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venerdì 30 aprile 2010

Lettera aperta di un iscritto ANPI "contro le false celebrazioni istituzionali"

Pubblico una lettera tratta dal sito livornese di "Senza Soste" in cui si fotografa molto bene la situazione dell'ANPI, che ormai devia apertamente non tanto dalla retorica della difesa della Resistenza e della Costituzione, quanto dall'offensiva antifascista contro chi della Costituzione e dei diritti sociali (senza i quali quelli politici non valgono nulla, se non a tenere buoni milioni di sprovveduti) ha fato carta straccia.
Diceva Mao che l' "Imperialismo è una tigre carta": anche il neofascismo italiano, che sta assumendo il carattere di un regime bipolare con monopolio esclusivo dell'informazione da parte dei due grandi partiti della borghesia nostrana, è una tigre di carta, forte solamente perché le forze veramente antifasciste sono messe alla berlina da coloro che, a parola, si fanno belli con le parole "resistenza", "costituzione", "democrazia".
Ecco allora che anche a Fermo l'Anpi provinciale ha preso la decisione di espellere dalla sua sede il Collettivo Antifascista di Fermo solamente perché questo dichiarava, giustamente a mio avviso, che l''ANPI stava tradendo i valori della Resistenza con la liturgia delle messi solenni, delle celebrazioni con le associazioni di reduci e combattenti, facendo parlare un rappresentante del neofascismo italiano al potere e spalleggiatore dei gruppi esplicitamente fascisti che infestano il territorio fermano.

Trovo inoltre disagio nei confronti di forze che, in maniera assolutamente antistorica, ci rappresentano la Resistenza come un momento di compattezza della nazione italiana: a parte che la guerra di resistenza fu sia guerra di liberazione, che guerra civile e di classe, una simile lettura patriottarda isola la Resistenza dal continuum storico: cosa fecero cioè molti di coloro che vi parteciparono fino all'8settembre 1943? Erano tutti antifascisti? O non lo furono solo dopo perché si apprestavano, vigliaccamente, ad abbandanare il carro perdente per il grande capitale? E dopo la liberazione, che fecero? Le condanne contro i partigiani e le amnistie scandalose chi le perpetrò nella seconda parte degli anni '40? E le stragi che hanno insanguinato l'Italia, chi ne fu orditore occulto?
Tutte domande che mi spingono a festeggiare la Resistenza da marxista e non in chiave patriottica.

Non mi dilungo oltre.
Vi lascio con una domanda: non ha tradito i valori della Resistenza chi sostiene che un negazionista come Faurisson e un neofascista come il sindaco PDL di Fermo debbano parlare, mentre a persone solidamente antifasciste viene impedito di riunirsi nella sede dell'Anpi?
(Giorgio Raccichini)


da http://www.senzasoste.it/anti-fascismo/lettera-aperta-di-un-iscritto-anpi-contro-le-false-celebrazioni-istituzionali
Pubblichiamo la lettera aperta di un iscritto Anpi livornese che ben fotografa quello che è stato il 25 aprile 2010 in Italia. Un 25 aprile pieno di tensioni e di ipocrisie, pieno di retorica istituzionale ma che non riesce a dare nessuna risposta e nessuna riflessione utile per situazioni presenti, gravi e reali. Ci sono stati momenti di tensione sia a Milano che a Roma (foto e video), raccontati poi dalle televisioni e dai giornali come un intervento dei soliti intolleranti dei centri sociali. Non è stato così, infatti le motivazioni di quelle contestazioni erano ben ancorate a episodi gravi che hanno visto le istituzioni stesse come protagoniste o complici.
A Milano infatti un Consiglio di quartiere aveva dato autorizzazione (anche con i voti del Pd) ad una due giorni di dibattiti e concerti a gruppi neonazisti proprio il 24 e il 25 aprile in un parco milanese. Dopo le proteste e lo scandalo politico sollevato dagli antifascisti, il Consiglio di quartiere ha tolto il patrocinio all'inziativa che tuittavia si svolgerà il 1 e il 2 maggio sempre a Milano nel parco Ramelli. A Roma invece appariva chiara da subito la presenza strumentale di gente come Alemanno o la Polverini ad una simile celebrazione. Entrambi sono legati infatti ad un passato fascista e al legame con gruppi neofascisti che a Roma godono di appoggi e impunità. Basti vedere la presenza della Polverini sulla balaustra della curva laziale in campagna elettorale ed i festeggiementi a braccio teso con i propri camerati del Comitato elettorale . (Vedi foto)
Insomma, in un'Italia sempre più fascista e razzista queste contestazioni hanno portato sulla terra chi, come il Pd e le varie associazioni di combattenti, vive queste celebrazioni come una cerimonia staccata dalla realtà e non come un evento di popolo. A Livorno infatti quando alcuni militanti del  Csa Godzilla e del Collettivo anarchico hanno intonato "Bella Ciao", il sindaco e molti partecipanti se ne sono andati in fretta e furia quasi disturbati da questo fuori programma.
 
red 26 aprile 2010  
 


***

La lettera dell'iscritto all'Anpi

Partendo dall'immensa gratitudine per chi 65 anni fa prese armi e coraggio per combattere il fascismo dobbiamo oggi (2010) rammaricarci per le posizioni che L'Associazione Nazionale Partigiani (alla quale sono iscritto da molti anni) sta portando avanti.
Roma e Milano sono state solo le gocce che hanno fatto traboccare il vaso. Non possiamo vedere commemorare il 25 aprile da chi faceva il saluto romano (Polverini) o da chi concede spazi pubblici ai gruppi fascisti per le loro ridicole parate.

Purtroppo sempre più spesso l'ANPI preferisce accompagnarsi alle istituzioni piuttosto che ai giovani che quotidianamente si impegnano e lottano contro ogni forma di fascismo, razzismo e discriminazione, d'altro canto, sempre più spesso, vediamo l'associazione "tirata per la giacca" dal PD.
Smuraglia (presidente dell'ANPI) crede di non essere più solo nella battaglia antifascista perchè sindaci , presidente di regione e di province di destra salgono sul palco per un vuoto cerimoniale. Se l'ANPI non è più sola lo deve SOPRATTUTTO agli antifascisti di oggi.
No caro Smuraglia, no cara ANPI, il 25 aprile non è SOLO una festa e non lo può essere nel nostro paese.
Non lo può essere perchè l'eredità della resistenza è stata tradita dalle stesse istituzioni politiche che considerano la lotta quotidiana fascisti/antifascisti come una guerra per bande e che sempre più spesso lasciano immensi spazi pubblici all'avanzare dei fascisti del terzo millennio, che poi ci si appelli al voto lo ritengo addirittura ridicolo.
Gruppi di estrema destra continuano a moltiplicarsi nel nostro paese coperti dalla destra "istituzionale" la quale non disdegna (vedi Salerno) di attaccare la Resistenza appena possibile.
Per tornare all'oggi, l'ANPI doveva scandalizzare non per la contestazione ma per le prese di posizione della CGIL che chiedeva "l'intervento delle forze dell'ordine" contro quei ragazzi che contestavano chi concede agibilità politica ai fascisti, doveva scandalizzarsi per la presenza della Polverini che qualche settimana fa era circondata dai fascisti della curva laziale sempre pronti ad esporre croci celtiche e immagini del duce.
Purtroppo l'ANPI deve decidere, in una società come quella Italiana dove tutto può essere messo in discussione, non si può sempre appoggiarsi alle istituzioni per portare avanti la battaglia antifascista, perchè le istituzioni stesse hanno dimostrato, se governate dalla destra, ma sempre troppo spesso anche dalla sinistra, di essere partecipi del rifiorire di gruppi fascisti.
L'antifascismo è un VALORE che non tutti hanno fatto proprio e credo che ormai spetti alle nuove generazioni il compito di portarlo avanti. Quella generazione di antifascisti era in piazza a Milano e Roma ed è sempre mobilitata, senza riguardo per quelle istituzioni che non si siano dimostrate sinceramente antifasciste.

L'ANPI deve prendere atto di questo evitando di ascoltare gli amici PD per cui il 25 aprile non è altro che una cerimonia a cui si partecipa con il doppiopetto.

Alessandro Giusti
Tesserato ANPI n 087005

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mercoledì 28 aprile 2010

25 aprile Mogliano - lettera al gazzettino


Caro Nello Duprè,
Ho letto, nella rassegna stampa del Comune, il resoconto della celebrazione della Liberazione.
Ebbene, DOMENICA 25 Aprile ero in piazza a MOGLIANO ed ho contestato  il Sindaco ex- compagno, ora camerata.
In piazza non ho visto rappresentanti dei Centri Sociali e la bandiera del “CHE” era solo la mia. La innalzavo con una lunga canna da pesca. Il signor Azzolini (padre) mi ha chiesto che c’entra il “CHE”. Il “CHE” c’entra sempre quando c’è da dimostrare coerenza, abnegazione e fede in alti ideali, tre “valori” del tutto sconosciuti al nostro sindaco, che inoltre ignora la storia: il 25 aprile è del ’45, mentre il 24 maggio è del ’18.
La Resistenza è stata combattuta dai partigiani in maggioranza “rossi”, e te lo dice un figlio di partigiano che, dopo la morte del padre, si è iscritto all’ANPI per tener alto il valore dell’ANTIFASCISMO. Mio padre è stato un partigiano della prima ora (8 settembre ’43), che nell’estate del ’44 è stato catturato mentre tornava a casa dal lavoro, su spiata di un fascista. I Tedeschi l’hanno torturato (2 unghie di una mano gli crescevano più corte), ma fortunatamente ha resistito ed il comandante tedesco, che non si fidava dei fascisti, nel dubbio, invece di fucilarlo l’ha spedito nel campo di concentramento di Chemnitz. Qui, mio padre  si è fatto 10 mesi prima di essere liberato dai Russi. Anni fa è stato insignito della croce al valore.
Ho notato, e mi dispiace ti sia sfuggito, che nel corteo, dietro la banda, c’erano le associazioni d’arma (a proposito ti sembrerà strano, ma io sono un Ufficiale di Marina) e poi in fondo, a chiudere, i partigiani. Ovviamente ho fatto notare al sindaco ed ai presenti che il 25 aprile non è il 24 maggio e nemmeno il 4 novembre.(data in cui si festeggiano le forze armate). A proposito, ti risulta che il nostro sindaco abbia fatto il servizio militare? (sai, è una curiosità)
cordiali saluti,
Orazio Dalla Tor
comunista, figlio di partigiano comunista e che, oltre a “Bella Ciao”, ha cantato anche l’  ”Inno di Mameli”
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martedì 27 aprile 2010

memoria condivisa? Un cavolo

Oggi si è andato in scena un altro oltraggio alla nostra storia, uno dei tanti messi in atto in questi anni da questa maggioranza che si regge sull'appoggio di fascisti vecchi e nuovi. Quanta ipocrisia, quante parole inutili e offensive, quanti discorsi privi di significato se non quello di distruggere la storia della resistenza che ha portato alla Liberazione. Già questa fantomatica parola che è spartita dai discorsi ufficiali a partire da quello del dittatore di Arcore. Un presidente del consiglio che nemmena si degna di presenziare a nessuna cerimonia ufficiale per commemorare una data così importante per il paese, la dice lunga sulla reale considerazione della Resistenza da parte di un uomo che ha riportato al governo proprio quegli uomini e quelle ideologie contro le quali i protagonisti della resistenza hanno combattuto. Nel suo discorso il cavaliere ha poi commesso una gaffe, voluta e non casuale, sulla quale nessun giornalista si è soffermato: ha definito il 25 aprile festa della libertà e non della liberazione. Un vero e proprio oltraggio per ciò che questa data rappresenta. Ha poi scomodato i padri costituenti affermando che ora il suo compito è andare oltre "il compromesso dei costituenti", peccato che il suo andare oltre significhi modificare radicalmente i principi della costituzione per mettere nella mani di un solo uomo, lui naturalmente, un potere assoluto e senza nessun controllo democratico. Ma le parole dell'aspirante dittatore non sono state le uniche ad offendere questa festa nazionale. Gli ha hatto degna eco il ministro della guerra La Russa che ha tracciato un parallelo fra la Resistenza, i partigiani e la missione di guerra dei nostri soldati in Afghanistan. Un confronto veramente offensivo per coloro che hanno dato la vita in nome della democrazia e della libertà dell'Italia, rispetto a coloro che hanno invaso una nazione straniera nel nome della difesa di interessi globali. Purtroppo un'associazione che ha fatto anche il Presidente Napolitano, che spero dopo il suo discorso, sia andato a vomitare per la sciempiaggine che anche lui ha detto forse non coscientemente. Tutta gente senza ritegno degnamente rappresentata dalla neo-governatrice del Lazio, la Polverini, che ha avuto la faccia tosta di presentarsi sul palco delle celbrazioni a Roma dopo aver fatto il saluto romano durante la campagna elettorale. E pretendeva anche di non essere presa ad uova marce in faccia. Meno male che in questo paese c'e' ancora gente che non ha subito il lavaggio del cervello dalle televisioni del dittatore di Arcore e quindi sa ancora riconoscere il valore storico di una giornata come il 25 aprile e pretende che certa gente se ne stia rinchiusa in casa in questo giorno piuttosto che mostrare la propria ipocrisia. Altro che memoria condivisa, come qualche ministro fascista ha dichiarato, sul 25 aprile non c'e' proprio niente da condividere con questa gentaccia che pretende non solo di cancellare costituzione, democrazia e libertà ma anche di riscrivere la storia che ha portato queste conquiste grazie al sacrificio di molte vite umane. Per il momento la storia non si riscrive, prima dovrete lobotomizzare tutto il paese se ne siete in grado.


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Comunisti Uniti: Comunicato sui fatti del 25 aprile a Roma

“Vergognosa strumentalizzazione politica di una importante giornata di memoria e di lotta antifascista”

Comunisti Uniti Lazio: “il gruppo di provocatori in piazza” va ricercato nella presenza di Renata Polverini, decisamente non gradita alla festa della Liberazione di Roma, alleata dei tanti fascisti che l'hanno sostenuta e festeggiata con il braccio alzato all'indomani della vittoria elettorale, così come era già scandalosamente accaduto in Campidoglio dopo l’elezione del sindaco Alemanno.
La cacciata a furor di popolo della presidente della Regione Lazio dal palco ufficiale non è stato un atto di pochi ma di gran parte dei presenti, così come si è visto dai filmati, ed ha rappresentato la conseguenza naturale della non condivisione dei tanti antifasciste e antifascisti alla insensata decisione di invitarla in nome di una “pacificazione” impossibile tra oppressori e oppressi. In realtà questo è stato un grave errore, che ha rischiato di strumentalizzare e di mettere in difficoltà persino le Associazioni di ex-partigiani, di ex-combattenti e familiari dei deportati ai quali è stata scippata la propria giornata di memoria e di lotta per sacrificarla sull’altare della piccola politica imposta da un sistema bipolare, che pretende di governare con una pacificazione forzata e con due soli modelli di alternanza complementari tra di loro.
Anche noi con il nostro striscione “Riconciliazione MAI, Partigiani SEMPRE” abbiamo manifestato tutto il nostro dissenso verso Renata Polverini, per la sua vicinanza a Casa Pound e alla destra neofascista romana e per il suo ruolo sindacale come segretaria UGL al servizio dei padroni contro gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici (sua la firma anche sui pessimi accordi di gennaio 2008).
Dal canto nostro ribadiamo, quindi, che sono stati pienamente legittime le proteste, i fischi e gli slogan della maggior parte della piazza che hanno impedito alla Polverini e a chi ce l’ha portata di infangare questa importante giornata. Riteniamo però sia stato decisamente inopportuno e fuori luogo il lancio di un
fumogeno sul palco vicino alla banda musicale e agli altri ospiti dell'ANPI. Così come andava evitato un lancio di uova che seppure isolato ha rischiato, tra l'altro, involontariamente di coinvolgere Massimo Rendina e altri autorevoli rappresentanti dell'ANPI a cui vanno tutto il nostro rispetto e sostegno nella loro instancabile attività di valorizzazione della memoria storica resistente del nostro paese.

Dal canto suo la presidente della Regione Lazio invece di speculare sugli effetti della sua provocazione farebbe bene, se volesse sinceramente adeguarsi allo spirito del 25 Aprile e della dignità di tutto il popolo romano, ad impedire la manifestazione e la relativa marcetta fascista del prossimo 7 maggio, questa sì organizzata da un manipolo di provocatori e mascalzoni quali Casa Pound e Blocco Studentesco.
Roma, 26 aprile 2010
Comunisti Uniti Lazio
www.comunistiuniti.it
comunistiunitilazio@gmail.
com

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25 aprile, liberazione dal NaziFASCISMO maancheno (pd docet)


Torno a freddo su quello che è "successo" a Porta S. Paolo, o meglio sulla visione completamente artefatta che s'è voluta far passare. Purtroppo (per loro) a Roma non c'erano solo i "giornalisti" o i personaggi istituzionali che hanno dato notizia e testimonianza.
Ovvio che esiste il limone o le uova, certo che sono stati lanciati ma è tutto il resto a cui s'è voluto non dare cittadinanza nelle notizie che fa porre domande. Più dell'uovo o della frutta.

Zingaretti nella "sua" versione dice che c'erano 4 mascalzoni, l'informazione (da sky a tg3 a tutti i giornali) riportano che "la Polverini è stata contestata da un gruppetto". Beh, a questo punto va stabilito il termine gruppetto perchè la contestazione, a suon di fischi, vai via, bella ciao, comunisti della capitale per passare a tutto il repertorio degli anni 70 è stata opera di compagni, assolutamente uniti, idivvini, e anche di quei pochi piddini presenti. 
Una contestazione dei "centri sociali". Forse.
Stabiliamo il termine centri sociali, perchè la contestazione (come si vede nei video "amatoriali") era assolutamente intergenerazionale. Che i "centri sociali" siano anche quelli per gli anziani?
Insomma, Partendo da zingaretti finendo ai giornalisti, passando per qualche responsabile dell'anpi, si è voluta COSCIENTEMENTE seppellire la contestazione di tutta la piazza. Perchè? Perchè si cerca l'unità nazionale, si cerca la riconciliazione, si cerca l'asse politico. Pertanto la Polverini deve essere difesa, anche se fa il saluto romano, anche se votata da casapound, anche se fascista. Mi si dirà "ma si è condannato il lancio di oggetti". bene. Allora perchè coscientemente dire che la polverini è stata contestata da 4 ed evitare (su tutti i servizi) che sia stata contestata da tutti? Il lancio di oggetti, ohhhhhhh i fascisti a roma prendono a sprangate e manganellate i compagni e qui ci si lamenta di un uovo o di un limone. Ma seppur volessimo dire che hanno tirato "anche delle pericolose monetine" come mai quelle lanciate a Craxi tanto senso non v'hanno fatto? Quello era un ladro e va bè, questa è fascista, sinceramente è meno pericoloso un ladro. Ma Craxi, che esce da un albergo per cazzi suoi sì e a una fascista a Porta s. paolo, che ribadisco è una provocazione grossa, ma grossa, beh NON SI FA, no no!

Certo, perchè v'hanno detto "eh bisogna stigmatizzare" L'hanno detto anche a me solo che prima di "stigmatizzare" un pericolosissimo limone e un occhio nero, guardo tutto e non solo il dito. Per cui le uova non si lanciano? Certo è "maleducazione" ma se uno mi taglia la strada in macchina, io non sono educata per niente per cui non stigmatizzo nemmeno un limone davanti ad una PROVOCAZIONE gravissima.
A porta S. Paolo si invita una, beccata più volte a fare il saluto romano e votata felicemente da casapound? E salutata da "braccia tese" mentre lei se la rideva? Ma stiamo scherzando? Certo il limone non andava tirato, ma una fascista non dovrebbe essere (per legge) a capo di un'istituzione. E' più indecente il limone?

"La contestazione era organizzata" Forse.
Se organizzata significa sapere che come ogni anno i fascisti tentano di sdoganarsi tramite il 25 aprile e grazie a qualche imbecille che in nome della "democrazia" glielo permette (quando è reato esserlo proprio per la Democrazia) pertanto il 25 aprile SI VA a roma (o milano) per farli stare zitti e non fare altro revisionismo ed offendere la memoria, i sacrifici e la storia, sì, era organizzata. Dai sentimenti degli antifascisti, assolutamente comuni e senza il bisogno della "chiamata alla difesa". E' normale ed ovvio che ci si vada e si vada a difendere la piazza la memoria e LA DIGNITA'.
Domenica è stato tutt'uno, vederla e partire con i fischi. Non c'è stato mica nessuno che m'abbia detto ora si fischia o si grida. E' normale.

Ma qualcuno l'indignazione l'ha lasciata sotto i piedi, pertanto saliva gongolante sul palco sorridendo alla fascista. E non si è antifascisti a corrente alternata, o in base alle poltroncine. Si è antifascisti quando si rischia anche la vita, figuriamoci un "incidente istituzionale". Frega niente a noi degli incidenti istituzionali. Il tè con i biscottini se vuole li offra lui. Noi ci si mette il limone.

In più vi faccio riflettere su un'ultima cosa, visto che nessuno s'è scomposto, non vorrei che a forza di fissare l'uovo non aveste colto il punto.

Da quando il 25 Aprile da "liberazione dell'Italia dal NAZIFASCISMO" è diventata la festa dell'unità nazionale??? Quando la Resistenza e la Liberazione sono assolutamente il momento di distinzione tra due tipologie di pensiero nette. Sono esattamente la divisione del paese. riconciliazione? Non basteranno 70 anni di discorsi di zingaretti, di napolitano o di chicchessia, la riconciliazione con questa gente non si avrà mai. Ve lo potete anche scordare.

Ed è una linea che non solo passa a destra, non solo passa nel pd, ma sta passando anche nell'anpi. Visto che le visioni politiche (pd) stanno inquinando anche l'ultimo baluardo di memoria. Piddini, vendetevi, compratevi, inciuciate, fate i santarellini, ma i COMPAGNI non dimenticano e non si riconciliano. E la piazza di domenica l'ha dimostrato, anche se le tv (e i politici che "spero in una collaborazione con la Polverini") hanno provato a far sparire la contestazione unitaria e intergenerazionale)

Chissà cosa avrebbe detto Zingaretti di quei violenti dei partigiani se fa tutte ste storie per della verdura. Perfino mozart la digeriva in tranquillità a teatro.

Intanto a qualche centinaio di metri, 4000 manifesti inneggianti al Duce comparivano a Roma. Ma era troppo occupato a sgridare il limone per chiederne conto alla Polverini. Poi sarebbe saltato l'asse provincia-regione ed eventualmente quella Fini-Bersani. contro il "fascismo" ovviamente. Con i fascisti. Mi pare sensato no?

Ma abbiamo imparato una cosa, una fascista a Porta S.Paolo ha il diritto di esserci, ma un limone che vola è da denunciare. Una che fa il saluto romano può essere eletta, uno che lancia un limone va in galera. E la contestazione generale va (da parte del pd) sepolta. E voi continuate pure a guardare il limone. La Resistenza la facciamo noi senza strette di mano, sorrisetti e chiacchieratine con certa gente.

Gli antifascisti, caro Zingaretti non erano "4 mascalzioni" ma era una piazza sana e di tutte le età. La sinistra litiga, ma su certe cose non si scherza e si è compatti. Non abbiamo bisogno di voi e s'è vista la vostra ritirata.

"ora la destra dice che gli antifascisti sono violenti" Direi che siamo anche santi, visto che durante la Resistenza gli si sparò contro ed oggi a parte un uovo e un limone (nuove armi biologiche allo studio dei servizi segreti) gli si è solo urlato contro. O qualcuno pensa che la resistenza sia stata fatta a carte bollate e cene istituzionali? Buongiorno.

E visto che c'è ancora qualcuno che non capisce la gravità di quella presenza, pensasse e provasse una cosa molto più semplice, domani vestito da romanista, entrasse dicendo forza roma in una sede della lazio. Poi quando lo picchiano (perchè è il minimo) si lamentasse. Ecco nel caso del calcio non ci sono nè vite, nè libertà nè dignità, nè memoria da difendere...a Porta S. Paolo la questione è diecimila volte più seria e un fascista si presenta? Ma stiamo scherzando? E qualcuno la difende anche? Ma stiamo scherzando? Beh purtroppo no.

Vi lascio i due video, dove se guardate, vedrete i giovanotti dei centri sociali (i 4 mascalzoni) incazzati... si certo c'hanno cinquanta e sessant'anni ma se zingaretti e tutti i giornali dicono che erano 4 e dei centri sociali, zitti e buoni e bevetevela che poi saltano gli inciuci, comunisti "pensanti" che non siete altro! Al centro contro gli opposti estremisti e votate pd (o pdl tanto so' amici, s'è visto ieri se ci fosse stato qualche minimo dubbio)

Agli amici benpensanti del pd, se la violenza va stigmatizzata, come mai un souvenir che può uccidere si e un uovo (che si lancia anche a carnevale) no? Perchè la coerenza è la prima cosa per definirsi uomini... pensateci su

http://www.youtube.com/watch?v=o4OSn9MKbQo&feature=related
al secondo 20 e al secondo 33 vedrete i mascalzoni dei centrisociali (detti anche circoli anziani probabilmente) e che la contestazione è solo di 4. Definizione di zingaretti (probabilmente assunto al conteggio manifestanti dalla questura)

http://www.youtube.com/watch?v=TxOdwojFlwM
Anche qui, nei primi secondi, giovanottoni che si incazzano.... possono essere miei papà ma se i media dicono così.....

Aspettando gli ulteriori video di controinformazione che ve la faranno vedere la PIAZZA incazzata.
 
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lunedì 26 aprile 2010

Come è andata a Roma


Oggi 25 aprile 2010 ha preso parola la Roma antifascista, nel corso di una giornata che ha visto avvenimenti che stanno facendo parlare (e straparlare) organi di informazione ed esponenti politici.
La neo-presidente della Regione Lazio Renata Polverini si è presentata sul palco gestito dall’Anpi con l’intenzione di parlare. Da gran parte della piazza si è immediatamente levata una contestazione decisa fatta di grida, slogan, cori, canti di “Bella Ciao”. Visto il clima decisamente ostile animato da persone di tutte le età la Polverini si è allontanata rinunciando ad intervenire. A questo punto quella gran parte della piazza che aveva contestato la Polverini ha dato vita ad un corteo di almeno cinque mila persone che si è diretto come da programma verso Piazza Vittorio, corteo convocato con la parola d’ordine “Contro i fascisti vecchi e nuovi, in piazza le nuove Resistenze”.

Alcune considerazioni. La contestazione è partita in maniera assolutamente spontanea ed ha coinvolto la grande maggioranza delle persone presenti, al di là delle appartenenze, sia politiche che generazionali. La contestazione riguardava esclusivamente la presenza della neo governatrice senza coinvolgere i partigiani presenti. Dispiace che nella confusione possano averne fatto le spese persone universalmente stimate per il contributo da loro dato durante la Liberazione dal nazifascismo. Ci stupisce lo stupore e lo scandalo manifestato nelle dichiarazioni rilasciate subito dopo i fatti.
Che cosa ci si aspettava? Sono noti i rapporti della Polverini con la galassia del neo fascismo squadrista, protagonista negli ultimi anni a Roma di un’escalation di violenza ai danni delle persone da loro ritenute indegne di calpestare il sacro suolo dell’Italia, agitatrice di parole d’ordine improntate alla xenofobia e al razzismo, all’omofobia, all’antisemitismo, all’odio verso il diverso. Delle loro infamie sono piene le cronache. Ebbene la signora Polverini non si è forse recata allo stadio Olimpico a cercare i loro voti, ricevendo baci, abbracci e saluti romani dai settori fascisti della tifoseria? Non ha forse ricevuto grandi attestati di stima dai camerati di Casa Pound durante la festa per la sua elezione a Piazza Vittorio? Non sono forse pronti incarichi di responsabilità nella gestione della cosa pubblica all’interno della nuova giunta che si va formando in Regione affidati a personaggi impresentabili?

Queste cose la coscienza antifascista di Roma le conosce, nulla di più prevedibile di una contestazione decisa nei suoi riguardi in quella piazza simbolo di una città medaglia d’oro per la Resistenza. Ma c’è di più: la presenza della Polverini sul palco rappresentava il tentativo di derubricare il 25 aprile a mera celebrazione commemorativa, relegando nel passato i valori dell’antifascismo, gettando nello stesso calderone partigiani e repubblichini, vittime e aguzzini, fascisti e antifascisti.
Proprio ora che la deriva autoritaria in atto nel paese fa temere uno scivolamento verso fenomeni di fascismo conclamato, nel contesto di una grave crisi sociale, economica, culturale che vede il tentativo da parte di chi ci governa di espungere dalla società quelle dinamiche di conflitto che disturbano gli interessi dei potentati economici e finanziari. Revisionare il passato per governare il presente. Questo tentativo non è passato. La demarcazione netta tra fascismo ed antifascismo non è un retaggio del passato ma una delle chiavi di interpretazione del presente.
Siamo coscienti che la canea reazionaria (spesso animata da spirito bipartizan) prenderà la palla al balzo per criminalizzare una piazza intera che contestava, sminuendo, minimizzando, riducendo il tutto alle solite dinamiche fra opposti estremismi. Ma la coscienza antifascista di questa città ha le spalle larghe, “questa città ribelle e mai domata” non si tirerà indietro nell’affermare con sempre più forza i valori dell’uguaglianza, della solidarietà, della Liberazione dai fascisti vecchi e nuovi. Le nuove resistenze sono in marcia e per loro il 25 aprile dura tutto l’anno.
Rete Antifascista Metropolitana

E chi c'era, che le cose siano andate così e che la contestazione sia stata  spontanea e generale, lo sa, che sia dell'idv, che sia dei centri sociali o che sia del pd. Altro che 4 gatti. Giornalisti revisionisti per comodo, a parte.
ladytux


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25 aprile/ Fgci: Una provocazione la presenza della Polverini

foto Urbani (fgci Roma)

Apc-25 aprile/ Fgci: Una provocazione la presenza della Polverini


Roma, 25 apr. (Apcom) - "Chi semina vento raccoglie tempesta".
Così Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci, commenta la contestazione alla 'governatrice' del Lazio Renata Polverini, durante la cerimonia a Porta San Paolo per i 65 anni dalla Liberazione. "La stessa presenza della Polverini, militante di lunga data dell'Msi, a piazza di Porta San Paolo è stata una provocazione", sostiene.
"Come non ricordare - dice il leader dei giovani del Pdci - che la presidente si è fatta immortalare in campagna elettorale nella curva della Lazio mentre faceva il saluto romano e ha festeggiato nello stesso modo la sua elezione?".

Pasquali: Frange estremiste non conoscono linguaggio democrazia

Roma, 25 apr. (Apcom) - "E' evidente che una parte della della sinistra italiana non si riconosce nelle parole del Presidente Napolitano pronunciate soltanto ieri in occasione dell'anniversario della Liberazione". Lo dice Francesco Pasquali, coordinatore nazionale dei giovani del Pdl (Giovane Italia), replicando alla presa di posizione dei giovani della Fgci con la contestazione alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, durante la cerimonia per i 65 anni della Liberazione a Porta San Paolo.

Afferma Pasquali: "La grave contestazione di oggi alla presidente della Regione Lazio Renata Polverini, intervenendo alla cerimonia organizzata dall'Anpi, da parte di alcuni giovani comunisti, guidati dal coordinatore Arzarello, parla chiaro: ci sono frange estremiste che non conoscono il linguaggio della democrazia e della storia e colgono ogni pretesto per dare prova di violenza politica. Tutto ciò è ancora più grave se a strumentalizzare una Festa di unità nazionale sono proprio dei giovani impegnati in politica. Al Presidente Polverini esprimiamo tutta la nostra solidarietà".

Red/Pol

251501 apr 10

25 APRILE, ARZARELLO (FGCI) A PASQUALI (GIOVANI PDL): DRAMMA E' GOVERNO CHE CALPESTA COSTITUZIONE.
"Il problema non è certo qualche fischio alla Polverini in occasione del 25 aprile, ma un Governo che ogni giorno si dimostra sordo alla Costituzione repubblicana. Leggi ad personam, aumento delle spese militari, respingimenti disumani degli immigrati, smantellamento dello Statuto dei lavoratori, sono solo quattro dei numerosi esempi con cui il governo ha calpestato di fatto la Carta Costituzionale. A tutto questo si aggiungono i preoccupanti proclami odierni del premier che, fuori da qualunque consuetudine, calpestando il Parlamento, attraverso un messaggio televisivo come in una 'Repubblica telecratica', annuncia la volontà di stravolgere la seconda parte della Costituzione. Prima di avventurarsi in ricostruzioni fantasiose, Pasquali guardi in casa sua." E' quanto replica Flavio Arzarello, Coordinatore nazionale della FGCI, l'organizzazione giovanile del Pdci - Federazione della Sinistra .

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venerdì 23 aprile 2010

Attacco al Laboratorio Insurgencia di Napoli e Comunicato di solidarietà dell'ANPI

Di:

Barbara Maffione

Attacco al Laboratorio Insurgencia
Nella notte tra martedi' e mercoledi'


Due bottiglie incendiarie contro il laboratorio sociale Insurgencia! Questa l'amara scoperta fatta nella serata di ieri in occasione delle consuete attività di quartiere nel centro sociale: i chiarissimi segni neri di due vampate di fuoco sul muro e in terra i cocci di bottiglie di vetro con gli stoppini... (vedi foto allegate). Il fatto probabilmente risale alla notte precedente, visto che di giorno è impossibile che possa passare inosservato un gesto del genere su un luogo conosciuto e frequentato dagli attivisti, dagli studenti della limitrofa scuola Sbordone e dagli abitanti del quartiere.Un gesto facile e vigliacco, probabilmente da auto in corsa, che fortunatamente non ha prodotto nessun danno, perchè si è consumato contro il muro, ma non per questo è meno grave e vile contro chi quotidianamente lavora contro l'emarginazione e la mancanza di spazi di socialità e di autorganizzazione nei quartieri popolari.N on facciamo fatica nemmeno ad immaginare la matrice di qu esto attentato, che è sicuramente collocata in quella microgalassia di gruppetti neofascisti e xenofobi, che fortunatamente a Napoli non hanno la rappresentatività sociale per mobilitarsi in piazza e dopo aver tentato inutilmente di insediarsi a Materdei oggi sfogano la propria sottocultura in questo modo (e coerentemente con quello che avviene in tante parti d'Italia). Un problema di tutta la città, dopo la serie di aggressioni squadriste contro singole persone, dagli studenti del Margherita di Savoia al passante di piazza Dante... Questo gesto rappresenta un ulteriore escalation della loro regressione. La vicinanza con le manifestazioni pubbliche del 25 aprile è probabilmente un altro motivo stimolante per le teste bacate di questi piccoli fans della dittatura e dello squadrismo.
Propio venerdi alle 17.30 al laboratorio Insurgencia si presenta il liibro "Sia folgorante la fine" di Carla Verbano, mamma di Valerio, assassinato trent'anni fà dai neofascisti dei NAR e al quale è stata intitolata una strada dal Comune di Napoli quest'anno. Un'iniziativa che automaticamente diventa anche un'assemblea pubblica contro questo avvenimento.
Se qualcuno pensa di intimidirci rispetto alle nostre attività quotidiane al fianco dei soggetti sociali più deboli e sfruttati, davvero fa malissimo i suoi conti, ma dopo un'episodio del genere ci fanno ancora più rabbia le equiparazioni astratte (e incostituzionali) tra le reti antirazziste e antifasciste che a Napoli mobilitano migliaia di giovani (come il 30settembre contro Casapound o come il primo marzo contro le leggi xenofobe) e chi fa dello squadrismo la sua reale forma di esistenza. Come se la storia non avesse insegnato nulla su queste sottoculture autoritarie e razziste e sui loro tristissimi epigoni.

Altresì non possiamo non notare l'agibilità che viene concessa a questi squadristi che agiscono in queste forme vigliacche mentre invece la repressione aggredisce le lotte sociali, come testimoniano proprio ieri le misure cautelari confermate agli attivisti antidiscarica di Chiaiano. E aspettiamo di sapere cosa hanno da dire quei rappresentanti del Pdl e della Destra, da Schifone a Diodato a Florino, che coltivano pubblicamente relazioni e sostegno economico e politico a questi gruppetti xenofobi e neofascisti che sempre più, a dispetto della loro presunta carica "antisistema" , si caratterizzano come la gioventù nera di una parte del centrodestra. A dimostrazione di un progressivo slittamento del sistema di garanzie democratiche e costituzionali.
Per parte nostra rilanciamo ancora e lo faremo sempre, il piano della mobilitazione di massa come la manifestazione del 25 aprile lanciata dalla rete napoletana contro il neofascismo, il razzismo e il sessismo con la partecipazione dell'ANPI (ore 17.00 da piazza del Gesù) e l'appello ai movimenti per la manifestazione del primo maggio a Chiaiano!

Laboratorio Occupato Insurgencia



Comunicato solidarietà ANPI ad INSURGENCIA


L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia esprime la propria solidarietà per la gravissima aggressione subita a Napoli dai giovani attivisti del Laboratorio Occupato "Insurgencia" .
A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, nella notte fra il martedì ed il mercoledì scorsi, sono stati lanciati due ordigni incendiari contro uno degli ingressi della struttura occupata. L'intimidazione precede di pochi giorni un'iniziativa culturale che fa esplicito richiamo alla Resistenza ed all'antifascismo.
Questa aggressione, di evidente stampo intimidatorio, è segno del clima di tensione che si è innescato nel Paese all'ombra del governo Berlusconi che, con i propri attacchi contro le libertà collettive ed individuali e la limitazione del dissenso, ha sdoganato movimenti dichiaratamente neofascisti, che fanno esplicito richiamo ai metodi ed alle ideologie violente ed intolleranti del Ventennio.
I giovani attivisti del Laboratorio occupato "Insurgencia" , hanno il pieno sostegno politico della nostra Associazione, poichè impegnati da sempre in un contesto periferico dove la lotta al degrado, alla criminalità organizzata ed a nuove forme di intolleranza rappresenta la prosecuzione del cammino ideale della Resistenza antifascista.
Chiediamo altresì al Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, alla Giunta comunale, alle istituzioni cittadine ed alle Forze dell'Ordine di fare chiarezza sull'accaduto e di prendere seri provvedimenti per il contrasto dei gruppi di stampo anti-costituzionale , che spesso hanno contiguità con gli ambienti della camorra.
Riteniamo che per rispondere a questo clima intimidatorio, risulti ancora più importante la peina mobilitazione di tutte le forze democratiche per la riuscita delle mobilitazioni promosse dalla nostra Associazione nella giornata del 25 aprile.

Napoli, 22 aprile 2010 A.N.P.I. Campania 




giovedì 22 aprile 2010

APPELLO PER LA NON AMMISSIONE DI BLOCCO STUDENTESCO ALLE ELEZIONI UNIVERSITARIE

Pubblichiamo l'appello promosso da tutte le organizzazioni giovanili democratiche che chiede la non ammissione del Blocco studentesco (studenti di casa Pound) alla competizione elettorale universitaria. E' evidente che quest'appello non esaurisce né riassume la nostra militanza antifascista, che si realizza ogni giorno scuola per scuola, università per università, quartiere per quartiere. Tuttavia segnalo come un fatto estremamente positivo che la pressoché totalità delle forze politiche e studentesche democratiche abbiano deciso di chiedere l'esclusione del Blocco studentesco. Dovrebbe essere un fatto scontato, ma in quest'Italia purtroppo non lo è.

Flavio Arzarello

Appello a tutte la forze democratiche ed alle istituzioni accademiche

"Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica...
il fascismo è l'antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui."
(Sandro Pertini)
Esiste una grave emergenza democratica nelle università italiane, ovvero il tentativo di insediamento e acquisizione di legittimità politica da parte di gruppi che a diverso titolo si richiamano all’esperienza storica dei fascismi.
Il rispetto dei valori costituzionali impone quindi ad istituzioni, partiti e sindacati una severa vigilanza democratica in occasione della prossima consultazione elettorale degli studenti universitari italiani al fine di scongiurare la mortificazione e l’umiliazione dei valori civici della nostra comunità nazionale.
La pregiudiziale costituzionale antifascista, in ossequio alle leggi dello Stato n.645/1952 e n.205/1993, non può e non deve essere aggirata da quelle organizzazioni politiche che si propongono “di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio". (Associazione di promozione sociale Casa Pound Italia).
Il progressivo instaurarsi di un clima di violenza e intolleranza negli Atenei italiani va scongiurato isolando quelle componenti “politiche” che si ispirano ad una precisa strategia di insediamento attraverso l’uso e l'esaltazione della violenza quale strumento di lotta politica al fine di sviluppare forme di controllo della discussione politica tra gli studenti.
Non si può quindi banalizzare il discorso politico all’interno degli atenei italiani, attraverso la riduzione del confronto e della dialettica fra le parti alla dimensione dello scontro fisico per l’occupazione degli spazi, pena, specularmente, la legittimazione di fatto delle organizzazione universitarie che fanno esplicito uso di pratiche, elementi simbolici e discorsivi tratti dal corredo delle ideologie nazifasciste.
L’esponenziale aumento negli ultimi mesi di aggressioni e atti intimidatori di chiara matrice fascista all’interno degli atenei italiani, aventi ad oggetto oltre al corpo studentesco persino docenti e personale ATA, non può lasciare indifferenti le forze democratiche di questo Paese; il rischio di un pericoloso ritorno a tempi bui della nostra storia repubblicana va scongiurato attraverso una ferma e piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sociali al fine di garantire il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato.
Occorre peraltro respingere le tesi mistificatorie relative al presunto diritto di organizzazioni fasciste di compiere propaganda e apologia del fascismo. Si tratta, come noto, di un clamoroso strafalcione giuridico.
La libertà di manifestazione del pensiero infatti non va confusa con la propaganda e l’apologia del fascismo, costituente reato ai sensi dell’art. 4 della l. 645/1952 (c.d. “Legge Scelba”), e che sanziona chiunque “fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque "pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.
Ricordiamo ancora che la Legge Scelba, attuativa della XII° disposizione transitoria della Costituzione, individua quale reato penale l’apologia del fascismo, e che già la Corte Costituzionale si è più volte pronunciata (cfr. ss. n. 1/1957 e n. 74/1958) riconoscendo la piena conformità delle citate disposizioni di legge all’art. 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero.
E’ utile ricordare che la legge n. 205/1993 (c.d. “Legge Mancino”) oltre a prevedere la fattispecie penale della “Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” punisce anche, ai sensi dell’art. 2, “chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi” richiamanti il fascismo.
Si notino in questo senso le attività della già citata associazione di promozione sociale “Casa Pound Italia”, della relativa organizzazione universitaria “Blocco Studentesco”.
Qualora qualcuno volesse negare che l’attività di Casa Pound Italia e del Blocco Studentesco sia riconducibile alla fattispecie della propaganda e dell’apologia del fascismo, ci limitiamo a ricordare che l’associazione Casa Pound Italia si propone dichiaratamente di “sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio”. (
http://www.casapound.org/cp_italia.html)
Non può infine passare inosservata la sostanziale identità del simbolo di Blocco Studentesco con quello della British Union Fascist. (cfr.
http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Britannica_dei_Fascisti).
Il richiamo all’esperienza mussoliniana nelle sue declinazioni più violente, lo squadrismo dei primi anni Venti e la Repubblica Sociale Italiana, sono già stati oggetto di diverse interrogazioni parlamentari (vedasi ad es. da ultimo le interrogazioni parlamentari presentate al Senato il 22/12/2009, e alla Camera il 4/2/2010).
In tal senso sentiamo peraltro il dovere di formulare un appello a tutti i rettori ed i presidi di facoltà di atenei in cui si svolgono elezioni per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca, nonché al Ministro dell’Istruzione Università & Ricerca, a non ammettere liste direttamente od indirettamente collegate a queste organizzazioni fasciste.
Riteniamo, infatti, che la presentazione di tali liste presenti gravi profili penali integrando la citata fattispecie di cui all’art. 4 della l. 645/1952. A ciò si aggiunga il fatto che offrire “cittadinanza” a simili organizzazioni di chiaro stampo fascista all’interno delle università ha determinato un incremento esponenziale delle attività criminose compiute da questi gruppi, che confidando nell’impunità, sono portati al compimento di ulteriori e sempre più gravi atti di rilevanza penale.
E’ necessario, sul punto, ribadire che le autorità accademiche, in primis rettori e presidi, ai sensi di legge oltre che in base alle stesse norme ordinamentali d’ateneo, hanno l’obbligo giuridico (e non la mera facoltà) di impedire il compimento di qualsiasi violazione di legge (e quindi, a maggior ragione di violazioni della legge penale) all’interno o comunque nell’ambito dell’ateneo. Per tale ragione grava su di loro la responsabilità, ancor prima che sulla stessa autorità di pubblica sicurezza, di impedire il compimento di simili reati. Un’eventuale omissione di intervento da parte delle citate autorità accademiche sarà essa stessa censurabile sul piano disciplinare, civile e penale.
Non sono più sufficienti dichiarazioni o semplici condanne: le organizzazioni fasciste, così come durante le tornate elettorali politiche, vanno escluse dalle consultazioni universitarie, denunciate e perseguite in tutte le sedi legali.
Su questo punto ci attendiamo risposte chiare e nette dalle istituzioni competenti, in primo luogo da quelle accademiche.

Flavio Arzarello, Coordinatore nazionale FGCI
Luigi Iorio, Segretario nazionale FGS
Simone Oggionni, Portavoce nazionale GC
Giorgio Paterna, Coordinatore nazionale UdU
Fausto Raciti, Segretario nazionale GD

Per adesioni invia una e-mail a :
appelloesclusioneblocco@gmail
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lunedì 19 aprile 2010

Danneggiata la sede del circolo di Anagni

Di: PRC Circolo di Anagni

Blitz vandalico nella sede anagnina del circolo di Rifondazione Comunista. Ignoti, si fa per dire, hanno incendiato la bandiera esposta sulla ringhiera del balcone e divelto e frantumato il simbolo affisso sul portone. Hanno poi infilato ciò che rimaneva della bandiera bruciata nella cassetta postale, a mò di sfregio.  Non sappiamo chi siano gli esecutori materiali di questa grave provocazione, che poteva avere conseguenze ben più gravi visto che il circolo è situato in un caseggiato in cui le case sono una attaccata all'altra, case vecchie in cui un incendio si propagherebbe molto facilmente. Sappiamo con certezza chi sono i responsabili morali: quando in una cittadina c'è un'amministrazione che permette a membri della sua giunta di professare apertamente e orgogliosamente la propria fede fascista, quando si permette a costoro di farsi ritrarre col braccio teso nel saluto romano in visita alla tomba di Mussolini e di pubblicare tra  nquillamente queste pose vergognose su internet, il risultato è che qualche giovane ardito e irresponsabile comincia a dare fuoco alle sedi degli odiati comunisti. Il tutto casualmente a ridosso del 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazi fascismo. Va da sé che il Circolo anagnino di Rifondazione Comunista non si fa  e non si farà intimidire da provocazioni di questo genere, ne trae anzi ulteriore stimolo per combattere quell'ideale deleterio che tanti lutti ha causato al nostro Paese e che tanti danni i loro eredi ancora causano. Il segretario cittadino del Circolo ha intanto sporto denuncia al locale comando dei Carabinieri.  Per quanto riguarda la risposta che daremo ai vigliacchi che come sempre, come la storia ci insegna, compiono il loro misfatti coperti dall'ombra e dall'anonimato, la nostra risposta sarà, come è sempre stata, all'insegna dell'azione politica, del rispetto delle regole democratiche e d    el vivere civile, concetti purtroppo sconosciut  i agli esecutori di questa vile provocazione e ai loro mandanti morali in giacca, cravatta e cariche istituzionali.


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sabato 17 aprile 2010

Tornano i neofascisti a Roma Tre, aggressione a Lettere

Quanto avvenuto all’università di Roma 3 mette ancora una volta in evidenza la pericolosità di una situazione che la Federazione della Sinistra ha già ripetutamente denunciato, nel silenzio di gran parte dei media e del mondo politico: la minaccia costituita dalla candidatura nelle università italiane di liste di estrema destra che si richiamano direttamente al neofascismo. Intanto i fatti: un gruppo di giovani del centro sociale romano Acrobax impegnati ad attaccare manifesti della rete sociale del XI municipio si imbatte di notte in una squadra di attacchini di Blocco Studentesco, intenti ad affiggere materiale di propaganda per le prossime elezioni al CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), a cui il movimento di estrema destra risulta candidato, nonostante i molti appelli alle istituzioni universitarie e politiche a non accogliere la candidatura di liste di matrice fascista. Abbastanza prevedibile il seguito, riassunto nella breve presa di posizione del centro sociale: “Ci siamo fronteggiati, li abbiamo invitati ad andarsene dal quartiere perché qui i fascisti non sono bene accetti. A quel punto ci hanno aggrediti, noi eravamo di più e siamo riusciti a respingerli. Poi è arrivata la polizia ed è finito tutto”.

Quanto riportato deve far riflettere coloro che fino ad oggi hanno preferito far finta di non vedere, e per comodità e quieto vivere hanno voluto chiudere entrambi gli occhi, ritenendo “normale” che un movimento coinvolto nella violenta aggressione di qualche settimana fa ai danni degli studenti di Tor Vergata, in quella dell’anno scorso a piazza Navona contro gli studenti medi dell’Onda, solo per citare gli episodi più conosciuti, possa essere pienamente legittimato a presentarsi ad ogni livello alle elezioni universitarie, in barba al carattere democratico e antifascista della nostra Repubblica, sancito dalla Costituzione italiana. Se in questo caso la prontezza dei giovani del centro sociale ha evitato che l’aggressione si concludesse ancora una volta con feriti e contusi vittime dello “squadrismo del terzo millennio”, ciò non alleggerisce affatto la nostra denuncia nei confronti di chi continua a mettere in atto quotidianamente pratiche di intimidazione ed eliminazione violenta dell’avversario politico: perciò di nuovo chiediamo l’esclusione di tutte le liste neofasciste dalle elezioni studentesche e il diniego della piazza a Blocco Studentesco per la manifestazione nazionale che ha indetto a Roma il 7 maggio, la cui pericolosità per l’ordinamento democratico è evidentemente preannunciata dagli eventi delle ultime settimane.
Ribadiamo infine il nostro impegno nell’appoggiare attivamente le liste democratiche e antifasciste che si oppongono ad un modello di atenei ostaggi dei poteri forti e delle imprese e luoghi di scorribande di squadracce armate a cui viene delegata la repressione di ogni forma di conflitto: è indispensabile presidiare le istituzioni universitarie, a maggior ragione per non permettere che soggetti di estrema destra ne facciano uno strumento per ripulirsi e legittimarsi nel quadro politico italiano.


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mercoledì 24 marzo 2010

Bolzaneto, ora sospendere i condannati


Bolzaneto, ora sospendere i condannati

Comitato verità e giustizia per Genova

Il messaggio dei giudici d’appello, con le 44 condanne per i maltrattamenti e le torture su decine di cittadini detenuti nella caserma-carcere di Bolzaneto nel luglio 2001, è chiarissimo e dev’essere colto immediatamente dalle istituzioni. Tutti i condannati nelle forze dell’ordine devono essere immediatamente sospesi dagli incarichi, in modo che non abbiano contatti diretti con i cittadini; gli Ordini professionali devono agire sui propri iscritti con la sospensione: non è più possibile restare nel terreno dell’ambiguità. Se la Costituzione è una cosa seria, se la tutela dei diritti umani e civili è davvero una priorità, lo Stato deve inviare ai cittadini e ai lavoratori delle forze di polizia un messaggio nitido: l’Italia ripudia i comportamenti che hanno condotto alle condanne di oggi e lo deve dimostrare con atti concreti. Se buona parte delle pene è caduta in prescrizione è solo perché in Italia non ha una legge sulla tortura (reato che per la sua gravità non prevede prescrizione), nonostante l’Italia si sia impegnata oltre vent’anni fa ad approvarne una. Il parlamento ora non ha più scuse: la sentenza di oggi dimostra che abbiamo assoluto bisogno di quella legge.

di angelo mastrandrea

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venerdì 19 marzo 2010

Sciogliere immediatamente tutte le organizzazioni fasciste!


Intervento di Simone Oggionni, da Liberazione di oggi
Lunedì mattina l’ennesimo episodio, descritto su queste pagine da Daniele Nalbone. A Tor Vergata, all’interno dell’Università, l’ennesimo atto di squadrismo fascista, l’ennesima aggressione, l’ennesimo atto di violenza politica, di recrudescenza di una malattia – l’estremismo di destra nel nostro Paese – che troppe volte abbiamo pensato di avere debellato. Ora bisogna interrogarsi rapidamente non soltanto sulle cause, ma anche e, forse, principalmente, sulle contromosse.
Perché dilaghi il neofascismo, in Italia e in tutta Europa (basti pensare al recente exploit dell’estrema destra alle elezioni amministrative in Olanda e, in questi giorni, al risultato straordinario del Front National di Le Pen in Francia), è purtroppo sin troppo facile da capire. Il riemergere cronico delle pulsioni più barbariche della civiltà europea, i guasti del capitalismo e della crisi, l’incapacità delle classi dirigenti liberali di dare risposte ed evitare il conflitto orizzontale tra i segmenti sociali più deboli, la sconfitta culturale e la crisi di radicamento della sinistra tra le classi popolari, la complicità istituzionale degli eredi del Msi. Tutto vero, tutto facilmente comprensibile.
Ma ora dobbiamo passare dall’analisi all’iniziativa. Anzi: alla controffensiva.
Primo punto. Occorre una battaglia tutta politica per la legalità costituzionale. Proprio in queste settimane in cui la Costituzione è così pesantemente sotto attacco, perché sotto attacco sono le regole elettorali, il ruolo di garanzia e controllo che la nostra Carta assegna al Presidente della Repubblica, tutti i principi basilari dello Stato di diritto, nonché la centralità fondativa del lavoro e della sua dignità, bisogna coinvolgere in questa difesa democratica la XII disposizione transitoria e finale e lanciare un’offensiva sul terreno antifascista. Avviamo con forza una campagna per chiedere la soppressione immediata di tutte le organizzazioni fasciste. Tutte, comprese quelle a cui compiacenti amministrazioni di centrodestra, come a Roma, assegnano spazi e concedono una visibilità e una agibilità politica sconcertante. Deve passare il principio secondo il quale le formazioni di stampo fascista non possono avere, nella nostra comunità democratica, alcun diritto di espressione e di manifestazione.
Secondo punto. Occorre agire allo scopo di contestare sistematicamente tutte le iniziative pubbliche di estrema destra, a maggior ragione quelle che hanno luogo all’interno di strutture pubbliche. Non è più tollerabile che Università pubbliche concedano aule per la propaganda e la diffusione di idee razziste, antisemite, anti-egualitarie, anti-democratiche. E ciò – la contestazione sistematica di queste iniziative – non può essere demandato esclusivamente alla buona volontà dei movimenti o dei centri sociali oppure alla stanca liturgia istituzionale delle fasce tricolori e delle commemorazioni: serve un lavoro capillare, di massa, politicamente organizzato, che coinvolga tutti, in un fronte permanente delle associazioni e delle forze politiche e sociali antifasciste.
Terzo punto. Si sente ormai il bisogno di tutelare le nostre compagne e i nostri compagni che quotidianamente rischiano la propria incolumità. Occorrono strutture pronte ad intervenire in ogni circostanza, pronte a difendere chi distribuisce volantini, fa attacchinaggio, piccole manifestazioni, iniziative di protesta. Si tratta il più delle volte di compagne e compagni molto giovani.
In questi giorni, sette anni fa a Milano veniva assassinato Davide “Dax” Cesare, un giovane militante dell’Officina di Resistenza Sociale di Milano. Venne assassinato a freddo, premeditatamente, da tre neofascisti armati di coltelli. Quanti Dax devono morire ancora prima che si assuma fino in fondo e definitivamente la consapevolezza che la Resistenza contro i fascisti non è ancora finita perché, ancora, non siamo riusciti a sconfiggere movimenti, idee, istanze, valori che hanno a che fare, in molteplici forme, con il fascismo?
Penso che sia arrivato il momento per il partito, e in primo luogo per le/i Giovani Comuniste/i, di prendere in mano seriamente la questione e agire conseguentemente.
Campagna per lo scioglimento immediato delle organizzazioni neofasciste, unità delle forze democratiche e vigilanza permanente, strutturazione di un livello di autodifesa a tutela dei nostri compagni: tre indicazioni e tre obiettivi sui quali possiamo iniziare a discutere e a lavorare.
SIMONE OGGIONNI
Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i
da Liberazione del 18 Marzo 2010


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martedì 16 marzo 2010

La banda razzista della Magliana


Ragazzini, che i carabinieri starebbero per identificare, e un’ideologia strisciante di estrema destra che si sta facendo strada tra i casermoni del quartiere romano della Magliana. Potrebbe esserci questo dietro al raid che domenica sera ha mandato all’ospedale quattro persone originarie del Bangladesh, e che ha distrutto il bar «Brothers», uno dei punti di ritrovo della comunità del Bangladesh, nonché uno dei pochi punti di luce di via Murlo, stradina laterale dove alle sei di sera (la stessa ora in cui c’è stato l’attacco) non c’è neanche un lampione acceso.
Sono entrati in quindici, forse venti. Tutti maschi, alcuni molto giovani, altri più grandi. Un particolare importante: a volto scoperto. Che significa impunità, copertura del quartiere. O forse solo sfrontatezza malriposta, perché tanta tracotanza potrebbe aver accorciato il mistero: i carabinieri sono già sulle loro tracce, per tutta la giornata e nella notte si sono susseguiti gli interrogatori.
D’altronde, davanti al bar «Brothers», con i vetri spaccati e ancora le tracce di sangue sul pavimento, una cosa sembrava chiara: erano in molti a sapere chi fosse stato. Forse non proprio nome e cognome, ma i gruppetti che perseguitano gli immigrati sono noti a tutti. Tra di loro si chiamano «la commitiva», forse anche con tre «m». Sostano in una piazzetta del quartiere, si spostano in motorino, hanno tra i 15 e i 20 anni e ce l’hanno con i neri. «Ragazzini, ragazzini cresciuti male. Non sanno che fare e se la prendono con noi», vale un’analisi sociologica l’osservazione di Huddin, anche lui due mesi fa vittima di un’aggressione a tarda sera, quando tornava da lavoro: si sono fermati due ragazzi in motorino, gli hanno chiesto una sigaretta, «non fumo» la risposta «e perché non fumi?», poi la richiesta di soldi. E alla fine gli spintoni, con qualche epiteto razzista e la frase di rito: «Tornatene a casa tua».
Di racconti così ce ne sono a decine. Ma chi siano i ragazzini che si divertono a farla pagare agli immigrati - e in particolare i bangladeshi, proprio perché sono tranquilli e non reagiscono facilmente alle provocazioni - li conoscono benissimo anche «gli italiani» (le virgolette sono d’obbligo, visto che diversi immigrati qui hanno la cittadinanza, compreso il titolare del Brothers). Ieri in parecchi sostavano a via Murlo, avevano voglia di dire la loro e soprattutto di difendere
l’immagine della Magliana: «Finitela con questa storia del razzismo, questo è un posto tranquillo». La solidarietà verso chi è stato ferito c’è a parole («certo, così non si fa»), ma più forte è il fastidio per il degrado che si respira in quella strada: «Qui di sera non si può passare. Qualcuno evidentemente non ce l’ha fatta più e alla fine ha reagito», dice una signora con la busta della spesa, che stabilisce una sottilissima e velenosissima linea di demarcazione: «Non è un attacco razzista, tutt’al più è una punizione». In molti approvano: certo, una punizione, il quartiere prima o poi reagisce. E sul bar di via Murlo, più d’uno dice: «Li avevano avvertiti».
Si narra, ma è tutto da verificare, che le cose siano andate più o meno così. Prima una lite tra alcuni quindicenni e alcuni ragazzi del Bangladesh (ma nessuo a via Murlo ricorda screzi), i quali sarebbero quindi andati a chiamare «quelli più grandi» in un bar della zona, notoriamente frequentato da gente di destra e con qualche precedente penale, che avrebbe colto la palla al balzo per «difendere» i ragazzini italiani. Il raggruppamento sarebbe avvenuto in una strada adiacente a via Murlo, anche se le telecamere della vicina banca non hanno ripreso nulla.
Di certo c’è soltanto che chi ha spaccato i vetri e il locale di Mohammed Masum
Miam lo ha fatto con paletti trovati per strada e gambe di tavolini. Secondo il comandante dei carabinieri Alessandro Casarsa è un elemento che ne connota la non premeditazione: «Sono oggetti facilmente reperibili e non riconoscibili come armi». Altro elemento che viene preso in considerazione è che, prima di andarsene, i cavalieri senza macchia che vogliono ripulire il quartiere si sono intascati circa duecento euro trovati in cassa. Se ci sia una matrice politica è tutto da verificare. Fa pensare, però, che proprio la sera prima le vie del quartiere si siano riempite di scritte che recitano: «Il quartiere cambia, Magliana nera».
Ma la Magliana non è fatta soltanto dei ragazzini della «commitiva» che vivono
la strada e che cercano il brivido compiendo la bravata di turno. E’ anche un quartiere con un tessuto associativo che proprio in questi anni sta rinascendo,
con una storia di lotte popolari, e dove - lasciando stare la storia, che ricordano in pochi - di giorno è pieno di famiglie e bambini, nei negozi si confondono famiglie italiane e straniere come nelle scuole. Solo che passate le nove è il deserto dei tartari. In una zona che ospita circa 20 mila persone non c’è un cinema, non c’è un teatro, non c’è - neanche di giorno - un luogo di aggregazione giovanile. I ragazzini si ritrovano nelle pizzerie al taglio e nelle sale giochi il pomeriggio, e la sera al bar - quei pochi che rimangono aperti. Chi, tra gli adulti, sia italiani che stranieri vuole farsi una bevuta pesante va a via Murlo dove c’è un alimentari gestito sempre da bangladeshi che vende vino a pochi euro.
E’ questo vuoto sociale che mettono sotto accusa i ragazzi di «Insensinversi». Da un paio di anni hanno aperto una scuola di italiano per stranieri, sono riusciti a creare un buon dialogo con moltissime persone, vogliono avviare un progetto più ampio che cerchi di intercettare proprio i ragazzini della Magliana per coinvolgerli in attività interculturali «ma chi fa un lavoro di questo tipo - racconta Simone Sestieri - non viene facilitato, tutt’altro». C’entra la politica nell’attacco dell’altra sera? «Questo non lo sappiamo, di certo un progetto politico di estrema destra sta prendendo piede in questa zona e sicuramente tra questi ragazzini che non hanno niente da fare tutto il giorno si trova una manovalanza pronta a riconoscersi in ideologie di quel tipo. Ma ci si può lavorare, e fermare questo declino, basta volerlo».

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