – di fare una “incursione” e ci impadronimmo di un locale che stava proprio lungo il percorso, a venti metri dal corteo ufficiale. Nel cuore della “zona rossa” creata ad hoc per l’occasione. È da tenere presente che eravamo a pochi mesi dai fatti di Nassiriya, e proprio in quei giorni il nostro contingente si era macchiato di una strage di civili». La contestazione contro il militarismo che caratterizza la giornata ha una vasta eco. Nasce il centro sociale. I locali rimangono occupati per circa otto mesi, ma a sbloccare la situazione è un concerto. «Vista la situazione totalmente bloccata, decidiamo di organizzare un concerto con gli “Assalti frontali”. L’iniziativa riesce e riusciamo a portare milleduecento persone. Insomma un successone». La cosa scuote la fredda amministrazione comunale, che decide di aprire una trattativa, anche in considerazione che il posto occupato è pieno di amianto.
Così ai ragazzi del Mezza Canaja vengono assegnati i locali dell’ex Colonia Enel, sul lungomare. La proprietà è di una società immobiliare che ha intenzione di costruirci, ma, visto che per gli eventuali lavori di ristrutturazione ci vorranno alcuni anni, il Comune coglie l’occasione per togliersi la gatta da pelare e favorisce un accordo per un contratto di comodato d’uso gratuito. Il posto è centro dello spaccio cittadino e i primi tempi non sono certamente facili. «Noi abbiamo avuto il merito di ripulire un luogo e restituirlo alla città. Lì erano presenti due bande di spacciatori, una di magrebini e l’altra di anconetani. Ci sono stati scontri duri. Alla fine anche grazie al lavoro fatto con i migranti, in collaborazione con l’Ambasciata dei diritti (associazione regionale da tempo impegnata sul tema dei diritti dei migranti, ndr), e alla mediazione degli stessi immigrati, siamo riusciti a venire a capo del problema. Gli stessi spacciatori, alla fine, hanno riconosciuto la validità del nostro progetto e hanno lasciato il campo libero».
Da prigione fascista a...
Questa palazzina è poi diventata protagonista di uno scandalo del quale si sono occupati anche i giornali nazionali (compreso il manifesto). In sostanza un autorevole rappresentante della comunità ebraica senigalliese, Ettore Coen, ha scoperto che tra il 1943 e il 1944 la struttura funzionò da campo di prigionia per ebrei ed antifascisti. Questo mentre la proprietà e il Comune avevano concordato la realizzazione di un residence di lusso, una volta cacciato il centro sociale. L’ampia mobilitazione affinché fosse evitato l’abbattimento ha avuto risposta negativa dall’amministrazione che di fronte alla proposta che il luogo diventasse un “spazio della memoria”, ha preferito spalancare le porte al solito business. E l’ex colonia Enel è stata abbattuta pochi mesi fa. E il centro sociale? «Una volta scaduto l’anno il contratto – prosegue Nicola Mancini – ci è stato rinnovato ancora per sei mesi, finiti i quali è scattata una penale di 150 euro al giorno. La proprietà, anche per questioni di immagine, non ha mai voluto far intervenire la polizia, per cui alla fine con sulle spalle un debito così oneroso, arrivato a trecentomila euro, abbiamo dovuto lasciare liberi i locali in cambio della cancellazione del debito».
Fin qui la storia che vi abbiamo raccontata può sembrare simile a quella di altre esperienze del genere. Ma invece dietro la lunga vertenza con l’amministrazione comunale per il diritto ad uno spazio autogestito c’è un’attività che negli ultimi anni ha privilegiato il radicamento sociale, rispetto a logiche autoreferenziali che spesso contraddistingue esperienze del genere. Senigallia è una città di quarantasettemila abitanti. Il piano regolatore, risalente agli anni settanta, prevedeva una crescita fino a centomila, previsione che, per fortuna, non si è avverata, anche se in estate con i turisti, gli abitanti triplicano. Da sempre feudo della sinistra storica, fino a poco tempo fa si caratterizzava per un’economia incentrata sul classico turismo da riviera adriatica. Negli ultimi dieci anni, con la giunta targata Luana Angeloni, dirigente storico del “partito”, il cui marito è figlio di quel Franco Rodano autorevole dirigente nazionale del Pci, è subentrata una politica da piccola “città globale.
«L’esperienza di governo comunale targata Angeloni – dice Nicola – ha stravolto Senigallia. E non do solo un’accezione negativa al termine. La tradizionale economia è stata sostituita da un sistema incentrato sul terziario avanzato, invitando i privati ad investire nella città, con la falsa idea che offrendo loro lo spazio necessario, con il denaro fresco, la città si sarebbe arricchita». In realtà si è svenduto il territorio e a beneficiarne soni stati i soliti noti, anche se con un avvicendamento. «Si è creato un oligopolio, sovvertendo i tradizionali luoghi di potere, per cui all’Etra costruzioni, sono subentrati soggetti come la società che ha spianato la palazzina Ex Enel, o la Immobiliare Roma che è imparentata proprio con la famiglia Rodano, quella del sindaco». Insomma una città vetrina, dove ormai non si trova più un centimetro di proprietà pubblica, con un centro storico il cui piano di ristrutturazione, proposto da un nome autorevole come quello di Cervellati, sta portando all’espulsione dei vecchi inquilini. A tutto questo il Mezza Canaja si è opposto, con un lavoro capillare su vari fronti. In primis proprio sul tema della casa. «Sono state occupate delle abitazioni sfitte di proprietà della Curia. Inoltre abbiamo lavorato nei quartieri più a rischio di sfratti ottenendo per una decina di famiglie il blocco. Tra l’altro in realtà eterogenee, con la presenza di nazionalità diverse, abbiamo riscontrato una solidarietà inimmaginabile».
Le iniziative sociali
Altro fronte caldo quello della cosiddetta Complanare, una mega arteria che dovrà attraversare la città, contro la quale è attivo un comitato cittadino, il quale ha preso spunto dalla questione per promuovere iniziative cittadine sul tema del consumo del territorio, alle quali ha invitato municipi virtuosi e urbanisti di fama nazionale. Anche in questo caso al loro fianco ci sono stati i giovani del centro sociale insieme a Rifondazione uscita dalla giunta Angeloni proprio contro le politiche urbanistiche.
E veniamo alla questione degli immigrati e della sicurezza. «Il toro è stato preso per le corna. Infatti abbiamo fatto un lavoro specifico nei quartieri più a rischio, contestando l’introduzione delle telecamere e nello stesso tempo favorendo la regolarizzazione degli immigrati, cercando di favorire il loro inserimento nel mercato del lavoro, e sottraendo parecchi di loro allo spaccio. Inoltre di fronte a casi di soprusi e pestaggi da parte dei carabinieri, siamo arrivati a manifestare davanti alla caserma con forza fino ad ottenere il rilascio di chi era stato fermato senza valide motivazioni. Infine abbiamo promosso feste ed iniziative socializzanti nelle zone più degradate per far sì che le gente si riappropriasse dei luoghi dove vive».
La Lega arretra
E la Lega, in notevole crescita nelle Marche? Se alle europee a Senigallia aveva avuto più del 5%, risultato confermato alle recenti regionali (5,7), alle comunali di quindici giorni fa che dopo al regno della Angeloni hanno visto subentrare il suo delfino Mangialardi, senza bisogno del ballottaggio, i leghisti sono arretrati di circa due punti. C’è da dire che il voto di protesta gli è stato sottratto dal candidato di Rifondazione Roberto Mancini che, appoggiato da una lista civica e sorprendentemente dai rutelliani dell’Api, ha ottenuto un importante 12%, un riconoscimento sia al lavoro svolto dopo la rottura con il Pd che alla persona conosciuta e stimata da molti. Il partito di Bossi ha comunque eletto un consigliere comunale e la differenza con il risultato delle concomitanti regionali, per alcuni, è dato anche dalla pochezza di chi si è presentato.
Ma in questo ultimo anno la Lega a Senigallia ha avuto comunque vita dura. «Abbiamo sottratto loro il terreno iniziando dai simboli. Appena hanno iniziato a fare riferimento alle tradizioni, “a Sena Gallica”, alle nostre iniziative ci siamo presentati, oltre che con le nostre bandiere, anche con i colori della città, il rossoblu, il simbolo del comune, ecc. Inoltre ogni volta che hanno cercato di ritagliarsi uno spazio con banchetti al centro, siamo interventi circondandoli con i nostri striscioni, con volantini che denunciavano le loro politiche xenofobe, con la parola d’ordine “oscuriamo le parole e i volti dei razzisti”. Nulla di violento ma praticamente nessuno li vedeva. Fino ad arrivare alla contestazione di un loro raduno regionale difeso con cariche della polizia. Dovevano essere centinaia. Erano una trentina, chi li contestava duecento».
Insomma dalla città vetrina che ha conquistato attenzione dai mass media nazionali per il “Kater Raduno” e il Summer Jamborie (revival anni cinquanta), dove si sta svendendo il suolo pubblico a favore delle voraci società immobiliari, i giovani di un centro sociale, insieme ad altri soggetti civici e singole persone, cercano di affermare un punto di vista diverso, lavorando capillarmente nel territorio. Un esempio per la regione, e non solo.


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giovedì 22 aprile 2010

Emergency: Come è scattata la trappola


Arrivano stamane in Italia gli operatori umanitari di Emergency arrestati dieci giorni fa e liberati domenica dalle autorità afgane. Si lasciano alle spalle un ospedale chiuso a Lashkargah e un futuro incerto di cui darà conto l'organizzazione oggi in una conferenza stampa convocata a Milano, sede nazionale della Ong. Ma lasciano alle spalle soprattutto il lungo racconto della trappola ordita alle loro spalle e raccontato in esclusiva in un video apparso ieri sera sul sito di Peacerporter.
Quella mattina comincia male - spiega Marco Garatti - perché il suo volo per Kabul risulta cancellato. Torna a casa e poi in ospedale. «All'una circa Matteo Pagani - dice - ha ricevuto una telefonata in cui si diceva che il personale internazionale doveva allontanarsi dall'ospedale e rifugiarsi a casa», perché un gruppo di terroristi, inseguiti dalla polizia, aveva intenzione di entrare nel nosocomio. «Cinque minuti dopo - continua il racconto di Garatti - la stessa persona ci informa che la situazione è tranquilla e che avremmo potuto tornare in ospedale. Un minuto dopo, un medico dell'ospedale ci chiama dicendo che la polizia, le forze speciali, l'esercito stavano entrando armati. Ci siamo subito mossi». Ma appena si muovono vengono arrestati «...c'erano uomini armati ovunque, e non si riusciva a capire la motivazione dell'arresto». Li conducono all'Investigation department e da lì all'ospedale, dove restano un'altra mezz'ora seduti davanti al pronto soccorso, mentre militari e forze speciali afghane, armati, girano per la struttura. «Poi io e Marco siamo stati portati via, mentre Pagani è rimasto in ospedale. Nei nostri centri non sono mai entrate persone con armi, vederlo è forse stato uno dei momenti più brutti». Poi lo portano nella sala del pronto soccorso e in seguito in un posto dove c'erano molti militari e dei pacchi...poi fuori dall'ospedale. Infine in carcere dove rivede Matteo e Marco. È all'uscita del pronto soccorso che vede i britannici. Il resto è galera, senza sapere le accuse e in celle separate. Il primo interrogatorio due giorni dopo l'arrivo in carcere. «A me - dice Dell'Aira - è stato anche presentato un elenco dettagliato di quello che avevano trovato, e io prima di firmarlo ho scritto in inglese che non sapevo nulla di quel ritrovamento». «Ci è stato detto - dice Garatti - che, secondo la procedura, siamo al 90% liberi, ma è possibile che i giudici afgani possano volerci interrogare». Oggi lo faranno invece i magistrati italiani. A fronte di un quadro sempre più confuso sulla vicenda di Emergency, torna invece il sereno nelle relazioni tra Washington e Kabul. Dopo un periodo di acque agitate, per usare le parole dell'inviato speciale della Casa bianca per la regione, Richard Holbrooke, i rapporti sono così migliorati che viene ormai dato per sicuro il viaggio di Karzai a Washington, dove incontrerà Obama, tra il 10 e il 14 maggio. Il segretario di stato Hillary Clinton inoltre parteciperà alla Conferenza internazionale che si svolgerà in luglio a Kabul dove stanno intanto iniziando le operazioni preparatorie per le elezioni del 18 settembre che dovranno eleggere il nuovo parlamento e che già sono state rinviate di quattro mesi.
È infatti ufficialmente iniziato il processo di registrazione dei candidati una settimana dopo che Karzai ha sostituito il vertice della Commissione elettorale-Iec (Fazel Ahmad Manawi al posto di Azizullah Lodin, agnello sacrificale della bufera seguita alle presidenziali di agosto) mentre resta comunque aperto il problema della composizione della Ecc, la commissione elettorale di monitoraggio, su cui Karzai ha tentato per ora invano di accaparrarsi il diritto di scelta della leadership.
La guerra intanto continua: quattro studenti sono stati uccisi ieri nelle provincia di Khost vittime del tiro incrociato tra truppe Isaf e guerriglia e, sempre ieri, i taleban hanno freddato il vice sindaco di Kandahar, Azizollah Yarmal, mentre era in preghiera in una moschea dell'ex capitale dell'emirato taleban, città ora controllata da Kabul ma praticamente circondata dalla guerriglia. È inoltre nell'area in cui si attende il prossimo operativo militare in grande stile della Nato.
*Lettera22


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mercoledì 21 aprile 2010

Vizio di forma... riapplicate le misure cautelari agli attivisti di Chiaiano!

Di:
Barbara Maffione

Era la sera del 23 maggio 2008, il Presidio Permanente di Chiaiano, composto da giovani, tante donne, ma soprattutto intere famiglie, con bambini e anziani al seguito, che da lungo tempo si opponeva all'apertura di una discarica in un luogo non idoneo, venne duramente caricato dalla polizia. Durante le cariche, nel tentativo di resistere, a un manifestante venne in mente di utilizzare la sua vecchia auto per fare una barricata e si fece aiutare da tre ragazzi del presidio...Questa la sorte, sin qui, di quei tre ragazzi. Solidarietà a Pietro, Davide ed Egidio e alla loro lotta!!


Posto, di seguito, il Comunicato Stampa del Presidio Permanente contro la discarica di Marano e Chiaiano. 

per Pietro un giorno e mezzo di libertà... 

Comunicato Stampa : Vizio di forma... riapplicate le misure cautelari agli attivisti di Chiaiano! 

Sembra una vicenda assurda, magari raccontata in qualche libro noir ed invece è quello che sta avvenendo agli attivisti del Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano. Lunedi' 19 aprile presso il Tribunale del riesame si teneva l'udienza per decidere sulla scarcerazione dagli arresti domiciliari per Pietro Spaccaforno e per la cessazione dell'obbligo di firma quotidiano per gli altri attivisti tra cui Davide Brignola ed Egidio Giordano. Nella serata di lunedi' 19 aprile il commissariato di polizia di Secondigliano scarcerava Spaccaforno dopo l'arrivo della decisione del riesame. Stessa sorte toccava anche a Davide Brignola presso un altro commissariato di polizia presso il quale quotidianamente lo stesso andava ad ottemperare agli obblighi di firma. La sentenza del riesame ridimensiona pesantemente tutto l'impianto accusatorio. Vengono di fatto cancellate le contestazioni dei reati di "furto" (per il quale un attivista era già stato processato e assolto!) ed i "incendio" (smentito dagli stessi verbali dei carabinieri, oltre che dalle immagini) in merito agli episodi del 23 maggio 2008 in cui migliaia di cittadini furono attaccati dalle forze dell'ordine presso il Presidio in rotonda Titanic. Due capi d'accusa cancellati ! Resta in piedi solo l'interruzione di pubblico servizio e la violenza privata per la contestazione di aver bloccato il pullman nella rotonda del Presidio. Accuse che a due anni di distanza dai fatti non giustificherebbero in alcun modo delle misure di restrizione della libertà. Neanche è stato affrontata ovviamente la questione dei riferimenti alla camorra, poichè nelle carte giudiziarie non c'è davvero niente, nessun indizio, nessuna contestazione, che vada in quella direzione. Ed invece due giorni dopo la sentenza il Tribunale del Riesame torna indietro, parlando di cattiva interpretazione dell'ordinanza emessa. Oggi Pietro Spaccaforno è stato rimesso nuovamente agli arresti domiciliari e gli altri attivisti sono tornati all'obbligo di firma ! Due giorni dopo una sentenza che di fatto smantella le principali accuse. Non c'e' stato nessun furto e nessun incendio di autobus secondo il riesame, ciononostante il tribunale ha deciso di confermare lo stesso le misure cautelari per i capi d'imputazione minori ovvero l'interruzione di pubblico servizio, questo a due anni di distanza dai fatti e senza alcun oggettivo pericolo di reiterazione del presunto reato ! Ancora una volta poniamo la domanda oggettivamente più legittima : Se non è persecuzione allora cos'e' ? Nei fatti si conferma una linea punitiva verso le lotte sociali anche oltre il merito delle questioni giuridiche (quante persone a distanza di due anni vengoo messe ai domiciliari a Napoli per reati del genere!?) e vengono deluse le aspettative dei cittadini di Chiaiano e Marano. Decine di cittadini avevano atteso lunedi' mattina sotto il Tribunale la decisione del riesame esponendo una bilancia della giustizia in cui su un piatto c'erano le foto del 23 maggio del 2008 e su un altro le immagini di Guido Bertolaso e della Protezione Civile a testimoniare come la giustizia continui ad essere forte coi deboli e debole coi forti. Una persecuzione che mette in pericolo la tenuta del diritto al dissenso nella nostra città. Una persecuzione che si applica attraverso mezzi incredibili mettendo in libertà delle persone e riarrestandole due giorni dopo ! Centinaia di personaggi della cultura, della politica, delle scienze avevano firmato l'a ppello in solidarietà e sostegno agli attivisti colpiti dalle misure di restrizione della libertà, ed è a tutti loro, oltre che alle migliaia di persone che si mobiliteranno il 1°Maggio prossimo a Chiaiano che qualcuno dovrà spiegare come viene garantito il diritto al dissenso in questa città ! Il prossimo 1° Maggio i movimenti napoletani scenderanno in piazza a Chiaiano a difesa di tutte le lotte sociali per ribadire che nessuna intimidazione e nessuna repressione potrà impedire che in questa città si sviluppino forme di nuova democrazia come la lotta di Chiaiano ha dimostrato di essere. Decine di artisti suoneranno al concerto che si terrà dopo la manifestazione dai 99 Posse ai Zezi per una manifestazione popolare che reclamerà a gran voce il diritto al dissenso a Napoli e nel paese. Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano

lunedì 19 aprile 2010

La sostanza della nostra democrazia viene dalla Resistenza: difendiamo il vero 25 aprile!

Nome Alessandro Squizzato

da http://fgciveneto.wordpress.com

In questi giorni è tornato a distrarre il dibattito politico nazionale il mantra delle riforme istituzionali, un po' a coprire i problemi del paese, un po' a condizionare la resa dei conti all'interno di PD e PDL.
Un mantra che annebbia ogni contenuto di sostanza e che cela nel profondo la voglia di presidenzialismo del PDL, con il beneplacito di parte del PD.
Questo, combinato al malinteso federalismo leghista, che più propriamente consisterebbe nella creazione di nuovi centralismi regionali, ha come obiettivo primario marcare con maggiore decisione la frattura tra "casta" politica - in questo caso propriamente detta - e coinvolgimento popolare nella gestione della cosa pubblica. Un percorso già intrapreso dal progressivo svuotamento di funzioni del Parlamento e dall'attacco feroce alla separazione dei poteri.
Quanto di più stridente con il valore della Costituzione e con la sua funzione di programma democratico.
Anni di revisionismo storico, di svuotamento valoriale della "liturgia laica" legata alla Liberazione (le denigrazioni del 25 aprile, l'istituzione del "giorno del ricordo", le medaglie d'oro ai parenti degli squadristi, il fango sui partigiani) hanno portato anche ad un definitivo prosciugamento della coscienza collettiva faticosamente creata in 60 anni di Repubblica che nelle intenzioni dei costituenti doveva fare da vaccino civile a nuove pulsioni autoritarie.
La posta in gioco è alta e la presenza della sinistra e dei comunisti nelle celebrazioni del 25 aprile di quest'anno dovrebbe servire anche a lanciare un chiaro messaggio: la difesa del suo significato e quindi della sua funzione originale, contro il presidenzialismo e per la democrazia.
Perché se la memoria della Resistenza non serve a portarne avanti i valori, allora non serve più a niente.
La sparata di Berlusconi dell'anno scorso, sfacciata oltre i limiti della stoltezza, sulla volontà di trasformare il "Giorno della Liberazione" in "Giorno della libertà" è un esempio molto chiaro: mentre la "libertà" è un contenuto quanto mai vago e manipolato, la Liberazione avviene "da qualcosa", individua due fazioni, che si distinguono in base a dei contenuti; nel caso specifico ci si libera dal fascismo, dall'autoritarismo, dalla dittatura.
Il 25 aprile "pacificato" che piace tanto alle massime cariche dello Stato in questi ultimi anni non è una ricorrenza "di tutti": è una ricorrenza innocua, disarmata.
Il 25 aprile non celebra "tutti" gli italiani, celebra i moltissimi, la maggior parte, che si sono opposti al fascismo, che l'hanno odiato, che aderendo alla Costituzione ne hanno abbracciato i valori oltre a coloro che armi in pungo hanno liberato il paese.
Allo stesso tempo si contrappone a quelli che hanno sostenuto la dittatura o, facendone parte, hanno gettato il paese nella miseria, nella guerra, nel dispotismo per poi venderlo al Reich nazista.
Ogni equiparazione tra queste due parti totalmente inconciliabili, ogni attenuazione della lotta senza quartiere tra giustizia e oppressione, non è altro che un vile e pericoloso tradimento dei valori fondanti la Repubblica e non c'entra nulla con il 25 aprile.
Per questo credo che ancora oggi abbia senso la nostra presenza a commemorazioni o celebrazioni che a qualcuno possono sembrare ingessate e impolverate – e a volte lo sono – come è ancora importante la difesa dei luoghi simbolo, della toponomastica, dell'insegnamento storico di tutto ciò che riguarda la Resistenza. Non si tratta solo di un'opera di conservazione storica (di per sé importante) ma prima di tutto di una azione politica volta al presente e al futuro.
Questo 25 aprile, in ogni piazza, ricordiamo che il senso della democrazia si fonda anche su principi tecnici come la centralità del Parlamento, la separazione dei poteri e il proporzionale, ricordiamo che "autoritarismo" e libertà sono due cose che non possono convivere, ricordiamo che l'uguaglianza è un valore fondante della nostra Costituzione, ricordiamo che Resistenza significa anche antirazzismo e odio verso il segregazionismo perpetrato dalla Lega Nord.
È per questi valori, molti e allo stesso tempo semplici e legati assieme, che hanno combattuto i partigiani, qualsiasi bella canzone o targa commemorativa che non serva a portare avanti tutto ciò, per il nostro futuro e per la loro memoria, non vale più di una messa cantata.
Questo 25 aprile come ogni anno, come ogni giorno nella nostra militanza antifascista, ricordiamo a tutti che siamo ancora partigiani!

Alessandro Squizzato
resp. naz. Antifascismo FGCI




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