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lunedì 21 dicembre 2009

La tragedia del Ponte




Stava parlando del suo territorio, con l'amore e la passione di sempre. In mattinata era già intervenuto, quando il corteo doveva ancora partire. All'arrivo ha sentito il dovere di riparlare, per rivolgersi ai giovani. Franco Nisticò è morto ieri sul palco della manifestazione No Ponte, a Villa San Giovanni. Un attacco cardiaco. Erano da poco passate le 15. Inutile il tentativo dei compagni di rianimarlo, inutile la richiesta di un'ambulanza: non c'era. Inutile la corsa in ospedale («su un mezzo della polizia non equipaggiato adeguatamente», spiega un medico) a Reggio Calabria. L'attore Ulderico Pesce era a due passi da lui, aveva appena aperto la maratona (subito annullata) degli artisti contro il Ponte. Racconta: «È gravissimo: eravamo circondati dalle forze dell'ordine, c'erano elicotteri, camionette, una motovedetta e non c'era uno schifo di ambulanza - attacca ancora scosso - vogliono spendere 6 miliardi di euro per un'opera in un territorio dove si può morire per un calo di pressione. Ho visto quell'uomo cadere con i miei occhi, l'ho coperto con il mio giubbino blu. Sembrava il "Cristo del Mantegna": suscitava disperazione e pietà e se ne stava lì a morire senza Stato, leggi e regole». È stato Pesce a placare la rabbia dei manifestanti inferociti per il ritardo dei soccorsi: «I ragazzi se la sono presa con i poliziotti e capisco la loro esasperazione - sottolinea - ma non c'entravano niente, il primo soccorso l'ha fatto proprio un poliziotto».
Franco Nisticò coordinava il comitato di lotta per i problemi del Basso Jonio catanzarese, era stato candidato a sindaco di Badolato, un paese simbolo, divenuto famoso per avere spalancato le porte al popolo kurdo. La sua è una morte assurda, «sulla quale - chiedono i manifestanti ancora increduli - bisogna fare chiarezza: ognuno deve assumersi le sue responsabilità». Una tragedia, che rende ancora più demenziale l'idea del Ponte.
Fino a quel momento era stata «una festa nonostante le difficoltà», secondo Peppe Marra della Rete No Ponte. Un modo per ribadire il No al Ponte e chiedere opere utili, «a partire - gli fa eco Maurizio Marzolla del No Ponte - dalla messa in sicurezza del territorio». Non era scontato, per il maltempo e per una sorta di campagna di criminalizzazione del corteo con tanto di evocazione strumentale dei black bloc. Non è successo nulla, eppure la partecipazione dei villesi è stata scarsa e i commercianti hanno tenuto le saracinesche abbassate. Una festa in un deserto, che neppure la presenza degli ultimi tre sindaci - Cosimo Calabrò, Rocco Cassone e Giancarlo Melito - ha evitato. «È stata una scelta del commissario prefettizio quella di avvisare i cittadini - spiega Melito - forse è stata caricata un po' troppo». Tant'è.
All'imbocco della discesa che porta al lungomare gli ultimi dubbi s'erano dissolti: il movimento No Ponte c'è. Ci sono associazioni e partiti, studenti e precari della scuola, anche la chiesa valdese. Dissotterra subito l'ascia di guerra il segretario dei Verdi Angelo Bonelli. Prima attacca Di Pietro («se da ministro non si fosse opposto allo scioglimento della Stretto di Messina spa oggi non saremmo qui», dice), poi affonda i colpi contro Altero Matteoli: «L'inizio dei lavori della variante ferroviaria di Cannitello è solo un trucco per dire che non si torna indietro: non è così, faremo una vertenza legale».
Quella che il governo considera «la prima pietra del Ponte» sarà posata il 23 dicembre. Doveva arrivare anche Berlusconi ma lo show, dopo i fatti di Milano, è rinviato. Inizieranno comunque i lavori. Spiega Nuccio Barillà, del direttivo nazionale di Legambiente: «Berlusconi vuole riproporre una pratica che da queste parti è tristemente nota», dice. Il riferimento è al 1975, quando Giulio Andreotti a Gioia Tauro pose la prima pietra di un altro grande inganno: il quinto centro siderurgico. «I calabresi andarono a Roma a restituire quella prima pietra - sottolinea Barillà - Noi faremo lo stesso e chiederemo la restituzione delle risorse sperperate». Ormai, conclude, «è chiaro che l'alternativa non è più tra sì e no al Ponte - sottolinea - ma tra due idee inconciliabili di sviluppo». I cittadini calabresi, spiega il segretario della Cgil reggina Francesco Alì, «hanno bisogno di uscire dall'isolamento: bisogna concludere i lavori dell'A3, rendere sicura la Statale 106 e competitivo l'aeroporto dello Stretto, potenziare il trasporto pubblico locale, sostenere i pendolari dello Stretto». Via via sfilano le associazioni (dai comitati di Giampilieri a quelli contro i veleni a Crotone, dal comitato Natale de Grazia di Amantea al reggino Gruppozero), ci sono i centri sociali e l'onda anomala di Cosenza, i sindacati dei marittimi e l'Arci. La denuncia antimafia è di Magnolia (in piazza con le tute bianche del Ris e la scritta "Stretto di Messina scena del crimine") e dell'associazione Rita Atria, della "20 luglio" di Palermo e di daSud, di Mario Congiusta, padre di Gianluca, ucciso dalla 'ndrangheta. Risuona la musica proposta dai Pirati dello Stretto, sfila anche il Popolo viola («il ponte amplifica i problemi economici e sociali a livello locale»), si vedono anche Marco Ferrando e le bandiere di Sinistra e Libertà, gli ex parlamentari e sindaci coraggio Mommo Tripodi e Peppino Lavorato, i Cobas e Sinistra euromediterranea. Giorgio Cremaschi (Fiom Cgil) spiega che «il ponte è solo una fonte di speculazione», mentre il Wwf (c'è anche l'ex senatrice Anna Donati) denuncia con Raniero Maggini il rischio «che, come tra gli anni 60 e 90, il Paese sia devastato da tronconi di grandi opere incompiute». C'è un corposo spezzone della Federazione della sinistra. Avverte il segretario regionale del Prc Nino De Gaetano: «Per opporci al Ponte siamo pronti anche a compiere gesti eclatanti». Sfilano, per la prima volta in via ufficiale, anche le istituzioni locali. C'è la Provincia di Reggio Calabria con l'assessore Michele Tripodi: «Le nostre scelte strategiche non prevedono il Ponte». E aggiunge: «Dividendo i 6 miliardi di euro per 2 milioni di calabresi - sottolinea - avremmo tre milioni di euro per ogni mille abitanti: tutti i problemi dei comuni sarebbero risolti». La Regione Calabria (uscita di recente dalla Stretto di Messina spa e pronta a ricorrere al Tar contro la variante di Cannitello) è ben rappresentata. Spiega Silvio Greco, assessore all'Ambiente: «Trovo amorale fare campagne pubblicitarie sulle spalle dei calabresi e sperperare così i soldi pubblici». Già che si trova, Greco spiega che «finché ci siamo noi» il governo non potrà fare la «centrale a carbone di Saline». Demetrio Naccari, Pd e assessore ai Trasporti, spiega che «questa opera del faraone serve solo a mantenere nominalmente al 40% i fondi Fas impiegati per il Sud. Alla fine scopriremo che si tratta di appena il 10». Commenta Michelangelo Tripodi, Pdci e assessore all'Urbanistica: «Nonostante il tentativo di creare un clima di paura e di isolare la manifestazione - spiega - è stato un successo che ci dà fiducia per continuare la battaglia per un'idea di sviluppo diversa». Che passa anche dai servizi per i cittadini, che possono salvare la vita ai cittadini.

sabato 19 dicembre 2009

L'ideologia imperante delle opere faraoniche


 
E’ scattato il conto alla rovescia per la manifestazione nazionale contro il Ponte sullo Stretto. E’ atteso il pienone a Villa San Giovanni, il 19 dicembre. E non è un’esagerazione. Sono, infatti, migliaia le adesioni all’appello messo in rete dai No Ponte calabresi e siciliani. Tra cui spiccano molte personalità della cultura, dell’arte e dello spettacolo che hanno assicurato la propria partecipazione: da Ascanio Celestini ad Andrea Rivera fino a Vauro che ha personalmente curato il logo della manifestazione. La data della mobilitazione non è casuale. Cade, infatti, a soli quattro giorni dall’annunciata «posa della prima pietra» del Ponte prevista per il 23 dicembre a Cannitello e che rappresenta, indubbiamente, un repentino e deciso posizionamento del Governo in merito all’apertura dei cantieri.
Della lotta contro il Ponte sullo Stretto, del dissesto idrogeologico che sconquassa la Calabria e di altro ancora, parliamo con Massimo Covello, segretario regionale della Cgil Calabria, organizzazione che ha già messo in campo tutta la sua forza logistica per garantire una massiccia affluenza al corteo.
Nelle stesse ore in cui il governo decideva la ricapitalizzazione della società Stretto di Messina, cui destina altri 470milioni di euro in un fondo garantito dal Ministero dell’economia, l’organizzazione dei costruttori edili per bocca del suo presidente, Oddo Baglioni, dichiarava che «agli imprenditori edili non interessa affatto fare il Ponte di Messina quanto piuttosto tante piccole opere». Anche i costruttori sono diventati No Ponte?
Non so se siano diventati No Ponte, me lo auguro. Certamente è cresciuta la consapevolezza, anche tra gli imprenditori edili più accorti, che l’opera «faraonica», a prescindere dalle ragioni pur essenziali di impatto ambientale e di inutilità sociale è un bluff dal punto di vista strettamente economico-industriale. Le troppe risorse, concentrate e orientate dalla politica attraverso il fallimentare e famigerato meccanismo del general contractor, alimentano, in combinato disposto col project financing, evidenti speculazioni finanziarie per le solite imprese, imponendo alle altre imprese attività solo in subappalto. Una competizione al ribasso sui costi, a partire dalla sicurezza e dai salari, che non aiuta affatto la crescita e l’innovazione delle imprese e che porta all’esclusione delle imprese socialmente responsabili. E’ evidente, viceversa, che siano gli investimenti per opere utili e diffuse a creare più opportunità e a coinvolgere direttamente più imprese. Le risorse impegnate per il Ponte sono state sottratte dal Governo a tutti questi altri necessari investimenti. Non un’opera aggiuntiva, dunque, ma sostitutiva. Penso che questo sia il ragionamento pragmatico dei dirigenti dell’Ance. Una novità interessante e da salutare positivamente.
In un recente libro «Questo ponte s’ha da fare» di Giuseppe Cipriani la tesi di fondo dei sostenitori della grande opera, tra cui l’autore, è la seguente: assodato che il ponte non ha alcun valore dal punto di vista trasportistico e che è assolutamente antieconomico, la megaopera acquisisce valore in sé in quanto elemento simbolico. A questa «ideologia» delle grandi opere (Tav, Ponte etc), che permea anche ampi settori del Pd, la Cgil cosa risponde?
Pur con sofferta elaborazione, nella Cgil calabrese cresce e si va affermando una cultura del territorio di segno completamente opposto. Le lotte di questi anni delle popolazioni di Scanzano, della Val di Susa, di Vicenza, ci hanno aiutato a comprendere che le grandi opere, di cui pensiamo la Calabria abbia bisogno, siano altre. Intanto urge l’accelerazione dell’ammodernamento dell’ autostrada Salerno-Reggio Calabria. Con gli attuali ritmi di cantierizzazione e soprattutto con le attuali coperture finanziarie, al di là della propaganda dell’Anas e del governo, ci vorranno ancora decenni per il completamento dei lavori. L’ammodernamento della statale 106 per togliere dall’isolamento tutta la fascia ionica calabrese. Il potenziamento del trasporto marittimo, a partire da quello nello stretto, che riesca ad intercettare il trasporto merci che oggi viene movimentato su gomma. La Calabria ha 700 chilometri di costa. Un insieme di porti che non fanno ad oggi nessun sistema. Un porto come Gioia Tauro, tra i più importanti del Mediterraneo: uno dei nostri pochi punti di forza, per qualità e performance operative è collegato col mondo ma non con la Calabria e soffre per il mancato completamento di tutte quelle strutture di servizio a terra che lo renderebbero più competitivo. Lo stesso vale per quelli di Corigliano, di Vibo, di Reggio, di Crotone. Così come per gli aeroporti, più che sufficienti se utilizzati pienamente. E’ importante un piano trasportistico nazionale che punti su queste opere per il ruolo strategico, per l’intero paese, che la Calabria può giocare al fine di garantire nuovi e stabili collegamenti tra le regioni del Mezzogiorno e l’area del Mediterraneo. Questo è uno dei terreni su cui si misura l’antimeridionalismo del governo in carica che nuoce all’intero paese.
Il 24 ottobre la Calabria progressista e illuminata ha invaso le strade di Amantea per chiedere la bonifica integrale dei suoi mari e delle sue terre. Il 19 dicembre vi apprestate a scendere in piazza a Villa San Giovanni contro il Ponte sullo Stretto. Qual’è il filo che lega le due mobilitazioni?
Intanto mi preme sottolineare che, prima di Amantea, c’è stata il 3 ottobre una straordinaria giornata di mobilitazione a Crotone così come il 28 novembre un enorme corteo sindacale, a Cosenza. Il trait d’union di queste iniziative è la sempre maggiore consapevolezza della devastazione che il territorio calabrese ha subito e sta subendo da troppo tempo, senza aumentare nè la ricchezza della regione, nè l’occupazione. La costruzione del Ponte sarebbe lo sfregio finale: inaccettabile. A fare da argine c’è una Calabria onesta e combattiva che si ribella e propone un altro paradigma. E’ la Calabria che si ritrova nelle forze come la Cgil, le associazioni, le reti sociali e ambientaliste, anche politiche. Quella Calabria che pensa che il lavoro, il buon lavoro, anche le buone imprese, possono essere create valorizzando le risorse oggi sciupate o degradate come: i beni archeologici e culturali, le foreste, l’acqua, il mare, le tradizioni artigianali, agroalimentari, zootecniche. Valorizzando, orientando e formando il talento, la tenacia, lo spirito di accoglienza e di solidarietà dei calabresi. Dunque bisogna partire da un piano straordinario di bonifica, restauro e risanamento ambientale. Dalla ricerca della verità sulla reale consistenza e distribuzione delle «navi dei veleni». Due questioni immediate su cui il governo continua a non dare risposte concrete ed esaustive.
Il 6 dicembre a Lamezia Terme si è tenuto il Forum delle associazioni e dei comitati ambientalisti calabresi al fine di coordinare le numerose realtà di lotta. La Cgil è stata fondamentale per la riuscita della manifestazione di Amantea e si prepara a mobilitare le sue strutture in vista del 19 dicembre. Un tempo, i sindacati e gli ambientalisti erano ai ferri corti in quanto si credeva, da parte sindacale, che la tutela, senza se e senza ma, dei beni comuni mettesse a repentaglio i posti di lavoro. Oggi invece i rappresentanti dei lavoratori e i comitati marciano insieme in tutte le lotte ambientaliste. E’ cambiato il sindacato,sono cambiati gli ambientalisti o cos’altro?
Noi stiamo sicuramente provando a cambiare, dopo avere amaramente imparato la lezione. Tutti i modelli di sviluppo importati in Calabria hanno miseramente fallito. Gli sforzi generosi, fatti in passato dai lavoratori e dal movimento sindacale calabrese, per lo sviluppo industriale della Regione, sono stati traditi o si sono mostrati effimeri. Lo scambio qualità ambientale/lavoro, che pure a volte abbiamo accettato e che spesso continua a riproporsi, è stato a senso unico. Praia a Mare ma soprattutto Crotone, sono casi emblematici. Della storia industriale di quelle città, sparito il lavoro e le fabbriche, falliti miseramente, anche per comportamenti criminali, i tentativi di reindustrializzazione, restano soltanto le macerie, le scorie tossiche, l’inquinamento diffuso e le malattie. Abbiamo acquisito la consapevolezza, anche se con ritardo dettato forse dall’utopia «industrialista» del «fare come al Nord», che la Calabria è stata ed è vittima di un patto perverso e speculativo tra un’imprenditoria, spesso del nord, predatoria e mafiosa, settori corrotti e collusi dello Stato, delle istituzioni locali, un ceto politico locale famelico e ascaro, organizzazioni criminali e ndranghetiste, poteri occulti e parassitari, che hanno avvelenato la terra e i mari della Calabria, devastato le coste, promosso l’abbandono delle colline e della montagna, allargato a dismisura le aree urbane cementificando le pianure, promosso l’abbandono dei centri storici, costruito aree industriali senza industrie, mega centri commerciali di prodotti importati, ecc. Un modello politico-sociale che, lungi dal portare benessere, buona occupazione e qualità democratica, ha prodotto degrado, spreco e corruzione, nel nome di una modernità capitalistica parassitaria che tutto mercifica e spreme. La crisi globale, e le scelte del governo, oggi, amplificano queste condizioni strutturali della Calabria, allargando le fasce di povertà, le precarietà, lo sfruttamento, il clientelismo, l’illegalità.
In Calabria c’è una crisi sociale ed un’emergenza ambientale che non hanno eguali nel resto del Paese. Per converso c’è la più potente organizzazione criminale del pianeta, la ’ndrangheta. C’è un legame in tutto ciò?
Sicuramente si. La 'ndrangheta è una forza opprimente, causa significativa della limitazione della democrazia, delle libertà individuali e collettive, della legalità. Una forza potente e pervasiva, inserita direttamente nelle istituzioni, nei settori più importanti come la sanità, le costruzioni, il turismo, il commercio, l’igiene ambientale, come rilevava l’ultimo rapporto della Commissione antimafia. Il legame tra crisi sociale ed emergenza ambientale è riscontrabile nel pactum sceleris, consumato a livello nazionale ed internazionale, con cui la 'ndrangheta è diventata esecutrice materiale dell’affondamento o dell’interramento dei rifiuti tossici e radioattivi nei sud del mondo ed in Calabria.
Cosa ti aspetti dal 19 dicembre e, magari, anche dal 20 in poi?
Che il governo capisca che la Calabria sana non vuole il Ponte. Che sono altre le opere di cui ha bisogno. E che siamo pronti a proseguire la lotta per centrare questi obiettivi. Poi penso che c’è bisogno di consolidare il lavoro comune delle forze democratiche calabresi, a partire da quelle mobilitate ed in campo. Oggi la Calabria è dentro una spirale drammatica di negatività ed è sola. Per questo è importante che il 19 dicembre si senta e si respiri la solidarietà nazionale, delle comunità e delle forze democratiche più sensibili del Paese. Perché come dice Tonino Perna : «per rispondere alla crisi globale bisogna immaginare, a partire dalla specificità dei territori, un altro orizzonte, un’altra civiltà».
 

mercoledì 16 dicembre 2009

No Ponte: Il programma e il pullman di RC di Trapani


da Noponte
Oltre 150 organizzazioni aderenti, circa 50 artisti che hanno aderito al progetto “Artisti contro il Ponte”, Enti Locali e assemblee ed iniziative in preparazione e per la mobilitazione in tutta Italia.
Si aspetta così che arrivi la giornata del 19 dicembre a Villa San Giovanni, nell’attesa, ecco il programma:
ore 9,00 Piazza Valsesia, concentramento e microfono aperto alle organizzazioni aderenti, corteo lungo le vie di Villa e Cannitello. (Invitiamo le organizzazioni a contattarci in anticipo)
Il percorso sarà accompagnato dalla presenza di artisti di strada e stands.
ore 14,00 Chiesa di Porto Salvo di Cannitello, arrivo e inizio spettacoli: Rocco Barbaro, Lo Sciamano, Kalafro Sound Power, Kento, Ulderico Pesce, Tre Farfalli, Mattanza, Matilde Politi, Enrico Capuano ensemble, Cesare Basile, Nino Racco, contributo Tetes de Bois, Jovine e Roy Paci, il sound system Dubass. Un lungo pomeriggio, circa 8 ore di musica, teatro, spettacoli, proiezioni e artisti di strada per accompagnare la voce di quanti diranno “fermiamo i cantieri, lottiamo per le vere priorità”.
Gli spettacoli saranno alternati a messaggi e testimonianze delle “vere priorità”!
Per tutte le informazioni su come arrivare e i dettagli della giornata:
www.retenoponte.it/19dicembre2009

Riceviamo e diffondiamo:

Sabato 19 Dicembre a Villa San Giovanni la Rete No Ponte manifesterà per "riconvertire le risorse destinate al ponte nella messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio".
La Federazione di Trapani del Partito della  Rifondazione Comunista parteciperà con un pullman messo a disposizione, gratuitamente, per tutti coloro che vorranno partecipare.
La partenza sarà intorno alla 07.00 del mattino di Sabato e si ritornerà in tarda serata.
Si invitano tutti gli interessati, anche coloro che avevano dato la prima disponibilità, a fornire conferma,a rifondazione.marsala@libero.it IL PIU PRESTO POSSIBILE, visti gli orari di cui sopra, in modo che si possa organizzare tutto al meglio delle nostre possibilità.
L'invito alla partecipazione oltre ad essere indirizzato a tutte le compagne  ed i compagni, è da estendere e diffondere.


lunedì 30 novembre 2009

Manifestazione No Ponte: la sinistra c'è, il PD tentenna.




Reticenti. Contraddittorie. Surreali. Le parole con le quali il PD di Reggio Calabria, per bocca del suo segretario provinciale Giuseppe Strangio, ha motivato la non adesione alla manifestazione della Rete No Ponte del prossimo 19 Dicembre a Villa San Giovanni, sono un
 concentrato di astrazione e di ambiguità, un frutto avvelenato del residuo “ma-anchismo” che ancora sembra pervadere il Partito Democratico reggino. Siamo contro il Ponte ma anche per verificare se le carte e le risorse ne consentono la costruzione. Siamo per i dubbi sulle ragioni economiche ed ambientali dell’opera ma anche per evitare contrapposizioni con Berlusconi perché queste lo rafforzano. Siamo contro la costruzione del Ponte ma anche contro la partecipazione alla manifestazione del 19 Dicembre perché ideologica e, quindi, speculare agli interessi di marketing elettorale del Governo Berlusconi. Evidentemente, a Reggio Calabria ci sono molti più veltroniani di quello che le primarie non abbiano effettivamente indicato…..
Spieghiamo meglio la nostra opinione sulle parole di Strangio.
Abbiamo detto reticenti, in primo luogo. Dinanzi allo sfacelo economico, ambientale e sociale che sarà prodotto dall’eventuale costruzione del Ponte, il principale partito d’opposizione non può cavarsela dicendo che al momento non c’è traccia né di progetti né di finanziamenti certi e che, di conseguenza, manifestare contro l’ipotesi Ponte rappresenta una scelta meramente ideologica. Peggio ancora, Strangio e il PD non possono arrogarsi alcun diritto di svilire il Movimento No Ponte, reputandolo come la faccia speculare, e perciò stessa quasi complementare, dell’azione mediatica e propagandistica del Governo Berlusconi. Rifondazione Comunista, che del movimento si sente parte attiva e convinta, rispedisce al mittente le parole del segretario Strangio, ritenendo che sia proprio l’atteggiamento accomodante del PD il principale limite nella costruzione di un’opposizione efficace a Berlusconi.
Contraddittorie, in secondo luogo, sia rispetto al giudizio che lo stesso Strangio fa balenare nelle sue riflessioni (“persistono dubbi sulla fattibilità tecnica dell’opera, sulla copertura economica, sull’impatto ambientale e permane la necessità di realizzare prioritariamente altre opere pubbliche”) sia rispetto alle scelte maturate in seno ad importanti amministrazioni locali a guida PD (la Regione Calabria e la Provincia di Reggio Calabria che, su richiesta dei rappresentanti di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra, hanno manifestato l’intenzione di aderire alla manifestazione del 19 Dicembre e di supportarne concretamente l’organizzazione). Anche queste ambiguità di fondo rappresentano un limite nel contrasto alle scelleratezze del Governo Berlusconi.
Surreali, infine, collocate come appaiono fuori dal contesto e dalla situazione politica date, quelli di un Governo Berlusconi dall’animo profondamente anti-meridionale che utilizza il Ponte come “specchietto per le allodole” nei confronti di calabresi e siciliani, quelli di una compagine governativa che non sa immaginare alcuna seria ipotesi di sviluppo per la nostra terra all’infuori di cementificazione selvaggia e opere inutili. Davvero il PD, la principale forza di centrosinistra, pensa che dinanzi all’attacco al territorio calabrese si possa assumere atteggiamenti terzi rispetto al sostegno acritico e alla difesa consapevole? Davvero, il PD pensa che davanti alla menomazione della democrazia perpetrata dal Governo Berlusconi e alla relativa aggressione nei confronti degli interessi del Sud si possa reagire con posizioni del tipo “aspettiamo di vedere le carte” o “per il momento ci sono altre priorità”?

Il 19 Dicembre, Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra saranno a Villa San Giovanni a manifestare e a contestare, insieme a tanti altri partiti politici, associazioni e comitati, sindacati, enti locali, singoli individui: il NO al Ponte è una scelta politica di merito, una scelta che presuppone un’ipotesi di futuro per la Calabria e il Sud, quella che ci parla di uno sviluppo meno energivoro e più rispettoso del territorio, di una riconversione ambientale e sociale dell’economia, di una lotta alle forze criminali e mafiose che ne cancelli la presenza dal tessuto produttivo locale invece che incentivarla, di un autogoverno democratico delle comunità locali, ecc. Se questo dovesse significare essere antiberlusconiani e ideologici, noi saremo e resteremo orgogliosamente antiberlusconiani e ideologici.

Il Segretario Provinciale PRC
Antonio Larosa

domenica 15 novembre 2009

Da Viareggio a Messina, notizie che scompaiono.


di ladytux

Italia: 7 mesi, 4 stragi costellate da  più incidenti che fortunatamente non hanno fatto vittime ma ugualmente gravi. Ma se non siamo coinvolti direttamente, alla fine ci scivolano e vanno nel dimenticatoio. Ma questo non ci permette di dire che "non siamo lo stesso coinvolti".

Abruzzo:
Dov'eravate il 6 aprile 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora?
E ieri?
Oggi la condizione degli abitanti abruzzesi non fa notizia, se non negli show bufala pro propaganda messi su ad arte. A sentire i telegiornali si penserebbe che è tutto a posto, gli abruzzesi hanno delle case, i bambini vanno a scuola e tutti vivono una vita normale. Non è così.  Almeno 4000 cittadini in tenda, gli altri  deportati e poche casette consegnate in pompa magna dal premier . Casette realizzate dalla Croce Rossa o dagli Alpini e non dal Governo. In Abruzzo la giustizia si è messa in moto, e aspettiamo i risultati.



La voce delle istituzioni:

«Se ci sono persone ancora nelle tende non è per colpa nostra ma per la loro volontà di restare vicino alla loro abitazione»  Silvio Berlusconi.

Viareggio:
Dov'eravate il 29 giugno 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?

Oggi non se ne parla più, notizia archiviata con la parolina "fatalità", strage che di fatalità ha solo il nome del luogo del disastro. 31 i decessi, indagati nessuno. Famiglie in attesa di una sistemazione, tante.
Risarcimenti zero e trenitalia non ha nemmeno attivato un'asicurazione, "non ci si ritiene responsabili". Nel frattempo i binari di tutt'Italia continuano a vedere deragliamenti ed incidenti fino al più famoso treno che vola in un giardino di un palazzo di Milano. I telegiornali non danno nemmeno più le notizie, treno più, treno meno... Invece si gongola per l'alta velocità che risolverà i problemi dell'italica gente..sempre che non si trovi a passare in una stazione dove il personale ferroviario sia stato mandato a casa e sostituito con un congegno meccanico.
Personale ferroviario, che invece a Viareggio, ed è bene ricordarlo visto che non lo fa nessuno, ha evitato e fermato l'arrivo di un treno passeggeri in stazione. Ma non importa e non conta a quanto pare. 

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Aggiornamento da ilmanifesto del 25/11: la società GATX, proprietaria del convoglio  «ha comunicato a FS di essere pronta a procedere di concerto con gli assicuratori e i periti dei due gruppi alla liquidazione dei gravi danni sofferti a causa dell'incidente dalle vittime, dai loro familiari e dalla popolazione di Viareggio, con l'obiettivo di pervenire in tempi molto brevi a offerte di risarcimento congiunte».
Oltre ad appurare le modalità e la fattività dei risarcimenti si attende ancora VERITA' e GIUSTIZIA.
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La voce delle istituzioni:

“Nel pomeriggio vado a prendere in mano la situazione.” Silvio Berlusconi

Messina:
Dov'eravate l'1 ottobre 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
28 vittime, nessun colpevole. Non se ne parla più. Una denuncia contro ignoti che sta lì. Era successo due anni prima, ma lavori di contenimento non ne sono stati fatti. Pare mancassero fondi. Il 2 ottobre l'annuncio, il ponte di Messina si farà. Il commento lo lascio a voi.
Indagati, nessuno che si sappia.



La voce delle istituzioni:
"Ho sempre rispetto per le parole del Capo dello Stato. Siamo di fronte ad un'altra tragedia immane ma il denaro per mettere in sicurezza tutto il territorio non c'é'". Altero Matteoli

"Il Ponte non è in discussione" Altero Matteoli


Ischia:
Dov'eravate l'10/11/2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
Una vittima. Innocente anche lei.
Stessa storia, stessa incuria, stessa notizia sepolta senza approfondimenti.
Rischio idrogeologico, il 70 % dei comuni italiani è a rischio. Che si fa? Nulla. Di che si parla? Di tutt'altro.

Due le parole chiave che hanno in comune queste orride storie, il profitto e la sicurezza.
Il primo esclude qualsivoglia controllo e garanzia sulla seconda.
Sicurezza, parola che vien fuori dai politici ogni 5 minuti, sicurezza.. "non c'è sicurezza nelle strade e nelle città" per colpa del singolo chissà chi, possibilmente straniero.


Dopo 7 mesi possiamo dire che i politici hanno ragione, sicurezza non c'è, dal nord al sud, nelle strade, nei posti di lavoro (altra strage che si consuma TUTTI I GIORNI) non c'è nelle case, nel proprio letto. Ma per colpa di un sistema e di uno Stato che avalla queste scelte. Per colpa di uno Stato colpevole e di un sistema informativo che non denuncia e non tiene alte queste storie, ma che si adopera a fare titoloni o plastici sul singolo criminale. Per alzare toni e polveroni su chiunque non sia parte di un sistema, corrotto, marcio e disumano. Colpa di un sistema informativo che si occupa di queste cose unicamente per fare uno show mediatico senza andare al nocciolo delle questioni. Senza avere il coraggio di dire le cose come stanno, per poi infilare queste stragi in archivio. FATALITA'. L'unica fatalità, sono le coordinate geografiche, poteva succedere ad ognuno di noi, ad ognuno, di noi. Per il resto erano tutte PREVEDIBILI e EVITABILI. Da linciaggio in pubblica piazza.
Ma  si fa presto, le notizie, queste, vengono scavalcate di volta in volta da altro, non necessariamente importante. Notizie passate alla storia. Storia di uno, quattro o sei mesi fa. 



Se chi è colpito direttamente ha anche il diritto di cercare di dimenticare, questo diritto non lo ha il resto del paese, Noi, che proprio in questo momento dovremmo aiutare chi non ha più forza e insistere per loro... per noi. 

Insistere nel cercare dei responsabili, nel superare una volta per tutte la logica macabra del puro profitto, nel tenere accesi i riflettori sugli eventi. Tenere i riflettori sugli omicidi di stato. 

Lo Stato ha colpa, il sistema informativo anche, ma per quanto ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti.

Ed ora uno speciale in 27 puntate sul crocifisso nelle scuole e sulle dichiarazioni dell'Onorevole Mussolini. Buona visione.


martedì 10 novembre 2009

Ponte sullo stretto: il 23 dicembre Berlusconi inaugura. La reazione del Movimento

Messina, 04.11.09 - Il Governo ha annunciato che il 23 dicembre verrà dato avvio ai cantieri del Ponte sullo Stretto. Il primo atto sarà la modifica di un tratto di linea ferrata prossima alla Stazione ferroviaria di Cannitello-Villa San Giovanni. Non sono stati sufficienti, evidentemente, i morti di Scaletta e Giampilieri per porre fine a questa idea scellerata e destinare le risorse pubbliche del Ponte per la messa in sicurezza del territorio. Da anni ci battiamo contro quello che abbiamo definito "il mostro sullo Stretto" perché riteniamo che così vengano sperperate ingenti risorse pubbliche, perché riteniamo che sia inutile, perché riteniamo che sia devastante per l'ambiente. Lo scorso otto agosto siamo scesi in piazza in migliaia per dire no al Ponte. Quella manifestazione presentava una piattaforma alternativa che vedeva come elemento centrale la messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio, accompagnata dalla richiesta del potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto. Con questa stessa piattaforma saremo in piazza il 19 dicembre a Villa San Giovanni in un appuntamento che rivestirà carattere nazionale. Nell'ambito del percorso che ci porterà a quella manifestazione, indiciamo per giorno 1 dicembre un corteo a Faro, a due mesi dai tragici eventi che hanno colpito la zona sud della città e la riviera jonica, nei luoghi nei quali vorrebbero far sorgere il pilone della sponda messinese.


 tratto da Rete No Ponte


Per una maggiore concoscenza del tema pubblichiamo anche il video in cui Mario Tozzi spiega in maniera molto semplice l'inutilità del ponte sullo stretto di Messina.



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