| Di | Alessandro Squizzato |
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Lega Nord e potere, una dinamica che spaventava prima del voto e che solo a pochi giorni dalla manbassa del partito di Bossi si sta già rivelando nei suoi tratti più inquietanti.
Intendiamoci, la Lega il potere lo amministra già da anni, nelle province e nei comuni, con dei risvolti molto differenziati tra realtà e realtà.
Un partito che sa incarnare varie anime e ruoli della società veneta, dalle istanze dei padroncini della piccola impresa al ribellismo individualista e anarcoide così radicato nella pancia della campagna veneta.
I padroncini e i lavoratori, in una ideologia che li accomuna falsamente, giocando su individualismo e paternalismo padronale.
La Lega del "salto di qualità", del governo delle regioni fino ad avere quasi il timone del governo nazionale poteva scegliere di presentarsi con la sua faccia amministrativa, localista, efficientista con cui governa molti comuni – a volte meglio della vecchia DC, va detto – e con la quale copre le sue argomentazioni a favore del federalismo.
Invece ha scelto il cappuccio bianco e gli stendardi medievali del Ku Klux Klan. L'uscita,preparata, ben curata di Cota e Zaia sulla Ru486 unisce un richiamo ostentato all'estremismo religioso e una concezione totalitaria della gestione del potere. Con i loro capi alla guida dei palazzi della Regione i leghisti vogliono bivaccarci e ostentare il bottino, far capire a tutti che ora "si fa come dicono loro", che gli altri si devono adeguare. Una concezione del "senso comune", che tra proclami religiosi, "natale bianco" e corsi di dialetto per immigrati, fa pensare proprio al segregazionismo protestante bianco del sud degli Stati Uniti.
Stupirsi non è lecito certo, non stiamo parlando di un evento improvviso, la Lega la conosciamo da tempo eppure questa esplosione elettorale ha caratteristiche originali.
In parte è figlia di un partito che indubbiamente sa radicarsi, con qualità quasi "leniniste" dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto è figlia dei tempi.
Molte volte abbiamo ripetuto tra di noi a sinistra che la risposta sociale alla crisi sul piano politico poteva essere di destra o di sinistra. Ebbene ancora in piena crisi al Nord questa risposta è stata decisamente di destra – anche a causa dell'assenza di una sinistra vera e credibile.
La risposta all'insicurezza sociale, alla sfiducia verso le classi dirigenti e verso la politica, alla precarietà del futuro è stata l'adozione da parte di grandi masse di popolazione delle risposte segregazioniste della Lega, la sua idea di conflitto orizzontale (tra povero e povero, disoccupato e disoccupato, italiano e immigrato), la sua concezione totalitaria della gestione del potere: risiede in questo il "grande balzo indietro". Nel vedere nella Lega il "cambiamento" e nel riconoscere che il cambiamento si fatta così.
Un balzo indietro nel livello di "civiltà" sociale e nel modo di intendere la politica.
Se persino un leghista "moderato" come Zaia assume questi panni la situazione è davvero seria.
Deve esserci una risposta; non solo sulla Ru486 e non solo delle donne ma che unisca a tutto ciò il contrasto dell'idea reazionaria di società della Lega e dell'ultieriore cristianizzazione forzata del welfare.
Una risposta non solo di laicità, ma di civiltà del Veneto che non sta con Zaia ma dalla parte dei diritti, del progresso e dell'integrazione.
Purtroppo ancora una volta si tratta di una battaglia di trincea, in difesa, per proteggere diritti – ancora incompleti - e un livello di civiltà raggiunto negli anni passati e ora sotto attacco.
Il fronte sia ampio, come un CLN, ma che la risposta sia altrettanto chiara, verso Zaia, la Lega ma anche verso le ingerenze del Vaticano e le patenti di legittimità di monsignor Fisichella e affini.
Al di là delle convenienze e degli opportunismi politici, in che società vogliamo vivere? In che direzione vogliamo andare, sulla linea del progresso, è tempo che tutti rispondano con chiarezza


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