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domenica 2 maggio 2010

IL CONCORSO PER DIRIGENTE SCOLASTICO IN SICILIA SI DEVE RIPETERE.



Annullato le ordinanze del TARS – Palermo n. 81/2010 e n. 96/2010, che avevano sospeso il provvedimento di avvio del nuovo concorso e la nomina della nuova Commissione
    Con ordinanze n. 399 e n. 400 del 27.04.2010 il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana, accogliendo i ricorsi in appello proposti dalle professoresse Gugliotta e Cucciniello, assistite dall’avv. Caterina Giunta e dall’avv. Salvatore Leone Giunta, nonché gli atti di intervento ad adiuvandum proposti dal prof. Alagna Antonino più 38 e prof.ssa Cerniglia Lucia più 38, anche essi assistiti dall’avv. Caterina Giunta unitamente dall’avv. Maria Diliberto, ha annullato le ordinanze del TARS – Palermo n. 81/2010 e n. 96/2010, che avevano sospeso il provvedimento di avvio del nuovo concorso e la nomina della nuova Commissione dichiarando testualmente in motivazione
    che “appaiono interamente travisati i chiari contenuti della decisione emessa da questo Consiglio di Giustizia in sede di esecuzione di giudicato di cui costituisce ottemperanza il provvedimento oggetto della misura cautelare; – “che l’Amministrazione Scolastica è tenuta a conformarsi alla decisione emessa in sede di esecuzione di giudicato, e, pertanto, l’ordinanza impugnata deve essere riformata nel senso della reiezione dell’istanza cautelare proposta in primo grado” , dichiarando l’accoglimento del ricorso e in riforma dell’ordinanza impugnata “la reiezione dell’istanza cautelare” proposta in primo grado, fermo l’obbligo dell’Amministrazione scolastica di dare seguito all’attività di confermazione alla decisione emessa da questo Consiglio in sede di esecuzione di giudicato, secondo quanto disposto nell’atto impugnato di primo grado”. Dichiara l’avv. Caterina Giunta che dalle superiori ordinanze discende senza ombra di dubbio l’obbligo dell’Amministrazione di procedere alla immediata fissazione del nuovo concorso, nei termini specificatamente indicati nella nota del 23.12.2009 del Direttore Generale del Ministero dell’Istruzione che ha consigliato vivamente al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico della Sicilia di fare intercorrere dalla data di notifica a tutti i possibili candidati e la data della prima prova scritta lo stesso lasso di tempo intercorso a suo tempo tra la pubblicazione delle graduatorie di coloro che aveva superato la selezione per titoli e le prove scritte. Mi auguro a questo punto conclude l’avv. Giunta che l’Amministrazione Regionale non trovi qualche altro motivo per ritardare, ancora una volta, di ottemperare al giudicato del Consiglio di Giustizia Amministrativa.
FONTE ORIGINALE :orizzonte docenti


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CONFERENZA STAMPA SULLO SCIOPERO DEGLI SCRUTINI E CONVEGNO NAZIONALE CESP: CONFERENZA STAMPA NAZIONALE SULLO SCIOPERO DEGLI SCRUTINI E CONVEGNO NAZIONALE CESP

I precari cobas, dando seguito a quanto deciso nell'Assemblea Nazionale di Salerno, hanno previsto di convocare una Conferenza Stampa Nazionale a Roma alla quale far partecipare delegati da tutta Italia e nella quale rilanciare lo sciopero degli scrutini.
Per permettere a tutti e a tutte di essere presenti e per fare dell´incontro un´occasione di discussione in merito ai tanti problemi che agitano il mondo della scuola, si è pensato di convocare un Convegno Cesp per il 14 maggio al
quale far partecipare anche i Comitati che stanno attivamente promuovendo lo sciopero.
Durante il Convegno si terrà poi anche la Conferenza Stampa.
Invitiamo pertanto tutti i Comitati, i Coordinamenti, le Reti di precari che stanno lavorando per la riuscita dello sciopero degli scrutini non solo ad essere presenti e a farsi parte attiva nella conduzione del Convegno, ma anche a partecipare alla Conferenza Stampa Nazionale, in modo che si comprenda che tutto il mondo del precariato della scuola è in agitazione e che non è disposto a nessuna conciliazione sulla propria pelle.



Comitato Insegnanti e ATA precari Ancona
Comitato Insegnanti e ATA precari Cagliari

Comitato Insegnanti e ATA precari Latina

Collettivo precari Napoli
Comitato Insegnanti e ATA precari Roma

Comitato Insegnanti e ATA precari Salerno

Comitato Precari Scuola Trieste

Coordinamento Insegnanti Precari Scuola Siena

GAP-Gruppo di azione precaria-Genova

Precari autoconvocati Torino

Precari in lotta Palermo

Rete organizzata docenti e ata precari del Veneto
Rete precari della Scuola di Pisa


Riferimenti:
precaridisalernoinlotta@gmail.com

3492344625

http://retecomitatiprecariscuola.netsons.org/forum/

gruppo facebook: sciopero degli scrutini di fine anno

http://www.facebook.com/group.php?gid=293761837186&ref=mf

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giovedì 29 aprile 2010

In difesa della scuola pubblica

Il Partito della Rifondazione Comunista aderisce alla manifestazione di domani (giovedì) a difesa della Scuola Pubblica.
Le politiche attuate dal Governo, per mano della Gelmini e di Tremonti, non solo non hanno la minima intenzione di investire nella pubblica istruzione, ma portano avanti un progressivo smantellamento della Scuola Pubblica, aumentando i finanziamenti alle scuole private.
Con l’inizio del nuovo anno scolastico la Scuola Pubblica vedrà una riduzione del personale docente di 25 000 unità e del personale ATA di 15 000 unità. A Parma e provincia, tra elementari medie e superiori, è previsto un taglio di 140 insegnanti e 70 collaboratori. Tutto questo mentre gli studenti crescono di numero, anche sul territorio parmense.
Come se tutto questo non bastasse, la recente “Riforma epocale della scuola”, come è stata definita dalla Gelmini, non farà altro che diminuire ulteriormente la qualità della Pubblica Istruzione, attuando dei tagli al numero di ore settimanali per quasi tutte le tipologie di istituto.
Quello che emerge chiaramente è il tentativo di “far cassa” distruggendo la scuola pubblica, in un quadro generale di continui tagli ai servizi sociali.
Altro che rinvio di qualche anno della Riforma, Il PRC continuerà ad opporsi a queste politiche, denunciando l’attacco di classe portato avanti nei confronti dei lavoratori e di tutti quei cittadini che non possono permettersi un’istruzione privata.
I soldi necessari per finanziare l’Istruzione, l’Università e la Ricerca vanno presi dalle spese militari, dalle grandi opere e dai finanziamenti a fondo perduto dati agli imprenditori.
Paola Varesi 
Segretario Prc Federazione di Parma



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mercoledì 21 aprile 2010

DE NARDIS (PRC): L’Università italiana frana e il governo sta a guardare


La situazione dell’Università italiana ha raggiunto livelli critici. Anche i magistrati della Corte dei Conti, certo non un conclave di pericolosi sovversivi, non possono fare a meno di registrarlo nel loro “Referto sul sistema universitario”. Si rileva il fallimento del 3+2 voluto con forza dall’allora ministro Luigi Berlinguer, e che noi denunciamo da anni. Nessuno dei risultati attesi sono stati raggiunti. I laureati non aumentano, il tasso di abbandoni rimane pressoché immutato, nessuna connessione si registra tra diplomi di laurea e occupazione. Insomma un disastro, ma in compenso i riformatori italiani, con consensi trasversali sia nel centrosinistra che nel centrodestra, ci consegnano una università dequalificata, con corsi moltiplicati, insegnamenti atomizzati, sapere frammentato. I laureati italiani dopo la riforma3+2 sono solo più ignoranti e pi&ug rave; precari. Anche la Corte dei Conti dunque afferma che avevamo ragione ad opporci al quel progetto lesivo della libertà di apprendimento.
Nel frattempo la Gelmini va avanti come un mulo nel suo progetto di distruzione del sistema universitario pubblico, umiliando i ricercatori che giustamente si ribellano dichiarando la propria indisponibilità all’insegnamento nel prossimo anno accademico, restringendo ulteriormente gli spazi di democrazia nei processi decisionali interni agli atenei, promettendo più precarietà ai tanti studiosi seri che chiedono stabilità.   
Rifondazione comunista, di fronte a questo quadro drammatico, sostiene con forza la mobilitazione unitaria lanciata da tutte le organizzazioni sindacali e di categoria prevista per la settimana dal 17 al 22 maggio, con manifestazione nazionale prevista per il 21 maggio, e da mandato a tutti/e i/le propri/e militanti e affinché diano il proprio supporto politico e organizzativo alle mobilitazioni, sollecitando tutte le componenti universitarie ad unirsi nella lotta di civiltà in difesa dell’università di massa, democratica e di qualità.
 
Fabio de Nardis, Resp. Naz. Università e Ricerca PRC-SE


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lunedì 19 aprile 2010

Scuola: Formigoni basta con le graduatorie


Le scuole lombarde si sceglieranno i docenti da sole, niente piu' graduatorie. In una intervista al Corriere della Sera il governatore lombardo Roberto Formigoni anticipa la riforma della scuola che vuole mettere in atto nella sua regione che definisce "una proposta formigoniana-pidiellina-leghista, in profonda sintonia con il programma del governo e della coalizione". Stop alle graduatorie nazionali, con il reclutamento dei professori da parte delle scuole su base regionale, con assoluta parita' tra istituti pubblici e privati: questa la proposta Formigoni. "Ne ho gia' parlato con il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini- spiega- e con il governo. La direzione e' condivisa". Il governatore assicura, poi, che c'e' un "terreno favorevole sia con i sindacati, sia con i professori". Nel suo modello le scuole "pescano" i docenti da un albo regionale "in base al merito". Gli albi non saranno per i soli residenti, come invece vorrebbe la Lega. Pero' ci saranno dei requisiti necessari per l'iscrizione come "una certa permanenza sul territorio, almeno un ciclo di studio di cinque anni".Da Liberazione

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mercoledì 14 aprile 2010

Roma: Manifestazione cittadina della scuola pubblica

 
La politica non ci ascolta, sembra che nessuno sappia darci le risposte che da tempo aspettiamo. A quando la restituzione dei soldi alle scuole? A quando i nuovi fondi? A quando una nuova politica sulle strutture scolastiche? Per far vedere ancora una volta a TUTTI che non siamo numeri, non siamo pedine di cui vantarsi in campagna elettorale, ma persone che necessitano e pretendono RISPETTO!
No alla PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA!
Vogliamo essere presi in considerazione, vogliamo i fondi per i problemi più basilari di finanziamento, non vogliamo più mettere un euro di tasca nostra nei bilanci della scuola Pubblica, vogliamo scuole sicure!
La nostra protesta non si ferma, con proposte, idee, tanta voglia di costruire, scendiamo in piazza!





La manifestazione è organizzata dal Coordinamento Permanente Scuole di Roma e aderiranno le seguenti scuole, coordinamenti, associazioni ed organizzazioni sindacali:
49° Circolo Didattico, 92° Circolo Didattico, 1° Circolo Didattico, Dalla Chiesa, Pasteur, Talete, D´Antona Biagi, De Chirico, Russel, Poggiali, Fabrizio de Andrè, Crispi, L. da Vinci Maccarese, VII Montessori, Guareschi, Montezemolo, S. Benedetto, Vittoria Colonna, Quartararo, Gullace, Socrate, Aristotele, Keplero, Cavour, M. Grazia Cutuli, Iqbal Masih, Troisi, Coordinamento Scuole Secondarie, Coordinamento XIII Municipio, Coordinamento IV Municipio, Coordinamento Precari Scuola, Popolo Viola Roma,Rete degli Studenti, Studenti Viola Napoli, Comitato Insegnanti ATA Precari Roma, CGD, Scuola popolare Pietro Bruno, Centro sociale La Strada, Per una Scuola della Repubblica,Unione degli Studenti Roma e Lazio,Libera Cittadinanza, Collettivo Senza Tregua, COBAS, RDB CUB Scuola, USI, FLC CGIL, UNICOBAS
 
Sabato 17 aprile 2010 ore 14,30-17,00 
Colosseo - Campo dei Fiori

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venerdì 9 aprile 2010

Scuola, mense Licandro (PdCI) "la chiesa non ha nulla da dire?"


"Dopo il caso di Montecchio Maggiore, nel vicentino, una scuola elementare del comune di Adro, in provincia di Brescia, anche questo a guida leghista, chiede ai bambini poveri di uscire dalla mensa.
Le gerarchie ecclesiastiche, alla vigilia delle elezioni, così pronte a invitare gli italiani a non votare la Bonino nel Lazio e la Bresso in Piemonte, perché su posizioni non collimanti con quelle della Chiesa in materia di aborto, non ha nulla da dire questa volta? Far fuori i bambini dalle mense non merita nessuna presa di posizione? La verità è che con questa Lega, legata a doppio filo con questa Chiesa, c'è poco da sperare...". E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra.
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giovedì 1 aprile 2010

Retromarcia Gelmini e la Resistenza torna nei programmi dei licei


Alla fine la Resistenza ce l’ha fatta.  Dopo le polemiche delle ultime ore, infatti, è stata esplicitamente inserita nei programmi scolastici dei licei. L’opposizione ne prende atto ma resta convinta che il ministro Gelmini abbia fatto una “figuraccia”.
“Per evitare che il dibattito si areni in una polemica non voluta – spiega il ministero in una nota – negli Obiettivi specifici di apprendimento del quinto anno è stato reso esplicito il riferimento alla lotta di liberazione con la formula: ‘L’Italia dal Fascismo alla Resistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana”. Il ministero, nel ricordare che la Resistenza era implicita nei programmi anche con i precedenti ministri, Moratti e Fioroni, assicura che non c’é stato alcun “tentativo censorio” che – aggiunge – “sarebbe quanto meno stolto e appartenente a una cultura lontanissima da tutti coloro che si sono occupati, a vario titolo, delle Indicazioni”.
Una spiegazione, quella di Maria Stella Gelmini,  che non convince del tutto l’opposizione. “Prendiamo atto della resipiscenza, non è la prima volta, speriamo almeno – osserva la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni – che sia l’ultima che il governo si presti a queste figuracce”. “E’ difficile stabilire se si sia trattato di un’imperdonabile distrazione oppure di un maldestro tentativo di revisionismo posticcio, tuttavia, in entrambi i casi – concorda la collega di partito Giovanna Melandri – il Ministro Gelmini ha collezionato una pessima figura”.
Più indulgente il vice presidente del Senato Vannino Chiti per il quale “tutto è bene quel che finisce bene”. “E’ positivo – commenta – che il Ministero dell’Istruzione abbia riconosciuto l’errore compiuto e ripristinato negli obiettivi di apprendimento per le scuole superiori il tema”. Indignata per l’accaduto anche l’Italia dei valori. “Per chiedere all’opposizione di credere all’ipotesi della dimenticanza, circa l’omissione della parola Resistenza nei programmi dei licei ci vuole davvero una gran faccia tosta” afferma il senatore Fabio Giambrone per il quale “le smemoratezzé del ministro Gelimini sono state davvero troppe: prima, ha dimenticato Darwin dai programmi della scuola primaria e adesso si è scordata del movimento di liberazione da quelli dei licei”. “Se il ministro dell’Istruzione crede di prendere in giro gli studenti e di mancare di rispetto a chi ha costruito questa Repubblica, con il sangue e con il sacrificio – avverte – si sbaglia di grosso”
Di “salto di ineguagliabile acrobazia storiografica tra il fascismo e la conquista della democrazia nel nostro Paese che non è certo sorta spontaneamente dal nulla” parla l’Associazione nazionale partigiani secondo cui si tratta di una “omissione pensata, riflettuta fino alla sua codificazione, essendo impossibile immaginare un atto dell’ignoranza”. Pronti a dar battaglia, infine, gli studenti: l’Uds, alla luce della vicenda, lancia la campagna informativa “Verso il 25 aprile” e la Rete degli studenti avvia un percorso di mobilitazione, dal 25 aprile al 2 giugno, che ha come scopo quello di far emergere “lo strettissimo legame che c’é fra la Costituzione Italiana e la lotta partigiana, legame che troppo spesso viene oscurato”.



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mercoledì 31 marzo 2010

La Gelmini cancella la Resistenza. L’Ass. Partigiani (Anpi): una vergogna.


Semplicemente non c'è. Nei nuovi programmi di storia che si studieranno dal prossimo anno nei licei non si parla di Resistenza. Così come antifascismo e Liberazione non sono neanche citati. Il buco è al quinto anno, dedicato allo studio dell'epoca contemporanea, dall'analisi delle premesse della I guerra mondiale fino ai nostri giorni. La nuova articolazione, spiegano dal dicastero di viale Trastevere, è stata dettata dalla necessità di evitare che succedesse, come spesso è successo, che non si arrivasse neanche a fare la II guerra mondiale. Troppo poco, ecco perché la commissione per la storia, presieduta da Sergio Belardinelli, ha deciso di assegnare un intero anno di studi al Novecento. Nella formulazione dei temi fondamentali, le indicazioni nazionali precisano che «non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici»: l'inizio della società di massa...«il nazismo, la shoah e gli altri genocidi del XX secolo, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda (il confronto ideologico tra democrazia e comunismo), l'aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico (l'Onu), la formazione e le tappe dell'Italia repubblicana».
Si passa poi alla formazione dell'Unione europea e agli Usa, «potenza egemone, tra keynesismo e neoliberismo», senza tralasciare «il rapporto tra intellettuali e potere politico», da affrontare in modo interdisciplinare. A differenza dei vecchi programmi, parole come antifascismo, Resistenza, Liberazione sono sparite. «Nessuna operazione di rimozione», dice a ItaliaOggi Max Bruschi, consigliere del ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, e presidente della cabina di regia sulle indicazioni nazionali dei licei. «I programmi hanno individuato alcuni nuclei fondamentali lasciando grande libertà alle scuole, ai docenti. Quando parliamo di seconda guerra mondiale e della costruzione dell'Italia repubblicana per noi è evidente che è inclusa la Resistenza». Eppure sulla Shoah, per esempio, si precisa che lo studio deve ricomprendere anche gli altri genocidi, una precisazione che manifesta una sensibilità storica e politica sui cui non si è disposti ad affidarsi all'autonomia e alla bravura dei docenti. «La Shoah è un unicum, poi ci sono altri genocidi su cui non si può far finta di niente. Ciò non toglie, sull'altro fronte, che la Resistenza è un valore imprescindibile, mai pensato di declassarla». Il punto è che un elenco di fatti significativi di un periodo può facilmente essere accusato di parzialità se non li cita tutti. «Il nostro non è un elenco esaustivo e prescrittivo, abbiamo solo indicato macrotemi», dice Bruschi. Che nega che possa esserci il rischio che la Liberazione finisca per essere liquidata in due righe e la lotta partigiana magari in una nota. «Che esagerazione, non c'è nessun rischio di questo tipo. Ma se il fatto che nei programmi non c'è la parola Resistenza è un problema, allora... possiamo sempre reinserirla», ribatte.
I programmi infatti non sono ancora definitivi. Genitori, insegnanti e associazioni possono dire la loro alla Gelmini sul forum dell'Indire. C'è tempo fino al 22 di aprile.
“Protesteremo, protesteremo con il ministro Gelmini, innanzitutto. E coinvolgeremo tutti a tutti i livelli, politici, sindacalisti, storici, perché si rimedi a un grave errore, una vergogna». Al telefono dalla sua casa romana, il 91enne Massimo Rendina, medaglia d'oro della Guerra contro il nazifascismo, presidente dell'Anpi di Roma, l'associazione nazionale partigiani d'Italia, ha l'indignazione appassionata di quando era partigiano a Torino. Eppure dal ministero assicurano che non c'è stata nessuna volontà politica di cancellare la Resistenza o la Liberazione non citandole espressamente nei programmi di storia... «È una dimenticanza pericolosa. C'è il tentativo, da un po' di tempo, di rimuovere il nostro passato, la cui conoscenza è già così flebile. Si vuole mettere tutto sullo stesso piano, tutti colpevoli e tutti innocenti, i ragazzi partigiani e i repubblichini di Salò, senza così far capire come è nata l'identità democratica dell'Italia». E ricorda come, ministro della pubblica istruzione Rosa Russo Iervolino, «ci fu il primo riferimento diretto nei programmi di storia al fascismo, l'antifascismo e alla Resistenza. Il ministro Berlinguer poi lo chiarì con una circolare. Tornare indietro è un errore dal punto di vista culturale e politico, una lesione alla memoria storica del paese». C'è chi rivendica la necessità di riscrivere la storia di quegli anni dolorosi, di mettere in luce gli errori e i delitti commessi da una parte e dall'altra. «Ma glissare sulla Resistenza, con la scusa che tanto è compresa tra le tappe dell'Italia repubblicana, farla finire magari in una nota a piè di pagina di un libro di testo, non è revisionismo, è confusionismo», ribatte Rendina, «io vado in giro nelle scuole, i ragazzi non sanno nulla... Non c'è bisogno di confondere le acque, non gli facciamo un buon servizio»


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martedì 30 marzo 2010

E la scuola va a rotoli!!! Assemblea Pubblica -7 aprile (RM)


… E LA SCUOLA VA A ROTOLI!!!


  • Bilanci in rosso in tutte le scuole!

  • Riduzione delle supplenze!!

  • Impoverimento dell’offerta formativa!

  • Finanziamenti alle scuole private!!

  • Aumento dei contributi volontari!!

  • Igiene e sicurezza non garantiti!!

  • Abolizione degli organi collegiali!

  • Edifici scolastici pericolanti e fatiscenti e aumento degli alunni per classe!!

  • Tagli del personale docente e tecnico-amministrativo!


STANNO RUBANDO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI CALPESTANDO IL DIRITTO ALLO STUDIO !!!

7 APRILE ore 17.00
Sala Agnini – Viale Adriatico, 136
ASSEMBLEA PUBBLICA 

Alla quale invitiamo a partecipare tutte le scuole di zona per informare, discutere, organizzarci
(partendo dall’adesione al sit in al MIUR e alla manifestazione cittadina del 17 aprile)

CHIEDIAMO:

  • L’impegno immediato dello stato a pagare i debiti verso le scuole.

  • Il ritiro della controriforma Gelmini e del riordino delle superiori.

  • Il blocco dei tagli previsti dalla finanziaria 2008 per il triennio 2008-11.

  • Nomina in ruolo dei docenti precari e personale ATA su tutti i posti vacanti.

  • L’organico necessario alla formazione delle classi a tempo pieno e prolungato.

  • La messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici.

COORDINAMENTO SCUOLE 4 MUNICIPIO
Per contatti: scuole4@yahoogroups.com - http://scuoleiv.altervista.org/wordpress/
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mercoledì 24 marzo 2010

Vicenza, pane e acqua in mensa: i genitori non hanno pagato la retta

Solo pane e acqua per i figli dei genitori 'inadempienti' nella scuola materna ed elementare del Comune di
Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Mamma e papa' non pagano la retta della mensa, la prole non mangia. A denunciare il caso sono Il Corriere Veneto e il Corriere della Sera. In tutto sono nove le famiglie morose, sette straniere e due italiane. Dal suo insediamento la giunta di centrodestra (Lega e Pdl) ha scoperto un ammanco di 150.000 euro nella gestione della mensa scolastica. Al 10 marzo erano ben 52 le famiglie 'morose', diventate poi 9. Cosi' parte la sospensione del cibo per nove bambini iniziata ieri: pane ed acqua per loro, pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta per gli altri. Una sorpresa per i bambini, anche per quelli piu' 'fortunati'. Grazie all'aiuto dei compagni disposti a dividere il pranzo, comunque, qualcuno e' comunque riuscito a mangiare. "Ho invitato gli insegnanti- spiega la dirigente Anna Maria Lucantoni al Corriere Veneto- a far condividere il pasto ai bambini che hanno solo pane, spesso c'e' chi non mangia tutto". La giunta ha avvisato piu' volte del problema, appendendo anche cartelli in piu' lingue, visto l'alto tasso degli stranieri in Comune. «Abbiamo richiesto i pagamenti arretrati e la consegna dei moduli in molti modi- specifica l'assessore all'Istruzione di Montecchio Barbara Venturi al Corriere Veneto- e abbiamo anche posticipato i tempi, da settembre al 15 marzo. Prima abbiamo contattato gli inadempienti al telefono e poi sono andati direttamente i vigili a consegnare a mano una raccomandata di sollecito". La stessa preside Lucantoni non sembra essere d'accordo con l'iniziativa del Comune: "E' inutile che facciamo cittadinanza attiva, noi abbiamo un progetto di riciclo di pane e frutta gia' in atto per educare al consumo consapevole. Trovo che dare un pezzo di pane sia dispregiativo, avrei preferito che venisse detto di arrangiarsi e avremmo raccolto noi qualcosa". Critico e' anche Davide Del Sale, genitore membro del consiglio d'istituto del comprensivo 2, nonche' segretario locale del Pd: "Si potrebbe risalire a chi non paga senza dover infierire sui ragazzini, prima dei vigili si potrebbe mandare a casa l'assistente sociale. Il problema e' capire perche' non vengono dati i soldi, per esempio se e' per motivi economici". (Dire)

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lunedì 22 marzo 2010

Treviso. Scuola sul lastrico: supplenti senza paga, il preside chiede un prestito

Il dirigente della media Grava di Conegliano va in banca per garantire di persona gli stipendi di alcuni docenti

di Giampiero Maset
TREVISO (21 marzo) - Supplenti che non sono pagati da gennaio e sono costretti a vivere nella più totale precarietà, e diverse attività consolidate, che ne qualificavano l’offerta formativa, sospese. Il dirigente Flavio Moro ha pensato addirittura, rischiando di persona, di chiedere alla banca di appoggio l’anticipazione di fondi che non si sa se arriveranno.

È la situazione che si sta vivendo alla scuola media Grava, di cui fanno parte anche le sedi Brustolon, Cima e Rua di Feletto, con un più di 1000 alunni. Il consiglio di istituto ha trasmesso al ministro Mariastella Gelmini la richiesta di “assegnazione di risorse per poter garantire il diritto all’istruzione e la continuità del servizio scolastico anche mediante la sostituzione del personale assente per tutti i motivi previsti dalla vigente normativa, in considerazione del fatto che la Grava ha da sempre seguito una politica di contenimento della spesa, procedendo alle nomine dei supplenti solo per i periodi strettamente necessari, attenendosi alle direttive del ministero”.

Si sottolinea che “per mettere in pratica tale politica e garantire il regolare svolgimento delle attività è stato necessario ricorrere all’istituto delle ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti, remunerate con anticipo di cassa nei limiti delle disponibilità finanziarie della scuola e di cui si attende l’erogazione dei fondi”.

All’inizio di quest’anno, per il pagamento delle ore eccedenti e delle supplenze brevi di docenti e personale Ata, la scuola aveva un residuo attivo di 41.437 euro e un sospeso da liquidare per le ore ecedenti da settembre a dicembre 2009 di 10.385 euro. Il 14 dicembre 2009 il Ministero ha comunicato che la Grava può fare affidamento per redigere il programma 2010 su una risorsa di 100.578 euro. Nella lettera al ministro Gelmini si sottolinea che “tolto da questo importo la somma di 78.311 euro, relativa agli incarichi specifici di docenti e funzioni strumentali Ata, restano 22.451 euro” e che “sottratte da questa somma le differenze stipendiali e le indennità per la dirigenza, il budget per il pagamento delle supplenze di docenti e Ata ammonta a 11.764 euro”.

Nel mese di gennaio la spese per le supplenze è stata di 8.135 euro. Con la loro liquidazione la scuola poteva disporre di 7.686 euro e il fabbisogno alla data del 12 febbraio per gli stipendi di tale mese era di 11.764 euro, con uno sforamento di 4.077 euro sull’ammontare assegnato per l’anno finanziario 2010”. E si evidenzia che “a seguito di astensioni facoltative per maternità di 3 docenti con orario di cattedra le supplenze si protrarranno fino al termine delle lezioni, senza che ci siano fondi per pagarle”


http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=95436&sez=NORDEST


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martedì 16 marzo 2010

La scuola va a rotoli: Tagli e ritagli gli effetti della Gelmini



SCUOLA PUBBLICA… LIQUIDAZIONE DI FINE STAGIONE
Mentre la maggior parte del Paese sembra non rendersi conto di quello che sta accadendo, proviamo a ricordare quello che ancora attende la scuola (provvedimenti di durata triennale previsti dall´art. 64 della Legge Finanziaria 133/2008 Tremonti e perfezionato dai regolamenti della Gelmini).
Per l´anno scolastico 2010/2011…
Ø Saranno tagliati 25.600 docenti, suddivisi tra i vari gradi d´istruzione (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15.000 alunni in più)
Ø Ci saranno 15.000 ATA in meno (e nel contempo si taglieranno del 25% gli appalti esterni per la pulizia delle scuole)
Ø Sarà eliminato il 40% (- 4.500) circa dei posti di lingua inglese nella sc. primaria (ma il Miur rassicura: sarà avviato per tempo (?) un piano straordinario di formazione e con 30 ore di corso si potrà insegnare nelle prime e nelle seconde classi!)
Ø Continuerà a calare progressivamente l´offerta di tempo scuola nella sc. primaria (nel 2010 meno ore per cl. prime e seconde)
Ø Sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l´altro, una riduzione corposa del tempo scuola.
Non solo le classi prime vedranno contrarsi l´orario settimanale: da settembre 2010 negli istituti tecnici anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l´orario settimanale da 36 a 32 ore.
Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla “valorizzazione del metodo laboratoriale”, con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.
Ø Proseguirà la politica di taglio delle risorse economiche
Si prefigura un altro anno di lacrime e sangue per la scuola pubblica.
E QUEST´ANNO COSA E´ GIA´ ACCADUTO ?
Sono state chiusi 322 istituti “sottodimensionati”, cioè formati da scuole con un numero di alunni complessivo inferiore a 500.
Sono stati tagliati 36.218 docenti e circa15.000 ata. Sono state eliminate 4.945 classi.
E mentre i territori perdevano le loro scuole e i loro insegnanti, la popolazione scolastica quest´anno ha registrato 37.876 alunni iscritti in più. E´ aumentato il numero di alunni per classe, soprattutto nella scuola superiore (fino a 32/33).
Nella scuola primaria si sono perse le compresenze, ore necessarie per portare i bambini nei laboratori, fare i progetti, uscire dalla scuola per le visite di istruzione, recuperare i bambini in difficoltà… Alle medie e alle superiori si sono perse le ore a disposizione ed è diventato impossibile sostituire un collega assente.
UNA SCUOLA SEMPRE PIU´ POVERA
I pochi finanziamenti, che arrivano sempre più in ritardo, costringono le scuole a chiedere contributi sempre più consistenti ai genitori per tirare avanti. Nel 2009 nessun finanziamento per il normale funzionamento è arrivato alle scuole e poche migliaia di euro arriveranno per le supplenze e le attività.
Ogni scuola vanta crediti cospicui nei confronti del Ministero: si va dai 70mila euro ai 150/200mila di finanziamenti promessi, ma mai arrivati, alle scuole che hanno così dovuto anticipare con la disponibilità di cassa (spesso i contributi dei genitori) le spese affrontate. Senza soldi non si riesce a pagare lo stipendio ai supplenti, perciò i dirigenti scolastici sono costretti, in caso di assenza di un insegnante, a suddividere gli alunni nelle altre classi.
Nel 2009, per l´ampliamento dell´offerta formativa sono stati tagliati 45 milioni (il 21,66% in meno dell´anno prima) e altri 40 milioni saranno tagliati nei prossimi due anni.
Per la formazione degli insegnanti nel 2009 è stato stanziato il 27,64% in meno rispetto allo scorso anno (l´83,07% rispetto al 2001). 500mila euro sono stati tagliati al fondo per l´handicap.
Tra l´altro questi fondi, relativi al 2009, a dicembre non erano ancora stati resi disponibili alle scuole!
In compenso le scuole private riceveranno 120 milioni di euro di risorse aggiuntive.
MENO SCUOLA PER TUTTI !
Tutti gli ordini di scuola hanno visto, o vedranno, la diminuzione del tempo scuola offerto alle famiglie. Ad esempio nella scuola primaria, nonostante nel febbraio 2009 il 56% delle famiglie avesse chiesto le 30 ore, l´organico per le classi prime è stato assegnato a tutte le scuole per 27 ore.
Ma meno scuola non è la risposta giusta all´emergenza educativa che si va sempre più delineando nel nostro Paese, dove la famiglia da cui provieni, la scuola che frequenti, il luogo dove nasci, contano di più dei talenti e delle capacità individuali.
Il recentissimo Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Agnelli mette in luce:
· le mancanze del nostro sistema scolastico impoverito: un ragazzo su 5 tra i 20 e i 24 anni non ha completato la scuola superiore.
· La frattura sempre più evidente tra nord e sud del Paese: il 30% degli allievi meridionali non raggiunge la soglia minima di competenza; il Trentino spende 9.900 euro per un alunno contro i 5.800 della Puglia; c´è un computer ogni 5 studenti a Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù; un quindicenne del sud ha una preparazione uguale ad un tredicenne del nord…..
* La disuguaglianza sociale (che i nuovi ordinamenti accentueranno): i figli dei ceti abbienti si iscrivono ai licei (dove la probabilità di laurearsi è del 50%), mentre gli altri si iscrivono ai tecnici (probabilità laurea 12%) o ai professionali (probabilità laurea 5%).
Intanto i fondi che il contratto nazionale della scuola destina agli insegnanti che lavorano in scuole situate nelle aree a forte processo immigratorio o a rischio di dispersione scolastica, e che sono gli unici finanziamenti di questo tipo, sono rimasti gli stessi dal 2001. Ma nel frattempo la presenza di alunni stranieri sul territorio è quasi quadruplicata e sono aumentate in modo preoccupante le situazioni di disagio scolastico e di abbandono. E la politica risponde permettendo ai 15enni di uscire prima dal percorso scolastico, barattando l´obbligo di istruzione con l´apprendistato in qualche fabbrichetta!
Una scuola impoverita e dequalificata diventa premessa di insuccesso scolastico e formativo, provoca disaffezione che poi diventa abbandono e dispersione scolastica. E pensare che la Costituzione assegna all´istruzione, e alla scuola pubblica, il compito fondamentale di promozione culturale e sociale di ogni cittadino, riconoscendola come strumento principale per rimuovere gli ostacoli che possono limitare “la libertà e l´uguaglianza dei cittadini” e che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese” !

Quante cattedre perde la tua scuola?
  • Superiori: quante cattedre perde la tua scuola con la riforma?

    In tutta Italia l´introduzione della riforma delle superiori (che non è ancora legge dello Stato) causerà la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro (a regime tra 5 anni potrebbero essere 24.000).
    Un Istituto Tecnico Industriale, (ad es. ITIS Volterra) che ha classi (attualmente) con due indirizzi  elettrotecnico e informatico. Con la riforma tutte le classi avranno 32 ore settimanali.
    Proviamo a fare il calcolo per la scuola prendendo in considerazione le ore settimanali complessive attuali e a riforma totalmente applicata.
    Classi N. Ore attuali Ore riforma Differenza
    Prime 9 x 36= 324 x 32 = 288 - 36
    Seconde 7 x 36= 252 x 32 = 224 - 28
    Terze 6 x 36= 216 x 32 = 192 - 24
    Quarte 5 x 36= 180 x 32 = 160 - 20
    Quinte 6 x 36= 216 x 32 = 192 - 24
    Totale


    - 132
    La perdita totale è di 132 ore di cui 64 al biennio. 132 ore corrispondono a 7 cattedre e rotti. Poiché sono coinvolte diverse materie saranno diverse cattedre a perdere un po´ di ore e quindi più insegnanti a diventare soprannumerari.

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lunedì 15 marzo 2010

SCUOLA: COBAS, VERSO LO SCIOPERO DEGLI SCRUTINI


ROMA, 15 MAR - Sciopero degli scrutini a giugno: lo minacciano i Cobas che, dopo la giornata di protesta attuata venerdì scorso, intendono intensificare la lotta in difesa della scuola. 

Apprezzando «la crescita della protesta verso la politica di Tremonti-Gelmini che, dopo aver tagliato 140 mila posti di lavoro e espulso in massa i precari, sta ora imponendo la distruttiva riforma delle superiori nonostante essa non sia ancora legge, mancando il parere della Corte dei Conti, la firma di Napolitano e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale», i Cobas annunciano per le prossime settimane «occupazioni di scuole e di uffici scolastici (in particolare durante la pubblicazione degli organici), picchetti precari, manifestazioni cittadine, rifiuto di applicare una 'riformà che non è ancora legge e di essere complici nelle illegalità nelle scuole». Non solo. I Cobas accolgono la proposta avanzata dal movimento dei precari di «far culminare questa lotta in una fine di anno scolastico 'movimentatà mediante il recupero dello sciopero degli scrutini». (ANSA).


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"Semplificazione" uguale tagli Come cambieranno i licei italiani


Dal Parini di Milano al Garibaldi di Palermo, passando per il Righi di Roma, ecco cosa cambia nei licei dell'era Gelmini. Dal prossimo anno, i corsi bilingue al classico e allo scientifico, così come quelli Pni (Piano nazionale informatica) allo scientifico, saranno un semplice ricordo: meno ore di lezione e meno materie da studiare. Sparirà quasi totalmente il latino dal liceo linguistico e la musica dal socio-psicopedagogico. E subiranno un ridimensionamento le materie di indirizzo del liceo artistico.

Per comprendere la portata della riforma che "semplifica" la scelta dei futuri liceali (sei indirizzi in tutto: classico, scientifico, delle scienze umane, linguistico, artistico e musicale/coreutico) basta dare un'occhiata ai Piani dell'offerta formativa (Pof) di alcuni prestigiosi licei italiani e confrontarli con i curricula gelminiani. In apparenza l'unico liceo che si salva dalle cesoie di Tremonti è il classico. Ma è davvero così? "Nel rispetto della formazione liceale ad indirizzo classico - si legge nel Pof del prestigioso liceo milanese - il liceo Parini attua da diversi anni modifiche al piano di studi tradizionale, storicamente legate alle sperimentazioni già approvate dal ministero".

In poche parole, lo studio della lingua straniera è stato esteso all'intero quinquennio e in alcuni corsi di lingue straniere se ne studiano addirittura due. C'è poi la sperimentazione Brocca che, oltre allo studio per l'intero quinquennio della lingua straniera, prevede anche il diritto, l'economia e più matematica. Mentre al Garibaldi di Palermo tutti i corsi hanno qualcosa in più dell'indirizzo tradizionale: storia dell'arte per tutti e cinque gli anni in 11 corsi su 13 e diversi corsi Pni. Ma dal prossimo mese di settembre, in tantissime classi del liceo classico si studierà di meno: 27 ore al biennio e 31 al triennio. Risultato: meno matematica, lingua straniera e storia dell'arte. Quando la riforma sarà a regime, del resto, saranno oltre 6.000 le ore di lezione che lo Stato erogherà nelle classi del liceo classico.


Stesso discorso al liceo scientifico, dove i corsi con matematica e fisica potenziate o bilingue sono la maggioranza. Da settembre, gli orari vengono uniformati: 27 ore al biennio e 30 negli anni a seguire. Confrontando i nuovi quadri-orario con quelli del Piano nazionale informatica ci si accorge che si studieranno meno matematica, fisica e latino. E' il caso, ad esempio, del Righi di Roma, dove sette corsi su dieci sono sperimentali. In futuro studiare due lingue straniere, così come frequentare la "nuovissima" opzione delle scienze applicate, sarà un autentico miraggio.

Artistico decisamente soft quello della Gelmini. Attualmente, quella più gettonata è la sperimentazione Michelangelo, con 40 ore a settimana a partire dal primo e 43 all'ultimo anno. Del resto, imparare a disegnare, dipingere o a dare forma alla creta richiede tantissime ore di esercitazione in laboratorio. Al Leon Battista Alberti di Firenze i sette corsi diurni sono tutti sperimentali. Ma da settembre i sei indirizzi disponibili (arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e multimedia; design; grafica; scenografia) dovranno farsi bastare 34 ore al biennio e 35 ore settimanali al triennio.

Il liceo linguistico, attualmente funzionante come sperimentazione (Brocca) presso gli ex istituti magistrali, è quello maggiormente penalizzato dalla riforma. Gli studenti del Tommaso Campanella di Napoli seguono in media 34 ore di lezioni alla settimana. Nella versione light sparirà quasi del tutto il latino e si ridurranno le ore di italiano. Ma non solo: spariranno la musica e il diritto e si studierà meno matematica. Stesso discorso per i licei delle Scienze umane, che sostituiscono gli ex magistrali (ora licei socio-psicopedagogici), dove sono proprio le materie scientifiche a pagare il prezzo più alto al "riordino" voluto dal governo Berlusconi.

Chiudono la rassegna dei nuovi licei i musicali e i coreutici, vera novità della riforma. Ma saranno davvero pochi gli studenti italiani che potranno frequentare le lezioni di strumento musicale e di danza. Delle 40 classi di liceo musicale ne saranno attivate soltanto 24, meno di una ogni quattro province. I coreutici, in Italia, si potranno contare sulle dita di una sola mano: saranno soltanto quattro e non si sa molto di coloro che insegneranno le discipline di indirizzo


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giovedì 11 marzo 2010

Prc - Cangemi, cresce in Sicilia la protesta contro la Gelmini


Il mondo della scuola siciliano è in rivolta contro il provvedimento della Gelmini che devasta la scuola superiore, il più recente episodio dell’ attacco del governo a ogni livello dell’istruzione pubblica” ha dichiarato il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Luca Cangemi. “In numerose scuole dal liceo classico “Garibaldi” di Palermo al liceo scientifico “Boggio Lera” di Catania si sono approvati inequivocabili documenti contro la cosiddetta riforma, la giornata di sciopero del 12 marzo sarà un’importante occasione di protesta”- continua Cangemi.

“Di fronte ai fermenti e alle angoscie dell’istruzione siciliana, che tra qualche mese vedrà sparire altre migliaia di cattedre e azzerare il suo ruolo, spicca la complice passività del governo regionale, fresco reduce dalla colossale figuraccia del fallimento dei progetti per i precari della scuola, annunciati ad agosto e ancora fermi. Il “democratico” assessore Centorrino è stato finora troppo occupato a censurare la letteratura siciliana” conclude Luca Cangemi.



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domenica 7 marzo 2010

Scuola: Coordinamento precari Catania, 22 marzo a Roma per sciopero


Catania 6 mar. - (Adnkronos) - ''Il prossimo 22 marzo parteciperemo al corteo nazionale di Roma per lo sciopero contro la riforma della scuola indetto dai Cobas del quale condividiamo la piattaforma. Siamo ormai convinti che, a causa dell'ostinata indifferenza del governo alle proteste che da mesi si levano dal mondo della scuola, le tradizionali forme di mobilitazione praticate da noi tutti finora, sciopero e manifestazioni di piazza, vadano oggi affiancate da forme di lotta piu' incisive". Lo annuncia in una nota il Coordinamento precari scuola di Catania. "Sempre il 12 marzo a Catania parteciperemo anche alla manifestazione provinciale della Cgil", aggiunge la nota del Coordinamento
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lunedì 1 marzo 2010

la "riforma" che non c'è a differenza dei tagli pesantissimi alla scuola pubblica

Quelle che il Ministro Gelmini definisce riforme si traducono esclusivamente in tagli pesantissimi senza alcuna logica di cambiamento organizzativo, didattico e di programmi.
Si peggiora di giorno in giorno la qualità dell'apprendimento, negando alle nuove generazioni il diritto allo studio.
I Regolamenti sulla secondaria superiore, peraltro non ancora pubblicati in Gazzetta Ufficiale e quindi privi di qualsiasi efficacia, hanno come unica logica quella di ridurre le ore d'insegnamento e il numero delle materie, nonché la cancellazione di tutte le sperimentazioni.
Nella primaria, dopo avere demolito l'esperienza del modulo innovativo dei tre insegnanti sulle due classi, il prossimo anno ci sarà meno tempo pieno e, sopratutto, l'impossibilità di garantire il modulo delle 30 ore.
Si svuota di ogni contenuto culturale e didattico l'obbligo scolastico, le scuole sono senza soldi e molti edifici scolastici cadono a pezzi o sono insicuri.
Un vero e proprio disastro che determinerà nel prossimo anno 25.600 docenti e15.000 ATA in meno mentre il Ministro Gelmini intende dare soldi alle scuole private.
È ora di ribellarsi al massacro della scuola pubblica. Per queste ragioni attiveremo in tutte le scuole assemblee permanenti aperte a studenti, genitori, associazioni e precari.
Lo sciopero generale del 12 marzo sarà solo la prima importante tappa di una mobilitazione sempre più ampia con forme di lotta sempre più clamorose.
Roma, 25 febbraio 2010

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