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venerdì 30 aprile 2010

Caso marcucci: se vuoi protesta anche tu con idv e governo

Riceviamo e pubblichiamo:
Il primo maggio "festeggeremo" due mesi di assoluto silenzio da parte di Orlando e del governo sul caso Marcucci. io continuo a raccogliere adesioni, aiutatemi anche voi.
Se volete poi potete aiutarci protestando anche voi con il governo, con idv chiedendo la riapertura del caso Marcucci al più presto. è l'ora di non fare sconti a nessuno noi popolo sovrano in rispetto delle vittime,della verità, della giustizia, contro i silenzi di stato!
Se protestate con governo e idv e inviate email fatecelo sapere. in base all'art.134 del regolamento della Camera il governo deve rispondere ad un'interrogazione entro 20 giorni, altrimenti chi ha presentato l'interrogazione può chiedere a Fini di calendarizzarla alla seduta successiva della commissione competente(trasporti o giustizia).

Esempio di Messaggio:
mi chiamo x
ho letto del caso Marcucci e Lorenzini a questo link:
http://www.strageustica.altervista.org/Sandro%20marcucci%20copia.doc
Chiedo al governo/chiedo ad Idv/chiedo all'onorevole orlando
di impegnarsi a far riaprire al più presto il caso Marcucci e lorenzini,
di impegnarsi a far finire i silenzi di stato che su questo caso durano da 18 anni.
Firma....


L'email di Idv se volete eventualmente protestare e chiedere che venga al più presto riaperto il caso marcucci e lorenzini sono:
DIPIETRO@ANTONIODIPIETRO.IT
SEGRETERIA@LEOLUCAORLANDO.IT
L'email del governo:
segreteriadelportavoce@governo.it
segreteriabonaiuti@governo.it

Un abbraccio a tutti. laura picchi

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venerdì 9 aprile 2010

Acqua, Di Pietro va per la sua strada


Alla fine Antonio Di Pietro risponde al comitato promotore dei referendum per l'acqua pubblica, ma l'esito non è quello sperato. Se infatti le varie associazioni che compongono il Forum chiedevano all'Idv di convergere su un'unica piattaforma referendaria, Di Pietro risponde essenzialmente ponendo tre questioni: la prima è che l'incontro che il comitato richiede da tempo «è già avvenuto non molto tempo addietro proprio nella sede IDV, ed in quella occasione siete stati proprio voi - puntualizza Di Pietro - ad aver insistito nel non volere la presenza del partito Idv tra i firmatari in Cassazione del Comitato Promotore (tanto è vero che poi, al deposito dei vostri quesiti, non ci avete inserito tra i proponenti ed i firmatari); la seconda è che, sempre secondo il leader dell'Idv «il quesito referendario da noi proposto differisce su punti essenziali rispetto al vostro quesito» e quindi «saranno poi i cittadini a valutare la bontà dell’una o dell’altra proposta o, come ci auguriamo, di entrambi»; infine, il terzo problema è che «il vostro quesito, essendo esso ampiamente abrogativo di plurime disposizioni di legge, corre il concreto rischio di essere dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale per sopravvenuto vuoto legislativo». Una lettera, insomma, che è difficile definire di apertura verso le richieste del comitato. Il Forum infatti non tarda a replicare al leader dell'Idv: «Dobbiamo rilevare che non è una buona premessa di dialogo quella di rispondere ad una richiesta di incontro dicendo che ci siamo già visti, sapendo che da allora la situazione relativa all’indizione dei referendum per la gestione pubblica dell’acqua è già mutata. In secondo luogo - continua il Forum - la risposta ci appare confusa e contraddittoria, così come contraddittorio risulta l'atteggiamento dell'IdV nei confronti del percorso per la ripubblicizzazione del servizio idrico: da una parte si afferma che l'IdV nella giornata odierna deposita un suo quesito referendario, ma dall’altra si dice che questo non vuole essere un elemento “concorrenziale” nei confronti dei quesiti già depositati; si adombrano dubbi sui rischi di ammissibilità dei nostri quesiti referendari, ma si insiste nel presentare un quesito di debole efficacia giuridica e politica. In ultimo - si chiude la lettera - ci chiediamo come sia possibile che i medesimi quesiti referendari inizialmente condivisi, al punto di voler essere presenti come IdV al deposito degli stessi in Cassazione, vengano oggi messi in discussione». Il Forum torna quindi a chiedere un incontro urgente con l'Idv e pure all'interno dello stesso partito di Di Pietro non mancano le fibrillazioni: ieri sul suo blog il “delfino" De Magistris aveva invitato il leader a cercare un percorso comune con i movimenti per arrivare a un referendum condiviso e oggi Sonia Alfano appoggia l'invito dell'ex pm calabrese: «Non è più tempo di protagonismi e mediazioni, ci sono milioni di persone pronte a sostenere questa battaglia e che non vogliono seguire l'ennesima diatriba fra chi, a conti fatti, porta avanti le stesse idee. E' giunto il momento di chiudere in fretta e con responsabilità - sottolinea la senatrice Idv - da parte di tutti la questione relativa a quali siano i quesiti e passare alla vera campagna referendaria». Tutti d'accordo, ma chissà perché i quesiti sono ancora diversi e i personalismi lontani da essere abbandonati. Vero Di Pietro?

Andrea Milluzzi 
da Liberazione.it
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domenica 14 marzo 2010

Tutti in piazza per dire basta


Tutti in piazza per vincere e per convincere un popolo deluso dalla sinistra e stremato dal corpo a corpo con un avversario che rovescia il tavolo delle regole e imbavaglia l'informazione. Tutti i leader del centrosinistra sono saliti oggi pomeriggio sul grande palco di piazza del Popolo, già gremita prima che iniziassero gli intervento dei leader politici. Ad ascoltarli una folla che reclama il ritorno alla democrazia disegnata dalla Costituzione, contro le regole fai-da-te del governo Berlusconi. Convocata subito dopo l'ultimo sfregio berlusconiano, il decreto salva-liste, la manifestazione si è riempita delle parole e dei temi di un'agenda non solo elettorale.
Difficile attraversare la foresta di bandiere che ondeggiava sotto un filo di vento, in un clima caldo non solo per le avvisaglie della primavera. Gli organizzatori parlano di duecentomila persone, e sicuramente l'atmosfera era di partecipazione e di ottimismo. Alimentata dalla rabbia e dalla voglia di vivere in un altro paese, ma anche dall'ironia degli slogan (uno per tutti: "vota Ali Baba, almeno sei sicuro che i ladroni sono solo 40").
Il lavoro e l'ambiente, la trasparenza e l'onestà, la democrazia e la partecipazione hanno attraversato gli interventi degli esponenti politici (Bonino e Vendola, Bersani e Di Pietro, Ferrero e Bonelli) ascoltati e applauditi da una piazza già gremita, con un flusso ininterrotto di persone che non riuscivano ad entrare nella piazza. Il popolo viola e i lavoratori delle fabbriche in crisi, ragazzi e vecchi militanti si sono ritrovati per un appuntamento che nelle intenzioni dovrebbe segnare l'inizio di una lunga marcia verso la ricostruzione di una sinistra capace di mandare a casa il governo. "Una rivoluzione gentile rispetto a un governo che ha legalizzato l'illegalità", per riprendere il verde Bonelli. Una riscossa che sarebbe splendido festeggiare a cominciare dalla vittoria nel Lazio, cassaforte dei voti del centrodestra.


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lunedì 1 marzo 2010

L’Italia ringrazierà per sempre i suoi 57 italianuzzi (+ 7 furbi astenuti e/o assenti) che a Strasburgo hanno votato a favore della suppostina nucleare “nascosta” nella risoluzione europea sui cambiamenti climatici

O qualcuno non legge ciò che vota, o lo legge e non lo capisce, o lo legge lo capisce e spera che non lo leggano anche gli altri, oppure non lo legge non lo capisce e crede che nessuno andrà mai a controllare.
Fatto sta che i 736 parlamentari europei ci hanno fatto un gran bel regalo. Una suppostina atomica, sotto forma di poche righe, nascosta tra le pieghe di una ridondante risoluzione europarlamentare: quella sui cambiamenti climatici, votata il 25 novembre 2009 e portata come voce unica della Ue alla conferenza di Copenaghen del dicembre scorso.
Dov’è la suppostina?
Eccola, al punto 36 della risoluzione di cui stiamo parlando: “Il Parlamento europeo – dice il comma 36 – sottolinea che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà a considerare l’energia nucleare come un elemento importante del mix energetico nel medio termine; precisa tuttavia che la questione della sicurezza del ciclo del combustibile nucleare va affrontata in modo adeguato a livello internazionale al fine di garantire il massimo livello possibile di sicurezza”.
Chiaro no? Con l’assicurazione che nel “mix energetico” europeo – nemmeno nel breve periodo, ma addirittura “a medio termine” – ci sarà il nucleare, in via transitoria si capisce, e solo per il nobile fine di abbattere le emissioni di anidride carbonica, la lobby nucleare è potuta sbarcare a Copenaghen soddisfatta.
Vediamo come si è arrivati a questo risultato e cerchiamo di capire chi ha votato cosa e perché. E soprattutto, chi dobbiamo ringraziare, sia per l’esito, sia per ciò che è stato fatto sapere al “popolo”, cioè praticamente nulla.
A Strasburgo, nell’europarlamento, ci sono state due votazioni per raggiungere questo risultato.
Nella prima, si è votato sul punto 36 che avete appena letto. Ci sono stati 358 voti a favore, 297 contrari, 21 astenuti, 29 assenti e 31 deputati che non hanno preso parte al voto.
Nella seconda votazione, quella che conta, perché ci si esprime sull’intero testo della risoluzione, ci sono stati ben 516 voti favorevoli e appena 92 no (oltre a 70 astenuti, 29assenti e 27 deputati che non hanno votato).
Cosa è accaduto? Come mai quasi tutti quelli che avevano votato contro l’emendamento 36 hanno poi votato a favore del testo definitivo, in cui quell’emendamento “vive” a pieno titolo?
Va bene che Amsterdam non è lontana e magari qualcuno se n’è approfittato per “cannarsi” di brutto, ma una gita in massa di eurodeputati in Olanda alla ricerca di roba buona sarebbe stata subito notata.
Una risposta, che è anche la più spontanea, può essere la seguente: gli eurodeputati che hanno votato contro l’emendamento 36 ma a favore del testo definitivo della risoluzione hanno considerato positivamente il complesso della risoluzione medesima. Già. Ma allora perché non lo hanno spiegato al “popolo”, non dico uno per uno, ma gruppo per gruppo, Stato per Stato, come hanno fatto (sebbene costretti dall’interrogazione pubblica rivolta loro dal network “Sortir du Nucleaire”) i Verdi francesi del gruppo parlamentare europeo Europe écologie?
I membri di questo gruppo si sono spaccati sul punto, ma quelli che han votato a favore del testo definitivo si sono pubblicamente assunti la responsabilità della propria scelta. Anche perché, va sottolineato, si sapeva benissimo che la finalità della conferenza di Copenaghen sarebbe stata un accordo globale sul clima, giuridicamente vincolante, in vigore dal primo gennaio 2013.
E tuttavia, nonostante l’importanza della questione, il voto espresso dagli eurodeputati lascia sconcertati, come la chiarezza della scelta di ognuno di loro.
A guardare analiticamente le tabelle di voto non si capisce se abbia prevalso l’interesse nazionale (i francesi che hanno tanto nucleare e votano sì in massa, o i tedeschi all’avanguardia nelle energie alternative che votano no, o si astengono), oppure se ci siano state intese trasversalissime, pro e contro, oppure ancora se di fronte a una scelta impegnativa si sia preferito sorvolare sulla presenza dell’emendamento 36 e votare a occhi chiusi… perché in fondo poi è così che vanno le cose nella Ue… a dettare l’agenda e a fare i giochi sono in pochi, mentre la pratica del voto non è dissimile da quella che si vede nel Parlamento italiano… c’è uno che alza o rovescia il pollice e c’è la truppa che esegue…
In Italia, anche per le polemiche seguite alla scelta del governo di imporre un ritorno forzato al nucleare, nonostante il referendum del 1987 lo abbia bocciato, il tema avrebbe dovuto essere più sentito. Se non altro da parte di coloro che dicono di opporsi al nucleare.
Invece, i 72 europarlamentari italiani sono stati i più “sorprendenti”. Il loro è stato il voto più “vario” e “diversificato”. E quelli che al nucleare dicono (o pensano) di opporsi, adesso non sanno che pesci pigliare nei confronti di un governo che sul nucleare potrà giustificarsi dicendo di essere “in linea con l’Europa”.
Ma vediamo in dettaglio cos’hanno combinato i nostri 72, che sono distribuiti in 4 gruppi parlamentari (quelli del Pdl stanno nel Ppe, quelli del Pd in S&D, quelli dell’IdV nell’Alde, i leghisti in Efd) degli 8 presenti a Strasburgo (gli altri 4 sono: Greens/Efa, Ecr, Gue/Ngl, NI).
La sopresa, in estrema sintesi, è la seguente: hanno votato no al testo definitivo della risoluzione-supposta soltanto otto italiani: sette leghisti (Efd) e l’ottuagenario Ciriaco De Mita (Ppe).
Quattro furbetti si sono astenuti (tre leghisti e uno del Ppe) e tre furbacchioni si sono dati assenti (uno del Ppe, uno di S&D, uno di Alde). Gli altri, todos caballeros, tutti a favore. Per amore o per forza, per distrazione o per quieto vivere, o per come vi pare, ma tutti a favore.
La lista completa, nome per nome, e gruppo per gruppo, potete leggerla qui di seguito. Buon divertimento.
FAVOREVOLI (57)
PPE (32)
Salvatore TATARELLA , Gabriele ALBERTINI, Alfredo PALLONE, Alfredo ANTONIOZZI, Lara COMI, Antonio CANCIAN, Paolo BARTOLOZZI, Sergio BERLATO, Erminia MAZZONI, Cristiana MUSCARDINI, Barbara MATERA, Giovanni LA VIA, Antonello ANTINORO, Licia RONZULLI, Aldo PATRICIELLO, Salvatore IACOLINO, Iva ZANICCHI, Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS, Roberta ANGELILLI, Amalia SARTORI, Crescenzio RIVELLINI, Herbert DORFMANN, Clemente MASTELLA, Andrea COZZOLINO, Carlo CASINI, Mario MAURO, Potito SALATTO, Marco SCURRIA, Carlo FIDANZA, Magdi Cristiano ALLAM, Raffaele BALDASSARRE, Tiziano MOTTI
 
S&D (19)
Francesco DE ANGELIS, Guido MILANA, David Maria SASSOLI, Leonardo DOMENICI, Sergio Gaetano COFFERATI, Luigi BERLINGUER, Debora SERRACCHIANI, Salvatore CARONNA, Pier Antonio PANZERI, Gianni PITTELLA, Rita BORSELLINO, Francesca BALZANI, Rosario CROCETTA, Gianluca SUSTA, Patrizia TOIA, Roberto GUALTIERI, Vittorio PRODI, Paolo DE CASTRO, Mario PIRILLO
 
ALDE (6)
Luigi de MAGISTRIS, Gianni VATTIMO, Vincenzo IOVINE, Giommaria UGGIAS, Niccolò RINALDI, Pino ARLACCHI (ha votato sì anche per l’emendamento 36)
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CONTRARI (8)
EDF (7)
Claudio MORGANTI, Giancarlo SCOTTA’, Matteo SALVINI, Mario BORGHEZIO, Lorenzo FONTANA, Oreste ROSSI, Mara BIZZOTTO
PPE (1)
Luigi Ciriaco DE MITA
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ASTENUTI (4)
EDF (2)
Francesco SPERONI, Fiorello PROVERA
PPE (2)
Vito BONSIGNORE, Elisabetta GARDINI
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ASSENTI (3)
PPE (1)
Giovanni COLLINO
S&D (1)
Silvia COSTA
ALDE (1)
Sonia ALFANO

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domenica 28 febbraio 2010

Il Popolo viola conquista Roma

da Antefatto - Manifestazione contro il legittimo impedimento. Questa volta i democratici ci saranno ufficialmente, sul palco anche Genchi e Flores



Tutto pronto. Appuntamento alle 14 e 30 in Piazza del Popolo a Roma contro il legittimo impedimento. "La legge uguale per tutti" è la seconda puntata in piazza del movimento viola nato il 5 dicembre 2009 per il No Berlusconi Day. Un centinaio di autobus e due treni arrivano da tutta Italia. Per il pullman, sosta concordata con il comune ad Anagnina (si prende la metro A per scendere a Flaminio, accanto alla piazza; stessa fermata per chi arriva da Termini). 


Gli interventi cominceranno alle 16: aprirà la giornata contro le leggi ad personam, l’appello di Roberto Saviano contro la criminalità in Parlamento: ‘Ora basta’”. Con un intervento video daranno un saluto alla piazza Giorgio Bocca e Marco Travaglio

Si continua con gli interventi dei ragazzi del Popolo Viola, quindi Guido Scorza, Asor Rosa, Gioacchino Genchi, Norma Rangeri, Gianni Minà, Paolo Flores d’Arcais e Oliviero Beha.

Spazio quindi alle testimonianze lavoratori che rischiano il posto e i cittadini de L’Aquila. In piazza è stato montato un palco di 12 metri per 8 con tanto di proiettore. Ieri sera riunione tecnica per il 120 volontari: sono steward pronti a dare informazioni e a garantire che tutto vada per il meglio. Pier Luigi Bersaninon sarà in piazza: “Avevo già un altro impegno - dice il segretario. Ma rassicura: “I nostri militanti e dirigenti andranno”. 


Numerosi esponenti democratici hanno assicurato la loro presenza e ieri Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma ed esponente di spicco del Pd, ha incontrato i militanti. “E’ stato un incontro molto costruttivo: ha dimostrato tutto il suo interesse per il movimento e l’intensione di un confronto continuo con noi” fanno sapere i viola. “In piazza passeremo dalla fase della protesta a quella della proposta” aggiungono. 


Questa volta ogni spesa è stata autofinanziata: è andato a segno la raccolta lanciata solo qualche giorno fa: “1000 euro in 2000 minuti”. Raccolti con le offerte quasi 30.000 euro, e domani ulteriori fondi saranno raccolti in piazza: “Pubblicheremo rendiconti minuziosi sul nostro sito Internet” l’impegno dei viola. 

In piazza Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Pdci, Federazione dei Verdi. Ieri è arrivata anche l’adesione dei radicali, a cominciare daEmma Bonino


La maggioranza non gradisce il ritrovo viola. Daniele Capezzone fa sapere che: “Un’opposizione così, senza progetto, senza proposte, unita solo dall'ostilità controSilvio Berlusconi, è destinata a rimanere minoranza per altri 15 anni”. Il popolo del No B. Day non ascolta. 


Scrivevano ieri sera sulla loro pagina Facebook: “Corrotti e corruttori, ‘ndranghetisti e minzolini, sciacalli e bertolasi, mafiosi, prescritti, ladri e affaristi speravate nel sonno delle coscienze e invece no, siete stati sfortunati: noi ci siamo e vi stiamo col fiato sul collo: o noi o voi”. 

Sono sicuri di essere in tanti, in piazza del Popolo, sotto il sole di Roma.


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venerdì 19 febbraio 2010

Borsellino: Ingannato da Di Pietro, mai più agende rosse con l'idv

di Salvatore Borsellino, da 19luglio1992.org

Sono profondamente deluso dalla scelta di Antonio Di Pietro di appoggiare De Luca in Campania allineandosi alle posizioni del PD e della scelta effettuata nelle Marche di aderire ad una coalizione con l'UDC, con un partito cioè che è presente in parlamento solo per i voti assicurati da Cuffaro, condannato già in secondo grado per i suoi rapporti con la mafia.
Avevo creduto nelle assicurazioni che mi erano sta fatte a Vasto da Di Pietro di volere rinnovare e ripulire il suo partito per farlo diventare il partito della Società Civile, il partito dei giovani dagli ideali puri, il partito di chi ha come ideali la Verità e la Giustizia, il partito della gente onesta, un partito fatto solo di persone degne di sollevare in alto la nostra Agenda Rossa.

Mi sono sbagliato, sono stato ingannato. Sono vicino a Gioacchino Genchi che ha annullato tutti i suoi incontri in programma con esponenti e candidati dell'IDV, concordo con le parole di Sonia Alfano che ha definito quello fatto da Di Pietro al congresso IDV un tradimento morale, non ci si può alleare con l'UDC di Cuffaro nelle Marche e soggiacere alle scelte del PD appoggiando un pluriindagato in Campania, non si può per opportunità od opportunismi politici rinunciare alla questione morale. Non si può, soprattutto per il particolare momento in cui è stata fatta questa scelta, lasciare intendere di essere in qualche maniera ricattabile.

Sono profondamente deluso e mi confermo ancora di più nella decisione, che peraltro avevo già preso, di separare nettamente l'immagine del Movimento delle Agende Rosse da quella dell'IDV.
A Vasto avevo ad alta voce richiesto di far diventare l'IDV il partito della gente onesta, di chi ricerca, come noi la Verità e la Giustizia. Ritengo che la base di quel partito abbia gli stessi nostri ideali e le stesse nostre aspirazioni, ma le assicurazioni che mi sono state fatte in quell'occasione ed alle quali avevo dato credito senza però firmare alcuna cambiale in bianco, sono state disattese.

Di Pietro non ha saputo rinunciare ai voti clientelari, non ha capito che perdendo qualche migliaio di voti buoni per ogni stagione e per ogni bandiera avrebbe guadagnato molti più voti di giovani che per la Verità e per la Giustizia saranno sempre pronti a combattere. Continuerò a sostenere persone come Benny Calasanzio, Giulio Cavalli, Emiliano Morrone, Sonia Alfano, Luigi De Magistris, tutte quelle persone che, continuo a credere, potrebbero fare diventare l'IDV quello che non ha avuto il coraggio di diventare. Invece dei passi avanti che mi attendevo, sono stati fatti dei passi indietro e non accetterò più che le bandiere dell'IDV si mescolino al simbolo delle Agende Rosse. Se IDV ha dimostrato di essere un partito come gli altri non c'è nessuna ragione perchè venga da noi considerato in maniera diversa dagli altri.

(16 febbraio 2010)
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no Bertolaso Day: Ghedini e Italia dei Valori contestati

Niccolò Ghedini, parlamentare PdL nonché ormai notissimo avvocato di Silvio Berlusconi, è stato contestato oggi mentre stava cercando di entrare a Montecitorio, dovendo così ripiegare in una vicina libreria per “fuggire” dalle urla dei manifestanti.
In Piazza Colonna, infatti, era in corso il “No Bertolaso Day”, come è stato ribattezzato dalla rete, indetto a inizio gennaio da diversi movimenti, associazioni e partiti per chiedere il ritiro totale del disegno di legge sulla privatizzazione della Protezione Civile, sventata in parte dagli avvenimenti degli ultimi giorni, lo scandalo legato alle indagini della Procura di Firenze e la gestione della ricostruzione dell’Aquila.
Erano presenti il Comitato aquilano 3 e 32, il presidio permanente del Popolo Viola di Roma, le Brigate di Solidarietà Attiva, i vigili del fuoco della Rdb, la rete No Ponte, i movimenti di Chiaiano, la Federazione della Sinistra, con la presenza in piazza del portavoce Paolo Ferrero (Prc).
Nel pomeriggio si è tenuta alla Sapienza un’assemblea riguardante proprio la Protezione Civile e il futuro delle grandi opere del nostro Paese.
Su “Repubblica” si può vedere il video dell’assedio a Ghedini che, arrivato nei pressi del Palazzo, viene riconosciuto da una terremotata aquilana che gli urla “maiali, siete una banda di maiali, a casa”.
I manifestanti si concentrano subito fuori dalla libreria in cui si rifugia Ghedini. “Servi dei servi dei servi”, “ladri”, “legittimo un c….”, “3 e 32 io non ridevo”, “rispettiamo solo i pompieri”, “processo, processo, processo” fra gli slogan intonati.
I vigili del fuoco presenti in piazza hanno poi raccontato le ore della notte del terremoto, denunciando la mancanza di un preallarme, legato alle scosse dei giorni precedenti, e l’arretratezza dei mezzi di comunicazione interni che “nell’era di internet e dei palmari avvengono ancora via fax”.
I terremotati hanno denunciato la mancanza di trasparenza nel percorso di ricostruzione della città, da cui i cittadini sono stati completamente esclusi, insieme agli enti locali, lasciando tutte le decisioni nelle mani dei massimi vertici della Protezione Civile.
I manifestanti presenti hanno poi contestato un parlamentare dell’Italia dei Valori sceso da Montecitorio, contro la scelta di appoggiare De Luca, definito “un incenetorista” che vuole “prendere a calci gli immigrati” e governare “contro i cittadini della Campania”.
“Dobbiamo – ha urlato un uomo di Chiaiano all’esponente dell’IdV – morire di camorra o di inceneritori?
Mattia Nesti



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martedì 16 febbraio 2010

PD e IDV votano per il rifinanziamento della guerra!


da peacereporter.it

In parlamento il rifinanziamento della missione in Afghanistan, che ci costa ogni anno di più

La Camera ha approvato martedì 9 febbraio, all'unanimità, il disegno di legge di conversione del decreto governativo che rifinanzia, tra le altre cose, la missione militare italiana che partecipa alla guerra in Afghanistan.


308 milioni per sei mesi di guerra. Per i primi sei mesi del 2010 sono stati stanziati 308 milioni di euro (51 milioni al mese) che serviranno per mantenere operativi sul fronte afgano 3.300 soldati, 750 mezzi terrestri (tra carri armati, blindati, camion e ruspe) e 30 velivoli (4 caccia-bombardieri, 8 elicotteri da attacco, 4 da sostegno al combattimento, 10 da trasporto truppe e 4 droni). Il decreto in discussione stanzia fino al 31 giugno altri 4,3 milioni di euro per altre spese di carattere militare (2 milioni a sostegno dell'esercito afgano, altrettanti per l'addestramento della polizia afgana, e 367 mila euro per il personale militare della Croce Rossa Italiana che assiste le nostre truppe).
La cifra di 308 milioni non copre il preannunciato invio in Afghanistan di altri 700-1.000 soldati, che avverrà dopo l'estate e che riguarderà quindi il rifinanziamento del secondo semestre 2010.

L'escalation finanziaria della missione. Alla fine dell'anno la partecipazione delle nostre forze armate alla guerra di occupazione in Afghanistan ci costerà almeno 600 milioni di euro. Nel 2009 ne avevamo spesi 540. Si conferma quindi l'inarrestabile aumento del costo di questa campagna militare, che corre parallelo alla progressiva escalation del conflitto.
Finora, compreso il rifinanziamento per il primo trimestre 2010, la missione bellica afgana ha risucchiato dalle casse dello Stato circa 2,3 miliardi di euro.
Merita ripercorrere la progressione annuale del costo di questa guerra: 70 milioni di euro nel 2002, 68 milioni nel 2003, 109 milioni nel 2004, 204 milioni nel 2005, 279 milioni nel 2006, 336 milioni nel 2007, 349 milioni nel 2008, 540 milioni nel 2009.

Una guerra senza opposizione. Quanti altri miliardi dovranno essere buttati via così dai nostri governanti di ogni colore, sottraendo tra l'altro preziose risorse a spese ben più utili alla collettività, prima che qualcuno dica basta?
Che fine ha fatto il movimento contro la guerra? Chi è rimasto a denunciare la violazione dell'articolo 11 della nostra Costituzione repubblicana che "ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"? E che consente "limitazioni di sovranità" per l'adesione a organizzazioni internazionali "in condizione di parità con gli altri Stati"(non di sudditanza), per evitare la guerra, non per farla. Per "assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni", non per partecipare a una rappresaglia militare collettiva e all'occupazione di un paese straniero (che non ci ha attaccati) costata già 40 mila morti (almeno un quarto civili) e decine di migliaia profughi e mutilati



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martedì 9 febbraio 2010

Ferrero: De Magistris e Travaglio criticano l'incoerente Di Pietro per l'appoggio a De Luca


E alla fine la coerenza di Antonio Di Pietro pare essersi piuttosto offuscata e a notarlo sono colleghi di partito e colleghi della sinistra. La scelta dell’Idv di sostenere, in barba ai proclami sui candidati senza ombre giudiziare e sulla moralità in politica, Vincenzo De Luca ha creato qualche imbarazzo, pur essendo stata addirittura appoggiata da un’ovazione al congresso.
Come tutti sapranno l’Idv ha deciso di appoggiare il candidato del Pd alle elezioni regionali in Campania. Nelle scorse settimane aveva posto più di un dubbio a quest’ipotesi facendo notare i problemi giudiziari di De Luca. Il sindaco di Salerno ha infatti all’attivo una condanna in primo gradorinvii a giudizio. (processo poi finito in prescrizione) e due Seguendo le idee da sempre propagandate dall’Idv ci saremmo aspettati che i dipietristi non avrebbero mai sostenuto De Luca. E invece, clamorosamente, c’è stata una giravolta.
Ferrero (la Federazione per la Sinistra non appoggerà De Luca) ha un giudizio fortemente negativo sulla scelta di Di Pietro
Se andare a governare significa far assolvere da un congresso chi è rinviato a giudizio dalla magistratura e ha amministrato la propria città su posizioni di destra, allora non ci siamo proprio

domenica 24 gennaio 2010

Dir. Naz PRC: Dalla Puglia alla Lombardia tutti i nodi delle regionali



La riunione di ieri (20-01-2010 ndr) della direzione nazionale del Prc, convocata soprattutto per affrontare le imminenti scadenze elettorali, ha inevitabilmente toccato altri temi: «Questo è l'ultimo appuntamento che ci vede dover operare in una condizione di forte bipolarismo ha affermato il segretario Paolo Ferrero, sia introducendo che chiudendo i lavori una condizione di difficoltà in cui abbiamo tentato, come Federazione della Sinistra di dare vita con altre forze ad un polo alternativo tanto al Pd che al Pdl. Se c'è una cosa che dobbiamo segnalare è che i soggetti a cui abbiamo lanciato proposte programmatiche realmente diverse (SeL e IdV) si sono dimostrate ancora subalterne al Pd». Una parte della relazione è stata dedicata ad alcuni accenni di analisi politica Il carattere strutturale della crisi, l'aumento esponenziale della disoccupazione vedono la fine del modello di sviluppo e dei rapporti finora esistenti fra nord e sud del mondo. «L'Europa pare essere sempre più marginalizzata ha affermato Ferrero - e in Italia il modello che assume la crisi ha nei fatti di Rosarno un elemento paradigmatico. E in Italia, elemento ancora pi drammatico il governo delle destre mantiene, a differenza che nel resto d'Europa i suoi consensi, anche a causa di una debolezza totale ai limiti della concertazione, dell'opposizione parlamentare. Ogni forma di dissenso è stata finora smorzata. Per questo, basta restare nelle lotte ma bisogna avanzare una proposta politica complessiva. I comitati unitari vogliono spostare ad aprite la raccolta referendaria contro il nucleare e privatizzazione dell'acqua. La Federazione deve in tempi brevi dare vigore alla  propria battaglia contro la precarietà che si articolerà con 4 quesiti referendari, 3 riferiti ad aspetti specifici della legge 30 e uno sui processi di lavoro». Si è ribadito che questa campagna deve essere una sorta di marchio politico alle scadenze elettorali. Del resto la Federazione è stato l'unico soggetto he invece di pensare a nomi e candidati ha tentato di ragionare sui contenuti. Ferrero ha descritto le condizioni attuali, soffermandosi sui problemi di Lazio e Calabria. In alcune regioni come l'Emilia Romagna il segretario regionale Nando Mainardi lo ha esplicitato in maniera pi articolata esistono già le basi petun acc rdo di governo; in altre la situazione è ancora tToppo indefinita; in altre àricora, come il Piemonte, si prospetta un accordo tecnico di desistenza. Su questo tanto Ferrero quanto il segretario regionale Petrini, sono stati chiari. Un accordo di programma con la presidente uscente Bresso, appoggiata anche dall'Udc e fortemente condizionata, nàn è possibile. Entrando in coalizione su alcuni punti specifici, ma restkdo fliori dal governo, diviene possibile mantenere spazio prezioso nèlle istituzioni. Sono intervenuti dapprima i segretari regionali o loro rappresentanti per articolare meglio le singole situazioni Molte le problematicità, la decisione del Pd di puntare quasi dappertutto su alleanze centriste rende in gran parte delle regioni possibili al massimo e non sempre accordi di desistenza. Caso emblematico quello lombardo dove Penati ha scelto di impedire con questa anche accordi tecnici senza incontrare reali resistenze nella sua maggioranza. Il caso Lombardia diviene perci un caso nazionale in cui rendere il pi visibile possibile la scelta anticomunista e dove la Federazione, magari insieme ad altri soggetti del territorio, dovrà confrontarsi autonomamente. Il Lazio è stato al centro di molti interventi. Serve ancora un supplemento di indagine per capire se ci sono i margini per un accordo tecnico, pare di capire. Del resto il liberismo dell'esponente radicale ris ulta difficilmente compatibile con la necessità di non distruggere il corpo militante del Prc nella regione. Si attendono decisioni a stretto giro. Altre complessità sono state rilevate in Basilicata, Campania, Calabria; tortuosa la situazione delle Marche dove molto dipenderà da quanto le sirene dell'Udc e dei poteri che il centrismo rappresenta (banche e confindustria) riusciranno ad ammaliare il candidato Spacca, del Pd, con cui a dicembre si era già raggiunto un accordo programmatico. Alle primarie pugliesi la Federazione parteciperà indicando in Vendola il proprio candidato. Molti gli interventi probilematici. Nicotra: «Bisognava preparare da tempo il nostro partito a questo scenario, e non lo abbiamo fatto ora siamo presi nella morsa speculare fra autonomia e governismo»; Bellotti che ha definito la vicenda «ingloriosa» per il gruppo dirigente e che ha chiesto di fatto di non partecipare ad alcuna coalizione; Grassi che avrebbe preferito avere già in campo anche gli altri 2 quesiti referendari per fare massa critica; Mantovani, che ha invocato un esempio di rottura voluta dalla federazione ad esempio il Lazio ed un esempio di coalizione alternativa al Pd, dando anche una impronta antisitemica alla scadenza elettorale. Critiche raccolte nella conclusione da Ferrero che ragionando territorio per territorio ha voluto ribadire l'importanza, da spiegare anche al corpo del partito, di una presenza nelle istituzioni, il lavoro svolto e le condizioni a cui si è addivenuti, e la necessità di ripartire con un offensiva, soprattutto diretta a Sinistra Ecologia e Libertà, per una unità delle sinistre.

venerdì 22 gennaio 2010

Abruzzo: la mobilitazione per l'acqua pubblica



ABRUZZO. Anche in Abruzzo, come nel resto d’Italia, continua la mobilitazione per bloccare il processo di privatizzazione del bene Acqua voluto dal governo in carica con l’approvazione del Decreto Ronchi lo scorso novembre.
Il decreto definisce l'acqua un servizio a rilevanza economica e prevede l'obbligo di affidarne la gestione ai privati.
«Il provvedimento è un vero e proprio attacco alla democrazia perché sottrarrà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, alle grandi multinazionali», dicono le associazioni che stanno organizzando la mobilitazione.
Tra queste Abruzzo Social Forum, Wwf Abruzzo, Marelibero.net, Pescara in comune by amici di Beppe Grillo, Arci Chieti, Fp Cgil Abruzzo, Giovani Comuniste/i, Punto Pace Pescara - Pax Christi, PeaceLink Abruzzo, Collettivo onda libera, Cooperativa Il Mandorlo Bottega Commercio equo, Site.it, Caritas – Diocesi Pescara, R.. R.. Resh, Filcem-Cgil Abruzzo, Emporio Primo Vere.
«Gli effetti della privatizzazione sono ormai noti: crescita incontrollata delle tariffe (ad Arezzo, ad Aprilia e in altri comuni le tariffe sono aumentate fino al 400%!) e mancati investimenti per la ristrutturazione delle reti idriche colabrodo».
La regione Abruzzo ha approvato un emendamento al Dpfer che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico deve ritenersi «privo di rilevanza economica».
«Chiediamo ora al presidente Chiodi», dicono i comitati, «di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Ronchi (come hanno già fatto altre quattro regioni)».
Molti comuni italiani e abruzzesi stanno avviando l’iter per inserire nei propri Statuti un articolo che definisca il Servizio Idrico Integrato “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”.
A Pescara, Teramo, L’Aquila, e in molte altre grandi città è già stata presentata la proposta di modifica degli statuti comunali; in alcuni addirittura la delibera è già in discussione e sta per essere approvata la modifica.
L’intervento del Segretario della Camera del Lavoro di Pescara, Paolo Castellucci ha rimarcato l’interesse dei lavoratori a difendere il servizio idrico contro le esternalizzazioni privatizzatrici e «per garantire quel nesso inscindibile tra qualità del lavoro e qualità del servizio che solo una gestione pubblica può valorizzare a pieno».
Il 20 marzo è stata convocata una grande manifestazione nazionale a Roma a sostegno di tutte le iniziative messe in campo contro la privatizzazione dell’acqua e sarà la data di avvio della campagna referendaria che mobiliterà milioni di persone in tutta Italia.
Intanto il prossimo fine settimana (23 e 24 gennaio) in decine di località abruzzesi ci saranno banchetti informativi e si raccoglieranno le firme a sostegno delle delibere di modifica degli Statuti comunali. (presidi a Pescara, Chieti, Teramo, Sulmona, Vasto, Montesilvano, Francavilla, Giulianova e in molti altri comuni abruzzesi).
La campagna di mobilitazione viene aggiornata anche sul sito nonlasciamolifare.org.
Aderiscono all'iniziativa anche Rifondazione Comunista-SE, Italia dei Valori, Partito Comunista dei Lavoratori, Verdi, Partito di Alternativa Comunista.

sabato 16 gennaio 2010

Di Pietro : pronto un dossier contro di me, mi accusano di essere al soldo della Cia


«lo scopo e' operare una falsa rivisitazione storica degli anni di Mani Pulite»

Il leader Idv: «Un personaggio sta offrendo a buon mercato 12 foto di me con Mori e Contrada»

MILANO - Stanno preparando un dossier contro di me. E' l'accusa lanciata dal leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «Da giorni si aggira per le redazioni dei giornali e nel circuito politico della Capitale uno strano personaggio che sta offrendo a buon mercato un dossier di 12 foto che mi ritrarrebbero insieme indovinate a chi? No, niente escort. I miei interlocutori sarebbero, anzi sono, il colonnello dei carabinieri Mori ed il questore della polizia di Stato Contrada. Insieme a loro nella foto ci sarebbero anche alcuni funzionari dei servizi segreti» spiega Di Pietro che, dal suo blog, aggiunge che «naturalmente un acquirente si è subito fatto avanti: il solito quotidiano che, pur di buttare fango sul sottoscritto, acquista qualunque cosa, anche a prezzi esorbitanti, costi che poi si sommeranno a quelli che dovrà pagare per la querela che farò, e che si aggiungerà alla denuncia che ho già provveduto a depositare alla magistratura, perchè questa volta sono venuto a conoscenza per tempo della trappola».
COPIONE GIA' VISTO - «Il copione - dice il leader Idv - si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il «bidone» che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere, utilizzando alcune foto del tutto neutre, che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della CIA per abbattere la Prima Repubblica perchè così volevano gli americani e la mafia. Certo che ce ne vuole di fantasia... e anche di arroganza per ritenere che gli italiani siano tutti così allocchi da bersi una panzana del genere». «Vi anticipiamo il giochino che stanno mettendo in piedi», dice Di Pietro che si riferisce agli scatti che lo riguarderebbero rivelando che «ne hanno acquistate 4 di foto e, prima delle elezioni, le pubblicheranno. Questi scatti dovrebbero servire per veicolare il seguente teorema: siccome Mori è finito indagato per la nota vicenda delle agende rosse e Contrada è stato condannato per fatti di mafia, Di Pietro ha avuto a che fare, pure lui, con queste vicende. Siccome poi c'erano anche funzionari dei Servizi insieme a costoro, vuol dire che Di Pietro stava macchinando con qualche potenza straniera, se non addirittura con la mafia». «La verità, ovviamente, è molto più lineare e banale: all'epoca io ero un magistrato inquirente che svolgeva le indagini, chiedeva arresti e poi li faceva eseguire. Indovinate da chi? dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, ovviamente, ed anche dalla Guardia di Finanza. Il colonnello Mori e il questore Contrada erano appunto esponenti di primo piano dei predetti organi ed è sicuramente capitato, anche se io ora, a distanza di quasi vent'anni, non ricordo tutte le circostanze, che a volte abbia chiesto anche agli Uffici da loro diretti, oltre ad una miriade di altri, di svolgere accertamenti e di eseguire provvedimenti».
IL COMPLOTTO - E allora, aggiunge Di Pietro «magari sarà pure capitato che, nelle pause di lavoro, mi sia fermato a mangiare o a bere un caffè con loro, anche per approfondire meglio il lavoro. E allora? Dove sarebbe lo scandalo? Interloquire con un questore o con un colonnello dei carabinieri addetti alle investigazioni è il minimo che poteva, e può, fare un magistrato che, come me, stava svolgendo le indagini di Mani Pulite. Non potevo certo sapere - osserva il leader Idv - i guai che sarebbero loro capitati anni dopo. Essi all'epoca erano solo servitori dello Stato, non delinquenti». «E invece, ancora una volta, si sta tentando di costruire una bufala, grazie ai soliti prezzolati denigratori di professione del solito organo di informazione. Lo scopo è evidente ed è il consueto ritornello: screditare me e l'Italia dei Valori durante la campagna elettorale e, soprattutto, operare una falsa rivisitazione storica degli anni di Tangentopoli e di Mani Pulite nel tentativo di far credere che all'epoca non ci fosse una classe politica corrotta, ma una magistratura militante, al soldo di qualcuno». «Sì, proprio al "soldo" perchè si vorrebbe far credere che, in cambio del servizio reso, queste fantomatiche potenze straniere avrebbero poi versato ingenti somme di denaro in conti correnti esteri, sparsi fra gli Stati Uniti e addirittura la Nuova Zelanda. Sembra un film di fantascienza - osserva l'ex pm - ma la fantasia distorta non ha mai fine e, d'altronde, basta lanciare una balla nell'iperspazio dell'informazione e il piatto è servito! La falsa equazione è semplice: Mani Pulite è stato un bluff, una trappola, Di Pietro era un uomo dei servizi, i politici corrotti non sono mai esistiti, è tutto un imbroglio. L'obiettivo è ancora più evidente: riscrivere la storia di ieri per oscurare la continuità, ancora esistente, fra la classe politica corrotta di allora e quella ancora più corrotta e sfacciata di oggi. Anche i finti e gli ipocriti festeggiamenti per Craxi, che oggi gli tributano soprattutto quelli che ieri lo criticavano e lo tradirono, sono funzionali allo scopo». La chiusa del post è in stile borrelliano: «Ma noi "resisteremo, resisteremo, resisteremo". L'amore per la democrazia e la difesa della Costituzione ce lo impongono!»

domenica 10 gennaio 2010

REGIONALI: Lazio - Federazione della Sinistra e IDV candidano Pedica



Roma, 9 gen. (Adnkronos) - Idv e Federazione della Sinistra hanno annunciato la candidatura di Stefano Pedica alle regionali nel Lazio. "E' sotto gli occhi di tutti -si legge in una nota- che il Partito Democratico, nel non proporre un candidato, sta favorendo la vittoria della destra nel Lazio. Una vittoria che poteva, e che ancora oggi potrebbe, essere scongiurata. L'autocandidatura della Bonino e' una questione che deve risolvere il Partito Democratico, nel merito e nel metodo".
"Da due mesi, la Federazione della Sinistra (Pdci, Prc, Socialismo 2000, Lavoro e solidarieta') e l'Italia dei Valori, hanno proposto a tutto il centrosinistra -si spiega- un patto politico su alcuni punti programmatici, in grado di dare risposte alle gravi condizioni sociali ed economiche in cui versano i cittadini del Lazio. Il Pd fino ad oggi non ha, di fatto, parlato di contenuti e programma.
"Pertanto la Federazione della Sinistra e l'IdV del Lazio, per senso di responsabilita' verso i bisogni dei cittadini laziali, confermano una campagna elettorale sui punti programmatici comuni, una coalizione aperta a tutti coloro che nel centro sinistra vi si riconoscono ed in opposizione chiara e netta al centrodestra. La Federazione della Sinistra, inoltre, avanza la candidatura a Presidente del senatore Stefano Pedica, come garante -si sottolinea- di un metodo e di contenuti che restituiscano credibilita' alla politica e alla partecipazione di tutte e di tutti".

lunedì 4 gennaio 2010

Riforme, il Pd contro l'Idv "I migliori alleati di Berlusconi"

Letta si dissocia da Di Pietro che ha definito "incaute" le parole di Napolitano
"Noi difendiamo il presidente e la sua posizione a favore delle riforme"

Ieri la provocazione di De Magistris: "Il premier se ne vada dall'Italia"
Bonaiuti: "Abbiamo avviato il dialogo ma già abbondano missili e cannonate"


Enrico Letta
ROMA - A due giorni dal messaggio di fine anno del capo dello Stato Giorgio Napolitano, con il suo appello a "un confronto sereno e serrato fra le forze politiche" per l'avvio delle riforme necesarie al Paese, è di nuovo scontro fra maggioranza e opposizione.

A innescare la miccia sono le parole pronunciate ieri da Luigi De Magistris ("Berlusconi se ne vada dall'Italia") ma soprattutto dopo quel che Antonio Di Pietro ha scritto nel suo blog, definendo "incaute, visti gli interlocutori" le affermazioni del presidente della Repubblica.

La maggioranza insorge, il Pdl Fabrizio Cicchitto osserva come sia "sempre in azione" il "nucleo d'odio", il portavoce del premier Paolo Bonaiuti denuncia che agli attacchi "non arriva alcuna risposta delle sinistra riformista" ma a stretto giro è il numero due del Pd, Enrico Letta, a replicare all'Italia dei valori: "Sono i migliori alleati di Berlusconi - dice - e portano il centrosinistra nell'abisso".

Proprio ieri - in una giornata agitata anche dalle dichiarazioni del ministro Brunetta sull'articolo 1 della Costituzione - Bonaiuti aveva nuovamente auspicato "un confronto sui fatti" con l'opposizione, ribadendo che il percorso sulle riforme potrebbe ripartire dal Senato e dalla "bozza Violante", pur insistendo sulla necessità di un rafforzamento dei poteri del premier.

"Abbiamo fatto partire l'iniziativa per le riforme - ha ribadito oggi Bonaiuti - ma già abbondano missili e cannonate dai Di Pietro e dai De Magistris e non vediamo ancora molte risposte concrete dalla sinistra riformista".

Ma ecco che il Pd si dissocia dalle affermazioni dell'Italia dei valori e difende Napolitano. "Con questa continua rincorsa Di Pietro e De Magistris portano il centrosinistra nell'abisso e sono i migliori alleati di Berlusconi - afferma il vicesegretario Letta in una nota - noi continuiamo sulla nostra linea di sostegno e difesa del capo dello Stato e della sua posizione a favore delle riforme e dell'interesse nazionale"

sabato 2 gennaio 2010

Non è questione di guardie e ladri




Il successo di Di Pietro nella sinistra si deve al fatto che lui soltanto, e il suo bizzarro partito, esprime la protesta di quella metà degli italiani che vede Berlusconi chiedere con prepotenza di essere esentato dai processi che ha in sospeso. Perché questa elementare decenza non gli viene chiesta anche da quel Pd che si dice di opposizione, anzi pretende di rappresentarla quasi tutta? Onestà e legalità sono il minimo che si esige da chi esercita una carica pubblica e se il Pd non lo fa si deve pensare o che si comporterebbe esattamente come il Cavaliere, o che, come lui, pensa che il consenso elettorale valga più della legge, o che tenda a mettere le mani assieme a lui sulle riforme istituzionali. Né servono a fugare il sospetto i perpetui richiami del Presidente della Repubblica a ritrovare un accordo tra le parti per procedere più presto. Ma quali riforme si potrebbero fare con un leader dalla cui filosofia, più volte espressa, esula qualsiasi simpatia per la repubblica parlamentare che abbiamo voluto essere? Che le camere gli diano solo fastidio lo ha detto a chiare lettere, farebbe più e meglio senza di esse, e queste potrebbero ridursi a cinque o sei portavoci. Che la divisione dei poteri gli sia concetto estraneo, al punto di vedere nei suoi istituti un nemico personale da abbattere, è altrettanto chiaramente dichiarato. Quali riforme si farebbero dunque con lui? Sarebbe come se la Repubblica di Weimar avesse proposto al nazismo di concordare una costituzione che gli andasse bene.
Ma, mi si può obiettare, Berlusconi non è Hitler, non ne ha né la ferocia né l'ideologia. È soltanto un padrone, convinto che se potesse dirigere l'Italia da solo tutto andrebbe meglio. E chi lo vota pensa lo stesso. Stupisce che il Pd non si ponga questo problema, quasi che assumesse questa mentalità aziendale come un contributo alla modernizzazione del paese.
In questo senso l'opposizione non solo non indebolisce Berlusconi ma indebolisce il Pd medesimo. A chi possono guardare i suoi seguaci? A Casini, disposto a sbarazzarsi del Cavaliere solo se il Pd si sbarazza di quel che resta di Sinistra e Libertà, di Rifondazione e dei Verdi? Non gli resta che affidarsi a Di Pietro, piaccia o non piaccia stare alle falde di un ex pubblico ministero incline a vedere ogni problema in chiave di guardie e ladri.
Che sia questa l'inclinazione, converrà anche Revelli. La democrazia non si identifica con il codice penale, come Marco Bascetta ha seriamente argomentato. Pretende molto di più ed è meno punitiva. Di più, perché ha esigenze di metodo e costume che il codice non contempla e non vorremmo che contemplasse. Esige cultura e stile che il Cavaliere non ha. Farsi portare una ventina di ragazze a Palazzo Grazioli e sceglierne una o due con cui andare a letto, non è proibito dalla legge: fa soltanto del premier una figura fra ridicola e maniacale, indicativa del suo modo di considerare gli uomini e le donne.
Lo stesso indicano le battute sessiste in tv, di cui si vanta. O l'imbarazzo in cui ha messo i partiti popolari europei sulle persecuzioni che subirebbe in Italia. Essere chiamato da un tribunale non è una persecuzione; Andreotti, che è uomo di altro spessore, non s'è mai sognato di dirlo.
Non lo è neanche l'essere colpito in volto da un modellino del duomo tirato da un infelice disturbato, incidente che perfino lui, ci è parso, tendeva a ridurre di peso, prima che i suoi consiglieri lo inducessero a parlare di sé come neanche di Aldo Moro.
Il solo argomento politico che il Cavaliere agita con ragione è che Di Pietro e non solo preferirebbero liberarsi di lui con lo strumento giudiziario piuttosto che con quello politico. Pd incluso. Non era del tutto normale imporgli di rinunciare alle sue reti televisive, come succede negli altri paesi? Ma non lo si fa. Non sarebbe stato del tutto normale permettere al Parlamento di fare una opposizione ribaltando una legge elettorale definita dal suo stesso promotore una porcheria? Ma non lo si è fatto.
La forza di Di Pietro viene da quel che il Pd non fa. Non si tratta di ridurre la conflittualità, ma di civilizzarla. Non è un affare di tribunali, ma di democrazia pura e semplice.

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