L’affaire Emergency, scatenato da una trappola tanto ridicola quanto ignobile, ha provocato il montare di una marea di solidarietà per l’associazione fondata da Gino Strada nella parte civile del nostro paese e contestualmente un ripugnante rigurgito reazionario dal sapore nauseante da parte di certi politici, di «esperti» e dei soliti gazzettieri. A me è tornata in mente la categorizzazione dei tipi umani del memorabile capo mafioso interpretato dal grande Lee J. Cobb nel film di Damiani Il giorno della civetta: «ci sono uomini, mezzi uomini, ominichi, pigliainculo e quaquaraquà». Proviamo a sostituire ai valori specifici del mafioso quelli dell’umanesimo dei diritti e della dignità e limitiamoci ai due tipi estremi. Una tradizione mistica ebraica sostiene che il mondo può esistere grazie all’opera di 36 giusti, i lamedvavnik. Essi non sono angeli assessuati fatti di una sostanza immateriale, sono uomini in tutto e per tutto anche con vizi caratteriali e debolezze, ma sono dediti al prossimo, alla pace e ai diritti. Riconoscono se stessi nell’altro, in particolare nel debole, nel vessato, nel martoriato perché sanno che la fragilità è la verità ultima dell’essere umano. Io ho avuto il privilegio di conoscerne due: Teresa e Gino Strada, loro e la gente di Emergency sono per me un costante punto di riferimento e ammaestramento. Il loro opposto sono i quaquaraquà. Il loro magistero consiste nello starnazzare per la difesa del privilegio, del potere e dei prepotenti in cambio di laute mance. Li riconoscete, hanno sempre espressioni ingrugnate, gonfie di disprezzo, mai il bagliore della bonomia o della cura per il dolore degli umili. La loro passione è il minuzioso frugare nei recessi fognari per scovare una calunnia per infangare i veri uomini. Non arriveranno mai a capire che il giusto risplende proprio perché ha debolezze
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lunedì 19 aprile 2010
lunedì 22 marzo 2010
Lo sgarbo e la viltà
Le ultime “trattative di pace” fra israeliani e palestinesi, sotto l’egida della Lega Araba e la mediazione statunitense, sono abortite prima di iniziare a causa dell’annuncio della crezione di 1600 nuove abitazioni per coloni ebrei a Gerusalemme est, ovvero in territorio palestinese, autorizzate dal governo di Israele. Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, si è imediatamente ritirato dai lavori. I principali organi di stampa hanno rilevato ed enfatizzato il grave, imperdonabile sgarbo commesso dai governanti israeliani nei confronti dell’amministrazione Usa, segnatamente nella persona del vice presidente Joe Biden. Il governo di Nethanyahu si è tempestivamente scusato con gli americani. La farsa diplomatica ormai è al di là del senso del ridicolo, il problema diventa lo sgarbo verso il grande alleato, invece l’ignobile vigliaccheria commessa contro il mite Abu Mazen diventa veniale così come passa per veniale l’oppressione di un intero popolo. L’ennesimo episodio di arroganza e di prepotenza di un governo colonialista contro i palestinesi diventa incidente diplomatico. Del resto cosa ci si può aspettare da politicanti reazionari e demagoghi a cui poco o niente interessa la pace con il popolo palestinese perché non hanno alcun interesse per quel popolo, non lo vedono, non sentono le sofferenze di una gente che tengono in prigione da oltre quarant’anni. Non migliore è la comunità internazionale, soprattutto quella occidentale, particolarmente latitante e imbelle, che tollera la sistematica perdurante violazione del diritto internazionale mentre starnazza a vanvera di diritti umani fingendo di non vedere ciò che è palese, ovvero che l’equazione ideologica: “occupazione-colonizzazion
Moni Ovadia
da L'Unità del 13 marzo 2010
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domenica 28 febbraio 2010
Ogni Paese la sua usanza
di Moni Ovadia -
Il tg3 di mezzanotte condotto da Murizio Mannoni è uno dei migliori contenitori di informazione di tutta la televisione Italiana, lo è per qualità, per lo sguardo verso le grandi questioni del nostro tempo, per spessore dei servizi trasmessi. Un paio di sere fa Giovanna Botteri ha inviato dagli Stati Uniti uno dei suoi reportage particolarmente ben costruiti per ritmo e drammaticità. Il servizio mostrava l’audizione del signor Toyota davanti al senato degli Stati Uniti per essere interrogato sulle sue responsabilità e investito delle colpe per avere licenziato per la circolazione vetture ibride della casa automobilistica, la numero uno al mondo, con un grave difetto all’impianto frenante. Il malfunzionamento dei freni ha causato incidenti e provocato morti . I senatori degli Stati Uniti hanno rivolto accuse durissime al super boss con linguaggio spietato. Nel corso dell’audizione sono state ascoltate anche le testimonianze composte ma strazianti di familiari delle vittime dell’incuria di uno dei più grandi management del pianeta. Ma come è stato notato da più di un rappresentante del Senato statunitense non si è trattato di errori ma di una logica perversa: quella di anteporre il profitto alla vita delle persone. Più tardi davanti allo staff degli uomini della Toyota America, il signor Toyota si è abbandonato ad un pianto a lungo trattenuto dimostrando che anche un supermanager, in fondo, è un’essere umano. Di fronte a questo tipo di sacrosanto rigore non ho potuto impedirmi di rivolgere a me stesso una domanda retorica. In Italia, in presenza di un caso analogo di crimine colposo cosa succederebbe? Faccio un’ipotesi: il signor Toyota si rivolgerebbe ai consumatori dal salotto di “Porta a Porta” per sostenere che, ammesso che ci sia colpa, la colpa è dei comunisti e dei giudici. Ovviamente la mia è solo un’ipostesi balzana.
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