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venerdì 30 aprile 2010

Il bilancio nero di Alemanno


Il Comune di Roma è in bancarotta. La città sopravvive a se stessa, sempre più affannata, e comincia a scricchiolare nei suoi snodi più delicati, quei servizi sociali che permettono a tanta povera gente di tirare il fiato mese dopo mese. Né, d’altra parte, s’intravedono slanci espansivi, investimenti per opere pubbliche o sviluppi dell’impresa privata, insomma una qualche prospettiva economica; anzi, anche da queste parti, crescono i disoccupati (in queste ore
si annunciano due-tremila licenziamenti Telecom) e di nuove occasioni di lavoro neanche a parlarne.
Se la grande crisi industriale di fine secolo aveva tutto sommato graziato Roma, perché città storicamente terziaria e dunque manchevole di grandi manifatture, oggi sembra appassire anche quel disordinato, effimero rigoglio di attività nei servizi, nella cultura, nel commercio che negli anni scorsi l’aveva economicamente protetta.
Un impoverimento generalizzato, tanto acuto quanto rapido. Coinciso non proprio casualmente con il cambio politico del Campidoglio. Un processo che forse già affiorava in precedenza, durante il secondo mandato di Veltroni, ma che Alemanno non ha saputo né cogliere né, tanto meno, contrastare. Ha preferito buttarla in caciara, sbraitando contro la sinistra che aveva svuotato le casse comunali. Ma poi non ha saputo né risanare né indebitarsi. Si è fatto commissariare e ha tirato a campare con l’elemosina di Berlusconi, una specie di mancia al croupier.
E oggi Roma non ha un bilancio (per la prima volta nella sua storia) e neanche ci sono le condizioni finanziarie per raggruzzolarne uno finto. Gli amministratori capitolini sembrano smarriti, girano a vuoto tra gli uffici e cominciano a negarsi perfino al telefono: non hanno la minima idea su come andare avanti. Forse il governo lascerà cadere qualche spicciolo, se non altro per premiare la languida
fedeltà del sindaco, ma più probabilmente arriverà un nuovo commissario. A sancire il definitivo fallimento della capitale.
Complimenti ad Alemanno. In due anni ha trascinato Roma al tracollo. Sono finiti i soldi per l’assistenza indiretta, quei sussidi che aiutano le categorie sociali deboli e svantaggiate; non si aprono le nuove scuole perché non si possono comprare banchi e lavagne né assumere gli insegnanti; si tagliano i contributi per i soggiorni estivi degli anziani; si riduce il servizio di trasporto scolastico; si annullano i centri ricreativi estivi per l’infanzia; non si finanziano i progetti sociali a sostegno dei disabili e degli anziani fragili, centri diurni, case famiglia,
poli d’integrazione; non si fa più manutenzione nelle scuole e negli immobili
comunali; non si possono accogliere i minori che i tribunali affidano all’amministrazione locale; non si curano più le aree verdi; si eliminano completamente i progetti culturali e sportivi nei quartieri e nelle periferie.
Non c’è un euro neanche per comprare i fiori da portare ai funerali delle due ragazze morte a Ventotene.
I bandi per opere pubbliche e lavori di manutenzione erano stati 304 nel 2007 e l’anno scorso sono crollati a 74. In compenso si moltiplicano le assegnazioni
dirette, senza alcun controllo e spesso affidate alle stesse aziende, mentre i pochi appalti pubblici vengono affidati con ribassi d’asta insostenibili, intorno
al 60%, roba da sabbia bagnata invece di asfalto, il tutto lavorato in nero. Così come, sul versante delle politiche sociali, si elargiscono buoni e sussidi direttamente a singoli beneficiari: una progressiva privatizzazione dell’assistenza camuffata da ridicole campagne propagandistiche tipo bimbo-bello nonno-felice famiglia-gaudiosa.
E nei diciannove Municipi romani si scarica la protesta degli esclusi, sempre più aspra e disperata, carne viva e dolente che bussa vanamente alle porte degli
impiegati, dei consiglieri, degli assessori. Un vero e proprio assedio sociale. Ogni giorno è una croce. La ragazza madre che non riceve più il sussidio, il
dirigente scolastico che chiede di aggiustare il tetto della scuola o di derattizzare le aule perché ci sono più topi che alunni, l’anziano che desidera andare qualche giorno in vacanza, la figlia del malato di Sla che non può rinunciare al sostegno domiciliare, il cittadino che si lamenta delle buche sulle strade, la famiglia che senza l’integrazione al canone d’affitto rischia lo sfratto.
Bisogni inevasi, ricacciati indietro, respinti e negati. Non c’è il bilancio comunale e non è più possibile salvaguardare la condizione materiale di tanti e tante.
Ignorando o dimenticando che si tratta di diritti inviolabili che per legge devono essere tutelati e sostenuti. È un massacro sociale la cui proporzione cresce di
giorno in giorno.
E pensare che con le giunte precedenti a Roma si era consolidato un sistema di welfare niente male, per alcuni aspetti perfino più avanzato di quelli «storici», emiliani, toscani e umbri. Grazie alla sua complessità, la metropoli capitolina era stata costretta a misurarsi con una domanda da sempre trascurata e già di per sé estesissima, ma anche con realtà inedite, non previste dal tradizionale schema assistenziale. Ed era riuscita a confezionare una rete di servizi abbastanza ampia, e qua e là con punte di eccellenza, proprio laddove cercava di intercettare i nuovi bisogni che affioravano dalle grandi trasformazioni sociali.
Le nuove figure, le nuove famiglie, i migranti, e poi la fascia dell’adolescenza sfuggente e refrattaria, e poi il grande e disarticolato mondo del lavoro sempre più precarizzato, le tante solitudini urbane di giovani e vecchi, di soggetti indefiniti e indefinibili. Uno sforzo enorme. Che infatti è costato non poco e
ha finito per accumularsi in un sensibile debito pubblico. Ed è soprattutto qui l’origine del deficit comunale.
Del resto, è ormai risaputo che i trasferimenti finanziari agli enti locali non siano più sufficienti. Da anni si tagliano progressivamente i bilanci di Regioni, Province e Comuni perché considerati sprechi, e questo restringe selvaggiamente l’offerta di servizi. Servizi via via privatizzati ma non per questo meno costosi.
Anzi. L’illusione di risparmiare esternalizzando, vendendo e svendendo, si è rilevata desolatamente ingannevole. E infatti ci si indebita per fronteggiare
le necessità. Tutte le città del mondo sono costrette a farlo, da New York a Londra, da Milano a Palermo.
Oppure, si va con il cappello in mano dalle imprese immobiliari per ottenere servizi in cambio di volumetrie. È il modello dell’urbanistica contrattata, attraverso cui si scambiano concessioni edilizie con strade, scuole, mercati, trasporti, impianti sportivi, ecc. Tante palazzine, tanto credito pubblico: per realizzare ciò che le amministrazioni dovrebbero obbligatoriamente fare ma non fanno per mancanza di soldi. Il risultato è gravoso e devastante: densificazioni
edilizie, consumo di territorio, danni ambientali, congestioni urbane. E anche tanti e tanti profitti.
Ma a ben guardare a Roma neanche queste pratiche sbrigative trovano spazio. In Campidoglio non riescono nemmeno a negoziare con i palazzinari. Non usano il piano regolatore, che è peraltro piuttosto generoso, né lo modificano scegliendo altre strade. Annunciano che faranno questo e quello, prevalentemente robaccia scadente, ma in realtà puntano sulla solita commistione tra grandi eventi e grandi appalti, dai Mondiali di nuoto alla Formula uno alle Olimpiadi. Una paccottiglia affaristica che neanche le solenni conferenze all’Auditorium riescono a nobilitare.
In questi due anni Roma ha vivacchiato nella mediocrità. Ma adesso comincia a soffrire davvero. Ha il respiro corto e non vede il domani. Con la sua ottusa
demagogia, con la sua palese inconcludenza, con le sue furbizie d’accatto il sindaco Alemanno sta consumando una grande responsabilità. O non capisce o fa finta di non capire, nega tutto e ridacchia imbarazzato. In realtà, sta danneggiando seriamente la città. E la città non tarderà a rinfacciarglielo.


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martedì 27 aprile 2010

25 aprile, liberazione dal NaziFASCISMO maancheno (pd docet)


Torno a freddo su quello che è "successo" a Porta S. Paolo, o meglio sulla visione completamente artefatta che s'è voluta far passare. Purtroppo (per loro) a Roma non c'erano solo i "giornalisti" o i personaggi istituzionali che hanno dato notizia e testimonianza.
Ovvio che esiste il limone o le uova, certo che sono stati lanciati ma è tutto il resto a cui s'è voluto non dare cittadinanza nelle notizie che fa porre domande. Più dell'uovo o della frutta.

Zingaretti nella "sua" versione dice che c'erano 4 mascalzoni, l'informazione (da sky a tg3 a tutti i giornali) riportano che "la Polverini è stata contestata da un gruppetto". Beh, a questo punto va stabilito il termine gruppetto perchè la contestazione, a suon di fischi, vai via, bella ciao, comunisti della capitale per passare a tutto il repertorio degli anni 70 è stata opera di compagni, assolutamente uniti, idivvini, e anche di quei pochi piddini presenti. 
Una contestazione dei "centri sociali". Forse.
Stabiliamo il termine centri sociali, perchè la contestazione (come si vede nei video "amatoriali") era assolutamente intergenerazionale. Che i "centri sociali" siano anche quelli per gli anziani?
Insomma, Partendo da zingaretti finendo ai giornalisti, passando per qualche responsabile dell'anpi, si è voluta COSCIENTEMENTE seppellire la contestazione di tutta la piazza. Perchè? Perchè si cerca l'unità nazionale, si cerca la riconciliazione, si cerca l'asse politico. Pertanto la Polverini deve essere difesa, anche se fa il saluto romano, anche se votata da casapound, anche se fascista. Mi si dirà "ma si è condannato il lancio di oggetti". bene. Allora perchè coscientemente dire che la polverini è stata contestata da 4 ed evitare (su tutti i servizi) che sia stata contestata da tutti? Il lancio di oggetti, ohhhhhhh i fascisti a roma prendono a sprangate e manganellate i compagni e qui ci si lamenta di un uovo o di un limone. Ma seppur volessimo dire che hanno tirato "anche delle pericolose monetine" come mai quelle lanciate a Craxi tanto senso non v'hanno fatto? Quello era un ladro e va bè, questa è fascista, sinceramente è meno pericoloso un ladro. Ma Craxi, che esce da un albergo per cazzi suoi sì e a una fascista a Porta s. paolo, che ribadisco è una provocazione grossa, ma grossa, beh NON SI FA, no no!

Certo, perchè v'hanno detto "eh bisogna stigmatizzare" L'hanno detto anche a me solo che prima di "stigmatizzare" un pericolosissimo limone e un occhio nero, guardo tutto e non solo il dito. Per cui le uova non si lanciano? Certo è "maleducazione" ma se uno mi taglia la strada in macchina, io non sono educata per niente per cui non stigmatizzo nemmeno un limone davanti ad una PROVOCAZIONE gravissima.
A porta S. Paolo si invita una, beccata più volte a fare il saluto romano e votata felicemente da casapound? E salutata da "braccia tese" mentre lei se la rideva? Ma stiamo scherzando? Certo il limone non andava tirato, ma una fascista non dovrebbe essere (per legge) a capo di un'istituzione. E' più indecente il limone?

"La contestazione era organizzata" Forse.
Se organizzata significa sapere che come ogni anno i fascisti tentano di sdoganarsi tramite il 25 aprile e grazie a qualche imbecille che in nome della "democrazia" glielo permette (quando è reato esserlo proprio per la Democrazia) pertanto il 25 aprile SI VA a roma (o milano) per farli stare zitti e non fare altro revisionismo ed offendere la memoria, i sacrifici e la storia, sì, era organizzata. Dai sentimenti degli antifascisti, assolutamente comuni e senza il bisogno della "chiamata alla difesa". E' normale ed ovvio che ci si vada e si vada a difendere la piazza la memoria e LA DIGNITA'.
Domenica è stato tutt'uno, vederla e partire con i fischi. Non c'è stato mica nessuno che m'abbia detto ora si fischia o si grida. E' normale.

Ma qualcuno l'indignazione l'ha lasciata sotto i piedi, pertanto saliva gongolante sul palco sorridendo alla fascista. E non si è antifascisti a corrente alternata, o in base alle poltroncine. Si è antifascisti quando si rischia anche la vita, figuriamoci un "incidente istituzionale". Frega niente a noi degli incidenti istituzionali. Il tè con i biscottini se vuole li offra lui. Noi ci si mette il limone.

In più vi faccio riflettere su un'ultima cosa, visto che nessuno s'è scomposto, non vorrei che a forza di fissare l'uovo non aveste colto il punto.

Da quando il 25 Aprile da "liberazione dell'Italia dal NAZIFASCISMO" è diventata la festa dell'unità nazionale??? Quando la Resistenza e la Liberazione sono assolutamente il momento di distinzione tra due tipologie di pensiero nette. Sono esattamente la divisione del paese. riconciliazione? Non basteranno 70 anni di discorsi di zingaretti, di napolitano o di chicchessia, la riconciliazione con questa gente non si avrà mai. Ve lo potete anche scordare.

Ed è una linea che non solo passa a destra, non solo passa nel pd, ma sta passando anche nell'anpi. Visto che le visioni politiche (pd) stanno inquinando anche l'ultimo baluardo di memoria. Piddini, vendetevi, compratevi, inciuciate, fate i santarellini, ma i COMPAGNI non dimenticano e non si riconciliano. E la piazza di domenica l'ha dimostrato, anche se le tv (e i politici che "spero in una collaborazione con la Polverini") hanno provato a far sparire la contestazione unitaria e intergenerazionale)

Chissà cosa avrebbe detto Zingaretti di quei violenti dei partigiani se fa tutte ste storie per della verdura. Perfino mozart la digeriva in tranquillità a teatro.

Intanto a qualche centinaio di metri, 4000 manifesti inneggianti al Duce comparivano a Roma. Ma era troppo occupato a sgridare il limone per chiederne conto alla Polverini. Poi sarebbe saltato l'asse provincia-regione ed eventualmente quella Fini-Bersani. contro il "fascismo" ovviamente. Con i fascisti. Mi pare sensato no?

Ma abbiamo imparato una cosa, una fascista a Porta S.Paolo ha il diritto di esserci, ma un limone che vola è da denunciare. Una che fa il saluto romano può essere eletta, uno che lancia un limone va in galera. E la contestazione generale va (da parte del pd) sepolta. E voi continuate pure a guardare il limone. La Resistenza la facciamo noi senza strette di mano, sorrisetti e chiacchieratine con certa gente.

Gli antifascisti, caro Zingaretti non erano "4 mascalzioni" ma era una piazza sana e di tutte le età. La sinistra litiga, ma su certe cose non si scherza e si è compatti. Non abbiamo bisogno di voi e s'è vista la vostra ritirata.

"ora la destra dice che gli antifascisti sono violenti" Direi che siamo anche santi, visto che durante la Resistenza gli si sparò contro ed oggi a parte un uovo e un limone (nuove armi biologiche allo studio dei servizi segreti) gli si è solo urlato contro. O qualcuno pensa che la resistenza sia stata fatta a carte bollate e cene istituzionali? Buongiorno.

E visto che c'è ancora qualcuno che non capisce la gravità di quella presenza, pensasse e provasse una cosa molto più semplice, domani vestito da romanista, entrasse dicendo forza roma in una sede della lazio. Poi quando lo picchiano (perchè è il minimo) si lamentasse. Ecco nel caso del calcio non ci sono nè vite, nè libertà nè dignità, nè memoria da difendere...a Porta S. Paolo la questione è diecimila volte più seria e un fascista si presenta? Ma stiamo scherzando? E qualcuno la difende anche? Ma stiamo scherzando? Beh purtroppo no.

Vi lascio i due video, dove se guardate, vedrete i giovanotti dei centri sociali (i 4 mascalzoni) incazzati... si certo c'hanno cinquanta e sessant'anni ma se zingaretti e tutti i giornali dicono che erano 4 e dei centri sociali, zitti e buoni e bevetevela che poi saltano gli inciuci, comunisti "pensanti" che non siete altro! Al centro contro gli opposti estremisti e votate pd (o pdl tanto so' amici, s'è visto ieri se ci fosse stato qualche minimo dubbio)

Agli amici benpensanti del pd, se la violenza va stigmatizzata, come mai un souvenir che può uccidere si e un uovo (che si lancia anche a carnevale) no? Perchè la coerenza è la prima cosa per definirsi uomini... pensateci su

http://www.youtube.com/watch?v=o4OSn9MKbQo&feature=related
al secondo 20 e al secondo 33 vedrete i mascalzoni dei centrisociali (detti anche circoli anziani probabilmente) e che la contestazione è solo di 4. Definizione di zingaretti (probabilmente assunto al conteggio manifestanti dalla questura)

http://www.youtube.com/watch?v=TxOdwojFlwM
Anche qui, nei primi secondi, giovanottoni che si incazzano.... possono essere miei papà ma se i media dicono così.....

Aspettando gli ulteriori video di controinformazione che ve la faranno vedere la PIAZZA incazzata.
 
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lunedì 19 aprile 2010

Anpi Roma e Lazio: un luogo per la memoria al'Esquilino


Un luogo per la Memoria all'Esquilino. La Pensione Oltremare
Sit-in per posare un fiore davanti a quella che la prigione dei torturatori fascisti della "Banda Koch"

Roma 25 aprile 2010
Via Principe Amedeo, 2
dalle 13 alle 14.30

Sit-in di ricordo e alla Memoria dei patrioti antifascisti incarcerati e torturati in uno dei luoghi più terribili dl periodo dell’occupazione nazista di Roma 1943-44, in via Principe Amedeo 2 (rione Esquilino), dove fu organizzato un centro di reclusione e di tortura forse ancora più temibile di quello nazista di via Tasso: la pensione Oltremare, sede dell’angusta e fatiscente prigione della cosiddetta “banda Koch”, il Reparto speciale della polizia fascista, così chiamata dal nome del suo capo Pietro Koch.
Incontro organizzato con l’obiettivo comune di non far cadere nell’oblio, nel rifiuto di un riscrittura reviosinista della Storia, uno degli eventi più gravi accaduti nel cuore della nostra città di Roma, medaglia d’oro per la Resistenza.
Recentemente è stata approvata una delibera dal Consiglio del I Municipio, nella quale è stato preso l’impegno a porre una targa ricordo a Memoria.
Nel corso del sit-in verrà deposta una corona di fiori sul marciapiede antistante il civico 2 di via Principe Amedeo.

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sabato 17 aprile 2010

Tornano i neofascisti a Roma Tre, aggressione a Lettere

Quanto avvenuto all’università di Roma 3 mette ancora una volta in evidenza la pericolosità di una situazione che la Federazione della Sinistra ha già ripetutamente denunciato, nel silenzio di gran parte dei media e del mondo politico: la minaccia costituita dalla candidatura nelle università italiane di liste di estrema destra che si richiamano direttamente al neofascismo. Intanto i fatti: un gruppo di giovani del centro sociale romano Acrobax impegnati ad attaccare manifesti della rete sociale del XI municipio si imbatte di notte in una squadra di attacchini di Blocco Studentesco, intenti ad affiggere materiale di propaganda per le prossime elezioni al CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), a cui il movimento di estrema destra risulta candidato, nonostante i molti appelli alle istituzioni universitarie e politiche a non accogliere la candidatura di liste di matrice fascista. Abbastanza prevedibile il seguito, riassunto nella breve presa di posizione del centro sociale: “Ci siamo fronteggiati, li abbiamo invitati ad andarsene dal quartiere perché qui i fascisti non sono bene accetti. A quel punto ci hanno aggrediti, noi eravamo di più e siamo riusciti a respingerli. Poi è arrivata la polizia ed è finito tutto”.

Quanto riportato deve far riflettere coloro che fino ad oggi hanno preferito far finta di non vedere, e per comodità e quieto vivere hanno voluto chiudere entrambi gli occhi, ritenendo “normale” che un movimento coinvolto nella violenta aggressione di qualche settimana fa ai danni degli studenti di Tor Vergata, in quella dell’anno scorso a piazza Navona contro gli studenti medi dell’Onda, solo per citare gli episodi più conosciuti, possa essere pienamente legittimato a presentarsi ad ogni livello alle elezioni universitarie, in barba al carattere democratico e antifascista della nostra Repubblica, sancito dalla Costituzione italiana. Se in questo caso la prontezza dei giovani del centro sociale ha evitato che l’aggressione si concludesse ancora una volta con feriti e contusi vittime dello “squadrismo del terzo millennio”, ciò non alleggerisce affatto la nostra denuncia nei confronti di chi continua a mettere in atto quotidianamente pratiche di intimidazione ed eliminazione violenta dell’avversario politico: perciò di nuovo chiediamo l’esclusione di tutte le liste neofasciste dalle elezioni studentesche e il diniego della piazza a Blocco Studentesco per la manifestazione nazionale che ha indetto a Roma il 7 maggio, la cui pericolosità per l’ordinamento democratico è evidentemente preannunciata dagli eventi delle ultime settimane.
Ribadiamo infine il nostro impegno nell’appoggiare attivamente le liste democratiche e antifasciste che si oppongono ad un modello di atenei ostaggi dei poteri forti e delle imprese e luoghi di scorribande di squadracce armate a cui viene delegata la repressione di ogni forma di conflitto: è indispensabile presidiare le istituzioni universitarie, a maggior ragione per non permettere che soggetti di estrema destra ne facciano uno strumento per ripulirsi e legittimarsi nel quadro politico italiano.


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martedì 6 aprile 2010

Le SS italiane



Comunicato dell'A.N.P.I. di Roma e del Lazio.
Il Comitato delle associazioni della Resistenza di Roma e Lazio ha incaricato uno studio legale di denunciare alla Procura dalla Repubblica gli organizzatori della manifestazione celebrativa delle SS Italiane inquadrate nelle forze armate naziste, svoltasi presso il sacrario militare di Nettuno il 14 marzo 2010, per aver violato le leggi che proibiscono l'apologia del fascismo».

Ma chi erano le SS italiane? Per approfondire, un articolo di Marco Foroni scaricabile nella sezione del blog "Documenti Storici".


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mercoledì 31 marzo 2010

RIVOLTA AL C.I.E. DI PONTE GALERIA


ANCORA FIAMME NEL C.I.E. DI PONTE GALERIA
«Un casino della madonna!»
A mezzanotte del 30 marzo arriva questo sms da uno dei reclusi del Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Da un’ora è scoppiata una rivolta: i materassi bruciano e ci sono due grossi fuochi che si alzano arrivando fino all’infermeria. Alcuni reclusi sono saliti sul tetto e altri hanno spaccato tre o quattro porte di ferro e hanno quasi raggiunto il muro di cinta. Tutto il centro è pieno di polizia: sono dappertutto -in tenuta antisommossa, con manganelli, scudi e caschi. Intorno all’una e venti si sentono anche degli spari.
Il bilancio della rivolta è di 200.000 euro di danni al c.i.e., impianto idraulico ed elettrico fuori uso, 4 evasi, un numero imprecisato di reclusi/e trasferiti/e in altri centri e 17 arrestati che verranno processati in direttissima il 31 marzo.
In quest'ultimo mese, a partire dal primo marzo, in concomitanza con il passaggio della gestione dalla croce rossa ad auxilium, i/le reclusi/e hanno iniziato l'ennesimo sciopero della fame e dato vita a numerose rivolte, ribellandosi ai pestaggi subiti e ai soprusi imposti quotidianamente dagli aguzzini in divisa con la complicità delle associazioni che operano all'interno di questi campi di concentramento della democrazia.
Somministrazione di psicofarmaci, cibo avariato, assenza di cure sanitarie, pessime condizioni igieniche e stupri sono all'ordine del giorno, come pure gli atti di autolesionismo che esprimono la disperazione di chi è costretto a sei mesi di reclusione in un lager per il solo fatto di non possedere un documento.
da Indymedia
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martedì 30 marzo 2010

E la scuola va a rotoli!!! Assemblea Pubblica -7 aprile (RM)


E LA SCUOLA VA A ROTOLI!!!


  • Bilanci in rosso in tutte le scuole!

  • Riduzione delle supplenze!!

  • Impoverimento dell’offerta formativa!

  • Finanziamenti alle scuole private!!

  • Aumento dei contributi volontari!!

  • Igiene e sicurezza non garantiti!!

  • Abolizione degli organi collegiali!

  • Edifici scolastici pericolanti e fatiscenti e aumento degli alunni per classe!!

  • Tagli del personale docente e tecnico-amministrativo!


STANNO RUBANDO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI CALPESTANDO IL DIRITTO ALLO STUDIO !!!

7 APRILE ore 17.00
Sala Agnini – Viale Adriatico, 136
ASSEMBLEA PUBBLICA 

Alla quale invitiamo a partecipare tutte le scuole di zona per informare, discutere, organizzarci
(partendo dall’adesione al sit in al MIUR e alla manifestazione cittadina del 17 aprile)

CHIEDIAMO:

  • L’impegno immediato dello stato a pagare i debiti verso le scuole.

  • Il ritiro della controriforma Gelmini e del riordino delle superiori.

  • Il blocco dei tagli previsti dalla finanziaria 2008 per il triennio 2008-11.

  • Nomina in ruolo dei docenti precari e personale ATA su tutti i posti vacanti.

  • L’organico necessario alla formazione delle classi a tempo pieno e prolungato.

  • La messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici.

COORDINAMENTO SCUOLE 4 MUNICIPIO
Per contatti: scuole4@yahoogroups.com - http://scuoleiv.altervista.org/wordpress/
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lunedì 22 marzo 2010

Irruzione di vigili urbani in sede Pdci

Sono tutti da chiarire i contorni di un singolare episodio che sabato, nel clima di tensione politica che precede i tre cortei attesi nella Capitale, ha interessato una sede del Partito dei Comunisti Italiani a Roma.

«Una squadra di vigili urbani si è presentata nella sede di piazzale degli Eroi – denuncia il Pdci – interrompendo una iniziativa contro il carovita che si svolgeva all’interno, pretendendo di sequestrare materiale e chiedendo i documenti a tutti i presenti». La sgradevole ispezione si è conclusa poi grazie all’intervento di un consigliere della Federazione della Sinistra, Giovanni Barbera, che ha convinto i vigili ad andarsene.

«Vorremmo capire in forza di quale legge una sede di un partito politico che partecipa alla campagna elettorale nella lista della Federazione della Sinistra deve subire una siffatta attenzione da parte della polizia municipale del sindaco Alemanno», attaccano Fabio Nobile e Alfio Nicotra.

«La sezione Luigi Arata del Pdci – si legge in una nota – è una sezione storica della sinistra e dei comunisti in quel quartiere, che svolge attività pubbliche e alla luce del sole ma che evidentemente danno fastidio a qualcuno. Solo dopo l’intervento del consigliere Barbera, la squadra della municipale ha desistito dalla volontà (per noi illegittima) di sequestrare il materiale presente nella sede».

I presenti sono stati comunque convocati – «Ma in forza di quale legge?» chiede il Pdci – per martedì 23 presso il comando dei vigili urbani. «Ci domandiamo come mai questa attenzione nei confronti della nostra sezione avviene proprio oggi – nota Nobile -, giorno della manifestazione pro Berlusconi (ma anche, in piazze distinte, contro la privatizzazione dell’acqua pubblica)?».

E ancora: «Ci chiediamo se il sindaco Alemanno vuole in questo modo inaugurare una stagione di pressioni indebite contro forze costituzionali e antifasciste come la Federazione della Sinistra – accusano i responsabili della sede -, mentre al contempo si consente alle sedi della destra estrema e razzista di funzionare da base e retroterra delle aggressioni contro gli studenti di sinistra come avvenuto recentemente nell’Università di Tor Vergata».

La federazione della sinistra ha chiesto «un immediato chiarimento e precise assicurazioni che la polizia municipale sia tenuta fuori dall’agone e dallo scontro politico».


 http://www.ilbriganterosso.info/2010/03/20/irruzione-di-vigili-urbani-in-sede-pdci/

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domenica 21 marzo 2010

“Impresa semplice”? No grazie! Fermiamo tutte le cessioni! IT: le polpette avvelenate di Telecom Italia - Partecipa e diffondi!


“Impresa semplice”? No grazie! Fermiamo tutte le cessioni!
IT: le polpetta avvelenate di Telecom Italia

Il 4 marzo 2010 Telecom Italia ha avviato le procedure per la cessione di IT Operations alla società del gruppo, la SSC s.r.l. con il bilancio in rosso, che coinvolgerà circa 2150 colleghi e colleghe. In data 11 marzo si è tenuto l’esame congiunto con le RSU e le OO.SS nel corso del quale, i rappresentanti aziendali hanno confermato la definizione della cessione di IT Operations dal 1 aprile (prospettando ulteriori cessioni di ramo d’azienda per altri settori come i customer, la rete,le vendite, …) e affermato che sia in SSC che in Telecom Italia sarà comunque necessario avviare percorsi di riduzione dei costi, i cosiddetti “efficientamenti” che, come sempre si concretizzeranno in mobilità, CIGS, contratti di solidarietà.

In sostanza, si sta delineando la nuova “architettura societaria”, “l’impresa semplice”, che il CdA intende realizzare nel prossimo futuro: una holding leggera, proprietaria però di tutta l’infrastruttura, e tante aziende satelliti attraverso le quali “governare” i singoli processi produttivi. Il “polpettone” Telecom Italia sarà spezzettato in tante polpette condite, al momento, dalla “bufala” che quest’ultime rimarranno nel perimetro del gruppo.

Si tratta, però, di polpette contaminate con il veleno più subdolo, quello che “ammazza” gradualmente e anche dopo diverso tempo dall’evento. Quanto tempo rimarranno le mini-aziende nel perimetro del gruppo?! Tramite il nuovo riassetto, il CdA vuole realizzare risparmi e profitti nel breve e medio termine per poter ridurre il famoso debito ma, lè bene ricordare a tutti e tutte che, le precedenti esperienze di cessioni di ramo hanno avuto, quasi tutte, lo stesso medesimo e tragico epilogo. Si parte con il peggioramento delle condizioni economiche e normative, si passa per la chiusura delle sedi territoriali, si arriva alla fine alla mancata retribuzione, ai licenziamenti, alla chiusura dell’azienda, come nei casi di Telemaco Immobiliare e TILS. Per non parlare del caso da “manuale” EUTELIA-AGILE-OMEGA che ha ben descritto come in poco tempo si possa passare dalle “stelle alle stalle” grazie al passaggio di mano in mano dei pacchetti azionari.

Questo è il futuro che ci attende, per questo crediamo che vada impedita questa cessione e qualsiasi ipotesi di spezzatino di Telecom Italia con la mobilitazione di TUTTA l’azienda.

Ancora una volta dobbiamo ribadire che non si risana il bilancio mettendo mano all’occupazione e ai diritti di chi lavora. Questa azienda ha sperperato e continua a sperperare ricorse economiche verso consulenze, appalti, favolose politiche premiali in favore dei dirigenti. Si dovrebbe operare in questa direzione se si volesse realmente fare gli interessi dell’azienda. L’Information Tecnology è un esempio eclatante. Quanto è stato speso fin d’ora per le consulenze e gli appalti nell’informatica?! Quanti progetti sono stati svolti da personale esterno (e lo sono tutt’ora), mettendo da parte il personale interno in grado di svolgere le stesse attività, con un enorme e ingiustificato aggravio di spesa?! I vertici aziendali continuano a non rispondere a queste banali osservazioni. Si dovrà forse attendere, ancora una volta, “la sirena delle fiamme gialle” per avere qualche spiegazione sul “carosello” di consulenze che ruota attorno all’informatica?!


Nonostante gli enormi profitti realizzati in questi anni, se il debito che grava sul bilancio di T.I. è ancora tutto lì a pesare sul nostro futuro, ciò è dovuto esclusivamente alla gestione scelleratamente “allegra” delle casse e del patrimonio aziendale messo in atto dai vertici aziendali i cui costi diretti ed indiretti, non certo per il costo del lavoro dipendente.

Per “onorare” quel debito, oggi vogliono definitivamente polverizzare l’azienda Telecom Italia e passare all’incasso con l’accaparramento della rete o dei clienti!!

FERMIAMOLI: TELECOM UNICA E PUBBLICA

- NO ALLO SPEZZATINO DI TELECOM ITALIA
- NO A NUOVI TAGLI DI PERSONALE
- TELECOM ITALIA DEVE FERMARE LA CESSIONE IN CORSO, RIUNIRE TUTTO IL SETTORE INFORMATICO ALL’INTERNO DELL’AZIENDA CON L’INCORPORAZIONE DI SSC, TAGLIARE GLI SPRECHI SU CONSULENZE, APPALTI E RETRIBUZIONI D’ORO DI MANAGER E DIRIGENTI.

Contro il piano di riassetto aziendale, la riduzione di personale, i contratti di solidarietà, il piano di dismissioni, l’appalto e la delocalizzazione delle attività i COBAS del Lavoro Privato e la FLMUNITI/CUB hanno indetto per

Martedì 23 marzo 2010
lo sciopero nazionale di tutti i lavoratori e lavoratrici di Telecom Italia
(esclusione della PROVINCIA DI UDINE – per disposizioni commissione di garanzia)
con le seguenti articolazioni:

• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia di Information Technology appartenente a Technology & Operations, sciopero intero turno lavorativo;

• lavoratori e lavoratrici Telecom Italia dei restanti settori, 4 ore di sciopero a fine di ogni turno lavorativo (part-time in proporzione);

Nel corso dello sciopero invitiamo tutti e tutte a partecipare alle iniziative e i presidi che si terranno nei diversi territori.

ABBIAMO APERTO DEI GRUPPI DI DISCUSSIONE SU INTERNET:

BLOG: nospezzatinotelecom.blogspot.com

FACEBOOK: Telecom Italia UNICA e PUBBLICA
http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=401079108942&ref=ts

Partecipa e diffondi!!

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venerdì 19 marzo 2010

L'accusa: "metro gratis per il Pdl" La replica: "Non è vero, paghiamo"


Abbiamo un fax a firma del responsabile della Metro B di Roma, Alberto Vinci inviato a tutti i direttori delle centrali del traffico della linea B della metro, in cui si chiede di aprire i tornelli della metro sabato, in occasione della manifestazione del Pdl, dalle ore 11 alle ore 16 per le stazioni di Eur Fermi e Palasport (dove arriveranno i pullman del manifestanti) e dalle 19 alle 21 nelle stazioni di Circo Massimo, Piramide e Colosseo, per permettere agli stessi manifestanti di tornare ai pullman. Fermo restando che già in altre occasioni, anche in passato si è seguita questa procedura - sempre però con una richiesta da parte del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, che in questa circostanza non risulta esserci - ho depositato un'interrogazione consiliare al sindaco Alemanno e all'assessore Marchi  per sapere il motivo per cui tale decisione non sia stata pubblicizzata e per conoscere ulteriori dettagli, anche di tipo economico, su tutta l'operazione". E' quanto dichiara in una nota il consigliere comunale del Pd, Massimiliano Valeriani.

"Non capiamo, insomma - aggiunge Valeriani - perché tutto si svolga 'auhm auhm', come sempre più spesso avviene nella Roma di Alemanno. Inoltre nell'interrogazione chiedo anche di conoscere i motivi per cui questo accesso gratuito sia concesso domani per i manifestanti del Pdl e non per l'altra grande manifestazione che si tiene in città contro la privatizzazione dell'acqua. Non capiamo per quale motivo si usino due pesi e due misure: metro a
pagamento per i manifestanti che difendono l'acqua pubblica, metro gratis per quelli del Pdl".

A stretto giro di posta la replica del Pdl per bocca del capogruppo in Campidoglio Dario Rossin. "Un partito - afferma in una nota Rossin - paga di tasca propria per non gravare sulle tasche dei cittadini, e la sinistra per tutta risposta si indigna e alza il solito polverone di menzogne".  "L'atteggiamento responsabile del Popolo della libertà dovrebbe essere elogiato, perché tiene conto soprattutto della collettività, come dovrebbe sempre fare la politica. Di questo, però, la sinistra non si rende conto, e pratica la solita via della disinformazione. Un comportamento davvero insostenibile, che evidenzia come la polemica e la becera propaganda siano gli unici mezzi a disposizione dell'opposizione".

L'affermazione di Rossin lascia intendere che ci sia un accordo tra il Pdl e la società di gestione. La cifra non è però stata comunicata anche se da alcune indiscrezioni pare si aggiri sui 15mila euro, una cifra quasi simbolica considerata la potenziale utenza che secondo gli organizzatori dovrebbe superare il mezzo milione di partecipanti.
 
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martedì 16 marzo 2010

La banda razzista della Magliana


Ragazzini, che i carabinieri starebbero per identificare, e un’ideologia strisciante di estrema destra che si sta facendo strada tra i casermoni del quartiere romano della Magliana. Potrebbe esserci questo dietro al raid che domenica sera ha mandato all’ospedale quattro persone originarie del Bangladesh, e che ha distrutto il bar «Brothers», uno dei punti di ritrovo della comunità del Bangladesh, nonché uno dei pochi punti di luce di via Murlo, stradina laterale dove alle sei di sera (la stessa ora in cui c’è stato l’attacco) non c’è neanche un lampione acceso.
Sono entrati in quindici, forse venti. Tutti maschi, alcuni molto giovani, altri più grandi. Un particolare importante: a volto scoperto. Che significa impunità, copertura del quartiere. O forse solo sfrontatezza malriposta, perché tanta tracotanza potrebbe aver accorciato il mistero: i carabinieri sono già sulle loro tracce, per tutta la giornata e nella notte si sono susseguiti gli interrogatori.
D’altronde, davanti al bar «Brothers», con i vetri spaccati e ancora le tracce di sangue sul pavimento, una cosa sembrava chiara: erano in molti a sapere chi fosse stato. Forse non proprio nome e cognome, ma i gruppetti che perseguitano gli immigrati sono noti a tutti. Tra di loro si chiamano «la commitiva», forse anche con tre «m». Sostano in una piazzetta del quartiere, si spostano in motorino, hanno tra i 15 e i 20 anni e ce l’hanno con i neri. «Ragazzini, ragazzini cresciuti male. Non sanno che fare e se la prendono con noi», vale un’analisi sociologica l’osservazione di Huddin, anche lui due mesi fa vittima di un’aggressione a tarda sera, quando tornava da lavoro: si sono fermati due ragazzi in motorino, gli hanno chiesto una sigaretta, «non fumo» la risposta «e perché non fumi?», poi la richiesta di soldi. E alla fine gli spintoni, con qualche epiteto razzista e la frase di rito: «Tornatene a casa tua».
Di racconti così ce ne sono a decine. Ma chi siano i ragazzini che si divertono a farla pagare agli immigrati - e in particolare i bangladeshi, proprio perché sono tranquilli e non reagiscono facilmente alle provocazioni - li conoscono benissimo anche «gli italiani» (le virgolette sono d’obbligo, visto che diversi immigrati qui hanno la cittadinanza, compreso il titolare del Brothers). Ieri in parecchi sostavano a via Murlo, avevano voglia di dire la loro e soprattutto di difendere
l’immagine della Magliana: «Finitela con questa storia del razzismo, questo è un posto tranquillo». La solidarietà verso chi è stato ferito c’è a parole («certo, così non si fa»), ma più forte è il fastidio per il degrado che si respira in quella strada: «Qui di sera non si può passare. Qualcuno evidentemente non ce l’ha fatta più e alla fine ha reagito», dice una signora con la busta della spesa, che stabilisce una sottilissima e velenosissima linea di demarcazione: «Non è un attacco razzista, tutt’al più è una punizione». In molti approvano: certo, una punizione, il quartiere prima o poi reagisce. E sul bar di via Murlo, più d’uno dice: «Li avevano avvertiti».
Si narra, ma è tutto da verificare, che le cose siano andate più o meno così. Prima una lite tra alcuni quindicenni e alcuni ragazzi del Bangladesh (ma nessuo a via Murlo ricorda screzi), i quali sarebbero quindi andati a chiamare «quelli più grandi» in un bar della zona, notoriamente frequentato da gente di destra e con qualche precedente penale, che avrebbe colto la palla al balzo per «difendere» i ragazzini italiani. Il raggruppamento sarebbe avvenuto in una strada adiacente a via Murlo, anche se le telecamere della vicina banca non hanno ripreso nulla.
Di certo c’è soltanto che chi ha spaccato i vetri e il locale di Mohammed Masum
Miam lo ha fatto con paletti trovati per strada e gambe di tavolini. Secondo il comandante dei carabinieri Alessandro Casarsa è un elemento che ne connota la non premeditazione: «Sono oggetti facilmente reperibili e non riconoscibili come armi». Altro elemento che viene preso in considerazione è che, prima di andarsene, i cavalieri senza macchia che vogliono ripulire il quartiere si sono intascati circa duecento euro trovati in cassa. Se ci sia una matrice politica è tutto da verificare. Fa pensare, però, che proprio la sera prima le vie del quartiere si siano riempite di scritte che recitano: «Il quartiere cambia, Magliana nera».
Ma la Magliana non è fatta soltanto dei ragazzini della «commitiva» che vivono
la strada e che cercano il brivido compiendo la bravata di turno. E’ anche un quartiere con un tessuto associativo che proprio in questi anni sta rinascendo,
con una storia di lotte popolari, e dove - lasciando stare la storia, che ricordano in pochi - di giorno è pieno di famiglie e bambini, nei negozi si confondono famiglie italiane e straniere come nelle scuole. Solo che passate le nove è il deserto dei tartari. In una zona che ospita circa 20 mila persone non c’è un cinema, non c’è un teatro, non c’è - neanche di giorno - un luogo di aggregazione giovanile. I ragazzini si ritrovano nelle pizzerie al taglio e nelle sale giochi il pomeriggio, e la sera al bar - quei pochi che rimangono aperti. Chi, tra gli adulti, sia italiani che stranieri vuole farsi una bevuta pesante va a via Murlo dove c’è un alimentari gestito sempre da bangladeshi che vende vino a pochi euro.
E’ questo vuoto sociale che mettono sotto accusa i ragazzi di «Insensinversi». Da un paio di anni hanno aperto una scuola di italiano per stranieri, sono riusciti a creare un buon dialogo con moltissime persone, vogliono avviare un progetto più ampio che cerchi di intercettare proprio i ragazzini della Magliana per coinvolgerli in attività interculturali «ma chi fa un lavoro di questo tipo - racconta Simone Sestieri - non viene facilitato, tutt’altro». C’entra la politica nell’attacco dell’altra sera? «Questo non lo sappiamo, di certo un progetto politico di estrema destra sta prendendo piede in questa zona e sicuramente tra questi ragazzini che non hanno niente da fare tutto il giorno si trova una manovalanza pronta a riconoscersi in ideologie di quel tipo. Ma ci si può lavorare, e fermare questo declino, basta volerlo».

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mercoledì 10 marzo 2010

Roma non vuole quei giochi


Il sindaco Alemanno ha consegnato al Coni la candidatura bipartisan di Roma come sede delle olimpiadi del 2020. Ma bisogna avere il coraggio di dirlo: le Olimpiadi non possono essere ospitate né a Roma né a Venezia. Le Olimpiadi non sono più quell'evento sportivo, sobrio e appassionante, pensato da Coubertin, ma sono ormai un'altra cosa. Un circo mediatico consumista, una macchina per far denaro e una occasione di scempio del territorio. Roma invece è rimasta la stessa: quella dei palazzinari.
Chi si ricorda dei Mondiali '90? Quali benefici ne ha tratto la città? Nessuno, ricordiamo però l'air terminal abbandonato da anni (150 miliardi di lire), le stazioni ferroviarie mai usate di Farneto e Vigna Clara (80 miliardi), il sottopasso sulla Colombo. Monumenti allo spreco, al consumo di territorio e al cemento. Sono passati 30 anni e sei amministrazioni, ma con i Mondiali di nuoto del 2009 è successo lo stesso. Forse peggio. 200 milioni di euro buttati nella città fantasma dello sport a Tor Vergata, un rosario di piscine incomplete o costruite abusivamente, con poteri di deroga tipo Protezione civile e una scia di inchieste per corruzione e sanatorie bipartisan. Perché nel 2020 dovrebbe essere diverso? Il blocco di potere di costruttori ed immobiliaristi che domina la città eterna da sempre, e che ha imposto un modello economico basato sulla rendita soffocando lo sviluppo produttivo, non è cambiato. Si dice che le Olimpiadi faranno bene al turismo. Ma davvero Roma, la città più conosciuta al mondo dopo a New York, con i suoi 14 milioni di visitatori, ha bisogno delle Olimpiadi per promuoversi? Davvero 10 anni di cantieri aperti nella città e un adeguamento dell'offerta ricettiva alla invasione di milioni di spettatori per pochi giorni è quello che serve?
E non è vero nemmeno che porteranno ricchezza. Anzi. I mondiali di nuoto sono andati in rosso di 8 milioni di euro. A parità di capitali investiti i Giochi portano effetti limitati sull'occupazione, mentre il consumo di territorio, vera ricchezza della città, è enorme. Le grandi opere continueranno a drenare denaro sottraendolo agli investimenti di riqualificazione. Resteranno le opere: alcuni grandi impianti sportivi costosissimi, mentre la capitale ha bisogno di impianti diffusi, accessibili. Tante strade e qualche intervento di maquillage: ma chi lo dice che ci vogliono le Olimpiadi, ad esempio, per recuperare il Tevere?
No i giochi non possono tornare a Roma. Il Comitato Olimpico Internazionale assegnerà la sede dei giochi nel 2013. Abbiamo tre anni per convincerlo che non è il caso. Intorno all'opposizione al procedere per grandi eventi, segno di mancanza di fantasia, può coagularsi invece il fronte di coloro che hanno un'altra visione della città e sognano una Roma diversa, a misura di persona.
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lunedì 8 marzo 2010

TAR LAZIO: NO alla lista PDL (ma potrebbe essere riammessa)


Respinta la richiesta di riammissione alle regionali della lista del Pdl per Roma e Provincia. Maroni aveva chiarito: «Se il Tar decide che la lista è fuori, resta fuori malgrado d.l.»

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08 mar. -  Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta avanzata dal Pdl di sospendere il provvedimento della Corte d'Appello di Roma con il quale era stata esclusa la lista Pdl per la Provincia di Roma dalle prossime elezioni regionali. I giudici hanno rinviato al sei maggio prossimo l'udienza per discutere il merito del ricorso, spiegando che l'eventuale rinvio alla Corte costituzionale sulla legittimità del decreto cosiddetto 'salvaliste', sarà deciso in quella sede. 
Il ricorso, in sostanza, non è stato dunque respinto ma, allo stesso tempo, le toghe hanno deciso di non riammettere in via cautelativa la lista. La lista potrebbe comunque essere ammessa grazie al nuovo iter avviato oggi presso l'ufficio elettorale del Tribunale, al quale è stata consegnata ex novo la documentazione
 
Da clandestinoweb
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venerdì 5 marzo 2010

La rivoluzione non è un pranzo di gala (ma una cena sociale aiuta la causa!)


VENERDI 5 MARZO 2010
presso la Coooperativa "Agricoltura Nuova" in Via Valle di Perna n.315 traversa della complanare alla Via Pontina, Spinaceto - Roma

Ore 19,30: Breve presentazione del "Progetto Comunisti Uniti"

Intervengono:

GUALTIERO ALUNNI
ANDREA FIORETTI
(referenti nazionali Comunisti Uniti)

rappresentanti di movimenti e gruppi locali

Ore 20,30: CENA SOCIALE

Menù:
Pasta e fagioli, grigliata mista di carne, patate e insalata, acqua, vino, caffè e dolce.

Tutti gli ingredienti sono biologici e provengono dalla fattoria della Coop.

Prezzo compreso di autofinanziamento: 20 euro

Per info e prenotazioni:
cell. 3337335919 - 3316037273
comunistiunitilazio@gmail.com

Data:
venerdì 5 marzo 2010
Ora:
19.30 - 22.30
Luogo:
Coooperativa "Agricoltura Nuova"
Indirizzo:
Via Valle di Perna 315
Città/Paese:
Roma, Italy



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giovedì 18 febbraio 2010

RIUNIONE DEI COMUNISTI UNITI di ROMA e del LAZIO

Sabato 20 febbraio 2010 al DLF Pettinelli della Stazione Termini.

Riunione è aperta a tutte le compagne ed i compagni interessati, iscritti a PRC e PdCI e comunisti senza tessera.

RIUNIONE DEI COMUNISTI UNITI di ROMA e del LAZIOaperta a tutti i firmatari e sostenitori degli appelli comunisti uniti.

presso la Sala PETTINELLI del Dopo Lavoro Ferroviario della Stazione Termini di Roma

All'odg:

1) Punto della situazione sulle adesioni nazionali e regionali all'appello Comunisti Uniti 2.0;
2) Percorso politici per l'unità dei comunisti in questa fase politica;
3) Iniziative di finanziamento e di presentazione del progetto dei Comunisti Uniti nel Lazio.

Info: comunistiunitilazio@gmail.com

La Sala Pettinelli del Dopolavoro Ferroviario è raggiungibile dall'interno della Stazione Termini alla fine del binario 24: dalla testa del binario percorrere il marciapiede verso la fine e scendere nel secondo sottopassaggio che si incontra. Alla fine delle scale vi troverete di fronte l'entrata della Sala.

Il recapito telefononico della Sala Pettinelli è 0647306862

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venerdì 5 febbraio 2010

Assemblea dei lavoratori di Rosarno a Roma


In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma. Siamo i lavoratori che sono
stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. (...) Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né
elettricità. Il nostro lavoro era sottopagato. Lasciavamo i luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle
20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche.
A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare. Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla
fatica. (...) Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie... prelevati, qualcuno è sparito per sempre. Ci hanno sparato
addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. (...) Non ne potevamo più. Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti
nella loro dignità umana, nel loro orgoglio di esseri umani. Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché
siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese. (...)
Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste:
• domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motivi umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a
tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati
per strada.
• Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con
dignità.


mercoledì 27 gennaio 2010

Scritte nazifasciste in via Tasso, ANPI promuove Sit In


 Riceviamo dalla Sezione ANPI Don Pappagallo di Roma:

L'ANPI di Roma, con la presenza della Sezione territoriale Esquilino Monti Celio don Pappagallo, comunicano la manifestazione con sit-in per domenica 31 gennaio, ore 10,30 davanti alla sede del Museo. Tutti i cittadini democratici e antifascisti sono invitati a partecipare.
Nell'articolo, la dichiarazione del Segretario dell'ANPI di Roma, Ernesto Nassi.
 
ROMA - Grave insulto al Museo di via Tasso, imbrattato con scritte antisemite: «Olocausto = propaganda sionista» e «27-01, ho perso la memoria». Subito polemica: non finanziato il sistema di upgrading delle telecamere che dovrebbe consentire alle vicine postazioni dei carabinieri e della polizia di seguire in tempo reale i movimenti nei pressi del Museo. Il museo è già stato oggetto di vili attentati e imbrattamenti. «Non è una novità. Già il 24 gennaio 2008 scrissero "Himmler eroe". Via Tasso viene individuata per il suo valore simbolico, ma viene attaccata anche per il lavoro in profondità che il Museo svolge, soprattutto tra i giovani (13.000 visite l'anno di scuole e gruppi). Non abbiamo ceduto di fronte alla bomba del 1999, non ci lasceremo intimidire dalle scritte. Ma abbiamo bisogno della solidarietà, sia delle istituzioni, sia dei cittadini, sia delle articolazioni della società civile. Passate a firmare il registro nell’atrio del Museo». È stata imbrattata anche la targa del Museo e un'altra scritta si rifà proprio alla Giornata della Memoria. Le scritte al Museo sono state rimosse intorno a mezzogiorno dal servizio decoro urbano dell'Ama.
LA RICOSTRUZIONE - Mezzanotte e venticinque, dice il dischetto delle telecamere che è stato appena consegnato alla Digos di Roma. E’ l’ora in cui viene messo a punto l’attentato di via Tasso. Con tanto di ascia in mano. Siamo in grado di fornirvi una ricostruzione esatta del blitz antisemita, come documentato dalle immagini visionate anche dai responsabili del Museo colpito. Da via Fontana, provenendo dunque dall’area di San Giovanni, arrivano in quattro. Sono giovani, all’apparenza, sui 20-25 anni. Hanno la testa travisata da un passamontagna, indossano maglioni scuri, jeans. E’ tutto studiato, come si intuisce dai movimenti. Il primo si ferma all’angolo con via Berni e fa la prima scritta. Un secondo avanza e procede a vergare la scritta contro l’olocausto in via Tasso. Il terzo un po’ prima del civico 145, dove ha sede il Museo, si ferma e con un’altra bomboletta disegna una svastica. Il quarto è armato di un’ascia, arriva all’altezza dell’ingresso del Museo e con una bomboletta disegna a sua volta una croce celtica. Poi assesta alcuni colpi d’ascia sull’insegna. Intanto il terzo lo supera e si dirige sul civico 147, poco oltre, dove ha sede evidentemente un altro obiettivo collaterale, la sede di un’associazione dio assistenza agli extracomunitari. E lì spruzza altra vernice. Poi i quattro fanno dietrofront e tornano a piedi sui propri passi dirigendosi di nuovo verso via Fontana. E’ evidente che se le telecamere gestite da Dap fossero state attrezzate, come possono esserlo ed è stato invano chiesto. Del sistema di trasmissione in tempo reale alle postazioni più vicine do polizia tutto ciò sarebbe stato molto più difficile.
CONTRO PACIFICI - Vittima di attacchi antisemiti anche il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici: la scritta «Pacifici porco judeo!» è apparsa sui muri di via Cavour all'altezza del civico 202. La scritta, realizzata con vernice nera, è firmata Militia, organizzazione di estrema destra. «Una grande debolezza da parte di questi ragazzotti...». ha detto Riccardo Pacifici. «Non considero nulla in maniera superficiale, ma questi signori non ci, e non mi, spaventano. Nel senso che se pensano di ricreare un clima come quelli passati, si sbagliano di grosso: il mondo è profondamente cambiato, l'opinione pubblica anche. Nessuno rimarrà indifferente. Per questo sono certo che il gesto di questa notte non mostri null'altro che la loro debolezza e il loro smarrimento che li sta confinando in un meccanismo dove è chiarissimo chi è dalla parte della legalità e chi no. L'Italia è un paese che ha ben chiaro nel preambolo della sua Costituzione il giudizio sul fascismo e sul nazismo; ha una legge, quella Mancino, che punisce chi inneggia al razzismo, alla xenofobia e all'antisemitismo. Sono fiducioso che questi signori ben presto, grazie alle forze dell'ordine, siano individuati nelle loro sedi e perseguiti».
(foto Mario Proto)
(foto Mario Proto)
POLEMICA SUL CONTROLLO - Le scritte in via Tasso sono state fatte accanto al numero 155, che era l’ingresso del comando tedesco, mentre il carcere aveva ingresso al numero 145. Anche questo elemento non viene considerato casuale. Ma intanto è polemica sui sistemi di controllo. Giuseppe Mogavero del Museo spiega che i tecnici del sistema Dap che ha in uso le telecamere hanno più volte richiesto l’aggiornamento del sistema che sarebbe in grado di trasmettere alle forze dell’ordine, in tempo reale, ciò che avviene nei pressi del Museo. «Però questo aggiornamento costa e non è mai stato finanziato nonostante le nostre richieste dagli organi esecutivi ministeriali – aggiunge Mogavero -. La stessa Questura di Roma ha rilevato questa anomalia. Tutto è rimasto però com’è».
L'ingresso del Museo in via Tasso (Ansa)
L'ingresso del Museo in via Tasso (Ansa)
VOLONTARIATO
- E’ amareggiato il presidente del museo di via Tasso, il professore Antonio Parisella. E chiede maggior sostegno dalle istituzioni. «Il Museo è un organo vivo, per questo viene preso di mira e colpito» spiega, «Ma questo nostro Museo è legato fondamentalmente a un grande volontariato. Abbiamo appena compiuto anche notevoli scoperte, aggiornando lo schedario dei prigionieri di via Tasso e portandolo a 1300 nomi, e abbiamo rilevato anche una porta segreta che probabilmente consentiva a spie e traditori di entrare tranquillamente nella prigione delle Ss senza essere visti. Ma come avviene da sempre tutto questo si basa fondamentalmente su un lavoro importante di volontariato. Occorrerebbe invece un sostegno diverso, anche per risolvere gli aspetti di vigilanza come quelli possibili ma costosi del sistema di controllo delle telecamere, un sostegno analogo a quello di altre grandi istituzioni consorelle in tutta Europa. Penso al museo della resistenza olandese o a quello di Anna Frank, che in Olanda godono di un’attenzione ben diversa. Comunque sia questo nuovo insulto non ci intimorisce, anzi dimostra che nonostante le difficoltà il Museo è un organo vivo e frequentato ogni giorno da giovani che vogliono sapere e ricordare».
IL SIT-IN - Una manifestazione davanti al Museo è stata subito indetta dalle associazioni della resistenza e dei perseguitati politici. A promuovere un sit-in domenica alle 10,30 Anpi e Anppia. «Ci siamo subito sentiti» spiega Ernesto Nassi dell’Anpi, «E la presidentessa dell’Anppia Maria Grazia Lancellotti è stata subito d’accordo. Naturalmente il presidio sarà aperto a tutte le organizzazioni che vorranno prendervi parte».
Paolo Brogi
27 gennaio 2010

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