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martedì 13 aprile 2010

Inciucio-sanità nel Lazio


Alemanno e Gramazio mangiano mortadella...
La linea ufficiale Pd è non votare Domenico Gramazio - uno dei protagonisti della stagione più nera della sanità laziale, quella di Francesco Storace - all'Asp, l'agenzia della sanità regionale del Lazio. Ma il presidente uscente, ex dc, non ci sta. E fa capire che domani, alla riunione del cda dell'ente, se non si trova «un altro raffinato éscamotage giuridico» che eviti il commissariamento, non si adeguerà. Anche se contro di lui ormai mezzo partito invoca l'espulsione.
La prima nomina alla sanità laziale da parte della neopresidente Renata Polverini si trasforma nel segnale della resa dei conti nel Pd post-voto. Lucio D'Ubaldo, presidente in carica dell'ente di programmazione della sanità (strumento delicato a disposizione dell'assessore, che occupa 200 persone), all'indomani della sconfitta del centrosinistra, «per correttezza» si dimette. Al suo posto Polverini designa l'eminenza ex Msi. Cui però, per essere eletto, serve un voto dell'attuale maggioranza Pd. D'Ubaldo (che con Gramazio ha una storia di cortesie) si dichiara disponibile, per evitare il caos dell'ente.
Nel Pd scatta il sospetto di inciucio e la rivolta contro il centrista, che è anche senatore e nella geografia interna al Pd è braccio destro di Beppe Fioroni e sodale di Franco Marini: purissima dc. Lui oppone che nel merito una linea del partito non c'è, e se c'è non è far commissariare l'ente. Ieri il segretario bersaniano Alessandro Mazzoli batte finalmente un colpo: no «netto» all'ipotesi di favorire l'elezione dell'ex braccio destro storaciano, «inaccettabile ritorno agli anni in cui il centrodestra ha provocato un debito da 10 miliardi nella sanità».
Ma nel Pd laziale volano stracci da prima del voto. Come a livello nazionale, nell'esplosione dell'opposizione interna anche qui gli ex dc hanno preso le distanze da veltroniani e franceschiniani, e dato una mano alla traballante maggioranza bersaniana. Così alcuni di loro (Riccardo Milana, lo stesso D'Ubaldo) sono stati nominati nel comitato Bonino. E ora sono accusati dell'immobilismo del Pd in campagna elettorale.
E non è un problema locale. Dietro di esso c'è il malessere di parte del centro cattolico. Nel Lazio ha appoggiato Bonino e perso a valanga (a Viterbo, feudo di Fioroni, il Pd è crollato). Ieri D'Ubaldo, con un'arzigogolata nota sul Velino, solleva il problema politico di 'quale opposizione' deve fare il Pd: «Se astio e impotenza diventano i cardini dell'agire, vuol dire che le cataratte di una sinistra invecchiata velano lo sguardo di una nuova generazione di democratici». Tradotto in greve: intransigenti o consociativi? Dice Lazio, pensa al parlamento nazionale. Dove appunto D'Ubaldo siede. Difficile pensare che Fioroni e Marini non siano d'accordo con lui. Domani l'elezione di Gramazio. Uno degli artefici della stagione più nera della sanità laziale potrebbe tornare in sella con un voto Pd. E pure in nome «di una nuova generazione di democratici»

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lunedì 22 marzo 2010

Irruzione di vigili urbani in sede Pdci

Sono tutti da chiarire i contorni di un singolare episodio che sabato, nel clima di tensione politica che precede i tre cortei attesi nella Capitale, ha interessato una sede del Partito dei Comunisti Italiani a Roma.

«Una squadra di vigili urbani si è presentata nella sede di piazzale degli Eroi – denuncia il Pdci – interrompendo una iniziativa contro il carovita che si svolgeva all’interno, pretendendo di sequestrare materiale e chiedendo i documenti a tutti i presenti». La sgradevole ispezione si è conclusa poi grazie all’intervento di un consigliere della Federazione della Sinistra, Giovanni Barbera, che ha convinto i vigili ad andarsene.

«Vorremmo capire in forza di quale legge una sede di un partito politico che partecipa alla campagna elettorale nella lista della Federazione della Sinistra deve subire una siffatta attenzione da parte della polizia municipale del sindaco Alemanno», attaccano Fabio Nobile e Alfio Nicotra.

«La sezione Luigi Arata del Pdci – si legge in una nota – è una sezione storica della sinistra e dei comunisti in quel quartiere, che svolge attività pubbliche e alla luce del sole ma che evidentemente danno fastidio a qualcuno. Solo dopo l’intervento del consigliere Barbera, la squadra della municipale ha desistito dalla volontà (per noi illegittima) di sequestrare il materiale presente nella sede».

I presenti sono stati comunque convocati – «Ma in forza di quale legge?» chiede il Pdci – per martedì 23 presso il comando dei vigili urbani. «Ci domandiamo come mai questa attenzione nei confronti della nostra sezione avviene proprio oggi – nota Nobile -, giorno della manifestazione pro Berlusconi (ma anche, in piazze distinte, contro la privatizzazione dell’acqua pubblica)?».

E ancora: «Ci chiediamo se il sindaco Alemanno vuole in questo modo inaugurare una stagione di pressioni indebite contro forze costituzionali e antifasciste come la Federazione della Sinistra – accusano i responsabili della sede -, mentre al contempo si consente alle sedi della destra estrema e razzista di funzionare da base e retroterra delle aggressioni contro gli studenti di sinistra come avvenuto recentemente nell’Università di Tor Vergata».

La federazione della sinistra ha chiesto «un immediato chiarimento e precise assicurazioni che la polizia municipale sia tenuta fuori dall’agone e dallo scontro politico».


 http://www.ilbriganterosso.info/2010/03/20/irruzione-di-vigili-urbani-in-sede-pdci/

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venerdì 19 marzo 2010

L'accusa: "metro gratis per il Pdl" La replica: "Non è vero, paghiamo"


Abbiamo un fax a firma del responsabile della Metro B di Roma, Alberto Vinci inviato a tutti i direttori delle centrali del traffico della linea B della metro, in cui si chiede di aprire i tornelli della metro sabato, in occasione della manifestazione del Pdl, dalle ore 11 alle ore 16 per le stazioni di Eur Fermi e Palasport (dove arriveranno i pullman del manifestanti) e dalle 19 alle 21 nelle stazioni di Circo Massimo, Piramide e Colosseo, per permettere agli stessi manifestanti di tornare ai pullman. Fermo restando che già in altre occasioni, anche in passato si è seguita questa procedura - sempre però con una richiesta da parte del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, che in questa circostanza non risulta esserci - ho depositato un'interrogazione consiliare al sindaco Alemanno e all'assessore Marchi  per sapere il motivo per cui tale decisione non sia stata pubblicizzata e per conoscere ulteriori dettagli, anche di tipo economico, su tutta l'operazione". E' quanto dichiara in una nota il consigliere comunale del Pd, Massimiliano Valeriani.

"Non capiamo, insomma - aggiunge Valeriani - perché tutto si svolga 'auhm auhm', come sempre più spesso avviene nella Roma di Alemanno. Inoltre nell'interrogazione chiedo anche di conoscere i motivi per cui questo accesso gratuito sia concesso domani per i manifestanti del Pdl e non per l'altra grande manifestazione che si tiene in città contro la privatizzazione dell'acqua. Non capiamo per quale motivo si usino due pesi e due misure: metro a
pagamento per i manifestanti che difendono l'acqua pubblica, metro gratis per quelli del Pdl".

A stretto giro di posta la replica del Pdl per bocca del capogruppo in Campidoglio Dario Rossin. "Un partito - afferma in una nota Rossin - paga di tasca propria per non gravare sulle tasche dei cittadini, e la sinistra per tutta risposta si indigna e alza il solito polverone di menzogne".  "L'atteggiamento responsabile del Popolo della libertà dovrebbe essere elogiato, perché tiene conto soprattutto della collettività, come dovrebbe sempre fare la politica. Di questo, però, la sinistra non si rende conto, e pratica la solita via della disinformazione. Un comportamento davvero insostenibile, che evidenzia come la polemica e la becera propaganda siano gli unici mezzi a disposizione dell'opposizione".

L'affermazione di Rossin lascia intendere che ci sia un accordo tra il Pdl e la società di gestione. La cifra non è però stata comunicata anche se da alcune indiscrezioni pare si aggiri sui 15mila euro, una cifra quasi simbolica considerata la potenziale utenza che secondo gli organizzatori dovrebbe superare il mezzo milione di partecipanti.
 
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giovedì 11 marzo 2010

C'è Berlusconi a San Giovanni e l'altro corteo cambia percorso (deve)


Cambia il percorso della manifestazione del Forum dei movimento per l'acqua
"Ci avevano detto che in via dei Fori Imperiali non si poteva passare". Poi la retromarcia

ROMA - Questa è una storia di annunci dati e poi smentiti. Di manifestazioni e percorsi che cambiano all'ultimo momento. Una storia che comincia ieri. In piena bagarre sulle firme Silvio Berlusconi chiama all'adunata i suoi: "In piazza il 20 marzo a Roma". Squlli di tromba, fino a che qualcuno si accorge che, quel sabato, il centro di Roma, sarà attraversato dal corteo del Forum dei movimenti contro la privatizzazione dell'acqua. Un vasto arcipelago di sigle che raccoglie sindacati, associazioni del mondo cattolico, ambientalista, partiti e movimenti della sinistra e associazioni dei consumatori.

Qualcuno, nell'entourage del premier, si accorge del problema e ipotizza uno spostamento della data alla domenica. Sembra la quadratura del cerchio e invece no. Il 21 a roma c'è la maratona, appuntamento che richiama migliaia di appassionati.

Di rinunciare non se ne parla, ragionano in casa Pdl. E allora la richiesta alla questura di Roma parte ugualmente, con data 20 marzo. A questo punto la vicenda assume contorni paradossali. "Noi avevamo chiesto l'autorizzazione per un percorso che partiva da piazza della Repubblica e passando per via dei Fori Imperiali e piazza Venezia si chiudeva a piazza Navona - dice Paolo Corsetti, segretario del Forum - la Questura ci chiese di fare un giro più largo, passando a lato di piazza san Giovanni". Motivo? : "Ci spiegarono che via dei Fori Imperiali era occupata dalle gru che dovevano costruire i palchi per la maratona del giorno dopo". Una modifica di cui il Forum prese atto. Poi, la bufera delle liste e l'annuncio della manifestazione del Pdl. A questo punto qualcosa cambia. "La Questura ci ha telefonato ieri per dire che potevamo passare da via dei Fori Imperiali". E le gru? "Mah..a nostra domanda precisa ci hanno risposto che era stata chiesta l'autorizzazione del Pdl per piazza San Giovanni". E i lavori per le strutture della maratona? Mistero.


Una situazione singolare su cui si innesta il famoso protocollo fortemente voluto dalla giunta Alemanno per regolare le manifestazioni nella capitale. "Occorre dare limiti - disse il sindaco - non è possibile che la città sprofondi nel caos". Il protocollo, fortemente voluto dal Comune, venne firmato nel marzo del 2009. Chi era a quel tavolo racconta di un sindaco particolarmente deciso a mettere rigidissimi paletti alla possibilità di scendere in piazza. Una rigidità che trovò argine, tra gli altri, nella risposta delle organizzazioni sindacali. Il testo, però non riguarda le manifestazioni a carattere nazionale. Come quella del centrodestra e quella del Forum. E così oggi Alemanno si spende per l'adunata a piazza San Giovanni che "non è un'occasione di protesta ma un momento in cui il presidente del Consiglio firmerà un patto programmatico con i 13 candidati governatori".

Difficile fare previsioni sui numeri. Raccontano che Berlusconi, temendo il flop, avrebbe preferito la più piccola piazza del Popolo che, però, sarà occupata dal popolo viola. Dalle parti Forum, invece, si respira ottimismo: "Puntiamo a 100mila persone". Che si dovranno districare tra gru e transenne

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mercoledì 10 marzo 2010

Roma non vuole quei giochi


Il sindaco Alemanno ha consegnato al Coni la candidatura bipartisan di Roma come sede delle olimpiadi del 2020. Ma bisogna avere il coraggio di dirlo: le Olimpiadi non possono essere ospitate né a Roma né a Venezia. Le Olimpiadi non sono più quell'evento sportivo, sobrio e appassionante, pensato da Coubertin, ma sono ormai un'altra cosa. Un circo mediatico consumista, una macchina per far denaro e una occasione di scempio del territorio. Roma invece è rimasta la stessa: quella dei palazzinari.
Chi si ricorda dei Mondiali '90? Quali benefici ne ha tratto la città? Nessuno, ricordiamo però l'air terminal abbandonato da anni (150 miliardi di lire), le stazioni ferroviarie mai usate di Farneto e Vigna Clara (80 miliardi), il sottopasso sulla Colombo. Monumenti allo spreco, al consumo di territorio e al cemento. Sono passati 30 anni e sei amministrazioni, ma con i Mondiali di nuoto del 2009 è successo lo stesso. Forse peggio. 200 milioni di euro buttati nella città fantasma dello sport a Tor Vergata, un rosario di piscine incomplete o costruite abusivamente, con poteri di deroga tipo Protezione civile e una scia di inchieste per corruzione e sanatorie bipartisan. Perché nel 2020 dovrebbe essere diverso? Il blocco di potere di costruttori ed immobiliaristi che domina la città eterna da sempre, e che ha imposto un modello economico basato sulla rendita soffocando lo sviluppo produttivo, non è cambiato. Si dice che le Olimpiadi faranno bene al turismo. Ma davvero Roma, la città più conosciuta al mondo dopo a New York, con i suoi 14 milioni di visitatori, ha bisogno delle Olimpiadi per promuoversi? Davvero 10 anni di cantieri aperti nella città e un adeguamento dell'offerta ricettiva alla invasione di milioni di spettatori per pochi giorni è quello che serve?
E non è vero nemmeno che porteranno ricchezza. Anzi. I mondiali di nuoto sono andati in rosso di 8 milioni di euro. A parità di capitali investiti i Giochi portano effetti limitati sull'occupazione, mentre il consumo di territorio, vera ricchezza della città, è enorme. Le grandi opere continueranno a drenare denaro sottraendolo agli investimenti di riqualificazione. Resteranno le opere: alcuni grandi impianti sportivi costosissimi, mentre la capitale ha bisogno di impianti diffusi, accessibili. Tante strade e qualche intervento di maquillage: ma chi lo dice che ci vogliono le Olimpiadi, ad esempio, per recuperare il Tevere?
No i giochi non possono tornare a Roma. Il Comitato Olimpico Internazionale assegnerà la sede dei giochi nel 2013. Abbiamo tre anni per convincerlo che non è il caso. Intorno all'opposizione al procedere per grandi eventi, segno di mancanza di fantasia, può coagularsi invece il fronte di coloro che hanno un'altra visione della città e sognano una Roma diversa, a misura di persona.
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venerdì 5 marzo 2010

Polverini in piazza Farnese: forfait di Silvio, pochi militanti e qualche saluto romano

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«Come può uno scoglio arginare il mare... Anche se non voglio torno già a volare», canta dal palco di piazza Farnese la candidata alla Regione Lazio, mentre la Corte d’appello sta per decidere che il suo «listino» è riammesso (la notizia arriverà in serata) e a palazzo Grazioli si studia una «leggina» per salvare anche la lista del Pdl a Roma.

Ha la voce un po’ roca per la pioggia e per la «maratona oratoria» che la vede impegnata da giorni in difesa della lista-fantasma. Ma è tale la gioia dopo la catastrofe che l’aveva travolta che nella piazza convocata per la riscossa intona scanzonata le «discese ardite» e le «risalite» (non meno ardite) del Popolo della Libertà. A darle manforte Alemanno, Giorgia Meloni, Cicchitto, Fazzone, che - a riparo dai pasticci di Milioni - guida la lista di Latina, Gasparri (che sotto il palco discute con il responsabile degli Italiani nel Mondo del senatore che dovrà prendere il posto di Di Girolamo).

«Renata-Renata», scandiscono i suoi sostenitori. «Avevano detto piazza vuota e invece l’abbiamo riempita», si compiace. Anche se poi mentre dal palco lei invoca a ripetizione «democrazia», tra la folla di quelli che hanno risposto all’appello scattano, come un riflesso, le braccia tese. E poi i cori da stadio: «Non ne possiamo più di giudici fai-da-te, voglio votare a Roma, viva la libertà».
Nel momento clou saranno un migliaio in tutto. Piazza Farnese non è molto grande. Ma qualcuno ci è arrivato anche da Tivoli: «Stiamo qui per Cacciotti, il nostro candidato». «Io voglio votare Cangemi», recita la maglietta di Brunangela, 59 anni: «Mi ha trovato una casa».

Elettori fedeli, amici, devoti. Qualche militante convinto. E un po’ «inc...»: «Magari è stato un errore ma non lo dobbiamo pagare noi elettori». Una piccola schiera di ultras tassisti, nel cuore i giorni della rivolta, quando misero a ferro e fuoco la città: «Siamo già tutti mobilitati per Renata, se non ci sarebbe stata lei a mediare con Veltroni...», spiega Pietro Marinelli, tassista Ugl, tendenza al braccio teso anche lui. Per il resto la piazza è in mano alla curva giallo rossa del «Popolo di Roma», tutta votata ad Alemanno. E al suo candidato «Pietro Di Paolo», detto «cappuccino». Quello per cui il sindaco - secondo voci da lui smentite - ha fatto pressing sul malcapitato Milioni, mandandolo in confusione.

«Silvio-Silvio», prova a far intonare dal palco Beatrice Lorenzin, portavoce di Polverini ed ex giovane azzurra. Anche se Silvio atteso non si fa vedere. Macché. «Pietro-Pietro», insistono loro. E poi: «Alemanno-sindaco-de-Roma», cantano a consolarsi ancora con la vittoria di due anni fa. E poi: «Chi non salta comunista è». Anche nella variante contro i «radicali». Si va dal coretto: «E Bonino sei un aborto». Allo striscione: «Polverini la vera cura per i radicali liberi».

Da giorni sono loro che tengono accesa la “fiamma” del Pdl romano. A guidarli, uno che di curve se ne intende, Giuliano Castellino, ex Movimento politico, oggi «Popolo di Roma», «corrente movimentista che fa riferimento ad Alemanno». Alle sue spalle campeggia lo striscione: «Rivoluzione in corso». Qualcuno si fa prendere dalla foga del momento: «Qui se non votamo noi, non vota nessuno, la guerra è guerra, io so pronto a tutto anche alla morte». La candidata però ha già sciolto le righe: «Adesso via, andiamo tutti a fare campagna elettorale». Arriva la leggina, la rivoluzione - per fortuna - può attendere.
 
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domenica 17 gennaio 2010

Alemanno: Niente manifestazioni a piazza Barberini


Roma, 16 gen. - (Adnkronos) - ''Piazza Barberini non puo' piu' essere sede di manifestazioni politiche o sindacali''. Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
''Mi dispiace che la Cgil reagisca in questo modo scomposto ma piazza Barberini e' un nodo cruciale del traffico romano e non puo' piu' essere utilizzata per manifestazioni che paralizzerebbero tutta la citta' anche con poche centinaia di manifestanti - continua - La settimana prossima il Prefetto concludera' la trattativa sul nuovo regolamento dei cortei ma noi saremo fermissimi nell'escludere qualsiasi manifestazione in questa piazza cosi' cruciale per la vita quotidiana dei cittadini romani''.

Roma, 16 gen. - (Adnkronos) - "Per quanto ci riguarda il sindaco Alemanno, negando l'autorizzazione per l'iniziativa di oggi, ha palesemente rotto il Protocollo del 2009, negando l'utilizzo del suolo pubblico in un luogo in cui era consentito. Si tratta di un atteggiamento incomprensibile e autoritario". Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil di Roma e Lazio Claudio di Berardino, che oggi e' intervenuto alla manifestazione 'Abbattiamo il muro della crisi' organizzata dal sindacato in piazza Barberini.
"La manifestazione si e' fatta lo stesso perche' abbiamo l'autorizzazione della Questura - ha spiegato - ma non abbiamo potuto realizzare il 'muro' simbolico da abbattere, quindi abbiamo rimediato con le scatole di cartone"

martedì 29 dicembre 2009

Alemanno: "A Ponte Galeria un campo di transito"


"Chiamerò il ministro Roberto Maroni per sollecitare il progetto di Ponte Galeria e ribadire la richiesta di mandare via il Cie. Abbiamo bisogno di trasformare Ponte Galeria in un punto di transito che ci permetta di fare opere di bonifica su tutto il territorio". Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Quando parla di «bonifica» si riferisce alla necessità di eliminare le baracche dove si accampo principalmente i cittadini rumeni. Da quanto si capisce l’intenzione è cacciare i rumeni stessi, o almeno concentrali in «campi di transito». La proposta è stata lanciata dal primo cittadino della capitale in visita nel micro-accampamento dove la scorsa notte ha perso la vita una donna rumena, a causa di un incendio sprigionato da una vecchia caldaia.  "È un'altra tragedia di questi micro-accampamenti abusivi. In questa zona la polizia municipale è già intervenuta 4 volte per sgomberare e in alcuni casi sono state anche abbattute le baracche, che però si sono sistematicamente riformate. Gli abitanti sono persone che vivono di piccoli lavori e per non pagare l'affitto si attrezzano in questa maniera: ma è un modo di sopravvivenza che va impedito, perchè gli incidenti come quello di questa notte sono molto probabili", ha spiegato Alemanno. Che con questa affermazione ha messo in evidenza due elementi fondamentali: le persone che vivono in questi accampamenti spesso sono lavoratori che però non possono permettersi un affitto, e che la logica delle ruspe non serve a nulla visto che le baracche vengono ricostruite dopo pochi giorni. A questo il sindaco vorrebbe ovviare creando tanti «centri di transito», non solo a Ponte Galeria ma anche «nelle caserme del Demanio». L'operazione dovrebbe entrare a far parte del cosiddetto "Piano Nomadi" (che già nella definizione la dice lunga sulla cultura dell'amministrazione capitolina sulla questione rom) che a quanto pare comprenderà anche il destino di chi abita negli accampamenti, e che spesso non è rom. "Il piano - ha detto il sindaco - prenderà il via a gennaio con lo sgombero del Casilino 900 e prossimamente di tutti quei microcampi". Il Piano, che ha già scatenato una marea di polemiche anche sul conflitto di competenze delle varie istituzioni coinvolte, per ora segue e peggiora la politica attuata dal secondo mandato Veltroni: allargare i mega-campi attrezzati costruiti dalla passata giunta fuori dal raccordo anulare. In attesa del trasferimento di Casilino 900, le ruspe intanto tornano a marciare. Le baracche dove viveva la donna uccisa dal fuoco insieme ad altre tredici persone saranno distrutte. 

mercoledì 16 dicembre 2009

Roma- Everyone: "Sgombero Casilino900 è condanna a morte per bambini ed anziani"



Da Iris
ROMA, 15 DIC - "Abbiamo appreso oggi che le autorità italiane hanno deciso di sgomberare l'insediamento Rom di Roma Casilino 900 entro le prossime tre settimane". Lo annunciano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione per i diritti umani Gruppo EveryOne.
"Il Casilino 900 è il più vecchio campo Rom della capitale, in cui le famiglie – un totale di circa 700 persone –, rifugiatesi in Italia dai Paesi della ex-Iugoslavia, vivono da oltre 40 anni in condizioni igienico-sanitarie tragiche e senza alcun programma assistenziale" spiegano gli attivisti. "Negli ultimi anni le Istituzioni hanno diffuso gravi ideologie ispirate all'odio razziale verso i Rom del Casilino 900, attribuendo loro comportamenti asociali e bollandoli come persone geneticamente dedite al crimine".
Recentemente, il Commissario europeo per i diritti umani, Thomas Hammarberg, ha definito "intollerabili" le condizioni di vita e l'emarginazione in cui sono costretti a vivere 300 bambini, molti malati, donne incinte. "Nonostante l'emarginazione, i pregiudizi e gli innumerevoli episodi di razzismo che le colpiscono", continuano Malini, Pegoraro e Picciau "le persone valide del Casilino 900 sono impegnate quotidianamente nella ricerca di occasioni di lavoro e integrazione".
"Lo sgombero imminente rappresenta quanto di più irresponsabile e disumano si possa concepire, perché il Comune di Roma non ha approntato alcuna alternativa di alloggio né di assistenza, nessun progetto scolastico riservato ai minori, nessun sostegno sociale per i casi socio-sanitari più drammatici né per mantenere integre le famiglie, quando l'unione familiare è a fondamento delle tradizioni del popolo Rom. Inoltre, una simile operazione porrebbe in grave pericolo i bambini down, cardiopatici, in terapia farmacologica o in dialisi”. Nell'insediamento vivono inoltre malati di cancro, pazienti in cura chemioterapica, persone affette da gravi patologie cardiache, portatori di disabilità fisiche e psichiche. “Le condizioni in cui sono costretti a vivere”, commentano i rappresentanti di EveryOne, “rendono già difficile il supporto da parte della Croce Rossa e di altre organizzazioni umanitarie".
All’interno del campo, secondo il dottor Maurizio Di Marzio, responsabile del camper socio-sanitario che dal ‘99 ha assistito i rom residenti nel territorio della Asl RmB, vi sono episodi di Tbc, epatopatie severe, malattie dermatologiche trasmissibili, affezioni gastro-intestinali e ustioni, in misura rilevante, specie nei bambini. Uno sgombero, tanto più con queste gelide temperature, costituirebbe una condanna a morte per i più malati e vulnerabili e un dramma umanitario di proporzioni incalcolabili per tutti gli altri. Nel 2008, alcune delegazioni del Parlamento europeo e della Commissione Ue avevano visitato il campo; allora, venne posta in rilievo la grave condizione di emarginazione, povertà e crisi umanitaria che attraversava gli abitanti del Casilino, ma nonostante questo il Comune di Roma e in genere le autorità italiane non hanno minimamente cercato di migliorare la situazione, e anzi hanno reso il Casilino sempre più simile a un ghetto polacco negli anni dell'Olocausto. In qualsiasi altro Paese civile” concludono dall’organizzazione per i diritti umani.
 “La situazione del Casilino 900 verrebbe affrontata sotto l'aspetto umanitario, non politico o securitario. Sarebbe necessario costruire un villaggio moderno e attrezzato sull'attuale sito o presso un sito dignitoso. Purtroppo il sindaco di Roma Gianni Alemanno sembra molto più preoccupato, anziché a salvare vite umane innocenti, a vietare cortei e sit-in di protesta, cui le associazioni umanitarie darebbero comunque vita nel caso di un'operazione di pulizia etnica nel campo Rom. Ci auguriamo che la Commissione europea e il Consiglio d’Europa possano intervenire prontamente, se necessario avviando una procedura d’infrazione, contro la decisione delle autorità italiane di sgomberare il Casilino 900 senza alcuna alternativa dignitosa per i suoi abitanti.

La posizione di Alemanno
Roma, 14 dic. - (Adnkronos) - Eliminare i campi nomadi abusivi, ''vergogne della citta''', e consegnare ai romani una citta' pulita e priva di aree di degrado. E' questa la svolta che il sindaco di Roma Gianni Alemanno si impegna a realizzare a partire dal 2010 per consegnare ai romani ''una Capitale all'altezza delle grandi metropoli internazionali''. L'obiettivo, ha spiegato Alemanno a margine del tardizionale scambio degli auguri di Natale, avra' come termine ultimo per il suo completamento il 2020, l'anno delle Olimpiadi.
''Per noi le Olimpiadi rappresentano un traguardo per la piena rigenerazione della nostra citta' - ha detto il sindaco - per mettere insieme il passato con il futuro. Questo e' l'obiettivo che ci siamo dati e a maggio sapremo se il Coni scegliera' Roma come candidata italiana''. ''Nel 2010 ricorrono i 140 anni di Roma Capitale ed entro il 2010 avremo i poteri speciali per Roma Capitale con i decreti attuativi - ha ricordato Alemanno - Faremo il piano strategico di sviluppo che sara' indirizzato fino al 2020''. La 'rinascita' della citta' pero', secondo Alemanno, sara' possibile grazie al lavoro fatto finora dall'amministrazione capitolina.

Nobile (PdCI) su blocco cortei: Alemanno si affacci da piazza Venezia per dire certe cose”


 “Il sindaco di Roma dice che se ci saranno manifestazioni e cortei durante le feste farà intervenire la polizia? La prossima volta si affacci da Piazza Venezia che sembra il luogo più affine per dire certe cose similfasciste da stato di polizia! – lo dice Fabio Nobile, segretario PdCI Roma – dal canto nostro, se ci fossero lavoratori che in questo momento dovessero perdere il posto di lavoro, studenti o immigrati in lotta per i loro diritti, noi saremo con loro senza farci intimorire”.

venerdì 20 novembre 2009

Horus: il poliziotto con la pistola. Il video




Roma: Il Poliziotto con la pistola



Non c’è pace a Roma, ogni giorno un’emergenza. Botta e risposta oggi tra Alemanno e il movimento delle occupazioni. Alle 9 di mattina sgomberato il centro sociale Horus, a piazza Sempione, porta d’ingresso di una grandissima zona che va dal Tufello a Valmelaina a Montesacro a Talenti, da sempre contesa tra il movimento di sinistra e la destra sociale e politica. Rispondono gli attivisti occupando due ore dopo il IV municipio, barricandosi dentro e salendo sui tetti. Tutto si svolge nel reticolo di strade di un municipio che ha tanti abitanti quanti la città di Bologna e non ha un teatro, né un cinema e in cui l’Horus rappresentava un faro di cultura.  E’ il quarto sgombero deciso da Alemanno in dieci giorni. Dopo il doppio blitz subito dai Rom al Casilino Centocelle e lo sgombero della Villetta occupata sempre nel IV municipio. Anche molti ufficiali della polizia e dei carabinieri a lavoro sono gli stessi dello sgombero del campo nomadi e simile è lo stile di intervento: con i bulldozer. La proprietà Gemini entrata all’interno della struttura al seguito degli agenti con le ruspe, distruggendo tutto ciò che era all’interno e prefigurando le proprie intenzioni sul posto: un centro commerciale. Fuori intanto arrivano i compagni e le compagne da tutta Roma. Luca dell’Horus spiega: “Ce l’aspettavamo, ma non così immediato, lo sgombero e anche l’orario è stato deciso dopo la protesta di ieri in Campidoglio sul piano casa. E’ un’ennesima vergogna nella città dell’emergenza abitativa. Se la prendono con i più deboli. Risponderemo subito”. Le agenzie battono che all’interno sono stati trovati degli oggetti contundenti, sempre Luca risponde ironico: “Sono le zampe dei tavolini, quando c’è un pub ci sono anche i tavolini, noi facciamo riciclo e raccolta differenziata e quindi quando si rompono le mettiamo da parte. Se la questura le mette insieme alle bottiglie dell’altra volta, che avevano chiamato molotov, rimettono in piedi il pub dell’horus”. Mentre i blindati sorvegliano piazza Sempione a gruppi ci si muove verso la sede del IV municipio e qui si sposta il teatro delle azioni. Momenti drammatici al momento di saltare il muretto ed entrare all’interno. Due poliziotti scendono dalla volante messa a presidio del cancello, uno tira fuori la pistola, gli cade dalle mani, viene accerchiato e insultato per il suo inutile gesto carico di possibili conseguenze drammatiche. Certi passaggi sull’uso delle pistole evidentemente non sono ancora chiari nel corpo di polizia, malgrado Gabriele Sandri e tutti i morti uccisi da colpi partiti in modo accidentale. Il tutto è ripreso da un video che si può vedere su youtube inserendo le parole “Sgombero Horus-poliziotto con la pistola”. Il Municipio è occupato, con il presidente Bonelli all’interno. Arrivano i blindati che stavano davanti all’Horus e gli occupanti parlano al megafono: “Dal municipio non ce ne andiamo perché non ci sono più istituti democratici con cui parlare ma c’è solo polizia”. Dentro una stanza si apre un incontro tra gli occupanti e il presidente del municipio, il rappresentante della giunta provinciale, Peciola e della regione, Anna Pizzo. In ballo c’è l’assegnazione di una parte dell’Ex Gil e lo stanziamento di fondi per l’autorecupero. Il nuovo posto si chiamerà presumibilmente “Horus project”. Dopo un lungo braccio di ferro si ottiene che il tavolo inizialmente convocato per il 15 dicembre è spostato a domani (oggi per chi legge). Ultima assemblea alle 14.30 sul tetto del municipio: “ La minaccia di restare sui tetti a tempo indefinito ha fatto il miracolo. Abbiamo un risultato importante che assolve un pezzo della vertenza”. E’ stata un’altra mattinata dura. Ma tutto si trasforma, dalla distruzione è probabile che nasca il nuovo Horus. Qualcuno è più ombroso mentre scende dalle scale, gli chiedo “Che non ti fidi?”. “Non mi fido di sicuro”.

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