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martedì 13 aprile 2010

Ferrovie, Treno deraglia nel Meranese - De Sanctis(PdCi): "Matteoli si dimetta e si rinazionalizzi ferrovia"

"In 10 mesi - dalla strage di Viareggio del 29 giugno 2009 - solo promesse, incidenti e morti sui binari. La situazione è ormai fuori controllo oppure questi sono solo "spiacevolissimi episodi", come ebbe a dire di Viareggio l'ad Moretti? Di fronte alle responsabilità del governo e dei gestori, privati e non, delle ferrovie per la insicurezza della rete italiana non basta il lutto.
Di fronte alla falcidia di ferrovieri e pendolari sono necessarie le dimissioni del ministro Matteoli e l'inversione copernicana di rotta per la rinazionalizzazione della ferrovia, la garanzia del servizio universale, la messa in sicurezza della rete, degli equipaggi e dei viaggiatori. Anche per questo saremo domani mattina alla mobilitazione dei ferrovieri a piazza della Croce Rossa di fronte alla sede del Ministero". E' quanto afferma Fabrizio De Sanctis, responsabile Trasporti del PdCI - Federazione della sinistra, che esprime "la partecipazione del suo partito al lutto delle famiglie delle vittime del disatro ferroviario di stamattina nel Meranese"
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lunedì 29 marzo 2010

Strage di Viareggio. Tempo scaduto, fuori i nomi. Da domattina davanti al Tribunale di Lucca, per 32 ore, parenti delle vittime e superstiti


Viareggio. Trentadue ore. Come trentadue morti. Come trentadue vite << che erano madri, padri, figli, mogli e mariti. Non numeri>>. Daniela e Claudio, seduti vicini. Genitori come tanti fino alla mezzanotte del 20 Giugno 2009. Quando il gas e le fiamme si sono mangiati Emanuela, 21 anni, portandola in un letto di ospedale per quasi due mesi di agonia. Daniela Rombi e Claudio Menichetti, da domattina alle 9 saranno, per 32 ore, a Lucca, in piazzale San Donato, davanti al Tribunale. Perchè << ogni tempo è scaduto. Non c’è più neanche la pazienza. Nio abbiamo il diritto/dovere di sapere che sono i responsabili di quel disastro. Che sono i capi, gli amministratori delegati ed i dirigenti in primis. La Procura non può accontentarci con uno, due, tre cinque nomi qualsiasi. Lo sa bene chi sono quelli su cui puntare l’ attenzione: i respondabili di Ferrovie e Gaxt. Non è un contentino quello che ci devono dare>>. I genitori di Emanuela porteranno in piazza, ancora una volta, la foto della loro bella bambina sorridente. E così faranno tutti i parenti delle vittime della strage, riuniti nell’ Associazione “Il mondo che vorrei”. Al loro fianco << i sopravvissuti>>, come spiegano Giogio Currier e Rolando Pellegrini, del Comitato di via Ponchielli, e ancora l’ Associazione Vittime Incidente Ferroviario, l’ Assemblea 29 Giugno, con le adesioni di CGIL Versilia, ORSA ( sindacato autonomo delle ferrovie) ed ARCI. << In un’ Italia che manda avvisi a “cani e porci” è incredibile che non si riesca a recapitare un avviso ad un amministratore delegato!>>. Babbo Claudio parla poco, ma quando lo fa non ci gira intorno: << Stiamo anche pensando- annuncia - di fare una racolta di firme per chiedere le dimissioni di Mauro moretti (amministratore delegato di FS, ndr). Il Procuratore Capo, Aldo Cicala- conferma Riccardo Antonini per Assemblea 29 Giugno- riceverà una delegazione di manifestanti lunedì pomeriggio alle 15,30. Gli chiederemo di iscrivere nel registro degli indagati almeno la cisterna….>>. Per quanto riguarda Assemblea 29 Giugno, continua Antonini, << ribadiamo il nostro impegno per la verità e la giustizia sulla strage del 20 giugno e per la sicurezza in ferrovia e sul lavoro>>. Il dolore prima, raccontano i sopravvissuti al disastro. E << la beffa, poi, di non aver saputo più nulla da chi amministra la giustizia>>. << Che cosa dobbiamo pensare a questo punto?>>, chiede Rolando Pellegrini, anziano minuto e acciaccato che alle fiamme è scappato portandosi dietro la moglie tra tetti e cortili, in un immaginabile grandissimo atto d’ amore. << Sono tutti dirigenti quando c’è da prendere lo stipendio a fine mese. Poi, però, quando succede qualcosa nessuno è responsabile>>, questa l’ amarezza di Antonio Bertozzi (comitato Avif), lo zio di Ilaria e Michela Mazzoni, sorelle anche d nello strazio di quella maledetta notte.
Fonte: Art. “Donatella Francesconi “Il Tirreno”

 
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venerdì 12 febbraio 2010

Bertolaso, l'emergenza fatta persona


Un uomo per tutte le emergenze, in un paese che d'emergenza vive. Quella di Viareggio è solo l'ultima chiamata per Guido Bertolaso e il suo piccolo esercito della Protezione civile: 700 funzionari, 300.000 volontari pronti a occuparsi di tutto, dalle crisi idriche ai terremoti, dai vertici internazionali allo smaltimento dei rifiuti e ai netturbini in sciopero. Uno stato nello stato cui compete qualunque evento - naturale o umano - che abbia bisogno di un intervento immediato. Con il potere di muoversi al di fuori di ogni controllo istituzionale «normale», se non quello della presidenza del consiglio.
Uno dei casi più clamorosi è datato 28 marzo 2003, durante l'invasione americana dell'Iraq, quando il governo (Berlusconi) dichiarò lo stato d'emergenza su tutto il territorio nazionale, affidando al capo della Protezione civile (Bertolaso) «la tutela della pubblica incolumità» in quanto «delegato del Presidente del Consiglio». Il decreto non conteneva nemmeno la data di scadenza della «delega», ma c'era la guerra e quasi nessuno ci fece caso - fatte salve un paio di interrogazioni parlamentari dell'opposizione. Cosicché, almeno in teoria, l'Italia è ancor oggi in «gestione straordinaria».
Del resto quella era la conseguenza di una logica che ha cambiato la stessa natura dello stato: da quando è stata istituita (febbraio 1992) la Protezione civile ha aumentato a dismisura le sue funzioni, i suoi poteri e i suoi interventi, come ente preposto al coordinamento emergenziale di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, guardia di finanza e quant'altro. E anche se il bilancio corrente su cui può contare il dipartimento diretto da Bertolaso è contenuto - 142 milioni di euro per il 2009 - la quantità di denaro che gestisce è incalcolabile, flessibile e dilatabile a dismisura: perché a ogni dichiarazione di crisi corrisponde uno stanziamento straordinario, da gestire in estrema libertà d'appalto. Difficile che qualcuno osi interferire con le gestioni delle emergenze - che in quanto tali tendono a rispondere solo alla legge divina -, anche se ogni tanto qualche giudice si imbatte in imbarazzanti relazioni d'affari che aprono altrettante inchieste, come quella barese che indaga sul rapporto tra i vertici della Protezione civile e Giampaolo Tarantini (l'uomo delle escort per Palazzo Grazioli) a proposito di protesi.
Negli ultimi dieci anni la Protezione civile ha avuto nelle sue mani la gestione di ben 592 dichiarazioni di stato d'emergenza, in alcuni casi piccole siccità, in altri devastanti terremoti. E, sempre, ha steso sul territorio interessato una presenza che, per «garantire l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente» - come recita la legge 24 febbraio 1992 - si è trasformata in una struttura di controllo più invasiva di ogni altro settore dello stato e, soprattutto, con un grande grado di autonomia. Dando al suo capo una discrezionalità difficilmente discutibile. A carattere bipartisan.
Bertolaso è stato per la prima volta al vertice della Protezione civile tra il 1996 e il 1997, con il primo governo Prodi. Poi ha gestito il grande evento targato Rutelli come Commissario per il Giubileo del 2000. Per tornare a capo della Protezione civile nel 2001 con il governo di Giuliano Amato e rimanervi passando attraverso un Berlusconi-2 e un Prodi-2. Con l'attuale esecutivo Berlusconi, Guido Bertolaso è stato promosso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sull'onda dell'emergenza rifiuti in Campania. Un salto di status che l'ha portato a essere il vero governatore dell'Abruzzo terremotato, incaricato di tenere assieme l'emergenza delle tendopoli con il G8 dell'Aquila, gli appalti per la costruzione delle «abitazioni provvisorie» con il grande business della ricostruzione vera e propria, garantendo al governo il controllo paramilitare della provincia aquilana, esautorando tutte le autorità locali, nel mentre di una radicale trasformazione del tessuto urbanistico e sociale. Un'impegnativa escalation, che non gli ha impedito di continuare a occuparsi dell'emergenza vulcanica delle Eolie, di quella immigrati a Lampedusa, dei mondiali di ciclismo e persino della bonifica del relitto della Haven. Di qualunque cosa serva per la gestione del paese. Con quali risultati è tutto da vedere: l'importante è il metodo, per il merito si vedrà.

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lunedì 4 gennaio 2010

Frecciarossa, motori fuori uso



Il sogno della velocità supersonica potrebbe aver bruciato i motori. Diverse motrici dei treni Etr 500 Frecciarossa, infatti, sono andati fuori uso nelle ultime settimane. Un danno enorme in termini economici, e disagi a non finire per gli utenti dei convogli super lusso (stando al prezzo del biglietto) della linea ad alta velocità. Secondo alcuni ambienti delle ferrovie il problema si sarebbe verificato a causa delle nuove procedure studiate per l'alta velocità. Ma Trenitalia dà un'altra versione: conferma i guasti, ma assicura che non c'entrano niente le nuove «andature». Cosa abbia determinato il guasto dei motori è ancora da verificare, ma potrebbe trattarsi di problemi di costruzione.
C'è, dunque, anche un fattore «meccanico» dietro ai ritardi che a partire dai giorni prima di Natale hanno interessato la nuova tratta Salerno-Torino. La colpa, però, potrebbe essere non soltanto del maltempo e della neve che - come ci si dovrebbe aspettare in inverno - ha investito le regioni settentrionali. Bensì della volontà di «spingere» i treni dell'alta velocità anche quando sarebbe meglio rallentare. Sotto accusa le ultime «norme particolari di condotta» per gli Etr 500 - le linee guida dei macchinisti - entrate in vigore circa venti giorni fa che hanno innalzato la velocità del treno anche in caso di neve. Se in quelle emanate a marzo si diceva che il treno Etr 500 in caso di eventi nevosi doveva correre a un massimo di 160 chilometri orari - e le vecchie norme prevedevano addirittura una velocità massima di 120 - in quelle pensate per la nuova linea ad alta velocità si dice che il treno può correre a 250 chilometri orari anche quando nevica. Peccato che, come è noto, sono cambiate le linee ma non i treni: il materiale è ancora quello - in alcuni casi - del '92. A firmare le nuove «npc» è Donato Carrillo, l'uomo che ha sostituito Emilio Maestrini dopo la strage di Viareggio alla guida della Direzione ingegneria, sicurezza e qualità. La nuova procedura avrebbe decretato il knock out per diversi motori dell'Etr 500. Questo tipo di treno, infatti, andando molto veloce crea un vortice d'aria che durante la marcia viene risucchiato nel motore. Ovviamente quando sui binari si incontra la neve, viene risucchiata anche quella. Micidiale per la motrice. Che si rompe. Sarebbe questo uno dei principali motivi che nelle ultime settimane ha creato ritardi e qualche soppressione: a turno le locomotrici sono in riparazione.
Trenitalia conferma che alcuni motori sono andati in tilt, ma smentisce che questo possa essere determinato dalle nuove «npc» firmate Carrillo. La dimostrazione, fanno sapere, sta nel fatto che anche sui treni di altre tratte - tra cui quelle regionali - ci sono stati problemi simili. Non solo. Prima di avviare le nuove «npc» gli Etr500 sono stati portati a Vienna per essere sottoposti a test «estremi» in speciali camere climatiche. In Francia hanno viaggiato sotto la neve a 330 chilometri orari, senza avere alcun problema. Se, ora, alcuni motori sono rotti forse è perché non erano stati ben isolati.
Di inverni, però, le macchine Etr500 ne hanno visti parecchi e se per tanto tempo è stato deciso che dovevano tenere andature moderate con la neve, un motivo ci sarà. Certamente il «risucchio» del motore non è l'unico problema che hanno incontrato i Frecciarossa dalla inaugurazione del servizio, a inizio dicembre. I ritardi sulla linea super-veloce sono numerosi. Secondo dati reperibili in rete su 181 treni circolati nell'ultimo mese (cioè il 90%) il ritardo medio da Torino a Roma è stato di 49 minuti, quello da Roma a Torino di 42 minuti, e quello nelle due direzioni di 45 minuti. I treni in ritardo sono stati il 75%.
I fattori che hanno determinato i ritardi sono numerosi. A volte i treni, all'altezza della super-galleria Firenze-Bologna vengono deviati sulla linea tradizionale. Si sono verificati problemi di «comunicazione» tra i treni e la nuova linea che utilizza per distanziare i convogli un sistema altamente tecnologico chiamato «blocco radio». Anche in questo caso la fretta potrebbe essere stata cattiva consigliera: un «giochino» così complesso aveva forse bisogna di una taratura più lunga. Dal 10 gennaio, inoltre, verranno velocizzati i passaggi dalla linea tradizionale all'alta velocità sulla Bologna-Firenze. Sperando che funzioni.

mercoledì 30 dicembre 2009

Viareggio: A sei mesi dal disastro, occupata la stazione




da dada-tv.org
Sono passati sei mesi da quel maledetto giorno di giugno: 32 sono i morti ma ancora 0 gli iscritti nel registro degli indagati. Sembra quasi che il fuoco di Gatx e trenitalia che ha seminato tanto dolore abbia bruciato pure il registro degli indagati. A sei mesi dalla strage l’Assemblea 29 giugno ha deciso di occupare per alcune decine di minuti i binari della stazione di Viareggio durante il passaggio di due treni eurostar per protestare contro la mancata giustizia. Quasi 400 persone si sono predisposte sui binari con striscioni e gridando slogan per la verità e la giustizia. Il sindaco di Viareggio il signor Luca Lunardini assieme ai suoi amici della maggioranza erano latitanti. Una parte di viareggini stufa dei sorrisini ipocriti, delle frasi di circosatanza e della sudditanza psicologica verso il governo Berlusconi ha deciso di riprendere la lotta con più decisione. Erano presenti esponenti di CGIL, Cobas, Arci e di una serie di altre realtà, oltre a tanti cittadini comuni. A portare solidarietà ai manifestanti è arrivato anche un commosso Paolo Rossi, il noto comico si trovava su uno dei due treni bloccati e appena ha saputo quanto accadeva è sceso a portare il suo saluto ai manifestanti. Alcuni giovani volevano continuare la protesta anche quando l’assemblea 29 giugno ha sgombrato i binari a dimostrazione che in città nonostante i tentativi del palazzo di normalizzare la faccenda c’è ancora tanta rabbia! In molti hanno promesso che la giornata del 29 dicembre è solo l’inizio di una lotta che è lontana dal finire

martedì 29 dicembre 2009

Ancora lo stesso treno, BASTA!



Da Assemblea29giugno
Martedì 22 dicembre alle 17.30 circa, lungo la linea ferroviaria tirrenica, all’altezza di Gavorrano-Giuncarico (Gr), una delle cisterne di un treno merci che trasportava Gpl, stava viaggiando con le ruote completamente avvolte dal fuoco, quando un automobilista lo ha notato ed ha immediatamente avvisato i vigili del fuoco. Il treno che viaggiava in direzione sud è stato fermato prima della stazione di Grosseto. I vigili hanno spento il fuoco e raffreddato i freni del carro.
Il treno è lo stesso deragliato a Viareggio il 29 giugno scorso!
Il carico è lo stesso: Gpl (Gas di petrolio liquefatto)
La partenza è la stessa: Trecate (Novara)
La destinazione è la stessa: Gricignano di Aversa (Caserta)
La ditta del Gpl è la stessa: Sarpom (Società per azioni raffineria padana olii minerali)
Il transito da Viareggio è lo stesso: 22.16 (il 22 dicembre, avendo 14 ore di ritardo, è transitato dalla stazione di Viareggio alle ore 12.30 circa; la sera del deragliamento avvenuto alle ore 23.48 aveva circa un’ora e mezzo di ritardo)
La società incaricata della spedizione è la stessa: Fs logistica
L’impresa ferroviaria è la stessa: Trenitalia
Il gestore delle infrastrutture è lo stesso: Rete ferroviaria italiana (Rfi)
Il numero del treno non è lo stesso (da 50325 – quello deragliato a Viareggio – a 50329). Forse per opportunità le Ferrovie lo hanno modificato? Forse per necessità la proprietà delle cisterne non sembra essere la tedesca Gatx, bensì una società privata francese ?
Il treno di Grosseto ha preso fuoco il 22 dicembre, lo stesso giorno in cui moriva, dopo 6 mesi, Elisabeth, 32^ vittima della strage di Viareggio.
Poteva essere una strage fotocopia di quella del 29 giugno. Dopo i 32 morti di Viareggio non è stato fatto ancora nulla per la sicurezza nel trasporto ferroviario. Moretti & C. continuano a giocare con la vita delle persone.
In questi mesi sono morti sui binari ancora ferrovieri e lavoratori delle ditte di appalto.  I viaggiatori e i pendolari sono costretti a sacrifici, sofferenze e rischi per il diritto alla circolazione ed alla mobilità. I vertici aziendali hanno ancora voglia di scherzare su panini, coperte, piazzale Loreto …
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteoli, si permette di dire che simili dichiarazioni sono dovute al fatto che i lorsignori sono solo un po’ stressati. Alla faccia dello stress: Moretti ha una retribuzione di circa 1.200.000 euro. E il cassaintegrato o il disoccupato da cosa dovrebbe essere affetto !? Ricordiamo solo che il ministro dei trasporti egiziano, a seguito di un incidente ferroviario che il 17 ottobre scorso causò la morte di 17 persone, si è dimesso. Forse, nel paese degli eredi dei faraoni il buon senso e la responsabilità di certi signori è ben altra cosa da quella nostrana.
Assemblea 29 giugno


lunedì 16 novembre 2009

Documento approvato all' unanimità dall' Assemblea delle Brigate della Toscana il 15.11.2009



Di Jan Vecoli -

- Brigata di Solidarietà Attiva Toscana -


“La gentilezza a parole crea confidenza,
La gentilezza nei pensieri crea profondità,
La gentilezza nel dare crea amore.”
Mao Tse -Tung



Noi siamo la Brigata e ci portiamo dentro un bagaglio di esperienza e sensazioni importante, con tutto quello che l’agire pratico ci ha fatto provare a livello di emozioni nella solidarietà in chi, come noi, ha deciso di intraprendere questo viaggio in Abruzzo iniziato grazie alla disponibilità di Rifondazione Comunista e della grande mobilitazione di tutte le Federazioni del Partito d’Italia, già dal 7 Aprile. Perché tutto parte da lì, e da lì abbiamo cominciato a fare un’analisi sulla possibilità di essere ancora uniti e condividere non solo un’esperienza contingente ma anche e soprattutto non sprecare le forme di aiuto che abbiamo messo in atto condividendo un ideale di vero mutualismo, con un “fare”che permetta di ricominciare a far politica dal basso e di sostenere le lotte.In basso a sinistra.
Si tratta in pratica di non disperdere quell’immenso patrimonio umano ed organizzativo messo in piedi per la gestione delle attività abruzzesi ed andare verso la creazione di una rete che permetta di condividere, conoscere e far crescere le realtà territoriali di mutua assistenza (e non solo) che nasceranno sui territori.
Si tratta di far sì che le giornate di oggi e di domani, con assemblee che si svolgono in tutta Italia, siano un punto di partenza.
E’ su questa onda che abbiamo ragionato e riflettuto su quello che possiamo fare e quali possano essere i nostri obiettivi, e le domande che ci siamo posti in primis sono chiare e semplici:

CHI? COME? DOVE e PERCHE’?

CHI

La Brigata di Solidarietà Attiva Toscana, le persone che hanno contribuito in maniera diretta ed indiretta all’esperienza vissuta in Abruzzo, coloro che intendono sostenere tale linea di pensiero e abbiano voglia di crescere e condividere idee ed esperienze con noi. Il principale modo per andare in una direzione comune è non disperderci, restare in contatto e per questo avere una coordinazione, aperta e democratica al fine di uniformare le azioni e le questioni che porremmo in essere.

COME

Sviluppare il nostro pensiero di come poter andare nella direzione di un cambiamento della società in cui viviamo è l’obiettivo fondamentale che ci poniamo.
Crediamo che, oltre agli aiuti e alla solidarietà che facciamo e creiamo, sia indispensabile lavorare ed agire bene sui nostri territori, e per farlo è necessario costituirsi in un collettivo organizzato che basi le proprie fondamenta nel concetto del mutuo aiuto.
Non intendiamo fare un partito, abbiamo intenzione di scardinare i meccanismi che condizionano il mercato e il pubblico servizio, in un’ottica scevra dal concetto del profitto.
Questo vuol essere un chiaro messaggio di estrema autonomia organizzativa e statuaria che ci permetterà di mantenere una libertà politico - culturale ed organizzativa che vada al di sopra di ogni tipo di personalismo.
La finalità ultima è quella di riunire tutte le piccole e grandi realtà presenti sul territorio regionale e di indirizzarci unitamente con strategie comuni per affrontare problemi reali (ad esempio: i GAP, e la loro utilità contro i prezzi non calmierati. Sarà giusto incentivare, aiutare e sostenere coloro che intendono istituire un GAP).
Ciò che possiamo fare sta nel promuovere, condividere, integrare, sostenere e quindi aumentare i punti sociali direttamente operativi con la popolazione abitante attraverso la creazione di:

· scuole popolari,
· palestre popolari,
· Gap,
· librerie,
· circoli ricreativi,
· web radio e tv,
· bocciofile,
· reclutamento professionisti (medici, avvocati,..),
· sostegno concreto al conflitto sociale (cominciano ad essere numerose le esperienze di appoggio logistico alle occupazioni delle fabbriche, con la creazione di cucine e dormitori autogestiti dagli stessi operai ma sostenuti dalle strutture e da* compagn*)
· tutto quello che sia utile per creare autorganizzazione popolare.

Questo non escluderà la possibilità di fare azioni di protezione civile (così come in Abruzzo), organizzare cene sociali, creare luoghi e spazi importanti e sempre più presenti.


DOVE

Ovunque ci siano le condizioni per creare un’esperienza politica di mutua assistenza e di cambiamento dello stato di cose esistente.
Riguardo alla sede regionale, la brigata 2 Maggio 1920 – Viareggio dispone di locali utilizzabili a tale scopo.

PERCHE’

Fino a quando le strategie dei partiti ruoteranno sempre e solo intorno al voto senza poi agire in modo tale da cambiare lo stato di cose, crediamo che sia abbastanza difficile dare un segnale di diversità e una minima speranza.
Questo vuol essere un modo per fare politica magari da aggiustare, migliorare o accrescere, ma pur sempre una voglia di ricominciare, non solo attorno a un tavolo, ma sulla e per la “strada”.
Ovviamente l’obiettivo deve essere quello di ampliare la creazione di nuove esperienze sui territori, facendo politica nel senso più nobile del termine e creando i presupposti affinché mettendo a disposizione un modello, si arrivi alla creazione di realtà auto organizzate che operino nei territori, nei luoghi di lavoro, e anche , perché no, nei luoghi di svago e di aggregazione.
La messa in rete delle esperienze che vengono fatte sui territori è l’unico modo di monitorare l’azione, confrontare le attività e valutarne i risultati.

domenica 15 novembre 2009

Da Viareggio a Messina, notizie che scompaiono.


di ladytux

Italia: 7 mesi, 4 stragi costellate da  più incidenti che fortunatamente non hanno fatto vittime ma ugualmente gravi. Ma se non siamo coinvolti direttamente, alla fine ci scivolano e vanno nel dimenticatoio. Ma questo non ci permette di dire che "non siamo lo stesso coinvolti".

Abruzzo:
Dov'eravate il 6 aprile 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora?
E ieri?
Oggi la condizione degli abitanti abruzzesi non fa notizia, se non negli show bufala pro propaganda messi su ad arte. A sentire i telegiornali si penserebbe che è tutto a posto, gli abruzzesi hanno delle case, i bambini vanno a scuola e tutti vivono una vita normale. Non è così.  Almeno 4000 cittadini in tenda, gli altri  deportati e poche casette consegnate in pompa magna dal premier . Casette realizzate dalla Croce Rossa o dagli Alpini e non dal Governo. In Abruzzo la giustizia si è messa in moto, e aspettiamo i risultati.



La voce delle istituzioni:

«Se ci sono persone ancora nelle tende non è per colpa nostra ma per la loro volontà di restare vicino alla loro abitazione»  Silvio Berlusconi.

Viareggio:
Dov'eravate il 29 giugno 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?

Oggi non se ne parla più, notizia archiviata con la parolina "fatalità", strage che di fatalità ha solo il nome del luogo del disastro. 31 i decessi, indagati nessuno. Famiglie in attesa di una sistemazione, tante.
Risarcimenti zero e trenitalia non ha nemmeno attivato un'asicurazione, "non ci si ritiene responsabili". Nel frattempo i binari di tutt'Italia continuano a vedere deragliamenti ed incidenti fino al più famoso treno che vola in un giardino di un palazzo di Milano. I telegiornali non danno nemmeno più le notizie, treno più, treno meno... Invece si gongola per l'alta velocità che risolverà i problemi dell'italica gente..sempre che non si trovi a passare in una stazione dove il personale ferroviario sia stato mandato a casa e sostituito con un congegno meccanico.
Personale ferroviario, che invece a Viareggio, ed è bene ricordarlo visto che non lo fa nessuno, ha evitato e fermato l'arrivo di un treno passeggeri in stazione. Ma non importa e non conta a quanto pare. 

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Aggiornamento da ilmanifesto del 25/11: la società GATX, proprietaria del convoglio  «ha comunicato a FS di essere pronta a procedere di concerto con gli assicuratori e i periti dei due gruppi alla liquidazione dei gravi danni sofferti a causa dell'incidente dalle vittime, dai loro familiari e dalla popolazione di Viareggio, con l'obiettivo di pervenire in tempi molto brevi a offerte di risarcimento congiunte».
Oltre ad appurare le modalità e la fattività dei risarcimenti si attende ancora VERITA' e GIUSTIZIA.
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La voce delle istituzioni:

“Nel pomeriggio vado a prendere in mano la situazione.” Silvio Berlusconi

Messina:
Dov'eravate l'1 ottobre 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
28 vittime, nessun colpevole. Non se ne parla più. Una denuncia contro ignoti che sta lì. Era successo due anni prima, ma lavori di contenimento non ne sono stati fatti. Pare mancassero fondi. Il 2 ottobre l'annuncio, il ponte di Messina si farà. Il commento lo lascio a voi.
Indagati, nessuno che si sappia.



La voce delle istituzioni:
"Ho sempre rispetto per le parole del Capo dello Stato. Siamo di fronte ad un'altra tragedia immane ma il denaro per mettere in sicurezza tutto il territorio non c'é'". Altero Matteoli

"Il Ponte non è in discussione" Altero Matteoli


Ischia:
Dov'eravate l'10/11/2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
Una vittima. Innocente anche lei.
Stessa storia, stessa incuria, stessa notizia sepolta senza approfondimenti.
Rischio idrogeologico, il 70 % dei comuni italiani è a rischio. Che si fa? Nulla. Di che si parla? Di tutt'altro.

Due le parole chiave che hanno in comune queste orride storie, il profitto e la sicurezza.
Il primo esclude qualsivoglia controllo e garanzia sulla seconda.
Sicurezza, parola che vien fuori dai politici ogni 5 minuti, sicurezza.. "non c'è sicurezza nelle strade e nelle città" per colpa del singolo chissà chi, possibilmente straniero.


Dopo 7 mesi possiamo dire che i politici hanno ragione, sicurezza non c'è, dal nord al sud, nelle strade, nei posti di lavoro (altra strage che si consuma TUTTI I GIORNI) non c'è nelle case, nel proprio letto. Ma per colpa di un sistema e di uno Stato che avalla queste scelte. Per colpa di uno Stato colpevole e di un sistema informativo che non denuncia e non tiene alte queste storie, ma che si adopera a fare titoloni o plastici sul singolo criminale. Per alzare toni e polveroni su chiunque non sia parte di un sistema, corrotto, marcio e disumano. Colpa di un sistema informativo che si occupa di queste cose unicamente per fare uno show mediatico senza andare al nocciolo delle questioni. Senza avere il coraggio di dire le cose come stanno, per poi infilare queste stragi in archivio. FATALITA'. L'unica fatalità, sono le coordinate geografiche, poteva succedere ad ognuno di noi, ad ognuno, di noi. Per il resto erano tutte PREVEDIBILI e EVITABILI. Da linciaggio in pubblica piazza.
Ma  si fa presto, le notizie, queste, vengono scavalcate di volta in volta da altro, non necessariamente importante. Notizie passate alla storia. Storia di uno, quattro o sei mesi fa. 



Se chi è colpito direttamente ha anche il diritto di cercare di dimenticare, questo diritto non lo ha il resto del paese, Noi, che proprio in questo momento dovremmo aiutare chi non ha più forza e insistere per loro... per noi. 

Insistere nel cercare dei responsabili, nel superare una volta per tutte la logica macabra del puro profitto, nel tenere accesi i riflettori sugli eventi. Tenere i riflettori sugli omicidi di stato. 

Lo Stato ha colpa, il sistema informativo anche, ma per quanto ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti.

Ed ora uno speciale in 27 puntate sul crocifisso nelle scuole e sulle dichiarazioni dell'Onorevole Mussolini. Buona visione.


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