da il tempo.it - Contadini, badanti, operai, colf e giardinieri. L'Italia degli immigrati si ferma per un giorno. In cielo hanno lanciato palloncini colorati, per ricordare che non sono invisibili. Il primo sciopero dei migranti ha coinvolto oggi sessanta città italiane.
Centinaia le iniziative e i cortei contro il razzismo e la xenofobia organizzati dalle associazioni della società civile e dalle comunità straniere. Cinque milioni di uomini e donne senza il cui contributo determinante nel settore del lavoro, ammonisce Coldiretti, non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del Made in Italy alimentare. Dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini Doc alla cura delle greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell'Emilia Romagna. E sempre Coldiretti sottolinea come nelle campagne italiane più di un lavoratore su dieci sia extracomunitario. Trentamila aziende agricole italiane assumono lavoratori provenienti da Asia, Africa e America Latina.
La Cia ha chiesto "subito" la pubblicazione del decreto sugli ottantamila stagionali e ribadito l'impegno contro "lo sfruttamento, il lavoro nero e il razzismo". Legambiente ha messo l'accento sull'immagine "anacronistica e grottesca" di un'Italia senza immigrati e torna ha condannato gli scandali sulla gestione dei centri di accoglienza, la cultura razzista che si sta diffondendo. Unanime il sostegno all'iniziativa da parte del Pdl e delle forze politiche di opposizione. Il Partito democratico è sceso in piazza con i migranti. Il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola (Pdl) ha appoggiato lo sciopero: "Gli immigrati vogliono dimostrare non solo di esistere ma di essere indispensabili con il loro lavoro alle attività economiche e sociali del Paese". Adesioni anche dalla candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino (che parla di "vera integrazione") e dal portavoce dell'Italia dei valori, Leoluca Orlando. A Napoli, un lungo corteo colorato e pacifico si e'snodato da piazza Garibaldi a piazza Plebiscito all'insegna della manifestazione "Nessun uomo e' illegale".
Secondo un sondaggio di Sky tg24, per il 54% dei partecipanti, gli stranieri che vivono e lavorano in Italia non fanno bene a protestare: lo è stato invece appoggiato dal 46% degli intervistati. A Roma gli africani di Rosarno hanno guidato il corteo tenendo stretto lo striscione in cui campeggiava lo slogan «No allo sfruttamento. Permesso di soggiorno». A protestare pure i curdi con le bandiere del Pkk, il partito comunista curdo fondato da Abdullah Ocalan, immigrati italiani, gruppi di giovani dei centri sociali e bandiere di partiti della Sinistra. Tra i manifestanti anche il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: «Ci vorrebbero altre giornate come questa. L'uguaglianza dei diritti tra lavoratori dovrebbe essere al primo posto nelle questioni sindacali». Quando il corteo, di oltre cinquemila persone, ha raggiunto la sede del ministero dell'Istruzione, in Viale Trastevere, è stato issato un ironico cartello di divieto di accesso «eccetto per gli studenti bianchi, ricchi e italiani».
In questo modo gli autori dell'iniziativa hanno denunciato «il divieto d'accesso che questo governo impone a studenti e studentesse stranieri (o nati in Italia, ma figli di immigrati) alle scuole primarie, secondarie e all'istruzione superiore», criticando «il vergognoso decreto che impone un tetto del 30% di ragazzi stranieri negli istituti scolastici».
