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venerdì 30 aprile 2010

Nasce Libera TV la tv della sinistra



"un progetto libero come libera sarà la nostra web tv"




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Lodo costituzionale e intercettazioni: il senato frena tutto

In piazza Navona la protesta dei giornalisti contro il disegno di legge sulle intercettazioni, di là dalla strada, nella commissione giustizia e nei corridoi del senato della Repubblica, un doppio stop ai provvedimenti sulla giustizia in cima alla lista dei desideri di Silvio Berlusconi. La legge sulle intercettazioni slitta di una settimana perché anche nella maggioranza ci si rende conto che qualche correzione è indispensabile. E la versione costituzionale del Lodo Alfano, prevista dalla legge sul legittimo impedimento, annunciata dal ministro della giustizia e già firmata dal capogruppo Gasparri e dal suo vice Quagliariello, resta nei cassetti per una verifica supplementare con gli alleati della Lega.
Una giornata con la marcia indietro a palazzo Madama. L’emendamento «D’Addario», quello che aveva introdotto nella legge sulle intercettazioni il
carcere fino a quattro anni per chi registra senza autorizzazione una conversazione, era già stato accantonato dal relatore. Ma il senatore Centaro ieri ha spiegato di non aver cambiato completamente idea: «Il principio non si tocca». Eppure era stata la stessa commissione affari costituzionali, con il voto della maggioranza di centrodestra, a giudicare eccessiva la pena prevista. I senatori della prima commissione avevano evidenziato anche un altro problema, più difficile da risolvere per il Pdl: nella legge sulle intercettazioni la competenza a decidere sulle intercettazioni è del tribunale in composizione collegiale e non più del gip. Una previsione che stravolge l’ordinamento generale: nel codice di procedura penale, infatti, all’articolo 328 (lo hanno fatto notare i senatori di opposizione Casson e Li Gotti, ma anche il senatore di maggioranza Valentini) c’è scritto che tutti gli atti del pm sono di competenza esclusiva del gip. Un impiccio, giustificato secondo Centaro dall’esigenza di «mettere una certa distanza, anche psicologica, fra il pubblico ministero richiedente e il giudice che autorizza». L’impasse ha costretto il presidente
della commissione giustizia Berselli a rinviare l’esame del disegno di legge a martedì: la motivazione ufficiale è che manca il parere della commissione bilancio (la legge prevede un tetto di spesa per le intercettazioni), il testo sarà modificato, la maggioranza spera di passare all’aula entro metà maggio.
Il lodo «costituzionale», invece, dovrebbe essere composto di tre articoli che tengono finalmente conto delle osservazioni della Consulta, che ha già bocciato due «lodi», quello Schifani nel 2004 e quello Alfano l’anno scorso. Si tratta di una legge studiata per sostituire in corsa il legittimo impedimento, di cui è probabile una dichiarazione di incostituzionalità, e infatti il nuovo lodo si riferisce solo al capo dello stato e al governo, non ai presidenti di camera e senato (che, aveva notato la Consulta, non possono godere di uno status diverso da quello dei parlamentari).
La legge non introdurrebbe uno stop automatico dei processi, piuttosto la possibilità per il parlamento, entro 90 giorni dalla comunicazione di avvio del processo, di disporre la sospensione fino al termine del mandato. Qualcosa di simile a un’autorizzazione a procedere che l’opposizione non ha bocciato subito nel merito (eccezion fatta per Di Pietro). La capogruppo Pd al senato Finocchiaro ha solo messo in evidenza come «questa è la prima riforma che interessa al presidente del consiglio». Qualche problema più serio per il Pdl c’è stato nel rapporto con gli alleati della Lega che non erano stati informati e probabilmente con gli stessi avvocati del premier. E anche il lodo è stato rimandato.

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Chi lo dice che gli invisibili non fanno ascolti?

Chi lo dice che gli invisibili non fanno ascolti? Ieri a Brontolo, di mattina, quasi 500mila telespettatori per la crisi del Polo Chimico di Terni e per la Videocon di Anagni. Più di 6500 lavoratori a casa


Giovedì mattina, ore 11,25, RaiTre. Comincia Brontolo, la trasmissione condotta da Oliviero Beha. La puntata è dedicata al Primo Maggio ma il titolo parla chiaro: "C'era una volta il primo maggio. Il lavoro rende occupati?" Nello studio 2 della DEAR c'è un pubblico particolare. Due rappresentanze dei lavori della Videocon di Anagni (1300 licenziamenti) e i rappresentanti della Basèll-Lyondell di Terni. Un'azienda chimica, quest'ultima.  Con loro un Giuslavorista, Giampiero Falasca, e un ospite che di I Maggio ne ha visti davvero tanti: Massimo Rendina, partigiano e Presidente dell'Anpi Roma e Lazio.
La situazione della Videocon è tragica. I dipendenti sono con Cassa integrazione in deroga ma da due mesi non prendono più lo stipendio. Hanno occupato strade ed autostrade ma non è servito a nulla. Per la Basèll - Lyondell, azienda non in crisi, si chiude per delocalizzare. La multinazionale proprietaria - americana - vuole chiudere l'impianto ternano nonostante l'ultimo anno abbia prodotto 8 milioni e mezzo di euro di utili. La chiusura della Basèll significa la morte del Polo Chimico di Terni.  A casa, tra diretto e indotto, 1400 persone. Insieme a loro le filiali Basèll di Ferrara e Brindisi, insieme al centro di ricerche di Milano. Complessivamente 5000 dipendenti. Brontolo fa un viaggio nella crisi, in un orario difficile, quello della mattina di un giovedì. Eppure arrivano i dati di ascolto il giorno dopo e si scopre che con il 7,91% la puntata viene vista da più di 420mila telespettatori. Solitamente, a quest'ora, anche in altre puntate di Brontolo, gli spettatori medi sono intorno ai 300mila.

Il lavoro che non c'è, la crisi evidente del nonstro Paese, le ragioni di chi perde il lavoro meritano di essere viste e conosciute. Per questo è importante dare visibilità agli invisibili. Serve a loro e serve anche al Paese.

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mercoledì 28 aprile 2010

25 aprile Mogliano - lettera al gazzettino


Caro Nello Duprè,
Ho letto, nella rassegna stampa del Comune, il resoconto della celebrazione della Liberazione.
Ebbene, DOMENICA 25 Aprile ero in piazza a MOGLIANO ed ho contestato  il Sindaco ex- compagno, ora camerata.
In piazza non ho visto rappresentanti dei Centri Sociali e la bandiera del “CHE” era solo la mia. La innalzavo con una lunga canna da pesca. Il signor Azzolini (padre) mi ha chiesto che c’entra il “CHE”. Il “CHE” c’entra sempre quando c’è da dimostrare coerenza, abnegazione e fede in alti ideali, tre “valori” del tutto sconosciuti al nostro sindaco, che inoltre ignora la storia: il 25 aprile è del ’45, mentre il 24 maggio è del ’18.
La Resistenza è stata combattuta dai partigiani in maggioranza “rossi”, e te lo dice un figlio di partigiano che, dopo la morte del padre, si è iscritto all’ANPI per tener alto il valore dell’ANTIFASCISMO. Mio padre è stato un partigiano della prima ora (8 settembre ’43), che nell’estate del ’44 è stato catturato mentre tornava a casa dal lavoro, su spiata di un fascista. I Tedeschi l’hanno torturato (2 unghie di una mano gli crescevano più corte), ma fortunatamente ha resistito ed il comandante tedesco, che non si fidava dei fascisti, nel dubbio, invece di fucilarlo l’ha spedito nel campo di concentramento di Chemnitz. Qui, mio padre  si è fatto 10 mesi prima di essere liberato dai Russi. Anni fa è stato insignito della croce al valore.
Ho notato, e mi dispiace ti sia sfuggito, che nel corteo, dietro la banda, c’erano le associazioni d’arma (a proposito ti sembrerà strano, ma io sono un Ufficiale di Marina) e poi in fondo, a chiudere, i partigiani. Ovviamente ho fatto notare al sindaco ed ai presenti che il 25 aprile non è il 24 maggio e nemmeno il 4 novembre.(data in cui si festeggiano le forze armate). A proposito, ti risulta che il nostro sindaco abbia fatto il servizio militare? (sai, è una curiosità)
cordiali saluti,
Orazio Dalla Tor
comunista, figlio di partigiano comunista e che, oltre a “Bella Ciao”, ha cantato anche l’  ”Inno di Mameli”
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martedì 27 aprile 2010

memoria condivisa? Un cavolo

Oggi si è andato in scena un altro oltraggio alla nostra storia, uno dei tanti messi in atto in questi anni da questa maggioranza che si regge sull'appoggio di fascisti vecchi e nuovi. Quanta ipocrisia, quante parole inutili e offensive, quanti discorsi privi di significato se non quello di distruggere la storia della resistenza che ha portato alla Liberazione. Già questa fantomatica parola che è spartita dai discorsi ufficiali a partire da quello del dittatore di Arcore. Un presidente del consiglio che nemmena si degna di presenziare a nessuna cerimonia ufficiale per commemorare una data così importante per il paese, la dice lunga sulla reale considerazione della Resistenza da parte di un uomo che ha riportato al governo proprio quegli uomini e quelle ideologie contro le quali i protagonisti della resistenza hanno combattuto. Nel suo discorso il cavaliere ha poi commesso una gaffe, voluta e non casuale, sulla quale nessun giornalista si è soffermato: ha definito il 25 aprile festa della libertà e non della liberazione. Un vero e proprio oltraggio per ciò che questa data rappresenta. Ha poi scomodato i padri costituenti affermando che ora il suo compito è andare oltre "il compromesso dei costituenti", peccato che il suo andare oltre significhi modificare radicalmente i principi della costituzione per mettere nella mani di un solo uomo, lui naturalmente, un potere assoluto e senza nessun controllo democratico. Ma le parole dell'aspirante dittatore non sono state le uniche ad offendere questa festa nazionale. Gli ha hatto degna eco il ministro della guerra La Russa che ha tracciato un parallelo fra la Resistenza, i partigiani e la missione di guerra dei nostri soldati in Afghanistan. Un confronto veramente offensivo per coloro che hanno dato la vita in nome della democrazia e della libertà dell'Italia, rispetto a coloro che hanno invaso una nazione straniera nel nome della difesa di interessi globali. Purtroppo un'associazione che ha fatto anche il Presidente Napolitano, che spero dopo il suo discorso, sia andato a vomitare per la sciempiaggine che anche lui ha detto forse non coscientemente. Tutta gente senza ritegno degnamente rappresentata dalla neo-governatrice del Lazio, la Polverini, che ha avuto la faccia tosta di presentarsi sul palco delle celbrazioni a Roma dopo aver fatto il saluto romano durante la campagna elettorale. E pretendeva anche di non essere presa ad uova marce in faccia. Meno male che in questo paese c'e' ancora gente che non ha subito il lavaggio del cervello dalle televisioni del dittatore di Arcore e quindi sa ancora riconoscere il valore storico di una giornata come il 25 aprile e pretende che certa gente se ne stia rinchiusa in casa in questo giorno piuttosto che mostrare la propria ipocrisia. Altro che memoria condivisa, come qualche ministro fascista ha dichiarato, sul 25 aprile non c'e' proprio niente da condividere con questa gentaccia che pretende non solo di cancellare costituzione, democrazia e libertà ma anche di riscrivere la storia che ha portato queste conquiste grazie al sacrificio di molte vite umane. Per il momento la storia non si riscrive, prima dovrete lobotomizzare tutto il paese se ne siete in grado.


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25 aprile, liberazione dal NaziFASCISMO maancheno (pd docet)


Torno a freddo su quello che è "successo" a Porta S. Paolo, o meglio sulla visione completamente artefatta che s'è voluta far passare. Purtroppo (per loro) a Roma non c'erano solo i "giornalisti" o i personaggi istituzionali che hanno dato notizia e testimonianza.
Ovvio che esiste il limone o le uova, certo che sono stati lanciati ma è tutto il resto a cui s'è voluto non dare cittadinanza nelle notizie che fa porre domande. Più dell'uovo o della frutta.

Zingaretti nella "sua" versione dice che c'erano 4 mascalzoni, l'informazione (da sky a tg3 a tutti i giornali) riportano che "la Polverini è stata contestata da un gruppetto". Beh, a questo punto va stabilito il termine gruppetto perchè la contestazione, a suon di fischi, vai via, bella ciao, comunisti della capitale per passare a tutto il repertorio degli anni 70 è stata opera di compagni, assolutamente uniti, idivvini, e anche di quei pochi piddini presenti. 
Una contestazione dei "centri sociali". Forse.
Stabiliamo il termine centri sociali, perchè la contestazione (come si vede nei video "amatoriali") era assolutamente intergenerazionale. Che i "centri sociali" siano anche quelli per gli anziani?
Insomma, Partendo da zingaretti finendo ai giornalisti, passando per qualche responsabile dell'anpi, si è voluta COSCIENTEMENTE seppellire la contestazione di tutta la piazza. Perchè? Perchè si cerca l'unità nazionale, si cerca la riconciliazione, si cerca l'asse politico. Pertanto la Polverini deve essere difesa, anche se fa il saluto romano, anche se votata da casapound, anche se fascista. Mi si dirà "ma si è condannato il lancio di oggetti". bene. Allora perchè coscientemente dire che la polverini è stata contestata da 4 ed evitare (su tutti i servizi) che sia stata contestata da tutti? Il lancio di oggetti, ohhhhhhh i fascisti a roma prendono a sprangate e manganellate i compagni e qui ci si lamenta di un uovo o di un limone. Ma seppur volessimo dire che hanno tirato "anche delle pericolose monetine" come mai quelle lanciate a Craxi tanto senso non v'hanno fatto? Quello era un ladro e va bè, questa è fascista, sinceramente è meno pericoloso un ladro. Ma Craxi, che esce da un albergo per cazzi suoi sì e a una fascista a Porta s. paolo, che ribadisco è una provocazione grossa, ma grossa, beh NON SI FA, no no!

Certo, perchè v'hanno detto "eh bisogna stigmatizzare" L'hanno detto anche a me solo che prima di "stigmatizzare" un pericolosissimo limone e un occhio nero, guardo tutto e non solo il dito. Per cui le uova non si lanciano? Certo è "maleducazione" ma se uno mi taglia la strada in macchina, io non sono educata per niente per cui non stigmatizzo nemmeno un limone davanti ad una PROVOCAZIONE gravissima.
A porta S. Paolo si invita una, beccata più volte a fare il saluto romano e votata felicemente da casapound? E salutata da "braccia tese" mentre lei se la rideva? Ma stiamo scherzando? Certo il limone non andava tirato, ma una fascista non dovrebbe essere (per legge) a capo di un'istituzione. E' più indecente il limone?

"La contestazione era organizzata" Forse.
Se organizzata significa sapere che come ogni anno i fascisti tentano di sdoganarsi tramite il 25 aprile e grazie a qualche imbecille che in nome della "democrazia" glielo permette (quando è reato esserlo proprio per la Democrazia) pertanto il 25 aprile SI VA a roma (o milano) per farli stare zitti e non fare altro revisionismo ed offendere la memoria, i sacrifici e la storia, sì, era organizzata. Dai sentimenti degli antifascisti, assolutamente comuni e senza il bisogno della "chiamata alla difesa". E' normale ed ovvio che ci si vada e si vada a difendere la piazza la memoria e LA DIGNITA'.
Domenica è stato tutt'uno, vederla e partire con i fischi. Non c'è stato mica nessuno che m'abbia detto ora si fischia o si grida. E' normale.

Ma qualcuno l'indignazione l'ha lasciata sotto i piedi, pertanto saliva gongolante sul palco sorridendo alla fascista. E non si è antifascisti a corrente alternata, o in base alle poltroncine. Si è antifascisti quando si rischia anche la vita, figuriamoci un "incidente istituzionale". Frega niente a noi degli incidenti istituzionali. Il tè con i biscottini se vuole li offra lui. Noi ci si mette il limone.

In più vi faccio riflettere su un'ultima cosa, visto che nessuno s'è scomposto, non vorrei che a forza di fissare l'uovo non aveste colto il punto.

Da quando il 25 Aprile da "liberazione dell'Italia dal NAZIFASCISMO" è diventata la festa dell'unità nazionale??? Quando la Resistenza e la Liberazione sono assolutamente il momento di distinzione tra due tipologie di pensiero nette. Sono esattamente la divisione del paese. riconciliazione? Non basteranno 70 anni di discorsi di zingaretti, di napolitano o di chicchessia, la riconciliazione con questa gente non si avrà mai. Ve lo potete anche scordare.

Ed è una linea che non solo passa a destra, non solo passa nel pd, ma sta passando anche nell'anpi. Visto che le visioni politiche (pd) stanno inquinando anche l'ultimo baluardo di memoria. Piddini, vendetevi, compratevi, inciuciate, fate i santarellini, ma i COMPAGNI non dimenticano e non si riconciliano. E la piazza di domenica l'ha dimostrato, anche se le tv (e i politici che "spero in una collaborazione con la Polverini") hanno provato a far sparire la contestazione unitaria e intergenerazionale)

Chissà cosa avrebbe detto Zingaretti di quei violenti dei partigiani se fa tutte ste storie per della verdura. Perfino mozart la digeriva in tranquillità a teatro.

Intanto a qualche centinaio di metri, 4000 manifesti inneggianti al Duce comparivano a Roma. Ma era troppo occupato a sgridare il limone per chiederne conto alla Polverini. Poi sarebbe saltato l'asse provincia-regione ed eventualmente quella Fini-Bersani. contro il "fascismo" ovviamente. Con i fascisti. Mi pare sensato no?

Ma abbiamo imparato una cosa, una fascista a Porta S.Paolo ha il diritto di esserci, ma un limone che vola è da denunciare. Una che fa il saluto romano può essere eletta, uno che lancia un limone va in galera. E la contestazione generale va (da parte del pd) sepolta. E voi continuate pure a guardare il limone. La Resistenza la facciamo noi senza strette di mano, sorrisetti e chiacchieratine con certa gente.

Gli antifascisti, caro Zingaretti non erano "4 mascalzioni" ma era una piazza sana e di tutte le età. La sinistra litiga, ma su certe cose non si scherza e si è compatti. Non abbiamo bisogno di voi e s'è vista la vostra ritirata.

"ora la destra dice che gli antifascisti sono violenti" Direi che siamo anche santi, visto che durante la Resistenza gli si sparò contro ed oggi a parte un uovo e un limone (nuove armi biologiche allo studio dei servizi segreti) gli si è solo urlato contro. O qualcuno pensa che la resistenza sia stata fatta a carte bollate e cene istituzionali? Buongiorno.

E visto che c'è ancora qualcuno che non capisce la gravità di quella presenza, pensasse e provasse una cosa molto più semplice, domani vestito da romanista, entrasse dicendo forza roma in una sede della lazio. Poi quando lo picchiano (perchè è il minimo) si lamentasse. Ecco nel caso del calcio non ci sono nè vite, nè libertà nè dignità, nè memoria da difendere...a Porta S. Paolo la questione è diecimila volte più seria e un fascista si presenta? Ma stiamo scherzando? E qualcuno la difende anche? Ma stiamo scherzando? Beh purtroppo no.

Vi lascio i due video, dove se guardate, vedrete i giovanotti dei centri sociali (i 4 mascalzoni) incazzati... si certo c'hanno cinquanta e sessant'anni ma se zingaretti e tutti i giornali dicono che erano 4 e dei centri sociali, zitti e buoni e bevetevela che poi saltano gli inciuci, comunisti "pensanti" che non siete altro! Al centro contro gli opposti estremisti e votate pd (o pdl tanto so' amici, s'è visto ieri se ci fosse stato qualche minimo dubbio)

Agli amici benpensanti del pd, se la violenza va stigmatizzata, come mai un souvenir che può uccidere si e un uovo (che si lancia anche a carnevale) no? Perchè la coerenza è la prima cosa per definirsi uomini... pensateci su

http://www.youtube.com/watch?v=o4OSn9MKbQo&feature=related
al secondo 20 e al secondo 33 vedrete i mascalzoni dei centrisociali (detti anche circoli anziani probabilmente) e che la contestazione è solo di 4. Definizione di zingaretti (probabilmente assunto al conteggio manifestanti dalla questura)

http://www.youtube.com/watch?v=TxOdwojFlwM
Anche qui, nei primi secondi, giovanottoni che si incazzano.... possono essere miei papà ma se i media dicono così.....

Aspettando gli ulteriori video di controinformazione che ve la faranno vedere la PIAZZA incazzata.
 
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lunedì 26 aprile 2010

Milano la contestazione a Podestà- testimonianza da chi c'era

 In risposta all'articolo apparso su Repubblica ieri.

Appena cominciata la manifestazione ha preso la parola tra i primi Podestà, ovviamente subissato da fischi e grida, anche perché il suo discorso era una vera e propria provocazione senza capo né coda, fatta apposta per infiammare la piazza. Giusto qualche esempio, ha detto che la Resistenza è stata fatta dalle forze alleate e dalle brigate ebraiche senza mai nominare i partigiani. Poi ha detto che le vittime delle fosse ardeatine sono idealmente la continuazione dei cristiani morti nelle catacombe per la fede, e ringraziando i deportati nei campi di concentramento, i morti nelle foibe e nei gulag. Stop. Mentre lui stava delirando è arrivato il camion dei centri sociali, si è piazzato nel mezzo e col megafono ha iniziato a urlare due soli slogan: Fuori Podestà dalla mia città e Milano Libera, seguito da TUTTA la piazza, anche i giovani  del Pd Quando un cassintegrato dal palco ha chiesto silenzio "ai compagni" per poter parlare anche lui, il megafono ha taciuto. Subito dopo hanno parlato il presidente dell'anpi e quello dei deportati, in un silenzio di tomba (anche dei centri sociali), i deportati erano davanti a me: nessuno gli ha detto nulla. Insomma, una falsità che neanche Feltri avrebbe potuto inventarsi. La Moratti non si è presentata.


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sabato 3 aprile 2010

Sputtanamento mondiale per Belpietro. Il New Yorker: "Libero pubblica interviste false"


Uno sputtanamento di dimensioni globali per "Libero" che pubblica due interviste false del collaboratore Tommaso DeBenedetti-una allo scrittore Philip Roth e l'altra al mostro sacro del legal trhiller, John Grisham- contro Barack Obama.

La denuncia è del New Yorker: “Il mese scorso Roth è stato intervistato da Paola Zanuttini, per il quotidiano La Repubblica. Alla fine dell’intervista la giornalista ha chiesto allo scrittore come mai avesse usato parole così dure nei confronti del presidente Barack Obama. ‘Non ho mai detto nulla del genere’, ha risposto Roth. ‘È proprio il contrario di quello che penso. Credo che Obama sia fantastico’”.

“La notizia della falsa intervista si è immediatamente diffusa tra i blogger italiani. Il direttore di Libero ha espresso il suo imbarazzo e ha cancellato l’intervista dal web. Debenedetti ha spento il suo telefono cellulare e non si è fatto più vedere. Ma Roth era curioso di capire chi fosse. Così ha fatto delle ricerche e ha scoperto che Debenedetti aveva inventato una falsa intervista anche con John Grisham, che era stata pubblicata da tre quotidiani nazionali. Anche in quell’intervista Debenedetti attribuiva all’intervistato delle dichiarazioni contro Obama: ‘La gente è arrabiata con lui per non aver fatto niente di quello che aveva promesso’”

“La migliore spiegazione che posso trovare”, ha detto Roth, “è che questo misterioso freelance avesse in mente di trovare un modo per vendere articoli ai giornali attribuendo a scrittori americani famosi sentimenti antiobamiani. Ma non ho idea di cosa farà ora. Di sicuro la sua carriera è finita”. Roth ricorrerà alle vie legali contro Debenedetti.

Fonte: The New Yorker
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domenica 28 marzo 2010

L’augurio di Bologna


Ci siamo ripresi dal blackout, abbiamo respirato, ci siamo anche divertiti. Bastava vedere cos’era Bologna l’altra sera, dentro e fuori il Paladozza. Agli ascolti (ogni strumento usato per trasmettere ha moltiplicato la propria
audience), va aggiunta la forza della partecipazione nelle piazze. Prevedibile, ma non nelle dimensioni che l’hanno accompagnata. Un botto di fine campagna elettorale che non si misura con lo share. Se ce ne fosse bisogno, le risposte rabbiose di Berlusconi e dei suoi boys sono la prova più efficace del successo di Santoro.
L’impresa «obbrobriosa, incivile e barbara» è riuscita, la sfida è stata vinta, non solo dal punto di vista organizzativo, di questi tempi niente affatto secondario. Il significato politico più prezioso che arriva da Bologna è aver dimostrato di saper rispondere all’avversario sul terreno di scontro a lui più noto e favorevole: bucare con un contro-evento lo scudo che ancora protegge quel che resta (il peggio) del berlusconismo.
Ora comincia un lungo, difficile secondo tempo sui cui sviluppi naturalmente
molto influirà l’esito elettorale. Perché non basta contarsi, riconoscersi (si rischia l’autoreferenzialità), né a questo punto della deriva democratica è più sufficiente difendere la propria trincea, lasciando che nella maggioranza della società si perpetuino i medesimi meccanismi di formazione del consenso. C’è un altro servizio pubblico da mettere in campo al posto di una Rai «obbrobriosa, incivile e barbara» che precipita il paese nell’inferno dell’ignoranza. Una macchina nemmeno governata dai partiti ma, dopo l’ultima deprimente esperienza di centrosinistra, dopo la legge Gasparri, fino alla chiusura di alcuni programmi, solo bottino di gruppi di potere organizzati per bande. Un sistema di disinformazione, generale e costante, con alcuni programmi fiore all’occhiello. La via per tornare a un pluralismo effettivo dell’informazione non sarà ristabilire lo stesso assetto e tirare avanti.
Il presidente del consiglio non si trattiene, invoca nuovi interventi dell’Autorità, ma intanto non si stacca dalle telecamere di tutte le televisioni del regno sapendo che solo così può recuperare indecisi, neutralizzare una buona fetta di astensionismo e provare se non a vincere, almeno a strappare qualche importante risultato regionale. Ma se vince o se perde, il campo di battaglia decisivo resta lo stesso. Per cambiare il senso comune, per ristabilire un contatto con chi non sa, non legge, non ha altro riferimento che Berlusconi,bisogna entrare nella grande periferia della tv, tra la società più debole, che non merita la condanna a subire la violenza di un populista che la degrada e la incita alla retorica del capo e della plebe. Sempre che la sinistra sia capace di giocarsi una partita di queste dimensioni. A cominciare dal voto di domani.


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venerdì 26 marzo 2010

Raiperunanotte - L'intervento di Emilio Fede






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Raiperunanotte - Il secondo editoriale di Travaglio- Milioni story






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Raiperunanotte - Ghedini Belpietro Sallusti, i tre cavalieri dell'apocalisse: astinenza pestilenza e carestia - Antonio Cornacchione






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Raiperunanotte - l'editoriale di Marco Travaglio






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Raiperunanotte - Siamo sull'orlo di una sconfitta civile- Milena Gabanelli





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Raiperunanotte - L'Italia è nella terza fase l'orgasmo da sottomissione - Daniele Luttazzi











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Raiperunanotte - CI VORREBBE LA RIVOLUZIONE - Mario Monicelli





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Raiperunanotte - le vignette di Vauro





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Raiperunanotte - Inizio. Benito Mussolini vs. Silvio Berlusconi - Lettera a Napolitano




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Le cento piazze di Anno Zero


Le cento piazze di Annozero
L'appello è da ieri sul sito del Popolo Viola, in alto nello status: "Ovunque, giovedì si terranno proiezioni pubbliche di Annozero: nelle piazze, nei condomini, negli alberghi, nei garage e nei sottoscala" - leggiamo. "Volevano censurare? Questa è la risposta. Qualcuno informi quei cavernicoli che oggi esiste la Rete!". In effetti, il lungo elenco delle proiezioni in piazza di Raiperunanotte – scrupolosamente segnalate sul sito del programma - sono la sorpresa di questi giorni. E così l'evento che promette un matrimonio politico mai visto tra il web e la televisione generalista censurata, avrà un altro motivo di interesse. Per nulla virtuale. Le piazze. Quasi una manifestazione, uno "sciopero bianco degli abbonati Rai" come va ripetendo Santoro. E ancora, un'evocazione lontana di quelle "telepiazze" che proprio all'inizio degli anni '90, in piena Tangentopoli, furono per Santoro la prima invenzione che gli attirò le ire della politica.
Proprio il Popolo Viola è stato l'organizzatore del primo maxischermo, quello fuori dal Paladozza di Bologna che consentirà di seguire la trasmissione a chi non ha trovato i biglietti per entrare. A Roma l'appuntamento è in piazza Navona, a Milano alle Colonne di San Lorenzo, a Torino in piazza San Carlo, a Napoli in piazza del Gesù, per citare soltanto le grandi città. A queste si aggiungono piazze, club e associazioni che trasmetteranno Raiperunanotte in centri piccoli e perfino piccolissimi. "Continuate a organizzare punti d’ascolto collettivi piccoli o grandi ovunque sia possibile", invita Santoro nel messaggio comparso ieri sulla hompage del sito. Dove si può anche leggere che 50.000 sottoscrittori hanno contribuito in pochi giorni a coprire i costi della trasmissione: "Sono felice e vi abbraccio tutti!" - conclude il conduttore. "Da questo momento vi chiedo di non versare più denaro riservandolo per le prossime iniziative".
Raiperunanotte sarà con ogni mezzo: via satellite (Skytg24, Current, e se tutto va bene Rainews24), attraverso il digitale terrestre di Repubblicatv, attraverso piccole e grandi tv locali, e infine attraverso lo streaming web. E ancora a proposito di telepiazze: "Se mettessimo in onda una trasmissione del '94, quella di oggi sembrerebbe melassa – ha detto ieri Santoro a in un'intervista a Rainews24 – Con questa iniziativa e grazie alle nuove tecnologie, invertiamo le tendenze". Nella stessa intervista ha ricordato la lontanissima esperienza di Radio Partinico Libera, con la quale Danilo Dolci esattamente il 25 marzo di 40 anni fa diede la parola ai "poveri Cristi" buttati dallo Stato nelle baracche del Belice, e per questo fu chiuso con solerzia dalla polizia. Anche lo spirito di quella radio della "nuova resistenza", "terremotata" - in sorprendente sintonia col terremoto abruzzese - antenata di tutte le radio libere che vennero di lì a poco in Italia, aleggerà sul Paladozza.
Tra i commenti a Raiperunanotte va segnalato quello di Vittorio Feltri, che l'altro giorno ha sbeffeggiato il "vecchio" Santoro in apertura del suo Giornale, ma non ha mancato di criticare la "scarsa avvedutezza" dei vertici Rai omaggiando il conduttore ieri a margine di un premio giornalistico: "Penso che faccia benissimo a fare questa cosa. Il giornalismo puoi buttarlo fuori dalla porta, ma rientra dalla finestra". Il commento più gentile del centrodestra a proposito di Raiperunanotte è quello che dà a Santoro dell'"agitatore politico". E mentre Libero caldeggia il suo licenziamento dalla Rai per aver violato il contratto d'esclusiva, Stradacquanio se la prende con lo sponsor Fastweb, coinvolto nella ben nota inchiesta. Pure Bruno Vespa non manca di scagliare il suo anatema: "La decisione del cda Rai di privare gli spettatori dell'approfondimento è gravissima – scrive su Oggi – Ma non esiste Paese al mondo in cui vadano in onda trasmissioni come Annozero che attaccano una sola parte politica". Dopo l'uscita dal programma di Filippo Rossi della Fondazione Farefuturo, l'elenco degli ospiti annuncia in ogni caso in scaletta un'intervista registrata a Emilio Fede.
Da ieri gira su youtube una parte del contributo di Roberto Benigni alla trasmissione. Girato due giorni fa a Roma, con delle turiste del'Est ignare protagoniste. "Macedonia paese della libertà, 40 milioni di abitanti secondo Verdini, 8 secondo la questura", saluta Benigni una di queste. E scherza con l'altra: "Conosce Santoro, un personaggio fazioso, molto brutto? Può dire chiudete Santoro in russo?". L'elenco degli ospiti di Raiperunanotte non annuncia altre variazioni. Dal vivo o attraverso contributi registrati sono annunciati dunque questa sera al Paladozza: Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.
"E' bene che i politici facciano un passo indietro". Lo ha confermato ieri Antonio Di Pietro.

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