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martedì 2 marzo 2010

Cinquemila colf e braccianti al primo sciopero degli immigrati


da il tempo.it - Contadini, badanti, operai, colf e giardinieri. L'Italia degli immigrati si ferma per un giorno. In cielo hanno lanciato palloncini colorati, per ricordare che non sono invisibili. Il primo sciopero dei migranti ha coinvolto oggi sessanta città italiane.

Centinaia le iniziative e i cortei contro il razzismo e la xenofobia organizzati dalle associazioni della società civile e dalle comunità straniere. Cinque milioni di uomini e donne senza il cui contributo determinante nel settore del lavoro, ammonisce Coldiretti, non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del Made in Italy alimentare. Dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini Doc alla cura delle greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell'Emilia Romagna. E sempre Coldiretti sottolinea come nelle campagne italiane più di un lavoratore su dieci sia extracomunitario. Trentamila aziende agricole italiane assumono lavoratori provenienti da Asia, Africa e America Latina.


La Cia ha chiesto "subito" la pubblicazione del decreto sugli ottantamila stagionali e ribadito l'impegno contro "lo sfruttamento, il lavoro nero e il razzismo". Legambiente ha messo l'accento sull'immagine "anacronistica e grottesca" di un'Italia senza immigrati e torna ha condannato gli scandali sulla gestione dei centri di accoglienza, la cultura razzista che si sta diffondendo. Unanime il sostegno all'iniziativa da parte del Pdl e delle forze politiche di opposizione. Il Partito democratico è sceso in piazza con i migranti. Il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola (Pdl) ha appoggiato lo sciopero: "Gli immigrati vogliono dimostrare non solo di esistere ma di essere indispensabili con il loro lavoro alle attività economiche e sociali del Paese". Adesioni anche dalla candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino (che parla di "vera integrazione") e dal portavoce dell'Italia dei valori, Leoluca Orlando. A Napoli, un lungo corteo colorato e pacifico si e'snodato da piazza Garibaldi a piazza Plebiscito all'insegna della manifestazione "Nessun uomo e' illegale".


Secondo un sondaggio di Sky tg24, per il 54% dei partecipanti, gli stranieri che vivono e lavorano in Italia non fanno bene a protestare: lo è stato invece appoggiato dal 46% degli intervistati. A Roma gli africani di Rosarno hanno guidato il corteo tenendo stretto lo striscione in cui campeggiava lo slogan «No allo sfruttamento. Permesso di soggiorno». A protestare pure i curdi con le bandiere del Pkk, il partito comunista curdo fondato da Abdullah Ocalan, immigrati italiani, gruppi di giovani dei centri sociali e bandiere di partiti della Sinistra. Tra i manifestanti anche il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: «Ci vorrebbero altre giornate come questa. L'uguaglianza dei diritti tra lavoratori dovrebbe essere al primo posto nelle questioni sindacali». Quando il corteo, di oltre cinquemila persone, ha raggiunto la sede del ministero dell'Istruzione, in Viale Trastevere, è stato issato un ironico cartello di divieto di accesso «eccetto per gli studenti bianchi, ricchi e italiani».

 
In questo modo gli autori dell'iniziativa hanno denunciato «il divieto d'accesso che questo governo impone a studenti e studentesse stranieri (o nati in Italia, ma figli di immigrati) alle scuole primarie, secondarie e all'istruzione superiore», criticando «il vergognoso decreto che impone un tetto del 30% di ragazzi stranieri negli istituti scolastici».



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domenica 28 febbraio 2010

REPRESSIONE E VIOLENZE SUI MIGRANTI DAL NORD AL SUD ITALIA E’ SEMPRE “ROSARNO”


PALERMO -DOMENICA 7 MARZO  DALLE ORE 18,00 IN POI
AL LABORATORIO ZETA    via A. Boito 7
 
REPRESSIONE  E VIOLENZE SUI MIGRANTI
DAL NORD AL SUD ITALIA E’ SEMPRE “ROSARNO”



ORE 18,00 - INCONTRO/DIBATTITO

PALERMO -  COME ZINGONIA – COME ROSARNO
Testimonianze a confronto


 Introduce e modera i lavori Salvo Vitale (Ass. Peppino Impastato – Casa Memoria)

PARLIAMONE CON

Fulvio Vassallo Paleologo  – “Sembra Rosarno, è Palermo” – Dallo sgombero del Laboratorio Zeta alla riconquista sociale”

 Lorella Lari  –  “Sembra Rosarno, è Zingonia” -  Una storia di acqua, razzismo e speculazione”

Judith Gleitze  - “Sembra Rosarno,  è Milano” – La lotta delle donne nei CIE

Riflessioni e dibattito

Nel corso dell’incontro verrà lanciata l’iniziativa  del primo pseudo concorso “ Rimbalza il clandestino e gettalo nel cestino” , a cura di Salvo Vitale

ORE 20,30 CENA SOCIALE 

A SEGUIRE PROIEZIONE  DEL VIDEO SU ROSARNO:
“IL TEMPO DELLE ARANCE” di Nicola Angrisano
Presentazione di  Enrico Montalbano



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martedì 23 febbraio 2010

TORINO 23 FEBBRAIO 2010. OPERAZIONE DI POLIZIA CONTRO L’ANTIRAZZISMO E LA SOLIDARIETÀ


Questa mattina, 23 febbraio 2010, la Digos di Torino, su ordine del PM Padalino, ha effettuato decine di perquisizioni in città e in altre località del Nord Italia. Sei compagni sono stati tratti agli arresti (tre in carcere e tre ai domiciliari) e altre decine hanno visto irrompere all’alba agenti in divisa che hanno portato via computer, telefoni, volantini, e scatoloni di materiale cartaceo. L’accusa alla base di questa mega-operazione di polizia è, come al solito, un reato associativo, che consente così arresti e obblighi cautelari per compagni accusati di nient’altro che del loro … IMPEGNO ANTIRAZZISTA!

Già, proprio così, perché a leggere gli stessi atti dell’indagine i reati contestati non sono nient’altro che iniziative pubbliche, presidi, azioni di strada e di piazza, volantinaggi, che negli ultimi mesi hanno cercato di rompere il silenzio attorno al dilagante razzismo e delirio sicuritario che sta trasfigurando il volto alle nostre città.

Per chi ancora non se ne fosse accorto, infatti, nelle nostre città incombono campi di concentramento, in cui si rinchiudono uomini e donne il cui unico reato è esser riusciti a fuggire dalle loro terre senza affogare nel Mediterraneo come centinaia di loro fratelli. Ogni giorno rastrellamenti e deportazioni costringono gli abitanti dei quartieri poveri alla clandestinità e, soprattutto, alla rassegnazione, ad accettare condizioni di vita e di lavoro sempre più miserabili. Gli “italiani”, dal canto loro, sembrano non far altro che aggrapparsi ai miseri privilegi che un capitalismo in agonia non ha ancora strappato loro, rincoglioniti dalla propaganda razzista che giorno dopo giorno soffia sul fuoco della guerra tra poveri e della paura.

Questa operazione di polizia non è che l’ennesimo tentativo, questa volta in grande stile, di mettere a tacere chi non si è rassegnato alla paura, chi ha ancora il coraggio di praticare la solidarietà tra sfruttati e di urlarlo, a testa alta, nel silenzio… I capi d’accusa, infatti, non parlano d’altro che di solidarietà, quella che gli indagati sono incolpati di aver dato agli immigrati in lotta, una lotta accanita nei CIE di tutt’Italia e, nello specifico, nel lager di corso Brunelleschi.

Non è un caso, quindi, che nell’ambito di questa indagine, stamattina, la polizia ha fatto irruzione anche nella sede di Radio Black out (105.250 fm), l’unica radio libera dell’etere torinese, dai cui microfoni erano soliti parlare diversi degli antirazzisti arrestati e che, negli ultimi mesi in particolare, si è fatta voce per le tante battaglie che nonostante tutto insidiano la passività torinese, dagli immigrati agli studenti, dai lavoratori ai notav, ecc. Non stupisce dunque il fastidio e la paura dei potenti torinesi e dei loro sgherri, che di fronte ai rumori di battaglia cercano di colpire chi non ha mai fatto segreto di voler soffiare sul fuoco, per alimentare i pochi, sparuti ma orgogliosi, segnali di vita in una città morente … 

… NON SARÀ CERTO UN MISERABILE PUBBLICO MINISTERO E LA SUA CRICCA A FERMARE LA SOLIDARIETÀ, L’ANTIRAZZISMO E LA VOGLIA DI DARE BATTAGLIA …

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domenica 21 febbraio 2010

Nasce a Palermo il dipartimento migranti del PRC


fonte Circolo Vella - PRC: Razzismo, esclusione e xenofobia sembrano i tratti peculiari dell’azione del governo Berlusconi, che da nord a sud vuole costringere tutti i migranti a restare ai margini della società. Crediamo che gli immigrati in Italia, rappresentino invece che un pericolo una risorsa, da coinvolgere e valorizzare per risolvere i tanti problemi, che soprattutto a Palermo attanagliano tutti i cittadini.
Casa, scuole, servizi e lavoro, diversi i colori uguali le lotte” è lo slogan che vogliamo usare in tutte le nostre iniziative per ribadire la necessità dell’unità tra lavoratori immigrati ed italiani e per invitare tutte le comunità straniere della città ad essere parte attiva nella rinascita di Palermo, martoriata da quasi un decennio di malgoverno del centro-destra.
La lotta contro la mafia dei permessi di soggiorno, per il diritto alla cittadinanza breve, contro il razzismo e le iniziative di lotta per il primo marzo saranno i temi salienti della giornata, affrontati con il contributo di Stefano Galieni responsabile nazionale del dipartimento migranti del PRC.
Verrà inoltre presentato l’ambulatorio popolare, rivolto soprattutto ai migranti, costituito da medici e mediatori culturali presso il circolo “F. Vella” del PRC di Palermo.
L’incontro si svolgerà domenica 21 Febbraio alle ore 16.00 presso il salone della Federazione Regionale del PRC in via Enrico Albanese 19 Palermo.
Fonte: Prc “Circolo Vella”.


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venerdì 22 gennaio 2010

LABORATORIO ZETA DI PALERMO SOTTO SGOMBERO. CENTINAIA DI DIMOSTRANTI FRONTEGGIANO REPARTI DI CELERE E CC. COMMENTO di PAOLO FERRERO .



RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.
Da: renato franzitta
Inviato: mer 20/01/2010 1.47
Oggetto: sgombero dello zlab
Palermo, 19/20 gennaio 2010
LABORATORIO ZETA DI PALERMO SOTTO SGOMBERO CENTINAIA DI DIMOSTRANTI FRONTEGGIANO REPARTI di Polizia e Carabinieri
Martedì 19 gennaio con un ingente spiegamento di carabinieri e polizia le forze della repressione di Stato hanno
sgomberato il LaboratorioZETA di Palermo.
Dalle prime ore del mattino si è formato un presidio resistente con la chiara intenzione a non abbandonare il centro sociale che da nove anni è il centro di aggregazione e di produzione politica e sociale di questa città.
Dal Laboratorio ZETA sono partite moltissime mobilitazioni, dalla cacciata del presidente mafioso della Regione Siciliana Totò Cuffaro a quelle di solidarietà per la Palestina, alle iniziative per i senzacasa, solo per citare le più recenti. Ma non solo mobilitazioni, anche teatro, doposcuola, accoglienza, contro-informazione.
Il Laboratorio dal 2003 è anche una struttura di accoglienza abitativa per sudanesi con asilo politico e umanitario.
Il Laboratorio ZETA è una esperienza importantissima per Palermo, avendo rappresentato una casa per i dissidenti, i migranti, gli asilanti, gli antagonisti.
In questi 9 anni il Laboratorio ZETA ha avuto un ruolo cruciale nella città di Palermo.
Lo sgombero violento del Laboratorio Zeta è iniziato stamattina . Numerosi poliziotti e carabinieri corredati di scudi,
manganelli, caschi ed armi, hanno buttato fuori dal centro gli occupanti e trentuno asilanti sudanesi che da anni trovano accoglienza nel centro sociale.
In modo violento il Laboratorio è stato invaso e sono state murate porte e finestre.
Più di duecento palermitani (tra cui diversi precari della scuola e i senzacasa occupanti di via Guzzetta) si sono radunati in via Boito per difendere ZetaLab, fin dalla mattina, e tre di loro sono saliti sul tetto dell’edificio.
Alle 18,30, le forze della repressione di stato, senza nessun motivo palese, hanno più volte caricato violentemente i manifestanti respingendoli con la forza fino a via Leonardo da Vinci.
Nel corso della carica i questurini hanno picchiato duramente, senza alcun motivo se non quello di sfogare la loro aggressività, ferendo alcuni attivisti: il più grave, un professore universitario attivo nel movimento non-violento, colpevole come tutti gli altri di trovarsi lì a dare solidarietà agli sgomberati, è stato colpito in faccia ed è stato
ricoverato con altri due manifestanti all’ospedale di Villa Sofia.
Tre manifestanti sono stati fermati e successivamente il fermo è stato trasformato in arresto. Il processo per direttissima è previsto per questa mattina.
Il presidio sta continuando per tutta la notte: i sudanesi hanno impiantato una tendopoli davanti al portone dello Zlab e
altre tende sono state montate dai compagni dello Zeta con l’intenzione di non andarsene e di continuare il presidio..
La mobilitazione continua, appuntamento oggi mercoledì 20 alle 16,00 in via Boito
x i cobas
renato franzitta
LABORATORIO ZETA DI PALERMO SOTTO SGOMBERO. CENTINAIA DI DIMOSTRANTI FRONTEGGIANO REPARTI DI CELERE E CC
Palermo, 19 gennaio 2010
Un ingente spiegamento di carabinieri e celere sta eseguendo lo sgombero del Laboratorio Sociale Occupato ZETA di Palermo. Dalle prime ore del mattino si è formato un presidio resistente di compagni e solidali intenzionati a non abbandonare il centro sociale. La mobilitazione sta crescendo e attualmente (ore 12.00) almeno 200 persone hanno raggiunto il presidio in via Arrigo Boito, 7. Dentro il centro sociale i carabinieri impediscono ai migranti (per lo più sudanesi), che fin dal 2003 abitano nella struttura, di uscire mentre ai giornalisti è impedito di entrare e filmare le azioni di sgombero. I compagni hanno già resistito ad una carica della celere che voleva creare un varco per far passare i mezzi per murare gli ingressi del centro sociale. La situazione è dunque molto tesa e si temono ulteriori prove di forza da parte della questura. Il Laboratorio ZETA è una esperienza importantissima per Palermo, avendo rappresentato una casa per tutti i dissidenti, sovversivi, clandestini, antagonisti che ne abbiano avuto esigenza. Dal Laboratorio ZETA sono partite moltissime mobilitazioni, dalla cacciata del presidente mafioso della Regione Siciliana Totò Cuffaro a quelle di solidarietà per la Palestina, solo per citare le più recenti. Ma non solo mobilitazioni, anche teatro, doposcuola, accoglienza, contro-informazione. In questi 9 anni il Laboratorio ZETA ha avuto un ruolo cruciale nella città di Palermo. Per questo resistiamo e non ci arrendiamo!
Compagne e compagni solidali con lo zeta
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precedenti comunicati dello zeta utili per un quadro completo della situazione
Oggi, mercoledì 22 aprile, è stata comunicata al Laboratorio Zeta una ingiunzione di sgombero.
Lo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) proprietario dell’immobile, nel 2002, mentre era in corso una vertenza da parte del Laboratorio Zeta (poi interrotta dallo stesso Istituto), emana un bando per l’assegnazione dei locali. Il bando viene vinto da tale Associazione Aspasia che, venendo a conoscenza dello stato di occupazione di via Boito 7, denuncia alla magistratura lo IACP. Pochi giorni fa è arrivato un provvedimento di condanna dello IACP, e l’ ingiunzione di sgombero. Le operazioni si sono conclusa con la presa d’atto dell’impossibilità a procedere. Lo IACP si è impegnato a convocare un tavolo con tutte le parti coinvolte. Lo sgombero è stato rinviato al 22 giugno.
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APRI il LINK: ZETALAB

venerdì 15 gennaio 2010

Le lunghe mani della N'drangheta su Rosarno

Di
Luca Farace




Si e' venuta a creare una situazione paradossale nelle fabbriche lager di Rosarno, immigrati, clandestini e non, ammassati come bestie in condizioni disumane ALLA CONOSCENZA DI TUTTI, nessuno puo' dire "io non sapevo", Rosarno ha un commissario esterno ma dov'era? dov'era l'inps? dov'erano i vigili urbani? dov'erano le forze dell'ordine? DOV'ERA LA POPOLAZIONE? tutti hanno voluto chiudere gli occhi per un semplicissimo motivo che, per chi non e' nato al sud, e' di difficile comprensione:LA CULTURA DELL'ILLEGALITA'. Tutti sanno ma nessuno parla ma sia chiaro, non si tratta di omerta', semplicemente la voglia di normalita' che alberga in ognuno di noi, alzi la mano chi non ha mai detto guardando un clandestino, un "vu' cumpra'", "IN FONDO NON FA NULLA DI MALE", dimenticando pero' le condizioni disumane in cui quel poveretto versa, non v'e' nulla di male ma bisogna mettere in conto che l'uomo e' un'animale, e l'animale ferito ed umiliato diviene pericoloso. Strettamente parlando del caso Rosarno si fa strada, e piu' che altro e' una certezza, che la malavita organizzata abbia orchestrato ad ok il caos generato, i piu' si chiederanno il perche', la risposta, per un uomo del sud come me, e' piu' che scontata:I SOLDI, e in questo caso I SOLDI DEI FONDI EUROPEI. Il prezzo delle arance e' crollato e perfino la mano d'opera immigrata e' divenuta troppo dispendiosa, come si fa a tirare avanti? a domanda segue risposta, meglio bruciarle le arance, distruggere i raccolti e farli marcire, per cosi' accedere ai fondi stanziati dalla comunita' europea...MA A QUESTO PUNTO CHE NE FACCIAMO PIU' DEI NOSTRI SCHIAVI? Dobbiamo mandarli via, puzzano e ci infastidiscono," in fondo non li ho mai sopportati" avra' pensato qualcuno, allora entra in gioco la N'DRANGHETA, spara sui gia' esasperati immigrati innescando la loro reazione, REAZIONE CHE TUTTI NOI NELLE STESSE SITUAZIONI AVREMMO AVUTO, i rosarnesi, fino ad allora ciechi, sordi e m uti, grazie alla Madonna del Loreto, riacquistano IMMEDIATAMENTE queste facolta', si potrebbe inneggiare al miracolo collettivo, e reagiscono individuando nell'immigrato il proprio nemico...dopo 2 giorni di scontri gli immigrati vengono letteralmente DEPORTATI, perche' questa e' l'immagine che abbiamo dato, bus di stranieri scortati dalla polizia con auto di "civili" rosarnesi al seguito con megafoni e altoparlanti che diffondevano insulti razzisti. La morale della favola? Non puo' esservi una morale in una storia immorale, c'e' in atto "LA GRANDE GUERRA DEI POVERI", i poveri italiani combattono i poveri stranieri, come due cani randagi che si scannano per un piccolo pezzo di carne avariata, e con gli avvoltoi che stanno a guardare per divorare la carcassa del perdente, per qualche soldo (tanti in verita') o per qualche voto in piu'.



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mercoledì 13 gennaio 2010

Troppa (in)tolleranza nessun diritto




Uno spettro migrante s'aggira per l’Europa



Non c’è dubbio che la paura sia un istinto naturale, insito nella natura animale degli uomini. La paura è un impulso congenito e primordiale, indispensabile alla sopravvivenza e all’autoconservazione delle specie viventi. Senza questo istinto gli esseri viventi non avrebbero alcuna possibilità di scampo di fronte alle insidie presenti nell’ambiente circostante. Ma proprio in quanto comportamento istintivo, la paura è un elemento irrazionale e primitivo che ha bisogno di essere regolato dall’intelligenza per evitare che prevalga, divenendo l’elemento dominante e determinante delle azioni umane.
La paura può essere una forza devastante quando si fa strumento di lotta politica ed è usata per influenzare gli orientamenti delle masse che, prese dal panico, impazziscono, tramutandosi in furia cieca e incontenibile. Infatti, nulla è più impetuoso di una folla inferocita o terrorizzata, al pari di una mandria di bufali in fuga, assaliti dai predatori.
Il panico causa disastri come un cataclisma naturale, è catastrofico come un terremoto o un’eruzione vulcanica. Il“Terrore” per antonomasia è costituito dalla violenza della rivoluzione, quindi è la madre delle paure collettive che affliggono le classi dominanti.
La paura suscitata dalla minaccia di una “catastrofe sociale” che rischia di sovvertire l’ordine costituito e mette a repentaglio la sicurezza del proprio status di classi possidenti, è all’origine delle angosce che tormentano la società contemporanea. Ecco che risorge lo spettro della rivoluzione sociale, lo spauracchio della rivolta di massa.
Da quando l’umanità ha creato le prime forme di proprietà privata, accumulando il surplus economico originario, derivante dall’espropriazione del prodotto del lavoro collettivo, la paura più forte e ricorrente nella storia della lotta di classe nelle diverse società (dallo schiavismo antico al feudalesimo medievale, al capitalismo moderno) è la paura di perdere ciò che si possiede, il terrore di vedersi espropriare le ricchezze estorte ai produttori, siano essi schiavi, servi della gleba o salariati. Non è un caso che più si è ricchi più si ha paura e, probabilmente, si è più infelici in quanto tormentati dall’inquietudine. Da qui è sorta l’esigenza di istituire un potere forte e superiore, detentore del monopolio della violenza, ossia lo Stato, atto a garantire la sicurezza e l’ordine in una società retta sull’ingiustizia, sullo sfruttamento e sulla divisione in classi.
La rivoluzione sociale è il più grande spauracchio dei governi e delle classi egemoni, in particolare dei governi e delle classi possidenti e dominanti nelle società capitaliste decadenti e putrescenti, sempre più angosciate dall’assalto inevitabile delle masse dei proletari migranti, impaurito dalla rabbia e dall’ansia di riscatto dei popoli e delle classi socialmente più povere, oppresse ed emarginate provenienti dal Sud del mondo.
Una paura molto attuale e diffusa negli stati sembra essere la paura verso una società realmente democratica, che si estrinseca nella partecipazione concreta delle persone, per cui può divenire fonte di conflittualità e di antagonismi sociali. La democrazia, non quella subìta passivamente, bensì vissuta attivamente, da protagonisti e non da sudditi o spettatori, il dissenso e il libero pensiero, la libertà intesa e praticata come critica e partecipazione diretta ai processi politici decisionali, tutto ciò incute un’angoscia profonda nell’animo di chi controlla e detiene il potere e la ricchezza sociale.
Da tali paure scaturisce un’idiosincrasia anticomunista e antidemocratica che tende a demonizzare le idee di libertà e i loro portatori, fino alla criminalizzazione e alla repressione di ogni dissenso ed ogni vertenza, recepiti come un’insidia che mina l’ordine costituito, che a sua volta si è determinato in seguito a precedenti rivolgimenti sociali.
Si rammenti che gli stati moderni e le società borghesi capitaliste hanno avuto origine da violente rivoluzioni sociali eseguite in gran parte dalle masse contadine e proletarie guidate dalle avanguardie illuminate e liberali della borghesia, che oggi teme di perdere il proprio potere e i propri privilegi di classe egemone e possidente. Il ruolo storico della borghesia, che un tempo era stato politicamente eversivo e rivoluzionario, determinando il rovesciamento violento dei regimi dispotici e assolutistici e delle aristocrazie feudali, con le loro sovrastrutture ideologiche oscurantiste di origine medievale, si è rapidamente trasformato in senso conservatore e misoneistico, rappresentando un ostacolo concreto alla realizzazione del progresso scientifico, culturale e sociale, all’esercizio pratico della democrazia diretta e partecipativa, al compimento di un effettivo processo di liberazione e di affrancamento del genere umano da ogni forma di barbarie e di violenza, di oppressione e di sfruttamento, di schiavitù e di paura.
Lucio Garofalo

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