«È chiaro che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice: prendetevi le banche. E noi lo faremo». Il successo elettorale ha eccitato la Lega Nord e Bossi con la consueta delicatezza ha messo i piedi nel piatto, rivendicando al suo partito il controllo (o almeno una partecipazione) nelle banche del Nord. Certo, i precedenti non sono dei più felici. Più di dieci anni fa la Lega cercò di sbarcare nel mondo del credito fondando la CreditEuronord con un capitale di 70 miliardi di lire. Fu un flop gigantesco.
Migliaia di piccoli risparmiatori che avevano creduto nel progetto ci lasciarono fino all'ultimo centesimo e, alla fine, CreditEuronord fu rilevata dalla Popolare di Lodi di Fiorani, dopo che la «Banca della Lega», come la chiamava Bossi, aveva perso l'85% del capitale. Maroni sostenne che la Popolare aveva fatto un affare. Non era così: c'era puzza di scambio di favori. Tant'è che la Lega fu in prima fila per difendere l'operato di Fiorani e di Fazio quando per loro iniziarono i guai seri con l'operazione Antonveneta.
Ora la Lega, accantonata l'idea di una banca propria, tenta di mettere le mani sulle grandi banche del Nord. In primo luogo Unicredit e Banca Intesa. Ma come sarà possibile impadronirsi delle due società per azioni con patrimonializzazione elevatissime? Considerando che le due banche in borsa valgono circa 550 miliardi, l'impresa per via diretta, appare impossibile. Rimane, però, la via politica: accedere alle banche piazzando propri uomini ai vertici. Ma visto che non siamo più ai tempi di Cuccia (quando le azioni si pesavano e non si contavano), anche questa opzione appare difficile. Al massimo sarebbe possibile ottenere un posto nei consigli di amministrazione.
Esiste un'altra via: cercare di avere maggiore peso nelle Fondazioni bancarie, tra le maggiori azioniste della due grandi banche. Per esempio, la Cassa di risparmio di Torino ha il 3,68% del capitale Unicredit e la Cariverona il 4,98%. La Compagnia Sanpaolo, invece, detiene il 9,88% del capitale di Intesa Sanpaolo e la Cariplo il 4,68%. Alcuni anni fa, Tremonti ebbe l'Idea: dare per legge al governo il controllo di maggioranza delle Fondazioni. Ma fu clamorosamente sconfitto: la Corte Costituzione sentenziò che le Fondazioni in quanto enti privati non potevano essere espropriate. Ma chi controlla le Fondazioni e le nomine? Gli statuti sono tutti diversi tra di loro e nei Cda siedono vari rappresentanti, a iniziare da quelli degli enti locali. Hanno un peso ridotto, anche se agli enti locali finiscono la maggior parte degli utili che la Banche trasferiscono alle Fondazioni. Un piatto ricco: negli ultimi due anni (prima della crisi) le Fondazioni del Nordest hanno distribuito «beneficenza» per quasi 1,5 miliardi di euro.
Ora che il potere della Lega si è allargato sul territorio e molte designazioni di amministratori delle Fondazioni sono di quasi esclusiva pertinenza della Lega, gli appetiti sono cresciuti, insieme a un forte malcontento per la politica del credito delle banche. In particolare da parte delle piccole e medie imprese. Quindi i soldi del Nord al Nord.
Ma Bossi dimentica che al Nord va parte della raccolta che le banche meridionali, sempre più fagocitate da quelle settentrionali, fanno sul loro territorio. Di più: al Sud mediamente il costo del denaro è di 1,5 punti superiore a quello del Nord. Ma il federalismo a senso unico non guarda tanto per il sottile.


