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venerdì 30 aprile 2010

Acqua bene comune senza se e senza ma e l'intervento di Alex Zanotelli

Il forum italiano dei movimenti per l’acqua della Provincia di Frosinone a coronamento dell’eccellente risultato ottenuto il 25 aprile, primo giorno di raccolta firme per i tre referendum sull’acqua pubblica, (oltre 3000 persone hanno firmato) e per rafforzare maggiormente l’appello a firmare, ha invitato a Frosinone Padre Alex Zanotelli . Il Padre comboniano, che si è speso e si spende per la difesa dei beni comuni dalla mercificazione neoliberista e opera sempre affianco dei più poveri e degli esclusi, è intervenuto in modo impeccabile con argomentazioni forti e chiare senza se e senza ma. I video che di seguito pubblichiamo non hanno bisogno di ulteriori commenti. Ciò che invece abbiamo trovato stridente con l’intervento di Zanotelli e con le finalità generali dei referendum, è stata la cornice legata all’evento. A parte la proiezione di slide con le spiegazioni esaustive del presidente del forum sull’enorme entità dei profitti che le multinazionali realizzano con la mercificazione dell’acqua, e le puntuali informazioni di Severo Lutrario sull’andamento della prima giornata di raccolta firme, gli interventi del consigliere Pdl Dott. CarloGagliardi e del sindaco di Torrice D.ssa Alessia Savo, ci sono parsi fuori luogo. Precisiamo che nel merito quanto affermato dai due amministratori, era assolutamente condivisibile, scontato per certi versi, in linea con i temi del convegno. Ma la loro provenienza e storia politica ci lascia dubitare sul loro reale obbiettivo. Il Dott. Carlo Gagliardi dopo una militanza nell’Udc è inscritto ad un partito dove il “pubblico” non è previsto. Nel Pdl è tutta proprietà privata di un unico PADRONE, tale Berlusconi Silvio. Come è apparso chiaro negli ultimi giorni non è ammesso neanche il dissenso, o meglio tutte le opinioni sono legittime solo se piacciono al PADRONE. E’ dura per un Piddiellino pensare solo minimamente ad un qualcosa che debba appartenere a tutti, manca completamente la predisposizione culturale alla leggittimazione del valore “bene comune”. La d.ssa Savo invece , dopo aver iniziato la sua carriera politica nel Pdl oggi milita nei quadri dell’Udc. Anche in questo percorso è difficile individuare la difesa dei beni comuni come punto forte e imprescindibile di un eventuale programma politico . Nella fattispecie, poi, il leader dell’Udc Pieferdinando Casini è genero di quel Caltagirone azionista Suez che controlla ACEA quindi non propriamente a favore della publicizzazione dell’acqua . Non vorremmo istruire processi alle intenzioni ma proiettiamoci nel futuro. Qualora si dovesse andare a votare, cosa che auspichiamo e riteniamo fortemente probabile, qualora Pdl e Udc dessero indicazioni di voto contrarie all’acqua pubblica, cosa altrettanto probabile, siamo sicuri che Gagliardi e Savo contravverranno alle direttive dei loro dirigenti e si impegneranno a sostenere i referendum? Padre Zanotelli giustamente afferma che l’acqua non ha colore politico, ma neanche le multinazionali che ci vogliono lucrare sopra hanno colore politico, tanto che si sono impegnate a finanziare le campagne elettorali sia del centro sinistra che del, centrodestra. Per farla breve i due amministratori avranno il coraggio di impegnarsi come stanno facendo ora anche nella fase successiva, quella della votazione, sapendo di mettersi contro il proprio partito?
Saranno capaci di rimanere irremovibili anche di fronte ad un’eventuale minaccia di espulsione determinata dal loro comportmento? Probabilmente avranno questo coraggio, ma per essere credibili dovranno esternarlo pubblicamente. Mettere per iscritto che appoggeranno i 3 quesiti referendari per la pubblicizzazione dell’acqua anche se in aperto contrasto con i loro partiti. In mancanza di una tale presa di posizione a nostro giudizio il loro contributo sarà sempre sospetto. Siamo stanchi di essere accusati di essere attaccati all’ideologia. La difesa dei beni comuni è senza ombra di dubbio una delle principali declinazioni dell’ideologia anticapitalista nella vita reale. Difesa dei beni comuni, solidarietà e stato sociale, dignità del lavoro, redistribuzione del reddito sono elementi che si rifanno tutti ad UN’IDEOLOGIA o, per dirla in altri termini, ad un modo di
concepire una società non governata dal mercato . Battersi esclusivamente per un di questi elementi decontestualizzandolo dagli altri è poco credibile. Il forum italiano dei movimenti per l’acqua ha giustamente respinto l’offerta di collaborazione da parte dei fascisti di Forza Nuova e lo ha fatto proprio sulla base di un discorso ideologico affermando che “In merito al comunicato di adesione al Comitato Promotore del referendum per l’acqua pubblica, pervenuto da Forza Nuova, iI suddetto Comitato Promotore intende ribadire che la lotta per l´acqua come bene comune e diritto umano universale è parte di una concezione del mondo e della società che, pur nella diversità delle esperienze che la promuovono, nasce da valori comuni che fanno dell´antifascismo, dell´antirazzismo e della solidarietà fra i popoli e le persone il proprio elemento costituente. Non è pertanto possibile né auspicabile alcuna collaborazione con chi ha una storia politica che si distanzia in modo radicale dai suddetti principi, condivisi da tutte le realtà che compongono”. 
Domande: una cultura che difende l’accumulazione e il profitto è compatibile con i principi propri dei quesiti referendari? Inoltre Forza Nuova alle ultime elezioni non ha forse appoggiato quel Pdl a cui Gagliardi è inscritto?








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da AUT Frosinone

Il bilancio nero di Alemanno


Il Comune di Roma è in bancarotta. La città sopravvive a se stessa, sempre più affannata, e comincia a scricchiolare nei suoi snodi più delicati, quei servizi sociali che permettono a tanta povera gente di tirare il fiato mese dopo mese. Né, d’altra parte, s’intravedono slanci espansivi, investimenti per opere pubbliche o sviluppi dell’impresa privata, insomma una qualche prospettiva economica; anzi, anche da queste parti, crescono i disoccupati (in queste ore
si annunciano due-tremila licenziamenti Telecom) e di nuove occasioni di lavoro neanche a parlarne.
Se la grande crisi industriale di fine secolo aveva tutto sommato graziato Roma, perché città storicamente terziaria e dunque manchevole di grandi manifatture, oggi sembra appassire anche quel disordinato, effimero rigoglio di attività nei servizi, nella cultura, nel commercio che negli anni scorsi l’aveva economicamente protetta.
Un impoverimento generalizzato, tanto acuto quanto rapido. Coinciso non proprio casualmente con il cambio politico del Campidoglio. Un processo che forse già affiorava in precedenza, durante il secondo mandato di Veltroni, ma che Alemanno non ha saputo né cogliere né, tanto meno, contrastare. Ha preferito buttarla in caciara, sbraitando contro la sinistra che aveva svuotato le casse comunali. Ma poi non ha saputo né risanare né indebitarsi. Si è fatto commissariare e ha tirato a campare con l’elemosina di Berlusconi, una specie di mancia al croupier.
E oggi Roma non ha un bilancio (per la prima volta nella sua storia) e neanche ci sono le condizioni finanziarie per raggruzzolarne uno finto. Gli amministratori capitolini sembrano smarriti, girano a vuoto tra gli uffici e cominciano a negarsi perfino al telefono: non hanno la minima idea su come andare avanti. Forse il governo lascerà cadere qualche spicciolo, se non altro per premiare la languida
fedeltà del sindaco, ma più probabilmente arriverà un nuovo commissario. A sancire il definitivo fallimento della capitale.
Complimenti ad Alemanno. In due anni ha trascinato Roma al tracollo. Sono finiti i soldi per l’assistenza indiretta, quei sussidi che aiutano le categorie sociali deboli e svantaggiate; non si aprono le nuove scuole perché non si possono comprare banchi e lavagne né assumere gli insegnanti; si tagliano i contributi per i soggiorni estivi degli anziani; si riduce il servizio di trasporto scolastico; si annullano i centri ricreativi estivi per l’infanzia; non si finanziano i progetti sociali a sostegno dei disabili e degli anziani fragili, centri diurni, case famiglia,
poli d’integrazione; non si fa più manutenzione nelle scuole e negli immobili
comunali; non si possono accogliere i minori che i tribunali affidano all’amministrazione locale; non si curano più le aree verdi; si eliminano completamente i progetti culturali e sportivi nei quartieri e nelle periferie.
Non c’è un euro neanche per comprare i fiori da portare ai funerali delle due ragazze morte a Ventotene.
I bandi per opere pubbliche e lavori di manutenzione erano stati 304 nel 2007 e l’anno scorso sono crollati a 74. In compenso si moltiplicano le assegnazioni
dirette, senza alcun controllo e spesso affidate alle stesse aziende, mentre i pochi appalti pubblici vengono affidati con ribassi d’asta insostenibili, intorno
al 60%, roba da sabbia bagnata invece di asfalto, il tutto lavorato in nero. Così come, sul versante delle politiche sociali, si elargiscono buoni e sussidi direttamente a singoli beneficiari: una progressiva privatizzazione dell’assistenza camuffata da ridicole campagne propagandistiche tipo bimbo-bello nonno-felice famiglia-gaudiosa.
E nei diciannove Municipi romani si scarica la protesta degli esclusi, sempre più aspra e disperata, carne viva e dolente che bussa vanamente alle porte degli
impiegati, dei consiglieri, degli assessori. Un vero e proprio assedio sociale. Ogni giorno è una croce. La ragazza madre che non riceve più il sussidio, il
dirigente scolastico che chiede di aggiustare il tetto della scuola o di derattizzare le aule perché ci sono più topi che alunni, l’anziano che desidera andare qualche giorno in vacanza, la figlia del malato di Sla che non può rinunciare al sostegno domiciliare, il cittadino che si lamenta delle buche sulle strade, la famiglia che senza l’integrazione al canone d’affitto rischia lo sfratto.
Bisogni inevasi, ricacciati indietro, respinti e negati. Non c’è il bilancio comunale e non è più possibile salvaguardare la condizione materiale di tanti e tante.
Ignorando o dimenticando che si tratta di diritti inviolabili che per legge devono essere tutelati e sostenuti. È un massacro sociale la cui proporzione cresce di
giorno in giorno.
E pensare che con le giunte precedenti a Roma si era consolidato un sistema di welfare niente male, per alcuni aspetti perfino più avanzato di quelli «storici», emiliani, toscani e umbri. Grazie alla sua complessità, la metropoli capitolina era stata costretta a misurarsi con una domanda da sempre trascurata e già di per sé estesissima, ma anche con realtà inedite, non previste dal tradizionale schema assistenziale. Ed era riuscita a confezionare una rete di servizi abbastanza ampia, e qua e là con punte di eccellenza, proprio laddove cercava di intercettare i nuovi bisogni che affioravano dalle grandi trasformazioni sociali.
Le nuove figure, le nuove famiglie, i migranti, e poi la fascia dell’adolescenza sfuggente e refrattaria, e poi il grande e disarticolato mondo del lavoro sempre più precarizzato, le tante solitudini urbane di giovani e vecchi, di soggetti indefiniti e indefinibili. Uno sforzo enorme. Che infatti è costato non poco e
ha finito per accumularsi in un sensibile debito pubblico. Ed è soprattutto qui l’origine del deficit comunale.
Del resto, è ormai risaputo che i trasferimenti finanziari agli enti locali non siano più sufficienti. Da anni si tagliano progressivamente i bilanci di Regioni, Province e Comuni perché considerati sprechi, e questo restringe selvaggiamente l’offerta di servizi. Servizi via via privatizzati ma non per questo meno costosi.
Anzi. L’illusione di risparmiare esternalizzando, vendendo e svendendo, si è rilevata desolatamente ingannevole. E infatti ci si indebita per fronteggiare
le necessità. Tutte le città del mondo sono costrette a farlo, da New York a Londra, da Milano a Palermo.
Oppure, si va con il cappello in mano dalle imprese immobiliari per ottenere servizi in cambio di volumetrie. È il modello dell’urbanistica contrattata, attraverso cui si scambiano concessioni edilizie con strade, scuole, mercati, trasporti, impianti sportivi, ecc. Tante palazzine, tanto credito pubblico: per realizzare ciò che le amministrazioni dovrebbero obbligatoriamente fare ma non fanno per mancanza di soldi. Il risultato è gravoso e devastante: densificazioni
edilizie, consumo di territorio, danni ambientali, congestioni urbane. E anche tanti e tanti profitti.
Ma a ben guardare a Roma neanche queste pratiche sbrigative trovano spazio. In Campidoglio non riescono nemmeno a negoziare con i palazzinari. Non usano il piano regolatore, che è peraltro piuttosto generoso, né lo modificano scegliendo altre strade. Annunciano che faranno questo e quello, prevalentemente robaccia scadente, ma in realtà puntano sulla solita commistione tra grandi eventi e grandi appalti, dai Mondiali di nuoto alla Formula uno alle Olimpiadi. Una paccottiglia affaristica che neanche le solenni conferenze all’Auditorium riescono a nobilitare.
In questi due anni Roma ha vivacchiato nella mediocrità. Ma adesso comincia a soffrire davvero. Ha il respiro corto e non vede il domani. Con la sua ottusa
demagogia, con la sua palese inconcludenza, con le sue furbizie d’accatto il sindaco Alemanno sta consumando una grande responsabilità. O non capisce o fa finta di non capire, nega tutto e ridacchia imbarazzato. In realtà, sta danneggiando seriamente la città. E la città non tarderà a rinfacciarglielo.


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martedì 27 aprile 2010

25 aprile, liberazione dal NaziFASCISMO maancheno (pd docet)


Torno a freddo su quello che è "successo" a Porta S. Paolo, o meglio sulla visione completamente artefatta che s'è voluta far passare. Purtroppo (per loro) a Roma non c'erano solo i "giornalisti" o i personaggi istituzionali che hanno dato notizia e testimonianza.
Ovvio che esiste il limone o le uova, certo che sono stati lanciati ma è tutto il resto a cui s'è voluto non dare cittadinanza nelle notizie che fa porre domande. Più dell'uovo o della frutta.

Zingaretti nella "sua" versione dice che c'erano 4 mascalzoni, l'informazione (da sky a tg3 a tutti i giornali) riportano che "la Polverini è stata contestata da un gruppetto". Beh, a questo punto va stabilito il termine gruppetto perchè la contestazione, a suon di fischi, vai via, bella ciao, comunisti della capitale per passare a tutto il repertorio degli anni 70 è stata opera di compagni, assolutamente uniti, idivvini, e anche di quei pochi piddini presenti. 
Una contestazione dei "centri sociali". Forse.
Stabiliamo il termine centri sociali, perchè la contestazione (come si vede nei video "amatoriali") era assolutamente intergenerazionale. Che i "centri sociali" siano anche quelli per gli anziani?
Insomma, Partendo da zingaretti finendo ai giornalisti, passando per qualche responsabile dell'anpi, si è voluta COSCIENTEMENTE seppellire la contestazione di tutta la piazza. Perchè? Perchè si cerca l'unità nazionale, si cerca la riconciliazione, si cerca l'asse politico. Pertanto la Polverini deve essere difesa, anche se fa il saluto romano, anche se votata da casapound, anche se fascista. Mi si dirà "ma si è condannato il lancio di oggetti". bene. Allora perchè coscientemente dire che la polverini è stata contestata da 4 ed evitare (su tutti i servizi) che sia stata contestata da tutti? Il lancio di oggetti, ohhhhhhh i fascisti a roma prendono a sprangate e manganellate i compagni e qui ci si lamenta di un uovo o di un limone. Ma seppur volessimo dire che hanno tirato "anche delle pericolose monetine" come mai quelle lanciate a Craxi tanto senso non v'hanno fatto? Quello era un ladro e va bè, questa è fascista, sinceramente è meno pericoloso un ladro. Ma Craxi, che esce da un albergo per cazzi suoi sì e a una fascista a Porta s. paolo, che ribadisco è una provocazione grossa, ma grossa, beh NON SI FA, no no!

Certo, perchè v'hanno detto "eh bisogna stigmatizzare" L'hanno detto anche a me solo che prima di "stigmatizzare" un pericolosissimo limone e un occhio nero, guardo tutto e non solo il dito. Per cui le uova non si lanciano? Certo è "maleducazione" ma se uno mi taglia la strada in macchina, io non sono educata per niente per cui non stigmatizzo nemmeno un limone davanti ad una PROVOCAZIONE gravissima.
A porta S. Paolo si invita una, beccata più volte a fare il saluto romano e votata felicemente da casapound? E salutata da "braccia tese" mentre lei se la rideva? Ma stiamo scherzando? Certo il limone non andava tirato, ma una fascista non dovrebbe essere (per legge) a capo di un'istituzione. E' più indecente il limone?

"La contestazione era organizzata" Forse.
Se organizzata significa sapere che come ogni anno i fascisti tentano di sdoganarsi tramite il 25 aprile e grazie a qualche imbecille che in nome della "democrazia" glielo permette (quando è reato esserlo proprio per la Democrazia) pertanto il 25 aprile SI VA a roma (o milano) per farli stare zitti e non fare altro revisionismo ed offendere la memoria, i sacrifici e la storia, sì, era organizzata. Dai sentimenti degli antifascisti, assolutamente comuni e senza il bisogno della "chiamata alla difesa". E' normale ed ovvio che ci si vada e si vada a difendere la piazza la memoria e LA DIGNITA'.
Domenica è stato tutt'uno, vederla e partire con i fischi. Non c'è stato mica nessuno che m'abbia detto ora si fischia o si grida. E' normale.

Ma qualcuno l'indignazione l'ha lasciata sotto i piedi, pertanto saliva gongolante sul palco sorridendo alla fascista. E non si è antifascisti a corrente alternata, o in base alle poltroncine. Si è antifascisti quando si rischia anche la vita, figuriamoci un "incidente istituzionale". Frega niente a noi degli incidenti istituzionali. Il tè con i biscottini se vuole li offra lui. Noi ci si mette il limone.

In più vi faccio riflettere su un'ultima cosa, visto che nessuno s'è scomposto, non vorrei che a forza di fissare l'uovo non aveste colto il punto.

Da quando il 25 Aprile da "liberazione dell'Italia dal NAZIFASCISMO" è diventata la festa dell'unità nazionale??? Quando la Resistenza e la Liberazione sono assolutamente il momento di distinzione tra due tipologie di pensiero nette. Sono esattamente la divisione del paese. riconciliazione? Non basteranno 70 anni di discorsi di zingaretti, di napolitano o di chicchessia, la riconciliazione con questa gente non si avrà mai. Ve lo potete anche scordare.

Ed è una linea che non solo passa a destra, non solo passa nel pd, ma sta passando anche nell'anpi. Visto che le visioni politiche (pd) stanno inquinando anche l'ultimo baluardo di memoria. Piddini, vendetevi, compratevi, inciuciate, fate i santarellini, ma i COMPAGNI non dimenticano e non si riconciliano. E la piazza di domenica l'ha dimostrato, anche se le tv (e i politici che "spero in una collaborazione con la Polverini") hanno provato a far sparire la contestazione unitaria e intergenerazionale)

Chissà cosa avrebbe detto Zingaretti di quei violenti dei partigiani se fa tutte ste storie per della verdura. Perfino mozart la digeriva in tranquillità a teatro.

Intanto a qualche centinaio di metri, 4000 manifesti inneggianti al Duce comparivano a Roma. Ma era troppo occupato a sgridare il limone per chiederne conto alla Polverini. Poi sarebbe saltato l'asse provincia-regione ed eventualmente quella Fini-Bersani. contro il "fascismo" ovviamente. Con i fascisti. Mi pare sensato no?

Ma abbiamo imparato una cosa, una fascista a Porta S.Paolo ha il diritto di esserci, ma un limone che vola è da denunciare. Una che fa il saluto romano può essere eletta, uno che lancia un limone va in galera. E la contestazione generale va (da parte del pd) sepolta. E voi continuate pure a guardare il limone. La Resistenza la facciamo noi senza strette di mano, sorrisetti e chiacchieratine con certa gente.

Gli antifascisti, caro Zingaretti non erano "4 mascalzioni" ma era una piazza sana e di tutte le età. La sinistra litiga, ma su certe cose non si scherza e si è compatti. Non abbiamo bisogno di voi e s'è vista la vostra ritirata.

"ora la destra dice che gli antifascisti sono violenti" Direi che siamo anche santi, visto che durante la Resistenza gli si sparò contro ed oggi a parte un uovo e un limone (nuove armi biologiche allo studio dei servizi segreti) gli si è solo urlato contro. O qualcuno pensa che la resistenza sia stata fatta a carte bollate e cene istituzionali? Buongiorno.

E visto che c'è ancora qualcuno che non capisce la gravità di quella presenza, pensasse e provasse una cosa molto più semplice, domani vestito da romanista, entrasse dicendo forza roma in una sede della lazio. Poi quando lo picchiano (perchè è il minimo) si lamentasse. Ecco nel caso del calcio non ci sono nè vite, nè libertà nè dignità, nè memoria da difendere...a Porta S. Paolo la questione è diecimila volte più seria e un fascista si presenta? Ma stiamo scherzando? E qualcuno la difende anche? Ma stiamo scherzando? Beh purtroppo no.

Vi lascio i due video, dove se guardate, vedrete i giovanotti dei centri sociali (i 4 mascalzoni) incazzati... si certo c'hanno cinquanta e sessant'anni ma se zingaretti e tutti i giornali dicono che erano 4 e dei centri sociali, zitti e buoni e bevetevela che poi saltano gli inciuci, comunisti "pensanti" che non siete altro! Al centro contro gli opposti estremisti e votate pd (o pdl tanto so' amici, s'è visto ieri se ci fosse stato qualche minimo dubbio)

Agli amici benpensanti del pd, se la violenza va stigmatizzata, come mai un souvenir che può uccidere si e un uovo (che si lancia anche a carnevale) no? Perchè la coerenza è la prima cosa per definirsi uomini... pensateci su

http://www.youtube.com/watch?v=o4OSn9MKbQo&feature=related
al secondo 20 e al secondo 33 vedrete i mascalzoni dei centrisociali (detti anche circoli anziani probabilmente) e che la contestazione è solo di 4. Definizione di zingaretti (probabilmente assunto al conteggio manifestanti dalla questura)

http://www.youtube.com/watch?v=TxOdwojFlwM
Anche qui, nei primi secondi, giovanottoni che si incazzano.... possono essere miei papà ma se i media dicono così.....

Aspettando gli ulteriori video di controinformazione che ve la faranno vedere la PIAZZA incazzata.
 
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lunedì 26 aprile 2010

Lazio - DOCUMENTO POLITICO REGIONALI 2010 COM. DED. di RIETI

di Stefano Micheli

Il Comitato Federale del PdCI di Rieti, riunitosi in data 16 aprile, nel ringraziare i militanti per l'impegno profuso e gli elettori, esprime preoccupazione per la grave sconfitta alle elezioni regionali e per l'arretramento complessivo del centrosinistra, risultato negativo solo parzialmente attenuato dal consenso ottenuto dalla FdS di Rieti, che si conferma come terza forza della coalizione.

Esprime inoltre la solidarietà ai lavoratori della Ritel in lotta per la difesa del posto di lavoro, che in questo caso coincide anche con la difesa di uno degli ultimi presidi industriali della Provincia di Rieti, mettendo a disposizione degli stessi lavoratori le strutture del partito e le proprie rappresentanze istituzionali locali, provinciali e regionali a sostegno della legittima battaglia per il lavoro che stanno conducendo.

I comunisti reatini individuano tra le motivazioni della sconfitta una crisi economica che, nel colpire i lavoratori e le forze più deboli della società, li rende ulteriormente subalterni e li costringe a consegnare le proprie speranze ai poteri corporativi.

Crisi non solo lontana dalla soluzione ma che evidenzia, da un lato il limite oramai insuperabile del modello riformista basato sull'idea della redistribuzione di una ricchezza che invece è sempre più concentrata nelle mani del grande capitale e dall'altra le necessità di modelli sociali e produttivi alternativi, da misurare su un progetto di trasformazione e non più su quello della mera gestione, per quanto corretta.

Insomma una crisi che, secondo i comunisti, parla della necessità di sostituire la logica dei pareggi di bilancio per rimettere al centro i bisogni dei cittadini in una visione di un nuovo sviluppo sociale ed ecologicamente compatibile.

Dentro questo quadro si colloca la disillusione e il disinteresse popolari e, quindi, il forte astensionismo. Qui stanno anche le motivazioni dell'avanzata della Lega che prospetta politiche localistiche e corporative e che, sciaguratamente, rompe di fatto l'unità nazionale. A questo hanno condotto, da una parte l'illusione del PD di poter trasformare l'onnivoro capitalismo moderno in un modello capace di farsi carico anche dei bisogni di tutti e, dall'altra, i ritardi e le divisioni della sinistra comunista e di alternativa.

Per questo i comunisti di Rieti ritengono necessario aprire una nuova fase di riunificazione di tutti i comunisti in un solo partito dentro la più ampia formazione della Federazione della Sinistra, capace di costruire alleanze con tutte le forze democratiche per difendere l'unità d'Italia, la Costituzione e le Istituzioni democratiche e rilanciare l'azione delle amministrazioni locali, a partire da quella provinciale e disarticolare il blocco di potere della destra e avviare, con maggior coraggio, una stagione di rinnovamento sociale che veda i lavoratori come i protagonisti principali.

I comunisti reatini confermano di voler usare, come sempre, il consenso elettorale a garanzia degli interessi dei lavoratori e delle fasce più deboli della società, che significa al contempo garanzia della realizzazione del programma provinciale dello scorso anno, che può essere sicuramente migliorato, ma non modificato nei suoi aspetti sostanziali e intoccabili quali ad esempio gestione pubblica del servizio idrico e fondo di solidarietà per i cassintegrati.


Nessuna alleanza, neanche quella con l'UDC vale la cancellazione di simili, qualificanti obiettivi o la loro riduzione a "questioni di principio".

Del resto sarebbe incomprensibile a tutti, salvo a chi intenda fare il gioco dell'avversario, la modifica peggiorativa di un programma che lo scorso anno ha permesso la vittoria alle provinciali e le cui concezioni avanzate hanno convinto i cittadini di Rieti e della provincia più di quanto, evidentemente, non li abbia convinti il programma posto alla base della proposta del centrosinistra a guida Bonino alle recenti regionali per il Lazio.

E' del tutto evidente che, proprio per questo, il risultato delle Regionali dice a tutti dell'importanza dei ruoli e funzioni svolti dai comunisti, delle idee avanzate di cui siamo portatori e della necessità di un nostro coinvolgimento in funzioni di primissimo piano nell'ambito dell'amministrazione provinciale.

Rieti 20.04.2010 Comitato Federale PdCI di Rieti



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lunedì 19 aprile 2010

Anpi Roma e Lazio: un luogo per la memoria al'Esquilino


Un luogo per la Memoria all'Esquilino. La Pensione Oltremare
Sit-in per posare un fiore davanti a quella che la prigione dei torturatori fascisti della "Banda Koch"

Roma 25 aprile 2010
Via Principe Amedeo, 2
dalle 13 alle 14.30

Sit-in di ricordo e alla Memoria dei patrioti antifascisti incarcerati e torturati in uno dei luoghi più terribili dl periodo dell’occupazione nazista di Roma 1943-44, in via Principe Amedeo 2 (rione Esquilino), dove fu organizzato un centro di reclusione e di tortura forse ancora più temibile di quello nazista di via Tasso: la pensione Oltremare, sede dell’angusta e fatiscente prigione della cosiddetta “banda Koch”, il Reparto speciale della polizia fascista, così chiamata dal nome del suo capo Pietro Koch.
Incontro organizzato con l’obiettivo comune di non far cadere nell’oblio, nel rifiuto di un riscrittura reviosinista della Storia, uno degli eventi più gravi accaduti nel cuore della nostra città di Roma, medaglia d’oro per la Resistenza.
Recentemente è stata approvata una delibera dal Consiglio del I Municipio, nella quale è stato preso l’impegno a porre una targa ricordo a Memoria.
Nel corso del sit-in verrà deposta una corona di fiori sul marciapiede antistante il civico 2 di via Principe Amedeo.

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sabato 17 aprile 2010

Tornano i neofascisti a Roma Tre, aggressione a Lettere

Quanto avvenuto all’università di Roma 3 mette ancora una volta in evidenza la pericolosità di una situazione che la Federazione della Sinistra ha già ripetutamente denunciato, nel silenzio di gran parte dei media e del mondo politico: la minaccia costituita dalla candidatura nelle università italiane di liste di estrema destra che si richiamano direttamente al neofascismo. Intanto i fatti: un gruppo di giovani del centro sociale romano Acrobax impegnati ad attaccare manifesti della rete sociale del XI municipio si imbatte di notte in una squadra di attacchini di Blocco Studentesco, intenti ad affiggere materiale di propaganda per le prossime elezioni al CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), a cui il movimento di estrema destra risulta candidato, nonostante i molti appelli alle istituzioni universitarie e politiche a non accogliere la candidatura di liste di matrice fascista. Abbastanza prevedibile il seguito, riassunto nella breve presa di posizione del centro sociale: “Ci siamo fronteggiati, li abbiamo invitati ad andarsene dal quartiere perché qui i fascisti non sono bene accetti. A quel punto ci hanno aggrediti, noi eravamo di più e siamo riusciti a respingerli. Poi è arrivata la polizia ed è finito tutto”.

Quanto riportato deve far riflettere coloro che fino ad oggi hanno preferito far finta di non vedere, e per comodità e quieto vivere hanno voluto chiudere entrambi gli occhi, ritenendo “normale” che un movimento coinvolto nella violenta aggressione di qualche settimana fa ai danni degli studenti di Tor Vergata, in quella dell’anno scorso a piazza Navona contro gli studenti medi dell’Onda, solo per citare gli episodi più conosciuti, possa essere pienamente legittimato a presentarsi ad ogni livello alle elezioni universitarie, in barba al carattere democratico e antifascista della nostra Repubblica, sancito dalla Costituzione italiana. Se in questo caso la prontezza dei giovani del centro sociale ha evitato che l’aggressione si concludesse ancora una volta con feriti e contusi vittime dello “squadrismo del terzo millennio”, ciò non alleggerisce affatto la nostra denuncia nei confronti di chi continua a mettere in atto quotidianamente pratiche di intimidazione ed eliminazione violenta dell’avversario politico: perciò di nuovo chiediamo l’esclusione di tutte le liste neofasciste dalle elezioni studentesche e il diniego della piazza a Blocco Studentesco per la manifestazione nazionale che ha indetto a Roma il 7 maggio, la cui pericolosità per l’ordinamento democratico è evidentemente preannunciata dagli eventi delle ultime settimane.
Ribadiamo infine il nostro impegno nell’appoggiare attivamente le liste democratiche e antifasciste che si oppongono ad un modello di atenei ostaggi dei poteri forti e delle imprese e luoghi di scorribande di squadracce armate a cui viene delegata la repressione di ogni forma di conflitto: è indispensabile presidiare le istituzioni universitarie, a maggior ragione per non permettere che soggetti di estrema destra ne facciano uno strumento per ripulirsi e legittimarsi nel quadro politico italiano.


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venerdì 16 aprile 2010

Latina, scoppia il caso Polverini-Zaccheo. La presidente: Non raccomanderò nessuno"

Imbarazza il dialogo rubato da "Striscia la Notizia" tra la governatrice e il sindaco di Latina  in cui si parla anche delle figlie del primo cittadino "Non dimenticarle". Nello stesso confronto  Zaccheo cerca di screditare anche Fazzone: "Non appaltare più nulla a lui...". La Polverini stamattina prova a smorzare i toni ma precisa "Non faremo raccomandazioni"

ROMA - Il dialogo rubato ma comunque imbarazzante per la neo-presidente della Regione Polverini e per il sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo (ex An) diventa un delicato caso politico. Il video è stato mandato in onda mercoledì sera da "Striscia la notizia". Zaccheo cerca di screditare agli occhi della Polverini il collega e senatore Claudio Fazzone (PdL). "Ti prego - dice Zaccheo a Polverini - non appaltare più a Fazzone, ha perso 15.000 voti". "No, no, stai tranquillo!", risponde lei.

GUARDA IL VIDEO

Nel corso della conversazione riferita da Striscia, Zaccheo non manca poi di chiedere una raccomandazione per le sue figlie ("Non ti dimenticare delle mie figlie!"), ottenendo come risposta: "No, ma stai scherzando?".



La conversazione tra Polverini e Zaccheo prosegue così: Polverini: "Ciao Vincè mi raccomando hai portato 4 voti, hai portato!, risposta di Zaccheo: "Ti voglio bene, guarda ci ho creduto. Ti devo dire una cosa: complimenti! Hai dimostrato di essere come me: una donna tenace! Io ho lottato, guarda, io sono andato a nuoto per te. Sono andato a Ponza, a Ventotene. A Ventotene sono andato a prendere 57 voti per te, non uno di meno. Il Sindaco di Ventotene ti aspetta. Poi ho fatto... non ti dimenticare delle mie figlie!". Polverini: "No, ma stai scherzando? Domani mi faccio il calendario, mi faccio un giro".

E, ancora: Zaccheo: "E soprattutto ti prego: non appaltare più a Fazzone". Polverini risponde: "No, no. Stai tranquillo". In sindaco di Latina insiste: "Ha perso 15.000 voti".

In mattinata arriva una una prima dichiarazione della Polverini che prova a spegnere il caso. "Zaccheo si è raccomandato per le sue figlie? "No, sono due ragazze che studiano, escludo assolutamente che fosse una raccomandazione". Queste le parole della neo presidente della Regione Lazio a margine di una cerimonia alla Scuola Superiore di Polizia, intervistata da Gimmi Ghione, uno degli inviati della trasmissione "Striscia la notizia". "Può darsi che fosse un'altra cosa - ha continuato - Tante persone mi chiedono di poter rappresentare bene la componente femminile della politica, tante ragazze mi osservano. Forse voleva dire questo. E poi, lei l'avrebbe raccomandata una persona quella sera, in mezzo a tutte quelle persone? Mi sembra abbastanza complicato".

Al giornalista del tg satirico di Canale 5 che le chiedeva cosa poteva significare "non appaltare più a Fazzone" come aveva suggerito Zaccheo, Polverini ha detto: "I giornali li leggo pure io, qualche problema a livello politico locale c'è del quale però io non mi interesso, anche perché è una questione che riguarda un partito, è un problema loro".

"Non ricordo quello che èsuccesso quella sera talmente ero contenta, dovrò vedere il video", ha continuato Polverini. "Appena insediata è stata insidiata?", ha domandato Ghione. "Non ero ancora insediata, - ha risposto Polverini - ancora mi devo insediare, era il giorno della vittoria, che è diverso". "Lei tranquillizzi i cittadini, - ha aggiunto il presidente - non raccomanderemo nessuno".

Rispondendo sempre al giornalista di Striscia che le chiedeva un commento sulla "maretta tra ex An ed ex Fi" Polverini ha detto: "Io non c'entro niente". Spente le telecamere di Striscia il neo governatore ha salutato il ministro dell'Interno Roberto Maroni ed il capo della Polizia Antonio Manganelli, di fronte alla Scuola di Polizia. "Io non mi ricordo quello che ho detto, - ha spiegato Polverini rivolgendosi a Maroni - ero completamente nel pallone, c'erano i festeggiamenti".

L'ESPOSTO DI DE LUCA
Sulla vicenda c'è da registrare anche una posizione del consigliere comunale del Pd Athos De Luca. "Il servizio di Striscia la notizia ha rivelato quello che temevamo, quello che a Roma ha messo e sta mettendo in atto il sindaco Alemanno, posti di rilievo per parenti, amici e amici degli amici, dal caso Andrini all'ultimo episodio dei locali del Verano ceduti gratuitamente alla famiglia Giannotta, militanti di estrema destra e che sta accadendo anche alla Regione con la neo presidente Polverini".

"Il caso messo in onda da Striscia la notizia - prosegue il rappresentante del Pd - mostra un chiaro esempio del peggiore clientelismo e voto di scambio. Questo è il nuovo stile di governo per i prossimi cinque anni - continua De Luca - una Regione che sarà un ufficio di collocamento, di clientele, ricatti e favori?". Il consigliere rende noto che ha "inviato al magistrato un esposto nel quale si chiede di acquisire e visionare il filmato di striscia la notizia andato in onda il giorno 14 aprile 2010 alle 21 su canale 5 e di verificare se nel dialogo registrato, tra il sindaco di Latina Zaccheo e il presidente della Regione, non si ravvisino gli estremi penali del voto di scambio".  


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martedì 6 aprile 2010

Le SS italiane



Comunicato dell'A.N.P.I. di Roma e del Lazio.
Il Comitato delle associazioni della Resistenza di Roma e Lazio ha incaricato uno studio legale di denunciare alla Procura dalla Repubblica gli organizzatori della manifestazione celebrativa delle SS Italiane inquadrate nelle forze armate naziste, svoltasi presso il sacrario militare di Nettuno il 14 marzo 2010, per aver violato le leggi che proibiscono l'apologia del fascismo».

Ma chi erano le SS italiane? Per approfondire, un articolo di Marco Foroni scaricabile nella sezione del blog "Documenti Storici".


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sabato 3 aprile 2010

7 MAGGIO 2010: FORZIAMO IL BLOCCO!


UN APPELLO ALLE FORZE DEMOCRATICHE E ANTIFASCISTE DELLA CAPITALE E D’ITALIA

Esattamente un anno fa, attraverso un infame disegno di legge l’”Ordine del Tricolore”, ambienti governativi cercavano di infliggere l’ennesimo fendente mortale alla storia repubblicana del Paese assimilando partigiani e repubblichini alla medesima visione mistificatrice e senza memoria del nostro passato.
Grazie alla mobilitazione spontanea e di massa dell’Italia antifascista l’aborrito proposito rientrava ma nei mesi successivi sistematicamente si continuava a perseguire, a più livelli, un preciso obiettivo: riscrivere, in spregio alla verità, la storia del passato per meglio controllare quella del futuro. Altrimenti non potrebbe essere in un Paese nel quale politicanti, trasformisti e avventurieri di ogni risma governano facendo e disfacendo leggi a loro piacimento e convenienza personale, sputando senza vergogna sulla Costituzione vergata col sangue di un’intera gioventù che seppe ribellarsi all’arbitrio e alla prevaricazione fatte sistema.
In questo quadro, dove a vincere sono sempre i furbetti potenti di turno, i prepotenti e gli uomini privi di etica, la Resistenza, simbolo reale e metastorico degli alti ideali di Giustizia sociale e Libertà rappresenta un precedente scomodo e ingombrante di cui sbarazzarsi frettolosamente.
Abbiamo così assistito al tentativo truffaldino di derubricare dai programmi scolastici i temi della Resistenza e della guerra di Liberazione, nella nostra città, medaglia d’oro alla Resistenza, al taglio dei fondi per le celebrazioni in onore dei caduti partigiani (Fosse Ardeatine, Quadraro). Tutto questo mentre ministri non hanno perso occasione di esaltare la “mai dimenticata X MAS”, noti imprenditori vicini al governo hanno sponsorizzato celebrazioni in ricordo delle SS italiane (vedi Nettuno), famigerati criminali neonazisti sono stati dislocati in posizioni strategiche dell’amministrazione comunale (vedi i recenti scandali comparsi sulle cronache cittadine).
Per il 7 maggio CasaPound e Blocco Studentesco, gli orgogliosi fascisti del III millennio, hanno indetto la loro piccola marcetta su Roma, una manifestazione nazionale che intende sfilare per le strade di Roma da piazza della Repubblica fino a piazza Venezia, in un evidente sussulto di nostalgia mussoliniana. In spregio al dettato costituzionale questo ennesimo tassello di una più articolata, rinnovata “mobilitazione reazionaria” si profila come particolarmente insidioso. La manifestazione, infatti, pur priva di una piattaforma rivendicativa intelligibile, reca con sè il fine strategico e oggettivo di far accreditare i fascisti che la organizzano come forza pienamente accettata e accettabile in una democrazia ferita e miope che ha perso le sue radici e le sue ali.
Un corteo di fascisti che fieramente inneggiano al traditore Mussolini (il guerrafondaio nemico dei popoli, collaborazionista dei criminali nazisti), un corteo di personaggi che puntutamente, da qualche anno a questa parte, rinverdiscono le vili gesta delle squadracce in camicia nera rendendosi responsabili in tutta Italia di vili aggressioni a studenti e studentesse (vedi i recenti fatti dell’Università di Tor Vergata). Un corteo di questo tipo sarebbe un’onta incancellabile per il cuore Libero e Generoso della nostra città.
Non possiamo tollerare che la memoria e la dignità delle migliaia di soldati, partigiani, uomini e donne che generosamente hanno sacrificato la loro vita nella lotta al nazifascismo per consegnarci una società più giusta vengano ancora una volta infangate complici l’oblio, la rassegnazione, l’indifferenza.
Intendiamo dare una risposta chiara e unitaria ai fascisti e ai loro padrini, per questo lanciamo un appello a tutte le forze dell’antifascismo romano e nazionale per bloccare sul nascere questa annunciata presenza in piazza dei nostalgici di Hitler e Mussolini.
Per questo chiediamo accoratamente alle associazioni partigiane, a quelle dei combattenti, ai movimenti, ai centri sociali, ai partiti, ai comitati di quartiere, ai singoli, ai comunisti, agli anarchici, agli antifascisti di ogni tendenza di sottoscrivere questo appello per creare insieme un ampio fronte che esiga la cancellazione del corteo.
Per adesioni, informazioni e quant’altro:  forziamoilblocco@yahoo.it
Patria Socialista, RASH Roma, Magazzini Popolari Casalbertone

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sabato 20 marzo 2010

Palombi (PRC) Risposte alla piattaforma programmatica 2010 RETUVASA (Rete Valle del Sacco)

Di: Korvo Rosso

Massimiliano Palombi,candidato della Federazione della Sinistra, Provincia di Frosinone

Mi chiamo Massimiliano Palombi, ho 27 anni e vivo a Monte San Giovanni Campano. Lavoro come operaio edile nella capitale e zone limitrofe. Da sempre sono impegnato nel mondo dell'associazionismo di tipo ambientale e sono attento alle tematiche che riguardano la nostra terra, partecipando in prima persona agli eventi che cercano di difendere la natura ed i cittadini che la vivono in modo concreto. Sono anche una persona attenta allo sviluppo ed il mio lavoro mi rende sostenitore dello stesso, se eco-sostenibile. Per questo è inevitabile che mi batta contro la realizzazione dell'aeroporto di Frosinone-Ferentino, peraltro già bocciato tecnicamente dall'ENAC, e per l'annullamento della procedura degli espropri. Credo sia necessario potenziare la linea ferroviaria, molto più utile ai pendolari, spesso preda di sovraffollamenti e ritardi. Penso che lo sfruttamento dei territori della Valle del Sacco necessiti oggi di una "riconversione". Quarant'anni di inquinament o con il miraggio del lavoro hanno solo impoverito le zone che vanno da Colleferro fino a Ceccano, con conseguenze altamente negative per il turismo, che in queste zone avrebbe una potenzialità fortissima.
Oggi bisogna investire nella Green economy, settore in cui Stati Uniti ed Europa (Germania, Francia, Spagna…) stanno investendo tantissimo. Sono per la denuclearizzazione e a favore delle energie rinnovabili. Condivido pienamente l'idea di trasformare la Valle del Sacco in un "laboratorio verde" con investimenti mirati nelle colture bio-specializzate e nell'eolico, nel solare, nel fotovoltaico.
Ho aderito alla rete per la tutela dell'acqua pubblica. E' impensabile che un bene vitale come questo possa essere privatizzato.
Ovviamente il problema rifiuti è toccante e ribadisco l'importanza di investire sul porta a porta ed il riciclaggio dei RSU, arrivando a quote che oltrepassino abbondantemente il 50% del totale, evitando che le lobbies degli inceneritori continuino ad usurpare un paesaggio già martoriato. Segnalo ai lettori la revisione del piano rifiuti, a pagina 32, alla voce 3.5: quadro sintetico delle domande e dei fabbisogni impiantistici (RUR). Appare sbalorditivo il fatto che per la provincia di Frosinone l'offerta impiantistica del trattamento del secco/umido e per l'utilizzo finale del CDR sia doppia rispetto alla domanda. A chi giova tutto questo???
Per questi motivi condivido tutta la Piattaforma programmatica Valle del Sacco 2010, l'ambiente non può aspettare di morire e noi non possiamo restare indifferenti, io intendo salvare la nostra terra ma ho bisogno dell'impegno e dell'aiuto di tutti.

Massimiliano Palombi :
info: kawamax82@alice.it
tel: 3498426675



LA PIATTAFORMA PROGRAMMATICA 2010 DI RETUVASA (Rete Tutela valle del Sacco)

Di: Korvo Rosso


LA PIATTAFORMA PROGRAMMATICA 2010 DI RETUVASA (Rete Tutela valle del Sacco)


Il bene della popolazione della Valle del Sacco non si misura unicamente in base agli indicatori economici e alla crescita del PIL, come a lungo è stato fatto credere (in particolare da Colleferro in giù, con il sistema posti di lavoro nelle fabbriche- inquinamento- consumo delle risorse esauribili e del patrimonio ambientale e turistico) la qualità della vita non è il risultato dello sviluppo infinito e della sola ricchezza ma  ... 
Principi generali I dieci indicatori privilegiati su cui operare per promuovere una più alta qualità della vita ..

stampabile e scaricabile su: http://retuvasars.blogspot.com/2010/02/piattaforma-programmatica-retuvasa-2010.html

venerdì 19 marzo 2010

Regionali Lazio: Anagni, incontro con il candidato Palombi

 
DOMENICA 21 MARZO AD ANAGNI, PRESSO IL MARCIAPIEDE DI VIALE REGINA MARGHERITA DALLE 10 IN POI, IL CANDIDATO AL CONSIGLIO REGIONALE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA PER LA PROVINCIA DI FROSINONE COMPAGNO MASSIMILIANO PALOMBI INCONTRERA' LE CITTADINE E I CITTADINI.

C'E' BISOGNO DI SINISTRA, C'E' BISOGNO DI COMUNISMO, C'E' BISOGNO DI COMUNISMO GIOVANE!
 



 Domenica 21 marzo 2010 ore 10.00 - 13.00

V.le Regina Margherita presso la Passeggiata del Marciapiede ANAGNI (FR)



da: ladytux
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L'accusa: "metro gratis per il Pdl" La replica: "Non è vero, paghiamo"


Abbiamo un fax a firma del responsabile della Metro B di Roma, Alberto Vinci inviato a tutti i direttori delle centrali del traffico della linea B della metro, in cui si chiede di aprire i tornelli della metro sabato, in occasione della manifestazione del Pdl, dalle ore 11 alle ore 16 per le stazioni di Eur Fermi e Palasport (dove arriveranno i pullman del manifestanti) e dalle 19 alle 21 nelle stazioni di Circo Massimo, Piramide e Colosseo, per permettere agli stessi manifestanti di tornare ai pullman. Fermo restando che già in altre occasioni, anche in passato si è seguita questa procedura - sempre però con una richiesta da parte del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, che in questa circostanza non risulta esserci - ho depositato un'interrogazione consiliare al sindaco Alemanno e all'assessore Marchi  per sapere il motivo per cui tale decisione non sia stata pubblicizzata e per conoscere ulteriori dettagli, anche di tipo economico, su tutta l'operazione". E' quanto dichiara in una nota il consigliere comunale del Pd, Massimiliano Valeriani.

"Non capiamo, insomma - aggiunge Valeriani - perché tutto si svolga 'auhm auhm', come sempre più spesso avviene nella Roma di Alemanno. Inoltre nell'interrogazione chiedo anche di conoscere i motivi per cui questo accesso gratuito sia concesso domani per i manifestanti del Pdl e non per l'altra grande manifestazione che si tiene in città contro la privatizzazione dell'acqua. Non capiamo per quale motivo si usino due pesi e due misure: metro a
pagamento per i manifestanti che difendono l'acqua pubblica, metro gratis per quelli del Pdl".

A stretto giro di posta la replica del Pdl per bocca del capogruppo in Campidoglio Dario Rossin. "Un partito - afferma in una nota Rossin - paga di tasca propria per non gravare sulle tasche dei cittadini, e la sinistra per tutta risposta si indigna e alza il solito polverone di menzogne".  "L'atteggiamento responsabile del Popolo della libertà dovrebbe essere elogiato, perché tiene conto soprattutto della collettività, come dovrebbe sempre fare la politica. Di questo, però, la sinistra non si rende conto, e pratica la solita via della disinformazione. Un comportamento davvero insostenibile, che evidenzia come la polemica e la becera propaganda siano gli unici mezzi a disposizione dell'opposizione".

L'affermazione di Rossin lascia intendere che ci sia un accordo tra il Pdl e la società di gestione. La cifra non è però stata comunicata anche se da alcune indiscrezioni pare si aggiri sui 15mila euro, una cifra quasi simbolica considerata la potenziale utenza che secondo gli organizzatori dovrebbe superare il mezzo milione di partecipanti.
 
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Regionali Lazio: forse si voterà ad aprile, la destra divisa


Elezioni, dietrofront del premier:  «Ho parlato con il ministro degli Interni e gli ho dato questo mio convincimento: quando uno ha un diritto è giusto che lo si rispetti». Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, risponde così a chi gli chiede se è favorevole al rinvio del voto nel Lazio dopo la riammissione della lista di Vittorio Sgarbi. «Ha diritto» a fare campagna elettorale, dice Berlusconi, «ha chiesto il rinvio alla Regione Lazio e ora la Regione Lazio deciderà». Intanto il premier rivela di aver detto al ministro Maroni che questo diritto va «rispettato».


Sul possibile rinvio del voto, Alemanno si dice d'accordo: «Io penso che 15 giorni di ulteriore campagna elettorale, magari parlando dei problemi dei cittadini e non delle liste e di polemiche varie, sarebbero molto utili». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a chi gli chiedeva se fosse opportuno rinviare la data delle elezioni regionali del Lazio. Per Alemanno, se la Regione accetterà la richiesta di rinvio che la Lista Sgarbi si appresta a fare, «credo che sarà una cosa positiva per la città, perchè ci permetterà di avere 15 giorni più sereni per parlare dei problemi veri».

Contraria invece Renata Polverini: «Io sono in corsa ormai da tre mesi: una campagna elettorale bellissima, ho incontrato tantissime persone. Penso che si debba andare a votare alla data indicata». «Poi - aggiunge Polverini - c'è un problema che attiene i partiti che hanno subito un'ingiustizia, un ritardo anche nella riammissione della lista e chiaramente la decisione spetta a loro. In queste ore si dovrà necessariamente decidere. Io continuo a dire che questa campagna elettorale è un'avventura bellissima, il territorio è motivato, le persone vogliono cambiare la classe dirigente della Regione Lazio. Lo possiamo fare con grande serenità nella consapevolezza di vincere il 28 e il 29 marzo»
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martedì 16 marzo 2010

La banda razzista della Magliana


Ragazzini, che i carabinieri starebbero per identificare, e un’ideologia strisciante di estrema destra che si sta facendo strada tra i casermoni del quartiere romano della Magliana. Potrebbe esserci questo dietro al raid che domenica sera ha mandato all’ospedale quattro persone originarie del Bangladesh, e che ha distrutto il bar «Brothers», uno dei punti di ritrovo della comunità del Bangladesh, nonché uno dei pochi punti di luce di via Murlo, stradina laterale dove alle sei di sera (la stessa ora in cui c’è stato l’attacco) non c’è neanche un lampione acceso.
Sono entrati in quindici, forse venti. Tutti maschi, alcuni molto giovani, altri più grandi. Un particolare importante: a volto scoperto. Che significa impunità, copertura del quartiere. O forse solo sfrontatezza malriposta, perché tanta tracotanza potrebbe aver accorciato il mistero: i carabinieri sono già sulle loro tracce, per tutta la giornata e nella notte si sono susseguiti gli interrogatori.
D’altronde, davanti al bar «Brothers», con i vetri spaccati e ancora le tracce di sangue sul pavimento, una cosa sembrava chiara: erano in molti a sapere chi fosse stato. Forse non proprio nome e cognome, ma i gruppetti che perseguitano gli immigrati sono noti a tutti. Tra di loro si chiamano «la commitiva», forse anche con tre «m». Sostano in una piazzetta del quartiere, si spostano in motorino, hanno tra i 15 e i 20 anni e ce l’hanno con i neri. «Ragazzini, ragazzini cresciuti male. Non sanno che fare e se la prendono con noi», vale un’analisi sociologica l’osservazione di Huddin, anche lui due mesi fa vittima di un’aggressione a tarda sera, quando tornava da lavoro: si sono fermati due ragazzi in motorino, gli hanno chiesto una sigaretta, «non fumo» la risposta «e perché non fumi?», poi la richiesta di soldi. E alla fine gli spintoni, con qualche epiteto razzista e la frase di rito: «Tornatene a casa tua».
Di racconti così ce ne sono a decine. Ma chi siano i ragazzini che si divertono a farla pagare agli immigrati - e in particolare i bangladeshi, proprio perché sono tranquilli e non reagiscono facilmente alle provocazioni - li conoscono benissimo anche «gli italiani» (le virgolette sono d’obbligo, visto che diversi immigrati qui hanno la cittadinanza, compreso il titolare del Brothers). Ieri in parecchi sostavano a via Murlo, avevano voglia di dire la loro e soprattutto di difendere
l’immagine della Magliana: «Finitela con questa storia del razzismo, questo è un posto tranquillo». La solidarietà verso chi è stato ferito c’è a parole («certo, così non si fa»), ma più forte è il fastidio per il degrado che si respira in quella strada: «Qui di sera non si può passare. Qualcuno evidentemente non ce l’ha fatta più e alla fine ha reagito», dice una signora con la busta della spesa, che stabilisce una sottilissima e velenosissima linea di demarcazione: «Non è un attacco razzista, tutt’al più è una punizione». In molti approvano: certo, una punizione, il quartiere prima o poi reagisce. E sul bar di via Murlo, più d’uno dice: «Li avevano avvertiti».
Si narra, ma è tutto da verificare, che le cose siano andate più o meno così. Prima una lite tra alcuni quindicenni e alcuni ragazzi del Bangladesh (ma nessuo a via Murlo ricorda screzi), i quali sarebbero quindi andati a chiamare «quelli più grandi» in un bar della zona, notoriamente frequentato da gente di destra e con qualche precedente penale, che avrebbe colto la palla al balzo per «difendere» i ragazzini italiani. Il raggruppamento sarebbe avvenuto in una strada adiacente a via Murlo, anche se le telecamere della vicina banca non hanno ripreso nulla.
Di certo c’è soltanto che chi ha spaccato i vetri e il locale di Mohammed Masum
Miam lo ha fatto con paletti trovati per strada e gambe di tavolini. Secondo il comandante dei carabinieri Alessandro Casarsa è un elemento che ne connota la non premeditazione: «Sono oggetti facilmente reperibili e non riconoscibili come armi». Altro elemento che viene preso in considerazione è che, prima di andarsene, i cavalieri senza macchia che vogliono ripulire il quartiere si sono intascati circa duecento euro trovati in cassa. Se ci sia una matrice politica è tutto da verificare. Fa pensare, però, che proprio la sera prima le vie del quartiere si siano riempite di scritte che recitano: «Il quartiere cambia, Magliana nera».
Ma la Magliana non è fatta soltanto dei ragazzini della «commitiva» che vivono
la strada e che cercano il brivido compiendo la bravata di turno. E’ anche un quartiere con un tessuto associativo che proprio in questi anni sta rinascendo,
con una storia di lotte popolari, e dove - lasciando stare la storia, che ricordano in pochi - di giorno è pieno di famiglie e bambini, nei negozi si confondono famiglie italiane e straniere come nelle scuole. Solo che passate le nove è il deserto dei tartari. In una zona che ospita circa 20 mila persone non c’è un cinema, non c’è un teatro, non c’è - neanche di giorno - un luogo di aggregazione giovanile. I ragazzini si ritrovano nelle pizzerie al taglio e nelle sale giochi il pomeriggio, e la sera al bar - quei pochi che rimangono aperti. Chi, tra gli adulti, sia italiani che stranieri vuole farsi una bevuta pesante va a via Murlo dove c’è un alimentari gestito sempre da bangladeshi che vende vino a pochi euro.
E’ questo vuoto sociale che mettono sotto accusa i ragazzi di «Insensinversi». Da un paio di anni hanno aperto una scuola di italiano per stranieri, sono riusciti a creare un buon dialogo con moltissime persone, vogliono avviare un progetto più ampio che cerchi di intercettare proprio i ragazzini della Magliana per coinvolgerli in attività interculturali «ma chi fa un lavoro di questo tipo - racconta Simone Sestieri - non viene facilitato, tutt’altro». C’entra la politica nell’attacco dell’altra sera? «Questo non lo sappiamo, di certo un progetto politico di estrema destra sta prendendo piede in questa zona e sicuramente tra questi ragazzini che non hanno niente da fare tutto il giorno si trova una manovalanza pronta a riconoscersi in ideologie di quel tipo. Ma ci si può lavorare, e fermare questo declino, basta volerlo».

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sabato 13 marzo 2010

Stop definitivo alla lista del PdL romano

(ANSA) Il Consiglio di Stato ha dichiarato l'appello del Pdl contro l'esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali improcedibile. Questo vuol dire che i giudici non si sono espressi nel merito sottolineando che non ci sono motivi per procedere. Cio' determina la definitiva esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali.

SI' ALLA LISTA FORMIGONI IN LOMBARDIA
ROMA - Il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Federazione della sinistra e dice sì alla lista Formigoni, confermando il ricorso del Tar. "Anche il Consiglio di Stato ci dà ragione ed è un'altra sentenza tombale, definitiva": il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha commentato così sul suo sito la decisione di respingere il ricorso di Federazione della Sinistra e Radicali che chiedevano di non ammettere il suo listino alle regionali. "Ora basta con i ricorsi e con i confronti in tribunale - ha proposto -. La parola torni alla politica: confrontiamoci sui contenuti. Voglio parlare e ascoltare i miei cittadini dalla mattina alla sera per tutta la campagna elettorale come già sto facendo da tempo. Voglio poi continuare a dialogare e lavorare con loro per una Lombardia sempre più solidale e forte per tutti i prossimi 5 anni".
I legali del governatore Formigoni, Fabio Cintioli e Beniamino Caravita di Toritto, esprimono "piena soddisfazione". "Dal dispositivo che è stato fatto ora dal Consiglio di Stato - spiega Cintioli - emerge che c'é stato anche un esame riguardo al merito, esattamente come avevamo richiesto noi, e che si conferma la pronuncia di primo grado". "Ora attendiamo le motivazioni che dovrebbero arrivare entro una decina di giorni - aggiunge l'avvocato di Formigoni - ma siamo senz'altro soddisfatti per come sono andate le cose, visto che ci hanno dato ragione su tutta la linea respingendo anche l'eccezione di inammissibilità sollevata dalla controparte".
Attesa adesso anche la decisione trattati gli appelli proposti dal Pdl contro l'esclusione della lista dalle Regionali nel Lazio, di Roberto Fiore (Forza Nuova) contro l'esclusione del suo listino e del consigliere regionale uscente del Lazio Fabio Desideri (Pdl). Gli ultimi tre appelli per contestare l'esclusione disposta dal Tar del Lazio.
La lista provinciale del Pdl di Roma e' stata esclusa dalle regionali del Lazio anche dalla Corte d'Appello, che ha bocciato ieri l'ennesimo ricorso per la riammissione.
I giudici di Palazzo Spada sono infatti chiamati a pronunciarsi sulla sentenza del Tar che aveva bocciato, qualche giorno fa, la richiesta di sospensiva presentata dal partito. Lo stop della Corte d'Appello e' giunto dopo il ricorso contro il pronunciamento del tribunale di Roma che aveva rifiutato la seconda presentazione della lista Pdl, avvenuta ai sensi del decreto legge cosiddetto ''salva-liste''.

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martedì 9 marzo 2010

Lazio, sondaggio: se corre la lista esclusa Polverini favorita


tratto da Scenaripolitici.com
IPOTESI con LISTA PDL a ROMA

Voto di Lista

(var. rispetto al 23 febbraio 2010)
(* Liste presenti solo in alcune province)

CENTRO DESTRA: 51,0% (-1,0%)
- 
POPOLO DELLA LIBERTA': 38,0% (-1,0%) 
- UNIONE DI CENTRO: 5,5% (INV)
- 
RENATA POLVERINI PRESIDENTE: 2,0% (+2,0%)
- 
LA DESTRA: 2,5% (INV)
- 
ALL. DI CENTRO: 1,0% (+1,0%)
- 
Altri CDX (Civiche, Pensionati, varie)*: 2,0% (-1,0%)

CENTRO SINISTRA: 47,0% (+1,0%)
- 
PARTITO DEMOCRATICO: 27,0% (INV)
- 
ITALIA DEI VALORI: 6,0% (INV)
- 
Lista Pannella-Bonino: 4,5% (INV)
- 
FEDERAZ. DELLA SINISTRA (RC, PDCI): 3,0% (INV)
- 
SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA': 3,5% (+0,5%)
- 
VERDI: 1,0% (-0,5%)
- Altri CSX (
PSI, Cittadini per Bonino): 2,0% (+1,0%)

FORZA ROMA: 1,0% (INV)
MOVIMENTO PER ROMA E LAZIO: 1,0% (INV)

Commento Partiti: PDL resta sotto il 40%. Si ferma la ripresa delPD. Stabili l'IDV ed i Radicali. Presenza di molte liste. Bene SEL.UDC stabile. Distanza tra le 2 coalizioni pari a 5 punti.

Candidati Presidente: 
Polverini (CDX+UDC) 50,0% (-0,5%)
Bonino (CSX): 47,5% (+0,5%)
Fiore (FN): 1,5% (INV)
Baldi (MPR): 1,0% (INV)


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