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venerdì 16 aprile 2010

La carica di Bossi

«È chiaro che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice: prendetevi le banche. E noi lo faremo». Il successo elettorale ha eccitato la Lega Nord e Bossi con la consueta delicatezza ha messo i piedi nel piatto, rivendicando al suo partito il controllo (o almeno una partecipazione) nelle banche del Nord. Certo, i precedenti non sono dei più felici. Più di dieci anni fa la Lega cercò di sbarcare nel mondo del credito fondando la CreditEuronord con un capitale di 70 miliardi di lire. Fu un flop gigantesco.
Migliaia di piccoli risparmiatori che avevano creduto nel progetto ci lasciarono fino all'ultimo centesimo e, alla fine, CreditEuronord fu rilevata dalla Popolare di Lodi di Fiorani, dopo che la «Banca della Lega», come la chiamava Bossi, aveva perso l'85% del capitale. Maroni sostenne che la Popolare aveva fatto un affare. Non era così: c'era puzza di scambio di favori. Tant'è che la Lega fu in prima fila per difendere l'operato di Fiorani e di Fazio quando per loro iniziarono i guai seri con l'operazione Antonveneta.
Ora la Lega, accantonata l'idea di una banca propria, tenta di mettere le mani sulle grandi banche del Nord. In primo luogo Unicredit e Banca Intesa. Ma come sarà possibile impadronirsi delle due società per azioni con patrimonializzazione elevatissime? Considerando che le due banche in borsa valgono circa 550 miliardi, l'impresa per via diretta, appare impossibile. Rimane, però, la via politica: accedere alle banche piazzando propri uomini ai vertici. Ma visto che non siamo più ai tempi di Cuccia (quando le azioni si pesavano e non si contavano), anche questa opzione appare difficile. Al massimo sarebbe possibile ottenere un posto nei consigli di amministrazione.
Esiste un'altra via: cercare di avere maggiore peso nelle Fondazioni bancarie, tra le maggiori azioniste della due grandi banche. Per esempio, la Cassa di risparmio di Torino ha il 3,68% del capitale Unicredit e la Cariverona il 4,98%. La Compagnia Sanpaolo, invece, detiene il 9,88% del capitale di Intesa Sanpaolo e la Cariplo il 4,68%. Alcuni anni fa, Tremonti ebbe l'Idea: dare per legge al governo il controllo di maggioranza delle Fondazioni. Ma fu clamorosamente sconfitto: la Corte Costituzione sentenziò che le Fondazioni in quanto enti privati non potevano essere espropriate. Ma chi controlla le Fondazioni e le nomine? Gli statuti sono tutti diversi tra di loro e nei Cda siedono vari rappresentanti, a iniziare da quelli degli enti locali. Hanno un peso ridotto, anche se agli enti locali finiscono la maggior parte degli utili che la Banche trasferiscono alle Fondazioni. Un piatto ricco: negli ultimi due anni (prima della crisi) le Fondazioni del Nordest hanno distribuito «beneficenza» per quasi 1,5 miliardi di euro.
Ora che il potere della Lega si è allargato sul territorio e molte designazioni di amministratori delle Fondazioni sono di quasi esclusiva pertinenza della Lega, gli appetiti sono cresciuti, insieme a un forte malcontento per la politica del credito delle banche. In particolare da parte delle piccole e medie imprese. Quindi i soldi del Nord al Nord.
Ma Bossi dimentica che al Nord va parte della raccolta che le banche meridionali, sempre più fagocitate da quelle settentrionali, fanno sul loro territorio. Di più: al Sud mediamente il costo del denaro è di 1,5 punti superiore a quello del Nord. Ma il federalismo a senso unico non guarda tanto per il sottile.



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martedì 29 dicembre 2009

Milano: Casa e lavoro, caccia ai clandestini


Da Repubblica.it
Controlli «igienico sanitari» nelle abitazioni dei clandestini, caccia a chi affitta case o offre lavoro agli immigrati irregolari, e l’invito ai milanesi a segnalare al Comune gli extracomunitari senza documenti. Con una mozione dai toni duri, la Lega chiede a Palazzo Marino un giro di vite «contro la presenza e lo sfruttamento degli stranieri senza permesso di soggiorno». Nel testo, già depositato nei consigli delle zone 5 e 7, il partito di Bossi fa pressioni sulla giunta Moratti perché sia applicato «davvero e fino in fondo» il decreto Maroni.

La mozione sarà fatta votare a gennaio in tutti i nove consigli di zona, e a quel punto sarà portata all’attenzione dell’assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, «perché si intervenga subito e con decisione», come annuncia Matteo Salvini, capogruppo leghista in consiglio comunale.

La mozione, messa a punto a metà dicembre dai dirigenti lombardi della Lega, ha per titolo “Richiesta controlli riguardanti la clandestinità e la verifica della residenza degli stranieri”. Nelle due pagine protocollate, che sono anche un manifesto politico in vista delle elezioni regionali della prossima primavera, si chiede che a Milano sia avviata “una politica di controllo delle residenze degli stranieri, delle condizioni igienico sanitarie e di verifica dei contratti di affitto stipulati” e si precisa che “tutte le famiglie milanesi dovrebbero avere diritto a condizioni abitative consone”.

Per Salvini, «è inaccettabile quello che succede in molti complessi residenziali, dove in un bilocale vivono anche 15 clandestini. Casi simili si trovano ad esempio in zona viale Monza, dove ho fatto un sopralluogo come presidente della commissione Sicurezza. Deve essere chiaro che queste situazioni non saranno più accettate». Nella mozione si invoca, più in generale, «maggior rigore di fronte al reato di immigrazione clandestina», con controlli nelle aziende e nelle fabbriche. L’obiettivo non è solo allontanare gli stranieri irregolari dall’Italia, ma anche «fermare il loro sfruttamento da parte di datori di lavoro e affittuari senza scrupoli».
Davide Boni, assessore regionale leghista al Territorio, spiega la decisione di fare votare il testo nei consigli di zona, e non direttamente in Comune: «Partiamo dai quartieri perché lì vivono quei cittadini che vogliono una risposta ferma contro l’i mmigrazione clandestina — dice — e invitiamo i milanesi a segnalare a Palazzo Marino la presenza di stranieri irregolari, denunciando chi li sfrutta o affitta loro alloggi. Se poi l’amministrazione non dovesse intervenire, i cittadini chiamino pure direttamente noi della Lega».

Qualcuno in via Bellerio ha proposto di attivare un “numero verde padano” a cui denunciare le violazioni della legge sulla clandestinità, «ma speriamo non sia necessario farlo — aggiunge Boni — dal momento che ci aspettiamo una risposta decisa dall’a mministrazione che governa la città, da sempre attenta al tema della sicurezza».

Nel testo della mozione si fa riferimento esplicito alle esperienze di “Comuni dove i sindaci stanno attuando politiche di verifica della popolazione straniera residente, così da evitare la permanenza di clandestini sui propri territori”. L’esempio più noto è quello di Coccaglio, il paese nel Bresciano dove il sindaco leghista ha avviato prima di Natale una campagna di controlli sulla presenza di clandestini, chiamandola White Christmas. «Il nome dell’ iniziativa è infelice, ma la direzione è quella giusta, e Milano deve seguirla», dice Alessandro Morelli, il capogruppo della Lega in consiglio di zona 5, che prima di Natale ha depositato la mozione.
(28 dicembre 2009)

mercoledì 9 dicembre 2009

Denuncia del PCL MOLISE alla Procura della Repubblica di TORINO



Diamo eco alla richiesta dei compagni del PCL alla Procura della Repubblica di Torino, rispetto alle inchieste sulle relazioni Mafia -  Stato.
La lettera scritta dal cordinatore territoriale del PCL del Molise in versione integrale:
      
                             Alla Procura della Repubblica di Torino

Quale forza politica del Molise e dunque del Mezzogiorno siamo particolarmente interessati all’inchiesta in corso sui rapporti tra il potente capitalista Berlusconi e la mafia e più in generale tra mafia e politica, anche perché la nostra regione (in particolare la provincia di Isernia) subisce sia un abnorme dominio elettorale delle lobby che fanno capo proprio al partito di Berlusconi sia gli effetti nefasti ed antisociali delle politiche antimerdionali e razziste della lega.

Vogliamo perciò sottoporvi una questione che ci pare davvero eclatante.

L’on.le Umberto Bossi nel 1998 iniziò una campagna dal titolo (testuale) “il mafioso di Arcore”, dichiarando testualmente: ”A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano”.

Ebbene, questa dichiarazione pubblica, per quanto ci risulta, è documentata e mai smentita .

Vieppiu’: il quotidiano “La Padania” dell’8 luglio ’98 rivolse ben 11 documentate domande pubbliche a Berlusconi circa i suoi rapporti col capitale mafioso.
A questo punto è evidente che Umberto Bossi o mentì allora o mente oggi (magari in cambio delle poltrone e delle promesse): ma di certo non capiamo perché la magistratura non lo chiama come testimone dei rapporti tra mafia e politica. Invero “non capiamo” neanche perché tale clamorosa testimonianza del capo della Lega sulle confidenze fattegli da Berlusconi e le 11 domande del “la Padania” siano state rimosse dalla stessa memoria delle sedicenti “opposizioni” oltre che, ovviamente dai media di regime.

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, chiediamo alla Procura in indirizzo di attivarsi per quanto di competenza, affinché:

1)- vengano acquisite le dichiarazioni pubbliche rese dal Bossi e su citate;

2)- venga chiamato a testimoniare l’on. Umberto Bossi su quanto sopra.

08-12-2009 IL COORDINATORE REGIONALE

sabato 28 novembre 2009

Lega nord show



Da Rainews.it
Il leader della Lega Umberto Bossi ribadisce le sue critiche a Fini per l'idea di concedere il voto e la cittadinanza agli immigrati. "E' una cosa che divide" ha commentato Bossi aggiungendo che "Fini dice le sue idee ma che sono bocciate dal suo partito... ha detto che non dara' mai il voto agli immigrati. E penso che in nessun paese si dara' il voto agli immigrati: chi non e' cittadino non puo' votare, punto".

Bossi a Vicenza ne ha parlato a margine del meeting della Lega Nord estero, confermando anche che alle regionali la Lega avra' candidati governatori in Veneto e in Piemonte, perche' questa "e' la promessa fatta da Berlusconi".

E rispondendo a chi gli chiedeva se non teme tensioni nel governo e tra Pdl e Lega, Bossi ha risposto: "Non siamo preoccupati perche' sappiamo che Berlusconi mantiene la parola e la sua leadership e' indiscussa".

Regionali, Piemonte e Veneto alla Lega
"Il Piemonte e il Veneto saranno della Lega Nord - ha ripetuto Bossi - Berlusconi poteva darci ultimamente anche la Lombardia. Comunque e' ora di riconoscere al Veneto un presidente leghista".
Il leader del Carroccio ha detto poi di non sapere quali difficolta' abbia il governatore lombardo Roberto Formigoni ("non conosco la magistratura, ne' la finanza") e ha escluso che lo stesso governatore possa andare a fare il ministro della Sanita' o dei Lavori Pubblici.
Riguardo ai possibili candidati-governatori della Lega, Bossi ha detto che "e' ancora presto" e poi, con una battuta, ha aggiunto: "Tiriamo a sorte".
"Sappiamo aspettare e non insultiamo gli amici perche' c'e' un giorno o un mese di ritardo - ha sottolineato - Berlusconi con me ha mantenuto la parola e la manterra' ancora. Poi ci vuole anche bene", ha concluso il leader della Lega.

Padani all'estero
Sono 1.500 sparsi in 64 Paesi nel mondo e si mantengono in contatto costante via internet e attraverso Radio Padania ascoltata sul web.
Sono i "padani all'estero" che si sono incontrati oggi a Vicenza per il quarto anno consecutivo. Tra i principali obiettivi, correggere la percezione distorta della Lega all'estero: "Abbiamo una immagine terribile, al confronto della quale il Ku Klux Klan e' un'organizzazione pacifica", ha detto il neoeletto segretario della Lega nord estero, Fiorenzo Peloso.

Un'affermazione subito corretta pero' dal leader della Lega, Umberto Bossi: "La Lega all'estero e' vista benissimo. E poi ci sono io".

E alla descrizione dell'Italia come un Paese visto all'estero come di "totale inaffidabilita' politica, secondo quanto riferito da un leghista che vive in Germania, Bossi replica: "Per forza, abbiamo una sinistra troppo forte. Siamo noi della Lega che diamo un'impressione diversa e l'opinione sta cambiando".

I leghisti all'estero potrebbero essere riconosciuti come il 14esimo popolo padano: "La decisione spetta al consiglio federale - ha detto Bossi - secondo me ci sono ottime possibilita'".
Per Stefano Stefani, responsabile Lega nord estero, uno dei nodi politici da affrontare e' "la riforma della legge elettorale per i collegi esteri, che va rivista".

lunedì 9 novembre 2009

Berlusconi e Bossi: Veneto e Piemonte in cambio dello 'scudo giudiziario'

da Dazebao.org di Tommaso Vaccaro
Berlusconi punta a chiudere entro mercoledì la questione della riforma giudiziaria, che lo salverebbe dai processi in cui è imputato. Ma la Lega lo ricatta con la richiesta di due presidenze di Regione, mentre Fini si esprime contro la 'prescrizione breve': "danneggerebbe i semplici cittadini"


ROMA - La faida in corso nel Pdl non sembra scomporre il premier Silvio Berlusconi, occupato com’è a risolvere, e con urgenza, il “problema giustizia”.


Ben s’intenda, i ‘suoi’ problemi con la giustizia, non certamente quelli strutturali al sistema giudiziario italiano. Le posizioni e le voci nel centrodestra di governo si frammentano ulteriormente dopo gli scontri dei mesi scorsi tra i fedelissimi del Cavaliere e il presidente della Camera Gianfranco Fini sostenuto dai cosiddetti finiani. Al centro della diatriba di questi giorni, il tema delle candidature per le prossime elezioni regionali 2010. La Lega Nord, per bocca del padrone indiscusso Umberto Bossi, continua a battere i pugni sul tavolo per ottenere la presidenza di due Regioni “padane”.


Il senatùr ha ribadito le proprie pretese anche ieri affermando che: “Il Piemonte e il Veneto vanno a noi della Lega”.


Parole, queste, cestinate dal ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, che le ha definite “solo desideri”.


“Sul Veneto e il Piemonte alla Lega Nord non c'è nessun accordo – ha spiegato La Russa, a margine dell'assemblea della Destra a Pomezia - io ho visto solo dei legittimi desideri espressi da Umberto Bossi”. “Noi abbiamo sempre grande rispetto per le legittime richieste che vengono avanzate, ma le decisioni alla fine debbono essere sempre comuni”.


La questione, dunque, resta tutta sul piatto aumentando esponenzialmente il grado di ricattabilità politica di Berlusconi, sulla cui testa pendono adesso i processi ripartiti dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta. Dalla Lega fanno sapere, infatti, che se riforma “ad personam” della giustizia sarà, il pegno da pagare per il voto del Carroccio sono le due presidenze di cui sopra.
Con ogni probabilità saranno queste le condizioni che Umberto Bossi porterà sulla scrivania del Cavaliere, con cui s’incontrerà per un summit d’urgenza ed alla presenza di Gianfranco Fini, al più tardi mercoledì.


Berlusconi ha intenzione di chiudere una volta per tutte la partita dello “scudo” giudiziario sul presidente del Consiglio. Una partita che va giocata, per forza di cose, con la compattezza di tutta la maggioranza, a cui adesso chiede un impegno preciso: bloccare i processi che lo riguardano.Si lavora, in particolare, sulla “durata del processo" che, tradotto, significa ridurre i tempi della prescrizione. Un’eventualità negata più volte dallo stesso ministro della Giustizia Angelino Alfano, che tuttavia potrebbe essere contraddetto già nelle prossime ore.


Sulla questione interviene in serata anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dalla poltrona televisiva di "Che tempo che fa".


Una eventuale legge sulla prescrizione breve, ha affermato Fini, danneggerebbe molti cittadini in cui sono parte lesa nei processi che cadrebbero in base a questa norma. "Berlusconi ha diritto di governare - ha aggiunto il nuimero uno di Palazzo Montecitorio - glielo hanno dato gli elettori. E deve governare nel pieno rispetto di altri organismi previsti dalla Costituzione". "Governare - ha proseguito - implica rispetto della Corte costituzionale, del Parlamento, del Presidente della Repubblica e della Magistratura" Fini ha quindi detto che occorre discutere "di ciò che nella giustizia non va, compreso l'abnorme lunghezza dei processi. Tutti coloro che seguono questi problemi sanno che ci sono testi su questo problema già depositati alla Camera". Fini ha però frenato sulla legge sulla prescrizione breve: "Il problema è dare al cittadino danneggiato il diritto di veder tutelata la propria volontà di arrivare a una sentenza. Se con una leggina - ha concluso - si annullano processi. il cittadino che ha già pagato l'avvocato, che si è imbarcato in un processo, quel cittadino si arrabbia".


Al vertice di maggioranza, Berlusconi porrà anche il tema della riforma del processo penale e delle intercettazioni, la riforma del Csm e quella costituzionale sempre sulla giustizia. Oltre che, come già detto, il tema della durata dei processi.


Ore affannate sono, dunque, quelle del premier. Occupato a pieno ritmo a ideare, insieme ai suoi fedeli consiglieri, una nuova architettura giudiziaria che gli permetta di uscire pulito dalle pendenze con i tribunali. Tutto ciò mentre le lacerazioni nella maggioranza si inaspriscono e le pretese della Lega rendono il Cavaliere sempre più debole.

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