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martedì 7 settembre 2010

Ferrero a Vendola: "Ci vuoi morti?"



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venerdì 27 agosto 2010

Ferrero: "Condividiamo la Proposta di Bersani per il Nuovo Ulivo"

di Paolo Ferrero

Condividiamo la proposta avanzata il 26 agosto da Bersani di dar vita ad una alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi. Non si tratta solo di cacciare un governo mefitico, ma di ricostruire il quadro democratico del paese. Questa alleanza deve porsi l’obiettivo di uscire da questa sciagurata seconda repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale. Noi avanziamo da tempo questa proposta - lo abbiamo fatto anche alla manifestazione unitaria delle opposizioni del 13 marzo scorso - e la presa di posizione di Bersani costituisce un passaggio importantissimo. Si tratta dell’unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Si tratta di una scelta importante perché mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire con grande visibilità sui mass media.

domenica 25 aprile 2010

Paolo Ferrero: "Costruiamo insieme un campo di forze a sinistra, il bipolarismo deve saltare".



di Tonino Bucci (Liberazione del 25 aprile 2010) 

Dopo le regionali Rifondazione comunista si guarda intorno. Nell’immediato c’è un campo di forze da ricostruire, un polo autonomo a sinistra del Pd in grado di sbloccare un sistema politico autoreferenziale, incardinato sul bipolarismo. 
Le questioni alle quali risponde Paolo ferrero sono tante: il futuro della Federazione, i rapporti con Sel, l’emergenza denocratica in questo paese, un’opposizione sociale da rimettere in piedi. 

D. La novità politica è la rottura tra Fini e Berlusconi, tra due visioni differenti della destra. Cosa facciamo noi, restiamo spettatori o azzardiamo un’analisi? 
R. La divisione nel Pdl è vera. Da un lato, c’è una destra fascistoide, minacciosa verso la democrazia, che trasforma il disagio sociale in guerra tra i poveri. Dall’altra, una destra moderata, con connotati liberali che si muove in un quadro di rispetto della Costituzione. Fini assomiglia ai conservatori inglesi o alla Merkel, mentre un Borghezio va a fare le manifestazioni con i neonazisti. 

D. Cosa ci dobbiamo augurare da questo conflitto? 
R. Noi siamo interessati a che questo conflitto si allarghi. Per il bene della democrazia dobbiamo operare affinché la destra fascista si divida dalla destra moderata. Oggi in Italia, porsi l’obiettivo di dividere le destre e di salvaguardare la democrazia è tutt’uno con la rottura del bipolarismo. Finché ci sarà il maggioritario e questa schifosa Seconda repubblica, il populismo e il berlusconismo saranno sempre egemoni. Sarebbe da pazzi voler mantenere il bipolarismo – come pure ritiene parte del centrosinistra. Sono proprio questi i migliori alleati di Berlusconi. Anche quelli che urlano tantissimo contro Berlusconi ma vogliono mantenere il bipolarismo sono quelli che, in fondo, gli garantiscono di vincere. 

D. Per quel che riguarda la crisi, però, non pare che la destra finiana o moderata abbia ricette diverse. O no? 
R. Questa destra – Lega compresa – sta scaricando i costi della crisi sugli strati più deboli della società, sul mondo del lavoro ma anche sul popolo della partita iva e sugli artigiani. Per questo è bene che la destra si divida ma questo non risolve il problema. Dobbiamo costruire un’opposizione sociale sui temi sociali che impedisca al governo nella sua azione. E’ un punto decisivo. Quanto più destra e Confindustria distruggono i legami di solidarietà, perseguono politiche antisociali e alimentano la guerra tra poveri, tanto più le sue pulsioni populiste trovano una base di consenso. Da questo punto di vista, la destra moderata non può produrre alternative a Berlusconi. Noi siamo interessati che ci sia questa spaccatura tra destra finiana e destra berlusconiana. E che si rompa la gabbia del bipolarismo. Detto questo, anche la destra moderata è priva di risposte alla crisi. Non basta – come qualcuno pensa – appoggiare la destra moderata. Il “frontismo”, allargato all’inverosimile sino a Fini, non garantisce per nulla la sconfitta della destra fascistoide e berlusconiana. L’attacco sociale della destra, in assenza di contrasti, crea i presupposti del proprio consenso, allarga il bacino in cui pesca, aumenta la passività della società nei confronti della politica. La destra populista continua a macinare voti a prescindere dai pezzi di ceto politico che si staccano. Così sarà finché non si demistifica il carattere antisociale delle sue politiche. A cominciare dal nord in cui la Lega – al di là della propaganda – svolge una politica antipopolare. Non è vero che la Lega sta difendendo il nord contro il sud. La verità è che sta difendendo i privilegiati. E’ tutta demagogia. E’ vero che prende i voti degli operai. Ma li sta tradendo. 

D. La Lega è in difficoltà persino col suo blocco sociale di sempre, gli artigiani… 
R. I sette morti suicidi tra i piccoli imprenditori in Veneto la dicono lunga in una regione in cui la Lega governa da anni. Non stanno facendo nulla per risolvere la crisi. Secondo me sbaglia sia chi si disinteressa di quel che accade nella destra, sia chi fa il tifo per Fini e pensa a fronte allargatissimo. Bisogna fare due cose. Una sul piano del sistema istituzionale, cioè fare alleanze per spaccare il bipolarismo. L’altra, costruire l’opposizione sociale e demistificare il carattere antipopolare delle politiche che la destra sta facendo. Sul contratto nazionale di lavoro non vedo differenze tra una parte del centro sinistra, Fini e gli altri. Anche sul piano sociale il bipolarismo è una gabbia. Garantisce al governo una maggioranza tale da essere impermeabile al conflitto sociale. Con questa legge elettorale Berlusconi si nomina i deputati che vuole e può, al prossimo giro, far fuori chiunque avanzi critiche. E, per quanto riguarda la sinistra, il maggioritario la costringe ad allearsi con gente che, sul piano sociale, ha le stesse ricette del centrodestra. Quindi, rompere il bipolarismo serve anche a rendere più efficace il conflitto sociale. Uscire dalla Seconda repubblica non è solo un’emergenza democratica, ma l’unica maniera per ridare rappresentanza politica al movimento operaio. 

D. Qui ci sono due posizioni sbagliate in campo. La prima è che di fronte al pericolo per la democrazia sia necessario fare alleanze più larghe possibili, mettendo in subordine tutto il resto. L’altra, che per ridare fiato al conflitto sociale bisogna coltivare l’isolamento. 
R. Noi vogliamo costruire una terza via. Sul piano della difesa della democrazia farei l’alleanza anche col diavolo. Sull’altro piano, bisogna lavorare per costruire una vera opposizione sociale, foss’anche a partire da un singolo tema. Se il Pd, per esempio, ci stesse a fare una battaglia politica per la redistribuzione del reddito in questo paese, io lo considererei un fatto positivo. In questo quadro considero il referendum sull’acqua un punto importante di aggregazione. E’ una proposta radicale perché mette in discussione il principio secondo cui tutto andrebbe ridotto a merce. La difesa dell’acqua come bene pubblico è un problema materiale, certo, ma anche simbolico. E’ una battaglia anticapitalista. Allo stesso modo, nella difesa della dignità del lavoro, nella lotta contro la precarietà e per l’occupazione possiamo trovare convergenza con altri soggetti, col sindacalismo di base, con la Fiom, con parte della Cgil, con l’associazionismo, con l’Arci. Per riassumere, il massimo di alleanza contro il bipolarismo e le modifiche della Costituzione, da un lato, l’individuazione di temi e battaglie attorno a cui mettere in piedi una soggettività alternativa. Nel movimento di Genova, nel 2001, c’erano oltre a Rifondazione, l’Arci, la Fiom, l’associazionismo. Poi arrivò la Cgil di Cofferati con la battaglia a difesa dell’articolo 18 e il pacifismo. Queste sono le forze da cui bisogna ripartire, il motore dell’opposizione sociale. La pratica del partito sociale deve allargarsi e occorre proseguire, in basso a sinistra. 

D. Questo è quello che Tronti definisce un accumulo di forza, una massa critica in grado di durare e di incidere. C’è da fare una scelta strategica: o si costruisce un campo di forze autonomo dal Pd, in grado di stare sulle proprie gambe e di fare o non fare le alleanze, oppure si rifà l’Unione all’interno del bipolarismo con la certezza di poter sopravvivere. Qual è la strada? 
R. Ce lo dobbiamo dire con chiarezza. La seconda strada preclude la possibilità di starci da comunisti. Quello che è accaduto alle regionali in Lombardia è emblematico. Le forze che sostengono il bipolarismo – come una parte del Pd – sono anche quelle che pongono la pregiudiziale anticomunista. L’impianto veltroniano è un impianto integralista, non pluralista. Veltroni preferisce perdere con Berlusconi, piuttosto che allearsi con i comunisti. Chi pensa di potersi ritagliare uno spazio nel bipolarismo è molto meno realista di quanto pensi. La strada percorribile è quella di un autonomo campo di forze di sinistra che cerca convergenze diversificate a seconda dei terreni: convergenze più larghe sulla questione democratica, minori sulle questioni sociali rispetto a cui le differenze pesano di più. Non ci sono alternative. 

D. Il veltronismo si regge sull’autosufficienza e sul rifiuto di alleanze con i comunisti. Con Bersani è diverso? 
R. Ci sono margini in più, lo si vede dall’appello odierno di Bersani che noi giudichiamo positivo. Il profilo del Pd rimane moderato ma non c’è più la presunzione dell’autosufficienza. Questo non significa che si possa rifare l’Unione come sembra a pensare Vendola. Sarebbe un errore madornale. Ripeto, un conto sono le alleanze per la difesa della democrazia che si possono fare anche con Casini, altra l’opposizione sociale. Se perdiamo questa bussola rischiamo di cadere o nell’isolamento – che a noi non porta nessun vantaggio, a differenza dei grillini – o nella subalternità e così i voti operai vanno a Bossi. Rischieremmo di rifare la fine del 2006. Abbiamo costruito un campo di forze, ci siamo spesi la credibilità all’interno del bipolarismo e siamo stati massacrati. Vendola continua a proporre questa strada, magari con qualche accento sociale in più, ma la sostanza non cambia. Siamo disponibili a sommare i voti con chiunque per battere Berlusconi, ma questo non vuol dire fare accordi di governo. Siamo nella più grande crisi dal ’29 a oggi. La prospettiva della rifondazione comunista ha oggi questo significato: individuare la strada dell’uscita dal capitalismo in crisi. 

D. Qual è la linea della Federazione nei confronti di Sel: competizione o convergenza? 
R. Sel è una nostra interlocutrice per la costruzione di questo campo di forze. So che è attraversata da un dibattito, se rifare la coscienza critica del centrosinistra o costruire un’alternativa. La Federazione propone a Sel un percorso unitario, sia nell’opposizione sociale sia nei passaggi elettorali. Il caso delle Marche, dove noi e loro siamo andati assieme, ha favorito l’aggregazione di un campo di forze, senza che nessuno rinunciasse alla propria specificità. Avanziamo a Sel e alle altre forze della sinistra la proposta politica di costruire insieme il campo della sinistra politica, sociale, culturale. 

D. Nel frattempo non è che la Federazione susciti molti entusiasmi. C’è chi la ritiene un doppione inutile, un dispendio di energie, un pacchetto preconfezionato che non attira. Si torna indietro? 
R. Assolutamente no. La Federazione è un passaggio giusto. Irreversibile. Bisogna mettere assieme le forze che ci stanno. Se tornassimo indietro sarebbe la dimostrazione che riesci a dialogare solo con te stesso. Le difficoltà ci sono, certo. C’è una crisi della politica che coinvolge anche noi, si perde molto tempo a discutere di assessorati. Finora, per via dei passaggi obbligati delle elezioni, la Federazione ha una fortissima accentuazione centralistica, occorre modificare. Bisogna discutere su come andare avanti e migliorarla, rendendola un vero soggetto aperto alla partecipazione e al protagonismo dal basso. 

D. Rifondazione ha un grave problema nella comunicazione. Ha solo un giornale. Nel suo piccolo “Liberazione” ha fatto un miracolo di risanamento aziendale dal quale persino Tremonti avrebbe da imparare qualcosa. Potrebbe diventare il giornale di un campo di forze più ampio. Però adesso c’è bisogno di fatti, di abbonamenti, di diffusione militante. Cosa è disposto davvero a metterci il partito?
R. Sono completamente d’accordo. Liberazione deve essere il giornale che lavora coscienziosamente e quotidianamente alla costruzione di questo campo di forze. Il punto non è la dipendenza burocratica del giornale dal partito, ma il ruolo attivo nel progetto politico. Il partito deve lavorare di più nella diffusione del giornale e della rivista. C’è una sinergia da costruire. Il partito si deve impegnare sul piano militante. Liberazione è il suo giornale, il suo progetto. C’è poi il problema complessivo della comunicazione e la riflessione su internet ancora da fare.


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venerdì 9 aprile 2010

Un progetto incompiuto: Rifondazione Comunista

Che ruolo ha avuto Rifondazione comunista nella crisi della sinistra? (...). Indubbiamente quando nasce, nel 1991, rappresenta un fatto – e un fatto nuovo – nel contesto politico di quegli anni. Nasce come Movimento per la Rifondazione comunista. E’ l’esito di una battaglia che i compagni e le compagne del Pci portarono avanti contro lo scioglimento. Dopo pochi mesi confluisce nel movimento anche Democrazia proletaria e si arriva in breve alla formazione del Partito. L’elemento fondativo in quella fase è certamente la reazione alla scelta di sciogliere il Pci e di considerare il comunismo semplicemente un cumulo di macerie, da cui prendere le distanze il più rapidamente possibile. All’origine di Rifondazione c’è invece l’idea che il comunismo e la sua storia non siano un ostacolo, ma un riferimento da mantenere e da sviluppare dialetticamente.
Da qui anche il nome – Rifondazione comunista – ovvero la convinzione che sia necessario porsi nell’alveo di una storia e nello stesso tempo praticare una netta discontinuità rispetto agli errori (e orrori come abbiamo detto successivamente), che in nome del comunismo sono stati commessi. Non era quindi, la nostra, un’ipotesi banalmente «continuista», né di puro «rifacimento » del Partito comunista. Ma era la convinzione che il comunismo andasse rifondato a partire da una critica serrata delle esperienze del «socialismo reale», da una rilettura di Marx e del nesso tra libertà e giustizia. Volevamo individuare la nostra storia nell’idea e nelle pratiche sociali di milioni e milioni di militanti che erano venuti prima di noi. Il riferimento al comunismo era visto come risorsa decisiva per ricostruire l’autonomia politica e culturale delle classi lavoratrici e per proporre una uscita dal capitalismo che, nel frattempo, andava approfondendo e non certo mitigando il suo carattere distruttivo e barbarico (...). Rifondazione è importante in primo luogo perché tiene aperta una prospettiva, una speranza. Rifondazione però diventa anche un importante punto di aggregazione per i lavoratori. Poco dopo la sua nascita gioca una partita importante – nel ’92 e nel ’93 – nella contestazione da sinistra degli «accordi di luglio» e delle politiche dei governi presieduti da Amato prima, e da Ciampi poi. C’è ancora – e viene riattivato – un legame con la base operaia. Legame che affonda le sue radici nell’onda lunga del «sindacato dei Consigli», quello che aveva ripreso la parola al tempo degli «autoconvocati » e contro il decreto di Craxi del 1984. La nascita di Rifondazione comunista non è solo un fatto politico o ideologico, è nel concreto la ricostruzione di un partito di classe dopo anni di sbandamenti e marginalizzazioni (...). Tant’è che ebbe dei risultati elettorali molto significativi nelle elezioni amministrative del ’93. A Milano, Rifondazione fece un ottimo risultato, attorno al 10%. A Torino il Pds prese meno del 10% alle elezioni comunali, mentre a Rifondazione andò il 14,5%. Diego Novelli – candidato da Rifondazione e dalla Rete (una formazione guidata da Leoluca Orlando, che potremmo definire «dipietrista» ante litteram) – prese il 46% al primo turno e andò al ballottaggio con il candidato del centrosinistra, Castellani, che aveva superato di poco il 20. Novelli alla fine perse, ma solo perché tutta la destra votò Castellani, segnalando sin dall’origine il carattere di classe del bipolarismo coatto all’italiana. Basterebbero questi dati positivi a testimoniare della nascita di un partito non residuale, in grado di ridare un speranza alla sinistra. In negativo, va invece sottolineato come venga appena sfiorato l’aspetto teorico e analitico della «rifondazione» di un pensiero comunista all’altezza dei tempi (...). Senza averlo teorizzato, anche Rifondazione restò in larga parte «prigioniera» delle esigenze imposte dall’azione politica immediata (...). Nel 1994, l’alleanza tra Pds e Rifondazione perse le elezioni – fatte con una legge elettorale bipolare – e Berlusconi trionfò, cadendo però quasi subito sulla vicenda delle pensioni (...). Fu la prima prova politica di Rifondazione in un contesto bipolare. Da molte parti della sinistra ci veniva chiesto di votare il governo «tecnico» presieduto da Dini, per evitare il voto immediato e il rischio di un ritorno delle destre. La direzione nazionale del partito si spaccò.
Una parte consistente dell’allora gruppo dirigente era favorevole all’accordo, ma si formò una nuova maggioranza comprendente quelle che sino ad allora erano state le minoranze di sinistra e si decise una posizione contraria. Il Prc quindi non votò la fiducia, ma subimmo la prima scissione. Crucianelli e altri diedero vita ai «comunisti unitari». Vendola e altri – che pure si erano espressi per l’appoggio a Dini – rimasero nel partito. La vicenda del governo Dini rappresenta il primo frutto avvelenato del bipolarismo nel nostro paese. Da un lato Berlusconi, iscritto alla P2, portatore di politiche antioperaie e fascistoidi, dall’altra Dini, espressione di una destra tecnocratica, neoliberista e ben decisa a tagliare la spesa sociale e i diritti dei lavoratori. In nome dell’antifascismo si chiedeva al Prc di «baciare il rospo», di scegliere il meno peggio. La scelta di non votare Dini, ma di non votargli nemmeno contro, fu il primo atto di una storia che ha caratterizzato Rifondazione negli anni a venire. Il tentativo di costruire uno spazio politico «indipendente», in un quadro istituzionale fatto invece apposta per non permetterlo. Le nostre difficoltà, le traversie, le scissioni e anche le contraddizioni, vanno lette alla luce di questo aspetto strutturale in cui ci siamo trovati a vivere e lottare: un sistema bipolare fatto apposta per impedire l’esistenza alla sinistra di alternativa.
Il tentativo di Rifondazione è stato quindi qualcosa di originale rispetto a quello della sinistra maggioritaria italiana. Mi riferisco al tentativo di non accettare il punto di vista dell’avversario. La sua grandezza va rintracciata nella scelta della discontinuità, in un contesto istituzionale che ancora oggi vuole impedirla. Lo dico perché guardo con qualche invidia ai compagni e alle compagne tedesche. Hanno potuto costruire la Linke in un contesto proporzionale. Un contesto in cui la sacrosanta battaglia contro la destra non diventa per forza alleanza con un centro-sinistra liberista. Sottolineo questo elemento perché non si capisce nulla di Rifondazione comunista – e della sua crisi – se si astrae dal contesto istituzionale bipolare in cui abbiamo dovuto operare. Dopo il governo Dini si va alle elezioni del ’96. Ci si arriva costruendo un accordo di «desistenza» con Prodi. Otteniamo un ottimo risultato elettorale, il migliore della storia di Rifondazione. In pratica abbiamo utilizzato le pieghe della legge bipolare di allora per costruire un accordo che ci permettesse di sommare i voti con l’Ulivo. Il fine era di battere le destre senza impegnarci in un programma di governo che non condividevamo. La convivenza divenne man mano sempre più difficile, sino alla pessima approvazione del cosiddetto «pacchetto Treu» sul mercato del lavoro. Consapevoli di questo progressivo slittamento a destra del governo, nel ’97 ponemmo duramente il problema di una modifica delle politiche economiche e sociali. In particolare chiedemmo di approvare anche in Italia una legge sulla riduzione dell’orario di lavoro, così come era stato fatto in Francia dal governo Jospin. Durante la discussione sulla legge finanziaria, nel dicembre 1997, si verificò un braccio di ferro pesantissimo sulla nostra proposta di ridurre l’orario settimanale di lavoro a «35 ore». Ne uscimmo con un accordo, che non venne però rispettato. Di fronte a questa situazione non più sostenibile, si arrivò, alla fine del ’98, alla rottura. Fu allora che si produsse un’altra scissione, assai più consistente di quella del ’95, a opera di Cossutta e Diliberto, che diedero vita ai Comunisti italiani. Questa rottura rappresentò un passaggio di grande significato nella vita politica di Rifondazione e del paese. Se la nascita del Pds aveva diviso il popolo comunista sul piano ideologico, in questo caso la scissione avvenne sul piano politico, e su un terreno scivolosissimo: la rottura dell’unità contro le destre. Fu un periodo molto difficile. Tutti i mass media dell’area progressista erano impegnati in un processo di stampo staliniano contro Rifondazione comunista e contro Bertinotti in particolare. Le difficoltà che avevamo nel rapporto di massa erano aggravate dalla più infamante delle accuse: essere conniventi con il nemico. A livello politico e popolare si riproponeva in modo amplificato la contraddizione che avevamo sperimentato nella vicenda Dini. Contraddizione che si sarebbe riproposta immutabile negli anni successivi. Consentire alle alleanze anti - Berlusconi di governare, quali che fossero le politiche praticate, oppure opporsi? Accettare la logica del «meno peggio», o mantenere aperta una prospettiva di trasformazione sociale rischiando di essere accusati di far vincere la destra? E’ una contraddizione acuta che percorre tutto il nostro popolo, e ovviamente anche il Prc. E’ la trappola del bipolarismo, che ha logorato non solo noi ma tutta la sinistra, a partire dalla Cgil. Naturalmente, più radicale è l’ipotesi che rappresenti – più è distante dalla politica di un governo che magari appoggi dall’esterno, o a cui partecipi in posizione minoritaria – più alto è il prezzo che ti fanno pagare. E’ quindi la «trappola bipolare» a produrre in modo strutturale la «legge del pendolo» che tende a distruggere la sinistra italiana. Nei periodi in cui governa la destra, matura un movimento contro di essa che chiede l’unità di tutte le opposizioni nelle elezioni successive. Se ti allei e governi su una posizione moderata, deludi le aspettative del tuo popolo e contraddici le ragioni della tua esistenza. Alimenti di fatto la percezione dell’inutilità della politica e la retorica del «siete tutti uguali», ponendo le basi per l’estendersi dell’egemonia sociale della destra. Se invece non fai l’accordo, dividendo la coalizione che aveva fatto opposizione, vieni accusato di far vincere le forze reazionarie. Una situazione disperante in cui la sinistra viene alternativamente schiacciata o sulla propria inefficacia (l’esperienza fatta con i governi Prodi) o sul suo presunto avventurismo (caduta del Prodi - uno). In entrambi i casi è tendenzialmente precluso alla sinistra di potersi sviluppare in relazione ai movimenti di massa costruendo un profilo di alternativa. Da questa consapevolezza nasce l’esigenza di rompere la gabbia del bipolarismo al fine di poter ricostruire una sinistra degna di questo nome in Italia.
Paolo Ferrero, Quel che il futuro dirà di noi, DeriveApprodi (pp. 154, euro 12,00)
da Liberazione.it
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domenica 4 aprile 2010

Unità a sinistra e opposizione


La delusione delle aspettative riposte nel voto delle regionali è forte. L'oltranzismo eversivo di una destra che attacca la democrazia e il lavoro, gli scandali continui e le divisioni interne, la disoccupazione e il disagio sociale crescente, non hanno prodotto la sconfitta di questa destra. Siamo ancora dentro la fase politica segnata dalle elezioni del 2008, e dalla delusione dell'esperienza di governo dell'Unione. In Italia non soffia dunque il vento della Francia. L'astensionismo si spalma su tutti i partiti.
L'erosione di consensi che pure la destra registra nonostante la crescita in valore percentuale della Lega, non impedisce la conquista di nuove regioni. Anche se va ricordato che se non fossimo in presenza di un sistema maggioritario, Berlusconi non avrebbe la maggioranza in Parlamento.
Si rafforza l'asse tra Berlusconi e la Lega Nord dentro un esito complessivo che stabilizza il governo. Gli scenari che si aprono sono assai bui. È evidente l'offensiva che si rischia su tutti i fronti: quello istituzionale, in particolare di uno scardinamento costituzionale che intreccia presidenzialismo, federalismo egoista e rottura del bilanciamento dei poteri. Quello sociale, dove il governo cercherà di scaricare i costi della crisi e del debito nel pesante attacco alle pensioni e al welfare. Proseguirà l'aggressione contro il lavoro e il sindacalismo di classe, con il disegno di usare la crisi per modificare in senso regressivo l'insieme dei rapporti di forza sociali e smantellare il contratto nazionale con un salto di qualità della precarizzazione e della polverizzazione dei rapporti di lavoro. Sul piano delle culture politiche, assistiamo a un perverso intreccio tra ideologie sessiste di origine vaticana, razzismo ed esaltazione dei ricchi che diventa ogni giorno di più pratica di governo.
Il primo problema che ci dobbiamo porre è quindi di sconfiggere questa incivile azione governativa. La prima considerazione è che le destre non si sconfiggono oggi nel cielo delle alchimie politiche ma nella società. Senza la consapevole costruzione di un movimento di opposizione non si sedimenteranno nuove adesioni e passioni, non si romperà la solitudine con cui vengono vissuti i drammi occupazionali e il disagio sociale, non si riconquisteranno energie per il cambiamento. In questi due anni l'opposizione non ha vissuto nella società. Le manifestazioni e gli scioperi fatti non sono sufficienti. Per questo il cambio di passo è obbligatorio. La proposta che abbiamo avanzato il 13 marzo di dare seguito a quell'appuntamento, di concordare alcuni obiettivi chiari sulla redistribuzione del reddito e del lavoro, sulla lotta alla precarietà, sulle politiche economiche e ambientali, sui diritti civili, per determinare una mobilitazione duratura nel paese, è oggi tanto più necessaria. L'obiettivo di una prima mobilitazione unitaria di tutte le forze di opposizione contro la manomissione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e dei diritti del lavoro, avanzata ieri da Vendola sul manifesto è la stessa che abbiamo proposto come Federazione della Sinistra a tutti i partiti che hanno indetto la mobilitazione del 13 e proponiamo di perseguirla con tenacia. Come torniamo ad avanzare l'obiettivo di un impegno comune e unitario di tutta l'opposizione per costruire una primavera refendaria che sostenga il referendum promosso dai comitati per l'acqua pubblica, promuova unitariamente referendum contro il nucleare, contro la precarietà e la legge 30.
Un impegno unitario in questa direzione permetterebbe di sbloccare l'attuale situazione. Ci permetterebbe di ricostruire quel clima che da Genova nel 2001, passando per la mobilitazione della Cgil sull'articolo 18, per il movimento antirazzista e contro la guerra, costruì le condizioni per sconfiggere il governo Berlusconi nelle elezioni del 2006. Per poter sconfiggere Berlusconi nelle urne - obiettivo che tutti quanti condividiamo - dobbiamo prima metterlo in crisi nel suo rapporto con la società, dobbiamo incrinare il suo blocco sociale, dobbiamo costruire l'opposizione.
In questo quadro proponiamo di lavorare da subito all'unità delle forze della sinistra. Le elezioni evidenziano come il peso delle forze a sinistra del Pd non sia per nulla irrilevante anche se oggi è assai frammentato e privo di rappresentanza palamentare. L'esperienza elettorale delle Marche di unità tra Federazione della Sinistra e SeL - che noi avremo voluto praticare anche in Lombardia e in Campania - ci parla in modo embrionale di una forte potenzialità per una sinistra autonoma dal Partito democratico. Noi della Federazione proponiamo di aggregare questo campo di forze per unire la sinistra - dentro e fuori i partiti - imparando dai compagni e dalle compagne dell'America Latina che a partire dall'opposizione al neoliberismo hanno saputo costruire una sinistra plurale, federata, popolare. Mettere al centro la democrazia partecipata contro ogni forma di plebiscitarismo è la condizione per costruire un'alternativa sul piano sociale, politico e culturale. Oggi nessuna forma in cui si organizza l'attività politica è esaustiva della stessa: partiti, sindacati, comitati, associazioni, aggregazioni sulla rete, sono tutte forme parziali e non esiste una palingenesi a portata di mano. Occorre quindi tessere e federare, cucire legami politici nel pieno rispetto della dignità di ognuno e di ogni esperienza. Proponiamo quindi a tutta la sinistra di aprire un percorso di confronto e di unità che sappia ricostruire la speranza e il senso della lotta.
Paolo Ferrero


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venerdì 19 marzo 2010

FERRERO (FED. SINISTRA): BOLKSTEIN, OGGI IL GOVERNO L’HA RECEPITA ANCHE IN ITALIA. CI BATTEREMO CONTRO ESSA


Roma, 19 marzo 2010.

Comunicato stampa.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra.

FERRERO (FED. SINISTRA): BOLKSTEIN, OGGI IL GOVERNO L’HA RECEPITA ANCHE IN ITALIA. CI BATTEREMO CONTRO ESSA

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro competente per le Politiche Europee Ronchi, ha approvato oggi il decreto che recepisce la famigerata direttiva del Parlamento Europeo conosciuta come “direttiva Bolkestein”. Questa direttiva dà corso alla liberalizzazione dei servizi all’interno della Ue, enfatizzando i rischi di dumping sociale, cioè la possibilità che la bassa tutela del lavoro presente in alcuni Stati dell’unione eroda e svuoti gli equilibri socialmente più avanzati nel mercato del lavoro presenti in altri Stati Ue come l’Italia.
La Federazione della sinistra, coerentemente con la battaglia sostenuta sin qui nelle piazze e nelle istituzioni europee, continuerà a condurre una ferma opposizione a tale strumento di deregulation neoliberista.

Ufficio stampa Prc-SE
 
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giovedì 18 marzo 2010

Fra ieri e oggi in Campania ci sono stati 5 morti sul lavoro e 2 suicidi per la mancanza di lavoro. Vergogna. Il governo ha smantellato il testo unico sulla sicurezza sul lavoro e vuole demolire l’art. 18

Colpisce che in poche, stringatissime righe, le agenzie di stampa continuino a dare notizia a getto continuo della morte di chi sta semplicemente facendo il proprio lavoro, niente di più niente di meno.

Cinque le morti sul lavoro, tra ieri ed oggi, e due suicidi in Campania, per la perdita del proprio posto di lavoro.

Ciro Pellegrino era un ispettore della catena di supermarket Alvi, il cui crac coinvolge 700 persone, e ieri si è sparato un colpo alla tempia a Nocera Inferiore, dove abitava.
Salvatore Vivenzo, un uomo di 59 anni, si è ucciso a casa sua, nel quartiere di Pianura a Napoli, a causa della sua precarietà lavorativa e della assoluta mancanza di un reddito.
A Pozzuoli, invece, il manovratore dell’impresa ‘Serapide’ Sebastiano Marruso, operaio di 27 anni originario di Caserta, ha perso la vita in un cantiere edile di Pozzuoli.
Invece, nella giornata dell’altro ieri, sono stati ben tre i lavoratori uccisi dall’assenza di norme sulla sicurezza e uno è rimasto gravemente ferito.
E’ questo il bilancio drammatico di questi due giorni, mentre il governo vuole aggirare l’articolo 18 con il decreto sul collegato lavoro, decreto che abbiamo chiesto con forza al presidente della Repubblica di non firmare.
Si continua così a morire perché quelle leggi che dovrebbero garantire la sicurezza di chi lavora vengono o disattese o, come è successo con il testo unico sulla sicurezza del vecchio governo Prodi, cancellate aprendo così varchi enormi a chi vuole risparmiare proprio su un capitolo così importante.


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domenica 14 marzo 2010

In piazza del popolo tutti i colori del centrosinistra contro le malversazioni di Berlusconi


Roma, 13 mar. 2010 – “Il problema è di fare uscire dalla manifestazione di oggi un movimento di massa contro Berlusconi”. Questo afferma il segretario di Rifondazione Comunista e portavoce nazionale della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, parlando dal palco della manifestazione del centrosinistra a piazza del Popolo. “Dobbiamo spiegare le porcherie che il governo sta facendo su tutti i piani e rafforzare questo movimento di massa che vuole cacciare Berlusconi – aggiunge Ferrero – Il problema va oltre le regionali e questa indignazione, questo orgoglio vanno resi quotidiani in tutte le città del Paese. Dovrebbe poi partire una campagna referendaria contro le leggi vergogna, da quelle sull’acqua al nucleare e all’attacco al lavoro”.
La Federazione della sinsitra propone insomma di dare seguito alla manifestazione di piazza del popolo, trasformandola in un movimento di massa per sconfiggere il centrodestra e cancellare le leggi vergogna, a cominciare da quella che cancella di fatto l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per continuare con il nucleare e l’acqua.
Su questo, del resto, la Federazione ha una posizione definita ormai da tempo. Costruire cioè un fronte per sconfiggere la destra e per realizzare una nuova legge elettorale sulla base del sistema tedesco. Ma questo non deve intendersi come la possibilità di un’alleanza organica con il centrosinistra sul piano elettorale e sopratutto sul piano programmatico e di governo.
Una posizione che sicuramente ha qualche differenza rispetto all’umore che si registrava in piazza del popolo non solo da parte dei manifestanti, ma anche degli esponenti politici. Per la prima volta dopo molti mesi si sono visti sopra e dietro lo stesso palco molti politici che nel corso degli ultimi tempi hanno intrapreso strade differenti, fino alle prossime regionali dove, per esempio in Lombardia, Penati ha posto in modo inamovibile e arrogante una pregiuziale anticomunista contro la Federazione della sinistra.
Da Diliberto a Ferrero, da Veltroni a Craxi, da D’Alema a Vendola, da Bonelli, Bersani, a Franceschini, Di Pietro, Orlando, Epifani,Nencini, Cossutta, Bertinotti e via dicendo. I più nell’area riservata del retropalco; tanti altri, dirigenti locali e nazionali, che hanno preferito rimanere in piazza tra la gente che agitava “tutti i colori del centrosinistra”: in prevalenza bandiere del Pd, che ha fatto intenzionalmente lo sforzo organizzativo e di presenza maggiore, e poi della Federazione della sinistra, dell’Italia dei Valori, dei Verdi, di Sel, del Popol Viola.
Piazza del popolo è stata effettivamente una piazza nostalgica di Unione. Ma è stata anche una piazza che segna uno spartiacque nella ripresa della battagli aunitaria contro la destra. Anche sel’intenzione egemonica da parte del Partito democratico di Pierluigi Bersani è stata palapabile, da sopra e sotto il palco. E non sarà facile farci in conti anche per quell’obiettivo minimo di democrazia che è il cambiamento della legge elettorale, affinchè la democrazia non sia ulteriormente esautorata da questo bipolarismo malato e omologante e riapra i propri spazi alla rappresentanza e alla presenza della sinistra.


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mercoledì 10 marzo 2010

FERRERO (FEDERAZIONE): VERGOGNOSO BALLETTO ELETTORALE SULLA MANIFESTAZIONE DI SABATO

Roma, 10 marzo 2010.

Comunicato stampa.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra.
Le polemiche tra Italia dei Valori e PD sulla manifestazione di sabato sono semplicemente vergognose.
Mentre il governo di destra stà facendo carne di porco della democrazia italiana, non solo sulle liste elettorali ma soprattutto sui diritti dei lavoratori, questi due partiti non trovano di meglio che polemizzare per cercare di fregarsi a vicenda qualche voto.
In questo modo sicuramente vincerà Berlusconi.
Avanzo una proposta: parli Scalfaro, un lavoratore e un esponente del popolo viola e facciamola finita con questa indegna ed irresponsabile gazzarra.


- Ufficio stampa Prc-SE
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martedì 9 marzo 2010

Video: Radio Vostok intervista a Paolo Ferrero

07 marzo 2010 : Angela Scarparo intervista Paolo Ferrero per Radio Vostok

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Ferrero (FdS- PRC) «Sospendiamo lo sciopero della fame. Napolitano ci ha garantito che controllerà i rilievi di costituzionalità»



«Sospendiamo lo sciopero della fame. Napolitano ci ha garantito che controllerà i rilievi di costituzionalità»
Articolo 18, Paolo Ferrero, coordinatore della Federazione della sinistra, dopo l'incontro con il Presidente della Repubblica.

Paolo Ferrero, coordinatore della Federazione della sinistra, dopo l'incontro con il Presidente della Repubblica ha dichiarato: «Sospendiamo lo sciopero della fame. Napolitano ci ha garantito che controllerà i rilievi di costituzionalità»




da Liberazione
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lunedì 8 marzo 2010

Regionali: Ferrero in Toscana il 10 Marzo


Firenze, 8 mar. - (Adnkronos) - Paolo Ferrero, leader di Rifondazione Comunista e portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, sara' in Toscana mercoledi' 10 marzo. Alle ore 17.30 sara' a Migliarino (Pisa) al circolo Arci 'Teatro del Popolo', in via Manzoni, per l'iniziativa ''Dalla sostenibilita' ambientale il lavoro buono''. La sera, alle ore 21, sara' invece a Grosseto, al cinema Stella di via Mameli n.24. L'iniziativa e' sulla crisi in Toscana, per un nuovo ruolo pubblico in economia. Sara' presente anche Monica Sgherri, candidata alle regionali 2010.
Oliviero Diliberto, leader dei Comunisti Italiani, sara' in Toscana giovedi' 11 marzo. Al pomeriggio (ore 17) sara' a Pietrasanta, al complesso di Sant'Agostino, sala dell'Annunziata. Diliberto partecipera' alla presentazione del candidato sindaco per il centrosinistra Domenico Lombardi; saranno presenti anche Paolo Marini e Giuseppe Bertolucci, candidati alle regionali 2010. Alla sera sara' invece a Empoli (ore 21.30, cenacolo degli agostiniani - via dei Neri) sara' ad un'iniziativa elettorale coi candidati della lista Federazione della Sinistra - Verdi di Pisa e Firenze.


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sabato 6 marzo 2010

LUNEDI’ LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA AL QUIRINALE. 4° GIORNO SCIOPERO FAME FERRERO SU ART. 18


COMUNICATO STAMPA URGENTE
 
 
NAPOLITANO – LUNEDI’ LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA AL QUIRINALE. 4° GIORNO SCIOPERO FAME FERRERO SU ART. 18
 
Roma, 6 mar. 2010 – “Lunedì pomeriggio la Federazione della Sinistra avrà un incontro con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per esprimergli e illustrargli direttamente la sentita richiesta di non promulgare la legge approvata giovedì in via definitiva dal senato in materia di lavoro, e che intende sostanzialmente abrogare i risultati di un secolo di conquiste del movimento operaio, a partire dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori”. E’ quanto annuncia il portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero.
Il portavoce della Federazione e segretario del Prc, Ferrero, è attualmente impegnato nella regione Campania ad affrontare la sfida della buona politica e di sinistra contro la destra di Stefano Caldoro e il moderatismo implicato con problemi giudiziari di Vicenzo De Luca.
Già da quattro giorni, inoltre, Ferrero è ininterrottamente in sciopero della fame in segno di denuncia e di protesta per il blitz con cui la maggioranza ha brutalmente stravolto aspetti dirimenti della legislazione sul lavoro; a cominciare da quell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori in difesa del quale in questi anni tanta parte delle classi lavoratrici e del paese si è impegnata per arginare gli attacchi della destra berlusconiana, tra l’altro sconfiggendo anche un referendum.
In occasione del’incontro al Quirinale la Federazione della sinistra avrà altresì modo di “esporre  i sensi della propria amarezza” per il decreto legge governativo “inteso a sanare gli errori e le inadempienze compiuti della maggioranza in relazione alla presentazione delle liste regionali”.
Ed è “con questo stesso impeto di lotta in difesa delle regole della democrazia, della separazione dei poteri che ad esse sovrintende, e delle conquiste delle classi lavoratrici e dei diritti sociali e civili, che sabato prossimo la Federazione della sinistra parteciperà unitariamente alla manifestazione di tutte le forze dell’opposizione contro le violazione della Costituzione che si stanno perpetrando con impressionante levità e sbrigatività in queste ore – continua Ferrero –  Contro il decreto “salva potenti”, che sancisce il fatto che le leggi valgono solo per i deboli e non per i forti. Ma con altrettanta forza contro la legge approvata dal senato in materia di lavoro e che cancella di fatto l’articolo 18”.
 
 
Ufficio Stampa Prc-Se/Federazione della sinistra
 


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A. Merloni: Ferrero, aumentare livellodi lotta dei lavoratori


Ancona, 5 mar. - (Adnkronos) - ''Abbiamo concordato con i lavoratori sul fatto che per riuscire a obbligare questi signori a fare il loro mestiere siano necessarie due cose. Da un lato che, nelle istituzioni, la si smetta di finanziare le aziende private permettendogli poi di fare quello che vogliono, compreso di andarsene con i soldi dati dal pubblico. E questa e' una proposta di legge che abbiamo presentato noi contro le delocalizzazioni''. Lo ha detto il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, riferendo ai giornalisti al porto di Ancona sull'incontro avuto in mattinata con un gruppo di lavoratori della Antonio Merloni di Fabriano (Ancona) insieme al candidato della sinistra alle elezioni regionali, Massimo Rossi.
''Dall'altro lato -ha aggiunto Ferrero-, bisogna aumentare il livello delle lotte perche' lor signori, che stanno molto in alto, capiscono solo quando si inizia a dargli fastidio parecchio''.


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giovedì 4 marzo 2010

FERRERO (FdS) il vero scandalo non è un piemontese che si candida in Campania ma Vendola che appoggia De Luca


Prendo atto delle dichiarazioni rese a 'Il Mattino' dal coordinatore regionale di Sinistra e Libertà De Cristofaro, che, cosi' come Bossi, pensa che l'Italia sia divisa tra Nord e Sud, tra napoletani e piemontesi. Io sono un uomo di sinistra e penso invece che l'Italia sia divisa tra sfruttati e sfruttatori, tra ricchi e poveri, tra lazzaroni e brave persone, tra destra e sinistra'. Lo dice, in una nota, Paolo Ferrero, segretario Prc e candidato della Federazione della sinistra alla presidenza della Regione Campania.
'La mia - aggiunge - non e' la candidatura di un piemontese, ma di un uomo di sinistra che ha fatto l'operaio alla Fiat, e' stato in cassa integrazione ed ha lottato da lavoratore insieme ai lavoratori per la difesa del posto di lavoro e forse e' in grado di capire la realta' dei lavoratori e dei disoccupati campani meglio di qualche giovane burocrate, che ha sempre fatto il funzionario di partito, senza lavorare nemmeno un giorno della sua vita'.
'Per questo il vero scandalo non e' che un piemontese si candidi in Campania -conclude Ferrero - ma che Sinistra e Liberta' appoggi a candidato governatore un signore come De Luca che si dichiara di destra, che ha un mucchio di guai con la giustizia e che per le sue posizioni ed i comportamenti razzisti ricorda molto Borghezio. Cari compagni e compagne di Sinistra e Liberta', abbiamo fatto assieme la battaglia per la candidatura di Vendola in Puglia contro Boccia. Che senso ha in Campania appoggiare De Luca?'.

La dichiarazione fatta da De Cristofaro a il Mattino di Napoli
De Cristofaro: «Ferrero come Maradona? A me ricorda più Calderon: passa più tempo in tribuna che in campo.[...] Ferrero, nato a Pinerolo, non sa cosa è la destra in Campania e cosa significa consegnare la regione ai Cosentino. Non vi è dubbio che De Luca è stato un buon amministratore. Con lui abbiamo stretto un accordo politico programmatico e sui temi più sensibili del programma abbiamo schierato i nostri uomini-chiave»


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Regionali/ Federazione Sinistra: Con Pd e Sel dove c'è moralità

Sondaggi positivi a livello locale in tutte le regioni


Roma, 2 mar. (Apcom) - La Federazione della sinistra è ottimista sull'esito delle elezioni regionali anche perchè ha chiuso accordi elettorali in 10 regioni su 13 con le coalizioni di centrosinistra e questo vuol dire che in molte di queste potrà avere suoi rappresentanti sia nei Consigli regionali che nelle giunte. Inoltre i sondaggi mostrano percentuali che dovrebbero metterla al riparo dagli sbarramenti previsti dalla legge e che vanno dall'1,5 al 4%.
Paolo Ferrero, portavoce e segretario del Prc, insieme a Oliviero Diliberto e Gian Paolo Patta, hanno presentato alla stampa le liste della Federazione per le regionali annunciando che la composizione completa è disponibile on line in nome della trasparenza. "Siamo in coalizione con il centrosinistra in 10 regioni su 13 - ha detto - e abbiamo lavorato a questi accordi sulla base di due punti fondamentali: il profilo morale ineccepibile dei candidati presidenti e il contrasto alla crisi economica. Visto che il governo non fa nulla per le famiglie e i lavoratori noi pensiamo che le regioni possano dare un contributo importante attraverso i servizi sociali e il mantenimento di beni pubblici come l'acqua e la sanità".
In alcune di queste regioni, Piemonte, Lazio e Basilicata, l'accordo con la coalizione è solo elettorale, mentre in Lombardia, Marche e Campania la Federazione si presenta con un suo candidato. Nelle prime due, ha spiegato Ferrero, "perchè il Pd ha posto un veto anticomunista per andare dietro all'Udc", in Campania invece è stata la scelta di Vincenzo De Luca a rompere la coalizione: "Sotto il profilo morale è un personaggio già condannato e su cui pesano due rinvii a giudizio - ha spiegato il leader del Prc - sul piano politico lui stesso si definisce un uomo di destra, è un razzista che usa parole dure contro gli immigrati e siamo increduli che invece Sinistra e libertà abbia deciso di sostenerlo, così come è stata sconcertante la giravolta di Di Pietro".
Ferrero ha annunciato che nel listino presentato dalla Federazione della sinistra in Lombardia ci sono Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia e Paolo Rossi, "nomi che dicono come la nostra proposta comincia a riscuotere l'interesse di mondi che prima non si sarebbero schierati".
Il portavoce della Federazione si è mostrato critico verso Sinistra ecologia e libertà per l'atteggiamento assunto sulle alleanze: "Le Marche sono l'unico caso in cui siamo alleati, noi abbiamo sostenuto Vendola alle primarie in Puglia in modo netto mentre loro hanno perso autonomia rispetto al Pd bevendosi anche la candidatura di De Luca".
Le regioni in cui, invece, l'accordo col centrosinistra potrebbe vedere la Federazione al governo in caso di vittoria della coalizione sono Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Puglia, Calabria e Veneto. Quanto ai sondaggi, Ferrero ha spiegato che "ci danno cifre superiori nelle regioni rispetto ai sondaggi nazionali" e questo dimostra che "essendo noi oscurati dalla tv siamo scomparsi dalla memoria politica nazionale mentre sul territorio siamo più presenti nel dibattito", perciò "confidiamo di eleggere nostri rappresentanti in tutte le regioni".

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mercoledì 3 marzo 2010

Irpinia - Tony della Pia presenta i candidati alle regionali


La Federazione delle Sinistre dell’Irpinia è pronta a scendere in campo. Ieri la presentazione del quintetto che cercherà di ottenere un buon risultato per sostenere la candidatura a Presidente della Regione del segretario nazionale Paolo Ferrero. 

Il portavoce irpino, Tony Della Pia, anch’egli candidato per un posto a Palazzo?Santa Lucia, ha illustrato la squadra della Fds:?“Possiamo contare su Rossella Iacobucci, giovane compagna responsabile provinciale delle donne. E’ una laureanda in lettere moderne, molto impegnata sul territorio: originaria di Flumeri, è stata impegnata in prima persona contro la realizzazione della centrale. Ancora, abbiamo Roberto De Filippis, coordinatore provinciale dei giovani comunisti. Sta facendo un buon lavoro tra i giovani, soprattutto nelle scuole - dice Della Pia -. Sarà tra gli artefici di una proposta che abbiamo in programma: il “Rancio metalmeccanico”, un’iniziativa per costituire una cassa di resistenza destinata agli operai in difficoltà”. 

Ma non finisce qui. In campo, infatti, ci sono anche Giuseppe Tartaglia, ex vicesindaco di Lacedonia: “Da agricoltore, è stato uno dei protagonisti delle lotte contro la realizzazione della discarica sul Formicoso. Esperto in temi ambientali - aggiunge il segretario provinciale -, in particolare dello smaltimento dei rifiuti. La sua amministrazione, all’epoca, fu tra le prime ad avviare la raccolta differenziata”. Infine, è candidata anche Carmen Rita Peloso, “una 19enne impegnata attivamente nel sociale, che si occupa di assistenza ai detenuti in una cooperativa”, conclude Della Pia.

Il quale, dopo aver illustrato la ‘squadra’ della Federazione della sinistra, passa in rassegna i temi principali che animeranno la campagna elettorale del partito: “Daremo continuità al lavoro svolto in questi mesi e in questi anni - assicura -. In particolare, stando vicino ai lavoratori in difficoltà. E non solo con attestati di solidarietà e con la presenza ‘fisica’ che garantiamo davanti ai tanti stabilimenti irpini in difficoltà. I loro problemi - accusa - sono figli del fallimento della classe dirigente post terremoto. L’industrializzazione di montagna ha fallito, è tempo di ripensare a nuovi modelli di crescita per la nostra provincia”. Della Pia ha le idee chiare:?“Innanzitutto, dovremmo valorizzare di più e meglio le nostre risorse. A partire dall’agricoltura, che andrebbe riscoperta. Non solo con la produzione, ma anche attraverso la trasformazione delle materie prime sul posto”.

Ancora, puntare sulla prevenzione e sulla tutela del territorio:?“La nostra provincia non è solo a rischio sismico, ma anche idrogeologico. Mettendo in sicurezza il territorio - aggiunge il segretario - e investendo nell’ambiente si possono ridurre i danni dei disastri”. Resta, immancabile, la lotta alla criminalità organizzata. Ma qui Della Pia fa una precisazione:?“Non serve aggiungerlo tra i nostri obiettivi di campagna elettorale - avverte -, perché quotidianamente i nostri compagni e le nostre compagne lottano contro questo cancro che avvelena il territorio.?E che ne impedisce la crescita”. Insomma, la linea è già tracciata.

“Noi lavoriamo per una sinistra europea - rivendica con orgoglio Della Pia -. E non potevamo sostenere De Luca, a prescindere dal suo lavoro di abbellimento urbanistico che ha compiuto a Salerno. Non ne condividiamo le scelte sociali, come i manganelli usati contro gli immigrati e gli sgomberi dei centri sociali. E poi, è comunque inquisito: da questo punto di vista, la contraddizione dell’Italia dei Valori è evidente. Non basta la gestione del potere - è il monito -, quanto la coerenza con se stessi. Noi rivendichiamo questo valore. In Irpinia, e in Campania, c’è bisogno di una vera sinistra”.



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martedì 2 marzo 2010

Assemblea pubblica della Sinistra con Ferrero e Dell'Aquila

CASERTA. Martedì 2 marzo, al Jolly Hotel di Caserta, ore 17, assemblea pubblica indetta dalla Federazione della Sinistra dal tema: "Un’altra provincia, un’altra Regione".


Interverranno Paolo Ferrero (nella foto), segretario nazionale di Rifondazione Comunista e portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, oltre che candidato alla presidenza della Regione, e Antonio Dell’Aquila, capogruppo di Rifondazione al comune di Caserta, portavoce provinciale della federazione della Sinistra e candidato alla presidenza della provincia.

L’incontro segnerà l’inizio della campagna elettorale in terra di lavoro e proseguirà nella giornata di martedì con altri 2 appuntamenti a Succivo e a San Marcellino. Sono invitati a partecipare gli iscritti nonché i simpatizzati della Federazione della Sinistra.

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domenica 28 febbraio 2010

FERRERO :CODICE ETICO PER I CANDIDATI : LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA HA LE LISTE PULITE ! DA CALDORO E DE LUCA SOLO PAROLE !

Paolo Ferrero

Candidato alla Presidenza della Regione Campania


COMUNICATO STAMPA

Sulla tematica delle liste pulite la posizione del candidato alla presidenza della Regione Campania della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero è chiara: “Dalla lettura delle liste collegate ai candidati Presidenti Caldoro e De Luca emerge un quadro inquietante di candidati che hanno conti aperti con la giustizia, inquisiti, sotto processo per reati gravi o addirittura già condannati per contiguità con la camorra come è il caso dell’ex cons.regionale Roberto Conte, per altro ineleggibile”.

“Se è vero – continua Ferrero – che in questa triste graduatoria primeggiano i candidati del centrodestra collegati a Caldoro anche nel centrosinistra, oltre al candidato presidente De Luca ci sono diversi candidati che hanno rinvii a giudizio o sotto inchiesta. 
Dopo giorni in cui nel dibattito politico si promettevano liste pulite, alla prova dei fatti gli interessi personali di alcuni candidati e il loro potere elettorale ha prevalso sui buoni propositi dichiarati”.

“Se si è mentito sul codice etico come potranno i cittadini campani credere agli altri buoni propositi sulla moralizzazione della vita pubblica a partire dalla scandalosa gestione sanitaria? La principale forza della Federazione della Sinistra – conclude Ferrero – è la coerenza tra le parole e i fatti e non abbiamo inquisiti nelle liste, anche perché abbiamo puntato su candidature espressione della società civile, dei movimenti oltre a dirigenti di Partito di specchiata moralità”.

Tali questioni saranno ampiamente trattate nella conferenza stampa di domani mattina alle 12 presso l’Hotel Oriente di Napoli, quando il candidato presidente Paolo Ferrero mostrerà il suo programma politico per l’appuntamento elettorale del 28-29 marzo: saranno presentanti anche i candidati nelle liste della Federazione della Sinistra.


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